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in quota, il rifugio nuvolau compie 125 anni testo di Lalla Facco - foto di Giuseppe Ghedina

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C.M. ~ STORIA

Il versante sud-ovest del Nuvolao con la panoramica cresta che conduce al rifugio. South-west side of Mt Nuvolau: the scenic ridge leading to the hut.

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“Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima” - Seneca

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l Presidente pro tempore della Sezione del CAI di Cortina Federico Majoni, ricorda l’avvenimento. “All’inizio degli anni ’80 del XIX secolo, il colonnello Richard von Meerheimb di Dresda, guarito da una maligna infermità dopo essersi trasferito in Ampezzo, volle tramandare ai posteri la sua riconoscenza alla valle che l’aveva ospitato, e la cui salubre aria aveva respirato per lunghi mesi. Meerheimb elargì alla

Sezione locale del Club Alpino Tedesco e Austriaco, sorta appena da un anno ma già dedita con fervore alla valorizzazione del territorio di competenza, una somma di denaro, fissando l’obbligo d’impiegarla per la costruzione di un ricovero alpino. Sotto la presidenza di Giuseppe Ghedina Tomasc, pittore di soggetti storici e autore della prima cartina dei sentieri della valle, sorse così la Sachsendankhütte, il “rifugio del ringraziamento del sassone”, un vero nido d’aquila su una vetta senza difficoltà alpinistiche, già famosa per lo sconfinato panorama che offre: il Nuvolau, primo ricovero alpino sul nostro territorio se si ec-

cettua il più antico Ospizio Falzarego, eretto nel 1868 presso il Passo omonimo.” Questa è la storia del rifugio ma il Nuvolau è qualcosa di più: è la vetta accessibile e al contempo ardita che in ogni stagione offre a chi la vuole raggiungere un punto tutto intorno al quale “… un mare di montagne è davanti a noi, e sarebbe inutile volerle elencare o descrivere…” così disse Paul Grohmann dopo la salita al Nuvolau nel 1877 nel volume “Wanderungen in den Dolomiten” Ed ancora:”..alla nostra destra e sinistra abbiamo, ben nitide, le due cime del Nuvolau (Averau e Gusela). Imponente e grandiosa, davanti, la vedretta della Marmolada, tutta intera, ed i selvaggi contrafforti di Serauta e del Vernel. Più a destra, il gruppo del Catinaccio, il Sella col Boè, la Gardenaccia e la Croda Rossa. Altre montagne si levano davanti a questa cerchia possente, la catena del Monte Cappello (Sas Ciapel) fra Fedaia e Livinallongo, il verde Passo del Pordoi, il Sasso di Stria, i Settsass, il Col di Lana ecc. … A sinistra, oltre la Marmolada, il gruppo delle Pale di San Martino con un piccolo ghiacciaio, poi il Pelmo, e via via l’Antelao, il Sorapiss, la Punta (Cima) Bel Pra, i Cadini, il Cristallo, le tre Tofane. In fondo, lontano, il Duranno e cime nevose a intervalli…” L’elencazione dei nomi dimostrano la difficoltà a trovare parole capaci di descrivere ciò che la natura ha così sapientemente e maestosamente creato e con generosità ci ha consegnato per essere osservata e goduta: asperità della montagna, luce assoluta, colori violenti, venti impetuosi, solitudine incontaminata, abisso di vertigine. Emozioni e atmosfere assorte sono l’esperienza di una salita al rifugio che segna un punto ma non la meta. Di lassù si tocca l’infinito e ci si perde. A sinistra: durante la stagione invernale la zona del Nuvolao è spesso sferzata da gelidi venti. Left: in wintertime, Mt Nuvolau is often lashed by icy winds.

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Sopra: primi giorni di ottobre, mentre i prati di fondovalle sono ancora verdi, il rifugio Nuvolao è già stretto nella morsa dell’inverno. Above: early October, down in the valley meadows are still green, while on Mt Nuvolau winter is tightening its icy grip.

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he President pro tempore of Cortina’s CAI Section (Italian Alpine Club), Federico Majoni, recalls the event. “In the early Eighties of the 19th century, colonel Richard von Meerheimb from Dresda moved to the Ampezzo valley to recover from a malign disease. Grateful to the valley and its wholesome air which he had been breathing for months, Colonel Meerheimb wanted to prove his gratitude to posterity with a donation to the local section of the German and Austrian Alpine Club . The newly created section was already actively engaged in promoting the mountain region and the money was to be used to create an alpine shelter. The Sachsendankhütte, “the Saxon’s thanksgiving shelter”, rose like an eagle’s nest on the top of Mt Nuvolau under the presidency of Giuseppe Ghedina Tomasc, painter of historical subjects and author of the first trail map of the valley. Quite easy to reach the site was already well known for its

dramatic views over the surrounding peaks. This is the story of the first alpine shelter ever built on our mountains, except for the older Falzarego Hospice, erected in 1868 on the homonymous pass.” Easy to reach, yet challenging at the same time, throughout the seasons Mt Nuvolau offers an outstanding position amid “...a sea of mountain peaks lies before us and it would be useless to list or describe them” wrote Paul Grohmann after his first ascent to Mt Nuvolau in 1877 in his book “Wanderungen in den Dolomiten” and... “to our right and left the two Nuvolau tops (Mt Averau and Mt Gusela)stand out against the clear sky. Imposing in its majesty, the Marmolada glacier stands before us, and the wild buttresses of Mt Serauta and Vernel. Farther right, the Catinaccio group, Mt Sella and Boè, Mt Gardenaccia and Croda Rossa. Other peaks rise in front of these powerful walls, Mt Capello ridge (Sas Ciapèel) be

tween Fedaia and Livinallongo, the green Pordoi pass, Sass de Stria, the Settsass, Col di Lana, and many others… On the left, beside Mt Marmolada, the Pale di San Martino Group with its small glacier, Mt Pelmo and Mt Antelao, Mt Sorapiss, the Bel Pra top, the Cadini, Mt Cristallo and the three Tofane massifs. Farther in the background, Mt Duranno and snowcapped peaks at intervals…”. This endless list of names shows how difficult it is to find words apt to describe the dramatic majesty of what nature has sagely created and generously handed over for us to observe and enjoy. The harshness of the mountains, their absolute light, violent colours, impetuous winds, pristine solitude, abyss of dizziness. Strong emotions and intense atmospheres are experienced while ascending to the hut which is only a stop, not the final destination. Up there one can touch the infinite and feel rapt with fascination C.M. ~ STORIA

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Il rifugio Nuvolau  

C.M.~STORIA C.M.~STORIA 9 testo di Lalla Facco - foto di Giuseppe Ghedina Il versante sud-ovest del Nuvolao con la panoramica cresta che c...

Il rifugio Nuvolau  

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