Lagone - Marzo 2018

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Territorio

Marzo 2018

La dirigente scolastica Stefania Chimienti analizza i dati dell’indagine nazionale di AlmaDiploma

I diplomati dell’Istituto Paciolo e le prospettive per il futuro

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bbiamo avuto modo di leggere i dati emersi dall’indagine nazionale di AlmaDiploma riguardante 41.000 diplomati del 2016 e 38.000 del 2014. Basandoci su questi dati abbiamo posto alcune domande alla dirigente scolastica dell’Istituto Luca Paciolo di Bracciano, la professoressa Stefania Chimienti. Iniziamo con il commentare i dati relativi alla scelta del corso di studi superiore. Il 55% è soddisfatto della scuola e del corso, mentre il 45% è pentito. Addirittura il 25% cambierebbe scuola e indirizzo, mentre il 12% frequenterebbe lo stesso corso ma in un altro istituto. I meno soddisfatti risultano gli studenti dei professionali, mentre va meglio per chi ha scelto tecnico e liceo. In quanto dirigente scolastico come si sente di commentare questi dati? «Ho letto lo studio di AlmaDiploma. I dati che emergono dalle indagini statistiche vanno interpretati, specie sulla base del contesto a cui si riferiscono. Sarebbe interessante sapere, ad esempio, se questa percezione è la stessa al nord, come al centro e al sud dell’Italia. Sappiamo benissimo che nelle Regioni settentrionali del nostro Paese gli Istituti Tecnici, ma anche i Professionali, godono di un prestigio sociale certamente più alto che da noi, il che si ripercuote, ovviamente, sulla motivazione degli insegnanti e, conseguentemente, sull’offerta formativa delle scuole che possono contare sul supporto di stakeholder influenti, come gli enti locali e le imprese del territorio». Passiamo ora alla condizione occupazionale post diploma. Dopo un anno risultano il 35% di occupati, di questi il 19% lavora e basta, mentre il 16% studia e lavora. Tra questi stanno meglio i diplomati al professionale con il 47%, poi i

tecnici con il 42% ed infine i liceali con il 27%. Dopo tre anni abbiamo il 45% di occupati, di questi il 27% lavora ed il 18% studia e lavora. Tra questi abbiamo il 69% di professionali, il 56% di tecnici ed il 32% di liceali. Di nuovo risulta evidente che professionali e tecnici offrono maggiori opportunità. «Non c’è alcun dubbio. Purtroppo dalle nostre parti, specie in provincia, le famiglie continuano ad essere condizionate dal presunto prestigio sociale offerto dal Liceo, senza tenere conto delle attitudini dei ragazzi e delle opportunità che può riservare loro il futuro. Una scelta sbagliata della scuola superiore può avere effetti negativi, non solo a breve termine. Un adolescente costretto a seguire un corso di studi non adatto alle sue attitudini si demotiva, è un potenziale NEET. Nel nostro Istituto tra i mesi di settembre e dicembre arrivano frotte di neo-liceali pentiti, la stragrande maggioranza dei quali trova la sua strada nei nostri percorsi tecnico-professionali, garantendosi un futuro sereno e verosimilmente soddisfacente». Analizziamo ora come i diplomati sfruttano le competenze acquisite durante 5 anni di scuola. Ad un anno dal diploma il 19% sfrutta le competenze conseguite in modo consistente ed un altro 39% usa alcune delle competenze scolastiche,

mentre il 42% non le sfrutta per nulla, con un picco del 47% tra i liceali, che sperano di rifarsi all’università. Chi possiede un diploma per Elettronica ed Elettrotecnica conta il 53,5% di occupati ad un anno dal diploma. In generale chi esce dal tecnico tocca il 46,8% tra cui spiccano periti, altri indirizzi tecnologici e Amministrazione finanza e marketing, che sfiorano tutti il 50%. Va però segnalato che ogni anno le aziende avrebbero bisogno di 60.000 nuove figure professionali che faticano a trovare, ma che vengono prodotte dal nostro sistema scolastico: meccanico, geometra, agroindustria, tessilemoda, informatica e marketing. Peccato che il tasso di disoccupazione giovanile si attesti comunque intorno al 32%. Come può la scuola arginare questo fenomeno? «La preparazione degli istituti tecnici e professionali è tutt’ora l’unica in grado di contrastare la disoccupazione giovanile. Noi puntiamo sulle opportunità orientative dell’alternanza scuola-lavoro. Stiamo progettando di ampliare il già elevato livello tecnologico dei nostri ambienti didattici. Abbiamo già l’aula 3.0, unica nel territorio, non solo per la didattica innovativa destinata agli alunni, ma anche per la formazione dei docenti. Siamo infatti snodo formativo di ambito territoriale. Inoltre, abbiamo appena

presentato la nostra candidatura per un bando PON (Fondi Strutturali europei) che ci consentirà di attrezzare la sede dell’Istituto Professionale di via dei Lecci con un nuovo laboratorio di altissima tecnologia nel settore del marketing e della comunicazione pubblicitaria. Nella sede di via Piave, poi, sarà presto pronto un laboratorio di impresa formativa simulata: un vero e proprio ufficio open space, con tanto di front office e sala d’attesa. Servirà ai nostri alunni per “allenarsi” al vero mondo del lavoro, ma nelle ore pomeridiane e serali sarà anche aperto a giovani imprenditori e professionisti del territorio, ancora sprovvisti di un proprio ufficio». Dopo la riforma Gelmini del 2010 gli istituti tecnici sono stai divisi in due settori ed in 11 indirizzi; finalmente si stanno scrollando di dosso l’etichetta di scuole di serie B. I dati Ocse-Pisa presentati all’Invalsi mostrano i buoni livelli di competenza raggiunti dagli studenti dei tecnici. Risultano poi occupati il 48% dei geometri ed il 44% di diplomati in informatica e telecomunicazioni. Come educatori siete soddisfatti di questo cambio di rotta? «I risultati delle rilevazioni nazionali e internazionali hanno poco a che fare con le riforme. Ciò che fa la differenza è il lavoro dei docenti in classe. Il nostro Istituto è ai vertici delle classifiche delle scuole della Regione Lazio per media dei voti all’Università. Gran parte dei nostri studenti che decide di proseguire gli studi si iscrive alle Facoltà Giuridico-Economiche di Roma La Sapienza, Roma Tre e Viterbo. In questi giorni mi arrivano spesso foto di whatsapp da parte di nostri docenti, giustamente orgogliosi di mostrarmi i libretti dei loro ex alunni con un bel trenta in economia». Monia Guredda

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