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catalogo realizzato in occasione della mostra

Angela Simone gioielli di carta Comune di Vicenza Assessorato alla Cultura Sindaco Achille Variati Assessore Francesca Lazzari Direttore Loretta Simoni Capo Ufficio Riccardo Brazzale Ufficio Mostre Margherita Bonetto Ida Beggiato Amministrazione Annalisa Mosele Allestimento e segreteria (capo ufficio) Carlo Gentilin Mattia Bertolini Patrizia Lorigiola Luisa Mercurio Eleonora Toscano

mostra e catalogo a cura di Stefania portinari crediti fotografici Angela Simone progetto grafico e allestimento L’Officina arte contemporanea | Vicenza nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione dei proprietari dei diritti © Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza © gli autori per i testi © gli artisti per le immagini tutti i diritti riservati in copertina: Scapigliata, collana, 2009 nella seconda pagina: nella pagina accanto: le immagini grafiche di Donald Gott sono tratte da M. Young, In serch of charm, Leicester 1962 Casa Cogollo detta del Palladio corso Palladio 165 | Vicenza

La città di Vicenza, che vanta una lunga tradizione di fiere orafe, ospita in questa occasione una mostra di gioielli inconsueti. La designer Angela Simone è stata invitata dall’Assessorato alla Cultura ad esporre a casa Cogollo detta del Palladio i suoi monili realizzati in materiali cartacei. Per una involontaria ma sincrona coincidenza in questo stesso periodo le sue creazioni sono presenti ad una collettiva al Design Museum della Triennale di Milano dedicata proprio ai “gioielli di carta”, confermando la valenza delle nostre iniziative che coinvolgono progettazione e creatività, quasi a ideale continuazione delle rassegne Textilia che si tennero tra fine anni ottanta e primi novanta in basilica palladiana e, ancor prima, a raccogliere l’eredità delle “mo-

stre d’arte pura e decorativa” ai giardini Salvi. La carta è un materiale fragile e prezioso allo stesso tempo, di cui ripensare l’uso in tempi di preoccupazioni ecologiche, ma di cui è importante anche ricordare la lunga storia, che ci riporta al suo trattenere le memorie ed essere supporto di opere d’arte. Qui l’arte è il materiale stesso, intrecciato e sorprendentemente modellato per ottere creazioni raffinate che sono assieme sculture e monili. Dopo Barbara Uderzo ed Elvezia Allari, un’altra artista e designer ci offre una prospettiva differente da cui considerare dei “preziosi” contemporanei di cui ci si può ornare ma che sono interessanti anche solamente da guardare con la stessa curiosità con cui si osservano i disegni di Maurits C. Escher. Francesca Lazzari Assessore alla Cultura

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precedenza ingegnosamente impiegato nel 1937 per intervallare le pagine del Poema del vestito di latte scritto da Filippo Tommaso Marinetti per la SNIA Viscosa e nei Libri illeggibili, il cui primo esemplare data al 1949. Allo stesso modo leggerezza e trasparenza, “l’apparire attraverso” i segni di filo e corda, sono le altre qualità dei bijoux di Angela Simone. L’artista e designer milanese intreccia e costruisce collane, bracciali, orecchini e monili lavorando carte di consistenze e grammature differenti, con collezioni che cambiano a seconda delle stagioni. Impiegando specifiche tecniche di preparazione dei materiali, tra le quali quella del “suminagashi”, ovvero la tecnica giapponese degli inchiostri fluttuanti, che le permette di decorare la carta con pigmenti e acqua ottenendo così disegni astratti e onde, o il “quilling”, cioè il gesto di arrotolarla strettamente, realizza ora gioielli leggerissimi trattenuti da fili vaporosi, ora in cartoncino ondulato e domato come forma plastica. Inventa così perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste, legate con fili e filati senza limiti di poesia, dal cordone alla lana, dalla coda-di-topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa.

Stefania Portinari Le procedure geometriche elementari della rigorosa struttura origami sono solo il lato costruttivista e primevo di alcune delle creazioni di Angela Simone, nel cui delinearsi di forme emergono il puntiglioso e preciso esercizio di questa procedura antica ma anche le conformazioni dell’arte programmata, i lineamenti a nido e rombo di Vasarely e dunque il rivelarsi del maestro Buno Munari, uno dei primi amori artistici della designer. Fu proprio Munari che, passando dai suoi trascorsi tardofuturisti alla progettazione di un mondo di fantasia dove lasciar emergere il lato bambino di noi stessi, nel 1962 organizzò per la Olivetti assieme ad Umberto Eco la mostra itinerante Arte Programmata, Arte Cinetica, opere moltiplicate, dedicata a questa tendenza che suscitava il suo interesse per la progettualità e la ricerca intellettiva. Ma fu ugualmente lui che per visualizzare “l’assenza della carta”, così come veniva raccontata nella favola Cosa succederebbe se nelle Marche… su proposta di Luciano Marucci, realizzò La carta sparita (1988) consistente nella scritta “Anche a guardare molto bene, non si vede più la carta!” su un supporto di foglio trasparente, un materiale che aveva in 6

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Irretita dalla possibilità di modellazione delle carte, con le cui differenti tipologie ha grande familiarità anche per l’attività di graphic designer, compiendo un passaggio dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità ha progettato con esse molti tipi di oggetti, dedicandosi infine ai gioielli, sui quali può avvolgere tutta la sua fantasia perché come insegnava proprio Bruno Munari, che dal 1958 inventò le famose Sculture da Viaggio1, “oggi si dà il nome di scultura non soltanto a oggetti scolpiti con lo scalpello, ma anche a qualunque opera a tre dimensioni reali” perché “non è la materia che fa la scultura”, non è il bronzo, l’oro o il cristallo, “anche un semplice foglio in cartoncino, piegato e tagliato con sapore orientale” può “manifestarsi a tutto tondo” e possiamo dunque chiamare scultura anche “un oggetto pieghevole in cartoncino. Un oggetto leggero, poco ingombrante da portare con sé”. Ugualmente le opere di Angela Simone, che condivide con Munari la professione di grafico che egli esercitò per Mondadori dal 1939 al 1945 e poi come artdirector della rivista “Tempo”, sono sculture da indossare ma anche solo da guardare, come un disegno di Escher di cui ci si chiede come sia stato possibile comporre gli intrecci dei segni. Allo stesso modo con cui i popoli nomadi ripiegavano la loro casa-tenda, gli

abiti e l’essenziale per sopravvivere, ci si può portare appresso una piccola architettura costruita con le sue geometrie di carta o una rete in cui sono intrappolati colori e piccole bambagie. Nel suo studio la lavorazione dei materiali si dipana tra un tumulto di ritagli, nidi di fili e rotoli di nastri finchè tutto si ricompone. Come nel munariano Cappuccetto rosso verde giallo blu e bianco in cui tutto progressivamente scompare fino a quando nel bianco della neve restano solo gli occhietti dei protagonisti, così vengono domati il caos degli elementi, la pratica minuziosa, il lento lavorio e si compone la muraglia cinese dei pezzetti-quilled pazientemente arrotolati o si scatena l’anima gipsy dei cordini colorati e dei fili sfrangiati che poi divengono i monili compiuti. Se da un lato affiora il sentimento giocoso di abbinare granuli e capsule handmade come a rievocare i bracciali d’infanzia in palline di cartapesta o le sagome di abiti di bambole da ritagliare e piegare, dall’altro gli elementi rotolanti sono ricondotti a una ferrea legge compositiva come fossero nidi intrecciati, arniette d’api ordinate e sotto il totale controllo delle leggi organiche. Il metissage dei materiali evoca quelle esperienze della storia della moda che hanno stra8

nei mobili di Bugatti o della carta in quelli di Piero Fornasetti e Gio Ponti – ma anche tessuta per farla divenire abito da cerimonia o pannello. E dopo che le monache nell’ottocento ebbero istituito l’uso di traforarla con taglierini per realizzare oggetti in pizzo di carta (una modalità che ha ispirato artisti come William Kentridge e Kara Walker), l’industria americana del XIX secolo se ne impossesserà per trasformarla in bambole e burattini, ma anche in capi di vestiario come colletti, gilet, sparati e polsini, cappelli e fazzoletti, mentre grazie alla fustella meccanica si produrranno carte da lettere e biglietti in tutte le forme, dimostrando le molte anime, i molti avatar che appartendono alla carta. Allo stesso modo l’origami giapponese, la “carta piegata” inizialmente votata a creare figure astratte con significati simbolici legate ai riti religiosi, ha generato mutazioni semiotiche e sperimetazioni ecologiche,contaminandosi con la procedura del packaging del consumo di massa: così Muji produce piccole casse audio in cartone da assemblare mentre dal taglio di fogli di cartone, accostandone le sagome incollate con colla vinilica, Frank Gehry ha creato dei mobili e Mooi ne ha presentato alla Milan Design Week 2009 un’intera collezione, così come lo studio giapponese Drill, e

volto e sorpreso la composizione standard dei capi, quali quelle di Sonia Delaunay coi suoi colori simultanei e sinestetici, le esuberanti surrealtà di Elsa Schiaparelli, il campionario di novità che Salvatore Ferragamo applicò alle scarpe con l’uso della pelle di pesce dentice e del sughero ma anche di corteccia d’albero, rafia, canapa e carta durante quei tempi di guerra in conseguenza dei quali le francesi si autoprodussero cappelli e turbanti in carta di giornale. La carta stessa in Cina, da quando fu impiegata almeno dal II secolo aC per sostituire la seta e i listelli di bambù in qualità di supporto per scrittura più conveniente e leggero, ha sempre avuto parentele con l’abito e l’ornamento per la creazione di cappelli, coperte, pantofole e sandali, per fodere di abiti invernali, per creare mantelli impermeabili dopo essere stata oleata e poi ventagli, persino armature in carta plissettata che divenivano più leggere e resistenti alle frecce rispetto alla cotta di metallo o armature di cartone laccato per cerimonie e decorazioni per feste, maschere e lanterne. I giapponesi perfezionando le tecniche per colorarla, ritagliarla e impreziosirla con foglia d’oro e argento, l’hanno laccata per fabbricare scatole, utensili, mobili – e non da meno si farà in Italia con l’impiego della pergamena 9


alla Biennale di Architettura di Venezia 2008 il padiglione cinese ha allestito un’intera casa composta da pacchi e tubi di carta. Nel gioiello pure si declina in molti modi e tra i designer che più la sanno corteggiare si annoverano l’americana Sarah Kate Burgess che fornisce proprio i cartamodelli per realizzarne le piegature, la tedesca Ukrike Hamm che dà forma organica a foglie e boccioli, l’anglocoreano Kiwon Wang che impiega la carta usata con tutto quanto porta scritto sopra, così come l’olandese Marion van Cruchten che la preferisce in colori pop o l’ironica danese Mette Saabye, la tedesca Bettina Speckner che incornicia con fare delicatissimo e sentimentale fotografie nostalgiche. La carta diviene materiale da costruire negli assemblaggi dell’argentina Ana Hagopian o nel minuzioso accumulo di sfoglie di Daniele Papuli, negli effetti optical del plissettato di Sandra Di Giacinto o dell’irlandese Angela O’Kelly, dell’olandese Nel Linssen, nel mostrare il pattern delle immagini in Barbara Uderzo perché, come afferma Angela Simone, “la carta può essere un materiale vivo, fragile e resistente allo stesso tempo, che viene lavorato con diversissime tecniche” e dà “armonie di contrasti, nobile semplicità, forza leggera, gioia intensa”.

Considerato dunque che secondo le leggi dell’antica arte del piegare la carta “dato un punto P ed una piega r non passante per P e scelto PaÎ r, è possibile piegare sovrapponendo P a Pa, ottenendo una tangente a alla parabola di fuoco P e direttrice r”, che d’ora in poi chiameremo g(P,r)” e che a pari modo la figura dell’industrial designer deve porsi dei vincoli seri e ben precisi nel suo agire, fortunatamente l’educazione al pensiero progettuale creativo di Munari ci ricorda che “Da cosa nasce cosa” e che per sperimentare una forma o un’azione occorre mettere in pratica “l’esperienza del limite”, ovvero liberare dall’ovvietà il materiale e capire che cosa accade in questo possibile nuovo frangente, perchè solo l’artista può fare quel che gli pare. Così Angela Simone, che è sia artista che designer, approfitta di entrambe le condizioni.

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Progetto per lampadaio, 2009 maiolica, cm h 10x45x30

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“Amo la carta, il suo profumo, la sua consistenza, sia essa pregiata o riciclata, amo la sua anima, fragile e forte insieme. Nascono così collane, ciondoli, bracciali, orecchini unici, tattili, originali, vivi. Mi piace sperimentare materiali nuovi perché io per prima sono curiosa di sapere come saranno le perle. Ogni carta mi trasmette sensazioni e ispirazioni diverse, basta mettersi in ascolto. E sono convinta che la dimensione artigianale sta in mezzo tra la mente e il cuore. La carta e le materie prime lavorate a mano portano con sé gli umori e le emozioni delle persone che le hanno toccate o anche solo sfiorate, dei posti dove sono state” Angela Simone 44

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biografia

esposizioni

Angela Simone (Albenga, Savona 1963) ha frequentato il corso di grafica presso l’Istituto Europeo di Design di Milano, dove risiede dal 1983. Lavora da vent’anni come grafic designer per varie testate di moda e ora presso la redazione del mensile “Elle”. Creare bijoux di carta è stato come compiere un passaggio dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità di collane e bracciali: se impaginare una rivista o un volume richiede abilità nell’unire immagini e parole, allo stesso modo creare un gioiello significa esprimere armonia e ricerca di equilibrio tra forme, materiali, pesi e colori. Intreccia e costruisce collane, bracciali, orecchini e monili lavorando carte di consistenze e grammature differenti, con collezioni che cambiano a seconda delle stagioni. Impiegando delle specifiche tecniche di preparazione dei materiali come il “suminagashi”, che colora con china sparsa in acqua la superficie della carta donando un effetto d’onda, o il “quilling”, cioè il gesto di arrotolarla strettamente, realizza ora gioielli leggerissimi trattenuti da fili vaporosi, ora in cartoncino ondulato domato come fossero opere costruttiviste. Inventa così perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste, legate con fili e filati senza limiti di poesia, dal cordone alla lana, dalla coda-di-topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Le sue opere, oltre che pubblicate dalle principali riviste fashion e indossate in servizi di moda, sono state presentate in numerose mostre, da Palazzo della Gran Guardia a Verona a villa Della Porta Bozzolo di Varese di proprietà del FAI; dall’Expo Porte de Versailles (Parigi) al Design Museum della Triennale di Milano. Vive a Milano; il suo sito web è www.angelasimone.it.

2009 Gioielli di carta, Triennale Design Museum, Milano (15 settembre-26 ottobre) Eclate de Mode - Bijorhca, Paris Expo Porte de Versailles - Place de la Porte de Versailles, Parigi (4-7 settembre) Orizzonti, Mostra Internazionale di Arte Contemporanea, Castello di Garlenda, Savona (25 luglio-31 agosto ) 2008 Cloudnine, Women’s Accessory, Milano (settembre) Carta&Scarti, Angela Simone e Julia Binfield, Lifegate Cafè, Milano (febbraio) 2007 Angela Simone, Hall Boutique, Asti (novembre) – personale Natale a Porta Bozzolo, Mostra Mercato di Qualità, a cura del FAI, villa Dalla Porta Bozzolo, Varese (17-18 novembre) Manifattura, Mostra Arte Artigianato Design, Serra Lorenzini, Milano (12-14 ottobre) 2006 Artisticamente, Mostra Mercato di Qualità, villa Corvini di Parabiago, Milano (25-26 novembre) Natale a Porta Bozzolo, Mostra Mercato di Qualità, a cura del FAI, villa Dalla Porta Bozzolo, Varese (19 novembre) Showroom Ecofatto, fiera Ecomondo, Rimini (10-12 novembre) Paper. Verona di carta, palazzo della Gran Guardia, Verona (13-16 ottobre) Angela Simone, DaFrom, Padova (giugno) - personale 2005 collettiva Paper Factory, Boutique Fabriano, Milano (dicembre) Angela Simone, Surimono, Milano (giugno) - personale

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2004 Angela Simone, Boutique Fabriano, Milano (18 novembre31 dicembre) – personale Angela Simone, Surimono, Milano (novembre) - personale The other face of recovered paper – presentazione del libro a cura del COMIECO, Spazio Manzoni23, Milano (settembre) Manualmente, Mostra Mercato di Qualità, a cura del FAI, villa Panza di Biumo, Varese (maggio) 2003 Il Matrimonio dei Sensi, Spazio Antologico, in collaborazione con l’Università dell’Immagine di Fabrizio Ferri, Milano (23-26 ottobre)

in “Elle”, maggio 2009, pp. 288-303 C. Morozzi, L. Traldi, Angela Simone, in “Interni”, marzo 2009, pp. 64-67 C. Morozzi, Angela Simone, in “Luna”, dicembre 2008, p. 8 C. Morozzi, Angela Simone, in “Casaviva”, dicembre 2008, p. 254 A. Puchetti, Angela Simone, in “La Repubblica”, novembre 2008. A. Cipelli, C. Cristoforetti, Angela Simone, in “Donna Moderna”, maggio 2008, pp. 156-157 M. Barnaba, L. Scalzo McGlym, Angela Simone, in “Fashion”, 6 aprile 2007, pp. 50-51 C. Fletcher, servizio moda con gioielli di Angela Simone, in “Vanity Fair”, agosto 2007 L. Canovi, Angela Simone, in “Perini Journal”, data ottobre 2005, pp.148-152 A. Di Lello, Angela Simone, in “Elle”, agosto 2006, p. 44 P. Monguzzi, Angela Simone, in “Famiglia Casa”, ottobre 2005, p. 16 F. Scavetta, Angela Simone, in “Moda Bijoux Ornamental”, settembre 2005, p. 73 E. Fontana, servizio moda con gioielli di Angela Simone, in “Anna”, 22 febbraio 2005, pp. 108-116 Angela Simone, in “MFF Magazine Fashion”, gennaio 2005, p. 65 Angela Simone, in “D di Repubblica”, 13 novembre 2004, p. 118 C. Aquilini, Angela Simone, in “Natural Style, luglio 2005, p. 60 C. Gagliardo, Angela Simone, in “Glamour”, novembre 2004, p. 120 M. Caminada, Angela Simone, in “Moda Bijoux Ornamental”, marzo 2004 C. Gagliardo, Angela Simone, in “Glamour”, ottobre 2003

cataloghi A. Cappellieri, B. Capello, Il gioiello di carta, Milano 2009 Paper. Verona di Carta, catalogo della mostra a cura di G.P. Bonesini, testo di S. Portinari (Verona, palazzo della Gran Guardia, Arsenale, Biblioteca Civica, galleria Scalarte), Verona 2009 Orizzonti, catalogo della mostra a cura di C. Spigno, Castello di Garlenda, Savona 2009 Perfect Paper, a cura di A. Loh, Singapore 2009 The other face of recovered paper, a cura di Comieco, Milano 2008 The other face of recovered paper, a cura di Comieco, Milano 2006 The other face of recovered paper, a cura di Comieco, Milano 2004 riviste e quotidiani A. Barera, servizio moda con gioielli di Angela Simone, in “Gioia”, 17 settembre 2009, pp. 84-97 A. Zanoletti, servizio moda con gioielli di Angela Simone,

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finito di stampare nel mese di SETTEMBRE 2009 presso la tipografia CTO di Vicenza per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza

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Profile for Stefano Lanfranconi

Vicenza - Casa Cogollo  

Catalogo Angela simone - gioielli di carta

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