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Padre Renato Kizito a Fano

di Laura Mandolini Spremute di giuStizia

Il succo della storia è questo: basterebbe aumentare di pochi punti la percentuale di succo d’arancia presente nelle aranciate, passando per legge dal 12 al 18% al litro, per migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti stagionali stranieri nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria e nel resto d’Italia. Ne è convinto Stefano Masini, responsabile Ambiente, territorio e consumi di Coldiretti che è intervenuto alla Camera dei Deputati nel corso di una conferenza stampa su sfruttamento e agromafie, dal titolo “Le Rosarno d’Italia”. Nella Piana di Gioia Tauro viene prodotto il 20% degli agrumi di tutta l’Italia. Si tratta di frutti usati per la trasformazione industriale. Le immagini di diversi reportage testimoniano una condizione di paraschiavismo in cui ancora sono costretti a lavorare nei campi i braccianti africani che raccolgono quelle arance. Masini parla chiaro quando dice che “le testimonianze pesano sulle nostre responsabilità”, ma è convinto che si può uscire dallo sfruttamento facendo vera agricoltura. E qui arriva la centralità del succo d’arancia, nel quale finiscono le arance raccolte a Rosarno. Alla Camera si discute la legge europea di modifica della disciplina delle bevande a succo di frutta. Per legge, un litro di aranciata deve contenere minimo il 12% di succo d’arancia, che è pari, secondo il prezzo pagato sul mercato ai produttori di arance, a 3 centesimi di arance, mentre la bottiglia di aranciata viene venduta al consumatore finale a un euro e cinquanta centesimi. “Aumentare di un punto percentuale la presenza obbligatoria di succo dentro le bevande all’arancia, sarebbe pari a 250mila quintali in più di arance acquistate dall’industria di trasformazione – spiega Masini – così se portiamo la percentuale dal 12 al 15% avremo 5 centesimi di arance invece di 3 come costo per quella bottiglia di aranciata da un litro”. Il rappresentante di Coldiretti osa ancora di più, proponendo la percentuale di succo d’arancia al 18% per legge: questo aumenterebbe la qualità del prodotto, il valore delle arance e una vita dignitosa per chi è spremuto nella sua umanità.

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Con il 5xmille sostieni L’Africa Chiama Nella dichiarazione dei redditi bastano la tua firma e il nostro codice fiscale

L’Africa Chiama. Rispondi si alla vita… Con la bomboniera della solidarietà Matrimoni, battesimi, prime comunioni, cresime, feste di laurea ed anniversari sono eventi che con la Bomboniera della "solidarietà" possono essere vissuti in modo più significativo e profondo. Grazie a questa scelta potrai sostenere oltre 10.000 bambini in grave difficoltà e garantire loro cibo, cure mediche e istruzione. Scopri le tante proposte e personalizza la tua bomboniera: pergamene, scatoline porta confetti con foto o color avorio, sacchettini con stoffe colorate afri, ( !- ) )- %)&% )--% cane realizzate in Zambia e "" !&& partecipazioni solidali. .,%')(%) ((/( % () %& &),) '

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90021270419 è una buona azione che non costa nulla, ma che vale molto. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi.

Quest’anno con il tuo 5 X Mille puoi garantire le cure mediche di base ai nostri bambini in Kenya, Tanzania e Zambia. Nel 2013 ci sono pervenuti dalla Agenzia delle Entrate 70.741,36 Euro relativi alla Dichiarazione dei Redditi del 2011. Un caloroso grazie a quanti ci hanno donato il loro 5xmille. PASSAPAROLA ad amici, parenti, colleghi e vicini di casa. I nostri bambini contano ancora su di te, anche quest’anno.

Corso di Kiswahili A fine Aprile inizierà a Fano un corso di lingua Kiswahili, parlata in molte nazioni dell'Africa sub sahariana. Il corso prevede n. 10 lezioni che si terranno presso la sede dell'associazione L'Africa Chiama a Fano nei mesi di Maggio e Giugno. Info e iscrizioni volontariato@lafricachiama.org 0721 865159

LASCITO TESTAMENTARIO A FAVORE DEI NOSTRI BAMBINI IN AFRICA. UN GRANDE GESTO D’AMORE CHE VIVRÀ PER SEMPRE. Contattaci subito.

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2 014

L’AF 13 ANNI CON

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gennaio, febbraio, marzo 2014 n°43

l’editoriale L’AFRICA CHIAMA NOTIZIE Periodico di L’Africa Chiama - onlus - N. 42 del 05/12/2013 - Aut.ne n. 508 del 27/11/2003 Trib. PU Poste Italiane s.p.a. Sped. Abb. Post. D.L. 353/2003 (Conv. In L 27/02/2004 N. 46) Art. 1, Comma 2 DCB Pesaro - Direttore responsabile Corrado Cardelli - Direzione: Via Giustizia, 43 - 61032 Fano (PU)

I SUD DEL MONDO VISTI DA NORD

Venerdì 14 Marzo Padre Renato Kizito, missionario comboniano, nella nostra sede a Fano insieme ai volontari de L’Africa Chiama. Un incontro ricco e interessante che ci ha fatto “viaggiare” fin nelle baraccopoli di Nairobi.

L'AFRICA CHIAMA

12° anno

Insieme con l’Africa per un futuro comune

Prima le mamme e i bambini. Il nostro progetto per la salute materno-infantile in Zambia Carissimi, ancora oggi in Africa molte mamme e molti bambini muoiono perché non hanno a disposizione servizi sanitari adeguati. Nonostante i progressi fatti, i tassi di mortalità dei bambini e delle donne in gravidanza nell’Africa sub sahariana restano venti volte più alti di quelli dei paesi industrializzati. In Africa i bambini che muoiono nella prima settimana di vita sono circa tre milioni e mezzo. In Zambia in particolare, dove L’Africa Chiama opera anche nel settore sanitario, ogni anno 830 donne muoiono per ogni 100.000 bambini nati vivi. In Italia 13, in Brasile 75, in Sud Sudan 2.100. Le cause di tale dato terrificante sono molteplici: l’AIDS, la malaria, la tubercolosi, la povertà, la malnutrizione, il lavoro fisico pesante, l’alimentazione inadeguata e i centri sanitari che sono pochi o spesso distanti da raggiungere, specialmente per una donna incinta. Molti di questi decessi possono ridursi con un’appropriata campagna di formazione ed informazione, oltre che con un incremento delle cliniche prenatali, sia in ambito rurale che urbano. In questa ottica, dall’inizio di quest’anno, nella nostra clinica Shalom, costruita quattro anni fa nella baraccopoli di Kanyama, alla periferia della capitale Lusaka, l’Africa Chiama è impegnata a realizzare un progetto finalizzato da un lato a migliorare la qualità dei servizi di salute materno-infantile, attraverso la formazione del personale sanitario, dall’altro, a sensibilizzare la comunità sull’importanza di utilizzare i servizi sul territorio. Il progetto “ “ prevede un ambulatorio adeguatamente attrezzato per il controllo mensile delle donne in gravidanza con visita ostetrica, profilassi della malaria, anemia e disvitaminosi, selezione delle gravidanze a rischio e vaccinazioni antitetaniche. Anche in questo settore il nostro impegno non può che andare avanti, solo con l’aiuto di tutti. Gli operatori della nostra clinica lavorano a stretto contatto con la comunità (centri sanitari, scuole e parrocchie) insistendo sulla presa di coscienza da parte della società tutta sull’importanza di prevenire e trattare con risposte adeguate le malattie più diffuse come l’HIV, TBC e malaria. Di fronte a queste urgenze l’impegno di noi tutti non può fermarsi. Grazie a tutti per il sostegno, piccolo o grande che ci darete. Cordiali saluti e auguri di Buona Pasqua!

Presidente

Un reparto di maternità a Kanyama (Zambia) L’anno è iniziato con un team nuovo rispetto al 2013, fatta eccezione del nostro clinical officer, Dr. Shimoomba, con noi fin dall’inizio, quando la clinica contava pochi pazienti al mese. Dall’apertura ad oggi il progetto è cresciuto costantemente: dai 96 pazienti del luglio 2011 ai 1.254 dello scorso febbraio. La Shalom Clinic è ora un punto di riferimento per la popolazione di Kanyama e non solo, oramai riceviamo pazienti anche dai quartieri vicini. La mattina la sala d’aspetto è sempre gremita, specialmente donne coi bambini avvolti da chitenge sulla schiena, aspettano pazientemente il proprio turno. Si tratta di una piccola clinica ma che offre i servizi di base e fondamentali: screening di base, servizi antenatali, visite e cure per bambini sotto i 5 anni e servizio di laboratorio, dove vengono effettuati circa 600 test al mese, fra i quali HIV/AIDS, malaria, malattie sessualmente trasmissibili, glucosio, conta globuli rossi, urine, gravidanza, ecc. Nell’ambito di un progetto cofinanziato dall’ente tedesco Misereor abbiamo potuto effettuare lavori di ristrutturazione all’interno della clinica per poter creare un reparto di salute materno infantile (MCH mother and child health) a tempo pieno. In particolare sono state acquistate attrezzature necessarie per il reparto, come ad esempio un letto da parto, ed abbiamo assunto un’ostetrica a tempo pieno. Al reparto maternità vengono visitate circa 40 donne in gravidanza al mese: è fondamentale in un contesto come il compound di Kanyama che le donne possano accedere ad un servizio di screening pre-natale e che vengano seguite passo passo durante tutta la gravidanza. L’obiettivo è salvaguardare la salute delle donne e prevenire la nascita di bambini con disabilità.

Il 2014 è stato inaugurato con parto e la nascita di un bellissimo bambino, non sappiamo il nome, chissà magari è stato chiamato Shalom! Pamela Montanari coordinatrice area sanitaria Zambia

La tua donazione è fondamentale per garantire le cure mediche di base Qualsiasi importo, piccolo o grande, può fare la differenza. 15 Euro

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per l’acquisto di un kit sanitario composto da farmaci, reagenti per gli esami di base e visita medica.

per garantire una visita pediatrica, screening di base e un ciclo di vaccini per un bambino

per garantire assistenza medica ad una donna durante tutta la gravidanza

Il Tuo aiuto può fare la differenza. Adesso.


Appuntamenti - Iniziative - Testimonianze

Vivere nella condivisione diretta

Arrivi e Partenze

Mostra a Nairobi

Mi sentivo disadattata

Non ho trovato risposte, ma...

Non può lasciarti indifferente

In questi mesi tanti volontari sono partiti per visitare i nostri progetti in Kenya, Tanzania e Zambia e per supportare le attività quotidiane rivolte ad oltre 10.000 bambini in grave difficoltà. In particolare Gabriele, Beatrice (gennaio), Silvia e Davide (marzo) si sono recati ad Iringa (Tanzania), impegnandosi in particolare nel progetto Sambamba e Kipepeo. Luca, Valentina (gennaio) Marcello e Sara (marzo) si sono recati nella baraccopoli di Soweto alla periferia di Nairobi dove l’associazione raggiunge oltre 1.000 bambini in difficoltà. Lara invece si è recata a Lusaka (Zambia) dove si è impegnata soprattutto nelle attività della scuola e del centro di fisioterapia. Diamo inoltre il benvenuto a Federico che resterà a Soweto per due mesi ed a Thierry che resterà a Lusaka per 6 mesi.

Dal 20 al 27 Marzo si è tenuta a Nairobi, presso la Biblioteca Mc Millan, la mostra fotografica “Disability is not Inability” (La disabilità non è inabilità) realizzata dalla nostra associazione nell’ambito del progetto “Inclusive programme” cofinanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana. In mostra le foto scattate da Francesco Bacchiocchi nel mese di Novembre 2013 che ritraggono i bambini con disabilità di cui ci prendiamo cura ogni giorno nella baraccopoli di Soweto, alla periferia di Nairobi. Obiettivo dell’evento era quello di mostrare le gravi condizioni in cui sono costretti a vivere i bambini con disabilità in una baraccopoli, piena di qualsiasi tipo di barriera architettonica e completamente priva di qualsiasi supporto o servizio. Allo stesso tempo le foto di Francesco Bacchiocchi testimoniano la grande gioia di vivere dei bambini e la loro grande forza di volontà mentre svolgono gli esercizi di fisioterapia, mentre cercano di muoversi nelle stradine dello slum o mentre tentano di sollevarsi da terra.

Il centro in cui dormivamo e in cui si svolgevano le varie attività si trova a pochi passi dallo slum di Soweto, ed era sempre un via vai di persone. Il primo giorno nel centro abbiamo subito conosciuto le mamme e i loro bambini disabili che due volte a settimana si riuniscono per far fare fisioterapia ai propri figli con un'operatrice locale. Le mamme trovano il coraggio di uscire dalle loro case e insieme si ritrovano al centro, parlano, scherzano, si prendono cura dei loro bambini, te li fanno conoscere e si confrontano. La prima domanda che una di loro mi ha fatto è stata "ma i disabili esistono solo in Kenya?". Ciò che si da per scontato, in Africa, non lo è più. Solo uscendo da Soweto e visitando altre realtà simili nei dintorni ho capito quanto sia importante avere un punto di riferimento, contribuire a costruire una comunità, vincere le superstizioni, sensibilizzare la gente, essere uniti. Poi ho conosciuto gli “Street Children”, ragazzi, o meglio bambini, che vivono da soli in strada. Hanno storie difficili, tutte simili, tanti fratelli, a volte sono orfani, altre volte le loro famiglie non riescono o non vogliono occuparsi di loro...così escono dalle loro case, dalle loro baracche troppo piccole per sfamare tutta la famiglia e cercano di cavarsela da soli. Formano un gruppo di amici, una famiglia di bambini e più o meno insieme dormono, mangiano, giocano, vivono. Quando noi volontari ci mettevamo a letto la sera e ci spruzzavamo di repellente per le zanzare, quando ci addormentavamo ripensando alla giornata trascorsa, mille volte mi chiedevo in quale angolo dello slum si trovassero loro, e che pensieri fanno prima di dormire? Per loro è bello venire al centro, passare il tempo insieme, mangiare e fare la doccia, è bello vedere alcuni di loro che guardano Alessandro come fosse il loro papà, qualcuno che li rimprovera e si arrabbia quando sbagliano. Quando siamo tornate in Italia era quasi Natale: ho ripreso la macchina per fare delle commissioni il giorno dopo, ho fatto alcune cose che ero solita fare, ho salutato il mio cane e mi sembrava che il tempo si fosse fermato in Italia ed ho avuto una sensazione simile al primo giorno in Africa: mi sentivo disadattata! Non era cambiato niente a casa mia, era tornato l'ordine, ma ho visto e vissuto qualcosa di totalmente opposto a quello a cui sono abituata. E mentre scrivo comodamente seduta nella mia stanza, provo la stessa sensazione di quando andavo a letto la sera nello slum di Soweto.

E’ già passato un mese dal mio rientro in Italia, ma parlare di questa esperienza mi resta ancora molto difficile. I ricordi, le emozioni, le immagini, tutto quello che rimane deve ancora trovare il suo posto nella vita di ogni giorno. Sono certa di poche cose, e queste posso raccontarle. Sono certa di essere partita con molte domande, convinta di trovare tutte le risposte. Ho invece vissuto quelle tre settimane dimenticandole, scoprendo che lì, in quei luoghi senza tempo, erano inutili. Le risposte che cercavo non le ho trovate, ma, in compenso, sono partita carica di domande nuove. Domande che oggi, a differenza di due mesi fa, considero una ricchezza e non un fardello, un viaggio da compiere con gioia piuttosto che una meta da raggiungere ad ogni costo. Questo è stato il più grande dono che ho ricevuto da questa splendida avventura, e credo di dover ringraziare di cuore tutte le persone che ho incontrato su questo cammino. Comincio da Stefania, coordinatrice de L’Africa Chiama in Tanzania, una giovane donna piena di forza e di coraggio, che infonde energia con il suo stesso esempio. Penserò a lei nei momenti bui e mi ricorderò della sua grinta. A Mohammed e Newton, operatori tanzaniani impegnati nel centro Sambamba per bambini disabili e nel centro nutrizionale Kipepeo, che hanno ascoltato la mia opinione con attenzione ed interesse: modelli di persone interessate al cambiamento, al progresso, all’apertura. Un grazie speciale a tutte quelle persone che, con il loro sorriso, hanno voluto insegnarmi che avere meno non significa essere meno felici: le operatrici dei centri Sambamba e Kipepeo, la signora che vende la frutta al mercato di Iringa, e tanti sconosciuti, gente che senza chiedere nulla ha voluto regalarmi un istante di gioia da condividere insieme. Ai meravigliosi bambini del Sambamba, quelli con cui ho trascorso la maggior parte del tempo: Johnson, Samson, Waridi, Beatrice, Foromena, Joeli, Thomas, Salehe, Jaston, Sophie, Princilla, Baracka, Luca, Dorisi, Clav, Daniel, e tutti gli altri di cui non ricordo il nome. Non trovo ancora le parole giuste per raccontare di loro. So che il loro ricordo è una gioia immensa, e non passa giorno che io non pensi a loro: alle loro vite, alle loro incredibili storie, alla forza (così presente, quasi tangibile) di chi vuole esistere nonostante tutti gli ostacoli. Un grazie sentito a “L’Africa Chiama” e a “Call Africa Tanzania” per avermi dato la possibilità di scoprire una nuova realtà e una nuova parte di me. Asante sana! Beatrice Mezzanotte volontario a Iringa (Tanzania), Febbraio 2014

Dall’aeroporto a quella che sarebbe stata la mia casa per tre settimane il tragitto sembra infinito, e la mia mente corre velocissima: “Dove sono finita?”… “Questo posto è un po’ inquietante”… Tre settimane dopo lo stesso tragitto sembra durare troppo poco, e l’unica cosa a cui riesco a pensare è che devo assolutamente imprimere quegli stessi posti, angoli bui, strade malmesse e strani odori nella mia memoria il più possibile, perché sicuramente ne sentirò la mancanza. E infatti, a distanza di meno di due settimane dal mio ritorno, mi ritrovo a pensare ogni giorno a Lusaka. Mi mancano la pazienza e il modo di salutarsi chiedendo sempre “come stai” del popolo zambiano, i bimbi del centro Shalom avviato e sostenuto da L’Africa Chiama e le persone che ci lavorano che ho conosciuto, gli sguardi sorpresi, impauriti o divertiti dei bimbi del compound. Quello che mi ha colpito di più è stato proprio riaccompagnare a casa i bambini disabili della scuola, tre volte a settimana. Grazie al bravissimo autista del centro siamo arrivati nei posti più impensabili, passando per strade, ai miei occhi, impraticabili. In questi tragitti in macchina, il compound assumeva forme, odori e colori diversi dalla zona intorno al centro a cui ero abituata. E così le persone: più ci si allontanava dal centro, meno le persone sembravano essere abituate alla vista di un bianco. “Muzungu!!” (uomo bianco) è stata la parola che più ha accompagnato questa esperienza; l’hanno urlata gli adulti, ma soprattutto l’hanno urlata a squarciagola i bambini, regalandoti sguardi ed emozioni che sono difficili da dimenticare. Oltre a gironzolare per il compound, la mia giornata la passavo principalmente nella sala di fisioterapia e in cucina, aiutando le due cuoche della scuola Shalom con cui le risate non sono mai mancate. Interagire con le persone è stato parte essenziale della mia esperienza e l’inglese e la loro curiosità hanno reso tutto più semplice e interessante. Entrare in relazione con questo popolo non può lasciarti indifferente: la loro semplicità, la gioia delle piccole cose e la creatività dei giochi dei bambini sono solo alcune delle tante cose che porto a casa con me. Lara Leonardi volontario a Lusaka (Zambia), Febbraio 2014

Felpa my heart

Io sono volontario e tu?

Sono nuovissime, coloratissime e bellissime le nuove felpe de L’Africa Chiama “My heart”. Le felpe sono state disegnate da Martina Eusebi, volontaria dell’associazione a cui abbiamo chiesto di ideare una grafica che rappresentasse un pò la nostra associazione... e così è nata My Heart! Un elettrocardiogramma che rappresenta il battito del nostro cuore per l’Africa. Le felpe sono disponibili nelle taglie S, M, L, XL e nei colori giallo, rosso, grigio, nero e blu. La donazione minima richiesta è pari a 20,00 €.

A maggio si terrà la 2° edizione del corso di avvicinamento al mondo del volontariato “Io sono volontario. E tu?” che L’Africa Chiama organizza, insieme alla Ong “CVM Comunità Volontari per il Mondo”, nell’ambito delle attività del COM Coordinamento delle organizzazioni marchigiane di solidarietà. I temi trattati durante il corso sono gli aspetti motivazionali dell’attività di volontariato, i nuovi stili di vita per un mondo sostenibile, il ruolo dell’informazione nei riguardi del sud del mondo. Ci saranno attività pratiche e testimonianze di persone già impegnate nel mondo del volontariato.

Ordina subito la tua felpa My Heart via mail a giovanni@lafricachiama.org o per telefono allo 0721 865159

AFRICA NEWS KENYA chiama Italia In questi ultimi mesi abbiamo realizzato dei corsi rivolti alle giovani donne, sia alle mamme dei bambini con disabilità e sia alle mamme sieropositive seguite attraverso il programma Mamma Bambino. In particolare i corsi sono stati tenuti dall’associazione kenyota CoWA che si occupa di formazione professionale ed affiancamento nell’avvio di microimprese. In una prima fase le donne hanno partecipato a delle lezioni frontali affrontando i temi basilari di microeconomia, business e marketing; in seguito hanno partecipato a dei laboratori di produzioni artigianali (creazione di saponi, tintura di stoffe, ecc) e sono state affiancate nella pianificazione di una piccola impresa. Le donne sono rimaste entusiaste dal corso attraverso il quale hanno acquisito competenze nuove, hanno potuto unirsi ancora di più ed hanno ritrovato una forte fiducia in se stesse. Alessandro Montesi Coordinatore L’Africa Chiama in Kenya

Dal 13 Aprile al 4 Maggio sarà possibile sostenere anche quest’anno la Campagna Lotta alla Fame inviando un sms (valore di 1,00 euro) o chiamando da rete fissa (valore di 2,00 euro) il 45599. Nelle passate edizioni, grazie all’aiuto di tante persone che hanno deciso di inviare uno o più sms o effettuare una chiamata abbiamo potuto raccogliere fondi a favore dei nostri interventi nutrizionali in Kenya, Tanzania e Zambia e garantire cibo ad oltre 6.000 bambini in grave difficoltà. Anche quest’anno quindi l’aiuto di ognuno di voi è importante ed i modi per aiutarci sono tanti: 1. Invia un sms o chiama da rete fissa il 45599 2. Chiedi ai tuoi amici, parenti o colleghi di fare lo stesso 3. Invia una mail ai tuoi contatti informandoli dell’iniziativa 4. Condividi l’iniziativa su Facebook e Twitter 5. Se conosci radio o tv locali contattaci e insieme a te proporremo alle redazioni la diffusione del messaggio

Possiamo fare la differenza... solo insieme a voi!!!

Per informazioni e per il programma, potete contattare volontariato@lafricachiama.org

TANZANIA chiama Italia

ZAMBIA chiama Italia

Sicuramente tutti voi ricorderete l’appello proveniente da noi di Iringa per aiutarci ad acquistare un pulmino, necessario per il trasporto di oltre 20 bambini con disabilità che ogni giorno frequentano il centro Sambamba. Grazie alla generosità di tante persone ed in particolare di una famiglia milanese a fine febbraio io e Mohammed ci siamo recati a Dar Es Salam e finalmente abbiamo potuto acquistare il pulmino. Dopo aver sbrigato le pratiche burocratiche e dopo aver “abbellito” il pulmino con il logo dell’associazione e del centro Sambamba, siamo rientrati a Iringa. Non posso descrivervi i volti dei bambini quando ci hanno visto arrivare al centro con il “loro” nuovo pulmino, quello che garantirà loro di frequentare il centro ogni giorno, che gli permetterà di fare gite tutti insieme e dove tutti insieme potranno cantare e sentirsi ancora più uniti e fortunati! Un grande grazie quindi a tutti: a chi ha partecipato con una piccola quota, a chi ha organizzato eventi di raccolta fondi e a chi ha contributo con quote più grandi. Ogni euro donato è stata una goccia che ha riempito un mare…di sorrisi!

E’partita nel mese di Febbraio una nuova importante attività presso il centro Shalom: un orto scolastico. Dietro la scuola infatti sono stati creati 36 letti (ciascuno di 3mtx1mt) dove verranno coltivati ortaggi e verdure, è stata realizzata una recinzione ed un impianto idraulico. Gli insegnanti della scuola parteciperanno ad un corso su tecniche agricole ed in seguito verranno avviate le attività didattiche rivolte agli alunni. Tutte le classi saranno impegnate ogni settimana nella pulizia dell’orto, semina, irrigazione delle piante e raccolta. Particolare attenzione verrà posta sui bambini disabili iscritti presso la Shalom Community School: la vita all’aperto, a stretto contatto con la natura, il sole, l’aria fresca, oltre a giovare al fisico, incoraggerà l’attività di relazione, svolgendo un’ottima funzione ricreativa ed educativa, contribuendo a risvegliare interessi e senso di responsabilità.

Stefania Lagonigro Coordinatrice L’Africa Chiama in Tanzania

Michela Campagnoli Coordinatrice Area Educativa L’Africa Chiama in Zambia

Laura Minciarelli volontaria a Nairobi (Kenya), Novembre 2013

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Notiziario marzo 2014  
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