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La

nr.11 - novembre 2010 - anno XXII

Euro 1,00

Un viaggio nella memoria

Elezioni Comunità di Valle: vincitori e vinti

pag. 20

Mondo Giovani di Levico nei luoghi della guerra balcanica e dell’emigrazione valsuganotta di fine ‘800 servizio a pag.

5

Speciale Valle Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano: quattro paesi, una sola storia

pag. 40

Musica Mauro Borgogno, nel segno del rock

pag. 55


PRIMO PIANO. Daniel Oss, ciclista professionista di Pergine, si racconta

Un protagonista in sella

Editoriale

Daniel Oss, 23 anni di Pergine, da promessa sta diventando sempre più certezza nel ciclismo professionistico. Il 2010 lo ha visto protagonista nelle grandi classiche del Nord, nel Tour de France, vincendo il Giro del Veneto, convocato da Paolo Bettini nella nazionale per il mondiale in Australia. Daniel ci racconta la sua vita, i suoi sogni, l’amore per la Valsugana e le montagne. “In pianura – ammette – mi perdo!”.

Il titolo non tragga in inganno. In realtà, calendario alla mano e cime imbiancate all’orizzonte, siamo in pieno autunno. Ma per “La Finestra” è davvero primavera. Con questo numero, infatti, la nostra testata – la prima vera e propria free press del Trentino, essendo nata nel lontano 1989 – si appresta a compiere una svolta epocale per diventare, dal 2011, il giornale gratuito più letto e diffuso nei comuni dell’Alta e Bassa Valsugana, del Tesino, del Pinetano, della Valle dei Mòcheni, nonché degli Altipiani di Lavarone e Luserna. Accogliendo anche i suggerimenti di molti lettori, ora il formato è più pratico da sfogliare, con una veste grafica chiara e moderna, pur mantenendo invariati i contenuti che, anzi, verranno ampliati con nuove rubriche, più notizie, maggiori approfondimenti e le immancabili cronache dai vari paesi coperti dalla nostra distribuzione che, ormai, raggiunge un bacino d’utenza di oltre 80 mila persone. E proprio in questo consiste la vera grande novità. Da gennaio, infatti, La Finestra vedrà più che quadruplicato il numero di copie stampate e distribuite sul nostro territorio, con la piacevole sorpresa, per chi abita nei centri più popolosi (Pergine, Borgo, Levico), di vedersi recapitare una copia omaggio del giornale direttamente nella propria cassetta delle lettere. Tutto ciò per essere sempre più l’organo d’informazione nel quale la Valsugana e le valli laterali si rispecchiano. Ecco dunque spiegato il motivo per cui, nonostante l’inclemenza del tempo atmosferico, ci sentiamo già proiettati in una nuova “solare” stagione. Ed è proprio lì che vi diamo appuntamento per continuare assieme questa straordinaria avventura editoriale. Buona lettura!

ra per la Liquigas?

Sì, mi trovo benissimo ed è importante stare accanto a ciclisti più esperti come Basso, Nibali o Bennati.

Daniel Oss

Daniel, parliamo del 2010...

Un anno che mi ha fatto crescere mentalmente e fisicamente. Ho disputato le grandi classiche del Nord, quinto posto nella GandWevelgem , tra i primi nel Giro delle Fiandre, la Sanremo, il Tour de France. E poi l’importante vittoria al giro del Veneto. Da lì è arrivata la convocazione ai mondiali. Nel 2011 correrai anco-

imparato molto da Dario Broccardo, il maestro che ho sentito più vicino. I tuoi ciclisti preferiti?

Mi è sempre piaciuto Hushovd, ora campione del mondo o anche Cancellara e Cipollini, sono esempi da seguire. Ti piace la musica?

Come prepari la nuova stagione?

Sì, rock indipendente e gruppi storici (Deep Purple e AC/DC).

Palestra, mountain bike, sci da fondo e bici. A febbraio si riparte con il giro del Qatar.

Cosa rappresenta Pergine?

Come ricordi i tuoi esordi?

Com’è il livello del ciclismo trentino?

Bellissimi. Ho incontrato tanti ragazzi che mi hanno fatto crescere, nell’Aurora, in Toscana, a Castelfranco.

Come allievi o esordienti va bene, poi però gli investimenti vengono a mancare, e se vuoi emergere devi andare fuori.

Cosa ti toglie la carriera ciclistica?

Un sogno?

Niente, sono un ragazzo normale. Ho studiato, esco la sera, vivo serenamente, anche se con qualche bel sacrificio.

Il posto dove torno per riposare e ritrovare gli affetti. Mi sento strano senza le montagne, mi perdo nella pianura.

Vincere la Milano-Sanremo, le Fiandre o la Roubaix. Il doping?

Hai entusiasmo, sei tranquillo e positivo...

Credo che la maggior parte dei corridori sia pulita, ma chi sbaglia deve pagare. Però senza generalizzare.

È il mio carattere. E poi ho

Giuseppe Facchini

Per La Finestra è già primavera

Johnny Gadler


STORIA DI COPERTINA 5

i partecipanti al viaggio della memoria durante un incontro con i giovani di Prijedor

L’associazione Mondo Giovani racconta la sua esperienza in Bosnia-Erzegovina

Il nostro viaggio della memoria L’associazione “Mondo Giovani” di Levico Terme, col supporto del tavolo delle politiche giovanili della Zona Laghi Valsugana e con la collaborazione dell’associazione “Viaggiare i Balcani”, ha recentemente effettuato un Viaggio della Memoria, visitando i luoghi sim-

bolo della guerra jugoslava degli anni ‘90, nonché ripercorrendo le orme degli emigranti trentini in Bosnia-Erzegovina alla fine dell’800. Massimiliano Osler, presidente dell’associazione “Mondo Giovani”, ci racconta i dettagli di questa straordinaria esperienza.

Massimiliano Osler, come vi è venuta l’idea di questo Viaggio della Memoria in Bosnia-Erzegovina? “I Balcani sono una regione ancora poco conosciuta, eppure così vicina al nostro territorio, che presenta argomenti storici poco affrontati sui banchi di scuola, come il conflitto degli anni ‘90 e l’emigrazione dei trentini, soprattutto valsuganotti, in BosniaErzegovina alla fine dell’800. Da qui è nato il nostro Viaggio della Memoria, un progetto finanziato dal Piano Giovani di Zona Laghi Valsugana che si è svolto in due fasi: la prima in aula a Levico Terme con serate culturali riguardanti la regione balcanica, nonché una mostra fotografica sulla guerra nell’ex Jugoslavia; la seconda nel viaggio vero e proprio, svoltosi dal 13 al 19

Che impressione ne hai avuto? “A primo impatto la città mostra tutta la sua povertà: il commercio e le attività economiche principali sono infatti l’agricoltura e la pastorizia. Gli abitanti sfrecciano

Massimiliano Osler

settembre, a cui hanno partecipato una ventina di giovani”. Quale è stata la prima tappa del vostro viaggio? “La prima tappa è stata Prijedor, 100 mila abitanti nella repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina”.

Rovine a Mostar

con le loro automobili vecchie di almeno trent’anni, mentre tutt’intorno alcuni contadini lavorano nel proprio campo. Poi dal minareto della città si diffonde il richiamo del muezzin per le orazioni dei fedeli musulmani”.


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STORIA DI COPERTINA

Dove avete alloggiato? “Divisi in gruppi, ci siamo sistemati presso le famiglie aderenti al progetto di Turismo Responsabile. Io ero ospite di Jelenka, una maestra elementare, che mi ha fatto apprezzare il caffè turco (bozanska cafa) bevuto molto lentamente, con ancora i fondi presenti nella tazzina, e sorseggiato tenendo la zolletta di zucchero stretta tra i denti”. A Prijedor avete incontrato Mario Dosen, presidente dell’associazione giovanile “Cuore pulito” che si occupa di problemi giovanili e sociali nella città... “Esatto. I responsabili dell’ADL ci hanno presentato i progetti legati ai giovani di Prijedor. Il gruppo è composto da circa una cinquantina di volontari con passioni che variano dallo sport alla musica, dal canto al teatro e comprende giovani dai 16 ai 25 anni. Ma qui portare avanti un gruppo non è per niente facile”.

Le croci bianche del cimitero di Srebrenica

Cosa vi ha raccontato il Generale sul conflitto balcanico? “Il Generale Divjak ci ha detto che ci sono tre etnie coinvolte e quindi tre relativi responsabili per quello che è successo. A suo avviso il più grande sbaglio è stato quello di non considerare le minoranze come parte integrante del popolo bosniaco, un dovere che ogni maggioranza dovrebbe rispettare. Poi Divjak ci ha accompagnati presso una casa nel cui giardino venne scavata la bocca di un tunnel che durante il con-

rilascia un visto (che si paga molto caro) per andare in un paese estero. Questo per paura che le persone non facciano più ritorno. Qui, d’altronde, lo stipendio medio è di appena 200 euro al mese, mentre la pensione media varia dai 40 ai 120 euro. Non stupisce, pertanto, che ben il 10 per cento dei residenti in Bosnia abbiano difficoltà alimentari. A tale proposito “Cuore pulito” culla un sogno: realizzare una men-

Edificio a Mostar

La biblioteca di Sarajevo

Per quale motivo? “Perché i giovani abbandonano prematuramente la scuola e circa l’80 per cento di loro pensa che l’istruzione scolastica non sia utile per il proprio futuro. A complicare le cose vi è inoltre il rapporto pressoché inesistente tra scuole e associazioni, senza contare il fatto che la Bosnia difficilmente

sa per i più poveri e meno abbienti”. Mondo Giovani e Cuore Pulito ora sono gemellati? “Sì, alla fine dell’incontro ci siamo scambiati i gagliardetti e, soprattutto, la promessa di continuare insieme un percorso di amicizia e fratellanza in vari progetti”.

La vostra seconda tappa è stata Sarajevo, nel cuore della Bosnia-Erzegovina... “A Sarajevo abbiamo incontrato il generale Divjak che durante il conflitto balcanico degli anni ‘90 fondò Gariwo, un’associazione non governativa – finanziata con la vendita di calendari, aste benefiche e concerti – la quale si è occupata di circa tremila bambini tra orfani e rom. Il loro scopo è di formare prima di tutto delle persone cittadine del mondo, in grado di comprendere ciò che è accaduto attorno a loro. Il motto di questa ONG è “Education builds Bih” “l’educazione costruisce la Bosnia-Erzegovina”, proponendo piani di studio e di formazione per questi ragazzi”.

flitto collegava le “due Sarajevo” dei bosniaci e dei serbi. Insomma, Sarajevo è una città dove s’intrecciano varie culture etniche e religiose che convivono l’una con l’altra. Non a caso è definita “la piccola Gerusalemme dei Balcani””. Un altro luogo simbolo della Guerra in Bosnia è la città di Mostar, la vostra terza tappa... “Sì, purtroppo Mostar è famosa per la distruzione del suo magnifico ponte che un tempo collegava le due parti della città divise dal fiume. La ricostruzione post bellica è iniziata in primis con la realizzazione di chiese e moschee, e in via secondaria con le industrie. La città oggi vive prin-


STORIA DI COPERTINA 7 zione: la diversità tra le due tradizioni cristiane e musulmane veniva vista come un momento di crescita, di coesione culturale da ammirare. Il dopoguerra ha stravolto la città: molti palazzi sono ancora crivellati, mentre a livello sociale vi è una forte confusione. Basti pensare che al liceo si studiano i fatti con due prospettive diverse: la visio-

Un edificio distrutto a Mostar

cipalmente di turismo, tanto che le vie cittadine sono piene di negozi di souvenir. È un modo di ricominciare a vivere anche questo, dimenticando gli orrori del passato. Anche se i segni del conflitto sono rimasti, sia negli edifici sia nell’animo della gente”. In che senso? “Mostar prima del conflitto viveva una piena integra-

Il ponte di Mostar

ne musulmana e quella cristiana”. Dopo Mostar ecco Srebrenica, tristemente nota per il massacro in cui morirono circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci... “Per l’esattezza furono 8372. Nel luglio del 1995, dopo due mesi di assedio alla città, le truppe dell’esercito naziona-

le serbo di Bosnia guidato dal generale Mladic invasero e conquistarono la piccola cittadina del sud-est della Bosnia. Il contingente ONU era poco organizzato per far fronte al numero di militari serbi e questo fu uno dei principali motivi del successo serbo e del genocidio che ne seguì. Le sensazioni nell’enorme memoriale di Potocari non sono poi molto diverse da quelle vissute ad Auschwitz. La zona di Srebrenica in un colpo solo passò da 37mila a 8mila abitanti. La popolazione musulmana per la politica di pulizia etnica fu interamente cancellata da quella serba. Oggi a Srebrenica la composizione demografica è semplice: fino ai 30 anni mista, poi solo donne. Anche i giovani qui faticano a immaginare un futuro migliore. Un paese con 3 presidenti nel quale non si decide nulla e dal quale è molto difficile uscire. E pensare che Srebrenica, città di


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STORIA DI COPERTINA

miniere e acque termali, fino al 1914 era con noi nell’Impero Austroungarico”. A Srebrenica avete incontrato Milly Sherifovic, 23enne membro di Tuslanska Amica. Di che cosa si tratta? “Tuslanska Amica è un’organizzazione non governativa che riceve aiuti da associazioni emiliane, liguri e lombarde. Dal 1996 è formata come associazione e dal 2004 ha il permesso di operare in tutta la Bosnia. Milly ci ha spiegato che il gruppo riesce ad arrivare dove lo stato non arriva. Si dà assistenza scolastica ai bambini e attraverso i donatori si riesce a versare 45 marchi convertibili (circa 23 euro) a 840 ragazzi al mese. Anche Milly era in orfanotrofio assieme ad altri 400 bimbi. Superata la maggiore età ha avuto la possibilità di vivere in piena autonomia. Ora dà lezioni di matematica ai

Nel cimitero di Stivor tante tombe con cognomi valsuganotti

Quale è l’immagine più toccante che portate da Stivor? “Il circolo trentino di Stivor, all’interno del piccolo teatro del paesino, con alle pareti tante fotografie che ritraggono politici trentini nonché momenti conviviali di feste degli ultimi anni, e soprattutto lo splendido affresco nell’abside della chiesa di Stivor, raffigurante gli emigranti trentini che tanti anni fa lasciarono i comuni della Bassa Valsugana con i carri e i pochi averi (alla sinistra) e partirono alla volta della Bosnia in cerca di speranze e fortuna (nella parte destra),

giovani e segue con passione il ciclismo. Tuzlanska amica collabora anche con la fondazione Alexander Langer di Bolzano e da poco è partito il progetto Pappagallo, un internet point per i ragazzi della città, mentre l’anno prossimo sorgerà un nuovo campo

Affresco nella chiesa di San Giovanni a Stivor

sportivo. Una forma di riscatto verso tutti quei bambini che nel 1995 morirono sotto i bombardamenti”. Il vostro viaggio si è concluso a Stivor, paese di emigrati valsuganotti... “Sì, Stivor – paesino di circa 350 anime, frazione del comune di Prnjavor – per tutti noi rappresentava una meta molto attesa. È stata una sensazione bellissima poter parlare tranquillamente con la gente del posto in dialetto trentino. Ad accoglierci c’era Luigi “Gigio” Andreata, anche lui con antenati emigranti dalle nostre terre, precisamente da Ospedaletto. A Stivor Gigio gestisce con la famiglia un pub birreria chiamato “Trentino””.

mentre in mezzo campeggia il Cristo. Molto toccante è stata anche la visita al cimitero, perché sulle lapidi si leggono cognomi a noi molto familiari: Andreata, Agostini, Sigismondi, Montibeller, Eccher”. L’identità valsuganotta è ancora ben presente nella comunità di Stivor? “No, Gigio ci ha spiegato che purtroppo il paese si sta lentamente svuotando di “trentini” ormai anziani, mentre i giovani non credono più di tanto al legame con la nostra regione: si sentono serbi. Ne è un esempio la stessa birreria ‘Trentino’, dove a fianco della bandiera italiana campeggia quella serba”. Johnny Gadler


Essere belle non è peccato

ALTA VALSUGANA

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Mod’Art…in una incantevole costruzione del centro storico di Borgo Valsugana, in Via XX settembre 77, trovi un ambiente elegante, rilassante. Sicuramente esclusivo per valorizzare la tua persona e per il benessere dei tuoi capelli. Presentare Annarosa Pasa ed il “suo” Mod’Art è un compito estremamente facile. E lo è non tanto per l’indiscussa capacità professionale che nel tempo Annarosa ha saputo potenziare e migliorare, ma anche per ciò che riesce ad esprimere nel suo lavoro. E sono i dati, i numeri e le sue tantissime immagini nel giornali e in internet che certificano queste afferma-

Cosa può dirci delle nuove tendenza moda capelli? “Più che di tendenze e di moda io parlerei di adattamento alla moda ovvero di quella combinazione che unisce ed accomuna, da una parte la donna e dall’altra il suo parrucchiere. Un insieme che deve avere come prioritario obiettivo far sì che la bellezza e la femminilità regnino sovrani.

fessione e ancora oggi la amo come agli inizi. Mi piace perché continuamente è foriera di vere soddisfazioni, in Italia e all’Estero, ma soprattutto nel mio salone. E questo grazie anche alle preparate collaboratrici, sempre attente e pronte ad esaudire le esigenze e le richieste delle nostre clienti. Mi permetta quindi di ringraziare Lucia, Silvana e Vicky e di elogiarle pubblicamente.”

zioni. Da 20 anni è stilista del Gandini Team conosciuto come la più importante firma storica dell’ Hairstyle “italiano nel mondo”. E da 20 anni Annarosa porta e presenta la moda italiana in giro per il mondo. Da Milano alla Cina, dalla Thailandia a Praga. E poi ancora, Parigi, Corea, Argentina, Montecarlo, Kiev ed altre numerose capitali. E non dimentichiamo che Annarosa è stata invitata a lavorare in ben 5 “Alternative Hair Show”, il prestigiosissimo appuntamento moda “Advanguarde” a Londra dove tutto l’incasso viene sempre devoluto in beneficenza per la lotta contro la leucemia. Ed infine, come ciliegina sulla torta, prova della vera competenza, occorre sottolineare che “la nostra” è stata per 10 anni la parrucchiera ufficiale del concorso di “Miss Italia”.

In passato tutto ciò che era etichettato “Hairstyle” veniva concretizzato seguendo le tendenze moda. Oggi invece la differenza e la professionalità si distingue nel realizzare tagli, colori ed acconciature “sartoriali” ovvero studiate e create su misura per ogni cliente. In questo periodo al Salone Mod’Art proponiamo tagli scalati, in movimento e con morbidezza nella forma e valorizzati da colorazioni molto naturali (... e preferibilmente senza ammoniaca) e tra circa un mese proporremo l’anteprima delle tendenze moda capelli per la prossima primavera/estate, visto che in questi giorni siamo proprio a Milano per realizzare il look per i nuovi servizi fotografici.

Per chiudere quali sono i suoi prossimi impegni? Per la cronaca, ieri ero a Torino per una sfilata di pellicce con Nina Senicar e nel contempo sto lavorando nel backstage di Milano Moda. Nei prossimi giorni sarò a Napoli, Catania, Metz e i primi di novembre volerò a Parigi per i campionati del mondo. (P.R.)

Annarosa, quale è il segreto per soddisfare la sua clientela? Non ho segreti: amo il mio lavoro! È da più di 20 anni che esercito questa pro-

Annarosa in compagnia di Nina Senicar


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PERGINE VALSUGANA


STORIA DI COPERTINA 11 Viaggio della memoria: alle origini del grande fenomeno migratorio

Storie dell’emigrazione valsuganotta Per tutti era “la Merica”. Il sogno di un futuro migliore per sfuggire a un presente fatto di stenti e senza prospettive. Qualcuno di loro fece davvero fortuna, molti ritrovarono la stessa miseria che avevano lasciato al proprio paese, altri ancora non giunsero

Il processo dell’emigrazione trentina, e valsuganotta in particolare, difficilmente si può racchiudere in una storia univoca. Meglio parlare, pertanto, di “storie della emigrazione trentina”, proprio come recita il titolo di un bel libro di Renzo Maria Grosselli, pubblicato nel 2000. Argentina, Australia, Belgio, Bolivia, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Danimarca, Ecuador, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Romania, Stati Uniti, Sudafrica, Svizzera, Uruguay, Venezuela: questi sono i Paesi del mondo che, ancora oggi, ospitano circoli di trentini, discendenti in linea più o meno diretta con quanti tra il 1850 e il 1975 furono costretti, per una serie di ragioni, ad abbandonare la terra natia inseguendo un sogno, talvolta un miraggio, all’estero. È quasi impossibile stabilire quanti furono – c’è chi parla di 35-45mila partenti all’anno – ma di certo rappresentarono un fenomeno assai significativo, tanto che per don Lorenzo Guetti tra il 1870 e il 1888 dai decanati di Civezzano, Pergine, Levico, Borgo e Strigno emigrarono, solo verso le Americhe, 6.419 persone.

gana si aprì un periodo di forte crisi. Le malattie del gelso prima, della vite e della patata poi, misero in ginocchio un’economia già di per sé improntata alla sussistenza. E, come se tutto ciò non fosse bastato, iniziò – è proprio il caso di dirlo – a piovere sul bagnato. Tutto accadde nell’autunno del 1882, quando la Valsugana – assieme all’intero Trentino – fu investita da un’alluvione senza precedenti, la quale cagionò un tale dissesto dei terreni che per anni rimasero improduttivi.

Le ragioni di un “esodo”

I “pro” e i “contro” del clero

Quali furono le cause di un simile esodo che non teneva conto, oltretutto, dei tanti emigranti stagionali che già da alcuni secoli partivano, ad esempio, dal Tesino alla volta di piazze sempre più lontane? La risposta va cercata, ovviamente, in ragioni socio-economiche. Nella seconda metà dell’800, difatti, per la Valsu-

Il fenomeno dell’emigrazione trentina fu avversato per molti decenni sia dalle classi dirigenti – che temevano, venendo meno tutta quella manodopera, un aumento del costo del lavoro – sia dalle alte sfere clericali. Di segno diametralmente opposto, invece, era la posizione dei parroci di campagna,

mai a destinazione perché raggirati o, peggio ancora, perché perirono di malattia o per mano di indigeni assai meno ospitali rispetto a quanto davano a intendere i depliant distribuiti dai sensali nelle osterie della Valsugana e dell’intero Trentino.

Il gruppo di minatori originari di Sant’Orsola in Belgio negli anni ’50: da sinistra Mario Moser, Remo Moar, un collega originario della Valsugana, Beniamino Pallaoro, Primo Bertoldi, Marino Bertoldi

i quali nel processo in atto intravedevano la possibilità di un riequilibrio sociale. Difatti Don Lorenzo Guetti, uno dei maggiori studiosi del fenomeno migratorio, nel 1884 scriveva: “Tutto il male

non vien per nuocere dice il proverbio e dato, ma non concesso, che quest’emigrazione sia un male a cagione della scarsezza di operai per i bisogni interni, questa stessa scarsezza gioverà, si spera, a tener in maggior conto i poveri servi della gleba che restano, e avvicinare con ciò due stati sociali troppo ora disgiunti”. I curati di campagna non solo furono favorevoli all’emigrazione, ma in alcuni casi ne divennero addirittura protagonisti, come Domenico Martinelli di Centa che nel 1874 partì per il Brasile, seguito nel 1875 da Bartolomeo Tiecher di Caldonazzo, da Padre Arcangelo Ganarini di Torcegno nel 1877, fino a padre Sebastiano Martinelli, originario non si sa bene se di Castelnuovo o di Grigno, che nel 1901 ricevette la berretta cardinalizia negli Stati Uniti, precisamente a Midlands. Johnny Gadler


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STORIA DI COPERTINA

Viaggio della memoria: nel 1874 un gruppo di valsuganotti salpò da Genova

Brasile, prima meta dei valsuganotti Dopo la metà dell’800 il Brasile, grande quasi 29 volte l’Italia, era popolato solo da 10 milioni di abitanti. Pertanto il governo incoraggiò l’immigrazione di contadini europei, da utilizzare al posto degli schiavi nelle fazendas dove si coltivava il caffè, oppure nelle opere di disboscamento della foresta tropicale. Uno dei primi trentini ad arrivare in Brasile fu, nel 1851, Pietro Tabacchi, il quale acquistò una grande estensione di terreno a Espirito Santo, comprendendo subito come l’emigrazione fosse il business del secolo.

In Brasile accanto al trentino Pietro Tabacchi operò anche il valsuganotto Pietro Casagrande che nel 1873 reclutò 388 persone perlopiù della Valsugana: Borgo, Castelnuovo, Levico, Novaledo, Roncegno, Tenna e Telve. Il gruppo – accompagnato dallo stesso Casagrande e consorte, nonché dal medico di Borgo Pio Limana e da Domenico Martinelli, sacerdote di Centa – partì da Genova il 3 gennaio 1874 a bordo del bastimento a vela Sofia. Nel corso del viaggio, che durò 45 giorni, alcuni di loro morirono. Gli altri, sbarcati a Vitoria il 17 febbraio, diedero vita alla colonia di Nova Trento, ma ben presto sorsero dei contrasti con il Tabacchi il quale, contrariamente a quanto pattuito, aveva sistemato i coloni trentini assai lontani dai terreni che avrebbero dovuto coltivare. Parecchi, attratti anche dalle migliori condizioni offerte dal governo brasiliano, se ne andarono e così Nova Trento si svuotò. Toponimi trentini

Ben diversa fu, invece, la storia della colonia di Nova Tren-

to fondata attorno al 1875 nella provincia di Santa Catarina, nel sud del Brasile. Anche in questo caso i coloni erano principalmente valsuganotti, provenienti da Grigno, Roncegno, Borgo Valsugana, Novaledo, Pergine, Villa Agnedo, Levico, Caldonazzo, Ospedaletto, Samone, Vigolo Vattaro, Besenello, Centa S Nicolò, Vattaro. Non stupisce, pertanto, di trovare per quelle aree del Paese toponimi che rimandavano alla terra d’origine, come “Tyrol, Valsugana”, “Vigolo” e “Besenello” a Nova Trento, o “Samonati”, “Matarei” e “Zentenari” a Rio dos Cedros, “Nova Levico” nel sud del Paese, per non parlare delle località “Valsugana Vecchia” e “Valsugana Nuova” a Santa Teresa. Le lusinghe dei sensali

I coloni trentini partivano alla volta del Brasile lusingati dalle tante promesse dei sensali che garantivano vitto e alloggio gratuiti per alcuni mesi, l’esenzione dal servizio militare e dal pagamento delle tasse, nonché – soprattutto –

la possibilità di riscattare la terra lavorata a prezzi davvero modici, trasformando così quella mas- Emigranti trentini sa di misera gente in piccoli proprietari bilirono a San Paolo per lavoterrieri. rare nelle piantagioni di caffè, La realtà, tuttavia, non appa- poco più del 10 per cento riuriva tanto rosea nemmeno in scì a coronare il sogno di traquelle terre. Gli imbrogli era- sformarsi in un proprietario no tutt’altro che rari, senza terriero. contare l’ostilità della gen- La fortuna, dunque, arrise solo te autoctona – il 14 ottobre a pochi, come a Giovanni Bet1876, ad esempio, nella colo- tega di Imer che, emigrato in nia Blumenau alcuni indigeni Paranà, diventò uno dei maguccisero le due figlie di Ada- giori esportatori di legname mo Paternolli originario di Vil- del Brasile. Giuseppe Prada di la Agnedo – o le insidie deri- Canzolino di Pergine, invece, vanti dalle epidemie, nonché avviò importanti imprese comdai serpenti velenosi che infe- merciali, mentre Antonio Furstavano le foreste. Pertanto il lan di Roncegno fu un grande sogno di molti fu irrimediabil- proprietario terriero e Felice mente infranto o, nella miglio- Bertoldi di Lavarone legò il re delle ipotesi, riposto in un proprio nome alla rete ferrocassetto in attesa di tempi mi- viaria. L’ultima grande ondata gliori, che di fatto non giunse- di valsuganotti che partì per il ro mai, almeno per quella pri- Brasile si registrò fra il 1910 e ma generazione di emigranti. il 1911, quando nello stato di Infatti, dei circa 8 mila trentini Minas Gerais giunsero circa J.G. che fra il 1875 e il 1914 si sta- mille trentini


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STORIA DI COPERTINA

Viaggio della memoria: valsuganotti in Argentina, Uruguay, Guatemala, Messico, Cile, Perù

Il grande fascino della pampa Per anni la meta preferita dagli emigranti trentini fu il Brasile. Anche il governo argentino tra il 1870 e il 1880 avviò un processo di colonizzazione, ma questo Paese, pur disponendo di terre forse migliori rispetto a quelle brasiliane, per una serie di ragioni inizial-

mente risultò meno appetibile. Si stima, tuttavia, che già prima della fine dell’800 l’Argentina fosse stata scelta da circa 5-8 mila trentini, di cui molti valsuganotti, specialmente di Borgo e Torcegno, che popolarono le colonie Resistencia, Libertad e Sampacho.

Dopo l’emigrazione di fine ‘800, una seconda grande ondata migratoria verso l’Argentina si registrò fra il 1921 e il 1939. Partirono soprattutto da Roncegno e da Marter, i valsuganotti che nel 1924 contribuirono a creare, nella valle superiore del Rio Negro, la Colonia Regina, oggi conosciuta come Villa Regina, centro dedito alla coltivazione di frutta, specialmente mele e pere. In Argentina, tuttavia, non andarono soltanto agricoltori, ma anche piccoli imprenditori, artigiani e operai, in particolar modo quelli impegnati nei lavori ferroviari, i cosiddetti aisimpòneri, ricordati anche in uno

so l’Uruguay dove, comunque, non mancarono i valsuganotti, in particolare nella Colonia Sacramento. Sul finire del XIX secolo coloni trentini giunsero anche in Guatemala e ad Haiti (provenienti soprattutto da Civezzano e da Fornace), non però per libera scelta, bensì con l’inganno dei sensali che avevano promesso

dei tanti canti popolari valsuganotti (sempre alegri e mai passion, sin che dura l’aisimpòn). Così sparse sul territorio argentino si potevano trovare famiglie originarie di Pergine, Ischia, Novaledo, Scurelle, Samone e Strigno, mentre molti emigranti di Levico si stanziarono nel Chaco. L’Argentina continuò ad attrarre emigranti trentini anche nel secondo dopoguerra, soprattutto fra il 1949 e il 1955, anni di cui però, purtroppo, mancano precisi dati statistici. L’altro sud America

Di ben più modesta portata fu, invece, il flusso migratorio ver-

Un gruppo di aisimpòneri, gli operai delle ferrovie

loro di portarli in Brasile e in Argentina. Del tutto consenzienti, invece, furono i circa mille trentini che negli ultimi decenni dell’800 partirono alla volta del Messico dove, però, la realtà apparve subito diversa da quella sperata e alla fine ben pochi rimasero. Alcuni decenni dopo, il 17 maggio 1924, 154 contadini trentini, fra i quali molti valsuganotti, salparono nuovamente verso il Messico, ma anche in questo caso senza incontrare grande fortuna. Seppur in misura assai minore, in Sud America l’emigrazione trentina toccò anche il Venezuela, il Cile, la Colombia J.G. e il Perù.


STORIA DI COPERTINA 15 Viaggio della memoria: destinazione Europa, Usa, Oceania, Africa e Asia

I Valsuganotti nei cinque continenti Se nella seconda metà dell’800 i valsuganotti emigrarono soprattutto verso il Sud America, all’inizio del ‘900 si aprì un nuovo fronte migratorio verso Austria, Germania, Francia, Belgio, Svizzera... Nel 1907 dal distretto di Borgo partirono alla

Nei primi decenni del XX secolo presso i lanifici bavaresi erano attestati operai e operaie di Caldonazzo, di Centa e di Tezze. Nel 1900 un’indagine condotta a Kennelbach rilevò come il 50 per cento degli emigrati trentini provenisse dalla Valsugana e dal Tesino. Ma anche nei centri di Hohenems, Dornbirn, Lustenau, Feldkirch, Bregenz, Bludenz e Hard (tutte località del Vorarlberg) vi era una folta rappresentanza di valsuganotti. Ad Hard, ad esempio, un quartiere era stato ribattezzato “Il Borgo”. Fra il 1922 e il 1933 molti val-

volta dell’Austria 1.247 persone e nel 1911 furono quasi il doppio: 2.358. Si trattava di minatori, di operai per la costruzione di ferrovie (aisempòneri), ma anche di operai tessili attratti dalle industrie del Baden, del Wuttemberg e della Baviera.

suganotti emigrarono verso i bacini minerari francesi, ma anche a Parigi. Pure le miniere del Belgio furono una meta ambita per chi partiva da Baselga di Piné, Pergine, Novaledo, Levico, Strigno, Borgo, Telve, Ospedaletto. Gli Stati Uniti

Negli Stati Uniti d’America la presenza di valsuganotti è già attestata verso la metà dell’800. Nel 1857, ad esempio, a Sant’Andres (California) vi era un prete di Tenna e nel 1874 a New Richmond (Ohio) morì Cristoforo Facchinelli di Civezzano.

Fra il 1870 e il 1888 furono circa 4 mila i trentini che emigrarono negli Stati Uniti. Molti erano valsugantotti, attratti dalle miniere, anche se verso la fine del secolo ne troviamo alcuni, ad esempio a Rock Springs (Wyoming), che hanno aperto delle attività commerciali, e altri, provenienti da Vigolo Vattaro, che lavorano nei mobilifici del Vermont. Tuttavia il flusso migratorio dei valsuganotti verso gli Stati Uniti non fu così forte come quello documentato per il Sud America. Nel 1907, ad esempio, delle 1.791 persone che partirono dal distretto di Bor-

Emigranti trentini

go, soltanto 149 andarono nel Nord America. Altre mete frequenti erano il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Asia e l’Africa, in particolar modo la Libia, la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia e la Tunisia, dove nel 1921, a Carmaux, è attestata la presenza di dieci compagnie di minatori provenienti da Piné, Borgo J.G. Valsugana e Cles.


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STORIA DI COPERTINA

Viaggio della memoria: verso la Bosnia-Erzegovina e la nascita di Stivor

L’alluvione che alimentò l’esodo Nel 1877 la Bosnia e l’Erzegovina finirono sotto l’amministrazione austriaca. All’epoca questi territori apparivano suddivisi in grandissimi appezzamenti, i cui proprietari erano di religione musulmana. Fu allo scopo di aumentare la presenza cattolica e la pic-

Fu solo nel giugno del 1882 che il governo imperiale presentò il progetto di colonizzazione della Bosnia e dell’Erzegovina, promettendo ai coloni l’esenzione dalle tasse per 10 anni, una fornitura di legname per costruirsi la casa e dei terreni da coltivare. Condizioni simili, anche se forse leggermente peggiori, a quelle offerte da terre più lontane come il Brasile o l’Argentina. Ma a renderle molto allettanti fu, come spesso capita, un tragico disegno del destino. Nell’autunno del 1882 sul Trentino, che già vedeva la propria economia in ginocchio, si abbatté anche un’alluvione senza precedenti che provocò danni ingentissimi soprattutto in Valsugana. In un quadro catastrofico, con l’emigrazione verso il Sud America che attraversava una fase di stanca, la Bosnia rappresentò quindi una provvidenziale e comoda via d’uscita. Così già nei primi mesi del 1883 alcune famiglie della Valsugana si misero in viaggio verso quella regione Nel mese di maggio tre capifamiglia di Aldeno e della Valsugana esplorarono la Bosnia e l’Erzegovina, individuando delle terre forse non fra le migliori, ma

cola proprietà che il governo di Vienna avviò la colonizzazione delle terre demaniali di queste due regioni. In Bosnia la presenza di emigrati trentini è attestata già nel 1878, ma si trattava soprattutto di operai, molti dei quali impiegati nei lavori ferroviari.

spirito nazionalista, prospettò alla popolazione di Stivor la possibilità di partire per l’Abissinia. Nessuno però accettò; anzi, qualcuno diede addirittura fuoco all’ufficio dei passaporti. Durante la seconda guerra mondiale gli abitanti di Stivor attraversarono momenti drammatici, ma poi con la fine delle ostilità, nella Jugoslavia di Tito la situazione ritornò alla J.G. normalità. Circolo trentino di Stivor

subito disponibili per essere messe a coltura. Così tra il settembre e l’ottobre del 1883 una sessantina di famiglie trentine raggiunse la Serbia e una quarantina si diresse verso l’Erzegovina. In Bosnia, nella zona di Tuzla, i contadini tirolesi erano circa 1.500, di cui molti provenienti da Roncegno, Ospedaletto, Scurelle e Borgo Valsugana. Il villaggio di Stivor

In Bosnia le famiglie della Valsugana verso il 1890 si concentrarono soprattutto nei pressi di Prniavor, in un villaggio chiamato Stivor che ospitava alcuni coloni valsuganotti fin dal 1883. Gli inizi non furono

facili anche perché, a differenza di altre colonie, qui l’economia era unicamente incentrata su un’agricoltura di sussistenza. Tuttavia col tempo la comunità raggiunse una certa stabilità che coincise anche con una relativa tranquillità economica. Si trattava, però, di un equilibrio fragile, tanto che dopo la Grande Guerra, con la sconfitta dell’Austria e la nascita della Jugoslavia, la gente autoctona vedeva i coloni trentini come degli usurpatori, cosicché contro di loro iniziarono atti vessatori, quali la negazione del diritto di voto o della raccolta di legna. Negli anni ‘30 il governo fascista, in linea col suo crescente

Bibliografia essenziale R.M. Grosselli, “Storie della emigrazione trentina”, L’Adige, 2000. M. Sartorelli, “I confini dell’Impero. L’emigrazione trentina in Bosnia 18781912”, 1995. “Storia del Trentino: l’età contemporanea 18031918”, Il Mulino, 2003 “La Valsugana, giornale d’istruzione popolare, agricoltura, economia e commercio”, n. 6 e 9, 1877. O. Brentari, “Guida del Trentino”, 1891. A. Prati, “I Valsuganotti”, 1923.


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ALTA VALSUGANA


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO 19


20

VALSUGANA

Sandro Dandrea e Mauro Dallapiccola presidenti, ma vince l’astensionismo

Veduta dell’Alta Valsugana

Comunità, un battesimo molto amaro Dopo quattro anni di gestazione talvolta anche travagliata, il 24 ottobre scorso la Riforma Istituzionale (legge provinciale numero 3 del giugno 2006), ha visto la luce con l’elezione dei presidenti, nonché dei componenti le Assemblee delle Comunità di Valle che di fat-

Comunità Valsugana e Tesino

Gli elettori della Comunità della Valsugana e Tesino che il 24 ottobre scorso si sono recati alle urne sono stati 12.311, pari al 50,17% degli aventi diritto. Dato non particolarmente brillante, però quantomeno superiore alla media provinciale che si è fermata ad appena il 44,47%. Trentuno le sezioni scrutinate nei seguenti 21 Comuni: Bieno, Borgo Valsugana, Carzano, Castello Tesino, Castelnuovo, Cinte Tesino, Grigno, Ivano Fracena, Novaledo, Ospedaletto, Pieve Tesino, Roncegno Terme, Ronchi Valsugana, Samone, Scurelle, Spera, Strigno, Telve, Telve di Sopra, Torcegno, Villa Agnedo. Il centro in cui si è votato meno è stato Roncegno Terme (39,38%), mentre quello più virtuoso è stato il paese vicino di Torcegno (63,86%), una tra le affluenze più elevate anche a livello provinciale. Le schede bianche sono state 190, quelle nulle 317 e 13 i voti contestati e non attribuiti. È Sandro Dandrea, appoggiato da PATT, Unione per il Trentino - Valsugana e Tesino, Partito Democratico del Trentino, il primo presidente della Comunità Valsugana e Tesino, eletto

to sostituiscono gli 11 comprensori in cui era suddiviso il Trentino. Ecco tutti gli eletti nella comunità della Valsugana e Tesino, e in quella dell’Alta Valsugana e Bersntol. Ma il vero trionfatore di questa tornata elettorale è stato, purtroppo, l’astensionismo.

con 7.213 voti (di (187 preferenze) cui al solo presie Silvio Voltolini dente 520) pari al (157 preferenze). 61,17%. Sette quelli eletti Seguono: Mariaecon il Partito Aulena Segnana deltonomista Trentila Lista civica Valno Tirolese: Carlo sugana e Tesino, Ganarin (488 precon 2.184 voti (di ferenze), Giusepcui al solo presipe Corona (389 dente 128) pari al Sandro Dandrea preferenze), Ar18,52%; Roberto mando Floriani Paccher della Lega (308 preferenze), Nord Trentino, con Riccardo Pecora1.381 voti (di cui al ro (240 preferensolo presidente 92) ze), Davide Minati pari all’11,71%; Lo(183 preferenze), renzo Rigo della Saverio Trisotto Lista civica Aria (173 preferenze), Nuova, con 1.013 Ivano Rinaldi (136 voti (di cui al solo preferenze). presidente 65) pari Per il Partito DeMauro Dallapiccola all’8,59%. mocratico del Con Sandro DanTrentino cinque drea sono stati eletti anche gli componenti: Paola Slomp altri 32 componenti nell’As- (206), Ezio Tessaro (150), Nisemblea di Valle. cola Ropelato (125), Paolo SorOtto i componenti dell’Assem- do (112) e Loris Baldi (107). blea di Valle eletti con l’Unio- Nella Lista civica Valsugana ne per il Trentino – Valsugana e e Tesino, accanto alla candiTesino: Severino Sala (351 pre- data presidente Mariaelena ferenze), Paolina Furlan (326 Segnana (2.184) sono state preferenze), Massimo Fur- eletti nell’Assemblea di Valle lan (249 preferenze), Leonar- Giuseppe Biasion (176), Cardo Ceccato (230 preferenze), lo Girardelli (176), Bruno DoDavide Capra (199 preferen- nati (167), Mauro Gianesize), Elsa Montibeller (198 pre- ni (167) e Laura Bassi (166). ferenze), Fabio Pompermaier Per la Lega Nord Trentino, ol-

tre al candidato presidente Roberto Paccher (1.381) sono stati eletti Ivan Boso (127), Stefania Segnana (100) e Lorenzo Trentin (78). Infine nella Lista civica Aria Nuova, accanto al candidato presidente Lorenzo Rigo (1.013 voti) è stata eletta Lucia Baldi (284 preferenze). Comunità Alta Valsugana e Bersntol

Il 24 ottobre scorso gli elettori della Comunità Alta Valsugana e Bersntol che si sono recati alle urne sono stati 17.092, pari al 40,47% degli aventi diritto. Un dato, questo, ben al di sotto della media provinciale (44,70%) e tra i più bassi del Trentino. E sarebbe andata ancora peggio se non ci fossero stati i comuni della Valle dei Mòcheni, tra i quali spicca Fierozzo che con il 75,58% è stato il paese più virtuoso di tutta la provincia. A livello provinciale l’affluenza minima si è registrata a Riva del Garda (26,90%), mentre per quanto riguarda la comunità Alta Valsugana e Bernstol la “maglia nera” è andata a Calceranica al Lago con il 31,95%. Complessivamente sono state 54 le sezioni scrutinate, nei seguenti 18 Comuni: Baselga di


VALSUGANA 21 Pinè, Bedollo, Bosentino, Calceranica al Lago, Caldonazzo, Centa San Nicolò, Civezzano, Fierozzo/Vlarötz, Fornace, Frassilongo/Garait, Levico Terme, Palù del Fersina/Palae en Bersntol, Pergine Valsugana, San’Orsola Terme, Tenna, Vattaro, Vignola - Falesina, Vigolo Vattaro. Le schede bianche sono state 246, quelle nulle 460, 4 i voti contestati e non attribuiti. È Mauro Dallapiccola, sostenuto da Ecologisti Verdi per la Comunità, Partito Democratico del Trentino, Unione per il Trentino, PATT, Riformisti Autonomisti, il primo presidente della Comunità Alta Valsugana e Bersntol, eletto con 12.491 voti (di cui al solo presidente 507), pari al 76,20%. Seguono: Aldo Luchi, sostenuto da Alternativa per la Comunità di Valle, Civic@ Comunità Alta Valsugana e Bersntol, con 1.986 voti (di cui al solo presidente 145) pari al 12,12%; Donata Soppelsa di Lega Nord

Trentino, con 1.506 voti (di cui al solo presidente 38) pari al 9,19%; Paolo Vitti, di Rifondazione Comunista Sinistra Europea, con 409 voti (di cui al solo presidente 18) pari al 2,50%. I componenti eletti nell’Assemblea di Valle sono 27: nella lista Ecologisti Verdi per la Comunità Giorgio Marzari (109 preferenze). Per il Partito Democratico del Trentino Anita Briani (291 preferenze), Stefano Corradi (233 preferenze), Roberto Valcanover (204 preferenze), Loredana Fontana (200 preferenze), Tullio Campana (168 preferenze). Nell’Unione per il Trentino: Moreno Peruzzi (311 preferenze), Carlo Leonardelli (273 preferenze), Fabio Recchia (225 Comunità

Veduta della Bassa Valsugana

preferenze), Antonio Decarli (215 preferenze), Massimo Oss (211 preferenze) e Efrem Filippi (211 preferenze). Sette gli eletti del Partito Autonomista Trentino Tirolese: Diego Moltrer (1.432 preferenze), Walter Moser (400 preferenze), Alessandro Oss (331 preferenze), Sergio Eccel (290 preferenze), Linda Tamanini (215

Votanti

%

preferenze), Mattia Giacomelli (215 preferenze), Gabriele Dallapiccola (178 preferenze). Nei Riformisti Autonomisti Claudio Tasin (159 preferenze). Eletto nell’Assemblea di Valle anche Aldo Luchi il candidato presidente delle liste Alternativa per la Comunità di Valle e Civic@ Comunità Alta Valsugana e Bersntol. In Alternativa per la Comunità di Valle è stato inoltre eletto Enzo Chiappani (223 preferenze), nella Civic@ Comunità Alta Valsugana e Bersntol: Daniela Casagrande (250 preferenze) e Filippo Gregori (112 preferenze). Infine risulta eletta nell’Assemblea di Valle anche la canditata della Lega Nord Trentino Donata Soppelsa.

Presidente eletto

Valsugana e Tesino

12.311

50,17% Sandro Dandrea

Alta Valsugana e Bersntol

17.092

40,47% Mauro Dallapiccola

N. voti

%

7.213

61,17%

12.491

76,20%


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ATTUALITÀ

Approvato l’ultimo bando del Patto territoriale della Valsugana Orientale

Patto territoriale: 10 milioni di euro Il 22 ottobre scorso la Provincia ha approvato il terzo e ultimo bando del Patto territoriale della Valsugana Orientale, fissando il termine per la presentazione delle domande da parte dei soggetti privati al 31 marzo 2011. Tre gli assi d’intervento individua-

Trento - Su proposta del presidente Lorenzo Dellai, il 22 ottobre scorso la giunta provinciale ha approvato i nuovi criteri di coerenza e di priorità per la selezione della progettualità privata relativamente al Patto territoriale della Valsugana Orientale, nonché il bando per la presentazione di dette domande, con il nuovo termine di presentazione fissato al 31 marzo 2011. Ha inoltre approvato una serie di deroghe, necessarie per perseguire gli obiettivi di sviluppo del territorio, nel rispetto della disciplina comunitaria e delle disposizioni di legge. Si trat-

ta del terzo e ultimo bando per progettualità privata; i soggetti privati interessati a realizzare un progetto di investimento possono presentare domanda di agevolazione con la richiesta di adesione al Patto entro il termine fissato. La valutazione della coerenza degli investimenti verrà fatta seguendo l’ordine di priorità sulla base dei criteri di selezione approvati dalla Giunta pro-

ti: 1) Qualificazione del sistema turistico e commerciale; 2) Caratterizzazione, competitività, innovazione del sistema agricolo locale; 3) Innovazione del sistema industriale e artigianale. Totale budget disponibile per investimenti: 10 milioni di euro.

del sistema agricolo locale

Veduta della Valsugana Orientale

vinciale dopo la scadenza del bando. Sarà possibile valutare coerenti interventi per un ammontare complessivo massimo di 10 milioni di euro. Tre sono gli assi di intervento individuati dal Tavolo di concertazione e ritenuti prioritari a completamento dell’azione di supporto e sviluppo al tessuto economico e sociale che il Patto territoriale ha svolto sul territorio della Valsugana orientale: Asse 1 - Qualificazione del sistema turistico e commerciale

Nel settore del Turismo e della ristorazione saranno valutati investimenti che recuperano patrimonio edilizio esistente e che innalzano la qualità dei servizi. Nel settore commerciale gli interventi potranno interessare immobili con superfici non superiori ai 400 mq con esclusione di centri commerciali. Previste inoltre strutture culturali e ricreative complementari alle attività turistiche. Budget disponibile per investimenti di 3 milioni di euro. Asse 2 - Caratterizzazione , competitività, innovazione

Priorità ad interventi che favoriscano la pluriattività e multifunzionalità delle aziende agricole come ad esempio la diversificazione, la lavorazione e trasformazione delle produzioni e l’agriturismo, ad interventi di miglioramento fondiario e di bonifica, e per l’acquisto di macchinari in alcuni casi anche in deroga alla normativa di settore. Per il settore dell’agricoltura, gli imprenditori agricoli iscritti alla sezione seconda dell’APIA (Archivio Provinciale Imprese Agricole) vengono equiparate agli imprenditori iscritti alla sezione prima. Budget disponibile per investimenti di 3,5 milioni di euro Asse 3 - Innovazione del sistema industriale e artigianale

Sono previste azioni per la realizzazione di nuove linee di produzione, per migliorare la sicurezza dei lavoratori e la compatibilità ambientale, per il settore agroalimentare e artigianato artistico, e per realizzare punti aziendali di accoglienza ed espositivi. È inoltre previsto di individuare investimenti considerati significativamente innovativi con una percentuale d’intervento maggiore in ambito di “ambiente, salute, sicurezza” in “tecnologia” oppure “legati al territorio”. Budget disponibile per investimenti 3,5 milioni di euro. In linea generale e trasversale verrà data priorità agli interventi volti all’incremento o al mantenimento dei livelli occupazionali rispetto all’anno 2009, agli investimenti in comuni ex obiettivo 2 e alle imprese che hanno presentato meno domande sui precedenti bandi.


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO 23


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CALCERANICA AL LAGO

Nipoti e pronipoti festeggiano i cent’anni di nonna Lina

Un secolo di vita per Lina Marchi Calceranica al Lago – Anche Lina Marchi ved. Martinelli, ha raggiunto il secolo di vita. Il figlio Dario, la figlia Maria Pia venuta per la festa dalla Spagna, i nipoti, pronipoti e una trentina di invitati, si sono stretti attorno a Lina per festeggiare alla grande il lieto evento. Dopo la Messa nella parrocchiale, la festa è proseguita nel giardino di casa in via Tartarotti, dove era stato organizzato un allegro momento. La presidente del Gruppo Pensionati e Anziani di Calceranica, Gilia Fontana, le ha portato un bel mazzo di fiori, mentre il vicesindaco Marco Pasqualini le ha donato, a nome dell’intera comunità, un piatto decorato. La signora Lina, che gode ancora di tanta salute sia fisica che mentale, prima anco-

ra di raccontarci la sua storia di vita, ci ha detto: “Mangio abbondantemente, non bevo acqua ma un po’ di vino e soprattutto, da almeno cinque

anni, non prendo nessuna medicina. Sono ancora autonoma e vivo da sola al primo piano della casa, mentre al piano superiore abita mio figlio Da-

rio”. Nella sua mente sono affiorati anche i ricordi della Grande Guerra quando, da bambina, con i genitori dovet-

“Sono almeno cinque anni che non prendo medicine” te partire assieme a tanti altri valsuganotti, come profuga per la Moravia dove soffrì fame e freddo che furono causa di tante malattie. Nel 1940 sposò Augusto Martinelli che dopo appena 9 anni la lasciò a causa di un male improvviso. Da sola dovette provvedere al sostentamento dei tre figli (uno morì da bambino), lavorando all’interno della miniera come addetta alle pulizie. Lina Marchi con figli, nipoti e pronipoti

Mario Pacher

Pranzo dei pensionati – Fra i tanti appuntamenti che l’Associazione Pensionati e Anziani organizza in favore dei propri iscritti, il pranzo autunnale con la “polenta e crauti” sembra essere uno dei più attesi e partecipati. Infatti, l’incontro è sempre coronato di grande successo e vede la costante partecipazione di un gran numero di iscritti. Molto soddisfatta per la buona riuscita dell’al-

Calceranica al Lago Paolina Giacomelli con Gilia Fontana che le dona i fiori

Festa per nonna Paolina – È stata festeggiata Paolina Giacomelli per il raggiungimento dei suoi 101 anni di vita. Accanto a lei anche i nipoti, altri parenti e amici. La presidente del locale gruppo pensionati, Gilia Fontana, le ha

Calceranica al Lago

portato un mazzo di fiori a nome degli anziani del paese. Quindi il taglio della torta e un brindisi fra tutti gli intervenuti. Nonna Paolina ha promesso di voler raggiungere altri futuri importanti traM.P. guardi.

legro momento conviviale la presidente dell’associazione, Gilia Fontana, pure cuoca e provetta cameriera con l’aiuto anche dei componenti la direzione. Al termine del pranzo la signora Carmen, animatrice volontaria presso diversi centri anziani e case di riposo, ha recitato alcune sue composizioni poetiche ottenendo tanti meritati applausi. M.P.


BORGO VALSUGANA e CASTELLO TESINO 25 All’ospedale di Borgo un progetto pilota

Alimenti salutari

Finanziato progetto fra Castello e Lamon

Borgo Valsugana – Il 14 ottobre scorso è partita formalmente la fase pilota del progetto “Distributori automatici di alimenti salutari”, che si inserisce nel programma provinciale “Guadagnare salute”. Con esso, l’APSS, in collaborazione con l’Assessorato alla salute e alle politiche sociali e al Dipartimento per l’agricoltura della Provincia autonoma di Tento, vuole provare, cominciando da se stessa, a rendere più facile la scelta a dipendenti e utenti desiderosi di fare una pausa più salutare e più rispettosa dell’ambiente. I distributori salutari sono in funzione oltre che negli edifici del Centro per i servizi sanitari di Viale Verona a Trento (dove hanno completamente sostituito quelli tradizionali) anche all’ospedale di Borgo Valsuga-

Castello Tesino – Molti secoli fa le due comunità erano acerrime rivali, ma oggi – pur trovandosi in regioni diverse – intrattengono ottimi rapporti di vicinato, tanto da aver sottoscritto una sorta di “patto dell’acqua”. Difatti ai primi d’ottobre la Giunta provinciale ha finanziato l’acquedotto interregionale che idealmente unirà Castello Tesino e il borgo bellunese di Lamon. Il progetto, di cui Castello Tesino è comune capofila, appare inserito nel programma triennale degli interventi 2008-2010 per l’attuazione dell’intesa tra Regione Veneto e PAT, al fine di favorire lo sviluppo di sanità, cultura, istruzione, infrastrutture e reti di trasporto dei territori confinan-

Un distributore automatico

na, dove distributori salutari e tradizionali in via sperimentale sono affiancati. Per la scelta dei prodotti da inserire nei distributori salutari sono stati valutati: quantità e qualità degli ingredienti, apporto calorico, contenuto in grassi, zuccheri, sale. A parità di caratteristiche nutrizionali, è stata data priorità al prodotto più rispettoso dell’ambiente e delle persone (biologico, locale, filiera corta, equo e solidale). Per le bevande fredde si è scelto di escludere tutte le bevande con zuccheri aggiunti.

Patto per l’acquedotto ti. L’opera, suddivisa in due lotti e realizzata dall’Agenzia Depurazione (ADEP) della Provincia autonoma di Trento, è finalizzata a razionalizzare l’utilizzo delle risorse idriche della comunità di Castello Tesino, evitando il passaggio all’interno del centro storico e consentendo inoltre l’alimentazione a gravità dei serbatoi per le località Celado e Roa, nonché di sopperire all’annosa carenza d’acqua potabile per la limitrofa comunità di Arina, frazione di Lamon con circa 300 abitanti. Il costo dell’intervento è di 3 milioni e 260 mila euro, finanziati in buona parte (3,179 milioni) dalla PAT, mentre i restanti 81 mila euro saranno a carico dei due comuni.


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LUSERNA e CALCERANICA AL LAGO

Al progetto 3.500 euro di contributo provinciale

Cimbro a scuola

Grande festa per i cent’anni di Anna Faes

Luserna – Su proposta del presidente Dellai, competente per materia, la giunta provinciale ha deciso di concedere un contributo di 3.500 euro all’Istituto Cimbro/Kulturinstitut Lusérn nell’ambito del progetto denominato “Integrazione attività scolastica nella scuola dell’infanzia per l’insegnamento della lingua cimbra nel corso dell’anno scolastico 2010-2011”, che coprirà parzialmente le spese relative al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2010. Il contributo deciso consentirà al progetto in questione di garantire nella scuola dell’infanzia di Luserna la presenza di un insegnante che conosca e usi la lingua cimbra, allo scopo di rafforzare a livello prescolare la conoscenza e l’uso della lingua minoritaria, con-

Calceranica al Lago – Si allunga sempre più la lista delle persone che hanno raggiunto e superato il secolo di vita. Questa volta è toccato a Anna Faes che ha compiuto i cento anni il 5 ottobre scorso. Nel giorno del compleanno, la signora Anna è stata festeggiata dalle figlie Gemma e Lia, dai nipoti e da tutti gli altri parenti. La presidente della locale associazione pensionati, Gilia Fontana, accompagnata dal suo vice Sandro Marchi, le ha portato un omaggio floreale a nome degli anziani del paese, mentre il sindaco Sergio Martinelli e l’assessore alla cultura Barbara Alfaré, le hanno consegnato un mazzo di fiori e un piatto artistico a nome dell’inte-

Veduta di Luserna

correndo quindi alla conservazione e al rafforzamento dell’identità e della lingua della comunità. La richiesta di contributo finanziario era partita dall’Istituto Cimbro/Kulturinstitut Lusérn, che aveva chiesto alla provincia un sostegno finanziario all’iniziativa, che comporterà una spesa complessiva di 6.500 euro.

Auguri nonna Anna ra comunità. È significativo il fatto, come ci ha testimoniato la signora Gilia, che a Calceranica al Lago, paese di 1200 anime, siano ben quattro le ultra centenarie ancora in vita e almeno una trentina le persone che hanno superato i 90 anni. Senza contare quelle che nel recente passato hanno lasciato questo mondo, dopo aver raggiunto e superato i (M.P.) cent’anni.

Al centro del gruppo Anna Faes


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BORGO VALSUGANA e novaledo

Il comune di Borgo era presente nella città di San Francesco con il proprio gonfalone

Delegazione in viaggio ad Assisi Borgo Valsugana - Gli scorsi 3 e 4 ottobre, la Regione Trentino Alto Adige, in rappresentanza di tutte le Regioni Italiane, è stata chiamata ad offrire l’olio per alimentare la lampada votiva che arde sulla tomba di San Francesco ad Assisi. Dal 1939, anno della proclamazione di San Francesco a Patrono d’Italia, è la terza volta (1955 e 1992 i precedenti) che la nostra Regione è chiamata a presenziare alle cerimonie, volte ad esaltare il dialogo e la solidarietà. Il Comune di Borgo era presente con il proprio gonfalone, portato in Umbria da una delegazione composta dal sindaco Fabio Dalledonne, dal coordinatore della Polizia Locale Antonio Simoni e dall’impiegato comunale Rino Bordato. Per quanto riguarda il significato della cerimonia, al di là de-

gli aspetti legati al sempre proficuo e costruttivo scambio di opinioni e confronto tra amministratori, l’offerta dell’olio rappresenta un gesto particolarmente significativo, perché a San Francesco si rivolge l’Italia dei Comuni, ricchi dei propri valori, diversi nella loro storia, nell’economia, ma partecipi pur nella loro diversità e peculiarità alla formazione dello Stato Nazionale e dell’Europa. “Dal punto di vista religioso e spirituale – afferma la delegazione di borghigiani di ritorno da Assisi – abbiamo potuto partecipare a momenti indimenticabili che ci hanno arricchito, soprattutto nell’approfondimento dei non facili temi del dialogo, della tolleranza e della solidarietà”. “Sono orgoglioso di aver por-

Nella foto il sindaco Fabio Dalledonne, l’impiegato Rino Bordato e il coordinatore della Polizia locale Antonio Simoni

tato ad Assisi il nostro Gonfalone – ha dichiarato infine il sindaco di Borgo Fabio Dalle-

donne – e ringrazio Assisi per quanto moralmente ho potuto portare a Borgo”.

Oltre cinquanta alunni sul monte Zoparina

Da anni il parroco di Novaledo dona il suo vino

La Festa degli Alberi

Il buon vino di Don Luigi

Novaledo – Coordinati dalla maestra Fabrizia Angeli, gli insegnanti della scuola elementare in collaborazione con gli alpini del paese, hanno organizzato recentemente la “Festa degli Alberi”. Per la prima volta nella storia, quest’anno è stata scelta la montagna a sud del paese, il monte della Zoparina. Gli oltre cinquanta alunni hanno raggiunto quella località montana a mezzo pullman fino a Sella, quindi hanno percorso, a piedi, il restante tratto di qualche chilometro attraverso il bosco e le abetaie. Durante il percorso hanno visitato i luoghi delle battaglie della prima guerra mondiale, il cannone e il piccolo cimitero realizzato un anno fa dagli alpini di Olle. Erano accompagnati dal giornalista Giulio

Vaccarini che ha raccontato loro le vicende legate alla prima guerra mondiale e riferite soprattutto al paese di Novaledo. Risaliti in pullman hanno visitato, sotto la guida di un forestale, il vivaio del distretto forestale della Bassa Valsugana. A mezzogiorno, a Sella, sotto il grande tendone nel piazzale della casa degli alpini di Borgo, hanno consumato un pranzo preparato dalle penne nere del paese guidate dal loro capogruppo e vice ispettore dei Vigili del Fuoco della Bassa Valsugana Ivano Bastiani, nonché dai Vigili del fuoco con il comandante Giancarlo Martinelli. Il momento conviviale è stato rallegrato da alcuni canti eseguiti dai ragazzi, accompagnati alla fisarmonica da Pierino Debortolo. Mario Pacher

Novaledo – Anche il pead un tavolo per un goliardiriodo del raccolto, quando co momento a base di porcioè la natura ripaga l’uo- chetta, completato da dolci mo delle fatiche per il lavo- fatti in casa, che si è concluro della terra, può diventare so con il rinnovo dell’impemotivo di allegria e socializ- gno anche per il prossimo zazione. C’è chi ama coltiva- anno. Stante la generosità re la vite per produrre vino ormai collaudata di don Luper uso personale, per con- igi, si dà per certo che anche sumarlo con gli amici o an- buona parte del vino dell’anche per donarlo. È questo il nata 2010 sarà donato ad caso di don Luigi Roat, par- amici e conoscenti, nonché roco di Novaledo, che da alle associazioni che organiztanti anni coltiva a Brenta zano le loro feste nel segno M.P. di Caldonazzo più di 800 vi- dell’amicizia. gne, aiutato sempre da un gruppo di amici volontari di Novaledo, Caldonazzo, Calceranica, Centa S. Nicolò, Quaere e Lochere. Anche quest’anno per salutare la fine della vendemmia il gruppo di volontari s’è seduto attorno Gli amici volontari nella cantina di don Luigi


PERGINE VALSUGANA 29 Prosegue il percorso formativo del Piano Giovani di Zona di Pergine e della Valle del Fersina

Europeiamo, i giovani e la politica Pergine Valsugana – “Parlamentiamo”, il percorso formativo del Piano Giovani di Zona di Pergine e della Valle del Fersina dello scorso anno, aveva cercato di fare conoscere ad alcuni giovani dell’Alta Valsugana gli organi politici locali e nazionali per avvicinarli alla politica. Erano stati organizzati degli incontri a tema e un soggiorno di quattro giorni a Roma per conoscere da vicino le istituzioni nazionali. Quest’anno la nuova iniziativa del PGZ è “Europeiamo”: una realtà nuova e per certi aspetti ancora più interessante. Durante un percorso che prevede quattro incontri tenuti da esperti, i ragazzi potranno conoscere le istituzioni che per molte persone sono forse ancora poco note: il Consiglio e il Parlamento europei, il Con-

Il viaggio di Parlamentiamo 2009

siglio dell’Unione Europea, la Commissione europea oltre alla Corte di giustizia e alla Corte dei conti europee. Il progetto non si occupa solo della realtà politica sovranazionale, ma andrà a esplorare anche il

mondo della giustizia comunitaria. La novità più interessante consiste tuttavia nel nuovo tema inserito quest’anno e cioè quello della tutela dell’ambiente, argomento questo sempre più importante sia in Italia che

in Europa. Il percorso prevede anche un viaggio che toccherà il Lussemburgo oltre a Strasburgo e Friburgo per visitare “dal vivo” proprio alcune delle suddette istituzioni europee. Paolo Chiesa


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CARZANO

Una cerimonia in memoria dei soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale

Ricordata la Battaglia di Carzano Carzano – Con una cerimonia voluta dall’amministrazione comunale in collaborazione con il Comitato Associazioni Combattentistiche e d’Arma della Valsugana Orientale e Tesino, si è svolta la rievocazione storica della “Battaglia di Carzano” nel ricordo di quel lontano 18 settembre del 1917 quando, nel corso dei combattimenti fra lo schieramento italiano e quello tedesco, perirono un gran numero di soldati delle due formazioni. Alla commemorazione vi hanno partecipato decine di bersaglieri e altri appartenenti a diverse associazioni d’arma e combattentistiche provenienti dal Trentino Alto Adige e dal Veneto. Il momento celebrativo è iniziato con una solenne S. Messa nella chiesa di Carzano cele-

Poi sono state deposte due corone d’alloro al vicino Monumento che ricorda i Caduti Bersaglieri del 72° Battaglione, quindi le circa 300 persone rappresentate oltre che

Il triste “fatto” avvenne il 18 settembre 1917

Un momento della cerimonia

brata dal parroco don Antonio Sebastiani a cui sono seguiti i discorsi ufficiali. Dopo le parole di benvenuto da parte del sindaco Cesare Castelpietra, lo storico prof. Christoph von

Artungen ha ricordato come quella battaglia di 93 anni fa, fu un’operazione che naufragò miseramente e si tramutò, dopo un avvio assai promettente, in una dura sconfitta.

da bersaglieri anche da alpini, fanti, artiglieri, carabinieri, finanzieri, vigili urbani e vigili del fuoco accanto a tanti semplici cittadini, capeggiati dalla fanfara dei bersaglieri di San Donà di Piave, hanno sfilato fino al cimitero dove anche qui è stata deposta una corona alla lapide che ricorda i morti di Carzano della guerra 1914–1918. Mario Pacher


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PERGINE VALSUGANA E LEVICO TERME

Da quest’anno la storica associazione di volontariato si occupa della vendemmia dei francescani

Lo Zock Gruppe e la vigna del Signore – Da quest’anno è lo “Zock Gruppe”, storica associazione di volontariato di Pergine, che si occupa della coltivazione e della vendemmia dell’uva M��ller Thurgau del vigneto dei padri francescani di Pergine. L’idea della collaborazione è nata durante una chiacchierata avvenuta nel periodo natalizio dello scorso anno tra il segretario del gruppo, Maurizio Valcanover, e frate Pietro, padre guardiano del convento. I frati da qualche anno non riescono a lavorare questa vera e propria “vigna del Signore”, a causa del loro scarso numero (sono rimasti in quattro) e dell’età avanzata. Ecco come è andata la vendemmia 2010: dopo la messa mattutina del sabato presso la chiesa dei

frati, gli “uomini di buona volontà” dello “Zock Gruppe” si sono dedicati alla raccolta dell’uva che quest’anno ha portato 650 litri di mosto, alla quale è seguito il pranzo nel suggestivo refettorio del convento. Il vino prodotto sarà imbottigliato e avrà un’etichetta speciale con un’immagine del convento e la scritta: “MMX, Pax et Bonum”, cioè l’anno 2010 in numeri romani e il saluto “Pace e bene” che contraddistingueva la predicazione di san Francesco e dei suoi discepoli. Una parte delle bottiglie rimarrà a disposizione dei frati mentre la rimanente verrà usata dallo “Zock Gruppe” in una delle tante iniziative che contraddistingue la sua attività di volontariato.

Pergine Valsugana

Qui sopra, il pranzo nel convento. In alto, un momento della vendemmia

Paolo Chiesa

Oltre duecento specie esposte all’Oratorio

Medaglia per i fanti levicensi Fasani e Fontana

Tanti funghi in mostra

Raduno nazionale fanti

– Sono state più di duecento le specie di funghi esposte in occasione della “Mostra micologica”, allestita nella grande sala dell’oratorio parrocchiale e raccolti da una ventina di soci dei circa trecento iscritti all’associazione organizzatrice dell’esposizione, il “Gruppo Micologico Bruno Cetto”, presieduto fin dalla sua nascita avvenuta nel 1976, da Marco Pasquini. Funghi, complessivamente quasi 10 mila, raccolti sulle nostre montagne, in particolare sulla Marzola, a Vezzena, Vetriolo e Valcampelle. Gli esperti del gruppo li hanno selezionati e divisi in commestibili, velenosi e velenosi mortali. Fra quest’ultimi figuravano l’amanita phalloides, l’amanita virosa e l’orella-

scorsi delle autorità, che hanLevico Terme – Presso l’Ossario al Passo del Tonale si è no ricordato pure il 90esimo svolto il raduno dei Fanti or- anno di fondazione dell’assoganizzato dalla Federazione Nazionale del Fante di Brescia, a cui hanno partecipato anche le sezioni trentine di Condino e di Levico Terme. Alla presenza del presidente nazionale del Fante Antonio Beretta e di quello di Brescia Giuseppe Ferretti, nonché di numerosi rappresen- I due premiati (a sinistra) con Libardi, tanti delle 42 sezioni Beretta e Ferretti del bresciano presenti con i loro gagliardetti, i par- ciazione. Il presidente naziotecipanti (oltre 700 persone) nale ha consegnato alcuni athanno sfilato fino al sacrario, testati di “socio benemerito” dove le massime autorità han- con medaglia. Fra i premiati no deposto una corona d’al- anche i fanti levicensi Cesaloro e scoperto una targa con re Fasani ed Enrico Fontana, la scritta “Non dimenticateci accompagnati dal presiden1920–2010”. Dopo una solen- te della sezione di Levico cav. M.P. ne S. Messa si sono tenuti i di- Enzo Libardi.

Levico Terme

Il presidente Pasquini

nus. All’ingresso della mostra erano esposte anche le sculture in legno di Silvano Garollo di Barco e le foto naturalistiche di Fabio PeM.P. drotti.


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BORGO VALSUGANA, LEVICO TERME E NOVALEDO

L’assessore Ugo Rossi risponde a un’interrogazione di Pino Morandini

Le ostetriche all’ospedale S.Lorenzo Qualche mese fa il consigliere provinciale Pino Morandini interrogava la Giunta provinciale per sapere perché le ostetriche dell’Ospedale di Borgo non possono assistere le donne in prossimità del parto. L’assessore provinciale alla salute, Ugo Rossi, risponde che Borgo

dispone solo di un Centro ambulatoriale ostetrico-ginecologico che si diversifica enormemente dal modello organizzativo previsto per gestire prestazioni ospedalieri ostetrico-ginecologiche. Tuttavia l’organizzazione offre un’adeguata sicurezza e assistenza.

Borgo Valsugana - “Perché le ostetriche dell’Ospedale di Borgo non possono assistere le donne in prossimità di parto?” Questa era la domanda che, prima dell’estate, il consigliere provinciale Pino Morandini – assieme ai suoi colleghi Viola, Borga, Leonardi e Delladio – si poneva, rigirandola, sotto forma di interrogazione, all’assessore provinciale alla salute Ugo Rossi. Il 1° ottobre scorso l’assessore Rossi ha inviato la risposta osservando come Borgo, dopo la chiusura del punto nascita, disponga solo di un Centro

ostetrico-ginecologico inviando le pazienti al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Trento con un’ambulanza dotata di personale medico e/o infermieristico, oppure, nei casi più gravi, tramite l’elicottero, in questo caso con un medico rianimatore e un infermiere di emergenza di turno all’elisoccorso. Inoltre, dall’agosto dell’anno 2008 l’U.O. Trentino Emergenza 118 si è dotata di un protocollo per la gestione del par-

ambulatoriale ostetrico-ginecologico “dove l’organizzazione e la dotazione di apparecchiature e strutture, nonché le competenze specifiche, si diversificano enormemente dal modello organizzativo previsto per gestire prestazioni ospedalieri ostetrico-ginecologiche (quali quelle garantite nei punti nascita)”. Il servizio di pronto soccorso dell’Ospedale di Borgo – fa notare l’assessore Rossi – opera per le urgenze cliniche di tipo

to in emergenza a supporto di tutto il personale coinvolto: operatori di centrale, medici, infermieri di emergenza e tecnici del soccorso. Dall’anno 2009 si tengono regolarmente momenti specifici di addestramento. “È da ritenere pertanto – conclude l’assessore alla salute – che l’organizzazione in atto, che prevede l’attivazione del trasporto appropriato in relazione all’urgenza e gravità dei singoli casi, sia tale da garantire la necessaria sicurezza e assistenza nel trasporto delle donne partorienti”.

Un momento della cerimonia

Giulia Margon assieme alla sua famiglia

Cerimonia per il Generale assassinato

Festeggiata la campionessa di ciclismo

– “C’è troppa gente onesta, tanta gente qualunque, che ha fiducia in me. Non posso deluderla”. Così diceva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa al figlio Nando poco tempo prima di essere assassinato, assieme alla moglie e all’agente di scorta, nel 1982. La figura di questo eroe di stato è stata ricordata anche quest’anno per iniziativa dell’Associazione Carabinieri in conge-

Novaledo

Ricordato Dalla Chiesa Una targa per Giulia Levico Terme

do della città di Levico Terme Davanti al monumento che ne ricorda il sacrificio nell’omonima piazza, è stata benedetta e deposta una corona d’alloro. Parole di circostanza sono venute dal comandante della stazione CC di Levico, maresciallo Trentin, dal sindaco Gianpiero Passamani e da Camillo D’Alonzo Avancini del direttivo dell’associazione del M.P. Fante di Levico.

– La consegna di una speciale targa ricordo a Giulia Margon, campionessa provinciale di ciclismo su strada, avrebbe dovuto avere luogo durante l’annuale festa che il rione Campregheri di Novaledo organizza nel segno dell’amicizia. Invece, a causa di sfortunati eventi, quest’anno l’incontro è saltato e così gli amici di quella contrada hanno voluto organizzare una sera-

ta dedicata tutta alla “loro” campionessa Giulia Margon, nel corso della quale le è stata consegnata anche la targa ricordo che porta impressa la seguente dedica: “A Giulia, con orgoglio e simpatia a nome di tutti i residenti della via Campregheri”. Giulia, nata nel 1994, era infatti diventata campionessa trentina nella competizione dello scorso M.P. primo agosto.


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ALTA VALSUGANA


PERGINE VALSUGANA E VALLE DEI MOCHENI 37 Dopo l’accordo fra Trento e Bolzano, gli assessori Rossi e Theiner incontrano i pazienti

Visita all’ex ospedale psichiatrico Per più di un secolo fu un luogo di dolore e alienazione. Ma al tempo stesso rappresentò una fonte di lavoro per un’intera comunità, nonché motivo di scherno per gli abitanti degli altri paesi, ai quali bastava dire “quei de Perzen” e già si era capito tutto. Nel bene e

nel male, difatti, la notorietà dell’ospedale psichiatrico di Pergine, meglio conosciuto come “il manicomio”, si affermò fin da subito oltre i confini provinciali. Quei padiglioni ora sono stati oggetto di un importante accordo fra Trento e Bolzano.

Pergine Valsugana – Istituito dall’Impero austriaco nel 1877, l’ospedale psichiatrico di Pergine entrò in funzione il 19 settembre 1882, arrivò ad ospitare fino a 1.500 negli anni ‘70 del secolo scorso, per essere poi abolito con la legge Basaglia del 1978. Attualmente, nelle strutture nate dal superamento dell’ospedale psichiatrico di Pergine Valsugana, vi sono complessivamente 97 pazienti (52 maschi e 45 femmine), di cui 20 di origine

altoatesina (13 di madrelingua tedesca). Quattro di questi pazienti sono ospitati, al primo piano del Padiglione Perusini, nella RSA psichiatrica in quanto necessitano di una specifica assistenza psichiatrica. Sempre nel Padiglione Perusini, al secondo e terzo piano, nelle Residenze psichiatriche (Case famiglia) sono ospitati sette pazienti a medio-basso bisogno assistenziale e con buona autonomia nella vita quotidiana, mentre nel Padiglione Pan-

Una vecchia foto dell’ospedale psichiatrico

dolfi si trovano nove pazienti con gravi disabilità di tipo neuro-geriatrico e ridotta autonomia. Il 12 ottobre scorso i due padiglioni sono stati visitati – sotto la guida di Claudio Buriani, direttore dei distretti Alta e Bassa Valsugana, Primiero e Tesino – da Ugo Rossi, assessore provinciale alla salute, accompagnato dal suo omologo altoatesino Richard Theiner. La visita fa seguito all’inserimento nella Finanziaria della Provincia di Bolzano di un articolo mediante il quale tale amministrazione si assumerà i costi della degenza e delle prestazioni dei malati psichici ricoverati a Pergine e provenienti dall’Alto Adige, anche se non più residenti in provin-

cia di Bolzano. Fino ad ora i costi erano a carico della Provincia in cui i pazienti risiedevano, spesso coincidente con la struttura che li ospitava per anni. L’accordo ha permesso inoltre di definire i rapporti finanziari pregressi individuando in 7,9 milioni di euro la cifra che la Provincia autonoma di Bolzano verserà a quella di Trento. Particolarmente soddisfatti gli assessori Rossi e Theiner. Quest’ultimo ha riconosciuto la validità della struttura perginese, affermando che “qui i nostri pazienti sono ben assistiti anche grazie al prezioso lavoro di personale qualificato che, pur operando in un contesto non facile, sta facendo un ottimo lavoro”.

Valle dei Mòcheni-Bersntol

Patto territoriale: bando Trento – Su proposta del presidente Lorenzo Dellai, la giunta provinciale il 15 ottobre scorso ha approvato i nuovi criteri di coerenza per la selezione della progettualità privata relativamente al Patto territoriale della Valle dei Mòcheni – Bersntol. Ha inoltre approvato una serie di deroghe, necessarie per perseguire gli obiettivi di sviluppo del territorio, nel rispetto della disciplina comunitaria e delle disposizioni di legge.

Trattasi del secondo e ultimo bando per progettualità privata; i soggetti privati interessati a realizzare un progetto di investimento possono presentare domanda di agevolazione con la richiesta di adesione al Patto entro il termine fissato del 29 maggio 2011. La valutazione della coerenza degli investimenti verrà fatta seguendo l’ordine cronologico e sulla base dei criteri di selezione approvati dalla Giunta provinciale.


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speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO


SOLIDARIETÀ 39 Raccolti oltre 22 mila euro da destinare in beneficenza tramite la Caritas di Bolzano

Un’ora di lavoro per il Pakistan Le tremende inondazioni in Pakistan hanno fornito ai collaboratori e alla direzione della ditta Finstral Spa la motivazione per avviare un’azione di solidarietà e raccolta fondi. I responsabili dell’azienda hanno donato 10 mila euro per l’aiuto di emergenza della Caritas nel Paese asiatico, mentre i collaboratori dei 14 stabilimenti industriali sono stati pronti a donare l’equivalente di un’ora di lavoro a favore delle vittime della catastrofe ambientale, raccogliendo 12.607 euro. Così i titolari dell’azienda, Hans e Luis Oberrauch, hanno consegnato a Heiner Schweigkofler, direttore della Caritas di Bolzano, la somma di 22.607 euro. Al momento, la rete internazionale di Caritas sta sostenendo 45 mila

famiglie in Pakistan. Le offerte della ditta Finstral Spa saranno impiegate dall’ente nelle province pa-

La direzione e i collaboratori della Finstral raccolgono 22.607 euro kistane di Nouwshera, Gilgit Baltistan nel nord del paese vicino all’Afghanistan e Sindh, un territorio collocato più a sud vicino all’India. In queste zone, più di 9 mila famiglie ricevono dall'ente benefico molti alimenti, acqua potabile, medicine, teloni di plastica e tende. Inoltre la rete internazionale di Caritas, presente in quasi tut-

La famiglia Oberrauch, titolare della ditta FINSTRAL Spa, consegna l’assegno di 22.607 euro a Heiner Schweigkofler direttore della Caritas di Bolzano (secondo da sinistra)

ti i Paesi del mondo, sta costruendo 100 ponti sospesi e in 50 villaggi ha ripristinato condutture e impianti per il pompaggio di acqua potabi-

le. L’azienda FINSTRAL ed i suoi collaboratori hanno voluto essere vicini a questa popolazione così duramente colpita.


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano nel corso dei secoli foto: Johnny Gadler

Quattro paesi, una storia in comune I ruderi di Castellalto

I primi uomini Il territorio su cui oggi si estendono i comuni di Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano furono frequentati dall’uomo sin dal Mesolitico, come attestano alcuni ritrovamenti presso il Lago delle Buse e le punte di freccia di selce rinvenute sul Colle di San Pietro. Si trattava di cacciatori-raccoglitori, che prediligevano le alture d’estate e le zone di mezza costa d’inverno, evitando il fondovalle infestato dalle paludi. Un paesaggio rurale che, si può dire, rimase sostanzialmente invariato per millenni, tant’è vero che nel 1793 Giuseppe Andrea Montebello descriveva questa zona con le seguenti parole: “In tutta la sua estensione l’aria vi è molto salubre; perché i villaggi sono situati in luoghi o lontani dalle paludi, o da opposti colli difesi dall’aria paludosa”. Ritornando ai tempi più antichi, le diverse età della preistoria e della protostoria sono documentate soprattutto dai reperti ritrovati presso il Colle di San Pietro, sulla cui sommità probabilmente sorgeva un castelliere preistorico, cioè una sorta di piccolo villaggio fortificato. Da questo luogo provengono, fra l’altro, un’ascia e un pugnale del Bronzo Recente e Finale (dal 1300 a.C. al 900 a.C. circa), un coltello e una fibula in bronzo della prima età del Ferro, una statuetta in bronzo che forse rappresenta Apollo, nonché altri reperti d’epoca medioevale. Dai Romani ai Longobardi Tra il 16 e il 15 a.C. l’imperatore Augusto avviò la conquista della Rezia e dell’arco alpino, preludio all’invasione romana del-

foto: Johnny Gadler

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Carzano, Madonna della Neve

la Germania. Fu proprio in quest’ambito che nel 15 a.C. il generale Druso Maggiore tracciò quella strada romana che, ampliata e completata dal figlio Claudio nel 47 d.C., sarebbe passata alla storia come la Via Claudia Augusta Altinate. I Romani costruirono questa importante arteria militare seguendo un’antica pista preistorica, che passava anche da Carzano, proseguiva per Telve, superava il torrente Ceggio fino a Telve di Sopra dopodiché ridiscendeva verso Castel Telvana costeggiando il Colle di San Pietro. Proprio sul Colle di San Pietro e a Telve furono rinvenute monete di imitazione massaliota (moneta gallica di Massilia, ovvero l’odierna Marsiglia), mentre il territorio di Torcegno restituì un vero e proprio “ripostiglio”, che custodiva monete di Aureliano (270-275), di Probo (276-282), di Caro (282-283) e di Carino (284-285).

Una falx vinitoria, invece, testimonierebbe la diffusione della viticoltura anche in queste zone. Nel 1957, durante dei lavori presso la canonica di Telve di Sopra, vennero alla luce cinque scheletri disposti a stella, muniti di spade e armature, d’età romana o forse precedente. Non era la prima volta, tuttavia, che il territorio restituiva scheletri molto antichi o presunti tali. Nella seconda metà dell’800, infatti, il parroco di Torcegno don Venanzio Fachini riferendosi a Castel San Pietro annotava: “Vi furono recentemente tanto verso mattina quanto dall’opposta parte disotterrati in una sol volta ben diciotto scheletri umani, lo che dimostra esservi avvenuti dei fatti d’arme, non essendo verosimile che i morti che l’abitarono vi si facessero eziandio sepellire”. Dopo la caduta dell’Impero Romano (476 d.C.), per secoli la Valsugana fu percorsa da popolazioni barbariche, fra le quali i Longobardi di cui il territorio di Telve di Sopra ha restituito vari reperti, databili al VII secolo, quali una “spatha”, un frammento di umbone di scudo da parata e una borchia di bronzo dorato. Al territorio di Telve è riconducibile anche un gruppo tombale altomedievale, attestazione dell’aristocrazia longobarda in Valsugana. Signori e castelli Nel 1027 l’imperatore Corrado II il Salico fece una donazione al Vescovo Udalrico II e istituì il Principato Vescovile di Trento, fissando così il confine tra il dominio temporale, vale a dire amministrativo, del vescovo di Trento e quello di Feltre


a Maso San Desiderio di Novaledo. Ciò nonostante i rapporti tra le due parti furono sempre piuttosto intensi, tanto che alcuni feudatari della Valsugana assoggettata a Feltre, possedevano beni anche nel territorio controllato dal Vescovo di Trento, godendo anche del beneficio di prendere parte alle riunioni dei feudatari trentini. È il caso della nota famiglia “da Telve”, il cui capostipite Wala è menzionato in qualità di “dominus de Telvo” in un documento datato 12 maggio 1160. Ben presto i da Telve si divisero in tre linee e – osservava il Montebello – “come ogni Nobile in que’ tempi aveva un castello, così tutte queste tre linee ebbero il loro. […] Questi castelli furono Arnana, San Pietro e Castellalto”. Di anno in anno, ogni castello si alternava nell’esercitare il diritto di giurisdizione civile sulla villa di Telve. Castel Arnana esisteva già nel 1289, ma questo ramo della famiglia si estinse nel 1310 e così il maniero, costruito sul dosso “del Castelletto”, andò subito in rovina, tanto che oggi ne rimangono solo pochi ruderi. I diritti di Castel Arnana furono quindi trasferiti alla linea di Castel San Pietro che però nel 1331 – c’informa il Montebello – “vendette la sua giurisdizione, i due dossi, e tutti i beni, che possedeva nella Valsugana fino al torren-

foto: Johnny Gadler

speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO 41

Veduta di Telve

te Silla, a tutta la famiglia dei Signori di Castelnovo e Caldonazzo per il tenue prezzo di tre mila e dugento lire di danari veneti”. Nel 1385 Castel San Pietro, che si trovava sulla cima del colle Ciolino, fu distrutto dall’esercito di Antonio della Scala. Il terzo ramo della famiglia da Telve occupava Castellalto, menzionato per la prima volta in un documento del 1272, abitato fino alla

metà del ‘700 e ancora integro agli inizi del ‘900, prima che i saccheggi e i colpi inferti della Grande Guerra lo riducessero anch’esso al rudere che appare oggi. I da Telve-Castellalto nel corso del Basso Medioevo possedevano abitazioni, “casalia” e beni fondiari non solo a Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano, ma anche a Pieve Tesino, Borgo, Samone, Ronchi, Roncegno, Vigolo Vattaro, Pergine, Nogaré, Civezzano, Fornace, Montagnaga, Baselga di Piné, Lases, Lona, Sevignano e finanche a Termeno, in Alto Adige. Una storia in comune Che la storia di Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano abbia molti elementi in comune da parecchi secoli è testimoniato anche dal fatto che questi quattro paesi nel 1296 si erano dotati di un’unica Carta di Regola mediante la quale si stabilivano, soprattutto, le norme per lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli, ma


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

anche multe per chi avesse annacquato il vino o per gli osti che avessero venduto “pane, vino e carne al dettaglio senza pesarli”.

foto: Johnny Gadler

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Telve, centro propulsore Di questi quattro comuni, però, Telve indubbiamente svolse sempre il ruolo di centro propulsore. Già alla fine del XIII secolo, difatti, questo paese aveva un castello, vasti possedimenti fondiari e, probabilmente dal 1193, una propria chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, poi, alla fine del ‘300, rimaneggiata e quindi intitolata a Santa Maria Assunta (1474), per essere infine riedificata secondo l’aspetto attuale nel 1733. Per molti secoli da questa chiesa dipesero la Madonna della Neve di Carzano, costruita nel 1690 e riconosciuta chiesa curaziale nel 1735, Torcegno, il campanile della chiesa nonché la chiesa di San Giovanni Battista di Telve di Sopra, edificata tra il 1835 e il 1840 ed elevata a chieFra il ‘300 e il ‘700, inoltre, Telve si era arricsa parrocchiale il 30 novembre 1943. A Torcechito di molti edifici prestigiosi, quali i palazzi gno, invece, la chiesa dei Santi Apostoli BartoBuffa, Sartorelli, Paterno, De Bellat... lomeo e Andrea, eretta nel 1327 e riedificata Sempre a Telve, già dal 1530 è attestata una nel 1490, era stata dichiarata parrocchia già scuola di grammatica. Nel 1891 il paese, che nel 1585. allora contava 2.050 abitanti, di scuole ne ave-

va ben cinque, per le quali il comune ogni anno spendeva 1.500 fiorini. Nello stesso periodo le scuole a Telve di Sopra erano due e costavano 400 fiorini l’anno; ve n’erano altre due a Carzano (per un costo di 425 fiorini) e tre a Torcegno, con un esborso da parte del Comune di 475 fiorini. Telve contava varie attività legate ai lavori agricoli e silvo-pastorali, ma annoverava anche numerosi artigiani e commercianti, fra cui spiccavano quelli del legname che veniva lavorato dalle 8 segherie presenti in paese, tutte alimentate dalle acque del torrente Ceggio. Non mancavano, inoltre, trattorie e osterie, fra le quali erano rinomate quelle All’Angelo e Al Mediatore. Anche gli altri paesi avevano le proprie osterie: quelle di Pietro Strosio e di Giuseppe Faitin a Telve di Sopra; di Arcangelo Dal Castagné, di Lucia Gasperi e di Rosa Casagrande a Torcegno; di Quintino Fongarollo e di Gregorio Capra a Carzano. Comuni, infine, furono le vicende socioeconomiche e politiche che contrassegnarono questi quattro paesi nel corso dell’età moderna, indirizzandoli verso un futuro sul quale già si adombrava un destino tragico e crudele, che i posteri avrebbero poi ricordato con l’epiteto di “Grande Guerra”. Johnny Gadler


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Durante la prima guerra mondiale i quattro paesi furono teatro di episodi cruenti

Tutte le ferite della Grande Guerra Tra il 1915 e il 1916 la popolazione fu sfollata. Gli abitanti di Torcegno vennero disseminati in varie parti d’Italia, quelli di Telve di Sopra seguirono il proprio parroco don Ermenegildo Dalmaso e si ritrovarono tutti a Corropoli, in provincia di Teramo. La gente di Telve, invece, in parte si rifugiò a Milano, in parte fu sgombrata dagli Austriaci. I paesi furono bombardati e incendiati, ma l’episodio più tragico fu senz’altro la tristemente famosa Rovine di Telve Battaglia di Carzano. Qui, difatti, il 18 settembre 1917 il 72° battaglione Bersaglieri fu accerchiato e distrutto dagli austriaci mentre stava tentando di allargare la testa di ponte sul torrente Maso. Sul campo – come riferì il giornalista valsuganotto Ottone Brentari in un articolo datato 16 settembre 1919 – “restarono morti 878 nostri bersaglieri (sei volte di più dei nostri morti di Bezzecca!) e 366 Austriaci. Dal giardino e dal cortile della villa Buffa furono esumati 32 cadaveri; ed altri molti dormono qua e là sotto la terra dei campi”. È sempre il Brentari a fornirci un quadro di come si presentavano questi quattro paesi nell’immediato dopoguerra. A Carzano, del-

le 101 case ne erano state distrutte 99. La chiesa della Madonna della Neve serviva per le funzioni religiose, ma fungeva anche da scuola nonché, nella sagrestia, da dormitorio per i reduci dell’esilio. Dei circa 500 abitanti alcuni avevano trovato rifugio in 12 baracche, mentre gli altri – annotava il Brentari – “dormono negli avvolti, nelle cantine in maniera da far compassione ai sassi, come piangendo mi notava una buona vecchietta”. A Telve di Sotto la situazione non era diversa. Delle 255 case se n’erano salvate appena 5. “Prima della guerra – ricordava il Brentari – Telve di Sotto era anche meta degli studiosi. Nella casa dei baroni Buffa di Castellalto era una preziosa raccolta di pergamene, che erano state ordinate e studiate dal padre Maurizio Morizzo. Dove sono andate a finire? In mano dei ladri o in preda alle fiamme? A Telve di Sopra, delle 137 costruzioni presenti erano rimaste agibili solo le due chiese e la scuola. A Torcegno, infine, delle 84 case se n’era salvata soltanto una.


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speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

Nostra intervista a Fabrizio Trentin, sindaco di Telve

Telve, un paese in costante crescita Sindaco Trentin, Lei è al debutto come amministratore e anche nella Giunta vi sono volti nuovi... Sì, il nostro è un progetto che parte da zero e che intende svolgersi nel segno di un netto cambiamento rispetto al recente passato. La gente ci ha dato fiducia perché abbiamo individuato le necessità del paese, le quali passano anche attraverso un rinnovamento delle persone che amministrano la cosa pubblica. Nella nostra squadra, però, non mancano le persone d’esperienza, come ad esempio il vicesindaco Paolo Stroppa che è stato consigliere per 10 anni.

prattutto su questi due punti che intendiamo invertire la rotta rispetto agli ultimi dieci anni.

Come si può rivitalizzare il centro storico? Innanzitutto stiamo approntando una commissione che lavorerà sul regolamento per il centro storico al fine di offrire ai residenti la possibilità di effettuare interventi di abbellimento e di ammodernamento delle loro abitazioni; poi pensiamo a una serie di interventi come la realizzazione di un parco verde vicino al Municipio, o un percorso per le mamme. Sarà un processo lungo, per il quale sicuramente non basteranno cinque anni. Noi ce la metteremo tutta, ma Il sindaco Fabrizio Trentin molto dipenderà anche da quello che i privati In che cosa intendete distinguervi dalle amministraziovorranno fare delle loro abitazioni. ni precedenti? La risposta non è semplice, perché, purtroppo, non disponiamo Parlava di turismo... della bacchetta magica per realizzare subito qualcosa di eclaSì, noi abbiamo una zona di montagna che vogliamo preservatante. Tuttavia il percorso da seguire ci è ben chiaro: sostenere, re e tutelare ma nel contempo sfruttare un po’ di più per crein questi tempi di crisi economica, chi sul nostro territorio vuoare un certo indotto. Questo lo possiamo fare solo rispettanle intraprendere un’attività, magari anche di tipo turistico, e nel do l’ambiente, con un turismo rurale compatibile e in tal senso contempo porre un freno a un’edificazione esasperata che ha abbiamo già affidato un incarico a un consulente che ci aiuti a finito per produrre uno svuotamento del centro storico. È sostudiare un’ipotesi di sviluppo collaborando anche con gli im-


prenditori e con le persone che hanno manifestato interesse per il progetto. Opere pubbliche, che cosa intendete fare? Di idee ne abbiamo parecchie, di problemi anche, soprattutto a livello di viabilità e di fognatura. Ma con le sole risorse del Comune è difficile realizzare delle opere pubbliche e, oltretutto, al momento abbiamo già raggiunto il massimo degli incarichi di progettazione. Pertanto se ne parlerà a tempo debito. Nel frattempo, comunque, completeremo i progetti avviati dalla precedente amministrazione che, francamente, mi aspettavo fossero di più rispetto ai tre che ci siamo ritrovati in eredità.

foto: Johnny Gadler

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Quali sono? La ristrutturazione di Malga Baessa per ricavarne un centro di cultura alpina, la realizzazione di un percorso ciclo-pedonale nella zona dell’ecomuseo del Lagorai e i lavori presso la sede dell’ecomuseo stesso di cui abbiamo appena affidato l’incarico di progettazione. Dal punto di vista culturale? Telve appare molto vivace sotto il profilo associazionistico, con numerose realtà sportive e culturali assai attive e capaci di proporre iniziative qualificanti. Talvolta, però, queste associazioni operano troppo slegate fra loro. Il nostro obiettivo è quello di creare maggiore collaborazione, come è avvenuto per la recente Sagra di San Michele per la quale tutte le associazioni del paese hanno fornito un significativo supporto. Il nostro assessore competente, Lorenza Trentinaglia, segue molto da vicino l’operato dei vari sodalizi e in più abbiamo nominato un consigliere delegato ai rapporti con le associazioni per seguirle anche nella parte burocratica.

La facciata del Municipio di Telve

Telve sta crescendo... Sì, abbiamo da poco superato i 2mila abitanti, grazie anche alle nuove famiglie che si sono trasferite qui da altri comuni. Difatti, pur non facendo mancare nulla agli anziani, Telve offre molta attenzione alle esigenze delle nuove generazioni, che nel nostro paese trovano un’ottima qualità della vita. Lo so che sono di parte, ma per me queJohnny Gadler sto è il posto più bello di tutti.


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Nostra intervista a Ivano Colme, sindaco di Telve di Sopra

Telve di Sopra, centro molto vivo Sindaco Colme, come s’è avviata la nuova legislatura a Telve di Sopra? Senz’altro nel segno della continuità, visto che per diversi anni sono stato vicesindaco di Telve di Sopra.

Quali sono le maggiori problematiche del vostro Comune?

lo e della scuola elementare costituiscono un vero e proprio baluardo, che abbiamo fortificato introducendo il posticipo, che prima non c’era, e, soprattutto, creando una mensa che propone cibi biologici. Per le mamme è un buon motivo in più per portare i bambini presso le nostre strutture. Così, grazie ai 16 bimbi dell’asilo e ai 35 alunni della scuola elementare, il paese è davvero vivo.

Quelle di tutti i piccoli paesi di montagna: lo Nulla a che vedere, quindi, con certi paesi dorsvuotamento del centro storico e lo spopomitorio? lamento. Quest’ultimo fenomeno per forAssolutamente no. Qui la gente, pur lavorando fuotuna da noi è meno accentuato rispetto ad Ivano Colme, sindaco di ri, non viene solo per dormire e ha voglia di vivere il altrove, perché negli ultimi 50 anni abbiaTelve di Sopra paese in tutte le sue manifestazioni socio-culturali. A mo perso solo il 6,22% della popolazione, dicembre, ad esempio, al Palio di San Giovanni partecipa tutta passando dai 659 abitanti del 1961 ai 618 registrati all’inizio di la popolazione. È vero, siamo un centro piccolo, ma abbiamo quest’anno. Ci preoccupa molto di più, invece, la tendenza a la cooperativa e uno sportello bancario, pertanto potremmo uno svuotamento del centro storico, aspetto su cui intendiamo proprio dire che non ci manca nulla e in più beneficiamo della avviare uno studio approfondito, come già s’è fatto sui giovani tranquillità tipica di un luogo di montagna. e le loro esigenze.

Perché proprio sui giovani?

Avete rapporti di collaborazione con i Comuni vicini?

Perché sono loro il nostro futuro e dobbiamo fare in modo di trattenerli qui il più possibile, con punti di cultura e incentivi per le giovani coppie. In tale prospettiva la presenza dell’asi-

Come servizi non siamo collegati, però insieme provvediamo alla gestione forestale, al mantenimento di molte strade di montagna e di alcune malghe. Tuttavia la migliore sinergia l’ab-


foto: Johnny Gadler

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Una veduta panoramica del paese di Telve di Sopra

biamo senz’altro raggiunta in ambito culturale, con l’Ecomuseo del Lagorai che ci vede coinvolti assieme a Telve, Torcegno e Carzano. Ma con questi tre comuni recentemente abbiamo organizzato anche la 3T Bike, manifestazione giunta ormai alla quarta edizione e che anno dopo anno si sta dimostrando un ottimo biglietto da visita per il nostro territorio.

A livello culturale che cosa offre Telve di Sopra? Come tutti i paesi, anche noi abbiamo varie associazioni molto attive sul territorio, che vanno dalla Pro Loco al Gruppo Giovani, ai Fanti, agli Alpini, al Comitato del Palio San Giovanni, ai Vigili del Fuoco, al Gruppo Anziani e al Gruppo Donne, realtà che, ciascuna secondo le proprie competenze, contribuiscono a rendere dinamico il nostro tessuto sociale.

Quali sono le opere pubbliche che intendete realizzare nel corso della prossima legislatura?

Il rifacimento della rete dell’acquedotto nel paese. Interventi di riqualificazione del centro storico con parcheggi, marciapiedi, nuova illuminazione, sistemazione dell’arredo urbano e del parco giochi. Inoltre, revisione del PRG e studio di fattibilità per le strade di circonvallazione; realizzazione dell’area produttiva in località Fratta e del Museo degli usi e costumi locali (collezione Tarcisio Trentin); valorizzazione delle risorse energetiche rinnovabili (centralina idroelettrica sull’acquedotto comunale, impianto fotovoltaico su edifici comunali); recupero di Malga Serra, delle aree verdi in centro e dell’ex municipio da cui ricavare spazi per le associazioni.

Un programma ricco di interventi, dunque... Sì, perché il nostro intento è quello di continuare la valorizzazione del territorio al fine di mantenere un ambiente integro, che garantisca ai residenti una buona qualità della vita, in grado di compensare, almeno in buona parte, alcuni disagi dovuti al nostro essere periferia. Johnny Gadler


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Nostra intervista a Ornella Campestrini, sindaco di Torcegno

Torcegno, comune a trazione “rosa” Ornella Campestrini, Lei è stata eletta sindaco a maggio... Esatto. La nostra lista, pur orientata al rinnovamento perché presentava tanti giovani volenterosi, è stata concepita nel segno della continuità con l’amministrazione precedente, di cui facevo parte in qualità di assessore alla cultura. Anche il Suo predecessore era donna. Un passaggio di consegne più unico che raro... Sì, negli ultimi 20 anni la presenza femminile all’interno del municipio è una costante, ma le donne a Torcegno hanno sempre svolto un ruolo di primissimo piano. Il segretario comunale, ad esempio, da molto tempo è donna, così come la presidente della Pro Loco. Ciò non significa, tuttavia, che qui gli uomini occupino un posto marginale e siano disinteressati alla vita sociale del paese. Anzi, si irritano pure – e a ragione – se qualcuno afferma che questo è un centro “comandato” dalle donne. Quali opere pubbliche intendete realizzare? Sono opere in parte avviate dalla precedente amministrazione e che noi stiamo portando a termine, come la ristrutturazione del centro storico ai Campestrini, i cui lavori – finanziati attra-

La nuova giunta comunale di Torcegno, da sx Roberto Dalcastagnè, Luigi Campestrin, Daniela Dalcastagnè, Giacomo Ganarin ed Ornella Campestrini


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foto: Johnny Gadler

verso i Patti territoriali – saranno ultimati entro l’anno. Tali interventi ridaranno vitalità a una frazione che negli ultimi anni era stata un po’ trascurata e mi auguro che ciò metta in moto un processo virtuoso grazie al quale anche i privati cittadini comincino a recuperare e ad abbellire le loro abitazioni. Stiamo poi procedendo all’appalto di un centro polifunzionale in località Molini, dove troverà spazio anche la caserma dei vigili del fuoco. Inoltre abbiamo in programma, e speriamo di concluderla a breve, la realizzazione di una centralina sul torrente Ceggio per il recupero dell’energia elettrica. La nostra Giunta, difatti, è molto attenta a ricercare tutte le energie rinnovabiVeduta di Torcegno li e alternative possibili, poiché – trovandoci in una conca dove spesso, specialmente d’inverno, l’aria ristagna – meno fumi scarichiamo, meglio è per la nostra salute e per la vivibilità dell’intero territorio. Come appare la vita culturale di Torcegno? Pur essendo un paese piccolo, a Torcegno la vita culturale risulta piuttosto intensa. La Pro Loco è molto attiva sia nell’organizzazione di eventi, sia nel recupero del patrimonio artistico, com’è recentemente avvenuto con il capitello ai Berti. Come Comune aderiamo al Sistema Culturale Valsugana Orientale, e anche all’Ecomuseo del Lagorai di cui fanno parte Telve, Telve di Sopra e Carzano. L’obiettivo è quello di ricercare le nostre origini, dando una valorizzazione culturale agli usi e costumi locali, pur non rinchiudendo tutto in un contesto museale tradizionale. Ciò ci consente un miglior approccio con i giovani, nonché la possibilità di sfruttare le nostre peculiarità a fini turistici.

In che modo? Nei prossimi anni punteremo molto sulla realizzazione di percorsi nella natura, volti a far scoprire tradizioni e sapori della nostra montagna, non certo destinati a un turismo di massa, bensì a turisti selezionati, attenti alle problematiche ambientali e desiderosi di comprendere la vera essenza di un territorio che, per nostra fortuna, ci offre molte opportunità. Oltretutto non ci mancano nemmeno le strutture ricettive, poiché già disponiamo di un albergo, di un campeggio e di un ristorante. Molti piccoli comuni sono alle prese con lo spopolamento e lo svuotamento dei centri storici. È così anche per voi? Lo spopolamento è un problema che ci sfiora soltanto, perché nell’ultimo mezzo secolo in media abbiamo perso un abitante all’anno e ora, seppur di poco, stiamo addirittura crescendo. Più preoccupante, invece, è la questione dello svuotamento del centro storico che speriamo di arginare incentivando i proprietari a ristrutturare le loro abitazioni anziché costruirsi una nuova casa in periferia. Compito di un sindaco è innanzitutto quello di costruire strade, piazze, strutture, ma a mio avviso c’è anche un’altra missione, meno visibile, che è quella di far vivere quelle stesse strade, quelle stesse piazze, quegli stessi edifici. Vorrei che la gente riscoprisse il valore della vita quotidiana, dei rapporti fra le persone e del mutuo soccorso fra vicini. Chi sceglie di abitare a Torcegno non ci viene solo per dormire, ma perché vuole sentirsi partecipe della crescita di un paese che vive e di una comunità su cui può contare. Johnny Gadler


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Nostra intervista a Giancarlo Orsingher socio-fondatore dell’Ecomuseo Lagorai

Quattro comunità, un solo territorio Orsingher, com’è nato l’Ecomuseo del Lagorai? Alla fine del 2002, sulla scia della tesi di laurea di Erica Masina inerente alla valorizzazione della Val Calamento, ci venne l’idea di progettare un ecomuseo che comprendesse i comuni di Telve, Telve di Sopra, Torcegno e Carzano, quattro comunità che vantano una storia simile nell’antica giurisdizione di Castellalto e che, ancora oggi, presentano dei tratti in comune.

Giancarlo Orsingher

Quale fu il primo passo? Siccome la normativa provinciale prevedeva che per il riconoscimento di una struttura museale vi fosse sul territorio un’associazione che lavorava da almeno tre anni con l’obiettivo dichiarato di costituire un museo, nel marzo del 2003 con i quattro comuni promotori e una quindicina di soci fondatori, costituimmo l’Associazione verso l’ecomuseo del Lagorai. Quattro anni dopo, il 26 ottobre 2007, con una deliberazione della Giunta provinciale fummo riconosciuti come sesto ecomuseo del Trentino.

Quali sono le finalità dell’Ecomuseo? Le finalità – come recita lo statuto della nostra associazione che attualmente conta oltre 140 soci – sono quelle di studiare, valorizzare, tutelare e promuovere il patrimonio culturale ed ambientale che contraddistingue le Comunità di Carzano, Telve, Telve di Sopra e Torcegno. Tale patrimonio collettivo è inteso come risorsa importante per un futuro di crescita culturale, nel rispetto dell’identità tipica locale e di ciò che è stato costruito e condiviso in secoli di storia comune, dalla formazione dell’antica Giurisdizione di Castellalto fino ad oggi. Che cosa avete realizzato? Tantissime iniziative: ricerche bibliografiche, pubblicazioni, laboratori didattici per i turisti e per le scuole imperniati sulla valorizzazione di attività economiche oggi in gran parte scomparse, come la ca-

Fase di un laboratorio


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO 51 seificazione, la fienagione, la tessitura, l’orto biologico. Il corso di intreccio di cesti, tenuto da un nostro mastro cestaio, ci è stato richiesto anche da altri ecomusei e ha fatto crescere nuovi mastri cestai. Non sono però mancate le mostre temporanee sulla castanicoltura, i segni del sacro, l’acqua, la Grande Guerra e via dicendo, organizzate in collaborazione con il Museo degli Usi e Costumi di San Michele o con altre realtà museali provinciali, e allestite grazie alla diretta partecipazione dei cittadini che hanno messo a nostra disposizione non solo reperti più o Un’escursione sul territorio meno antichi, ma anche preziose informazioni. Stiamo anche portando avanti dei progetti con la rete ecomuseale trentina, grazie soprattutto all’impegno di Valentina Campestrini che dal 2008 è la referente operativa della nostra Associazione. A chi è affidata la gestione dell’Ecomuseo? La gestione è affidata alle quattro amministrazioni comunali di Carzano, Telve, Telve di Sopra e Torcegno, le quali hanno stipulato con la PAT una convenzione triennale per garantire la funzionalità e l’esistenza di questo servizio. Secondo gli accordi presi dalle parti, l’Ecomuseo è gestito dai comuni tramite due organi principali: il comitato d’indirizzo, che si occupa di definire gli indirizzi dell’attività dell’ecomuseo, e

il Comitato di Gestione, che si preoccupa di approvare il piano delle iniziative e delle attività definito dal comitato d’indirizzo, nonché il bilancio annuale. Dove reperite i fondi necessari alle vostre attività? Fin dall’inizio abbiamo cercato di gravare il meno possibile sulle casse comunali, presentando progetti e iniziative su bandi comunitari, in modo tale di ottenere finanziamenti da fondi esterni. Con quali risultati? Ottimi direi, visto che, ad esempio, grazie all’ecomuseo ai 4 Comuni stanno arrivando circa 600 mila euro dal bando di sviluppo provinciale su fondi europei per alcuni interventi ecomuseali sul territorio, come la tabellazione e la sistemazione del percorso di 3T Bike che diventerà un percorso fisso, la realizzazione di un centro di informazione e documentazione sulla mantagna e sul Lagorai presso l’ex Malga Baessa in Val Calamento, la realizzazione di una piccola casa-museo a Telve di Sopra. Unico neo, se vogliamo, è la scarsa partecipazione degli operatori economici locali che, almeno finora, sembrano non aver ancora compreso le potenzialità di questa offerta culturale che potrebbe tradursi in notevoli benefici economici per tutto il territorio. Johnny Gadler


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Nostra intervista a Cesare Castelpietra, sindaco di Carzano

Sindaco Castelpietra, Lei è al debutto assoluto come amministratore. Spaventato? Confesso che la prima settimana l’ho passata senza dormire, perché subito dopo la gioia della vittoria avvertivo forte il peso della responsabilità. È come se gli abitanti di Carzano mi avessero dato un assegno in bianco, una fiducia che cercherò di ripagare al meglio. Per questo io e la mia Giunta stiamo cercando di imparare il funzionamento della macchina comunale il più velocemente possibile, magistralmente aiutati, devo dire, dalle persone che lavorano in Comune. Come vi ponete rispetto alla vecchia amministrazione? La nostra intenzione è di evitare passaggi traumatici, pertanto proseguiremo alcune delle cose avviate, cercando però di distinguerci nel metodo. Nei piccoli paesi ciò che più conta sono i rapporti interpersonali e quindi faremo sì che il Comune sia aperto a tutti e non un palazzo chiuso dove gli amministratori assumono delle decisioni e le calano dall’alto. Che lavori pubblici farete? È il problema dei piccoli comuni: molti lavori pubblici da fare e pochi soldi nelle casse. Stiamo portando a termine i lavori all’acquedotto comunale avviati dalla precedente amministrazione e predisponendo il bilancio per l’anno prossimo. I

foto: Ruggero Arena

Carzano, un paese che volta pagina

Cesare Castelpietra

capitali sono limitati, pertanto dovremo necessariamente stabilire delle priorità. Di certo si ultimerà l’illuminazione pubblica in una parte del paese e ai masi; poi bisognerà terminare l’acquedotto che nel progetto non era finito, riqualificare il centro storico con una nuova pavimentazione e sistemare alcune strade sia in paese che sulla montagna. Quest’ultimo intervento è finalizzato anche alla promozione turistica.

In che modo? Voglio promuovere uno sviluppo turistico sostenibile, volto ad attrarre chi persone in cerca di tranquillità e del contatto diretto con una natura incontaminata che, per fortuna, non ci manca. Penso, ad esempio, alla vicina oasi del WWF o alle nostre malghe. dei nostri monti e al paesaggio in generale. D’inverno molti vengono qui per fare sci alpinismo o per cimentarsi con le ciaspole. Quindi dobbiamo lavorare molto sulla ricettività, magari investendo nell’idea dell’albergo diffuso,


speciale LA VALSUGANA VISTA DA VICINO 53 riutilizzando anche l’esistente piuttosto che creare strutture che sarebbero incompatibili con il nostro territorio. È in quest’ottica, ad esempio, che stiamo ristrutturando il ristorante Val Tighetta. Inoltre ci aspettiamo molto dalla ciclabile lungo il Maso, che si collegherà con quella del fondovalle. Noi faremo la nostra parte, ma poi saranno i privati a dover trasformare queste opportunità in risorse effettive.

foto: Johnny Gadler

Com’è l’andamento demografico di Carzano? Stabile. All’inizio del ‘900 avevamo 500 abitanti e oggi sono 510. La popolazione tende a invecchiare, ma guardiamo con attenzione alle nuove generazioni. È vero, Carzano ha perso la scuola materna ed elementare, ma abbiamo un asilo nido che rappresenta un punto d’orgoglio e una speranza per il futuro. A livello socio-culturale come appare il paese? Dinamico. Abbiamo varie realtà associative. Un pilastro della comunità è senz’altro rappresentato dai Vigili del Fuoco, i quali costituiscono un referente naturale per la logistica di tutte le attività che vengono organizzate in paese. Poi vi

Madonna della Neve

sono gli alpini, il gruppo anziani, gli amici della montagna, gli amici della baita, le donne di Carzano e la casa dei pioveghi. Casa dei pioveghi? Sì, “piovego” si può tradurre con “favore”. Un tempo quando c’era una vedova che, ad esempio, aveva dei campi da falciare, gli uomini del paese dopo messa andavano a fare tale servizio a “piovego”, cioè gratuitamente a favore di una persona o dell’intera comunità, come capitava quando c’era da spalare la neve. La Casa dei Pioveghi, pertanto, è un’associazione che, riunendo Comune, cooperativa alimentare, asilo nido e tutte le associazioni del paese, ha istituito una sorta di banca del dono. Carzano è famoso per una sanguinosa battaglia... Purtroppo sì. Il 18 settembre 1917 qui perirono oltre 900 uomini e la nostra chiesa rappresentò uno degli estremi capisaldi dei bersaglieri italiani. Per questo, sostenendo il Comitato 18 settembre, abbiamo inoltrato la richiesta al Vescovo affinché la nostra parrocchiale venga elevata a monumento ai bersaglieri. Il Comune di Carzano ha avviato anche dei contatti con la Croce Nera austriaca, l’associazione che si occupa di tutte le ricorrenze dei caduti. Non dimentichiamoci, infatti, che a Carzano oltre ai soldati italiani caddero anche austriaci, tedeschi e serbi. Da poche settimane il Comune di Carzano ha stretto una convenzione con il difensore civico... Sì, è un passo che ho voluto intraprendere per dare un segnale ai cittadini e alle cittadine di Carzano di trasparenza amministrativa e di fiducia nelle istituzioni democratiche. Johnny Gadler


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Photogallery

foto: Johnny Gadler

Telve - Chiesa Santa Maria Assunta

Telve di Sopra - Veduta Telve - Centro Storico

Torcegno -. Chiesa Santi Apostoli Bartolomeo e Andrea

Carzano


CULTURA E SPETTACOLO 55 Nostra intervista al fondatore dei perginesi Rising Power

Mauro Borgogno, nel segno del rock Mauro Borgogno, un impegno che spazia attraverso le molteplici forme della musica e della creatività e che dopo tanti anni lo vede ancora protagonista nell’affrontare esperienze nuove. Musicista autodidatta, nel 1981 fonda il gruppo “Rising Power”, che in poco

Mauro, il tuo incontro con la musica? “A 2-3 anni. Mia mamma accendeva la radio per farmi stare buono. Sono un autodidatta, ho fatto solo un paio d’anni di scuola musicale insieme ad Andrea Braido, ma l’insegnamento era abbastanza rigido, non eravamo molto portati perché noi suonavamo già strumenti elettrici e a scuola non si poteva”. Parliamo dei Rising Power... “Il gruppo è da sempre dedicato alla musica rock. L’attuale formazione – Marco Gadotti (basso), Bruno

Holzer (batteria), Luca Ruffini (tastiere) ed io alla chitarra – suona insieme da una decina d’anni. Abbiamo avuto molti cambiamenti, d’altronde in certe estati tenevamo anche 40 concerti e il confine tra l’amatoriale e il professionale è labile”. Quanti concerti hai fatto? “Da solo, con il gruppo e come fonico circa 4-5mila serate. In certi periodi facevo due concerti al giorno e con 14 formazioni diverse”. Rimanere in Trentino ti ha penalizzato? “Non lo so. Ma sono campanilista, preferisco suonare a Pergine piuttosto che a Francoforte. Questo non mi ha permesso di entrare in certi giri, anche se qualche opportunità l’ho avuta. Ma

tempo diventa il gruppo musicale rock più famoso del Trentino e che è ancora in attività. In particolare i primi due album “The Rock is never ending” cantato in inglese e “Troppo oro e argento” sono diventati dei cult e sono ricercatissimi dai collezionisti europei.

Mauro Borgogno

ho capito che il grande mondo dello spettacolo è spietato: a questo punto mi tengo il mio, senza rimpianti”. Cosa ti porta ancora sul palco? “La grande passione per la musica e forse un pizzico di narcisismo. Poi studio molto, devo ancora imparare tante cose”. Fra i collezionisti i vostri dischi hanno quotazioni alte... “Una bella soddisfazione, sen-

za particolari conoscenze e solo con le nostre forze e con i contenuti musicali degli album”. L’estate scorsa avete proposto “La storia del rock”... “Fare la storia del rock in una sera è impossibile. Ci siamo ispirati al rock che parte dalle nostre radici: Deep Purple, Uriah Heep, Van Halen, l’hard rock in particolare degli anni ‘60 e ‘70 il momento di maggiore creatività, ora irripetibile”.

Quali sono i tuoi gusti musicali? “Ascolto di tutto. Ci sono solo due generi di musica: quella fatta bene e quella fatta male”. Lavori anche con il gruppo dei Medieval Gypsies... “È un progetto con una matrice rock, che s’ispira a una cover band come Ritchie Blackmore. Un’esperienza molto bella con la parte teatrale oltre a quella musicale. Del gruppo fa parte mia figlia Catia come cantante, e anche mio figlio Thomas promette bene musicalmente”. Com’è il livello musicale attuale? “Le cose sono molto cambiate. Le possibilità di espressione sono aumentate (rassegne, concorsi) ma purtroppo la parte mediatica lascia passare solo un certo tipo di eventi. Quindi rispetto a una volta il pubblico è meno libero di ascoltare quello che crede e anche le radio sono poco libere”. E in Trentino? “Il livello tecnico è alto, forse però i più preparati sono quelli che si sentono meno in giro, che si rintanano in casa a studiare”. Progetti per il futuro? “Tre. Una nuova produzione discografica per la cantautrice Lorena Longo dove ho suonato tutte le chitarre e i bassi; un lavoro acustico con Michele Roat con pezzi suoi; infine, con i Rising Power stiamo sonorizzando un film in bianco e nero storico, una unica suite originale, con gli strumenti che devono riprodurre più dei rumori che dei suoni. Stiamo anche facendo dei seminari sul retropalco della musica, come sulla fonica e interattivi con il pubblico”. Giuseppe Facchini


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CULTURA E SPETTACOLO

Presentato il calendario teatrale 2010-2011 di Borgo Valsugana e di Grigno-Tezze

Al via la nuova stagione di prosa Il 20 novembre prossimo in Bassa Valsugana partirà la stagione di prosa 2010-2011 che, nei teatri di Borgo Valsugana e di Grigno-Tezze, proporrà un cartellone d’alto livello e assai variegato per cerca-

Galvan, la nuova stagione di prosa si preannuncia molto interessante e varia... “Concordo. Infatti la mia idea è stata quella di arricchire la stagione teatrale con una serie di spettacoli che possano offrire al pubblico un’opportunità di crescita culturale ad ampio raggio. Non a caso, quindi, nel cartellone si trovano i classici – come “Le allegre comari di Windsor” di William Shakesperare – accanto al teatro d’innovazione, con un’incursione nel musical (Tutti a bordo... Destinazione Musical) e nell’opera lirica (“Il ratto dal Serraglio” in trasferta organizzata al Teatro Sociale di Trento), non disdegnando però temi impegnati (“Per non morire di mafia” di Piero Grasso) e nemmeno produzioni locali come “Il senatore Fox” del Gad Città di Trento, “e lo spettacolo d’apertura, che sarà gratuito per gli abbonati, “Le Follie” dell’Associazione Figli delle Stelle””. Quest’ultima, oltretutto, è formata da valsuganotti... “Sì, ho voluto rompere un po’ gli schemi di una stagione fatta solo dai professionisti, dando la possibilità a dei giovani della Valsugana di esprimere la loro passione per il teatro, creando

re di soddisfare ogni genere di pubblico. Ne abbiamo parlato con Enrico Galvan, assessore alla cultura del Comune di Borgo Valsugana, nonché portavoce del Sistema Culturale Valsugana Orientale.

anche una sinergia con il pubblico”. È possibile tracciare un identikit dello spettatoretipo? “Potremmo dire di età adulta e di sesso femminile, anche se poi in realtà il teatro, per fortuna, ha tanti tipi di spettatore. Il mio intento è proprio quello di far sì che sempre più persone si avvicinino a questo mondo ed è per tale ragione che già dall’anno scorso ho introdotto degli abbonamenti ridotti non solo per i giovani fino ai 21 anni e per gli over 65, ma anche per

La locandina de “Il senatore Fox” in scena il 19 marzo 2011

Ecco in sintesi il calendario della stagione di prosa 2010-2011.

IL CALENDARIO 20 Novembre Borgo “Le follie” da opere di D. Fo 27 novembre Tezze “Chi dice donna... cossa diselo?” di L. Cont 5 dicembre Teatro Sociale di Trento “Il ratto dal serraglio” di C. F. Bretzner Enrico Galvan

tutte le associazioni e le aziende del territorio che acquistano almeno cinque abbonamenti”. In tempi di crisi economica, quanto conta investire in cultura? “Negli ultimi tempi sia lo Stato che la Provincia investono forse un po’ meno nelle produzioni culturali, ma a mio avviso è indispensabile continuare a farlo, perché ciò rappresenta una grande opportunità di crescita personale e di un’intera collettivita. Difatti questa, tengo a sottolinearlo, questa non è soltanto la stagione teatrale di Borgo Valsugana, bensì di tutti i dodici Comuni che aderiscono al Sistema Culturale Valsugana Orientale”. Johnny Gadler

15 gennaio Tezze “Sandokan o la fine dell’Avventura” di G. Guerrieri 21 gennaio Teatro Auditorium Trento “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare 27 gennaio Borgo “Sentieri sotto la Neve” di M. R. Stern 19 febbraio Tezze “Cirano di Bergerac” di E. Rostand 24 febbraio Borgo “Faust: la commedia è divina” di C. Rossi 7 marzo Borgo “Noi, le ragazze degli anni ‘60” con G. Scuccimarra

Focus

Passione per il teatro La prima notizia sicura circa una rappresentazione teatrale a Borgo Valsugana risale al 1779, quando una non meglio identificata “Compagnia di Dilettanti” del posto ottenne il permesso di utilizzare la sala del Consiglio comunale a fini teatrali. Difatti a quel tempo a Borgo non esisteva un teatro vero e proprio, così le varie compagnie teatrali, provenienti anche da fuori zona, erano costrette ad allestire gli spettacoli in sale di fortuna. L’intensificarsi di quelle rappresentazioni

11 dicembre Borgo “Tutti a bordo... destinazione musical” con la partecipazione dei ballerini e cantanti “Des Étoiles”

portò all’edificazione di un teatro che in alcuni documenti viene definito “sociale”, anche se ne ignoriamo l’esatta ubicazione. Quel che appare certo, invece, è che tale struttura rimase in funzione per pochi anni. Nel 1840, infatti, con il “Torquato Tasso” di Donizetti si inaugurava un nuovo teatro. (J.G.)

19 marzo Borgo “Il senatore Fox” di L. Lunari 1 aprile Borgo “Per non morire di mafia” di P. Grasso. Calendario completo, info orari, prevendite abbonamenti e biglietti su www.valsuganacultura.it oppure Biblioteca comunale Borgo (tel. 0461 754052).


CULTURA E SPETTACOLO 57

05

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Torcegno

Borgo V.

Nov.

Nov.

PAESAGGI DI GUERRA

le follie

Centro Lagorai dal 5 novembre al 31 dicembre

Teatro Centro Scolastico h. 20.45

La fine della Grande Guerra lasciò nelle valli trentine dove si era combattuto un paesaggio fatto di rovine, di campagne invase da filo spinato, trincee e crateri, di pascoli disseminati di residuati bellici, di foreste devastate, di fabbriche distrutte, di cimiteri. Uno scenario uniforme si presentò a profughi e soldati che tornavano dai luoghi dell’esilio e dai campi di battaglia: un paesaggio che conoscevano bene, ma che speravano di non ritrovare in patria.

Lo spettacolo è composto da sei mini-spettacoli, rielaborati da opere di Dario Fo. Il primo è denominato “Pupazzo giapponese”, il secondo “La casellante”, il terzo “Figlio in provetta”, il quarto “Voce amica”, il quinto “Coppia aperta”, l’ultimo è Blackout, ambientato nella casa di Dario e Franca alle prese quest’ultima con la paura fobica che la città venga colpita dal blackout, ma allo stesso tempo con l’organizzazione del ventesimo compelanno della figlia Lucia.

Ingresso libero

Associazione Figli delle Stelle Spett. in omaggio agli abb. della stag. teatrale di Borgo

Info: www.trentinograndeguerra.it

Info: 0461 75.40.52, www.valsuganacultura.it

CINEMA

La

Finestra

Direttore Cristina Ferretti Direttore Responsabile Johnny Gadler Pubblicità Cristina Dellamaria 347.6475297 Grafica ed impaginazione Eva Fontana Corrispondenti Paolo Chiesa, Giuseppe Facchini, Armando Munaò, Mario Pacher Stampa Athesia Druck srl Via del Vigneto 7, 39100 Bolzano Editore Athesia Druck srl Via del Vigneto 7, 39100 Bolzano Aut. Tribunale di Trento n. 635 del 22-4-1989 Questo numero de LA FINESTRA è stato chiuso il 30/10/2010 REDAZIONE Via IV Novembre, 12 38051 BORGO VALSUGANA (TN) Tel. 0461.752622 Fax 0461.756833 redazione@lafinestra.it

La Finestra declina ogni responsabilità per eventuali cambiamenti e/o errori nelle date e negli orari degli appuntamenti segnalati.

Polo scolastico, h. 17.00 e 21.00

7.11.2010 Tezze di Grigno “Innocenti bugie” - Commedia Cinema Parrocchiale h. 21.00

21.11.2010 Tezze di Grigno “Cattivissimo me” - Animazione Cinema Parrocchiale h. 16.00

10.11.2010 Borgo Valsugana “La Passione” - Commedia Polo scolastico, h. 21.00

24.11.2010 Borgo Valsugana “London River” - Drammatico Polo scolastico, h. 21.00

13.11.2010 Borgo Valsugana “Wall street: il denaro non dorme mai” - Drammatico Polo scolastico h. 21.00

28.11.2010 Tezze di Grigno “Vinx Club 3D magica avventura” Animazione Cinema Parrocchiale h. 16.00

14.11.2010 Tezze di Grigno “The American” - Drammatico Cinema Parrocchiale h. 21.00 17.11.2010 Borgo Valsugana “Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti” - Commedia Polo scolastico, h. 21.00

stagione teatrale di Borgo Polo scolastico, h. 20.45 20.11.2010 Zivignago di Pergine “A piedi nudi nel parco” di Neil Simon. Virtus in Arte di Malé Teatro di Zivignago, h. 20.45 22.11.2010 Pergine Valsugana “Il signore del cane nero. Storie su Enrico Mattei. Teatro Don Bosco h. 20.45 27.11.2010 Tezze di Grigno “Chi dice donna... cossa diselo?” di e con Loredana Cont Teatro Parrocchiale, h. 20.45

TEATRO 13.11.2010 Olle di Borgo “Ernesto roditore” - di e con Guido Castiglia Teatro di Olle, h. 16.30

19.11.2010 Baselga di Piné “Inception” - Fantascienza/Thriller Centro Congressi, h. 21.00

13.11.2010 Zivignago di Pergine “Il mistero dell’assassino misterioso” di Lillo & Greg. Filo di Ora Teatro di Zivignago, h. 20.45

21.11.2010 Borgo Valsugana “Adele e l’enigma del faraone” - Avventura

20.11.2010 Borgo Valsugana “Le follie” - Ass. Figli delle Stelle Spett. in omaggio agli abb. della

MOSTRE Borgo Valsugana Mushrooms Cloud - Arte Mod. Malga Costa, Val di Sella h. 10.00-18.00 Borgo Valsugana Magic Clicks Mostra fotografica Spazio Klien, p.zza De Gasperi, 20 Fino al 14.11.2010. h. 10.00-12.00 e 16.00-19.00 (da mart. a sab.). Dom. 10.00-12.00


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CUCINA PER IMMAGINI

Scaloppine dolci alla fiamma

20 minuti * facile

Ingredienti: 4 scaloppine di vitello di 50gr. lâ&#x20AC;&#x2122;una - 30gr. burro - 4 cucchiai di olio dâ&#x20AC;&#x2122;oliva - 3 cucchiai di farina bianca - 1 mela - 1 arancia 1/2 cipolla tritata - 1 cucchiaio di miele - 1/2 bicchiere di prosecco - Calvados o altro per flambare. Preparazione: tagliare le fette di vitello, se troppo grandi, per ottenere delle scaloppine di circa 50gr. caduna. Scaldare una padella e far soffriggere mezza cipolla con 30gr. di burro e 4 cucchiai di olio dâ&#x20AC;&#x2122;oliva. Infarinare le scaloppine...

1

Rosolare le scaloppine ad ambo i lati e aggiustare di sale e pepe

4

Bagnare con mezzo bicchiere di prosecco e lasciare evaporare

2

Flambare con il Calvados (flambare: cospargere con un bicchierino di bevanda alcolica e dare fuoco)

5

Aggiungere la mela e l'arancia tagliati a cubetti e mescolare delicatamente

3

Una volta evaporato il Calvados, aggiungere un cucchiaio di miele

6

Servire la carne ben calda, decorando a piacere il piatto con della scorza d'arancia tagliata molto fine


CULTURA E SPETTACOLO 59


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STORIE FOTOGRAFICHE

Come eravamo Frammenti di storia immortalati in un fotogramma

Invitiamo tutti i lettori che avessero delle fotografie d’epoca (dagli anni ‘80 in giù) a inviarcele via e-mail a: redazione@lafinestra.it o a portarcele in redazione in Viale 4 Novembre 12, Borgo Valsugana. Le pubblicheremo su questa pagina con una breve didascalia di spiegazione all’immagine. 1

2

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B o r g o Va l s u g a n a 1953, la seconda elementare (foto Zanin Gerardo)

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B o r g o Va l s u g a n a 1953, prima comunione (foto Zanin Gerardo)

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B o r g o Va l s u g a n a 1929, Banda Sociale Dopolavoro. Nel cerchio, il sindaco Carlo Debellat


Tel. 0461 752622 路 e-mail: redazione@lafinestra.it

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La Finestra - novembre 2010