Page 1

Ottobre 2010

1


Ottobre 2010

2


Editoriale

3

Q

uasi ogni giorno nel mondo accadono tragedie di cui ci si dimentica in fretta o che, peggio ancora, passano sotto silenzio. In queste settimane il Cile è balzato agli onori della cronaca per via dei minatori intrappolati a 700 metri di profondità nel deserto dell’Atacama. Ma alla fine del febbraio scorso, al largo della costa del Maule, si è verificato un evento catastrofico che sembra aver lasciato solo flebili tracce nell’opinione pubblica italiana. Non, però, in quella valsuganotta, grazie anche a un giovane laureato di Bieno e alla straordinaria forza di sua madre, i quali assieme – seppure a migliaia di chilometri l’uno dall’altra – hanno saputo mettere in moto la grande macchina della solidarietà trentina. Per chi l’avesse dimenticato, infatti, nella notte del 27 febbraio 2010 il Cile è stato colpito da un terremoto tra i più forti di tutti i tempi, con una magnitudo di 8,8 e una durata di circa tre minuti, che ha generato una potenza distruttiva ben 30mila volte superiore a quella del sisma verificatosi a L’Aquila nell’aprile del 2009. Ne è seguita pure un’allerta tsunami che ha interessato 53 stati; allarme poi in parte rientrato, ma sulle coste cilene i danni cagionati dal maremoto sono stati comunque ingentissimi, così come quelli nelle zone interne. Gli sfollati, secondo le stime del governo, sarebbero più di 2 milioni anche se, probabilmente, il numero è superiore perché le zone più povere del Paese difficilmente entrano nelle statistiche ufficiali. D’altronde in certi quartieri la situazione era già disperata prima dell’arrivo del terremoto. Ad affermarlo è proprio un testimone oculare del sisma, Stefano Micheletti di

Bieno che da alcuni anni vive e lavora in Cile a stretto contatto con la popolazione locale, dove sta mettendo a frutto la propria laurea in Scienze Forestali e Ambientali realizzando progetti di sviluppo improntati alla partecipazione dei diretti interessati anziché, come spesso capita, a un assistenzialismo fine a se stesso. In un Cile che ha scoperto essere molto diverso da quello che sognava in Tesino, Stefano si è trovato ad affrontare, in aggiunta alle avversità quotidiane, anche il dramma del terremoto. Lo ha fatto mettendosi a disposizione della gente e, tramite il commovente interessamento di sua madre, coinvolgendo la comunità trentina che, anche di fronte a questa emergenza, non ha voluto tirarsi indietro. Una storia di vita, quella di Stefano, che come il terremoto forse sembrava destinata a passare in sordina, ma a cui noi dedichiamo la storia di copertina di questo mese nella ferma convinzione che – come sostiene la mamma di Stefano, Nadia Dellamaria Micheletti – «nel mondo vi è un esercito di ragazzi che opera in silenzio per migliorare la vita su questo pianeta, anche se purtroppo pochi ne parlano, forse perché fa più notizia trasmettere l’immagine di una “gioventù bruciata”. Ma la realtà non è sempre e solo negativa. Anche dalle macerie, com’è il caso del Cile, possono nascere tanti fiori e un bel sorriso contagioso». Sottoscriviamo. Buona lettura!

Johnny Gadler, direttore responsabile de La Finestra

Ottobre 2010

Dalle macerie può nascere un fiore


Ottobre 2010

4


5

OTTOBRE 2010 - ANNO 22 - n. 10

6

RONCEGNO TERME, NOVALEDO e MARTER

STORIA DI COPERTINA

VI RACCONTO LA MIA STORIA

22

Lavoro e sicurezza, binomio vincente

66 Marcello Voltolini, una vita alla ribalta

70

Borgo, due grandi giornate d'atletica

Editoriale.................................................................3 Stefano Micheletti: il mio Cile tra sogno e realtà.....6 Pensieri e immagini dal diario di Stefano..............10 La desolazione di Villa Francia..............................11 Nadia Dellamaria: «ecco come ho aiutato Stefano».12 Il COPI presenta Perzenland & la Valle Incantata.......15 Valsugana 2020 è approdata in Provincia............16 Approvata la mozione per lo sviluppo in Valsugana.. 18 Michela Moranduzzo: «Tesino, noi ci crediamo»......20 La bici ci porta 7 milioni di euro...........................21 Lavoro e sicurezza: un binomio vincente..............22 Intervista a Padre Zefferino Guzzo.........................26 Cinte T.: Genzianelle attive per beneficenza...........27 Pergine: l’album di famiglia di un’intera comunità....28 Archivio storico di Pergine: documenti a tre vite.......30 Intervista al sindaco di Roncegno Terme..............32 Laghi, paludi e castelli scomparsi.........................34 Roncegno, dalla terra all’acqua............................36 Un testimone diretto dei danni di guerra...............38 Castagna di Roncegno: è qui la Festa...................39 Cassa Rurale di Roncegno: una lunga storia........40 Roncegno, cesa granda e campanil de legno.......42 Roncegno, quei briganti de ‘sti ani........................44 Roncegno e la sua gente......................................45 Intervista al sindaco di Novaledo..........................46

LA FINESTRA ONLINE

Questo numero de LA FINESTRA è consultabile e scaricabile in formato PDF all'indirizzo: http://issuu.com/lafinestra/docs/lafinestra_ottobre_2010

Direttore Cristina Ferretti

Stampa CSQ Centro Stampa Quotidiani spa - Erbusco (BS)

Direttore Responsabile Johnny Gadler

Editore Athesia Druck srl - Via del Vigneto 7 - 39100 Bolzano

Pubblicità Cristina Dellamaria 347.6475297

Aut. Tribunale di Trento n. 635 del 22-4-1989

Grafica ed impaginazione Eva Fontana Corrispondenti P. Chiesa, G. Facchini, A. Munaò, M. Pacher

Novaledo, storia di un paese di “confine”.............48 La Tor Quadra e la Tor Tonda................................50 La Casa degli Spaventapasseri.............................52 Incontro tra Levico e Hausham.............................56 Battaglia del Basson: 95esimo anniversario.........56 Viabilità: nel 2011 in sicurezza il lungolago...........58 Nuovo capitello a Pian dei Pini..............................59 Caldonazzo: in tanti per la sagretta.......................59 Festa per i 25 anni dell’Anffas di Borgo................62 Borgo: prevenzione dei tumori..............................62 Il Maso diventa rosso, Dorigatti interroga.............62 Levico: Festa a malga Sassi.................................64 Caldonazzo: ricordo di Bruno Zangoni..................64 Società: un “sì” da dire con i fiori.........................65 Marcello Voltolini, una vita alla ribalta....................66 Alla Coppa d’Oro trionfa Federico Zurlo................68 Le altre Coppe .....................................................68 Borgo: finale Oro, due grandi giornate d’atletica...70 La bella d’Italia è Ylenia Del Sorbo........................73 Cinema a Borgo....................................................73 Con la Filolevico ritorna Franzelstein.....................74 "Pagine Qui": 11.817 copie in distribuzione..........75 Come eravamo.....................................................76 Lettera al direttore: acciaieria e cittadini................77 Gli annunci............................................................78

Questo numero de LA FINESTRA è stato chiuso il 30/9/2010 La Finestra declina ogni responsabilità per eventuali cambiamenti e/o errori nelle date e negli orari degli appuntamenti segnalati.

REDAZIONE Via IV Novembre, 12 38051 BORGO VALSUGANA (TN) Tel. 0461.752622 Fax 0461.756833 email: redazione@lafinestra.it

Ottobre 2010

Stefano Micheletti da Bieno al Cile


6

STORIA DI COPERTINA

Ottobre 2010

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Stefano Micheletti da Bieno al Cile

«Ecco il mio Cile, tra sogno e realtà» Da circa due anni Stefano Micheletti, originario di Bieno, vive e lavora in Cile, paese già attanagliato da seri problemi socio-economici ed ora, dal 27 febbraio scorso, messo a dura prova da uno dei terremoti più forti della storia. Dalla viva voce di Stefano, ecco come appare la situazione in Cile e quali sono stati gli aiuti giunti grazie alla solidarietà dei trentini che, ancora una volta, non si sono tirati indietro.

S

di Johnny Gadler tefano, che studi ha fatto in Italia? «Dopo aver studiato 5 anni all’Istituto Agrario di Feltre, mi sono iscritto a Scienze Forestali e Ambientali presso l’Università di Padova. Grazie alla riforma di allora potei optare – durante gli ultimi due anni – per un piano di studi “personalizzato”, che mi permise di inserire nel curriculum accademico alcuni corsi della laurea triennale in Cooperazione allo Sviluppo». Lei vive e lavora in Cile da un paio d’anni. Perché proprio quel Paese? «Durante gli ultimi anni d’università nacque in me la voglia di conoscere l’America Latina. Un desiderio che mi avrebbe portato per la prima volta in Cile per 6 mesi – era l’anno 2005 – con l’obiettivo di terminare una tesi, fare un tirocinio e proporre un corso di italiano in una ONG

locale, ma soprattutto mi avrebbe permesso di vivere una grande esperienza e visitare, di passaggio, anche l’Isola di Pasqua, il Perú e l’Argentina». Poi? «Rientrato in Italia, e dopo aver terminato gli studi universitari, c’era ad attendermi un altro sogno da realizzare: un Master in Cooperazione allo Sviluppo e Responsabilità Sociale e Ambientale. Che, guarda caso, quell’anno l’Università di Padova decise di realizzare proprio in Cile. Da allora, maggio 2008, sono tornato in Italia solamente a maggio di quest’anno per un mese». Com'è stato l’impatto con la realtà cilena? «Il mio viaggio verso il Cile, verso un master in Cooperazione allo Sviluppo e poi chissà, è cominciato con il primo passo fuori dalla mia casa. Forse è stata proprio questa la distanza più difficile da colmare, con i suoi timori e il peso delle scelte a farsi sentire. Ancora una volta il tramonto di

Stefano Micheletti al lavoro "sul campo"

Parigi, con il sole arancio che si rifletteva sulla coda d’un aereo, e poi una luce a intermittenza nel buio di una notte che ricordo lunghissima. Dopo i giorni iniziarono a correre via veloci, e al termine delle lezioni rimasi sospeso nell’inverno cileno, in ascolto del concerto di gocce che dal tetto si tuffavano... in casa. Com’era lontana l’America Latina che immaginavo nella mansarda di Bieno».

Che idea aveva dell'America Latina? «Quella che sognavo e che ascoltavo nelle canzoni o che leggevo nei libri! Pensavo spesso, all’inizio, ad una frase che scrisse Ernesto Guevara nei suoi diari di viaggio: “Mi sentii portare definitivamente da venti di avventura verso mondi che supponevo più strani di quanto si sarebbero rivelati, in situazioni che immaginavo molto più normali di ciò che sarebbero risultate”. Il Cile per me era così, una strana mescolanza d’essenze di Sudamerica, Europa e Stati Uniti. La romantica scoperta di Victor Jara e di Salvador Allende – testimoni della coscienza del popolo – il folclore di Violeta Parra, le passioni e la natura raccontate da Neruda, le nostalgiche note di Eduardo Gatti, degli Inti Illimani, di Schwenke e Nilo e dei Quilapayun, e oggi le crude e vere rivendicazioni dello scrittore Gabriel Salazar, contrastano con un popolo che a volte sembra aver dimenticato la speranza di poter costruire una società migliore. La dittatura di Pinochet ha cancellato


STORIA DI COPERTINA

7

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Stefano Micheletti da Bieno al Cile

Che tipo di lavoro svolge presso la comunità cilena? «Per circa un anno ho lavorato in un progetto le cui attività riguardavano la formazione e assistenza tecnica ai campesinos del Secano Interior per il recupero delle risorse naturali (suolo, bosco, acqua), per la produzione agricola sostenibile e per la gestione animale, la costruzione di terrazzamenti e canali di infiltrazione, la realizzazione di vivai

colleghi, ho dovuto cercarmi un altro lavoro».

Nell'emergenza è scattata la solidarietà tra i vicini

per il rimboschimento e per gli orti, la conservazione delle fonti di acqua e costruzione dei sistemi di conduzione, la preparazione di compost, la dotazione di piccole attrezzature agricole, l’introduzione di nuove specie orticole e frutticole, il supporto tecnico per la trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti, il supporto alle famiglie per la soluzione dei problemi e il lavoro di rete sul territorio. Poi, a causa della scarsa simpatia con cui il direttore della Fondazione guardava il nuovo sindacato che avevamo creato con alcuni

AGENZIA IMMOBILIARE

BATTISTI

BORGO CENTRALISSIMO: in pregevole ristrutturazione eseguita con criteri per un elevato risparmio energetico ultimo negozio vetrinato a piano terra con parcheggio – possibilità di garage chiuso Rif. 192

BORGO PERIFERIA: intera casa composta da 2 appartamenti, giardino, parcheggio, avvolti e soffitta mansardabile – rara opportunità Rif. 008

Cos’ha trovato? «Circa un mese prima del terremoto che il 27 febbraio scorso ha devastato il Cile, ho cominciato a lavorare presso una ONG che si chiama SURMAULE, e che opera nella Provincia di Talca, Regione del Maule. Il mio impegno si concentra nel lavoro quotidiano che portiamo avanti con SURMAULE, orientato alla realizzazione di progetti collettivi in un contesto che vogliamo democratico, partecipativo, solidale, autonomo e diverso. Attualmente sto coordinando tre progetti».

Stefano fa lezione ai bambini

BORGO VALSUGANA - Corso Ausugum, 2 Tel. e fax 0461 753 777 LEVICO TERME - Via Dante, 24 - Tel. 0461 701 888 info@immobiliarebattisti.it www.immobiliarebattisti.it

RONCEGNO: a soli € 95.000,00 appartamento da risanare a 2. e ultimo piano con splendida vista e terrazzo Rif. 201

TELVE: a soli € 248.000,00 intera casa composta da 2 ampi appartamenti, grande garage, cantine e terrazzo di 70 mq Rif. 129

Di che cosa si tratta? «Il primo è uno studio sull’associatività, assistenza tecnica e trasferenza tecnologica dei campesinos del Secano Interior della Regione del Maule. Il secondo progetto, invece, mira a potenziare l’incidenza della cittadinanza nella realizzazione di politiche pubbliche, specialmente nel settore agricolo e forestale. Il terzo riguarda l’emergenza postterremoto nel quartiere storico di Santa Ana, nella cittá di Talca».

STRIGNO VICINANZE: in splendida posizione panoramica in casa bifamiliare appartamento con 4 stanze, terrazzo di 25 mq, cantina e garage Rif. 025

TELVE CENTRO: a soli € 99.000,00 appartamento bistanze a 1. piano con ampio sottotetto mansardabile e cortile Rif. 040

RONCEGNO PERIFERIA: a soli € 260.000,00 in casa bifamiliare appartamento a 1. e ultimo piano di 150 mq con soffitta e giardino di 400 mq Rif. 010

STRIGNO VICINANZE: a soli € 135.000,00 appartamento subito abitabile con terrazzo e grande locale uso magazzino Rif. 200

TUTTE LE ALTRE SOLUZIONI SUL NS. SITO: WWW.IMMOBILIAREBATTISTI.IT

Ottobre 2010

quanto ha potuto, e il resto lo ha fatto l’altra dittatura, quella del neoliberalismo. Rimane uno strato sociale di persone con pochissime risorse, che vengono mantenute tali con l’arma a doppio taglio dell’assistenzialismo, meccanismo perverso che aiuta nell’emergenza, ma che diventa distruttivo se adottato come politica di stato. Rimbrottavo a tutti i cileni il fatto d’avere una visione stereotipata della nostra Italia, della nostra Europa, e poi mi ritrovavo deluso perché nemmeno qui – dove una società nuova e più consapevole dovrebbe essere nata dalla violenza di una dittatura – si riconosce la violenza d’ogni gesto che costringe le persone a dipendere».


8

STORIA DI COPERTINA

Ottobre 2010

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Stefano Micheletti da Bieno al Cile In quali condizioni vive la popolazione? «Le condizioni in cui stanno vivendo le persone della Regione del Maule – a più di sette mesi dal terremoto – sono ancora molto precarie, soprattutto nelle zone dove le costruzioni erano edificate con materiali e tecniche tradizionali, colpite dal sisma e dal successivo tsunami più duramente. Fortunatamente casa mia non ha subito danni strutturali seri, come tutto il quartiere in cui mi trovo, di costruzione recente e caratterizzato dalla presenze di casette a un piano, massimo due. Il centro di Talca é stato devastato, ancora mancano al triste appello della demolizione più di duemila case, oltre a quelle crollate per il terremoto o già demolite nei primi mesi d’emergenza. D’altra parte, bisogna essere coscienti del fatto che in situazioni di catastrofe come queste, la fase di emergenza normalmente si protrae per più di un anno, a volte anche due». Quali sono state le conseguenze psicologiche del terremoto? «Le conseguenze psicologiche sono gravissime: il terremoto, le repliche, la psicosi dei saccheggi... la comunità vive ancora oggi con un profondo senso di vulnerabilità, e probabilmente si dovrà convivere con questo per molto altro tempo ancora. Stress posttraumatico e crisi di panico sono solamente i fenomeni più visibili di un impatto profondo nel modo di vivere dei cileni. Credo che a soffrire più di tutti siano stati soprattutto gli anziani, i quali avevano già risolto molte cose della propria vita e che si sono ritrovati a dover ricominciare a lottare». Come si è attivato dopo il terremoto? «Dopo il terremoto è cominciata una fase in cui era importante far

prio mia madre, la quale s’è fatta interprete di una richiesta d’aiuto scaturita non solo dalla mia voce, ma da quella dell’intero popolo cileno».

Talca, intere zone dellla città sono state distrutte

Talca, un'abitazione sventrata

arrivare gli aiuti alle zone più colpite, visto che la macchina statale era molto lenta e poco organizzata. Pertanto in un primo momento ci siamo organizzati con i vicini del quartiere; un’esperienza bellissima e profonda di collettività dentro la tragedia. Poi, attraverso SURMAULE, abbiamo provveduto ai lavori dell’immediata emergenza: raccogliere e distribuire acqua, cibo, vestiti, pannolini, etc». Poi sono arrivati i primi aiuti anche dall'Italia... «Con l’arrivo dei primi fondi dall’Italia ci siamo concentrati nell’aiutare un “campamento” al

limite di Talca, dove vivono tutt’ora una decine di famiglie che con il terremoto hanno visto “solamente” aumentare le difficoltà che già stavano vivendo. Contemporaneamente SURMAULE, considerando l’abbandono da parte delle autorità nei confronti dei cittadini di Talca, ha deciso di avviare il “Programa de Apoyo a Barrios”, che ancora oggi permette d’offrire un appoggio psico-sociale e di orientazione ai quartieri storici della città, i più duramente colpiti: Astaburuaga, Paso Moya, Barrio Oriente, Seminario, Las Heras, Santa Ana». Il progetto per Santa Ana è partito grazie a un’iniziativa di Sua madre in Trentino e al susseguente finanziamento della Provincia autonoma di Trento... «Esatto, il Progetto d’Emergenza Santa Ana, che sto coordinando, è partito a giugno grazie al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e al lavoro incessante della comunità trentina, del gruppo Hueñihuen, e di molti altri amici che hanno voluto unirsi alla causa anche dal Veneto. Il bello è che a innescare questa autentica valanga di solidarietà è stata pro-

Che effetto Le ha fatto vedere Sua madre in prima linea? «É stata una grande lezione, non solamente per l’amore che l’ha guidata e per il profondo senso di solidarietà di tutti quelli che hanno collaborato, ma anche per aver dimostrato una volta di più la forza, la nobiltà, la poesia che esiste dentro alle azioni collettive, ai fini comuni, alla comunità, al costruire assieme. Grande!». Che cosa prevede il progetto per Santa Ana? «Il progetto propone come punto centrale l’abilitazione e gestione di un Centro Comunitario Aperto nel quale le famiglie del quartiere, soprattutto anziani e bambini, possano incontrare assistenza e appoggio per far fronte alle prime necessità sanitarie, alimentari, psico-sociali e ricreative. Il Centro non si propone come albergo per il pernottamento, bensì come uno spazio comunitario per poter far fronte, collettivamente e con la partecipazione degli abitanti, ai bisogni più immediati». Che progetti ha per il futuro? «Per ora la mia vita è qui, dove sento di essere felice, di star crescendo come uomo. Dove sento che tutto ha un senso, una ragione d’essere, quando vivo il quotidiano come se non fosse tale. E dove sento di potermi permettere il lusso di esistere, con un po’ di quella poesia che non ti fa odiare la sveglia la mattina. I miei progetti futuri? Cercare con tutte le forze che ho di continuare a vivere così... qui (quasi sicuramente) o in un altro posto (chissà), e tra qualche anno di ritornare in Trentino!».


Ottobre 2010

9


10

STORIA DI COPERTINA

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Stefano Micheletti da Bieno al Cile

Pensieri e immagini dal diario di Stefano

Ottobre 2010

Una descrizione del terremoto del 27 febbraio scorso in Cile da chi l'ha vissuta sulla propria pelle. Ecco alcuni passi del diario di Stefano Micheletti. La terra trema «Non ho neanche gridato, non ho bestemmiato né pregato. Solamente mi chiedo, da sotto lo stipite di quella porta, quando finirà. 8,8 sulla scala Richter: il cuore pompa, buio pesto e comunque non ho troppa voglia di vedere quello che sta succedendo. Tutto il mio essere è concentrato sul rumore. Abbraccio forte Carla. Nella città, nel quartiere, nella mia casa ci sono infinite cose, e per un minuto e mezzo hanno tutte la stessa funzione: cadere. Anche noi. Non smette mai quel rumore, aspetto che venga giù il tetto ma non succede. È l’eternità. Anche le mie gambe mi vogliono tirare a terra. Adesso sembra smettere, faccio un passo ma al secondo ricomincia più forte. Sento acqua sul pavimento, è arrivata fino in camera, calcinacci e vetri per terra, mobili-vestiti-vasi-bicchieri-aspirapolvere-piatti-sedie un’orgia di quotidiano allucinato. Poi via, a mettersi qualcosa addosso e fuori in strada. Attesa. Una radio argentina trasmette e io l’ascolto dalla jeep di uno sconosciuto. La terra trema, le repliche si susseguono e ancora non smettono. Intanto, sulla costa, il mare incazzato ripiega, si raccoglie per centinaia di metri lasciando allo scoperto il fondale caro ai pescatori, e si abbatte con forza che annichilisce per terminare quello che ha cominciato il terremoto». La seconda notte «Vado a cercare qualcosa da bere, un paio di candele da comprare. Nel negozietto aperto mi aspetta un vecchietto, è simpatico ma io sento la voglia di sbrigarmi a tornare a casa. Ho camminato fino in centro e ho fatto il pieno d’angoscia, è tutto distrutto. Prima d’andarmene mi dice di stare attento perché presto arriverà un tempo disumano. Il vecchio ha ragione. La seconda notte dal ter-

Una via di Talca distrutta

Abitazioni distrutte a Talca

PRIMA

DOPO

Nelle due foto il Museo e la Biblioteca di Robinson Crusoe prima e dopo lo tsunami scatenatosi sulla costa cilena durante il terremoto del 27 febbraio

remoto cominciano i saccheggi. La psicosi collettiva già serpeggia tra noi […]. Aspettiamo spranghe in mano, la radio a volume alto informa i movimenti degli sciacalli che sembra si aggirino armati e in gruppo. Scrutiamo tutti i movimenti della strada buia, qualche auto passa lentamente e noi non nascondiamo i bastoni che abbiamo sottobraccio. La tensione sale, si sentono spari, le sirene dei militari e della forza di polizia sono accompagnate da cento fischietti. Sono i vicini, organizzati per avvisare al passaggio di qualche sospetto. All’incrocio comincia ad ardere alto un falò, applausi a qualche centinaio di metri: devono aver preso qualcuno. Sentiremo solo il rumore dei nemici provenire dal deserto dei Tartari, qualcuno ancora passa correndo mentre aspettiamo che l’alba colori un nuovo giorno, il terzo del terremoto. Tra di noi appare una damigiana da cinque litri di vino. Giusto un goccetto per scaldarsi, che stanotte fa freddo anche se è estate». Fràgil como un volantìn «Josè mi fa segno con la mano che ha quattro anni. Ha la pelle scura e già dei baffetti sopra le labbra, chissà per ricordargli che deve crescere in fretta. È timido e mi sorride. Lo aiuto a sorreggere la bottiglia mentre beve, è troppo pesante per lui. Fa un piccolo sorso e mi guarda fisso, quasi in colpa, ma ha sete e gli dico di continuare a bere, di non fermarsi. Ma anche il secondo e il terzo sorso sono brevi. Io continuo a riempire i secchi che le signore ci portano correndo, e una di loro mi racconta che Josè prega il Signore tutti i giorni, e che una spiegazione al terremoto lui l’ha trovata: è stato Dio che l’ha voluto. Io no, io una spiegazione ancora non la trovo».


STORIA DI COPERTINA

11

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Stefano Micheletti da Bieno al Cile

La desolazione di Villa Francia

V

soprattutto per i tanti bambini che vivono lì. Abbiamo così cominciato ad appoggiare – con dei ragazzi cileni e con l’ONG SURMAULE presso cui lavoro (www.surmaule. cl) – un gruppo composto da 10 famiglie, per un totale di circa 40 persone di cui 15 sono bambini con meno di 10 anni. Paloma, che il giorno del terremoto aveva 9 giorni di vita, è la più piccola. Ma la cosa non si dovrà fermare

qui: l’assistenzialismo da solo non serve a molto. L’idea è cercare di finanziare un progetto per lavorare spalla a spalla con la gente del campamento di Villa Francia. Dalla loro partecipazione, dalla loro voglia di riscattarsi dipenderà il loro futuro. Per ora, però, bisogna dare il primo passo: l’emergenza è forte, l’aiuto statale è lento e poco organizzato. Stefano Micheletti

Baracche distrutte a Villa Francia

sferite al margine ingrandendo il “campamento”: una mescolanza di baracche e tende improvvisate su un pascolo molto ampio che d’inverno si allaga. È per caso che ho conosciuto due signore del campamento durante l'emergenza del terremoto: parte delle baracche crollate, scarsità di alimenti, niente corrente elettrica. L’idrante da cui ricavavano la poca acqua potabile (neanche parlare di acqua in casa o di sistema fognario) si era seccato con il terremoto e stavano cercando aiuto

Ottobre 2010

illa Francia è un quartiere che appartiene amministrativamente al comune di Maule, nella VII Regione del Cile. Urbanisticamente e socialmente, però, è un tutt’uno con la cittá di Talca, la capitale regionale. Purtroppo, questa condizione “ibrida” ha portato molti svantaggi a questo settore: i servizi di base (acqua potabile, fognatura, luce) arrivano solo parzialmente, a livello economico e sociale si vive una marginalità forte e anche nei momenti di emergenza gli aiuti arrivano a singhiozzo e con molto ritardo. Una parte di Villa Francia, attraverso anni di lotta dei suoi abitanti, è riuscita ad emergere da questa situazione di degrado: sono state costruite case dignitose e si è ampliata la rete idrica ed elettrica. C’é pero un settore di questo quartiere che ancora non ce l’ha fatta e il terremoto ha contribuito ad aumentarne la popolazione; molte famiglie, con la casa distrutta, si sono tra-

Una famiglia vive in una tenda improvvisata tra le pareti di una baracca divelta dal terremoto del 27 febbraio scorso


12

STORIA DI COPERTINA

VI RACCONTO LA MIA STORIA. Nadia Dellamaria Micheletti

«Aiutando Stefano ho conosciuto la solidarietà dei trentini» Nadia Dellamaria, mamma di Stefano Micheletti, fin da subito si è attivata a favore del popolo cileno duramente colpito dal terremoto del 27 febbraio scorso, mettendo in moto una formidabile macchina di aiuti, alimentata dall’amore propriamente materno e dal senso di solidarietà tipicamente trentino.

S

Ottobre 2010

di Johnny Gadler ignora Nadia, cosa sta facendo Suo figlio in Cile? «Lavora per l’ONG SURMAULE e sta cercando di portare aiuto dove ce n’è bisogno, non sotto forma di assistenzialismo, ma collaborando direttamente con la gente del posto. Lui ripete sempre che lavora “con i piedi nel campo”. E questo già prima di quel terribile 27 febbraio 2010...». Il giorno del terremoto... «Esatto, uno dei terremoti più forti di sempre. Qui a Bieno noi abbiamo trascorso delle ore terribili, perché le notizie arrivavano, frammentarie e confuse, solo dalla capitale, mentre Stefano si trova a Talca, non lontano dall’epicentro. Non riuscivamo a metterci in contatto con lui e a un certo punto mi sfiorò pure l’idea di andare a cercarlo direttamente in Cile. Poi per fortuna, tramite un suo amico che abita a Santiago, ricevetti una e-mail in cui ci rassicurava, dicendo che stava bene. Ma quella lunga attesa mi aveva talmente logorata che, per non scoppiare, sentii il dovere di fare subito qualcosa di concreto per aiutare lui e tutta la popolazione cilena». Quindi che fece? «Siccome io lavoro la lana di pecora, a fine marzo decisi di fare dei mercatini nelle piazze, vendendo i miei manufatti per raccogliere fondi, spiegando alla gente – anche attraverso le testimonianze scritte e fotografiche che Stefano mi mandava – quello che era successo in Cile e ciò che si poteva fare per aiutarli». Tutto questo da sola? «Sì, all’inizio ero sola. Poi un

Nadia Dellamaria mentre realizza un laboratorio per bambini alla Festa dei Popoli a Trento con la nipote Giada

giorno, navigando in internet, scoprii che in Trentino esiste un gruppo folcloristico cileno che si chiama Hueñihuen. Li contattai facendo questa proposta: “Andiamo nelle piazze, io vendo i miei lavori e voi vi esibite per far conoscere il popolo cileno e le sue tradizioni. E intanto raccogliamo qualcosa”». Come accolsero la proposta? «Con un entusiasmo incredibile e commovente. Anche loro desideravano aiutare i loro connazionali, ma non avevano un’idea precisa su come farlo. Così siamo partiti per un’esperienza straordinaria, che ci ha portato in giro per le piazze non solo del Trentino, ma anche di altre regioni». Lei ha chiesto aiuto anche alla Provincia? «Sì, mi presentai all’assessorato alla solidarietà premettendo che alle mie spalle non vi era alcuna

associazione, ma avevo in mano un progetto concreto; quello di mio figlio Stefano per il quartiere di Santa Ana. A dire il vero nutrivo ben poche speranze nel fatto che lo prendessero in considerazione...». E invece? «Invece già il giorno dopo mi contattarono dicendomi: “Signora, il progetto è valido. Noi la aiutiamo”. E così è stato. Dei 20 mila euro che avevamo richiesto ce ne sono stati concessi 17 mila. Ma l’8 agosto scorso, con la festa etnica a Bieno, abbiamo raccolto altri 5 mila euro, così il progetto Santa Ana è stato portato a termine». E adesso? «Adesso, e almeno fino alla fine dell’anno, lavoreremo sempre per sostenere questa ONG. Il centro diurno anziani Villa Prati e di Cinte Tesino mi hanno già dato la

loro disponibilità per fare assieme un mercatino a Natale». Quindi i Trentini sono stati solidali in questo progetto? «Tantissimo. Pensi che 101 alunni della scuola primaria di Segonzano hanno deciso di devolvere l’intero ricavato del loro mercatino ai bambini del quartiere di Santa Ana. Davvero, non mi sarei mai aspettata così tanta solidarietà, da parte di tutti. È importante far conoscere questi fatti, perché la gente deve sapere che in giro per il mondo vi è un esercito di ragazzi che opera in silenzio per migliorare la vita su questo pianeta, anche se purtroppo pochi ne parlano, forse perché fa più notizia trasmettere l’immagine di una “gioventù bruciata”. Ma la realtà non è sempre e solo negativa. Anche dalle macerie, com’è il caso del Cile, possono nascere tanti fiori e un bel sorriso contagioso».


Ottobre 2010

13


Ottobre 2010

14


ATTUALITÀ

15

PERGINE VALSUGANA. La nuova proposta del Consorzio Operatori Pergine Iniziative

Il COPI presenta Perzenland & la Valle Incantata

P

residente Ochner, che cosa sta preparando i l COPI? «Stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli di “Perzenland & la Valle Incantata”, forse il primo vero progetto commerciale a lungo termine che si fa a Pergine, perché ci aspettiamo che questa manifestazione vada avanti negli anni, migliorandosi edizione dopo edizione». Di che cosa si tratta? «Il concetto che abbiamo voluto sviluppare è quello dei mercatini di Natale, che già tanto successo hanno ottenuto a Levico e a Trento. Però non intendevamo riproporre un clone, il solito mercatino dove si trova un po’ di tutto. Così abbiamo pensato di dare alla manifestazione una veste del tutto nuova, improntata al sociale e soprattutto all’aspetto culturale, con una forte connotazione storica e al tempo stesso fiabesca. Da qui è nata la denominazione “Perzenland & la Valle incantata”, che riassume i due elementi cardine da cui siamo partiti». Quali? «Il primo è il territorio di Pergine assunto come distretto delle miniere. Qui, difatti, nel corso del Basso Medioevo si sviluppò una fiorente attività mineraria, basata soprattutto sullo sfruttamento delle miniere di argento di cui era ricca la zona, compresi i paesi di Vignola e Falesina, nonché tutta la valle dei Mòcheni. Non a caso abbiamo coinvolto la Pro Loco della Valle dei Mòcheni, che ha aderito al progetto con grande entusiasmo. Accanto all’aspetto storico abbiamo però voluto introdurre anche quello fantastico,

raddoppiata, coinvolgendo quasi 110 attività del centro storico e delle zone limitrofe. All'organizzazione hanno collaborato anche la Cassa Rurale e il Comune di Pergine, in particolar modo nella figura dell'assessore al turismo Marco Morelli e nell'assessore al commercio Giorgio Girardi, la Proloco di Pergine, la Proloco della Val dei Mocheni e Pergine Spettacolo Aperto». Si dice che vi sarà anche un tocco d’internazionalità... «Sì, la città di Dresda – che vanta il più antico mercatino d’Europa – sarà presente con delle proprie casette nell’ambito di un accordo con l’amministrazione di Pergine, in una sorta di gemellaggio economico e culturale. A Palazzo Hippoliti, inoltre, verrà allestita una mostra di porcellane pregiate, provenienti dalla famosa città tedesca di Meissen».

Uno scorcio del centro storico di Pergine

legato alle tante fiabe e leggende che ancora si tramandano in valle. E anche qui, non a caso, abbiamo scelto quale simbolo la figura dello gnomo, vestito di bianco e di rosso, proprio come i colori del comune di Pergine». Quindi volete caratterizzare la vostra offerta con una identità ben precisa? «Esatto. I nostri mercatini di Natale non nascono in competizione con quelli di Trento e di Levico – con i quali peraltro abbiamo cercato dei contatti per offrire ai turisti un filo conduttore – ma vogliono essere complementari e unici al tempo stesso, forti di una propria identità ben precisa, obiettivo che peraltro già si riscontra nella scelta delle date». Quando inizierete? «Partiremo il 13 novembre, in notevole anticipo rispetto agli altri mercatini di Natale, con la missione dichiarata di voler animare la città di Pergine in un periodo dell’anno che tradizionalmente appare sottotono. Per tutto il mese di novembre, nelle giornate di venerdì, sabato e domenica, allestiremo le nostre

Il presidente del COPI Luigi Ochner

postazioni nella piazza dietro il Municipio e nelle vicine piazze Santa Elisabetta e Garbari. Dal 3 al 24 dicembre, invece, il mercatino sarà aperto tutti i giorni. A fare da richiamo, ovviamente, vi saranno luci, colori e luminarie, nonché spettacoli, esibizioni e intermezzi musicali, realizzati in collaborazione con cori, bande e con numerose associazioni socioculturali del perginese». Quante attività hanno aderito all’iniziativa? «La partecipazione è più che

Quali altre iniziative avete realizzato nel 2010? «Il COPI, fondato nel 1995 e attualmente composto da un’ottantina di aderenti, da sempre si caratterizza per la volontà di animare il centro di Pergine. Dal giugno dell’anno scorso, con il rinnovo delle cariche direttive, abbiamo voluto dare una svolta sia in termini di quantità che di qualità. Durante l’estate abbiamo portato in Via Maier i cantanti di X-Factor. Ma l’evento clou di questo 2010 rimangono i mercatini di Natale di “Perzenland & la Valle incantata”, dai quali ci attendiamo davvero molto sia sotto il profilo commerciale, sia dal punto di vista di un ritorno d’immagine e di promozione turistica di Pergine e di tutto il suo circondario».

Ottobre 2010

Fondato nel 1995, il Consorzio Operatori Pergine Iniziative, presieduto da Luigi Ochner, punta decisamente sulla qualità degli eventi. Il 13 novembre prossimo partirà Perzenland e la Valle incantata, mercatini di Natale ispirati alla storia e alle favole del perginese.


16

ATTUALITÀ

TRENTO. Il progetto per lo sviluppo della nostra valle presentato alla Giunta Dellai

Valsugana 2020 è approdata in Provincia

Ottobre 2010

Dopo essere stata presentata ai sindaci della Valsugana e del Tesino, l'iniziativa Valsugana 2020 e approdata sul tavolo della Giunta provinciale che ha espresso apprezzamento per il metodo e anche per l'impostazione generale del documento elaborato dalla Finanziaria Valsugana SpA in collaborazione con l'Associazione per lo Sviluppo della Valsugana.

S

uperare la “sindrome da ultimi”, di cui i valsuganotti hanno fino ad oggi sofferto, per iniziare, con coraggio, a costruire un nuovo futuro per la Valsugana, realizzando, in sinergia con tutti i soggetti della società locale, nuove iniziative imprenditoriali volte a mettere a frutto le risorse specifiche del territorio e creare servizi innovativi sperimentando nuovi metodi per rafforzare il patto tra istituzioni pubbliche e privato. Questo il significato di “Valsugana 2020”, l’iniziativa promossa dalla Finanziaria Valsugana Spa in collaborazione con l’Associazione per lo sviluppo della Valsugana, presentata il 24 settembre scorso alla Giunta provinciale in un documento illustrato dai

Un momento dell'incontro a Trento

vertici di FinVals. Accanto ai progetti in via di realizzazione (filiera del legno, Polo per le energie rinnovabili,

progetto Montagna Lagorai), il documento (già presentato ai sindaci della Bassa Valsugana e del Tesino il 23 agosto scorso) illustra

una serie di proposte di sviluppo in vari campi e settori: dalla qualità della vita e dell’ambiente alla cultura e storia, dall’agricoltura locale al recupero del patrimonio edilizio storico, dalle infrastrutture necessarie per lo sviluppo della valle alla costituzione di una public-company per promuovere la nuova destinazione turistica Montagna Lagorai. «Ci troviamo in sintonia – hanno detto i vertici di FinVals – con l’impostazione del bilancio 2011 che la Giunta provinciale ha illustrato alle associazioni di categoria». I componenti dell’esecutivo hanno a vario titolo espresso dal canto loro apprezzamento per il metodo e l’impostazione generale del documento illustrato che potrà essere approfondito in sede di Comunità di Valle.


Ottobre 2010

17


18

ATTUALITÀ

TRENTO. Il 28 settembre scorso in Consiglio provinciale

Approvata la mozione per lo sviluppo della Valsugana

Ottobre 2010

L

a Giunta si impegna a studiare e farsi parte attiva nella ricerca di soluzioni per una conversione del modello di sviluppo della Valsugana, per salvaguardare i livelli occupazionali e la compatibilità delle attività produttive con l’ambiente; a promuovere una campagna di analisi; a promuovere e finanziare un Patto per lo sviluppo; a rilanciare l’ipotesi del parco del Lagorai; a potenziare il trasporto pubblico e disincentivare il traffico privato ad esempio con pedaggi sul tratto trentino della superstrada; a favorire la bonifica. Questo in sintesi il nuovo dispositivo che aggiorna, a nove mesi di distanza, la mozione di Roberto Bombarda sullo sviluppo della Valsugana, votata per punti (su richiesta di Sembenotti e Viola), ottenendo l’approvazione della maggioranza, l’astensione delle minoranze tranne sull’ultimo

punto (trasporto pubblico e pedaggi) per il quale il PdL ha votato no mentre la Lega Nord si è astenuta. «Tra le molte cose che sono successe e che rendono necessaria una modifica del testo – ha detto l’assessore Alberto Pacher – vi è l’attività legislativa di quest’aula, che permetterà di definire un quadro di compatibilità e controlli sulle emissioni tra i più avanzati a livello europeo». Altro aspetto sottolineato dall’assessore Pacher, condividendo l’impostazione ma con la modifica del dispositivo, è che il dibattito sulla questione si è allargato coinvolgendo soggetti sul posto, tanto che «la comunità nelle sue diverse articolazioni sta diventando protagonista del proprio sviluppo, e la cosa non ha eguali sul territorio provinciale». La Giunta esprime la volontà di essere «partner attivo ma discreto» e Pacher ha suggerito di correggere la parte dove si propone l’intervento della Provincia nelle bonifiche, intervento non possi-

bile in prima istanza se non dopo inerzia dei diretti responsabili. La consigliera Penasa ha annunciato l’astensione del suo gruppo: «Le mozioni non servono, quello che serve per rispetto della popolazione e della situazione in Valsugana sono le leggi. E ricordo che la nostra legge che poneva una tabella precisa di limiti alle emissioni non è stata votata proprio da chi oggi propone la mozione». Positivo, invece, giudizio di Michele Nardelli: «Il dialogo è stato avviato, si sono fatti passi positivi, bisogna continuare su questa strada discutendo di occupazione, ambiente, sviluppo». Marco Depaoli ha detto che serve «un tavolo di lavoro, un progetto a lungo termine che affianchi le proposte ai controlli». Richiamando le responsabilità della precedente Giunta provinciale, Pino Morandini ha lodato la capacità di reazione e di resistenza dei Valsuganotti, chiedendo all’assessore Pacher quando verrà messa in sicurezza la discarica

La Valsugana vista dal Monte Lefre

di Monte Zaccon. Ricordando come la perdita di posti di lavoro negli anni sia stata ingente, a fronte dell’ignavia della “politica di centrosinistra”, Morandini ha ribadito le “pesanti responsabilità politiche soprattutto del suo predecessore”. Favorevole alla mozione Mario Magnani, mentre Giuseppe Filippin (Lega Nord) ha confermato l’astensione. «Avrei voluto votare la prima versione, dove si parlava di riconversione delle acciaierie, mentre adesso si parla solo di conversione del modello di sviluppo. Un impegno troppo vago, che non condivido». Positivo il voto dell’UPT. Così Renzo Anderle: «Non si parla più di chiusura delle Acciaierie, ma di conversione del modello di sviluppo, per cui mi pare un impegno più complesso e da valutare positivamente. Condivisibili le idee di patto per lo sviluppo e di parco del Lagorai, da valutare con le comunità locali». (Fonte: Consiglio provinciale)


Ottobre 2010

19


20

ATTUALITÀ

TURISMO. Nostra intervista a Michela Moranduzzo

«Tesino delle meraviglie, noi ci crediamo»

Ottobre 2010

Michela Moranduzzo, presidente dell’Associazione Operatori Turistici Tesino Valsugana e Lagorai, ci illustra le strategie messe in atto per promuovere l’immagine del Tesino a trecentosessanta gradi.

M

ichela Moranduzzo, Lei è Presidente dell’Associazione Operatori Turistici Tesino Valsugana e Lagorai. Di che cosa si tratta? «La nostra Associazione, che si è costituita l’anno scorso, mira soprattutto a promuovere l’immagine e le offerte del Tesino, un territorio per certi versi unico, caratterizzato da un ambiente meraviglioso e incontaminato, davvero a misura d’uomo e di famiglia, ma che – purtroppo – appare ancora poco conosciuto addirittura dagli stessi trentini, figuriamoci da chi vive nel resto d’Italia». In quanti siete? «Attualmente all’Associazione aderiscono tutte le strutture presenti nel territorio, ad eccezione di due che però stanno ancora valutando l’ipotesi di associarsi».

Michela Moranduzzo, la presidente

Uno scorcio della splendida conca del Tesino

biamo venduti ben 1.098 e anche l’indotto ne ha beneficiato, tant’è vero che pure gli esercenti della zona hanno potuto riscontrare un certo ritorno economico».

Quale è stata la vostra prima iniziativa? «La nostra prima iniziativa non è certo passata inosservata. Anzi, direi che è stata proprio dirompente, perché ne hanno parlato persino i telegiornali nazionali. Difatti abbiamo proposto alle famose settimane bianche a 99 euro, fortemente volute da Stefano Ravelli dell’APT Valsugana, azienda di promozione turistica con la quale vi è un ottimo e proficuo rapporto di collaborazione. Stessa cosa dicasi per le Funivie Lagorai che ci hanno offerto la possibilità di avere gli skipass al costo di un caffè».

Della stagione estiva, invece, che bilancio si può fare? «Non altrettanto positivo, purtroppo. Poi ci si è messo pure il maltempo che ad agosto, con pioggia e freddo, ci ha notevolmente penalizzati. Quindi per le strutture alberghiere il bilancio è stato decisamente negativo, mentre nei campeggi è andata un po’ meglio sia perché il prodotto è diverso, sia perché assieme a Valsugana Camping riusciamo a fare una pubblicità forte e mirata, che punta soprattutto sui laghi certo, ma che evidentemente apporta benefici anche alle altre zone. Resta comunque il fatto che si deve migliorare molto per quanto riguarda la nostra offerta durante la stagione estiva».

Com’è andato il pacchetto a 99 euro? «Benissimo, perché nella stagione invernale 2009-2010 ne ab-

E per l’inverno? «Dobbiamo lavorare anche su questo, ma va detto che con gli interventi fatti di recente ormai

non abbiamo più nulla da invidiare agli altri: le nostre piste da sci sono belle e ben tenute, con il vantaggio che qui non c’è la ressa che si deve sopportare altrove. Proprio per questo vogliamo aderire al progetto della Provincia autonoma di Trento che mira a realizzare delle zone e delle strutture ad hoc per le famiglie e per i bambini. Pertanto stiamo vedendo di poter avere come vallata i requisiti necessari. Inoltre ci stiamo organizzando per offrire agli ospiti delle occasioni di svago, quali ad esempio una serata all’Osservatorio Astronomico del Celado, oppure una visita al Museo De Gasperi o all’Arboreto, e ancora proiezioni cinematografiche e serate a tema». Cosa fate per farvi conoscere fuori dal Trentino? «Abbiamo partecipato a dei workshop, siamo stati nelle città di Firenze, Roma, Milano; a Parma per il Salone del Camper, all’Alta Quota di Bergamo ai primi di ottobre, poi andremo a Trieste, a Perugia, allo Skipass di Modena...».

Come venite accolti su queste “piazze”? «Con grande interesse e molta curiosità. Del Trentino quasi tutti conoscono la Valle di Fiemme e di Fassa o Madonna di Campiglio. Alcuni magari associano la Valsugana alla polenta, altri il Lagorai alla Valle di Fassa, ma nessuno riesce a collocarci geograficamente. Tutti però mostrano di voler conoscere il nostro territorio e questo ci conforta per il prossimo futuro, soprattutto adesso che stiamo cominciando a muoverci in maniera compatta, senza quegli individualismi che esistevano in passato e che, alla fine, non portavano vantaggi a nessuno». Che immagine del Tesino volete offrire? «Noi desideriamo puntare sulle nostra unicità sotto tutti gli aspetti: da quello ambientale a quello culturale, senza tralasciare quello eno-gastronomico. Difatti stiamo lavorando per avere dei prodotti tipici del Tesino e della Valsugana da proporre agli ospiti non solo a tavola, ma anche come ricordo del soggiorno in questo territorio, a cui in fondo non manca niente. Deve solo valorizzare al meglio tutte le proprie potenzialità. In tal senso noi crediamo di esserci incamminati sulla buona strada. Speriamo che anche le nuove amministrazioni della vallata facciano la loro parte, ponendo all’ordine del giorno, fra le varie cose, anche la viabilità che, allo stato attuale, penalizza non poco l’accesso dei turisti». (J.G.)


ATTUALITÀ

21

LEVICO TERME. La ciclabile della Valsugana è una miniera d’oro, chi l'avrebbe mai detto?

Nel 2009 i 48 km di pista ciclabile presenti in Valsugana hanno lasciato sul territorio una montagna di soldi: ben 7 milioni di euro. A rivelarlo è uno studio dell’Osservatorio provinciale sul turismo, presentato a Levico in occasione della “Fiera delle vacanze in bici”.

C

he pedalare comporti fatica è cosa risaputa. Forse però pochi sanno che porta anche soldi, una montagna di soldi. Pure in Valsugana, visto che nel 2009 i 48 km di ciclabile che da Pergine arriva al confine veneto hanno fruttato al territorio ben 7 milioni di euro. A rivelarlo è un recente studio curato da Gianfranco Betta dell’Osservatorio provinciale sul turismo e presentato in occasione della “Fiera delle vacanze in bici” svoltasi al Palalevico di Levico Terme dall’11 al 12 settembre scorsi. Un’ottima vetrina per far conoscere ad un ampio pubblico di appassionati della vacanza attiva sulle due ruote le numerose opportunità (proposte e pacchetti

turistici) offerte in primis dal Trentino (con i suoi 400 km di piste ciclabili, le centinaia di percorsi per le mountain bike, importanti manifestazioni sportive, bike hotel) e anche dalle altre regioni italiane. La ciclabile della Valsugana nel 2009 è stata percorsa – riporta lo studio dell’Osservatorio provinciale sul turismo – da ben 90 mila persone, per poco più di 160 mila passaggi complessivi secondo quanto è stato rilevato nella stazione di Levico. L’identikit di questi turisti su due ruote ci propone l’immagine di uno straniero nordico, dell’età media di 43 anni. Si tratta perlopiù di “turisti ciclisti”, cioè che usano sì la bicicletta, ma non come vacanzieri itineranti, i cosiddetti cicloturisti.

La pista ciclabile della Valsugana nel tratto che costeggia il lago di Caldonazzo (foto www.valledeilaghi.it)

Ma a qualunque tipologia di ciclista si appartenga, chi desidera pedalare in Trentino può contare su una serie di servizi di alta qualità. Una segnaletica verticale e

orizzontale dedicata, che consente di identificare puntualmente i tracciati e di conoscere la propria posizione. L’intera rete di percorsi è strutturata con una specifica segnaletica che ne dichiara la percorribilità secondo tre diversi gradi di difficoltà, per facilitare l’utente nel prevedere l’impegno che lo aspetta. La maggior parte dei percorsi si sviluppa su viabilità dedicata al traffico ciclopedonale, con passerelle e sottopassi mantenuti in perfetta efficienza e adeguatamente protetti. Lungo la ciclabile della Valsugana, oltretutto, sono presenti tre bicigrill (Levico Terme, Novaledo e Tezze di Grigno) che offrono ristoro, informazione e assistenza, mettendo a disposizione del cliente una serie di attrezzature per la piccola manutenzione della bicicletta. Per i turisti, dunque, dopo i due laghi di Caldonazzo e di Levico, la pista ciclabile è la maggiore attrazione che la Valsugana offre. Chi l’avrebbe mai detto?

Ottobre 2010

La bici ci porta 7 milioni di euro


22

CRONACHE

Ottobre 2010

PERGINE VALSUGANA. Ottimi risultati per il primo Festival della sicurezza

Lavoro e sicurezza: un binomio vincente Il primo Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro, svoltosi a Pergine Valsugana dal 17 al 19 settembre, ha riscosso consensi unanimi, tanto che – affermano gli organizzatori – il prossimo anno sarà riproposto sempre nel capoluogo della Valsugana e nel medesimo periodo.

I

l 19 settembre scorso a Pergine si è chiuso il primo Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro, organizzato dall’Associazione Elmo, Anmil e Inail. Ad animare la giornata numerosi workshop tra cui: “Inail tra assicurazione e prevenzione prospettive”. Secondo Fabio Lo Faro, direttore provinciale Inail di Trento vanno tenuti in considerazione alcuni fattori positivi: «Si è assistito ad una flessione sia degli infortuni che degli incidenti mortali sul lavoro tra il 2008 e il 2009, nel dettaglio per gli infortuni la flessione è stata del 9,7% mentre per le “morti bianche” c’è stato un calo del 6,3%. Il dato diviene eclatante se si prende in considerazione il periodo 2002-2009, periodo in cui gli infortuni sono calati del 20, 4 % mentre gli incidenti mortali del 29%». «Ma le statistiche – ha proseguito Lo Faro – ci permettono di mettere in rilievo anche un altro dato: che da quando è stata varata, nel 1994, la cosiddetta

Dal 2002 al 2009 gli infortuni sono calati del 20,4%

626 al 2002 è cambiata la mentalità di chi lavora e di chi dà lavoro. Si è cominciato ad avere una maggiore consapevolezza» di cosa significhi essere sicuri sul posto di lavoro, un cambio di mentalità che comu nque ha richiesto circa 20 anni di gestazione. Ma ovviamente il lavoro dell’Inail non termina

qui; anzi l’Istituto negli ultimi anni ha investito moltissimo sulla “cultura della sicurezza” che deve partire dalla scuola per arrivare a formare l’adulto alla cultura della sicurezza e tendere così alla formula: incidenti sul lavoro zero. Un secondo importante appuntamento è stato quello dedicato

a “Lavoro e Uso di Sostanze” . «Nessuno riflette mai abbastanza dei danni sociali provocati dalle dipendenze, di alcool o di droghe» ha spiegato Federico Samaden. Membro della Consulta degli Esperti del dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «Il problema – ha continuato Samaden – è che si pensa che l’uso di droghe sia un fatto privato, ma in una società complessa ciò che fa un individuo ha ripercussioni gravissime per la società». E allora cosa si può fare? A rispondere alla domanda Maurizio Gomma, Responsabile Unità Operativa Serd delle Dipendenze ULSS 20 di Verona. «Iniziamo con il dire che l’uso di sostanze in fase evolutive dai 12 ai 20 anni creano un danno neurologico che va da una difficoltà nell’apprendimento in età scolare a quelle simil epilettiche che si vengono a creare nel tempo». Ma la cosa più grave è che i danni neurologici non si sa se posso essere recuperati. «In Italia ci sono molte norme


CRONACHE

23

a partire dal Dpr 309/1990 che permettono di controllare il lavoratore, ovvero permettono di capire se un dipendente fa uso di sostanze stupefacenti oppure no, e ancora capire se ne fa un uso occasionale oppure è una vera e propria dipendenza». Il problema – ha spiegato il medico – nasce quando bisogna intervenire. Le grandi imprese possono ricollocare il lavoratore in altra mansione, ma le piccole e medie imprese che hanno pochi dipendenti non sanno come o dove reinserire il lavoratore che fa uso di droghe. Bisognerebbe eseguire dei test pre assuntivi, ma in Italia, nonostante qualche passo normativo in materia sia stato fatto, in realtà nessun datore di lavoro può al momento fare test alle droghe prima dell’assunzione. Secondo uno studio italiano su un campione di 54.138 persone sul territorio nazionale è risultato che l1,2% di questi fa uso di droghe. Un dato allarmate che deve far riflettere. I controlli avvengono per un “ragionevole dubbio” del datore di lavoro, ma da qui all’accertamento finale passa del tempo e se il lavoratore è assunto a tempo non si arriva mai alla fase finale del controllo e la persona

Nelle foto di questa pagina: alcuni momenti dei convegni, workshop e spettacoli (foto www.festivalsicurezza.it)

anche se fa uso di droghe nel frattempo lavora con un curriculum intonso da un’altra parta. Sono dunque numerosi i problemi da affrontare in materia ma di certo non si può lasciare al caso o al destino tale problema. Federico Samaden, ha inoltre precisato che bisognerebbe utilizzare i soldi pubblici in modo più “etico”. Molti giovani in cura presso i Sert ottengono una “borsa lavoro”. «Continuano cioè a guidare l’automobile e vanno al lavoro pur essendo in cura per disintossicarsi e questo è non solo uno spreco di danaro pubblico, ma è un cattivo esempio per tutti gli altri giovani». Gli organizzatori, nel ringraziare i partecipanti e i relatori, hanno dato appuntamento a tutti alla seconda edizione che si terrà a settembre del prossimo anno sempre nella sede trentina di Pergine Valsugana, per un evento che il responsabile del Festival, Daniele Lazzeri, ha definito «un’iniziativa nobile di stampo popolare che parte dal basso: dall’associazionismo e dal volontariato, per costruire insieme a tutti gli attori del settore, un’autentica cultura della sicurezza».

Ottobre 2010

PERGINE VALSUGANA. Ottimi risultati per il primo Festival della sicurezza


24

A Borgo Valsugana c'è una grande novità commerciale

PUBBLIREDA ZIONALE I.P.

Ottobre 2010

Oro Cash, dove i sogni d'oro diventano una bella realtà Dal 6 settembre scorso a Borgo Valsugana opera una nuova realtà commerciale. Si tratta della nota insegna “Oro Cash il Mercatino dell’Oro usato” che ha aperto un punto vendita in Via Fratelli Divina 18/a, dove si possono trovare ottime occasioni e qualche grande affare. Per capire meglio come funziona, abbiamo incontrato uno dei due titolari, Gabriele Covi. Signor Covi, che cos’è esattamente Oro Cash? «Oro Cash, il Mercatino dell’Oro usato, è una grande rete in franchising – fondata nel 1999 e con più di 300 affiliati in tutta Italia – che si occupa della compravendita di oro usato alle migliori quotazioni di mercato, offrendo ai clienti garanzie di qualità, serietà, affidabilità ed effettivo risparmio». Come funziona il ritiro dell'oro? «Noi ritiriamo l’oro usato dei nostri clienti sotto qualsiasi forma e caratura; quindi anelli, bracciali, collane, orologi, talvolta anche protesi dentarie e tanti altri oggetti ancora, alcuni moderni, altri addirittura d’epoca». Poi che ne fate? «L’oro un po’ rovinato, inferiore ai 18 carati o privo di titolo, viene destinato alla fonderia, mentre i gioielli di buona fattura e qualità, con una caratura compresa fra i 18 e i 22 carati, li rivendiamo a prezzi decisamente vantaggiosi. Questo è possibile perché chi acquista presso di noi paga soltanto il peso dell’oro, in base alle quotazioni del fixing di Londra, e non paga, quindi, la firma del produttore del gioiello. Faccio un esempio: presso l’altro nostro punto vendita di Ravenna abbiamo un Rolex in oro massiccio che sarà venduto al semplice costo dell’oro. Il che, per l’acquirente, si tradurrà in un notevole risparmio». Chi sono le persone che vengono da voi per vendere l'oro? «Tutti. Non esiste una tipologia precisa, perché si va dal 18enne che non vuole più il piercing, alla pensionata

che intende trasformare l’oro in denaro contante con un buon realizzo, alla signora che si è stancata di un gioiello e desidera sostituirlo con un altro, magari di Cartier o di Bulgari, ma senza spendere una fortuna». Chi è, invece, che acquista da voi? «Anche qui non esiste una tipologia. Andiamo dal ragazzo che vuole fare una bella sorpresa alla fidanzata, al professionista buon intenditore di gioielli che cerca articoli di marca a prezzi da vero affare, alla nonna che

desidera regalare per il battesimo o la prima comunione del nipote un oggetto importante ma accessibile nel prezzo». Che garanzie offrite ai clienti? «Noi offriamo tutte le garanzie possibili, sia sotto il profilo della qualità che della provenienza dell’oro. Difatti per svolgere questa attività non solo abbiamo frequentato un apposito corso di

formazione e ottenuto l’autorizzazione rilasciata dalla Questura di Trento, ma, come prevede l’articolo 127 del TULPS, ogni oggetto prima di essere venduto deve rimanere a disposizione della Questura per dieci giorni proprio al fine di individuare subito un’eventuale provenienza illecita della merce. Caso, devo dire, quasi impossibile presso di noi, perché chi vuole venderci dell’oro deve presentarsi in negozio munito di un documento d’identità – carta d’identità, patente o passaporto che sia – in corso di validità. Oltretutto gli oggetti che vendiamo a Borgo ci sono stati consegnati da clienti sempre di Borgo o della Valsugana, pertanto non provengono da chissà dove. Ma oltre che sulla provenienza dell’oro, i nostri clienti hanno tutte le garanzie sulla qualità, perché ad ogni oggetto alleghiamo una certificazione, l’oro viene punzonato e titolato. Da noi oggetti placcati, o oggetti in argento placcato oro, sono inammissibili». Avete un sito internet? «No, perché io e mio padre Covi Giorgio, che sta nel punto vendita di Borgo, amiamo il contatto diretto con i clienti, e poi certi gioielli si possono apprezzare solo dal vivo. È anche per questo che il nostro negozio appare molto confortevole, elegante e ben illuminato, con pareti di cristallo proprio per trasmettere quell’immagine di trasparenza che è alla base del nostro successo. La vetrina, oltretutto, viene rinnovata ogni quindici giorni. Quindi il mio consiglio è di passare spesso per tenere d’occhio le novità, perché ora il grande affare è davvero alla portata di tutti. Non approfittarne sarebbe un peccato».


Ottobre 2010

25


26

CRONACHE

CINTE TESINO. Intervista a Padre Zefferino Guzzo

«La mia casa ormai è in Bolivia, ma sono molto grato al Tesino» Padre Zefferino Guzzo, originario di Cinte Tesino, da 52 anni vive e opera nella sua missione in Bolivia dove ha realizzato numerosi progetti di solidarietà, grazie anche all’aiuto del Trentino e, soprattutto, del Tesino.

P

Ottobre 2010

di Johnny Gadler adre Zefferino, la Sua opera di evangeli zzazione in Bolivia dura ormai da 52 anni... «Esatto. Io partii da Trento l’11 gennaio del 1959. Me lo ricordo come se fosse ieri. Il viaggio durò un mese, perché allora si andava ancora via mare. Avevo 31 anni e mi apprestavo a scoprire un mondo tutto nuovo, che non avrei mai più lasciato». Dove svolse la Sua prima missione? «A Santa Cr uz, nella par te orientale del paese. Dopodiché, con padre Ermenegildo Franzoi di Telve, fummo incaricati di prendere possesso della parrocchia di Aiquile, un paese che allora contava circa 3.500 anime, mentre oggi ne ha 12 mila. Nel dicembre del 1961 papa Giovanni XXIII eresse la Prelatura-diocesi di Aiquile che comprende le tre province di Campero, Mizque e Carrasco, nonché una parte di quella di Tiraque, tutte appartenenti al dipartimento di Cochabamba. Nel 1962 arrivò il primo vescovo Giacinto Eccher, originario del perginese».

Come fu l'impatto con quella realtà? «Duro, perché la gente viveva in totale povertà, stipata in casupole costruite in adobe, cioè con mattoni di terra cruda, senza luce, né acqua. Però fui accolto molto bene, come è sempre avvenuto con tutti i francescani, presenti in Bolivia fin dal 1948. D’altronde la maggior parte della popolazione è cattolica, anche se ultimamente stanno crescendo culti protestanti e movimenti cristiani, perlopiù

laici, non riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa».

Padre Zefferino Guzzo

In questi anni avete realizzato numerosi progetti... «Sì, abbiamo costruito scuole, chiese, cappelle, canoniche e tanti altri progetti per aiutare la popolazione. Per for t una non ci sono mai mancati gli aiuti economici, in primo luogo dalla Germania, ma anche dal Trentino. Grazie all’intervento della Provincia autonoma di Trento, ad esempio, abbiamo realizzato un acquedotto». Anche il Tesino l'ha aiutata molto... «Come no. Io non ho mai chiesto nulla, ma so che sia a Cinte che nel resto del Tesino vi sono varie persone che raccolgono fondi per le missioni, fra cui la mia. Sono molto grato ai miei compaesani per questa mobilitazione e mi commuove il fatto che tutti si ricordino ancora di me».

La vendita delle torte a S. Lorenzo per raccogliere fondi per padre Zefferino

Nostalgia del Tesino? «All’inizio sì. Mi ci vollero almeno due anni per ambientarmi e decidere di rimanere lì. Adesso è il contrario. Torno volentieri a Cinte Tesino, dove tutti mi accolgono a braccia aperte, ma ormai la mia casa è in Bolivia».


CRONACHE

27

CINTE TESINO. Fondi raccolti dal Circolo Anziani per padre Guzzo e la Cambogia

Genzianelle attive per beneficenza Il Circolo Anziani Le Genzianelle di Cinte Tesino si è fatto promotore di due iniziative di beneficenza: la prima a favore di Padre Zefferino, la seconda per un ospedale della Cambogia. Ce ne ha parlato Eva Ceccato, socia molto attiva del Circolo.

Che avete fatto per Padre Zefferino? «A Cinte Tesino, Padre Zefferino è un’istituzione. Tutti lo conoscono e tutti sono pronti a dargli

una mano. Difatti la piccola comunità cintese ha donato ben 54 torte fatte in casa, che abbiamo poi venduto a tempo di record, raccogliendo 579 euro, somma

che consegneremo a Padre Zefferino prima del suo rientro in Bolivia».

Eva Ceccato

Per la Cambogia, invece? «Per la Cambogia, grazie al generoso contributo degli operatori economici del Tesino, abbiamo confezionato e venduto delle “scatole a sorpresa”. Il ricavato – mille euro, cui vanno aggiunti i proventi del mercatino di artigianato vietnamita del quale da tempo mi occupo, in collaborazione con il “Gruppo trentino di volontariato” del dott. Dino Pedrotti di Trento – servirà per acquistare un respiratore per neonati prematuri da destinare a un ospedale della Cambogia, con la dicitura “donato dalla Comunità del Tesino”».

Il Circolo anziani Le Genzianelle di Cinte Tesino (foto J.G.)

Una bella soddisfazione... «Certo, anche perché la comunità si è attivata in modo meraviglioso sia per quanto riguarda i privati cittadini sia come categorie economiche. Nessuno si è tirato indietro, forse anche perché conoscevano le finalità dei progetti e le persone che li avrebbero concretamente realizzati». (J.G.)

Ottobre 2010

S

i g nor a Ce cc at o, r e c e nt e m e nt e i l Circolo Anziani di Cinte Tesino si è reso protagonista di due splendide iniziative... «Sì, il nostro Circolo “Le Genzianelle”, presieduto da Gino Casata, di solito organizza iniziative a carattere ricreativo, come tombole, pranzi sociali, feste e gite culturali. Tuttavia la nostra sede non vuole essere solo un punto di ritrovo per conversare o giocare a carte, ma anche un luogo dove si può fare solidarietà, in maniera semplice ma concreta al tempo stesso. Così, in occasione della festa patronale di San Lorenzo, ci siamo fatti promotori di due iniziative di beneficenza, una a favore della missione di Padre Zefferino in Bolivia, l’altra per un ospedale della Cambogia».


28

ATTUALITÀ

PERGINE VALSUGANA. Presentato il volume “Genealogie Perginesi”

L'album di famiglia di un'intera comunità

Ottobre 2010

Circa 1400 fotografie storiche, oltre 200 alberi genealogici manoscritti da don Bottea nel 1877, notizie storiche sull'origine dei cognomi del perginese e altri documenti ancora. È questo il prezioso contenuto del volume “Genealogie perginesi rivisitate” – ben 1072 pagine – realizzato da Lino Beber e Marzio Zampedri.

F

orse la storia viene scritta dai personaggi illustri e dai grandi eventi, ma a farla sono sempre gli uomini comuni, con il loro percorso quotidiano costellato di gioie e di dolori, di speranze e di delusioni, di cui alla fine però non rimane traccia se non nel caloroso ricordo di chi li ha amati e nei registri che freddamente annotano nascite, matrimoni e morti. La storia in fondo siamo noi, e allora ognuno dovrebbe impegnarsi, per come e quanto può, nel ricostruire perlomeno il proprio albero genealogico. Storia minore, certo, frammentaria finché si vuole, ma pur sempre storia di vita vera, che possiede grande dignità e che merita rispetto, non fosse altro per quell’ammonimento che soleva ripetere ai giovani lo scrittore latino Cicerone: «Non sapere che cosa sia accaduto prima della tua nascita, sarebbe per te come restare per sempre un bambino». Ben vengano, dunque, gli studi di storia locale, soprattutto quando sono condotti con la precisione e il rigore metodologico che si riservano ai grandi eventi. È senz’altro questo il caso del volume “Le Genealogie Perginesi rivisitate”, recentemente presentato al teatro Don Bosco di Pergine dai due autori, Lino Beber e Marzio Zampedri. Si tratta di un ponderoso volume di 1072 pagine che raccoglie, oltre ai circa 200 alberi genealogici manoscritti da don Tommaso Vigilio Bottea delle famiglie presenti nel decanato di Pergine nel 1877, altri antichi documenti e circa 1400 fotografie delle famiglie storiche del perginese, valle dei Mocheni, Vignola-Falesina e Tenna.

Il manoscritto del Bottea

Nell’archivio della canonica di Pergine, fra tanti registri che parlano di nati, matrimoni e defunti, giace un vecchio registro manoscritto, consunto dal tempo e dalle mani di chi nei tempi passati ha cercato notizie dei lontani avi, il quale riporta il titolo che si legge a fatica di “Genealogie Perginesi desunte da pubblici documenti”. Un manoscritto che don Tomaso Vigilio Bottea, arciprete di Pergine dal 1860 al 1879, dopo un paziente lavoro durato dieci anni completò nel 1877 elaborando gli alberi genealogici di oltre 200 famiglie che vivevano a Pergine e nei paesi del Decanato, nei cui confini rientravano, oltre all’attuale comune di Pergine, il comune di Tenna, la Valle dei Mocheni, i due paesi di Vignola e Falesina.

Don Tomaso Vigilio Bottea Famiglia Ambrosi Domenico e Maria Marchetti. I fila da sinistra: Angela Ambrosi con i figli Maria e Giovanni Fruet, Giovanna Marchetti e Domenico Ambrosi, Carlo, Maria Francesca, Giocondo, Emilio (figli di Gaetano e di Fortunata Sartori) in braccio alla mamma Fortunata. II fila: Antonio, Giuseppe, Gaetano

Lino Beber spiega così la genesi di quest’opera: «Con l’aiuto dell’amico storico Marzio Zampedri, del fotoamatore Antonio Sartori e del tipografo Ezio Carlin, supportati dall’interesse del nostro

Gli autori

Lino Beber, medico fino al 2007 presso il reparto di medicina dell’ospedale di Borgo Valsugana, ora è pensionato. Da sempre vive a Pergine, come Marzio Zampedri, maestro e studioso di storia locale. Entrambi hanno già pubblicato vari volumi volti a far luce su aspetti più o meno noti non solo della comunità perginese, ma anche dei paesi limitrofi.

Marzio Zampedri Lino Beber

parroco don Remo Vanzetta che aveva trovato copia dell’opera del Bottea conservata presso la Biblioteca Comunale di Trento, alla quale lo stesso Bottea aveva regalato una trascrizione della sua opera nel 1877, abbiamo pensato di recuperare questo vecchio manoscritto». Il volume di Beber e Zampedri ripropone anche un antico documento risalente alla fine del ‘400, scritto in tedesco a caratteri gotici, in cui sono elencati tutti i capifamiglia delle nove Gastaldie del perginese: le prime due comprendenti Pergine con Zivignago, Valar e Valderban, la terza con Castagné S. Vito e S. Caterina, la quarta di Susà con Canale, Costasavina e Roncogno, la quinta di Madrano con Canzolino, Vigalzano e Casalino, la sesta di Serso con Portolo e Canezza, la settima di Viarago con Mala e S. Orsola, l’ottava di Frassilongo e Roveda, la nona che comprendeva Falesina, Vignola, Ischia e Tenna.

A seguire vi sono un documento del 1591 relativo ai capifamiglia di Palù, un altro documento datato 1790 con i nomi dei capifamiglia di Fierozzo, nonché notizie storiche sull’origine dei cognomi contenuti nel libro e, per alcune famiglie, la ricostruzione degli alberi genealogici fino ai nostri giorni. «Abbiamo reso pubblico il nostro progetto – racconta Lino Beber – e abbiamo così raccolto più di mille vecchie fotografie; Luciano Dellai e Carla Paoli ci hanno messo a disposizione il loro archivio fotografico, dove abbiamo trovato vecchie foto della fine ‘800 e inizio ‘900 abilmente scattate da Eduino ed Edoardo Paoli, nonno e papà di Carla». Insomma, il volume “Genealogie perginesi rivisitate” appare come una sorta di album di famiglia allargato all’intera comunità perginese, nel quale tutti (o quasi) potranno riconoscere un proprio antenato, nonno, bisnonno, trisavolo o addirittura quadrisavolo. Come a dire che aveva visto giusto lo storico scozzese Carlyle quando affermava che «la storia è l’essenza di innumerevoli biografie». (J.G.)


Ottobre 2010

29


30

ATTUALITÀ

PERGINE VALSUGANA. I dieci anni dell'archivio storico comunale

I documenti hanno tre vite Se fosse di mettere tutti i documenti contenuti nell'archivio storico comunale di Pergine in fila, uno accanto all’altro, si coprirebbero mille metri lineari di spazio. L’archivista Giuliana Campestrin ci porta alla scoperta di questo luogo affascinante, in cui “riposa” la memoria.

N

Ottobre 2010

di Paolo Chiesa

el 2010 ricorre il decennale del servizio che gestisce l’archivio storico comunale, i cui documenti prima del 2000 erano conservati presso la biblioteca. Dal 2005 l’archivio ha la propria sede a palazzo Cerra, dove al secondo piano c’è la sala di consultazione e nel sottotetto l’archivio vero e proprio di 250 metri quadri. La funzionaria archivista, Giuliana Campestrin, ci spiega che per archivio storico si intende il complesso della documentazione che un ente o un’istituzione pone in essere nel corso della sua attività: «la prima finalità della documentazione – afferma – ha carattere istituzionale e riguarda l’attività dell’ente con i più vari atti amministrativi. La seconda finalità è quella di mantenere la memoria storica dei luoghi e delle persone. I documenti più antichi risalgono al 1247». Nell’archivio troviamo la documentazione comunale di Pergine ma anche quella degli ex Comuni (fino al 1928) che ora sono frazioni di Pergine (Vigalzano, Canezza, Susà....) o come quelli di enti ormai estinti come l’ufficio di conciliazione, il consorzio di fognatura circumlacuale del lago di Caldonazzo e il consorzio Fersinale (sponda destra e sponda sinistra). Scopriamo che i documenti hanno tre vite. C’è una fase corrente nella quale il documento è posto in essere (ad esempio una delibera dell’ultimo consiglio comunale). Dopo un anno la stessa delibera viene spostata nell’archivio di deposito dove rimane quarant’anni. Scaduto il quarantennio essa passa nell’archivio storico. Un altro tipo di documenti presenti nell’archivio è quello relativo ai Fondi di famiglia acquisiti dal Comune che permettono di ricostruire la storia della famiglia stessa, sia

La funzionaria archivista Giuliana Campestrin

Ecco chi è il “topo” d’archivio

L'archivio storico comunale di Pergine Valsugana

Lo stemma nobiliare della famiglia Gentili acquisito dal comune di Pergine

essa di origine nobile o contadina. «Per quanto riguarda queste ultime, leggendo certi scritti a mano in maniera magari sgrammaticata – fa notare Giuliana Campestrin – si può percepire ad esempio qual era il concetto della vita e della morte dell’epoca. La morte che al giorno d’oggi si fa fatica ad accettare, all’epoca faceva parte della quotidianità. Era frequente infatti riportare il nome di un figlio con l’ora della nascita e quella della morte nello stesso giorno. La cosa si ripeteva nella stessa famiglia magari per anni, parto dopo parto, fino a quando il figlio riusciva a vivere e questo nome finalmente poteva venire usato».

I principali fruitori dell’archivio storico sono i professionisti interessati alla storia di un determinato bene immobile per poterne redigere la relazione tecnica in vista di una progettazione. Ci sono inoltre molti studenti che ricercano materiale di studio o veri e propri studiosi di storia oltre ai semplici appassionati. Molto spesso chi frequenta l’archivio non esaurisce la sua ricerca in una sola volta: capita di iniziare una ricerca su un soggetto per poi appassionarsi ad un altro. Non è raro incontrare anche dei privati che cercano documentazione a sostegno di determinati diritti. Spesso sono presenti dei tirocinanti che, tramite convenzioni con le università, dopo un piano formativo possono diventare validi strumenti di collaborazione. Per i fruitori di questi uffici ci sono dei limiti di consultazione previsti dalla norma. I limiti solitamente sono di 40 anni per la documentazione in generale e 70 anni per i dati sensibilissimi relativi ad esempio a dati di salute o ad argomenti strettamente personali. L’archivio ha il suo sito e va detto che la maggior parte dei contatti avviene tramite mail e nel limite del possibile è possibile inviare a chi li richiede i documenti come allegato file, come ad esempio le pergamene che, se scansionate, possono venire inviate per via elettronica. (P.C.)

Per dare un’idea dei documenti presenti nell’archivio va detto che il deposito è di circa un chilometro di documentazione: in pratica tutti i documenti messi uno accanto all’altro coprono mille metri lineari di spazio. Dal punto di vista tecnico aggiungiamo che è in corso l’inventariazione informatica dei documenti che sono accessibili quindi anche in formato digitale.


Ottobre 2010

31

TERME RONCEGNO

35 m s.m. .......................5 Altitudine...... ... kmq 38 ........................ Superficie....... ....... 2.821 ........................ Abitanti........... /km2 ..........74,2 ab ... ... . i. nt ita ab Densità .... 32km ento.................. Distanza da Tr nzegnari itanti.............. ro Nome degli ab r, Monte di .................Marte Frazioni. ......... igida Mezzo, Santa Br e Paolo ...... Santi Pietro ... . no tro Santo pa 9 giugno ...........................2 Giorno festivo. Valsugana, ui......... Borgo Comuni contig o, Ronchi silongo, Novaled Fierozzo, Fras egno Valsugana, Torc

NOVALEDO

l

Il Palace Hote

eller

Mirko Montib

Altitudine.......... ...................465 m.s.m. Superficie.......... .......................... kmq 8 Abitanti.............. ........................... . 1.016 Densità abitant i................127,5 ab /km2 Distanza da Tren to...................... 30km Nome degli abita nti................. mas aròi Santo Patrono. ...............Sant'A go sti no Festa Patronale .................... 28 ag os to Comuni contigui ............................. Bo rg o Valsugana, Fras silongo, Levico Te rm e, Pergine Valsuga na, Roncegno

Campanile della chiesa di

S. Agostino

Attilio Iseppi


32

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

RONCEGNO TERME. Intervista al sindaco Mirko Montibeller

Roncegno Terme, una comunità che partecipa al rinnovamento Ottobre 2010

Dopo il caso di Monte Zaccon, che nella scorsa legislatura creò polemiche e spaccature, la comunità di Roncegno ripone grandi aspettative nella nuova amministrazione. Il sindaco, Mirko Montibeller, ci illustra i punti salienti del suo programma per i prossimi cinque anni.

S

di Johnny Gadler indaco Montibeller, che comunità ha trovato dopo la nota vicenda di Monte Zaccon? «Innanzi tutto ho trovato una comunità di persone molto orgogliose di vivere in questo territorio. Poi ho visto una comunità che, come ogniqualvolta si verifica un cambiamento, ripone grandi aspettative nella nuova amministrazione». Che tipo di aspettative? «Be’, i cittadini si aspettano

Il sindaco di Roncegno Mirko Montibeller

necessari, ma anche con l’idea di non sprecare risorse pubbliche che sono già nelle casse del Comune». Roncegno, il Municipio (Foto J.G.)

risposte nuove e diverse rispetto al passato. Spesso ciò non è possibile, perché in questa mia prima esperienza da sindaco mi sto rendendo conto che un amministratore può dire più “no” che “sì”. Ma mi rincuora il fatto che gli abitanti di Roncegno e Marter stiano dimostrando di volerci mettere del proprio, di impegnarsi attivamente affinché questo cambiamento avvenga davvero. Quando una comunità ha voglia di partecipare e di lavorare a fianco dell’amministrazione, gli ostacoli si abbattono e tutto diventa possibile». Quali sono le opere pubbliche che avete in programma? «Il nostro primo obiettivo è di non gettare quanto di buono ha messo in campo l’amministrazione precedente, della quale alcuni di noi hanno fatto parte. Pertanto ci siamo impegnati a proseguire le opere avviate, con eventuali correzioni o piccoli aggiustamenti laddove riteniamo siano

Su tutte, quali sono le opere che potrebbero lasciare l'impronta della vostra amministrazione? «La centralina sul torrente Larganza, la variante per Ronchi e l’asilo nido». L'asilo nido? «Sì, secondo noi è fondamentale realizzarlo qui a Roncegno. Stiamo ragionando sulla posizione, ci sono due o tre idee, vedremo di concretizzarle a breve per poterlo poi presentare agli enti preposti». La variante per Ronchi, invece? «Quella è un’opera già più complessa, perché nonostante se ne parli da anni, al momento non vi è nemmeno il progetto. Tuttavia crediamo che i tempi siano maturi e all’interno del consiglio comunale abbiamo raggiunto una certa convergenza circa il tracciato. Pertanto, se la Provincia vorrà darci una mano anche su questo, nel corso della legislatura contiamo di gettare le basi per realizzarla».


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

33

RONCEGNO TERME. Intervista al sindaco Mirko Montibeller

Oltre a questi grandi progetti, prevedete anche interventi minori? «Ovviamente. Fin dal primo giorno la nostra attenzione si è focalizzata anche sui piccoli interventi: le buche sulle strade da sistemare, la segnaletica orizzontale e verticale da rinverdire, la pulizia delle vie, il marciapiede lungo via Piano regolatore o la messa in sicurezza della pista ciclabile in località Brustolai e Fontane. Tutti interventi che di certo non faranno entrare un

sindaco nella storia, ma che sono fondamentali per la vivibilità di un luogo e che oltretutto ci sono stati espressamente richiesti dalle persone durante la campagna elettorale».

quelle strutture ricettive che non sono alberghi in senso stretto, che però offrono un servizio di alta qualità coniugandolo con la valorizzazione della montagna di Roncegno, che è forse uno dei luoghi più caratteristici della Bassa Valsugana. Ed è proprio in tale contesto che potremmo realizzare un forte sviluppo turistico, soprattutto di tipo familiare. Non a caso, difatti, Roncegno è stato il primo comune della Bassa Valsugana – e uno dei cinque in tutto il Trentino – ad ottenere il marchio “Family”».

Storicamente il nome di Roncegno è legato al turismo. Quali sono le prospettive in questo settore? «A mio avviso Roncegno può ridefinire la propria offerta turistica puntando su tre filoni principali: il turismo sportivo, quello termale e quello ambientalisticonaturalistico». Partiamo dal primo, il turismo sportivo... «Grazie al nostro centro sportivo, qui a Roncegno abbiamo ospitato la scuola calcio della Juventus, la colonia estiva della Telecom, nonché tutta una serie di attività giovanili». Quello termale, invece? «Il turismo termale rappresenta il filone storico della nostra offerta. Con gli attuali gestori della Casa di Salute Raphael stiamo valutando la possibilità di realizzare un nuovo padiglione aperto agli esterni, ossia ai residenti e a tutti quei turisti che decidono di non

Roncegno, via S. Giuseppe (Foto J.G.)

soggiornare alle terme, bensì negli altri alberghi, negli agriturismi, oppure nei tanti appartamenti di cui Roncegno dispone e che negli ultimi anni si fa un po’ fatica ad affittare come ai bei tempi». Poi c'è il turismo naturalisticoambientalistico... «Esatto. Si tratta di un filone relativamente recente e che, secondo me, potrebbe offrire grandi opportunità per il nostro territorio, sfruttando le baite, gli agriturismi, i Bed & Breakfast, cioè tutte

Come appare la realtà associativa di Roncegno? «A Roncegno vi sono numerose associazioni, sia culturali che sportive. Si tratta di sodalizi molto attivi e che rappresentano un fondamentale elemento di coesione della nostra comunità, perché al loro interno operano persone di Marter, di Roncegno paese e della montagna. Sono convinto che per queste associazioni sia importante lavorare in rete, scambiandosi idee, opinioni, esperienze... Come amministrazione siamo pronti a sostenerle non solo attraverso i contributi, ma anche in termini di vicinanza e di condivisione dei percorsi intrapresi».

Ottobre 2010

Veniamo dunque alla centralina per produrre energia elettrica sul torrente Larganza... «Questa rappresenterebbe un’opera di fondamentale importanza per una serie di motivi. In primis per la questione dell’energia verde, costituendo quindi un bell’esempio da seguire per la popolazione. Ma sarebbe importante anche sotto il profilo economico, perché potrebbe garantire al Comune delle entrate legate alla vendita dell’energia elettrica per circa 300 mila euro annui. Oltretutto sfruttare una risorsa come l’acqua, per Roncegno – centro di rinomate sorgenti – sarebbe anche una questione culturale e di immagine».


34

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

Ottobre 2010

RONCEGNO TERME. Un tempo il fondovalle era insalubre

Laghi, paludi e castelli "scomparsi" Roncegno, veduta della montagna

Oggi il fondovalle si presenta molto diverso dal passato. Fino a metà ‘800, infatti, il territorio era contrassegnato da paludi e da ben due laghi. Due erano anche i castelli di cui rimane solo la memoria. Le prime tracce La presenza dell'uomo nel territorio di Roncegno è attestata fin dall’antichità. Nel Bronzo Recente, fra la metà del XIV e il XIII secolo a.C., i giacimenti minerari presenti sui monti della Valsugana furono sfruttati in maniera piuttosto intensa, probabilmente ricorrendo all’aiuto di manodopera “specializzata”. Tale fenomeno raggiunse l’apice verso il XII-XI secolo a.C., nella cosiddetta fase Luco A. Fra i siti noti figura anche quello di località Cinquevalli, sulla montagna di Roncegno. La chiusa sul lago Seguendo le tracce di un'antica

pista preistorica, a Roncegno passava la Via Claudia Augusta Altinate, un'importante arteria militare costruita dai Romani tra il 15 a.C. e il 47 d.C., la quale proseguiva per Marter e quindi attraversava Novaledo, paese che fino al 1737 fu frazione di Roncegno. In età romana la zona di Marter e Novaledo appariva molto diversa da oggi. Il fondovalle, infatti, era caratterizzato da una vasta zona paludosa, nella quale s’inserivano due bacini lacustri – il Lago Morto e il Lago di Masi – la cui presenza era attestata ancora alla fine del XVIII secolo sia dalla cartografia dell’epoca,

Roncegno, una via del centro

sia da un testimone oculare nativo proprio di Roncegno: il francescano Giuseppe Andrea Montebello (1714-1813) autore del volume “Notizie storicotopografiche e religiose della Valsugana e di Primiero”, pubblicato a Rovereto nel 1793. Il Montebello non solo descriveva l’esistenza dell’estesa area acquitrinosa – che sarebbe stata poi bonificata nella prima metà dell’800 – ma a tale presenza attribuiva pure la causa delle tante epidemie che affliggevano Roncegno, paese – scrive il Montebello – «soggetto a caligini, che s’almano dai laghi e dalle paludi».


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

35

Tra Novaledo e Marter, dunque, in passato esisteva una sorta di sbarramento naturale che sicuramente fu sfruttato dai Romani a difesa dell’antica Ausugum (Borgo). Nel documento con cui nel 1373 il signore di Padova Francesco da Carrara cedeva Feltre e la Valsugana ai Duchi d’Austria, questa zona appare espressamente menzionata in questi termini: «Item Clusa supra lacum in Valsugana». Cioè la chiusa sul lago della Valsugana, di cui gli attuali ruderi della Tor Quadra sono testimonianza evidente. È logico supporre che anche i Romani avessero realizzato in questo luogo qualche struttura difensiva, tuttavia non esistono prove archeologiche in merito, se non il ritrovamento di varie monete imperiali e una lapide funeraria che attestano però solo la frequentazione del posto fin dall’epoca romana (cfr. articolo a pagina 30). L'epoca dei castelli Nel corso del Basso Medioevo, fra il XIII e il XV secolo, la Valsugana fu caratterizzata da una forte instabilità politica dovuta ai continui conf litti, talvolta

Roncegno Fontana p.zza A. de Giovanni

molto aspri, che scoppiarono tra i vari signorotti locali. Dinasti che in linea puramente teorica erano subordinati al potere del Vescovo di Feltre – a cui la Bassa Valsugana, da Novaledo in giù, era stata assoggettata nel 1027 – ma che di fatto risultavano liberi di appagare la propria brama di potere, di cui i tanti castelli sorti in Valle costituivano il maggior emblema. Manieri dei quali, in molti casi, oggi rimangono soltanto alcuni ruderi e talvolta neppure quelli, come nel caso, per quanto riguarda il territorio di Roncegno, di Castel

Montebello e Castel Tesobbo. Di quest’ultimo s’erano perse le tracce già nel corso dell’800 – come testimonia Ottone Brentari nella sua Guida del 1891 – tuttavia un secolo prima se ne potevano osservare ancora i ruderi, tanto che il solito Montebello nel 1793 poteva scrivere: «Castel Tesobo, di cui ancor si vedono le vestigia, era situato sul monte a ponente del villaggio sopra il luogo detto Marter». Secondo il Montebello tale castello sarebbe appartenuto ai signori de Roncegno, di cui

fa menzione un documento del 1214, famiglia che poi si sarebbe trasferita a Feltre, mentre il maniero sarebbe entrato in possesso dei signori di Castelnovo, per essere distrutto dai Vicentini nel 1385 assieme ad altri fortilizi della zona, fra i quali la Tor Quadra. Il castello di Montebello, invece, era situato fra Roncegno e Borgo, ma il Montebello tace circa l’eventuale presenza dei suoi ruderi, limitandosi a citare il documento di vendita di Castel San Pietro del 1331, in cui si menziona, appunto, anche «Castel Montebello esistente nel distretto di Roncegno verso Savaro». Il castello sarebbe appartenuto alla famiglia Montebello, la quale ne avrebbe però poi perso la giurisdizione nel 1365 allorché si era ribellata ai signori da Carrara di Padova. I vasti possedimenti dei Montebello si sarebbero così via via ridotti, fino all’estinzione di questo ramo famigliare. Il 27 gennaio 1720, scrive infatti il nostro Montebello, «morì di lenta febbre Pietro Antonio Montebello, […] unico possessore degli ultimi avanzi del feudo». (J.G.)

Ottobre 2010

RONCEGNO TERME. Un tempo il fondovalle era insalubre


36

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

RONCEGNO TERME. La scoperta delle fonti avvenne per caso nel 1857

Roncegno, dalla terra all’acqua Agricoltura e miniere: questi furono, per molti secoli, i pilastri dell’economia del paese di Roncegno. Poi, alla metà del XIX secolo, arrivarono le terme e decollò l’industria del forestiero, anche se poi...

Ottobre 2010

di Johnny Gadler Agricoltura e miniere Per lunghi secoli l’economia di Roncegno si resse unicamente su un’agricoltura di sussistenza e sull’utilizzo delle risorse boschive, cui si aggiunse, dal Basso Medioevo, lo sfruttamento dei giacimenti di argento, di pirite e di altri minerali che originarono il distretto minerario più attivo della Bassa Valsugana. A penetrare nelle viscere della terra erano soprattutto minatori di origine tedesca (canopi), immigrati in Valsugana assieme ai coloni (roncadori) già dalla seconda metà del XIII secolo. A loro si devono gli insediamenti di maso, sulle montagne di Pergine, Lavarone e Roncegno, dove conservarono la propria lingua, in molti casi tramandata fino ai giorni nostri. Fino a noi è giunta anche un’antica leggenda che li riguardava. Secondo una credenza popolare, infatti, nelle miniere di Roncegno si nascondeva un terribile aspio. Si trattava, in pratica, di un essere abominevole, nato dall’incrocio tra un pipistrello e una salamandra. Caratteristica peculiare di tale mostruosa presenza era quella di secernere un liquido talmente potente e velenoso che – si diceva all’epoca – una sola goccia sarebbe stata in grado di incenerire un uomo.

Roncegno, lo stabilimento bagni

La scoperta dell’acqua Perfettamente in linea con la tradizione popolare trentina, che spesso attribuisce a un contadino il merito di scoperte sensazionali, sarebbe anche l’individuazione delle sorgenti minerali di Roncegno, avvenuta – secondo quanto riferisce il Brentari nella sua guida del 1891 – ad opera di un villico nella “dirupata Valle del Diavolo” ai piedi del colle sul quale un tempo sorgeva Castel Tesobbo. In quel luogo l’ignoto contadino avrebbe osservato «che dal crepaccio d’una roccia gocciava un liquido giallo-d’oro». Su questa scoperta, però, esiste anche un’altra versione, per la quale il merito andrebbe attribuito a Domenico Zen che, nel 1857, stava conducendo proprio in quella zona delle ricerche minerarie.

Sia come sia, a verificare la segnalazione fu mandato il dott. Paoli il quale – come racconta il Brentari – «capì trattarsi di un’acqua minerale ricchissima di ferro. La esperimentò contro la clorosi e la pellagra, e nelle convalescenze di malattie lunghe ed esaurienti. Ne ebbe buoni risultati, usò di quell’acqua come bagno, e mise a parte della cosa i colleghi vicini». La nascita delle terme Il 12 aprile 1859 i diritti per lo sfruttamento di quelle acque minerali furono acquisiti da una società poi trasformatasi, il 29 dicembre 1860, nella Associazione per azioni del Bagno di Roncegno con un capitale sociale di 45 mila fiorini. «Di un abbandonato edificio per la trattura della seta – rife-

risce ancora il Brentari – si fece uno stabilimento che, malgrado difettasse di tutto, fu tosto frequentato da forestieri». A dire il vero i primi dieci anni di attività delle terme di Roncegno furono alquanto travagliati, con al massimo qualche centinaia di presenze all’anno, cosicché nel 1873 si arrivò alla costituzione di una nuova società, l’Anonima Balneare Roncegno, promossa da alcuni imprenditori di Borgo. Gli sforzi messi in campo e le migliorie apportare allo Stabilimento Bagni cominciarono a dare qualche frutto, tanto che nel 1878 si registrarono circa mille ospiti. Nel 1891 – secondo quanto scrive Ottone Brentari – «gli unici proprietari e conduttori dello stabilimento» erano «gli intraprendenti e gentilissimi fratelli dottori Gerolamo e Francesco Waiz, che ogni anno più vanno migliorando in ogni modo questo già celebre e frequentato luogo di cura». I fasti di inizio ‘900 Con la legge 12 novembre 1899 Roncegno ottenne un proprio “Statuto di cura”, che a Levico e Vetriolo fu concesso solo nel maggio del 1904. Nel 1900 fu dato alle stampe un opuscolo che, attraverso eleganti incisioni, propagandava il Grand Hotel Des Bains di Roncegno: i potenziali clienti potevano così ammirare una visione panoramica degna


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

37

dei vedutisti settecenteschi, nonché illustrazioni dettagliate degli ambienti interni – sala da pranzo, salotto, camera da letto, caffè e sala lettura – che nulla hanno da invidiare alle fotografie che corredano i dépliant e i cataloghi turistici moderni. Nella pubblicazione venivano inoltre riportate numerose attestazioni mediche che certificavano l’efficacia delle cure termali, nonché informazioni utili tra cui, a testimonianza di un bacino d’utenza già internazionale, le distanze dalle principali città italiane ed europee. Scopriamo così che all’inizio del secolo scorso Roncegno distava 20 ore da Roma, 21 da Vienna, 23 da Budapest, 26 da Napoli e Berlino, 72 da Mosca... A promuovere l’immagine delle terme di Roncegno e delle sue strutture ben presto furono chiamati i migliori professionisti del campo, come, ad esempio, Elio Ximenes autore, verso il 1910 circa, di un manifesto in cui i bagni arsenicali-ferruginosi di Roncegno, descritti come di “fama mondiale”, affidavano il proprio messaggio promozionale a due eleganti signore colte in un momento di relax nell’ampia veranda del Grand Hotel dietro

la quale si apriva, sullo sfondo, una visione panoramica della Valsugana, illuminata con tonalità calde, capaci di evocare quel “clima delizioso” promesso dal manifesto dalla primavera all’autunno. Un fuoco di paglia Agli inizi del XX secolo l’industria del forestiero, legata agli stabilimenti termali, sembrava ottimamente avviata, tanto che nel 1907 si registrò il tutto esaurito. Purtroppo si trattava di un fuoco di paglia e – ancor prima del nefasto sopraggiungere della Grande Guerra – Roncegno imboccò la strada del declino, con un minimo di presenze nel 1912 e il crollo verticale degli utili. Nel 1900, infatti, dalla vendita delle acque minerali di Roncegno si erano ricavate ben 105.850 corone; nel 1913 furono appena 49.910. Meno delle metà! La ragione va ricercata perlopiù nell’assenza di una visione imprenditoriale moder na: a Roncegno non solo mancava l’intervento di grandi investitori esterni, ma era addirittura l’amministrazione locale a non dare molto credito a quell’impresa, forse temendo gli effetti che ospiti illustri ed emancipati

Roncegno Terme, lo stabilimento oggi

avrebbero potuto avere su una popolazione molto conservatrice, che di fatto osservò la nascita del fenomeno turistico con un certo distacco, se non talvolta con malcelato disprezzo. Due guerre e un ‘29 Il colpo di grazia arrivò con la prima guerra mondiale, che danneggiò gravemente non solo le strutture alberghiere, ma l’intero paese. Nel maggio del 1916, infatti, il borgo fu incendiato e sgomberato dalle truppe italiane. Tuttavia già nel 1921 lo Stabilimento bagni era stato rinnovato e gli alberghi ricostruiti più grandi

e più moderni. Ed ecco come nel 1922 il giornale “La Gazzetta del Turismo e dello Spor t della Venezia Tridentina” descriveva le terme di Roncegno: «Lo stabilimento sorge accanto al Grand Hotel, il quale è di costruzione recente, con oltre 200 camere: un hotel deliziosamente quieto, con saloni luminosi e con terrazze leggiadre, dalle quali, tra tralci di rose perenni, si scopre il vasto anfiteatro di monti, sparso di castelli e di cupe macchie dei boschi, e sormontato da guglie dolomitiche. Il forestiero trova a Roncegno gli agi e la pace della propria dimora». Sarebbe durata poco quella pace, perché la crisi del 1929 si abbatté anche sullo stabilimento termale che fu salvato solo grazie al processo di demanializzazione avviato nel 1934 dal governo. Il secondo conflitto mondiale, con il suo nuovo drammatico carico di morte e distruzione, era ormai alle porte. Ma anche questa dolorosa parentisi fu ben presto chiusa. Roncegno riprese ad essere un importante ed elegante centro termale che ancora oggi, nonostante le difficoltà, rappresenta una perla dell’offerta turistica regionale.

Ottobre 2010

RONCEGNO TERME. La scoperta delle fonti avvenne per caso nel 1857


38

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

RONCEGNO E MARTER. I due paesi dopo la Grande Guerra

Un testimone diretto dei danni di guerra Ecco il racconto di un testimone oculare, il geografo e giornalista Ottone Brentari, circa i danni patiti dalla popolazione di Roncegno e di Marter nel corso della prima guerra mondiale...

C

irca sessant’ann i or sono, Roncegno era u n paesello oscuro e sconosciuto; ma esso cominciò a venire in fama dopo che, nel 1859, si cominciò ad utilizzare la miracolosa acqua minerale, scoperta da un contadino nella Valle del Diavolo, ai piè del monte su cui sorgeva un giorno il castello di Tesobbo; e divenne celebre in tutta Italia, e frequentato da persone di tutte le regioni, dopo che fu eretto il grandioso stabilimento dei fratelli Gerolamo e Francesco Waiz. Lo stabilimento, spogliato di tutti i suoi mobili, e devastato dalla soldataglia austriaca, alberga ora circa 700 profughi, che finiscono di metterlo in ordine! Quando potrà esso risorgere all’antico splendore, ridando vita e ricchezza alla borgata? Le case del Comune (comprese

Ottobre 2010

«

Roncegno 1919, le rovine in Piazza Maggiore

quelle della frazione di Marter ed i molti masi sparsi) erano 880. Di esse, 300 furono distrutte e molte danneggiate; e circa 600 sono le case distrutte sui monti. Delle 300 case distrutte nella borgata ed al Marter, circa 100 sono più o meno riattate. Il 24 Agosto 1915 gli

Austriaci abbandonarono Roncegno; il 29 ed il 30 giunsero nella borgata drappelli di bersaglieri italiani; e per punire gli abitanti dell’accoglienza ad essi fatta, il 31 si iniziò dalla maledetta Panarotta il bombardamento con bombe incendiarie, che distrussero 47

case. Poco dopo rientrarono gli Austriaci che fecero sgombrare la popolazione, condotta prima a Pergine, e poi in Boemia ed a Mittendorf. Gli abitanti dimoranti nel Comune erano prima della guerra 3363, ed ora ne sono ritornati... 3620. Come mai? Ciò avvenne perché gli appartenenti al Comune sono 4500, ma molti di essi da anni ed anni dimoravano nel Vorarlberg, in Austria, in Boemia, in Germania; ed anche di essi non pochi hanno dovuto ritornare, assieme coi loro bambini, che non parlano una parola d’italiano, ma bensì o il tedesco o il czeco; e tutta questa povera gente non aspetta che il momento di tornare là dove aveva trovata una seconda patria. Ubi bene ibi patria». (“Il cimitero del Trentino”, Ottone Brentari dal giornale La Perseveranza di Milano, 15 ottobre 1919)


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

39

RONCEGNO TERME. A fine ottobre il tradizionale appuntamento con le caldarroste

Giunta alla 31esima edizione, la Festa della Castagna di Roncegno richiama sempre un gran numero di estimatori di questo “piccolo grande” frutto dalle proprietà organolettiche uniche e con una storia millenaria.

U

n frutto dal sapore unico e inconfondibile, prodotto da una pianta le cui origini si perdono nella notte dei tempi, addirittura nella preistoria. Stiamo parlando della castagna, un prodotto molto nutriente – ricco di proteine vegetali, sali minerali, vitamine idrosolubili – che è assai diffuso e apprezzato anche in Valsugana, specialmente sui monti di Roncegno dove vanta una presenza secolare e dove a difenderlo e promuoverlo vi è l’Associazione Produttori di Castagne Roncegno, presieduta da Beniamino Froner, dinamico e appassionato cultore di questo frutto e della sua lunga storia, cantata anche da illustri poeti quali il Boccaccio, Giovan Battista Marino, Giuseppe Parini, Ippolito Nievo, Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli, tanto per citare

i più noti. La castagna, infatti, era molto conosciuta già nel mondo antico. La sua pianta fu importata dall’Asia Minore in Grecia e da qui si propagò in tutto l’Impero romano. Quindi, a partire dal I secolo d.C, anche in Trentino nonché – è lecito supporre pur in mancanza di prove certe – pure in Valsugana dove transitava la famosa via romana Claudia Augusta Altinate. Un ruolo non secondario nella diffusione dei castagni lo svolsero anche, nel corso del Medioevo, gli ordini monastici. Tuttavia la prima documentazione concreta per quanto riguarda il territorio di Roncegno risale alla metà del XVIII secolo. Qui – ci spiega Beniamino Froner – «sin dal dominio di Maria Teresa e del figlio Giuseppe II d’Austria (1750-1800) la coltivazione del castagno era parte determinante per l’economia del nostro paese. I più anziani

raccontano quando dopo la metà del 1750 Maria Teresa istituì la scuola obbligatoria e donò agli scolari delle piante di castagno da mettere a dimora allo scopo di alleviare la fame e la miseria della nostra popolazione». «Ancora oggi – prosegue il presidente dei produttori Froner – Roncegno conta circa mille piante di castagno di cui 800 in buone condizioni (dati censimento effettuato negli anni novanta). Purtroppo molti di questi castagni sono in condizioni precarie, altre piante infestanti infatti ne condizionano lo sviluppo e anche la raccolta del prodotto. Con il cambiamento dell’economia, ormai il castagno da frutto è una delle poche colture rimaste sulle nostre montagne, per questo motivo ci sentiamo di invitare tutti a prestare più attenzione a questa coltura, in modo particolare ai proprietari dei castagneti e alle istituzioni. Trascurare questo

patrimonio lasciatoci dai nostri avi può rivelarsi un pericolo, in quanto si potrebbe andare incontro a un degrado ambientale irrimediabile e a un danno per l’economia della montagna». L’Associazione Produttori Castagne, al fine di promuovere la coltura e la cultura del castagno nell’ambito del territorio comunale, organizza una serie di appuntamenti durante l’intero arco dell’anno. Ma l’evento clou è senz’altro rappresentato dalla “Festa della Castagna”, giunta ormai alla sua 31esima edizione, che quest’anno si terrà dal 30 al 31 ottobre prossimi nelle vie e piazze di Roncegno. Durante la manifestazione, come di consueto, ai visitatori verranno proposte fumanti caldarroste e squisiti dolci a base di castagne, annaffiati da ottimo vin brulè. Chi lo desiderasse, inoltre, potrà acquistare direttamente dai produttori eccelse castagne crude da cuocere a casa. A fare da piacevole contorno alla festa, infine, non mancheranno la buona musica, occasioni di svago, nonché stand di prodotti tipici culinari e artistici.

Ottobre 2010

Castagna di Roncegno: è qui la Festa


40

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

La Cassa Rurale di Roncegno è entrata nel suo 115esimo anno di attività

Ottobre 2010

Cassa Rurale di Roncegno: una lunga storia di solidarietà

L

a Cassa Rurale di Roncegno fu fondata il 1° giugno 1896, poco dopo la nascita della prima Cassa Rurale trentina ad opera di don Lorenzo Guetti. Anche nello statuto della Cassa Rurale di Roncegno troviamo sanciti i princìpi che avevano ispirato don Lorenzo Guetti nella fondazione del movimento cooperativo in generale e delle Casse Rurali in particolare. Anzitutto: «migliorare sotto l’aspetto morale e materiale le condizioni dei propri soci fornendo loro il denaro necessario per l’esercizio dei loro affari e della loro economia agricola e favorendone il risparmio. A raggiungere il detto scopo la Società contrae prestiti passivi solidariamente garantiti e riceve depositi sia dai soci che da terzi». Ma perché l’individuo e la famiglia possano raggiungere il proprio benessere è necessario che tutta la comunità si muova nel realizzare migliori condizioni di vita per tutti. E in questo processo collettivo di sviluppo la Cassa Rurale si inserì dando vita «ad istituzioni atte a migliorare le condizioni degli abitanti del Comune di Roncegno e render possibile la fondazione di associazioni di consumo, di vendita, di produzione, concedendo prestiti ed aprendo crediti ai propri soci imprenditori di esse». La Cassa Rurale si assumeva quindi deliberatamente il ruolo di promotrice dell’economia locale nella convinzione di sempre, che è un bene prezioso la collaborazione di tutti e che l’interesse individuale si realizza attraverso il bene collettivo. Chi voleva aderire alla Cassa Rurale non lo poteva fare a cuor leggero. A parte la tassa di iscrizione di 1 fiorino e il versamento della quota sociale di 2 fiorini, che però erano alla portata di tutti, al socio erano richieste partecipazione e responsabilità, quali condizioni perché la piccola e ancor fragile banca

se Rurali e dei Sodalizi cooperativi, che era stata fondata nel 1895 con compiti di tutela, rappresentanza, assistenza, revisione delle società federate e di formazione dei cooperatori. I primi anni di attività Osservando la tabella 1, notiamo che i prestiti superavano talvolta i depositi. Questo poteva avvenire perché la Cassa Rurale contraeva prestiti presso altre Casse Rurali o banche pur di soddisfare le richieste dei soci. Alla sua funzione primaria di sostegno all’economia locale che era agricola in misura preponderante, si aggiunse quella di appoggiare il Comune e di assistere la società civile: per l’ospedale, l’asilo, il panificio comunale, i pompieri, la Famiglia Cooperativa, la parrocchia, ecc.

La prima sede della Cassa Rurale

carente di capitale sociale potesse sopravvivere e svilupparsi. Il socio doveva “intervenire alle adunanze sociali a scanso di una multa di 25 soldi”; collaborare “per il buon andamento delle cose sociali”; assumersi l’impegno di rispondere solidamente e illimitatamente “pei prestiti passivi contratti dalla Società, pei depositi da essa ricevuti e per ogni altra sua obbligazione”; vigilare sui prestiti conLa sede di Casa Goner

Inaugurazione della sede in Via Froner

I PRIMI ANNI DI ATTIVITÀ

cessi e sull’impiego che ne veniva fatto dal contraente. I soci potevano ottenere dei prestiti “previo attento ed accurato esame delle capacità di credito e della moralità del petente, il quale deve dichiarare lo scopo per cui intende impiegare il denaro”. Come in una famiglia, ogni socio diveniva corresponsabile del buon andamento della banca. Già la prima assemblea decise di aderire alla Federazione delle Cas-

La Grande Guerra e il '29 Per le famiglie, le case, l'economia in generale che aveva iniziato una fase ascendente, la prima guerra mondiale fu una rovina. A guerra finita il quadro della vita sociale di Roncegno era desolante, sconvolto l'intero tessuto economico. La Cassa Rurale ebbe perduti tutti i registri e gli atti amministrativi. Pur a fatica, ma con la volontà di risorgere, il paese si mise a riparare i danni materiali e morali prodotti dalla guerra e in ciò ebbero una parte rilevante le imprese cooperative. Ma le brutte sorprese non erano finite: per chi aveva del denaro, il cambio delle corone in lire comportava una perdita del 40% del suo valore: per ogni 100 corone possedute venivano date 60 lire. Finita la ricostruzione, tornò ad emergere il problema dell’emigrazione: molti giovani presero la via dei paesi europei e dell’America latina, non riuscendo la campagna a dare a tutti cibo e lavoro, e non offrendo sbocchi gli altri settori economici. La Cassa Rurale, ripresa la sua piena funzionalità, si adoperò in


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

41

La Cassa Rurale di Roncegno è entrata nel suo 115esimo anno di attività LE SEDI DELLA CASSA RURALE

L'attuale sede della Cassa Rurale di Roncegno

concentrare i loro massimi sforzi per poter sostenersi, per questo con tutta la loro volontà ed onestà devono suo malgrado trascurare i tanti doveri che hanno verso il loro istituto, dimodoché somme di interessi si accumulano di anno in anno, compromettendo con ciò l’avvenire di questo consorzio». Per non correre rischi, la Cassa Rurale dovette a malincuore seguire la strada degli avvocati e delle esecuzioni forzose nei confronti di alcuni debitori. Nonostante i condizionamenti della politica fascista e lo scoglio della depressione economica mondiale e locale specialmente dal 1929 al 1935 la Cassa Rurale di Roncegno tirò avanti dimostrando di avere

IN CIFRE La Cassa Rurale di Roncegno Soci: 622 Dipendenti: 10 Raccolta complessiva: 67.038.000 di cui raccolta diretta: 60.755.000 raccolta indiretta: 6.283.000 impieghi: 52.579.000 Patrimonio di vigilanza: 10.596.000

profonde radici che affondavano nella solidarietà e traevano linfa dall’appartenenza riconosciuta al territorio. Passata la burrasca, la Cassa Rurale poté proseguire poi con più regolarità e tranquillità la sua missione di sostegno alle famiglie, alle libere attività, al rilancio dell’economia e della vita sociale locale. Il secondo dopoguerra A distanza di anni dalla fine della seconda guerra mondiale Roncegno si avviò, seppur gradualmente e non senza contraddizioni, verso una sua trasformazione. L’agricoltura stava via via perdendo convenienza e interesse; si registrava una ripresa del fenomeno migratorio, rivolto specialmente all’Europa; cominciava a diffondersi il settore artigianale e industriale in valle; prendeva campo il terziario, comprensivo del turismo. La Cassa Rurale ebbe parte attiva pure in queste trasformazioni. E ancora oggi prosegue adempiendo alle funzioni che le competono, in parte mutuate dalla sua storia e rimaste insostituibili, in parte adattate ai tempi mutevoli e alle esigenze nuove che si susseguono specialmente nel presente in rapida successione. (tratto da “La Cassa Rurale – 110 anni di solidarietà” a cura di Vitaliano Modena)

I PRESIDENTI Don Daniele Portolan (tra i fondatori e primo presidente). Raimondo Bonella (tra i fondatori, lo troviamo presidente prima della guerra e poco dopo, essendo morto nel 1921). Carlo Goner (eletto consigliere nel 1919, lo si nomina quale presidente nel 1926; si afferma che proseguì fino al 1952, anno della sua morte). Francesco Bonella (figlio del fondatore Raimondo, fu presidente dal 1952 al 1962. Emilio Minatti, dal 1962 al 1973. Mario Colleoni, dal 1973 al 1979. Tullio Boschele, dal 1979 al 1993. Marcello Iobstraibizer, ha svolto le funzioni di presidente, in qualità di vicepresidente, nel 1993 e 1994. Livio Armelao è stato Presidente dal 1994 fino al settembre 2007. Gli è succeduto il sig. Doimo Stefano e nel mese di maggio 2009 è stato eletto l'attuale Presidente sig. Hueller Marco.

Don Daniele Portolan

I DIRETTORI É impossibile, per mancanza di documenti, ricostruire con assoluta precisione la successione dei segretari contabili. Tra i primi troviamo, alla vigilia della prima guerra mondiale, Felice Hoffer e Ilario Eccher. Poi Enrico Boschele dal primo dopoguerra al 1954. Agnese Boschele dal 1954 al 1955. Clemente Ferrai dal 1955 al 1987. Giorgio Ferrai, dal 1987 al 2000. Alberto Rensi, dal 2000.

Ottobre 2010

quest’opera di vasta portata mettendosi a disposizione dei singoli e della collettività per perseguirne il bene e ricreare un clima di fiducia, sapendo interpretare a dovere la propria parte negli eventi riservati in quel frangente al nostro paese. Pur in presenza di un quadro economico e sociale particolare e mutevole mantenne fermi i princìpi etici fondativi che continuavano a rappresentare gli immutabili pilastri su cui si regge il sistema valoriale cooperativistico. Ma terminata la ricostruzione, i tempi si preannunciavano ancora oscuri. Si stava entrando nel regime fascista. Questo impose limitazioni alla vita democratica e partecipativa, e il commissariamento delle principali organizzazioni sociali ed economiche compresa la Federazione dei Consorzi Cooperativi. Sul piano economico con il crollo della borsa americana del 1929 dilagò la depressione che coinvolse tutte le economie occidentali. Come non bastasse, fu inoltre giocoforza convivere con l’autarchia instaurata in seguito alle sanzioni contro l’Italia adottate dalla Società della Nazioni nel 1935. Furono anni per tutti difficili. Le famiglie che lo potevano fare, attinsero ai loro risparmi. Vi fu quindi un’emorragia dei depositi e più banche fallirono (compresa quella di Novaledo) o dovettero chiudere temporaneamente per mancanza di liquidità. Nel 1933 fu costretta a chiudere gli sportelli anche la Banca del Trentino e dell’Alto Adige, la più importante della Provincia, nata nel 1927 da una fusione forzosa voluta dal regime fascista tra la Banca cooperativa e quella cattolica; aveva una filiale anche a Roncegno. La Cassa Rurale, che ad essa aveva affidato i suoi depositi, ne risentì, ma non drammaticamente come altre. Si ritrovò per quell’anno e per quello seguente con un deficit di bilancio, essendo rimasto infruttifero il deposito di oltre mezzo milione di lire che in quella banca era stato depositato. Una decina di soci, presi dal panico, uscirono dalla Cassa Rurale. In sede di liquidazione di quella Banca, la Cassa Rurale poté però ritornare in possesso della somma depositatavi. Per farci un’idea della situazione di quegli anni, leggiamo il verbale steso dalla Cassa Rrurale nel febbraio 1935: «L’aumento di continue imposte impressiona; i poveri contadini sono perciò costretti a


42

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

RONCEGNO TERME. La chiesa fu eretta nel 1773, ma mancava il campanile

Roncegno, cesa granda e campanil de legno

Ottobre 2010

La chiesa parrocchiale di Roncegno Terme, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, fu costruita dopo la metà del XVIII secolo al posto di un edificio preesistente ricordato già nel 1413. Ma per un campanile adeguato alle aspettative si dovette attendere fino alla fine dell'800.

D

a secoli a Roncegno si distingue fra Vila de Sòto (la pa r t e ba ssa del paese), Vila de Sòra (la parte alta) e il Monte, caratterizzato dalla presenza dei masi sparsi. Nella Vila de Sòra, in cima al paese, sorge la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo che, sia di giorno sia di notte, si può osservare da vari punti della Valsugana. L’erezione di questo edificio di culto risale al XVIII secolo, ma la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo viene menzionata già in un documento del 1413, mentre in un altro manoscritto del 1461 appare come parrocchia, separata quindi dalla chiesa di Borgo. In origine doveva presentarsi con

Roncegno, chiesa SS. PIetro e Paolo: il campanile e la facciata (foto J.G.)

una struttura piuttosto modesta, tant’è vero che un testimone oculare vissuto nel ‘700, Giuseppe Andrea Montebello, nelle sue “Notizie storiche” la ricorda come «una chiesa ristretta ed umida». Così tra il 1758 e il 1773, su disegno di Carlo Bianchi, fu costruito l’edificio attuale, fortemente voluto dall’arciprete Francesco Bruni il quale – scrisse il Montebello – «con fatiche del popolo, e con limosine sue, dei Giusdicenti, della Comunità e dei benefattori arrivò a fabbricarla ben vasta, e piantatavi la mensa dell’altare ebbe egli stesso la consolazione di benedirla, e di principiare e proseguire in essa le ecclesiastiche funzioni, finché passato a miglior vita l’anno 1776 vi fu sepolto nel


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

43

presbiterio fra le profuse lagrime de’ suoi parrocchiani, che in esso avevano perduto veramente un pastore e padre, largo nelle limosine, edificante nel suo contegno, dotto, prudente, e zelante nel suo ministero». Tuttavia la chiesa, ad una navata e con cinque altari, pur essendo molto bella mancava ancora di un elemento essenziale: il campanile. Quello esistente, difatti, era di legno e appariva assai modesto – per non dire ridicolo – al cospetto del nuovo e imponente edificio. Fra le due architetture la discrepanza era così evidente che non ci volle molto ai Valsuganotti per coniare il detto: “Roncegno, Cesa granda e campanil de legno». Vi si pose rimedio nel 1888, quando su progetto di Enrico Nordio fu eretta la magnifica tor re campanaria alta 59,50 metri, con una cuspide di rame di 10 metri. Su una lapide murata si legge: «Al suo par roco Don Alessio Pretis che coi fondi della chiesa beneficata dal titolato Don Osvaldo Trogher di qui e con altre offerte quest’opera promosse e compì. Roncegno riconoscente, 1888». All’interno appare di notevole

San Pietro (a sinistra) e San Paolo, Roncegno chiesa parrocchiale, facciata (foto J.G.)

interesse la pala dell’altare maggiore, opera del famoso pittore veneziano Francesco Guardi, forse il maggiore tra i vedutisti veneti. Tuttavia l’attribuzione di tale pala al Guardi avvenne

solo nel 1957 in maniera del tutto casuale allorché, durante l’allestimento di una mostra sui pittori compresi tra il XV e il XVIII secolo, un funzionario della Soprintendenza ai Mo-

numenti di Venezia rinvenne un disegno del Guardi recante un’annotazione autografa che così diceva: “disegno per una pala dell’altare maggiore, chiesa di Roncegno”. La tela, oltretutto, era stata danneggiata durante la Grande Guerra e quindi, nel 1925, sottoposta a interventi di restauro eseguiti dalla pittrice Ady Werner, la quale – ignorando il valore del dipinto – si era limitata ad osser vare come «oltre che guastata dall’umidità e dalla polvere e con qualche buco prodotto dallo scoppio di una granata durante la guerra, era stata sfigurata da qualche pittore con sovrapposizione di colori». Da notare anche l’affresco dell’Ascensione, inserito in un grande ovale nella volta, realizzato da Valentino Rovisi di Moena, seguace del Tiepolo. Sempre del Rovisi è l’affresco che si t rova nella sacrestia raffigurante la Samaritana al pozzo, così come una par te dell’affresco del Presepio sul soffitto. L’Altare dell’Assunzione di Maria, invece, proviene dalla chiesa della SS. Trinità di Trento. (J.G.)

Ottobre 2010

RONCEGNO TERME. La chiesa fu eretta nel 1773, ma mancava il campanile


44

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

RONCEGNO TERME. I problemi di sicurezza di un tempo che fu

Quei briganti de 'sti ani

Ottobre 2010

Secoli fa nei nostri paesi c'era più sicurezza rispetto ad oggi, tutti vivevano d’amore e d’accordo perché, in fondo, “si stava meglio quando si stava peggio”. Sarà stato proprio così? Le cronache d’altri tempi smentiscono tale credenza, anche per il tranquillo paese di Roncegno.

O

gni giorno le cronache non mancano di riportare, purtroppo anche in Valsugana, episodi di microcriminalità. Pertanto la popolazione si sente sempre meno sicura, finendo per rimpiangere i bei tempi andati quando, si dice, questi problemi di certo non c’erano e tutti vivevano magari con poco, però andando d’amore e d’accordo. Ma sarà stato veramente così? Scorrendo le cronache di qualche secolo fa si direbbe proprio di no. Anche nel territorio di Roncegno. Il 17 marzo 1749 – annotava nel suo diario padre Angelo Maria Zatelli – tale Giambattista Miller di Venezia fu assalito «da tre birbanti al Marter di Valsugana con stochi sfodrati, ma sbarrata egli una terzetta ferì uno di questi nel braccio

e gli riuscì di fuggire. Si dice che costoro abbiano uccisi nell’ostaria al Borgo due forastieri». Scorrendo ancora il diario di Zatelli scopriamo che a fine luglio del 1775, sempre a Marter, un uomo di Borgo era stato ferito «dai sbirri che inseguivano tre che avevano rubata la seta alla signora Strichera ed uno di questi era il ferito». Nella notte del 21 maggio 1758 i ladri avevano «spogliata la chiesa di Roncegno», mentre ai primi di febbraio del 1775 a Roncegno era stato ucciso «il famiglio del sig. Giambattista Pola». Non creda il lettore, leggendo queste brevi note, che Roncegno a quell’epoca fosse un covo di briganti. Certo, la chiusa di Marter – con la presenza del lago che fu prosciugato solo nell’800 – rappresentava senz’altro un posto adatto alle imboscate; non per nulla i Romani vi avevano installato un

posto di controllo per gli accessi a Borgo, mentre nel Medioevo, grazie al complesso della Tor Quadra, qui probabilmente si chiedeva pure un dazio. Tuttavia fatti di cronaca simili – se non addirittura peggiori – si riscontrano pressoché in tutti i paesi della Valsugana. A Pergine, ad esempio, le “Memorie” di P. De Alessandrini, pubblicate nel 1890, ricordano «frequenti agressioni a mano armata su queste pubbliche vie, nelle case private, con ladronecci, ferimenti ed assassinii» tant’è vero che a un certo punto le autorità sollecitarono «la reggenza comunale a snidare gli aggressori delle strade valendosi anche del rintocco delle campane a martello per accorrere alla loro persecuzione». Di più, sempre il De Alessandrini riferisce che vi era l’ordine «di non lasciar penetrare in questo circondario

i Zingari che s’aggiravano per la Valsugana “a costo di scacciarli a furia di popolo da destarsi col campana a martello”», e si concedeva addirittura «di poter rondare gente armata di notte e se questa scoprisse malfattori in atto d’assalire le case, che possano essere uccisi impunemente di conformità colla legge comune». Sorprenderà, forse, come queste parole potrebbero essere benissimo estrapolate da cronache giornalistiche attuali e non da un archivio di trecento anni fa. Pertanto la cattiva notizia è che, in tanti secoli di storia, poco o nulla appare cambiato sul fronte della pubblica sicurezza; quella buona, invece, è che il mondo non sta andando improvvisamente a rotoli, cosicché affermare che “si stava meglio quando si stava peggio” risulta solo un luogo comune smentito dalla storia. (J.G.)


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

45

RONCEGNO TERME. Carattere, usi e costumi secondo Angelico Prati

Roncegno e la sua gente Nel libro “I Valsuganotti” Angelico Prati descrive aspetti culturali e folcloristici di vari paesi della Valsugana, fra i quali figura anche Roncegno.

Angelico Prati

così in uno di Telve del 1448». Quindi proseguiva: «Ancora oggi [siamo nel 1923] gli abitanti della Montagna (di Roncegno e dei Ronchi) sono chiamati da quelli di Roncegno (Villa) Mòcheni, ch’è pure il nome dei Tedeschi della valle alta della Fersina». In merito agli abitanti di Ronce-

gno, il Prati osservava come avessero, assieme a quelli di Borgo, «una modulazione della voce un po’ differente da quella di altri paesi della valle, che si caratterizza più di tutto per un tono alto, con cui termina la proposizione» e non mancava di sottolinearne l’affabilità, di cui peraltro avevano già riferito altri autori. Nel computo delle tradizioni popolari valsuganotte, per il paese di Roncegno si ricordava lo smacaluzo – «ch’è la scampanata, fatta sotto le finestre di quelli che si maritano in tarda età, o anche pei venticinque anni di matrimonio» – e la Tròta «l’Incubo, che può essere una strega che si trasforma in gatta». Una piaga che in passato flagellò la Valsugana fu senz’altro il cretinismo. A tale proposito il Prati scriveva che «se gli abitanti d’un paese avvertono la quantità di cretini d’altri paesi, senza pensare a quelli del proprio, è per la faci-

Un'antica fotografia di Roncegno (1920 ca.)

lità di vedere i difetti altrui, ma non i propri. Così c’è il proverbio che dice: “a Ronzegno se marida ògni ordegno”, ma a Roncegno stesso rispondono: “a Ronzegno se marida ògni ordegno, e de Ronzegno in via ògni porcarìa”. Ciò a proposito di matrimoni tra disgraziati di corpo». Altra malattia molto diffusa era la pellagra «ma nella Valsugana stessa – suggeriva il Prati – c’è Roncegno, dove possono andare a curarsi questi ammalati, con quell’acqua arsenicale ferruginosa, e infatti vi vanno anche forestieri pellagrosi». Nonostante la presenza dello stabilimento termale, però, la popolazione continuava ad emigrare, soprattutto verso l’America: nel 1869, infatti, gli abitanti erano 4125, nel 1900 solo 3343.

Ottobre 2010

N

e l vol u m e “ I Valsuganotti (la gente di una regione naturale)” pubblicato nel 1923, Angelico Prati, nativo di Agnedo, illustra i tratti peculiari del carattere culturale e delle tradizioni folcloristiche degli abitanti della Valsugana e del Tesino. Quest’opera si sofferma ad analizzare anche il territorio di Roncegno, occupandosi soprattutto della presenza dei minatori tedeschi che già nel XIII secolo vivevano sui monti della zona. «In un documento del 1430, riguardante una lite dei comuni di Telve, di Telve di Sopra, di Carzano, di Castelnovo, di Roncegno e di Torcegno – annotava il Prati – si vedono i cognomi italiani e tedeschi di Roncegno: di questi è notata la provenienza coll’indicazione de Alemanea, e


46

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

NOVALEDO. Intervista al sindaco Attilio Iseppi

«Opere non solo in centro, ma anche nei rioni e nella Z.I.»

Ottobre 2010

Nostra intervista ad Attilio Iseppi, sindaco di Novaledo, il quale ci illustra gli interventi più importanti che l’amministrazione intende effettuare a breve e medio termine, nonché il ruolo che le associazioni culturali possono svolgere a vantaggio dell’intera comunità nel segno del dialogo.

S

indaco Iseppi, com’è il bilancio di questi primi mesi alla guida del comune di Novale do? «Stilare un vero e proprio bilancio forse è prematuro, però posso dire che in questo primo periodo l’impressione è molto positiva. Anche perché, dopo dieci anni di avvicendamenti, abbiamo finalmente un segretario definitivo; una “conquista” importante, oserei dire fondamentale, perché tutti sanno come l’ufficio di segreteria rappresenti il perno amministrativo di un comune. Certo, la mole di lavoro è notevole, tut-

Il sindaco di Novaledo Attilio Iseppi

Novaledo, la sede del Municipio (Foto J.G)

tavia è bello poterla affrontare con personale motivato, capace ed efficiente». Quali sono le priorità nella vostra agenda amministrativa? «Sicuramente la variante al piano urbanistico, per la quale già abbiamo avuto un incontro con l’assessore provinciale all’urbanistica Mauro Gilmozzi; un iter che speriamo di concludere entro l’anno, assieme alle altre questioni più pressanti che riguardano la scuola elementare, Malga Masi e la sede della Cassa Rurale». Quali sono i problemi della scuola elementare? «Presso la scuola elementare il corpo docente necessita di due aule, il che determina il trasferimento della mensa. Noi sugger ivamo l’ampliamento della scuola stessa e stiamo lavorando per individuare la giusta soluzione nel più breve tempo possibile».

Malga Masi, invece? «Malga Masi è una struttura rimasta inutilizzata per anni e pertanto abbisogna di qualche piccolo intervento di riassetto. Il nostro obiettivo a breve termine è quello di reperire i fondi per effettuare tali lavori e affidarla quindi in gestione affinché sia finalmente fruibile da parte della comunità e non solo». E per la Cassa Rurale? «Con la Cassa Rurale, che attualmente occupa il pianoterra del palazzo comunale, abbiamo già trovato un accordo, per cui entro fine anno l’istituto di credito trasferirà la propria sede nella nuova casa Zen, dove saranno ospitati anche altri servizi, quali lo Spazio giovani, il punto di lettura, l’Internet point e gli ambulatori». Farete interventi di arredo urbano? «Sì, il nostro programma prevede opere di arredo urbano non soltanto nel centro del paese, ma anche nei vari rioni, ad esempio creando delle piccole “isole” attorno alle fontane». E per quanto riguarda Piazza Municipio? «Per quella stiamo meditando un intervento radicale che riguarda anche la scuola e il municipio


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

47

stesso. Difatti ci siamo resi conto che la nostra sede comunale presenta varie problematiche, oggi di natura energetica, fra qualche anno di carattere statico. Pertanto pensiamo a un riassetto totale di quest’area; tuttavia si tratta di un progetto ancora allo stato embrionale e la cui realizzazione necessiterà di tempi assai lunghi». Novaledo presenta anche una discreta zona industr iale. Che cosa prevedete per quest'area? «La zona industriale e artigianale di Novaledo non può essere ampliata in termini di superficie, ma deve essere migliorata dal punto di vista delle infrastrutture. A tale proposito avremo presto degli incontri con l’assessorato all’industria e con la Trentino Sviluppo per realizzare un riordino generale della viabilità, in particolar modo costruendo una strada di penetrazione, peraltro già in progetto da anni, che colleghi Viale della Stazione con lo svincolo di Via dei Campi. Talvolta i TIR finiscono per sbaglio nel centro del paese, mentre d’inverno spesso sono costretti a montare le ca-

Novaledo, la chiesa di S. Agostino (Foto J.G.)

tene solo per risalire i 200 metri di Viale della Stazione». Altre opere in cantiere? «Dobbiamo por tare avanti i lavori della fognatura – opera finanziata dal Patto territoriale – e l’impianto di illuminazione pubblica nella parte dell’Oltrebrenta. Assieme al comune di Roncegno abbiamo poi un progetto per realizzare una strada montana, al fine di poter

fruire del legnatico in una zona ora difficile da raggiungere. In questi mesi, inoltre, abbiamo affidato allo studio tecnico la redazione del piano economico silvo-forestale che, oltre alla gestione, regolazione e fruizione del legnatico, prevede anche il riassetto di parecchi punti della strada che conduce alla montagna». Sotto il profilo culturale cosa

offre Novaledo? «Pur essendo un comune di appena mille anime, vantiamo la presenza attiva sul territorio di una decina di associazioni. Nostro obiettivo primario è quello di instaurare un rapporto più stretto possibile sia tra l’amministrazione e le associazioni, ma anche tra le associazioni stesse. Una prima positiva esperienza in tal senso si è avuta nella recente sagra del patrono Sant’Agostino, svoltasi il 28 e 29 agosto scorsi, per la cui organizzazione si sono adoperati Alpini, Gruppo Missionario, Vigili del Fuoco, Circolo anziani, il neo costituito Gruppo giovani, la Polisportiva Novaledo, l'Associazione Cacciatori, il Coro dei Masi e il Coro parrocchiale. Siamo molto soddisfatti di come le associazioni abbiano lavorato all’unisono – ottenendo un ottimo risultato, suffragato anche dalla massiccia partecipazione di pubblico – ma pure per il piccolo ruolo di coordinamento svolto dal Comune. Anche questo è un segnale che va nel senso del cambiamento e di un’amministrazione improntata al dialogo, che vuole essere sempre più vicina ai cittadini». (J.G.)

Ottobre 2010

NOVALEDO. Intervista al sindaco Attilio Iseppi


48

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

NOVALEDO. Fino al 1737 il paese era frazione di Roncegno

Storia di un paese di "confine" Novaledo un tempo si chiamava Campolongo e rappresentava il confine tra il potere temporale del vescovo di Trento e quello di Feltre, in seguito alla donazione dell'imperatore Corrado II nel 1027.

Ottobre 2010

di Johnny Gadler Le origini In Valsugana la presenza dell'uomo risale a circa 13 mila anni fa. Si trattava di piccole comunità di cacciatori-raccoglitori che d’estate frequentavano le praterie d’alta quota, mentre d’inverno si ritiravano a quote più basse, ma non comunque nel fondovalle, occupato per gran parte da paludi e laghi: oltre a quello di Caldonazzo e Levico, infatti, vi era pure il Lago Morto ai piedi di Roncegno e il Lago dei Masi di Novaledo. Tali specchi d’acqua offrivano buone opportunità di pesca ma risultavano poco ospitali per insediamenti stabili. Non è un caso, quindi, se tutti i primi nuclei abitati della valle si formarono su alture, vedi il Dosso di Sant’Ippolito a Castello Tesino o i Montesei a Serso di Pergine.

mancano, suggeriscono molta cautela come nel caso della Tor Quadra, sulle cui vicende riferiamo a pagina 50.

Novaledo, Maso S. Desiderio

Anche la prima pista preistorica, che attraverso la Valsugana met teva in collegamento la Valle dell’Adige con la pianura veneta, si delineò lungo la dorsale più esposta al sole della vallata. Seguendo grosso modo quel tracciato i Romani avrebbero poi realizzato, tra il

15 a.C. e il 47 d.C., la famosa Via Claudia Augusta Altinate che in quel di Novaledo doveva costeggiare il Lago prima di attraversare il villaggio. Sul processo di romanizzazione della Valsugana si è favoleggiato molto, ma i reperti archeologici fin qui rinvenuti, che pur non

Un paese di confine Novaledo, frazione di Roncegno fino al 1737, sul finire del XIX secolo appariva così: «È una contradina di poche bianche casette divise da ortaglie, ed a destra restano l’Ufficio comunale e la chiesa». Tale descrizione è contenuta nella “Guida del Trentino Orientale”, pubblicata nel 1891 dallo storico e geografo strignate Ottone Brentari. A dispetto delle sue dimensioni piuttosto modeste – Novaledo ha superato i mille abitanti soltanto negli ultimi anni – questo paese risulta di primaria importanza nella storia della Valsugana, anche se talvolta in maniera assai controversa come, ad esempio, nel caso della famosa Tor Qua-


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

49

Novaledo, Tor Quadra

dra di cui s’è accennato, oppure in relazione ai confini della valle stessa. Secondo alcuni studiosi locali, capeggiati da Giuseppe Andrea Montebello vissuto nel XVIII secolo, il toponimo Valsugana identificherebbe tutto il territorio compreso fra Pergine e Primolano. Di ben altro avviso fu però lo storico Angelico Prati, nativo di Agnedo, il quale nel libro “I Valsuganotti (La gente di una regione naturale) pubblicato a Torino nel 1923, sostenne che la Valsugana inizia proprio da Novaledo, da quel maso San Desiderio dove agli albori del secondo millennio erano stati

sarà notato, a quel tempo Novaledo si chiamava Campolongo. In seguito, essendo che questo territorio si caratterizzava per la suddivisione in poderi con case denominati Masi, il paese e il lago assunsero proprio tale nome, poi affiancato ai termini Novoledo, Nivoledo, Nuvoledo e, infine, Novaledo. Tale toponimo si spiegherebbe con la presenza delle «basse nubi, nebbie, prodotte allora dalle paludi e dal lago Morto» sostiene il Brentari, il qual prosegue affermando che «anche al presente [siamo nel 1891] in

Novaledo, chiesa di Maria Ausiliatrice

Novaledo, chiesa S. Agostino facciata

autunno, la mattina e la sera, quando il sole non risplende, quella regione è sempre coperta di nebbie, che viste da lontano (come p.e. da Borgo) rassembrano un lago». Il Montebello riteneva invece che Novaledo derivasse da “novali”, parola che individuava le nuove coltivazioni su terreni strappati alla palude; campi – annotava il Brentari – coltivati da una colonia venuta dai Mòcheni, e da altri paesi del Trentino; ed è questa la causa della differenza del dialetto di quei di Novaledo da quello degli abitanti del resto della valle».

fissati i confini fra i territori assoggettati alla giurisdizione del vescovo di Trento (a ovest) e quelli di pertinenza del vescovo di Feltre (a est). Un tempo era Campolongo Nel 1027, difatti, l'imperatore Corrado II il Salico aveva fatto una donazione al vescovo Udalrico II, istituendo così il Principato Vescovile di Trento, il cui limite – si legge nell’atto di donazione – arrivava fino alla chiesa di San Desiderio: «ab Ecclesia S. Desiderii in loco, qui dicitur Campolongo». Come si

Ottobre 2010

NOVALEDO. Fino al 1737 il paese era frazione di Roncegno


50

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

DA NOVALEDO A MARTER. Due ruderi su cui si è molto favoleggiato

La Tor Quadra e la Tor tonda Per molto tempo si è pensato che i ruderi della Tor Quadra e della Tor Tonda fossero d’epoca romana, ma tale ipotesi non è supportata da evidenze archeologiche. La zona, tuttavia, sicuramente rivestì un ruolo importante fin dai tempi antichi, grazie anche allo sbarramento naturale creato dal lago, oggi prosciugato ma ancora presente alla fine del XVIII secolo.

L

Ottobre 2010

di Johnny Gadler asciandosi alle spalle l'attuale abitato di Novaledo, percorrendo la vecchia strada statale che conduce a Marter, sulla sinistra – subito dopo la chiesa di Maria Ausiliatrice, eretta nel 1723, al posto della cinquecentesca curaziale di San Daniele, e distrutta durante la Grande Guerra – si ammirano ancora oggi i ruderi della Tor Quadra, altro capitolo assai controverso nella storia di questo territorio. È fuor di dubbio che qui vi fosse quel Lago di Masi descritto fin dall’antichità, peraltro ancora riportato, con una certa estensione, nella cartografia di fine ‘700, nonché documentato nelle “Notizie storiche” del 1793 ad opera

Novaledo, laTor Quadra


LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

51

DA NOVALEDO A MARTER. Due ruderi su cui si è molto favoleggiato

di Giuseppe Andrea Montebello, il quale riferiva di un «lato settentrionale del lago di Novaledo con due torri quadrate affacciate insieme». Del medesimo sito si occupò il 1° agosto 1877 anche il giornale “La Valsugana”, che annotava: «il lago ora è stato prosciugato». Ben visibili, però, rimanevano quei ruderi, che all’epoca erano considerati erroneamente d’età romana. Il primo a suffragare tale ipotesi era stato lo stesso Montebello, secondo cui «alle due torri anticamente c’era una Chiusa o Bastia, unita con un fosso al vicino lago, e con un muro al contiguo monte, e solo fra le due torri per un ponte levatojo c’era passaggio». L’opera sarebbe stata eretta dai Romani a difesa di Ausugum (Borgo), il che avrebbe anche spiegato il toponimo Marter come una corruzione di Campus Martius, cioè una zona adibita alle esercitazioni militari. In realtà la Tor Quadra di Novaledo sarebbe di epoca medievale, probabilmente del XII-XIII secolo, anche se alcuni elementi costruttivi autorizzerebbero a ipotizzare un’origine più remota, forse altomedievale o addirittura tardo-antica, ad ogni modo non

Marter di Roncegno, la torre tonda

romana. Ciò, tuttavia, non affossa definitivamente la tesi del Montebello perché, pur non provata da riscontri archeologici, la sua ipotesi presenta un fondamento logico. I Romani, difatti, fecero passare senz’altro la Via Claudia Augusta attraverso il paese di Novaledo e certamente sfruttarono lo sbarramento naturale che il lago offriva per controllare l’accesso a Borgo. Con quali architetture non è dato sapere, poiché i ruderi esistenti sono, come detto, più recenti. Secondo il Montebello, infine, le due torri

sarebbero state danneggiate nel 1385 durante un’incursione dei Vicentini e mai più restaurate. E su ciò si può concordare con lo storico di Roncegno. Anche sulla Tor Tonda di Marter si è favoleggiato circa un’origine romana, ma questo rudere risulta senz’altro di epoca medievale e fu eretta per controllare la strada del fondovalle. A fortificare quest’idea di “romanità” aveva concorso senz’altro una scoperta fatta in quel di Marter verso la metà del XVIII secolo e di cui, ancora una volta, riferisce il Montebello: «Nel 1745 roncando vi si scuoprì un pavimento largo più di tre passi con un pilastro di mattoni assai grandi formati sulla norma indicata da Vetruvio con un cordone, che serviva per connetterli insieme alla foggia di tegole, ed una muraglia lunga, e in appresso cento monete con una Lapide quadrata». Per il Montebello quella lapide altro non era che una pietra miliare della Via Claudia Augusta, mentre per il Mommsen si trattava di un’ara votiva in onore di Ercole, fatta costruire per grazia ricevuta da una certa Claudia Tiberina. In realtà, però, non si tratterebbe di un’iscrizione sacra, ma dell’elogio funerario di una matrona.

«La Brenta passando per la pianura al di sotto del villaggio, forma un lago, che anticamente apparteneva ai castelli di Tesobo e Montebello: fu poi acquistato tutto per Tesobo dai Signori di Castelnovo, e passò a Telvana coi diritti di quel castello. Oltre le paludi del lago, in tempo di piogge e di scioglimento delle nevi scaturirono anche di sotterra dell’acque, che rendono quella pianura paludosa, e il villaggio insalubre. Per il taglio di un bosco, che lo teneva prima ristretto, avanti poch’anni fa dilatò un rivo, che nelle indondazioni conducendo materia ruina la campagna, e case, o almen le minaccia, ma conferisce alquanto all’asciugamento delle paludi, dove la condotta materia depone. Fu per questo un errore degno di essere notato in tutti i luoghi infestati da’ torrenti. Quel solo, che può riparare da ruine, sono i boschi intorno ai torrenti istessi, i quali col trattener l’acqua, ritardare l’impeto di quella, che scorre dai monti, e legare il terreno alle rive, perché non s’arrenda, diminuiscono la quantità dell’acqua, la velocità del suo corso, e lo staccamento della materia. Ma se per acquistar danaro alla Comunità si permette il taglio di tali boschi vicini all’acque, e la ragione, e l’esperienza dimostrano, come i danni, che indi ne nascono, sono incomparabilmente maggiori del procurato vantaggio». (Padre Giuseppe Andrea Montebello, “Notistie storiche”, 1793).

Ottobre 2010

Il Lago e le paludi di Novaledo


52

LA VALSUGANA VISTA DA VICINO

MARTER. L'ex mulino Angeli ospita un museo molto particolare

La Casa degli Spaventapasseri

Ottobre 2010

Posto lungo il fiume Brenta, il mulino Angeli fino a qualche decennio fa macinava i cereali coltivati in zona. Oggi è sede museale dedicata alla “Casa degli Spaventapasseri” e a mostre temporanee molto particolari...

I

l mulino ad acqua è un’invenzione antica, tanto che i primi esemplari, piuttosto arcaici, sono documenati già nel 100 a.C. in Turchia. Quelli più moderni, ad asse verticale anziché orizzontale, furono descritti dall’architetto romano Vitruvio Pollione pochi decenni prima di Cristo. In Trentino, tuttavia, se ne trova traccia non prima del XII secolo, tant’è vero che, a quanto risulta finora, il primo documento in cui si cita la costruzione di un mulino («et costructionem unius molendini”) risale all’11 agosto 1194, nel territorio di Riva-Arco. Un documento del 4 giugno 1215, invece, testimonia la presenza del primo mulino a Pergine, seguito da Fierozzo (1293), Calceranica (1297), Centa (1304) e così via. Condizione necessaria per impiantare un mulino era quella di disporre di un corso d’acqua e in tal senso il fiume Brenta rappresentò senz’altro un ottimo propulsore. Nel territorio di Roncegno un documento catastale datato 1751 ricorda il “mulino dell’anzoleto”. Il Mulino Angeli di Marter sarebbe stato costruito nel corso dell’800 ed era così menzionato in un decreto di aggiudicazione del 1909: «casa di abitazione ai Brustolai di Roncegno part. edif 502 consistente a piano terra in edificio da mulino con 2 macine, pestino e mulinello, stalla e cantina a volto reale, altro

avvolto a travatura e portico con annesso verso il Brenta locale per le ruote, che servono per il macinamento del mulino, recinto di muro e coperto di assi con stallotto per majali e scale che portano al 1° piano in cui 2 sale, 2 cucine a stuffa, 2 camere per allevamento dei bachi e dispensa; scala che mette al sottotetto con coperto a coppi e cortile a mattina con orto e prato». Presso il Mulino Angeli fino a qualche decennio fa si macinavano grano, granturco e tutti gli

Nelle due foto qui sopra: il Mulino Angeli prima e dopo il restauro

altri cereali coltivati nella zona. Caduto in disuso, l’edificio fu acquistato dal Comune di Roncegno Terme, restaurato e adibito a sede museale. Qui, difatti, è ospitata la mostra permanente del fotoreporter trentino Flavio Faganello sugli spaventapasseri, da cui il nome “Casa degli spaventapasseri”. Dal 2007, inoltre, la struttura ospita il Centro di esperienza della Rete trentina di educazione ambientale dell’APPA di Trento con specializzazione sulle tematiche legate al mondo agricolo, alle sue colture tradizionali e locali. Fino al 30 ottobre prossimo, inoltre, il Museo ospita “Mail Art”, una mostra temporanea di Arte Postale che vede la presenza di oltre 280 artisti da tutto il mondo, 31 nazionali, 3 accademie di Belle Arti, con la partecipazione di oltre 140 bambini di 9 classi del territorio nazionale. Orari di apertura: da martedì a domenica 14.00-18.00.


Ottobre 2010

53


54

Conosciamo le aziende

Sole e Hammam di Borgo Valsugana festeggia i 7 anni di vita

Nadia Lira

PUBBLIREDA ZIONALE I.P.

«Con l’Hammam si compie un atto d’amore verso se stessi»

Ottobre 2010

Nadia Lira ci racconta in che modo ha scoperto l’Hammam e come le è venuta l’idea di condividere questa esperienza di benessere con i Valsuganotti. Il Centro Benessere Sole e Hammam di Borgo festeggia i sette anni vita. Com’è nata l’idea di portare in Valsugana un rituale così particolare come l’Hammam, all’epoca ancora sconosciuto non solo in Trentino, ma addirittura in buona parte d’Italia? «È vero, nel 2003 in Italia i centri Hammam erano rari, concentrati perlopiù nelle grandi città come Milano o Torino. In Trentino sono stata una sorta di pioniera, credo la prima in assoluto a introdurre questo rituale così particolare e antico. L’idea mi venne durante un viaggio in Oriente, allorché mi proposero di provare l’esperienza dell’Hammam. Confesso che ne avevo sentito parlare soltanto di sfuggita e quindi ignoravo tutti i dettagli del percorso. Pertanto, pur essendone curiosa, non riponevo grandi aspettative in quel rituale così lontano dal concetto occidentale di relax». E invece? «Ne rimasi letteralmente estasiata, perché mai prima di allora mi ero sentita così in armonia con il mio corpo, che avvertivo profondamente rilassato, senza più alcuna tensione. In quel momento decisi che volevo condividere quell’indescrivibile sensazione di benessere con le persone del mio paese e quindi iniziai a documentarmi per conoscere ogni minimo dettaglio di questo rituale, per poterlo riproporre a Borgo fedele alla tradizione, pur con qualche variante dettata dalla cultura occidentale». Esattamente quale è l’origine dell’Hammam? «Nella lingua araba “Hammam” indica il complesso termale in cui le popolazioni mediorientali conseguivano la purità rituale fin dai tempi antichi. Tale usanza affascinò anche i Romani, i quali la riproposero – in un certo qual modo – nelle terme, luogo deputato al benessere, ma anche all’incontro con gli amici all’insegna della socialità». Come si svolge il percorso Hammam

presso il Suo centro? «Nel pieno rispetto della tradizione. Ossia, si entra in un ambiente secco e riscaldato per un primo acclimatamento. Dopodiché si accede a un secondo ambiente a temperatura secca leggermente più elevata, dove si effettua un trattamento nebulizzante con doccia aromatica. Poi si prosegue in un terzo ambiente con umidità e temperatura più elevate. Quindi si esce e ci si distende su di un piano di marmo riscaldato dove il corpo viene frizionato con guanti naturali, insaponato con saponi vegetali e naturali – il famoso “sapone nero” – e poi lavato. Infine vi è una stanza relax, allestita con suppellettili orientaleggianti e rischiarata dal lume delle candele, con comodi lettini ad acqua per un rilassamento completo dei muscoli». Quanto dura il percorso? «Il rituale dell’Hammam dura 90 minuti. Poi seguono una serie di trattamenti, d’ispirazione sempre orientale oppure occidentale, che possono andare dai massaggi della durata di mezz’ora, come il massaggio a quattro mani circolatorio, fino a massaggi più particolari – che durano un’ora – quali, ad esempio, il massaggio shiatsu riequilibrante ed energetico, il massaggio ayurvedico per un rilassamento profondo, lo stone massage, massaggio con pietre laviche decontratturante, drenante e rilassante, e ancora il massaggio all’olio di Argan, raro e prezioso, conosciuto da secoli dalle popolazioni berbere del Marocco per le sue proprietà cosmetiche, farmaceutiche e alimentari. Studi scientifici hanno dimostrato che quest’olio ha la capacità di stimolare le funzioni vitali delle cellule, ristrutturare la base cutanea, attenuando le rughe e idratando in profondità. Questo

olio, tuttavia, lo utilizziamo solo su richiesta, perché la sua profumazione piuttosto intensa a qualcuno potrebbe non piacere; in tal caso proponiamo degli oli con profumazioni più delicate, ma ugualmente di alta qualità. I nostri prodotti, infatti, sono tutti naturali». Che cosa differenzia il vostro percorso Hammam rispetto ad altri? «Innanzitutto c’è un’operatrice che segue i vari passaggi e si prende costantemente cura della persona; un’attenzione che pochi centri sanno offrire. Poi garantiamo l’assoluta privacy, perché non si è mai in presenza di estranei. Il rituale, infatti, può essere fatto da una persona da sola, oppure in compagnia di amici fino a un massimo di 10-12 persone, magari in un’occasione particolare come potrebbe essere un compleanno o, tendenza che si sta affermando sempre più, per un addio al nubilato. Noi festeggiamo la promessa sposa come avviene nella tradizione orientale, dove la donna, assieme alle sue amiche (le ancelle), si sottopone a quei trattamenti di bellezza che la renderanno radiosa, con una pelle rilassata, liscia e vellutata. Risultati che otteniamo utilizzando il ghassoul, un’argilla ricca di oli essenziali, a cui segue la frizione con il sapone nero. Per la sposa e le sue ancelle il momento del relax è molto curato e più ricco». Come descriverebbe il rituale dell’Hammam in una frase? «Un atto d’amore verso se stessi. Un’esperienza indescrivibile e ineguagliabile, il miglior modo per perdere la cognizione del tempo scandito dalle lancette e mettersi finalmente in sintonia con l’orologio biologico del proprio corpo».


Ottobre 2010

55


56

CRONACHE

LEVICO TERME

Incontro tra Levico e la "gemella" Hausham

È

Ottobre 2010

di Mario Pacher

stato un incontro nel segno della vera amicizia fra i rappresentanti di Levico Terme e di Hausham, la cittadina germanica di ottomila abitanti gemellata con la città termale dal 1959. Un ritrovo fatto coincidere con la fine del soggiorno estivo di una trentina di ragazzi di Hausham, ospitati dal 18 al 27 agosto presso l’Istituto Barelli di Levico, che ricambiavano la villeggiatura agli scolari di Levico a loro volta ospitati in Baviera nella prima quindicina di agosto. L’incontro, organizzato dalle associazioni “Amici di Levico” di Hausham e dalla “Amici di Hausham” di Levico, si è svolto nella sala dell’Istituto Barelli alla presenza dei sindaci delle due comunità, l’intera giunta comunale di Levico con l’assessore Arturo Benedetti che lo scorso anno gestì i festeggiamenti per il 50esimo di gemellaggio, i collaboratori, assistenti, rappresentanti di enti, gli scolari tedeschi pronti al rientro. Parole di apprezzamento per l’attività e di auspicio per la continuità, sono venute del sindaco di Levico Gianpiero Passamani e dal primo cittadino di Hausham Hugo Schreiber. Sulla stessa linea

d’onda le presidenti delle due associazioni Cinzia Bertoldi e Lutz Beck, e anche la presidente onoraria dell’associazione levicense Sandra Pohl. Dopo alcuni canti proposti da un gruppo musicale bavarese e dagli scolari ospiti, la serata è proseguita con una cena collettiva. L’incontro è continuato poi il giorno successivo con una solenne S. Messa nella parrocchiale concelebrata dall’arciprete di Levico don Ernesto Ferretti e dal parroco di Barco don Silvio Pradel.

Gli scolari di Hausham con le autorità. Davanti i due sindaci si stringono la mano

LEVICO TERME

Battaglia del Basson: 95° anniversario di Mario Pacher

È stato celebrato a Passo Vezzena, in occasione del Raduno interregionale dei Fanti, il 95esimo anniversario della battaglia del Basson quando, nella notte fra il 24 e il 25 agosto 1915, a pochi mesi dall’apertura delle ostilità contro l’Impero Austroungarico negli scontri persero la vita 1.048 fanti e sottoufficiali nonché 43 ufficiali di truppa italiani, senza contare i molti soldati dell’Impero Austroungarico. All’appuntamento commemorativo, organizzato dall’Associazione del Fante di Levico con presidente il cav. Enzo Libardi, hanno partecipato una cinquantina di associazioni combattentistiche e d’arma del Trentino, del Veneto, Treviso in particolare, e anche austriache, tutte presenti con i loro gagliardetti. Dopo la deposizione di due corone, una da parte dei Fanti e l’altra a cura dell’ANFI, Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia di Borgo Valsugana e Asiago, è seguita una S. Messa celebrata da don Marco Avancini. Al suono dell’inno nazionale austriaco, italiano e del silenzio fuori ordinanza, sono state issate le tre bandiere: italiana, austriaca ed europea. I discorsi sono stati introdotti dal presidente dei Fanti di Levico cav. Libardi, seguito dal sindaco di Levico Gianpiero Passamani, poi il presidente nazionale vicario Leonardo Sautariello, il consigliere provinciale Pino Morandini, il senatore Giacomo Santini e, in conclusione, il vice ministro alla difesa Carlo Giovanardi. Presenti anche il senatore Sergio Divina e il consigliere nazionale dei Fanti per il Trentino.


Ottobre 2010

57


58

CRONACHE

PERGINE. Continua a far discutere la viabilità tra S. Cristoforo e Valcanover

Provinciale lungo il lago, in sicurezza entro il 2011

La pista ciclabile che costeggia il lungo lago e la strada provinciale

Ottobre 2010

I lavori per mettere in sicurezza la provinciale fra S. Cristoforo al Lago e Valcanover potrebbero essere realizzati entro il 2011. Lo afferma l'assessore provinciale Pacher, rispondendo a un'interrogazione di Giorgio Leonardi.

L

a strada provinciale che costeggia il lago di Caldonazzo continua a far discutere. Suggestiva e panoramica finché si vuole, ma anche altrettanto pericolosa. Dopo l’ennesimo incidente mortale, il 14 luglio scorso il consigliere provinciale Giorgio Leonardi presentò in consiglio provinciale un’interrogazione in cui scriveva: «La strada provinciale suddetta è considerata una tra le più pericolose del Trentino, a causa dell’alta velocità adottata dai veicoli, nonostante l’obbligo di rispetto del limite di 50 Km/h in quanto centro urbano». Rischiosa «non solo per i pedoni e gli automobilisti, ma anche per i ciclisti a causa della pista ciclabile lungo il lago che induce a una svolta molto pericolosa all’altezza del

La strada che attraversa S.Cristoforo

“Giropizza”». Il consigliere provinciale chiedeva quindi al Presidente Dellai da quanto si fosse a conoscenza della pericolosità di questo tratto stradale, perché non si fosse ancora intervenuti per la sua messa in sicurezza, quali fossero le soluzioni individuate e con quali tempistiche per la realizzazione dei progetti. Il 31 agosto scorso è giunta la

risposta di Alberto Pacher – vicepresidente della Giunta provinciale, nonché assessore ai Lavori pubblici, Ambiente e Trasporti – il quale afferma che «il Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale, ha già predisposto la progettazione dei lavori di collegamento della pista ciclabile tra la frazione di Canale di Pergine Valsugana e il tracciato della stessa che costeggia il lago, mediante la realizzazione di un sottopasso alla strada provinciale n.1 del “Lago di Caldonazzo”. Tale collegamento fornisce pertanto ai ciclisti la possibilità di evitare l’attraversamento a raso della strada provinciale in corrispondenza del ristorante “Giropizza”». L’assessore Pacher rende noto, inoltre, «che il Servizio Gestione Strade ha già approvato il progetto definitivo del “Nuovo parcheggio

interscambio auto/bici in località Valcanover” (in prossimità del ristorante “da Ciolda”), inserendo tra le previsioni progettuali anche la realizzazione di una terza corsia di accumulo centrale, per consentire la svolta a sinistra dei veicoli in condizioni di maggiore sicurezza». Circa i tempi Pacher ritiene «molto probabile che i lavori relativi ai due interventi possano essere portati a compimento entro la fine del 2011»; nel frattempo – precisa – si sta provvedendo, in accordo con il Comune di Pergine Valsugana a vari rafforzamenti della segnaletica stradale da adottare in tale segmento viario, al fine di rendere sempre più efficace l’informazione che trattasi di centro abitato, nella speranza che i conducenti degli automezzi adottino in seguito i dovuti comportamenti».


CRONACHE

59

SELLA VALSUGANA

Nuovo capitello a Pian dei Pini n località “Pian dei Pini”, sulla strada recentemente restaurata dal Comune di Levico e che da Barco porta all’altopiano di Sella, c’è un nuovo simbolo religioso. Un capitello voluto dagli Alpini del Gruppo “Taddeo Tais” di Barco, con all’interno una preziosa immagine della Madonna con Bambinello

scolpita e donata dall’artista del legno Silvano Garollo del posto. La benedizione è stata fatta dal parroco di Barco don Silvio Pradel, davanti ad oltre trecento persone, soprattutto alpini, venute da Barco, Levico, Novaledo, Borgo e anche dai baiti di Sella abitati. Il sindaco di Levico Gianpiero Passamani ha elogiato l’iniziativa di voler dedicare questo capitello a tutti i soldati che caddero sui monti circostanti durante la prima

guerra mondiale, ed ha ringraziato l’artista Garollo per aver donato la scultura religiosa. Presenti anche il presidente del consiglio comunale Guido Orsingher e il consigliere Paolo Andreatta. Il CALDONAZZO

In tanti per la Sagretta Anche quest’anno, al Maso Strada tra il confine di Caldonazzo e Centa San Nicolò, si è svolta la caratteristica “Sagretta”, nata dall’iniziativa di Angelina Conci e coadiuvata dai residenti. Il ricavato della festa è stato destinato alla ristrutturazione della chiesetta della Frazione. (M.P.)

I partecipanti alla “sagretta” Davanti al capitello: il parroco, il sindaco, Silvano Garollo e il capogruppo alpini Fontana

capogruppo degli alpini Lorenzo Fontana ha poi premiato Silvano Garollo con una targa. Un breve concerto del coro Cima Vezzena e brindisi offerto a tutti, ha concluso il significativo momento.

Ottobre 2010

I

di Mario Pacher


60 Inaugurata a Borgo Valsugana - in Corso Ausugum, 5 - la sede dello Studio di Medicina del Lavoro

Ottobre 2010

PUBBLIREDA ZIONALE I.P.

Il tema della tutela della salute e della prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro sempre di più è al centro della attenzione dell’opinione pubblica e degli organi legislativi, vuoi per la maggiore consapevolezza dei rischi che ogni giorno la vita lavorativa riserva, vuoi perché molti aspetti sono stati oggetto di specifica legislazione e vuoi perché la scienza medica e la medicina devono fattivamente collaborare con il grande universo lavoro. Ed è in questo contesto che nasce ed opera “SMDL Group”, una società che unisce medici specialisti in Medicina del Lavoro (la sigla SMDL sta infatti per Studio Medico Del Lavoro), con lo scopo di fornire alle aziende servizi a 360 gradi con un elevato grado di professionalità e competenza. Nelle due sedi operative di Borgo Valsugana (TN) e di Schio (VI) si erogano, non solo quegli indispensabili servizi necessari a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in tutti i molteplici aspetti, ma anche consulenze medico legali compreso il rilascio di tutti i certificati medici richiesti dalle vigenti leggi in materia di medicina del lavoro.

Al servizio delle aziende per la salute dei lavoratori Una struttura nata nel 2008 e che grazie alla competenza e specifica professionalità di un qualificato staff di medici è in grado di fornire, non solo alle aziende artigianali, commerciali ed industriali, ma anche a professionisti, enti pubblici e privati, tutti i servizi sanitari e di controllo legati sia alla salute e tutela del lavoratore che alla prevenzione degli infortuni. Servizi che possono essere svolti anche presso le aziende utilizzando le unità mobili attrezzate che SMDL mette a disposizione dei clienti.

Nostra intervista e dialogo aperto con il dott. Sergio Serraino, presidente di SMLD Group

Dott. Serraino, ci parli di SMDL Group. «SMDL Group è una società professionale tra specialisti in medicina del lavoro che eroga Servizi di tipo Sanitario e Tecnico per le Imprese. Oltre a questo, una parte consistente dell’attività è inoltre rivolta alla Formazione per le Aziende, direttamente o attraverso l’offerta di docenza qualificata ad Enti o Strutture di Formazione esterne per le quali SMDL Group è certificata in qualita’ ISO 90001 con il prestigioso ente di accreditamento

DNV (Det Norske Veritas). La nostra struttura nasce nel 2008 come Associazione Professionale sotto il nome “SMDL - Studio Medico del Lavoro”. Alcuni dei Medici che la costituiscono già collaboravano singolarmente con diversi enti fin dal 2003 ed il loro curriculum unito a quello dei nuovi “esperti” è veramente di alto livello. Alcuni forniscono stabilmente attività di consulenza presso primarie Aziende e/o associazioni di categoria per la formazione di personale addetto al Primo Soccorso ed attività di emergenza, collaborando con il Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale e Medicina del Lavoro. Nel 2009 la società cambia nome e prende l’attuale denominazione, diventando uno studio medico del lavoro in grado di fornire servizi sanitari a 360 gradi nell’ambito medico-specialistico aziendale compresa la formazione professionale che viene svolta nei nostri uffici di Schio – (Vicenza) o presso le sedi delle varie ditte o aziende». Dott. Serraino, sempre di più, si parla dei rischi dello stress in ambito lavorativo. Cosa c’è di vero in questa affermazione? «Per quanto riguarda lo stress, secondo i dati dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro il 28% dei lavoratori soffre per eccesso di stress legato al lavoro. Un problema, questo, che

si colloca al secondo posto dopo il mal di schiena, con evidenti ed importanti conseguenze sul piano sociale ed economico. In letteratura è ormai noto e condiviso l’assunto secondo il quale la gestione del rischio di stress occupazionale costituisce una leva organizzativa di benessere e di efficacia e quindi, nel rispetto dell’art. 28 del D.Lgs. n. 81 del 9/4/2008 (e dalle successive integrazioni), in base al quale il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, la nostra struttura è in grado di realizzare una idonea valutazione del rischio stress lavoro-correlato e quindi trovare le appropriate misure per la riduzione di questa patologia che negli ultimi anni ha concretizzato un considerevole aumento. Lo stesso nostro impegno viene assunto quando si parla di rischi ambientali. Anche in questo ambito

La sede di Borgo Valsugana, in C.so Ausugum 5


61 Inaugurata a Borgo Valsugana - in Corso Ausugum, 5 - la sede dello Studio di Medicina del Lavoro

SMDL Group offre un servizio completo per quanto riguarda la valutazione dei rischi e tutto ciò che ad essi è legato. E lo fa avvalendosi di ingegneri, tecnici qualificati ed esperti in grado, prima di studiare ed analizzare i problemi, e poi dare le giuste risposte per la soluzione dei problemi». E per quanto riguarda il problema dell’alcool e della droga, sempre in ambito lavorativo?

«In merito all’alcool e alla droga, una grande novità introdotta dal D.Lgs. 81/2008 sono gli accertamenti di esclusione di sostanze stupefacenti e patologie alcool correlate per determinate mansioni lavorative. La nostra struttura espleta anche questo obbligo di legge nel rispetto delle norme di privacy e di tutela aziendale e del personale lavorativo. Purtroppo i dati statistici che interessano gli incidenti sul lavoro dovuti ad

LO STAFF MEDICO Tutti i medici sono specializzati in medicina del lavoro

Dott. Cristian CECCHINATO

Ottobre 2010

L'unità mobile attrezzata

infortuni, allo stress ed all’uso di alcool e di droga sono in aumento. Ed è in appunto in questa ottica che il nostro impegno si concretizza poiché se da una parte mira a creare ed a potenziare quella cultura d’impresa necessaria e indispensabile per ridurre gli infortuni sul lavoro, a prescindere dalle cause che li hanno motivati, dall’altra agisce per aumentare le conoscenze della prevenzione e per migliorare il rapporto datore/lavoratore. Per concludere vorrei sottolineare ed evidenziare un altro importante servizio che SMDL Group offre e propone alle aziende. Un servizio grazie al quale è possibile ottenere una organica elaborazione dei dati biostatistici per comparto lavorativo, attraverso un programma di elaborazione dati, il tutto informatizzato e conservato nel rispetto della privacy. Questo ci permette negli anni di monitorare i comparti lavorativi dove operiamo e dare risposte concrete con gli andamenti infortunistici e malattie professionali rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale».

Dott. Angelo COLETTI

I servizi garantiti da SMDL Group a) Nomina medico competente con relativa assunzione di responsabilità per la sorveglianza sanitaria dell’azienda b) Sopralluogo del medico in azienda c) Stesura del protocollo sanitario in base al quale verrà svolta la sorveglianza sanitaria d) Gestione procedurale dell’attività legislativa e) Programmazione e gestione delle visite preventive e periodiche di idoneità al lavoro, presso la SMDL Group o presso le aziende committenti con laboratori mobili f) Effettuazione di esami diagnostici e strumentali g) Effettuazione esami ematochimici h) Vaccinazioni (tetano, antinfluenzale) i) Visita di pre-assunzione j) Visita pre – espatrio k) Stesura relazione dati biostatistici annuale l) Riunione annuale con RSPP RSL e datore di lavoro m) Formazione ed informazione per gli addetti alla squadra di Primo Soccorso

n) Formazione ed informazione su alcool e sostanze stupefacenti. o) Consulenza medico – legale p) Gestione infermerie aziendali q) Rilascio certificati per l'abilitazione all'impiego e uso di gas tossici r) Unita mobili presso le aziende s) Reporting periodici dei dati su infortuni in azienda

Dott. Andrea DE SIMONE

Dott. Sergio SERRAINO

Studio medico del lavoro di Cecchinato - Coletti - De Simone - Serraino • Specialisti in medicina del lavoro SMDL Group – BORGO VALSUGANA (TN) - Corso Ausugum, 5 Tel. 0461.759162 - Fax. 0461.759161 - email: info.borgo@smdlgroup.com SMDL Group – SCHIO (VI) - Via Lago di Lugano, 15 Tel. 0445.500405 - Fax. 0445.500287 - email: info@smdlgroup.com


62

CRONACHE

BORGO VALSUGANA. Un Centro che opera in Bassa Valsugana dal 1985

Festa per i 25 anni di attività dell’Anffas a Borgo

Ottobre 2010

Nella splendida cornice di Castel Ivano, il 19 settembre sono stati festeggiati i 25 anni di attività dell’Anffas di Borgo Valsugana.

È

s t a t a l’elegante cornice di Castel Ivano a fare da cornice, domenica 19 settembre scorso, alla cerimonia per il 25esimo anniversario di fondazione dell’Anffas di Borgo Valsugana. Il Centro, infatti, nacque nel 1985 come Centro Formazione Professionale e Centro Socio Educativo e contava inizialmente 2 operatori e 6 ragazzi. Un centro fortemente voluto dai genitori “fondatori” con il desiderio e la speranza che una realtà associativa come quella dell’Anffas aiutasse loro e i loro figli a vivere una vita più dignitosa, una possibilità in più perché il desiderio di felicità, che interessa tutti, non fosse precluso a chi è diversamente abile. Da allora questa rete di supporto si è continuamente allargata e attualmente nel Comprensorio vi è una Comunità-Alloggio aperta nel 1998 e che ha sede a Villa Agnedo, i centri diurni CSE e Centro Socio Occupazionale,

Castel Ivano

la Formazione Professionale e il Laboratorio Sociale. Oggi la comunità di Villa Agnedo ospita 7 ragazzi seguiti da 5 operatori diurni e 2 notturni suddivisi in turni. Il centro iniziale era situato in via Bonomo e le attività svolte erano diverse: tessitura, ricamo, sartoria, cartonaggio, più commesse da imprese esterne (Malerba, Coster). Con l’aumento del numero degli allievi e degli operatori, e a

seguito di una sempre maggiore articolazione delle attività, la sede di via Bonomo si rivelò insufficiente ai bisogni dell’Anffas. Grazie soprattutto alla tenacia del Genitore Responsabile, Alice Rosso, e degli operatori, che del problema resero partecipe tutti il mondo valsuganotto, ma anche per la sensibilità della Provincia e del Consiglio Direttivo Anffas, nel 1990 fu possibile spostarsi in via Temanza in nuovi e più accoglienti locali, consentendo una più precisa distinzione fra gruppi di allievi con i loro programmi socio-educativi e di formazione professionale, senza però arrivare ad una netta separazione ma potendo sempre contare sulla significativa esperienza della vita comune. Viste le numerose richieste di entrata (attualmente il CSE conta in totale 17 ragazzi e 12 operatori) nel maggio 2004 si inaugurò un nuovo Centro Socio-Educativo in Piazza Romani. Nel gruppo CSE il programma cerca di promuovere le autonomie personali e sociali, di

Il Maso diventa rosso, interrogazione di Dorigatti Neanche fosse il Lago di Tovel nei suoi anni migliori, quando ancora assumeva la caratteristica colorazione rossa dovuta alla presenza di un'alga particolare. Già, perché di colore rosso sarebbe apparso il 28 agosto scorso il Torrente Maso, all’altezza del Km 18 della ciclabile. A notarlo sarebbero stati proprio alcuni ciclisti, i quali avrebbero pure osservato, non senza preoccupazione, che il corso d’acqua immettendosi nel Fiume Brenta faceva assumere, gradatamente, al fiume la stessa colorazione rossa. Tale segnalazione è stata raccolta dal consigliere provinciale Bruno Dorigatti, il quale sul curioso evento ha presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, nella quale afferma che «sul posto erano già in perlustrazione, per accertamenti, Carabinieri e Vigili del Fuoco volontari della zona per valutare l’entità del fenomeno e per ricercare la fonte di tale anomala colorazione dei due corsi d’acqua». Dorigatti, sottolineando il fatto che gli organi d’informazione non avevano riportato notizie in merito, chiede al Presidente Dellai se sia stata individuata la sostanza

inquinante e da dove provenisse, quali interventi siano stati adottati per eliminarla, se siano stati adottati provvedimenti amministrativi ed eventualmente giudiziari verso chi ha causato tale fenomeno inquinante, quali eventuali danni abbia subito la fauna ittica, nonché, infine, se e quali obblighi siano stati imposti a chi ha causato l’inquinamento per evitare in futuro altri incidenti del genere.

Il Torrente Maso

AVVISO Prevenzione tumori La LILT (Lega per la lotta contro i tumori) Delegazione della Bassa Valsugana, ricorda che la specialista dermatologa dott.ssa Cattoni sarà in sede per la visita ai nei della pelle nelle seguenti date: giovedì 28 ottobre (15.30-18.30), giovedì 25 novembre (15.3018.30) e giovedì 23 dicembre (15.30-18.30). Le visite sono gratuite per chi aderisce alla LILT. La LILT ricorda che si possono prendere appuntamenti anche per visite di prevenzione dei tumori del cavo orale (se consigliate dal proprio medico di base). I volontari della LILT sono presenti tutti i mercoledì dalle ore 16.00 alle 18.00 presso la sede di via F. Dordi 11 a Borgo per fissare appuntamenti e fornire informazioni. È sempre in funzione una segreteria telefonica (0461-757409) per eventuali messaggi.

incentivare le abilità cognitive e integrative. Le attività interessano anche l’area riabilitativo-motoria, attraverso l’ausilio della palestra e della presenza del fisioterapista; gli ospiti sono coinvolti anche nelle attività creativo-espressive, didattica. L’attività motoria che si svolge anche attraverso la Terapia per Mezzo del Cavallo, presso il Centro Mascalcia di Castelnuovo, e la piscina. Queste attività sono concentrate quasi esclusivamente nella mattinata, mentre i pomeriggi sono dedicati all’attività di gruppo, passeggiate e giochi. Nonostante i centri di Borgo abbiano obiettivi diversi, le finalità comuni rimangono sempre quelle di: creare un clima di benessere attorno al ragazzo (migliorare la loro qualità di vita), mantenere le abilità acquisite, sviluppare le potenzialità presenti verso l’autonomia, inserire e integrare i ragazzi nel contesto sociale A tutti i ragazzi viene inoltre data la possibilità di partecipare ai soggiorni marini nelle diverse località turistiche e balneari. In via Roma hanno sede per alcuni anni il CSO, FP che hanno come finalità principale quella di valorizzare le autonomie personali dei ragazzi portandoli attraverso degli stage esterni alla struttura verso gli inserimenti lavorativi presso aziende o fabbriche locali. Quotidianamente vengono svolte attività di mantenimento scolastico, motorie, creative ed espressive.


Ottobre 2010

63


64

CRONACHE

LEVICO TERME CALDONAZZO

Festa a Malga Sassi

Ottobre 2010

O

ltre 140 iscritti al Gruppo Pensionati e Anziani di Levico Terme guidati dal presidente Marco Francescatti, hanno preso parte alla festa d’estate a Malga Sassi sull’altopiano delle Vezzene. Provetti cuochi e camerieri, guidati dallo chef Mario Giovanella, hanno preparato e servito a mezzogiorno un gustoso piatto casereccio, mentre il pomeriggio è trascorso in allegria con le musiche offerte dal fisarmonicista Enver Rovere. Presenti in rappresentanza dell’amministrazione comunale gli assessori Arturo Benedetti e il presidente del consiglio Guido Orsingher.

Anche più di sessanta iscritti al gruppo Pensionati e Anziani di Barco, guidati dalla presidente Elda Gina Moser, hanno partecipato a una festa alpina presso Malga Sassi. Dopo il pranzo collettivo preparato dai volontari del gruppo, sono stati ricordati i compleanni del mese. Presenti fra gli ospiti anche il parroco don Silvio Pradel e l’assessore comunale Roberto Vettorazzi che hanno elogiato l’attività che il gruppo svolge in favore delle persone della terza età. La serata è proseguita con canti da parte del coro dei pensionati, accompagnati alla fisarmonica dal socio Mario Conci. (M.P.)

Il Gruppo pensionati di Levico alla festa a Malga Sissi

Ricordato Bruno Zangoni di Mario Pacher Con un concerto del Cor po Band ist ico d i Caldonazzo, è stato ricordato il suo presidente Bruno Zangoni recentemente scomparso. Nei suoi confronti parole di gratitudine per tutto l’impeg no prof uso, La consegna della targa a ininterrottamente Matteo Zangoni dal 1970 al 2001, alla guida di questa importante realtà musicale. Già nel 2006 Bruno Zangoni era stato premiato, assieme ad altri, in occasione del 55esimo anniversario di fondazione della Federazione delle Bande della provincia di Trento. Impiegato della locale Cassa Rurale, Zangoni entrò a far parte del direttivo nel 1966 per diventare quattro anni dopo presidente dell’associazione. Grazie a lui e al maestro della banda Giovanni Costa, sono stati fatti corsi di orientamento musicale con la collaborazione del Provveditorato agli Studi, per l’inserimento dei giovani nella banda. Dal canto suo il consigliere dell’Unione delle Famiglie Trentine Giancarlo Filoso ha ricordato Bruno Zangoni per la sua costante disponibilità a collaborare nelle iniziative umanitarie con concerti per beneficenza. Nella serata in suo ricordo, i famigliari di Bruno Zangoni sono stati premiati con una targa da parte del maestro Costa. A ritirarla è stato il figlio Matteo Zangoni.


SOCIETÀ

65

USI E COSTUMI. Gli addobbi floreali per il matrimonio

Un “sì” da dire con i fiori

I

l matrimonio è un evento unico, che si caratterizza sia per i sentimenti espressi mediante il linguaggio verbale, sia per quelli non detti, ma ugualmente estrinsecati attraverso una ricca serie di simboli, fra i quali figurano senz’altro gli addobbi floreali e il bouquet della sposa. Non a caso, del resto, nelle situazioni in cui rimaniamo a corto di parole ci viene fortunatamente in soccorso il vecchio adagio “ditelo con un fiore”. È noto, infatti, che da parecchi secoli i fiori posseggono un proprio linguaggio simbolico ben codificato, tanto che ognuno presenta un proprio significato particolare che può anche variare con il colore, basti pensare alla rosa. In senso più generale possiamo affer mare che nell’affa-

scinante mondo dei simboli il fiore rappresenta la giovinezza, l’innocenza, la gioia di vivere, l’energia vitale, l’avvento della primavera che scaccia l’inverno, da intendersi, in ultima analisi, come un’allegoria circa il trionfo della vita sulla morte. I fiori, insomma, sono legati a momenti di grande felicità e per tale ragione non possono mancare nel giorno più bello della propria vita. Dal tradizionale bouquet della sposa, agli addobbi della chiesa o della sala comunale, dai tavoli del banchetto nuziale, fino all’auto degli sposi e a quelle del corteo, i fiori, presentati in un sapiente ed elegante mix di colori e di profumi, appaiono sempre i benvenuti per donare ad ogni matrimonio la giusta scenografia che, però, per risultare perfetta, deve seguire alcune regole, semplici ma fondamentali.

Innanzi tutto va detto che la scelta del fioraio dovrebbe avvenire almeno tre mesi prima della cerimonia, affinché egli possa conoscere a fondo la personalità e le esigenze dei futuri sposi, nonché gli ambienti in cui saranno collocate le sue composizioni. La scenografia floreale, difatti, può variare molto a seconda del tipo di coppia (romantica, tradizionalista, moderna, anticonformista) e del luogo in cui il matrimonio sarà celebrato. Una chiesa dall’architettura moderna, ad esempio, potrà ospitare composizioni anche ardite, di forma geometrica, mentre una cattedrale antica abbisognerà di addobbi classici, capaci di esaltare gli spazi. Ancora diverso il caso di una chiesetta di campagna, dove il buon gusto imporrà soluzioni piuttosto sobrie, con una forte presenza del colore

verde e di fiori di campo. Sarebbe inoltre consigliabile utilizzare fiori di stagione (Anturium, Gerbere e Margheritine per il periodo autunnale) sia perché costano un po’ meno rispetto agli altri periodi dell’anno, sia perché durano molto di più. Se invece avete qualche sfizio da togliervi e non volete proprio badare a spese pur di avere dei fiori fuori stagione, cercate quantomeno di scegliere piante in grado di resistere alle inusuali condizioni climatiche: un addobbo di calle in inverno, ad esempio, rischierà di deludervi poiché si tratta di un fiore che con il freddo appassisce molto in fretta, talvolta in meno di un’ora.

Ottobre 2010

Gli addobbi floreali, presentati in un sapiente ed elegante mix di colori e di profumi, sono sempre i benvenuti per donare a ogni matrimonio la giusta scenografia. Ecco qualche buon consiglio per fare centro...


66

PERSONAGGI

IL RICORDO. Il 26 settembre scorso avrebbe compiuto 85 anni il pioniere della TV trentina

Marcello Voltolini, una vita alla ribalta Il 26 settembre scorso avrebbe festeggiato 85 anni di vita. Ma Marcello Voltolini se n'è andato qualche mese fa, in una calda notte d’estate, lasciando un grande vuoto nel panorama culturale trentino e tanta nostalgia in tutti coloro i quali avevano imparato a conoscere e ad apprezzare non solo il poeta, lo scrittore, il commediografo, ma anche l’uomo con la sua enorme generosità d’animo.

C

Ottobre 2010

di Mario Pacher on la dipartita di Marcello Voltolini se n'è andato uno dei personaggi trentini più conosciut i e amati da almeno tre diverse generazioni di pubblico, nonché uno dei pionieri della televisione nel Trentino. Poesia, teatro, televisione e anche, se vogliamo, cinema: questi, in sintesi, sono gli elementi di una vita vissuta “alla ribalta” che, cinque anni fa, gli valsero il conferimento dell’Aquila di S. Venceslao, il prestigioso sigillo della città di Trento. Marcello Voltolini ha concluso il suo percorso terreno da dove l’aveva iniziato. Negli ultimi tempi, difatti, nonostante la fastidiosissima broncopolmonite non gli desse tregua, stava scrivendo la storia dell’oratorio di San Pietro a Trento, quell’oratorio e quel teatro per cui a soli 18 anni aveva scritto “L’anello di Maruf ”, la prima di tante riviste musicali. Sarebbero poi seguite “48 nel ‘47”, “Nello spazio senza dazio”, “El pel ‘n del of”, “Col Pero me despero”, “Migole de mondo”, opere che furono replicate presso il teatro San Marco dei Bertoniani decine di volte, davanti a una platea estasiata. Quando nel 1948 fu fondato il quotidiano “L’Adige”, Voltolini si occupò della diffusione e della raccolta pubblicitaria del giornale, ma – da buona penna qual era – non disdegnò di scrivere anche qualche articolo. Dal 1954 al 1973 assunse la direzione del cinema Dolomiti che nel proprio cartellone proponeva soltanto pellicole per ragazzi. Nel frattempo si era affermato come presentatore di piazza. Si può dire che in quegli anni non

Marcello Voltolini

vi fosse manifestazione di grande richiamo che non lo vedesse in veste di abile conduttore. Sul finire degli anni ‘70, quando nacque Televisione delle Alpi (TVA), la prima emittente televisiva trentina, fu chiamato a condurre “Ribalta di TVA, uno show caratterizzato da quiz e dilettanti allo sbaraglio. Il livello della sua notorietà raggiunse così l’apice. Oggi, nella ricorrenza di quello che sarebbe stato il suo 85esimo complean no, Italo Leveghi, amico di famiglia nonché suo collaboratore nell’attività teatrale, vuole ricordarlo con queste parole: «Noi tutti, caro Marcello, vogliamo intimamente dirti un forte grazie di cuore, a “tutto campo”. Per ciò e per quanto ci hai donato in abbondanza, per la tua innata generosità prima ancora della creatività e della fantasia, del tantissimo che hai “sfornato” trasformando il “pro-

dotto” in genuine impagabili emozioni». Commosso, Italo Leveghi ricorda come questa erogazione di Marcello, “cuore e mente”, sia «continuata per decenni e decenni, a partire dall’immediato dopoguerra. Con i suoi tanti lavori teatrali ha realizzato un autentico miracolo terapeutico per il morale di ognuno, dando serenità e fiducia verso il futuro, facendo così dimenticare gli orrori della guerra. Ha ricostruito l’uomo prima delle case bombardate, competenze di altri. Non solo Trento, ma è l’intero Trentino, con tutti i suoi emigrati all’estero, che gli devono gratitudine e riconoscenza perché la sua rassicurante presenza, l’innata, garbata e intelligente ironia sono state il filo conduttore, la colonna sonora, in una miriade di eventi, spettacoli, appuntamenti nuovi o consolidati che spaziavano

dal Teatro Sociale, al S. Pietro soprattutto, al S. Marco, “Ribalta” di Tva, ai tantissimi cori di montagna, i concorsi di poesia, il Trofeo Topolino, il leggendario ciclismo alla “Bolghera”, la preziosa gestione del cinema Dolomiti, autentica garanzia “salva famiglie”, le tante invenzioni e creazioni sull’altopiano di Piné. Non lo fermavano nemmeno le bufere di neve al monte Bondone. Dopo gli spettacoli, gli adulti tornavano a casa più buoni e tolleranti, i piccoli gli ricambiavano la simpatia con un dolce e tenero sorriso». In occasione del 26 settembre, data di nascita di Marcello Voltolini, anche le figlie Anna e Claudia hanno voluto dedicare al loro amato padre un affettuoso pensiero: «Oggi vogliamo ricordarti – scrivono – con il sorriso, anche se ci è difficile; quel sorriso che non ci hai mai fatto mancare. Ci hai mostrato come affrontare le difficoltà della vita con soave leggerezza, sempre nel rispetto della verità dei sentimenti. Con le tue azioni quotidiane, più che con tante parole, ci hai trasmesso il valore della solidarietà e dell’accoglienza. Ti ricordiamo con la tua schiena china sul foglio. La tua prorompente creatività è stata sempre sostenuta e condivisa dalla mamma, che ti ha lasciato spaziare tra le tue amate rime con pazienza e dolcezza, senza rinunciare a darti preziosi suggerimenti e consigli. Papà, ci piace immaginarti lì, tra le nuvole che amavi tanto. Forse ti fa compagnia anche quella nube piccina, come ci raccontavi da bimbe: “Quando l’aria si fa bruna muore il sole, vien la luna. E la nube pazzerella cerca il raggio di una stella; su quel raggio s’addormenta, bianca, piccola, contenta”.


Ottobre 2010

67


68

SPORT

BORGO VALSUGANA. Grandi emozioni al Gran Premio dei Direttori sportivi

Alla Coppa d'Oro trionfa Federico Zurlo

Ottobre 2010

Sulle strade della Valsugana il 12 settembre scorso è ritornata la carovana della Coppa d’Oro. Fra i 301 partenti si è imposto il padovano Federico Zurlo, per la gioia del suo direttore sportivo Sergio Bernardi Ferrari.

C

omplice una splendida giornata di sole e un'ala di folla festante lungo tutto il tracciato, il 12 set tembre scorso sulle strade della Valsugana è andata in scena la 43esima edizione della Coppa d’Oro, il Gran premio dei Direttori sportivi d’Italia perché, in questa corsa unica al mondo, a vincere non è il ciclista bensì il direttore sportivo. Il primo a tagliare il traguardo è stato il più forte: il padovano Federico Zurlo, primo nella classifica stagionale, che ha così fatto iscrivere nell’albo d’oro della manifestazione il nome di Sergio Bernardi Ferrari, diesse della Associazione Sportiva Postumia ’73 che per la prima volta porta a casa la Coppa d’Oro. La quattordicesima vittoria stagionale dell’Allievo di

Federico Zurlo

Belvedere di Tezze sul Brenta è arrivata in volata, al termine di una gara vissuta in avvio sull’azione di un quartetto che ha condotto la corsa sino al primo rientro a Borgo. I 301 partenti, con sette tricolori, tra i quali il veronese Giacomo Peroni, oltre al campione svizzero Gianluca

Ocanha e a quello sloveno Matej Mohoric (Zivljenje Radenska), si sfilano e dopo il Gpm del Col di Tenna, vinto da Charly Petelin, vanno in fuga gli sloveni David Per (Casinos Nova Gorica) e Jure Miskulin (Zivljenje Radenska), il marchigiano Michele Mencarelli (Alma Juventus Fano) e il toscano Alessio Zucconi (Milleluci Ciclismo). Il vantaggio dei quattro arriva ad 1’40”, ma il primo strappo di Telve ricompatta il gruppo dei più forti. Allo scollinamento resiste Miskulin (Radeska), ma a 15” sono in caccia Umberto Orsini (Empolese Birindelli) e Federico Zurlo (Postumia ‘73). È ancora Charly Petelin ad aggiudicarsi il traguardo volante in memoria di Anthony Orsani al ritorno a Borgo; poi la seconda “Telve” fa l’ultima selezione. Umberto Orsini (Empolese) sfila davanti a Federico Zurlo e Stefa-

Le altre Coppe

Dopo l’apertura, sabato 4 settembre, con la 14esima Coppetta d’Oro vinta da Silvano Bottega, direttore sportivo della Sprint Vidor Edilsoligo, la 3ª Settimana del Ciclismo giovanile della Valsugana è andata in archivio con la vittoria per distacco della lombarda Alice Maria Arzuffi nella 11ª Coppa Rosa e le volate vincenti del piemontese Stefano Staltari (Pedale Acquese, diesse Domenico Conti), della lombarda Martina Alzini (Busto Garolfo, direttore sportivo Giancarlo Alzini) e del padovano Manuel Masiero (GS Fiumicello, direttore sportivo Leonida Ruffato) nella 4ª Coppa di Sera per Esordienti.

no Marchesini (Ausonia Pescantina) sui quali rientra in discesa il campione sloveno Mohoric. Lo sprint vede imporsi in sicurezza Federico Zurlo che si conferma in assoluto il migliore del lotto; alle sue spalle Marchesini, Mohoric, Orsini e Riccardo Donato (U.C. Mirano).


Ottobre 2010

69


70

SPORT

Ottobre 2010

BORGO VALSUGANA. Il più bel biglietto da visita per lo sport trentino e valsuganotto

Una gara dei 3000 siepi (foto G.F.)

Finale Oro: una grande festa dello sport Straordinario successo per la finale Oro di atletica leggera, ovvero i campionati italiani di società su pista, svoltasi a Borgo Valsugana il 25 e 26 settembre scorsi. Fra gli oltre 700 partecipanti, ottima la prestazione delle ragazze del Gs Valsugana che hanno ottenuto il settimo posto assoluto nella classifica nazionale.

U

di Giuseppe Facchini n successo straordi nar io per la f i n a le O r o d i atletica leggera ov vero i campionati italiani di società su pista svoltasi a Borgo Valsugana il 25 e 26 settembre scorsi. I vincitori sono tanti ma soprattutto vince il GS Valsugana organizzatore dell’evento che ha curato tutto nei minimi particolari con professionalità e perfezione ottenendo unanimi consensi da parte dei vertici dello sport nazionale. Vincono il Presidente Mauro Andreatta, il responsabile organizzativo Loris Zortea e tutto lo staff, le centinaia di volontari che si sono prodigati al meglio. Vince l’atletica leggera, vince tutta la Valsugana ed il Trentino stesso. E naturalmente gli atleti, circa 700, che hanno gareggiato in

Salto triplo (foto G.F.)

Valsugana, primi fra tutti le ragazze del Gs Valsugana che hanno ottenuto un grande risultato, il settimo posto assoluto nella classifica nazionale davanti a so-


SPORT

71

cietà blasonate e cittadine come quelle di Bergamo, Bologna, Cagliari, Torino. Una soddisfazione enorme, che premia un gruppo straordinario che ha saputo in pochi anni conquistarsi un posto di rilievo nell’élite sportiva nazionale, un settimo posto che vale la riconferma anche nella prossima edizione. Occorre sottolineare, inoltre, che l’impianto sportivo di Borgo si è rivelato davvero adatto allo scopo e ad accogliere il folto pubblico che ha gremito le tribune nei due giorni di gara. Pure le condizioni atmosferiche sono state discrete, due giornate di sole anche se abbastanza fresche. Molto bella anche la cerimonia di apertura della manifestazione con la presenza della mascotte, il simpatico orso Goldie. Veniamo ora all’aspetto agonistico e sportivo. La finale ha visto confrontarsi le 12 migliore squadre femminili e le 12 migliori squadre maschili nazionali. La classifica è stata stilata in base ai punteggi assegnati alle società gara per gara. Nel settore femminile la vittoria è andata per la nona volta consecutiva alla Fondiaria-Sai Atletica di Roma con 540 punti davanti all’Italgest Athletic

La staffetta vincitrice nella 4x100 dell'Italgest (foto G.F.)

Julaika Nicoletti vincitrice nel lancio del peso (foto G.F.)

Lo sprint negli 800 metri di Yus Caballero Santiusti (foto G.F.)

Club di Milano con 524 punti e all’Assindustria Sport Padova con 477 punti, al settimo posto le padrone di casa del GS Valsugana Trentino. La società della Valsugana ha visto primeggiare tra le proprie atlete la tanzaniana Zakia Mrisho Mohamed che ha vinto ben due gare: i 5000 metri con il tempo di 15’55”82 e i 1500 metri con il tempo di 4’15”92, gara letteralmente dominata. Attesissima la beniamina di casa Elisa Zanei che ha chiuso al terzo posto la gara di salto in lungo, specialità che l’ha vista protagonista per tutta la stagione agonistica di quest’anno, con la misura di 6,07 mt, preceduta di poco da Teresa Di Loreto e da Cinzia Nicasso; Elisa ha ottenuto inoltre un ottimo sesto posto con la misura di 12,73 metri nella gara del salto triplo vinto dall’italo-cubana Magdelin Martinez. Grande prestazione anche per Lorenza Canali terza negli 800 metri, settima nei 400 metri, nonché tra le protagoniste della staffetta 4x400; da segnalare i buoni risultati di Giulia Benedetti nel salto con l’asta con la misura di 3.50 metri, di Greta Zin nel disco, di Angela Marcato

Ottobre 2010

BORGO VALSUGANA. Il più bel biglietto da visita per lo sport trentino e valsuganotto


72

SPORT

Ottobre 2010

BORGO VALSUGANA. Il più bel biglietto da visita per lo sport trentino e valsuganotto

vincitrice della sua batteria nei 100 metri, di Letizia Marchi nel giavellotto, di Patrizia Facchinelli nella marcia, di Lorenza Rendina nel peso e delle staffette. Nel settore femminile spicca la duplice vittoria nei 100 e 200 metri della campionessa Manuela Lavorato dell’Italgest e la bella prestazione nel salto con l’asta di Elena Scalpellini con 4.35. Altre vittorie con Clarissa Claretti (lancio del martello), Marta Milani (400 metri), Docus Inzikuru (3.000 siepi), Julaika Nicoletti (lancio del peso), Elena Vallortigara (salto in alto), Marzia Caravelli (100 ostacoli), Sibilla di Vincenzo (marcia 5km.), Italgest (staffetta 4x100), Yus Santiusti Caballero (800 metri), Ieva Zunda ( 400 ostacoli), Laura Bordignon (lancio del disco), Zahra Bani (giavellotto), Cus Parma (4x400). Nel settore maschile vittoria della società abr u zzese del Bruni Vomano con 538 punti, davanti all’Atletica Riccardi di Milano con 530 punti e all’Atletica Cento Torri Pavia con 483 punti. L’Atletic Club 96 di Bolzano si è invece classificata all’undicesimo posto della gra-

La gioia delle ragazze del GS Valsugana per il brillante risultato (foto G.F.)

La squadra vincitrice Bruni Vomano (foto G.F.)

duatoria finale. Questi i vincitori nelle gare maschili: Daniele Greco (200 metri), Abdulaye (800 metri), Joel Kimurer Kemboi (5000 metri e 1500 metri), Andrea Gallina (400 ostacoli), Nicola Ciotti (salto in alto), Stefano Da castello (salto in lungo), Maris Urtans (lancio del peso), Marco Lingua (martello), Marco Zitelli (disco), Giovanni Tomasicchio (100 met ri), Marco Francesco Vistalli (400 metri), Isack Kiprotich Tanui (3000 siepi), Roberto Bertolini (giavellotto), Riccardi Milano (4x100), Atletica Bergamo (4x400). Da rimarcare nel salto con l’asta la prestazione del campione mondiale di Parigi 2003 Giuseppe Gibilisco che ha vinto la propria gara con 5.20 dopo un testa a testa con Marco Boni e della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene 2004 Ivano Brugnetti che si è imposto nei 10 chilometri di marcia con il tempo di 40’52”95. Con la manifestazione è calato il sipario sulla stagione agonistica all’aperto di atletica leggera. L’evento è stata una vera e propria festa dello sport e ha rappresentato il più bel biglietto di visita per lo sport trentino e della Valsugana in particolare.


EVENTI

73

BORGO VALSUGANA. Concorso nazionale

La Bella d’Italia è Ylenia Del Sorbo

S

(“Ragazza Morris), Vera Tulba i è svolta a Borgo 19 anni di Trento (“Ragazza Valsugana presso il Furbetta”). Centro Commerciale Le cinque ragazze hanno conLe Valli la finale re- quistato il diritto di partecipare gionale del concorso alla finale nazionale di Scalea in nazionale “LA BEL- Calabria. LA D’ITALIA” organizzato da Alca Eventi con referente locale la Promoevent Service di Trento. Al concorso giunto ormai alla 29esima edizione, hanno partecipato ragazze dai 14 ai 26 anni provenienti da tutta la Regione che hanno sfilato con capi eleganti, in costume di bagno e in abiti casual. La selezione è stata vinta da Ylenia Del Sorbo di Rovereto, 26 anni. Altre ragazze premiate: Maria Buzduga 17 anni di Trento (“Ragazza prima pagina”), Fatima Fennane 20 anni di Pergine (“Ragazza Viso Tv”), Johara Da sinistra: Maria Buzduga, Ylenia Del Sorbo Micheli 18 anni di Trento e Fatima Fennane

Ottobre 2010

di Giuseppe Facchini


74

TEATRO

LEVICO TERME. Prosegue l'intensa attività della filodrammatica cittadina

Con la Filolevico ritorna Franzelstein Sui palcoscenici dei teatri trentini ritorna Franzelstein, commedia brillante scritta da Massimo Gasperi e interpretata dalla Filolevico che con questo impegnativo allestimento ha già riscosso notevoli successi.

Ottobre 2010

C

ome nel resto del Trentino, anche in Valsugana il teatro amator iale vant a u na lu ng h issi ma tradizione, con molte filodrammatiche che, stagione dopo stagione, sanno proporre al proprio pubblico allestimenti sempre più curati e professionali, sia nelle scenografie che, soprattutto, nella recitazione. Fra queste vi è senz’altro la Filolevico che nel 2009 ha festeggiato i suoi primi trent’anni di vita, anche se – ad onor del vero – la storia del teatro a Levico risale a tempi ben più remoti. Difatti notizie di una compagnia amatoriale si hanno già negli anni Venti del secolo scorso, ma prima ancora non mancano aneddoti e testimonianze circa l’amore che il pubblico di Levico nutriva per il palcoscenico. L’odierna via Cesare Battisti, ad esempio, un tempo era chiamata “la Contrada del Teatro”, mentre

Gli interpreti di "Franzelstein"

fonti archivistiche c’informano che «nel giugno 1786 un gruppo di “operisti” sostò a Levico dopo aver fatto un’esibizione a Pergine e prima dell’arrivo a Borgo». Venendo a cronache più recenti, nel corso del 2010 i bravi attori della Filolevico hanno varcato la soglia di numerosi teatri trentini,

riscuotendo ovunque apprezzamenti e tanti applausi con gli spettacoli “En neo descolz” e “Franzelstein”, un copione brillante scritto da Massimo Gasperi di Povo, fuori dagli schemi della classica commedia trentina, che si ispira alla notissima storia di Frankenstein. Il testo, scritto una

ventina d’anni fa, prima d’ora non era mai stato proposto da nessuna compagnia, forse anche per le difficoltà d’allestimento che comporta, visto che sono previsti ben sette cambi di scena. Efrem Filippi, giovane e dinamico presidente della Filolevico, si mostra entusiasta e orgoglioso dei risultati fin qui conseguiti dai suoi bravi e giovani attori, senza dimenticare di lodare, ovviamente, il prezioso lavoro svolto dietro le quinte da tanti validi tecnici e assistenti di scena. Dopo la parentesi estiva – che comunque ha visto la Filolevico molto attiva nell’organizzare, su invito del Consorzio Levico Terme in Centro, la prima rassegna in piazza “Estalevico che spettacolo” – la filodrammatica ha ripreso il suo tour autunnale per i teatri trentini. Tra le varie date in calendario, il 23 ottobre sarà a Condino, il 7 novembre a Cognola e il 13 novembre a Pergine Valsugana.


EDITORIA

75

Presentata la nuova edizione dell’elenco telefonico per la Valsugana e il Tesino

“Pagine Qui”: 11.817 copie in distribuzione

P

ergine – La terza edizione dell’elenco telefonico “Pagine Qui” per Valsugana-Tesino è stata consegnat a in antepr ima al Sindaco di Pergine, Silvano Corradi. «Un’alternativa interessante, pratica e piacevole» ha ringraziato il sindaco, ricevendo il primo volume dalle mani di Bernhard Paris, responsabile per gli elenchi telefonici editi fin dal 1999 da Athesia. «Ci auguriamo che sia utile per la cittadinanza e per lo scambio economico nella zona, avvenendo la maggior parte dei contatti ed acquisti localmente» ha commentato Bernhard Paris. L’elenco contiene i dati relativi agli abbonati delle Compagnie

telefoniche e viene distribuito in questi giorni gratuitamente per posta a ben 7.573 privati e 4.244 aziende della zona. L’elenco fornisce una vetrina per aziende e ser vizi che sono in grado di servire il territorio. Consente una ricerca alfabetica o per categorie merceologiche. Le fustelle semplificano ed accelerano la ricerca. Inoltre contiene, nella sezione “informazioni A-Z”, una serie di dati e notizie utili ai cittadini. Al sito www.paginequi.it è consultabile

l’Elenco periodicamente aggiornato e con ulteriori criteri di ricerca affinati. La nuova generazione dei cellulari viene servita attraverso una apposita applicazione all’indirizzo: www.paginequi.it/mobile accessibile 24 ore su 24. Utenti, aziende, itinerari, mappe, indirizzi e-mail e sito internet apribili direttamente, oltre ai numeri telefonici, distano un solo clic. Ulteriori copie possono essere ritirate presso la filiale Athesia Trento in Via S.Marco 15. Per informazioni aggiuntive: info@paginequi.it

Ottobre 2010

L’elenco, edito da Athesia, contiene i dati relativi agli abbonati delle Compagnie telefoniche e viene distribuito in questi giorni gratuitamente per posta a ben 7.573 privati e 4.244 aziende della zona.


STORIE FOTOGRAFICHE

76

Frammenti di storia immortalati in un fotogramma

Come eravamo... Ottobre 2010

1

Una fotografia spesso racconta più di mille parole. È qualcosa che ferma un a frazione di secondo e la rende imperitura nel tempo. Con questa nuova rubr ic a, “Come eravamo”, intendiam o riproporre vecchie fotografie di luoghi, persone, scolar esche, gr uppi, associaz ioni della Valsugana, del Tesin o e del Trentino. Pert anto invitiamo tutti i lettori che av essero delle fotografie d’epoca (d agli anni ‘80 in giù) a inviarcele via e-mail (redazion e@lafinestra.it) o a po rtarcele in redazione (Viale 4 N ovembre 12, Borgo Valsugana). Le tratteremo con la massima cura, le rest itu iremo immediatamente ai legi ttimi proprietari e, so pr attutto, le pubblicheremo su ques ta pagina con il nome dell’autore e una breve didascalia di spiegazione all’im magine.

1

Olle, 1956 Prima Comunione Olle

2

Borgo, alluvione del 4 novembre 1966, Piero e Baldo 3

Borgo, alluvione del 4 novembre 1966, Piazza Dante Alighieri / Largo Dordi

4

Borgo 1959, via XX Settembre, Congresso eucaristico

2

3

4

Si ringrazia la sig.ra Teresita Zanin per la gentile concessione delle immagini pubblicate in questa pagina


77

TESTATINA

LETTERE AL DIRETTORE

Redazione "La Finestra" Viale IV Novembre 12 38051 Borgo Valsugana (TN) Tel. 0461.752622 Fax 0461.756833

redazione@lafinestra.it

ACCIAIERIA: OGNUNO DEVE PRESTARE ATTENZIONE Gentile direttore, gli impianti siderurgici tipo acciaierie o fonderie, anche se rispettano i limiti di emissione riversano nell’ambiente sostanze comunque pericolose. I limiti fissati servono più per tutelare le attività economiche in quanto per cittadini e ambiente il limite ottimale corrisponde a zero. Una buona convivenza tra questo tipo di impianti e popolazione è possibile, a nostro parere, soltanto se sussistono serietà e trasparenza sia per quanto riguarda l’ azienda che per gli organismi di controllo. Tutto questo, nella realtà di Borgo, purtroppo non si è verificato. I fatti che l’inchiesta della Procura ha rivelato sono stati dirompenti, ed il goffo tentativo di ripristinare sbrigativamente la “normalità” genera nell’opi-

L'acciaieria di Borgo Valsugana

nione pubblica ancora più indignazione. Si continua a osannare il nuovo impianto di aspirazione che abbassa la concentrazione di inquinanti aumentando il flusso di aria ma non si dice che in termini assoluti le sostanze pericolose immesse cosi possono aumentare. Il potere politico si è mosso, fin dalle prime battute, sminuendo la gravità delle accuse e criticando la scelta della Procura di affidare le indagini ai forestali veneti ipotizzando addirittura improbabili attacchi all’Autonomia. Purtroppo l’elenco di magre figure della politica provinciale, su questo caso è lungo e va dalle controanalisi fatte su trote pescate a monte degli scarichi anziché a valle come sarebbe logico, all’occultamento di documenti dell’istituto superiore di sanità passando per

contraddittorie dichiarazioni ai giornali sulla linea che la giunta intende seguire, per non parlare della ormai famosa deroga sulle emissioni, praticamente una legge fatta su richiesta delle acciaierie e solo da queste utilizzata Teniamo presente, che questo impianto è inserito dalla provincia stessa in un elenco delle realtà classificate come: “impianto industriale a rischio di incidente rilevante”. Nessuno tuttavia, accantonato solo un attimo il discorso relativo alla salute, può sminuire l’importanza di questa realtà per ciò che concerne l’occupazione; va però anche sottolineato il danno economico che simili attività possono produrre ad attività agricole, turistiche, immobiliari eccetera. Una valle di circa 26 mila abitanti con un sistema socioeconomico ancora, tutto sommato,

abbastanza sano, potrebbe trovare il modo di uscire da simili sit uazioni esplorando cose nuove e rispolverando cose già viste ed usate nei momenti di maggiore difficoltà, pensiamo alla cooperazione che ad inizio secolo fu valido str umento contro problemi forse, almeno economicamente, maggiori degli attuali. Ma senza andare cosi indietro fermiamoci a qualche decennio fa, quando alcuni operai fondarono la cooperativa “lavoro e servizi”, oggi realtà consolidata che occupa anche molte donne. Siamo una valle delle Dolomiti un posto che forse non ci rendiamo conto di quanto sia bello perché, abitandoci, lo vediamo tutti i giorni. Se continuiamo a trattarlo cosi le generazioni future non diranno un gran bene di noi. Crediamo che gli unici responsabili di un territorio siano i cittadini che lo abitano per questo non possiamo, su questioni cosi delicate, delegare nessuno ma ognuno deve prestare attenzione, tallonando le istituzioni assieme a comitati e medici per trovare le soluzioni più idonee cosi come dovrebbe essere in una Democrazia. Cordialmente. Paolo Offer, Rosa Finotto, Saverio Giongo, Dario Froner, Angela Gibertoni.

Ottobre 2010

Le lettere possono essere inviate a:


78

ANNUNCI

redazione@lafinestra.it Ve n d o mute da sub vari modelli taglia S. Tel. 335.1417802 Cameriera sala e barista con esperienza, automunita, cerca lavoro zona Valsugana. Tel. 347.0476715 Infermiera professionale trentina, 53enne, esperienza anziani rsa, referenze documentate offresi per assistenza domiciliare che richieda competenza e fiducia. Zona Levico, Pergine, Rovereto. Cell. 340.8293781

Ottobre 2010

Assistenza al mattino offresi anche solo ore pasto. Zona Levico, Pergine, Rovereto. Cell. 340.8293781

Vendo macchina da scrivere elettrica mod. Olivetti causa inutilizzo. Tel. 335.1417802 Vendo passeggino Foppapedretti Technology mod. Casual T5 light colore rosso e blu, composto da carrozzina, navicella, passeggino e borsa. Pari al nuovo. Tel. 335.1417802 Muflone scamosciato nuovo cappotto donna color nocciola cenere, taglia 56, modello slanciato, vendo a 600 euro. Levico Terme 340.8293781

Collaborazione domestica offresi anche stiratura. Zona Levico, Pergine, Rovereto. Cell. 340.8293781

Montone nappato nuovo cappotto donna color nero, taglia 56, modello slanciato, vendo a euro 600. Levico Terme 340.8293781

Tata 53enne offresi anche ore davvero mattutine (es. 5/6 del mattino). Zona Levico, Pergine, Rovereto. Cell. 340.8293781

Pelliccia castorino cappotto nuovo donna, taglia 56, modello slanciato, vendo a euro 900. Levico Terme 340.8293781 Per siano bukara (nero) giacca 3/4 donna , taglia 56, vendo a euro 350. Levico Terme 340.8293781

Vendo Yamaha TDR125 2 tempi benzina, lubrificazione separata, 20kw. Ottime condizioni, occasione euro 600. Tel. 340.4780797

Muflone nappato giacca color nocciola bruciato 3/4 donna nuova, taglia 56, vendo a euro 400. Levico Terme 340.8293781

Vendo Fiat 500 1.2 bianca Pop con climatizzatore anno 2008, 10.000km, come nuova, vero affare. Borgo Valsugana. Tel. 338.2201931

Ottima giacca donna 3/4 pelle di vitello color nero, taglia 56, seminuova, vendo a euro 80. Levico Terme 340.8293781

Vendo mobili antichi bavaresi, pezzi unici, decorati a mano. Tel. 335.1417802

Ottima giacca donna pelle di vitello color blu notte, taglia 56, vero affare, vendo

a euro 50. Levico Terme 340.8293781 Cappotto impermeabile color nocciola bruciato con pelliccia sfoderabile, taglia 56, vendo a euro 80. Levico Terme 340.8293781 Vendesi portone basculante con portoncina centrale, marca Silvelox, in ottime condizioni, larghezza 2,62m, altezza 2,18m. Tel. 0461 870502 ore pasti Vendesi “In Sella” mensile di moto da ottobre 2001 a settembre 2006. Collezione di 33 pezzi. 25 euro trattabili. Tel. 328 2797060 Vendesi acquario Poseidon 60 litri biologicamente avviato, completo di pesci, tutti gli accessori, compreso alimentatore di cibo automatico. 250 euro. Tel. 328 7619570 Vendesi divano letto, praticamente nuovo, completo di materasso e rete matrimoniale, colore corda e marrone, testa di moro sui lati con chaise longue. Disponibile da subito. 500 euro. Tel. 347 5215954 Vendesi cucina seminuova, completa di elettrodomestici (frigo, forno e fuochi), colore rovere sbiancato, completo di tavolo rettangolare e sei sedie color testa di moro. Disponibile da subito. 1.000 euro. Tel. 347 5215954 Vendesi letto singolo con annesso comodino. 20 euro. Trento. Tel. 347 9877346 Vendesi 3 moduli credenza bianca/blu. 100 euro. Trento. Tel. 347 9877346 Vendesi servo muto di legno. 15 euro. Trento. Tel. 347 9877346 Vendesi 2 brande a doghe. 25 euro ciascuna. Trento. Tel. 347 9877346 Vendesi mobiletto/ asse da stiro, marca Foppapedretti, come nuovo. 50 euro. Tel. 347 0601421 Vendesi arredamento per salone parrucchiera. Tel. 329 0606697 Vendesi mobili in arte povera, tavolo e vetrina. Tel. 329 0606697 Vendesi bicicletta da bambina 9–10 anni. Tel. 329 0606697 Vendesi cinque finestre bianche della Finstral, 146cm x 144cm. Tel. 329 0606697

Vendesi mobile soggiorno, color frassino, settembre/ottobre. Tel. 329 0606697

possibilità di usare l’amplificatore con il microfono. Tel. 349 4536858

Vendesi tavolino rotondo in midollino. Tel. 329 0606697

Vendesi divano ad angolo, seduta alta e comoda, misura 220cm x 220cm, ottimo stato, linea Loran tessuto Missoni. Tel. 349 4536858

Vendesi una porta finestra e due finestre latrerali. Tel. 329 0606697 Vendesi gillet in pelle marca Skin3 (pregiata qualità inglese), taglia M, colore nero con cerniera. Mai indossato svendo a 45 euro. Tel. 328 2797060 Vendesi credenzone nuovo, misura 220cm x 55cm x 115cm, con sovrastante specchio foglia oro da 210cm x 100cm; tavolo da 160cm x 90cm allungabile da 1cm fino a 90cm, con sistema esclusivo, vista pregio con sei sedie/poltroncine tutto rigorosamente nuovo ed in noce. Massello finemente intarsiato coordinato, lampadario a sei braccia vetro Murano, valore 10.000 euro. Prezzo interessante. Tel. 347 0340365

Gli annunci per i privati sono gratuiti! Vendesi camera matrimoniale nuova, completa, finitura bianco panna con decorazioni floreali composta da armadio a 4 ante da 180cm x 60 x 250cm di altezza, comò 4 cassetti 120cm x 50cm x 85cm di altezza, 2 comodini, letto in ferro, reti doghe, materassi ortopedici, tv, lampadario. Tel. 347 0340365 Vendesi radio compact stereo Philips Hifi sinto amplificatore con registratore, giradischi, 2 cassette acustiche,

Vendesi stufa elettrica 220 volt, 500/2.000 watt, rapida e leggera da trasportare. Tel. 349 4536858 Vendesi bicicletta da donna, assolutamente nuova, mai usata, recente, ruote 24 pollici, cambio a sei rapporti su manopola. Tel. 349 4536858 Vendesi tavolo/scrivania con piano in cristallo da 84cm x 130cm, piedi in legno e “bocce tornite”, modello unico ed esclusivo, ottimo stato. Tel. 349 4536858 Vendesi divano in pelle, colore beige a 3 posti e a 2 posti. 80 euro. Tel. 335 1417802 o 347 4106890 Vendesi Chrysler Cruiser PT, 1.600 benzina, luglio 2006, Euro 4, 53.000 km, grigio metallizzata, autoradio cd, clima, airbags laterali, cerchi in lega, perfetta. Tel. 349 4536858 Vendesi bicicletta da corsa modello ColnagoTecnos, montata Campagnolo, 24 rapporti 3 corone (53, 39, 30). Cerchi alto profilo (modello Vento). Sella Italia “Flite” ricamata. Ideale per persona da 180cm in su. 350 euro. Tel. 328 5616722 Vendesi attrezzatura subacquea pari al nuovo: mute di vari spessori, giubbotto assetto variabile (GAV). Tutto misura S. Tel. 335 1417802 o 347 4106890


Vendesi passeggino Foppapedretti tecnology, modello casualplay T5 Light, colore rosso e blu, composto da: navicella, passeggino e borsa, in ottime condizioni. Tel. 335 1417802 o 347 4106890 Vendesi marsupio per bimbo, ancora con scatola. 30 euro. Tel. 335 1417802 o 347 4106890 Vendesi Tv a colori, marca Blaupunkt. 70 euro. Tel 335 1417802 o 347 4106890 Vendesi Moto Guzzi California 2, guarnizione coppa dell’olio nuova. 5 euro. Tel. 328 2797060 Vendesi Harley-Davidson Tshirt senza maniche, taglia M, nera con stampa sul davanti e sul retro, originalissima, nuova e mai indossata. Originale made in USA. 35 euro. Tel. 328 2797060 Vendesi calcolatrice Olivetti, anni 50’, con maniglia laterale, in ottime condizioni. 100 euro trattabili. Tel. 328 2797060 Vendesi cronografo marca Sector modello 130, con sfondo bianco, cinturino in gomma. Nuovo. 150 euro. Tel. 328 2797060 Vendesi Michelin T 64, pneumatico per moto cross/ enduro 6.00 x 21, nuovo. 30 euro trattabili. Tel. 328 2797060 Vendesi maglietta Adidas modello Diano Tee, taglia M, colore nero con logo sulla spalla, nuova con cartellino. 15 euro. Tel. 328 2797060

tel. 0461.752622

Vendesi moto Guzzi SP 1.000 II, libretto istruzioni per l’uso originale del 1985 pari al nuovo. Prezzo trattabile. Tel. 328 2797060 Vendesi scarpe Adidas da calcetto indoor, in pelle rosse e nere con suola in caucciù. Scarpe utilizzate da Kakà, Messi, Gerrard, Ambrosini e tutti i fuoriclasse sponsorizzati Adidas. Numero 41 1/3, indossate 2 volte in palestra, con scatola originale. 40 euro. Tel. 328 2797060 Vendesi Tamoil 5W-40 100%, olio sintetico per motori turbo benzina e diesel ad alte prestazioni. Risponde alle specifiche API SL/CF, ACEA A3/B4, Mercedes-Benz 229.31, Volkswagen 502.00 e 505.00. Listino Quattroruote 16 euro. 9 euro/kg trattabili. Tel. 328 2797060 Vendesi mountain bike montato interamente xtr. 600 euro trattabili. Tel. 347 5183264 Vendesi carrozzina Inglesina modello Cross, completa di borsa porta oggetti, colore blu a quadretti con rifiniture giallo/verde, come nuova. 200 euro. Tel. 331 3669987 Vendesi Esso Ultron 5w-40 100% sintetico per motori benzina e turbo benzina. Risponde alle specifiche API SJ/CF E ACEA A3/B3/B4 e approvato da BMW LONGLIFE OIL 98, Volkswagen 502 00 and 505 00, Mercedes Benz MB 229.3, Peugeot PSA E/D Level 3, Porsche, Opel GM-LL-B025. Listino 18 euro/kg. 9 euro/ kg trattabili. Tel. 328 2797060

Vendesi stufa a legna in buone condizioni. Tel. 347 5183264

Vendesi tuta da sci Phenix nuova mai usata, unisex, taglia M, giacca bianca pantalone nero. Molto bella. 800 euro. Tel. 328 2172178

Vendesi polsini Lonsdale (3), nuovi di colore bianco e blu, raffiguranti il leone simbolo della famosa marca. Originalissimi e nuovi. 10 euro. Tel. 328 2797060

Vendesi mobile in legno da giardino/terrazzo, misure larghezza cm 80, altezza 92, profondità 40 con copertura antipioggia. 40 euro. Tel. 328 2172178

ANNUNCI

fax. 0461.756833

Vendesi mobile in legno da giardino/terrazzo misure larghezza cm 80, altezza 92, profondità 40 con copertura antipioggia. 40 euro. Tel. 328 2172178

Vendesi Rover 45, 1.400, 103 cv, anno 2005, 72.000 km, colore metallizzato chiaro. Perfetta. 5.000 euro. Tel. 347 3567601 solo interessati

Vendesi bici in carbonio in perfette condizioni montatata interamente durace. 800 euro trattabili. Tel. 347 5183264

Vendesi Roulotte Eiffeland Holiday, mai usata, 2009, 4 posti di cui 2 in divano letto. 10.000 euro trattabili.Tel. 349 7264031

Acquisto moto d‘epoca possibilmente con documenti. Anche anni 70’ e 80’. Tel. 349 4305418

Vendesi moto Honda Hornet 600, anno 2007, colore nero, usata pochissimo, come nuova. 4.500 euro. Tel. 338 2204719

Vendesi lettino per massaggi professionale portatile in acciaio, in pelle nera, ancora imballato. 300 euro. Tel 349 6043918 Vendesi notebook Presario f560, Windows Vista, display Lcd 15,4”, 3 porte usb, ottimo stato. 150 euro. Tel. 349 8724419

Vendesi bici in carbonio, in perfette condizioni, montata interamente Durace. 800 euro trattabili. Tel. 347 5183264 Vendesi mountain bike, montato interamente XTR. 600 euro trattabili. Tel. 347 5183264

Cercasi Renault Scenic 1.600, classe Euro 2, anno 1999–2000. Se in buono stato compro a prezzo quattroruote sopravalutato. Tel. 338 6572964

Ve n d e s i F o r d G a l a x y 2000cc, 7 posti, benzina più GPL, immatricolato 1996, chilometri 186.000, impianto GPL del 2006, colore blu scuro metallizzata. 2.500 euro. Tel. 329 9262147

Vendesi Lancia Delta 1.600 HF Turbo, anno 1990, esente pagamento bollo, impianto GPL, vetri elettrici, chiusure centralizzate, gommata bene e revisionata. 1.500 euro. Tel. 338 6572964

Vendesi grande dizionario enciclopedico UTET 12 volumi, con appendice del 1964, tenuto in buono stato, usato pochissimo, per amatori e collezionisti. 500 euro. Tel. 0471202558 ore serali

Ve n d e s i L a n c i a M u s a 1.400 benzina, 16 v, modello Platino full optional, cerchi in lega, interni in pelle, completa con gomme invernali, colore oro metalizzato, anno 2005, 50.000 km. Valutazione quattroruote. Tel. 333 2516156

Vendesi divano letto in ottime condizioni, come nuovo, rivestito in stoffa a motivi floreali. Possibilità di secondo letto gemello (situato sotto il divano) dotato di meccanismo di alzata automatico brevettato. Possibilità d’uso come letti singoli separati o uniti. In dotazione quattro cuscini, stesso rivestimento. 700 euro. Tel. 339 1911308 ore pomeridiane

Vendesi scooter Liberty 50, causa non utilizzo, anno 2006, 4 tempi, colore azzurro, km 5.000, usato solo 2 anni, come nuovo. Completo di bauletto originale, Tucano per l’inverno e parabrezza appena montato. 1.800 euro. Tel. 338 2888584 ore pasti

Vendesi macchina fotografica d’epoca Agfa, modello Super Silette 6028, usata, buono stato, compreso accessori vari. Per collezionisti.

79

300 euro trattabili. Tel. 340 6701142 Vendesi mobile da soggiorno marca Planer, nome “Monaco”. 500 euro. Tel. 320 2641432

Affitto mini appartamento arredato composto da cucina e soggiorno, camera, bagno, disbrigo, ripostiglio, cantina. Zona tranquilla e centralissima a Borgo Valsugana. Tel. 338.2201931 Villa Agnedo vendo casa singola completamente ristrutturata, COME NUOVA! 180 mq commerciali. Piano terra: garage e cantina con portone motorizzato; Primo piano: ampio salone di 30 mq con stufa a ole, cucina abitabile arredata su misura, bagno finestrato e ripostiglio con caldaia a metano; Sottotetto mansarda: 2 camere matrimoniali di cui 1 arredata, 1 camera singola con grande armadio, bagno arredato finestrato, terrazza di 5 metri. Riscaldamento a pavimento a metano. Al primo piano c’è il giardino di circa 250 mq. adiacente a boschetto. Richiesti: € 270.000. Sono a Vostra disposizione per invio foto e visita. 328-1293175, canova263@yahoo.it. Vendo garage doppio a Pergine m2 27, vicino al centro storico in Via dei Prati 43, condominio "Ai Portici". Tel. 335.1417802 Affittasi Grigno - fraz.tezze porzione di casa finemente arredata. Primo piano: appartamento di 100mq composto da cucina con elettrodomestici e stufa a legna, ampia sala con balcone e caminetto, camera da letto, bagno. Piano terra: lavanderia, 2 garage e 2 posti auto, cantina. Soffitta. Giardino privato. Orto. Possibilità di ricavare ulteriore camera più cameretta al piano superiore. Euro 400/mese. Tel. 3383098100 Michela

Ottobre 2010

redazione@lafinestra.it


Ottobre 2010

80

La Finestra ottobre 2010  

Periodico gratuitamente distribuito in Valsugana e dintorni

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you