Issuu on Google+

Come sei bella Terra dei Forti...

Contatti efferedazione@gmail.com - in edicola €uro 0.50.

Anno VII - n. 18 - 24 MAGGIO 2013 Periodico di libera informazione -

IALE

R L’EDITO

ADESSO TUTTI A CASA

MAI COSI’ IN BASSO gli occhi della gran maggioranza dei lucani gli uomini politici della Regione appaiono piccolissimi. Addirittura inutili. Mai così in basso. Persino la lunga arringa difensiva del Presidente De Filippo nell’ultimo consiglio regionale basta a far rialzare la testa a uomini e partiti. Ai fini della solidità e della coesione della nostra democrazia, il giudizio diffuso è una sentenza drammatica. Come di una comunità il cui capofamiglia viene considerato un incapace, un incestuoso che si appropria di tutto, non lascia in pace nemmeno gli scontrini. E questo perché nella nostra democrazia i partiti si sono ingoiati tutti i poteri, mettono il muso e le mani dappertutto. Decidono appalti, carriere individuali, spartiscono postazioni, posti e risorse. In una parola mangiano solo loro e non danno niente a nessuno. E a non dire della voglia di protagonismo, di promuovere se stessi. Come se in Basilicata vivessero da soli, fregandosene di tutto e di tutti. A loro poco importa se i giovani vanno via, se i negozi chiudono, le imprese falliscono… recita bene un proverbio potentino “quann sta buon monsignor se ne fott’ du sacrestano” Ora la popolazione non vede l’ora di andare al voto per dare una spallata con la speranza che cambi qualcosa. Tutti i partiti facciano adesso uno, due, tre passi indietro. Ricominciare tutto in modo umile non è affatto una vergogna, anzi..!

hi si sente rappresentato dalla classe dirigente regionale? Questa la domanda che vorremmo porre direttamente a tutti i lettori che, in quanto lucani, avrebbero qualche timore ad evadere. Vige sempre la regola montanelliana del “turiamoci il naso e votiamo DC” o davvero la rivoluzione, sempre meno grillina, sta montando nelle coscienze assopite del popolo che di brigante ha solo qualche verso? Se i lucani potessero aderire a questo sondaggio immaginario, probabilmente confermerebbero le impressioni che noi abbiamo raccolto e che, in maniera poco diplomatica ma realistica e non filtrata, più o meno recita irripetibili cori da stadio che inneggiano al “tutti a casa”.

C

A

Antonio Savino

INTERVISTA AL LEADER DI “LUCANIA LIBERA” A PAGINA 2

CONTINUA A PAGINA 2

LA VOCE DEI COMUNI

SENZA PROGRAMMAZIONE NON SI CREA OCCUPAZIONE

POTENZA - PIGNOLA CASTELSARACENO LAVELLO CAMPOMAGGIORE RIPACANDIDA ATELLA E SASSO

VINCENZO GIULIANO PAGINA 4

ALLE PAGINE 3-5-6-7-8-9-10-11

I Fuoco Vivo infiammano le piazze lucane

a pagina 15

NOTIZIE SPORTIVE LUCANE A PAGINA 12

PHOTONEWS

CE

A VO L A Z L

A

La parola ai cittadini

’ospedale San Carlo di Potenza continua ad essere “una croce” per tanti visitatori e parenti dei malati. Non è possibile parcheggiare all'interno delle aree circostanti il complesso ospedaliero se non si mette mano agli spiccioli che per tutta la degenza si trasformano in soldoni. Obbiettivamente lo spazio c’è, ma è ancora regolato male. La comodità di sostare in un prossimo futuro di sicuro esiste, ma a quale prezzo. Possibile che non ci sia modo di dare un taglio a questo “pizzo” continuo? E poi tanto per parlare di tagli perché non viene più distribuita l’ac-

L

Parcheggio a pagamento e niente acqua qua ai degenti? Bisogna rifornirsi solo dalle macchinette per fare favori a qualcuno? Insomma il San Carlo di Potenza continua ad essere più croce che delizia quando si tratta di venire incontro agli utenti. Pagare il parcheggio per chi è costretto ad accudire i propri cari per ore o addirittura per intere giornate e non fornire l’acqua ai degenti sono davvero due cose raccapriccianti, da farci vergognare, e poi c’è chi si fa rimborsare scontrini e quant’altro con i soldi nostri.


2

INTERVISTA

24 Maggio 2013

Un progetto ambizioso, che tenta di gettarsi alle spalle la vecchia politica

NOI SEMPLICI CITTADINI Intervista al coordinatore regionale di “Lucania Libera” Giuseppe Postiglione

N

asce in Basilicata l'associazione culturale e politica “Lucania Libera” come nuovo soggetto politico. Al coordinatore regionale pro-tempore, Giuseppe Postiglione, gli chiediamo se è un nuovo laboratorio di idee o il solito partitino. «Non parlerei di partito. Il nostro è un percorso civico lontano da tutti i partiti e dai vecchi politici, nessuno escluso. Con viva soddisfazione posso dire che siamo presenti, come Lucania Libera, in tutti i piccoli comuni al voto domenica e lunedì prossimo (26 e 27 maggio) con nostri candidati all'interno di liste civiche, mentre nei due comuni più grandi (Lavello e Pignola) ab-

biamo presentato liste civiche interamente costruite da noi, semplici cittadini disgustati dal malcostume dei "tromboni politici". E’ quindi un progetto ampio Certamente è ambizioso ma partendo dal basso siamo convinti di aggre-

gare tutti coloro che fino ad oggi sono contro i malfattori e vogliono rendersi protagonisti, gente comune. Quindi candidati che non hanno nessun legame con il passato A Pignola siamo presenti con la lista civica “Pignola Libera” che vede candidato a sindaco Donato ROMANO, mentre a Lavello la nostra lista civica “Lavello Libera” candida a sindaco Pasquale MOSCA. Persone impegnate nel sociale ma mai intruppate nei partiti. Cosa vi aspettate da questo movimentismo Questo "movimentismo civico ed autoctono" ha dato inizio all’ associazione "Lucania Libera" la quale sta procedendo alle adesioni, mediante una campagna tesseramenti, dei singoli cittadini "indignati" guardando con attenzione alle prossime scadenze elettorali in Basilicata. E' ora di liberare la Lucania dalla cappa della mala gestione degli ultimi anni. Qual è l’obiettivo? Il nostro intendimento è quello di dare vita alla federazione delle associazioni e dei movimenti

UN GRIDO UNANIME

TUTTI A CASA

civici lucani, solo così potremmo provare a cambiare per davvero l'andazzo in regione”. Non c'è più fiducia nei partiti o i partiti sono superati nella storia? Cosa cercano i vostri aderenti all’associazione “Anche da noi c'è stata la corsa a riciclarsi sotto la bandiera delle liste civiche che però tutto sono, fuorché lontane dai partiti, anzi. Al nostro soggetto politico non ha partecipato e non parteciperà nessun rappresentante del governo nazionale o “soloni” della vecchia politica. Ci saremo solo noi, semplici cittadini indignati, pronti ad ogni sacrificio per il bene del nostro territorio”.

E, badate bene, non perché i lucani siano diventati forcaioli e giustizialisti: non lo erano e non lo sono. Hanno interiorizzato un concetto: non ci fidavamo della classe dirigente prima di oggi ed adesso abbiamo le prove e l’alibi da bar per dire che sono tutti indegni di rappresentarci. Non che i lucani che li hanno scelti siano immuni da colpe. Del resto di finti moralisti e di indignati ad orologeria la Basilicata ne ha conosciuti molti. E’ per questo che la vicenda “scontrini” ha trovato terreno fertile in un popolo che ha bisogno di lavarsi la coscienza definendo quegli stessi politici davanti alla stanza dei quali ha stazionato per ore, i peggiori rappresentanti della crisi di valori, di progetti e di missioni che gli odierni indagati impersonificano a pieno. Non si sono amati e come perfetti estranei elettori ed eletti si sono ignorati. I primi pensando che l’azione dei secondi non era volta che agli interessi personali. Qualche indizio lo avevano a sostegno di questa tesi. Non c’è dubbio: questa classe dirigente regionale verrà dimenticata presto e pochi sentiranno la mancanza di anonimi personaggi, saltimbanchi e scialacquatori con soldi pubblici. Niente che somigli alle ostriche di Fiorito ma confusione di quello che è il compito di un consiglio regionale con quello di un circolo ricreativo, agenzia di viaggio, catering di casa nostra. I lucani cercavano una luce alla fine di un tunnel, percorso ormai da decenni: sempre alla ricerca di un dibattito sulle occasioni perdute e sulle partite ancora da giocare, convinti che “chi comanda” quelle partite le gioca in proprio. Ed allora addio al bene comune, alle chiacchiere sull’interesse pubblico e largo ai fratelli, cugini, parenti dei politici negli enti di sotto governo, nelle segreterie particolari, nelle anticamere dei circoli ristretti che scimmiottano il potere non riuscendo mai neppure a riconoscerlo. Etica, servizio, tensione morale: roba da reduci al convengo dei nostalgici. E loro a gestire un potere che non ha portato beneficio a nessuno, parenti e leccapiedi escluso. A cosa serve ancora il dibattito sulla ricandidabilità di questa classe dirigente? Tutti a casa gli indagati per dare un minimo segnale di dignità. Ultima fermata per la politica per dimostrare che non si è venduta anche l’anima. Un minimo di qualità la si può produrre e di certo non la si trova in chi ha animato la pagine della peggiore storia di sciatteria della politica lucana di tutti i tempi. Dentro o fuori. Se si salta questa fermata si scende al capolinea. La corsa non sarà gratis, fuori i biglietti, anzi gli scontrini!


3

24 Maggio 2013 COMUNI

VA LLE D I V I TA L B A – Ca d o n o le P r o v in c e e le C o m u n i tà m o n ta n e , m a …

Questa ‹‹Unione›› fa davvero la forza? Soltanto la distrazione giustifica l’assenza lucana di un Ente efficacedella prima Repubblica, che ‹‹funziona›› in tutte le altre Regioni

N

ell’immaginario collettivo, la prima Repubblica (quella - per intenderci – di Tangentopoli) è ricordata come un ammasso di rovine politico-amministrative, dalle quali nulla è possibile salvare decentemente. Eppure… Eppure, una cosa almeno (in coscienza) si può mettere in salvo. A condizione che, il suo uso correttamente “democratico” sia stato l’occasione di un esercizio moderno di decentramento amministrativo e di gestione promozionale delle risorse municipali. Quello che, in effetti, nella filosofia istituzionale ed intercomunale di gestione di piccole comunità “di Valle” o “di montagna” è l’allenamento alla gestione corretta e moderna del territorio e delle sue risorse.

Che, peraltro, nei primi anni Settanta del Novecento, era anche la filosofia che sottendeva la nascita ed il buon funzionamento delle Comunità montane. Oggi ridotte a poco meno che carrozzoni politico-amministrativi, sballottate da Commissari ad una crisi di funzioni e alla sistemazione di politici e x t r a - p a r l amentari. In Italia l'Unione comunale è un Ente territoriale (e, più precisamente) un ente locale di secondo grado, previsto (saggiamente) dalle Leggi n.

142 del 1990 e n. 265 del 3 agosto 1999 e disciplinato, in particolare, dai cinque commi

dell'articolo 32 del Decreto legislativo del 18 agosto 2000, dal titolo, appunto: “Unione di Comuni”.vSe si fosse o no trattato di un enne-

RIPACANDIDA TRA STORIA E IDENTITA' ’ noto a tutti che la coscienza dell’identità individuale rappresenta la più profonda natura di ogni singola persona. L’antropologo Giulio Angioini diceva che “la coscienza fa parte di entità umane meno vaste – penso alla famiglia al parentado al rione al gruppo coetaneo al mestiere o professione ai parlanti la stessa lingua a una comunità religiosa e così via fino al proprio paese”. E del proprio paese spesso non se ne conosce l’origine, nemmeno del nome. Ripacandida: perché? Le origini del nome stanno in un manoscritto inedito che attesta Riva Candida fondata nel 268 sulla Rocca della Riva dai superstiti della distrutta Candida Latina: Candida per il suolo bianco, Latino per un certo Vincenzo Latino, capo dei Musoni. Questa notizia corrisponde al vero o è frutto di fantasia? E in effetti potremmo scorgere un riferimento al re latino padre di Lavinia di virgiliano memoria, oppure è frutto di una tradizione orale. Esaminiamo allora i dati dell’archeologia. Gli scavi hanno riportato alla luce numerose tombe, la presenza di un insediamento umano intorno al IX-VIII sec. a. C., vasi, anfore, brocche, vasellame in ceramica…: tutto racconta la vita della gente di quel periodo e il rango sociale di appartenenza. Vengono alla luce anche le ville e, a Ripacandida, nei pressi della fiumara in località Ponti Rotti, i resti di un acquedotto romano. In gergo dialettale usiamo dire Rubbacanna, nome di origine germanica, composto da Rube e Kanne. Il primo indica una roccia di colore giallo; il secondo è una brocca di forma allungata. Oppure il nome di gergo popolare potrebbe essere composto dalle voci latine rubus, rovo, e candidus, dunque un’area rocciosa in cui crescevano cespugli di rovi dai fiori candidi, ove sorge l’attuale cittadina. Il territorio è anche il luogo in cui la storia va oltre la memoria, diventando oggetto del presente. Percorriamo l’excursus storico del Regno di Napoli : l’avvicendarsi della dinastia normanna, di amministrazioni feudali, Svevi, Angioini, Aragonesi. Tra le fonti scritte assume particolare risalto il Catalogo dei Baroni Normanni, da cui si evince che Ripacandida dipendeva dal feudo di Tricarico, appartenente al principato di Taranto, e forniva dodici militi. Ne era responsabile Ruggero Marescalco. Ancora, la bolla di papa Eugenio III stabilisce che al vescovo di Rapolla dell’anno 1100 ca. erano soggette le chiese di S. Donato, S. Pietro, s. Zaccaria e S. Gregorio, tutte scomparse tranne S.Donato. Inoltre, nella zona di Ripacandida, sono attestate le prime presenze francescane e virgiliano della regione. Ripacandida – pensate un po’ – per la sua rilevanza economica e strategica fu elevata a Comune e chiamato Universitas, cioè aveva diritto alle assemblee cittadine e all’amministrazione della giustizia civile e militare. Nei secoli XVI e XVII, alcuni personaggi di famiglie di Ripacandida – mi riferisco ai Caracciolo, ai Baffari, ai Mazzaccara, ai Grimaldi – partecipano in prima persona alle vicende storiche del feudo. Ed ecco l’unificazione d’Italia e il fascismo e la triste nota della povertà infinita della gente lucana che è costretta ad emigrare….Sono nomi familiari quelli citati, perché a questi eroi sono intitolate le nostre strade.Non è da trascurare la presenza di lapidi dedicate a William Philips, premio Nobel per la fisica, e a Leopoldo Chiari, chirurgo della scuola medica-cerusica napoletana. A Ripacandida dominano imponenti le Chiese: Santa Maria del Sepolcro, Santa Maria del Carmine, San Giuseppe e Santa Teresa, Sant’Antonio, San Donato. E sono proprio gli affreschi

E

simo carrozzone, si sarebbe tra l’altro – constatato dallo scarso numero di “Unioni” costituite nelle venti Regioni della Penisola. Ed, invece, in moltissime Regioni settentrionali, centrali, meridionali ed ins u l a r i (Basilicata, soltanto, esclusa) le Unioni sono fiorite con entusiasmo e funzionano a meraviglio. Anche perché esse Organizzazioni territoriali , tra i propri compiti precipui, avevano, in prima fila, la gestione dei servizi civili collettivi ed in-

tercomunali.vEd in una Penisola rischiarata (si fa per dire!) da crescenti “chiari di luna”, questo allenamento gestionale non poteva, nel tempo, che produrre effetti economici ed etici di notevole levatura.Purtroppo, nemmeno la Valle di Vitalba, è stata, dai suoi politici locali avviata ad un discorso di gestione collegiale delle sue comunità e delle sue risorse. E pochi si sono, finora, chiesti cosa abbia spinto Giustino Fortunato a studiare con tanto “affetto” una Valle, che i cosiddetti studiosi e statisti (se mai, dopo quello, siano nati, vissuti ed abbiano operato) sciupano secolo dopo secolo. Benedetto Carlucci

del Santuario di San Donato ad attirare oggi un buon numero di visitatori. Gli affreschi costituiscono un poema pittorico che ci richiama l’epopea dantesca delle cantiche e del poema ultraterreno. A destra di chi entra c’è l’Inferno. A sinistra, la beatifica visione del Paradiso. Nella volta e sulle pareti si ammirano affreschi biblici della scuola di Giotto. Quattro anguste figure muliebri al di sopra delle quattro Sibille vogliono impersonare le quattro Virtù Cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Troneggiano alcune scritte che ci ricordano il poema dantesco. Adiacente al Santuario la monumentale “villa comunale” oggi intitolata a San Francesco, sfoggia i meravigliosi viali e una pianta che ricorda i Giardini di Versaille. Si possono ammirare alberi secolari, tra cui il famoso eucalipto, rarità per la nostra zona. Cenni storici, per cercare di narrare una storia e l’identità di un popolo. Ma non bastano a svelarne l’anima. La storia vera di Ripacandida è scritta sulle foglie raccolte con mani screpolate dal gelo per riscaldarne d’inverno il focolare. E’ incisa sulle pietre del fiume su cui le donne con le mani rosse per i geloni hanno lavato i panni dei loro uomini. E’ scolpita sulle madie e sui tegami dove sono stati impastati e cucinati con mani ruvide per il lavoro i cibi per la famiglia. E’ nelle gocce di sudore sui campi arati con mani incallite come legno. La storia di Ripacandida è canto di gioia e d’amore, di odio e di rabbia, è urlo di lotta e di morte. Sfuggito dalle nostre labbra quando questo paese, per troppo tempo, è stato insultato picchiato violentato ucciso. La sua storia è nei silenzi di desideri mai espressi, in anni di sottomissione e di obbedienza. La sua storia è nelle grida sulle tavole dove è stata uccisa la sua giovinezza. E’ nel sangue dei suoi figli nati, di quelli eroicamente morti. La vera storia di questo paese è nelle parole che nessuno ha mai ascoltato. Ma continuano a spuntare la viole…..


4

24 Maggio 2013 REGIONE

L a pol i ti c a dev e ri affer m a r e la s u a f u n z io n e e s s e n z ia le : d a r e i l d i r i tto a l l a vo r o a tu tti i ci tta d i n i

SENZA PROGRAMMAZIONE NON SI CREA OCCUPAZIONE Bisogna mettere in campo politiche concrete e durature con la predisposizione e non più procrastinabile, di un piano regionale sull’occupazione

E

’ a tutti evidente quale gravità ha raggiunto nella nostra Regione, i posti di lavoro che vanno in fumo, la nuova occupazione sempre più difficile da creare. La soglia della disperazione si è innalzata a livelli insostenibili specie nei giovani, che riprendono ad emigrare (2000 all’anno), e nelle famiglie chiuse nella loro tragica condizione di impotenza. E la cosa più preoccupante è che la speranza di poter creare nuova occupazione va scemando non solo nella società ma addirittura nella politica. È quindi improrogabile ed urgente che la questione del lavoro e dell’ occupazione siano poste al centro delle preoccupazioni di una società come la nostra, che non vuole rinunciare a proclamarsi civile, solidale, giusta e pacifica; e che sia obiettivo primario ed irrinunciabile di ogni azione politica, realmente orientata ad individuare soluzioni efficaci e condivise. La nostra regione primeggia nella spesa, soprattutto per i fondi europei, ma non riesce a porre rimedio al continuo aumento dei disoccupati e degli indigenti, ai posti di lavoro che vanno in fumo e alla mancanza di nuove opportunità. Sono anni che il problema della e zion pria a o r App ndebit i

disoccupazione, nelle politiche occasioni che il nostro territorio la corsa alla spesa. Bisogna scarregionali, viene considerato offre. Un piano che finalizzi a tare quei progetti che non lacome un qualsiasi capitolo della questo obiettivo le risorse finan- sciano traccia di occupazione programmazione. E non il ziarie disponibili sui vari tavoli alla chiusura dei cantieri. Un primo obiettivo concreto di una della programmazione, dal li- piano che sappia per quali fini un politica che voglia riaffermare la vello locale a quello nazionale e territorio è vocato e su quale svisua funzione essenziale che è comunitario ( in sintonia o con- luppo bisogna investire, eviquella di dare il diritto al lavoro dizionante il Piano Nazionale). tando che nel giro di pochi anni a tutti i cittadini. Un Piano per lo sviluppo locale lo stesso territorio venga benefiNon vi è famiglia da noi che che deve orientarsi verso il po- ciato per fini diversi con dispennon abbia in casa un disoccu- tenziamento dell’imprenditoria dio di risorse pubbliche. Di pato! E quel che è esempi a riguardo ce peggio è l’assuene sono tanti, uno fazione a tale conper tutti: in alcuni dizione che ci sta comuni, su terreni portando tutti alla resi irrigui, con firassegnazione, nanziamenti puballa convinzione blici, per fini di impotenza ortofrutticoli, si è nella costruzione permesso l’installadi un futuro mizione di pannelli fogliore. Ecco il tovoltaici pure con Vincenzo Giuliano motivo delle mie contributi pubblici. Presidente regionale dei Liberi e Forti di Basilicata richieste presLa politica lucana santi, anche se inascoltate in locale, la rivalutazione della non può sottrarsi al compito di questi anni, di porre il problema micro e della piccola impresa, il chiedersi come mai a fronte di del lavoro come elemento cen- recupero dell’artigianato, del- tante risorse che si continuano a trale, unificante e qualificante di l’agricoltura, lo sviluppo della spendere, i risultati siano ancora tutta la politica regionale, met- cooperazione, e insieme deve così deludenti? Perché non cretendo in gioco tutte le risorse mirare ad utilizzare le opportu- dere sul tanto proclamato, in umane, materiali ed istituzionali nità materiali ed umane esistenti passato, sviluppo autopropulsivo che la Regione dispone. Bisogna sul territorio, privilegiando in dei nostri territori? Perché dobmettere in campo politiche con- ogni caso e in tutti i suoi inter- biamo dipendere sempre da crete e durature con la predispo- venti, le attività ad alta intensità qualcuno quando le condizioni sizione , non più procrastinabile, di manodopera. Dovrà essere favorevoli le teniamo in casa e di un piano regionale sull’occu- l’occupazione che si crea, a non le sfruttiamo? Nella mia pazione; un piano strategico con medio e lungo termine, il metro lunga esperienza di Sindaco di cui costruire una mappa delle di valutazione dei progetti e non un piccolo Comune lucano ho

BASILICATA 2.0 ADESSO O MAI PIU’ MA A CERTE CONDIZIONI

uardiamoci intorno. Infrastrutture zero. Lavoro affondato. Agricoltura fuori gioco. Edilizia nelle mani di pochi oligarchi che, nel fare il bello e cattivo tempo, sono finiti sotto il temporale della crisi Artigianato nel dimenticatoio. Il turismo esiste nella fantasia di ipocriti propagandisti dell’Apt. Disoccupati in crescita esponenziale. Cassa integrati in salita verticale. Giovani senza speranza. Insomma, la Basilicata è col culo per terra. E’ colpa della crisi? No, basta. E’ colpa del sistema mediocre costruito in decenni di mal governo. Senza fare di tutta l’erba un fascio dobbiamo ammettere che i mediocri sono ovunque. Nella politica, nei partiti, nella pubblica amministrazione, negli enti sub regionali, nei Comuni, nella magistratura e nella cosiddetta società civile. Siamo circondati. E nelle aziende? Una realtà imprenditoriale inquinata da un sistema deviato. Imprese col cappello in mano, o con le buste bianche, pronte ad accordarsi con certi settori della politica e della pubblica amministrazione. In questo bel panorama c’è anche il politico che “ruba” il caciocavallo e l’orsacchiotto. Una Regione così ridotta è conseguenza di un sistema di mediocrità diffuso. Oppure è figlia del malaffare. Dopo tutto quanto è successo l’unica alternativa è costruire una Basilicata 2.0. Un’evoluzione necessaria, senza la quale crollerebbe ogni speranza. Quale evoluzione? Un’evoluzione la

G

seguito sempre questa strada e posso dirvi che è stata la strada più idonea, la più praticabile per conseguire risultati positivi sia sul piano occupazionale che sulla qualità della vita. Non a caso Venerdì di Repubblica nel 2000 ci posizionava tra i primi trenta Comuni dove si viveva meglio in Italia. La stessa emergenza occupazionale non può essere affrontata con strumenti una tantum, che per quanto meritevoli sul piano dell’intuizione e dell’ impatto sociale, hanno dato scarsi risultati, attestandosi esclusivamente assistenziali, proprio perché non incanalati in un progetto organico di sviluppo occupazionale. Una politica sociale che se non finalizza i propri interventi al rientro dei disoccupati nel mondo del lavoro e alla loro valorizzazione come risorse umane rischia di diventare autoreferenziale e addirittura offensiva della dignità della persona. Non è più tollerabile che la disoccupazione rimanga solo dramma individuale e familiare, e non come dovrebbe essere un problema sociale a cui la politica da quella nazionale, regionale e locale deve dare risposte. Vincenzo Giuliano

più moderna possibile. E cioè senza vecchi schemi feudali. Vale a dire centinaia di migliaia di cittadini che smettono di camminare sulle quattro zampe e imparano a mantenere l’equilibrio su due gambe. Un’evoluzione verso il futuro. E cioè sviluppo. Vale a dire svolte radicali nella programmazione della spesa e degli investimenti. Basilicata 2.0 non può essere l’evoluzione della specie politica che ha governato questo territorio per decenni. Non può essere il passaggio dalla mediocrità alla sufficienza. Sarebbe l’ultimo, fatale, fallimento. La Basilicata di domani si costruisce lontano dagli appetiti personali e dalle pretese di carriera di chi oggi ritiene di salire sul piedistallo per causa delle disgrazie dei propri “commilitoni”. La Basilicata 2.0 neanche si costruisce con le cosiddette “novità”. A volte si tratta di avventurieri che credono di avere le soluzioni in tasca, ma non hanno neanche le tasche. Personaggi di secondo piano con la cresta altezzosa, improvvisati esperti di sviluppo e di politica. Vissuti nell’ombra, aspirano al piedistallo. Tanti galli che vogliono il dominio del pollaio. Questa Basilicata, vecchia e nuova, fa paura. Bisogna ripartire dall’umiltà, dalla coscienza del limite, dalla saggezza e dalla concretezza. Soprattutto, bisogna sconfiggere tutte le mediocrità. Anche quelle travestite da “Masaniello”. Michele Finizio da basilicata24.it


5

24 Maggio 2013 CITTA’

Piazza Prefettura Potenza

STORIA DI UNA CONTESTAZIONE Cittadini abituati a piegare la testa ai governanti ma anche a palesi storture erto che a parlare di contestazione a Potenza, ci vuole coraggio. Raramente, se non quasi mai, si sono verificate aperte disapprovazioni all'agire amministrativo e, soprattutto, politico. Un popolo, quello lucano, abituato a sopportare, e usiamo questo verbo

C

zione dovesse arrivare da un manipolo di Hulligans inglesi o, peggio, da terroristi di mestiere. Addirittura le telecamere della più importante televisione regionale decisero di dare spazio a questo manipolo di folli che aveva deciso di sfidare apertamente la decisione di

per non andare su uno un po’ più pesante: subire. Cittadini abituati non solo a piegare la testa ai governanti, ma, anche di fronte a palesi storture , delle quali l'urbanistica rappresenta solo una parte, stringersi nelle spalle e tentare perfino di giustificare tutto ciò che viene calato dall'alto, manco fosse la Provvidenza stessa a decidere. E così, quando un Comitato spontaneo di liberi cittadini decise, il pomeriggio del 13 ottobre 2012, di organizzare dapprima una conferenza stampa e poi addirittura una protesta vera e propria all'inaugurazione della nuova Piazza Mario Pagano, la sorpresa prima, e poi quasi lo sgomento, la fecero da padrone nelle fila dell'Amministrazione comunale.. La quale, assolutamente non abituata ad essere contestata nel suo agire, organizzò una serie di misure di sicurezza quasi che la contesta-

riqualificare (questo il termine usato) la piazza della storia della città. E così contestazione fu. Non clamorosa, non necessariamente distruttiva nè feroce, ma pacifica, dai toni contenuti, civili e democratici. Insomma una normalissima manifestazione di dissenso. La cui espressione più evidente fu uno striscione con una scritta semplice quanto diretta che recitava la frase: "Ladri di Storia", poiché a noi tali sembravano coloro che, in barba ai sanpietrini e ai basamenti, ai lampioni classici e, soprattutto, alla meravigliosa Croce di Winspeare che era ben visibile a terra attraverso un gioco di sistemazione della pavimentazione, che dava l'effetto "a croce", si erano arrogati il diritto di cancellare le tracce della tradizione e portare la piazza verso una concezione di modernità che molti cittadini non hanno gradito. Sulla riqualificazione della piazza, ad

esempio, ricordo che i primi pareri di tantissime persone furono estremamente contrari. Non controversi, contrari e basta. Noi, come Comitato spontaneo che si era contraddistinto per aver portato alla luce altre battaglie civiche, tra le quali una netta contrapposizione al provvedimento della ZTL nel centro cittadino (che oggi è stata drasticamente ridimensionata dopo aver contribuito ad una drastica riduzione delle economie del commercio cittadino), pensammo che anche l'operazione di rinnovamento della piazza non era una idea opportuna, per una serie di ragioni. Prima di tutto contestammo i lavori della piazza, non in quanto tale, ma perchè, contrariamente alle verità che ci erano state vendute, la piazza una Storia ce l'aveva. E se la piazza aveva una Storia noi cittadini potentini e lucani avevamo ritenuto di dover esplicitare un diritto, alla Storia direttamente commisurato: quello di doverla difendere. Non avevamo la forza di un esercito, nè le braccia di mille soldati, ma la fierezza di dire: "Non ci stiamo". E non era soltanto la piazza a non piacerci, ma l'insieme farraginoso e scomposto di una politica altrettanto confusionaria e improvvisata. Di cui la piazza era simbolo, riassunto, nella sua schizofrenia progettuale e realizzativa, visti i continui stravolgimenti che il progetto originario della compianta Gae Aulenti aveva poi subìto nel corso degli anni, sino ad arrivare ad una realizzazione che rappresentava non già quanto previsto dal progetto originario, ma una sintesi delle sue più articolate e – ci si consenta di dire – improvvisate, variazioni sul tema.

Prima il pavimento doveva essere nero, poi è uscito bianco, prima i pali dovevano essere sistemati su due lati (lungo Via Pretoria e davanti al Palazzo della Prefettura), poi li hanno realizzati su tutti e 4 i lati, all'inizio ne erano previsti 16, invece ne hanno acquistati 41, ma sistemati 24, poi l'opinione del momento era che li avevano messi a mò di prova, della serie: "vediamo come stanno", e ancora oggi nessuno può escludere che ne possano anche togliere qualcuno. Come si chiama questa? Noi la chiamiamo schizofrenia, confusione, improvvisazione. E se permettete, la piazza centrale della città non merita improvvisazione. Se siete indecisi, non toccate nulla. Ultima considerazione sulla piazza.

stema di illuminazione che ha esaltato la storicità dei palazzi intorno, in particolar modo il teatro Stabile e la Prefettura, tornati a splendere come non mai. Ma facciamo attenzione: non è la nuova piazza ad esaltarli, sono dei sistemi verticali di illuminazione che li pongono finalmente in bella evidenza. Bastavano allora 20, 30 mila euro ed un accurato studio di illuminotecnica per risolvere i problemi della riqualificazione della piazza (non oltre 2 milioni) e il resto destinarli a sistemare una parte del centro storico circostante che appare veramente degradato, oppure dedicarli ad altre, ben più gravose, emergenze che la città lamenta. Questa è, alla fine, la considerazione più importante dalla quale questo Co-

Piace, non piace, è bella, è brutta, i pali la arricchiscono, la rendono meno piazza, ecc. ecc. Non entriamo nel merito se la piazza può piacere oppure no. lasciamo questo giudizio ai cittadini e, soprattutto a chi dovrà giudicare questa ed altre scelte della pubblica amministrazione, che sono i posteri di manzoniana memoria. Quello che è veramente bello è il nuovo si-

mitato è sempre partito fin dal suo primo vagìto di contestazione: ma Potenza, con tutte le emergenze sociali, urbanistiche, ambientali, di scadente vivibilità, eccetera, doveva proprio mettere la riqualificazione della piazza centrale cittadina al primo posto della sua agenda? Dino De Angelis

POTENZA "QUARTIER GENERALE" Breve analisi socio-urbanistica della città capoluogo . quartieri di Potenza sono definiti sostanzialmente dalle costruzioni, solo per alcuni di essi è anche possibile individuare un'area geografica con specifici caratteri topografici o la presenza di particolari tratti storici e architettonici. Con la ricostruzione post terremoto, la città si "arricchisce" di edifici caratterizzati da un'imponente verticalità, con costruzioni che spesso superano i 10 piani e che, per coloro che arrivano dalla Basentana, danno l'impressione di enormi muri sovrapposti: una gradinata di palazzi con finestre che aprono su altre finestre. Ciò che colpisce lo sguardo del visitatore è questa massiccia concentrazione di palazzi in alcune aree, costruiti senza tenere in alcuna considerazione il fatto che la città dispone di un territorio assai vasto (174 chilometri quadrati). La sensazione che si avverte circolando nei quartieri di più recente costruzione è quella di trovarsi di fronte ad ambienti urbani che non assolvono alcuna funzione identitaria, se non quella dormitorio. "Forse non esiste in Italia altra città in cui l'antico volto sia stato sopraffatto e cancellato così prepotentemente, e le cui ragioni urbanistiche o anche soltanto del buon senso, siano state così completamente ignorate" (Fabbri, 1982). Lo stesso Giorgio Bocca in un suo articolo del 1969, parlando di Potenza, riferisce di "grattacieli zoppi".

I

La crescita urbanistica potentina sembra essere avvenuta senza nessuna reale programmazione; anche quando i piani urbanistici sono presenti, l'iter di approvazione è così lungo che essi risultano obsoleti ancor prima di essere attuati. Ecco così nascere e svilupparsi, attorno al centro della città, la presenza sempre più massiccia di quartieri caratterizzati, di norma, da una scadente qualità della vita. Infatti, al di là di alcune associazioni culturali operanti sul territorio, l'offerta complessiva di vivibilità è piuttosto scadente, e questo colpisce le categorie più deboli in quanto non autosufficienti: anziani e bambini. Il problema della marginalità riguarda in maniera trasversale tutti i quartieri, con piccole e significative eccezioni che sono costituite per lo più dalla capacità posta in essere da parte degli abitanti del singolo rione che, in casi sporadici, sono riusciti a creare al loro interno delle condizioni per migliorare il grado di aggregazione. In generale mancano strutture dedicate alla ricreazione, piccoli spazi urbani attrezzati, parchi pubblici o luoghi al chiuso per accogliere anziani e giovani. Tra le priorità di intervento, viene privilegiata dall'alto la possibilità di rendere utilizzabili - facendone a volte dei punti di forza - le opere che nessuno ha mai chiesto ma che sono lì a far bella mostra di sé, rappresentando, a volte, una sorta di ricerca del-

l’effimero.È proprio verso una razionalizzazione di intervento che, insieme ai rappresentanti di quartiere, a singoli cittadini e associazioni sensibili al problema, il Comitato 13 Ottobre ha cercato di analizzare alcune questioni scottanti che riguardano la periferia potentina, inquadrando delle soluzioni senza alcuna pretesa di assolutezza, ma individuando risposte concrete alle esigenze di una cittadinanza non tenuta in alcuna considerazione. Potenza, purtroppo, è piena di interventi privi di ricadute positive sulla collettività e che non hanno apportato alcuna utilità lì dove allocati. Il progetto QUARTIER GENERALE del Comitato 13 Ottobre ha fortemente voluto la partecipazione diretta da parte dei residenti per elaborare proposte sensate e misurate sulle reali necessità, invertendo la modalità degli interventi calati dall’alto.Si è così tentato di far emergere la consapevolezza che solo chi vive quotidianamente il proprio rione riconosce le vere necessità che lo riguardano ed è, pertanto, in grado di suggerire modalità di intervento socialmente apprezzate ed economicamente sostenibili. Comitato 13 Ottobre


6

24 Maggio 2013 CITTA’

Tr a p a s s a t o , p r e s e n t e e fu tu r o

L’EVOLUZIONE DEL CENTRO STORICO DI POTENZA Acceso dibattito sulle condizioni in cui versa

P

er trattare del Capoluogo di Regione, eccoci a parlare di Centro Storico, tanto per non farci mancare anche una piccola dose di ricordi. Per coloro che, come me, sono nati e cresciuti nella parte più vecchia di Potenza, quella compresa tra la Torre dei Guevara e il borgo di Santa Lucia, non è facile digerire, seppur inevitabile farlo, l’evoluzione dei luoghi e degli standard di vivibilità di quello che fu il cuore pulsante della potentinità. Il dibattito sulle condizioni in cui oggi esso versa si fa giorno per giorno più acceso. Da un lato coloro che lo popolano, i quali desidererebbero il ritorno di tutti quei servizi che, per esigenze logistiche, sono stati spostati in altri rioni, lasciando però il Centro orfano finanche di una delegazione, e cito a titolo di esempio il servizio anagrafico municipale, di recente rimosso dai locali di Via 4 Novembre senza essere reimpiantato in altra sede. Dall’altro lato il resto della cittadinanza e, doctum doces, certa Amministrazione, a trascurarlo a tutto favore dei nuovi e meglio carrabili rioni. Eh, già, perché si è sempre detto dei potentini che gradirebbero arrivare anche a tavola servendosi dell’automobile. L’utilizzo del trasporto privato

che in Centro Storico facilmente congestiona il traffico, però, andrebbe disincentivato non già con discutibili chiusure al traffico, leggasi ZTL, ma rendendolo meno conveniente nei tempi di percorrenza, come dal punto di vista del costo, il che oggi non guasterebbe. Sarebbe auspicabile l’organizzazione del trasporto urbano in maniera integrata, comprendendo il servizio di autobus, di metropolitana e di scale mobili riuniti in un unico biglietto orario e senza limitazione di utilizzo, ma soprattutto facendo in modo che i tempi d’attesa siano ridotti ad un limite accettabile. Non è questa la sede opportuna per approfondire quanto già abbondantemente ma mai sufficientemente discusso al riguardo, ma nell’ottica del recupero della storica funzione di “salotto buono” da parte del Centro, non si possono tralasciare certi interventi che appaiono necessari per ridare vita al rione che, per le sue caratteristiche, bene si presta ad assumere il ruolo di un grande ed acconcio

NUOVI INVESTIMENTI PER IL CAPOLUOGO

UN ALTRO LIBRO DEI SOGNI? ntro il prossimo anno saranno mobilitati 135 milioni di euro per la città di Potenza. Questa cifra scaturisce dal programma plurifondo con risorse derivanti dal PO FESR per 20 milioni di euro, dal piano di sviluppo e coesione per 41 milioni di euro, da fondi del Ministero delle Infrastrutture per 23 milioni di euro scaturenti questi ultimi da bandi nazionali che l’Amministrazione comunale di Potenza si è aggiudicati, da un milione di euro derivanti direttamente dalla Regione Basilicata e 50 milioni di euro di partnership privata di cui 14 provenienti da fondi Statali e regionali. Le risorse sono tutte disponibili grazie ad accordi di programma, intese interistituzionali ed atti amministrativi già definiti. “Si tratta di una boccata d’ossigeno –ha spiegato il Sindaco Santarsiero- che certamente non risolverà la grave crisi che attanaglia tutte le forze produttive ed economiche della città, ma che certamente aiuterà a respirare. Il piano di investimento –ha detto- nasce con un punto di partenza chiaro e preciso. Quando si è dovuto pensare a cosa proporre per l’utilizzo dei fondi europei, ciclo di programmazione 2007-2013, l’Amministrazione comunale di Potenza ha fatto una scelta di fondo rinunciando all’idea di una banale elencazione di opere che nella loro sommatoria non avrebbero fatto un progetto. Di qui la definizione di una strategia più ampia, proiettata nel futuro, denominata Potenza 2020 fatta di obiettivi generali, obiettivi strategici e linee di azione e progetti che, dopo essere stata

E

Centro Commerciale, sede di contenitori culturali e ganglio amministrativo, a patto di restituirgli certi angoli che rimandano la memoria a ciò che è stato negli anni trascorsi. Chi ha oltrepassato la mezza età ricorda con rimpianto come fossero popolati alcuni angoli del Centro Storico che, a onor del vero, dopo reiterati quanto inopportuni interventi

“di riqualificazione”, oggi di storico conserva poco o nulla. Come dimenticare il mercatino di Piazza Duca della Verdura, con la pensilina ed i banchi in pietra che la sera della vigilia di Natale brulicavano di pescivendoli che imbonivano a voce alta la propria mercanzia, e durante tutto l’anno ospitava i banchetti dei contadini venuti in città a vendere i prodotti della propria terra. Chi può dimenticare il colorato e chiassoso

Mercatino dei Poveri, quello in Via Beato Bonaventura, oggi luogo silente, anonimo, trascurato e adibito a parcheggio in una strada molto importante ma da anni chiusa al traffico per la realizzazione di garage privati… E che dire della bella piazzetta di Largo S.Giovanni, inspiegabilmente eliminata per fare posto ad un muretto a zigzag e ad un paio di tristi e deserte terrazzette intitolate, dal 19 marzo 2009, Largo Tommaso Pedio, orrendo biglietto da visita per chi accede al Centro attraverso l’antica Porta San Giovanni. La ricordo bene, la piazzetta di San Giovanni, popolata dalle baracchette verdi in cui si vendevano le cose più disparate, dai giocattoli di Mimì ai generi alimentari dei Padula, dai filati, merletti e bottoni dei Ruggieri a finire all’ultimo vero artigiano stagnino, il Sig.Vito, che ricordo come un vecchietto minuto, taciturno ma sempre di buon umore. Oggi, per recuperare almeno un pizzico dell’antico e caratteristico motivo del Centro Storico, oltre alle lodevoli iniziative quali… quali… beh, ce

definita e valutata in una serie di incontri con mondi produttivi, associativi, sindacali, professionali ecc. è stata successivamente approvata dal Consiglio Comunale.” Il documento, oltre a recepire le sollecitazioni maturate sia all’interno degli uffici sia in tutti gli incontri fatti, fa sintesi di una serie di strumenti di cui l’Amministrazione si era dotata come il Piano Urbano della Mobilità, il preliminare del Piano strutturale metropolitano, il regolamento urbanistico, il piano di trasporto pubblico locale, il piano di protezione civile e quello per i servizi sociali. “E’ così – ha aggiunto Santarsiero- che il nostro Piano di investimenti si è po-

tuto arricchire di risorse messe a disposizione dall’Europa, dallo Stato, dalla Regione e dai privati.” “Entro un anno –ha detto il sindaco- tutte le risorse dovrebbero essere mobilitate. Da subito si dovrebbe procedere all’impegno di 9 milioni e 300 mila euro di aiuti alle imprese. Di questi 5,2 MLN euro saranno impegnati da subito a favore delle Piccole e Medie imprese operanti nella città di Potenza attraverso lo scorrimento delle graduatorie dei bandi, Startup e Spinoff (2,5 milioni di euro) e

ne sarà almeno qualcuna, ma non mi sovviene, gli Amministratori potrebbero richiamare i cittadini per le vie del centro distribuendo, ad esempio, i banchi del Mercatino delle cose usate e d’altri tempi tra i vari siti che già furono di scambio. Potrebbero anche ripristinare l’antica piazzetta San Giovanni e dotarla nuovamente di prefabbricati lignei, magari come quelli usati per i Mercatini di Natale, concedendoli in locazione anche a giovani, possibilmente autoctoni, che vogliano intraprendere piccole attività commerciali e a quegli ambulanti che ancora tentano di vendere lì frutta e verdura, tristemente appoggiando la mercanzia sui muretti. Ridare vita al Centro popolando le sue piazzette e i suoi vicoli sarebbe un gradevole modo di restituire il caratteristico, antico, e pur sempre gradevole modo di essere un naturale centro commerciale all’aperto che sicuramente i potentini mostrano di gradire, a giudicare dagli accessi e dalla frequentazione che comunque nessun divieto amministrativo o Zona a Traffico Limitato che sia, riuscirà a deviare verso altre e più moderne zone della città. S.G.

click day (2,7 milioni di euro). Successivamente entro 60 giorni saranno emanati sempre per le PMI operanti nella città di Potenza due bandi, il primo per 2,1 MLN euro nel settore ricerca e sviluppo e l’altro di 2 milioni euro nel settore sociale.” Per il resto del programma da sottolineare il bando in corso di pubblicazione con scadenza il 29 luglio 2013 da parte delle FAL (individuato soggetto attuatore dal Comune) per 9,85 milioni di euro destinato al primo lotto della metropolitana. Il resto degli interventi vanno dalla attuazione dei 360 alloggi di edilizia sociale del piano nazionale città, ai 18 interventi di riqualificazione urbana già presentati del fondo di Sviluppo e coesione,alla Casa dello studente per 15 milioni di euro con soggetto attuatore l’Università di Basilicata, al secondo lotto della metropolitana per 11 milioni di euro il cui bando dovrebbe essere emesso entro i prossimi 30 giorni. “Il programma –ha detto il Sindaco - rappresenta il punto di arrivo di una azione amministrativa sviluppata negli ultimi anni nell’ambito di una visione globale di sviluppo della città.” Il Sindaco ha garantito che ci saranno ulteriori incontri sia per monitorare e seguire lo stato di avanzamento dell’intero programma sia per avviare la fase di definizione del piano di interventi da candidare per il prossimo ciclo di programmazione 2014-2020 che porterà inevitabilmente ad una implementazione della strategia Potenza 2020. Santarsiero ha anche detto che presterà attenzione ai bandi per opere al di sotto di un milione di euro, in modo da poter meglio sostenere le realtà imprenditive locali.


7

24 Maggio 2013 COMUNI

G ir o s t o r ic o - c u lt u r a le d e lla Ba si L u ca n i a

PIGNOLA IL PAESE DEI MASTRI Una comunità che ha l’arte nel sangue e

U

n illustre emigrante lucano ( Orazio Flacco da Venosa ) affermava : Un popolo che dimentica il proprio passato è un popolo senza futuro. E’ da questa affermazione che voglio partire per raccontare storie di uomini che hanno esportato fuori dai confini regionali (nessuno è profeta in patria) la cultura, il genio e l’inventiva lucana in tutto il mondo. La prima tappa del nostro giro parte da Pignola e dalle sue fonderie. Pignola è a pochi chilometri da Potenza.Cittadina sempre attiva

che promuove numerosi eventi : culturali, teatrali e spettacoli musicali. E’ come si suol dire, un paese che ha l’arte nel sangue e non riesce a stare fermo.Perché i fonditori di campane ? Pignola è conosciuta come la cittadina dei mestieri, infatti dagli anni 50 nella città di Potenza e non solo hanno fatto scuola artigiani Pignolesi e Pantanesi. Il capoluogo era ricco di: Barbieri, marmisti, falegnami, carrozzieri, pasticcieri, meccanici e scalpellini tutti originari di Pignola e che hanno insegnato i mestieri ai ragazzi di bottega quasi tutti potentini. In pochi sanno che Pignola è stata non solo la patria di valenti scalpellini (noti sono i suoi portali) ma anche di maestri fonditori di campane e, due casati si sono distinti in questa non facile arte, gli Olita e i Bruno . Tutte e due le famiglie come è naturale cercarono di primeggiare in questa arte , ma come si dice :(

L’unione fa la forza ) si fusero anche loro grazie al matrimonio tra Nicola Bruno e Giuseppa Olita. Girolamo Olita, nato a Pignola nel 1786 da Luigi e Orsola Amorelli apprende l’’arte dal nonno e lo fa così bene che le campane realizzate dall’Olita sono di una così alta qualità che l’opera del maestro viene richiesta non solo in regione (realizza la campana di San Canio per la

non riesce a stare ferma chiesa madre di Acerenza) ma anche in Puglia dove diverse sono le sue realizzazioni; Trani, Foggia, Mesagne, per la chiesa di San Michele Arcangelo, (questa campana nonostante i secoli passati è ancora attiva e dai mesagnesi viene detta vecchio campanone ) in Calabria fuse una campana per la chiesa madre di santa Maria vergine di Polistena in provincia di Reggio Calabria. E ritornando da Reggio ne fuse una per la chiesa madre di V i b o L’arte dei maestri fonditori varcò i confini nazionali fino alla terra di Palestina . la loro bravura giunse alle

orecchie del Papa , che cedendo alle suppliche di alcuni frati minori di un convento Palestinese fece realizzare dal maestro Olita una Campana di pregevole fattura . Questi sono piccoli tesori nascosti dei Lucani che portano luce nel mondo. Ma quando i lucani illumineranno loro terra? Bettino Minici

CASTELSARACENO LE PALE EOLICHE AL POSTO DEL PINO LORICATO l Monte Alpi offre agli occhi del viandante che risale dalla provinciale dell’Armizzone un panorama mozzafiato. Il sito ambientalistico, che fa parte del Parco Nazionale del Pollino, è di interesse naturalistico, tanto è vero che la parete ovest del massiccio, è popolata da numerose specie di pino loricato, una varietà rarissima di conifere, che cresce solo a tratti sul Pollino, mentre qui ve ne sono numerosi esemplari. In più occasioni il Circolo Regionale Culturale e Politico dei “Liberi e Forti” ha denunciato la forzata convivenza dell’industria petrolifera con la produzione DOC, IGP: ad esempio, canestrato di Moliterno, Fagiolo di Sarconi, Mele della Val d’Agri, Grottino di Roccanova ed altri. Adesso dobbiamo convivere non solo coi pozzi petroliferi, i parchi nazionali e regionali attigui agli impianti di estrazione, quand’anche con l’insediamento di nuovi impianti di energia alternativa a macchia diffusa in tutto il territorio regionale. Questi, oltre a deturpare il paesaggio, rendendolo simile alla Mancia, dove c’erano i mulini a vento contro i quali Don Chisciotte sferrava i suoi attacchi invano, non portano abbastanza utile alle comunità, nei comuni dove sono stati istallati. E ti trovi campi di pannelli solari, invece che di grano, ovunque e pale eoliche invece di mulini che sarebbero più utili alla macina del grano. La responsabilità naturalmente non si deve attribuire alle fonti energetiche in sé quanto alla politica regionale, dispersiva e servilista. Il caso di Castelsaraceno ha suscitato tanto scalpore tra la popolazione locale, tanto è vero che è stato già

I

denunciato dal Dottor Fontana Angelo sulla stampa e dal Dottor Pasquale Gallo su di un noto social network. La politica ambientale del comune di Castelsaraceno, basata su “ponti tibetani”, sulla valorizzazione ambientale, sui prodotti tipici, di cui tanto si parla, non può conciliarsi, con la devastazione selvaggia del territorio. Con il proposito di sviluppare un’area a vocazione turisticoambientale, quale quella dell’Armizzone e del Monte Alpi, noi proponiamo innanzitutto che la pala sussistente venga subito rimossa e che non vengano istallate altre pale in quel sito e poi di cercare altre fonti di produzione e di sviluppo che siano più compatibili e consone al territorio e che mirino piuttosto a potenziare il turismo, magari portando a regime la rete viaria che è fatiscente, sperando che in questa campagna elettorale si metta mano anche alla Racanello dopo trent’anni. Concludendo cosa vogliamo fare affinché il nostro territorio si sviluppi e venga messo nelle stesse condizioni di alcune aree della Basilicata? Vogliamo le pale eoliche? Magari estese in tutto il territorio comunale? Vogliamo che il turista goda dei nostri paesaggi, magari con la costruzione del ponte tibetano e della Racanello, nella speranza a breve termine. Le amministrazioni devono rispondere a questo interrogativo profondo che riveli la vera identità della nostra terra. Prossimamente a questo proposito, sarà tenuto, proprio a Castelsaraceno, un convegno con Fare Ambiente Basilicata e con tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti del nostro TERRITORIO.

MONTE ALPI


8

24 Maggio 2013 COMUNI

Nei piccoli centri lucani manca lo spirito imprenditoriale turistico

CAMPOMAGGIORE UN PAESE FANTASMA? Giuseppe Damone, un giovane studioso lucano, rivaluta invece le potenzialità storiche del luogo

N

on stupisce affatto il fascino che riescono tuttora a trasmettere tanti piccoli borghi della nostra terra, a volte così immersi in un'atmosfera di altri tempi da sembrare davvero usciti dalla penna di Carlo Levi. Quel che stupisce invece è la mancanza di spirito imprenditoriale turistico che di certo altri scenari avrebbero valutato. Eppure c'è qualche eccezione che conferma che tutto si può fare anche in Basilicata: Campomag-

giore è un esempio di come un paese sconvolto da una catastrofe naturale abbia saputo trarne esperienze culturali ed economiche nuove da farne emergere una vivacità diversa, e per certi versi sorprendente. Sì, perché ciò che distingue ruderi abbandonati di un vecchio paese da rovine che ancora sanno parlare di se è nella capacità di trarne sempre un’emozione, come quando si ascoltano vecchi racconti di un passato lontano dalle parole di anziani sull’uscio delle loro abitazioni immerse nei vicoli dei nostri centri. Ecco perche i sogni di una

città utopica sono i sogni della nostra gente. É davvero un paese fantasma? Lo chiediamo a Giuseppe Damone, un giovane studioso lucano particolarmente legato al centro di Campomaggiore perché oggetto della sua tesi di laurea, e di ulteriori approfondimenti storico-architettonici anche successivi. L’intervistato ci tiene a precisare che una volta iniziate le sue ricerche e i suoi studi non “ha potuto più smetterne” di ricercare e approfondire aspetti

storici ed architettonici viste le emozioni che questo piccolo centro riesce a suscitare. “Campomaggiore ha una storia profonda fatta di uomini e sogni, dove una famiglia di feudatari, i Rendina, hanno saputo perseguire il benessere comune, di una comunità che nasce e cresce con loro. Basti pensare, per dare dei riferimenti storici, che da soli ottanta abitanti del 1741 si giunge ai millecinquecentoventicinque nel 1885, una crescita notevole della popolazione legata alla politica sociale perseguita dai conti Rendina. A tutti gli abitanti erano

riconosciuti gli stessi diritti e gli stessi doveri: è questa la vera utopia sociale. E di questa storia si può leggere in antichi documenti e nelle pietre del vecchio centro abbandonato dopo la frana del 1885; Campomaggiore è una ghost town tutta lucana. Visitare i ruderi è come fare un viaggio in una realtà incantata, dove il tempo sembra essersi fermato e dove la natura lentamente riconquista i suoi spazi. Un sito che consiglio di visitare anche ai meno appassionati di storia ed architettura per le forti emozioni che riesce comunque a suscitare. Sarà anche una città fantasma, ma il cuore dei ruderi ancora batte ed emoziona”. Ma il nostro intervistato ci tiene anche a precisare che il fascino di Campomaggiore non è solo circoscritto al parco dei ruderi del paese fantasma, ma anche al nuovo centro abitato. “ Se il vecchio centro è affascinante per le sue peculiarità storiche ed architettoniche, certo non è meno il nuovo paese costruito a partire dal 1886 e completato, per quanto attiene la parte storica, nel 1938. Lo schema urbano, alcuni monumenti e tutto l’excursus ricostruttivo dopo la frana lo rendono un esempio vincente di ricostruzione. Basti pensare che il paese è riedificato secondo un preciso volere progettuale di cui ci è pervenuto un Piano Regolatore Generale del 1886. È quanto emerso anche nel corso dell’ultima Biennale dello Spazio Pubblico tenutasi a Roma la scorsa settimana dove ho avuto il piacere di presentare un intervento proprio sul tema della ricostruzione di Campomag-

giore”. E aggiunge “Credo che tanto si sia già fatto, ma molto altro si può ancora fare per il recupero e la tutela di questo centro. E se la sua storia e la sua bellezza architettonica hanno saputo catturare me che non sono nato e non vivo a Campomaggiore, ritengo che per tutti i Campomaggioresi che vivono quella realtà il desiderio di riscoperta a fini turistici del loro territorio sia un tema che hanno molto a cuore”. Crediamo davvero che l’entusiasmo e la voglia che trasmettono giovani cosi meritino di essere apprezzati e che gli sforzi di una comunità così attenta nel valorizzare il proprio territorio con manifestazioni teatrali, come quella dedicata

alla città dell’utopia, debbano essere ricompensati per non far diventare anche queste realtà piccoli fantasmi in un territorio arido . Carolina Barone

GUARDIE AMBIENTALI ECOLOGICHE di LAVELLO ' stata inaugurata a Lavello la sezione Regionale delle Guardie Ambientali presieduta da Pasquale Mosca. In una platea numerosa e attenta il presidente Mosca ha illustrato, con dovizia di particolari e profonde riflessioni, il programma e gli intenti di questa neonata associazione regio- da sinistra: Fabbrizio, Baccari e Mosca nale illustrando i temi su numerosi e certamente, non esaustive problematiche della Regione e del proprio comune Numerosi gli ospiti intervenuti. Tutti di elevato spessore culturale e professionale. Per l' Associazione FARE AMBIENTE è intervenuto: la Presidente Dr.ssa BACCARI Patrizia , che ha disegnato una terra ricca e accogliente ma con numerose problematiche su cui l'associazione sta intervenendo, seppur con gravi difficolta' ed ostacoli; il Responsabile del Comitato scientifico, dott. Donato Fabbrizio, che ha illustrato come la scienza e, in particolare, la ricerca scientifica puo' essere determinante per la salvaguardia del nostro pianeta anzi usando in modo intelligente le risorse che madre natura mette GRATUITAMENTE a disposizione; il dott: Dragonetti Stefano delle GUARDIE ECOOZOOFILE di FARE AMBIENTE che si è soffermato su alcuni doveri inerenti il proprio corpo di vigilanza. Vibrante , profonda e piena di

E

sentimento, sicuramente anche dovuta alla sua appartenenza partenopea, la relazione del Dott. BISCARDO Francesco, responsabile regionale Campania delle GUARDIE AMBIENTALI ECOLOGICHE che ha sostenuto fortemente l'iniziativa del Presidente Mosca e ha parlato delle criticita' nell'affrontare questo impegno specialmente in una zona ,fortemente infiltrata da malavita ambientale, quale la Campania. Intervento ed auguri anche da parte del rappresentante delle Guardie ecologiche della provincia di Foggia Francesco Volpicelli. Saluti ed auguri anche se non presente per precedenti ed inderogabili impegni assunti dal Presidente dell'associazione regionale LIBERI E FORTI , presieduta dal Prof. Vincenzo Giuliano e dal Presidente di LUCANIA LIBERA, dott. Giuseppe Postiglione. Al termine della serata, con un commosso ma determinato discorso, il ringraziamento del Presidente Mosca che ha stretto in un abbraccio virtuale ma sincero i presenti e gli abitanti di Lavello. D.F.


9

24 Maggio 2013 COMUNI

cheo-industriale, per i milioni di anni che serviranno a far sbraitare i raggi fecondi che dagli atomi accarezzano ogni cosa. Tutto è fatto di atomi e vuoto, diceva DeLA VAL D’AGRI SAUDITA questa è proprio la Basilicata, terra antica e bella, che significa terra dei re, Sviluppo e sottosviluppo dell’entroterra lucano mocrito: come i Bizantini l’avevano denominata. Eppure l’industria del lupo Fenrir che caccia er chi dovesse scendere in macchina da Potenza e dal nord attraversare la Val vampe di fuoco dà da lavorare e da mangiare a migliaia di famiglie, tanto che non d’Agri, antichissima valle abitata fin dai primordi della storia, citiamo solo a mo’ bastando i locali molti vengono da fuori, perché sono più specializzati, mentre i nostri d’esempio Grumentum, vi scorgerebbe uno spettacolo straordinario. Siamo in piena, vengono abilmente addestrati con corsi di zappettatura e di filatura. Ma è giusto non diciamo seconda, poiché è troppo, ma terza rivoluzione industriale. Ve ne po- così, infatti, d’ora in poi, per il sopraggiungere della crisi del nuovo 1929, i grandi trete accorgere non solo dai pozzi fumanti del petrolio, ma dalle immani pale eoliche economisti hanno ritenuto più opportuno reinvestire sull’aratro, in modo che la gente che svettano seguendo le antiche serre e gli ancestrali tratturi. Sono i nuovi mulini si prepari di nuovo ad andare a zappare. In questo futuristico e nello stesso tempo a vento sopra Corleto, contro cui invano si scagliano i don Chisciotte in questa Man- primitivistico paesaggio si incastona la grandiosa diga del Pertusillo, ove potrete ammirare nuove specie di pesci, che galleggiano a cia sperduta. Ogni tanto, ove prima i campi di pancia all’aria. Un tempo il “paese dei pancia algrano riflettevano i raggi dorati, vi trovate l’aria” si addiceva ai cimiteri, ed è proprio quello campi di pannelli solari argentati, che per poco che sta diventando questa grande area depressa non ti accecano al passaggio. I piccoli centri del sud, ove la disoccupazione cresce a macchia sono diventati grandi città di passaggio, come d’olio e la miseria dilaga. E ti trovi i prodotti doc e Villa d’Agri, frazione di Marsicovetere, come dop, come i fagioli di Sarconi che vengono irrigati Viggiano ed altri. Sotto Viggiano, ad esempio, e coltivati col salubre e pingue odore fumante della e sotto la protezione della Madonna Nera, è terra ricca e gremita. La gente emigra come le sorto un poderoso centro oli e lì vicino un poche rondini che ancora ritornano e sono in via pozzo fiammante caccia sempre fumo. Il pedi estinzione. Chi resta muore, o per vecchiaia, o trolio della Val d’Agri è molo acido. Le condutper sconosciute malattie, come il tumore, e che ture rapide portano l’oro nero di uno dei cos’è? Uno strano essere che aumenta a vista giacimenti più grandi d’Europa verso Taranto, d’occhio, e che colpisce come una peste nera del ove la raffineria pensa al resto della lavoraTrecento, ma è sempre al di sotto della media nazione della roccia preziosa. Nelle eterne tubazionale. Anticamente la peste si aggirava attorno ture scorre da sempre questo liquido tanto ai pozzi di acqua stagnante. Quest’angolo di Aradelicato e dolce, che fa camminare tutte le nobia Saudita, con l’unica differenza che non c’è il stre macchine. State attenti se piove, poiché deserto, ma anche quello sta avanzando dai cale strade si ammantano di una patina oleosa lanchi africani poco distanti dal posto, è ricchissimo: c’è tutto, acqua, petrolio, eppure e grassa che facilita la circolazione stradale. Gli incidenti sono solo un bluff: chi è che ha dato la patente a chi non sa guidare su una bolla? E quando sparisce l’attrito paradossalmente la gente è poverissima. Vive ancora di espedienti. Ha avuto in succede un miracolo: siamo alla fusione a freddo! Ultimamente sopra Villa d’Agri è dono dal lupo Fenrir che sputa fuoco una grande mancia, un bonus con cui può acstato costruito un nuovo pozzo, a pochi metri dell’ospedale. I cittadini gaudenti ce- quistare gratis l’olio per illuminare le lampade per un anno. E nelle moschee si può lebrano questo nuovo monumento del progresso, come se fosse una Tour Eiffel. celebrare per i secoli dei secoli futuri. E che volete di più dalla vita? Un lucano! Accanto a tutta questa nuova industria che va sostituendo man mano l’agricoltura L’amaro lucano, amaro come questa terra dimenticata ed abbandonata. Una cosa e l’altra grande industria, quella armentizia, che da secoli ha dominato nella fertile in comune con l’Arabia Felix, sono gli emiri ed i sultani, che anche qui non mancano valle degli orti, sorgono gli immensi parchi, come quello del Lagonegrese-Val d’Agri, mai, e guidano con saggezza i nuovi greggi, che pascolano e galleggiano sopra il che dovrebbe collegare idealmente il parco del Pollino a quello del Cilento. In pratica mare di greggio che scorre sotto. Solo che questi nuovi greggi, che prima erano di tutta l’area sud della Basilicata dovrebbe inserirsi in una macro-area, che diventerà pecore, capre e mandrie di vacche, ora sono di uomini belanti. una riserva indiana per i pochi abitanti superstiti che vi resteranno, per il resto servirà Vincenzo Capodiferro ad accogliere le sacre reliquie del progresso industriale. Diventerà una zona ar-

P

La ri dente v a lla t a n e l c u o r e d e l M e la n d r o p e r u n a r i p r e sa d e l l ’ a g r i co l tu r a

SATRIANO RILANCIA L’ORTOMELANDRO U n gruppo d i p r o d u t t o r i s i p r o p o n g o n o d i is t r u ir e d e i ca m p i d i m o str a ti vi i n l o co

I

n un territorio come la Basilicata dove prevale l'assenza di tutte le endemicità in ambito agricolo e zootecnico si colloca un paesino che oggi rischia lo spopolamento. Satriano di Lucania, una ridente vallata nel cuore del Melandro dove, grazie all’impianto d’irrigazione costruito negli anni 90, si pratica un'agricoltura per l'autosostentamento. Da ciò nasce l'iniziativa di alcuni giovani volenterosi e tenaci, di rilanciare un settore come l'agricoltura a partire da un'Associazione di produttori agricoli, scevra da ogni interesse politico e fuori dalle banali questioni ammi-

nistrative, che prende il nome di "OrtoMelandro" e che promuove le coltivazioni in ambito orticolo. Un gruppo di produttori, che respingono e disapprovano ogni forma di mero assistenzialismo, si propongono di istruire dei campi dimostrativi in loco, sicuri che l'agricoltura possa ripagare l'uomo e il territorio. Oggi purtroppo, l'invaso di Pietra del Corvo non è opportunamente valorizzato e nemmeno manutentato la condotta idrica che allaccia ettari coltivabili e che può essere fonte di ricchezza per quanti ne fruiscono, costruita grazie alla lungimiranza di un Amministratore che ha saputo guardare avanti. Vale la pena ricordare i progressi che sono stati fatti in passato con pochi mezzi ma con grande volontà e che la nuova generazione di Satriano vuole ereditare per prendere in mano il proprio presente e la propria terra. Affinché non si rischi questo malaugurato spopolamento. Non dimentichiamo inoltre che il lavoro in campagna è un lavoro che più degli

altri nobilita l'animo, affina l'ingegno e fa trascorrere delle giornate nel segno del buon umore. L'attenzione della cittadinanza e l'interesse è tutto rivolto verso questa iniziativa, che prevede anche la possibilità di creare un marchio d'area come da decenni immaginato dalla Regione Basilicata, ma che mai per i fini prettamente assistenzialistici di una certa politica e di una certa imprenditoria hanno fatto sì che si creasse. Se la Regione Basilicata vuole effettivamente rilanciare l’agricoltura deve per prima cosa sostenere i Campi sperimentali o dimostrativi in loco e non soltanto nei centri di sperimentazione regionale. Oggi quest'iniziativa si prefigge l'arduo compito di dare orientamento produttivo di colture da praticare al fine di creare economie e possibilità di reddito a numerose famiglie che ormai faticano a trovare lavoro in altri settori. Investire in agricoltura e nei campi dimostrativi può essere il segreto ed insieme la mossa vincente per dare fiato ad un'economia e quindi ridare il sorriso ad una intera comunità. Gli obiettivi che si intendono perseguire

in tale progetto sono quelli di costituire campi principalmente di colture orticole (all’interno di aziende private presenti nello stesso territorio) aventi lo scopo di mostrare e divulgare nuove tecniche agricole innovative basate sull’uso di appropriate tecniche agronomiche associate all’utilizzo di biostimolanti di natura vegetale che permettono di ridurre gli apporti di concimi chimici e di prodotti fitosanitari, con un vantaggio non solo ambientale, ma soprattutto economico attraverso il miglioramento degli aspetti quanti-qualitativi della produzione Certamente Satriano saprà cogliere questa opportunità giacché si intende valorizzare i propri terreni incontaminati e il proprio microclima attraverso un'agricoltura integrata e sostenibile, lasciando come buona norma l'agroecosistema nelle stesse condizioni in cui è stato loro trasmesso. Per dare ossigeno ad un'agricoltura contadina, sempre bistrattata, ma che possiede un carattere ed una tempra

d'acciaio, unita ad una volontà ed una perseveranza in grado di cambiare le proprie sorti. Il metodo con cui si vuole studiare ed introdurre le più innovative tecniche agronomiche è quello di affiancare ad una parcella coltivata secondo le regole di agricoltura convenzionale , una tesi in cui si coltiva la stessa specie ma con tecnica differente per raffrontare le produzioni. Ci si propone di lavorare su colture come asparago, radicchio, melone, pomodoro, peperone e melanzana e specie affini. Felice Lapertosa


10

24 Maggio 2013 COMUNI

Pertanto Acquedotto Lucano S.p.A, non potendo comprovare il consumo effettivo, va condannata alla restituzione degli importi indebitamente incassati». E’ il giusto PUNITA LA PROTERVIA DI ACQUEDOTTO LUCANO premio, conclude la presidente Langone, per aver creduto nelle nostre ragioni e non aver ceduto alla protervia di un ente che nel tempo ha addirittura usato modi rima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. E’ il com- che non esito a definire intimidatori. Un solo rammarico, per quegli utenti che si mento della presidente del comitato civico "Perlacqua" di Sasso di Castalda, sono fatti intimidire accettando accordi che oggi si sono rivelati a perdere. Maddalena Langone, che usa le parole di Gandhi per comunicare tutta la propria soddisfazione per l’esito positivo nella controversia tra i cittadini di Sasso e l’Acquedotto Lucano. Infatti, il giudice di pace di Marsico Nuovo, Gaetana Rossi, ha dato ragione al comitato civico di Sasso di Castalda nella causa civile contro Al (Acquedotto Lucano), circa il pagamento di somme che l’ente ha fatturato senza che fossero dovute. Una battaglia cominciata ben quattro anni fa su fatture che comprendono un arco temporale di 10 anni, dal 2003 al 2010. Nella sentenza si legge che: «Secondo una ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, il corrispettivo per la fornitura del servizio deve essere commisurato all'effettivo consumo e non può essere fissato su criteri meramente presuntivi che prescindano totalmente dalla simulazione reale e si appalesino, pertanto, illegittimi. Sasso di Castalda, la vittoria del comitato "Perlacqua" nei riguardi dell’ente gestore

P

Via libera al massacro degli antichi abitanti dei nostri boschi

Il lupo, l’orso e la lince L’essere umano elimina senza rispetto l’operato del creatore

O

rmai non c’è più posto per loro. Il lupo, l’orso, la lince, antichi abitanti dei nostri boschi, sono considerati soggetti poco desiderabili, anzi pericolosi e per questo, di riffa o di raffa, legge o non legge, vanno abbattuti, vanno sterminati per l’ennesima

volta. Per raggiungere lo scopo vanno bene anche le balle che ci raccontavano da bambini:“Adesso chiamo il lupo cattivo” o l’orso nero che, con una zampata, abbatte la porta della camera, durante la notte, e commette le sue atrocità più efferate. Forse ci si dimentica che oggi le azioni più efferate sui bambini sembra siano commesse proprio da chi ha il dovere di difenderli. E si tratta di organismi con due arti e senza coda, a

parte quella del diavolo per chi ci crede. E allora tutti addosso all’orso cattivo che, se viene a contatto con qualche villeggiante che sta facendo il picnic può diventare un pericolo mortale. Infatti i morti per l’attacco di orsi inferociti sono all’ordine del giorno. Basta

mettere giù la tovaglietta sull’erba vicino al bosco, tirar fuori i piatti di carta e i panini al formaggio che, sul limitare del bosco, compare un “Grizzly” incazzato per non essere stato invitato a tavola. E sono morti e feriti, come riportano quotidianamente giornali e TV. Figuratevi che ci sono dei cretini, che passano settimane intere appostati con macchine fotografiche e telecamere e, quando va bene, riescono a osservarne le

tracce. Forse non avevano i panini col formaggio buono. I lupi poi… veri esseri sanguinari. Pensate che branchi di questi carnivori selvaggi e temerari, hanno osato fare polpette di oltre 50 pecore. Sì, d’accordo, diranno i soliti a n i m a l i s t i estremisti,“Anche i lupi hanno diritto a mangiare e a far sopravvivere la prole”, ma che se ne vadano a predare cervi e caprioli, marmotte e volpi e lascino stare le greggi al pascolo. I vari assessori all’agricoltura succedutosi alla nostra regione dicono che “ci vuole buonsenso”, nel senso che è ora di abbattere i lupi perché “lo chiede la montagna esasperata da agguati e aggressioni”. E’ ora di finirla con questo eccesso di protezioni internazionali.E qui ,forse, casca l’assessore e i vari organismi burocratici. Piu’ sensibili ai problemi ed interessi economici di pastori e allevatori che dell’ambiente . Per carita’ non voglio essere inutilmente animalista e contro gli allevatori a cui va tutto il mio sostegno e ammirazione per i grandi sacrifici che fanno ma credo fermamente che un equilibrio vada e si

possa trovare Non voglio una societa’ “Chissenefrega di lupi e orsi”, l’importante è produrre latte, sempre più latte, agnelli, sempre più agnelli. L’importante è spremere mammelle sempre più gonfie, sempre più tronfie, in montagna come in pianura, in onore all’intensività di allevamenti che hanno perso, nello spremere gli animali fino all’osso, la dignità stessa del termine. Ma come facevano i nostri vecchi pastori, quando lupi e orsi c’erano davvero? Mandrie guardate a vista, notte e giorno, conoscenza millimetrica del territorio, cani che controllavano le greggi come l’unico loro osso da mangiare e rispetto del lupo, non sanguinario selvaggio, ma leale combattente, cui talvolta si doveva sacrificare una pecora zoppa o ma-

A sinistra il dottor Fabbrizio Donato

lata. Ora è più semplice eliminare i lupi. Le mammelle sono gonfie e attendono di essere munte e se arriverà la multa qualcuno provvederà. Intanto si provveda al massacro dei lupi. FABBRIZIO Dr Donato Medico Veterinario Presidente Scientifico di FARE AMBIENTE Già docente di Patologia Generale ed Ispezione delle carni


11

24 Maggio 2013

SPORT

La gara di Santa Susanna che si è svolta in Spagna ha coronato un culturista potentino

UN LUCANO TRA I CAMPIONI D’EUROPA DI BODYBUILDING Grande soddisfazione visto che erano 8 anni che nessun italiano riusciva a qualificarsi in finale

L

a gara di Santa Susanna che si è svolta dal 1 maggio 2013 al 6 maggio 2013 ha coronato un culturista lucano, Carlo De Angelis con

un quarto posto di prestigio tra atleti giunti da tutta Europa. Il culturismo o cultura fisica (in inglese bodybuilding), è lo sport che tramite l'allenamento con pesi e sovraccarichi (resistance training) e un'alimentazione specifica si pone come fine ultimo il cambiamento della composizione cor-

porea, quindi con l'aumento della massa muscolare e la riduzione del grasso corporeo, dove le finalità sono estetiche piuttosto che competitive. In questo sport, se inteso ad alti livelli, non si tratta semplicemente di "andare in palestra" per coltivare benessere e salute fisici, e nemmeno di competere per sollevare il peso maggiore come nelle discipline del sollevamento pesi e powerlifting: il gusto estetico dei culturisti e degli amanti della disciplina li spinge ad allenarsi per aumentare il più possibile la massa e la definizione muscolare (mantenendo armonia e proporzioni, intese secondo i canoni del bodybuilding, ispirati al modello delle sculture classiche greche e romane come formula per un "corpo perfetto").

Questo non toglie però che gli esercizi e i benefici dell'allenamento con i pesi, anche molto intenso, non possano essere di beneficio anche per il benessere e per la preparazione ad altri sport dove sia richiesto un potenziamento muscolare. Carlo De Angelis potentino doc rientra nella sua città dopo 21 anni vissuti nella città eterna. Campione Italiano I.F.B.B 2012 entra a far parte dell Nazionale ita-

peo svoltosi in Spagna " Barcellona" conseguendo un ottimo risultato nella sua categoria ( over 40, 90 Kg.) piazzandosi al 4° posto con avversari ed atleti di alto livello. Grande soddisfazione visto che erano 8 anni che nessun italiano riusciva a qualificarsi in finale. Personal Trainer qualificato che ha come obiettivi altre importantissime competizioni: Giochi del mediterraneo in Corsica ad Ottobre 2013, Arnold Classic a Madrid e il Mondiale in Mongolia a Novembre liana di Body Bulding 2013. dove viene convocato Tutto questo seguito da per il campionato Euro- sacrifici enormi, allena-

mento costante e alimentazione rigida e tanto amore e passione per questo sport. De Angelis deve molto alla BCC ( banca di credito cooperativo di Laurenzana e Nova Siri) sponsor ufficiale della sua scalata al titolo.


12 SPORT

24 Maggio 2013

La crisi europea sta stritolando tutti anche il calcio

SONO POCHE LE SQUADRE LUCANE ATTIVE SUL MERCATO Ed in una regione povera come la Basilicata più che progredire non puo' fare altro che regredire non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto gestionale e finanziario

I

l calcio è afflitto dalla crisi europea che sta stritolando tutti: dagli Stati alle famiglie. Ed in una regione povera come la Basilicata più che progredire non puo' fare altro che regredire non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto gestionale e finanziario. Il calcio di Eccellenza lucano è figlio di questa situazione. E' il frutto del nulla ed anche della pessima idea di non fare disputare i play off ed in play out da parte della Figc lucana. Ciò ha portanto il maggiore campionato dilettantistico della Basilicata a retrocedere come qualità ed emozioni. Addirittura, statistiche alla mano, anche dietro quello molisano. Poche squadre si stanno muovendo ed organizzando per il prossimo anno anche perché di fatto è relativamente presto. Solo il Picerno del duo

Mitro-Scuotto è uno di quei club che mira a fare bene nel 2013/2014.I rosso-blù sognano i fratelli Di Senso e De Pascale ma non si escludono colpi ad effetto da regalare al confermato tecnico Catalano. In casa Roso-blù Po-

tenza si pensa a (ri)vincere il campionato e sarà proprio questa la squadra da battere. Saranno riconfermati i vari Di Nella, Foscolo, Vukcevic, Pietrafesa con Camelia di certo alla guida tecnica. A Viggiano e Pietragalla, invece, non vi è certezza sul futuro mentre il Miglionico spera in un non impossibile ripescaggio. Il Tolve ed il Pignola punteranno ad essere

le mine vaganti del prossimo torneo di Eccellenza per questo, per gli allenatori De Nora e Lauria, sarà fondamentale trattenere i loro bomber Arpaia e Brindisi.Proprio su super Arpaia ci sarebbe l'interesse di vari club di serie serie D ed Eccellenza non lucani. L'Oppido non cambierà di molto la sua ossatura già valida per la categoria con il trio

Vaccaro,Campisano e Volturno pronti ad essere sempre protagonisti. Il futuro del GR Valdiano al momento è un rebus mentre si attendono buone novelle da Murese e Rionero dal momento che piazze come quelle bianconera non possono continuare a soffrire e fare male in campionati che non gli appartengono

Malgrado la crisi c'è grande fermento, tra partenze e conferme CALCIO SERIE D TRA ENTUSIASMO E POCHI SOLDI

cegliere i giusti allenatori per programmare il futuro e scaldare i motori della serie D, prima del calcio mercato. E' questo il clima che si respira nel meridione calcistico dove c'è grande fermento malgrado la crisi e i presidenti qualche soldo vogliono spenderlo ancora. A Taranto Maiuri sembra favorito a Ciullo che pare però già promesso al Brindisi del nuovo presidente Flora. Il più ricercato è senza dubbio mister Squillante che dopo il miracolo Gladiator pare essere pronto a ripartire forse alla volta dalla provincia di Caserta in quel di Marcianise che farebbe carte d'oro per averlo. La Battipagliese ha già scelto Ciaramella per il dopo Longo, mentre dal Città Di Potenza mister La Cava si è già spostato a Bojano in Molise. Enzo Potenza pare invece essere uno dei papabili allenatori del Ctl Campania che a breve si trasferirà ad Afragola. Enzo Carannante ex Bacoli invece dopo la parentesi Sant'Antonio Abate potrebbe ripartire da Pozzuoli con l'Internapoli, ma in questi casi il condizionale è d'obbligo. Il Pomigliano andrà avanti anche il prossimo anno con Seno, promosso da direttore generale ad allenatore grazie ai risultati ottenuti sul campo. Discorso chiuso anche a Santa Maria Capua a Vetere dove si è aperto il nuovo ciclo Feola-Simonetti per cercare di portare sempre più in alto il Gladiator. Il trainer lucano di adozione Giacomarro dopo l'ottimo campionato di Termoli è pronto anche ad allenare in Lega Pro, il venosino Palumbo invece potrebbe ripartire da Noto o addirittura Siracusa in caso di ripescaggio degli aretusei. Per il resto sono in rampa di lancio Bruno Mandragora e Mario Di Nola, mentre Massimo Agovino è dato per partente per la Lombardia, verso Sesto San Giovanni sponda Pro Sesto.

S


13

24 Maggio 2013 SOCIALE

L’incontro tra i popoli ha reso necessaria una pacifica convivenza tra le religioni

L’UNICO ANTIDOTO ALL’INGIUSTIZIA E’ L’AMORE Ognuno di noi è chiamato a trovare le risposte dentro di sé

I

l mondo di oggi appare molto più piccolo rispetto a quello di qualche decina di anni fa; vuoi per le grandi migrazioni del XX secolo, causate da conflitti, dal colonialismo, dalla ricerca del benessere da parte delle popolazioni dei paesi più

poveri, vuoi per il rapido avanzamento del progresso, che ha reso più facili gli spostamenti. In questo modo l’incontro tra i popoli ha reso necessaria una pacifica convivenza tra religioni, cosa impensabile fino a qualche decennio fa.

Nella nostra quotidianità, attraverso l’incontro con persone di altri credi e confessioni, scopriamo che tra tante differenze culturali e tradizionali, le religioni hanno in comune la ricerca di risposte alle stesse domande: Chi siamo? Da dove ve-

niamo? Perché siamo qui? Perché esiste il dolore? Perché perdiamo le persone care? Prima di noi, molti filosofi e teologi hanno speso migliaia di parole su questo argomento e non sembra che abbiano trovato un accordo o una risposta

che ponesse fine alle differenze tra questa o quella fede, o spesso anche tra questo e quel gruppo all’interno della stessa religione! Per questo ritengo che ognuno di noi è chiamato a trovare le risposte dentro di sé; a differenza delle religioni che sono chiamate a mantenere il difficile ruolo di conservare la pace e di vigilare affinché le società siano costruite su strutture degne dell’uomo. Per fare ciò tutte le religioni possono proporre di perseguire la verità ed offrire alle persone gli strumenti per decidere autonomamente su ciò che è bene e ciò che male. Ed è proprio riconoscendo il perseguimento di questi obiettivi comuni, è possibile dedurre che tutte le strade religiose non si escludano a vicenda, individuando l’una nell’altra un complice per l’abbat-

C’ERANO UNA VOLTA I NONNI

timento delle ingiustizie, per il riscatto degli emarginati e dei deboli. In questo modo tutte le pratiche religiose avranno come obiettivo il bene dell’umanità intera, mentre a ognuno di noi personalmente è chiesto di impegnarsi nel

suo piccolo a ricercare la felicità, il senso della vita, di ciò che riteniamo più importante. E cosa accomuna tutti noi in questa millenaria ricerca, se non l’amore? Rita Toma

danti diventano assistenti, cuoche, infermiere, psicologi e compagne di un cammino fatto di solitudine. Quante cose ’erano una volta, in un tempo non molto lontano, i belle si condividono con la saggezza di queste persone! Nonni; lavoratori ancora utili per la famiglia e per Peccato che non riusciamo a trascriverle per poterle trala società. Venivano da un passato rurale e da una smettere alle future generazioni. R.T. concezione patriarcale della famiglia che costituiva l’essenza del loro vivere. Non smettevano mai d’insegnare attraverso la loro esperienza di vita e non erano mai lasciati soli perché era piacevole apprendere ciò di cui possedevano: dai lavori artigianali e manuali ai racconti di vita vissuta. Erano sempre al centro delle nostre attenzioni e premure al contrario di quanto avviene oggi con la cosiddetta famiglia nucleare. Infatti sono lasciati soli con la loro solitudine, acciacchi, ansie e paure senza il conforto dei propri cari. Li vediamo rannicchiati ad un angolo della casa come se fossero degli estranei. Vivono dei loro ricordi senza poterli raccontare ad alcuno. Il loro sguardo è spento, impaurito, con un sorriso un po’ forzato. Spetta alle badanti cercare di renderli vivi, di interagire con loro con serenità, per liberarli dai loro malesseri causati dalla mancanza degli affetti dei propri cari. Ed è così che le ba-

C


14

24 Maggio 2013 SOCIALE

L’angelologia è lo studio delle dottrine riguardanti le entità definite angeli

GLI ANGELI I NOSTRI CUSTODI Ci si abusa del termine angelo ma il culto a questi Spiriti celesti è in decadenza

L

a parola angelo deriva dal greco e significa “messaggero”. Essi sono esseri intelligenti, superiori all’uomo, ma inferiori a Dio perché da Lui creati. Si dicono “spiriti” e, secondo la terminologia teologica antica, “sostanze separate”, ossia immateriali, aventi una personalità concreta (non sono figure mitiche, simboli astratti), una vita propria, compiti ben definiti, subordinati al volere di Dio che se ne serve per il governo del mondo. Trattandosi di “esseri immateriali”, nessuna scienza sperimentale potrà mai provarne o confermarne l’esistenza; la filosofia dal canto suo può solo proporre delle ipotesi, non disponendo di alcun dato positivo per dimostrarne rigorosamente la realtà, difatti “conviene” che il vuoto immenso che intercorre tra Dio ed il mondo fisico sia in qualche modo colmato da creature immateriali. Fu proprio tale intui-

zione che in qualche modo potrebbe spiegare la credenza negli angeli di Assiri, Babilonesi, pensatori greci del periodo classico e neoplatonici, da Porfirio a Proclo. La Bibbia dei cattolici straripa di testimonianze, come la Tradizione patristica, i documenti del Magistero sia universale che ordinario. Particolarmente dal Magistero si apprende la loro storia scandita dai seguenti momenti: creazione, elevazione a livello soprannaturale, prova e conseguente divisione fra angeli fedeli a Dio e quelli che a Lui si ribellarono (demoni). Contro teorie diffuse dalla filosofia anche a Colossi, San Paolo ha sempre rivendicato il primato di Cristo, Capo non solo degli uomini ma anche degli angeli, i quali sono partecipi del suo trionfo di redentore universale (cf. Col II,8-19) [op. Dizionario del cristianesimo, Sinopsis].Sempre più spesso

si abusa del termine angelo e, conseguentemente, si osserva il decadimento del culto a questi Spiriti celesti che invece nella Tradizione cattolica hanno ricoperto un ruolo fondamentale e sono di basilare importanza poiché accompagnano noi uomini, città, regioni ed intere nazioni nel giusto cammino verso la Gerusalemme celeste. Ed ecco che ci ritroviamo le librerie invase da testi di pseudo angelologia, sovente new age, nei quali la figura degli angeli ci viene descritta non solo arbitrariamente ma in maniera assolutamente contrastante con ciò che la teologia dei Padri della Chiesa ha fatto per quasi 2.000 anni; ecco, anche, che ci imbattiamo in persone che amano descrivere i propri defunti come degli “angeli” del Signore, finanche persone non battezzate o aderenti a sette ed altre culture religiose, tutto ciò incuranti del fatto che c’è una sostanziale e sempiterna differenza fra gli angeli buoni, gli angeli cattivi (diavoli), le anime dei defunti beate e le anime dei defunti dannate. Ci tengo a precisare che il defunto morto in stato di beatitudine (senza peccato mortale) comunque non sarà mai un angelo, sebbene dopo la morte ne acquisirà alcune caratteristiche come l’agilità e la scienza, nondimeno è ne-

associazione culturale EVA Via Messina 57 - 85100 - POTENZA -

direttore responsabile: BONAVENTURA

contatti TEL. 0971 1746284 web: http://www.lafarfalla.net mail: redazione@lafarfalla.net

registrazione tribunale di POTENZA n. 365 del 18/09/2007

stampa: ARTI GRAFICHE BOCCIA concessionaria AGI srl TEL. 0971 1746284

cessario precisare che un defunto non va mai ritenuto arbitrariamente un beato o un “angelo” come si usa dire, poiché così facendo si riterrà l’anima già salva, donde saranno sacrificate se non eliminate del tutto le Messe in suffragio o le preghiere di espiazione che giovano invece alle anime dette purganti, ovverosia dei defunti che permangono temporaneamente in Purgatorio. E’ gravissimo, quindi, abusare del termine angelo e, come detto, equiparare l’anima di un deceduto alle entità angeliche, come è grave credere in creature, come nel caso del new age e della Cabalà rabbinica, che di angelico non hanno nulla ma che come ci insegna la Tradizione apostolica sono in realtà diavoli o creature dannate. Il modernismo, che è causa di tutti i mali e delle eresie del nostro tempo, ha sempre più spesso avallato alcune delle mirabo-

lanti dottrine perniciose qui esposte e lo ha fatto sponsorizzando letteralmente dei teologi o dei filosofi innovatori che in realtà scrivono e divulgano testi non per il bene delle anime ma per la dannazione delle stesse; possiamo dunque dire che le nostre certezze dottrinali sono ben rintracciabili in testi importanti come il Catechismo del cardinal Sarti, comunemente detto Catechismo di San Pio X, ed in altri testi di pari levatura e di spessore ecclesiologico insuperabile. Per i più avvezzi agli apprendimenti di filosofia e teologia io consiglio sempre lo studio attento della scolastica e quindi della Summa Th. del Doctor Angelicus, San Tommaso d’Aquino, definito appunto “dottore angelico” proprio per la sua esemplare e vasta cultura e per le sue analisi inconfutabili. Carlo Di Pietro


15

24 Maggio 2013 CULTURA

Da Lauria a Grassano, da Castelgrande a San Mauro Forte la musica la fa da padrone

Il rock dei Fuoco Vivo infiammano le piazze lucane Il nome del gruppo deriva da un passo del libro biblico di Geremia

L

a band, formata da musicisti di origini lucane, si ispira al christian rock di marca statunitense e alla sfida lanciata da Bono e dagli U2 agli esordi: "I nostri occhi sono aperti a un altro mondo, che esiste oltre i limiti monocromi e unidimensionali di quello che ci circonda". Il nome del gruppo deriva da un passo del libro biblico di Geremia. E diversi sono i riferimenti alle scritture sacre anche nell’ultimo loro album Dimensione verticale. Ma i protagonisti delle canzoni rimangono quelli che i Fuoco Vivo considerano i "veri eroi" del nostro tempo. Come Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti, da anni impegnata sul fronte del disagio giovanile e della lotta alle dipendenze. O personaggi come Oscar Elias Biscet, il più noto dissidente cubano rilasciato solo nel marzo del 2011 dopo 11 anni difficili nelle prigioni del regime comunista. Medico cattolico nato a L’Avana nel 1961, Biscet è fi-

nito nelle mire del regime comunista per la sua battaglia in favore della libertà del popolo cubano e della difesa della vita. Biscet, infatti, in prima linea contro l’aborto, nel 1997 ha

economico e si è opposto con fermezza alla pena di morte e alla tortura per i dissidenti. Ecco perché la sua liberazione non poteva passare inosservata per i Fuoco Vivo che a Biscet

I FUOCO VIVO in concerto - POTENZA 02-01-2013 TEATRO STABILE

istituito la fondazione Lawton per i diritti umani sfidando le pratiche di uno Stato in cui è ammessa la clonazione umana ed esiste l’aborto forzato per motivi di ricerca medica. A Cuba il turismo sessuale (pure quello pedofilo) causa un tasso elevatissimo di aborti tra le giovanissime. Ma Biscet si è battuto anche contro l’eutanasia, praticata su malati poveri ormai ritenuti soltanto un peso

hanno dedicato un pezzo del nuovo album “Radio libertà” da cui è stato tratto anche il vid e o c l i p : http://www.youtube.com/watc h?v=IgLNgljE_u0. Il brano fa riferimento proprio al momento del suo rilascio («Oscar libero») ma evoca anche i duri anni della prigionia: «Parlare con la notte e stringere i pugni e piangere». La canzone vuole esaltare il

coraggio e la speranza di un uomo pronto a «sfidare a mani nude chi calpesta senza scrupoli» e che ancora oggi continua a lottare. Da Cuba alla Cina. I Fuoco Vivo hanno scritto anche una canzone “Macchine umane” per denunciare i laogai, i campi di concentramento cinesi creati nella seconda metà del secolo scorso da Mao Zedong e ancora attivi. «Non è fantasia» ripete la canzone ma «stupida follia». Diritti umani e libertà religiosa, difesa della vita, dal concepimento alla fine naturale, e testi che parlano delle questioni più sentite dai giovani: gli affetti e il lavoro. Da sempre i Fuoco Vivo coniugano impegno e musica, per questo in questi anni hanno collaborato con i centri di aiuto alla vita e si sono esibiti nelle carceri e nelle comu-

nità di recupero. Con l’ausilio di coreografie d’impatto si presentano nelle piazze e nei teatri per cantare una speranza che non avrà fine, consapevoli del monito di santa Caterina da Siena con il quale chiudono i loro concerti: «Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo»

I FUOCO VIVO in concerto - ROMA - 27-02- 2013 TEATRO SANTA CHIARA

SOGNI DI UN FUTURO LUMINOSO ei primi anni ’50 del secolo scorso ero a Potenza per iscrivermi alla prima classe del Liceo Classico Quinto Orazio Flacco, dopo aver frequentato IV e V ginnasio a Montalbano Jonico. Ero poco più di un ragazzino e inizialmente mi trovai un po’ a disagio prima di integrarmi a pieno nell’ambiente cittadino. Avevo tanto da imparare e da vedere e ricordo che restai affascinato dalla Via Pretoria e dai giardini di Montereale, che proprio in quell’epoca si stavano tracciando,con i primi alberi e vialetti e panchine. In classe conobbi i miei compagni di corso,destinati ad essere amici e sodali fino al sospirato ESAME DI STATO,che si profilava come un vero e proprio spauracchio. Erano anni densi di avvenimenti,di sogni in vista di un futuro luminoso,di nuove scoperte

N

musicali e artistiche e,per la prima volta,ci sentimmo tutti coinvolti da una ventata di patriottismo e di amor di patria quando scendevamo in piazza per sollecitare la soluzione del problema di Trieste che all’epoca era sotto una specie di protettorato britannico. Via Pretoria

era il salotto della città ed era il punto di ritrovo di tutta la cittadinanza,giovani e meno giovani,studenti e professionisti e la sera era dedicata allo”struscio”…. Nascevano i primi amori e i primi legami affettivi coltivati nelle feste da ballo alle quali,a turno,eravamo tutti invi-

tati o,addirittura,ci autoinvitavamo. All’avvicinarsi dell’estate era ormai consuetudine fare “filone” per andare a sguazzare nell’acqua freddissima del fiume,senza in verità mai prenderci raffreddori o infreddature…..il sangue era bollente nelle nostre vene!!!!! Avevo avuto la fortuna di trovare insegnanti bravi e preparati che seguivo con autentico piacere e che mi trasmettevano idee e nozioni,senza che poi dovessi studiare sui libri. Vorrei fare i nomi dei miei amici e dei miei insegnanti,ma nel timore di dimenticarne qualcuno,non lo faccio e la foto d’epoca della III classe liceale che accompagna queste mie chiacchiere alla buona servirà senz’altro come memento per chi vi si riconosce. Francesco Troyli



La Farfalla - edizione 24.5.2013