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Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in .27/02/2004 n.46) Art.1 comma 1 DBC Roma

direttore responsabile: Antonio Falconio

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www.ladiscussione.com

ANNO LX

N. 18

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SABATO 26 OTTOBRE 2013

€.1,00 SETTIMANALE POLITICO-CULTURALE FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

direttore responsabile: Antonio Falconio

direttore editoriale: Emilio Fede

EDITORIALE

Il Paese è stanco DI EMILIO FEDE

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a gente che incontro per strada e mi riconosce la prima domanda che mi pone è : “ce la faremo ad uscire da questa crisi?”. Altri “mi aiuta a trovare un lavoro”. Molti “mi regala per favore un euro, sono disoccupato, non ho come comprare un panino”. Non so se avendone la possibilità la sera resteranno davanti ai televisori per assistere ai dibattiti sulla legge di stabilità., sul cuneo fiscale, sul PIL che sale e scende, sulle borse europee che sono il termometro dell’economia dei vari Paesi. Il Paese è stanco. Chi può dovrebbe dire con chiarezza come stanno le cose. Che Matteo Renzi voglia vincere la sfida per diventare segretario del PD e anche Capo del Governo non appassiona le famiglie. Come pure se nel Pdl ci sono più falchi o più colombe. Neppure che Casini dopo le dimissioni di Monti sogna un nuovo centro che nasca sulle ceneri della DC. Neppure se i grillini danno segni di fastidio nei confronti di alcuni atteggiamenti del loro leader Beppe Grillo che chiede meno dichiarazioni dei singoli. I sondaggisti sono nel pantano. I favori per questo o quel movimento, per questo o quel leader subiscono continue oscillazioni a causa di dichiarazioni che oggi dicono, domani smentiscono. Forse alcuni volti in Tv hanno fatto il loro tempo. Parlano per slogan, alzano i toni della voce e la confusione è totale. Gli ascolti come i sondaggi sono la spia di un malessere che cresce. Gli italiani così si consolano. I politici di antica data – sono pazienti - , dunque non c’è rischio della rivolta di piazza. Ma chissà, la fame è una insidiosa consigliera. Non tiene conto dei tanti volti che invocando ottimismo dominano le prime pagine annunciando “finalmente segnali di ripresa”. Ma chi è in coda per un piatto di minestra davanti ai centri della Caritas non se ne sono accorti.

Da una prospettiva diversa

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’avvio del dibaito sulla legge di stabilità è segnato da un vasto coro di proteste e di dissensi. Sul piede di guerra i sindacai, che già hanno annunciato uno sciopero, gli industriali lo ritengono del tuto insufficiente a creare nuovi invesimeni e occupazione, sconteni il mondo agricolo e le organizzazioni del no profit. Ma c’è anche la protesta e la disillusione dei tani che non hanno voce e sono le famiglie chiamate a sopportare il costo della vita in ascesa, anche per effeto dell’ aumento dell’Iva e di una fiscalità esosa che, per quanto edulcorata da un inasprimento spalmato su varie voci, resta sempre la più alta e penalizzante fra i paesi europei. Roma è stata atraversata nei giorni scorsi da cortei di protesta della sinistra antagonista: molte delle loro richieste sono demagogiche ed incompaibili con i vincoli di bilancio, ma alcune esprimono un disagio reale, che è tesimoniato anche dagli anziani che hanno ritenuto di par-

politica

DI

Voltare Pagina DI PAOLO

economia

cultura

GIUSTIZIA MIGLIORE

GIUSEPPE CIVATI

rassegnazione o del mugugno, e che può preparare amare sorprese per il futuro della democrazia e della costruzione europea. Un malessere che è drammaicamente italiano, ma anche europeo, come tesimonia l’avanzata di movimeni esterni al perimetro dei parii tradizionali. Ora ci sembra strano che mentre in Germania, nella florida Germania, ci si preoccupa di introdurre un salario sociale, che già esiste in tani Paesi dell’Unione, in Italia si coninua ad ignorare la condizione di estrema difficoltà che coinvolge giovani, famiglie, piccole imprese. Bisogna dare un segno e una prospeiva diversi, che, lo speriamo trovi forza e voce in parlamento. GIAMPIERO CATONE

La vignetta di Alex

giustizia

La corsa di Civati DI

tecipare alle manifestazioni. C’è – ed è inuile far finta di niente - un grave problema della casa. Non parliamo dell’Imu, ma di quell’edilizia popolare di cui si è persa traccia e nozione, dopo i coraggiosi piani varai dai governi nel primo ventennio della Repubblica. C’è , con quello del dovere sociale di aiutare giovani ed anziani, un problema più complesso di sotrazione di dirii, che pure sono iscrii nella nostra cosituzione. A tani dei nostri giovani, non è stato sotrato solo il dirito alla casa, ma il dirito al futuro. Due intere generazioni si ribatono fra disoccupazione e precariato, privazione di ogni possibilità di formare una famiglia, servizi sociali sempre più scarsi e poco efficaci, una burocrazia supponente ed osile, una poliica che sembra celebrare i suoi rii, sideralmente lontana dai bisogni della gente. E, con i giovani e le famiglie, sono sempre più privai di dirii gli anziani, mucca da mungere per ogni manovra finanziaria, che pagano un prezzo alto al dilagante costo della vita e alla conseguente falcidia dei loro già bassi reddii. Una legge di stabilità, che viene presentata come l’avvio di una svolta, non può non farsi carico di questo malessere sociale, che ribolle soto alla crosta della

SI LEGGE DI MENO

FEDERICO

TEDESCHINI DI

DEL DEBBIO

DIANA DE FEO

DANIELE CAPEZZONE

La ROSY che divide Dignità alla politica DI

TUTTI PAZZI PER LA ZUCCA

CERTEZZA DELLA PENA

DI GIUSEPPE BORTOLUSSI

STABILITÀ A RISCHIO

DI CHIARA CATONE

di BENEDETTA SPERANZA

DI TIZIANA SCELLI

LEGGE DI STABILITÀ: MOLTE INCERTEZZE

La strada maestra DI

FINANZIAMO IL DEBITO TEDESCO

DI ALBERTO MACCARI

ANTONIO FALCONIO ● alle pagg.

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POLITICA

La corsa di Civati di Giuseppe Civati candidato segreteria Pd

Vorrei che il Pd facesse il Pd. Semplice, eppure sembra quasi impossibile. Un Pd che organizzi tuto il campo del centrosinistra, che recuperi il rapporto perduto con Sel, che dia spazio e parola ai movimeni e ai giovani, che ospii un dibaito che è mancato. Che riprenda da Fabrizio Barca il conceto di mobilitazione, perché l'Italia ha bisogno di una profonda trasformazione. Che recuperi i voi persi a favore del M5s. Per questo, il Pd non può rinunciare a uno schema in cui destra e sinistra siano compeiive e alternaive. Si misurino sul terreno dell'innovazione, nel sano conflito che tute le democrazia prevedano. Con una nuova legge elettorale che lo consenta e permeta ai citadini di scegliersi i propri rappresentani. A uno a uno. Le larghe intese, dicono tui, sono una situazione temporanea e innaturale. Benissimo: non si capisce perché dovremmo andare avani per altri due anni, dal momento che già da due anni lo schema è quello (il governo Moni aveva la stessa maggioranza che ha ora Leta). Le difficoltà che questa maggioranza incontra sopratuto in campo economico, dimostra che le posizioni sono irriducibili e che tra Pd e Pdl non si possano superare se non con soluzioni di compromesso. Mi chiedo e vi chiedo: l'Italia ha bisogno di compromessi spesso al ribasso o di coraggio? Per me è tempo di scelte e di una sfida poliica a tuto tondo, riconsegnata agli eletori e a una nuova classe dirigente. Perciò mi candido alla guida del Pd.

Restituir dignità alla polit

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Voltare pagina di Paolo Del Debbio conduttore “Quinta Colonna”

Sono anni che gli italiani sentono pro- L’unico moivo al mondo per il quale un metere cose che poi non vedono la luce. governo di coalizione è giusificato è che Doveva calare il debito dovrebbe riuscire a fare quello che gli alpubblico, è aumentato. Dotri non riescono a fare. Esveva calare il deficit, è ausendo i due parii più grandi mentato. Doveva calare la a sostegno del governo perI politici italiani spesa, è aumentata. Doveché non riescono ad argivano calare le tasse, sono vogliano dalla giustizia nare la pressione fiscale? due cose aumentate. Non possono? Lo dicano. che sono Allora, delle due l’una: o a È arrivato il momento nel in antitesi come causa della crisi tuto quequale occorre fare chiarezza, “la moglie ubriaca sto non si può fare, o questa quella che i giornalisi d’ine la botte piena” classe poliica non vuole o chiesta chiamavano “operanon riesce a farlo. zione verità”. Ma la deve In tui e due i casi si pofare chi governa, non chi trebbe dirlo agli italiani, scrive. smetere di dire bugie e sopratuto di Certo è più difficile essere leader dicendo fare i furbi perché, ormai, gli italiani sono le cose come stanno che non rimanpiù furbi di loro e quelli che non vanno a dando, coprendo, rintuzzando, ceselvotare sono in aumento. lando, ornando. Democrisianizzando.

ventolano le bandiere sugli edifici pubblici; peccato che molte di esse siano mal ridote, strappate, con i colori slavai, così ridote a stracci mulicolori da essere assolutamente impresentabili. Eppure, il tricolore è il simbolo dell’unità nazionale; è tesimone di una storia bicentenaria, di eroismi e di sacrifici del nostro popolo. Non è solo un segno idenitario da levare in occasione di avvenimeni sporivi; è molto di più, perché aiene anche al legame fra le generazioni, alla consapevolezza di una patria comune, al legiimo orgoglio per essere citadini di un paese così ricco di tradizioni, di cultura, di arte, di inveniva, di storia. Sull’argomento, che è stato evocato nei giorni scorsi, c’è poco da dire, se non in termini di amarezza e di sconforto. Amarezza, perché la nostra realtà sociale, anche per colpa del desolante spetacolo della poliica, ma anche per l’inefficienza dei servizi e della qualità della pubblica amministrazione, ha evidentemente subito un pro- Una nazione che perde cesso profondo di atomizzail sentimento zione e di banalizzazione, nel di un cammino comune quale emerge solo l’interesse e di una sorte condivisa personale e corporaivo o è ovviamente destinata l’impegno individuale per la a contare poco sopravvivenza. sul piano internazionale Sconforto, perché all’orizzonte non si scorge, anche per gli effei della crisi economica, altro che un ribollire confuso ed informe di risenimeni, di egoismi, di frustrazioni e di rabbia che non trova un punto di coagulo e di risoluzione che non sia quello della protesta o della rassegnazione. Una nazione che perde il senimento di un cammino comune e di una sorte condivisa , una comunità civile ridota a una sorta di accampamento di diversi e di sconosciui, è ovviamente desinata a contare poco sul piano internazionale e , per stare all’altra bandiera che sventola, quella europea, nelle isituzioni comunitarie. Sì, perché l’Unione Europea è fata di paesi fieri anche della


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Dietro le quinte della sua elezione all’Animafia

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Gli italiani, a differenza degli altri europei, riscoprono il sentimento nazionale solo in occasione dei derby calcistici

loro idenità, della loro storia, della loro missione: è cosi per i francesi, gli inglesi, i tedeschi, gli spagnoli, tanto per citarne alcuni, ma non sembra esserlo per noi, che riscopriamo il senimento nazionale solo in occasione dei derby calcisici. La colpa, prima che degli italiani, è di una classe dirigente, non solo quella della poliica, ma anche quella imprenditoriale e dell’economia che, negli ulimi veni anni, ha dato un’ avvilente tesimonianza di moli vizi, a cominciare dal culto del proprio La colpa è di paricolare, e di poche virtù. Lo una classe dirigente, è anche della scuola, che è stata politica, imprenditoriale così svilita da esperimeni e dal ed economica che discredito della funzione dei doha dato un’avvilente ceni da essere ridota in conditestimonianza di zioni penose. Lo è infine della molti vizi e poche virtù programmazione televisiva, che oscilla tra scandalismo e il dilagare di una banalità talvolta turpe, e che ha perso, nel nome degli indici di ascolto e degli interessi commerciali, quella funzione educaiva e simolante che ha avuto nei primi decenni della Repubblica. Un insieme, quindi, di fai e di suggesioni negaivi, ad iniziare dalla perdita di credibilità, del parlamento e dei parii, che si riflete anche per tani in un distacco psicologico, da simboli unificani, qual’è la bandiera. È tuto perso? Direi di no, se sapremo sul serio resituire dignità alla poliica e restaurare il valore del dovere, senza il quale non ci sono nemmeno dirii. ANTONIO FALCONIO

Coninua il difficile cammino delle larghe intese: l’ulimo scoglio è stato quello dell’elezione del presidente della Commissione ani-mafia. Rosy Bindi è stata eleta, ma a costo di una grave spaccatura dell’alleanza di governo. Ha preso 25 voi di Pd e Sel. Scelta Civica si è astenuta, mentre il Pdl ha disertato la seduta per protesta contro la scelta di un nome non condiviso per questa Commissione bicamerale. Ma le polemiche non si limitano allo scontro tra Parito Democraico e Popolo della Libertà. C’è mareta anche all’interno del Pd, con i renziani che criicano la scelta definendo l’elezione della Bindi “un’occasione mancata”. Davide Faraone, un deputato vicino al sindaco di Firenze, dice: “Si confonde la pacificazione con interessi di parte. Sarebbe stato importante se si fosse riuscii a votare con la maggioranza relaiva, ma con una grande maggioranza che consenisse autorevolezza. Il punto nodale non è sulla persona, piutosto sulle modalità, su come si è svolta la votazione”. Il risultato è che tra Pd e Pdl i rappori sono ora più difficili, proprio mentre il Parlamento si sta impegnando nella lettura e nella discussione della Legge di stabilità, sulla quale la diversità di vedute fra i due alleai è già evidente. Dopo il

La Rosy che divide voto sulla Bindi i due capigruppo del centrodestra, Schifani e Bruneta, hanno addiritura minacciato di disertare tute le sedute della bicamerale animafia fino al

termine della legislatura perché è stato eleto “un presidente imposto dal Pd e non una personalità condivisa dall’insieme delle forze poliiche”. Come si è arrivai a questa nuova spaccatura? Il Pdl aveva deciso la scorsa seimana di fare un passo indietro (sulla candidatura di Donato Bruno) a favore di Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica. Ma l’accordo

nella maggioranza è saltato ed i parlamentari del Pd avevano abbandonato San Macuto facendo venire meno il numero legale della bicamerale. Ma perché – qualcuno si chiede – questo irrigidimento del Pd su un nome che provoca un nuovo grosso scontro nella maggioranza con il rischio di ricadute addiritura sul governo? La risposta è semplice e, purtroppo, desolante. Il Pd vive ormai da seimane con lo sguardo e la mente rivoli solo all’appuntamento congressuale di dicembre. Aver “piazzato” Rosy Bindi all’Animafia di fato toglie un’incognita (per dirla eufemisicamente!) dallo scenario della bataglia per la segreteria. La Bindi è la presidente del Pd, il suo ruolo nel parito è pesante; con la sua elezione alla bicamerale sì si libera una casella importante e si toglie – almeno così sperano gli autori dell’operazione – un condizionamento ai giochi precongressuali. Anche se lei aveva deto di non sostenere nessun candidato.

La strada maestra di Daniele Capezzone Presidente Commissione Finanze Camera

Quando le situazioni sono troppo complicate e le matasse troppo ingarbugliate, una buona regola - nella poliica, nel giornalismo e nella vita - è scegliere le pochissime quesioni decisive che vanno chiarite, isolandole da tuto il resto, dal caos e dalla confusione che altrimeni le travolgerebbero e le renderebbero insolubili e inestricabili. Proviamo dunque a fare lo stesso rispeto alla situazione del centrodestra, focalizzando i due snodi essenziali: il parito e il Governo. Per ciò che riguarda il parito, la strada maestra è una sola, a mio avviso corretamente indicata dall'iniziaiva "lealista": ridare centralità all'unico leader scelto liberamente e democraicamente da milioni di italiani, e cioè Silvio Berlusconi. Si azzeri ogni altra carica, a parte la sua, e gli si consenta di definire forme, modi e caraterisiche della ripartenza di Forza Italia, con un passo indietro di tui gli altri, senza eccezioni. C'è forse qualcuno

che non acceta di stare in un parito guidato da Silvio Berlusconi? Non voglio credere che si sia arrivai a questo punto. Per ciò che riguarda il Governo, la strada maestra è altretanto semplice. Tui i parlamentari Pdl sono stai elei sulla base di un programma che aveva al centro la riduzione della spesa pubblica, il calo delle tasse, e in paricolare la cancellazione dell'odiosa tassa sulla casa. Se ora (come purtroppo appare chiaro) ci viene servita in tavola una legge di stabilità che non taglia la spesa pubblica, non riduce le tasse (se non in modo minimale e simbolico), e addiritura reintroduce (soto falso nome, e forse peggiorata) la tassazione sulla casa, non c'è che una cosa da fare: prendere una forte iniziaiva in Parlamento per riscriverla, inserendo quel che manca (tagli di spese e tagli di tasse), e cancellando ciò che non doveva e non deve esserci (la tassa sulla casa). Il resto è chiacchiera inuile, autoreferenziale, di Palazzo, di chi dicedi cercare il "grande centro", e rischia invece di ritrovarsi in una "piccola palude".


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GIUSTIZIA

di Federico Tedeschini Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico

La proposta di alcuni par- ciascuna assemblea gode, lamentari adereni a forze ma è altretanto vero che poliiche diverse fa tornare questa materia poco ha a d’atualità un problema an- che vedere con il ruolo delle ico: quello del fondamento assemblee medesime e perdella potestà regolamentare ciò con l’esercizio delle comdelle Camere e del suo og- petenze di ciascuna rispeto all’altra: praicamente in tutgeto. È noto che il primo oggeto i i Paesi in cui opera un del Dirito Parlamentare - in Parlamento comunque deItalia come in tui gli altri nominato, questo si comPaesi dotai di una tale spe- pone di due rami, ma solo cie di assemblee - è appunto di rado la Cosituzione di ciascuno di quei quello dell’organizzazione Paesi ha prescelinterna delle Camere, delto la forma del le loro modalità di funcosiddeto “bicazionamento, del riparto meralismo perdi competenze fra feto”, secondo adunanza plenala quale le comria e commissioni, Silvio Berlusconi petenze di ciascufino alle relazioni con gli altri organi non decadrebbe na Camera sono satamente cosituzionali. per effetto eeguali a quelle Poco o nulla dicono invece i re- del Decreto Severino, dell’altra ed ogni normaivo golameni in orbensì per decisione ato primario deve dine alle aività poste in essere della Magistratura passare per l’apdi endai singoli comdi cui il Senato provazione trambe le Cameponeni, considerato che il ruolo non potrebbe re, in un testo satamente singolare di quesi che prendere atto eidenico, prima ulimi è generalche si possa promente limitato all’esercizio dell’iniziaiva le- cedere alla sua promulgagislaiva e alla presentazione zione e pubblicazione. Quesi brevi cenni di Didi interrogazioni, mozioni o rito comparato ci conseninterpellanze. È vero che i regolameni tono di meglio metere a parlamentari dedicano ge- fuoco la quesione delle moneralmente qualche aten- dalità di adozione - e perciò zione pure alle guarenigie anche di modifica - di ciascun di cui ogni componente di regolamento.

Giusizia migliore

Basterà, in proposito, ricordare che - secondo l’aricolo 64, comma 1, della nostra Cosituzione - “ciascuna Camera adota il proprio regolamento a maggio-

ranza assoluta dei suoi componeni” ed altretanto deve fare nel caso in cui voglia procedere a modificare una o più disposizioni del regolamento stesso.

Così idenificato il fondamento posiivo della potestà regolamentare delle assemblee parlamentari ed abbandonando ogni riferimento di caratere comparaisico, il primo problema da affrontare risulta quello della ammissibilità delle possibili forme di controllo sulla legiimità di modifiche introdote ai rispeivi Regolameni da parte della Corte Cosituzionale, perché - come esatamente osserva Kelsen – “in quanto norme generali, anzi in quanto norme tout court, anche i regolameni sono leggi in senso materiale”. Conferma questa tesi anche l’aricolo 72 della nostra Cosituzione nel riservare ai Regolameni parlamentari la disciplina del procedimento legislaivo e ponendo contemporaneamente un limite alla competenza generale della legge nell’escludere che atraverso tale specie di ai normaivi si possa intervenire nella relaiva disciplina. In altre parole la Cosituzione prevede che ogni intervento regolatore dei procedimeni legislaivi deve essere inteso come materia riservata alla competenza dei


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n Ispitandosi a Cesare Beccaria

Certezza della pena o amnisia L’atuale condizione dei detenui che soggiornano nelle carceri italiane ai limii della sopravvivenza pone un esigenza immediata di soluzione al problema,in termini umani e sociali. L’espediente dell’amnisia alla quale si fa ricorso, purtroppo con eccessiva frequenza sposta ma non risolve il problema e tra l’altro, pone senza ombra di dubbio quesioni di caratere eico,ove si consideri che con tale isi-

tuto giuridico la pena del detenuto viene sensibilmente ridota, anzi condonata. Amnisia è parola che viene dal greco e significa dimenicare, essa è causa di esinzione del reato e rinuncia da parte dello Stato di perseguire il reo. Emergono tutavia riflessioni che vale la pena considerare. Nessuno può assicurare che tale praica contribuisca a diminuire il numero dei reai, per moivi di graitudine, anzi il buon senso induce a credere esatamente il contrario:si può delinquere, tanto si paga poco. La carcerazione dovrebbe essere tesa ad emendare il detenuto, cioè fornirgli una possibilità rieducaiva per il reinserimento sociale, dopo aver scontato il debito che ha nei confroni della società, in modo da non svuotarne il significato. La detenzione nasce per moivi di giusizia ,non di ritorsione e deve necessariamente avere intento rieducaivo. Cesare Beccaria grande il-

ai con forza di legge e Regolameni parlamentari. Così, per sostenere che effeivamente vi sia una riserva di competenza dei Regolameni delle Camere in materia parlamentare, diversa e ulteriore rispeto alla disciplina del procedimento legislaivo, altro non può farsi che richiamare un principio generale implicito appunto ricavabile da una letura non formalisica del già citato aricolo 64. Le proble-

Regolameni parlamentari. La dotrina pubblicisica ha quindi esteso la riserva di regolamento anche ad altri organi cosituzionali come la Presidenza della Repubblica o la stessa Corte delle leggi - affermando che anche tali figure sarebbero itolari di autonoma potestà regolamentare, mentre però la disciplina del procedimento legislaivo e delle sue scansioni appare espressa-

mente riservata ai Regolameni parlamentari dal menzionato aricolo 72 della Cosituzione, l’ampiezza della riserva in tema di auto organizzazione, cui si riferisce il primo comma dell’aricolo 64, non appare altretanto precisata e determinata e questo spiega meglio di qualunque costruzione teorica perché nel concreto si siano verificai diversi casi di sovrapposizione fra le leggi,

maiche esposte hanno rinverdito la loro attualità con il recente dibaito sugli ai normaivi contra personam che è arrivato a toccare persino i Regolameni parlamentari, laddove si tenta di sostenere - da parte di uno schieramento trasversale che tocca sia forze di Governo che di opposizione - che il voto per la convalida della decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore (in ossequio al famigerato Decreto Severino) possa tranquillamente esser sotrato al regime di

luminista, ispirandosi ai principi della rivoluzione francese nel suo pamphlet “Dei delii e delle pene “ insiste sulla certezza della pena perché atribuisce ad essa un ruolo prevenivo sui reai Egli sosiene che per essere efficace, va comminata immediatamente, con giusizia e mai al massimo grado, però deve essere interamente scontata. È necessario ribadire ,inoltre, che coloro i quali hanno subito danno si vedono beffai da tale provvedimento che non consente la soddisfazione dello stesso e che determina un ritorno negaivo sulle isituzioni. Moivi di opportunità alcune volte inducono a forme di eccessiva indulgenza ,ma una lucida è più atenta analisi invita a risolvere l’affollamento delle carceri con una riforma adeguata, da scrivere in nome della giusizia ed in difesa dei dirii di tui, resituendo alla detenzione carceraria l’intento per cui una società civile ne fa ricorso. BENEDETTA SPERANZA

segretezza previsto dai suddei Regolameni quando il voto dell’aula riguardi persone fisiche, con un’interpretazione forzata della norma regolamentare del Senato che sposi il perno del problema dalla quesione della decadenza di queste ulime al problema, tut’affato diverso, del decoro dell’isituzione Parlamento. Qualcuno fra i sostenitori di questa bizzarra interpretazione deve però essersi accorto di aver esagerato nel proporre quanto sopra, per cui ha ritenuto che il rischio di un voto di reiezione della proposta di decadenza, proteto dall’anonimato che accompagna la segretezza, potesse essere evitato, modificando espressamente l’art. 113, terzo comma, del Regolamento con il voto stavolta palese - della maggioranza assoluta dei Senatori. Anche questa proposta trova però un limite nella sua accoglibilità e quel limite è rappresentato da una scomoda prescrizione recata dal precedente comma 2 dello stesso aricolo secondo il quale “l’Assemblea vota normalmente per alzata di mano, a meno che 15 senatori chiedano la votazione a scruinio segreto”: disposizione quest’ulima che servirebbe dunque a bocciare ogni tentaivo di modifica del Regolamento effetuata a colpi di maggio-

ranza. La quesione sembra però aver perso una parte della sua carica eversiva sui rappori di maggioranza dopo l’erogazione della pena accessoria di due anni di interdizione dai pubblici uffici irrogata a Berlusconi - su impulso della nota sentenza della Cassazione penale - dalla Corte d’Appello di Milano. Ad avviso di alcuni opinion makers, infai, ha fato perdere quota all’importanza del voto assembleare in Senato perché lo stesso Berlusconi non decadrebbe per effeto del Decreto Severino, bensì per decisione della Magistratura di cui il Senato non potrebbe che prendere ato. Costoro dimenicano però che anche questa decisione, perché emanata in sede d’appello, è a sua volta nuovamente impugnabile per Cassazione e fino al momento della nuova pronuncia di Quest’ulima la pena accessoria - a differenza di quella principale - non è affato esecuiva. Quando il Senato e la strana maggioranza che sosiene il Governo si renderanno conto di quanto sopra, sarà forse troppo tardi per evitare il rischio dei franchi iratori che tui pubblicamente biasimano, ma in cui moli privatamente sperano, anche a prescindere dalla loro influenza sulle sori del Cavaliere.


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GLI ARCHIVI DE

DEMOCRAZIA E UMILTÀ

laDiscussione

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Il fascino del «Socrate catolico»

Giuseppe Capograssi e la crisi del nostro tempo

Giuseppe Capograssi e la moglie Giulia Ravaglia

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iuseppe Capograssi, giurista e filosofo, definito da Jemolo il “Socrate cattolico”, non fu mai tentato dall’impegno politico diretto, ma tuttavia con le sue riflessioni influì profondamente nella formazione di quegli intellettuali cattolici che sentirono, negli anni del primo dopoguerra, e in quelli della dittatura fascista, il dovere di una presenza organizzata nell’agone politico. Era nato a Sulmona, l’antichissima città abruzzese che dette i natali anche ad Ovidio, nel 1889, e si era laureato con una tesi su “ Lo Stato e la storia “, nella quale già traspaiono i motivi ispiratori dei suoi studi e delle sue analisi successive. Nel 1932, dopo anni di attività come avvocato, diventa professore universitario a Sassari: prima tappa di altri successivi incarichi, fra cui gli atenei di Padova e Napoli e, infine, Roma. Il suo salotto, negli anni della dittatura, costituì il punto di ritrovo per quanti, cattolici o no, intendessero discutere apertamente e liberamente sui temi del divenire della società e dei mali che ne corrodevano anima e prospettive. Fondamentale, per la conoscenza del suo pensiero, oltre alla ricchezza speculativa di testi tutti riferiti a

temi di carattere giuridico e filosofico, sono i “Pensieri a Giulia”, pubblicati dopo la sua morte: una serie di lettere alla moglie e ricchi di introspezioni, di valutazioni e anche di autentici slanci lirici. Per Capograssi, nel momento stesso in cui “le filosofie dell’immanenza che proclamano l’uomo signore dell’universo, ne disconoscono l’immediata, concreta “lealtà individuale”, ne fanno un episodio trascu-

rabile, privandolo del suo se stesso sostanziale. Così, la società contemporanea, massificando le individualità, le riconduce all’etica dell’attivismo cui corrispondono, sono sue parole” l’esaltazione della forza, della potenza, del danaro, il puro godimento dell’immediato, la negazione radicale dell’ordine, l’etica della ribellione”. Non solo, perché, con la logica

della filosofia dell’immanenza “ la politica prende il posto della religione e lo Stato tende ad incarnare tutte le aspirazioni dell’uomo – massa, a diventare la coscienza di tutti, a realizzarne il destino”. Sono riflessioni, queste, che preludono alla condanna decisa di ogni totalitarismo. Quanto al fascismo, esso, per Capograssi, è intriso di presunzione e di stupida retorica. “ Offende – scrive alla soglie – la terribile retorica di gente che dice di voler rifare l’impero romano e invece non sa amministrare la propria casa”. Uomo di profonda fede, Capograssi, a sintesi della sua analisi, pone il rapporto fra l’uomo e Dio. Un rapporto che, nell’infinita personalità dell’ essere infinito, realizza nell’individualità umana un’ansia di infinito e un infinito spirito di libertà. Sulla fine della sua vita, Capograssi fu nominato giudice della Corte Costituzionale, vincendo la ritrosia che gli era naturale. Morì nel dicembre del 1955, lasciando una preziosa chiave di lettura dei mali della società e anticipando anche giudizi sui frutti perversi della dissacrazione, ancora in atto, dell’uomo e della sua dignità. ANTONIO FALCONIO


laDiscussione

DEMOCRAZIA E UMILTÀ

Dall’inserto speciale de “La Discussione” n° 45 del 7 dicembre 1981, un omaggio a Giuseppe Capograssi, un uomo che ha vera­ mente voluto indagare a fondo la situazione concreta della povera gente ricercandola nella sua realtà, nella realtà delle sue condizioni, dei suoi sentimenti, dei suoi usi, dei suoi costumi, delle sue passioni, delle sue affiliazioni e delle sue affezioni.

GLI ARCHIVI DE

«Pensieri a Giulia»: opera unica nella letteratura cristiana del Novecento L’opera nella quale si manifesta appieno la ricchezza culturale e spirituale di Capograssi e la genesi delle sue intuizioni speculative è stata pubblicata con il titolo di «Pensieri a Giulia»: è costituita da 1951 lettere, “foglietti”, biglietti che Capograssi scrisse fra il 1919 e il 1924, ogni giorno, di getto, alla fidanzata Giulia Ravaglia, che poi sposò nel febbraio del 1924 di Giuseppe Capograssi da “Pensieri a Giulia”

«Democrazia e realtà coincidono» (13 marzo 1923, vol.III, lettera 1602) Coloro che veggono ,Giulia mia, questo uomo che si è arrogato il tremendo diritto di dirigere un popolo, dicono che egli è separati dagli altri da un abisso: nel senso che coloro che gli parlano si sentono staccati da esso come da una distanza abissale, come da un distacco, come da una separazione smisurata, infinita, che non può essere colmata. Cosa singolare! Sta sereno, impenetrabile, compreso dell’enorme funzione che ha: ma è questo l’essenziale, l’essenziale è vedere se veramente egli è uomo da giustificare un tale abisso: l’essenziale è di vedere se veramente egli ha questa superiore concezione, questa superiore orientazione che dovrebbe dirigere l’Italia verso nuovi confini, e verso nuovi destini. Questo lo rivelerà l’avvenire: certo è però che finora sembra piuttosto impenetrabile alle esigenze e al riconoscimento degli altri, sembra che gli altri non li riconosca, non possa riconoscerli, non possa riconoscere che gli altri sono tali, che debbono essere sentiti nel governo di una nazione: «gli altri», riconoscere i quali è tutta la mortale, è tutta l’etica, è tutta una legge fondamentale della vita umana. Nella politica, che riassume tutte le attività, questo individuo non concepisce il volere degli altri, non comprende «gli altri»: guardando questo episodio si vede che democrazia e umiltà coincidono: democrazia è alto valore religioso. Preghiamo, Giulia mia, perché la storia sia salvata. E ti amo,

ti bacio, e sono te, sempre. «Il fascismo “stupida retorica”» (3 agosto 1923, vol.III, lettera 1750) Quello che più offende, Giulia mia, nella lotta politica odierna, è la retorica, la stupida retorica, non la grande retorica del quarantotto, la grande retorica del Risorgimento, che non era retorica ma era profondo sentimento di poesia e di forza. Offende la retorica odierna, la retorica di questa gente, la terribile retorica della gente che dice di volere rifare l’Im-

Se fare la diagnosi di un semplice malato è cosa difficile, tanto più difficile è fare la diagnosi della malattia morale di un’anima: e tanto più difficile è fare la diagnosi della malattia morale di un’epoca

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pero romano e invece non sa nemmeno amministrare la propria casa. Offende questa retorica perché, forse, nella mediocrità la cosa migliore è la mediocrità della lode, è la modestia, e la modestia non è altro che semplicità di sentimento, di parole, di idee. Quei vecchi governi di prima erano mediocri, ma erano certamente modesti, non si vantavano, e facevano quel poco che potevano: lo facevano male, ma non dicevano di volere imitare i Romani antichi. Questo povero Paese si trova in condizioni [ …]. E ti amo, ti

bacio, e sono te, sempre. «Nessuno può arrogarsi il diritto tremendo di pensare e di dirigere per gli altri» (12 marzo 1923, vol.III, lettera 1601) Tutto consiste, Giulia mia, nella vita pratica e nella vita politica e storica, che sono poi la stessa cosa, tutto consiste nel rispettare la volontà degli altri: nel rispettare gli altri. Il problema della libertà sta tutto qui: il problema della libertà e della democrazia, così imponente nell’ epoca moderna, non significa altro che questo, cioè che nessuno può arrogarsi il diritto tremendo di pensare e dirigere per gli altri, ma che invece il più sicuro è di affidarsi alla volontà di tutti, di affidarsi alla volontà della maggioranza, in modo che si possa essere sicuri di arrivare a una soluzione che non sia troppo difforme dall’interesse generale. La cosa è molto semplice, e qui sta tutta la profonda umiltà di questo movimento. In fondo, in tutte le cose, la volontà degli uomini è cosa sacra, è cosa santa, è valore alto, è il più alto valore, e perciò bisogna prima di tutto sentirla, bisogna prima di tutto conoscerla, e farla. Ecco tutta la democrazia : ecco tutta l’umiltà moderna, ecco tutta la politica moderna: non ci sono altri misteri, non ci sono altri segreti: la cosa è molto semplice, e si riduce, tutto il costituzionalismo moderno, a un immenso esperimento di umiltà, a un’immensa dichiarazione di umil tà. Ringraziamo di tutto il Signore, Giulia mia, che ci ha dato un’epoca tale, e un tale sviluppo della virtù dell’umiltà. E ti amo, ti bacio, e sono te, sempre.


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Il rischio mortale della società contemporanea

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a speculazione di Capograssi muove indubbiamente dal confronto fra il pensiero moderno e il Cattolicesimo che corrisponde, come ci dimostrano i Pensieri a Giulia, ad una intensissima esperienza di fede, vissuta nel momento di crisi e di tra-

di Mario D’Addio da “La Discussione”, 7 dicembre 1981

Tutto quello che separa, che scinde, che stacca gli uomini tra loro è terribilmente esiziale alla società, all’ordine, alla giustizia e al benessere. Tutto quello che li unisce è invece il vero bene sociale

passo della società europea nella linea e nell’ispirazione di fondo sia filosofica che ( soprattutto) spirituale di Antonio Rosmini, e alla visione cristiana del mondo

che aveva trovato nei Promessi Sposi la sua più grande espressione letteraria. Fu l’ultimo e l’unico libro cui egli dedicò le ultime ore di studio e di medita-

zione durante la malattia che lo condusse alla morte. In fondo, la concezione dell’esperienza comune è l’interpretazione in termini speculativi della vita dei

semplici, degli onesti, degli umili, dei malvagi, dei potenti, degli uomini di fede dalla quale scaturisce la grande arte e la grande poesia dei Promessi Sposi. Nella posizione capograssiana l’ispirazione cristiana consente di volgersi a tutte le esperienze, a tutti gli orientamenti filosofici, culturali, spirituali, per comprendere la genesi e i rapporti ce sussistono fra di loro: sono invece proprio questi ultimi che corrono il rischio di chiudersi in se stessi, di assolutizzarsi e quindi di escludersi a vicenda. Occorre invece portare in fondo tutte le posizioni di pensiero, esaminare con estrema attenzione lo svolgersi degli orientamenti etici e coglierne gli esiti ultimi, che soli ci consentono di intenderne la radice, e quindi accogliere il criterio dell’immanenza per trovare in essa i principi ed i valori meta empirici che consentono al fare degli uomini di sussistere come mondo umano e come storia. Capograssi non nega l’importanza che l’organizzazione economico – sociale ha assunto nel mondo contemporaneo, non disconosce le conseguenze che ha avuto sulla società, sullo Stato


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Nei momenti di crisi , per i popoli, per i partiti, per le famiglie, per gli individui, si deve raccogliere quello che si è serbato. Se si è seminato tempesta si raccoglie tempesta

medita sull’individuo, sugli individui, sul come salvare l’uno e gli altri: e così scopre che tutta l’organizzazione sociale e politica culminante nello Stato, che sembra esprimere una propria forza che tutto controlla e tutto

domina, in effetti poggia sull’esperienza comune, in definitiva sull’attività degli individui che operano secondo i valori fondamentali e la verità della loro vita. Nel ventennio della dram-

matica crisi della democrazia in Europa, egli teorizza, l’esperienza comune cioè l’indipendenza, l’autonomia, la libertà della società civile in cui esplica per l’appunto l’attività degli individui, di contro all’onnipotenza dello Stato – fatto, dello Stato – forza, dello Stato autoritario. L’esperienza giuridica viene teorizzata come la presa di coscienza della verità che è contenuta nell’azione, per cui essa si connette in modo sistematico con tutte le altre azione e questa connessione sistematica di tutte le azioni coincide pertanto con la dimensione articolata e compiuta della società civile.

Forse si sbaglia se si va a ricercare le origini della crisi contemporanea troppo in alto o troppo in fondo; forse le origini sono sì, al fondo, ma sono sotto la umile pietra del focolare domestico

DEMOCRAZIA E UMILTÀ

come sullo stesso individuo: sottolinea, sin dall’inizio della sua speculazione, il valore essenziale che ha nella storia moderna e contemporanea il problema del riconoscimento dei diritti del lavoro e delle classi lavoratrici, il cui progresso ha un significato tipicamente cristiano. Il rischio veramente mortale che corre la società contemporanea è che, perdendo l’individuo il suo se stesso sostanziale, tutto questo progresso finisca per vanificarsi, addirittura coll’assumere, come si è verificato con l’esperienza totalitaria, un segno diametralmente opposto. Così nell’età caratterizzata dalla potente presenza delle masse Capograssi

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CULTURA

Tutti pazzi per la zucca P

rotagonista indiscussa della note di Halloween, la zucca è un vegetale molto in voga in questo periodo dell’anno. Originaria dell’America centrale, la sua presenza è atestata fin dal 7000-6000 a.C, grazie al ritrovamento di alcuni semi in Messico. Dal Nuovo Mondo è stata poi diffusa dai primi colonizzatori in Europa, assieme a pomodori e patate; navigatori portoghesi la traghetarono fino in Giappone, da cui si spanse per tuta l’Asia divenendo un alimento apprezzato globalmente. La zucca, infai, è in grado di mantenersi per lungo tempo e nel corso dei secoli si è guadagnata in tal modo la fama di “ortaggio della sopravvivenza”: i “pilgrims” sbarcai nelle Indie Occidentali, apprendendo dai naivi come colivarla, si assicurarono il nutrimento durante gli inverni rigidi, mentre, funestai dalla miseria, i giapponesi uscii dalla seconda Guerra Mondiale trovarono nella zucca un cibo di sussistenza. Il celebre vegetale color arancio è una fonte di vitamine A e B, ferro, potassio e proteine. I semi vengono uilizzai come vermifughi, in paricolare la tenia echinococco (verme solitario), aniinfiammatori della pelle e per prevenire le disfunzioni delle vie urinarie; la polpa, invece, si rivela efficace assieme al late contro i disturbi gastrici e le patologie della prostata, oltre ad essere un oimo diureico. La note delle streghe la zucca si appresta ad una metamorfosi grotesca: cava all’interno, la scorza viene incisa e intagliata, ricavando l’aspeto di una maschera dal ghigno malefico, i cosiddei Jack-o-lantern, proni ad ospitare una candela accesa. La tradizione di appendere all’uscio di casa quesi lumini dallo sguardo minaccioso risale ad una leggenda irlandese. Dopo esser scampato per ben due volte alle sue grinfie, Jack, scaltro e beone fabbro, oiene dal diavolo la promessa di risparmiargli la dannazione eterna. Dopo la sua morte, Jack non viene accolto in Paradiso, causa la sua fedina di peccatore impenitente, e, una volta bussato all’Inferno, viene scacciato con goduria dal satanasso, ben lieto di vederlo vagare come un’ anima in pena. Quando però si lamenta del freddo e del buio circostante, il demonio gli lancia un izzone ardente, che il fabbro inserisce all’interno di una rapa che aveva con sé. Da lì l’usanza irlandese di scavare tuberi per farne delle lanterne, con la funzione apotropaica di allontanare dal proprio uscio di casa l’anima raminga di Jack, in cerca di un rifugio sulla Terra ogni 31 otobre dell’anno. Nel momento in cui la zucca approdò nel Vecchio Coninente, patate e rape vennero sosituite dal vegetale arancione, più facile da modellare e dalla riuscita spetacolare.

curiosità Dal laino “cucurbita” o “cucuia”, da cui cocuzza e poi cozucca, la zucca fin dagli anichi romani è stata impiegata come metafora per idiota, buona a nulla, insomma “zuccone” e se ne trova riscontro in più di un autore, tra i quali Giovenale e Petronio. L’esempio principale è dato però da Seneca che dedica all’imperatore Claudio, ormai defunto, un’opera sairica sprezzante e derisoria, l’Apokolokýntosis, ovvero la “zucchificazione”. Anziché trasformato in un dio, come era toccato ai suoi predecessori, Claudio sarebbe stato “sanificato come una zucca”, con chiara allusione alla nomea poco lusinghiera di cui godeva. L’importanza per un pilgrim della zucca si può osservare da un componimento del 1600: “For potage and puddings and custards and pies” (trad. alle zuppe, torini, creme e torte) “Our pumpkins and parsnips are common sup­ plies” (le nostre zucche e pasinache di solito sopperiscono) “We have pumpkins at morning and pumpkins at noon” (mangiamo zucche maina e mezzodì)

“If it were not for pumpkins we should be un­ doon” (se non fosse per loro saremmo spacciai) “Avere sale in zucca” è un comune modo di dire per indicare una persona dotata di buon senso ed intelligenza. Questo perché la zucca, come gli altri vegetali della famiglia delle Cucurbitacee, sono poveri di sodio e ricchi di acqua. Avere del sale in zucca quindi starebbe a significare la rarità del proprio dono. La polpa di zucca viene adoperata anche per uso cosmeico. Schiacciandone un po’ assieme ad un pugneto di semi ed aggiungendo del miele, si oiene una maschera depurante e detossificante per le pelli grasse.

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Si legge meno di sen. Diana de Feo Politica e giornalista

Il 30 novembre chiude a Napoli la storica libreria Guida, a Port'Alba. " È un punto di civiltà della cultura napoletana che si perde ", ha deto il filosofo Biagio di Giovanni. Per quasi cento anni, intere generazioni di ragazzi, giovani, aduli, hanno comprato libri da Guida, le cui sei librerie, in cità, hanno già chiuso. Editori e librai, i Guida sono stai presidio della cultura napoletana del novecento. Nella storica Saleta Rossa, sempre affollata, durante le presentazioni di libri, convegni, appuntameni con autori italiani e stranieri, come Jack Kerouac e Allen Ginsberg ,si sono svoli anche incontri con parlamentari, da Napolitano a Berlusconi. Negli anni sessanta, Feltrinelli rimase a Napoli una seimana per seguire l'organizzazione del lavoro della casa editrice e le vendite in libreria. Oggi, crisi economica e editoriale, aumento veriginoso degli affii, insieme all'annunciato avvento dei libri scolasici digitali, ( voluto dal Ministro Profumo, e posicipato di un anno, grazie all'intervento della sotoscrita, condiviso dalla VII commissione del Senato ) hanno determinato, negli ulimi tempi, la chiusura di decine di piccole e grandi librerie, come la Mondadori, la De Pero, l 'Athena. Un elenco di serrate che ha il sapore di una sconfita della cultura, e non solo a Napoli. A Roma un altro negozio, fondato nel 1945, tra Piazza Navona e Campo de Fiori, la libreria Remo Croce, sede presigiosa di incontri leterari dibaii, convegni, presentazioni, ha dovuto chiudere i bateni. La Croce disponeva di quarantamila itoli di leteratura, scenze umane e sociali, manualisica,turismo e una selezione di tesi in lingue straniere; inglese,spagnolo,francese,tedesco e russo. Sempre a Roma, chiusi i bateni di moli piccoli e grandi esercizi, come la libreria Remainders, da oltre quarant'anni in Piazza San Silvestro. A Milano, annunciata la chiusura della libreria Bocca, in Galleria Vitorio Emanuele, specializzata in libri d'arte, tra le più aniche d'Italia. Stampava per i Savoia, ha pubblicato Silvio Pellico e Sigmund Freud. Inuile andare avani con questo deprimente elenco di chiusure. Per moli si trata di un inelutabile salto di civiltà, come quando si passò dalla carrozza all'automobile. Sarà il desino di tute le librerie perché, purtroppo come oggeto cartaceo,il libro sta scomparendo. Negli Stai Unii,la diffusione del iBook è giunta al 50% rispeto allo stampato. Presto sarà così in Italia e in Europa. Si annuncia quindi un cambiamento epocale che chiude un passato glorioso nella storia della cultura, un cambio di passo che lascia sgomeni.

www.ilvelino.it


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ECONOMIA

Il paradosso tutto europeo

Finanziamo anche il debito tedesco

Le ulime sime di Eurostat sul nostro Paese meritano qualche riflessione. Secondo l’Isituto di staisica europeo, il rapporto deficit/Pil nel 2012 è stato al 3 per cento; il debito pubblico si è fermato al 127 per cento del Pil, pari a 1.989.432 milioni di euro. La spesa pubblica nel 2012 è stata pari al 50,6 per cento del Pil (nel 2011 era stata del 49,8%) mentre le entrate hanno raggiunto il 47,7% (46,1% nel 2011). Ma il dato che deve far rifletere è quello del peso sul debito pubblico del contributo fornito dall’Italia per le operazioni di salvataggio dei paesi dell’eurozona in difficoltà: nel 2012 questo contributo ha pesato per un valore pari al 2,4 per cento del Pil, contro lo 0,8% del 2011 e lo 0,03 del 2010. Questo significa che il nostro bilancio è stato appesanito, praicamente quasi bloccato, dalle ingeni somme che abbiamo dovuto versare nelle casse europee per le operazioni di salvataggio. Operazioni di salvataggio che sopratuto negli ulimi mesi non hanno quasi mai riguardato i itoli di Stato di casa nostra. Eppure l’Italia è il terzo contributore dell’Esm (sigla che significa European Stability Mechanism), cosituito nel luglio 2011 dal Consiglio europeo ed entrato in vigore a parire dal luglio 2012. Sono quatro i paesi che rappresentano il board dell’Esm e sono Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi; esclusa quindi l’Italia nonostante il suo pesante contributo (quasi il 18 per cento del capitale del Fondo). In soldoni questo significa che l’Italia ha versato – con l’ulima tranche pagata due seimane fa - 11,4 miliardi e il prossimo anno quesi versameni assommeranno a 14,3 miliardi di euro. Qui si verifica un fenomeno strano, paradossale. I contribueni tedeschi finiscono per ricevere sussidi da parte di quelli italiani. E’ il meccanismo dell’Esm: questo fondo salva-Stai non può, in base allo statuto, comprare itoli con raing soto la “doppia A”. Dunque Italia e Spagna sono fuori. Acquista invece aività liquide di alta qualità, il che significa Bund tedeschi, almeno in gran parte. Il risultato è che sia l’Italia che la Spagna (che pure sono tra i primi cinque finanziatori dell’Esm) non possono chiedere l’intervento di questo

fondo di stabilità per sostenere eventuali difficoltà bancarie. Il risultato – paradossale, abbiamo deto – è che i contribueni italiani finanziano l’acquisto da parte di Esm di itoli di Stato tedeschi con la conseguenza di ridurre i tassi sui Bund ed aumentare, conseguentemente, il faidico spread. Dunque la nostra quota finanzaria di Esm riduce i tassi dei Bund, aumenta lo spread, e pone in grave svantaggio le imprese italiane. C’è anche da considerare che nel 2011 la Banca Centrale Europea acquistò circa 100 miliardi di euro in Btp, quando i rendimeni di quei itoli sfioravano l’8 per cento. Ora il valore di mercato di quei itoli è salito molto, tanto che il Tesoro italiano ha pagato alla Bce cedole di interessi per circa dieci miliardi. Il caso vuole che il primo azionista della Banca Centrale presieduta da Mario Draghi sia la Bundesbank; e quasi un terzo di quei dieci miliardi vanno così nelle case della Banca centrale tedesca. E’ anche questa la ragione per la quale la Germania ha registrato l’anno scorso addirittura un surplus dello 0,1 per cento del deficit, con un debito pubblico che supera di poco l’80 per cento del Pil. L’Italia, con il 127%, si conferma il secondo debito più alto dopo quello greco (156,9%); segue il Portogallo con il 124,1% e l’Irlanda con il 117,4%. La Francia segna un 90,2% di debito con un rapporto con il Pil che è al 4,8%. Altro dato su cui rifletere: il nostro Paese sta facendo sforzi incredibili per far quadrare i coni, purchè il rapporto deficit/Pil non superi il 3 per cento. A Parigi (è vero che hanno un debito al 90% del Pil!) sforano tranquillamente fin quasi al 5 per cento. Come potremo agganciare la ripresa se la morsa della tassazione in Italia non si potrà allentare, senza una deroga, anche limitata nel tempo, al teto del 3 per cento? TIZIANA SCELLI

Una legge con molte di Giuseppe Bortolussi segretario CGIA Mestre

Sarebbe ingiusto dare un giudizio negativo sulla legge di Stabilità: alcuni provvedimenti vanno nella direzione auspicata dalle piccole imprese. Mi riferisco, nello specifico, a m i s u r e come: la riduzione di un miliardo di euro dei premi Inail in

capo alle aziende, dopo che per anni le imprese hanno pagato più di quanto hanno ricevuto; la proroga per tutto il 2014 delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico; l'alleggerimento dell'Irap sulle nuove assunzioni, anche se bisogna verificare se varrà solo in caso di incremento occupazionale o meno. Eppure, le aspettative dell'opinione pubblica erano

altre, soprattutto in materia di cuneo fiscale. Abbiamo appurato che il "taglio" apportato sarà molto modesto: comprendo la difficoltà del momento e la scarsa disponibilità di risorse, ma ritenere che con una quindicina di euro al mese si possa ridare un po' di serenità alle famiglie è ovviamente una illusione. Sia chiaro, la riduzione della pressione fiscale è sempre ben accetta: stiamo tuttavia parlando di cifre irrisorie, che non permetterebbero ad una persona di concedersi una birra e una pizza. Gran parte di noi era stata indotta a ritenere che con questa Legge di Stabilità l'Italia avrebbe posto le basi per agganciare la crescita. Mi sento di affermare che, molto probabilmente, non sarà così: forse riusciremo a contenere i conti, ma non a invertire in maniera decisa la rotta. La cosa più preoccupante è che anche questa volta rischiamo di ritrovarci con delle previsioni per l'anno venturo


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Stabilità a rischio

Richieste di modifica per 10 miliardi

di Stabilità incertezze sovrastimate. Il motivo è il seguente: negli ultimi anni il ministero dell'Economia ha elaborato delle previsioni economiche per l'anno successivo costantemente sovrastimate, che in sede di consuntivo richiedono sistematicamente una manovra di aggiustamento poiché alla chiusura dell'anno non corrispondono al dato reale. Questa misura viene presa sempre verso l'inizio dell'autunno, quando ormai si possono correggere i conti solo mediante la leva della tassazione, che consente di incassare immediatamente le risorse necessarie (spesso attraverso l'aumento delle accise o dell'Iva). E proprio in merito all'aumento dell'IVA che abbiamo subito una quindicina di giorni fa, ricordo che il Governo Letta si era impegnato a mitigarne gli effetti negativi attraverso la rimodulazione del paniere dei beni e dei servizi che doveva essere inserita nella Legge di Stabilità. Di questo impegno, purtroppo, non si

trova ancora traccia. Sia chiaro: la riforma dell'imposta non avrebbe comunque risolto tutti i problemi, ma avrebbe dato un segnale positivo per il rilancio dei consumi, infondendo un po' di speranza alle famiglie e alle piccole e piccolissime imprese che lavorano quasi esclusivamente per il mercato interno. Tuttavia, la misura più preoccupante di questa finanziaria è la nuova Service tax, che sarà composta dalla Tari (la nuova tassa sui rifiuti) e la Tasi (la tassa sui servizi indivisibili). Se la prima molto verosimilmente ricalcherà a grandi linee l'attuale Tares, per alcuni l'impatto economico della Tasi sulle prime case rischia di essere più pesante di quando pagavamo l'Imu, con l'aggiunta che dal prossimo anno la dovranno onorare non solo i proprietari, ma anche gli inquilini. Nonostante le rassicurazioni fatte nei mesi scorsi, corriamo il rischio di ritrovarci con nuove tasse e con un Paese sempre più sfiduciato.

Dopo giorni di attesa, è arrivato al Senato il testo definitivo della Legge di stabilità. Già dopo il Consiglio dei ministri che l’aveva approvata, e prima che la versione definitiva approdasse in Parlamento, partiti e parti sociali avevano iniziato una sorta di “vivisezione” della Finanziaria annunciando richieste di modifiche per oltre 10 miliardi di euro.. Non è una novità: è la sorte toccata a tutte le Finanziarie di questi ultimi anni. Si entra in Commissione con un testo, si esce con uno letteralmente stravolto. Ma stavolta i margini di manovra sono ancora più stretti: gli uffici di Bruxelles hanno acceso i riflettori su qualsiasi variazione. E così il ministero dell’Economia ha fatto sapere che la Legge di stabilità non è intoccabile; modifiche sono possibili ma “a saldi invariati”. Ma vediamo quali sono i punti critici di questa legge. E’ soprattutto sulla casa e sulle tassazione del lavoro che si concentrano le richieste dei partiti, dei sindacati e delle imprese. Lo scontro più duro si preannuncia già sulla casa: il ministero dell’Economia difende la riforma introdotta e dice che la somma di Imu e Tares è pari a 4,7 miliardi (4 miliardi di Imu e 700 milioni di Tares per la quota che riguarda i servizii). Un gettito maggiore della nuova Tasi (la tassa sui servizi indivisibili) con la quale si prevede un gettito

di 3,7 miliardi. Questo è quanto sostengono a Via XX settembre, ma il Pdl non è d’accordo e parla di “stangata”. La Confedilizia addirittura calcola rincari della tassazione del 30 per cento. C’è poi la questione del cuneo fiscale. In questi giorni calcoli e polemiche si sono accavallati. Fatto sta che per un reddito di 15 mila euro annui lordi il beneficio del taglio delle tasse sul lavoro resta di 182 euro l’anno, qualcosa come 15,2 euro al mese. tredicesima esclusa. Per tutti gli altri non ci sarà neppure questa “mancia” (qualcuno l’ha già chiamata così). Anche per il pubblico impiego questa Finanziaria porta notizie poco buone, Se il Parlamento non apporterà modifiche, per il quinto anni consecutivo il contratto dei pubblici dipendenti rimarrà congelato. Inoltre la legge allarga il meccanismo delle rate per la buonuscita: se la “liquidazione” supera i 50 mila euro, il pagamento dovrà essere rateizzato in due anni; in tre anni se supera i 100 mila euro. Mentre il presidente di Confindustria Squinzi ha già avvertito le forze politiche (“Spero – ha detto – che non ci siano porcate in Parlamento”), i sindacati hanno già proclamato 4 ore di sciopero. Insomma un cammino complicato per questa Legge, che rischia – malgrado il suo nome – di essere poco “stabile” in Parlamento. ALBERTO MACCARI


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LETTERE diritto di tutti? Grazie di cuore.

Riflettere

Mario Soletta, Palermo

Insieme Carissimo Direttore, sono un operaio di­ soccupato della Sici­ lia. Non so più cosa fare per superare il di­ sagio che si sta cre­ ando nella mia re­ gione. Io ho una laurea, ho studiato, eppure mi ritrovo senza una occupa­ zione e senza la possi­ bilità di mettere su casa e famiglia. Sono disperato, direttore. Cosa può fare e cosa deve fare lo Stato per aiutare tutti quelli che come me aspi­ rano ad una vita nor­ male, tranquilla con il diritto di lavorare che dovrebeb essere un

✑ Caro Direttore, ho dedicato la mia vita per cercare di dare a mio figlio un futuro migliore del mio. Ho fatto sacrifici per permettergli di stu­ diare e di trovarsi una sistemazione la­ vorativa. Purtroppo è ancora disoccupato e, cosa più assurda, vedo che molti extra­ comunitari trovano lavoro molto più fa­ cilmente di lui. le sembra giusto che noi italiani dob­ biamo essere messi in secondo piano? Giovanna Terni, Regalbuto

Per scrivere ad Emilio

✑ Caro direttore non c’è lavoro. Lavorano più gli ex­ tracomunitari di noi. Ho trent anni,mi of­ fro come cameriere,barista,pe rfino idraulico. Mi rispondono che non hanno bisogno. Come me sono tanti giovani che cercano lavoro. Antonio M. da Ancona

✑ In questa Sicilia troppo dimenticata arrivano i politici solo in vista delle elezioni. Promettono tutto, poi spariscono. Il governo dice che la situazione sta miglio­

rando,ma dove. Qui è tutto uguale. Cosa fare? Michele B. da Enna Fra le tante lettere alcune per denunciare gli episodi di violenza a Roma durante la manifestazione che doveva essere pianificata per ricordare la crisi che milioni di famiglie che non hanno come arrivare alla fine del mese. Ma anche per ricordare il sacrificio delle forze dell’ordine in difesa dei cittadini. Vero: un grazie particolare deve andare a loro tutti: vigili del fuoco,carabinieri,polizia,guardia di finanza e anche agli operatori del pronto soccorso. Un Governo che sia tale dovrà anche tenere della mancanza di organico e delle condizioni economiche di questi ragazzi.

Fede e-mail: emiliofede@ladiscussione.com

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laDiscussione Settimanale politico­culturale fondato da Alcide De Gasperi

DIRETTORE EDITORIALE Emilio Fede DIRETTORE POLITICO Giampiero Catone DIREZIONE Antonio Falconio (RESPONSABILE) Alberto Maccari (Condirettore) Francesco Paolo Procopio (Vicedirettore) EDITORE Editrice Europa Oggi S.r.l. Amministratore Unico Renato Catone Responsabile Marketing Bruno Poggi Piazza Sant’Andrea della Valle, 3 00186 - Roma Tel. 06.45496800 - Fax 06.45496836 segreteria@ladiscussione.com STAMPA Poligrafico Europa S.r.l. Via E. Mattei, 2 20852 - Villasanta (MB) Tel. 039/302992 CONCESSIONARIE PER LA PUBBLICITÀ Publimedia S.r.l. Via Turati, 129 - Roma publimedia@aruba.it Publistar S.a.s. Via Monte delle Piche, 34 - Roma publistar@fastwebnet.it DISTRIBUZIONE Press-di Distribuzione Stampa e Multimedia S.r.l Via Bianca di Savoia n. 12 - Milano Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche ed integrazioni

Ricette dal mondo Pumpkin pie (Regno Unito) 400 gr di polpa di zucca 120 gr di zucchero di canna 3 uova grandi 120 gr di doppia panna (double cream) 2 cucchiai da tavola di rum 2 cucchiai da tavola di zenzero Un cucchiaino da tè di cannella Un cucchiaino da tè di scorza di arancia Un pizzico di noce moscata 500 gr di pastafrolla

Goulash di zucca (Ungheria)

Potijie di zucca (Nordafrica)

Una cipolla bianca Un peperone giallo Un peperone rosso Una zucca di medie dimensioni Due cucchiaini da tè di semi di cumino Tre cucchiaini da tè di paprika Due cucchiaini da tè di origano Un cucchiaio da tavola di concentrato di pomodoro Un baratolo di pomodori pelai Due cucchiai da tavola di olio Sale e pepe

500 gr di agnello a pezzi Due cipolle grandi Due teste d’aglio schiacciate Un pezzo di radice di zenzero pelata e grat­ tugiata Due chiodi di garofano Una stecca di cannella Un peperoncino spezzetato Quatro semi di cardamomo pestai Una foglia di alloro La scorza di un limone 500 gr­ 1 kg di zucca tagliata a cubei Noci di burro 50 ml di brodo di carne

Tempura di zucca (Giappone) 150 gr di zucca a tocchi Una mistura di 115 ml di acqua fredda, 60 ml di late di cocco, 100 gr di farina di grano, un cucchiaino da tè di farina di granturco, un peperoncino sminuzzato e privato di semi, mezzo cucchiaino da tè di paprika e un cucchiaino da tè di semi di sesamo Sale e pepe a fine fritura


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CONTROCOPERTINA

Allarme sociale

La grande paura C

’è stata la paura a Roma dove migliaia hanno sfilato in corteo per chiedere che i poveri siano meno poveri, i senza tetto abbiano una casa, le banche aiutino le imprese a non fallire aumentando il numero dei disoccupati. Migliaia che hanno sfilato quasi in silenzio. Volevano mostrare il loro dramma senza insulti. Invece ci sono stati disordini, alimentati dai soliti incappucciati che hanno lanciato bombe carta, dato fuoco ai cassonetti dei rifiuti, frantumato vetrine, assaltato le forze dell’ordine schierate in difesa dei cittadini. Il piano disposto dal Ministro ha funzionato per evitare il peggio. Quattromila uomini e mezzi blindati: carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, croce rossa. Hanno fronteggiato i provocatori, hanno rischiato catene e bombe carta. Alcuni arrivati anche dall’estero. Un grazie a chi ha difeso la città è d’obbligo. Sono “ragazzi” che avrebbero bisogno di condizioni economiche migliori e di più organico. Parlo spesso con alcuni di loro. Racconti di vita che pochi conoscono. Ci sarà un giorno chi guarderà alle loro esigenze e deciderà come dare un sostegno concreto. Il Paese è stanco. Confuso politicamente; il futuro incerto per troppe polemiche di fronte alle quali la gente chiede fatti e non parole. Di loro si ricordano quando in campagna elettorale i candidati vanno a caccia di voti. E scattano le promesse. Poi il dimenticatoio. Manca la benzina per le “volanti” e le “gazzelle”, aumentano i personaggi da scortare, aumentano le ore di servizio. effe


La discussione 2013 10 26 numero 18  

"Il Paese è stanco" di Emilio Fede; "In una prospettiva diversa" di Giampiero Catone; "La corsa di Civati" di Giuseppe Civati; "Voltare pagi...

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