Issuu on Google+

Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in .27/02/2004 n.46) Art.1 comma 1 DBC Roma

direttore responsabile: Antonio Falconio 30010

www.ladiscussione.com

ANNO LX

N. 10

9 770416 037006

SABATO 31 AGOSTO 2013

€.1,00 SETTIMANALE POLITICO-CULTURALE FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

direttore responsabile: Antonio Falconio

direttore editoriale: Emilio Fede

EDITORIALE

Restare uniti DI EMILIO FEDE

A

ncora una volta un certo mondo della politica e della magistratura riesce a dare il peggio di sè nel tentativo di mortificare Berlusconi che è ad un passo da essere arrestato, mentre il Parlamento deve votare se annullare oppure no la sua elezione a Senatore. Una vicenda che divide apertamente anche l'opinione pubblica. Berlusconi protagonista della politica anche internazionale, attende di sapere quale sarà il suo destino nella villa di Arcore dove il giorno e la notte non hanno intervallo quanto a riunioni con i figli, legali e consiglieri più fidati. Quello che trapela, spesso, non corrisponde alla realtà: sono voci, ipotesi. L'uomo non è la "belva" in gabbia. Ha ritrovato (forse mai persa) la voglia di ottenere giustizia e proporsi nuovamente leader di Forza Italia che vent'anni fa, ha cambiato il corso della politica, fermando "comunisti che marciavano per governare il Paese". Così manifesti, pagine di giornali annunciano già che Forza Italia c'è. Attorno ad essa nascono e (spesso in breve tempo appassiscono) ipotesi di chi la guiderà. Ieri per porre fine a queste voci Berlusconi ha invitato tutti a non rilasciare dichiarazioni. L'aria di crisi di governo, quindi elezioni anticipate, mobilita quanti hanno deciso - ed in parte si sono attrezzati - a scendere in campo con un proprio movimento da affiancare all'area moderata. Si lavora alle possibili liste che (come tradizione) vedono in attesa migliaia di candidati. Si tratta, si cercano compromessi che spesso tradiscono la scelta ideologica. Chi gestisce deve tenere gli occhi ben aperti. E non basta. Ma anche qui sarà il "leone" offeso a dire l'ultima parola. Torna in campo quella Dc moderata che non ha perso credibilità e si ritroverà l'otto settembre al Parco dei Principi di Roma coordinata dall'ex ministro Rotondi (da sempre amico di Berlusconi), insieme a Buttiglione e Giovanardi. Ci saranno i circoli de "la Discussione" settimanale del quale sono Direttore editoriale, fondato da Alcide De Gasperi. Quello che già serpeggia è il tentativo di demonizzare non solo gli avversari tradizionali, ma anche quelli riconducibili sotto la stessa bandiera. Dico (come ho dichiarato più volte pubblicamente) che scegliere il percorso giusto per difendere la propria dignità umana e politica sarà lui stesso. Berlusconi destinato al carcere o ai servizi sociali - secondo alcuni politologi - sarà così vittima del sistema e per questo votato anche dagli indecisi. NB. Ai molti che mi chiedono perché non scrivo un libro raccontando i 25 anni trascorsi non da ruffiano accanto a Berlusconi rispondo che oggi avrebbe l'aria di una mozione degli affetti. E a qualcuno poco gradita. Scrivere un libro? Già, perché no?

SI SALVA DA SOLO L’antipolitica parlamentare

P

iù che del tempo delle colombe e dei falchi, si dovrebbe parlare anche di quello degli avvoltoi. Quest’ultima specie nidifica ed alligna sia nel Pdl, sia nel Pd: ha di mira soltanto il successo personale credendo che, fra le rovine del sistema, potrebbe arrivare la stagione del trionfo. Nella sua strategia onnivora, esalta, da una parte le virtù del suo leader, pronto ad accantonarlo; dall’altra recupera tutti i cascani del sinistrismo e del giustizialismo per sbarrare la strada a qualunque compromesso ed affossare così il Governo delle larghe intese. Per nostra fortuna, c’è chi ha la testa sulle spalle, senso di responsabilità, sensibilità per le sorti generali del Paese. Cominciamo da Silvio Berlusconi, l’unico che porta sulla sua pelle i segni di sentenze controverse, che, guardando - sono sue parole - “alle situazioni di difficoltà del Paese e nel confronto con le forze politche”, ha invitato fermamente i più loquaci e spericolati dei suoi collaboratori a tenere finalmente la bocca chiusa. A sinistra, si è levata la voce autorevole di Luciano Violante, ex-Presidente della Camera ed ex-magistrato,

politica

uno degli epigomi di quella storia del Pci dove il senso dello Stato e la respobnsabilità verso le istituzioni non erano vane parole. Egli ha rivendicato per Berlusconi il diritto di tutelarsi in tutte le sedi e, smentendo tanti improvvisati giureconsulti, ha sostenuto che la Giunta per le Immunità del Senato, in presenza di molti autorevoli dubbi, sulla costituzionalità di alcune norme della legge Severini, può sollevare l’eccezione presso la Corte. Inoltre, Violante ha affermato con altrettanta chiarezza che può essere richiamata anche la competenza della Corte di Giustizia Europea, che può valutare la compatibiltà dell’UE e gli aspetti più discussi della stessa legge. È una tesi quella di Violante che muove dalla salvaguardia di principi costituzionali inoppugnabili e che anche su “la Discussione” avevamo modestamente sostenuto, forti dei pareri già espressi da illustri costituzionalisti.

giustizia

ORA RITORNI LA POLITICA di GIORGIO MERLO

Il nostro obiettivo è, infatti, quello di costruire e non di distruggere, valutando quanto sia precaria la condizione del nostro Paese e quanto fragile sia la credibilità riconquistata sul piano europeo ed internazionale, dando per scontato che, una volta assestato il profilo della ripresa economica e delle progettate riforme, tornerà il tempo del confronto e della sfida fra le forze che oggi collaborano ad obiettivi comuni. Si aprirà, credo, anche un tempo di ricomposizione fra le forze che si richiamano ai principi ed agli obiettivi del Partito Popolare Europeo e che non hanno smarrito il riferimento della grande esperienza dei cattolici democratici. GIAMPIERO CATONE

economia

cultura

ALLA CORTE DELLA GIUSTIZIA EUROPEA

di FEDERICO TEDESCHINI

RESTIAMO CON LUI

La vignetta di Alex

UN GIOIELLO NEL CUORE DI NAPOLI

di CARLO GIOVANARDI

VENTI DI TEMPESTA

di ELISABETTA ALBERTI CASELLATI ● alle pagine

2-3

QUIS CUSTODIET CUSTODES?

POVERA ITALIA...

di ANGELO MARIA PERRINO ● alle pagine

4-5

di CHIARA CATONE

● a pagina

IL FUTURO DELLE

ECONOMIE EUROPEE di GIORGIO MERLO

TRA ETICA ED ECONOMIA di CARLO COSTALLI

IL ROMPICAPO DEI SINDACI di ALBERTO MACCARI

6

● alle pagine

12-13


2

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

POLITICA

God saves Ital y

Ora ritorni la politica di Giorgio Merlo Parlamentare Pd

da Londra

Erica Orsini

B

erlusconi, è ora di lasciare». Così ha titolato qualche giorno fa il settimanale inglese “The Economist” a seguito della conferma della condanna del leader del Popolo della Libertà. I media britannici non hanno mai visto di buon occhio Silvio Berlusconi e durante i suoi anni di Governo non hanno mai mancato di riservargli feroci critiche. Ora che il "caso Italia" tiene banco anche sulle pagine della politica estera, hanno avuto commenti durissimi sulla vicenda dell'ex premier e sulle conseguenze che i suoi futuri comportamenti potrebbero avere sull'Italia. «Adesso che e' stato condannato Berlusconi dovrebbe lasciare la scena politica scrive “The Economist” in un editoriale al vetriolo - la gente non ha più fiducia in lui nè nella politica. Per l'Italia le cose stanno andando meglio, nei suoi primi cento giorni di mandato il nuovo capo del Governo Letta è partito abbastanza bene, ma certo ci sono ancora molte cose da fare. Non è questo il momento di sacrificare il governo Letta, per il bene degli italiani e del loro Paese». Non piacciono ai media le minacce dei ministri del Pdl di abbandonare il governo se il Pd decidesse a favore della decadenza del loro leader. Secondo “Uk news” «una simile decisione rallenterebbe la ripresa economica». “The Independent” se la prende perfino con le amazzoni berlusconiane, Santanchè in testa, giudicate impulsive e ridicole. Solo la “Reuters” amplia l'analisi finale e descrive il destino di Berlusconi indissolubilmente legato ad un sistema giudiziario italiano «caotico e inefficiente». Un problema che un Paese civile deve essere in grado di risolvere

L

a stagione politica che stiamo vivendo è quantomai complessa e contraddittoria. E il "caso Berlusconi" è destinato ad ingarbugliare una situazione già sufficientemente confusa. All'interno di questo contesto si staglia la prossima stagione congressuale del Partito democratico e il ritorno, da tutti auspicato, di una normale e rispettosa competizione politica ed elettorale tra schieramenti alternativi. Ovvero tra il centro destra e il centro sinistra o altre coalizioni in via di formazione. In attesa che questa "normalità" abbia il sopravvento, non possiamo non soffermarci su chi guiderà questa prossima sfida politica e programmatica. Se nel campo del centro destra tutto e' legato a ciò che deciderà Berlusconi e, soprattutto, a ciò che capiterà allo stesso Berlusconi sotto il profilo giudiziario, nell'area del centro sinistra non mancano le difficoltà

Né falchi, né colombe

Q

uesta foto ha fatto il giro dei giornali e delle televisioni non solo in Italia. Il commento “ecco i falchi e le colombe al vertice di Arcore”. Nella realtà sono esponenti di spicco al governo e della nuova Forza Italia. Berlusconi, però, ha invitato a non prestarsi a polemiche che possono confondere l’opinione pubblica. C’è in gioco la sua vita di uomo e di politico. C’è, soprattutto, il futuro del Paese che non può subire altri traumi economici. Nascono intanto schieramenti politici a sostegno del centro destra che avrà leader indiscusso Berlusconi. Quello della Dc con Rotondi, Buttiglione, Giovanardi che si ritrovano domenica 8 settembre all’hotel Parco dei Principi a Roma in occasione del vertice dei circoli de “la Discussione”, storico giornale fondato da Alcide De Gasperi, oggi il direttore editoriale è Emilio Fede che sarà moderatore del dibattito.

e le incognite. A cominciare dall'esito del prossimo congresso nazionale, sempre che si faccia, vista la precipitazione del quadro politico complessivo. Ma, al di là delle eccezionalità, è indubbio che all'interno del Pd si consuma una competizione aspra e senza esclusione di colpi. La guida del partito è diventata il terreno di uno scontro di potere forte e, a volte, di rara intensità. Ora, senza entrare nei dettagli della prossima battaglia congressuale, è indubbio che per questo partito servirebbe una guida politica il più possibile "inclusiva", cioè capace di dar voce e cittadinanza a tutte le svariate anime che hanno contribuito a fondare quel partito. E, quindi, non solo alla sinistra tradizionale o al cattolicesimo democratico, ma a tutte quelle esperienze che hanno accompagnato il percorso di questo partito. Tutti sappiamo, ad oggi, chi sono i possibili candidati alla segreteria nazionale. Senza entrare nel merito, credo di poter dire tranquillamente che una guida politica che iniziasse una sorte di "pulizia etnica" all'interno del partito avrebbe effetti devastanti per la stessa tenuta del partito. Come, del resto, c'è la ne-

cessità di valorizzare i talenti e le risorse che oggi ci sono nel Pd. A cominciare, ad esempio, da ciò che rappresenta il sindaco di Firenze Renzi. Purchè il tutto non si risolva in una guerra "generazionale". Cioè in una competizione viziata dalla carta di identità, dalla freschezza dell'età e dalla ridicola ostentazione del nuovismo. Anche perché, come tutti sanno, i protagonisti di questo ricambio totale e generazionale sono già eccellenti e consolidati professionisti della politica e che vantano già una carriera politica e istituzionale di tutto riguardo. Anche se sono ancora anagraficamente giovanissimi. Ma tant'è. Oggi, semmai, si tratta di far ritornare protagonista la politica. E, con la politica, i contenuti, il progetto politico e le visioni di lungo periodo. Tutto ciò è possibile farlo ad una sola condizione. Che non prevalgano, per l'ennesima volta, la pianificazione delle carriere personali, la sola immagine e l'effimero della battuta o del puro esibizionismo televisivo. Sarà possibile? Realisticamente non lo credo, ma è comunque importante battersi perché ciò accada.


laDiscussione sabato 31 agosto 2013

3

Restiamo con lui Venti di tempesta

N

ell’attuale momento politico ci sono due questioni che si intrecciano e richiedono risposte chiare e risolutive. La prima riguarda la piena ed incondizionata solidarietà a Silvio Berlusconi, ultima, in ordine di tempo, vittima di un accanimento giudiziario che prima di lui ha massacrato tutti i leader dei partiti democratici italiani. Finalmente, ed inevitabilmente, qui si pone anche la questione dell’atteggiamento del Pd, attuale alleato di Governo del Pdl, circa la volontà di deliberare ad personam la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare, con l’applicazione di una incandidabilità sopravvenuta ex lege Severino (entrata in vigore nel dicembre 2012) che in palese contrasto con l’art. 25 della Costituzione, l’art. 1 delle Preleggi e l’art.2 del Codice Penale, che in un sistema liberal democratico vietano tassativamente l’applicazione di una pena afflittiva (e la decadenza da Senatore lo è) se non era prevista quando venne commesso il fatto che ha portato alla condanna (in questo caso dieci anni fa). Non a caso, Giovanni Leone, intervenendo alla Costituente, sostenne la necessità di risacralizzare questo concetto nella Costituzione, proprio per evitare il ripetersi di situazioni come quelle che avevano conNel Pdl vogliamo rimanere, e se questo notato il regime nazista e continuavano a non ci sarà concesso, saremo autonomi connotare il regime comunista, ambedue nel Centro-Destra perché la teorici della possibilità di applicazione storia di noi Popolari Liberali è retroattiva della legge penale per difendere il popolo o i soviet. sempre stata di alleanza con Detto questo, è evidente che per noi Forza Italia, ma senza mai far Silvio Berlusconi era ed è il parte di Forza Italia, convinti Capo indiscusso del Centrocome siamo della necessità di Siamo convinti Destra, a prescindere dalle moun partito forte e radicato sul dalità nelle quali le sue disavdella necessità territorio, che sappia selezioventure giudiziarie lo costrindi un partito nare dal basso la sua classe digeranno a svolgere questo ruoradicato sul territorio rigente, sia per quanto riguarda lo. il Governo nazionale, sia per Centro-Destra nel quale vo- che sappia selezionare quanto riguarda la Amministragliamo rimanere, così come fala classe dirigente zioni locali. cemmo quando l’Udc di Casini dal basso Questo diremo con grande lese ne andò a sinistra e noi adealtà all’amico Silvio Berlusconi rimmo alla proposta di Silvio che ci ha talmente convinto Berlusconi di fondare il Pdl, Partito Popolare, Democratico, di ispirazione cristiana, della scelta strategica di co-fondare, nel costola italiana del Partito Popolare Euro- 2008, il Pdl, da non indurci oggi a cambiare opinione. peo.

Berlusconi era ed è il capo indiscusso del Centro destra, a prescindere dalle modalità nelle quali le sue disavventure giudiziarie lo constringeranno a svolgere questo ruolo

di Elisabetta Alberti Casellati Membro della Giunta elezioni e immunità

V

enti di tempesta si abbattono sulla cosiddetta pacificazione, frutto di un accordo fra Pd e Pdl per superare la crisi economica che ha investito il nostro Paese. Chi ha rotto il patto di una faticosa convivenza? Certamente il Pd, che, all'indomani della condanna di Berlusconi, ne ha subito invocato la decadenza, ancor prima di aver approfondito l'ambito di efficacia della legge Severino - nuova perché in vigore da quest'anno - e i suoi risvolti giuridici. Una posizione pregiudiziale inaccettabile ed inutilmente provocatoria, che suona come l'esecuzione di una condanna politica del leader di centrodestra che conta sul consenso crescente di 10 milioni di Italiani. Quali scenari politici si aprono allora, se si vuole mantenere un equilibrio democratico? A mio parere, due sono le opzioni oggi percorribili: 1) che il Presidente Napolitano conceda la grazia motu proprio, come prevede il c.4 dell'art.681 c.p.p. - non essendo concepibile una richiesta di Berlusconi che da sempre si proclama innocente; 2) che il PD tenga un atteggiamento responsabile, considerando fra l'altro le argomentazioni di valenti giuristi che ritengono non applicabile a Berlusconi la decadenza prevista dalla legge Severino per la irretroattività propria della legge penale ed anche, aggiungo, per la irretroattività della legge amministrativa ai sensi dell' art.1 L.689 del 1981, qualora si voglia considerare la decadenza una misura di carattere amministrativo. In definitiva, Letta e Napolitano non possono stare silenziosi a guardare un Pd "vestito" da boia, ma debbono "stopparlo" per ridare credibilità alla politica che si sta muovendo in un terreno democraticamente fragile. Diversamente la via obbligata è quella delle elezioni, che restituiranno a Berlusconi e a Forza Italia il consenso necessario per rilanciare l'economia del nostro Paese in un quadro di riforme liberali.

di Carlo Giovanardi Parlamentare Popolari e Liberali nel PDL

Letta e Napolitano non possono stare silenziosi a guardare un Pd "vestito" da boia


4

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

GIUSTIZIA

di Federico Tedeschini Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico

portamenti anteriori. Esiste dunque una ulteriore problematica, relativa alle conseguenze di ordine puramente istituzionale che detta sentenza comporta e che ha ulteriormente diviso coloro che propugnano - in applicazione delle disposizioni contenute nel D.Lgs n. 235 del 2012 - la decadenza del Cavaliere dalla carica elettiva attualmente ricoperta in Senato rispetto ad altri che ritengono invece tali disposizioni non applicabili nei suoi confronti (almeno per quel che riguarda quella sentenza) in base al principio del Favor Rei ed alla conseguente giurisprudenza, adottata in tempi non sospetti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla base dell’articolo 7, §1, della relativa Convenzione. Questo perché, con sentenza di quella Corte datata 20 gennaio 2009 (ricorso numero 75909/01), fu testualmente affermato che “l’articolo 7, §1, CEDU sancisce, in particolare, il principio di legalità dei reati e delle pene (nullum crimen, nulla poena sine lege). La legge quindi deve definire chiaramente i reati e le pene che li reprimono. La Corte ha dunque il compito di assicurarsi che, nel momento in cui un imputato ha commesso l’atto che ha dato luogo al procedimento e alla condanna,

L

a burrasca sollevata dalla sentenza di Cassazione che ha confermato la condanna di Berlusconi per frode fiscale ha subito visto crearsi due contrapposte fazioni non solamente a proposito delle conseguenze di carattere strettamente penale che tale sentenza potrebbe avere sullo status del condannato. Alcuni giuristi hanno sollevato il problema dei poteri attribuiti alle Giunte di ciascuna Camera rispetto all’applicazione del decisum giudiziale, altri quello – addirittura pregiudiziale a quest’ultimo - della applicabilità al Condannato delle disposizioni, approvate dal Parlamento solo nel dicembre scorso, che sanciscono l’incandidabilità e la decadenza dei suoi membri a seguito di condanna penale passata in giudicato. Si tratterebbe infatti, secondo alcuni, di sancire una decadenza a seguito di condanna per comportamenti tenuti in data anteriore all’approvazione di quelle disposizioni, per altri invece la questione si ridurrebbe a quella di far valere una causa di ineleggibilità che il legislatore del 2012 ha voluto introdurre come limite generale al diritto di elettorato passivo a causa dell’esistenza di condanne penali definitive, sia pur pronunciate rispetto a com-

Il Giudice di Strasburgo è vincolato a decidere sempre sulla base dei propri precedenti orientamenti

Doppia mor ale

T

ra qualche chiacchiera ed un pettegolezzo, il quotidiano “La Repubblica”, senza riuscire mai a stupirci, si spertica a dimostrare l’oggettività delle leggi e di una “giustizia” che dovrebbe escludere per sempre Silvio Berlusconi dallo scenario politico nazionale. Con tanto di casi, sentenze e pareri, raccattati faticosamente in un clima balneare ed afoso, la Repubblica vorrebbe far intendere che il sistema giudiziario italiano sia super partes, obiettivo e spassionato e che pertanto, in modo indiscutibile e lapalissiano “la legge è uguale per tutti”, sempre ed indistintamente. Non solo. Il quotidiano di Ezio Mauro si crogiola anche nel voler sottintendere, ma neanche tanto sottilmente, quanto siano amorali, ingiusti e privi di senso dello Stato, coloro i quali difendono e sostengono Silvio Berlusconi continuando a considerarlo, anche dopo la condanna definitiva, il

Alla Corte della GIUSTIZIA europea

La dec alla luce esistesse una disposizione legale che rendeva l’atto punibile e che la pena imposta non abbia ecceduto i limiti fissati da tale disposizione”. La massima appena riportata sembra dunque assumere un particolare rilievo nel dibattito acceso sull’argomento, rendendo erronea la tesi di quelli che propugnano l’applicabilità delle sopravvenute disposizioni sull’incandidabilità e sull’ineleggibilità anche coloro che siano stati condannati prima dell’entrata in vigore delle disposizioni medesime.

Non c’è qui tempo né modo per addentrarsi nei meandri delle sottili argomentazioni giuridiche in base alle quali si deve necessariamente giungere a tale conclusione; basterà dunque - per i non addetti ai lavori - sapere che viene così battuta in breccia l’argomentazione di chi ritiene l’incandidabilità prevista nella legge Severino non assoggettabile al citato principio del Favor Rei, solamente perché le norme ivi contenute non avrebbero carattere penale. Infatti, a differenza di quanto

leader indiscusso del PdL. Come sempre la Repubblica, in modo oramai automatico e probabilmente incosciente, adotta il noto schema della doppia morale che caratterizza pensieri ed azioni di tutta la sinistra italiana, riformista e non, rottamatrice, o appassionata di personaggi “d’epoca” dello stampo della Rosy Bindi. “La Repubblica” infatti non può e non vuole, anche se dovrebbe, ricordare prese di posizione assai diverse nei confronti di condannati per reati di gran lunga più gravi e dolorosi che hanno segnato con il sangue il percorso politico e culturale del nostro Paese. Uno per tutti il caso Sofri: benché protetto da buona parte dell’intellighenzia di sinistra, il leader di Lotta Continua viene condannato definitivamente nel 1997 a 22 di carcere. Subito accolto tra le fila degli editorialisti del giornale illuminato e garantista, Sofri è dal 2005 in regime di semilibertà e addirittura lo stesso anno ottiene la sospensione della pena per motivi di salute. Nel 2006, con il sostegno della sinistra, Sofri, editorialista de “La Repubblica”, conquista addirittura 23 voti all’elezione del Presidente della Repubblica, ma bisogna attendere ancora un anno perché il giudice di sorve-

avviene nel nostro ordinamento (dove, purtroppo, tanto la giurisprudenza della Cassazione, quanto quella della Corte Costituzionale manifestano frequenti oscillazioni) il Giudice di Strasburgo è vincolato a decidere sempre e comunque sulla base dei propri precedenti orientamenti, senza alcuna possibilità di discostarsene: né mai lo ha fatto, al pari dei Giudici inglesi, che appunto sulla “dottrina del precedente” fondano il loro riconosciuto prestigio. A coloro che volessero poi

glianza revochi il differimento della pena e contestualmente gli conceda i domiciliari. Domiciliari che per altro hanno consentito al collaboratore del giornale dalla doppia morale, di partecipare ad incontri, trasmissioni, manifestazioni pubbliche ed altro. Il tutto fino al 2012, data in cui Sofri ottiene il provvedimento di liberazione definitivo con il plauso di Repubblica che lo ritrarrà accolto dal Presidente delle Regione Toscana, Enrico Rossi (ovviamente PD). Basti pensare, lasciando ad ognuno il proprio commento, che Sofri è stato riconosciuto quale assassino del commissario Luigi Calabresi e che, in genere, per un omicidio di un poliziotto la pena da scontare è totale, senza benefici di sorta, e che per lo stesso reato il compagno Bompressi ha ricevuto nel 2006, dal Presidente Napolitano, la grazia.


laDiscussione sabato 31 agosto 2013

cadenza di Berlusconi della giurisprudenza sottilizzare sulla differenza fra la fattispecie richiamata dalla citata decisione e le conseguenze – sul piano parlamentare – della condanna di Berlusconi, basterà ricordare che il principio ivi espresso è stato più volte ribadito dalla Corte Europea in presenza di fattispecie assolutamente differenti l’una dall’altra, ma il cui minimo comun denominatore era appunto quello di trovarsi di fronte ad una sanzione (amministrativa, tributaria o d’altra natura) comunque connessa a fatti compiuti antecedentemente all’entrata in vigore della norma nazionale che l’aveva introdotta. All’attenzione dei Giudici di Strasburgo potrebbe perciò esser portata – in aggiunta alle altre questioni di cui questo Giornale si è occupato in numeri precedenti (v. La Discussione, 10 agosto 2013, pag. 4) - anche l’eventuale decadenza dallo status di parlamentare, ove effettivamente pronunziata nei confronti di Berlusconi dalla camera di appartenenza: la Giunta delle elezioni è un organo politico che assume vesti equivalenti a quelle di un giudice e, come tale, vede le proprie decisioni assoggettate ad impugnazione di fronte alle Corti sovranazionali esattamente come avviene per le altre decisioni giudiziarie adottate, in ultima istanza, dalle magistrature nazionali.

Né pare revocabile in dubbio che la norma invocata a sostegno di tale possibile decadenza (e che riguarda l’ineleggibilità dei cittadini condannati ad una pena detentiva superiore a due anni) sia quella approvata nel dicembre del 2012, mentre i fatti cui la stessa si riferisce risalgono ad un periodo assai precedente: hanno perciò ragione coloro che le contrappongono il principio del Favor Rei, a termini del quale non è possibile applicare una pena - anche accessoria nei confronti di un condannato ove detta pena sia stata introdotta nell’ordinamento in un

momento successivo a quello di commissione del fatto per il quale la condanna è stata pronunziata. La linearità dei ragionamenti del Giudice Europeo è difficile da cogliere nel clima di scontro che certa stampa - forse da entrambe le parti - viene ogni giorno ad alimentare: questo però è il quadro giuridico e da esso non si può prescindere, anche perché l’allontanarsene - oltre alle conseguenze politiche paventate da molti - comporterebbe inevitabilmente un’ulteriore condanna dello Stato Italiano da parte della Corte Europea, che tante già ce ne infligge ogni anno. Paradossalmente, una soluzione condivisibile da tutti ce la danno proprio quei Leader del partito democratico che dichiarano di voler effettuare le proprie scelte sulla base del principio di legalità e poiché non è immaginabile che costoro non manifestino sensibilità e rispetto verso la giurisprudenza europea, siano conseguenti e applichino un tal principio anche quando si tratta di decidere le sorti del loro principale avversario. Un atteggiamento diverso si rivelerebbe, oltre che dannoso per tutti, inutile per il risultato che si vorrebbe raggiungere, perché - come disse il Mugnaio a Federico il Grande, che voleva cacciarlo dal mulino per costruirvi sopra il castello di Sans Soucis - esisterà sempre un giudice (ieri a Berlino, oggi a Strasburgo) capace di anteporre la certezza del diritto al trionfo delle proprie convinzioni politiche: solo in Italia accade però che giustizia e politica si sovrappongano, si accavallino e si compenetrino, pur invocando – l’una contro l’altra - il principio della divisione dei poteri!

5

Povera Italia... di Angelo Maria Perrino Direttore “Affaritaliani”

E

ro stato facile profeta nel definire la condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi una "iattura per il Paese". Del resto non ci voleva Einstein per capirlo. I fatti si sono incaricati di darmi ragione, come si vede tutti i giorni dai rantoli della "strana maggioranza", Pd-Pdl, l'unica possibile, l'unica con numeri sufficienti in Parlamento per gestire una Nazione in grave crisi economica, politica, istituzionale. L'unica in grado di concordare delle riforme e farle approvare. E invece… e invece, sotto i colpi degli intransigenti a intermittenza, celebriamo un funerale politico che, come un incendio, si propaga da Silvio Berlusconi all'intero sistema. Non poteva agire in chi detiene il Potere oltre al buon senso e al pragmatismo una sorta di ragion di Stato in base alla quale, coraggiosamente e per l'interesse superiore della governabilità, la sentenza fosse stata in qualche modo rimandata? Ci voleva, come avevo scritto, un periodo di decantazione generale, di raccoglimento e di esame di coscienza nazionale. E in questo senso la soluzione faticosamente inventata da Giorgio Napolitano con il governo Letta-Alfano era davvero miracolosa. Anche per acciuffare e cavalcare i barlumi di ripresa che si intravvedono in Occidente dopo anni di recessione. Ma vittime di una sorta di "cupio dissolvi" masochistico, abbiamo fatto saltare il banco, dimostrando in tal modo che in cima ai nostri pensieri non c'è l'interesse superiore del Paese ma l'ossessione verso un uomo, Silvio Berlusconi, che turba i nostri sonni e che abbiamo individuato come la causa di tutti i nostri mali. Vada a casa Berlusconi, e sia! Ma dopo? Chi e con quali voti sarà in grado di gestire la fase complessa che va ad aprirsi? La sensazione è che si proceda alla giornata, senza un'idea, né una strategia, nella logica del tanto peggio tanto meglio, tra lazzi e sberleffi di un opinionismo miope e incistato nel Palazzo, quindi incapace di avvertire e segnalare il baratro verso il quale siamo lanciati. Scrivo da Parigi, dove il presidente Hollande ha appena convocato tutti i ministri per approntare un piano di rilancio esteso al 2025 per "restituire alla Francia il suo rango". E noi? Risse e ditate negli occhi in un eterno infantilismo, accecati dall'ideologia che, come diceva il grande sociologo francese Raimond Aron, è inversamente proporzionale alla politica. Povera Italia....


6

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

COSTUME

Un gioiello

nel cuore di Napoli

V

Benedetta Speranza

isitare Napoli è sempre motivo di stupore e se ci si imbatte nei pressi di piazza San Domenico Maggiore si ha la fortuna di arrivare al palazzo della famiglia Di Sangro di antiche e nobili origini e la cui fama è dovuta a Raimondo principe di Sansevero. La sua fama ha tardato ad affermarsi, ma negli ultimi decenni ha ottenuto il giusto tributo ai suoi meriti. La sua vita intessuta di leggenda, perché ebbe la capacità di non rilevare mai per intero i suoi segreti, suscita ancor oggi curiosità ed interesse. Esponente dell’Illuminismo napoletano, fu alchimista, letterato, editore e Gran Maestro della Massoneria, i cui simboli: squadra e compasso, sono individuabili nella volta della sua Cappella. Fu temuto dal popolo, che lo considerava un demone, una sorta di Faust Napoletano. Sfruttò la lucida intelligenza dell’intelletto illuminato, uscendo dallo “stato di minorità“ del secolo precedente e si contrappose all’ignoranza, alla superstizione e ad ogni forma di dogmatismo. Volle studiare i più reconditi segreti della natura e sperimentò nel suo laboratorio ogni forma di fenomeno. La sua genialità gli consentì di realizzare i fuochi pirotecnici, l’archibugio, la macchina idraulica. La stampa a più colori,ed altro ancora. Fu l’emblema vivente di bisogni e desideri della sua generazione,che voleva restituire all’uomo la centralità che i secoli precedenti gli avevano tolto. Il suo atteg-

giamento di rottura con le esperienze pregresse è il frutto di una personalità razionale e vivace, ricca di inventiva. E’ l’uomo faber che non ha più paura dell’inferno ed apre le porte alle esperienze più audaci, per restituire all’uomo indipendenza e dignità. Per questi motivi non fu gradito alla Chiesa, che pose all’indice i suoi scritti. L’ideazione iconografica della Cappella Sansevero detta anche” Pietatella”, in riferimento all’immagine di Maria che sovrasta l’altare maggiore, fu la maggiore espressione del suo ingegno. Essa è riconosciuta universalmente per il suo valore artistico e fortemente simbolico. E’costituita da un’unica navata e lambita lungo le pareti da meravigliose sculture da leggere in chiave simbolica. Al centro della navata troneggia “ Il Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino, di gusto neoclasico e di impareggiabile bellezza,sicuramente affiancabile ad opere di Michelangelo e Canova. Il volto struggente del Cristo deposto, il corpo perfetto in ogni piega, l’impalpabile e trasparente sudario attribuiscono all’opera un’ immediata sacralità. Ogni altra descrizione sarebbe riduttiva, perchè non renderebbe efficacemente la qualità e la quantità delle forti e coinvolgenti emozioni, che solo la visita alla Cappella può suscitare.

di

Fu temuto dal popolo, che lo considerava un demone, una sorta di Faust Napoletano

La privatizzazione dei rilievi stradali

Quis custodiet custodes?

A

nche se per il momento resterà solo sulla carta, rinviato ad un ipotetico domani, l'articolo 6 del disegno di legge sulla razionalizzazione della spesa non poteva non sollevare un polverone. Molta la perplessità, poca la chiarezza. Stiamo parlando della privatizzazione dei rilievi stradali, intervento proposto per sgravare il lavoro degli organi di polizia, nel caso di incidenti con danno alle sole cose. Con una chiamata, a carico del richiedente - costi da definire-, interverranno sul luogo del sinistro degli ausiliari, abilitati dal Viminale dopo sei mesi di formazione, con pettorina di riconoscimento, metro e macchina fotografica. A loro spetterà il compito di dirimere la controversia tra i conducenti, eseguendo i rilievi e stilando il rapporto da consegnare alle assicurazioni per i risarcimenti. Di fatto potranno anche multare, qualora riscontrino infrazioni al codice della strada, facendole presenti alla Municipale. Apparentemente risolutiva, la norma in realtà rivela diverse falle nella sua struttura. Primo: la privatizzazione. In una società in cui il diritto stenta ad essere applicato con equità, lasciamo a privati cittadini il delicato compito di destreggiarsi nelle famigerate liti tra automobilisti? Il pubblico ufficiale incute sempre una sorta di timore reverenziale ed è capace di imporre la propria autorità anche su tipi indisponenti o rissosi. Pur non essendo investito delle competenze di un poliziotto, l'ausiliario deve effettuare delle valutazioni che inevitabilmente sfoceranno in giudizi, di torto e ragione per l'uno e l'altro dei conducenti. Si prevedono in un tale clima frequenti ricorsi al giudice di pace con ulteriore imbottigliamento della burocrazia. Alla lite iniziale seguirebbe dunque un corollario inestinguibile di altre liti. Secondo: la parzialità. Risulta controversa la possibilità per le imprese che gestiranno il sistema degli ausiliari di sottoscrivere accordi con le società assicuratrici. Viene in mente Cicerone: quis custodiet custodes? Il guidatore assicurato con la “giusta compagnia”-chi vuol capire capiscapotrebbe avere la meglio. E' vero che si rischia la denuncia per falso, ma ciò il più delle volte non agisce da deterrente. Senza considerare la pluralità delle verifiche, nel caso in cui l'automobilista insoddisfatto reclami la perizia di un altro ausiliario, quale delle due prevarrebbe? Terzo: la falsa semplificazione. La polizia non sarà alleggerita dell'incarico totale, ma solo dell'intervento sul posto, infatti, dovrà sempre essere avvisata dell'operato e dovrà occuparsi di redigere i verbali, a seguito di eventuali violazioni del codice stradale. Inoltre, potrebbe essere comunque chiamata per sedare risse o qualora si verifichino lesioni personali. A conti fatti, l'unica utilità di un simile ruolo consisterebbe nella rapidità di azione, considerando gli esigui mezzi dei nostri agenti. Ma allora, dato che a sborsare sono sempre i cittadini, perché non rimpolpare i corpi di polizia municipale, magari istituendo una squadra ad hoc, e destinare ad essa quella stessa cifra che si spenderebbe per l'arrivo degli ausiliari? Il problema sarebbe risolto, eliminando le pecche di un simile accorgimento, con qualche garanzia in più. CHIARA CATONE


GLI ARCHIVI DE

TRA FEDE E POLITICA

laDiscussione

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

Per la dignità dei lavoratori

7

Achille Grandi Repubblicano da sempre A

chille Grandi: una vita per una missione :quella del riscatto del mondo del lavoro. Un riscatto motivato ed animato dalla sua limpidezza di credente e dal riferimento costante alla dottrina sociale della Chiesa. Era nato a Como il 24 agosto 1883 da una famiglia operaia. Appena undicenne, avendo il padre perso il lavoro, fu assunto da una tipografia come apprendista. Lavoro e studio furono in quei primi anni il riferimento del suo impegno: come autodidatta si formò un suo bagaglio culturale e assimilò nella frequentazione dei circoli giovanili cattolici i primi elementi della dottrina sociale della Chiesa. L’ambiente in cui viveva lo portò a immaginare forme organizzate dei lavori di formazione cristiana, capaci di gestire laicamente le linee di azione sindacale e di confrontarsi, sul piano delle idee e dei progetti, con l’organizzazione di matrice socialista. Nasce così il 29 gennaio 1908 il primo grande sindacato nazionale dell’ industria di ispirazione cristiana: il sindaco nazionale dei tessili. Con queste esperienze avviate e con queste idee ebbe anche un duro scontro con il suo vescovo, che pretendeva, sulla base del Patto Gentiloni, il sostegno a un candidato al Parlamento dichiaratamente massone .Grandi, con i suoi amici, si oppose e sostenne il democristiano Mauri, legato a Don Murri; tanta determinazione ne determinò il licenziamento da parte della curia diocesana dove aveva un modesto impiego. Diventa così un sindacalista a tempo pieno: nel 1918, dopo aver combattuto nella Grande Guerra, è fra i protagonisti della costituzione della Confederazione italiana dei lavoratori, di ispirazione cristiana. A Roma, è con Don Sturzo

Achille Grandi con la moglie a Milano nel 1940

tra i firmatari dell’Appello “ai liberi e ai forti”, che costituì l’atto di fondazione del Partito Popolare. Viene eletto deputato nel 1919 e rieletto per altre due legislature, che incrociarono purtroppo con l’imperversare

della violenza fascista e l’intransigenza del massimalismo socialista che portò poi, a Livorno, alla nascita del Partito Comunista. Grandi è per un sindacato riformista, capace di graduare le sue rivendicazioni: un sin-

dacato – affermò- capace anche di tornare indietro quando sia necessario. Ma il disegno di uno stato totalitario da parte di Mussolini è per il progressivo smantellamento di ogni organizzazione sindacale che sfugga al suo controllo; le violenze squadriste si moltiplicano, tanto da indurre Grandi nel 1924, all’indomani del delitto Matteotti, a costituire, in funzione antifascista, il Comitato interconfederale di difesa sindacale. Ogni resistenza viene però travolta dal regime, si conclude l’esperienza della CIL e Grandi, povero ed isolato, in sospetto delle stesse gerarchie ecclesiastiche, si trasferisce con la moglie a Milano, dove svolge umili attività come amministratore di caffè e ristoranti e, poi, di addetto commerciale nella tipografia di un istituto religioso. Nulla lo piega né lo seduce: nemmeno l’offerta di Mussolini di un seggio senatoriale che gli viene offerto nel 1934. Fra il 1938 e il 1942, quando già imperversa la guerra, partecipa ad incontri clandestini in vista della costituzione della Democrazia Cristiana e, a nome della corrente cristiana, firma nel giugno 1944 il Patto di unità sindacale. Quella dell’unità del sindacato sarà la stella polare dei suoi ultimi anni di vita. Un sindacato nel quale però sia forte e ascoltata la componente cristiana a sostegno della quale fonda le Acli, come associazione nella quale elabora alla luce della dottrina sociale della Chiesa, politiche per il lavoro. Sono i suoi ultimi atti, minato com’è da un male incurabile. Muore nel 1946, dopo un ultimo incisivo discorso alla Assemblea Costituente. ANTONIO FALCONIO


GLI ARCHIVI DE

laDiscussione

TRA FEDE E POLITICA

Dall’inserto speciale de “La Discussione” n° 5 del 30 gennaio 1984, un omaggio ad Achille Grandi, fondatore del Partito Popolare Italiano e segretario generale della Confederazione Italiana dei Lavoratori. Clandestino a Roma per dare avvio al Patto unitario. Un uomo che ha messo sempre al primo posto la dignità dei lavoratori

laDiscussione

Fondatore del Ppi e segretario generale della Cil di Achille Grandi da “La Discussione”, 30 gennaio 1984

Gli ammonimenti di Leone XIII ai cattolici

(da « Per l’ organizzazione operaia», in « Vita del po­ polo». 19­5­1906) Ripensando, in questo giorno di ricordi e di sosta, al lavoro fatto in tutti i diversi campi che si contendono la soluzione della questione sociale, per venire in aiuto e tutela alle classi lavoratrici, purtroppo esso ci si presenta così scarso di frutti da farci dubitare della bontà ed efficacia dei mezzi adoperati per raggiungere lo scopo prefisso. Se la parola di Leone XIII, impressa nelle pagine della

nizzazione di mestiere, sarà buona tattica non prestare il fianco alle accuse di esclusivismo e di secondi fini confessionali; accuse di cui i socialisti – bucati fino al midollo di esclusivismo e di secondi fini, ma abilissimi nel nasconderli – ci gratificano allegramente se noi esageriamo la forma confessionale. Quindi anche per ragioni di opportunità, specie nelle eventuali trattative per interessi economici, è da sconsigliarsi l’aggiunta dell’appellativo di cattoliche; quello che importa, ripetiamo, e del resto è stato affermato anche dal Congresso cattolico di Taranto, è che in ogni

8

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

Resistere colle nostre Leghe, colle nostre Unioni, coi nostri Sindacati. Agire contro corrente. Nel campo sindacale, ma pure sul terreno politico mirabile Enciclica Rerum Novarum, non fosse là ad indicare come uno dei rimedi atti a sanare le piaghe del proletariato sia l’unione delle sue forze per la tutela de’ suoi diritti materiali e morali, e a comandare ai cattolici di occuparsi con tutte le loro attività e buon volere a questo campo d’azione tanto utile e necessario, noi ci sentiamo scoraggiati di fronte all’ancora lunghissimo cammino.

Lega dei lavoratori: senza confessionalismi (da il programma di lavoro proposto alle associazioni cattoliche dalla direzione diocesana, in «Vita del po­ polo», 20­6­1908). In generale è una questione secondaria se la Lega del lavoro o le sezioni da essa fondate, debbano chiamarsi o no cattoliche. Quello che importa è che siano cristiane e si estendano e lavorino. E per ottenere questi due risultati necessari per la ragione d’essere di ogni orga-

organizzazione vi sia l’energia intima, lo spirito cristiano.

In difesa delle libertà sindacali

(da Problemi sindacali del­ l’ora presente, in « Il citta­ dino». 11­1­1923) Sono state e sono ancora minacciate, e talvolta brutalmente distrutte, le libertà sindacali, l’esistenza o i beni delle organizzazioni. Si tenta di menomare l’efficacia dei Concordati collettivi di lavoro, e non si aspetta che l’occasione propizia per disdettarli e ridurre gli operai ed i contadini al libito degli industriali e dei padroni. Si parla chiaramente di togliere la conquista delle otto ore di lavoro, e le clausole sociali, igieniche, umane, tutelanti la dignità del lavoro, la salute del fanciullo e della donna; sono minacciate le assicurazioni sociali. Si vuole la libertà assoluta della emigrazione. Sono distrutte le leggi agrarie, annientate o rese quasi inservibili le prime larve di magistratura del lavoro, sciolte le Commissioni d’indagine

e di studio, sospesa l’attività dei Corpi consultivi del Lavoro. Il tutto in omaggio, si dice, al ripristino del più ampio respiro che si deve alla libertà! Non nego che talvolta il proposito di ricostruzione, se sincero, possa giustificare un arresto, una sosta. Ma temo che si abbia troppa fretta nel demolire e che tale furia risponda a loschi interessi o a propositi insani di vendetta. Che dobbiamo fare? Resistere colle nostre Leghe, colle nostre Unioni, coi nostri Sindacati. Agire contro corrente. Nel campo sindacale, ma pure sul terreno politico. L’argomento è scottante. Ma il Consiglio nazionale della Confederazione bianca, pur riaffermando la sua autonomia da ogni partito politico,ha dichiarato di voler rimanere in rapporti cordiali col Partito Popolare Italiano, perché ha con noi in comune l’ispirazione cristiana ed in gran parte il programma sociale.


9

Clandestino a Roma per dare avvio al Partito unitario

Netta distinzione tra fede e politica (da Lettera a Giuseppe Maggiolaro, Segretario della Unione del lavoro di Verona, del 18­10­1926) Caro Amico, appena mi sarà possibile sabato verrò a Verona per accompagnarmi con voi a Vicenza, e così avere occasione di conferire con Mons. Manzini.

Noi domandiamo molto allo Stato, soprattutto oggi che sentiamo di poterlo domandare con maggiore fiducia e forza perchè sentiamo che si sta costituendo uno Stato democratico popolare e, da parte mia dico, uno Stato cristiano

L’amico Uberti mi ha riferito di insistenze della Giunta Diocesiana e della A.E. presso la vostra Unione del Lavoro per la sua adesione all’Azione Cattolica. Le devo dire subito il mio pensiero: se si trattasse di

una semplice adesione alla Giunta diocesana di Verona non sarei contrario. E’ d’altra parte quello che sempre avete fatto, col migliore accordo delle due parti che tra voi felicemente esiste ancora. Ma qui si tratta di adesione

all’«Istituto cattolico di attività sociale,» istituto presso la G.C dell’A.C.I., il che implica non solo l’accettazione delle direttive dottrinali e morali, ma la dipendenza completa in ciò che riguarda l’azione pratica e la stessa opera di assistenza economicosociale ed alle direttive che l’A.C.I. in parte ha preso ed in parte prenderà nei riguardi dello stesso movimento corporativo fascista. Ora è proprio qui che sta il punto di dissenso fra la CIL e l’ACI. Noi possiamo dare all’ACI ed anche all’Istituto da essa delegato la più ampia e cordiale adesione per quanto riguarda l’accettazione piena della dottrina sociale cattolica, della morale cristiana, degli insegnamenti del S.Padre. Ma non possiamo e non vogliamo – e sarebbe un grave errore per oggi e per l’avvenire – rinunciare all’autonomia concessaci da S.S. Benedetto XV e fino ad oggi non revocata, sul terreno organizzativo, sociale, tecnico e sindacale, e tanto meno aderire o far buono viso al sindacalismo fascista legalizzato.

di Achille Grandi da “La Discussione”, 30 gennaio 1984

Verso l’unità sindacale (da L’accordo sull’unità, in « Il Popolo», 13 giugno 1944) Già nel periodo ventennale di dittatura fascista e parecchio tempo prima della caduta del regime nel luglio 1943, negli incontri avvenuti tra gli esponenti del sindacalismo cattolico e socialista, specie col compianto Bruno Buozzi, si era stretta una promessa comune, avvalorata dal dolore e dalle sofferenze insieme sopportate, e dalla speranza che l’alba della libertà sarebbe sorta per la resurrezione del nostro Paese, e per il trionfo della causa dei lavoratori. L’impegno morale era quello di favorire e promuovere sul terreno politico l’avvento di un regime democratico popolare largamente rappresentativo di tutte le correnti progressiste nel campo sociale decise ad elevare il lavoro nel posto di preminenza che gli spetta dopo le sofferenze della più tragica guerra che la storia ricordi. Questo impegno portava come logica conseguenza lo sforzo comune di giungere all’unità dei lavoratori di ogni grado nel campo sindacale, eliminando – nel rispetto re-


10

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

GLI ARCHIVI DE

laDiscussione

Chiediamo allo Stato che intervenga (dalla Relazione tenuta al 1º Convegno della Cgil del 16­9­1944) Noi domandiamo molto

L’impegno morale era quello di favorire l’avvento di un regime democratico rappresentativo di tutte le correnti progressiste

allo Stato, soprattutto oggi che sentiamo di poterlo domandare con maggiore fiducia e forza perché sentiamo che si sta costituendo uno Stato democratico popolare e, da parte mia dico, uno Stato cristiano. In questo senso noi andiamo a chiedere allo Stato non solo che intervenga anche con atti legislativi che uno Stato liberale e democratico non avrebbe facilmente con-

cesso, ma con interventi di autorità per realizzare e soddisfare le legittime aspirazioni della classe operaia. Di più, noi lavoriamo nel campo dell’organizzazione sindacale anche per conquistare lo Stato, perché è vero che noi siamo indipendenti dai partiti politici ma diremmo una menzogna se non affermassimo che l’azione sindacale ha anch’essa una sua politica.

Contro gli antiriformisti (Dalla Lettera ad Amleto Barni del 31­10­1945) Il pericolo, a mio giudizio, che oggi incombe sulla Dc, è quello di piegarsi alle esigenze di elementi retrivi sul terreno delle riforme economico-sociali, sognatori di un passato che non ritorna più, e che ha sulle spalle la responsabilità di un capitalismo sfrenato che, se ha dato uno sviluppo industriale ed economico, non tenendo conto dei moniti morali della Chiesa, ha imposto, attraverso le sue esigenze egoistiche, lo sfruttamento delle classi lavoratrici, e la spinta verso due grandi guerre mondiali, la seconda delle quali ha gettato la nostra Patria nella tragedia più grave e dolorosa della sua vita e della sua storia, ed il popolo italiano nella miseria e nella disperazione. Io comprendo come i cattolici conservatori possano, se vogliono, costituire in Italia un loro partito politico. Con questo la Dc potrà avere dei rapporti per la comune difesa del patrimonio religioso, dei diritti della Chiesa, della personalità umana, della famiglia, delle opere di assistenza e di carità, della libertà di scuola, ecc. Ma non ammetto che, per amore di una malintesa unità, si crei l’equivoco già lamentato in passato, e si sacrifichino le ineluttabili esigenze dell’avvento di un regime schiettamente democratico e rinnovatore nel campo sociale e politico.

TRA FEDE E POLITICA

ciproco di ogni convinzione politica e di fede religiosa e con la garanzia del sistema elettivo delle cariche con rappresentanza proporzionale delle minoranze – ogni tentativo di settari età di parte e di dannosa concorrenza, allo scopo di raggiungere la completa difesa e tutela degli interessi delle forze del lavoro. Queste sono le premesse che hanno indotto, dopo la caduta del regime fascista, gli esponenti delle organizzazioni sindacali libere ad accettare dal primo Governo Badoglio i Commissariati provvisori delle Confederazioni fasciste coll’intento di avviare alla liquidazione dei passati sistemi, e addivenire alla riorganizzazione sindacale libera.


BILANCIO AL 31 dicembre 2012

Dettaglio dei ricavi ai sensi dell'art. 9 della delibera dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 129/02/CONS e successive modifiche ed integrazoni

Bilancio redatto in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435 - bis

VENDITA DI COPIE PUBBLICITA' - DIRETTA - TRAMITE CONCESSIONARIA RICAVI DA EDITORIA ON LINE - ABBONAMENTI - PUBBLICITA' RICAVI DA VENDITA DI INFORMAZIONI RICAVI DA ALTRA ATTIVITA' EDITORIALE TOTALE

Editrice Europa Oggi S.r.l. Sede legale: Piazza Sant’Andrea della Valle, 3 - 00186 - ROMA (RM) Capitale Sociale: € 20.000,00 inter. vers. Iscritta nella Sez. Ord. R.I. di Roma al nr. 05152221007 - R.E.A. di Roma al n. 845068 Pubblicato ai sensi dell'articolo 1, comma 33, del D.L. 23 ottobre 1996 n. 545, convertito in Legge 23 dicembre 1996 n. 650 e dell’art. 9 della delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 129/02/CONS e successive modifiche ed integrazioni

909.741 1.883.153 326.000 1.557.153 2.792.894

STATO PATRIMONIALE ATTIVO: A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI B) IMMOBILIZZAZIONI: I - IMMATERIALI 1) Fondi ammortamento Totale immobilizzazioni immateriali (I) II - MATERIALI 1) Fondi ammortamento Totale immobilizzazioni materiali (II) Totale immobilizzazioni (B) C) ATTIVO CIRCOLANTE: II - CREDITI - entro i 12 mesi - oltre i 12 mesi Totale crediti (II) IV - DISPONIBILITA' LIQUIDE Totale disponibilità liquide Totale attivo circolante (C) D) RATEI E RISCONTI: Totale ratei e risconti (D) TOTALE ATTIVO

31/12/2012

31/12/2011 -

126.452 97.900 28.552 374.858 197.992 176.866 205.418

4.456.335 13.327 4.469.662 54.349 54.349 4.524.011 24.227 24.227 4.753.656

126.452 87.866 38.586 388.919 174.010 214.909 253.495

PASSIVO: A) PATRIMONIO NETTO: I - Capitale IV - Riserva legale VII - Altre riserve VIII - Utili (perdite) portati a nuovo IX - Utili (perdite) dell'esercizio Totale Patrimonio netto (A) B) FONDI RISCHI ED ONERI: Totale fondi rischi ed oneri (B) C) TRATTAMENTO FINE RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO: Totale trattamento fine rapporto di lavoro subordinato (C) D) DEBITI: - entro 12 mesi - oltre 12 mesi Totale debiti (D) E) RATEI E RISCONTI: Totale ratei e risconti (E)

2.656.605 28.707 2.685.312 2.177 2.177 2.687.489 32.523 32.523 2.973.507 TOTALE PASSIVO

31/12/2012

-

31/12/2011

20.000 670 317.090 148.986 144.263 44.511 -

20.000 670 32.000 31.609 148.986 127.925 -

46 46

61.102 61.102

4.705.721 4.705.721 3.378 3.378

2.847.164 192.624 3.039.788 542 542

4.753.656

2.973.507

CONTO ECONOMICO 31/12/2012 A) VALORE DELLA PRODUZIONE: 1) ricavi delle vendite e delle prestazioni 5) altri ricavi e proventi: - contributi in conto esercizio - vari Totale valore della produzione (A) B) COSTI DELLA PRODUZIONE: 6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci 7) per servizi 8) per godimento di beni di terzi 9) per il personale 10) ammortamenti e svalutazioni: a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali Totale ammortamenti (10) 14) oneri diversi di gestione Totale costi della produzione (B) Differenza tra valore e costi della produzione (A-B)

-

31/12/2011

2.792.894

2.452.392

2.000.000 718.242 5.511.136

2.085.850 138.858 4.677.100

16.432 4.143.254 172.103 1.200.730

25.614 3.497.544 164.884 766.845

10.035 32.421 42.456 24.271 5.599.246 88.110

30.491 53.135 83.626 58.603 4.597.116 79.984

31/12/2012 C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI: 16) altri proventi finanziari: d) proventi diversi dai precedenti: - altri 17) interessi ed altri oneri finanziari: - altri 17-bis) utili e perdite su cambi Totale proventi ed oneri finanziari (C) (16+17) E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI: 20) proventi: - varie 21) oneri: - imposte esercizi precedenti - differenza da arrotondamenta a unità di euro - varie Totale delle partite straordinarie (E) (20-21) Risultato prima delle imposte (A-B+-C+-D+-E) 22) Imposte sul reddito dell'esercizio 23) utile (perdita) dell'esercizio

193

-

-

31/12/2011

23

3.239 - 3.046 -

40.123 385 39.715

469

10.874

1 13.050 12.582 103.738 40.525 144.263 -

784 163.990 153.900 113.631 35.355 148.986


12

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

ECONOMIA

I tagli previsti dalla nuova “spending review”

Il rompicapo dei sindaci

Il futuro delle finanze europee di Antonio Martino Economista e politico

C

risi di governo o no, le amministrazioni locali hanno una scadenza importante da rispettare: i tagli alle spese comunali previsti dalla “spending review”. Ora le regole sono cambiate. La scorsa estate il governo Monti stabilì un taglio secco nel 2012 di 500 milioni che quest’anno diventano 2,25 miliardi e l’anno prossimo 2,5 miliardi. E questo taglio si doveva calcolare in base alla spesa per i consumi intermedi sostenute da ogni municipio nel 2010. Ora questo meccanismo è stato cambiato perchè creava sperequazioni incredibili: infatti il riferimento ad un anno secco studiato dal commissario per la “spending review” Enrico Bondi poteva colpire ingiustamente un Comune che quell’anno aveva dovuto sostenere una spesa eccezionale. Con le modifiche introdotte, il nuovo criterio è quello non più di un anno solo ma di un arco temporale di tre anni, dal 2010 al 2012. Il decreto varato sempre dal governo Monti è stato convertito in legge solo ad inizio del giugno scorso, quando già molte amministrazioni locali avevano già individuato in quali capitoli di spesa tagliare. Ora questi calcoli vanno tutti rifatti, tenendo conto della nuova normativa. Cosa può accadere a questo punto? Il responsabile della finanza locale dell’Anci, Guido Castelli, spiega al “Sole 24 Ore”: “Se per diverse amministrazioni questo può significare minori tagli, per tante altre, invece, può voler dire perdite ancora più pesanti di quelle stimate. Oltre all’incombenza di dover ripensare i bilanci, c’è anche l’incognita di non sapere quali variazioni apportare. Il decreto che deve dire l’esatta entità della revisione di spesa per ciascun Comune è ancora latitante”. E non sono le sole incognite che gravano sulle scelte degli amministratori locali. Non è ancora definito il futuro dell’Imu e se la Tares (la nuova tassa sulla nettezza urbana) potrà continuare ad essere incassata secondo i parametri conosciuti oppure scomparirà per confluire in una nuova tassa. Dovendo comunque, inderogabilmente entro l’anno, provvedere ai tagli di spesa, gli interventi dei Comuni punteranno sul personale, magari bloccando il turnover, sulla razionalizzazione delle partecipazioni nelle varie società di servizi, sulla riduzione degli affitti pagati e sul taglio netto dei budget a disposizione dei vari assessori. Questo, tuttavia, non sarà sufficiente ad evitare qualche aumento delle aliquote di tasse e imposte. ALBERTO MACCARI

Il decreto che deve dire l’esatta entità della revisione di spesa per Comune è ancora latitante

50% del pil; noi siamo andati oltre. ridotta equivale ad uccidere l’ecoLe spese pubbliche italiane possono nomia italiana con livelli insopporessere distinte in due categorie: tabili di fiscalità. Se si pareggia il quelle sulle quali il governo può bilancio con una spesa pari al 55% agire a legislazione invariata e quelle del pil, si condannano i contribuenti (che gli americani chiamano enti- medi a versare il 55% dei loro tlements) che possono essere va- redditi all’erario e quelli con redditi riate solo con modifiche legislative, superiori alla media a percentuali cioè con riforme. La dimensione ancora più insensate. Le nostre imdelle seconde supera largamente prese sono già gravate di oneri soquella delle prime; è per questa ciali e tributari che superano il 60% ragione che le “manovre” tentate del fatturato (contro una media da Tremonti, Padoa-Schioppa, Mon- europea del 45%), vogliamo portarle ti e Saccomanni sono fallite. L’Italia all’80 o al 90 per cento? La moria può riprendere a crescere solo mo- continua, ininterrotta di imprese dificando con opportune riforme piccole e medie, di artigiani, gli entitlements, quelle categorie commercianti e piccoli imprendi spesa – come sanità, previdenza, ditori è già a livelli impressionanti, enti locali, e così via – che, in as- vogliamo renderla ancora più senza di riforme, continuano a drammatica? crescere indisturbate. Questo governo, Le riforme richiedono tempo nato per far fronte e non poco, date le a una situazione eclungaggini dei nostri cezionale, non ha processi parlamenfinora mostrato in Nessun Paese concreto di essere tari; una seria riduzione dell’incidenza ha mai avuto consapevole della delle spese pubbligravità e della nache sul pil non può, sviluppo economico tura del problema quindi, essere reaquando e continua a galleglizzata in mesi, ma giare su una grande richiede anni di lun- le spese del settore quantità di questiogimirante impegno pubblico superano ni di poco conto. Il nella giusta direziosistema triil 50% del Pil nostro ne. Questo spiega butario, come gli acl’insensatezza degli quedotti, perde getaccordi europei, primo fra tutti il tito lungo la strada, di modo che fiscal compact. Pareggiare il bilancio le imposte dirette, nominalmente prima che l’incidenza della spesa basate su una progressività spiepubblica sia stata drasticamente tata, fruttano circa il 20% del pil. Un’unica aliquota sui redditi delle persone fisiche e delle società del 25% frutterebbe molto più in termini di gettito per l’erario e darebbe una vigorosa spinta alla ripresa economica. Ma è credibile che una riforma così coraggiosa e contraria ai pregiudizi della sinistra cattolica o post-comunista possa essere non dico adottata, ma anche solo presa in considerazione? Non dico queste cose per criticare il governo esistente, ma solo per richiamare l’attenzione del lettore sull’insensatezza dell’ottimismo infondato. Sarà pur vero che chi prevede calamità soffre due volte, ma è altrettanto vero che coloro che si illudono sono condannati ad essere dolorosamente delusi dai fatti.

U

n detto francese sostiene che: “Quando è notte, è bello credere alla luce”. Posso interpretare soltanto in questi termini l’entusiasmo da più parti manifestato per alcune variazioni positive manifestate da indicatori economici. Siamo in presenza, infatti, di variazioni trascurabili (inferiori ai normali errori statistici) che, come se non bastasse, hanno interessato indicatori di scarsa importanza. Se, invece di concentrarci su dettagli incoraggianti ma poco rilevanti, guardiamo ai grandi indicatori, il quadro resta molto preoccupante. La disoccupazione è a livelli molto elevati in tutti i comparti e riguarda tutte le fasce d’età, quella giovanile, femminile e meridionale sono ancora più elevate per una serie di note ragioni. Il prodotto interno lordo continua a diminuire e si tratta di un processo che dura già da anni e del quale non si vede la possibilità d’inversione. Tutte le cause che hanno fatto precipitare la nostra economia in depressione sono ancora presenti e non si vede perché, restando immutate le cause, gli effetti dovrebbero cambiare. I dati fondamentali del problema sono arcinoti, ma converrà ripeterli. Nessun paese al mondo ha mai avuto sviluppo economico e occupazione elevata quando le spese del settore pubblico superano il


laDiscussione sabato 31 agosto 2013

13

Tra etica In Italia energia ed economia troppo cara Un problema per la ripresa

intervista a Carlo Costalli Pres. Movimento Cristiano Lavoratori di Chiara Catone

Gli Usa, per fronteggiare la crisi, hanno dato il via a forti investimenti di Stato che stanno attraendo anche quelli dei privati. Una ricetta analoga funzionerebbe per l'Italia?

l'identità cattolico demo­ cratica in movimenti con­ servatori o post­marxisti? Non ritiene che, anche alla luce delle esortazioni dei due ultimi pontefici, sia giunta l'ora di rianimare l'esangue idea europea con idee forti di solidari­ smo cristiano? Da tempo siamo impegnati per la realizzazione di un forte modello di Europa sociale incentrato sull’economia sociale di mercato per riportare l’uomo e il suo lavoro al centro dello sviluppo sociale ed economico, per orientare il mercato riaffermando il rapporto tra etica ed economia, per una politica ispirata ai principi di partecipazione, solidarietà e sussidiarietà. Temi che riproporremo con forza in campagna elettorale alle prossime elezioni europee.

Cosa occorre all'Italia per riguadagnare la fiducia dei mercati e quanto può inci­ dere il "decreto del fare" approvato dal governo sulla ripresa dell'economia? Occorre un recupero del primato della politica e il rinnovamento del sistema istituzionale. Il “decreto del fare” è un primo passo ma l’appuntamento importante, per rilanciare il binomio crescitalavoro, è la legge di stabilità prevista a settembre. L’economia in Italia registra timidi segnali di ripresa, la questione però è: ripartiranno anche le assunzioni? Non è scontato e su questo incalzeremo costantemente il governo.

Gli Usa hanno un’economia flessibile, politiche monetarie e fiscali espansive e la moneta di riserva per eccellenza. Gli stimoli alla spesa provenienti dal governo servono a curare i malanni ciclici di un’economia, non quelli di natura strutturale come nell’economia italiana. Quello che serve, invece, in Italia è una redistribuzione del reddito dal settore pubblico a quello privato e affrontare con decisione le riforme strutturali.

Uno sviluppo che rappresenti unità tra benessere e sicurezza della famiglia

Crede sia una scelta vin­ cente quella di proseguire in sede europea con rigide politiche di austerity? Non si corre il rischio di allargare il fronte degli euroscettici? Non si deve più porre al centro l’austerità, ma creare lavoro e crescita e puntare ad uno sviluppo che rappresenti unità tra cultura, crescita materiale e crescita spirituale, tra benessere e sicurezza della società naturale, cioè della famiglia. L'idea europea deve molto alla visione lungimirante e alla passione ideale di uo­ mini che, a cominciare da De Gasperi, hanno rappre­ sentato, nel dopoguerra, i principi ispiratori dei partiti democratici cristiani in Eu­ ropa. Non ha pagato, in Italia e altrove, aver annullato

E

Continuano a rincorrersi previsioni di una ripresina a fine anno e subito dopo di un rinvio della stessa al prossimo. Uno degli elementi per la ripresa produttiva sta nel recupero di competitività delle nostre aziende. Ma come fa un’impresa italiana a diventare competitiva se deve pagare l’energia molto di più delle concorrenti estere? Secondo gli ultimi dati della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile le nostre imprese – in particolare quelle medio-piccole – pagano l’elettricità dal 30 all’86 per cento in più della media europea. Su questo dato pesano le tasse elevate, la dipendenza dai combustibili fossili tra le più alte d’Europa, ed un mercato del gas a costi molto più alti rispetto alle altre piazze europee. Ed è un problema che non riguarda solo le imprese. La cosiddetta bolletta energetica, che riguarda anche le famiglie, costa il 18 per cento in più rispetto alla media europea. Tutto questo comporta un calo della domanda di energia che scende ai livelli di 20 anni fa (dati dell’Unione Petrolifera). Un calo particolarmente vistoso per le vendite di carburanti, mentre le entrate fiscali complessive derivanti dai prodotti petroliferi sono state di circa 42,3 miliardi di euro nel 2012, con un aumento di oltre il 13 per cento rispetto all’anno precedente. A fronte di questa situazione dei consumi, c’è nel nostro paese un eccesso di capacità di raffinazione che – prevede il ministro Zanonato – potrebbe portare alla chiusura di tre o quattro grandi impianti. E si parla anche di una razionalizzazione della rete di distribuzione carburanti. Un’operazione che potrebbe tradursi nella chiusura di non meno di 5mila distributori.

Dott. Costalli, lei, con il suo Movimento, è stato lo scorso anno fra i protago­ nisti di importanti convegni, che puntavano alla defini­ zione di un nuovo soggetto politico, interprete del pa­ trimonio storico e delle idee dei cattolici democratici, e che purtroppo non hanno condotto ai risultati spera­ ti. Ci vuol riprovare e con quali attori? Continuo a ricercare il rapporto con gli altri, recuperando il meglio del lavoro fatto anche nel Forum del lavoro, di cui rivendico nascita, crescita, il tanto lavoro positivo fatto, ma fino a “Todi 2”. Da mesi programmiamo una nuova Camaldoli per restituire centralità all’iniziativa politica dei cattolici: in autunno ci riuniremo con tutti coloro che sentono l’esigenza di creare qualcosa di concreto in grado di dettare, con decisione e forza, le linee guida che siano espressione concreta dei cattolici.

Come può un’impresa diventare competitiva se deve pagare l’energia di più delle estere?

nrico Mattei vuole fare dell’Italia un paese petrolifero anche senza avere il petrolio. Fondatore all’indomani del secondo conflitto mondiale dell’ENI, che oggi è il quinto gruppo petrolifero mondiale per giro d’affari, desidera l’affermazione del suo paese sullo scacchiere internazionale. La chiave del successo per l’Italia può essere proprio l’intelligenza di essere italiani. Gli altri popoli, secondo l’ingegnere, hanno una mente esecutiva; l’Italia invece va oltre, sa proporre e può sfidare e competere nel mondo. Un innovatore, un uomo pragmatico che ama il bello nella sua più alta definizione. Non teme le sfide. Oltrepassa i confini territoriali. Va all’estero perché sa che lì c’è ricchezza non solo economica, ma anche culturale per l’Italia. La sua filosofia di vita si sposa con la politica dell’opportunità per tutti. Intraprendenza e tenacia lo accompagnano per tutta la vita. Mattei riesce ad affermare il ruolo strategico dell'energia nello sviluppo economico italiano e ispira fiducia nel possibile miracolo dell'indipendenza energetica. E' abile nel costruire una rete di collaboratori capaci di muoversi sulla scena internazionale e questo diventerà uno dei punti di forza che l’Ente da lui diretto, oltre gli interessi specifici, saprà offrire all'azione diplomatica dell'Italia. E' tra i primi a coltivare lo spirito di frontiera e il rispetto delle culture diverse: siamo negli anni ‘50 e Mattei è un antesignano in fatto di cooperazione internazionale per il bene di tutti. Non impone lo sfruttamento delle risorse, ma propone la strategia del fifty-fifty: ai paesi ricchi di petrolio chiede di diventare soci, in caso di esito positivo nella ricerca del petrolio sul proprio territorio. Una politica del lavoro comune, dello scambio, dell’uguaglianza e dell’opportunità per tutti, un esempio da seguire per l'attuale classe dirigente. ROSSELLA DI PONZIO


Riflettere

INSIEME Il solito refrain: non poteva non sa­ pere. Alla fine è questa la motiva­ zione, peraltro congruamente anti­ cipata dal presidente di sezione della Cassazione Esposito. Fossi in Berlu­ sconi, butterei giù il tavolo; l’Italia avrebbe un sussulto negativo, ma poi si rialzerebbe più forte della Germa­ nia. Qui siamo ancora dei nani che si dibattono: i grillini inconsistenti, Epi­ fani che fa il duro ma non sa neanche chi è e che cosa stia facendo: è tele­ comandato come le automobiline che mi comprava mio padre da pic­ colo. Diamo uno scossone definitivo ai soloni della politica. Antonio Pezzani (Civitavecchia) Riformare la giustizia è una priorità per il paese; non si può più riman­ dare. Firmeremo il referendum, ma non quello sull’abolizione dell’erga­ stolo. Loretta Zani (Como) Il problema giustizia, come è evidente, incombe su questo come su altri programmi di governo. Come è noto, però, è una que-

LETTERE stione spinosa, sulla quale è difficilissimo raggiungere una maggioranza. Tuttavia rimarrà al centro dell’attenzione delle forze politiche fintanto che le stesse non troveranno il modo (ed il coraggio) di affrontare il problema con una riforma

✑ Assistiamo continuamente – basta se­ guire i telegiornali – ad interventi di ministri e autorità varie che comme­ morano gli immigrati morti in nau­ fragi spesso provocati dal cinismo di tanti scafisti. Nei giorni scorsi, proprio mentre soccorreva mettendo in salvo molti immigrati, è morto d’infarto il nuovo comandante dei vigili di Reggio Calabria, Fazio. Un gesto davvero eroico il suo: per un giorno intero, senza riposo, ha aiutato questi poveri naufraghi a mettersi in salvo. Non ho sentito una parola da parte di questi signori che non si risparmiano quando si tratta di parlare della morte di im­ migrati. Vito Sciani (Reggio Calabria) Lei ha ragione: la solidarietà nel nostro paese spesso, troppo spesso, è condizionata dalla politica, dall’ideologia. Un eroe, una vittima sono tali a prescindere dal colore, dalla razza e dalla religione: sembra un principio scontato per quante volte viene ripe-

tuto, ma purtroppo non è ancora così.

✑ Non si placa l’eco del premio cinema­ tografico al film “Sangue” nel quale si assiste ad una serie di esternazioni deliranti di Giovanni Senzani, l’ul­ trimo brigatista rosso, mai pentito, plurisequestratore e assassino di Ro­ berto Peci ucciso nel 1981 perché fra­ tello del brigatista pentito Patrizio. Nel film non c’è traccia di un contrad­ ditorio; Senzani parla liberamente, dice ciò che vuole, nessun commento, una critica. Mi chiedo se questo possa accadere in altri paesi: a quanto ne so, in Francia i terroristi non possono essere neppure intervistati. Ma quello che col­ pisce di più nel premio di Locarno è la motivazione: “Un film coraggioso e molto personale, che come nel romanzo di Cer­ vantes, intreccia la perdita di ideali, la morte, la lotta rivoluzionaria, la disillu­ sione, il potere dell’arte e dell’amore”. Sono senza parole Roberto Berrino (Genova) Un Paese è forte, è amato dai suoi cittadini, è rispettato anche all’estero quando non dimentica chi ha lavorato, si è sacrificato, ma non dimentica neppure chi sono stati i nemici dello Stato, quelli che volevano colpire l’ordinamento democratico con la violenza.

Per scrivere ad Emilio Fede e.mail: emiliofede@ladiscussione.com

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

15

la Discussione Settimanale politico­culturale fondato da Alcide De Gasperi

DIRETTORE EDITORIALE Emilio Fede DIREZIONE Giampiero Catone Antonio Falconio (RESPONSABILE) Alberto Maccari (Condirettore) Francesco Paolo Procopio (Vicedirettore) EDITORE Editrice Europa Oggi S.r.l. Amministratore Unico Ettore Di Bartolomeo Responsabile Marketing Bruno Poggi Piazza Sant’Andrea della Valle, 3 00186 - Roma Tel. 06.45496800 - Fax 06.45496836 segreteria@ladiscussione.com STAMPA Poligrafico Europa S.r.l. Via E. Mattei, 2 20852 - Villasanta (MB) Tel. 039/302992 CONCESSIONARIE PER LA PUBBLICITÀ Publimedia S.r.l. Via Turati, 129 - Roma publimedia@aruba.it Publistar S.a.s. Via Monte delle Piche, 34 - Roma publistar@fastwebnet.it DISTRIBUZIONE Press-di Distribuzione Stampa e Multimedia S.r.l Via Bianca di Savoia n. 12 - Milano Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche ed integrazioni


dall’ester o

16

laDiscussione sabato 31 agosto 2013

CONTROCOPERTINA

La guerra alle porte L

a cosiddetta primavera araba era apparsa, ai suoi primi segnali, come una grossa opportunità per Obama, per dare una svolta alla politica della Casa Bianca nei paesi africani del Mediterraneo. Ma prima la Libia, con i falliti tentativi di instaurare una vera democrazia, poi l’Egitto ancora alla ricerca di una soluzione, ora la Siria rappresentano il problema più grosso di politica estera per il secondo mandato del presidente americano. Sulla Siria, in particolare, il Dipartimento di Stato americano non ha più dubbi: a Damasco l’esercito siriano ha usato armi chimiche. Lo ha confermato, con una telefonata al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon il capo della diplomazia di Washington. John Kerry ha detto che “se il regime siriano avesse voluto dimostrare al mondo che non aveva fatto alcun uso di armi chimiche durante l’incidente, avrebbe fermato il suo bombardamento nella zona a offerto accesso immediato alle Nazioni Unite cinque giorni prima”. Gli esperti hanno spiegato che dopo 3 giorni è quasi impossibile trovare tracce di gas: gli ispettori Onu sono stati autorizzati ad entrare nella zona solo lunedì, esattamente cinque giorni dopo la strage. L’attacco con i gas sarebbe infatti avvenuto il 21 agosto; e secondo l’opposizione avrebbe causato più di mille morti. Ci sono anche altri fatti che fanno aumentare i dubbi sulla sincerità del governo siriano: il convoglio degli ispettori dell’Onu che stava raggiungendo la zona del presunto attacco chimico è stato colpito dal fuoco dei cecchini. L’agguato sarebbe avvenuto in una zona-cuscinetto. Intanto il presidente siriano Assad continua a negare di aver fatto uso di armi chimiche. Intervistato dal quotidiano russo “izvestia”, Assad taglia corto: “Le affermazioni fatte da certi politici in Occidente e in altri Paesi sono un insulto al senso comune. Sono un’assurdità”. E sempre dalle colonne del quotidiano russo (Mosca, con Pechino, è alleata storica di Damasco) lancia un avvertimento agli Stati Uniti: “Li aspetta il fallimento, proprio come in tutte le guerre che hanno intrapreso in precedenza, a cominciare dal Vietnam fino ai giorni nostri”. Più o meno gli stessi toni usati dal capo della diplomazia russa Sergej Lavrov con il segretario di Stato John Kerry, quando lo mette in guardia sulle conseguenze “estremamente gravi” di un intervento militare in Siria: “Le dichiarazioni ufficiali fatte in questi ultimi giorni da Washington sul caso siriano sono viste con profonda preoccupazione. Si ha l’impressione – continua Lavrov – che certi circoli, compresi quelli sempre più attivi nei loro appelli per un intervento militare scavalcando l’Onu, stiano francamente tentando di spazzar via gli sforzi comuni russo-americani degli ultimi mesi per una conferenza internazionale per una soluzione pacifica della crisi”. Ed infatti è saltato l’incontro bilaterale già programmato Usa-Russia. Washington e Londra schierano nell’area molte ingenti forze militari: il Mediterraneo è la base dell’intera sesta flotta. Ed anche la Royal Navy ha nelle vicinanze diverse davi da guerra e, pare, un sottomarino nucleare. Per la cancelliera Merkel l’attacco del regime siriano e l’uso dei gas non possono non avere conseguenze perchè si tratta di “un crimine contro la civiltà”. L’Italia – ha detto il ministro degli Esteri Bonino in Parlamento – non agirà senza l’avallo Onu. Molto attendista la posizione della Commissione europea, mentre la Turchia ha confermato la partecipazione a qualunque azione in Siria.

Il pugno di ferro di ASSAD

I

l conflitto in Siria tra le forze governative e quelle dell’opposizione è iniziato il 15 marzo 2011: prima con una serie di manifestazioni poi, dal 2012, come una vera guerra civile. Più di 100 mila le vittime secondo le Nazioni Unite: tra queste parecchie migliaia di bambini innocenti. L’obiettivo degli insorti è quello di spingere il presidente Bashar al-Assad ad attuare una serie di riforme democratiche. In base ad una legge del 1963, che impediva le manifestazioni di piazza, il regime è ricorso alla violenza per bloccare le dimostrazioni, violenza sfociata anche in bombardamenti di interi quartieri controllati dagli insorti, per esempio ad Aleppo. Non solo le forze governative, ma anche i ribelli anti-Assad sono accusati di abusi dei diritti umani, torture, sequestri ed esecuzioni sommarie.

LE DATE DELLA RIVOLTA 15.3.2011 - Prime manifestazioni e scontri a Damasco 26.3.2011 - Assaltati i palazzi del governo 29.3.2011- Dimissioni del governo 5.10.2011- All’Onu veto di Russia e Cina sull’intervento 27.3.2012 - Assad accetta il piano di Kofi Annan 18.7.2012- A Damasco attentato contro i vertici militari 5.9.2012- Nella città di Aleppo strage di bambini 11.12.2012 – Washington riconosce l’opposizione siriana 7.1.2013 - Dopo molti mesi Assad riappare in pubblico e conferma: rimango al mio posto 26.4.2013 - Gli Stati Uniti accusano Assad di usare armi chimiche 5.5.2013 - Raid degli israeliani sulla Siria 13.6.2013 - Gi Stati Uniti aiutano gli insorti anche con l’invio di armi 18.6.2013 - Al G8 si comincia a parlare di una Siria senza Assad


"la Discussione" - N.10 - 31 agosto 2013