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Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in .27/02/2004 n.46) Art.1 comma 1 DBC Roma

rettore responsabile: Antonio Falconio

30024

www.ladiscussione.com

ANNO LX

N. 24

9 770416 037006

SABATO 7 DICEMBRE 2013

€.1,00 SETTIMANALE POLITICO-CULTURALE FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

direttore responsabile: Antonio Falconio

direttore editoriale: Emilio Fede

EDITORIALE

Sarà più forte? DI EMILIO FEDE

Q

uesto Paese sta perdendo equilibrio non solo politico, anche economico. E noi tutti ci chiediamo come andrà a finire. Renzi condiziona il Partito Democratico, Berlusconi rimette in campo – con l’entusiasmo di sempre – Forza Italia, il suo ex “pupillo” Alfano si concentra nella speranza di essere leader del nuovo centrodestra. Rimbalzano – con dichiarazioni di affetto vero o presunto – personaggi che hanno soprattutto voglia di non perdere la poltrona, ruffiani di ieri, di oggi, di domani. Facce toste che non hanno pudore, che sono pronte a cambiare “casacca” fiutando l’aria che tira. In tutto questo un Grillo che semina speranza in quei settori dove, ormai, prevale la disperazione. In quei milioni che sono alla fame, che allungano le code davanti alla Caritas per un piatto di minestra, in quei milioni di giovani che le ultime speranze le affidano nelle liste dei disoccupati. “Ma che Paese è mai questo” si chiedono in tanti. E tanti restano senza risposta. Il Governo sta consumando gli ultimi alibi per evitare che la rabbia scenda in piazza, che non si limiti alle trombette, tamburi, striscioni, scritte sui muri. Negozi chiudono, piccole imprese falliscono, aumentano i senza tetto, e quelli che – al rigido di questo inizio d’inverno – dormono nei cartoni. E qualcuno muore. Di loro due righe, forse, in ultima pagina “un barbone trovato assiderato sotto un ponte”. In ogni angolo delle grandi città, o ai semafori ci sono mani tese per chiedere un euro per comprarsi un panino. Che Italia è questa? Abbiamo perso il sorriso, siamo spesso di cattivo umore, poco disponibili al dialogo. Cosa potrà succedere in caso di elezioni anticipate, sfugge ai più impegnati sondaggisti. (...)

Continua a pag.2

APPESI AL COLLE F

ra le tante cose dete in quesi giorni da Mateo Renzi due ci paiono condivisibili. E sono la constatazione di come moli quoidiani, non il nostro, si siano appassionai alle sori del Milan, ma non ai dai drammaici di una disoccupazione crescente che per ben il 40% interessa i giovani e, in secondo luogo, la dura criica ai santuari di interessi della nostra formazione professionale, da tempo per larga parte terreno di riserva per i sindacai e le organizzazioni professionali. Mentre il primo rilievo coglie la natura perversa della logica di mercato che domina anche il setore dell’editoria, che peraltro si è anche appassionata oltre misura alle vicende

Riqualificare i giovani DI

La vignetta di Alex

giustizia

politica ■ LA “GIAN BURRASCA”

di ALESSANDRA MUSSOLINI

■ ELOGIO DELL’IDEOLOGIA

di TIZIANA SCELLI

■ INVERSIONE DI ROTTA

di ANTONIO FALCONIO

GIAMPIERO CATONE

interne al PD, con la ricostruzione di retroscena di vario ipo, il secondo punto coglie un bubbone purulento delle nostre poliiche per il lavoro, specialmente in tempi come quesi nei quali la formazione dovrebbe essere realizzata sia per una qualificazione dei giovani legata alle richieste del mercato o alla riqualificazione dei lavoratori licenziai o occupai in aività di corto respiro. Purtroppo, e lo tesimoniano i numerosi scandali, la formazione professionale che è nella competenza delle regioni, è stata travisata e snaturata in vari modi, il più banale dei quali è la realizzazione di corsi finalizzai ad obieivi obsolei o di nessuna consistenza, se non ridicoli. (...) coninua a pag.3

economia ■ SOLO UNAPAROLA MAGICA?

■ VIOLAZIONE DELLA PRIVACY E DIRITTO ALLA REPUTAZIONE

intervista a MASSIMO ANDERSON di ALBERTO MACCARI

dI FEDERICO TEDESCHINI

■ LA GERMANIA PUÒ DARE LEZIONI?

di TIZIANA SCELLI

■ IL PASTICCIO DELL’IMU

di ETTORE DI BARTOLOMEO

■ UN’EUROPA MEDITERRANEA

di FRANCESCA FALCONIO

● alle pagg.

2-3

● alle pagg.

4-5-6

● alle pagg.

12-13

speciale

S

■ MEDUSA, LA PAURA DI MORIRE di CHIARA CATONE

■ IL GIOVANE FAVOLOSO ■ I PASTORI DI SAN GREGORIO ■ LA CANTATA DEI PASTORI

di BENEDETTA SPERANZA

● alle pagg.

14-15


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laDiscussione sabato 7 dicembre 2013

POLITICA

La “Gian Elogio Burrasca” DELL’IDEOLOGIA

S

di Alessandra Mussolini parlamentare Forza Italia

Sono bastai pochi giorni perché venisse dato il benservito alla sparuta patuglia di neodemocrisiani guidai da Alfano. Renzi gli ha fato capire senza tani giri di parole che dopo le primarie del PD - sarà lui a menare la danza del Governo Leta, alla quale gli alfaniani hanno voluto dare incomprensibilmente sponda. E il maldestro tentaivo di Angelino & c. di voler apparire come i difensori degli Italiani dall’assalto dello Stato alle loro tasche con una tassazione sempre più oppressiva, è andato a cozzare contro il grotesco e ridicolo provvedimento che nella sostanza reintroduce l’IMU sulla prima casa per 12 milioni di citadini, e il numero è desinato a salire. Ancora una volta il Presidente Berlusconi ha visto giusto. Di fronte ad un PD inaffidabile sia come alleato che come gabelliere, di fronte ad un gruppo di voltagabbana che governa con chi ha voluto estrometere dal Senato chi era stato legiimato da milioni di eletori, l’unica via possibile era - ed è stata - quella di abbandonare Leta e il Governo al loro desino. Per fortuna Forza Italia è riuscita a svegliare il Presidente Napolitano dal suo colpevole torpore e, quindi, dopo una formale richiesta, vedremo il duo Leta-Alfano lotare all’ulimo voto per tentare di coninuare a garanire a se stessi e ai loro soldaini una poltrona per i prossimi mesi. Tuto questo mentre gli Italiani sono stremai e preoccupai per il loro futuro, incapaci di poter pensare ad un Natale sereno vista l’incertezza che grava sulle loro tasche. Quando il presidente Berlusconi, con grande senso dello Stato, diede la propria disponibilità a costruire il Governo delle larghe intese, dopo le ceneri dei mesi e miserevoli tentaivi di Bersani di portare al Governo le truppe grilline, aveva in mente una stagione di riforme, di risanamento e di pacificazione. Leta e i suoi Ministri, purtroppo, si sono manifestai palesemente incapaci in tuto. Di riforme struturali, capaci di ridare efficienza e credibilità allo Stato e alle isituzioni non c’è traccia. Di risanamento neanche l’ombra. Al contrario il debito pubblico e la pressione fiscale sono ancora aumentai, perché i tagli agli sprechi si sono rilevai solo slogan e sono state introdote nuove tasse, sempre più alte e di difficile applicazione e comprensione. Quello che doveva essere, poi, un periodo di pacificazione abbiamo visto tui come si è concluso: il Presidente Berlusconi è stato fato decadere dalla sinistra, da esponeni dei moniani e dai grillini a colpi di ingiusizie perpetrate nelle aule di tribunale e da violenze regolamentari commesse impunemente al Senato, scrivendo così una delle pagine più trisi della storia italiana. Ma considerato che al peggio non c’è mai fine, gli stessi esponeni del PD e i moniani hanno ricevuto in premio dai voltagabbana alfaniani il sostegno al loro Governo delle tasse. Sarà una giravolta inuile! Noi di Forza Italia, coerentemente e con l’impegno di sempre, contrasteremo questo Governo indegno per gli Italiani e, guidai dal Presidente Berlusconi, saremo in grado di presentare all’Europa e all’Italia le giuste ricete per economia, lavoro e libertà.

Dalla 1° pagina

Sarà più forte? (...) Oltre allo storico Mannheimer, c’è la fascinosa Ghisleri che non fornisce solo numeri, ma affronta i “perché” di chi sale e chi scende facendo emergere una realtà che non conosciamo o fingiamo di non conoscere. Avverte che di questo passo aumenterà l’astensionismo, come pure quelli che potrebbero condividere il pessimismo di Grillo. Moli si rifugiano nella strategia di un Renzi vincente che potrebbe condividere se non tute, alcune delle proposte di Berlusconi: riforma eletorale, giusizia, interveni

celta Civica è sull'orlo della dissoluzione, il PdL raifica la scissione tra “governaivi” e “lealisi”, il PD si spacca su qualunque argomento. Spesso si fa faica a capire le ragioni della rotura: Scelta Civica si divide tra “popolari” e “liberali”. Il problema risiede in un equivoco di fondo, riscontrabile nella “fine delle ideologie”. Analisi, storici, commentatori hanno ripetuto che il Novecento è stato il secolo delle ideologie e del loro fallimento. Se per ideologia si intende il fascismo o il comunismo non c’è dubbio che il loro fallimento è stato cerificato dalla Storia.Ma cos’è l’ideologia? La parola ha eimologia greca “idea” e “logos” che vuol dire “conoscenza delle idee”. Essa è il complesso sistemaico di concei e principi posi alla base di un ateggiamento poliico o culturale, la visione complessiva della società, il ipo di mondo auspicato e per il quale ci si bate .La fine delle ideologie, è improponibile sia nella teoria che nella prassi. Le grandi imprese dell’uomo, hanno avuto un’ideologia portante. I 55 firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza americana nel 1776 avevano in comune un’ ideologia laica, tollerante, egualitaria. I borghesi che fecero la Rivoluzione Francese nel 1789 avevano un’ ideologia basata su tre principi: “libertà, uguaglianza, fraternità”. In assenza di ideologie quello che si determina è la situazione atuale della poliica italiana ed anche europea. Se si fa una breve disamina, ci si accorge che il PD non ha più ideologie forse perché aveva troppa smania di liberarsi di quella sbagliata. Il Movimento 5 Stelle ha invece trovato un tema unico per moivare il proprio agire po-

liico: la moralità pubblica, che non è un’ ideologia. Analoga sorte è toccata al PdL ,che ha dimostrato di non avere alcuna consistenza ideologica. E così la poliica italiana va avani cercando di risolvere un problema alla volta, ma nessun intervento è collocato all’interno di una progetualità. Margaret Thatcher e Ronald Reagan hanno rivoluzionato i loro Paesi avendo come riferimento l’idea di una società diversa da quella che avevano ereditato, muovendosi appunto su un’ideologia dominante. E non diversamente avviene a livello europeo, dove il bene supremo sembra essere “la stabilità” a scapito di ogni progetualità futura. L’ideologia tra l’altro obbliga a scegliere. La poliica dovrebbe ricercare il “bene comune”, ma spesso presuppone scelte a favore di alcuni gruppi sociali a scapito di altri. La poliica sostanzialmente è confronto dialeico e quindi divisione , poi all’interno delle isituzioni si cerca una sintesi tra i composii interessi della società. Ma senza ideologie non c’è sintesi. Al massimo si può parlare del governo del

concrei di solidarietà verso le classi deboli, meno tasse, mutui meno esosi, più credito delle banche alle imprese, meno europeismo e più indipendenza economica. Su quatro persone che incontro – alle quali chiedo possibili intensioni di voto – tre dicono che non hanno voglia di andare alle urne. Affiora intanto, il grande lavoro dei consiglieri che siano cerchi magici o da rotamare. Mamma mia, che angoscia pensare ai danni che hanno fato e che potrebbero fare. Ma forse, qualcuno, viaggia secondo l’anico deto “non datemi consiglio, posso sbagliare da solo”. Una nota in conclusione che non andrebbe trascurata: Berlusconi non molla e non viene mollato I sondaggi gli confermano che la

fare: ma fare che cosa? Tui i parii oggi parlano di Programma :si somigliano tui, e risultano essere un elenco di buone intenzioni, non collegate tra di loro. Tuto questo può andar bene per vincere le elezioni, non per governare l’Italia. Quando si devono raccogliere voi si deve cercare di accontentare tui, quando si governa spesso bisogna scegliere. Per vincere le elezioni l’ideologia aiuta ma non è indispensabile, ma per governare un Paese è essenziale altrimeni si rischia di smarrirsi. Bisogna che i poliici recuperino i rappori con i citadini, i quali vanno coinvoli nei processi decisionali. Se non ci si impegna per qualcosa di più grande , che pensi agli interessi di tui, se non si fa una poliica che pianifichi il futuro del mondo da lasciare ai nostri figli e alle generazioni future il fenomeno della corruzione non potrà che prosperare. In assenza di una prospeiva più ampia e di una progetualità a medio e lungo termine, non si può sperare nella ragionevolezza della poliica. Tiziana Scelli

fiducia di milioni di persone è intata. Renzi, furbone, avverte “Berlusconi non è finito, resta ancora forte, molto forte”. Passò l’angelo e disse “Amen”. E non sono Berlusconiano viscerale. P.S. Ho incontrato davani al Senato Roberto Formigoni, sempre alto, brizzolato, austero, accompagnato da una piccola corte. Mi ha guardato girando subito la testa da un’altra parte. Ho pensato: forse pudore per tui i guai giudiziari che rischiano di coinvolgerlo. Forse le vacanze milionarie ospite di Daccò, o rappori da chiarire con il governo che fu di Saddam Hussein. Ecco, volevo rassicurarlo: piena solidarietà. Ed augurio che non gli succeda di peggio. Emilio Fede


laDiscussione sabato 7 dicembre 2013

Inversione di rotta

Si alzano i toni della polemica fra il nostro governo e il Commissario Europeo per gli affari economici, Oli Rehn, il quale ha manifestato sceicismo sulle capacità di risanamento dei coni da parte del nostro paese e fato sapere che gli Italiani dovranno acconciarsi, per gli obieivi fissai dall’Ue, a nuovi sacrifici. Condividiamo la reazione ferma di Leta e la presa di posizione di Napolitano che ha chiesto un’inversione di rota nelle poliiche europee, per favorire crescita e occupazione, ma siamo preoccupai per un aspeto fragile della nostra posizione e preoccupai per il giudizio di Prodi, che in buona sostanza ha dato ragione alla Commissione Europea. Preoccupai, perché è nell’interesse nazionale, qualunque siano le opinioni e scelte, quello di contrastare le atuali poliiche europee, ispirate a un rigore che schiaccia ogni tentaivo di uscire dal tunnel della crisi, ma anche evitare che, per ritorsione, si abbata, di qui a poco, sull’Italia una pesanissima penalizzazione per le inadempienze di tante nostre regioni ad impegnare e spendere i fondi comunitari delle varie poliiche di coesione. Parliamo di una cifra che si aggira sui 30 miliardi e che, nell’inadempienza sui tempi previsi nel programma 20072013, potrebbe legiimamente tornare fra poco nelle disponibilità di Bruxelles. Non è, come si vede, quesione da poco e che è velleitario pensare possa essere risolta da regioni fin ora avviluppate in clamorosi ritardi o

assegnai ad estenuani negoziai nella conferenza Stato-Regioni. Per uscire dal tunnel, non c’è altra strada di un provvedimento che consenta ai poteri centrali di riprogrammare queste risorse, tute desinate ad invesimeni, ed uilizzarle per progei strategici volte a favorire la compeiività delle imprese, a creare lavoro, a favorire l’aggiornamento tecnologico e a completare il sistema delle rei, materiali e non. Un provvedimento che avrebbe caratere straordinario, ma che dovrebbe divenire praica costante anche per i nuovi programmi comunitari 2014-2020 che, con le atuali procedure, rischierebbero, nei modelli atuali di gesione, di impantanarsi con gli analoghi allarmani risultai ai quali cerchiamo affannosamente di porre rimedio. Corollario a questa determinazione dovrebbe essere la razionalizzazione della nostra presenza a Bruxelles, dove ogni regione, l’unione delle province, il sistema camerale, le organizzazioni professionali

italiane si muovono in ordine sparso, senza alcun coordinamento, non consentito nemmeno alla delegazione ufficiale del nostro governo. Questa frammentazione, tanto costosa quanto inefficace, è una delle regioni, per le quali, nelle sedi comunitarie, manca, a differenza di altri paesi, un’azione di sistema a sostegno delle nostre tesi e dei nostri programmi. Circa 20 anni fa si pensò di raggruppare in un solo edificio tutte le rappresentanze delle regioni, con servizi e supporti tecnici e scientifici comuni. Avrebbe già rappresentato qualcosa, ma non se ne è fatto nulla e agli sprechi se ne sono aggiunti altri, come quello di un intero castelletto acquistato per una sola piccola regione. Lo stato deve quindi tornare a gestire e coordinare con autorità e poteri sostitutivi tutta la materia, superando le liturgie federaliste che finora hanno prodotto solo scandali ed inefficienze. Giampiero Catone

Dalla 1° pagina

Riqualificare i giovani (...) Si trata di un tradimento grave all’interesse dei lavoratori e dei giovani e di un ulteriore contributo alla crisi di credibilità che respiriamo a livello europeo. Proprio quando l’Europa, si avvia, atraverso l’introduzione del principio di macro condizionalità, a consegnare ad una prospeiva di marginalità e di decadenza i paesi più in difficoltà noi abbiamo il dovere di reagire sì, con i no-

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Un’Europa mediterranea

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e scelte della poliica atraversano in questa seimana una condizione sospesa, quasi limbale, in atesa dei risultai delle primarie del Parito Democraico, cui fa da contrappunto la manifestazione dei circoli di Forza Italia. Per entrambi quesi due appuntameni, così diversi fra di loro, farà anche testo il livello della partecipazione popolare; un’affluenza scarsa ai seggi delle primarie del PD o alla prima manifestazione pubblica della ricosituita Forza Italia, non sarebbero insignificani ai fini di un’interpretazione dei possibili scenari futuri. Subito dopo quesi due avvenimeni, la maggioranza di governo e le opposizioni dovranno porsi senza ambiguità di fronte a nodi rimasi finora aggrovigliai: quello di una nuova legge eletorale, quello di poliiche espansive per il lavoro e quello di una nostra presenza non subalterna in Europa Mentre sulla legge eletorale, al Senato si è registrato l’ennesimo rinvio, che non può, né deve preludere ad un’ennesima manfrina per tenere in piedi il porcellum, i temi di nuove poliiche per l’occupazione e la compeiività delle imprese debbono necessariamente fare i coni con i nostri interlocutori di Bruxelles, cui ci siamo consegnai mani e piedi con il vincolo del pareggio di bilancio inserito senza logica e senza riflessione nella nostra carta cosituzionale. Qui, su questa quesione nodale le avvisaglie non sono tranquillizzani. Nella commissione Europea è trasparente la diffidenza e lo sceicismo verso le privaizzazioni annunciate e il commissario Oto Rehn ci invita a tagliare ancora sulle spese e nega al nostro paese la possibilità di fare invesimeni che superino i livelli fissai. E’un linguaggio francamente inaccetabile, con pretese che ignorano le atuali sofferenze della società italiana e che ci negano quegli sforameni al pato di stabilità già consenito ad altri, a cominciare dalla Germania. Con eguale supponenza e cecità ci si nega la facoltà di scomputare, ai fini del livello di deficit consenito, le spese straordinarie che sosteniamo per far fronte all’esodo di decine di migliaia di disperai, per tutelare gli interessi europei e della Nato nelle missioni militari e perfino per far fronte ai disastri naturali. Per non affondare, resta quindi decisivo a questo punto, un impegno del governo a realizzare una linea comune di proposta e di iniziaiva insieme alle altre nazioni europee dell’area mediterranea. Contestualmente, sempre il governo dovrà manifestare una tempesività ed un efficacia finora non palpabili realizzando le riforme possibili, la semplificazione dell’organizzazione dello stato e dei poteri pubblici e la riaffermazione dei principi della legalità, per i quali non vi possono essere nel Paese zone franche, dove dominino sfrutamento e malavita, come nelle atroci storie dei cinesi di Prato. Francesca Falconio

stri amici del mediterraneo, sul piano della formulazione dei principi e degli assi strategici comunitari, ma anche facendo ordine in casa. Ci avviamo alla fine dell’anno con un pesante bilancio di inefficienza di molte regioni, in special modo le meridionali, sia a fini dell’uso dei fondi europei, sia nelle poliiche per il lavoro e la formazione. Non è più procrasinabile un ato che consenta allo Stato di metere a fruto, per interveni strategici, le risorse non impegnate e meno che mai spese dalle regioni, ma anche una totale, incisiva

revisione delle poliiche per la formazione, che , tranne lodevoli eccezioni, hanno mancato i loro obieivi E sempre con riguardo al difficile contenzioso europeo, sarebbe drammaico che, dopo le primarie, nel PD coninuasse il fiorire di dichiarazioni ambigue e contradditorie. Deve essere chiaro a tui, che, se il Paese dovesse restare appeso al pendolo delle irrisolutezze e delle imboscate, tanto varrebbe andare di corsa a nuove elezioni. Che non gli succeda di peggio. Giampiero catone


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laDiscussione

Violazioni della Privacy e dirito alla reputazione di Federico Tedeschini Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico

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a materia della Privacy è fra quelle in cui l’intervento del nostro legislatore si è rivelato, salvo alcuni secondari profili, sostanzialmente inefficace. Non altretanto è avvenuto negli altri Paesi occidentali. Questa doppia constatazione ci impone di suggerire

un cambio di passo, prima che la pubblicisica che si occupa della materia inizi a paragonare l’Italia repubblicana alla Romania socialista dei tempi di Ceausescu: i rimedi sarebbero piutosto semplici, anche se non piacerebbero ai itolari di alcuni “Uffici affari riservai” che, quasi ad ogni

cambio di legislatura, emergono – loro malgrado – dalle gelaine isituzionali che coprono l’uso di ingeni mezzi finanziari pubblici, sotrai a qualunque controllo in nome della Ragion di Stato. Ancora lunga è dunque la strada verso la trasparenza che quegli Uffici debbono compiere, e basterebbe esaminare atentamente gli ai delle Commissioni Parlamentari di controllo sui nostri servizi di sicurezza per comprendere di che parliamo. E’ certo però che il livello di operaività di quegli Uffici non sempre è finalizzato alla tutela degli interessi pubblici in presenza dei quali la trasparenza delle rispeive organizzazioni viene sacrificata. Ma in tempi di Spending Review sembra difficile non poter affrontare la quesione e, così, ci permeiamo di ricordare al Parlamento e al Governo che anche questa materia è condizionata,

oltrechè dai vincoli finanziari europei, anche dalla necessità di garanire ai cittadini il dirito alla riservatezza tutelato dalla Convenzione EDU. L’approccio che qui si propone, più leterario che giuridico a prova del fato che il dirito segue, anziché precedere, la disciplina di ogni comportamento umano – non solo quelli stretamente pubblicisici – è idoneo ad incidere sulla libertà delle persone. “Ho potuto vivere bene perché ho saputo nascondermi bene” sentenziava infai Ovidio sentendosi vicino alla fine: nessuno di noi potrebbe però ripetere oggi una tale affermazione: i mezzi informaici, le rei, il Web e i Server globali hanno reso infai praicamente impossibile alle persone fisiche e giuridiche (e non solo a loro, ma a qua-

lunque figura soggeiva si sia in qualche modo manifestata nel mondo delle relazioni umane) nascondere la loro idenità e la loro storia.


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Codice giuridico:

quali “principi?

“ L’adesione ai Trattati Istitutivi dell’U.E. e agli accordi di cooperazione internazionale contro il terrorismo e il riciclaggio cominciano a produrre conseguenze a prescindere dalla loro capacità di tenere comportamenti antigiuridici

I

l mondo di lingua inglese ha affrontato e, almeno in parte, risolto i problemi che ne derivano fin dal secondo dopoguerra; i popoli di tradizione giuridica continentale sono invece arrivati diversi decenni dopo ad affrontare i medesimi problemi, sostanzialmente copiando mezzi ed istituti già testati dagli americani e dai sudditi di sua Maestà britannica: tanto gli uni, quanto gli altri, però sono arrivati a sussumere sotto la denominazione di Privacy le problematiche afferenti il diritto – ormai consumato dagli eventi tecnologici – di difendere la propria sfera di interessi e di emozioni dall’invadenza dei loro simili e, soprattutto, dei pubblici poteri. Questi ultimi, a loro volta, hanno iniziato a perseguire obbiettivi demolitori dei muri innalzati dai cittadini dei rispettivi Paesi a tutela della loro privatezza e lo hanno fatto in nome di interessi pubblici (sicurezza, difesa, regolarità fiscale, ecc.) non sempre effettivamente invocabili a giustificazione della loro invadenza della sfera privata di ciascuno. Particolarmente invasivo della riservatezza di ognuno è oggi il rapporto di ogni figura soggettiva privata con le istituzioni finanziarie e fiscali dell’ordinamento di appartenenza: ordinamento non necessariamente coincidente con il territorio di ciascuno Stato. L’adesione ai Trattati Istitutivi dell’Unione Europea e l’adesione ad una serie di accordi di cooperazione internazionale contro il terrorismo e il riciclaggio cominciano, infatti, a produrre conseguenze a carico di tutti i cittadini, anche a prescindere dalla loro effettiva capacità di tenere comportamenti antigiuridici. L’esempio più eclatante di quanto andiamo dicendo è dato dalla raccolta delle impronte digitali al momento della richiesta o

Siamo in presenza di una situazione antigiuridica rispetto a quella prevista dal Codice Privacy, o dai principi che lo hanno ispirato

del rinnovo dei passaporti: fino ad una decina di anni addietro il deposito delle impronte era imposto solamente a coloro che – per qualunque ragione – avessero a che fare con la giustizia, ovvero per ragioni di sicurezza; oggi, al contrario, chiunque di noi varchi la frontiera presenta un passaporto che contiene i dati suoi personali e l’immagine delle sue impronte: sarà così possibile costruire una banca dati che (combinando quelle impronte con altre fonti, come i rilevatori satellitari di cui ogni smartphone è dotato) riveli – a chi ne abbia interesse e non necessariamente all’interno di Istituzioni legalmente operanti – gli spostamenti di ciascuno. In tal modo un viaggio che, almeno fino a qualche anno addietro, era attenzionato dalle Autorità al massimo per compilare statistiche sui flussi turistici, può divenire ulteriore elemento per disegnare il profilo politico, economico e sanitario di colui che lo ha compiuto. La materia sta pure diventando fonte di profitti enormi per coloro che decidano di costruire e gestire reti universali private, alle quali accedere dietro pagamento degli accessi, e queste reti sono – per loro stessa natura (essendo difficilmente localizzabili i server e i nodi dai quali i flussi di

dati partono ed arrivano, proprio come in un gigantesco aeroporto) – dotate di un tasso di sovranità addirittura superiore a quello degli Stati e delle unioni superstatali: sarebbe interessante capire quale sia l’origine dei capitali che hanno consentito di allestire, sviluppare e mantenere Gruppi multinazionali come WorldCheck, che è forse il più importante di queste gigantesche reti ed alla quale si rivolgono – almeno qui da noi – Banche ed altre Istituzioni finanziarie per costruire quella che la Banca d’Italia definisce come “Profilatura della clientela”; non meno interessante però è seguire la disciplina di sostegno che a simili figure imprenditoriali è data – almeno in Italia – dai poteri pubblici più svariati, siano essi quelli deputati alla sicurezza, alla lotta all’evasione fiscale o semplicemente al controllo dei nostri accessi ai servizi forniti dalle Banche. Illuminanti, almeno sotto questo profilo, sono le istruzioni alle Banche e agli altri intermediari finanziari contenute nel “Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2001, n. 231” adottato dalla stessa Banca d’Italia il 3 aprile di quest’anno.


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Il Codice Privacy reca gli strumenti necessari ad approntare difese, ma il loro uso da parte del Garante è stato finora timido e deludente

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a norma di riferimento (art. 7) prescrive infai che “Nel rispeto delle finalità e nell'ambito dei poteri regolamentari previsi dai rispeivi ordinameni di setore, le Autorità di vigilanza, d'intesa tra di loro, emanano disposizioni circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica del cliente, l'organizzazione, la registrazione, le procedure e i controlli interni voli a prevenire l'uilizzo degli intermediari e degli altri soggei che svolgono aività finanziaria di cui all'aricolo 11 e di quelli previsi dall'aricolo 13, comma 1, letera a), a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Per i soggei di cui all'aricolo 13, comma 1, lettera a) ,contemporaneamente iscrii al registro dei revisori, tali disposizioni sono emanate dalla CONSOB. Per i soggei di cui all'aricolo 11, comma 2, letera a), tali disposizioni sono emanate dalla Banca d'Italia” e quest’ulima ha interpretato i poteri conferiile, disponendo – a sua volta (parte I, Sez. II, p. 11) – che, a fini di profilatura della clientela, gli intermediari medesimi possano “avvalersi di foni pubbliche quali le relazioni di inaugurazione dell’anno giudiziario, quelle della Direzione Nazionale Animafia, quelle del Ministero dell’Interno sull’aività della Direzione Invesigaiva Animafia e sull’aività delle Forze di Polizia, lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e la criminalità organizzata”, per poi segmentare la clientela atraverso “procedure struturate

di raccolta e di elaborazione dei dai e delle informazioni”. Due notazioni sono, a questo punto, possibili: la prima è quella relaiva alla mancata indicazione, fra le foni pubbliche, delle sentenze (di assoluzione o di condanna) passate in giudicato, perché se è vero che le foni indicate in quelle istruzioni hanno caratere esemplificaivo e non esausivo, è altretanto vero che le decisioni dei Giudici – che dovrebbero essere l’unico elemento da prendere in considerazione – sono almeno l’elemento principale; la seconda riguarda invece le c.d. “procedure struturate di raccolta e di elaborazione”: a leggere la disposizione secondo i normali canoni ermeneuici, queste ulime possono infai essere compiute diretamente dall’intermediario, oppure esternalizzate; nel primo caso nulla quaesio, completamente diversa è, invece, la problemaica relaiva alla tutela degli interessi del cliente ove la raccolta avvenga da parte di soggei esterni: quelli, come World Check, cui facevamo in precedenza riferimento; in tale secondo caso, il cliente viene messo

in balia di metodi di raccolta e manipolazione delle informazioni che lo riguardano senza che egli possa far nulla; potrebbe addiritura accadere che non venga neppure a conoscenza del fato che in una qualunque parte del mondo esiste un “fascicolo” che lo riguarda al quale, però, lui stesso (a differenza di chi vuole uilizzare quelle informazioni ) non può aingere. Siamo così in presenza di una situazione completamente anigiuridica rispeto a quella prevista dal Codice Privacy, o almeno dai principi che lo hanno ispirato. Che fare allora? Mai come in questo momento storico occorre aingere con fermezza a tui gli (scarsi) strumeni giuridici a disposizione per difendere il c. d. “dirito all’oblio”, inteso come corollario del più ampio dirito all’idenità personale: l’ulima delle situazioni giuridiche soggeive elaborate dalla poliica e recepite dalla giurisprudenza per contrastare quel commercio delle idenità personali, ormai cavalcato da alcuni poteri pubblici per restaurare quel controllo sulle persone che credevamo di

aver definiivamente abbandonato dopo aver imposto, nel 1948, la direta tutela dei dirii di libertà in ogni loro forma. Il Codice Privacy reca, almeno abbozzai, gli strumeni necessari ad approntare le necessarie difese; purtroppo l’uso di quegli strumeni da parte del Garante è stato finora paricolarmente imido e deludente, perché influenzato da una malaccorta impostazione di un preteso conflito fra dirii della persona e dirito di cronaca: due situazioni soggeive che, oltre un certo limite, si pongono su piani completamente diversi. A sostegno di questa non lieve affermazione, ricordo l’intervento del Garante a proposito del mantenimento on line degli archivi storici dei periodici e dei quoidiani (Dec. e 19 dicembre2008): è stato infai ritenuto legiimo metere a disposizione dei navigatori del Web anche l’archivio storico dei giornali che contenga dai personali di coloro che sono stai oggeto di cronache anche negaive; è vero che tale consultazione non può avvenire atraverso l’indicizzazione dei motori di ricerca,

ma è altrettanto vero che un simile rimedio è peggiore del male che si vuol curare, perché non consente di conoscere l’evoluzione, spesso negaiva, delle vicende penali, amministraive o contabili che possano aver interessato questa o quella persona della quale la cronaca si è in qualche modo occupata. Occorre dunque far sorgere e rendere effeivo un dirito al controllo sulla pubblicazione dei dai personali protei, senza far credere che una tale dirito soggeivo pubblico debba necessariamente infrangersi sulle difficoltà tecniche che incontra qualunque Autorità preposta al controllo del Web, perché si è ormai di fronte ad un problema poliico di dimensioni tali da imporre alle viime del furto di reputazione di colpire, con ogni mezzo consenito, non solo chi ha prodoto un danno ingiusto nei loro confroni, ma prima ancora chi – pur avendone i mezzi giuridici – non ha impedito il perpetuarsi di una simile lesione.


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GLI ARCHIVI DE

POLEMICHE E LACERAZIONI

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L’evoluzione economica del setore agricolo

Guido Miglioli: l’amore contadino

Contadini del ferrarese. L’obieivo di Miglioli era quello del riscato economico, sociale e civile del mondo contadino, all’epoca consegnato ad una esistenza di miseria e degrado

G

uido Miglioli, fondatore delle Leghe Bianche in provincia di Cremona, consacrò la sua vita ad un unico grande obiettivo: quello del riscatto economico, sociale e civile del mondo contadino, che, all’epoca, era assoggettato allo sfruttamento dei grandi agrari e consegnato ad un’esistenza di miseria e di degrado. Fu spinto a questa sua scelta, che fu radicale, per la sua fede cristiana, vissuta come vocazione al servizio dei poveri, nel segno dell’evangelico Discorso della Montagna. Nacque in una famiglia agiata, di imprenditori agricoli cattolici, e, da quel punto di osservazione, colse, fin da ragazzo, la sofferenza e le angustie del mondo contadino. Benché laureato con il massimo dei voti in lettere e in Legge, seguì l’impegno generoso del cuore e quindi aderì con fervore all’invito di Mons. Bonomelli, Vescovo di Cremona, che gli dette mandato di occuparsi delle questioni sociali, nell’ambito delle grandi linee del magistero della Chiesa, all’epoca riassumibili nella celebre enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII. Tanto fu autentica e generosa la sua attività sindacale, che, svolse a tempo pieno. Da segnare una tappa significativa, e purtroppo poi mancata, nel 1921, con il

Lodo Bianchi, che prevedeva l’associazione dei contadini alla gestione dell’impresa, con il diritto alla ripartizione degli utili ed alla formazione di un proprio capitale aziendale. Una conquista sociale, questa, che poi avremmo ritrovato nella “Laborem Exercens” di Giovanni Paolo II, ma che allora trovò subito l’opposizione estrema delle organizzazioni padronali, l’avversione dei circoli moderati e l’incombere delle violenze fasciste. Fu considerato, in quel

clima, un agitatore pericoloso e un guastafeste, anche all’interno del partito a cui aveva aderito, quello popolare, e per il quale era stato eletto deputato, fino ad esserne espulso nel 1925, quando era già manifesto il disfarsi del partito per l’emergere di un’area favorevole alla collaborazione fra popolari e fascisti, già al governo, quest’ultimi, dal 1922. Miglioli fu costretto così all’esilio, senza adeguate solidarietà : pagava così la sua convinzione di essere un cat-

tolico deputato, e quindi non condizionato nè condizionabile da discipline, e la valenza ritenuta rivoluzionaria delle sue idee. Restò un isolato anche al suo ritorno in Italia. La Dc non lo volle nel suo seno, nonostante le simpatie di molti suoi dirigenti, ed egli stesso compì un grave errore aderendo nel 1948 al Fronte Popolare, quello composto da PC e PSI, con la dubbia giustificazione di scegliere il luogo politico che rappresentava le masse popolari. Fu anche candidato alla Camera nelle liste del Fronte e mancò l’elezione. Tornò così ad essere un isolato, in condizioni di estrema marginalità e miseria, tanto da essere aiutato, con pochi viveri, dai contadini del suo paese che non lo avevano dimenticato. Non era gradito nè ai democristiani di allora, nè ai comunisti, che egli aveva ritenuto del tutto incapaci a risolvere il problema dei contadini, considerati, in chiave marxista, solo un ingranaggio subalterno della lotta di classe. Morì nel 1954, ricoverato in una clinica milanese per l’impegno solidale dei suoi amici militanti nella DC. Prima di spirare ebbe anche il conforto di una visita e di una benedizione del Cardinale di Milano, Idelfonso Schuster. Antonio Falconio


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GLI ARCHIVI DE

Dall’inserto speciale de “La Discussione” n° 17 del 3 maggio 1982, riproponiamo la vita di Guido Miglioli, l’uomo che nel primo quarto di secolo agitò innumerevoli masse contadine e che sofferse l’esilio, la prigione e la solitudine.

POLEMICHE E LACERAZIONI

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Una lunga militanza sindacale e politica di Amos Zanibelli da “la Discussione”- 3 maggio 1982

Mutuò nella sua azione i suggerimenti fondamentali dell’idea cristiana e si adoperò per realizzare soluzioni sociali e delineare particolari aspetti della norma cotrattuale che interpretassero l’evangelica scelta preferenziale dei poveri. Nell’intero arco della sua esperienza Miglioli rimase fedele a questa spinta ideale. All’inizio del secolo, chiamato dal Vescovo di Cremona del tempo, Mons. Geremia Bonomelli (18311914) a seguire l’attività delle insorgenti leghe contadine cattoliche, sviluppò la sua opera per accrescere l’educazione delle masse rurali: la lotta all’alcoolismo; la conquista di un posto che non fosse di segregazione negli stessi banchi della Chiesa alla messa domenicale, il modo di vestire che non fosse un segno della servitù. Sono momenti diversi di un proposito unico di riscattare l’uomo dalla servile sudditanza cui era costretto. Più avanti stipulò i primi patti di lavoro collettivi delle Leghe bianche, orientò i suoi contadini, che nel frattempo con la sua guida si organizzavano in tutta la zona a nord di Cremona, a preferire la compartecipazione ed il salario in natura come componenti della retribuzione, al puro compenso in danaro. Questa forma di retribuzione, secondo Miglioli, distaccava il lavoratore dall’azienda, dal suo prodotto e dalla terra rendendolo estraneo alla conduzione, confermando così un mero rapporto di sudditanza. Invece la compartecipazione al prodotto - pur rivista nelle sue misure di ripartizione tra il lavoratore e l’imprenditore - inseriva il contadino nel processo produttivo, più esattamente non lo estraniava e la retribuzione in natura lo affezionava al prodotto, frutto del suo sudore; lo legava alla terra, lo faceva sentire parte attiva della conduzione aziendale. Le Leghe miglioline caratterizzano

quindi la propria azione col proposito di modificare le condizioni dell’uomo; dell’uomo lavoratore per toglierlo dalla sua subordinazione ed elevarlo ad un nuovo diritto. Tale linea di condotta fu progrediente così che si può rilevare la modificazione graduale, prima del contratto di lavoro, quindi della natura stessa del rapporto, con un crescendo che va dal 1908 (data del primo patto colonico “bianco”) fino al periodo successivo alla prima guerra mondiale. «Il grande contributo di sangue dato dal contadino alla vittoria deve generare un rapporto nuovo», deve ribaltare il rapporto esistente, dando luogo ad una realtà nuova in cui non vi sia più il «servo» ed il «padrone», dichiarano le Leghe bianche nel periodo postbellico. L’epilogo di questa lotta sociale giunse nell’agosto del 1921, dopo contrasti durissimi e scioperi protrattisi per alcune settimane che segnarono anche violenze, spargimento di sangue ed il sacrificio della vita di un prestigioso capolega di Soresina, Giuseppe Paulli. L’epilogo fu il «Lodo Bianchi». È questo un nuovo contratto, o meglio, un nuovo tipo di rapporto il cui datore di lavoro modifica la sua posizione giuridica di «padrone dell’impresa», mentre il contadino assume la nuova veste di «associato» con il diritto alla ripartizione degli utili ed alla formazione di un proprio capitale aziendale. Nella nuova realtà giuridica - che è l’associazione di imprenditori e contadini per la conduzione dell’azienda agricola - essi dovevano assumere tutti i poteri, sia pure in distinte responsabilità. Questa trasformazione fu sommamente contrastata e provocò una reazione sociale e politica senza limiti della proprietà fondiaria. I nuovi conduttori d’azienda, infatti nel determinare la misura del canone di affit-

to, coinvolsero nella riforma la proprietà stessa, apparentemente estranea alla conduzione aziendale. Per ben comprendere il significato di questa svolta è necessario cogliere il momento in cui la proprietà fondiaria intervenne nella diatriba sorta in occasione della conquista del Lodo arbitrale. In precedenza, anche quando la lotta tra il salariato e l’imprenditore giunse alle fasi più acute con scioperi generali, astensione dal lavoro degli stessi addetti alla mungitura in occasione della conquista delle otto ore di lavoro giornaliero, dalla compartecipazione al terzo per il granoturco, la proprietà non assunse mai una posizione definita. Ugualmente si comportò per tutto il lungo periodo in cui posero le basi del nuovo Patto associativo, concluso a Parma nel 1920 e durante l’occupazione delle aziende nell’inverno 1920’21. Decisa ed intransigente fu invece la posizione della proprietà fondiaria quando, conosciuto il testo del Lodo, vi colse il principio per cui la determinazione del canone di affitto veniva sottratta al suo potere. La proprietà avvisò, in questo, la limitazione di un proprio intangibile diritto e promosse un’azione giudiziaria per inficiare il contenuto del Lodo, sostenendo che la Commissione aveva esorbitato dai compiti ad essa attribuiti. La comunione di interessi tra conduttore e contadini avrebbe potuto alterare, meglio rovesciare il rapporto nella determinazione delle condizioni contrattuali di affitto, a tutto danno della proprietà apportatrice del capitale fondiario. Avrebbe altresì favorito il sorgere di una nuova forza sociale e politica, capace di rovesciare i rapporti nella vita rurale. Da qui il maturare di una opposizione drastica che ebbe ripercussioni notevoli sul piano giuridico e politico.


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Lotta per la dignità dell’uomo

“ Questa maturazione sociale così intensa, così profonda e determinante non avveniva al di fuori di un contesto politico, non rimaneva un fatto isolato in un piccolo territorio sperimentale; fu un punto di attenzione che vide forze parlamentari e partitiche schierarsi su posizioni contrapposte, pro e contro l’espe-

L’uomo si rivela, ma scopre anche le colpe della società. Questa è più imputabile della natura umana. rienza e le sue finalità, in accanita polemica proprio mentre stavano vivendo quella triste decadenza che condusse al fascismo. Miglioli fu al centro di questa vicenda. La battaglia

per il nuovo rapporto sociale fissato nel Lodo Bianchi non costituì soltanto conquista contrattuale. Quell’azione ebbe a fondamento l’uomo, «il contadino della Valle Padana»

di Amos Zanibelli da “la Discussione” 3 maggio 1982

per una sua crescita spirituale, umana, sociale e politica e per una sua avanzata verso una maggiore dignità. Fu una lotta a favore dell’uomo, costante pensiero di Miglioli nell’azione politica. Mi permetto a questo proposito un inserimento di piena e illuminante attualità. Due punti dell’Enciclica recente di Papa Giovanni Paolo II Laborem Exercens possono applicarsi puntualmente all’azione promossa da Miglioli: là dove si denunciano le sperequazioni del lavoro rurale di cui si esalta la «dignità» (cap.21) e il passo sulla comproprietà dei mezzi di lavoro (cap.14) dove chiaramente viene promossa ed esaltata l’antica intuizione migliolina della partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai profitti dell’impresa. La soluzione del Lodo, che non ebbe modo di operare nel tempo e di incidere realmente nel contesto sociale per la contemporanea evoluzione politica verso la dittatura, avrebbe determinato una situazione nuova e drasticamente innovativa dell’ordinamento giuridico e del rapporto tra le classi sociali in agricoltura, modificando radicalmente anche la posizione


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Dalla espiazione l’uomo sale verso il conforto e la speranza. Anche il nome di Dio era sulle pareti del carcere, testimone di miserie e di virtù. Bestemmiato e poi amato

in agricoltura e per l’evoluzione economica della massa contadina era impostata nell’ambito esclusivo del settore agricolo, poichè si configuravano un nuovo sviluppo, un reddito più elevato ed una occupazione completa, avuto riguardo esclusivamente a tale settore. Il concetto di uno sviluppo dell’agricoltura collegato ad uno sviluppo generale del Paese e quindi bilanciato con uno sviluppo industriale, in cui la crescita dell’economia in generale e

delle sue componenti agricole ed industriali divenisse l’obiettivo generale, maturerà più tardi. La lotta quindi, pur essendo diversamente finalizzata tra le varie organizzazioni, si sviluppò sempre in visione settorialem quindi fu sostanzialmente costretta in un ambito particolare, che non avrebbe offerto esiti risolutivi. Se però l’evoluzione contrattuale delineata dal Lodo si fosse sviluppata e consolidata, avrebbe potuto influire incisivamente sul de-

stino dell’agricoltura italiana. La critica dunque che si può attribuire all’azione delle Leghe bianche è la stessa che può essere rivolta a tutti i movimenti sindacali del periodo. Dopo quella vicenda Miglioli fu costretto all’esilio che iniziò per lui la notte di Natale del 1926. Questo non interruppe però la continuità dell’impegno, pose termine alla sua attività locale, ma lasciò inalterato il pensiero e la concezione sociale. Diffondersi sulle vicende che accompagnarono la complessa e dura esperienza, permette di scoprire la personalità del combattente, la singolare figura, la tempra morale a far luce su taluni aspetti della sua personalità che, riferiti in particolare al suo modo di essere nell’azione politica, possono giustificare accuse di incoerenza e sollevare perplessità su taluni aspetti della sua azione. Durante l’esilio, non potendo coltivare i suoi obiettivi, si limitò a verificare la sua esperienza a confronto con quella di altri Paesi, operando indagini e studi sulle varie e multiformi trasformazioni dei Paesi orientali dell’Europa ed occidentali; studiò attentamente la rivoluzione agricola in Russia, i suoi riflessi nella vita e nell’ambiente rurale. Rientrando in patria dopo aver vissuto anche l’esperienza delle carceri della Santè di Parigi e il confino in patria, avrebbe ripreso la sua azione in campo contadino.

POLEMICHE E LACERAZIONI

della proprietà, apportatrice del bene fondiario. Da più parti si chiede ora se tale ipotesi non avrebbe finito col contrastare l’evoluzione dei settori: se non avrebbe causato una remora a quella trasformazione che ora si è compiuta. Se si osservano attentamente gli orientamenti e gli obiettivi dei vari movimenti sindacali agricoli del prefascismo e del primo periodo dopo la Liberazione, si deve convenire che ogni soluzione prospettata per una evoluzione del rapporto


ESTERI di Margherita Boniver Vice pres. Comitato Atlantico

La sindrome paurosa “dell���idraulico polacco” ha rifato capolino paradossalmente al recente verice di Vilnius, in Lituania. Verice già scosso dal no di Kiev ai tratai commerciali con la Ue (complice il mobbing di Mosca) ma che coninua ad infiammare le piazze della capitale ucraina. Ad alimentare il dibaito la proposta del premier britannico David Cameron che suggerisce un ripensamento all’architrave del mercato unico europeo, la libera circolazione delle persone all’interno della Unione. Argomeni seri e analisi non superficiali quelli di Cameron, che cita il milione di citadini dell’Europa centrale che si sono trasferii in Gran Bretagna negli ulimi 10 anni. Desinai a crescere di molto quando il 1 gennaio 2014 cadranno le restrizioni per nuovi afflussi di lavoratori da Romania e Bulgaria. L’allarme, in parte giusificato dal permanere della crisi che dilata dolorosamente la piaga della disoccupazione in Europa, potrebbe avere effei importani sul crescente suc-

Unione Europea: allarme immigrati cesso dei movimeni populisi inglesi. Si vota in maggio dell’anno prossimo per il Parlamento europeo, ma Cameron strizza l’occhio anche al referendum sulla permanenza nella Unione. Le misure annunciate per arginare quesi numeri sono peraltro di buon senso e già sperimentate in altri paesi europei come la Francia. Si va dal rimpatrio forzato di coloro che

si dedicano all’accatonaggio, alla limitazione dei sussidi di disoccupazione eligibili solo dopo un soggiorno di tre mesi o dopo aver dimostrato di avere un alloggio o una concreta speranza di un impiego. Mentre non si può negare i grandi benefici anche economici provenieni dagli imponeni flussi migratori degli ulimi trent ‘anni ( anche nel nostro Paese), é fuor di dubbio che i mec-

canismi di allargamento della Unione sono profondamente diversi da quando l’Europa a 12 era un club di paesi ricchi o almeno afflueni. Oggi, dopo l’ingresso di tani Stai dell’ex Europa dell ‘ Est, fortemente voluto anche per sancire definiivamente la fine della Guerra fredda é innegabile che il Pil di quesi ulimi, molto al disoto della media europea, funga da propellente per

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i tanissimi giovani che cercano fortuna nel vecchio coninente. Da qui i imori, che si propagano in moli insospetabili Paesi europei, Francia, Germania, Olanda persino, che restringono le maglie di un welfare a volte troppo generoso ma sopratutto materiale combusibile per un eletorato frustrato ed impaurito dai grandi flussi migratori incontrollai. Manna come é ovvio per i vari populismo in forte crescita ovunque. Un bel dilemma, che mete a dura prova le capacità di governo delle élite poliiche sul territorio in contrapposizione coninua con il detato dei Tratai che hanno liberamente sotoscrito. Ma in un epoca di grandi transizioni ( e contraddizioni, basi ricordare le cresceni disuguaglianze nei paesi occidentali) è giusto ripensare un welfare messo a dura prova oltreché dalle masse migratorie anche dalle poliiche di austerità così in voga. Ma senza abbandonare il principio della libera circolazione dei citadini nei Paesi membri della Unione, una grandissima conquista che va difesa orgogliosamente.


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ECONOMIA

Spending review

Solo una parola magica? Uno dei termini più usai (o più abusai?) in quesi mesi dagli esponeni di governo è quello di spending review. Un termine che sta ad indicare l’azione governaiva per ridurre la spesa pubblica, Un’operazione varata dal governo di Mario Moni per arginare il deficit pubblico, in paricolare riducendo i cosi di gesione della macchina statale. Ma, se andiamo a vedere i coni reali, vediamo che tra il 2012 (l’anno del varo della legge) e il 2013 i cosiddei solito teto del 3 per cento deficit-Pil. consumi intermedi, che altro non sono Negli ulimi anni, questo pato di stase non le spese di funzionamento, sono bilità interno ha praicamente paralizpassate da 7,8 a 10,5 miliardi di euro zato gli invesimeni degli eni territoriali con un aumento di oltre il 35 per cento. ed ha impedito agli stessi di pagare i Qualcuno, di parte governaiva, obieta lavori e le forniture già realizzai. Cosa che questo è dovuto anche al provve- che ha portato i debii delle pubbliche dimento sblocca-debii, quello – per amministrazioni verso i fornitori a tocintenderci – che libera risorse per li- care quota 90 miliardi di euro. Ora lo quidare parte dei pagameni arretrai sblocca-debii ha dato il via ad una parte di quesi pagameni dell’amministrazione ma non ci sono anpubblica, in paricolare La spending arretrai, cora dai ceri sull’effeiva lidegli eni locali. Ma i review ha quidazione di quesi debii. dai da cui emerge un aumento delle spese di impedito Ma non è assolutamente correto atribuire al solo “pato gesione, non tengono conto del decreto che alle amministrazioni di stabilità interno” la resblocca i debii degli eni locali ed agli enti sponsabilità del blocco delle pubbliche, che fa senpubblici, perché prende pubblici di attivare opere ire il suo peso anche in terle cifre dalla relazione previsionale del 2013 un circuito virtuoso mini di andamento econoche è precedente al di risorse per lavori mico generale. Perché va anche ricordato qual è il vero provvedimento sbloccaimportanti tallone d’Achille dello scarso debii. impegno degli eni locali per Dunque , a ben vedere, finora la spending review non ha pro- gli invesimeni. Un Comune che abbia doto risultai apprezzabili. Non solo: intenzione di garanire i pagameni dei ha anche impedito alle amministrazioni propri invesimeni in opere pubbliche locali ed agli eni pubblici in generale non deve fare altro che ridurre le spese di aivare un circuito virtuoso di risorse di parte corrente soto il livello delle per lavori importani. Abbiamo deto entrate accertate. L’avanzo, che ne de“virtuoso”, nel senso che sbloccare le riva, potrà essere desinato al finanrisorse non deve significare tornare al ziamento degli invesimeni negli anni sistema dei bilanci irresponsabili degli successivi. eni locali, dove il debito veniva consi- La verità è che moli amministratori derato una regola di gesione. Tanto non sono favorevoli a ridurre la parte poi – così si è ragionato per decenni – corrente del bilancio, perché questo intervenivano i trasferimeni erariali comporta una reale revisione della spesa di funzionamento; e questo ha dal governo centrale. C’è anche un altro “paleto” che fa un costo in termini poliici, perché il senire il suo peso nell’aività finanziaria consenso eletorale spesso si acquisisce dei Comuni e delle Regioni: il “pato di proprio atraverso spese che sevono a stabilità interno”: dal 1997 il nostro soddisfare la domanda di lobby o classi Paese adota un meccanismo di coor- sociali. dinamento della finanza pubblica tra i Come si può facilmente vedere, tui diversi livelli isituzionali. L’obieivo è quesi strumeni di controllo della quello di distribuire su tui i livelli in spesa, necessari per evitare veri e cui si aricola la pubblica amministra- propri default, finiscono nella loro apzione gli sforzi necessari per rispetare plicazione praica per fermare non solo i vincoli fiscali imposi dall’Europa. In l’efficienza della macchina pubblica, poche parole, il pato di stabilità interno ma anche la tanto agognata crescita, fa partecipare tute le amministrazioni che viene sempre evocata come l’obietpubbliche non statali (in paricolare ivo principe dell’azione di governo. quelle locali),agli obblighi rigidi di Quindi ateni a non contare sempre finanza pubblica che l’Italia deve ri- su parole o ricete magiche. Tiziana Scelli spetare. E siamo di nuovo di fronte al

Il pasticcio dell’

IM

intervista a Massimo Anderson di Alberto Maccari Presidente Federproprietà

Sull’Imu le cose, negli ul­ imi giorni, si sono com­ plicate. Gli stessi tributarisi, gli studi dei commercialisi non sanno cosa consigliare ai propri assisii. Abbiamo parlato del problema con il Presi­ dente di Federpropietà, Massimo Anderson. Qual è il commento dei pro­ prietari di immobili? Come abbondantemente previsto si è giuni al caos più totale in materia di IMU sulla prima casa. Nonostante le promesse del Governo che, soltanto pochi giorni orsono, aveva trionfalmente dichiarato che i cittadini italiani erano totalmente eseni dal pagamento della seconda rata sulla prima casa, adesso è spuntata la possibilità che 10 milioni di famiglie, entro il 16 gennaio 2014, debbano comunque versare il 40 % dell’imposta per la parte eccedente al 4 per mille se il Comune di residenza ha aumentato le aliquote nel 2013. Sono già passai oto mesi da quando il Go­ verno ha iniziato ad occu­ parsi di imposta sugli immobili. Si è giuni quasi

alla scadenza dei termini di pagamento senza avere alcuna certezza sulle modalità e su quanto e come si dovrà pagare. Dopo la valanga di proteste da parte delle Associazioni di categoria, dai singoli citadini proprietari di casa e dai Sindaci che avevano elevato le aliquote convini che, stando alle promesse dell’Esecuivo, queste quote sarebbero state interamente rimborsate, ora il Governo ha dato il via ad una spasmodica ricerca delle coperture necessarie per evitare questa ulteriore bruta figura. Non solo ma, per evitare multe salate, i contribueni saranno costrei a rivolgersi a consulenze fiscali che, con molta probabilità, costeranno più di quello che sarebbe il residuo di imposta da pagare. Dal canto loro i CAF (Centri di Assistenza Fiscale) ed i commercialisi si dicono già impossibilitai ad effetuare i calcoli in tempo uile e senza rischi di errori vista la difficoltà ad avere certezze su come comportarsi. Presidente Anderson, cosa potrebbero fare gli


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Debito pubblico e ricchezza delle famiglie

La Germania può dare lezioni?

U amministratori locali per evitare questo nuovo cal­ vario a chi possiede una casa, magari a costo di gravi sacrifici? Gli stessi Comuni,che volessero evitare ai propri citadini questo nuovo salasso non previsto, non potrebbero farlo perché il decreto governaivo non prevede questa possibilità pena la denuncia agli Amministratori per danno erariale. I Sindaci che astutamente hanno approfitato di quesi ulimi giorni per aumentare le aliquote verranno premiai perché i soldi li avranno o dal Governo o dai loro amministrai che non potranno sotrarsi al salasso. Siamo alle solite, questo rimane il Governo delle tasse che non ha saputo trovare il miliardo di euro necessario ad evitare l’aumento dell’IVA e che adesso pensa ad elevare il costo della benzina con immaginabile ritorno negaivo sui consumi, sulla produzione e sulla già gravissima

situazione occupazionale. Non crede che questo incre­ dibile pasiccio dell’Imu sia un ulteriore freno a chi, ma­ gari, pensa di imvesire ri­ sorse nel nostro Paese? Con un carico fiscale, che per le piccole imprese è arrivato a superare il 68 per cento, è evidente il moivo per cui nessuno voglia più invesire in Italia. In questo caos è riemersa la solita proposta della patrimoniale che avrà l’effeto di determinare una nuova fuga di capitali verso l’estero. La sinistra poliica e sindacale è favorevole. Lo hanno ammesso Renzi, Cuperlo e Civai nel dibaito tv in preparazione delle primarie del Pd, così come il leader della CGIL Susanna Camusso. Un’altra dopo quella di Amato nel 1992. Ma se c’è una cosa della quale l’Italia in questo momento non ha bisogno è aumentare il clima di incertezza sugli invesimeni da realizzare nel Paese.

Ma i tedeschi possono davvero imparirci lezioni in tema di finanza pubblica? Ci sono dei dai che meraviglieranno moli; ma dimostrano che, in tema di debito pubblico, l’Italia non è affato l’ulima della classe. Eppure qualche giorno fa il vice presidente della Commissione europea, Olli Rehn, ha deto che l’Italia non sta rispetando un certo ritmo di riduzione del debito e per questo non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli invesimeni. Questo coninua a dire l’Europa. Ma se meiamo il debito pubblico in rapporto con la ricchezza delle famiglie al neto delle passività, scopriremo che gli Stai Unii sono al 23,3 per cento, la Germania al 22,2 e il nostro paese al 22,3 per cento. Insomma, le famiglie italiane sono tra le più ricche al mondo. La fonte è un’elaborazione di Unicredit/Pioneer su dai Prometeia. Si scopre così che il risparmio delle famiglie italiane ammonta ad oltre 8 mila miliardi di euro. E’ vero che anche nel nostro paese si registra una caduta della propensione al risparmio, che ci porta ad essere più simili ad altri Paesi. Questo ha significato una crescita della ricchezza patrimoniale (immobili, macchinari, oggei di valore) dal 1995 ad oggi del 2 e mezzo per cento l’anno al neto dell’inflazione. Quel 2,5% è naturalmente una media: rappresentata da una crescita del 5,3 per cento nel periodo 2001-2007; e da una diminuzione dello 0,9 per cento l’anno nel periodo 2008-2011. Per il 2012 si sima un calo del 3 per cento. Il rallentamento si registra neto anche sul fronte finanziario, dove dopo il boom tra il 1995 e il 2000 con gli invesimeni che salivano dell’8,7 per cento

all’anno (molto al di sopra della media degli altri paesi occidentali), negli anni 2001-2007 si è registrata una diminuzione dello 0,9%, al neto del costo della vita. Dal 2007, cioè dall’inizio di questa crisi mondiale, gli impieghi finanziari hanno perso il 3,5 per cento all’anno. Così che, a fine 2012, le sime della ricerca Unicredit riportano gli invesimeni delle famiglie italiane 13 anni indietro, ai livelli del 1999. Questa tendenza preoccupa soprattuto per il desino delle nuove generazioni: secondo lo studio (che uilizza anche dai Bankitalia), fata 100 la ricchezza dei più anziani, chi ha oggi tra i 45 e i 54 anni ne possiede più o meno la metà, mentre chi ha meno di 34 anni ne deiene solo poco più dell’11 per cento. In praica, è sempre più difficile “tramandare” la ricchezza accumulata dalle famiglie. A questo di aggiunga che i più giovani sono itolari di “portafogli” meno aricolai. Basi un dato: a fine 2001 i clieni con meno di 34 anni avevano il 70 per cento in deposii, mentre i clieni con più di 65 anni tratenevano i loro risparmi in coni correni e deposii solo per il 30 per cento, privilegiando impieghi più remuneraivi (itoli, obbligazioni ecc.). Ma – tornando al dato iniziale – dobbiamo fare una riflessione: La Germania coninua ad imporre ai partner europei, dunque anche al nostro Paese, una severa poliica di bilancio, anche e sopratuto moivandola con il nostro enorme debito pubblico. E’ vero: ma è assurdo non tener conto dell’enorme ricchezza delle famiglie italiane, che rende il nostro Paese più sicuro in tema di solvibilità. Etore Di Bartolomeo


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CULTURA

MEDUSA: la paura di morire di

Chiara Catone

I Greci temevano che il caos primiivo, l’irrazionalità e i suoi foschi strascichi di orrore avrebbero preso prima o poi il sopravvento nella società. Li incarnarono in una creatura orrenda, dall’inquietante estraneità, e la relegarono in una dimensione tenebrosa ed indisinta, ai confini del naturale: Medusa. Secondo Esiodo, essa era figlia di Forco e Ceto, la mortale delle Gorgoni; nella versione ovidiana, invece, era una splendida fanciulla, trasformata in brutale mostro da Minerva, per essersi empiamente unita a Netuno nel suo tempio. Ma non si trata di una semplice metamorfosi. La dea della ragione prende coscienza dell’occulto e gli dà fatezze orrorifiche, capro espiatorio di tute le paure umane, in esilio nelle regioni dell’inconscio. Il corpo deturpato da squame, il volto deformato in un ghigno

raccapricciante dalla lingua penzoloni, che mostra una fila di deni affilai con zanne di cinghiale: Medusa rappresenta nella sua mostruosità il sovverimento di ogni categoria razionale, ogni ordine precosituito; essa è una maschera dalla funzione apotropaica che, sulla soglia tra l’umano e il soprannaturale, funge da ammonimento per chiunque osi violarne il confine. Su tuto spicca il suo sguardo fisso e frontale; impossibile per l’uomo tracotante evitarne il contato e scatenare, così, un’osmosi dalla vita alla morte, che lo priva del suo soffio vitale. Perché Medusa è una plasica che si atanaglia sul volto del misero e spalanca ai suoi occhi l’abisso delle tenebre. “per diventare, al pari di lei, Potenza di morte […], pietra cieca ed opaca.”scrive lo studioso Jean Paul Vernant. Ma l’irrazionalità non

poteva stare a lungo confinata in una dimensione oscura; ecco che interviene l’eroe Perseo, dalla destrezza ed agilità incredibili- doi opposte alla durezza e alla pesantezza della pietra- a liberare l’umanità dall’ancestrale terrore. Aiutato dal riverbero dello scudo, donatogli da Minerva, Perseo evita il contato direto, ma con uno sguardo “divergente” recide con facilità la testa maledeta. Questo è l’ato epico per eccellenza, uccidere la Gorgone equivale a prendere coscienza del caos supersizioso da sempre accantonato e superarlo, una vitoria che segna l’asservimento delle forze inconsce al controllo della ragione, che fa propri i loro stessi strumeni. Così Minerva esibisce l’egida adorna del capo di Medusa: la morte viene razio-

nalizzata. Perseo, inoltre, uilizza il potere della pietrificazione per creare arte, dal monte Atlante, il gigante che gli aveva negato ospitalità, al corallo, che si forma casualmente quando le alghe vengono a contato con il sangue della Gorgone, fino all’esercito di statue, guerrieri del palazzo che aveva osato varcare. Il mondo diventa la sua officina dove modellare una realtà esteicamente valida, di modo che il bruto, il maligno assumano una paina graniica di bellezza immortale. I Greci erano solii orlare il ciglio dei burroni con statue proprio per scongiurare

La cantata dei pastori

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Comune di Monte di Procida (Provincia di Napoli) Codice fiscale: 80110130634 Esito di Gara Che alla gara di appalto per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici pubblici delle componenti di involucro e dei sistemi impiantistici - Poi Energia 2007/2013 - con importo a base d’asta di € 122.057,24 sono pervenute n. 7 offerte ed è rimasta aggiudicataria l’impresa Soc. COS.E.M. sas di ing. S. Casolaro, con sede in Napoli alla via Pietravalle n. 11 al prezzo di € 963.330,15 oltre € 22.438,15 per oneri di sicurezza, il tutto oltre IVA al 10%, così determinato a seguito del ribasso del 14,1346%, per lavori ed € 30.052,89 oltre IVA e CNPAIA per progettazione definitiva, esecutiva e sicurezza e tempo di esecuzione di giorni 90. Il Responsabile del III Settore ing. Andrea Marasco

asta solo vederla anche senza capire una parola per essere coinvoli dalla sua arte. E’una rappresentazione teatrale risalente al secolo XVIII , chiamata anche “vulgo”.Andata in scena per la prima volta nel 1698, pone insieme egloghe pastorali, rappresentazioni sacre e forze partenopee. E’ una miscellanea barocca di pastori,cacciatori,demoni caprigni ed irsui, vagabondi e maschere strane che vagano tra Maria e Giuseppe con disinvoltura, parlando in lingua napoletana, nella cità di Bethlemme. Narra del tentaivo di Belfagor di impedire la nascita di Gesù. Il evento è casualmente sventato da Razzullo e Sarchiapone, maschere comiche eternamente affamate,ma uilissime alla Santa coppia. Il testo teatrale è di grande forza scenica e si muove tra acceni comici e sairici, pur nel rispeto dell’evento religioso .I protagonisi sono diletani o atori famosi con voci poteni, armoniose ed espressive. Viene portata in scena di frequente giacché dà forza alla caraterizzazione del Natale napoletano rientrando a far parte della sua tradizione culturale ed arisica.Roberto de Simone e Peppe Barra ne sono stai cultori ed interprei di grande rilievo. Francesca Falconio

agli occhi dei passani il brivido del baratro. Quale facoltà allora è più grande del rendere arte tuto quanto ci fa orrore? Dal male, dalla melma putrescente possono sbocciare splendidi fiori e non a caso Pegaso, nato dal sangue venefico di Medusa, con un colpo di zoccolo sull’Elicona fa scaturire la fonte cui si abbevereranno le Muse.

laDiscussione Settimanale politico­culturale fondato da Alcide De Gasperi

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CULTURA

laDiscussione sabato 7 dicembre 2013

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Il giovane “Favoloso” di

Benedetta Speranza

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I pastori di San Gregorio “Te piac ‘o Presepe” esclama retoricamente Eduardo in “Napoli milionaria”, quasi a voler intendere impossibile il contrario. Il presepio napoletano rientra in quelle tradizioni che sono vanto di Napoli e dei napoletani esimatori e cultori dell’arte presepiale. Ha origini anichissime e pagane, giacché alla dea Cerere venivano donate statuete di terracota come ex voto, nel tempio ereto proprio tra Spaccanapoli e i Tribunali, decumani maggiori e minori della Napoli greco-romana. “Il presepio è il Vangelo tradoto in dialeto napoletano” diceva Michele Cuciniello, che regalò la sua meravigliosa collezione di pastori setecenteschi al Museo di San Marino. A parire dall’8 dicembre una folla di visitatori si accalca nelle stradine del centro storico alla ricerca della statueta mancante, da apporre sulla personale creazione alla cui realizzazione di sughero e cartapesta si dedica l’intera famiglia. Il presepio è la riproduzione della Naività e trova la sua sacralità proprio in questo prodigioso evento, con il tempo è divenuto anche rappresentazione della società partenopea, sono stai aggiuni infai elemeni profani. Oltre ai pastori, ai Magi e agli animali di ogni genere vi si incontrano personaggi come l’oste sulla bote, il macellaio con la mercanzia esposta, la lavandaia, il pescatore e tui gli altri che caraterizzavano i cei più umili. Tutavia fino al ‘600 maniene la propria caraterizzazione religiosa, nel ‘700 si anima di nuovi moivi sfarzosi ed elegani. Infai le famiglie aristocraiche gareggiavano per avere quello più pregiato e architetonicamente meglio costruito. Ai maestri arigiani si ordinavano architeture e pastori e essi eseguivano capolavori. Le statuine di 35-40 cm erano realizzate con dovizia di paricolari, i voli perfei ed espressivi in terracota policromata, braccia e gambe in legno, montate su struture di stoppa e fil di ferro. Abii di seta cucii a mano e modellai in pieghe morbide e svolazzani come quelle dei meravigliosi angeli o della Vergine, gli occhi di vetro dipinto si poggiavano su una carnagione più o meno scura, sapientemente sfumata, argeni ed ori arricchivano i pastori, a volte impreziosii da perle e gioielli autenici. Tanta magnificenza era l’espressione della cità più popolosa ed importante d’Italia,che si connotava come grande capitale europea, mostrando la sua operosità. Quei meravigliosi pastori interprei dell’anico sfarzo ne sono ancor oggi la tesimonianza, danno lustro alla cità, richiamando il mondo intero nelle strete e suggesive stradine che si intersecano nel cuore di Napoli. Benedeta Speranza

iacomo Leopardi approda al cinema, con un film sulla sua giovinezza direto da Mario Martone che ne vuole diffondere il pensiero più che la vita. Anche l’Italia rende omaggio ad un suo straordinario figlio, autore di opere di impareggiabile bellezza poeica e speculaiva. La stampa anglosassone se ne occupa con assiduità, dopo la traduzione dei suoi meravigliosi Cani e dello Zibaldone. A New York sono approdate le Operete morali dalle quali si vuol trarre spunto per un lavoro teatrale. La scuola italiana, quasi sempre si è occupata di lui, dandone una visione becera, stania, noiosa e superficiale, appioppandogli l’ eicheta di pessimista e deformandone il pensiero. In realtà al grande recanatese va riconosciuto il posto di rilievo che merita nella leteratura nazionale ed europea. Si occupa dell’uomo e del problema esistenziale, anicipando pensatori del’900, come Nietzsche “che raccoglie le briciole cadute dal suo bancheto” . Atribuirne la grandezza alle sventure della vita o alla deformità sopraggiunta, sarebbe riduivo del suo spessore, come lui stesso ebbe a dire. Egli è lucido intelleto, fluido pensiero, implacabile ragione. E’ sostenitore della grande infelicità dell’uomo che nasce dal bisogno d’infinito insito nella natura umana, dimensione non raggiungibile, ma certamente inalienabile: “e il naufragar m’è dolce in questo mare.” In lui tui i contrari tendono all’anitesi: natura-ragione, immaginazione-senimento, mito-religione, poesia-filosofia, amore-conoscenza, desiderio-morte e lo inducono ad affrontare le temaiche più disparate e disperate. La indiscuibile sua forza risiede nella capacità di coinvolgere il letore non solo con il fascino della sua vibrante poesia, ma per la inesauribile varietà delle riflessioni, che lo pongono in contestazione col suo tempo. Nella “ Ginestra” afferma di non essere gradito al suo secolo,

proprio perché si pone fuori dagli schemi ideologici rigidamente intesi, per essere invece rifinitore e precursore di tani momeni dell’esistenza umana. L’impareggiabile grandezza è tesimoniata in paricolare dallo Zibaldone, scartafaccio dei suoi pensieri, secretum delle meditazioni filosofiche e filologiche, autobiografia intelletuale. Il Luporini lo definisce “progressivo” e “malpensante”; supremo contestatore di ogni ideologia, intervenne anche nella prospeiva rivoluzionaria e marxista criicandone ogni tentazione trionfalisica e riproponendo i limii della caducità della sorte umana. E’ progressivo perché sa andare avani; non nasce ateo o materialista, ma lo diventa, proprio in virtù del pensiero in movimento, che ha caraterizzato le fasi della sua vita. La sua riflessione trapassa in poesia, nei puni più ali diviene filosofo e poeta, “pensiero poetante e poesia pensante”, come lo definisce il Prei. Nel labirinico lavoro leopardiano e nelle inquietani domande che si pone, nel corso della intensa e breve esistenza, si riscontrano i topos che accompagnano l’intera scritura: il desiderio, la ricordanza, l’infinito, l’evocazione delle favole aniche, della fanciullezza e la custodia delle loro immagini nella sopravvivenza. Sosiene che la facoltà di amare sia infinita essendone infinito il desiderio,puntualmente inappagato. L’uomo dallo stato perfeto di natura a causa dell’appeito della ragione ha determinato il suo decadimento. L’amore, come fratellanza contro il “comun Fato” è unica trasgressione all’infelicità. E’ un autore che non va spiegato, va leto, percepito ed accolto nella sua interezza, perché perfetamente aderente alla condizione esistenziale dell’intero genere umano. Ha innalzato il dolore e la vacuità della vita a dignità di poesia, l’intensità e la musicalità dei suoi versi regalano tregua al dolore.



"La Discussione" N.24 del 7 dicembre 2013