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Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in .27/02/2004 n.46) Art.1 comma 1 DBC Roma

direttore responsabile: Antonio Falconio

30007

www.ladiscussione.com

ANNO LX

N. 7

9 770416 037006

SABATO 10 AGOSTO 2013

€.1,00 SETTIMANALE POLITICO-CULTURALE FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

direttore responsabile: Antonio Falconio

direttore editoriale: Emilio Fede

EDITORIALE

Io c’ero. E voi? DI EMILIO FEDE

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u quel palco sotto il sole a 40 gradi, c’era l’amarezza , la protesta legittima di chi – uomo e politico – si è visto di colpo trasformato in «condannato» e destinato, forse, agli arresti domiciliari, forse al rischio di perdere l’elezione a senatore. Intanto – mortificazione fra le mortificazioni – privato del passaporto. Un uomo, da sempre, fiero e generoso verso gli altri, anche verso quelli che sarebbe stato meglio lasciare fuori dalla porta. Quando da ragazzo, in Francia, per mantenersi agli studi cantava nei locali alla moda diventando amico di protagonisti della canzone, come Yves Montand, che era il suo idolo, Henry Salvador al quale aveva anche suggerito il finale della celebre «Dans mon ile». Quel ragazzo che il padre ha riportato in Italia per proseguire gli studi e conseguire la laurea. Quell’ex ragazzo che aveva lottato per creare una impresa e dare lavoro a migliaia di persone. Il ragazzo che, ormai uomo maturo, guardò alla politica e alla democrazia assumendo il sostegno economico agli intellettuali, riparati in Italia, per sfuggire al regime stalinista. Poi la realizzazione di quel sogno chiamato «Forza Italia» che accese l’entusiasmo di milioni di persone che votandolo a maggioranza lo ha portato a guidare il suo primo governo del Paese. Le vicende internazionali lo hanno visto intelligente mediatore fra Russia ed America contro il rischio di guerra nucleare. La folla, gli applausi, l’amore della gente. Troppo per non sollevare attraverso l’invidia, anche quelle trame che in certa giustizia, hanno trovato complicità in quella prima ondata di anti-berlusconismo. Le cene di Arcore ci diranno, un giorno, al di là di quello che rivelano le cronache “abbaianti” di certa informazione, quale disegno si sia voluto realizzare per abbattere un mito. Quale ruolo possono aver avuto i servizi segreti deviati, quali i «poteri forti» così colpevolizzati da Bossi. Gli hanno dato – metaforicamente parlando – la caccia per venti anni. Lo hanno stretto all’angolo dei tribunali. Poi con il caso Ruby fino alla frode fiscale per la quale la Corte Suprema gli ha rifilato quattro anni di reclusione. Quel volto segnato, sì,dalla commozione, le labbra serrate per fermare le lacrime nei videomessaggi e sul palco davanti a Palazzo Grazioli, non denunciano la resa, anzi. Tornerà più forte di prima, perché questo Paese non è popolato solo dai infingardi e traditori, ma anche – soprattutto – di gente perbene come hanno dimostrato quelle mani protese di donne, di giovani, di anziani che hanno sfidato il torrente di caldo e la calca per afferrare le sue. «Io non mollo» ha ripetuto l’ex ragazzo che a Parigi cantava per vivere. Che tornava ragazzo quando la mamma ormai anziana, lo accarezzava dicendogli «mi raccomando, Silvietto, guardati perché ti faranno del male».

SILVIO dopo SILVIO A mente fredda

La vignetta di Alex

R

esta, ma senza toni ulimaivi e drammaici, la tensione poliica dopo il giudizio della Corte di Cassazione che ha confermato, nei confroni di Berlusconi, la precedente sentenza della Corte di Appello di Milano, che resta competente della rimodulazione dell’interdizione. Ci si è inoltrai, a faica, su un terreno di dibaito più razionale che privilegia, per indicazione dello stesso Berlusconi, le ragioni della stabilità del quadro poliico e la necessità, per il governo, di portare avani un complesso di iniziaive che atengono sia all’economia, sia alle riforme isituzionali, sia alla predisposizione di una nuova legge eletorale. Il Capo dello Stato non ha mancato di esercitare con vigore il suo ruolo di persuasione in un contesto nel quale, sia nel Pd, sia nel Pdl, oltranzisi, pasionarie, vedove del potere o nostalgici dello scontro frontale, miravano a far deflagrare una situazione estremamente tesa. Proprio in relazione a costoro c’è da rilevare come al fondo di tanto agitarsi ci sia una grande ipocrisia. Perché tui, Pd e Pdl, all’ato della cosituzione del Governo Leta, erano ben consapevoli dei rischi giudiziari che incombevano su Berlusconi e che, però, non furono ritenui tali da incidere sulla determinazione di dare vita ad una inedita maggioranza di salvezza nazionale. Maggioranza che, ad oggi, non ha alternaive, visto che i grillini hanno più volte ribadito la loro posizione osile a qualunque alleanza organica con il Parito Democraico. Certamente, va individuata una soluzione praicabile al paradosso di un orizzonte restriivo per un leader che, per veni anni, è stato, comunque lo si giudichi, protagonista di primo piano delle vicende del nostro Paese. Da Montezemolo è venuto l’invito a Berlusconi di porsi l’obieivo di rifondare una vasta area

politica

giustizia

ASPETTANDO LA RIPRESA

di DANIELE CAPEZZONE di GIANFRANCO ROTONDI

SEMPRE CON LUI di ALESSANDRA MUSSOLINI ● alle pagine

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cultura e esteri

economia

RISPETTO DOVUTO IL TEMPO DEL CORAGGIO

liberale. È un riconoscimento del suo ruolo, ma anche un obieivo suggesivo per il Cavaliere che forse, oggi, misura l’errore di aver trascurato la creazione di una vera classe dirigente da non confondere con pretoriani smarrii che in quesi momeni temono più che per Berlusconi, per le loro sori personali. Per i moderai e i riformisi, c’è tuto da perdere ascoltando queste sirene stagionate. Agli italiani che lotano contro le avversità della crisi poco interessa delle disquisizioni pseudo giuridiche, degli scenari congressuali. Interessa solo che si delinei finalmente un orizzonte migliore per le loro famiglie e per il Paese. GIAMPIERO CATONE

UN GIUDICE EUROPEO PER SILVIO BERLUSCONI di FEDERICO TEDESCHINI ● a pagina

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intervista a: MARCO VENTURI

I CONTI IN TASCA

di MARIO VIGANÒ

TIMORI E SPERANZE

intervista a: ANTONIO VENTO ● alle pagine

IL CUORE NUOVO

di FIAMMA NIRENSTEIN

12-13

● alle pagine

6-11


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laDiscussione sabato 10 agosto 2013

POLITICA

Rispetto dovuto Sempr e con lui di Alessandra Mussolini Parlamentare Pdl

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a manifestazione del Popolo di Silvio Berlusconi di ieri non deve essere derubricata ad un mero gesto di solidarietà umana da parte dei milioni di elettori del PdL nei confronti del proprio leader. Ieri il Popolo di Silvio Berlusconi ha lanciato un segnale politico molto forte e chiaro a tutti coloro i quali hanno pensato che l'esito di una violenta persecuzione giudiziaria senza eguali nel mondo si potesse concludere con l'uscita di scena del principale e più autorevole leader politico italiano degli ultimi anni. Gli italiani di centro destra hanno espresso tutta la loro indignazione verso una condanna ingiusta comminata da giudici faziosi a fronte di un reato mai commesso. Ma hanno voluto dimostrare anche la loro determinazione a sostenere senza incertezze la linea politica tracciata da Silvio Berlusconi sia adesso, nella attuale fase della responsabilità e, quindi, del sostegno al Governo Letta, sia eventualmente quando si dovesse trattare di tornare al voto. Il centro destra - aldilà delle sigle e dei simboli è e sarà Silvio Berlusconi. Ma il Popolo di Silvio Berlusconi ieri ha lanciato un messaggio anche a tutti i rappresentanti del Partito eletti o con incarichi pubblici. Le migliaia di italiani riunitisi ieri in pieno agosto a Roma ci hanno detto che così come noi siamo e saremo convintamente a supporto della vostra azione, cosi voi non dovrete mai tradire il mandato che da anni vi abbiamo conferito, che consiste nell'attuare quella rivoluzione sociale e liberale, unica medicina capace di guarire la crisi e rilanciare il Paese. Silvio Berlusconi ieri l'ha ripetuto: sarà questa la nostra missione.

Gli italiani di centro-destra hanno espresso tutta la loro indignazione verso una condanna ingiusta

di Daniele Capezzone Presidente della Comm. Finanze della Camera

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entre scrivo queste righe, non so se e come le massime isituzioni della Repubblica intenderanno farsi carico di garanire ciò che deve essere garanito, e cioè una piena agibilità poliica per Silvio Berlusconi. Nell’orribile biennio ’92-’93, poté accadere che cinque parii democraici fossero leteralmente rasi al suolo e cancellai dall’offensiva giudiziaria. Stavolta, fortunatamente, l’operazione è resa più complicata dall’enorme consenso personale di Berlusconi: ma non vi è dubbio sul fato che solo in contesi non democraici e illiberali si possa accetare l’idea che il leader del primo parito di un Paese possa essere forzatamente messo fuori gioco senza passare dalle urne, dagli eletori, dalla sovranità popolare. Allora, è il momento di dire con chiarezza agli avversari di Berlusconi che, per quante altre aggressioni vogliano tentare, non potranno comunque mai togliergli due cose. Non possono togliergli il dirito di guidare il movimento poliico che ha fondato, e non possono to-

gliergli il rapporto che ha e che maniene con milioni e milioni di eletori. Sta qui la chiave di tuto: nel modo in cui il Cav saprà mantenere (e saprà certamente farlo) il rapporto con il suo popolo, unendo alla bataglia per la democrazia quella per la difesa delle libertà economiche. Nell’ulima campagna eletorale, Berlusconi ha raddoppiato i voi, cogliendo un pareggio che sembrava impossibile, scegliendo efficacemente di fare “l’avvocato” degli italiani sulle tasse. Coninui a farlo. Una prima bataglia è stata vinta in

Parlamento dal Pdl, ed è quella per tagliare le unghie a Equitalia (più rate per chi è in difficoltà, impignorabilità della prima casa e dei beni dell’impresa, ecc). Ora bisogna vincere le bataglie sull’Imu, sull’Irap, e su un vero avvio di alleggerimento della pressione fiscale per lavoratori, imprese e famiglie. Deve essere chiaro a tui che, con il Cav in campo, si riduce non solo lo spazio per i giusizialisi, ma anche quello per i tassatori. Se la rinascente Forza Italia saprà toccare queste corde, farà del bene a se stessa e al Paese.

Il sogno d’amore

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uando Berlusconi è sceso dal palco davani a palazzo Grazioli, dopo aver salutato la folla di migliaia di sostenitori che hanno sfidato i quaranta gradi per gridargli «non mollare» le telecamere, i fotografi hanno inquadrato una bella, giovane donna che gli era andata incontro per condividere con lui anche la commozione.. Elegante ma sobria, i capelli raccoli. Il giorno dopo su molte prime pagine il itolo «ecco ufficialmente la First Lady che ama Silvio». Vero, ed è riamata. Per certa stampa ennesima occasione per esibirsi nelle inuili, stupide, inaccetabili ironie. Per altri – la maggior parte – ricordare invece che lei, Francy, è la donna cresciuta accanto a lui umanamente e poliicamente. E’ stata lei a noleggiare un piccolo aereo che trainava uno striscione con scrito «Silvio mi manchi». Francesca Pascale. Per tui ora Francy. Per tui ora «la First Lady». Sempre discreta, nel ruolo pur delicato che ricopre, non interviene nei dibaii, se un parere deve esprimere lo fa in privato. Ratrista che si tenta di morificare questa che è una bella storia d’amore. Ratrista – e qualcosa di peggio – leggere giudizi da parte di chi è offuscato, ossessionato dall’aniberlusconismo a tui i cosi. Fino ad ironizzare su quell’abbraccio quando Berlusconi, scendendo dal palco, aveva le lacrime agli occhi. Francy ha roto quella solitudine che il leader non ha mai dichiarato. Lei c’è, senza nulla chiedere. Se non l’affeto che le viene giustamente ricambiato.


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Il tempo del coraggio Statisti si nasce

di Gianfranco Rotondi Giornalista e politico

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arlo Giovanardi geta il cuore oltre l'ostacolo: in Forza Italia non ci andrà, ha lasciato l'Udc per fondare con Silvio il parito dei Popolari Italiani, e ora non ci sta a rialzare una bandiera non sua, quella appunto del parito azzurro. È difficile dargli torto: il Pdl è stato per noi democrisiani un approdo sofferto, rifletuto. Viene da lontano il percorso che conduce a un parito unico del centrodestra. Già nel '95 se ne parlava, lo teorizzava Cesare Previi, fine analista poliico dietro la maschera di uomo rude nella quale si è compiaciuto. Il tempo dell'unità sembrò la fondazione del pdl ma all'appello mancò subito Casini e con Fini si sa come è andata. Diciamola tuta: la fine del Pdl era scontata ben prima di queste drammaiche giornate. L'amalgama non funzionò sin dall'inizio. La destra aderì al Pdl convinta di completare la transizione che da Fiuggi la portava dirito in Europa nel Ppe: Fini tutavia non capì l'entusiasmo del suo popolo umiliato di non essere Aznar bensì un delfino perenne dell'immarcescibile Cavaliere. Gia al congresso fondaivo Fini parlò da minoranza, ma non gli andò di sostenere quel ruolo a lungo, preferì la scorciatoia del ribaltone e non gli riuscì. Sul versante catolico è andata diversamente grazie al rapporto forte mio e di Giovanardi con Berlusconi: abbiamo anteposto Silvio alle ragioni della nostra convenienza poliica. E bene abbiamo fato perché Berlusconi è nel cuore degli eletori anche democrisiani. Difficilmente l'eletorato ci avrebbe perdonato il peccato d'orgoglio di indebolire Berlusconi per

la modesia dei nostri successi nel Pdl. Deto questo, ogni sforzo della dirigenza del Pdl è stato rivolto ad annullarci: i democrisiani entrai nel Pdl sono stai quasi punii, esclusi da ogni organismo, decimai nelle liste, emarginai nella vita del parito. Essere rimasi nonostante tuto è il merito di modesia e sacrificio che oggi possiamo portare a un incasso di credibilità. La condizione è che torniamo a rifletere insieme su una assunzione di responsabilità che sia radicale, lucida, folle, spiazzante, nuova nella anichità e nella eternità della poliica. Potrà avvenire in moli modi, rifleteremo quello più adato ma per i popolari è il tempo del coraggio.

La noizia della condanna definiiva di Silvio Berlusconi a 4 anni di carcere ha fato, com’era prevedibile, il giro del mondo. Non c’è dubbio che ora il quadro poliico si sia ulteriormente complicato. Da una parte i sostenitori dell’ex premier gridano alla tesi del comploto per eliminare il Cavaliere dalla vita poliica italiana e tui, a cominciare dall’interessato, giurano sulla sua innocenza. Dall’altra parte gli avversari di Berlusconi sostengono che la raifica della condanna emessa dalla Cassazione è la prova della colpevolezza del leader del centro-destra, che la legge è uguale per tui e, di conseguenza, che Berlusconi deve farsi da parte senza mescolare la sua vicenda privata con le sori della poliica e segnatamente del governo Leta. Entrambi gli ateggiameni hanno degli acceni di irrealtà: da un lato c’è stata quanto meno l’inadeguatezza nell’affrontare il tema della giusizia, che rimane una delle tante quesioni irrisolte di questo paese. Il centrodestra, negli anni in cui ha governato, ha preferito legiferare su singoli aspei dei processi piutosto che affrontare il tema nel suo complesso. Il centro-sinistra, a sua volta, non può pensare che una condanna inflita ad un leader poliico non abbia consegunze sulla vita di un governo che ha già difficoltà di sopravvivenza. La quesione è che c’è un problema di fondo che è rimasto senza soluzione: quello della pacificazione della vita poliica italiana. Moli si sono illusi che pacificazione volesse dire realizzare un governo di larghe intese, come quello che è atualmente in carica. Niente di più sbagliato: la pacificazione si realizza quando si antepongono le ragioni della pace rispeto ad altre, pur legiime ed incontroveribili affermazioni. Per spiegarmi meglio ricorrerò a due esempi, uno della storia recente e uno un po’ più datato ma riguardante il nostro paese. Il primo esempio è di due seimane orsono e riguarda la decisione (a maggioranza) del governo israeliano di liberare 104 terrorisi palesinesi per favorire la ripresa delle trataive di pace con Abu Mazen. Quesi terrorisi si sono macchiai di gravi fai di sangue quindi, a regola, non dovrebbero essere liberai: la legge non è forse uguale per tui? Ma il governo israeliano ha posposto le ragioni della legge ad una ragione ben più importante: quella di realizzare la pace in Medio Oriente. D’altronde, come diceva proprio un ex premier israeliano, Ytzchak Rabin, “la pace si fa con i nemici, non con gli amici”. Il secondo esempio riguarda, come dicevo, proprio l’Italia: mi riferisco all’amnisia promulgata il 22 giugno 1946 dall’allora Guardasigilli, il leader comunista Palmiro Togliai. L'amnisia comprendeva i reai comuni e poliici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reai annessi ivi compreso il concorso in omicidio, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni, i reai commessi al Sud dopo l'8 setembre 1943 e l'inizio dell'occupazione militare alleata al Centro e al Nord ed aveva efficacia per i reai commessi a tuto il giorno 18 giugno 1946. In praica si tratò di un colpo di spugna che liberò circa 2 milioni d’italiani collusi, a vario itolo, con il regime fascista. E questa amiinisia fu varata, ripeto, dal leader del PCI ovvero il parito che più di altri aveva subito la persecuzione del regime di Mussolini. Ma Togliai sapeva che, se si voleva costruire la nuova Italia, bisognava dare un colpo di spugna e ricominciare anche se si avevano non una ma mille ragioni. Perché talvolta avere ragione non basta. Invece il clima che permea l’atuale fase della vita poliica italiana è un clima di scontro, di contrapposizione dove entrambi gli schierameni credono di poter cancellare il loro “nemico”. Ed intanto l’Italia sprofonda sempre di più in una crisi che sembra prossima ad essere irreversibile. Bisogna trovare una soluzione poliica alla vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi non perché è sopra la legge ma perché è indispensabile ad un bene superiore: la pacificazione nazionale ed il rilancio del nostro paese. Bisogna trovare questa soluzione sia se Berlusconi è innocente ma, sopratuto, se Berlusconi è colpevole. Come ha fato Palmiro Togliai 67 anni fa. Ma forse, la differenza è che quello era Togliai e oggi il segretario del PD è Epifani. O forse deriva dal fato che staisi non si diventa. Staisi si nasce. BRUNO POGGI


GIUSTIZIA

di Federico Tedeschini Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico

Lo strepitus fori che ha accompagnato l’emissione del disposiivo della sentenza con cui la Cassazione ha respinto il ricorso di Silvio Berlusconi contro la condanna per frode fiscale a suo tempo emessa dai giudici di Milano, ci consente (caso assai raro) di rifletere sui rimedi sovranazionali da aivare per rendere inefficace quella condanna senza neanche atendere la pubblicazione delle moivazioni. Pur essendo noi a tui i termini generali della vicenda, vale comunque la pena riassumere le conclusioni della Corte, onde evitare fraintendimeni: i giudici del “Palazzaccio” hanno da una parte confermato la condanna a 4 anni di reclusione, dall’altra rinviato alla Corte d'Appello di Milano il compito di rideterminare l'interdizione dai pubblici uffici, dopo che il Procuratore Generale aveva dovuto riconoscere che 5 anni sarebbero pena accessoria troppo lunga - anche tenendo conto delle aggravani - rispeto a quella massima prevista dalla legislazione penale per tale specie di reai. Dalle noizie diffuse dai media con dovizia di paricolari, risulta poi che la condanna sarebbe avvenuta nonostante che i difensori di Berlusconi avessero, fra l’altro, chiarito come: a) la presunta frode non potesse essere stata compiuta da soggei diversi da quelli che, all’epoca dei fai, amministravano Mediaset e sicuramente l’imputato non sarebbe stato fra costoro; b) anche superando questa

prima linea di difesa, il vantaggio derivante allo stesso Berlusconi dai comportameni contestaigli era praicamente insignificante rispeto alla misura delle imposte pagate, per cui avrebbe difetato l’elemento soggeivo del reato (circostanza questa resa ancor più evidente dal fato che il comportamento asserivamente fraudolento, altro non sarebbe stato che il fruto di una fra le possibili interpretazioni della normaiva fiscale relaiva alla compravendita dei dirii connessi allo sfrutamento commerciale degli audiovisivi cui tali prodoi si riferiscono) ; c) i collegi giudicani che avevano emesso le sentenze di primo e secondo grado avrebbero difetato, sostanzialmente, del requisito della terzietà, e perciò sarebbe stato ragionevole applicare il principio della “legiima suspicione” e rifare il processo presso altra sede di Tribunale. Quesi tre elemeni concorrerebbero, unitamente ad altri di minor peso, a configurare la vicenda penale dell’imputato Berlusconi come dominata da una lesione più o meno costante di quel “dirito a un equo processo” che l’aricolo 6 della Convenzione Europea dei Dirii dell’Uomo atribuisce a ogni citadino dei Paesi che l’hanno sotoscrita: un dirito da leggere ed interpretare in combinazione con il successivo aricolo 7, che sostanzialmente riproduce anche il disposto dell’aricolo 27 della nostra Cosituzione, relaivo alla non trasferibilità su altri soggei

Un giudice europeo per Silvio Berlusconi della responsabilità penale ascrivibile esclusivamente a colui che ha commesso il fatto. Per demolire censure tanto chiare, polemisi di varia estrazione hanno contrapposto a queste ulime l’accusa - per l’imputato Berlusconi - di aver tentato con ogni mezzo di sotrarsi al processo che lo riguardava ed hanno anche posto l’accento sui mezzi straordinari, sia di ordine poliico che giuridico, dei quali l’imputato stesso disponeva per rallentare l’azione penale nei propri confroni. Di questo aspeto però non vale la pena occuparsi, vista la sua palese irrilevanza rispeto ai principi recai dal suddeto aricolo 6: principi che non tollerano limitazione o eccezione alcuna, tanto meno quelle detate dai moli condizionameni poliici e ideologici che coninuano ad accompagnare ( e ci sia permesso dirlo, almeno a bassa voce - a condizionare) l’azione della magistratura penale nei riguardi del maggior imputato eccellente d’Italia. Rinviamo così, al momento della letura delle moivazioni della sentenza, ogni commento sulla qualità e sul contenuto della stessa; fin d’ora però possiamo affermare che - essendo anche l’Italia coperta dalla Convenzione Europea dei Dirii dell’Uomo - potrà tecnicamente parlarsi di definiività della sentenza solo dopo aver conosciuto le decisioni dei giudici di Strasburgo

sul ricorso che, presumibilmente, i difensori di Berlusconi andranno a presentare entro i sei mesi successivi alla noifica della decisione definiiva pronunziata nell’ambito dei mezzi di impugnazione ordinari e non invece a parire dal successivo rigeto di eventuali istanze di revisione del processo, di domande di grazia o di qualunque altra istanza rimessa alla completa discrezionalità delle autorità nazionali. In paricolare, nei processi penali come quello di cui ci occupiamo, i sei mesi decorrono dalla data del deposito della decisione in quanto non è previsto l’avviso di noifica; vale anche la pena ricordare che l’aività della Corte Europea ha registrato, negli ulimi anni, un andamento in costante crescita: il numero dei ricorsi presentai è aumentato di oltre il 130% tra il 1998 e il 2001 e successivamente l’aumento ha raggiunto punte del 200%: Il che significa che i citadini europei ripongono una sempre maggiore fiducia nella giusizia di quella Corte rispeto alle decisioni dei giudici nazionali. Ci preme dunque sotolineare che - esperii inuilmente tui i rimedi giurisdizionali interni all’ordinamento italiano - l’Imputato potrà finalmente rivolgersi alla Corte Europea, in applicazione dell’aricolo 34 CEDU, per sostenere, in paricolare, che la condanna subita è ingiusta e

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Sarebbe stato ragionevole applicare il principio della «legittima suspicione»

lede comunque il suo dirito a quel processo equo che la Convenzione prescrive, magari censurando anche la violazione del principio secondo cui “la responsabilità penale è personale” e ben poco vale, almeno dal punto di vista giuridico ogni considerazione o prova del fato che l’imputato stesso “non potesse non sapere”! La letura dell’aricolo 34 suscita comunque interessani riflessioni non solo per quel che riguarda il ricorso che Berlusconi potrà rappresentare, ma anche perché - a norma di quell’aricolo - analogo ricorso potrebbe essere presentato da “un’organizzazione non governaiva o un gruppo di privai che sostenga di essere viima di una violazione…. (omissis)….. dei dirii riconosciui dalla Convenzione o nei suoi protocolli.“ (In linea di principio la Corte di Strasburgo ha infai stabilito che, sia i dirii garanii dall’aricolo 6 (Giusto Processo) della Convenzione, sia quelli in materia di libertà personale siano anche esercitabili da soggei diversi dal loro direto itolare. In paricolare così, anche un parito poliico – in quanto “organizzazione non governaiva” - sarebbe legiimato a proporre separato ricorso, ovvero intervento adesivo a quello di Berlusconi. Questo perché il conceto di organizzazione non governaiva è inteso dalla giurisprudenza europea nel senso più ampio e pone quale unica condizione di procedibilità del suo ricorso che quella figura - a prescindere dalla forma giuridica che assume e dagli obieivi che si propone di


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mente e personalmente subito gli effei della violazione, pur ricevendo da quest’ulima un pregiudizio. In proposito è interessante richiamare l’indirizzo secondo cui un soggeto legiimato a proporre ricorso sarebbe quello costreto a modificare la propria condota a rischio di essere perseguito penalmente, o faccia parte di un gruppo di persone che rischia di essere diretamente colpito dall’ato normaivo in base al quale un giudice nazionale abbia pronunziato la condanna ritenuta ingiusta. E’ difficile non vedere come nel caso che qui interessa l’interpretazione delle norme tributarie e penali che hanno portato alla condanna di Berlusconi sia assolutamente incompaibile con il programma del movimento poliico che a lui si richiama e può portare alla condanna di tui coloro che propugnano una diversa interpretazione delle disposizioni giudicate rilevani ai fini del decidere: si potrebbe infai intendere il propugnare una simile interpretazione anche come invito a non pagare le imposte. Senza soffermarci sulle formalità del ricorso, mi limito a ricordare che lo stesso ha caraterisiche proprie e non è assimilabile a quelli che possono essere introdoi nell’ordinamento interno: non è né un appello, né un ricorso in cassazione, né un ricorso

cosituzionale, né una peizione e non si trata nemmeno di un ricorso di quarta istanza in quanto con esso non si chiede la revisione delle decisioni definiive pronunciate dall’autorità giudiziaria nazionale, ma semplicemente una pronuncia sulla conformità ai dirii garanii dalla Convenzione Europea non di una misura, ma di una sentenza interna. Voglio infine ricordare che contestualmente al ricorso, può essere avanzata un’istanza di tratazione prioritaria del caso, ai sensi dell’aricolo 41 del Regolamento di Procedura secondo cui - nel definire l’ordine in base al quale i casi devono vanno tratai - la Corte deve tener conto dell’im-

raggiungere - non svolga funzioni pubblicisiche riconducibili all’esercizio di prerogaive sovrane statali. Si può dunque immaginare che tanto il “Popolo della Libertà” quanto “Forza Italia” possano indirizzare un ricorso alla Corte Europea per far valere i dirii colleivi di cui ogni parito è portatore, tenendo anche conto della circostanza che la Corte Europea si è già pronunciata favorevolmente in ordine alla legiimazione processuale di un parito poliico e ben sappiamo che la giurisprudenza europea segue la regola inglese del “precedente vincolante”: non potrebbe negare oggi quella legiimazione che ieri ha affermato rispeto ad idenica figura soggeiva. Se è vero che solamente un soggeto che si consideri viima di una violazione della convenzione può presentare ricorsi alla Corte, è altretanto vero che la nozione di “viima” si trae dal dirito interno, ma non nasce da un’interpretazione autonoma e indipendente della Corte stessa; l’unica condizione richiesta per legiimare il ricorso è data dalla possibilità, per ogni ricorrente, di dimostrare di essere stato diretamente invesito dalla condota statale lesiva dei dirii tutelai dalla Convenzione Europea. La giurisprudenza evoluiva di Strasburgo ha addiritura individuato le figure della viima indireta, della viima potenziale e di quella futura: il che vuol dire che a subire un pregiudizio rilevante dalle violazione della Convenzione non sono sempre le viime direte; possono essere anche soggei diversi che non hanno direta-

In questo momento conta riaffermare i valori della certezza del diritto

portanza e dell’urgenza delle quesioni sollevate e il ricorso può anche contenere la domanda di una misura cautelare provvisoria che evii un danno grave e irreparabile al Ricorrente nelle more della decisione che la stessa Corte adoterà sul ricorso di quest’ulimo (art. 39 Reg.). Data la rilevanza - anche poliica - della quesione, il Parlamento europeo dovrebbe immediatamente approvare una mozione con la quale domandare alla Corte di Strasburgo una decisione immediata sul ricorso che Berlusconi o il suo movimento dovrebbero presentare: questo sul piano dei rimedi sovranazionali. Ma non dimenichiamo che il ruolo della Corte Europea dei Dirii dell’Uomo è sussidiario rispeto all’azione dei giudici nazionali, di fronte ai quali potrebbe essere invo-

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cata la revisione del processo nel rispeto dei dirii propri della Convenzione e anche l’ineseguibilità del giudicato a norma dell’aricolo 670 del Codice di Procedura Penale. Sempre ragionando per ipotesi, all’atenzione dei giudici di Strasburgo dovrebbe infine essere portata l’eventuale decadenza dallo status di parlamentare ove pronunziata nei confroni di Berlusconi dalla Camera di appartenenza. Infai la norma che si invoca a sostegno di tale possibile decadenza (e che riguarda l’ineleggibilità dei citadini condannai ad una pena deteniva superiore a due anni) è stata approvata nel dicembre del 2012, mentre i fai cui la stessa si riferisce risalgono ad un periodo assai precedente: scaterebbe così il principio del favor rei, a termini del quale non è possibile applicare una pena anche accessoria nei confroni di un condannato, allorché deta pena sia stata introdota nell’ordinamento in un momento successivo a quello di commissione del fato per il quale la condanna è stata pronunziata. È dunque evidente che ci troviamo di fronte a una mole di quesioni giuridiche che anche per il loro incrociarsi con le vicende poliiche di quesi giorni - tracimano gli ordinari termini del dibaito sui rappori fra giusizia nazionale e giusizia europea. Mai come in questo momento conta perciò riaffermare i valori della certezza del dirito: guai se gli stessi venissero meno in nome della ragion poliica.


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CULTURA

Il CUORE

nuovo di Mario Viganò cardiochirurgo

sul terreno più delicato, quello del numero delle donazioni ancora molto al di soto delle drammaiche esigenze che vediamo nei nostri repari. La legislazione, pur avendo fato passi in avani, non aiuta perché si ferma, forse anche giustamente, dinanzi alla volontà non espressa del donatore e alle decisioni delle famiglie. Un crinale delicaissimo, questo dell’assenso all’espianto , perché è un crocevia dove si incontrano valori e sensibilità spesso in contrasto tra loro. Noi per primi capiamo la sofferenza delle famiglie quando sono chiamate a decidere se donare gli organi di un figlio, di una madre, di un fratello. A loro, però, vorrei dire in piena coscienza che mai come nell’occasione della decisione del dono degli organi vale quel vecchio deto laino “hic mors gaudet succurrere vitae”, qui la morte gode nel soccorrere la vita. Si, perché la donazione è il trionfo della vita perché anche quando essa si spegne la si può trasferire ad altri. E lo sa anche chi aspeta da altri la vita. Io ho visto moli dei miei ammalai, una volta allertai per un possibile trapianto, pregare per quella vita che si stava spegnendo anche se una volta che si fosse miracolosamente salvata avrebbe condannato loro stessi. Il trionfo della vita, come si vede, porta con sé il trionfo della generosità e della solidarietà nel dolore immenso dei familiari di chi si sta spegnendo e in quelli che sperano in una salvezza del proprio congiunto. È questo intreccio di valori che ha spinto sempre tui noi ad essere preseni in ogni momento per ridare la vita a quani l’aspetavano da tempo, prendendo il tesimone, se così si potesse dire, da chi, ancor vegetaivamente vivo, non è più vitale. Una generosità dunque che coinvolge anche medici, infermieri, tecnici senza badare ad orari straordinari che in genere non vengono mai pagai perché un altro elemento fondamentale per la buona riuscita di un trapianto, è la sincronia dei tempi tra la equipe dell’espianto e quella del trapianto e, nel loro mezzo, la giusta tempisica che le forze dello Stato (polizia, carabinieri, aviazione) riescono a garanire. Ma il momento più alto e drammaico di un trapianto è quando, una volta riposto un nuovo cuore nel torace di chi si stava spegnendo, si dà l’impulso eletrico per farlo ritornare a batere. È quasi un vagito che annuncia una nuova vita.

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uarant’anni fa sembrava un sogno il trapianto cardiaco. Nell’immaginario colleivo sembrava quasi che noi cardiochirurghi volevamo osare là dove non c’era concesso andare vista la nobiltà dell’organo in quesione cantato da sempre nella storia dell’uomo come la sede dei senimeni più belli. Eppure noi cardiochirurghi, cardiologi, biologi, anestesisi, medici tui senivamo come obbligo morale puntare ad alleviare le sofferenze umane ed ad allungare il più possibile la vita delle persone migliorandone la qualità. Il “fai non foste a viver come brui ma per seguir virtute e conoscenza” era il verso dantesco che ha sempre accompagnato la scienza in generale e la medicina in paricolare. I primi fallii tentaivi, da Barnard a Cooley , aumentarono da un lato lo sceicismo di moli ma dall’altro furono delle scudisciate per tui i team impegnai a mettere a punto le migliori tecniche chirurgiche aiutai dall’innovazione tecnologica e a contrastare il grande nemico dei trapiani, il rigeto acuto e cronico. E fu così che si aprì negli anni ’60, nei paesi più avanzai, la nuova froniera del trapianto cardiaco e a seguire il trapianto cuore - polmone. In Italia fummo tra i primi a trapiantare un cuore. Era l’anno 1985. La data fu il 17 novembre , una domenica. Gianmario T. studente liceale, 17 anni , giaceva da tempo in un leto del San Mateo in condizioni disperate . Aveva una cardiomiopaia dilataiva all’ulimo stadio , gli rimanevano pochi giorni di sopravvivenza . Venne un cuore appartenente ad un ragazzino di 14 anni viima di incidente col motorino. Il gesto di generosità dei familiari a donare gli organi si dimostrò salvifico per Gianmario , che tutora gode di oima salute e conduce una vita assolutamente normale a distanza di quasi 28 anni dal trapianto cardiaco . Da quel momento, grazie anche all’aiuto delle direzioni dell’Ospedale San Mateo che si sono susseguite negli anni, la divisione di cardiochirurgia pavese è diventata un punto di riferimento internazionale nel setore dei trapiani cardio-polmonari e moli giovani cardiochirurghi, formai a quella scuola, dirigono oggi autorevoli repari in tante cità italiane. Negli ulimi decenni, poi, sono cresciui di numero e qualità i repari di cardiochirurgia nell’intero paese metendo così un freno ai viaggi della speranza. Voltandoci dietro non possiamo, naturalmente, che essere soddisfai per aver riportato il sorriso sul volto di tante persone, molte delle quali anche in giovane età. Non ci sfugge, però, che il cammino da fare è ancora tanto

Il trionfo della vita porta con sè il trionfo della generosità e della solidarietà

Il legame tra cucina e civiltà italiana

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i sono mai scoppiate di gusto le papille, masicando un boccone succulento? I vostri deni hanno mai apprezzato il sapore corposo di un arrosicino in una rusica locanda abruzzese? Oppure hanno oltrepassato le comuni froniere gastronomiche per intaccare itubani l'enigmaico ripieno di un gelato al parmigiano? Che siano patacche di sugo nostrano o rivolei di un iningolo delicato a chiazzare il vostro tovagliolo, mentre carezzate lo stomaco gongolante, è l'italianità l'ingrediente base di una tratoria o un ristorante esclusivo. Perché nel Belpaese si mangia così bene? Perché gli italiani considerano l'ato di sedersi a tavola il momento fondaivo della loro idenità. Si trata di una maieuica alimentare che s'innesca ogni volta che assaporiamo una forchetata di pasta o lasciamo scivolare in gola una sana cucchiaiata di minestra. Rispetare fedelmente la riceta di un piato e tramandarla significa onorare il proprio background, rinvigorendolo pur nella coninua sperimentazione ed innovazione. Come direbbe Machiavelli, bisogna«rifarsi ai principi suoi": soltanto riscoprendo l'origine di una pietanza, rievocandone l'autenico sapore, si potrà concepire la cultura che l'ha elaborata. È una filologia del gusto che lega uomo ed alimento, fame e filosofia, natura e civiltà. Segue tale linea di pensiero la tutela delle specialità italiane contro eventuali contraffazioni, che ataccano sopratuto i prodoi a denominazione d'origine, Dop ed Igp. Il parmigiano reggiano- Dop secondo la norma europea del Reg. CEE 2081/92, riconosciuto dal Reg. (CE) n.1107/96- è una delle viime predilete dall'agropirateria, cinese e non solo. Ma il Parmesao- Regianito-Parmesan non rappresenta una truffa moderna, anzi. A parire dal Medioevo, ogni cità veniva idenificata dalla propria prelibatezza; Bologna, i cui boschi ricchi di ghiande pascevano maiali dall'epoca romana, aveva la sua mortadella, talmente ambita, che l'Arte dei Salaroli dovete intervenire per proteggere i suoi interessi e quelli dei consumatori. La riceta divenne un segreto di stato e nel 1661 fu emanato il primo provvedimento legislaivo in sua difesa. Oggi persegue tale missione il consorzio della mortadella Bologna Igm, isituito nel 2001, che si propone anche l'obbieivo di valorizzare e sponsorizzare il pregiato salume. Il branding che può vantare più anzianità rimane comunque il parmigiano, formaggio della cità di Parma, che Boccaccio in una novella immagina gratugiato a tal punto da formare una montagna, su cui gente industriosa ammassa ravioli e maccheroni. Il profondo legame tra una cità e la sua leccornia si evidenzia ancora meglio nel bolognese Gioco della Cuccagna del 1691, dove le caselle illustrano le diverse vivande: cantuchij pisani, gatafura genovese, turone di Cremona, fino ad arrivare al premio più succulento e quindi più difficile da otenere, la mortadella«la raffa maggiore»con un bel triplo sei a dadi. Dunque la cucina è nata in cità, atorniata da un ferile contado, che procurava le materie prime,ma non contribuiva a sviluppare l'arte gastronomica e il rituale della tavola, consuetudini,del resto, della gente abbiente:«al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere». Abili mestoli, però, che si sono intervallai nel corso della storia , hanno permesso un costante interscambio tra piai dei ricchi e quelli dei poveri, dei citadini e dei contadini. I cuochi supervisionavano personalmente gli alimeni al mercato, selezionando le migliori qualità e al contempo intessendo un vivace dialogo con fornitori e venditori, in cerca di ricete interessani o ingredieni originali; cosicché anche nobili e cardinali si rimpinzavano di animelle o polenta. Si può allora dire che il sincreismo tra le classi sia avvenuto tra i fornelli, sfornando una cucina, quella italiana, elasica e variegata, intreccio di economia ed abbondanza, ristretezze ed ingegno. Aglio,cipolla e peperoncino, le spezie portani, per molto tempo insaporirono solo le brodaglie insipide; la coda alla vaccinara fu inventata per rimpiegare gli scari dei manzi condoi al matatoio nel quariere del Testaccio; la pizza era reperibile solo nei vicoli infestai dal colera delle zone degradate di Napoli, tanto che Pellegrino Artusi, scrivendo il primo ricetario italiano, La scienza in cucina (1891), intendeva per pizza napoletana una torta di mandorle. Quest'ulima ha dovuto affrontare una lunga gaveta prima di essere accetata dal palato dei connazionali «dal carreino lurido affollato di mosche »ad icona del cibo italiano alla fine del Novecento! Badate bene, italiano non napoletano: il nostro senimento patrioico sfocia nel culto della gastronomia che, pur nascendo da un amalgama di usanze locali, regionali, citadine, è capace di rappresentare l'intero sivale esaltando al massimo ciascuna delle componeni. Ci seniamo italiani ogni volta che ci accoccoliamo sulla sedia ed aspeiamo con un certo languore la portata fumante. Completamente made in Italy il culto dello slow food, dell'assaporare i bocconi, del raccoglimento familiare atorno alla tavola, del mangiare sano e saporito. In definiiva, mestolo e scetro, spada e materello hanno forgiato la storia: dal bancheto rinascimentale, specchio della sontuosità della corte, al pranzo del G8, tuto squisitamente italiano; dai primi esperimeni di pasta secca nella Sicilia del XII secolo ai grandi marchi esportai in tuto il mondo; dal regime alimentare di Galeno, equilibrio tra secco-umido,caldo-freddo, alla dieta mediterranea. Cucina e civiltà: un imprescindibile legame. CHIARA CATONE


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CRISI E MUTAMENTO

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Un disarmato pieno di speranza

Primo Mazzolari i poveri sempre

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Don Primo Mazzolari, un precursore e un profeta del Concilio e del vento del rinnovamento

della Chiesa. Nato nel 1890 a Boschetto, in provincia di Cremona, don Primo, figura di riferimento per tanti cattolici impegnati nel sociale e nella politica, fu, per tutta la sua vita, un Parroco di campagna, spesso osteggiato per le sue idee ma sempre fedele alla sua vocazione, al Papa e al suo vescovo. E non è senza significato per la valenza della sua predicazione e delle sue idee che nel febbraio del 1959, due mesi prima che egli morisse, Giovanni XXIII, il Papa del Concilio, abbia voluto incontrarlo, a significare quanto egli fosse dentro la storia della Chiesa, nonostante i vari provvedimenti disciplinari adottati per anni nei suoi confronti. Don Primo non ebbe, quindi, la possibilità di vivere quel Concilio che, nelle sue proposizioni finali, avrebbe tenuto gran conto di alcune sue idee di fondo, tanto che, anni dopo, Paolo VI, da arcivescovo di Milano lo aveva voluto come predicatore nella missione ambrosiana, ebbe così a dire di lui: «Aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti». Ebbe, lo si deduce anche da questa valutazione di Papa Montini, non solo la percezione del suo tempo, sia sotto l’aspetto storico che sotto quello ecclesiale e sociale, ma anche l’ardire profetico di chi sa leggere lineamenti e pro-

creativo, capace di guardare al mondo non come il regno del maligno ma come la terra del Regno di Dio». «C’è – affermava – una terra di missione che incomincia appena fuori dalle nostre chiese divenute talvolta isole sperdute nella piena inondante di una civiltà non più segnata in parte dal crisma di Cristo». Sono accenti che avremmo ritrovato nelle costituzioni conciliari e che riecheggiano forti nella predicazione di Papa Francesco. Lo stesso può dirsi per la sua opzione per i poveri. «I poveri – scrisse – sono i figli di Dio. Essi vivono così particoXxxxx larmente legati a lui che nella il Vangelo è l’annuncio da dare ai mente e nel cuore dell’uomo, blemi del futuro. Fu per una Chiesa capace di lontani e di restare loro vicino, Dio e il povero, seguono uguali uscire dai suoi recinti e da men- anche se non sempre il suo mes- alternative di luce e oscurità, di riconoscimento e di negazione, talità e accenti puramente difen- saggio è compreso. «Il Vangelo – diceva – chiede di avversione e di amore». sivi; «Si rimane nella Chiesa se si Palestra delle sue idee, «Comha il coraggio di uscirne», perché un cattolicesimo giovane, aperto, batto il comunismo, amo i comunisti», scrisse, fu il periodico “Adesso” cui collaborarono don Lorenzo Bedeschi, padre Nazaremo Fabretti, il socialista Antonio Greppi e tanti sacerdoti e laici. Ai parlamentari della Dc rammentò di onorare il voto dei poveri con coerenza ed impegno. «Non basta – scrisse – ai poveri la mia omelia domenicale sulla povertà. Essi hanno diritto di chiedermi che significato prendono giorno per giorno le mie insuperabili certezze mistiche: quanto vale la mia carità soprannaturale come lievito di giustizia fra gli uomini».

ANTONIO FALCONIO


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Dall’inserto speciale de “La Discussione” n° 17 del 23 aprile 1984, un omaggio a Primo Mazzolari, il parroco di Bozzolo che testimoniò il suo sacerdozio intrecciandolo con le vicissitudini quotidiane degli uomini umili e reali e aprendo l’intelligenza e l’amore all’intera vicenda storica, ecclesiale e sociale, del suo tempo.

CRISI E MUTAMENTO

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La verità non ha padroni: ci sono davvero i poveri? di Primo Mazzolari da “Della tolleranza” e “La parola ai poveri”- La Locusta, Vicenza

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uanta verità può portare un uomo? Se ci ponessimo un pò più spesso la domanda, saremmo meno indiscreti nel nostro zelo. Talvolta m’è venuta la tentazione di pensare che vi siano persone che non facciano molta differenza tra un uomo e un’oca, un uomo da erudire e un’oca da ingrassare, che viene ingozzata di pastone fin che ce ne sta. A me sembra che ci sia una vocazione di grandi anche rispetto alla verità. Non tutti siamo chiamati a certe vette della conoscenza in-

che ha per emblema una corona di spine, per trono una croce, per scettro una canna, per strada il Calvario, per parabola un pugno di lievito e un granello di senape. Purchè venga accolta con libertà e con gioia. la verità, non la nostra verità. Perchè la verità non ha padroni. Il mio e il tuo sono sacrileghe incrostazioni. Non ci guadagna nessuno quando pretendiamo d’identificarci con la verità. Bisogna tenere chiaramente distinti i titoli della verità dai toni di chi la professa, anche per il fatto che a nessuno Iddio volle affidare il compito di far trion-

Siamo la novità anche se portiamo duemila anni di storia tellettuale, tanto è vero che: «La Chiesa - dice il Newman - ha sempre dimostrato una cura estrema a restringere, quanto è possibile, l’elenco delle verità e il senso delle proposizioni di cui essa domanda l’assoluta accettazione». Tale disuguaglianza o varietà di vocazione alla verità è conseguenza della diversa distribuzione dei doni naturali e soprannaturali e il frutto d’ambienti, educazioni ed eredità diverse. Come pretendere che vedano alcune povere creature? Eppure, come si pretende! Dio, no. Egli è l’accontentabile. Non si può usare la verità come una clava, un guanto di ferro, una spada. Certe durezze e implacabilità da guardiani gelosi e inintelligenti, certe intransigenze di metodo, e certe dubbie amplificazioni presentate come necessarie, non servono la verità, che può essere proposta, senza diminuirla, in tanti modi. L’apostolo non bada se entra per la ragione o per il cuore, se per motivi estetici o sociali, se ha gli onori come un principe del sangue o un’introduzione notturna come quella di Nicodemo. La regalità della verità assomiglia a quella di Cristo,

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fare la verità, ma solo di renderle testimonianza nella carità: «Veritatem facientes in charitate». Dio non vuole che per accendere una lampada si spenga il cuore. Tra una verità che resta («et veritas Domini manet in aeternum») e un’anima che si può perdere, egli ha pietà dell’anima che si può perdere e viene a cercarla come la pecora perduta. Ci sono davvero i poveri? la stessa impressione di quando mi chiedono se Dio c’è. Subito vogliono sapere: chi è, dov’è, cosa fa? I poveri sono i figli di Dio. Tra i poveri e Dio c’è una stretta somiglianza e un continuo incontro. Essi vivono così particolarmente legati a lui che nella mente e nel cuore dell’uomo Dio e il povero seguono uguali alternative di luce e di oscurità, di riconoscimento e di negazione, di avversione e d’amore. È per questo che gli atti del povero quasi istintivamente si riferiscono a Dio. Non ha detto Gesù che saremo giudicati secondo che avremo o no sfamato, dissetato, consolato lui stesso sotto le vesti del povero?

Per conoscere i poveri non basta la statistica. Anche la politica, che sembra aver dato coscienza ai poveri della loro forza, dei loro diritti, della possibilità di riacquistare la libertà perduta, il più delle volte, in realtà, li tradisce. I poveri, o sono il «sottoproletariato» di cui la strategia rivoluzionaria si serve come forza d’urto e di rottura, o l’«oggetto» di adescamento dei conservatori per rompere l’unità popolare. Non basta neppure l’anore per conoscere i poveri: neppure l’amore di chi si mette generosamente e concretamente a loro disposizione pagando di persona, e non con le parole e con i sacrifici degli altri, come troppo spesso fanno i politici. Io credo che anche questa forma di conoscenza sia incompleta e molte volte illusoria. Perchè è impossibile superare un diaframma che realmente esiste, di capire cioè che cosa sia dover essere povero senza possibilità di elezione e di uscita.


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Non perdiamo tempo in lamentele

Oggi molti cristiani, invece di impegnarsi perdutamente, perdono il tempo in lamentele, e pretendono da collettività non cristiane, anche se composte in maggioranza da battezzati, un lavoro che essi non fanno. Così, molti, stanchi di proteste inconcludenti e inascoltate, e incapaci d’impegno vero, si rifugiarono nello <<spirituale>>, interpretato come un mondo

La pace non sarà mai curata e tranquilla fino a quando i poveri saranno lasciati alla diabolica tentazione di dover rigare di sangue la loro strada

sempre più ristretto e sempre più intimo. La Fede all’esterno si confuse col culto, e all’interno si confuse con una turris eburnea non disturbata da rumori mondani ove il credente, dopo essersi

comportato secondo le regole più contrastanti con la sua Fede, si rifugia di volta in volta, per respirare un po’. Si sono cercati dei compensi: un interiorismo senza profondità mistica, che non ci ha la-

sciato neanche una pagina meritevole di essere posta vicina agli scritti dei grandi mistici cresciuti nell’ardore delle epoche più attive e battagliere: una sanità che pur essendo mirabile sotto tanti aspetti manca in generale di esemplarità sociale : una critica, che, più che l’audacia , documenta il rancore impotente di spiriti, che prima ancora di rinunciare a guidare il mondo hanno rinunciato a capirlo. La Fede che totalitaria per natura come l’uomo nuovo da essa cerato, è fatta per rag-

Conviene lasciare ai politici di presuntuoso intelletto l’ironia o il dileggio

di Primo Mazzolari da “Della Fede”- La Locusta, Vicenza


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Su labbra cristiane, l’ironia o il dileggio, oltre che manchevoli di carità, potrebbero parere un tentativo di coprire o di giustificare la nostra arrendevolezza alle Nazioni del blocco che tenta di annetterci

gno di Dio si identifichi con le visibili realizzazioni della cristianità che sono sempre creazioni temporali : però deve incarnarsi in ogni valore umano, e ad ogni crescita dell’umanità, ad ogni vero progresso dell’uomo, deve sempre corrispondere una crescita della Fede, un’incorporazione della grazia.

La Fede, nella sua espressione concreta di Chiesa, non può essere un gruppo isolato o un masso erratico, ma una cattolicità che abbraccia, comprende, ravviva e ricrea ogni cosa. Come il Cristo, essa dev’essere ovunque, con una politica di presenza, non con una politica di prestigio in favore di non so quale imperialismo ecclesiastico.

(Da Della Fede, La Locusta, Vicenza)

O si condannano tutte le guerre, anche quelle difensive e rivoluzionarie, o si accettano tutte

la Fede e la vita aumenta l’incredulità e l’avvelena mortalmente. Il compromesso poi è fatale se il credente rinuncia a vivere la propria certezza e si lascia tollerare e proteggere dal temporale. E’ giusto che il soprannaturale rimanga trascendente e non si umanizzato, nel senso che il re-

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giungere l’Eterno, ma attraverso il temporale, che dev’essere ricapitolato nel divino per avere significato e valore umano. Essa non può essere conservata, né può svilupparsi che in simbiosi con tutto quello che costituisce l’attività interna ed esterna dell’uomo. Ogni separazione quindi tra


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TIMORI E SPERANZE di Fiamma Nirenstein Giornalista

dagli eserciti arabi all’attaco, respinti dagli israeliani che così conquistarono i famosi “Territori” sotto la sovranità giordana. “Bibi” Netnayahu ha accettato la richiesta palestinese nonostante i personaggi che deve rilasciare siano una ferita aperta nel cuore di Israele. IL Paese ha già compiuito una quantità di scambi, sempre atrocemente ineguali: il primo scambio nell’85 vide 1150 prigionieri scambiati con 3 soldati, poi ecco gli scambi enormemente dispari fra pezzi di corpo e prigionieri uccisi dagli Hezbollah e decine di assassini, poi l’enorme scambio con Hamas di 1027 prigionieri contro il soldato Gilad Shalit.... Fra coloro dati in cambio di Shalit, il 40 per cento sono stati fermati di nuovo dalla polizia; molti, anche oggi, si rifiutano di firmare un documento che prometta di restare lointano dal terrorismo... Fra i terroristi previsti per questo scambio molti lasciano una traccia di sangue e lutto inaccettabili, come Abu Na’ame Abrahim Mahmud Samir, che ha fatto saltre un autobus a Gerusalemme con decine di morti, o Ahmed Mahmed Jameel Shahada che ha avuto 47 anni per aver violentato e ucciso un ragazzino di 13 anni,uno che ha ucciso una madre. Ofra Moses,col suo bambino gettando una bomba molotv sull’auto guidata dalla mamma. La lista degli orrori è molto lunga... Il Gabinetto di Bibi ha dato il permesso di procedere a questa palese violazione

delle norme giuridiche di uno stato sovrano e a quelle del buon senso perchè Abu Mazen non vi avrebbe mai rinunciato: l’altro scambio fu attuato da Hamas, suo avversario politico, e lo scambio odierno lo rafforza al potere. E tuttavia già all’interno dell’OLP si sono manifestate molte risposte negative al fatto stesso di sedersi al tavolo delle trattative. Israele, in base alla risoluzione dell’ONU 242, intende tenere duro sulla richiesta che nuovi eventuali confini tengano conto delle sue esigenze di sicurezza. Inoltre, resta l’enorme questione di Gerusalemme, che Israele considera la sua indivisibile capitale, anche se ammette la condivisione del potere municipale e quella del ritorno dei nipoti e bisnipoti dei profughi, che cambierebbero l’equilibrio demografico... Insomma, ancora la strada è molto lunga. Durante tutte le trattative precedenti, la violenza terroristica ha tutt’a un tratto spezzato ogni speranza ribadendo quel rifiuto arabo alla presenza ebraica nell’area che non ammette nella “Ummah” musulmana, il Medio Oriente, la presenza di uno stato ebraico. In questo periodo in cui l’estremismo miete vitime in Medio Oriente, si può riaffacciare sulle trattative il fantasma dell’islamismo, e Hamas lo ha già promesso.

Chiuse 28 sedi diplomatiche nei paesi islamici

Terrorismo: gli USA in allerta La Nsa, l’agenzia americana per la sicurezza nazionale, è scesa in campo con tutto il più moderno armamentario elettronico di cui dispone e con i più sofisticati sistemi di spionaggio: resta alto infatti l’allarme per un attacco terroristico contro le ambasciate Usa. Dalle intercettazioni a livello planetario delle email e dei satellitari, Cia e Nsa avrebbero accertato che dai capi di Al Qaeda sarebbe partito l’ordine di colpire. Ma non si sa quale obiettivo. L’ultimo allerta riguarda lo Yemen. Washington ha già disposto la partenza immediata del personale diplomatico dal paese arabo. Ed anche Londra ha ordinato l’evacuazione dell’ambasciata britannica. Sono così 28 i consolati e le ambasciate degli Stati Uniti chiusi in tutto il mondo islamico. Ma c’è pericolo reale di un attacco da parte dei qaedisti? Alcune settimane fa l’intelligence Usa entra in possesso di un’informazione che fa scattare l’allarme. Al Zawahiri, l’uomo che ha preso il posto di Bin Laden al vertice dell’organizzazione, chiama Al Wahshi, yemenita e capo di Al Qaeda nella penisola arabica, e ordina l’attacco contro il “nemico” americano. Non si sa se il terribile ordine sia stato intercettato dalle fantascientifiche attrezzature elettroniche di Nsa e Cia oppure si sia trattato più semplicemente del fermo di un corriere dei terroristi. Fatto sta che l’allarme resta altissimo perché tra i due capi di Al Qaeda si è parlato – pare – di “qualcosa di grande” da fare alla fine del Ramadan. Quando la paura di attentati è così alta, si scatena anche la stampa con le ipotesi più curiose sul tipo di attentato: la rete Abc ha parlato di ordigni impiantati chirurgicamente nel corpo umano così che questi nuovi kamikaze potrebbero salire su un aereo di linea, o entrare in un museo e compiere stragi incredibili. Ci sarebbe anche la scoperta, da parte dei servizi americani, di un nuovo esplosivo liquido messo a punto da Al Qaeda. Un esplosivo non rilevabile da alcun sistema di controllo negli aeroporti. Un liquido “inerte” con il quale verrebbero impregnati gli abiti dei terroristi: una volta asciugatosi si tramuterebbe in un esplosivo ad alto potenziale. Ma al di là di fantascientifiche operazioni di terrorismo, l’allarme resta alto e viene raccolto anche dall’Italia: “Le minacce di una ripresa terroristica sono minacce consistenti”, ha detto il ministro degli Esteri Bonino al termine della riunione con i ministri degli Esteri e della Difesa di Italia e Russia. Roma ha deciso di ridurre al minimo la presenza di personale diplomatico in questi Paesi, perché “esiste l’elevatissimo rischio di attentati contro strutture governative e obiettivi occidentali, come pure di rapimenti e azioni ostili ai danni di cittadini stranieri”. Sull’eventualità che i terroristi prendano di mira le città il ministro Bonino ha precisato: “Non ci risulta”. ALBERTO MACCARI

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’unica cosa vera del processo di pace fra Israele e i Palestinesi che con fragore di trombe e tamburi John Kerry ha inaugurato a Washington il 29 di luglio, è il rilascio di 108 prigionieri che Israele prepara. Un primo gruppo, proprio in questi giorni, è già pronto al rilascio e alla trionfale accoglienza del mondo palestinese. Le bandiere, le strette di mano, le telecamere assiepate sui sorrisi di John Kerry, Tzipi Livni e Sa’eb Erakat accompagnano per ora solo parole di di speranza, senza nessun impegno, e soddisfano l’ipocrisia diplomatica degli USA e dei due interlocutori che fanno la ruota davanti all’opinione pubblica mondiale. Le chance di arrivare a un accordo, tuttavia, sono piuttosto misere, e la ragione per cui i colloqui si fanno ora è la ricerca di un’oasi di consenso per Obama mentre il medio Oriente ribolle. Israele e i Palestinesi, non sono che convitati obbligatori al banchetto americano. Il rilascio dei prigionieri, dopo la prima tranche, deve poi proseguire a rate nel corso dei prossimi nove mesi. E’ un impegno che ha preso Benjamin Netanjahu con John Kerry. I palestinesi di fatto in cambio non hanno ancora ceduto nulla: non il riconoscimento dello Stato Ebraico, e neppure la rinuncia a quelli che chiamano “i confini del ‘67” e che sono in realtà le linee armistiziali del 1949, che furono poi violate con la guerra del 67

L’allarme resta alto e viene raccolto anche dall’Italia


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ECONOMIA

In arrivo la rivalutazione delle rendite catastali

Tassati in casa

Aspettando intervista a Marco Venturi Presidente Confesercenti

Presidente Venturi, Pil in negaivo da oto trimestri, mentre si spera in una ri­ presa economica. Lei cosa ne pensa?

Questa crisi resta pericolosa perché è molto lunga e sta sfiancando imprese e famiglie

Lei specialmente in questo periodo insiste molto sul fisco, perché? Quando si parla di ridurre l’abnorme pressione fiscale certamente non è per non pagare le tasse. In realtà le tasse sul lavoro, l’Iva, le addizionali che crescono in

Eppure qualche segnale di ripresa si era intravisto, anche nei vostri seto­ ri? Nel bimestre maggio-giugno nel setore del commercio si è notato un fato nuovo: le aperture hanno ripreso a crescere e ciò ha determinato dopo parecchio tempo un’inversione di tendenza, lieve ma non trascurabile. Teniamo conto che veniamo da mesi nei quali le chiusure delle imprese nei nostri setori sembravano inarrestabili e la situazione dei nostri imprenditori era ed è, ancora in buona parte,

molto seria. Veniamo da un periodo drammaico rispeto al quale è presto, purtroppo, per dire che si è concluso. Lo auspichiamo, e bisogna darsi da fare perché ciò avvenga. Ma per ora siamo ancora in una fase economica che sta ancora cercando un nuovo equilibrio, più posiivo. Nel fratempo la situazione sociale si aggrava, si pensi solo al fenomeno della deserificazione dei centri urbani, tema sul quale ci baiamo da tempo per arrestare una deriva così negaiva. Il fatore tempo in quesi casi è molto importante. Noi siamo convini che si deve agire in freta per ricreare fiducia nell’economia e fra le famiglie. Se questo avverrà potremo guardare con più oimismo al futuro. In conclusione quali sono secondo lei le mosse da fare? Bisogna creare condizioni nuove per le imprese e per i consumi. Lo ripeto: serve un piano determinato e rapido che meta in grado questo Paese di uscire dal peso soffocante di un fisco che ormai produce danni. Si pensi al venilato aumento dell’Iva che si spera venga scongiurato una volta per tute: se cresce è molto dubbio che produca più geito. Ma al tempo stesso solo l’effeto annuncio provoca conseguenze negaive sui consumi. Naturalmente bisogna intervenire su altri froni: il credito che resta un nodo

Le categorie più penalizzate dalla Tares sono gli esercizi commerciali in particolare bar e ristoranti

modo esponenziale, l’Imu, sono diventai il modo brevetato per scoraggiare i consumi interni che già sono ai minimi storici per la congiuntura economica. Si pensa forse che il Paese si salverà solo con l’export? Non è realisico. Ecco perché occorre intervenire rapidamente per alleggerire la pressione fiscale che impedisce alle imprese di invesire e resistere sul mercato ed alle famiglie di consumare. Quello fiscale sta diventando il segnale prioritario per incoraggiare l’economia reale a tenere duro e puntare alla ripresa. Altrimeni si vive solo di incertezze, di rinvii di decisioni che impediscono di programmare il futuro, di chiusure di imprese e di distruzione di lavoro. Bisogna avere coraggio. Ridurre le tasse si può e si deve.

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ta per arrivare la riforma del Catasto o, meglio, la rivalutazione degli immobili. Le case non saranno più suddivise in vani, come avviene oggi, ma misurate in metri quadrati. Il primo effetto sarà un aumento di valore delle case. Come sarà determinato questo valore? Si partirà dalle quotazioni di mercato al metro quadrato secondo la tipologia dell’immobile. Si applicheranno poi una serie di coefficienti: il piano, le scale, l’ascensore, l’anno di costruzione, l’esposizione, l’affaccio, il riscaldamento centrale o autonomo, lo stato di manutenzione. Così sarà rideterminata la nuova rendita catastale, che è poi il parametro in base al quale verranno applicate le varie tasse e imposte. Sono previste anche delle riduzioni calcolate tenendo conto delle spese per manutenzione straordinaria, per l’amministrazione, l’assicurazione e gli eventuali adeguamenti tecnici. Quindi saranno i metri quadri e non più i vani a determinare la rendita catastale. Più o meno con lo stesso meccanismo viene determinata anche la nuova tassa sui rifiuti, la Tares, entrata in vigore proprio in questi giorni. La Tares sostituisce la Tarsu e rispetto a quest’ultima comporta rincari pesanti, perché il tributo è commisurato alla quantità media dei rifiuti prodotti. In base a questo criterio le categorie più penalizzate dalla Tares sono gli esercizi commerciali, in particolare bar e ristoranti. Il principio della nuova tassa è che deve coprire inderogabilmente il 100 per cento dei costi del servizio. A questo si devono aggiungere 30 o 40 centesimi al metro quadro per finanziare i cosiddetti “servizi indivisibili” dei Comuni, come illuminazione e verde pubblico. Quanto all’Imu, una decisione non è stata ancora presa. Ma la scadenza del 31 agosto si avvicina: entro quella data va approvata la riforma fiscale sugli immobili. Le posizioni per ora sono divergenti. Mentre il Pd insiste per tarare l’Imu sulla base dell’Isee, cioè in base alla situazione economica familiare (maggiori detrazioni con reddito più basso), il Pdl vuole l’esenzione totale per l’abitazione principale con la sola eccezione delle case di lusso (sono gli immobili classificati A1, case signorili, e A8, ville). Il terzo partito di maggioranza, Scelta Civica, propone una detrazione per tutti a 600 euro, lasciando a 50 euro quella per i figli. In questi giorni Il governo dovrebbe tirare le fila degli incontri bilaterali con i partiti che lo sostengono: da questi incontri è anche venuta fuori l’ipotesi di una “service tax” a partire dal 2014, una tassa unica che potrebbe essere deducibile da Ires e Irap. Tutto è ancora allo studio: se e quanto dovremo pagare per la nostra casa lo sapremo nelle prossime settimane. ANTONIO MACCARI

Altro che ripresa, lo dico senza compiacimento. Questa crisi resta pericolosa perché è molto lunga e sta sfiancando imprese e famiglie. Questo dato non va drammaizzato, ma certamente deve far rifletere e spingere a prendere decisioni coraggiose sopratuto su due versani stretamente collegai fra di loro: il taglio reale della spesa pubblica improduiva e degli sprechi, la riduzione efficace della insostenibile pressione fiscale. Mi rendo conto delle difficoltà del momento poliico e sociale, ma non posso accetare che sulla spesa pubblica sia tornato un sostanziale silenzio quando noi, come Confeserceni, abbiamo documentato che nel medio periodo è possibile fare risparmi per 50 miliardi di euro che produrrebbero altri 20 miliardi da uilizzare per la ripresa economica. Tagli che non solo devono colpire gli sprechi, ma anche favorire una riorganizzazione dello Stato: si pensi solo all’abolizione delle province (la nostra campagna su questo punto è ormai vecchia…di 10 anni, spesso condota in solitudine), all’accorpamento dei piccoli comuni, ad un intervento rigoroso che meta ordine nella pletora di società che ruotano atorno alle amministrazioni locali.

Si deve agire in fretta per ricreare fiducia nell’economia e fra le famiglie


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la ripresa non metano i nostri operatori in condizioni di inferiorità rispeto ai Paesi concorreni (ad es. l’Iva sui setori turisici, da noi, è maggiore della media Ue), sfrutando al meglio le nostre grandi risorse che ci permeterebbero specie al sud una stagionalità assai più lunga di quella che uilizziamo. Ma ci vuole convinzione poliica e naturalmente un confronto costruivo e concreto con le pari sociali.

Far crescere l’economia reale di Raffaele Marcello Presidente Unione Nazionale Commercialisti ed Esperti Contabili

Secondo l’Istat nel secondo trimestre 2013 il prodoto interno lordo è diminuito dello 0,2% rispeto al trimestre precedente e del 2,0% nei confroni del secondo trimestre del 2012. Il calo congiunturale è la sintesi di diminuzioni del valore aggiunto in tui e tre i grandi compari dell’aività economica: agricoltura, industria e servizi. In tale situazione è difficile credere che ci possa essere una soluzione dietro l’angolo. Nonostante la situazione sia ben comprensibile ai più, si coninua a scegliere di “finanziare il sistema finanziario”, probabilmente convini che tramite questo processo si possa avviare una ripresa. In realtà è pressante la necessità di fare presto per la messa in ato di immediate riforme in grado di rilanciare la crescita e sopratuto creare nuova occupazione. È necessaria una riduzione della pressione fiscale atraverso il taglio delle spese. Le risorse da metere in campo sono molte: favorire l’espansione sui mercai esteri e l’internazionalizzazione non solo delle imprese ma anche del sistema della ricerca e dell’intero sistema paese e, dall’altra, l’atrazione degli invesimeni esteri in Italia; proporre un pato tra

I conti in tasca intervista a Antonio Vento Responsabile fiscalità d’impresa Confcommercio

E' scatato il nuovo redditometro: ri­ guarda tui i contribueni o solo certe "fasce"? L’accertamento da redditometro consiste in una ricostruzione sinteica del reddito complessivo delle persone fisiche. Per questa ragione, tecnicamente può riguardare tui i contribueni, ma, come affermato dal Diretore dell’Agenzia delle entrate, si riiene che debba essere applicato principalmente a coloro che: “non dichiarano, ma hanno una capacità di spesa notevolissima non giusificata da altro”. Si parla di una tolleranza del 20 per cento. Cosa significa? E come ci si deve comportare per non entrare nel mirino dell'Agenzia delle Entrate? Saranno messi soto la lente d’ingrandimento i contribueni a maggior rischio di evasione. Vale a dire quelli per i quali è emerso un significaivo scostamento, di almeno il 20%, tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata. Nella selezione dei contribueni, l'Amministrazione finanziaria prenderà in considerazione solo spese e dai ceri, preseni cioè in Anagrafe tributaria o nella dichiarazione dei reddii, e non terrà, invece conto delle spese medie calcolate dall’Istat. L’unico modo per non entrare nel mirino dell’Agenzia delle entrate è, dunque, quello di avere un tenore di vita compaibile con quanto è stato dichiarato. Al riguardo, è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il “Redditest”, sotware per mezzo del quale il contribuente può, in via autonoma e anonima, procedere alla verifica della propria “congruità reddituale”.

della selezione dei contribueni da accertare, dovrà valutare le disponibilità finanziarie dei contribueni, di cui è a conoscenza tramite le comunicazioni inviate dagli intermediari finanziari. In ogni caso, il contribuente potrà fornire la prova che le spese sostenute siano state finanziate mediante i risparmi anche successivamente, ossia al momento del c.d. contradditorio, quando il contribuente selezionato è chiamato a presentarsi per fornire dai, noizie ed, appunto, prove contrarie.

fondamentale; la burocrazia che va coninuamente snellita. Dobbiamo ricreare condizioni uili per rilanciare il lavoro, lavoro vero. Ed a questo proposito non comprendo perché si sotovalui tanto il difficile momento del turismo che sarebbe invece un volano importante. Il turismo è una carta da giocare di primaria importanza. Ma per usarla serve un progeto nazionale, un portale Italia, scelte che

Secondo Lei questo nuovo con­ trollo dell'Agenzia delle Entrate potrebbe scoraggiare ancora di più la spesa dei consumatori? Lo scopo del redditometro non è monitorare ogni singola spesa del nucleo familiare, ma comparare la sommatoria di alcune, principali spese al reddito dichiarato. Il redditometro, infai, incrocia gli elemeni di tute le banche dai a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, sommando tra di loro quelle spese che per diversi moivi vengono rilevate. Si trata in sostanza di acquisi di immobili, automobili e barche, pagamento di rete scolasiche, iscrizioni a club e associazioni oppure di tute le altre spese dichiarate in quanto deducibili. Alla somma di quesi dai, solo in caso di selezione del contribuente, saranno aggiunte le spese medie simate dall’ISTAT e divise per diverse ipologie di famiglie e aree geografiche. L’uilizzo del redditometro da parte dell’Amministrazione dovrebbe, dunque, interessare solo chi sosiene spese notevoli a fronte di reddii non congrui dichiarai al Fisco.

Saranno messi sotto la lente d’ingrandimento i contribuenti a maggior rischio di evasione

il Governo e le pari sociali per concordare gli interveni straordinari voli a far riparire i consumi delle famiglie, sbloccare quei fatori che ostacolano lo sviluppo del paese. In Italia ci sono grandi risorse imprenditoriali e scienifiche che cosituiscono notevoli opportunità di crescita, ma sono atualmente sotouilizzate. Si deve fare ogni sforzo per valorizzarle. La priorità è far crescere l’economia reale, quella delle imprese, quel tessuto di PMI schiacciato da eccessiva tassazione, burocrazia, cosi, difficoltà di compeiività e un mercato interno in contrazione. Intervenire su quesi fatori è la chiave di svolta per inverire la tendenza.

Il parametro per scovare contribueni infedeli è la spesa: cosa accade, per esempio, se uno spende una cifra ragguardevole aingendo ai risparmi di anni? L’Agenzia delle entrate nella circolare di commento al redditometro, ha espressamente affermato che la ricostruzione sinteica del reddito dovrà tenere conto anche della quota di risparmio eventualmente riscontrata dal Fisco e formatasi nell’anno. L’Amministrazione, dunque, sin dal momento

Il nuovo redditometro sarà davvero uile per scovare gli evasori o rappresenta un'ul­ teriore complicazione? Dipende dall’uso che ne farà l’Agenzia delle entrate. Se effeivamente sarà uilizzato solo per individuare coloro che conducono una vita manifestatamente non compaibile con la propria dichiarazione dei reddii, potrebbe rilevarsi un uile strumento per far emergere una parte dell’evasione.


LETTERE

Riflettere

INSIEME Il presidente del Consiglio Letta ed il ministro Sacco­ manni hanno parlato di ri­ presa economica nella se­ conda parte dell’anno. Pochi giorni dopo l’Istat ha reso noto che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è sceso dello 0,2 per cento, l’ot­ tavo calo trimestrale consecu­ tivo, una situazione – dice sempre l’Istat – “mai verifica­ tasi a partire dall’inizio delle serie storiche comparabili nel primo trimestre 1990”. In que­ sta situazione è davvero pos­ sibile una ripresa? Patrizia Lattanzi

Con il buon senso direi che potremmo aver toccato il fondo della crisi e quindi la speranza che l’economia cominci a risalire. Nelle statistiche ci sono ancora troppi segni meno, ma c’è anche qualche settore che mostra una tendenza al miglioramento anche se lieve. Come spieghiamo con una serie di interviste nelle pagine economiche, il problema è di ridare ossigeno ai consumi, perché è con questi che può ripartire la macchina della produzione. E poi serve la fiducia: senza questa ogni progetto, ogni prospettiva ha il fiato corto.

✑ Continuano, soprattutto in estate, le notizie su case di ri­ poso che, all’ispezione dei ca­ rabinieri dei Nas, risultano non solo non in regola, ma anche responsabili di abusi e maltrat­ tamenti sulle persone ospi­ tate. Non è certo un’immagine degna di un paese civile. Il ministro della Sanità parla di strutture­lager, che richie­ dono ai parenti rette più basse, ma i servizi sono sca­ denti e mettono addirit­

Caro direttore, nel Tuo girovagare nell'universo della notizia sei approdato alla Discussione e desidero rivolgerTi i miei più affettuosi auguri, nel ricordo di belle stagioni trascorse in questi anni di comuni battaglie (non sono un reato, vostro onore...). Ne approfitto per mettere a parte Te e i Tuoi lettori di una qualche speranza che ancora coltivo nell'animo di questi tempi che sembrano scorrere invece nell'intento di gettare un popolo nella depressione. Sogno ancora che sia possibile un'alternativa alla sinistra, rappresentata da un centrodestra drammaticamente privato del leader che l'ha guidato per vent'anni. Una coalizione - quella di questa parte del campo - che però non riconosco più. Non si capisce, se in gioco sono democrazia e libertà, perché si mantiene ostinatamente in piedi il governo. La catastrofe non e' quella economica - o almeno non solo quella che un esecutivo di nemici inconcludenti e' incapace di risolvere - ma di valori e di rappresentanza. So che è una tesi che non va per la maggiore, ma io sono perché si pretenda una nuova legge elettorale e si torni a votare. Magari riesumando quella Casa delle libertà che ha saputo resistere per anni. Fi, destra, cattolici, leghisti hanno già governato insieme. Il leader del dopo Berlusconi lo si scelga con elezioni Primarie. Bastera' mettersi d'accordo su sovranità nazionale, sociale e qualche punto laterale di programma... Con amicizia rinnovata, Francesco Storace Segretario Nazionale “La Destra”

tura a rischio l’incolumità dei ricoverati. Che cosa si può fare? Sergio Diamante Lei ha ragione: non c’è cosa più odiosa dello sfruttamento della debolezza degli anziani per fare soldi. Non è un problema di facile soluzione, perché spesso questi personaggi senza scrupoli puntano sulle difficoltà economiche di tante famiglie, che spesso non si rendono conto in quali mani mettono le loro persone care. Fortunatamente , negli ultimi anni i ministri della Sanità stanno ordinando blitz a tappeto per scoprire queste case di riposo assolutamente fuori dalle regole. Non basta, ma è un segno importante di attenzione a difesa di quei cittadini che hanno lavorato tanto e non meritano certo simili trattamenti nella loro vecchiaia.

Per scrivere ad

Emilio Fede e.mail: emiliofede@ladiscussione.com

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la Discussione Settimanale politico­culturale fondato da Alcide De Gasperi

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Gentile direttore, lo scorso 6 luglio, con un pezzo dal titolo “Profondo sud”, Piero Sansonetti ha lanciato un accorato appello contro l’isolamento e l’arretramento infrastrutturale del sud e della Calabria in particolare. Una situazione che arrecherebbe indiretto svantaggio anche al Nord e all’economia dell’intero Paese. Alcune iperboli ed esagerazioni contenute nel pezzo, però, deformano la realtà. Ci atteniamo a quella ferroviaria, fornendo alcune doverose precisazioni. Non è vero che per raggiungere Reggio Calabria da Crotone, s’impiegano dalle 6 alle 7 ore. Intercity e Regionali impiegano circa 3 ore e 50 minuti mentre i viaggi con cambi di treno possono avere una durata massima di 4 ore e 20. Sono 6 le Frecce, 2 i Frecciargento e 4 i Frecciabianca, che ogni giorno fanno la spola tra Salerno e Reggio Calabria. E non è vero che “da Paola in giù” fermino “ogni dieci minuti”. I 4 Frecciabianca fanno cinque fermate intermedie tra Paola e Reggio Calabria Centrale, i Frecciargento tre. Una fermata ogni 20 – 34 minuti, in quelle località dove salgono e scendono persone che, con il loro biglietto, pagano il costo di quei servizi. Perché stiamo parlando di treni che Trenitalia fa viaggiare senza ricevere un euro di contributi pubblici, e quindi secondo logiche di mercato, fermandosi in quelle località che possono esprimere un’adeguata domanda. Non raggiungono la Calabria, vorremmo evidenziarlo, i treni dell’impresa privata nostra concorrente sull’Alta Velocità, le stesse richieste quindi Sansonetti dovrebbe rivolgerle anche a loro. Certo, le infrastrutture vanno potenziate e velocizzate. A tal proposito, a dicembre 2012 è stato sottoscritto, tra il Governo e Rete Ferroviaria Italiana, il secondo Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS), finalizzato a velocizzare la direttrice ferroviaria "Salerno - Reggio Calabria". È un segnale importante. Federico Fabretti Direttore Centrale Media Gruppo FS Italiane


CONTROCOPERTINA

L’EUROPA BRUCIA

In breve

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GRAN BRETAGNA

PAKISTAN: NEONATI IN PALIO È accaduto in Pakistan: “Chi risponde alla prossima domanda vincerà un bambino”. Questo il premio di un quiz tv che, durante il Ramadan, va in onda per 7 ore al giorno. E così che una neonata abbandonata è finita tra le braccia di una coppia incredula vincitrice del quiz. Scoppiano le polemiche: “I bambini non sono trofei da mettere in palio!”. Ribatte il conduttore del programma: “I bimbi abbandonati sono destinati a crescere per strada per poi magari essere arruolati da terroristi e diventare dei kamikaze destinati alla morte”. Qualcuno sospetta sia un escamotage per far salire l’audience, ma Hussain, il conduttore del quiz pakistano, non demorde: “Le malelingue non mi interessano”.

AEROPORTI TOP: FUORI L’ITALIA Nella classifica dei 100 aeroporti più efficienti del mondo quest’anno per la prima volta non ci sono scali italiani. È la britannica Skytrax che, sulla base delle opinioni di 12 milioni di passeggeri, compila la lista dei migliori aeroporti: nel 2013 lo scalo migliore è il Changi di Singapore. Segue quello di Seoul, uno scalo dotato perfino di un campo da golf oltre ad una pista di pattinaggio, un casinò e un museo. Poi ci sono Amsterdam e Hong Kong, dove c’è il miglior albergo d’aeroporto del mondo. Al quinto posto lo scalo di Pechino, che è secondo al mondo per l’efficienza dei servizi e la restituzione del bagaglio. Al centesimo posto di questa classifica l’aeroporto do Tel Aviv. Scomparsi dalla classifica Fiumicino e Milano Malpensa.

A RIYADH METRÒ MADE IN ITALY È la commessa più grande mai vinta da imprese italiane: 6 miliardi di dollari, quasi 12 mila miliardi di vecchie lire, per la costruzione della linea principale della metropolitana della capitale dell’Arabia Saudita. Il progetto complessivo è imponente: sei linee coperte e 180 chilometri per un valore complessivo di 23,5 miliardi di dollari. Salini Impregilo e Sts Ansaldo faranno parte del consorzio internazionale per la realizzazione della faraonica opera che farà di Riyadh una città modernissima per il trasporto pubblico.

GRECIA

’ulima si chiama Sige; è l’ondata di caldo che ha colpito l’Italia fino ad un paio di giorni fa. Ma è gran parte dell’Europa a bruciare e non solo per le temperature africane di quesi giorni. A preoccupare di più non sono tanto i termometri, quanto gli indicatori economici. Il clima tra gli imprenditori in Francia, Germania e Gran Bretagna è migliorato nelle ulime seimane. Mentre resta ancora pesante la situazione in Grecia. In Spagna il governo ha dovuto correggere le previsioni: non si parla più di ripresa entro l’anno; la bolla immobiliare, che ha fato leteralmente saltare il sistema bancario fa senire ancora i suoi effei. Nella penisola iberica il tasso di disoccupazione è il più alto d’Europa ed il rapporto deficit/pil supera il 6 per cento (il doppio del teto imposto dall’Unione europea). La difficoltà in cui si dibate la piccola e media impresa spagnola (si moliplicano i fallimeni; dal 2007 hanno chiuso 234 mila aziende) si fa senire anche in Italia, dove tutavia proprio nel mese di luglio migliora il clima di fiducia delle imprese con un leggero balzo del dato sugli ordinaivi. Ed è proprio di quesi giorni la noizia di una ripresa dei mutui per l’acquisto della prima casa. Come è noto, l’edilizia è il volano dell’economia. A questo punto la domanda che tui si fanno è una sola: quando potrà finire la crisi? La Commissione europea e la Bce nutrono fiducia in un’inversione di rota a parire dal terzo trimestre 2013. Ma il dato sul Pil del secondo trimestre in diminuzione dello 0,2% (l’otavo consecuivo, in praica due anni di prodoto in calo) fa prevedere che la crisi non ha ancora toccato il fondo. Con il rischio di un ennesimo rinvio della tanto atesa ripresa.

L

SPAGNA

FRANCIA


"la Discussione" N°7 - 17 agosto 2013