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Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in .27/02/2004 n.46) Art.1 comma 1 DBC Roma

Non dobbiamo mai dimenticare che, finchè saremo uniti, avremo la possibilità di affermare le nostre idee e soprattutto la possibilità di vederle attuate Alcide De Gasperi

ANNO LX - N.1 - SABATO 29 GIUGNO 2013

SETTIMANALE POLITICO-CULTURALE FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

EDITORIALE

Europa: il sogno infranto DI

GIAMPIERO CATONE

E

ra il 1951, un anno prima dalla nascita di questo giornale, che il sogno europeo trovava la sua prima realizzazione: nasce la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciao. Sei i paesi fondatori: Italia, Belgio, Germania Occidentale, Francia, Olanda e Lussemburgo. Tre i leader europei che avevano lavorato con impegno a tale risultato: l’italiano Alcide De Gasperi, il francese Robert Schuman e il tedesco Conrad Adenauer. Gli uomini che avevano impersonato l’alternativa politica e morale a questa deriva totalitaria ed inumana, al potere dopo il 1945, sentirono profondamente come sulla messa in comune di due risorse fondamentali, il carbone e l’acciaio, si ponessero le premesse per una inedita stagione di pace nell’Europa occidentale. Le successive tappe, fino al 1993, con la firma del Trattato di Maastricht, che prevede l’istituzione dell’Unione Europea, si muovono su un disegno strategico che è quello della coesione. Della creazione, cioè, negli stati membri di condizioni socio-economiche che progressivamente rendano più equilibrato il rapporto fra aree più provviste ed aree depresse e creino un quadro di riferimento condiviso. Il punto di declino avviene nel 1999 , quando si pensa di costruire l’unione su una moneta unica, segno di per sé di strutture statuali compiute e non da edificare. Ne viene fuori così un insieme comunitario di stati estremamente debordante, con un parlamento pressoché privo di poteri e con una moneta unica che avvantaggia di fatto solo la potenza più forte, la Germania. La crisi economica mondiale ha messo a nudo le contraddizioni di questo processo involutivo. Così com’è, questa Europa, dove un ministro tedesco può affossare o dare via libera a qualunque disegno innovatore, non va. Ne è accettabile che in nome di una austerità a senso unico si buttano a mare gli ideali solidaristici dei fondatori per assistere inerti alla fame ed alla disperazione di milioni di cittadini europei. Non può andare così. O l’Europa si riforma, tornando all’ispirazione originaria, o non ha senso e tanto vale che si torni a ragionare con più realismo su idee e soluzioni che ristabiliscono, con termini diversi, i rapporti fra i suoi governi e i suoi popoli.

opinioni

FERMARE IL DECLINO di Piero Ostellino ● a pagina

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ORA

BASTA La Giustizia mi perseguita ma noi pensiamo al Paese: Imu, Iva, riforme e più coraggio in Europa

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La verità negata Caro diretore, auguri per questa tua nuova vita professionale. Un ritorno in campo quanto mai opportuno vista l'aria che ira. In carriera ne hai viste di ogni ma credo che anche tu sia rimasto stupito da quanto accaduto nell'aula del tribunale di Milano, cioè vedere che i tesimoni che non hanno confermato le tesi dell'accusa, una trenina di persone tra dirigini di polizia, parlamentari, amici della famiglia Berlusconi e comuni citadcitadini stai mandai a processo per falsa tesimonianza. Già, perché come ormai noto la verità giudiziaria e purtroppo anche quella mediaica da tempo sono decise a tavolino e guai a chi li mete in discussione. Non ci sono più colpevoli e innoceni secondo criteri di legge e buon senso, ma il mondo è stato diviso tra chi sta dalla parte di Silvio Berlusconi e chi no. E per i primi, come tu ben sai e io nel mio piccolo pure, non c'è scampo. Diciamolo fuori da parafrasi: ci vogliono in galera, anche perché oscurare, delegiimare e imbavagliare le voci del popolo della libertà (la p è volutamente minuscola) rende loro più facile l'opera di propaganda la storia insegna è parte essenziale di qualsiasi regime. Ma non è tuto. Mentre i magistrai portano avani il lavoro sporco, un virus subdolo cerca di infetare il corpo del centrodestra facendoci credere che abbandonare Silvio Berlusconi al suo desino sia cosa uile al futuro di noi liberali. È tempo di cambiamento, ci ripetono in coro lasciandoci indendere che in tal caso saremo premiai. Mi auguro che questo tuo giornale sia alla larga dai suddei pifferai magici perchè proprio come nella fiaba seguendo la loro musica faremmo la fine dei topi portai in fila per due ad annegare nelle acque del lagheto. È vero che la rivoluzione liberale promessa 18 anni fa è rimasta incompiuta, è vero che sono stai commessi diversi errori, ma è altretanto vero

economia FRAU MERKEL di Antonio Martino ● a pagina

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che la parita non è persa e vale la pena, oggi più di ieri, di giocarla fino in fondo. Il leader l'abbiamo, le forze non ci mancano e se dopo essere passai per i tradimeni di Casini prima e Fini poi, se dopo 23 processi a Berlusconi siamo ancora in piedi qualche cosa vorrà pur ben dire. Ed è semplice: siamo dalla parte della ragione, cioè della libertà. E sono felice che per sostenerla da oggi abbiamo anche una Opinione in più. Auguri. Alessandro Sallusi Diretore “Il Giornale”

La Vignetta di Alex

politica

intervista CARO RENZI

di Fabrizio Rondolino ● a pagina

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COFFERATI QUALE PD? ● a pagina

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2-3

Eredità difficile

I

l compito che mi assumo non è facile. Arriveranno critiche che mi aiuteranno a riflettere, ma anche quelle ispirate a scelte ideologiche per tentare di mortificare il mio lavoro. Nella vita sono caduto e mi sono rialzato. Sono scampato alle BR che in un loro covo mi indicavano come “pennivendolo di regime”. Sono scampato alla bomba degli anarco-insurrezionalisti fatta esplodere nel mio ufficio di Direttore del TG4. Poi un ordigno di sedicenti “gruppi armati del comunismo”. Oggi ci sono anche altre “bombe” ed hanno firme diverse. Quelle con le quali si tenta di demonizzare l’avversario. Non mi sono mai arreso. Né mai lo farò. Siamo in edicola ogni sabato. E se non ci fossi io, un altro altrettanto degno di difendere la linea di questo giornale: quella del rispetto, della verità. Emilio Fede


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ESCLUSIVO INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI

ORA BASTA ... pensiamo al Paese: Imu, Iva, riforme e più coraggio in Europa Sempre più spesso ­ e da più parti ­ si sente dire che l’Italia è ad un passo dalla rivolta popolare. E non soltanto perché milioni di famiglie hanno fame e più di un milione di giovani non hanno lavoro. È vero, la gente sta male, e dai politici non accetta più di sentirsi dire "faremo questo, faremo quello", ma vuole fatti concreti, e li vuole subito. Serve un’azione concreta di rilancio dell'economia. Questo deve essere il primo obiettivo del governo, un governo che noi sosteniamo lealmente e continueremo a sostenere se varerà i provvedimenti indicati nei nostri accordi: via l'Imu sulla prima casa, no all'aumento dell'Iva, tassazione zero sulle assunzioni dei giovani e dei disoccupati, un profondo cambiamento dei metodi di Equitalia, una forte semplificazione burocratica per le imprese con l'abolizione delle autorizzazioni preventive e con l’introduzione di controlli nella fase successiva alla realizzazione dei nuovi progetti. Il rilancio dell'economia deve rappresentare il segnale di una inversione a U della politica economica: basta con l'austerità e con le troppe tasse e i troppi vincoli che uccidono le imprese e cancellano milioni di posti di lavoro. Da subito, il governo deve trovare spese da tagliare per assicurare meno tasse sulla famiglia, sulle imprese, sul lavoro per ottenere più consumi, più produzione e più lavoro.

L’Europa e l’Euro sono il vero banco di prova dei capi di governo dell’eurozona

Lei appoggia un governo che, fin ora, mo­ stra buona volontà si, ma non sembra an­ dare oltre la speranza. Si sente di sostenerlo ancora? Il nostro sostegno leale al governo non è in discussione. E proprio perché vogliamo che la sua azione abbia successo, ci sentiamo in dovere di incalzarlo e stimolarlo perché mantenga gli impegni e faccia sempre meglio. Questo governo co-

stituisce un'occasione storica per l'Italia. Per la prima volta dal dopoguerra, i due poli politici contrapposti, il centrosinistra e il centrodestra, si sono messi insieme per una missione duplice: rilanciare l'economia, che è l'obiettivo più urgente, e attuare le riforme dell'architettura dello Stato indispensabili per rendere l'Italia finalmente governabile. Quando questo lavoro sarà completato, i due poli di destra e di sinistra potranno tornare a confrontarsi, come è giusto che sia. Ma ora abbiamo davanti un'occasione irripetibile, che non va sprecata. Sono anni che invoco la riscrittura della Costituzione su alcuni punti nodali: rafforzare il premier e dargli almeno

Fermare il declino di Piero Ostellino Editorialista del Corriere della Sera Lo spettacolo dell’Italia politica, dopo le ultime elezioni amministrative, è alquanto desolante. Il Movimento 5 Stelle è in calo perché protesta, ma non dice “che fare”; si sta rivelando un fuoco di paglia destinato a spegnersi come altri populismi del passato. Il Popolo della libertà è in calo perché ha detto “che fare”, ma, poi, non lo ha fatto; col tempo, si è rivelato una grande e felice intuizione che ha bloccato l’ascesa del Partito comunista al potere, ma ha anche mostrato i limiti di un partito condizionato dalla forte personalità, e dagli interessi personali, del suo fondatore. Il governo Letta pare la fotocopia del governo Monti; esclude la riduzione della pressione fiscale, che, anzi, pensa di aumentare, accrescendo di un punto l’Iva, perché non è palesemente in grado di diminuire la spesa pubblica. Il Partito democratico ha fatt o il pieno elettorale, ma adesso non sa “che fare”. Il calo del M5S e del Pdl più l’inerzia del governo spiegano l’astensionismo di massa. La paralisi del Pd esclude possibili soluzioni alternative. Poiché tutti questi fatti altro non sono che la reiterazione della situazione in cui si è trovata la politica precedente e rivelano che ci troviamo di fronte alle stesse carenze dei partiti e dei governi del passato, la conclusione è duplice: il sistema è bloccato e

ogni prospettiva di cambiamento è condannata al fallimento se dal fronte del centrodestra non sopraggiunge una qualche iniziativa. Il governo tecnocratico del professor Monti e di altri docenti universitari aveva già preso possesso di un Paese in forte declino. L’elementare buonsenso e le aspettative generali avrebbero voluto che tentasse almeno di arrestarlo, procedendo a quelle riforme che i governi politici non erano stati in grado di fare nel timore di perdere il consenso di chi, sulla spesa, ci campava e ci campa. Ha, invece, massacrato di tasse gli italiani, gettando il Paese nella più grave recessione dal dopoguerra. E’ stato un disastro politico e il fallimento individuale di personalità accademiche che, sulla base del loro passato personale, si sperava mostrassero almeno una competenza specifica maggiore di quella dei politici di professione. Molte famiglie non riescono più a mettere assieme il pranzo con la cena; migliaia di aziende e di negozi sono falliti e hanno chiuso i battenti a seguito del crollo verticale dei consumi; interi, importanti, comparti del sistema economico – da quello automobilistico a quello edilizio – registrano decrescite da Paese sottosviluppato: non si vendono auto, né si costruiscono, e non si vendono, nuove abitazioni; la disoccupa-

zione ha raggiunto i livelli precedenti la ricostruzione post-bellica. La ripresa è lontana e ci vorrà, probabilmente, qualche generazione prima che si manifesti in qualche concreta misura. E’ tutta colpa della (cattiva) politica, sia che a occuparsi del governo fossero i partiti storici, ovvero i tecnocrati pescati nelle università ? La società civile è stata vittima, ma rimane migliore, di quella politica ? Non facciamoci illusioni e non creiamo alibi di comodo. La società civile, compresa quella parte che pur si è mobilitata per contenere l’avanzata comunista e che avrebbe dovuto rivelare maggiore vitalità e capacità di iniziativa della società politica non si è mostrata, e ancora non si mostra, migliore di questa. Il Paese sconta, a tutti i livelli, una crisi che è, innanzi tutto, culturale e solo, in secondo luogo, politica, economica, sociale. Di tale crisi è vittima un po’


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Basta con l’austerità. Troppe tasse e troppi vincoli uccidono le imprese

gli stessi poteri dei suoi colleghi europei, dall'uso del decreto legge alla facoltà di rimuovere un ministro; superare il bicameralismo perfetto e affidare il potere legislativo a una sola Camera, con a fianco un Senato delle Regioni; dimezzare il numero dei parlamentari; cambiare i criteri per eleggere i membri della Corte costituzionale, e soprattutto – consentire agli italiani di eleggere direttamente il capo dello Stato.

Italia debole in una Europa sempre più confusa. Lei dice che uscirne può essere un rischio, ma restarci così, una mortificazione – firmata Merkel ­ della nostra dignità po­ litica e sociale. L'Europa e l'euro sono oggi il vero banco di prova su cui si misura la leadership dei capi di governo dell'eurozona. E quando ho invitato il premier Enrico Letta a fare un braccio di ferro con la signora Merkel per correggere le storture più evidenti della politica europea e della moneta unica non intendevo sminuire il ruolo del nostro capo del governo, ma rafforzarlo. Purtroppo i media hanno dato un'interpretazione caricaturale di questo braccio di ferro, senza spiegare

tutto l’Occidente, ma l’Italia, che piaccia o no, ne è il paradigma. La crisi dell’Occidente è la diretta conseguenza della cultura del Novecento, il secolo dei totalitarismi fascista, nazista e comunista trionfanti, ma anche dei tentativi di farvi fronte con misure politiche, economiche e sociali mutuate in parte da quelli e che si sono concretate in forme accentuate di collettivismo, statalismo e dirigismo all’interno di regimi capitalistici e di mercato che ne sono risultati in gran parte distorti. La crisi italiana – l’Italia è stata, e ancora in parte è, il principale laboratorio degli esperimenti collettivisti, statalisti e dirigisti fatti dall’Occidente, dopo la crisi del ’29, sulla base delle indicazioni (spesa pubblica e fiscalità elevate) di John Maynard Keynes, un socialdemocratico che credeva poco nel mercato e che molti pensano ancora fosse un liberale – ha origine, a sua volta, nella società civile grazie a una sorta di “paradosso della storia”. Il comunismo, uscito politicamente sconfitto alle decisive elezioni del 1948 vinte dalla Democrazia cristiana e dai suoi alleati, si è affermato culturalmente, conquistando – come aveva suggerito e preconizzato acutamente Antonio Gramsci dalle carceri fasciste – le maggiori “casematte” della società civile (scuola, università, magistratura, media, editoria, opinione pubblica attiva) e incominciando, da quelle, il suo lungo viaggio attraverso le istituzioni politiche fino diventarne uno dei fattori determinanti anche nelle sue successive versioni (Pds e simili, Pd). Che piaccia o no la cultura collettivista, statalista, dirigista del

comunismo, sconfessata dalle “dure repliche della storia” con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine del socialismo reale, si è innestata, da noi, su quella pauperista, anti-capitalista e contraria al mercato del cattolicesimo sociale producendo una mistura illiberale che ha impedito, e ancora impedisce, al Paese di uscire dal Novecento e di entrare nella Modernità. A questa deriva avrebbe dovuto, e potuto, opporsi il movimento nato nel 1994 col nome di Forza Italia, e che si tradotto successivamente, grazie al dinamismo del suo fondatore, nel Popolo della libertà, solo che al primitivo successo elettorale e ai consensi ottenuti successivamente avesse saputo associare una forte capacità di iniziativa politico-culturale di segno opposto a quella di matrice sociale comunista e dell’ala (cosiddetta) progressista cattolica. Non si sarebbe, di certo, trattato di negare la validità delle misure sociali previste, e messe in atto, dallo stesso liberalismo, col welfare, per far fronte a certe disfunzioni del capitalismo e del mercato e ai danni collaterali che ne derivano a volte per i ceti meno abbienti. Si trattava, se mai, di applicarle in un quadro socioeconomico e in un clima culturale autenticamente liberali, spogli dalle tentazioni anticapitaliste e antimercato e capaci di penetrare fra l’opinione pubblica che sta ai margini di quella condizionata, e perciò stesso irrecuperabile, dalla grande illusione del socialismo realizzato. Così non è stato e questa è la grave, e decisiva, carenza mostrata da chi ha pur raccolto, e ancora raccoglie, i consensi

della borghesia nazionale, imprenditoriale, professionale e del ceto del lavoro dipendente; in altre parole, quella borghesia che si dice costituisca la parte cosiddetta moderata dell’elettorato. Non si è capito che, se fosse dipeso dagli intellettuali “impegnati” dell’epoca, l’Italia sarebbe diventata una sorta di Repubblica democratica tedesca, cioè la Germania dell’Est, un Paese di socialismo reale, e che a salvarla dal disastro erano stati le donne (le beghine) e gli uomini (i cattolici conservatori eredi di don Sturzo) sbucati dalle sacrestie e che erano andati a votare Dc più contro il comunismo che per convinta adesione al pur meritevole partito di Alcide De Gasperi. E’ il rimprovero che personalmente faccio a Silvio Berlusconi, un imprenditore capace e volitivo, che ha messo coraggiosamente in gioco la faccia, la propria azienda e le proprie risorse per respingere la minaccia comunista, ma che, forse proprio in quanto uomo d’azione, pare poco incline a dar peso all’importanza delle idee e alla funzione degli intellettuali in una società aperta come la nostra, e troppo attento ai propri problemi personali. Della capacità comunista gramsciana di mobilitare forze intellettuali contrarie alla società aperta, al capitalismo e al mercato, e della suddetta sordità della parte ad essa contraria, paghiamo ancora le conseguenze. Forse, è arrivato il momento di rifletterci seriamente tutti assieme, ripensando l’intera storia nazionale alla luce dei fatti su-esposti e, soprattutto da parte di chi ne ha i mezzi ed è in grado di farlo, di provvedervi.

che il suo vero significato è la difesa indispensabile dei nostri interessi. Insisto: la politica di austerità imposta dall'Europa su pressione di Berlino ha finito con il provocare una gravissima spirale recessiva, per di più senza risolvere la crisi dei debiti sovrani. Ne è derivato un impoverimento micidiale delle imprese e delle famiglie in tutta l'Europa, con la sola eccezione della Germania, che è stata finora l'unico Paese a guadagnarci. L'Italia, invece, continua a perdere peso e ricchezza. Per questo ho detto a Letta che siamo davanti a un bivio. Il governo, se non vuole continuare a subire una politica di austerità che ci impoverisce e ci emargina senza nessuna garanzia di ripresa, deve rimettere in discussione questa politica e deve impuntarsi insieme agli altri governi per far cambiare la funzione e i poteri della Banca Centrale Europea che deve poter stampare moneta e garantire i debiti degli stati deboli. Non occorre neppure che la BCE acquisti i titoli di Stato. Basta la garanzia. Spero davvero che la sinistra diventi consapevole di questa realtà e che sappia mettere da parte la sua infatuazione retorica per l’Europa. Cosa manca a quel primo messaggio che ha preceduto la discesa in campo nel quale diceva “Voglio da cittadino libero, vivere in un paese libero e democratico”… In quel messaggio c'era il mio credo di liberale. Il credo di chi lasciava l'impresa e scendeva in campo per realizzare la rivoluzione liberale. Purtroppo non me l'hanno lasciata fare, troppi si sono messi di traverso. Non solo la sinistra illiberale, e questo era da mettere in conto, ma anche molti che stavano nel nostro campo e si dicevano nostri alleati, come Fini, Casini e Follini, ma poi remavano contro. Sento tuttavia di avere lasciato in giro molti semi del nostro credo liberale, e sono convinto che per salvarsi l'Italia dovrà riscoprirli e proteggerne la fioritura molto presto. Guardando ai miei vent’anni di impegno politico credo davvero di avere una sola colpa: quello di non essere riuscito a convincere il 51% degli italiani a darmi la loro fiducia, il loro voto. Quando Lei ha deciso l’inizio di questa av­ ventura politica, sua madre disse: “ …Silvio ti faranno del male, tenteranno di farti molto male. Ma se senti il dovere di farlo, non sa­ resti il figlio che ho creduto di aver cresciuto, se non ti trovassi il coraggio di farlo”. Fino a che punto aveva visto giusto? Con la sua previsione ci aveva preso in pieno, come sempre. Ma non poteva immaginare che l'invidia e l'odio sarebbero arrivati fino al punto di volermi far fuori sul piano patrimoniale, sul piano dei diritti politici e su quello della libertà personale. Se ancora resisto, come resisterò, lo devo anche a mia madre e ai suoi insegnamenti.


IL PUNTO

di Fabrizio Rondolino Giornalista, scrittore e autore televisivo

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aro Renzi, andare a papalazzo Chigi per più di due Le polemiche sul “partito perlazzo Chigi non è mai anni. sonale” sono una sciocchezza: stato troppo difficile, Caro Renzi, se vuoi re- i partiti funzionano se orgaqui da noi: difficile è rimanerstare al governo quanto basta nizzano il consenso in funzioci. per fare qualcosa, devi prima ne e al servizio di un leader, In tutto l’Occidente gli eseconquistarti il par- perché soltanto così un procutivi durano una legislatura tito. Faranno di getto si trasforma in politica: intera, e quasi semtutto per impedir- altrimenti non sono altro che pre chi li guida è rietelo, e già hanno associazioni culturali, o luoghi letto per un secondo cominciato: i finti dell’intrigo. Nel tuo Pd tutti Faranno ingenui suggerimandato: il ciclo di avranno cittadinanza, perché governo dura dundi tutto scono di rinviare il sarà un partito inclusivo e a que otto o dieci anni, per impedirti congresso per non vocazione maggioritaria: ma e cioè il tempo nedanneggiare il gola linea politica sarà chiara, e di conquistare cessario non soltanto verno di Enrico l’impegno a sostenerla comil partito Letta; qualcuno per risolvere le patto e coerente. emergenze, tappare propone sfacciata- Non sarà facile, e dovrai metle falle lasciate dal mente di abolire la tere in conto una scissione predecessore e togliersi qualregola delle primarie per dei duri e puri, che con Venche sassolino dalla scarpa, ma l’elezione del segretario, o di dola, Ingroia e qualche grillino anche per governare – cioè limitarle ai soli iscritti dell’an- in fuga daranno vita alla loro per progettare, gettare il no scorso; altri, più furbi, voCosa rossa: ma avere un conseme e raccogliere gliono cambiare lo statuto e fine netto a sinii frutti. separare la carica di segretastra è la condiNella Prima re- rio da quella di candidato prezione per conpubblica i govermier; altri ancora, furquistare il cenni duravano in bissimi, muoiono dalla tro – cioè gli itamedia poco più voglia di cooptarti, Costruire liani. di un anno. De cioè di nominarti seCaro Renzi, se il nuovo Pd Gasperi e Craxi gretario in una qualgoverno è un’impresa questo hanno fatto ecceche riunione di camidura un altro che richiede po’, per te è anzione perché ennetto in cambio della trambi erano ansopravvivenza. tempo che meglio: coche i segretari dei La strada maestra, struire il nuovo rispettivi partiti. La caro Renzi, è un’altra: Pd è un’impresa stessa regola semuna battaglia politica e cultuche richiede tempo (Tony bra valere nella Serale alla luce del sole, espliciBlair impiegò tre anni per fare conda repubblica, ta e coraggiosa, che divida gli il suo New Labour). Ma la riperché soltanto Berluinnovatori dai conservatori e i compensa è sicura: non solsconi è riuscito nell’imliberali dagli statalisti. tanto per te e per il Pd, ma presa di durare una legislatuSe, come mi auguro e anche, e forse soprattutto, ra intera. A sinistra, dove la come è possibile, vincerai il per la stabilità del nostro sipremiership è sempre stata congresso e diventerai segrestema politico. Che, sia detto separata dalla leadership tario del Pd, dovrai gettarti a tra parentesi e in conclusione, del partito di magcapofitto nell’impresa più dif- non si salva con le alchimie gioranza, nesficile: costruire il tuo partito, dei costituzionalisti, ma con la suno è ri- giorno dopo giorno, città stoffa di una nuova classe dimasto a dopo città, uomo dopo uomo. rigente.

Lettera aperta al Sindaco di Firenze, l’uomo che vuole rottamare il Partito Democratico

Caro Renzi... “

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IL PUNTO

Quale Pd? e

con gli scissionisti del Movimento 5 Stelle. Come le pare questa pro­ spettiva? Non sarebbe comunque la maggioranza stabile cui aspiriamo per porre un argine alla recessione.

Cofferati, grandi intese e piccoli risultati? Non comprendo l'azione del governo, sembra essere giunto ad un impasse, che rischia di accentuare il disagio delle persone. La scala delle priorità è errata, prima del fisco bisognerebbe occuparsi del lavoro.

E Renzi? Avrebbe concrete possibilità Lei per anni è di conquistare la se­ stato leader Se non greteria del PD? E/O della CGIL. candidarsi come pre­ decidiamo Concorda mier? il modello Il problema del Partiquindi con Su­ di partito to Democratico non sanna Camus­ so, che solleci­ qualsiasi leader è la scelta di una guita i partiti sul­ da, ma l'accordo delper quanto l'emergenza le componenti interabile non serve ne. Questo strascico occupazione? Sì, le imprese non di contraddizioni irriassumono più e solte dura da tempo, per rivitalizzare il tessuto sodalla fine del PCI. Le due culciale urgono investimenti di ture riformiste, la cattolica e natura keynesiana, incremenla socialcomunista, non si tando la spesa pubblica. Quesono mai unite, una sorta di sto è un obbiettivo comune, fusione fredda. Il Congresso sia dei sindacati che dei partid'autunno potrebbe segnare ti. una svolta determinante. Attualmente siamo un ibrido e, Secondo Lei, allora, quali se non viene deciso il modello riforme il governo do­ di partito, qualsiasi figura, per vrebbe varare? quanto abile, è vana. Il PD Dovrebbe focalizzarsi su politi- deve elaborare un'ideologia ca economica e riscrittura del- moderata e riformista nell'alla legge elettorale. Le confesveo della socialdemocrazia euso che non mi dispiace il matropea. Si tratta di un'aggregatarellum, garantirebbe stabilizione molto equilibrata, ma tà. Dissento invece del tutto internazionale, che noi in Itacon la proposta presidenzialilia non riusciamo a formare sta, distorcerebbe i principi per le opposizioni interne. della Costituzione. Immaginiamo che si veri­ La maggioranza sembra fichino le condizioni otti­ sempre sul punto di crol­ mali, mattarellum e PD lare. Bersani è tornato ad stabile. Quali gli accordi ipotizzare un'alleanza possibili?

di Chiara Catone Alberto Guarnieri

L'ipotesi più ragionevole prevede convergenze al centro e a sinistra, coerenti con la linea moderata del partito. C'è una sinistra fuori del PD, tendente ad assumere una conformazione riformista, che le permette una convergenza di opinioni, pur mantenendo una propria impostazione. Com'è il governo Letta vi­ sto da Bruxelles? Concor­ da con l'indicazione di Berlusconi di superare il limite del 3%? Bruxelles ci osserva con curiosità e insieme preoccupazione, per la spirale recessiva che potrebbe coinvolgere l'UE innescandosi in Italia, uno dei Paesi principali. Non condivido lo sforamento del deficit, noi in realtà, sebbene oggi si mormori il contrario, abbiamo tutti gli interessi a rimanere nella UE. Lei e Lama non ci siete riusciti, ma oggi, con Epi­ fani, un segreta­ rio Cgil guida il principale partito della sinistra. Tra un anno scade il suo impegno eu­ ropeo, si ripropor­ rà in Italia? Non lo so. Mi rimetto nelle mani del partito, appartengo ancora a quella scuola di pensiero per cui la politica è primariamente un servizio, non una professione.

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Intervista a Sergio Cofferati parlamentare europeo che da Strasburgo getta una occhiata critica all’Italia


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ESTERO

Tempo di “Niet” di Vladimir Sapozhnikov Giornalista

di là di ateggiameni di sospeto nel periodo dopo la Guerra Fredda”, per il Cremlino bisogna in primo luogo “rafforzare l’atmosfera di fiducia”, riducendo quello che in Russia chiamano “le interferenze negli affari interni russi” da parte degli Stai Unii e dall’Occidente in generale. Per le “interferenze” i verici poliici del Cremlino intendono in primo luogo le aspre criiche che arrivano dall’America e dall’Europa per il mancato rispeto dei dirii umani, per la lota senza quariere che il regime ha lanciato contro l’opposizione ani-Puin e le organizzazioni non governaive, costringendo negli ulimi tempi all’esilio poliico in Svizzera del leader del Fronte popolare e l’ex campione del mondo di scacchi, Garry Kasparov. A giudicare della retorica che si sente quasi quoidianamente dal Cremlino e dalla Duma (la Camera bassa del Parlamento russo) le relazioni tra gli Usa e la Russia, coninuano a peggiorare a colpa degli Usa che a parole invita alla riduzione degli arsenali nu-

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l disarmo, come base per un graduale miglioramento delle relazioni bilaterali tra gli Stai Unii e la Russia, piaceva molissimo al leader sovieico, Leonid Brezhnev, piaceva molto al presidente, Mikhail Gorbaciov, ma ora non sembra entusiasmare proprio per niente, l’atuale leader del Cremlino, Vladimir Puin. Infai, l’invito da parte del presidente statunitense, Barack Obama, a un nuovo taglio delle testate nucleari, ha suscitato a Mosca una reazione gelida: «Non possiamo considerare seriamente l’idea di riduzione degli arsenali nucleari quando gli Stai Unii stanno sviluppando il loro potenziale di intercetazione di questo arsenale strategico», ha dichiarato il vice premier e già rappresentante della Russia presso la Nato, Dmitrij Rogozin. Mentre per Obama il taglio di un terzo degli armameni nucleari strategici e una possibile riduzione delle armi nucleari taiche in Europa, rappresenterebbero una mossa “al

Putin non perde occasione per lanciare delle frecciate agli Stati Uniti

QUEL GIORNO STORICO DELLA STRETTA DI MANO cleari, mentre in realtà “sta sviluppando in tuta freta nuovi sistemi sofisicai di armi”. I rappori tra Mosca e Washington sono caraterizzai da coninui atacchi e contratacchi: l’approvazione dal Congresso Usa della cosiddeta “lista Magnitskij”, che vieta l’ingresso negli Stai Unii a un gruppo di ali funzionari russi, considerai colpevoli della morte in carcere dell’avvocato Serghej Magnitskij, autore di una

denuncia sulla corruzione al verice del Governo russo; la successiva messa al bando dalla Duma delle adozioni dalle famiglie americane degli orfani russi, la catura a Mosca di una spia americana, che lavorava soto la copertura dell’ambasciata degli Stai Unii, e infine l’atuale braccio di ferro sulla situazione in Siria, tui quesi fai indicano lo stato della tensione tra i due Paesi e come conseguenza la diffusione tra la popolazione russa degli umori ani-americani. I media russi, controllai dallo Stato, diffondono tra la gente la sensazione di “pericolo” che deriva dall’Occidente in generale e dagli Stai Unii in paricolare. I leader occidentali si dividono in amici, come Silvio Belusconi, che a suo tempo fece molissimo per l’avvicinamento tra la Russia e la Nato (il summit del 2002 a Praica di Mare), la Russia e l’Occidente (l’Italia per prima ha appoggiato la proposta di Puin di aboli-

zione reciproca dei visi d’ingresso tra la Russia e la Ue), e “persone osili”, come Angela Merkel, malgrado l’“amore” che Puin tradizionalmente nutre per la Germania. Mentre Obama si dichiara sempre “oimista” per quel che riguarda le prospeive di sviluppo delle relazioni tra Mosca e Washington, Puin non perde l’occasione per lanciare frecciate agli Usa, rimproverando all’America lo sterminio degli indiani durante la colonizzazione del coninente, e criicando gli Usa per i bombardameni nucleari di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Invece, per quanto riguarda i processi bilaterali che sono in corso “dietro le quinte”, Mosca e Washington collaborano abbastanza stretamente su moli importani problemi internazionali, dall’Afghanistan al programma nucleare iraniano. Ciononostante ai prossimi verici Obama e Puin non riusciranno a nascondere dietro i sorrisi da protocollo, il gelo che si è accumulato nelle relazioni bilaterali negli ulimi anni, ma che di certo non riuscirà mai più a respingere l’umanità nei tempi della guerra fredda.


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20 dicembre 1953

“ Per quasi mezzo secolo, dal 1952 al 1993, “ La Discussione” è stato il settimanale della Democrazia Cristiana; nacque, per volontà di Alcide De Gasperi come palestra sia per il confronto interno sui grandi temi della qualità dello sviluppo e del ruolo dei cattolici nella politica, sia per un dibattito aperto, su questi temi come su quelli del ruolo europeo ed internazionale dell’Italia, ad altre voci ed al confronto con la fervida pubblicistica dell’epoca: ricordiamo per tutti Rinascita, settimanale del PCI , e Mondo Operaio , di area socialista. Gran parte della storia dell’Italia repubblicana e dei suoi protagonisti, come del prodigioso sviluppo di un paese povero e disastrato dalla guerra, è passata per le pagine della “ Discussione” che ora torna nella sua veste settimanale, a corollario ed integrazione dell’edizione quotidiana, trasferita da qualche mese sul web. Scomparsa la DC e terre-

La fedeltà alle regole costituzionali e la concezione laica dello Stato e delle democrazie sono i fondamenti della scelta politica di Alcide De Gasperi

IL SOGNO EUROPEO

De Gasperi avvia “La Discussione”

motata la prima Repubblica dagli eventi giudiziari e politici degli anni 90, “ La Discussione” ha cercato, sia pure in un quadro politico totalmente diversi, di continuare ad essere testimone e partecipe di qualunque iniziativa che, in tempi di imbarbarimento della politica, recuperasse le regioni e la forza vitale del solidarismo cristiano coniugato al riformismo di radice liberale e socialista. Con questo primo numero del settimanale, il nostro giornale, integrando la velocità della comunicazione e delle relazioni proprie della rete, garantite dall’edizione quotidiana, offre , con contributi autorevoli, approfondimenti e stimoli per chiunque continui a pensare che, oltre l’inabissamento etico e progettuale della seconda Repubblica, ci siano spazi ed occasioni per favorire il recupero delle ragioni alte e serie della politica. Antonio Falconio


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GLI ARCHIVI DE

Dall’inserto speciale de “La Discussione” n° 13, del 6 aprile 1981, realizzato in occasione del centenario dalla nascita di Alcide De Gasperi, un’analisi della sua visione della democrazia e del ruolo, dentro di essa, dei democratici cristiani, della sua opera nella costruzione dello Stato democratico e del posto da lui scelto ed ottenuto per l’Italia nel contesto internazionale.

IL SOGNO EUROPEO

laDiscussione

“La rotta al cen come sintesi po A cento anni di distanza dalla nascita di De Gasperi si può ricordare, con ricchezza di dati e notizie edite e inedite, la grande opera del ricostruttore e rinnovatore della nazione italiana. Si tratta di vicende politiche che vanno dalla liberazione di Roma alla scomparsa del grande statista. È bene che gli avvenimenti siano ricordati, ma più degli avvenimenti bisogna rievocare la sua eredità ideologica per impedire che sia affievolita nel tempo. Il degasperismo politico poggia su due punti fondamentali: centrismo e solidarismo. Queste due fondamentali nozione vanno ricordate in un tempo nel quale si è creduto di correggere il “ centrismo” con la “centralità”, in un tempo nel quale il “solidarismo” di ispirazione cristiana è divenuto la bandiera della riscossa politica. Se si cerca di qualificare politicamente la natura del centrismo, nessun termine è più idoneo di quelli di “solidarismo”. De Gasperi sempre insistette su un triplice aspetto del solidarismo centrista: il solidarismo interno che si concreta nello Stato organico, nello Stato democratico; il solidarismo economico che si concreta nell’interclassismo, il solidarismo internazionale che si concreta nel federalismo. Stato organico, interclassismo, federalismo sono quindi tre aspetti inscindibili del centrismo degasperiano il quale proprio qui ci appare nella sua caratteristica di politica di mediazione fra valori diversi di parte, di classi e di nazioni, di cui ci si sforza di realizzare la sintesi, essendo proprio nella loro sintesi la garanzia della vitalità della so-

cietà politica. Nel solidarismo politico di De Gasperi si afferma l’organicità dell’ordinamento sociale: “Domus urbis , orbis”. Dalla società familiare a quella civile e a quella internazionale vi è un progresso organico non di esclusione ma di integrazione ed è in questo organicismo politico che si risolvono le antinomie caratteristiche della dialettica politica. Tipica e sovrastante è l’antinomia fra individuo e Stato dalla quale prendono le mosse rispettivamente le ideologie del liberalismo e del socialismo. Il centrismo degasperiano tende al superamento di questa antinomia nella mediazione tra individuo e Stato, con-

siderati non come valori contrapposti ( alla maniera delle dottrine individualistiche) ne come valori che si identificano alla maniera delle dottrine statalistiche, ma considerati come valori ugualmente subordinati alla suprema legge morale la quale vige per l’uomo sia esso visto “ut singulus”, sia esso visto “ut socius”. La sintesi fra i valori dell’individuo e i valori dello Stato ha le sue radici appunto nella natura sociale dell’individuo e nella natura umana dello Stato. Ecco un punto essenziale del centrismo degasperiano che affermò: né liberalismo né socialismo ma personalismo cristiano nella comunità cristiana in cui si realizza la


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più armonica sintesi di valori che hanno pienezza di vita solo nella loro integrazione. Per questo egli ripeteva che non vi è democrazia politica senza democrazia economica. Questo centrismo va inteso veramente come la terza vita, una via nuova, una via maestra tra vie opposte, fra vie periferiche divergenti. Il solidarismo economico di De Gasperi rispecchiato con esattezza nella Costituzione nella quale oltre parlare di proprietà privata e di iniziativa privata si parla di funzione sociale di interesse generale, nella Costituzione in cui è tenuta ben salda la distinzione fra il pubblico ed il privato, evitandosi con ciò i

tro” litica

Un nuovo periodo comincia nella vita del popolo italiano in un periodo in cui la ricchezza deve essere diversamente distribuita di Guido Gonella Giornalista e politico italiano

pericoli delle’esperienza individualistica e comunistica. È tenuta ben salda la distinzione fra proprietà e sovranità evitandosi con ciò i pericoli dell’esperienza statalistica e comunistica, dei feudalesimi contemporanei. In questa sintesi organica tra il pubblico e i privato, lo Stato interviene non per difendere se, ma per difendere il privato dal privato, per porre la stessa comunità al servizio dei diritti dell’uomo. La mediazione centrista è particolarmente evidente nell’interclassismo della concezione di De Gasperi. Nel discorso al Teatro dell’Opera a conclusione del IV Congresso nazionale della DC, De Gasperi affermava: “ L’in-

terclassismo è la caratteristica fondamentale di un partito di centro”. Al di fuori del centro, i partiti sono più o meno apertamente partiti di classe, o di classe operaia o di classe borghese: cioè sono partiti nei quali si tende alla coincidenza fra interessi economici di ceti e programma di politica nazionale. Nella mediazione interclassista vi è invece lo stato in nuce, vi è la visione organica della necessaria relazione e cooperazione fra le classi, vi è lo sforzo che il partito centrista compie per risolvere anzitutto nel suo seno quella convergenza di interessi distinti e opposti che il partito deve risolvere poi nel quadro più vasto della società tutta. È qui dove il centrismo rivela il suo rigoroso rispetto nella concezione organica della società intesa come cooperazione di volontà., come sforzo di vertere in unum e quindi come contemperamento di interessi, in armonia con un bene comune. Un terreno nel quale il centrismo degasperiano si spiegò in maniera sempre più originale e costruttiva fu certamente il terreno della cooperazione internazionale. Egli fu un precursore ed apostolo del federalismo e che cos’è il federalismo se non la concezione centrista della politica riflessa della esigenza della cooperazione fra Stati e dalla sintesi tra gli interessi nazionali? La sua dura polemica contro il nazionalismo frammentarista che nega il carattere composto e quindi sintetico della società degli stati, la sua vibrante polemica

contro l’imperialismo con il suo culto della forza contraddice la legge stessa della pacifica coesistenza portando alla ribalta della vita internazionale o gli egoismi di classe o gli egoismi di nazione. Questa polemica fu (nella sua dottrina e nella sua azione politica) il presupposto della sua generosa e tenace battaglia per il federalismo europeo. Anche su questo terreno il centrismo è sintesi fra l’esigenza dell’indipendenza nazionale e della cooperazione internazionale. Risalendo alle fonti più pure del giure cristiano, e partendo dal principio che anche la volontà statuale non è volontà senza limite, perché altrimenti si arriverebbe a negare la legge della coesistenza, De Gasperi [ continua] “ Nel nostro sviluppo vi sono confluenze con l’esperienza sociale e con quella liberale. La nostra aspirazione cristiana non impedisce ma favorisce la collaborazione” Con la sua dottrina mediatrice afferma che i diritti di libertà dei popoli vanno armonizzati con i doveri di solidarietà analogamente a quanto avviene nella vita degli individui delle società intermedie che possono vivere solo riconoscendo necessaria la interdipendenza tra diritti e doveri. Il suo solidarismo lo doveva condurre a respingere la dottrina internazionalista della subordinazione di uno Stato all’altro Stato (teoria degli Stati satelliti), per affermare la dottrina del coordinamento fra gli Stati, della associazione fra sovranità nella limitazione delle sovranità. Nell’articolazione della necessaria mediazione fra le volontà statali e lo Stato è indotto a ri-

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nunciare ad una porzione di sovranità sovranazionale. Anche qui la mediazione in luogo di indebolire la sovranità la rafforza nella solidarietà. Tipico aspetto del centrismo programmatico nel campo internazionale è la dottrina assolutamente nuova della integrazione la quale non va confusa (come comunemente si confonde con l’associazione tra gli Stati alla maniera delle antiche e odierne alleanze, volendo invece l’integrazione indicare la interdipendenza fra gli Stati, la loro unione funzionale, il loro reciproco condizionamento. E’ nell’integrazione difensiva che ogni nazione viene a trovarsi ad essere necessaria ma nessuna sufficiente a garantire la sicurezza. Non è Stato con l’altro Stato, ma uno Stato per l’altro Stato; questo è il senso profondo della moderna integrazione federalista e sovranazionale. Questo solidarismo tra Stati portava De Gasperi a combattere ogni politica di isolamento, di egoismo, di acquiescenze. Il mondo era fatto esperto dell’insegnamento di due guerre mondiali le quali hanno rivelato che ogni debolezza è tentazione, ogni divisione è provocazione, mentre la sicurezza risiede solo nell’unità che è il segreto della forza. O vivere insieme o perire insieme, è il programma del solidarismo internazionale il quale è pur esso sintesi di idealismo e di realismo. Il realismo che vede sempre possibili le guerre in quanto sempre possibile il contrasto tra i popoli: l’idealismo morale il quale è ben conscio che ogni guerra è evitabile qualora si accetti il primato dell’imperativo etico


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GLI ARCHIVI DE

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dell’universalismo cristiano inteso come istinto a volersi e sentirsi sub specie universalitatis, d’una universalità vittoriosa di ogni particolarismo, quelli interiori dello spirito e quelli esteriori della società. In questa sintesi di umano e di divino (che nulla toglie all’autonomia della società umana ma la potenzia e la esalta proprio nel riconoscimento della suprema regalità dell’Assolu-

umano”. E aggiunse: “L’ufficio di mediazione è anche proprio della nostra origine cristiana, e conseguenza della nostra esperienza storica La colaborazione fra partiti è da lui intesa come confluenza di volontà che nulla può togliere all’originalità e personalità della democrazia cristiana. Nello stesso discorso di Fiuggi dichiarò: “ Se è vero che nel nostro sviluppo ci sono confluenze

Nel nostro sviluppo vi sono confluenze con l’esperienza sociale e con quella liberale. La nostra aspirazione cristiana non impedisce ma favorisce la collaborazione

to) risiede il motivo fondamentale e ispiratore del solidarismo politico che qui si vede in tutta la larghezza dei suoi orizzonti, Anche il partito fu concepito da De Gasperi come forza mediatrice. Partito-guida sì, ma anche partito che cerca la cooperazione. Egli ebbe sempre presente i benefici della coalizione delle forze, e nel discorso di Fiuggi proclamò: ”Cerchiamo di mediare e collaborare nell’interesse di tutta la comunità nazionale del progresso

con la esperienza sociale e con quella liberale, noi non pretendiamo di sostituirle tutte. Ognuno può essere utilizzato a servizio del Paese e per il consolidamento della democrazia. Ma riteniamo controproducente il lasciar credere che la DC non costituisca uno schieramento essenziale, omogeneo, con impulso dinamico proprio, e con autonomia sufficiente ”.per un lungo cammino. La nostra aspirazione cristiana non impedisce

ma favorisce la collaborazione”. E quel memoriale discorso si concludeva con queste parole: “La nostra formula è cercare maggior numero di alleati possibili, agire entro l’alleanza con fede e comprensione, ma impegnarci a fondo nella preparazione ideale e pratica dei nostri aderenti affinché essi siano pronti a sostenersi con tutte le forze anche nel caso malaugurato che in trincea rimanessimo soli”. Nella saggezza di queste parole vi è la storia di questi anni ma anche la profezia di questi tempo. Il centro vuole collaborare ma non rifiuta di assumere da solo la responsabilità quando la storia lo esige. In questo senso la politica di centro è la politica di coraggio e responsabilità, è la politica che ci permise di ricostruire lo Stato dopo il dramma della guerra con un partito inteso non come fazione o come riunione letterale, come dottrina arrugginita o coalizione di malcontenti, bensì come responsabilità, come credo, come scuola. Una scuola nella quale si insegna la dottrina della socialità del bene che non è esclusivo di nessuno perché è un valore universale: “più si dà più si ha”. Abbiamo cercato di delineare troppo sinteticamente i fondamentali aspetti di quella che De Gasperi, con espressione viva, chiamò “la roitta del centro”, e sentiamo che il suo insegnamento è oggi più vivo che mai. Egli fu uno di quegli spiriti rari che lasciano dietro a sé eredità di idee e di opere, ma anche tristezza profonda in amici ed estimatori, che sempre più sentono il vuoto lasciato ds De Gasperi.

IL SOGNO EUROPEO

che può indurre gli Stati a risolvere le loro controversie con mezzi diversi dal ricorso alla forza. Non si sottolineerà mai abbastanza questa sintesi tra realtà ed idealità., fra esperienza storica e aspirazione morale, che respinge ogni fatalismo bellico in quanto i popoli come gli individui sono consci che dipende dalla loro volontà morale la risoluzione pacifica delle controversie; fatti ben edotti dalle illusioni delle guerre di conquista,dalle esperienze del profitto decrescente delle vittorie e dalla iniquità delle paci cartaginesi. La politica estera di De Gasperi puntava sulla unità europea. Anche qui solidarismo, anche qui sintesi,. Vedeva l’Europa spaccata in due dalla cortina di ferro e divisa fra due zone di influenza, e partiva da questo dato per puntare sul ristabilimento di una unità che è anzitutto unità di civiltà capace di condurre i popoli non semplicemente a coesistere ma anche a cooperare per il progresso della civiltà stessa. Se si vogliono ricercare le fonti prime del centrismo degasperiano bisogna risalire alla sintesi cristiana dei valori, cioè al cristianesimo concepito come genio della sintesi. Con la più larga esperienza storica e con la elaborazione più dottrinale, il cristianesimo ci dimostra che la sintesi non significa compromesso, ma superamento di valori parziali in vista di valori assoluti. Se noi per esempio consideriamo l’attuale dialettica tra oriente ed occidente, vediamo che proprio il solidarismo ci dà la chiave del superamento delle nefaste contrapposizioni. L’oriente è annullamento dell’io, del desiderio, del dolore stesso nella filosofia del nirvana, è la totalità che si afferma sulla particolarità, è l’autorità che calpesta la libertà,: è lo Stato di Leviathan, è la storia intesa come capriccio cosmico. L’occidente è il regno dell’uomo che origina la fatalità, il regno della ragione che arriva a calpestare la rivoluzione, il regno della libertà che può giungere a compromettere l’autorità. Il cristianesimo è appunto la mediazione e a sintesi. Sintesi tra autorità e libertà, tra individuo e società, tra particolarità e totalità, tra ragione e rivelazione, tra tradizione e progresso, tra umano e divino. Il cristianesimo è il genio dell’attrazione e della integrazione; salva l’individuo dal peso della massa e salva la massa dall’egoismo dell’individuo; afferma la socialità dell’uomo e l‘umanità della società, e la Chiesa stessa si pone come centro dell’orbe, come paradigma delle società umane. Questa è la sintesi organica e non compromesso; la verità della sintesi corregge gli errori dei singoli elementi; è l’affermazione


VATICANO

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Venuto da lontano... Questo Papa non si racconta. Non si interpreta. Chi tenta di farlo, resta lontano da una realtà davanti alla quale ci poniamo con tanti interrogativi. E poche risposte. Francesco viene da lontano. Ma non soltanto dal punto di vista geografico. Da molto più lontano. Da una povertà dei popoli della quale parliamo in occasione degli inviti alla solidarietà. Dalla realtà di alcune chiese che vogliono essere protagoniste nel mondo a volte pagando con la vita dei suoi fedeli. Quei milioni di mussulmani che si recano in pellegrinaggio alla Mecca dove la morte è il passo più importante per raggiungere la felicità. Quei milioni di buddisti che ricercano la serenità, non soltanto psicologica, ma anche fisica inseguendo alcune regole che di secolo in secolo, questa istituzione religiosa si porta dietro. Francesco ripete spesso:” Sono venuti a prendermi lontano lontano”.Quando si è affacciato al balcone non è stato accolto da applausi e preghiere. Ma da un lungo silenzio. Che lì per lì lasciava perplessi. Come quell’uomo che parlava anche poco l’italiano, fosse una delusione. Invece quel silenzio era un modo di traghettare dalla riflessione alla gioia. Forse – senza abusarne la parola- è stato – per chi ci crede- il suo primo miracolo. Giorno dopo giorno, Francesco si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale come “ quel Papa che non voleva essere Papa, venuto da lontano”. I suoi gesti, il suo modo di porgere una carezza a chi riesce ad avvicinarlo, la lavanda dei piedi alle donne tra le quali anche una di colore, quel momento in cui si è avvicinato ad un ragazzo disabile soffermando sulla sua testa le mani, non

sono episodi che nascono dalla coincidenza. Ma neppure pensati strategicamente. Il Papa gesuita. Il primo nella storia del Pontificato. Vuol dire qualcosa, vuol dire nulla. Qualcuno per semplificare spiega :” I gesuiti hanno amore per l’ordine, e non soltanto morale. L’ordine delle cose, e i sentimenti, della solidarietà”. Già. Gesuita uguale precisione, severità. Ma Francesco va ben oltre. Telefona ai suoi amici che ha lasciato lontano. E’ appassionato di calcio. Rinuncia a tutti gli aspetti che possono ornare di lusso le regole del Vaticano per accompagnare il Papa in tutte le manifestazioni pubbliche. Ha fatto riflettere la critica alle banche come fonte di ricchezza. Ricordando che Sant’Antonio non aveva una banca. Oggi in Vaticano c’è attesa , non priva di ansia. Perché molti – le voci trapelano- temono il rigore con il quale Francesco affronterà l’inevitabile rinnovamento. E’ possibile che non ci sia molto da attendere. I suoi interventi in pubblico sono privi di demagogia. Quanta di questa possa rappresentare il temuto “twnami “ impossibile dirlo.

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ECONOMIA

Se tornasse la LIRA L’economia italiana e l’euro. Siamo in depressione: inasprire il fisco è privo di senso, non frutterà niente all’erario, aggraverà la crisi di Antonio Martino Economista e politico italiano

quasi ferme. In un quadro così fosco, la percezione del pericolo che incombe è quasi nulla: il governo medita di aumentare l’aliquota dell’IVA e di mantenere l’IMU, il che equivale a molto più di un crimine, che ha una finalità, anche se ignobile, cioè a un errore che non ha nemmeno l’atenuante di avere uno scopo. Aumentare il peso fiscale in depressione è privo di senso, non fruterà nulla all’erario e inasprirà la crisi. Dovrebbe essere chiaro a tui che si possono avere solo due delle segueni tre cose: ali livelli di spesa pubblica, pareggio del bilancio e crescita economica. Abbiamo una spesa che assorbe ben oltre il 51% del pil, ci avviamo a pareggiare il bilancio, ma siamo in depressione. Potremmo avere pareggio del bilancio e crescita economica se le

spese publancio, sebliche scencondo il Tratato, è dessero sotdi esclusiva competenza nato il 40%, ma, zionale, mentre quella moper otenere quel risultato, netaria tocca alla BCE. Si trata sono necessarie riforme, che di una scelta correta: non si richiedono tempo per essere può delegare la sovranità naapprovate e implementate. zionale in materia di tasse e Con le manovre, operandi bilancio in asdo cioè sulla spesa a lesenza di uno Stato gislazione invacui cederla. riata, non si otNé è necessario iene niente. che sia delegata: i Il problema, in alSono cinquanta stai tri termini, nasce orgogliosamente americani usano dall’insensatezza tui il dollaro ma anti-Ue, dell’applicazione ogni stato fa le sceldei Tratai di proprio perché te che crede su tasMaastricht. Queconvinto se e bilancio. Per si ulimi atribuiin Texas europeista esempio, scono la responnon esiste l’imposta sabilità della stastatale sul reddito, bilità monetaria alla BCE, cui il bilancio è in ordine e lo è fato espresso divieto di stato è in rapida crescita; i imoneizzare il debito degli toli di debito del Texas pagano Stai dell’eurozona, acqui- interessi bassi. La California, stando i loro itoli di debito. invece, ha un welfare statalista Questo significa che la re- e costosissimo, tartassa i suoi sponsabilità in materia contribueni, ha il bilancio in tributaria e di bi- dissesi e deve pagare ali tassi d’interesse per riuscire a collocare i suoi itoli di debito. Nessuno in USA adopera la parola spread, che pure è notevole per la California rispeto al Texas; nessun ame-

I paesi della zona dell’euro sono, anche se in misura diversa, in recessione; l’Italia, invece, è già in depressione. In tre anni il pil è diminuito più di quanto fece in USA nella Grande Depressione del 1929-33, le imprese muoiono a ritmo impressionante (oltre 55.000 negli ulimi due trimestri), la disoccupazione è alta e coninua a salire. Come se non bastasse, le famiglie non riescono a far fronte alle spese anche urgeni, commerciani, arigiani e piccoli imprenditori sono costrei dall’eccessivo peso fiscale a chiudere e i consumi sono in picchiata. Persino beni ritenui a domanda anelasica, come le sigarete e il carburante fanno registrare ingeni diminuzioni nel volume di vendita, i prezzi delle case sono in calo e le compravendite

ricano riiene che i texani debbano accollarsi i debii dei californiani; il governo federale non solo non può (la Cosituzione non glielo consente) ma non ha nessuna intenzione di “aiutare” la California, né la Fed pensa a moneizzare il debito californiano. In Europa, invece, su pressione del governo tedesco ci si è affretai ad “aiutare” Grecia e Irlanda, a imporre a tui il fiscal compact che espropria gli Stai della loro sovranità e si è avviato l’intero coninente verso la catastrofe. Sono stato accusato per oltre vent’anni di essere eurosceico, coninuo a esserlo ma confesso che non mi basta più. Sono orgogliosamente ani-UE, proprio perché europeista: quanto si sta perpetrando a livello “europeo” sta screditando il più nobile ideale che la storia abbia offerto all’Europa. Non si può chiedere al figlio di Gaetano Marino di accetare che quell’ideale venga usato come foglia di fico delle vergogne di una cricca poliico-burocraica ignorante, avida e corrota.


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Frau Merkel La crisi e la “gabbia” dell’Unione Europea intervista di Dino Sorgonà a Paolo Savona

il paese a rispetare le regole della libera concorrenza internazionale nasce fin dal dopoguerra per sfrutare i vanL’Europa taggi che il mersi è tramutata cato libero occiin ideologia dentale offriva allo sviluppo ita- e sono queste liano. Tra quesi le cose Al punto di Così come vanno le vincoli posiivi più difficili partenza. La cose, cioè senza rivi era quello da piegare degenerazione Senza formare le isituzioni dell’adesione produiva europee e cambiare agli accordi euriformare le coninua nopoliica, non c’è pos- ropei. Poiché il istituzioni e nostante le sibilità di salvare mercato unico previsioni-pro- cambiare po- l’atuale euro, pereuropeo richiemesse di una litica non c’è ché verrebbe travol- deva una moneripresa “nel to da molte crisi na- ta unica e, dopo possibilità di semestre suczionali. I modi sceli la denuncia salvare l’Euro cessivo”, punper difenderlo con- dell’accordo di tualmente riducono a questo ri- breton woods, petuta anche dall’atuale sultato. l’europa intengoverno. Addentrarsi nella deva difendersi poliica di austerità invece I governatori della da un dollaro di cambiare poliica condubanca d'italia aveva­ free rider (libero ce a un risultato inevitabino visto la moneta di fare sul merle: una crisi simile a quella unica come una gran­ cato ciò che gli greca, la quale, per la natude opportunita' per il aggrada) si è ra più solida della nostra nostro paese , nono­ pensato di creaeconomia, avrà tempi di stante i nostri proble­ re una moneta e manifestazione più leni; mi, quale obieivo dopo anni di ma ciò non porta vantaggi, pensavano si potesse maturazione e in quanto ritarda il cambio raggiungere. negozaizione di poliica necessario. siamo pervenui La scelta di un vincolo all’euro. Carli e C'è ancora la possibili­ esterno che “costringesse” baffi erano cotà di salvare l'euro che è sempre più visto dai citadini dell'europa del nord come una moneta rischiosa, e per i paesi dell'europa del sud come una mo­ neta che li sta pe­ nalizzando in que­ sto periodo di crisi.

Lei sono anni che met­ te in guardia la classe dirigente italiana dal­ la possibilità che l'at­ tuale situazione mo­ netaria in Europa de­ generi con gravi danni per il paese. A che punto sia­ mo?

scieni dei difei che aveva il tratato di Maastricht del 1992, ma la filosofia era che si sarebbe proceduto verso l’unificazione poliica. A quel punto già si sapeva che questo sbocco non si sarebbe potuto realizzare, ma la sfiducia che era subentrata nella poliica e nei grup-

pi dirigeni italiani era tale che la speranza del vantaggio dall’accordo si era tramutata in scelta per evitare il peggio. Ma il peggio non è stato evitato e, con il senno di poi, ci siamo accori di esserci collocai in una gabbia isituzionale che ci porta indietro nel tempo e non ne sappiamo uscire. L’europa si è tramutata in ideologia e, come noto, sono queste le cose più difficili da piegare.


LETTERE

Riflettere

INSIEME “……negli ultimi tempi si è ripro­ posto il dramma degli extracomu­ nitari protagonisti di violenze. Come quello a Milano, dove un clandestino africano ha ucciso a colpi di piccone tre passanti. Caro Direttore, non le sembra che dob­ biamo porre fine a questo malin­ teso senso della solidarietà?” Mario Rossi, Bologna “Da troppo tempo vengono invocate regole più severe per impedire che chiunque – in cerca di vita migliore – sbarchi nel nostro Paese. Va riconosciuto che molti degli extracomunitari sono onestamente inseriti nel nostro tessuto sociale. Frontiere protette vuol dire inse-

que – in cerca di vita migliore – sbarchi nel nostro Paese. Va riconosciuto che molti degli extracomunitari sono onestamente inseriti nel nostro tessuto sociale. Frontiere protette vuol dire inserimento soltanto a chi ha un regolare contratto di lavoro. Espulsione immediata per gli altri. Basta piagnisteo di chi dice “occorre solidarietà”. Aumenta la criminalità, aumentano gli stupri. Migliaia di clandestini fanno perdere le loro tracce. Non si sa dove dormono, come campano. Arrangiarsi è facile dire. Rubano, rapinano, uccidono. Dunque? Dunque basta. Rispetto, dignità ed anche – quando le norme sono rispettate – anche la cittadinanza italiana. Ho vissuto molti anni come inviato di guerra in Africa. Conosco la sofferenza di mi“………..Nelle carceri la vita è dispe­ lioni dei suoi abitanti. Ma questo non rata, moritificante della dignità giustifica il rischio che l’Italia diventi il unama, ci sono celle – come quella “ventre molle” dell’Europa. nella quale io sono rinchiuso – dove non c’è aria, dove le condizioni igie­ nico sanitarie possono portare a to­ Per scrivere una lettera gliersi la vita…..”. ad Emilio Fede Giovanna Tremonti, Parma e.mail: “Da troppo tempo vengono invocate re- emiliofede@ladiscussione.com gole più severe per impedire che chiun-

rimento soltanto a chi ha un regolare contratto di lavoro. Espulsione immediata per gli altri. Basta piagnisteo di chi dice “occorre solidarietà”. Aumenta la criminalità, aumentano gli stupri. Migliaia di clandestini fanno perdere le loro tracce. Non si sa dove dormono, come campano. Arrangiarsi è facile dire. Rubano, rapinano, uccidono. Dunque? Dunque basta. Rispetto, dignità ed anche – quando le norme sono rispettate – anche la cittadinanza italiana. Ho vissuto molti anni come inviato di guerra in Africa. Conosco la sofferenza di milioni dei suoi abitanti. Ma questo non giustifica il rischio che l’Italia diventi il “ventre molle” dell’Europa.

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la Discussione Settimanale politico­culturale fondato da Alcide De Gasperi

DIRETTORE EDITORIALE Emilio Fede DIREZIONE Giampiero Catone Antonio Falconio (RESPONSABILE) Alberto Maccari (Condirettore) Francesco Paolo Procopio (Vicedirettore) EDITORE Editrice Europa Oggi S.r.l. Amministratore Unico Ettore Di Bartolomeo Piazza Sant’Andrea della Valle, 3 00186 - Roma Tel. 06.45496800 - Fax 06.45496836 segreteria@ladiscussione.com STAMPA Poligrafico Europa S.r.l. Via E. Mattei, 2 20852 - Villasanta (MB) Tel. 039/302992 CONCESSIONARIE PER LA PUBBLICITÀ Publimedia S.r.l. Via Turati, 129 - Roma publimedia@aruba.it Publistar S.a.s. Via Monte delle Piche, 34 - Roma tel. 06.6551787 - Fax 06.6553104 DISTRIBUZIONE Press-di Distribuzione Stampa e Multimedia S.r.l Via Bianca di Savoia n. 12 - Milano Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche ed integrazioni


in breve

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ECONOMIA

Vogliamo vivere EMILIO COLOMBO, UNA VITA PER LA POLITICA Era l’ultimo costituente ancora in vita: Presidente del Consiglio, più volte ministro, Presidente del Parlamento europeo. È morto a 93 anni a Roma, era nato a Potenza nel 1920. Ha attraversato con ruoli di primo piano tutta la storia politica italiana del secondo dopoguerra. Proprio per il suo impegno politico Ciampi lo nominò senatore a vita nel 2003. A 26 anni fu eletto all’Assemblea Costituente e nel ’48 per la prima volta deputato. Esponente di primo piano della Democrazia Cristiana. “A De Gasperi ho dato sempre del lei; ed anche a Togliatti”. Così in una recente intervista ha ripercorso i primi anni della sua militanza politica. Elegante, gentile, abile negoziatore (ne sanno qualcosa i nostri partners europei) molto conosciuto all’estero soprattutto per i molti anni in cui ha avuto la responsabilità del Tesoro e della Farnesina. L’ultimo suo impegno pubblico: ha presieduto l’assemblea del Senato che ha portato all’elezione del presidente Grasso.

ADDIO A MANDELA Addio a Nelson Mandela premio Nobel per la pace. L’uomo che ha lottato per liberare il Sud africa dalla tragedia del razzismo. L’uomo che ha saputo farsi amare non soltanto dal suo popolo. Anche da chi ha sempre creduto nei principi di libertà e democrazia. Mandela resterà un mito, umanamente e politicamente. Ho avuto occasione di incontrarlo quando ero inviato della Rai nel continente africano. Quando alle persone di colore era proibito anche alzare lo sguardo verso i bianchi. anche i semafori e le strisce pedonali indicavano la separazione fra bianchi e neri. Per avere documentato questa assurda, inaccettabile, discriminazione in due documentari dal titolo “ Uomini, no” sono stato imprigionato a Pretoria ed espulso. Mandela ci lascia un grande insegnamento: quello che gli esseri umani sono fratelli al di là del colore della pelle. Il suo esempio ha in parte purtroppo soltanto in minima parte- dato una spinta ad altri popoli per conquistare i loro diritti civili. È, forse l’attesa sarà ancora lunga. Un grande poeta ha scritto” … Ci insegnarono le lodi al Signore , per farci dimenticare la schiena curva sulla Terra avara”.

Le immagini della violenza sono sempre più protagoniste della cronaca. Giornali, televisioni, offrono una realtà che sembra ancora lontana da noi. Ma non lo è. I dai della disoccupazione dei giovani che aumenta giorno dopo giorno. Colpisce quasi tute le regioni. Altretanto angosciante il dato delle famiglie alla soglia della povertà. Non siamo i soli a soffrire di una crisi che non ha precedeni. Che potrebbe degenerare in una ribellione dalle conseguenze imprevedibili. Molte imprese chiudono. Moli lavoratori licenziai. La cassa integrazione faica ad assolvere i suoi impegni verso chi è nell’elenco interminabile dei disoccupai. Gli striscioni, che invocano l’intervento del Governo, i tamburi, le bandiere dei diversi sindacai, il suono delle trombete, i megafoni stanno diventando una cornice quoidiana atorno alle grandi fabbriche,nel cuore delle cità. Sopratuto davani alle sedi isituzionali. Il piazzale anistante Palazzo Chigi, è , ormai, in perenne sit-in. Lavoratori che si confondono con i poliici. Esponeni del Governo che devono muoversi soto scorta. Da alcune tribune arriva il grido della disperazione. L’invocazione perché, al più presto, si intervenga. Alcune delle immagini che proponiamo in questa pagina non hanno bisogno di commeni. Ma oltre alla solidarietà viene la tristezza quando cala la sera e di quella protesta, di quei cortei, rimangono poche cose. Qualche bandiera sgualcita, qualcuna bruciata. Qualche cartello sbiadito dove il più delle volte – alzato perché qualcuno possa leggerlo- c’è scrito “Non lasciateci morire”.

N0N LASCIATECI MORIRE


"la Discussione" N°1 - 29 giugno 2013