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a provincia di Cosenza si estende dalla costa tirrenica alla costa ionica; fanno parte del territorio provinciale, il Parco Nazionale del Pollino e il Parco Nazionale della Sila con i laghi Cecita, Arvo, Ariamàcina e parte dell’Ampollino. È una delle province più estese d’Italia, conta 155 comuni e si estende per 6.650 kmq (il 44,1% del territorio calabrese). Suggestiva per arte, cultura e bellezze naturali, la provincia di Cosenza offre al visitatore itinerari e località variegate. Interessanti sono le coste, le spiagge, gli isolotti, le grotte dell’azzurro litorale tirrenico e le sue belle località. Affascinante è il litorale ionico, tra il blu del mare, le coste vergini, i resti dei castelli e le belle cittadine d’arte. Anche l’entroterra montano della provincia è affascinante; caratterizzato dai colori di una natura ricca di flora e fauna selvaggia, dai sapori della gastronomia tradizionale e dalla bellezza dell’artigianato artistico. Cosenza capoluogo di provincia fu fondata dai Bruzii con il nome di Cosentia, combatté a fianco di Annibale contro i Romani che la conquistarono nel 204 a.C. Nei secoli fu dominata da varie popolazioni; le invasioni dei saraceni costrinsero gli abitanti a rifugiarsi sui monti facendo decadere la città che risorse sotto i Normanni, gli Svevi e gli Angioini (XV-XI secoli). Di tali avvenimenti rimangono ancora tracce nell’architettura e nella cultura della città.

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ALTOMONTE Incantevole borgo della provincia di Cosenza, situato ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, si presenta ai visitatori con l’antico centro storico, gli scorci naturalistici, gli eleganti palazzi, le chiese di antica costruzione a testimonianza della sua lunga e affascinante storia. STORIA Il borgo vanta antiche origini, è citato da Plinio il Vecchio sotto il nome Balbia e successivamente denominato Bragallum, Brahalla o Brakalla di origine saracena o normanna, acquisterĂ la conosciuta denominazione di Altomonte nel 1343 per volere della regina Giovanna I di Napoli. Fu governato dai Sangineto, tra cui Filippo Sangineto, (figlio di Ruggero I Sangineto, conte di Corigliano) che tra i molti territori posseduti decise di risiedere ad Altomonte e vi donò tante opere artistiche, i cosiddetti “tesori del conte Filippoâ€?. Successivamente passò alla famiglia Sanseverino fino alle leggi eversive della feudalitĂ  (1806). DA VEDERE  Chiesa di Santa Maria della Consolazione Convento dei Domenicani Museo Civico     Francesco di Paola, con la torre campanaria alta 24 metri. Chiesa di San Giacomo Apostolo Torre normanna o del Pallotta Castello dei Sanseverino

EVENTI  San Francesco di Paola, (patrono) la seconda domenica di maggio. La statua del Santo viene portata in spalla dai fedeli per tutte le strade della cittĂ . Festival Euromediterraneo manifestazione significativa della cittĂ  di Altomonte ed evento culturale di spicco in Calabria.

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PRODOTTI DEL BORGO  Rinomati sono i liquori come il limoncello, il fragolino, il ginestrino e i vini rossi e bianchi, le olive, l’olio d’oliva, e le collane di peperoni rossi essiccati al sole. PIATTI DEL BORGO  La cucina di Altomonte genuina e fantasiosa è caratterizzata per una particolare attenzione alle tradizioni e all’amore per i frutti della terra. Tra i piatti ricordiamo la minestra mischiglja, mischiata, preparata con erbe spontanee, i maccarruni, pasta fatta in casa; i rastatieddri e le lagani e ceci. Inoltre il palato del visitatore viene deliziato dalle buonissime pitte con i scarafugli, focacce preparate con i ciccioli di maiale, con il pomodoro o con il fiore di sambuco. I zafarani cruschi sono invece peperoni essiccati al sole e saltati nell’olio bollente. ANTICHI MESTIERI  Questo borgo conserva l’amore per l’artigianato locale, buona è la lavorazione dell’argilla e la realizzazione di manufatti in vimini, come i panieri e le ceste. Presente è anche l’arte del ricamo.

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A 4 km circa dal mare Jonio, posizionata su un colle, da cui si leva alto un imponente castello che padroneggia l’abitato circostante, Rocca Imperiale conserva l’aspetto di un borgo medievale e offre un suggestivo panorama costiero della antica pianura Siritide. STORIA Il nucleo abitato nacque intorno al duecento per volere di Federico II di Svevia il quale ordinò la costruzione di un castello su una roccia, da cui deriva il nome Rocca. La cittadina appartenne successivamente allo stato di Oriolo, ai principi di Salerno, ai Carafa, ai Raimondi e infine ai Crivelli.

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DA VEDERE  Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta, L’interno a tre navate ospita, tra le tante opere, un bellissimo polittico del 1650 e un Crocifisso ligneo con aureola d’oro, probabilmente del XVI secolo.  Chiesa di Sant’Antonio, costruita nel XVI secolo con cupola bizantina; all’interno si trova una statua lignea del XVI secolo raffigurante la Madonna con Bambino, di arte napoletana del ’500. Santuario di Maria SS. della Nova, si narra sia stato costruito nel XVI secolo, per volontà di un principe pellegrino che naufragò sulla spiaggia di Rocca Imperiale. Semplice nello stile custodisce sull’altare un quadro che riproduce l’effige della Madonna delle Cesine.

 Castello svevo (1255), il Forte appare come un’enorme nave di pietra, la prua rivolta verso Sud, le grigie fiancate protette da torri simmetriche. Risulta costituito da un mastio poligonale a scarpa i cui lati più brevi, a Sud, si innalzano su un profondo burrone. EVENTI Madonna della Nova si festeggia l’1 e il 2 luglio.  La giornata dell’emigrante si festeggia nella prima domenica di agosto in contrada Cesine, per il ritorno degli emigranti. PRODOTTI DEL BORGO  Il borgo è noto per la produzione della cosiddetta uva regina e per i succosi agrumi, come il noto nustranu, limone di colore giallo di forma allungata. Fiorente è anche la coltivazione delle pesche e la produzione olearia. PIATTI DEL BORGO  Si predilige il consumo del pesce, in particolare i gamberi e le seppie (fritti e arrostite) e il bianchetto salato. Tradizionale è la maiatica, piatto a base di peperoni secchi. Come dolce tipico la pitta duce, ovvero il pan di Spagna. Ancora presente è l’antico rito dell’uccisione del maiale e quindi del relativo consumo della sua carne. ANTICHI MESTIERI  Ancora oggi vi sono artigiani che lavorano il ferro e il legno.


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ROSETO CAPO SPULICO Adagiato su un’altura a dominio della costa jonica, in posizione panoramica si trova Roseto Capo Spulico, piccolo borgo che regala al visitatore la vista di un incantevole castello medievale quasi intaccato dal tempo e un panorama tra i più suggestivi della Calabria. Voluto da Federico II da cui pare sia passata la Sacra Sindone e il Santo Graal. STORIA La storia di questo piccolo borgo è legata indissolubilmente all’età medievale e, l’edificazione del castello ancora oggi visibile, ne è la prova più evidente. In epoca normanna ebbe grande rilievo la Porta di Roseto, che indicava il confine tra i possedimenti di Ruggero I e Roberto il Guiscardo. Il paese fu feudo di Girolamo Sanseverino, conte di Capaccio fino al 1494 anno in cui gli fu confiscato per aver preso parte alla congiura dei baroni contro i sovrani aragonesi, successivamente fu di proprietà di varie famiglie fino all’eversione della feudalità. L’ultima infeudazione si ebbe nel 1820 ai Collice di cui l’affisso Collice Barone di Roseto. DA VEDERE  Castrum Petra Roseti, il castello edificato tra il 1220 e il 1269 a difesa della costa, posizionato a picco sul mare, cinto da un muraglione merlato e composto da due alte torri. All’interno ci sono grandi sale di esposizione e ospita un ristorante.  Castrum Roseti, costruito durante la dominazione normanna; attualmente ospita il Comune e il museo

etnografico della civiltà contadina.  Chiesa di Santa Maria della Consolazione  Chiesetta dell’Immacolata Concezione che risale al XVI secolo, dotata di un piccolo campanile. EVENTI  Festa di Sant’Anna, il 26 luglio; la statua della Santa viene portata a bordo di un’imbarcazione per un tratto di mare, seguita dalla processione di barche cariche di fedeli.  L’estate rosetana caratterizzata da serate allietate dalla musica e da spettacoli teatrali.

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PRODOTTI DEL BORGO  La’nnuglia, particolare salsiccia lavorata in modo tradizionale con le parti molli del maiale; il capocollo, la soppressata, la pancetta. Squisiti sono i formaggi ricavati da ovini allo stato brado. Nelle fertili aree del borgo abbondano le colture della vite e dell’olivo. PIATTI DEL BORGO  La licurda di sicirra piatto a base di siccìrra (erba aromatica simile al finocchio selvatico), spinaci, uova, peperoncino piccante macinato, pane casereccio e olio d’oliva; i peperoni con tuma (formaggio fresco, non salato, di forma rotondeggiante), salsiccia fresca, uova, olio d’oliva. Altro piatto tipico è il Sangue fritto ovvero sangue di capretto o agnello fritto insieme a peperoni, aglio, alloro e olio di frantoio. ANTICHI MESTIERI  Persistono nel borgo pochi sarti, fabbri e calzolai.

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a provincia di Crotone si estende tra il mar Ionio e i monti della Sila, per 1.716 kmq (l’11% del territorio calabrese), conta 27 comuni. Il territorio della provincia è ricco di splendide e rinomate località storiche e turistiche quali Cirò Marina, Isola Capo Rizzuto, Le Castella e tante altre. L’entroterra è ricco di centri storici, molti dei quali, abbarbicati sulle alture, conservano gli antichi borghi medioevali con castelli, torri e chiese, tra questi Santa Severina, Cotronei, Petilia Policastro e altri. Il territorio montano della provincia crotonese, che rientra nel perimetro del Parco Nazionale della Sila, annovera località turistiche inserite in uno scenario silano tra boschi, fiumi e laghi tra cui l’Ampollino. La città di Crotone capoluogo dell’omonima provincia fu fondata da coloni achei nel 710 a.C., l’antica Króton estese il suo territorio lungo la costa calabra, giungendo a conquistare Sibari e fondando le colonie di Scillezio e Caulonia. Nella seconda metà del VI secolo a.C. ospitò il filosofo e matematico greco Pitagora, la cui attività culturale contribuì a rendere la città la più importante e potente della Magna Grecia. Nel 277 a.C. fu conquistata dai romani e nel medioevo fu un importante centro, divenne piazzaforte bizantina e si sviluppò successivamente sotto i normanni, che ne ricostruirono le mura e migliorarono il porto. Oggi è una città moderna e dinamica che promuove il suo glorioso passato di città della Magna Grecia.

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CASTELSILANO Il borgo è posto sulla SS 107 Cosenza- Crotone e si connota per essere l’ultimo avamposto crotonese, prima di incontrare San Giovanni in Fiore in Provincia di Cosenza. Dall’alto di questa terrazza (900 s.l.m.), un costone roccioso, su cui è adagiato il centro abitato, domina sull’intera vallata del Neto e del Mar Ionio. Ciò ha sempre costituito il suo valore aggiunto e piÚ tipico; ed oggi tale borgo è indicato come la Terrazza della Provincia di Crotone. STORIA La località risale ad un’epoca relativamente recente. Fu, infatti, nel 1685 che Scipione Rota, principe di Acheronzia, decise di costruire, nel luogo dove oggi sorge il centro abitato, un castello da impiegare come casale di montagna dove trascorrere le calde giornate estive. Attorno a questa struttura fortificata, grazie anche alla salubrità e all’amenità del luogo, sorsero gradatamente le abitazioni dei contadini e dei pastori che erano al servizio dei feudatari. Fu cosÏ che il borgo venne chiamato col nome di Castrum Casini, e successivamente Casino. In seguito fu casale di Cerenzia e ne seguÏ le vicende fino al 1806. Poi nel 1807 divenne università del governo di San Giovanni in Fiore. Divenne Comune autonomo col nome di Casino il 14 agosto del 1811 con decreto di Gioacchino Murat. Nel 1916 il paese passò dalla Provincia di Cosenza a quella di Catanzaro. Il nome Casino fu mutato, nel 1950, in Castelsilano grazie ad un decreto del

Presidente della Repubblica Einaudi. A partire dal 1994, a seguito dell’istituzione di nuove province, Castelsilano fa parte della Provincia di Crotone. DA VEDERE     "     Chiesetta della Madonna della Campagna   #   Padre Pio    appartenuto al principe Rota.  Arca di Noè, costruita dallo scultore Giovanni Girimonte.  Museo della cultura contadina

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EVENTI  #  $  (patrono), si festeggia il 6 novembre.      Campagna si svolge la seconda domenica di agosto. # %  %   si svolge il secondo sabato di agosto. PRODOTTI DEL BORGO       maggi e olio d’oliva poco acido al quale è stato riconosciuto il marchio DOP.

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PIATTI DEL BORGO  La pasta china, pasta al forno ricca di polpettine, uova sode, salame e caciocavallo. ANTICHI MESTIERI  Realizzazioni al telaio e a mano. Molto importante è anche la produzione artigianale orafa, soprattutto la realizzazione della Jennacca, una collana in oro composta da tanti piccoli grani.

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CIRÒ Cirò sorge su un promontorio collinare, esposto ai venti da tutti i lati, ha un territorio esteso per due terzi in dolce collina salubre e ben coltivata, il rimanente in pianura vasta e ricca di vigneti, oliveti e agrumeti. C tel Cas tello lo Car Carafa af afa

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STORIA Come attestano alcuni rinvenimenti effettuati presso la collina di Sant’Elia, la sua storia si può far risalire fino ad epoca protostorica. In seguito, a partire dalla seconda metà del VII sec a.C. anche Cirò fu oggetto di quella colonizzazione greca che, secondo alcuni studiosi, portò alla fondazione della città di Crimisa. Durante il IV secolo a.C. si stanziarono sui suoi rilievi collinari popolazioni brettie, organizzate in piccoli villaggi. L’insediamento vero e proprio di Cirò, detta anche Ipsicrò, Psigrò, Zirò, Cerre e Cire, deve farsi risalire però, al XII secolo, quando la città passò dal dominio bizantino a quello normanno. Alla fine del ’300 il borgo entrò a far parte del marchesato di Crotone sotto il controllo di Nicolò Ruffo. In seguito, fu acquistata da Andrea Carafa conte di Santa Severina. Il conte Andrea avvertÏ la necessità di fortificare il paese, vulnerabile ed esposto ad invasioni e scorrerie, soprattutto turche, e cinse l’abitato di una cinta di mura, fornite di quattro porte. Ampliò, inoltre, il castello fortificandolo. Il borgo di Cirò passò in mano a Pietro Antonio Arenante, per poi essere acquistata, nel 1571 da Giovan Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia.

DA VEDERE     !    

     

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     '  che fu la casa natale del Santo.  Chiesa della Madonna di Pompei  Castello Carafa (proprietĂ privata). EVENTI        !   e San Nicodemo si festeggiano insieme, nel mese di agosto.  %   a fine settembre. PRODOTTI DEL BORGO  Celebre in tutto il mondo il suo corposo vino dal sapore inebriante e dal colore limpido. Sul territorio sono presenti preziosi vigneti di uve di: Gaglioppo, Trebbiano Toscano e Greco Bianco. PIATTI DEL BORGO  La Sardella o Rosa Marina o MĂšstica, costituita da neonate di sarde o di alici con aggiunta di peperoncino rosso piccante, e conservata nei tradizionali vasi di terracotta (salaturi). Tra i dolci vanno ricordati: i turdiddi, i crustoli e i chinuliddi. ANTICHI MESTIERI  A farla da padrone nell’economia locale è “Sua MaestĂ  il Vinoâ€? e, subito dopo, l’altrettanto tradizionale e l’olio d’oliva. Nel borgo persiste la lavorazione del legno e del ferro battuto.


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COTRONEI Rinomato centro di villeggiatura situato al limite del Marchesato di Crotone. Il paese, si trova nella Sila Piccola, nella larga dorsale che forma lo spartiacque tra le alte valli dei fiumi Tacina e Neto. Il borgo fa soprattutto da base per escursioni verso le zone del lago Ampollino e del monte Gariglione. Nel territorio comunale sono inoltre comprese famose località di villeggiatura come Trepidò e villaggi turistici tra i quali Palumbosila, Belcastro e Lopez attivi anche in inverno. STORIA Antichi insediamenti umani sono dati dal rinvenimento di un ripostiglio di doghe e asce in bronzo risalenti alla prima età del bronzo, unitamente alle numerose tombe ad inumazione rinvenute in varie zone del territorio. La sua fondazione, tenuto conto dell’etimologia del nome Krotonàioi (oriundo di Crotone), sarebbe da attribuire ai Crotoniati, i quali avrebbero costruito, nell’attuale abitato, un avamposto militare fisso, contro le incursioni, via terra, di eventuali nemici. La sua posizione strategica di centro arroccato a mezza costa sulla grande vallata del Neto, collocano Cotronei, fin dall’antichità, come un centro operante nel traffico del legname e della pece provenienti dalla Sila, oltre che, tappa nella transumanza del bestiame. Nel 1219 il re Ferdinando II di Svevia donò il territorio ai monaci Florensi di San Giovanni in Fiore. In epoca medievale fu dominio dei Conti Ruffo di Calabria, per essere poi acquistato nel 1676 dai Caracciolo

di Fiorino. Nel corso di tutto l’ 800 la vicinanza ai boschi della Sila fece di Cotronei una tappa privilegiata delle scorribande dei briganti. La lenta, ma costante, rinascita di questo borgo è legata soprattutto all’utilizzo irriguo ed elettrico delle sue acque con le centrali idroelettriche (Calusia, Orichella, Timpagrande).

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DA VEDERE   '  #        Carmine  Chiesa di Sant’Antonio o di Santa Maria della Serra Assunta in Cielo ubicata nella frazione Trepidò Sottano.       (ruderi). (   EVENTI  '  (patrono), 6 dicembre.  del Crocifisso 13 agosto.     agosto.  Sagra du mmitu febbraio.  %  % e del crustulo.

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PRODOTTI DEL BORGO  I prodotti provengono principalmente dalla Sila come le castagne e le tante varietĂ di funghi. PIATTI DEL BORGO  Tra i piatti tipici citiamo la tiella di baccalĂ , il capretto cotto alla brace e i crustuli pasta di farina e patate. ANTICHI MESTIERI  Nel borgo persiste la lavorazione artigianale del legno, del ferro, e la produzione di cesti di vimini.

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a provincia di Catanzaro si estende tra la costa ionica e quella tirrenica, nel tratto più stretto dello “stivale”, per 2.391 kmq (il 15,9% del territorio calabrese). Ricadono nella provincia 80 comuni. Il territorio è diviso tra le montagne della Sila, le colline e le zone digradanti verso il mare. Splendide scogliere e lunghi tratti di spiaggia di sabbia bianca caratterizzano la costa del Golfo di Squillace. Ricadono nel territorio provinciale i monti e le aree del Parco Nazionale della Sila e della Sila Piccola. La posizione centrale del territorio provinciale tra i due mari, offre al turista la possibilità di ammirare i suggestivi tramonti del mar Tirreno, con all’orizzonte il territorio vulcanico delle isole Eolie e gli straordinari angoli di macchia mediterranea, tra il verde delle montagne e il blu del mare. Bellissimi i borghi medievali abbarbicati sulle alture che conservano gelosamente usi e tradizioni. Catanzaro capoluogo di provincia venne fondata dai Bizantini all’inizio del X secolo, come roccaforte collinare. Nel 1059 fu tolta ai Bizantini da Roberto il Guiscardo. La strategica posizione ha favorito, nel corso dei secoli, scambi commerciali sia con le altre regioni d’Italia sia con i paesi orientali. Vi fiorirono arti e mestieri, in particolare la zona spicca per la lavorazione della seta.

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BADOLATO Il borgo giace su uno sperone incuneato tra due valloni che si collegano nella sottostante pianura litoranea, i cui aspri tratti e le bellezze naturalistiche si ammirano in tutto il loro splendore dagli innumerevoli belvedere che costellano la strada per l’altipiano delle Serre e per Brognaturo. STORIA La nascita del borgo risale alla prima metà del X secolo, quando Roberto il Guiscardo duca di Calabria, decise, nel 1080, di edificare “un pacifico borgo”. In seguito, la cittadina passò a far parte dei domini angioini e appartenne a Filippo di Badolato al quale, con la violenza, lo tolse a Pietro Ruffo Conte di Catanzaro e i cui discendenti lo tennero fino al 1454. Giunto per successione alla famiglia tropeana dei Toraldo vi rimase fino al 1578. Successivamente passò a Pietro Borgia principe di Squillace che lo cedette, nel 1596, a Pier Francesco Ravaschieri; passò ai Pinelli (16921779) e ai Pignatelli di Belmonte (1779-1806). Nel 1799 ad istigazione del Padre Lettore Bonaventura da Badolato e dei Cappuccini, impedì che i repubblicani piantassero l’albero della libertà. La legge del 1811, confermata da quella borbonica del 1816, ne faceva un Capoluogo di Circondario comprendente Isca, S. Caterina e Guardavalle. Il terremoto del 1905, ed in seguito l’alluvione del 1951, costrinsero gran parte degli abitanti ad abbandonare il centro del paese e a trasferirsi lungo il litorale.

DA VEDERE  Chiesa del Santissimo Salvatore  Chiesa dell’Immacolata Concezione Chiesa di San Domenico Chiesa di Santa Caterina Chiesa di S. Nicola Vescovo di Mira  Chiesa e Convento Francescano di Santa Maria degli Angeli Chiesa Chi esa di S. S Ma Maria ria de degli gli Angel Angel gelii

EVENTI  Festa di Sant’Andrea Avellino (10 e 11 novembre).  Settimana Santa con Cumprunta, l’incontro tra Maria e Gesù risorto. Badolato Borgo Festival: (luglio e agosto), rassegna cinematografica. Sagra del pesce (15 agosto). PRODOTTI DEL BORGO a pasta fatta in casa con la farina ottenuta dai grani duri calabresi. Gli ortaggi, la carne (di maiale, di capretto e di vitello) e il pesce. Ottimi sono i latticini e gli agrumi. PIATTI DEL BORGO  Deliziosi sono i dolci, si distinguono le cuzzupe, la pignolata e i confetti di giuggiulena. Ma le specialità del borgo sono i mastazzola e vinicottu, ciambelle fatte con farina, mosto cotto, chiodi di garofano e cannella. ANTICHI MESTIERI  Si usa ancora il telaio a mano per la produzione di coperte e sciarpe di lana e di seta. Molto attiva è la produzione d’olio d’oliva e vino. Buona la produzione di cereali e frutta. In molte aziende si pratica l’allevamento del bestiame bovino, ovino e caprino con lavorazione dei latticini.

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Borgia è una bella cittadina della provincia di Catanzaro, sorge su un altipiano collinare ed è situata tra il mare Jonio e le colline attraversate dal fiume Corace. Il paese presenta case innalzate, strade larghe, regolari e parallele che permettono una viabilità ordinata. Il magnifico parco archeologico di Scolacium e il mare incontaminato di Roccelletta, sono senz’altro un buon biglietto da visita di questa meravigliosa terra. STORIA Il nucleo originario di Borgia viene denominato Roccelletta e sarebbe da collegare alla presenza nel sito della greca Skylletion e della successiva romana Scolacium. In seguito una parte della popolazione si spostò in un’area situata più a monte, dando vita così al villaggio di Palagorio. La fondazione dell’attuale Borgia risale al 1547 per volere di Giovan Battista Borgia, Principe di Squillace, il quale concesse agli abitanti di Palagorio la possibilità di spostarsi in un luogo più sicuro, al riparo dal rischio di incursioni piratesche e poco distante dal nucleo originario. Gli abitanti di Palagorio fondarono il nuovo centro abitato in località Ventoliani-Crocelle (attualmente indicato dai borgesi come i Dirupi), dando così al nuovo casale il nome di Borgia. Nel 1783 il borgo venne quasi completamente raso al suolo da un terribile terremoto. Il nuovo luogo ebbe origine, a circa un km più ad ovest, in località Le Crocelle. Nel 1807, il paese fu incluso nel governo di Squillace ed elevato a capoluogo di circondario.

DA VEDERE  Chiesa di S. Maria della Roccella  Chiesa di San Giovanni Battista (Duomo).  Chiesa dell’Immacolata  Chiesa del Santissimo Rosario  Palazzo Municipale (XVIII-XIX sec).  Parco Archeologico Scolacium, immerso tra gli ulivi secolari, sorge dal 1982, nella località detta Roccelletta. EVENTI  Festa di San Giovanni Battista (patrono), si festeggia il 24 giugno.  Coloriamo l’estate di immagini suoni e parole, (luglio e agosto).  Festival Magna Grecia, presso il Parco di Scolacium (prima settimana di settembre). PRODOTTI DEL BORGO  Ottimi i formaggi e salumi. Nelle aree limitrofe buona la coltura di oliveti, frutteti, agrumeti e mandorleti. PIATTI DEL BORGO  Si possono gustare alla pignata fave secche, fagioli e ceci condite con olio d’oliva crudo e aromi. Tra i piatti tipici, i maccaruni, filati con u vrudru (filo d’erba seccato al sole); la stigghiolata preparata con budella e trippa di capretto o pecora; la ndudda preparata con budella, riempite di trippa, lingua e cuore; Fra i dolci le cuzzupe, i pittinapiti, i santariaddi, i nicatuli, i scaliaddi, la pignolata e le zeppole. ANTICHI MESTIERI  Nel borgo resiste la lavorazione del marmo, del legno, del ferro e l’arte del ricamo.


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CROPANI Località adagiata su dolci colline che si insinuano tra la Sila Piccola e il mare Ionio. Vanta un duomo romanico dal quale si può ammirare lo spettacolo collinare fino al digradare sul mare. STORIA Il nome Cropani deriva dal greco Kropòs che vuol dire “terra grassa, fertile”. La sua storia ha origini incerte. Lo storico cropanese padre Giovanni Fiore narra che, nell’anno 831, alcuni profughi veneziani provenienti da Alessandria d’Egitto e recanti le sacre spoglie dell’evangelista Marco, a causa di una violenta mareggiata, fecero naufragio sulla spiaggia nei pressi di Cropani. Essi trovarono cure e accoglienza da parte delle genti del luogo. I veneziani, al momento di ripartire, in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta, lasciarono una reliquia del Santo protettore di Venezia, una scheggia della rotula del ginocchio destro. Tale reliquia è custodita in un’urna dorata nel Duomo dell’Assunta assieme ad un documento con il quale ai cropanesi viene conferita la cittadinanza del Dominio Veneto, in seguito riconfermata dal Senato della Serenissima. Altre fonti propendono, invece, per un’origine bizantina che risalirebbe al VI secolo. Durante la seconda metà dell’XI secolo, vi sopraggiunsero i Normanni cui seguirono altre dominazioni. Nel medioevo il paese fece parte della contea di Belcastro, successivamente, nel 1224, passò da Landolfo D’Aquino a Giovanni d’Amato, quindi fu dei Ruffo e poi, nel 1460, dei Sanseverino, nobile

famiglia napoletana. Durante il XVI e il XVII secolo numerosi altri feudatari, tra cui i Sersale, i Ferrari, i Ravaschieri e i de Fiore, ebbero Cropani tra i loro possedimenti. Nel 1783 la cittadina fu gravemente danneggiata da un terribile terremoto. Nel 1811 fu riconosciuta come comune. Porta Por ta d’i d’ingr ngr g ess esso o del del Duo Duomo mo

DA VEDERE  Chiesa di Santa Maria Assunta  Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria Chiesa di San Giovanni Battista Chiesa di Sant’Antonio da Padova Chiesa di San Marco Evangelista  Chiesa di San Michele Arcangelo  Convento dei Padri Cappuccini e la Casa natale di Padre Giovanni Fiore che risale al XVII secolo. EVENTI  San Sebastiano, (patrono) si festeggia il 20 gennaio.  La Naca, collegata ai riti pasquali.  Estate cropanese (luglio-agosto)

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PRODOTTI DEL BORGO  Olio d’oliva, castagne e i funghi. PIATTI DEL BORGO  I mparrettati, pasta fatta in casa; lo spezzatino di vitello o di maiale, la trippa al pomodoro e le lumache (virdeddji). Ottimi i salumi e i formaggi. Fra i dolci la pittanchiusa, e le cuzzupe. ANTICHI MESTIERI  Lavori al telaio a mano e al tombolo, magnifici sono i merletti e i ricami. Significativa la presenza di pittori, scultori, falegnami e fabbri.

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a provincia di Vibo Valentia conta 50 comuni e si estende per 1.139 kmq (il 7,6% del territorio calabrese), situata nel profondo sud, verso lo stretto che separa la Calabria dalla Sicilia. Il territorio si estende tra il mar Tirreno e i monti della Sila Piccola. Molte sono le località prestigiose che si affacciano sul mare tra cui Pizzo, Tropea, Capo Vaticano, Briatico, Zambrone, Parghelia e Nicotera. Protagonista è, dunque, l’azzurro del mare, ma anche l’entroterra ha peculiarità interessanti, con il massiccio delle Serre, con le fitte foreste di conifere, i secolari boschi di faggi, i ruscelli cristallini, le ampie vallate e i lussureggianti altipiani. Volgendo lo sguardo a Sud è addirittura possibile vedere la cima dell’Etna in Sicilia. L’attrattiva principale rimane il mare, ma tra i vari borghi è suggestivo girare tra chiese, castelli torri e chiesette oppure apprezzare l’artigianato locale e i prodotti enogastronomici di alta qualità.Vibo Valentia (Hipponion), capoluogo di provincia fu fondata dai greci di Locri Epizefiri sul luogo di un preesistente centro italico, raggiunse nel V secolo a.C. una notevole importanza e riuscì a sconfiggere nel 442 a.C. la stessa Locri; fu in seguito vinta e distrutta da Dionisio il Vecchio di Siracusa. Ricostruita nel 379 dai cartaginesi, passò sotto l’influenza dei greci prima e dei bruzi poi, finché nel 192 a.C. divenne colonia romana. Fu roccaforte bizantina, devastata dagli arabi nel corso dei secoli IX e X, fu completamente ricostruita nel 1325 dagli svevi. Vibo Valentia conserva intatte, nel proprio centro storico, le geometrie del borgo medievale, costellato di palazzi monumentali in tufo giallo e lastricato con grossi blocchi di pietra lavica. Qui, nel gomitolo di strade che si avvolge intorno al nucleo antico del capoluogo vibonese, l’architettura si fonde con l’arte, riservando inattese emozioni. Il corso principale taglia letteralmente in due la città, inerpicandosi verso la collina che sovrasta il centro abitato e sulla quale svetta solitario il grande Castello, edificato a metà dell’anno mille da Ruggiero il Normanno.

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ARENA Centro agricolo del versante tirrenico delle Serre, adagiato su una collina a 496 m. s. m., lungo una fiancata del torrente Marepotamo è ornato da estesi boschi di castagni e di faggi. Ăˆ una bella cittadina dell’entroterra vibonese, ricca di natura, di storia e di arte. STORIA Fu municipium romanae e, al tempo delle guerre Puniche, presidio militare col nome di Castrum Arenense. Fu Ruggero I il Normanno ad assegnare le Terrae Arenarum al suo figlio naturale Ruggero Culchebert. Nel territorio di Arena su donazione di Ruggero I a Bruno di Colonia degli Hortenfaust, sorse la Certosa di Serra San Bruno. Il feudo fu posseduto anche dagli Acquaviva di Aragona, dai duchi d’Atri e dai Caracciolo. Fu centro importante di seta e di legname. Riconosciuta Universitas sotto gli Aragonesi ne diresse le sorti di un vasto territorio che andava dallo Ionio al Tirreno e del quale ne fu capoluogo. Tutto il centro storico è un museo. La penuria di spazio edificabile ha dato luogo al primo nucleo attorno al Castello e ha dato origine ad una serie di costruzioni, concepite per lo stretto necessario. Nella caratteristica via Giudecca, nella parte bassa del borgo, nel medioevo per volere di Federico II si stanziarono gli ebrei introducendo ad Arena l’arte della tintoria e della conceria. L’abitato, dopo giri di vicoli e scalette, si ferma sul punto piĂš alto, al campanaro, grazioso quartiere dove nel passato vi era una torre di vedetta a controllo del territorio. Da tutti i punti si può godere uno spettaco-

lare panorama di eccezionale bellezza che va dallo Stretto di Messina alla Costiera di Paola, nelle giornate piĂš limpide si possono scorgere le Eolie in un magico gioco cromatico di colori. DA VEDERE  Castello (resti) di fondazione normanna, (XI secolo) fu in gran parte rifatto nei secoli XIV-XV.     #       &    )    Chiesa di San Teodoro  Archivio Caracciolo (comunale). EVENTI  Festa di Maria SS. delle Grazie si festeggia la prima domenica di agosto.  Festa di San Michele Arcangelo la prima domenica di settembre.  Affrontata lunedĂŹ di Pasqua.  Festa di San Rocco (patrono), la seconda domenica di ottobre.  Sagre in agosto: delle Zeppole, della Maccarruna (pasta di casa), delle Chiacchere, e di Nacatuli.

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PRODOTTI DEL BORGO  Buona la produzione di formaggi, olive e olio d’oliva, verdure e vino. PIATTI DEL BORGO  I Maccarruna pasta di casa con fagioli o ceci o conditi con il sugo di carne di maiale e cinghiale. Tra i dolci le zeppole, i taralli, le chiacchere nacatuli. ANTICHI MESTIERI  L’agricoltura, la pastorizia, la lavorazione di formaggi e salumi.

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Località turistica balneare di grande interesse, situata sulle scogliere della Costa degli Dei. Distrutta dal terribile terremoto del 1783. Della Briatico Vecchia rimangono i magnifici ruderi del castello medioevale, fatto edificare da Ferdinando Bisbal. STORIA Questo centro ha radici molto antiche, infatti nel suo territorio sono stati ritrovati resti di epoca preistorica come: utensili in terracotta, selce ed ossidiana e resti umani. Sono state scoperte anche necropoli romane ed avanzi di un complesso edilizio (forse terme) di età imperiale. Inoltre vi sono delle grotte eremitiche medievali, alcune delle quali denominate Grotte delle fate. Durante il periodo feudale e medievale la cittadina passò di dominio in dominio infatti fu possedimento di Nicolò de Traina, di Adamo de Elmis, dei Leone da Reggio, dei Ruffo di Catanzaro e di Montalto fino al 1496, anno in cui passò in mano agli spagnoli de Castro Bisbal. Nel corso degli anni il paese fu scosso da terribili terremoti: nel 1638, nel 1659 e nel 1783, quest’ultimo costrinse i sopravvissuti a ricostruire il centro abitato in un altro sito, quello attuale. DA VEDERE  Chiesa di San Nicola (matrice) che risale alla fine del XVIII secolo.   %

    

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         Briatico Vecchia i ruderi dell’antica Briatico e del castello medioevale.   ruderi della torre del (XVI secolo), in prossimitĂ della spiaggia. EVENTI Affruntata (domenica di Pasqua).  San Nicola di Bari (patrono), si festeggia il 6 dicembre.  Festa del Carmine 16 luglio, con processione in mare.     !  si organizza il 2 aprile  Sagra Fileja (pasta di casa) in agosto PRODOTTI DEL BORGO  Le tante varietĂ  di pesce pescato nelle trasparenti acque del Mar Tirreno. PIATTI DEL BORGO  Piatti a base di pesce tra cui le zuppe, il tonno alla brace e i surici fritti. Da gustare: i maccarruni ca suriaca (maccheroni con i fagioli) e la pitta filata (pasta di pane con olio e cucco, erba aromatica). Tra i dolci le pie (pasta sfoglia ripiena di uva passa, mandorle, noci e vino cotto). La pignolata e i ravioli, le zippule (pasta lievitata con uva passa e zucchero) e i curuicchi (pasta lievitata e fritta). ANTICHI MESTIERI  Si coltiva la nota cipolla rossa di Tropea, che viene raccolta nei territori limitrofi del borgo. Numerosi pescatori solcano il magnifico mare che bagna Briatico e si dedicano alla pesca, tramandando di generazione in generazione insegnamenti e pratiche di mare.


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FABRIZIA Borgo posto nella catena appenninica delle “Serre Calabreâ€?, posizionato su una insenatura a ridosso di due catene montuose, monte Pecoraro ad est e monte Crocco ad ovest, è circondato da una rilevante presenza di fiumare che nel tempo hanno eroso le numerose vallate che solcano l’abitato. La cittadina è immersa nel verde di estesi boschi, mentre da molte zone dell’abitato si scorge l’azzurro del Mar Jonio. STORIA Il piccolo borgo è sorto dal trasferimento delle genti di Castelvetere (Caulonia) e di Roccella. Il nome gli deriva da Fabrizio Carafa marchese di Castelvetere, che vi eresse la sua dimora estiva. La nobile famiglia fece costruire nel borgo, anche la cappella del Rosario. Il devastante terremoto del 1783 distrusse l’intero abitato. Il borgo si riprese soprattutto grazie alla presenza sul territorio delle Regie Ferriere, costruite durante il dominio borbonico e potenziate dai francesi.

no vari riti in onore del santo come li virginiadhi e li rachatiadhi. Li rachatiadhi: il pellegrino giunto innanzi al portone della Chiesa si mette in ginocchio e si racha (striscia) sino alla statua, posta ai piedi dell’altare, ripete il rito per tredici volte consecutive. Li virginiadhi è il rito con il quale si ringrazia Sant’Antonio per una grazia ricevuta, si organizza un pranzo composto da tredici commensali, formato da ragazze nubili (li virginiadhi) e due ragazzi celibi (li bambiniadhi). Vengono preparate e servite 13 diverse pietanze che devono essere degustate dai commensali. Il pranzo si conclude, oggi come allora, con l’offerta agli invitati di un dolce fatto in casa lu biscuattu. La padrona di casa offre tale dolce posta in ginocchio sulla soglia della propria casa.        in agosto       

che si svolge a settembre.  %  3 

PRODOTTI DEL BORGO  Vari ortaggi, salumi e formaggi. Nelle campagne circostanti si coltiva l’uva fragulara (varietà isabella). DA VEDERE   )   ! 

 Squisito è il vino fragolino e i liquori preparati con le fragole di bosco.        

PIATTI DEL BORGO  Palazzi presenti nel borgo.  La pasta fatta in casa con funghi porcini o fagioli, le patate con i EVENTI  Festa di Sant’Antonio (patrono), peperoni fritti nell’olio d’oliva, i funsi festeggia nel mese di giugno. La piÚ ghi porcini con guanciale di maiale. sentita forma di devozione è la tridicina, ovvero il pellegrinaggio, che si effettua ANTICHI MESTIERI nei tredici giorni antecedenti la festa  Nel borgo è ancora praticato l’artidel santo. Durante la tridicina si celebra- gianato del legno e del ferro.

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a provincia di Reggio Calabria è un’enorme montagna accarezzata dal mare, si estende dalla costa del mar Tirreno, mar Jonio e Mediterraneo e comprende la parte meridionale della regione. Tra l’azzurro del mare compare la catena montuosa dell’Aspromonte che domina gran parte del territorio con il suo Parco Nazionale d’Aspromonte custode di foreste, corsi d’acqua che precipitano a valle, suggestive cascate, laghi e rumorose fiumare. Di particolare interesse storico e artistico sono i piccoli paesi dell’entroterra, tra cui Gerace, Stilo, Roghudi, Palizzi e Pentedattilo. La sponda tirrenica è caratterizzata dalla costiera frastagliata della Costa Viola con le sue rinomate località turistiche tra cui Palmi, Seminara, Bagnara, Scilla e per la presenza del monte Sant’Elia, da cui è possibile ammirare un suggestivo panorama. Dall’altra parte, sullo Jonio, troviamo la Riviera dei Gelsomini con molte località turistiche tra cui Monasterace, Riace, Rocella Jonica, Locri, Bianco e Brancaleone, cosi denominata per le coltivazioni dei graziosi fiori che decorano e caratterizzano il paesaggio. Terra d’approdo e di transito, terra dei mille dialetti, la provincia di Reggio Calabria è un insieme di tradizioni e culture diverse. Reggio Calabria capoluogo di provincia sorta per controllare il traffico navale dello stretto, anticamente denominata Rhegion, fu fondata nell’VIII secolo a.C. dai coloni Calcidesi dell’Eubea e dai Messeni. I Bizantini, diedero alla città un periodo di splendore. Le testimonianze della cultura greca, romana, normanna, aragonese, spagnola, austriaca e francese sono ancora oggi evidenti. Città dai forti richiami leggendari, è situata sulla punta dello Stivale, alle pendici dell’Aspromonte, sul versante orientale dello “Stretto di Messina”, in posizione strategica e dominante, raccolta attorno al suo celebre Lungomare.

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BOVA Centro grecanico tra i piÚ importanti del comprensorio jonico reggino, il borgo offre ai visitatori le sue bellezze naturali e le sue origini leggendarie; qui si narra, infatti, la storia di una regina armena che avrebbe guidato il suo popolo sul monte VÚa, cosÏ chiamato perchÊ la sua terra era adibita al pascolo dei buoi, da cui Bova. STORIA Le origini del borgo risalgono al VII-VI secolo a.C. quando i coloni greci, provenienti dalla Locride, assoggettarono tra gli altri anche gli Ausoni che abitavano le rocche e le caverne di Bova sin dal Neolitico. Nel V secolo è sede vescovile e rimane a lungo feudo dei vescovi di Reggio. Nell’829, le incursioni dei Saraceni obbligarono i sopravvissuti ad abbandonare la costa e le campagne per rifugiarsi sui monti. Risale ai secolo IX e X la colonizzazione bizantina i cui influssi sono tuttora vivi nell’antico dialetto greco parlato da parte della popolazione. Con l’arrivo dei Normanni (1040-60), viene edificato un castello per il controllo del territorio. Nel 1572, il rito greco-ortodosso, viene sostituito per volere del vescovo Stauriano a favore del rito latino. Bova diviene una contea governata dall’Arcivescovo di Reggio fino al 1806.

!  &&  6 &&  (   (XI secolo).      (ruderi), X-XI secoli. EVENTI   # (patrono) 5 maggio.   2   *%     Assunta, di San Leo e di San Rocco nei giorni 15-16-17 agosto.     !  7& (in agosto), evento culturale di musica etnica.

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PRODOTTI DEL BORGO Formaggi freschi e stagionati ovini, caprini e pecorini, tra questi il musulupi formaggio filante. Ottimi i salumi. PIATTI DEL BORGO La curcudia, polenta con latte; i maccheroni conditi con il ragÚ di capra; la capra in brodo e le pitte con la ricotta. Sono da gustare la lestopitta (frittella di farina e acqua), il caratonfolo (tartufo viola) e l’ascadia (fichi d’india infornati).

ANTICHI MESTIERI  Fiorente è l’artigianato locale dove ovviamente si riscontra l’influenza della cultura “grecanicaâ€? che si esprime nella cosiddetta arte dei pastori. Durante la lunga permanenza sui monti, i pastori, realizzano vari oggetti in legno di ulivo e di arancia, con i simboli ricorrenti del sole, della luna, dell’uccello. Le tessitrici invece, con lana, lino e ginestra, realizzano coperte, tovaglie e DA VEDERE            tappeti con motivi ispirati dalle figure delle Madonne e dei Santi osservati Presentazione o IsodĂŹa nelle grotte e nelle chiese bizantine, ad   # (XVII secolo).     (XVII secolo). esempio la croce greca, sempre presen    (XVI secolo). te nel disegno ornamentale.

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GERACE Borgo situato su uno sperone roccioso, cosĂŹ come narra la leggenda, “sulla rupe dove si posò lo sparvieroâ€?; presenta al visitatore le sue bellezze artistiche, storiche e gli stupendi scorci panoramici.

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     Monserrato eretta nel 1636.     

  Santa Maria del Mastro       (ruderi), risalente al XI secolo.

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STORIA Il nome dal greco HiĂŠrax, “sparvieroâ€?, rimanda al ricordo del rapace che, secondo la leggenda, avrebbe indicato agli abitanti di Locri il luogo in cui rifondare la cittĂ , al riparo dalle incursioni saracene. La cittĂ  fu, infatti, fondata dai profughi locresi, verso il IX secolo piĂš volte saccheggiata dai saraceni che nel 952 avevano sconfitto i Bizantini ai piedi del monte. Nel 1059, con la conquista di Roberto il Guiscardo, Gerace passò ai Normanni sotto i quali conobbe un periodo di grande prosperitĂ . Nonostante la politica filo-latina dei Normanni, il rito greco sarĂ  abolito soltanto nel 1480. Successivamente il borgo appartenne a vari feudatari tra cui i Caracciolo e i Grimaldi.

EVENTI       Prestarona, festa con fiera del bestiame e di prodotti artigianali, si svolge la prima domenica dopo Pasqua.   5, prima domenica di luglio.   *   che si celebra il 22 e 23 agosto, con il caratteristico ballo del cavalluccio.   %  "  è una rassegna internazionale di artisti di strada che richiama artisti provenienti da tutto il mondo. L’evento si svolge a fine luglio.

DA VEDERE    , consacrata forse nel 1045, in stile romanico-normanno, a croce latina, divisa in tre navate con fila di colonne, provenienti probabilmente da Locri.     Francesco d’Assisi costruiti probabilmente alla fine del XIII secolo.   

 edificata tra l’XI e il XII secolo.  ) (complesso monastico).

PIATTI DEL BORGO  La pasta filata a manu condita con sugo di ragĂš, le polpette di carne di maiale, la trippa con le patate e le frittelle di fiori di zucca. Dolci caratteristici sono i rafioli, realizzati con pan di Spagna e ricoperti di crema bianca.

PRODOTTI DEL BORGO  Il rinomato vino Greco di Gerace accompagna i pasti geracesi. Ottimi i salumi e formaggi freschi e stagionati, le olive mbite e l’olio d’oliva geracese.

ANTICHI MESTIERI  Nelle botteghe, i vasai continuano a lavorare l’argilla, con la stessa passione e lo stesso amore di un tempo.


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LOCRI Borgo della costa Ionica calabrese, oggi moderno centro dedito ad attività industriali e artigianali, in passato fu gloriosa colonia greca, offre al visitatore la sua storia attraverso i resti dell’antica Locri Epizefiri. STORIA La città ebbe origine nel VII secolo a.C. con lo sbarco di Locresi Ozolii (provenienti dal Canale di Corinto) o di Locresi Opunzii (provenienti dal Golfo di Eubea) presso Capo Zefirio (odierno Capo Bruzzano), poi, trasferitisi verso Nord, fondarono Locri Epizephiri; qui esercitarono le proprie costumanze del Matriarcato e quella della Jerodulia (prostituzione sacra). PiÚ che per le vicende storiche, Locri è ben nota per la sua organizzazione sociale e per i dettati giuridici emanati dal locrese Zaleuco, norme che disciplinavano le varie etnie esistenti in città. Il borgo diede i natali alla famosa poetessa Nosside, vissuta nel III secolo a.C., della quale ci rimangono bellissimi versi, a Timeo magistrato e maestro di Platone; Senocrito musicista e poeta lirico; Eutimo due volte vincitore dei Giochi Olimpici; Agesidamo pugile ricordato da Pindaro nella X e XI Olimpica. Per motivi territoriali Locri fu in lotta con le città di Reghion e di Kroton, questa ultima nel 530 a.C. fu duramente sconfitta dai locresi nella leggendaria battaglia avvenuta presso il fiume Sagras (odierno Allaro). Alleata di Roma nel 283 a.C. si trovò in seguito nell’orbita della guerra contro Pirro, appoggiando piÚ volte l’una o l’altra parte e per questo saccheggiata da Pirro che non risparmiò neanche il famoso Tempio di

Persefone, cosÏ come narra Tito Livio in alcuni capitoli. Al tempo della seconda guerra punica fu ancora presidiata dai romani, tranne il breve periodo 216-205 a.C. allorquando fu assediata dai Cartaginesi di Annibale cacciati in seguito da Scipione l’Africano. DA VEDERE     (1843).    % (1908). 2   , in contrada Marasà , contiene materiale di scavo proveniente dall’area archeologica.  (     1 e l’intera area archeologica della antica Locri Epizephiri.

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EVENTI  )"   , prima domenica di agosto e l’8 dicembre.     (novembre).  %       Festival di musica etnica (agosto) si svolgono nel Tempio di MarasĂ . PRODOTTI DEL BORGO  Ottimi sono i formaggi, le carni ovine, bovine, caprine e i salumi piccanti. Nelle aree che degradano verso il mare, colture di uliveti e agrumeti.

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PIATTI DEL BORGO  La pasta fatta in casa con sugo di capra o con le polpette di carne di maiale, lo stocco e patate, le melanzane e le alici ripiene. ANTICHI MESTIERI  Importante è la lavorazione della ceramica, come la produzione dei pinakes, antiche lucerne ed anfore con la testa.

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