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a provincia di Cosenza si estende dalla costa tirrenica alla costa ionica; fanno parte del territorio provinciale, il Parco Nazionale del Pollino e il Parco Nazionale della Sila con i laghi Cecita, Arvo, Ariamàcina e parte dell’Ampollino. È una delle province più estese d’Italia, conta 155 comuni e si estende per 6.650 kmq (il 44,1% del territorio calabrese). Suggestiva per arte, cultura e bellezze naturali, la provincia di Cosenza offre al visitatore itinerari e località variegate. Interessanti sono le coste, le spiagge, gli isolotti, le grotte dell’azzurro litorale tirrenico e le sue belle località. Affascinante è il litorale ionico, tra il blu del mare, le coste vergini, i resti dei castelli e le belle cittadine d’arte. Anche l’entroterra montano della provincia è affascinante; caratterizzato dai colori di una natura ricca di flora e fauna selvaggia, dai sapori della gastronomia tradizionale e dalla bellezza dell’artigianato artistico. Cosenza capoluogo di provincia fu fondata dai Bruzii con il nome di Cosentia, combatté a fianco di Annibale contro i Romani che la conquistarono nel 204 a.C. Nei secoli fu dominata da varie popolazioni; le invasioni dei saraceni costrinsero gli abitanti a rifugiarsi sui monti facendo decadere la città che risorse sotto i Normanni, gli Svevi e gli Angioini (XV-XI secoli). Di tali avvenimenti rimangono ancora tracce nell’architettura e nella cultura della città.

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ALTOMONTE Incantevole borgo della provincia di Cosenza, situato ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, si presenta ai visitatori con l’antico centro storico, gli scorci naturalistici, gli eleganti palazzi, le chiese di antica costruzione a testimonianza della sua lunga e affascinante storia. STORIA Il borgo vanta antiche origini, è citato da Plinio il Vecchio sotto il nome Balbia e successivamente denominato Bragallum, Brahalla o Brakalla di origine saracena o normanna, acquisterà la conosciuta denominazione di Altomonte nel 1343 per volere della regina Giovanna I di Napoli. Fu governato dai Sangineto, tra cui Filippo Sangineto, (figlio di Ruggero I Sangineto, conte di Corigliano) che tra i molti territori posseduti decise di risiedere ad Altomonte e vi donò tante opere artistiche, i cosiddetti “tesori del conte Filippo”. Successivamente passò alla famiglia Sanseverino fino alle leggi eversive della feudalità (1806). DA VEDERE • Chiesa di Santa Maria della Consolazione • Convento dei Domenicani • Museo Civico • Chiesa e Convento di San Francesco di Paola, con la torre campanaria alta 24 metri. • Chiesa di San Giacomo Apostolo • Torre normanna o del Pallotta • Castello dei Sanseverino

EVENTI • Festa di San Francesco di Paola, (patrono) la seconda domenica di maggio. La statua del Santo viene portata in spalla dai fedeli per tutte le strade della città. • Festival Euromediterraneo manifestazione significativa della città di Altomonte ed evento culturale di spicco in Calabria.

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PRODOTTI DEL BORGO • Rinomati sono i liquori come il limoncello, il fragolino, il ginestrino e i vini rossi e bianchi, le olive, l’olio d’oliva, e le collane di peperoni rossi essiccati al sole. PIATTI DEL BORGO • La cucina di Altomonte genuina e fantasiosa è caratterizzata per una particolare attenzione alle tradizioni e all’amore per i frutti della terra. Tra i piatti ricordiamo la minestra mischiglja, mischiata, preparata con erbe spontanee, i maccarruni, pasta fatta in casa; i rastatieddri e le lagani e ceci. Inoltre il palato del visitatore viene deliziato dalle buonissime pitte con i scarafugli, focacce preparate con i ciccioli di maiale, con il pomodoro o con il fiore di sambuco. I zafarani cruschi sono invece peperoni essiccati al sole e saltati nell’olio bollente. ANTICHI MESTIERI • Questo borgo conserva l’amore per l’artigianato locale, buona è la lavorazione dell’argilla e la realizzazione di manufatti in vimini, come i panieri e le ceste. Presente è anche l’arte del ricamo.

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Panorama di Rocca Imperiale

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A 4 km circa dal mare Jonio, posizionata su un colle, da cui si leva alto un imponente castello che padroneggia l’abitato circostante, Rocca Imperiale conserva l’aspetto di un borgo medievale e offre un suggestivo panorama costiero della antica pianura Siritide. STORIA Il nucleo abitato nacque intorno al duecento per volere di Federico II di Svevia il quale ordinò la costruzione di un castello su una roccia, da cui deriva il nome Rocca. La cittadina appartenne successivamente allo stato di Oriolo, ai principi di Salerno, ai Carafa, ai Raimondi e infine ai Crivelli.

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DA VEDERE • Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta, L’interno a tre navate ospita, tra le tante opere, un bellissimo polittico del 1650 e un Crocifisso ligneo con aureola d’oro, probabilmente del XVI secolo. • Chiesa di Sant’Antonio, costruita nel XVI secolo con cupola bizantina; all’interno si trova una statua lignea del XVI secolo raffigurante la Madonna con Bambino, di arte napoletana del ’500. • Santuario di Maria SS. della Nova, si narra sia stato costruito nel XVI secolo, per volontà di un principe pellegrino che naufragò sulla spiaggia di Rocca Imperiale. Semplice nello stile custodisce sull’altare un quadro che riproduce l’effige della Madonna delle Cesine.

• Castello svevo (1255), il Forte appare come un’enorme nave di pietra, la prua rivolta verso Sud, le grigie fiancate protette da torri simmetriche. Risulta costituito da un mastio poligonale a scarpa i cui lati più brevi, a Sud, si innalzano su un profondo burrone. EVENTI • Madonna della Nova si festeggia l’1 e il 2 luglio. • La giornata dell’emigrante si festeggia nella prima domenica di agosto in contrada Cesine, per il ritorno degli emigranti. PRODOTTI DEL BORGO • Il borgo è noto per la produzione della cosiddetta uva regina e per i succosi agrumi, come il noto nustranu, limone di colore giallo di forma allungata. Fiorente è anche la coltivazione delle pesche e la produzione olearia. PIATTI DEL BORGO • Si predilige il consumo del pesce, in particolare i gamberi e le seppie (fritti e arrostite) e il bianchetto salato. Tradizionale è la maiatica, piatto a base di peperoni secchi. Come dolce tipico la pitta duce, ovvero il pan di Spagna. Ancora presente è l’antico rito dell’uccisione del maiale e quindi del relativo consumo della sua carne. ANTICHI MESTIERI • Ancora oggi vi sono artigiani che lavorano il ferro e il legno.


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a provincia di Crotone si estende tra il mar Ionio e i monti della Sila, per 1.716 kmq (l’11% del territorio calabrese), conta 27 comuni. Il territorio della provincia è ricco di splendide e rinomate località storiche e turistiche quali Cirò Marina, Isola Capo Rizzuto, Le Castella e tante altre. L’entroterra è ricco di centri storici, molti dei quali, abbarbicati sulle alture, conservano gli antichi borghi medioevali con castelli, torri e chiese, tra questi Santa Severina, Cotronei, Petilia Policastro e altri. Il territorio montano della provincia crotonese, che rientra nel perimetro del Parco Nazionale della Sila, annovera località turistiche inserite in uno scenario silano tra boschi, fiumi e laghi tra cui l’Ampollino. La città di Crotone capoluogo dell’omonima provincia fu fondata da coloni achei nel 710 a.C., l’antica Króton estese il suo territorio lungo la costa calabra, giungendo a conquistare Sibari e fondando le colonie di Scillezio e Caulonia. Nella seconda metà del VI secolo a.C. ospitò il filosofo e matematico greco Pitagora, la cui attività culturale contribuì a rendere la città la più importante e potente della Magna Grecia. Nel 277 a.C. fu conquistata dai romani e nel medioevo fu un importante centro, divenne piazzaforte bizantina e si sviluppò successivamente sotto i normanni, che ne ricostruirono le mura e migliorarono il porto. Oggi è una città moderna e dinamica che promuove il suo glorioso passato di città della Magna Grecia.

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Panorama di Castelsilano

CASTELSILANO Il borgo è posto sulla SS 107 Cosenza- Crotone e si connota per essere l’ultimo avamposto crotonese, prima di incontrare San Giovanni in Fiore in Provincia di Cosenza. Dall’alto di questa terrazza (900 s.l.m.), un costone roccioso, su cui è adagiato il centro abitato, domina sull’intera vallata del Neto e del Mar Ionio. Ciò ha sempre costituito il suo valore aggiunto e più tipico; ed oggi tale borgo è indicato come la Terrazza della Provincia di Crotone. STORIA La località risale ad un’epoca relativamente recente. Fu, infatti, nel 1685 che Scipione Rota, principe di Acheronzia, decise di costruire, nel luogo dove oggi sorge il centro abitato, un castello da impiegare come casale di montagna dove trascorrere le calde giornate estive. Attorno a questa struttura fortificata, grazie anche alla salubrità e all’amenità del luogo, sorsero gradatamente le abitazioni dei contadini e dei pastori che erano al servizio dei feudatari. Fu così che il borgo venne chiamato col nome di Castrum Casini, e successivamente Casino. In seguito fu casale di Cerenzia e ne seguì le vicende fino al 1806. Poi nel 1807 divenne università del governo di San Giovanni in Fiore. Divenne Comune autonomo col nome di Casino il 14 agosto del 1811 con decreto di Gioacchino Murat. Nel 1916 il paese passò dalla Provincia di Cosenza a quella di Catanzaro. Il nome Casino fu mutato, nel 1950, in Castelsilano grazie ad un decreto del

Presidente della Repubblica Einaudi. A partire dal 1994, a seguito dell’istituzione di nuove province, Castelsilano fa parte della Provincia di Crotone. DA VEDERE • Chiesa di Santa Maria Immacolata • Chiesetta della Madonna della Campagna • Chiesetta di San Leonardo e Padre Pio • Castello appartenuto al principe Rota. • Arca di Noè, costruita dallo scultore Giovanni Girimonte. • Museo della cultura contadina

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EVENTI • San Leonardo Abate (patrono), si festeggia il 6 novembre. • Festa della Madonna della Campagna si svolge la seconda domenica di agosto. • La gara degli asini si svolge il secondo sabato di agosto. PRODOTTI DEL BORGO • Ottima la produzione di salumi, formaggi e olio d’oliva poco acido al quale è stato riconosciuto il marchio DOP.

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PIATTI DEL BORGO • La pasta china, pasta al forno ricca di polpettine, uova sode, salame e caciocavallo. ANTICHI MESTIERI • Realizzazioni al telaio e a mano. Molto importante è anche la produzione artigianale orafa, soprattutto la realizzazione della Jennacca, una collana in oro composta da tanti piccoli grani.

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Panorama di Strongoli

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Questo antico borgo, erede dell’antica Petelia o Macalla, centro greco e poi bruzio, riassume in sé tutte le caratteristiche geografiche e morfologiche dei paesi del crotonese. Infatti, nel suo centro storico sono ancora visibili i reperti archeologici della città romana: colonne e are in marmo. Il suo tessuto urbano è caratterizzato dalla presenza di tipici edifici spagnoli. STORIA Strongoli è ritenuta l’antica Mecalla. Secondo Virgilio si tratta della piccola Petelia fondata da Filottete che la edificò saldissima sopra la rupe. Dopo la battaglia di Canne, nel 216 a.C., la sola Petelia si mantenne fedele a Roma per cui, dopo undici mesi di assedio fu distrutta da Annibale, il quale la consegnò ai bruzi. Per il suo eroismo e per la fedeltà avuta verso Roma fu elevata a Municipio con la possibilità di battere moneta propria, ed ebbe il titolo di Fidelis, per cui passò alla storia come Fidelis Petelia. Fu così che il centro riprese a fiorire. Petelia sorgeva dove si trova ora l’attuale Strongoli, il cui nome odierno le deriva dal greco strongýlos (rotondo), con riferimento alla forma ellittica dell’acropoli di Petelia, oppure dal bizantino strongylòs in relazione alla forma della fortezza (di forma rotonda) fatta costruire da Giustiniano nel VI secolo d.C. In seguito, sul luogo dell’acropoli dell’antica Petelia, i Normanni costruirono un imponente castello, che è stato uno dei punti di forza del sistema difensivo calabrese in età medievale e moderna.

DA VEDERE • Chiesa della Madonna della Sanità, eretta nel XVII secolo. • Chiesa di Santa Maria delle Grazie • Chiesa di San Pietro e Paolo • Palazzo sede del Municipio • Torre dell’orologio • Castello Normanno, venne riparato e ampliato dai principi Sanseverino nei XIV-XVI secoli. • Residenza castellata di Fasana • Piano della Battaglia, in cui nell’anno 208 a.C. si combatté una sanguinosa battaglia fra Romani e Cartaginesi. EVENTI • Festa della Madonna delle Grazie (patrona), si celebra il 15 agosto. • Festa della Madonna Vergadoro si festeggia la domenica dell’Ascensione. • Festa della Sanità (maggio). • Estate strongolese (agosto). PRODOTTI DEL BORGO • Ottimi i vini DOC Melissa e IGT Lipuda e Val di Neto. Buono l’olio d’oliva e le olive varietà tonda di Strongoli. Tra i salumi la salsiccia di coretto. PIATTI DEL BORGO • Pasta chjna condita con polpettine di carne, uova sode, salsiccia, caciocavallo e ragù. I pipi e pomodori verdi fritti con le olive. Le Cocolette polpettine di ricotta fresca al sugo. La pitta con le sarde salate o con i risimugghi (ciccioli di maiale). Tra i dolci la pitta ccu passali, i turdiddri, i Crustuli e Cucceddatu. ANTICHI MESTIERI • Nel borgo si pratica l’agricoltura e la lavorazione del ferro battuto.


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a provincia di Catanzaro si estende tra la costa ionica e quella tirrenica, nel tratto più stretto dello “stivale”, per 2.391 kmq (il 15,9% del territorio calabrese). Ricadono nella provincia 80 comuni. Il territorio è diviso tra le montagne della Sila, le colline e le zone digradanti verso il mare. Splendide scogliere e lunghi tratti di spiaggia di sabbia bianca caratterizzano la costa del Golfo di Squillace. Ricadono nel territorio provinciale i monti e le aree del Parco Nazionale della Sila e della Sila Piccola. La posizione centrale del territorio provinciale tra i due mari, offre al turista la possibilità di ammirare i suggestivi tramonti del mar Tirreno, con all’orizzonte il territorio vulcanico delle isole Eolie e gli straordinari angoli di macchia mediterranea, tra il verde delle montagne e il blu del mare. Bellissimi i borghi medievali abbarbicati sulle alture che conservano gelosamente usi e tradizioni. Catanzaro capoluogo di provincia venne fondata dai Bizantini all’inizio del X secolo, come roccaforte collinare. Nel 1059 fu tolta ai Bizantini da Roberto il Guiscardo. La strategica posizione ha favorito, nel corso dei secoli, scambi commerciali sia con le altre regioni d’Italia sia con i paesi orientali. Vi fiorirono arti e mestieri, in particolare la zona spicca per la lavorazione della seta.

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BADOLATO Il borgo giace su uno sperone incuneato tra due valloni che si collegano nella sottostante pianura litoranea, i cui aspri tratti e le bellezze naturalistiche si ammirano in tutto il loro splendore dagli innumerevoli belvedere che costellano la strada per l’altipiano delle Serre e per Brognaturo. STORIA La nascita del borgo risale alla prima metà del X secolo, quando Roberto il Guiscardo duca di Calabria, decise, nel 1080, di edificare “un pacifico borgo”. In seguito, la cittadina passò a far parte dei domini angioini e appartenne a Filippo di Badolato al quale, con la violenza, lo tolse a Pietro Ruffo Conte di Catanzaro e i cui discendenti lo tennero fino al 1454. Giunto per successione alla famiglia tropeana dei Toraldo vi rimase fino al 1578. Successivamente passò a Pietro Borgia principe di Squillace che lo cedette, nel 1596, a Pier Francesco Ravaschieri; passò ai Pinelli (16921779) e ai Pignatelli di Belmonte (1779-1806). Nel 1799 ad istigazione del Padre Lettore Bonaventura da Badolato e dei Cappuccini, impedì che i repubblicani piantassero l’albero della libertà. La legge del 1811, confermata da quella borbonica del 1816, ne faceva un Capoluogo di Circondario comprendente Isca, S. Caterina e Guardavalle. Il terremoto del 1905, ed in seguito l’alluvione del 1951, costrinsero gran parte degli abitanti ad abbandonare il centro del paese e a trasferirsi lungo il litorale.

DA VEDERE • Chiesa del Santissimo Salvatore • Chiesa dell’Immacolata Concezione • Chiesa di San Domenico • Chiesa di Santa Caterina • Chiesa di S. Nicola Vescovo di Mira • Chiesa e Convento Francescano di Santa Maria degli Angeli EVENTI • Festa di Sant’Andrea Avellino (10 e 11 novembre). • Settimana Santa con Cumprunta, l’incontro tra Maria e Gesù risorto. • Badolato Borgo Festival: (luglio e agosto), rassegna cinematografica. • Sagra del pesce (15 agosto).

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PRODOTTI DEL BORGO • La pasta fatta in casa con la farina ottenuta dai grani duri calabresi. Gli ortaggi, la carne (di maiale, di capretto e di vitello) e il pesce. Ottimi sono i latticini e gli agrumi. PIATTI DEL BORGO • Deliziosi sono i dolci, si distinguono le cuzzupe, la pignolata e i confetti di giuggiulena. Ma le specialità del borgo sono i mastazzola e vinicottu, ciambelle fatte con farina, mosto cotto, chiodi di garofano e cannella. ANTICHI MESTIERI • Si usa ancora il telaio a mano per la produzione di coperte e sciarpe di lana e di seta. Molto attiva è la produzione d’olio d’oliva e vino. Buona la produzione di cereali e frutta. In molte aziende si pratica l’allevamento del bestiame bovino, ovino e caprino con lavorazione dei latticini.

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NOCERA TERINESE Nocera Terinese è una bella cittadina della provincia di Catanzaro, si estende dal mare sino alla montagna. Borgo apprezzato da sempre per le eccezionali condizioni climatiche e per la ricchezza di fresche e limpide sorgenti. STORIA Dagli scavi effettuati da Paolo Orsi, tra il 1913 e il 1921, nella zona tuttora chiamata Pian della Tirena vennero alla luce numerosi strutture di pietra levigata. Alcuni ritengono che questo sia il sito dell’antica Temesa, mentre per altri questo è il luogo dove sorse la città di Noucrinon, antecedente a Temesa. La documentazione storica invece, risale al V secolo, quando il geografo Stefano di Bisanzio ricordava che lo storico Filisto Siracusano parlava già di una Nucrion o Nuceria dei Brezi. Intorno al 950 a.C. i noceresi si trasferirono sui monti circostanti, tra il monte Eliceto e il Destro, alla confluenza di due fiumi: Grande e Rivale, dove fondarono il nuovo centro abitato detto Rivellino o Motta. Nella metà dell’XI secolo, con l’arrivo dei Normanni, Federico II scambiò il feudo di Nocera con quello di Nicastro; atto che sottolinea come i due feudi godevano di ugual prestigio economico e sociale. Successivamente, intorno al 1277, divenne possedimento dei Cavalieri di Malta (allora Cavalieri Gerosolimitani di San Giovanni) per restarvi fino al 1806. Nel 1832 venne elevata a capoluogo di circondario. La prima parte del nome probabilmente deriva dal latino nuceria, con il significato di “città nuova”. La specifica risale

ad un decreto del 1863 e si riferisce all’antica città di Terina. DA VEDERE • Chiesa di San Giovanni Battista costruita intorno al 1200. • Chiesa di San Francesco d’Assisi • Chiesa dell’Annunziata • Chiesa del Suffragio • Convento dei Padri Cappuccini (ruderi). fondato nel 1581. • Palazzo Odoardi probabilmente fu residenza estiva dei vescovi di Tropea. EVENTI • San Giovanni Battista (patrono). • Estate nocerese • La Settimana Santa assume tratti caratteristici di grande contenuto storico-culturale-religioso per i Flagellanti, meglio conosciuti come i Vattienti. Essi praticano una pubblica flagellazione per devozione nei confronti del santo, percuotendosi le cosce e i polpacci con un oggetto di sughero composto da tredici schegge di vetro sporgente.

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PRODOTTI DEL BORGO • Borgo agricolo noto per la produzione di vini D.O.C. come il Savuto e il Scavigna e olio d’oliva. PIATTI DEL BORGO • Specialità preparate con la carne di maiale. Da gustare la lagana preparata con ceci o con fagioli, le checche, le grispelle e il formaggio pecorino. ANTICHI MESTIERI • Nel borgo persiste la lavorazione del legno, del ferro, l’arte del ricamo e del telaio a mano.

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SQUILLACE Borgo posto al centro del Golfo omonimo, sul mare Ionio. Risplende di luce chiarissima è dotato di un clima molto mite, ha inverni soleggiati ed estati fresche. La parte alta del paese è ornata da splendide colline. STORIA Alcuni attribuiscono la sua fondazione ad Ulisse, mentre altri all’ateniese Menesteo reduce della guerra di Troia. Con certezza si sa che fu dapprima la greca Skylletion e poi la romana Scolacium, infatti le vestigia artistiche di quest’epoca, si possono ammirare ancora oggi presso la Roccelletta di Borgia. Certo è che nel VII secolo a.C. la colonia magno-greca di Skylletion esisteva già sulle rive dello Ionio; strategicamente importante, perché situata nell’istmo più stretto del Bruzio e per la presenza di un Santuario molto rinomato nell’antichità dedicato al culto di Atena Scillezia. Fu indipendente e prospera di commerci, coniò moneta propria ed ebbe piena autonomia fino a quando i Cotroniati prima e i Locresi dopo (430-367 a.C.), per volere di Dionisio il Vecchio, non la assoggettarono ai rispettivi territori. Con l’avvento del Cristianesimo la romana Scolacium diventò sede di una fra le più importanti diocesi del Bruzio. Intorno al V secolo Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, primo ministro e consigliere personale di Teodorico Re dei Goti, vi fondò il cosiddetto Vivarium, considerato da molti come la prima Università d’Europa. Dal 1494 al 1735 la città fu governata dalla potentissima famiglia Borgia.

Il terribile terremoto del 1783 la sfregiò provocando numerosi danni. La città fu dichiarata comune nel lontano 1799 ed inclusa nel cantone di Catanzaro. DA VEDERE • Cattedrale dell’Assunta • Chiesa di S. Maria della Pietà • Chiesa dell’Immacolata • Chiesa di San Giorgio Martire • Monastero di Santa Chiara • Chiesa della Madonna del Rinfresco o del Ponte (santuario). • Palazzo vescovile (museo diocesano). • Castello (ruderi) XI secolo.

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EVENTI • Sant’Agazio (patrono), si festeggia il 16 gennaio e il 7 maggio. • Madonna del Carmelo, il 16 luglio. • Estate squillacese - Artigianato in piazza - Castello in festa (agosto) PRODOTTI DEL BORGO • Ottimi i salumi e i formaggi, le olive e l’olio d’oliva e gli agrumi.

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PIATTI DEL BORGO • Molto usate le tante varietà di pesci. Le carni consumate sono quelle di pecora e di capra, cotte al forno. Diffusi i formaggi stagionati come il pecorino. ANTICHI MESTIERI • Il borgo è rinomato per l’arte delle terrecotte. Quest’arte, che si sviluppò in epoca magno-greca, per bravura degli artigiani locali, ha fatto si che Squillace rientrasse tra le ventisette città dette “della ceramica”. riconosciute tali anche da un decreto ministeriale.

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a provincia di Vibo Valentia conta 50 comuni e si estende per 1.139 kmq (il 7,6% del territorio calabrese), situata nel profondo sud, verso lo stretto che separa la Calabria dalla Sicilia. Il territorio si estende tra il mar Tirreno e i monti della Sila Piccola. Molte sono le località prestigiose che si affacciano sul mare tra cui Pizzo, Tropea, Capo Vaticano, Briatico, Zambrone, Parghelia e Nicotera. Protagonista è, dunque, l’azzurro del mare, ma anche l’entroterra ha peculiarità interessanti, con il massiccio delle Serre, con le fitte foreste di conifere, i secolari boschi di faggi, i ruscelli cristallini, le ampie vallate e i lussureggianti altipiani. Volgendo lo sguardo a Sud è addirittura possibile vedere la cima dell’Etna in Sicilia. L’attrattiva principale rimane il mare, ma tra i vari borghi è suggestivo girare tra chiese, castelli torri e chiesette oppure apprezzare l’artigianato locale e i prodotti enogastronomici di alta qualità.Vibo Valentia (Hipponion), capoluogo di provincia fu fondata dai greci di Locri Epizefiri sul luogo di un preesistente centro italico, raggiunse nel V secolo a.C. una notevole importanza e riuscì a sconfiggere nel 442 a.C. la stessa Locri; fu in seguito vinta e distrutta da Dionisio il Vecchio di Siracusa. Ricostruita nel 379 dai cartaginesi, passò sotto l’influenza dei greci prima e dei bruzi poi, finché nel 192 a.C. divenne colonia romana. Fu roccaforte bizantina, devastata dagli arabi nel corso dei secoli IX e X, fu completamente ricostruita nel 1325 dagli svevi. Vibo Valentia conserva intatte, nel proprio centro storico, le geometrie del borgo medievale, costellato di palazzi monumentali in tufo giallo e lastricato con grossi blocchi di pietra lavica. Qui, nel gomitolo di strade che si avvolge intorno al nucleo antico del capoluogo vibonese, l’architettura si fonde con l’arte, riservando inattese emozioni. Il corso principale taglia letteralmente in due la città, inerpicandosi verso la collina che sovrasta il centro abitato e sulla quale svetta solitario il grande Castello, edificato a metà dell’anno mille da Ruggiero il Normanno.

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Località turistica balneare di grande interesse, situata sulle scogliere della Costa degli Dei. Distrutta dal terribile terremoto del 1783. Della Briatico Vecchia rimangono i magnifici ruderi del castello medioevale, fatto edificare da Ferdinando Bisbal. STORIA Questo centro ha radici molto antiche, infatti nel suo territorio sono stati ritrovati resti di epoca preistorica come: utensili in terracotta, selce ed ossidiana e resti umani. Sono state scoperte anche necropoli romane ed avanzi di un complesso edilizio (forse terme) di età imperiale. Inoltre vi sono delle grotte eremitiche medievali, alcune delle quali denominate Grotte delle fate. Durante il periodo feudale e medievale la cittadina passò di dominio in dominio infatti fu possedimento di Nicolò de Traina, di Adamo de Elmis, dei Leone da Reggio, dei Ruffo di Catanzaro e di Montalto fino al 1496, anno in cui passò in mano agli spagnoli de Castro Bisbal. Nel corso degli anni il paese fu scosso da terribili terremoti: nel 1638, nel 1659 e nel 1783, quest’ultimo costrinse i sopravvissuti a ricostruire il centro abitato in un altro sito, quello attuale. DA VEDERE • Chiesa di San Nicola (matrice) che risale alla fine del XVIII secolo. • Chiesa di S. Michele Arcangelo • Chiesa di San Giacomo • Chiesa di San Pietro • Chiesa Madonna delle Grazie • Chiesa dell’Assunta

• Chiesa di San Leone Magno • Chiesa Madonna di Costantinopoli • Briatico Vecchia i ruderi dell’antica Briatico e del castello medioevale. • Rocchetta ruderi della torre del (XVI secolo), in prossimità della spiaggia. EVENTI • Affruntata (domenica di Pasqua). • Festa San Nicola di Bari (patrono), si festeggia il 6 dicembre. • Festa del Carmine 16 luglio, con processione in mare. • Fiera di San Francesco di Paola si organizza il 2 aprile • Sagra Fileja (pasta di casa) in agosto PRODOTTI DEL BORGO • Le tante varietà di pesce pescato nelle trasparenti acque del Mar Tirreno. PIATTI DEL BORGO • Piatti a base di pesce tra cui le zuppe, il tonno alla brace e i surici fritti. Da gustare: i maccarruni ca suriaca (maccheroni con i fagioli) e la pitta filata (pasta di pane con olio e cucco, erba aromatica). Tra i dolci le pie (pasta sfoglia ripiena di uva passa, mandorle, noci e vino cotto). La pignolata e i ravioli, le zippule (pasta lievitata con uva passa e zucchero) e i curuicchi (pasta lievitata e fritta). ANTICHI MESTIERI • Si coltiva la nota cipolla rossa di Tropea, che viene raccolta nei territori limitrofi del borgo. Numerosi pescatori solcano il magnifico mare che bagna Briatico e si dedicano alla pesca, tramandando di generazione in generazione insegnamenti e pratiche di mare.


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a provincia di Reggio Calabria è un’enorme montagna accarezzata dal mare, si estende dalla costa del mar Tirreno, mar Jonio e Mediterraneo e comprende la parte meridionale della regione. Tra l’azzurro del mare compare la catena montuosa dell’Aspromonte che domina gran parte del territorio con il suo Parco Nazionale d’Aspromonte custode di foreste, corsi d’acqua che precipitano a valle, suggestive cascate, laghi e rumorose fiumare. Di particolare interesse storico e artistico sono i piccoli paesi dell’entroterra, tra cui Gerace, Stilo, Roghudi, Palizzi e Pentedattilo. La sponda tirrenica è caratterizzata dalla costiera frastagliata della Costa Viola con le sue rinomate località turistiche tra cui Palmi, Seminara, Bagnara, Scilla e per la presenza del monte Sant’Elia, da cui è possibile ammirare un suggestivo panorama. Dall’altra parte, sullo Jonio, troviamo la Riviera dei Gelsomini con molte località turistiche tra cui Monasterace, Riace, Rocella Jonica, Locri, Bianco e Brancaleone, cosi denominata per le coltivazioni dei graziosi fiori che decorano e caratterizzano il paesaggio. Terra d’approdo e di transito, terra dei mille dialetti, la provincia di Reggio Calabria è un insieme di tradizioni e culture diverse. Reggio Calabria capoluogo di provincia sorta per controllare il traffico navale dello stretto, anticamente denominata Rhegion, fu fondata nell’VIII secolo a.C. dai coloni Calcidesi dell’Eubea e dai Messeni. I Bizantini, diedero alla città un periodo di splendore. Le testimonianze della cultura greca, romana, normanna, aragonese, spagnola, austriaca e francese sono ancora oggi evidenti. Città dai forti richiami leggendari, è situata sulla punta dello Stivale, alle pendici dell’Aspromonte, sul versante orientale dello “Stretto di Messina”, in posizione strategica e dominante, raccolta attorno al suo celebre Lungomare.

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Grazioso borgo posizionato su un terrazzo a dominio della costa tirrenica dell’Aspromonte la cosiddetta Costa Viola. Sulla costa stazione balneare con le vicine spiagge di Marina di Palmi e del Lido di Palmi. Sulle pendici del Monte Sant’Elia (579 m.) è possibile ammirare lo splendido e infinito panorama che abbraccia l’intero borgo, il golfo di Gioia, fino alle isole Eolie. STORIA Il nome gli deriva probabilmente dalle rigogliose palme che vegetavano nel territorio circostante. Sorse quasi certamente nel X secolo, ad opera dei profughi dell’antica Taurianum scampati ai saccheggi ed alla distruzione della loro città. Fu ricostruita da Carlo Spinelli, primo duca di Seminara, dopo un’incursione barbaresca nel secolo XVI. Nel 1636 la corte di Napoli cedette il borgo al marchese di Arena e dal 1684 passò agli Spinelli. Il terribile terremoto del 1783 la distrusse ma si riprese rapidamente e nel 1816 fu elevata dai Borboni a capoluogo di distretto. Fu questo un fatto importante che diede alla città un primato soprattutto di ordine culturale e spirituale. Ciò agevolò la formazione di una larghissima classe di professionisti che diedero a Palmi decoro e fama di città colta ed intellettuale. DA VEDERE • Casa della Cultura intitolata a Leonida Rèpaci (Palmi 1898 - Marina di Pietrasanta 1985), ospita la biblioteca “Domenico Topa”, la pinacoteca “Leonida e Albertina Rèpaci”, il museo

etnografico “Raffaele Corso”, i musei “Francesco Cilea”, “Nicola Antonio Manfroce”, “Michele Guerrisi” e l’antiquarium “Nicola De Rosa”. • Chiesa di San Nicola (Duomo). • Chiesa del Crocefisso dei Monaci • Chiesa di Maria SS. del Rosario • Chiesa dell’Oratorio • Chiesa di Maria SS. del Soccorso • Villa Comunale, da qui si possono ammirare la Costa orientale della Sicilia, l´Etna, le Isole Eolie e Capo Vaticano. • Promontorio di Taureana, sede di un’importante area archeologica. • Torre del XVI secolo. EVENTI • Festa della Varia, Madonna della Lettera, Sacro Capello della Vergine (patronali), ultima domenica di agosto. • Concorso Nazionale di Esecuzione Musicale Francesco Cilea e il Premio Letterario Palmi (ottobre). PRODOTTI DEL BORGO • Importante la produzione d’olio d’oliva, uve di qualità pregiate (zibibbo, lacrima, greco) e aranci. PIATTI DEL BORGO • La stroncatura, pasta di grano grezzo con olio d’oliva e sarde. Lo stoccafisso cucinato in vari modi. ANTICHI MESTIERI • Tradizionale è la lavorazione del legno, della ceramica, del marmo, del ferro battuto e dei vimini. Ancora oggi vengono realizzati straordinari tessuti attraverso l’utilizzo di antichi telai. Bravi artigiani creano strumenti musicali, in particolare tamburelli e zampogne.


Via Roma, 16 • 87052 Camigliatello Silano (CS) Italy tel. e fax +39 0984 578125 • cell. +39 335 6689611 www.newsila.it • ladea1@alice.it

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