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La Città

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Edizione speciale per l’Adunata degli Alpini a Pordenone

LA CITTÀ • Supplemento n. 1 al numero 71 della Città di Aprile 2014 Registrazione presso il Tribunale di Pordenone, n. 493 del 22-11-2002 • Copia in omaggio • Direttore responsabile: Flavio Mariuzzo • Progetto Grafico: Francesca Salvalajo • Stampa: Tipografia Sartor Pn • Editore: Associazione La Voce • Sede: Pordenone, Viale Trieste, 15 • Telefono: 0434-240000 • Fax: 0434-208445 • e-mail: info@lacitta.pordenone.it • sito: www.lacitta.pordenone.it

EDITORIALE

Felici di ospitare la prima Adunata “green” Per alcuni giorni, ai primi di maggio, la nostra città sarà epicentro di un festoso “tsunami” per la pacifica invasione delle penne nere e di tutto ciò che si muove intorno all’Adunata nazionale degli Alpini. E’ un evento di impatto e forza straordinari: in quei giorni, ma in particolare la domenica 11 maggio, sulla nostra città saranno puntati gli occhi e l’attenzione di tantissime persone di ogni parte del mondo. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando intensamente perché in tutti rimanga il ricordo di una comunità che, pur nel pieno dell’entusiasmo, non perde attitudine e capacità di operare con adeguata programmazione, con ordine, con la massima attenzione agli ospiti e nel contempo ai cittadini e con l’impegno a far emergere le proprie peculiarità. Piace sottolineare al proposito come, insieme al Comitato Organizzatore dell’Adunata, subito disponibile, abbiamo inaugurato quella che auspichiamo essere la stagione delle Adunate green. Nella città tra le più virtuose nella gestione dei rifiuti anche l’Adunata, in un ambizioso progetto definito insieme a GEA, ha scelto di adottare i principi della raccolta differenziata e di utilizzare nelle sue molteplici attività materiali biodegradabili; impegno che si è assunto anche tutto il sistema di ristorazione della città. Per alcuni giorni le abitudini di tutti noi dovranno cambiare e le attività ordinarie subiranno rallentamenti o blocchi o straordinarie accelerazioni. Forse tutto ciò potrà essere considerato un sacrificio, ma ne varrà, in ogni caso, la pena! L’Adunata è certamente la manifestazione più calda e coinvolgente e più significativa che il nostro paese conosce. Pordenone non può che essere felice di poterla ospitare e ringrazia l’Associazione Nazionale Alpini del territorio che ha lavorato con convinzione e continuità fino ad ottenere questa assegnazione di straordinario valore. La nostra comunità saprà certamente creare le condizioni migliori per fondersi nell’Adunata con le donne, con gli uomini e con i valori che questa rappresenta. La stima e l’ammirazione di cui sono circondati gli alpini e le loro organizzazioni, certamente dipendono dal loro modo di vivere la comunità quali soggetti attenti ai bisogni della gente ed alla difesa di un’identità e di un comune sentire, ma dipendono anche dal profondissimo legame con la Patria e con la sua storia che essi rappresentano e dalla loro capacità di testimoniare i più alti ideali di libertà e democrazia che hanno bisogno, oggi più che mai, di essere mantenuti attuali, vivi e vitali. Pordenone si riconosce fino in fondo in questi valori, è orgogliosa di ospitare l’Adunata nazionale del 2014, ed è particolarmente lieta di dare il più caldo benvenuto a tutti coloro che parteciperanno a questo straordinario evento di celebrazione, di ringraziamento e di grande festa. Claudio Pedrotti Sindaco di Pordenone

Pronti al grande abbraccio degli Alpini Dal 9 all’11 maggio Pordenone ospiterà l’87esima Adunata nazionale degli Alpini: il più grande evento mai organizzato in città

LA LETTERA

“Cari amici di Pordenone, lasciatevi contagiare dall’entusiasmo alpino” È con vero piacere che mi rivolgo a Voi, Cittadini di questa gran bella Città, che verrete coinvolti dall’arrivo di tante penne nere e dei loro familiari, provenienti da tutta l’Italia ed anche da Paesi molto lontani. Un afflusso che, nei tre giorni ufficiali, potrà superare le 400.000 unità! Noi organizzatori dell’evento, che lavoriamo per questo da un anno e mezzo, ci scusiamo in anticipo per qualche inevitabile disagio che vivrete. Le Istituzioni locali, componenti attive del Comitato Organizzatore, stanno operando con grande sensibilità per contenere al massimo le vostre difficoltà. Contiamo, però, di riuscire a coinvolgervi in questa festa di popolo alpino che avrà momenti di gioia e momenti di grande compostezza e commozione. Per noi Alpini si tratta del momento associativo più importante dell’anno, nel ricordo di esperienze e di amicizie nate durante il servizio militare, divenute nel tempo fonte di iniziative di solidarietà a favore di chi ha bisogno di aiuto a tutti i livelli, dal piccolo Comune ai grandi progetti nazionali e non solo. La Sezione ANA di Pordenone, ottimamente diretta da tanti anni dal Presidente Giovanni Gasparet, ne è un esempio, per tutti gli interventi realizzati sul territorio ed anche per i qualificati contributi forniti alla Sede nazionale per le grandi opere. Voglio ricordarne alcune: la costruzione, vent’anni fa, di un Asilo

in Russia, quale segno di amicizia e di pace; la progettazione e la realizzazione delle 33 case del Villaggio di Fossa (AQ) e della Chiesa, dopo il terremoto; la casa domotica data in uso all’Alpino Luca Barisonzi; la Scuola Materna di Casumaro-Cento dopo il sisma in Emilia… I nostri Volontari inquadrati nella Protezione Civile ANA, sono sempre tra i primi ad intervenire quando le Istituzioni lo richiedono. Ma non dimentichiamo i quotidiani interventi promossi dai nostri Gruppi a favore delle comunità locali. Di quest’ultimo tipo di interventi è testimone annuale il “Libro Verde della Solidarietà” che raccoglie le ore lavorate e le somme erogate in beneficenza. Questo nostro vivere la Comunità si ispira ad un motto a noi tanto caro: “Ricordare i Morti, aiutando i vivi”. Il tema scelto per questa 87^Adunata a Pordenone: “Gli Alpini, esempio per l’Italia”, possa essere segno di unione e di vera solidarietà per tutti gli Italiani, in particolare per questa Vostra bella terra che sta vivendo ben note difficoltà. A Voi tutti, grato per l’ospitalità, a nome del Comitato Organizzatore, i più cari saluti alpini. Nino Geronazzo Presidente COA 2014 Vicepresidente nazionale ANA


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Chi sono e cosa fanno gli Alpini? Perché la loro presenza è importante per la società? Il presidente della Sezione ANA Porden

Una generosità che vale un milione di euro l’anno Dai tetti delle case terremotate nella zona pedemontana all’oratorio del Collegio Don Bosco, dalla Casa Via di Natale al Cedis di don Galliano, dal Parco di San Valentino agli argini del Noncello, dalla Centrale di Malnisio alla Malga Fara ad Andreis: una carrellata degli interventi più significativi compiuti nel territorio locale. Se si moltiplica il numero delle ore di lavoro per il costo medio della manodopera il valore economico generato dagli Alpini pordenonesi nel solo 2012 supera il milione di euro Il presidente della Sezione ANA Pordenone Giovanni Gasparet

La nuova sede sezionale nel giorno dell’inaugurazione (2 ottobre 2005)

La Casa Via di Natale 2 intitolata all’alpino pordenonese Franco Gallini, fondatore dell’Associazione Via di Natale

Il 1976 fu una data spartiacque. Segnò un prima e un dopo. In occasione del terremoto del Friuli vi fu la prima massiccia iniziativa dell’Associazione a livello nazionale. Per aiutare le popolazioni colpite dal sisma tutte le sezioni d’Italia inviarono dei gruppi e vennero costituiti dieci cantieri di lavoro, poi diventati undici, per lo più dislocati in provincia di Udine. Un cantiere venne impiantato anche in provincia di Pordenone, nel comune di Pinzano al Tagliamento, e servì anche i territori di Sequals, Tramonti, Ragogna, San Daniele. La grande macchina della solidarietà alpina si mise in moto in quella circostanza. Nei diversi cantieri si turnavano circa 80 Alpini alla settimana, provenienti da tutta Italia. Nel cantiere di Pinzano operavano i gruppi di Pordenone, Treviso, Vittorio Veneto, Conegliano, Imperia e Savona. Si dormiva nelle tende da campo e si mangiava insieme. C’era la figura di un capocantiere che effettuava i sopralluoghi e decideva gli interventi più urgenti. Gli altri impiegavano intere giornate, dall’alba al tramonto, a riparare, ristrutturare, ripristinare edifici e manufatti distrutti. In particolare, gli Alpini si dedicarono ai tetti: ne vennero riparati oltre 350. Mai prima di allora ci si rese conto che insieme, unendo le forze, si potevano realizzare grandi opere di solidarietà a costo zero per la comunità. Una delle cose più toccanti fu il rapporto umano con le persone a cui si portava aiuto. La gente era scossa, aveva paura, non voleva più rientrare nelle case neanche dopo che erano state

Alpini al lavoro al Villaggio del Fanciullo in Comina

sistemate. In quei frangenti venne fuori lo spirito alpino, la sensibilità e il calore della relazione. In una parola l’amore per il prossimo. Ricordo che nella frazione di Costabeorchia un’anziana era venuta a vedere la propria casa mentre gli Alpini stavano lavorando ma non ce la fece ad entrare. Si fermò sul cancello. Ritornò altre volte e riuscimmo a farle compiere ogni volta un passo avanti. Finché riuscì a vincere la paura e a riappropriarsi di una cosa sua che il terremoto le aveva provvisoriamente tolto. Per gli Alpini queste sono emozioni per cui vale la pena di vivere. I cantieri durarono fino al mese di settembre. L’anno successivo, nel 1977, siccome attraverso le donazioni fatte alla sezione pordenonese erano stati raccolti parecchi fondi, decidemmo di costruire un edificio di due appartamenti nel comune di Cavasso Nuovo dove c’era bisogno di dare un tetto a delle famiglie. Le chiavi vennero consegnate al sindaco che per il futuro dispose di quelle abitazioni “pubbliche” per la gente del luogo. Negli anni a venire gli interventi crebbero a dismisura, non più solo finalizzati alle emergenze. Se è vero che il grande ponte di solidarietà alpina realizzato per il terremoto ha posto le basi per la nascita della Protezione Civile in Italia, è altrettanto vero che dopo il terremoto si moltiplicarono gli interventi nelle singole comunità ovunque ce ne fosse il bisogno. Gli Alpini non sanno dire di no, dove c’è bisogno partono e aiutano senza farsi pregare e senza proclami. Oggi esiste anche il rischio che qualcuno approfitti di questa generosità per farsi

COS’HANNO IN COMUNE LE STUFE PALAZZETTI E GLI ALPINI? CALORE ED EFFICIENZA. Due ottime ragioni per essere qui. Insieme.

I lavori di ristrutturazione e rifacimento dell’Oratorio Don Bosco di Pordenone (1984)

aiutare anche dove non serve e quindi bisogna stare un po’ più attenti e valutare bene le situazioni. Non bisogna dimenticare che ci sono anche molte altre associazioni che all’occorrenza possono rimboccarsi le maniche, specialmente quando si tratta di sagre, di gare sportive o di qualche giorno di pioggia. La professionalità e l’esperienza degli Alpini dovrebbero essere utilizzate quando servono davvero e non a sproposito solo perché non costano niente! Ma torniamo alle opere. Verso la fine degli anni ’70 gli Alpini pordenonesi furono protagonisti di un altro intervento significativo: la ristrutturazione e il rifacimento dell’Oratorio Don Bosco, che venne realizzato in tre momenti. Fu il primo grosso intervento in città e cambiò il volto di un istituto da sempre nel cuore dei pordenonesi. In seguito, nei primi anni ’80, siamo passati ad Azzanello per dare una mano a don Galiano Lenardon che, con vero spirito missionario, si stava occupando del recupero dei ragazzi caduti nella trappola della tossicodipendenza. Venne ristrutturata e resa abitabile una vecchia casa colonica, con il rifacimento delle camere, della cucina, della stalla e venne costruito un capannone destinato ad ospitare i macchinari per il lavoro dei ragazzi della comunità. Era il cosiddetto Cedis, uno dei miracoli di don Galiano. Un altro intervento ha cambiato il volto di Pordenone. Fu nei primi anni ’90 quando l’amministrazione comunale di allora, guidata dal sindaco Alfredo Pasini, decise di dar vita al Parco di San Valentino, acquisendo anche il confinante

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none Giovanni Gasparet traccia il “bilancio sociale” delle penne nere della Destra Tagliamento dal terremoto del Friuli in poi I lavori al cantiere n.10 di Pinzano al Tagliamento guidato dagli Alpini pordenonesi dopo il terribile terremoto del 1976: le penne nere lavorarono soprattutto al rifacimento dei tetti per permettere alle persone di rientrare nelle case lesionate. Una gara di solidarietà senza precedenti per il territorio

Biciclette e altri rottami recuperati dalla pulizia degli argini del Noncello

Incanalamento delle acque sorgive nel Parco di San Valentino (marzo 1995)

parco Marchi al di là del laghetto. In quella circostanza venne richiesto l’aiuto degli Alpini e questi non si fecero pregare. Con una squadra di un centinaio di persone, nel breve volgere di un mese, trasformarono un’area abbandonata e infestata in uno dei polmoni verdi più grandi e più belli della città. Fu un intervento più difficile di quanto si possa pensare. Non si trattò solo di eliminare le piante infestanti ma si dovette procedere ad una bonifica dell’area da materiali per lo più edili legati alla presenza di una discarica abusiva. Di lì a poco, tuttavia, gli Alpini pordenonesi contribuirono in misura determinante alla nascita di una delle realtà più significative della nostra provincia: la Casa Due della Via di Natale. Già nei primi anni ’90, grazie all’attivismo del capogruppo di Aviano Mario Barbieri, avevano posizionato nelle vicinanze del Cro un prefabbricato recuperato dalle zone terremotate. Era un pallino di Franco Gallini, commerciante pordenonese e Alpino, poi fondatore dell’Associazione Via di Natale, quello di realizzare una struttura per offrire ospitalità gratuita ai parenti dei pazienti in cura oncologica ad Aviano. L’iniziativa ebbe un successo tale che ben presto il prefabbricato si rivelò insufficiente a soddisfare le numerose richieste di ospitalità. Così, verso la metà degli anni ’90, Gallini si lanciò con la Via di Natale nell’impresa titanica di costruire una struttura grande, moderna, dotata di tutti i comfort e di personale specializzato. Le risorse raccolte attraverso le innumerevoli lucciolate che ancora oggi alimentano questa bella varie nuove:277x70 27-03-2014 14:49 Pagina 1 realtà si sposarono con la generosità degli Alpini. Per tre anni

Foto di gruppo al Cedis con gli Alpini, don Galiano e i ragazzi della Casa

assistemmo ad un operoso alveare a cui tutti concorsero, chi dopo il lavoro chi tutto il giorno perché in pensione. Molti altri sono gli interventi che nel corso degli anni hanno avuto per protagonisti gli Alpini: dal ripristino, a più riprese, degli argini del Noncello al rinforzo delle vecchie mura del brollo recintato del Convento dei Frati Serviti di Valvasone, dal recupero ambientale della vecchia Centrale elettrica di Malnisio (dove sono state riportate alla luce le tubature dell’acqua scomparse) alla Malga Fara in comune di Andreis, dove c’era il pericolo che il bosco prendesse il sopravvento. Prima del 1976, come dicevo, tutto questo non esisteva, non era stato concepito. Quando ci fu la tragedia del Vajont nel 1963 gli Alpini ebbero un ruolo decisivo perché il governo inviò sul posto l’esercito a portare soccorso e quindi vennero utilizzati i reparti alpini ritenuti più adatti a muoversi in quei luoghi. Ma il primo intervento corale dell’Associazione Alpini, al di fuori dell’esercito, avvenne con il terremoto del Friuli. Fu lì che nacque la consapevolezza delle nostre potenzialità e fu da lì che si sviluppo la grande storia di solidarietà che continua tuttora. L’opera degli Alpini si traduce in un beneficio concreto per la società, economicamente quantificabile. Da qualche anno per promuovere questi aspetti l’Ana pubblica il Libro Verde della Solidarietà in cui, tra le altre cose, vengono riportate, comune per comune, le oblazioni raccolte dalle singole sezioni e le ore di lavoro “regalate” dagli Alpini nei diversi interventi effettuati sul territorio. Nel 2012 le ore lavorate in provincia di Pordenone sono state oltre 46 mila delle circa 93 mila effettuate in regione.

La Casa Santa Maria degli Angeli ad Azzanello, sede del Cedis

Se moltiplichiamo il totale delle ore lavorate per il costo medio della manodopera sul mercato, ovvero circa 25 euro, è facile determinare il valore economico del ruolo degli Alpini. In Friuli Venezia Giulia sono più o meno 2 milioni e mezzo di euro che le istituzioni risparmiano e possono destinare altrove. Fino a quando? Questo è il problema. Con l’abolizione della leva obbligatoria anche il numero degli Alpini e, di conseguenza, degli ex Alpini, si va assottigliando di anno in anno. Con essi rischia di esaurirsi la vena della generosità. La sfida è di riuscire ad attrarre i giovani, magari attraverso un servizio civile la cui organizzazione, però, è tutta da costruire. Si potrebbe ipotizzare un servizio di 2-3 mesi in cui i giovani possano vivere e realizzare qualcosa insieme. La vita comunitaria è un aspetto fondamentale per formare la mentalità alpina, che è fatta di rispetto, tolleranza, inclusione, condivisione, altruismo, spirito di servizio. Noi come Associazione organizziamo dei campi scuola estivi dedicati ai giovani che vogliono avvicinarsi a questo mondo. Si vive insieme per una o due settimane, si dorme in tenda, si imparano i primi rudimenti di pronto soccorso e le regole di comportamento per affrontare le emergenze. Dove possibile cerchiamo di portare questo messaggio nelle scuole, ma è un compito molto arduo che non può essere demandato tutto all’Ana. Dovrebbero crederci di più le istituzioni a tutti i livelli perché qui si parla del futuro della nostra società. (Testimonianza di Giovanni Gasparet raccolta da Flavio Mariuzzo il 22 febbraio 2014 nella sede della Sezione ANA Pordenone)

Friuli Grave. Dove“i sassi”diventano pietre preziose. Abbiamo un terreno difficile ma unico. Una vasta distesa sassosa denominata “GRAVE” che esalta l’escursione termica tra il giorno e la notte. Così le nostre uve traggono profumi pieni e più intensi.Ora che anche voi conoscete il segreto degli aromi esclusivi dei nostri vini, quando li assaggerete non resterete di sasso!

www.docfriuligrave.com

Partner Ufficiale dell'Adunata Nazionale degli Alpini Pordenone 2014


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REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

FriulAdria, la banca dell’Adunata

Simbolo di un Paese che vuole ancora riconoscersi nei valori

FriulAdria sarà la banca partner ufficiale dell’87esima Adunata nazionale degli alpini. L’accordo di partnership è stato presentato nella sede dell’Istituto di credito alla presenza del presidente Antonio Scardaccio e del direttore generale Carlo Crosara. FriulAdria accompagnerà l’evento pordenonese con due iniziative. La prima è un pacchetto di servizi bancari creato appositamente per gli alpini e per le loro famiglie comprendente un conto corrente, prestiti a condizioni agevolate e carte di pagamento personalizzate con un riferimento all’Adunata. La seconda iniziativa, di carattere squisitamente culturale, riprende il filone delle mostre d’arte nella sede istituzionale della Banca, Palazzo Cossetti, dove verrà allestito un percorso espositivo con alcuni quadri di proprietà di FriulAdria ispirati al tema del paesaggio alpino. Alpini e FriulAdria

L’epopea dei Marchi, la famiglia di Pordenone che pagò un alto tributo di sangue alla Patria È difficile descrivere le sensazioni che si possono provare solo immaginando l’abbraccio della città di Pordenone con l’87esima Adunata nazionale degli Alpini. Perfino rintracciare parole adeguate non è facile perché si tratta di una combinazione di soddisfazione, orgoglio ed emozione. Immaginare centinaia di migliaia di persone che con i loro passi, le loro memorie e voci ricorderanno la storia di questo corpo, con gli onori e gli impegni annessi, rappresenta un momento storico per questa città e per l’intero territorio. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha sostenuto fortemente questa Adunata perché si tratta non di un semplice evento bensì di un esplicito gesto di riconoscenza della nostra terra, della nostra gente nei confronti di questo corpo. Questo diventa un’opportunità per far conoscere il nostro territorio con il suo patrimonio paesaggistico, culturale ed storico; una variegata ricchezza che si associa allo straordinario comparto enogastronomico ed artigianale. Ma soprattutto una terra ancora in grado di preservare, attualizzandole al presente, le sue tradizioni e valori. Le penne nere rivolte al cielo sono simbolo di un paese e di un popolo che vuole ancora riconoscersi nei valori del rispetto, dell’aiuto e dell’ascolto. Per questo l’augurio è che questa Adunata diventi una grande lezione per noi tutti. Il ringraziamento è per l’intero comitato organizzatore che ha reso possibile tutto questo; la mia riconoscenza verso loro la affido alle parole di un Alpino, Mario Rigoni Stern: “ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita...”. Sergio Bolzonello Vicepresidente e assessore alle attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali

Al tenente Antonio Marchi e al sergente Romolo Marchi, entrambi decorati con la medaglia d’Argento al valor militare, sono intitolate rispettivamente la Sezione ANA Pordenone e il Gruppo ANA Pordenone Centro La Sezione ANA Pordenone è intitolata alla memoria di Antonio Marchi. Il Gruppo Ana Pordenone Centro è intitolato alla memoria di Romolo Marchi. Già da questo di capisce l’alto tributo pagato dalla famiglia pordenonese dei Marchi alla Patria. Il ceppo, infatti, è quello di Antonio Cesare Marchi (18371905), nonno di Antonio e Romolo, garibaldino, fondatore di un’azienda di commercio all’ingrosso di tessuti. Antonio Marchi Il capostipite ebbe tre figli: Mario, Ghino e Alì Emilio. Il tenente Antonio Marchi, figlio di Ghino, nato ad Aviano il 13 marzo 1911, perse la vita in battaglia sul fronte greco l’8 marzo del 1941. La dinamica dell’azione bellica è descritta nella lettera di un Alpino di Timau, testimone oculare dei fatti, riportata nel libro di Pompeo Pitter pubblicato di recente. Addetto al rifornimento di viveri e munizioni, Marchi assunse il comando dei Battaglioni Tolmezzo e Gemona a causa del venir meno di tutti gli ufficiali. A capo dei suoi, per non restare più bassi del nemico e quindi soccombere, tentò un assalto disperato per riconquistare una cresta perduta. L’operazione era quasi riuscita ma nel ritornare indietro per incitare la corvé esposta al fuoco nemico venne colpito in pieno da un colpo di mortaio. Le sue spoglie, riportate in Patria, riposano nel cimitero cittadino. Romolo Marchi era poco più giovane del cugino. Sergente degli Alpini, cadde sul fronte russo, a Nikolajewka il 26 gennaio 1943 mentre – recita la motivazione della medaglia d’Argento al valor militare – “guidava volontariamente una pattuglia alla cattura di una mitragliatrice nemica che, con il suo intenso fuoco, impediva alla colonna di procedere verso i nuovi obiettivi assegnati. Ferito ad un braccio, non abbandonava il posto di combattimento offrendo luminoso esempio di fermezza d’animo ai suoi commilitoni. Alcuni giorni dopo, ancora febbricitante e spossato per la perdita di sangue a causa della precedente ferita, con pochi elementi del battaglione si lanciava La partenza da Cividale per il Fronte russo

all’attacco di forze preponderanti che tentavano di sbarrare il passo alla colonna in marcia e trovava morte gloriosa sul campo”. Anche il figlio di Alì Emilio, Aldo, morirà nel 1941 per una malattia Romolo Marchi, secondo da sinistra contratta durante il richiamo alle armi. Questo il triste destino che accomunò tre rampolli di una famiglia pordenonese tra le più note di corso Garibaldi. Avrebbero potuto “imboscarsi” a casa o nelle retrovie ma la loro integrità morale glielo vietò. “Mio padre non sopportava l’idea che un altro giovane avrebbe potuto morire perché richiamato al posto suo – ricorda oggi la figlia Julia Cavicchi, presidente regionale e provinciale dell’Associazione Famiglie dei Caduti e “madrina” del Gruppo Ana Pordenone – Romolo era l’unico dei tre cugini ad avere dei figli: mio fratello Piero, che aveva tre anni quando papà partì per il fronte russo, e io che avevo appena sei mesi. Prima della partenza, avvenuta il 10 agosto del 1942, mi volle battezzare e scelse il nome Julia per l’attaccamento che aveva al corpo degli Alpini. L’anagrafe del Comune, in epoca fascista, non ne voleva sapere di registrarmi con quel nome: dissero a mio padre che doveva chiamarmi Giulia. Lui disse che piuttosto non avrebbe dichiarato la mia nascita!”. “Nel 2010 sono stata in Russia con un viaggio organizzato dal Gruppo Alpini di Valdagno. Abbiamo ripercorso il tragitto della drammatica ritirata e della sanguinosa battaglia di Nikolajewka. Mio padre era impegnato nelle retrovie ma con il precipitare degli eventi si trovò a combattere in prima linea. È morto in uno degli ultimi scontri, dopo aver difeso eroicamente una postazione. È rimasto imprigionato nella cosiddetta sacca in cui il nemico li aveva spinti e circondati. Se fosse riuscito a superare il terrapieno ferroviario insieme ai suoi compagni forse si sarebbe salvato”. “Era una persona generosissima e buona. Per ricordarlo oggi partecipo a tutte le Adunate. Mi sembra di doverlo fare per lui”. Romolo Marchi

Foto proprietà Julia Marchi Cavicchi

Flavio Mariuzzo

La Città - Alpini 2014  

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