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La Città

LA CITTA’ • Numero Settantuno • Aprile 2014 • Registrazione presso il Tribunale di Pordenone, n. 493 del 22-11-2002 • Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCI PORDENONE • Copia in omaggio Direttore responsabile: Flavio Mariuzzo • Editore: Associazione La Voce • Sede: Pordenone, Viale Trieste, 15 • Telefono: 0434-240000 • e-mail: info@lacitta.pordenone.it • Sito web: www.lacitta.pordenone.it

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Conto alla rovescia per l'87^ Adunata nazionale degli Alpini in programma a Pordenone dal 9 all’11 maggio EDITORIALE

La parte sana del nostro Paese È cominciato il conto alla rovescia. Solo pochi giorni ci separano dall’Adunata nazionale degli Alpini. Per l’occasione anche il nostro giornale si è vestito a festa con una sovracopertina dedicata all’evento. Dopo aver sonnecchiato per mesi la città si sta finalmente rendendo conto di ciò che sta per accadere, complice l’imbandieramento di strade, piazze e case. In ogni angolo fa capolino un tricolore, un gadget, un souvenir, un’invenzione simpatica per salutare gli Alpini. La serpeggiante preoccupazione legata ai numeri ciclopici dell’Adunata sta lasciando spazio all’entusiasmo. Molti si chiedono dove le metteremo 400 mila persone. Molti altri non se lo chiedono più, le aspettano e basta, con la curiosità di vedere l’enorme assembramento e la voglia di parteciparvi. Come spiega l’assessore Bruno Zille nell’intervista che pubblichiamo all’interno, tutto ciò che si doveva fare per organizzare al meglio l’Adunata è stato fatto. I servizi, la sicurezza, la mobilità, la logistica: a tutto questo hanno pensato l’amministrazione comunale e il Comitato organizzatore. Ora tocca alla cittadinanza di Pordenone attrezzarsi per modificare, solo per un fine settimana, le proprie abitudini. E prepararsi psicologicamente ad eventuali disagi legati ai parcheggi, al rumore, al sovraffollamento del centro e alla possibilità che i telefonini non “prendano”. Non dovrebbe accadere, perché i gestori sono stati allertati, ma se succedesse non facciamone un dramma: riponiamo il cellulare nella custodia e usciamo a far festa. Gli Alpini meritano tolleranza e rispetto, per ciò che rappresentano e per ciò che fanno. Il loro impegno generoso, gratuito e senza tregua è un motivo di orgoglio per noi italiani. Le nostre “penne nere” rappresentano il meglio, la parte sana, di questo Paese. Questo va riconosciuto e sottolineato con forza, anche perché, dopo l’abolizione della leva obbligatoria, diventa sempre più urgente trovare il modo per far sopravvivere e tramandare i valori alpini. La presenza degli Alpini nella società, infatti, ha anche un valore economico fondamentale, che da qualche anno viene quantificato nel Libro Verde della Solidarietà pubblicato dall’Ana. Nel 2012, per esempio, le ore lavorate in provincia di Pordenone sono state oltre 46 mila. Se moltiplichiamo il totale delle ore “regalate” per il costo medio della manodopera (circa 25 euro) possiamo dire che gli Alpini hanno fatto risparmiare alla comunità più di un milione di euro. Un risparmio a cui si aggiunge la scuola di vita incarnata da questi angeli custodi, fatta di sacrificio, sobrietà, altruismo, senso civico. Lunga vita agli Alpini! Flavio Mariuzzo

“Apriamo le porte all’Adunata”

PRIMO PIANO

L’assessore comunale Bruno Zille fa il punto sugli aspetti organizzativi dell’evento che porterà in città non meno di 400 mila persone. Ecco come cambierà la vita dei pordenonesi in quel fine settimana. “Siamo pronti, ora tocca ai cittadini attrezzarsi per non farsi cogliere impreparati”

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ECONOMIA

La scottante verità sul caso Electrolux di Mario Grillo e Giannino Padovan

Il servizio alle pagine 2 e 3

CONTROCORRENTE

Pordenone e l’economia di Lorsignori di GIUSEPPE RAGOGNA

Il cambiamento è la parola più gettonata a Pordenone. È utilizzata per condire ogni tipo di intervento, ma non si applica mai. Sbatte violentemente contro un muro di gomma e si frantuma. Prendiamo il caso degli enti economici: sempre gli stessi nomi, tra l'altro scelti con i soliti metodi di selezione. Lo si è visto alla Fiera, dove Alvaro Cardin è stato confermato alla presidenza, nonostante l'introduzione della procedura dei curricula “venduta” come un meccanismo rivoluzionario di scelta. Alla fine, ha vinto la volontà di non far saltare lo status quo, che garantisce equilibri da Prima Repubblica. Nei

giorni scorsi, la logica della continuità ha avuto la meglio anche alla Camera di commercio, dove Giovanni Pavan è stato nominato alla guida per il terzo mandato consecutivo. Entrambi gli enti, in profonda crisi di identità, si sono aggrappati disperatamente ai “soliti noti”. Invece, ci sarebbe stato bisogno di qualche nuovo ingresso negli organigrammi, perché non si può pretendere di uscire dal vortice infernale della crisi con le persone che ricoprono la carica da oltre dieci anni. Si sostiene in ogni occasione che nulla sarà come prima, ma si replicano automaticamente le solite manfrine per non modificare mai nulla. Se, come

continua a pagina 6

ANGIOLO D’ANDREA ANGIOLO D’ANDREA 1880–1942

LA RISCOPERTA DI UN MAESTRO TRA SIMBOLISMO 1880–1942 E NOVECENTO LA RISCOPERTA DI UN MAESTRO TRA SIMBOLISMO E NOVECENTO

PORDENONE GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA “ARMANDO PIZZINATO” VIALE DANTE 33 PORDENONE GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA “ARMANDO PIZZINATO” VIALE DANTE 33 Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Un progetto

Un progetto

10 APRILE 21 SETTEMBRE 2014 MARTEDÌ-SABATO ORE 15,30-19,30 DOMENICA ORE 10-13/15,30-19,30 FONDAZIONEBRACCO.COM ARTEMODERNAPORDENONE.IT

In collaborazione con

Assessorato alla Cultura

10 APRILE 21 SETTEMBRE 2014 Con il patrocinio di

MARTEDÌ-SABATO ORE 15,30-19,30 DOMENICA ORE 10-13/15,30-19,30 FONDAZIONEBRACCO.COM ARTEMODERNAPORDENONE.IT

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La Città

PRIMO PIANO

L’Amministrazione Comunale farà ampia informazione per spiegare come si svolgerà l’Adunata nazionale

Una festa con 400 mila ospiti L'assessore comunale Bruno Zille, membro del Comitato organizzatore dell'Adunata

“I cittadini devono diventare protagonisti consapevoli dell’evento e vivere l’attesa attrezzandosi per evitare i disagi. Nei giorni dell’Adunata ci si muoverà solo a piedi. Dal giovedì pomeriggio tutte le auto dovranno essere portate fuori dalla zona rossa, ovvero dal ring. Prepariamoci alla pacifica invasione di tende, ristori, bande e cori in ogni angolo del centro. Sicurezza e vigilanza garantite”

di FLAVIO MARIUZZO

Si avvicina a grandi passi l’appuntamento con il più importante evento mai organizzato a Pordenone. La città e la provincia sono chiamate ad un compito non facile: accogliere e ospitare circa 400 mila persone, e possibilmente lasciare in loro un buon ricordo. Per un capoluogo di 50 mila abitanti significa diventare per un fine settimana otto volte più grande. Una sfida entusiasmante ma impegnativa, a cui tutti devono essere preparati. La pacifica invasione delle penne nere da tutta Italia obbligherà i pordenonesi a modificare per qualche giorno le proprie abitudini, a lasciare l’auto in garage, a fare provviste, a convivere con suoni e rumori di una folla mai vista. Ma vivere l’Adunata da protagonisti attivi è l’unico modo per non subirla. Con l’assessore Bruno Zille, punto di riferimento del Comune di Pordenone all’interno del Comitato organizzatore dell’Adunata, vediamo come la città si sta preparando per l’evento del 9-11 maggio. Assessore, a che punto siamo? È tutto pronto per ospitare l’Adunata? Sono un alpino, conosco il mondo delle Adunate e ciò ha giovato. L’anno scorso ci siamo messi in contatto con gli uffici comunali di Piacenza per avere un’esperienza diretta degli aspetti tecnici e organizzativi e poi abbiamo preso parte a quell’Adunata. Come Comune abbiamo indagato e affrontato tutti gli aspetti. È stato un grande lavoro di squadra che ha interessato tutti gli ambiti dell’amministrazione. Nulla è stato lasciato al caso. Oggi direi che siamo pronti. Ora tocca ai cittadini attrezzarsi e organizzarsi per arrivare preparati a questo grande appuntamento.

La sfilata delle penne nere di domenica 11 maggio si annuncia uno dei momenti più coinvolgenti e festosi dell'Adunata

VENERDÌ 9 MAGGIO ore 09.00 Alzabandiera Piazza XX Settembre a seguire Deposizione corona ai Caduti Piazza Ellero dei Mille ore 11.00 Inaugurazione “Cittadella degli Alpini” Parco Galvani ore 14.00 Inaugurazione opera di Protezione Civile Villa Cattaneo ore 18.30 Arrivo dei Gonfaloni: Regione Friuli Venezia Giulia - Provincia di Pordenone - Comune di Pordenone e i Comuni della provincia di Pordenone, Labari e Vessilli delle Associazioni combattentistiche e d’arma Caserma Mittica a seguire Arrivo del Labaro dell’Associazione Caserma Mittica

VARIANTE A

LOGO UTILIZZO1A/2 DUE COLORI

a seguire Arrivo della Bandiera di guerra, onori iniziali e sfilamento Caserma Mittica - Via Montereale - Largo San Giovanni - Corso Garibaldi - Piazza Cavour - Corso Vittorio Emanuele Onori finali Piazza San Marco

IL PRO

SABATO 10 MAGGIO ore 08.00 Visita del Presidente Nazionale al Servizio d’Ordine Nazionale Sede S.O.N. - Fiera

DOMENICA 11 MAGGIO ore 08.00-08.30 Ammassamento Via del Troi - Piazzale San Lorenzo ed aree limitrofe

ore 10.30 Incontro con le Delegazioni ANA all’estero e Delegazioni I.F.M.S. e militari stranieri Teatro Verdi

ore 08.45 Resa degli onori iniziali Viale Grigoletti angolo via Bellunello

ore 12.00 Lancio di Paracadutisti (da confermare) Stadio Comunale ore 16.00 S. Messa in suffragio a tutti i Caduti, celebrata dall'Ordinario Militare e concelebrata dal Vescovo della Diocesi Concordia-Pordenone e dai cappellani militari Palazzetto dello Sport ore 18.30 Saluto del Sindaco e del Presidente Nazionale ANA a tutte le Autorità, al Consiglio Direttivo Nazionale e ai Presidenti di Sezione ANA Auditorium Concordia ore 20.30 Concerti di cori e fanfare in città e nei Comuni limitrofi A seconda delle località di esibizione

ore 09.00 Sfilamento e resa degli onori a sinistra sulla tribuna posizionata in Piazza del Popolo Viale Grigoletti - Largo San Giovanni - Viale Marconi - Piazzale Duca d'Aosta - Viale Dante a seguire Scioglimento Viale Martelli - Via Riviera del Pordenone Via del Maglio a seguire Ammainabandiera Piazza XX Settembre


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PRIMO PIANO

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Per un fine settimana sarà necessario modificare le abitudini e riorganizzare gli impegni personali e di lavoro sarà meglio abbandonare l’idea dell’auto. Meglio utilizzare i bus navetta o la bicicletta. Chi abita in centro dovrà tenere l’auto in garage se ce l’ha. Altrimenti dovrà portarla fuori dalla zona rossa perché dal giovedì pomeriggio non sarà più possibile parcheggiare lungo le strade. La sosta nelle aree blu sarà consentita fino alle ore 13. Per emergenze ed esigenze particolari verranno messi a disposizione delle famiglie del centro 1.500 stalli nei parcheggi multipiano Candiani, Oberdan e Vallona.

Un'occasione per far conoscere ai giovani i valori alpini

Cosa significa che i pordenonesi devono arrivare preparati? I cittadini devono diventare protagonisti consapevoli dell’Adunata, devono vivere l’attesa attrezzandosi per evitare i disagi. Devono organizzare i trasferimenti casa-lavoro senz’auto ed entrare nell’ordine di idee che sarà un fine settimana particolare. Se una famiglia è abituata a fare la spesa al sabato dovrà organizzarsi diversamente e provvedere a riempire la dispensa nei giorni precedenti. Queste sono attenzioni che competono al singolo cittadino. Quante sono le presenze attese? È la prima volta che un’Adunata si svolge a Pordenone. È una novità assoluta e ciò potrebbe rappresentare un elemento di curiosità. Molti alpini e le loro famiglie potrebbero cogliere l’occasione per venire a visitare e conoscere queste zone. Per questo ci attendiamo una grande affluenza, anche se questa dipende da molti fattori. La previsione è di 350-400 mila persone, ma potrebbero essere anche 500 mila. Senza contare il coinvolgimento della popolazione locale. Ma arriveranno tutti insieme o a scaglioni? Già la sera del giovedì prevediamo la presenza in città di 4050 mila persone, in pratica il raddoppio della cittadinanza. Venerdì le presenze saliranno a 150 mila. Sabato si arriverà a 200 mila, mentre domenica si toccherà quota 400 mila. L’onda di piena, per così dire, passerà tra le 10 e le 15, poi inizierà un graduale deflusso perché molti che hanno sfilato al mattino riprenderanno la via di casa. Come ci si muoverà in città nei giorni dell’Adunata? Nella zona rossa, quella all’interno del ring, ci si muoverà esclusivamente a piedi. Ma anche per raggiungere il centro

Quali i principali cambiamenti nell’erogazione dei servizi fondamentali? Alcuni servizi sanitari verranno erogati a domicilio da personale specializzato. Ci saranno delle squadre che si muoveranno a piedi perché in certi punti del centro sarà impossibile arrivare con i mezzi di soccorso. Le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse venerdì e sabato. Abbiamo fatto molte riunioni con aziende private, uffici, servizi affinché tutti organizzino per tempo le rispettive attività. Il servizio di vigilanza sarà rafforzato grazie all’arrivo di 100-150 vigili concessi “in prestito” dalle altre amministrazioni comunali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. La Protezione Civile metterà a disposizione 3-400 uomini che aiuteranno a presidiare il territorio. I varchi di accesso alla zona rossa verranno presidiati 24 ore su 24 per contrastare l’abusivismo e gli eccessi. I problemi più grossi che avete dovuto affrontare? Più che i singoli problemi è stata la complessità di far suonare a tono tutta l’orchestra. Ogni strumento della macchina organizzativa deve suonare in armonia con gli altri strumenti, senza che vi siano stonature o interferenze. Gli alpini solitamente occupano tutto nel raggio di 50 km dalla città dell’Adunata. Quindi in quella settimana gli alberghi saranno esauriti dal Piancavallo al mare. Circa 18 mila saranno gli alpini accampati alle porte della città. Verranno predisposti 750 servizi igienici, mentre intorno alla zona rossa sono previsti 32 mila posti auto e 3 mila parcheggi per i pullman: Interporto, Electrolux, Centro Meduna, Paradiso in zona Comina, Villanova, Vallenoncello sono alcuni dei principali luoghi di sosta capaci di ospitare migliaia di veicoli. Da lì ci si muoverà un po’ a piedi e un po’ per mezzo dei numerosi bus navetta. Un aspetto importante è rappresentato dallo smaltimento della spazzatura. Con Gea è stato impostato un piano rifiuti basato su prodotti biodegradabili. A dar man forte in questo ambito arriveranno gli angeli del riciclo, un centinaio di giovani formati da Gea. La pulizia delle strade, invece, avverrà in notturna, così come l’approvvigionamento dei negozi e degli esercizi commerciali, giacché di giorno sarebbe impossibile effettuarlo.

GAMMA VILLAGGIO DELL'ADUNATA Il Villaggio dell’Adunata sarà collocato nel centro di Pordenone, tra Piazza XX Settembre e Via Mazzini. Al suo interno saranno presenti: il villaggio dei partner, nel quale si trovano le aziende partner dell’Adunata, che promuoveranno e venderanno i propri prodotti e offriranno i loro servizi. Nel Villaggio sono anche presenti gli stand delle Onlus e associazioni di volontariato, e l’expo del territorio, dedicato alle piccole aziende della regione che possono avere un’occasione di rilievo per presentare la propria attività, dai prodotti tipici all’artigianato artistico. RISTORAZIONE

Nel centro di Pordenone saranno inoltre allestiti i padiglioni della grande ristorazione, che sono diventati, nel corso degli anni, un punto di riferimento per gli Alpini e per tutti i partecipanti all’Adunata.

Al loro interno si potrà consumare un pasto caldo ad un prezzo certo. I padiglioni della grande ristorazione ospitano anche il “Pasta Party” dell’Adunata, iniziativa legata ad una raccolta benefica a favore delle attività di Ana Onlus. CITTADELLA MILITARE Da otto anni la Cittadella è il luogo d’incontro tra gli Alpini di ieri e quelli di oggi, ma anche uno spazio aperto al pubblico dell’Adunata. Qui, per quattro giorni, i visitatori avranno la possibilità di immergersi nella suggestiva esposizione che l’Esercito allestirà in città. Tutte le specialità delle Truppe Alpine illustreranno i mezzi ed equipaggiamenti di ultima generazione in loro dotazione. Filo conduttore dell’esibizione sarà la testimonianza degli Alpini come risorsa per il Paese, impegnati in Italia e all’Estero a favore della sicurezza e della stabilità. Ai bambini e ai giovani visitatori verrà dedicata l’area montagna, dove gli istruttori di alpinismo militare prepareranno

un muro di arrampicata, un ponte tibetano e una pista da sci di fondo artificiale. Appassionati e curiosi potranno poi salire a bordo dei modernissimi blindati Lince in dotazione, assistere alla bonifica di un campo minato con l'utilizzo di un robot e anche provare l’ebrezza di essere liberati dai Rangers in una simulazione di cattura degli ostaggi. COMMERCIO “AMICO” DEGLI ALPINI Grazie alla collaborazione delle Associazioni di categoria del territorio, durante l’Adunata saranno affissi, nei negozi, nei ristoranti e nei bar, le locandine e le vetrofanie di commercianti ed esercenti che aderiscono all’iniziativa “Amici degli Alpini”. In questi locali i titolari si impegnano al rispetto dei prezzi indicati nelle locandine, garantendo agli ospiti dell’Adunata un trattamento chiaro e trasparente.

Note di colore e personaggi caratteristici tipici del grande happening

Non temete sovraccarichi alla rete elettrica o black out nelle telecomunicazioni? Abbiamo avuto rapporti con gli enti gestori che hanno provveduto a potenziare la rete elettrica e il traffico delle comunicazioni con i cellulari. Quali saranno i momenti clou? I momento clou sono più di uno. Dall’apertura il giovedì della cittadella alpina al Parco Galvani all’avvio ufficiale dell’Adunata del venerdì mattina con l’alzabandiera in Piazza XX Settembre. Dalla sfilata, sempre il venerdì, della bandiera di guerra alla messa del sabato al palazzetto dello sport con il vescovo. Fino alla grande sfilata della domenica, il vero evento nell’evento, che inizierà alle 9 del mattino per concludersi alle 9 di sera con il passaggio della Sezione Ana Pordenone. A una famiglia cosa consiglia di vedere? Sicuramente la cittadella militare, molto attrattiva per i bambini grazie alle numerose dimostrazioni. La sfilata della domenica è il momento più inebriante. E poi ci sono le serate, situazioni di festa collettiva, con i cori, le bande, i mercatini, i punti di ristoro, gli accampamenti animati ovunque. La città sarà pacificamente invasa, ci saranno tende dappertutto dentro e fuori la zona rossa. Per quanto riguarda il commercio ambulante sono state ammesse 209 bancarelle, di cui 159 alimentari, dove tutti potranno mangiare a prezzi calmierati. La sicurezza è un problema? Vigileremo per fare in modo che tutto si svolga nella massima sicurezza e serenità, senza eccessi. Come si raggiungerà Pordenone in quei giorni? Pordenone si potrà raggiungere con i treni, che verranno potenziati, e dall’autostrada con uscita a Cimpello e Fontanafredda e immissione nella Statale 13. Verranno chiusi gli accessi autostradali di Pordenone, Porcia e Villanova in alcune ore del mattino e della sera di Venerdì 9 maggio e invece solo la mattina nella giornata di domenica 11 maggio.


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ECONOMIA

L’opinione pubblica si è accontentata della promessa di Electrolux di un piano industriale per Porcia

Porcia, il nodo La conferenza stampa degli impiegati Electrolux con Mario Grillo e Giannino Padovan. Nella foto grande il centro direzionale di Porcia

di MARIO GRILLO E GIANNINO PADOVAN

IL DOCUMENTO

(Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi. Étienne de La Boétie) Il 7 marzo scorso gli impiegati di Porcia avevano inviato una lettera a Debora Serracchiani in cui affermavano di rivolgersi a lei «perché l’unica, tra i tanti che si sono espressi sulla nostra vicenda, ad aver capito che oltre alle vertenze aperte per le quattro fabbriche italiane, ne esiste una quinta: quella degli Impiegati Electrolux». In questa lettera di denuncia della reale situazione negli uffici veniva reso noto che «un centinaio di dipendenti è uscita dall’azienda volontariamente, dove l’avverbio si traduce in

Porcia, cronaca di una fine annu frasi standard quali “è meglio che tu vada prima che la fabbrica chiuda” o “se non accetti il trasferimento in Polonia te ne puoi andare adesso”, ma soprattutto “sei fuori comunque perché tra un mese il tuo ufficio non esisterà più”. La notizia sui contenuti della lettera (distribuita dagli impiegati ai media regionali e anche ad alcuni nazionali) è stata ripresa solo dal Gazzettino di Pordenone (Electrolux si sposta. Gli uffici occupati, 8 marzo 2014). Nessuna dichiarazione pubblica da parte della Regione a cui la lettera era stata consegnata. Da qui la decisione degli impiegati di far sentire la loro voce attraverso la conferenza stampa tenutasi il 29 marzo scorso all’Oratorio di Rorai Grande. Nel corso della conferenza è stato illustrato un documento (di seguito riassunto) dall’eloquente titolo “Cronaca di una fine annunciata: cosa sta realmente accadendo a Porcia”. E questa scelta non è casuale. Infatti, la vertenza di Porcia non è una normale trattativa sindacale, ma è il banco di prova della possibilità di una presenza industriale italiana nel settore degli elettrodomestici. Se Porcia sarà chiusa significa che tutti, e cioè Governo, Sindacati, Istituzioni locali e tutto il territorio, hanno preso atto che l’Italia non è più in grado di esprimere valide competenze nella produzione di elettrodomestici belli e competitivi. In secondo luogo, Porcia è anche il tassello fondamentale nella strategia di disimpegno del Gruppo Electrolux dall’Italia.

I numeri Il costo del prodotto non è fatto di solo costo del lavoro, di cui si è troppo parlato in questo periodo. È fatto di: a) Costi Variabili (Materiali e Componentistica, Lavoro, Costi di trasformazione industriale (energia, manutenzioni, servizi, ecc.); b) Costi Fissi (Costi di struttura di Fabbrica, Ammortamenti, Costi Generali, Costi Centrali (Progettazione, Disegno Industriale, Commerciali). La dimensione di Porcia è fisicamente tale da comportare un livello di produzione tra un milione e un milione e duecentomila apparecchiature prodotte. Al di sotto di tale livello iniziano le “diseconomie” di scala. Lo dimostrano i numeri del 2013 che vedono Porcia, come unità produttiva, avere un risultato economico in equilibrio (contrariamente ai suoi concorrenti interni diretti che mostrano risultati negativi). Per sostenere questo livello produttivo è necessario attivare i seguenti elementi: • Investimenti per lo sviluppo di prodotti innovativi. Qui si suggerisce di puntare sullo sviluppo dell’applicazione della pompa di calore nelle apparecchiature domestiche, riunendo nello stesso sito produttivo lavabiancheria, asciugabiancheria e lavasciugatrice a pompa di calore, facendo diventare Porcia polo di eccellenza tecnologica per questa applicazione. Attualmente l’asciugatrice a pompa di calore viene prodotta in Polonia anche se è stata ingegnerizzata a Porcia.

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Sostenere adeguatamente sul mercato i prodotti innovativi attraverso politiche commerciali e di marketing adeguate. Gli investimenti stimati di prodotto si aggirano sui 50 milioni in tre anni. Gli investimenti in comunicazione sul mercato (specifici) si aggirano sui 15 milioni in tre anni. Bisogna poi ricordare che il costo per la collettività della proposta di sostegno dei contratti di solidarietà per gli stabilimenti italiani di Electrolux nei tre anni di piano è di circa 100 milioni di euro.

La desertificazione Mentre l’opinione pubblica si è accontentata della promessa di Electrolux di un piano industriale anche per Porcia, immaginando che questo voglia dire un abbandono della decisione di chiudere lo stabilimento che in realtà non è mai stata accantonata, procedono di gran lena le manovre per una “desertificazione” del sito di Porcia. Il sito di Porcia oggi è fatto di: a) Stabilimento di Porcia con 1200 persone circa; b) Servizi Centrali che rappresentano molto del knowhow espresso dalla cultura Zanussi con circa 1000 persone che si occupano di: Progettazione lavaggio, Sistemi Informativi, Ingegneria Centrale, Logistica, Supply Chain, Vendite e Marketing e Disegno Industriale. A Porcia è concentrato un terzo delle risorse italiane del gruppo Electrolux . Oggi sta succedendo che, pur in assenza di qualsiasi ufficializzazione, Electrolux


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ECONOMIA

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Ma in realtà procedono le manovre per una desertificazione del sito con lo smantellamento dei Servizi

dei colletti bianchi

IL LE RAGIONI DEGLI IMPIEGATI

unciata si sta muovendo rapidamente per smantellare le strutture dei servizi. Il Disegno Industriale è sempre stato uno dei punti di forza della struttura industriale italiana di Electrolux. Adesso è stato deciso di portare tutto a Stoccolma. Per intanto le persone sono rimaste lì, ma senza lavoro. Electrolux International, ex Zanussi International, ha avuto sempre un ruolo di primo piano nell’internazionalizzazione delle attività. Otto persone sono state contattate per lasciare l’azienda, ma sono ancora lì perché i clienti non ne vogliono sapere di far riferimento ad altre strutture. La Logistica verrà fortemente ridimensionata per spostare la parte che conta in Polonia. Le persone hanno dovuto subire l’umiliazione di dover istruire i colleghi polacchi senza sapere nulla del proprio destino. Le Vendite Italia rappresentano un caso emblematico di come opera ultimamente Electrolux. Si dice che si debba andare a Milano, senza nulla di ufficiale, ma intanto si sta cercando un immobile a Milano e si dice che il 30% delle persone non serve più. Naturalmente lo spostamento a Milano è funzionale solo nell’ipotesi di chiusura di Porcia. Intanto, nei primi due mesi dell’anno il mercato italiano dell’elettrodomestico è cresciuto del 7% mentre i volumi di Electrolux in Italia sono caduti del 7%. Continuando così le fabbriche chiuderanno da sole. Con buona pace di tutti.

Trasferire i servizi equivale a chiudere Riportiamo qui il testo letto da Cristina Vendrame durante la conferenza stampa del 29 marzo a nome degli impiegati «Abbiamo scelto lo strumento della conferenza stampa per informare della situazione che noi impiegati Electrolux stiamo attualmente vivendo; per rendere conto dell’aria pesante che quotidianamente respiriamo e che ha spinto alcuni di noi a licenziarsi pur senza avere un lavoro alternativo. Perché sentiamo l’esigenza di scoprirci solo adesso? I motivi sono diversi: 1. perché, a differenza degli operai, non siamo rappresentati da alcun sindacato in questa vertenza che sta arrivando ad un punto cruciale; 2. per dire a chi andrà a Roma – a decidere del nostro futuro – che non si salverà né Porcia né Susegana, né Solaro né Forlì, se le discussioni continueranno a limitarsi ai volumi produttivi ed ai tagli da apportare ai salari degli operai; 3. per dire che Electrolux non ha mai modificato i piani resi noti il 25 ottobre scorso e che anzi sta proseguendo il programma di dismissione delle proprie attività in Italia. Noi tutto questo lo conosciamo bene perché siamo proprio noi impiegati ad essere dismessi, chiamati uno ad uno dal personale. E presi singolarmente siamo molto più vulnerabili. Ci hanno cortesemente costretto a passare ad altri i progetti su cui stavamo lavorando; a fare formazione ed assistenza a chi, da Stoccolma o dalla Polonia, farà il lavoro da domani: il nostro lavoro. Per certi servizi questo sta già succedendo. Industrial Design, Logistica, Progettazione, Vendita e Post-vendita: come si può pensare che un’azienda, una fabbrica, un’industria possano sopravvivere senza i Servizi? Dietro di noi tecnici, impiegati, ingegneri, c’è il futuro di Porcia e di molti altri siti non solo italiani, ma anche europei. Chiudere o trasferire altrove i servizi che stiamo offrendo equivale a dire che Porcia chiuderà. È per questo che siamo qui oggi: per affermare l’importanza della questione occupazionale degli impiegati, per far sì che questa abbia la stessa centralità che ha avuto e sta avendo quella riguardante i volumi produttivi. Non può esistere una realtà industriale senza i servizi. Alla lotta degli operai finalizzata a difendere la realtà produttiva di Porcia deve abbinarsi la difesa dei servizi. Quello che vediamo tutti i giorni, quello che possiamo testimoniare direttamente è che la decisione di Electrolux di chiudere tutto non pare cambiata: stanno trasmettendo messaggi tranquillizzanti, ma la realtà che viviamo ci fa pensare che, per noi, qui non ci sarà un futuro». (Il testo è stato consegnato in redazione venerdì 4 aprile 2014)

Electrolux non ha mai modificato i piani resi noti il 25 ottobre e sta procedendo con le dismissioni dei servizi. Tecnici, impiegati, ingegneri: circa mille persone che esprimono il know how della cultura Zanussi. Per questo alla lotta degli operai finalizzata a difendere la realtà produttiva di Porcia deve abbinarsi la difesa dei servizi, senza i quali non può esistere una realtà industriale. “Se Porcia sarà chiusa significa che il Sistema Italia avrà deciso di abbandonare la produzione di elettrodomestici ritenendo di non poter più essere competitivo”


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L’INTERVISTA

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L’analisi del presidente di Confcommercio Alberto Marchiori sulla città e sul rischio derivato dall'immobilismo

Il Commercio chiede a Pedrotti un cambio passo di PAOLA DALLE MOLLE

I giochi sono fatti, dice un vecchio detto. Il 25 marzo è stato confermato il terzo mandato per Giovanni Pavan alla guida della Camera di Commercio di Pordenone. Si spengono i riflettori su un’accesa campagna elettorale. Quel che resta è una frattura tra le categorie proprio in un momento storico in cui sarebbe auspicabile un fronte unito. Non è passata la linea del rinnovamento, bocciata la linea dell’alternanza, in molti temono il rischio di un immobilismo. Alberto Marchiori, presidente Confcommercio Pordenone, uno dei candidati nella corsa alla presidenza, ha lanciato una sfida ritirandosi davanti al niet guidato da Unindustria. Nel frattempo, sale la pressione nella provincia che conta il numero più alto di fallimenti a causa della crisi, solo il settore del commercio nel 2013, ha visto chiudere oltre 500 imprese. Marchiori, lei ha ritirato la candidatura in segno di protesta. Ho fatto un passo indietro di fronte a una situazione che non approvavo pur non avendo nulla contro l’attuale presidente. In questo momento avremmo avuto bisogno, a mio parere, di altre figure più dinamiche e intraprendenti, capaci di aiutare questo territorio ad affrontare la crisi che si abbatte con veemenza ormai da tempo sul settore dell’impresa e del commercio. Camera di Commercio, quali sono i punti deboli? Il Consiglio camerale così come oggi è concepito e guidato serve a poco. Il Consiglio invece dovrebbe  condividere ed elaborare le strategie per il territorio ed in particolare, azioni da porre in essere attraverso le collegate (Concentro, Sviluppo&Territorio, Consorzio Universitario, Fondazione Pordenonelegge). Senza dimenticare che chiunque vada a governare l’Ente dovrebbe avere un serie di connessioni di natura imprenditoriale su diversi fronti, ad esempio, con paesi esteri. Come pensate a un rilancio del commercio?

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Devo ammettere che abbiamo avvertito un sensibile rallentamento di questa amministrazione rispetto alla precedente. Oggi non ci sono giustificazioni, siamo a metà del mandato e noi chiediamo un cambiamento Per prima cosa abbiamo creato Sviluppo e Territorio con questa finalità. Ma – come dice un proverbio - le nozze con i fichi secchi non si fanno. Sviluppo&Territorio può portare avanti solo alcune solo alcune operazioni in questa direzione. Infatti, una delle colonne portanti del progetto sta nell’usare i fondi strutturali, in particolare, i fondi Pisus oggi bloccati dalla revisione della spesa. Nel frattempo, abbiamo realizzato una ricerca verificando per ogni via all’interno del ring quali siano le categorie merceologiche assenti. Infine, ritengo che esistano altri provvedimenti possibili a favore della proprietà come la riduzione Imu o l’ipotesi - da noi proposta a livello nazionale - dell’aliquota secca anche per immobili commerciali. Intanto il territorio langue e attende. Si può rimanere con le mani in mano in attesa dello sbocco dei fondi? Oggi la città sembra un bazar, quindi ci si potrebbe occupare, della regolamentazione per i dehors, (sovraintendenza permettendo) su cui esiste un progetto fermo nei cassetti del Comune da otto anni. Parliamo poi della regolamentazione sul silenzio: siamo riusciti a portare solo divieti, qualcuno vive il centro storico come fosse un eremo. Dare delle nuove regole non significa trasformare Pordenone in discoteca ma neppure in mortorio. Quanto poi a Piazza XX Settembre, da sempre è un contenitore nella città riempito solo in occasione di eventi. Si potrebbe pensare a un suo utilizzo come piazza delle erbe e dei fiori come accade in molte città, questo la renderebbe di sicuro più vissuta. Devo ammettere

che abbiamo avvertito un sensibile rallentamento di questa amministrazione rispetto alla precedente. Oggi non ci sono giustificazioni, siamo a metà del mandato e noi chiediamo un cambiamento di passo. Sul tema della vendita di alcolici e di tabacchi ai minori? C’è un problema alla base in questa società che a mio parere riguarda la famiglia e soprattutto il rapporto fra genitori e figli. La disgregazione di questi rapporti ha portato ad un aggravio di alcune situazioni. I nostri iscritti si sono a lungo formati su questi temi attraverso campagne informative (e formative) specifiche realizzate a livello locale e nazionale. Siamo stati i primi a impegnarci scegliendo la linea dura verso chi trasgredisce alle regole. Ma è anche vero che molti giovani fanno di tutto per fingersi maggiorenni per acquistare alcool e tabacchi. Dunque, il ruolo di poliziotti dato agli esercenti è davvero difficile. Inoltre, c’è il rischio che poche eccezioni mettano in ombra coloro – e sono la maggioranza – che lavorano con correttezza. Per concludere, ci può descrivere lo stato d’animo dei lavoratori dal suo punto di vista? I nostri associati e la maggior parte delle persone in genere, a mio avviso sono afflitti in questi mesi da duplice conflitto: da una parte ci sono la rabbia e la voglia di reagire, dall’altra una triste rassegnazione.  Temo che se non si cambierà qualcosa in tempi veloci, soprattutto se non si prenderanno provvedimenti per ridurre tasse e burocrazia, la tensione diventerà insostenibile.

continua dalla prima CONTROCORRENTE

Enti che predicano ma non cambiano tentativo di ricollocare la Camera di commercio nel tessuto giustamente si sostiene, l'epicentro della crisi economica è a imprenditoriale e nella vita tormentata di Pordenone, penso che qualche responsabilità Pordenone. Un “contenitore” ha senso soltanto sia da addebitare alla classe dirigente, che è se esprime progettualità e relazioni su vasta sempre quella dei “tempi lontani”. Sarebbe scala. Altrimenti è meglio sbaraccare. Ormai indispensabile un cambio di marcia, anche non c'è più un solo imprenditore disposto a attraverso energici strappi. spendere una parola per difendere una struttura Nel caso della Camera di commercio, una volta tanto la politica non c'entra. Bisogna di GIUSEPPE RAGOGNA che nel tempo si è burocratizzata. I giudizi raccolti tra gli addetti ai lavori sono impietosi: dar atto sia al sindaco, Claudio Pedrotti, sia al “Non serve più una scatola vuota che succhia presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, risorse senza dare nulla in cambio”. Non a caso, la Regione è di aver invocato una ventata di novità. Che non c'è stata. orientata all'accorpamento delle quattro strutture, considerato Eppure, capita che siano proprio le associazioni di categoria a che le stesse Province sono in fase di smantellamento. Ma i evidenziare l'incapacità di imprimere una svolta, cadendo così dirigenti delle Camere di commercio puntano i piedi. In un in contraddizione. Per esempio, perché non dovrebbe valere anche per gli enti economici quanto intimato dai loro dirigenti eccesso di autoreferenzialità sono convinti di essere virtuosi, quindi indispensabili. In realtà, anche nel programma del ai partiti e, cioè, di intraprendere processi di innovazione? premier Renzi è prevista una riforma radicale, a partire Come si fa a chiedere agli amministratori pubblici di non dall'eliminazione dell'obbligo di iscrizione delle aziende. oltrepassare i due mandati, se poi non si rispetta il limite “in casa propria”? Tra l'altro, la regoletta dei due mandati (massimo Allora, servono o non servono le Camere di commercio? In occasione delle nomine, un dibattito franco e trasparente dieci anni di carica) è imposta dalle disposizioni nazionali di avrebbe aiutato a creare maggiore attenzione attorno a strutture Confindustria. Allora perché l'organizzazione pordenonese che dovranno necessariamente essere riformate. C'era lo degli imprenditori è stata la prima a infrangere gli atti ufficiali? I commercianti hanno bocciato l'accordo, non votando Pavan. spazio per tentare di avviare un processo di rinnovamento, con l'impegno di ricollocare l'ente a fianco delle aziende. E magari Ma tutti gli altri (compreso il rappresentante della Cisl, che ha si sarebbe trovato anche il modo di allargare il confronto a una così rotto il fronte sindacale) si sono allineati, senza neppure presentare uno straccio di programma per un ente in profonda città smarrita, in difficoltà nel disegnare il suo futuro. Niente. Hanno prevalso i giochini di sempre. Eppure, Pordenone crisi di identità. Una volta tanto, poteva essere rovesciato il metodo tradizionale meritava qualcosa di più. Almeno in una delle fasi più delicate della sua storia. delle nomine, per privilegiare i contenuti, nel disperato


La Città

PROGETTI

Aprile 2014

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La riforma delle autonomie locali da parte della Regione impone la ricerca di soluzioni per fare massa critica

Occorre spostare il ragionamento sui servizi che possono ragionevolmente essere messi in comune, magari inserendo fra le cose da fare assieme anche la programmazione urbanistica del territorio, come i piani regolatori

Centomila abitanti non si uniscono per risparmiare di NICO NANNI

(ma conoscendo come vanno le cose al giorno d’oggi non ci stupiremmo se a breve sorgesse un “comitato” a raccogliere firme pro o contro il progetto). In pratica le cinque municipalità rimarrebbero autonome, ma verrebbero uniti alcuni servizi. Oggi questa realtà di cinque comuni conta su 96 mila abitanti, 1100 dipendenti comunali, cinque sindaci, una trentina di assessori e un centinaio di consiglieri comunali (ai quali a Pordenone si aggiungono pure quattro circoscrizioni con 48 consiglieri). Di fronte a questa realtà “istituzionale” c’è già chi ha fatto un po’ di conti per capire quanto essa costa e quanto si risparmierebbe con l’unione; e c’è chi è andato oltre ritenendo la semplice unione insufficiente e indicando come meta la “fusione” dei cinque comuni perché il loro territorio è già di fatto omogeneo e perché solo così si otterrebbero i tanto auspicati risparmi. C’è da dire che esempi attivi di “collaborazione” tra Comuni ci sono già: Pordenone e Roveredo in Piano, ad esempio, già da tempo hanno avviato l’Aster (Ambito strategico territoriale) con la messa in comune di diversi servizi, fra cui la creazione di un comando unificato di Polizia municipale e la gestione del personale; ci sono poi lo “sportello unico” (che coinvolge

Il futuro del Pordenonese è legato alla prospettiva della “Città dei 100 mila”? A quanto si sente e si legge da qualche mese a questa parte sembrerebbe proprio di sì. Ma che cos’è questo progetto (se di progetto si tratta)? Da un lato vi è la riforma delle autonomie locali che la Regione sta portando avanti e che prevede la soppressione delle Province così come le conosciamo adesso e la nascita di realtà politico-amministrative vaste, che possono consistere in “fusioni” o in “aggregazioni-unioni” tra comuni. Dall’altro vi è la necessità – in tempi di ristrettezze per tutti – di “mettere in comune” dei servizi sia per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini sia per risparmiare sui costi. Fin qui tutto bene. Le difficoltà iniziano quando inizia a nascere il timore che “unione” significhi perdita di indipendenza o anche di identità del singolo comune; che il comune più grande finisca per fagocitare i minori; quando tutta l’operazione viene svilita al mero concetto di “risparmio”. Per venire al concreto: cinque comuni dell’Ambito Urbano (Pordenone, Cordenons, Porcia, Roveredo in Piano e San Quirino) stanno dibattendo a livello istituzionale e politico se procedere sulla strada di una “unione”; se e quando la possibilità verrà posta al vaglio dei cittadini non è dato sapere

anche Fontanafredda) e il “controllo di gestione” (che interessa ben 27 enti); esiste poi tutto il settore delle politiche sociali che è già gestito in forma associata dall’Ambito socioassistenziale. Insomma, non si tratterebbe di partire da zero, ma di razionalizzare, consolidare e ampliare un processo già in atto, magari inserendo fra le cose da fare assieme anche la programmazione urbanistica del territorio essendo impensabile al giorno d’oggi che ogni comune faccia un piano regolatore senza prendere in considerazione ciò che viene programmato in quello limitrofo. Un dibattito indubbiamente interessante e foriero di sviluppi, che però finora ci appare fin troppo appiattito sul concetto di “taglio dei costi” (ovviamente della politica). Il problema certamente esiste e va affrontato, ma non si può, ci pare, ridursi tutto a questo. Quando si parla di queste cose, che poi costituiscono (o dovrebbero costituire) il futuro della nostra società locale, ci piacerebbe “volare alto”, ovvero che il dibattito fosse un po’ più profondo e non si fermasse a una polemica sul “costo della politica”, che se ha un suo fondamento, rischia tuttavia di essere stucchevole e non fecondo di idee.

SOTTO LA LENTE

87 a Adunata Nazionale

Quarant’anni87fa Ad ununa piano simile ta Nazionale nale politiche zio unata Na naufragò per ragioni 87 a Ad a

(N.Na.) – Intorno alla metà degli anni ’70, le forze politiche della ancor giovane Provincia di Pordenone idearono una forma di programmazione del territorio, che si concretizzò nel PUIAP (Piano urbanistico intercomunale dell’area pordenonese), forma concettualmente molto più avanzata dell’odierna “città dei 100 mila”. Forse, se quel piano da tutti voluto in linea teorica, ma sotto sotto temuto e alla fine bocciato da qualche forza politica, le cose in questi 40 anni sarebbero andate diversamente. Ma cos’era in concreto quel Piano? Attingiamo a quanto scrivemmo a più riprese all’epoca per il quindicinale “Il Punto”. La filosofia del PUIAP consisteva nel passare dall’accentramento tipico di una città megalopoli al decentramento di una città-provincia, dove tutti i comuni rientranti in un certo territorio potessero godere di eguali benefici, senza dover ricorrere ogni volta alla città capoluogo, ma trovando i vari servizi, il lavoro, la scuola in posizione la più decentrata possibile. Il tutto, ovviamente, sorretto da una nuova struttura viaria, fatta di rapidi collegamenti e raccordi con superstrade per avvicinare sempre più i vari comuni fra loro. I Comuni interessati al Piano erano una decina e in pratica costituivano l’asse

centrale della provincia. Il Piano era il frutto di scelte politiche ben precise che andavano inevitabilmente a rompere gli equilibri su cui si reggevano i rapporti fra cittadino ed ente pubblico. Si trattava, cioé, di andare verso una gestione del territorio nella quale l’interesse collettivo prevalesse su quello singolo, senza per questo mortificare le iniziative private. Affermava all’epoca un amministratore di lungo corso come Giovanni Di Benedetto, che era presidente del Consorzio per il PUIAP: «È un fatto politico estremamente rilevante che i partiti si siano posti il problema di fare un piano che razionalizzi i servizi sociali esistenti e ne crei di nuovi. Bisogna dare alla scuola nuove strutture, ma anche finalizzarle alle possibilità di lavoro che la zona offre; bisogna salvaguardare i posti di lavoro; bisogna dotare Pordenone di tutti quei servizi necessari per tutto il territorio; bisogna evitare che il capoluogo cresca a dismisura e che il fenomeno dell’inurbamento comprometta ancor più la città». Poi, al momento delle decisioni, qualcuno si oppose e il PUIAP naufragò: 40 anni dopo siamo qui a discettare della “città dei 100 mila”.

PORDE

ONE PORDE 87 a Adunata Nazionale

87 a Adunata Nazionale

PROVINCIA ALPINA PORDE ONE PORDE PORDE ONE

PROV PROV PROVINCIA ALPINA PROVINCIA ALPINA 9 -10 -11 Maggio 2014

9 -10 -11 Maggio 2014

9 -10 -11 Maggio 2014


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CRONACHE

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La Città

Alcuni cittadini, preoccupati per le sorti di PArCo 2, hanno costituito un gruppo e avviato una raccolta di firme

Il PArCo della discordia

di DAVIDE CORAL

Grandi manovre in quel di Pordenone, dove l’Amministrazione Comunale sta dando il via ad una profonda riorganizzazione dei propri uffici: urbanistica, edilizia privata, ambiente e mobilità verranno spostati in via Bertossi, scalzando così gli spazi espositivi di PArCo2. Questi ultimi verranno spostati a Palazzo Spelladi (più conosciuto come Palazzo Cevolin), accanto al municipio, in attesa che anche l’anagrafe si sposti e completi così l’ambizioso piano. Un vero e proprio valzer, dettato dal bilancio e dalla una volontà di razionalizzare gli spazi. Costo dell’operazione: 300 mila euro. Tutti felici e contenti? Non proprio. Alcuni cittadini, preoccupati per le sorti di PArCo 2, si sono riuniti in un collettivo, “Il ballo della scrivania”, attivando una raccolta di firme. Ma non finisce qui: anche l’opposizione attacca, criticando la mancanza di programmazione nelle scelte amministrative della città. «A cerchio chiuso - spiega l’Assessore al Patrimonio, Flavio Moro – si avrà una situazione in cui in via Bertossi rimaranno solo gli uffici “tecnici”,

Cambia la geografia degli uffici comunali a Pordenone. Spending review secondo l’Amministrazione, ma per l’opposizione è mancanza di programmazione a monte. Intanto lo spostamento della galleria espositiva di via Bertossi (PArCo2) accende il dibattito in città

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frequentati quasi esclusivamente da professionisti. Nella zona del municipio invece avremo tutti quegli uffici che servono in prima persona al privato cittadino e creeremo lo “sportello unico”. In via Oderzo si colloca la Polizia Municipale, in Piazza della Motta hanno sede Cultura e Sport». E di PArCo 2, cosa ne sarà? «PArCo 2 ha una storia particolare. Nasce quasi per caso, in alcune stanze che non erano destinate ad ospitare mostre. Si iniziò con una esposizione dedicata al nostro corregionale Tavan per una felice intuizione dell’allora Assessore Zanolin. Dopo di che la sede è piaciuta molto alla cittadinanza, ma oggi come oggi occorre fare i conti con il bilancio e quest’ultimo ci dice che aggregando gli uffici tecnici si avrà un risparmio annuo di 40.000 euro. Per PArCo2 abbiamo scelto la sede di Palazzo Cevolin, una location fatta apposta per essere superficie espositiva, con un recupero architettonico finanziato dalla Regione e un progetto partito più di 10 anni fa». Per Emanuele Loperfido, consigliere comunale di opposizione, il problema è a monte e non è così lineare. Ci spiega: «Questa serie di spostamenti non è criticabile da un punto di vista contabile, tutto viene fatto in un’ottica di risparmio. Quello che noi osserviamo e segnaliamo è la mancanza di programmazione da parte di chi amministra la città. Abbiamo acquisito Palazzo Badini vendendo la colonia di Caorle, poi abbiamo recuperato PArCo e PArCo2 per poi accorgerci di essere in affanno in questi anni di crisi. Ci si è comportati da cicale in un periodo di vacche grasse, e ora invece dobbiamo essere più realisti del re. Sembra che le scelte vengano fatte sulla base di spinte carismatiche e non di precisi calcoli sulla convenienza delle stesse. Inoltre ho l’impressione

che questa amministrazione stia facendo queste operazioni “sotto traccia”, per non indispettire l’ex sindaco Bolzonello che ha voluto una città a forte vocazione culturale...». Rimanda l’accusa al mittente sempre Flavio Moro che rivendica la trasparenza di tutta la vicenda e insiste su come i 300.000 euro necessari al trasloco si ripagheranno in pochi anni, grazie ai risparmi dovuti al compattamento delle sedi. Di più: per i due edifici svuotati dagli spostamenti si sono già fatti avanti altri enti pubblici (che contribuiranno con un affitto) e per uno in particolare si sta pensando di dare spazio a del co-working made in Pordenone. E cosa risponde all’accusa di avere troppi spazi dedicati alla cultura in città? «Gli spazi non sono troppi, ma in questo momento non possiamo permetterci di avere palazzo Cevolin vuoto per mantenere in vita PArCo2 in via Bertossi e rinunciare ai risparmi che ho evidenziato». E i cittadini che hanno organizzato il ballo della scrivania? La loro protesta nasce dal timore di perdere PArCo2 che in pochi anni ha ospitato mostre ed eventi di caratura internazionale con l’ultimo successo, in ordine di tempo, della mostra “Mira Cuba”. «Mi sono reso disponibile ad un incontro, anche tramite Facebook» chiosa l’Assessore «ma ancora nessuno si è fatto vivo. Anzi, lei che mi sta intervistando è il primo che mi chiede spiegazioni. Vorrei comunque dire loro che l’Amministrazione crede molto in PArCo2 che non cesserà le proprie attività ma anzi avrà spazi maggiori e nuove opportunità». Una vicenda insomma fatta di equilibri di bilancio, balli in ufficio e rivendicazioni culturali. Non resta che attendere gli sviluppi e vedere se l’Amministrazione riuscirà a salvare capra e cavoli, pardon, PArCo2 e casse comunali.


La Città

CRONACHE

Aprile 2014

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Quali prospettive per la cultura a Pordenone? Ne abbiamo parlato con l’assessore Claudio Cattaruzza

“Palazzo Cevolin? Uno spazio più ampio, bello e funzionale rispetto a via Bertossi”

PROSSIMO EVENTO

Retrospettiva su Angiolo D’Andrea La pittura di sentimento in 120 opere Fino al 21 settembre alla Galleria d’arte moderna e contemporanea di viale Dante la mostra che ricostruisce la figura dell’artista friulano attivo nella Milano dei primi decenni del Novecento

LA RISCOPERTA DI UN MAESTRO TRA SIMBOLISMO E NOVECENTO

PORDENONE GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA “ARMANDO PIZZINATO” VIALE DANTE 33 10 APRILE–21 SETTEMBRE 2014

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Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Un progetto

In collaborazione con

Assessorato alla Cultura

“L’auspicio per il futuro è quello di avere a disposizione più risorse, non solo finanziarie ma anche umane, motivate e competenti”

I problemi di Pordenone sono tutti nella “cultura”? Sembrerebbe, stando alla pubblicazione di liste di spese con un tono accusatorio quasi che tutti gli sprechi fossero in quel settore; a cittadini che improvvisamente raccolgono firme per evitare la chiusura di PArCo2; alla supposta chiusura di musei per mancanza di personale. L’assessore comunale Claudio Cattaruzza, responsabile del settore, mantiene una calma (apparente), ma si capisce che non ci sta a passare per l’affossatore di un settore che negli ultimi anni in città si è molto sviluppato, ma forse senza un disegno organico e quando i soldi c’erano e oggi non ci sono più. Assessore Cattaruzza, lei ha ereditato una buona dotazione di strutture culturali. In un periodo, però, di “vacche magre” a rimetterci è per prima sempre la cultura. Come ha potuto gestire in questi anni il settore? Oggi la dotazione di strutture è più che sufficiente. Abbiamo tre musei, uno spazio-mostre temporanee e uno spazio a finalità mista. I risultati sono stati in linea con i programmi dell’Amministrazione comunale e con le aspettative. Il pubblico è cresciuto pur con l’introduzione di un biglietto al costo poco più che simbolico; intensa è stata ed è l’attività (che vogliamo sempre più potenziare) di formazione didattica con le scuole. Tutto ciò, però, in una situazione finanziaria che in due anni ha visto una contrazione notevolissima delle risorse destinate alla cultura. Ai tanti problemi si sono aggiunti di recente anche quelli dell’apertura dei musei cittadini: si dice che resteranno chiusi per mancanza di personale… È una notizia del tutto priva di fondamento. Il Museo “Ricchieri” ha avuto un breve periodo di chiusura per l’effettuazione di adeguamenti tecnici; la Galleria d’Arte

Angiolo D’Andrea, nato a Rauscedo nel 1880, è stato un protagonista dimenticato della vivace stagione milanese dei primi decenni del ’900: attraverso un percorso espositivo di circa 120 opere tra dipinti, disegni e alcune opere inedite, la mostra ne restituirà il ritratto e l’opera. L’artista visse a Milano sin dal 1906, partecipando alle Esposizioni Nazionali di Brera e realizzando decorazioni per vari edifici, fra cui il Caffè Camparino in Galleria e un ciclo di vetrate per la cappella e il salone dei benefattori del Nuovo Ospedale Maggiore di Niguarda. Il suo talento fu scoperto da Camillo Boito, direttore del mensile Arte italiana decorativa e industriale e docente di architettura all’Accademia di Brera. D’Andrea fu influenzato dal Divisionismo e dall’opera di Gaetano Previati. Non ebbe invece simpatie per il futurismo e la pittura metafisica, né aderì al fascismo, motivi per i quali fu ignorato dalla stampa di regime e rimase isolato dalla comunità artistica. Morì nel paese natale nel 1942.

Moderna e Contemporanea A. Pizzinato (Parco Galvani) ha ospitato mostre fino a gennaio scorso e dopo una fase di riallestimento si presenta nel migliore dei modi all’avvenimento clou del 2014 per Pordenone: ovvero l’Adunata Nazionale degli Alpini. Ma si dice che in quella Galleria sia stata smantellata la mostra permanente delle opere facenti parte del patrimonio comunale. Un’altra affermazione infondata! La Collezione Ruini-Zacchi era esposta nella Villa Galvani ed era stata disallestita per lasciare tutto lo spazio a disposizione per la mostra di Armando Pizzinato, al quale – lo ricordo – la Galleria stessa è intitolata. Ora è in fase di riallestimento, tenendo comunque conto delle esigenze espositive della mostra di Angiolo D’Andrea, portata in città dalla Fondazione Bracco di Milano (vedi box, ndr). Insomma, quali possono essere le prospettive per il futuro? L’auspicio è quello di avere a disposizione più risorse, non solo finanziarie ma anche umane, motivate e competenti. Nel frattempo siamo impegnati nell’apertura a settembre del nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi (ex Cevolin) in sostituzione di PArCo2 di via Bertossi, destinato a ospitare uffici comunali. Si tratta di uno spazio più ampio di quello di PArCo2 e davvero molto bello e funzionale e, data la vicinanza, può entrare in sinergia col Museo di Palazzo Ricchieri. Abbiamo poi un programma di attività da qui a fine mandato e spero di avere le possibilità di poterlo attuare. L’auspicio è che possa arrivare il sostegno di qualche privato. N. Na.

nuova collezione P/e non solo cachemire...


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La Città

EDITORIALI

PAROLA MIA - Presentato anche a Pordenone il nuovo piano strategico della Regione per il turismo LO SPIGOLO

IL CROAVRÀUNFUTURO? di NICO NANNI

Stando alle cronache locali e alle voci, la nuova architettura che la Regione avrebbe disegnato per la sanità regionale e per quella provinciale in particolare, prevedrebbe – fra l’altro – la soppressione dell’Oncologia nell’Ospedale di Pordenone per dar vita a un reparto unico con il CRO di Aviano. Nell’ottica – si dice – di una sempre più stretta sinergia tra i due istituti sanitari. Scelta condivisibile se considerata solo nell’ottica del risparmio e della razionalizzazione dei servizi. Molto meno, invece, se si fanno altre considerazioni legate al CRO, alla sua genesi e alle sue prospettive. Forse si ricorderà che il CRO-Centro di Riferimento Oncologico è nato ad Aviano non già al posto di quell’Ospedale Civile, che venne soppresso all’epoca della prima programmazione sanitaria del Friuli Venezia Giulia, bensì come struttura “altra” di valenza regionale, di “riferimento” per le oncologie degli ospedali dell’ intera regione. Infatti, il CRO aveva e ha lo “status” di IRCCS (ovvero Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) riconosciuto a livello nazionale e come tale sostanzialmente con due finalità: la ricerca, appunto, nel campo delle neoplasie; l’applicazione dei risultati delle ricerche stesse e delle nuove e sempre più avanzate terapie (grazie alla rete oncologica nazionale e internazionale di cui il CRO fa parte) nella pratica clinica del CRO stesso e delle altre oncologie del Friuli Venezia Giulia. Da parte di qualcuno viene dunque adombrato il pericolo che, per la scelta di farne un reparto ospedaliero, il CRO divenga uno dei centri oncologici del territorio; dall’interno dell’Istituto di Aviano viene invece rimarcato che la credibilità del CRO a porsi come “riferimento” regionale non deriva da qualche decreto politico, ma dalla capacità di sapersi conquistare sul campo dei risultati validi. In altri termini, posto che non si può parlare di ricerca di base (anche i “grandi” trovano a fatica le risorse necessarie), bisogna proseguire nel cammino della ricerca clinica – come sta avvenendo – e nel rafforzamento dei legami con l’università per far sì che vi siano sempre più giovani medici e ricercatori che vengano al CRO a formarsi. Il problema, insomma, non starebbe nell’oncologia unica sul territorio, ma nel far sì che vi siano équipe multidisciplinari e altamente specializzate nell’affrontare e aggredire – con risultati si spera sempre più positivi – un male che solo una materia complessa come l’oncologia può trattare.

X Festival Internazionale della Storia Gorizia 22-25 maggio 2014

Il Turismo cala l’asso dell’offerta integrata Punto di partenza è considerare il Friuli Venezia Giulia come una destinazione “slow”, ad alto valore aggiunto e in grado di offrire un prodotto non omologato. L’offerta sarà strutturata in ambiti territoriali: litorale, città, montagna, Friuli centrale ed enogastronomico Giulia come una destinazione “slow”, ad alto valore Pochi giorni fa, presso la sede di rappresentanza aggiunto e in grado di offrire un prodotto non della Regione a Pordenone, abbiamo presentato il omologato e peculiare al turista. Per nuovo piano strategico del Turismo, fare questo struttureremo la nostra valido per i prossimi anni. Tappa, offerta in ambiti territoriali, con quella pordenonese, di un progetto più prodotti ed esperienze turistiche in ampio composto da dieci presentazioni linea con la domanda del mercato; all’interno del territorio del Friuli questi ambiti saranno rispettivamente Venezia Giulia. Non una singola quello del litorale, della città, della presentazione, bensì un programma montagna, del Friuli centrale e quello d’incontri finalizzato a rendere, fin enogastronomico. dalle prime fasi, l’intero territorio Per attuare questa strategia sarà coprotagonista di questo progetto. di SERGIO necessario operare una profonda Una scelta non casuale, ma basata sulla BOLZONELLO (*) trasformazione organizzativa che logica del confronto e di una visione interesserà la ristrutturazione del rapporto complessiva che riunisca tutte le identità con il territorio, il supporto alle reti d’impresa, la che compongono la nostra terra. Veri e propri formazione, il supporto agli operatori per la gestione tavoli di confronto dove è stata offerta la possibilità, dei fondi europei e il potenziamento dei servizi agli letteralmente, di conoscere personalmente tutti i stessi. Un progetto che proseguirà nella creazione di responsabili della struttura di Turismo FVG, ma al contempo di raccogliere preziose indicazioni da parte un piano di prodotti turistici, nella ristrutturazione del sistema di informazione e accoglienza turistica, e degli operatori presenti. Un approccio aperto basato nella definizione di una strategia di comunicazione sulla consapevolezza che è oramai necessaria una offline e online. profonda rivisitazione dei nostri modelli gestionali, Alla base, e mi preme sottolinearlo, vi è la volontà organizzativi e promozionali legati al turismo. I di intendere la nostra Regione come una grande rapidi e profondi cambiamenti hanno imposto esperienza, un mosaico di offerte in grado di sposare un cambio di passo che necessita scelte rapide e la dimensione storica, paesaggistica, culturale ed drastiche. Con questo piano strategico ripensiamo enogastronomica. Un patrimonio unico nel suo il nostro comparto turistico in termini complessivi genere, raccolto in un’estensione territoriale ridotta, affinché possa essere uno strumento valido per lo sviluppo e la crescita dell’economia del Friuli Venezia ma che permette di vivere moltitudini di esperienze. Con questo progetto vogliamo dare un segnale forte: Giulia; uno strumento in grado di rispondere una prospettiva aperta a tutti coloro che vogliono velocemente, e conseguentemente adattarsi, ad condividerla e apportare il loro contributo. un mercato fortemente dinamico e competitivo. L’obiettivo è quello di trasformare il territorio in un * (Vicepresidente e assessore alle attività produttive, sistema turistico integrato basato sulla competitività, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali attrattività e sulla sostenibilità. Regione Friuli Venezia Giulia) Punto di partenza è considerare il Friuli Venezia

IL LANTERNINO

Arroganza dell’offerta, il muro di gomma si può aggirare di NINO SCAINI

La volta scorsa s’è detto come dalla domanda dipenda in buona sostanza la qualità dell’offerta dei prodotti e dei servizi, in particolare quelli di pubblica utilità. E come dunque, attraverso il suo attento e mirato esercizio, cittadini, lavoratori, consumatori e utenti possano preventivamente realizzare un’efficace difesa attiva dei diritti, interessi e aspettative anche ad altrui beneficio. Ma se di fronte all’attuale prepotenza dell’offerta, neppure la virtuosa dinamica della domanda - pur esercitata in modo consapevole, oculato e determinato - bastasse, come evitare di abbandonarsi ad una rabbiosa rassegnazione? Bisognerà utilizzare il “potere della domanda” in forma reattiva, dialettica. E cioè con la pronta, chiara e decisa contestazione dell’inidoneità del prodotto, dell’irregolarità del comportamento, del sopruso o del danno subìto; esercitandolo in modo assertivo, con la stessa originaria consapevolezza delle proprie ragioni e la stessa determinazione a conseguirle. E non dovrà a ciò essere d’ostacolo la paura della difficoltà tecnica, dell’onerosità economica e dell’aleatorietà dell’esito di una disputa con un soggetto notevolmente più facoltoso, organizzato e potente. Questa comprensibile e purtroppo assai comune remora va oggi, in effetti, ridimensionata. E ciò non tanto per la presenza presso la gran parte delle aziende private e degli enti pubblici di apposite strutture (uffici reclami) destinate a gestire questa dialettica, però prive della necessaria indipendenza e, spesso, di sufficiente competenza. Ma, in parte per l’accresciuta qualificazione delle associazioni di difesa di cittadini, utenti e consumatori) e, soprattutto, per merito della sempre più importante presenza di organismi (direttamente o indirettamente pubblici) di arbitrato e di conciliazione, indipendenti o dotati di sufficiente autonomia e di elevata specializzazione. Organismi che, giorno dopo giorno hanno dimostrato di svolgere un ruolo prezioso, in modo e con

risultati non solo positivi ma addirittura sorprendenti. Quando una domanda di chiarimento, di intervento correttivo, di risarcimento o di semplici scuse non trova soddisfazione o neppure un serio riscontro, ci si potrà dunque rivolgere ad essi, senza necessità di assistenza legale né di altro esperto, con un semplice ricorso (la cui compilazione è facilitata da schemi-guida messi a disposizione del ricorrente) indicante i fatti e i motivi della contestazione. La procedura che ne segue è oltremodo rapida, viene gestita direttamente dall’organismo ed ha un costo simbolico che viene oltretutto rimborsato in caso di accoglimento. Circa gli esiti va detto che, vuoi per l’oculatezza e la prudenza dei ricorrenti, vuoi per la superficialità e l’arroganza delle controparti, quelli favorevoli ai primi confortano sia per quantità che per qualità. Va inoltre sottolineato come tali organismi promanino o siano comunque collegati ad Autorità (Garante delle Telecomunicazioni, Banca d’Italia, Garante per l’Energia, ecc.) che esercitano un controllo pubblico sui destinatari dei ricorsi e come, pertanto, la sola presentazione in tali sedi di una domanda non manifestamente infondata abbia un grande effetto persuasivo sull’opportunità di risolvere il problema prima che l’organismo lo approfondisca (in una mia recente esperienza, una disputa di un paio d’anni con la massima azienda energetica nazionale si è chiusa positivamente in meno di un mese dal ricorso). Trovare “un giudice a Berlino” non è dunque solo una speranza ma una realtà. E molto accessibile (ricordiamoci anche dei Giudici di Pace, che hanno oramai un ambito d’intervento abbastanza ampio e ai quali ci si può rivolgere personalmente e anche informalmente). E chi volesse conoscerne “nomi ed indirizzi”, li può individuare utilizzando un qualsiasi motore di ricerca su internet. Oppure rivolgendosi alla nostra redazione.


La Città

LA NOSTRA STORIA

Aprile 2014

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60 anni fa il Friuli Venezia Giulia rischiò seriamente l’invasione ad opera dell’esercito comunista di Tito

La guerra (fredda) dimenticata

Fino alla caduta dell'Urss, la nostra regione era il primo bastione del Patto Atlantico e del mondo occidentale. Qui erano dislocati, in uno stato di perenne allerta, i due terzi delle nostre Forze Armate. “Nel ’53 ci furono quattro mesi terribili – racconta Eligio Grizzo – i vecchi alpini della Julia ancora se li ricordano. Si sorvegliava il confine giorno e notte con tutte le postazioni allertate ed il colpo in canna” di PIERGIORGIO GRIZZO

Il Friuli Venezia Giulia è una millenaria terra di confine. Un fondamentale trivio per chi viaggia verso l’Italia e il Mediterraneo venendo da Nord e da Est. Le sue montagne basse e i valichi facili in tutte le stagioni lo hanno esposto nei secoli a ripetute invasioni provenienti da Oriente. Unni, Goti, Avari, Ungari, Turchi sono sempre entrati nella Penisola attraverso la stessa porta, la cosiddetta “soglia di Gorizia”, dove le cime vanno smussandosi e l’Isonzo è ovunque guadabile. Da qui inizia un corridoio pianeggiante che si addentra nel cuore della regione, attraverso un asse viario antichissimo, la famosa “Stradalta” o via “Ungheresca”, oggi chiamata più comunemente “Napoleonica”. La difesa della “soglia di Gorizia” fu la causa delle famose 11 battaglie dell’Isonzo, durante la Grande Guerra, e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l’inizio di quel periodo di tregua armata noto come “Guerra Fredda”, che si protrasse dal 1945 al 1990, il motivo per la realizzazione di un complesso ed articolatissimo teorema di difese ed installazioni militari oggi definitivamente dismesso. Fino alla caduta dell’Urss, la nostra regione era il primo bastione del Patto Atlantico e del mondo occidentale, un segmento fondamentale di quella “cortina di ferro”, che dal Mare del Nord alla Turchia, passando per il muro di Berlino, tagliava in due l’Europa e il mondo. Qui erano dislocati, in uno stato di perenne allerta, i due terzi delle nostre Forze Armate. Due generazioni di soldati italiani si sono succedute ai confini orientali, aspettando che il nemico si materializzasse da un momento all’altro sui bassi crinali delle Alpi Giulie, come la guarnigione della mitica fortezza Bastiani del “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. All’insaputa dell’opinione pubblica e della maggioranza dei cittadini il Friuli Venezia Giulia era puntinato di istallazioni segrete, mentre i piani di arresto di una ipotetica invasione erano provati periodicamente proprio qui, sul nostro territorio. Oggi lo scacchiere internazionale è completamente cambiato, il baricentro si è spostato verso il Mediterraneo e l’area mediorientale, così le istallazioni sono state abbandonate (nella nostra regione siamo passati nel giro di vent’anni da 150 a 12 caserme operative) e molte informazioni desecretate. “Il Friuli era – spiega Eligio Grizzo, vice presidente della Provincia di Pordenone, ufficiale dell’Esercito in congedo e studioso di storia militare – una delle due punte, assieme alla

Repubblica Federale Tedesca, della tenaglia in grado di chiudere Esempi di armamenti durante un’ipotetica invasione del Patto di Varsavia attraverso il varco di "La guerra fredda" Svizzera, Austria e Yugoslavia, Paesi neutrali o non allineati, che in Friuli Venezia Giulia fungevano di fatto da cuscinetto tra l’Est e l’Ovest”. “Il territorio regionale era diviso nel settore Frontiera Alpina, che andava dai Musi di Passo Tanamea al Passo di Monte Croce Comelico, e Soglia di Gorizia, dai monti Musi a Cividale, Gorizia e Trieste”. “La difesa territoriale si esprimeva attraverso reparti mobili corazzati e di fanteria con il forte ausilio di fortificazioni permanenti, dette Opere, arredate principalmente da cannoni controcarro, mitragliatrici, posti di osservazione e comando”. Alcune, molto semplici, erano costituite da torrette di carro armato interrate; altre erano molto più elaborate. “Si calcola che di qui in 50 anni siano passati in maniera stanziale o di appostamento non meno di un milione di uomini in armi, tra fanteria d’arresto, reparti alpini e mobili”. “Le Opere si estendevano principalmente a ridosso del confine della Ex Jugoslavia e secondo le direttrici Nord – Sud lungo le rive destre dei fiumi maggiori: Isonzo, Judrio, But, Torre-Fella, fino al Tagliamento, che costituiva l’ultima linea di difesa fissa.” Altre fortificazioni erano costruite in prossimità degli assi stradali principali. Spesso si trattava di postazioni con cannoni celate dentro magazzini di materiale dell’Anas. Altre opere, dotate di armi automatiche, erano mascherate da covoni. Un espediente piuttosto ingenuo, soprattutto per le collocazioni spesso improbabili. Per esempio è ancora visibile un “covone” su una piazzola dell’autostrada A4, ad un chilometro e mezzo circa dall’uscita di Villesse. Ma non solo: sul greto del Tagliamenento tra Venzone e l’uscita dell’autostrada “Carnia” c’è ancora il “fornello” per l’inserimento di una mina nucleare tattica, l’extrema ratio in caso di sfondamento delle linee, per contaminare l’intera area e ritardare

l’avanzata del nemico lungo quella direttrice. Il “fornello” si presenta come un gigantesco sasso, completamente cavo al suo interno, al quale si accede attraverso un piccolo pertugio. Altri fornelli atomici pare siano presenti anche nel territorio della “Soglia di Gorizia”. In realtà lo stato d’allerta delle nostre truppe non superò mai il livello Verde, quello dell’addestramento normale, se non in una occasione, nel 1953, quando sembrava imminente un’invasione del Friuli Venezia Giulia da parte dell’esercito Titino. “Furono quattro mesi terribili – racconta Grizzo – i vecchi alpini della Julia ancora se li ricordano. Si sorvegliava il confine giorno e notte con tutte le postazioni allertate ed il colpo in canna.” Per il resto, salvo le periodiche manovre Nato, le cosiddette Display Determination, e qualche innocua scaramuccia sulla linea del confine per lo spostamento dei cippi, la vita sul fronte orientale scorse piuttosto tranquilla. Almeno questo è quello che ci è dato sapere. “Oggi – continua – il Friuli Venezia Giulia e l’intera area nord orientale della Penisola sono un cimitero di forti e difese, che ora la politica odierna dovrà cercare di riconvertire e in parte bonificare. Alcune postazioni dismesse, soprattutto nelle valli del Natisone, sono state vendute a privati e adibite a cantine e magazzini. C’è anche la possibilità di un recupero di alcune di esse per una destinazione turistica, come è avvenuto in Trentino per la dismessa base missilistica Lupo. Ma si tratta di progetti ancora a livello embrionale per i quali, tra l’altro, servirebbero risorse che al momento non ci sono”.

inizio corsi estivi in tutti i nostri impianti dal 3 giugno


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La Città

SOTTO LA LENTE

Aprile 2014

Il bilancio di genere della Camera di Commercio evidenzia la solidità dell’imprenditoria femminile

Un imprenditore su quattro è donna Le imprese femminili sono maggiormente presenti in alcuni settori: i servizi alle persone (49,4% del totale), l’agricoltura (33,5%) e le attività di alloggio e ristorazione (33,1%) È stato presentato in Camera di Commercio il Bilancio di Genere, importante testimonianza che ha tra gli obiettivi anche quello di generare un circolo virtuoso per migliorare la pianificazione. Secondo Giovanni Pavan, Presidente di CCIAA Pordenone, «ora più che mai, in anni di difficile e dolorosa contingenza, siamo impegnati nel costante supporto alle imprese del territorio anche attraverso iniziative volte ad accelerare l’emersione di potenzialità e talenti inespressi». La statistica: nella Destra Tagliamento sono oltre seimila le imprese guidate da donne – pari al 24% di quelle attive in provincia e al 25,6% del totale regionale. Una percentuale invariata rispetto agli anni precedenti che testimonia, proprio perché analizzata in un alveo di congiuntura negativa, la solidità della componente femminile nel tessuto produttivo. Rosella Simon, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile, tratteggiando le attività, ha spiegato che l’organismo «ha avviato nel 2013 la realizzazione della collana Quaderni di orientamento per aiutare chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’imprenditoria, realizzando i primi due titoli. Ad essi si affianca la pubblicazione del primo bilancio di genere, iniziativa che amplia gli orizzonti della collana, rivolgendosi

al pubblico degli imprenditori di ambo i sessi come testimonianza complessiva delle scelte politiche e degli impegni economico-finanziari di questa organizzazione, viste in un’ottica di genere». Per Claudia Samarelli, responsabile Unioncamere per l’imprenditoria femminile, «garantire uguale accesso alle opportunità di sviluppo individuale e di partecipazione alla vita sociale, politica ed economica significa anche favorire uno sviluppo più intenso, equilibrato e sostenibile del sistema in generale». Laura Boaro, coordinatrice del Comitato, ha osservato come «la situazione di crisi, iniziata nel 2009, ha portato ad un innalzamento del tasso di disoccupazione, sia maschile che femminile. Nel 2012 l’Istat ha registrato un tasso di disoccupazione femminile dell’8,2%, superiore di 2,3 punti percentuali rispetto a quello maschile. Il tasso complessivo è del a 6,9%. Le imprese femminili sono maggiormente presenti in alcuni settori: i servizi alle persone (49,4% del totale), l’agricoltura (33,5% del totale) e le attività di alloggio e ristorazione (33,1%). Dal Registro Imprese – è stato detto – altre utili indicazioni: a fine 2012 in provincia le cariche ricoperte da donne erano 11.372, pari al 27,7% del totale. Tale percentuale, negli ultimi anni, è in lieve crescita».

AMARA PIACE

Sulle tracce dei tesori enogastronomici della provincia di Pordenone

di MARA DEL PUPPO

La cucina è importante, ma la relazione lievita in sala Anche se oggi la sala non ha più il compito di terminare un piatto, è corretto considerarla un’attrice non protagonista? Quanto il servizio pesa sulla valutazione di un ristorante? Quanto conta la preparazione di un cameriere e di un sommelier? Domande non facili a cui anche la recente fiera Cucinare ha cercato di rispondere

la vecia osteria del moro 30° La Grotta s.a.s. di Sartor I. & C. p.i. - c.f. 00575100938 Via Castello 2,0434|28658 [pn] laveciaosteriadelmoro.it info@laveciaosteriadelmoro.it chiuso la domenica

Ristorazione negli ultimi anni è diventata sinonimo di cucina. Peccato che un grande ristorante sia il risultato della somma di due componenti, non una: la cucina e il servizio. Parafrasando una celebre frase latina, pare che la sala sia diventata un’ancella della cucina. Una mutazione questa sotto i riflettori da un po’, e al centro di molti interrogativi. La versione più accreditata è che con l’evoluzione della cucina, anche la fase dell’impiattamento sia stata sempre più curata tra le mura della stessa, lasciando alla sala solo il compito di “portapiatti”, svilendone almeno in parte il ruolo. Qualche anno fa, invece, la sala era un luogo in cui le performance non si limitavano alla spinatura del pesce ma a cui era delegata la chiusura di un piatto con tanto di momenti di vero spettacolo. Come non ricordare la moda del flambé degli anni ’70 che assegnava al cameriere il compito di terminare la portata – spesso un dessert di fronte agli ospiti, che con occhi sgranati seguivano le fiamme che si alzavano verso l’alto. Il cameriere spadella un attimo, giusto per creare la suspance, poi versa l’alcol (cognac o brandy che sia; molto gettonati per il dessert brandy e liquori all’arancia in genere); oppure se il piatto in questione è un dolce, intride di alcol una zolletta di zucchero, a mo’ di miccia. Il flambé accende sul tavolo che l’ha ordinato un occhio di bue virtuale, assorbendo il resto del locale nella penombra (all’epoca piuttosto diffusa). Da “La Repubblica del maiale” di Roberta Corradin. Ma anche se oggi la sala non ha più il compito di terminare un piatto, è corretto considerarla un’attrice non protagonista? Quanto il servizio pesa sulla valutazione di un ristorante? Quanto conta la preparazione di un cameriere e di un sommelier? Rispondere a queste domande non è semplice, anche il Congresso di identità Golose ha voluto

dare spazio a dei grandi protagonisti della Sala per trovare delle risposte. Ricordo l’intervento di Raffaele Alajmo, che in tandem con il fratello chef Massimiliano presso il ristorante “Alle Calandre” di Rubano, ha conquistato le prestigiose tre stelle Michelin. Paragonò la sala ad un’università di vita, dove la conoscenza non solo del mestiere ma anche della variegata umanità che frequenta il ristorante è un aspetto imprescindibile. Quello che Alajmo segnalò è anche quanta professionalità è indispensabile per svolgere bene questo ruolo. Un ristorante stellato è frequentato da stranieri, da personalità istituzionali, da imprenditori, chi è in sala ha un ruolo fondamentale non solo nel trasferire piatti e abbinamenti ma anche nel saper “fare relazione”. Gestire una sala di livello non è un mestiere per tutti. Nel suo intervento fece anche una riflessione sulla formazione, segnalando come – a suo parere – fosse fondamentale rivedere il piano di studi delle Scuole Alberghiere. Non basta una scuola professionale, è necessario arricchire il corso con materie al primo sguardo scollegate dall’operatività del mestiere ma che servono per costruire - mattone dopo mattone - un professionista della sala. In grado di parlare in modo fluente le lingue straniere, con una buona cultura di base, fine conoscitore della storia del suo territorio, che molto ha in comune con la filosofia celata dietro ad un piatto. Nella seconda edizione della Fiera “Cucinare”, chiusa pochi giorni fa, abbiamo visto all’opera gli studenti di ben tre Scuole Alberghiere: Stringher, IAL e il Flora. Questi giovani saranno coloro che ritroveremo nelle sale di qualche ristorante importante. Impariamo a valorizzare questo ruolo, a far loro percepire quanto è necessaria la preparazione, a imparare dai grandi, che non sono solo chef.


La Città

OPINIONI

Aprile 2014

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Le provocazioni di Umberto Tirelli sugli Ogm pubblicate nello scorso numero hanno fatto discutere

“Gli Ogm sono un fallimento scientifico ed economico”

LE DICHIARAZIONI DI TIRELLI

A dirlo è il professor Marcello Buiatti, ordinario di genetica all’Università di Firenze, intervenuto nel dibattito. Sulla stessa linea anche Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi Slow Food

“ITALIA OSTAGGIO DELL’IGNORANZA SCIENTIFICA”

di CLELIA DELPONTE

Ha suscitato scalpore l’intervista al professor Umberto Tirelli sugli Ogm pubblicata sullo scorso numero de La Città. L’interesse suscitato ci ha spinto a riprendere l’argomento sentendo altre voci autorevoli e allargando la riflessione al biologico, “antagonista” per antonomasia dell’Ogm. A partire dal professor Marcello Buiatti, ordinario di genetica all’Università di Firenze, in 50 anni di studi e ricerche autore di oltre 200 pubblicazioni a livello nazionale e internazionale, tra i primi in Italia a fare ingegneria genetica Gli Ogm sono sicuri? “Le piante sono organismi viventi complessi e l’introduzione di un dna estraneo può causare evoluzioni imprevedibili. Inoltre l’EFSA, Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, non ha propri laboratori indipendenti. Esamina i dossier inviati dalle aziende (su quesiti obsoleti di almeno 10/15 anni). Se il controllore è il controllato, non c’è nessuna garanzia. Se aggiungiamo che Suzy Renckens (già coordinatore scientifico delle attività del GMO Panel dell’ESFA) è andata a lavorare per la Syngenta (produttrice di Ogm), il quadro non è confortante. Le statistiche fornite da Monsanto sul mais MON 863 sono elusive e insufficienti. Il laboratorio francese indipendente CRIIGEN, guidato da Gilles-Eric Seralini, professore all’Università di Caen, ha condotto invece ricerche su un lasso temporale più lungo, dimostrando l’alta mortalità e l’aumento di incidenze tumorali nei ratti alimentati con mais Ogm. In sostanza non esistano protocolli adeguati e universalmente riconosciuti per testare gli effetti a lungo termine sulla salute da parte degli Ogm”.

Come si è evoluta la ricerca? “Gli Ogm si sono dimostrati un fallimento. Da quando sono entrati nel mercato ne sono stati creati solo 4, modificati con gli stessi geni: soia, mais, cotone e colza. Un fallimento scientifico, ma anche economico. Se guardiamo le statistiche del Dipartimento dell’Agricoltura USA sulla resa unitaria per ettaro del mais, nell’ultimo decennio vi è una linea retta, che non ha cambiato inclinazione con l’introduzione degli Ogm nel 1996. In compenso i danni creati all’economia e alla struttura sociale di alcuni paesi sono disastrosi. In Argentina la coltivazione di Ogm ha distrutto l’agricoltura tradizionale, con danni alla biodiversità e a intere comunità, private del loro cibo tradizionale (la soia viene esportata come mangime): sono aumentate disoccupazione e fame”. Parliamo di pesticidi. “L’agricoltura tradizionale richiede diserbanti e insetticidi, prodotti chimici dannosi per l’ambiente e per la salute, i cui brevetti sono detenuti proprio dalle stesse aziende che producono Ogm (Monsanto produce il Roundup read). Le piante Ogm sono programmate per essere resistenti ai diserbanti, dunque se ne può fare un uso massiccio (su aree vaste si usano gli aerei), con conseguenze disastrose per la salute. Per quanto riguarda gli insetti, le coltivazioni Ogm resistono in genere a un solo insetto, che però col tempo si evolve e diventa resistente, e comunque lascia il campo libero a insetti rivali, prima non competitivi”.

SLOW FOOD

SOTTO LA LENTE

“In Italia la biodiversità è fondamentale e va protetta”

“Agricoltura tradizionale insostenibile, il futuro è bio”

Sugli Ogm si è pronunciata anche Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi Slow Food. “La protezione delle biodiversità in Italia, dove l’economia si basa sull’unicità e tipicità dei prodotti, è fondamentale. Le multinazionali impongono agli agricoltori contratti capestro: devono consegnare tutto il raccolto e non possono tenere semi per la semina successiva. Parlando del Golden Rice ritirato dal mercato in quanto la vitamina A era insufficiente, non si capisce perché si dovrebbe ricorrere a un unico alimento anziché mangiare frutta e verdura. Non mi risulta che le multinazionali siano dei benefattori e che regalino i prodotti: chi muore di fame non ha disponibilità economiche. La storiella che gli Ogm salveranno il mondo dalla fame, non regge da nessun punto di vista”.

Con Andrea Pitton, vicepresidente dell’Aiab Fvg, associazione italiana per l’agricoltura biologica parliamo di biologico. Partiamo dai contributi. “Sia il tradizionale che il biologico ricevono contributi: io li toglierei in entrambi i settori. Chi lavora bene, ce la può fare”. Il biologico costa di più? “Bisogna fare bene i conti. Chi può calcolare i danni ambientali e alla salute provocati da diserbanti e insetticidi da sintesi chimica? Inoltre la natura si adatta, dunque bisogna utilizzare principi attivi sempre nuovi o aumentare le dosi. Il problema dei costi sta anche nella filiera e nel sistema di vendita. L’ideale sarebbe acquistare i prodotti biologici secondo la stagionalità direttamente dall’azienda o tramite i Gas (Gruppi solidali di acquisto). Io sono convinto

che il biologico sia il futuro, l’agricoltura convenzionale è insostenibile, non possiamo spargere concimi chimici e pesticidi (insetticidi, erbicidi, fungicidi) ad oltranza”. Parliamo di rese e controlli. “Le rese in agricoltura convenzionale sono maggiori, ma in compenso sono aumentate intolleranze e allergie. L’agricoltura biologica è l’unica ad avere un regolamento e i controlli sono rigorosi. Per 50 anni abbiamo rapinato dalla terra, il biologico lavora per recuperare l’equilibrio: usiamo concimi organici, selezioniamo le qualità più adatte a climi e terreni, valorizziamo semi autoctoni, ripristiniamo siepi per favorire uccelli e insetti alleati. La piralide è un problema è vero, però 50 anni fa era meno diffusa: perché non si è lavorato sulla selezione?”

“Mangiamo Ogm da vent’anni ma non lo si vuol capire. La soia prodotta in Italia non è infatti assolutamente sufficiente al fabbisogno nazionale e la importiamo da paesi che producono soia Ogm”. “C’è l’errata convinzione che l’Ogm provochi chissà quali scompensi e malattie. Ma non è vero! In Europa sono state fatte ricerche scientifiche approfondite nel corso degli ultimi due decenni e si è visto che non vi è alcun collegamento. Philippe Buscain, allora Commissario Europeo per la ricerca scientifica lo ha autorevolmente confermato: i problemi risiedono nei cibi tradizionali. È falso pensare che i cibi naturali non siano tossici perché la maggior parte delle piante produce sostanze tossiche per difendersi da agenti esterni”. “Il vero business sono i pesticidi non gli Ogm! Tutti i contadini fanno uso dei pesticidi ma è matematico che il pesticida è molto più tossico dell’Ogm”. “L’agricoltura biologica è un bluff. Il biologico è poco controllato e non si può considerare senz’altro un’agricoltura sostenibile, in quanto troppo costosa e con scarsi, se ne esistono, benefici sulla salute”.

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La Città

CRONACHE

Aprile 2014

Compie vent’anni l’Associazione Arcobaleno di Porcia che si occupa dei bambini in difficoltà familiare

Arcobaleno, tutti i bambini hanno diritto a essere felici Dal 1994 a oggi ha accolto 130 bambini inviati dai Servizi Sociali di tutta la provincia. Ora si pensa all’ampliamento della sede per creare la prima struttura destinata all’accoglienza di bimbi da zero a tre anni

Pordenonelegge è a settembre. A maggio, invece, siamo a Torino e all’Adunata nazionale degli Alpini. 8-12 maggio 2014 Torino, Lingotto Fiere INCONTRI E PRESENTAZIONI 9-11 maggio 2014 Pordenone, Piazza Cavour SPAZIO LIBRERIA PORDENONELEGGE / LOVAT www.pordenonelegge.it

supporto costante delle figure professionali specializzate in ambito psico-pedagogico e terapeutico e dei servizi interni della nostra Associazione, sia accompagnata costantemente in tutto il percorso, a partire dal corso di base, alla fase di conoscenza della coppia da parte dei Servizi Sociali, fino all’avvio dell’esperienza e per tutto il periodo dell’affido”, spiega il coordinatore de L’Arcobaleno-Onlus Lorenzo Gasperina. “Questo accompagnamento aiuta le famiglie a non sentirsi sole e spesso a

superare difficoltà, remore e paure che si possono incontrare nel corso dell’affido, con una conseguente alta percentuale di casi di affido dall’esito positivo. Il ventennale apre ora nuove riflessioni. Nelle intenzioni dell’Associazione c’è l’ampliamento della sede per creare una nuova struttura, la prima in provincia di Pordenone, destinata all’accoglienza di bimbi 0-3 anni e a nuovi servizi per le famiglie in difficoltà, e il progetto “Famiglie solidali”, che punta a creare

SOTTO LA LENTE

Cosa sarebbe il mondo senza musica?

Quest’anno il compito di accompagnare i ragazzi tra i segreti dell’affascinante mondo della musica è stato affidato dalla Società Operaia all’opera buffa in un atto: “Arcibaldo Sonivari e il misterioso caso della musica scomparsa” del compositore veneto Mario Pagotto su libretto di Anna Valentini, con la regia di Sonia Dorigo e le scenografie di Federico Cautero. Ad animarla, un cast di tutto rispetto composto da 4 cantanti, la narratrice (Clelia Delponte), la ballerina (Arianna Pegoraro) e un’orchestra in assetto cameristico, l’ensemble Musica Pura con giovani strumentisti diretti dal maestro Eddi De Nadai che è anche direttore artistico e ideatore del progetto sostenuto dalla Fondazione CRUP, dalla Provincia e dal Comune di Pordenone. Maestro De Nadai, si riuscirà a riportare la musica in questo mondo? Arcibaldo Sonivari combatterà per questo e alla fine riuscirà a convincere tutti che un mondo senza musica sarebbe tristissimo. Anche l’iniziativa della Società Operaia ormai da anni – pur con altre strategie rispetto a Sonivari - porta avanti questo importante obiettivo. Nelle precedenti edizioni, ci dedicavamo al repertorio tradizionale d’opera mentre in questa edizione, abbiamo scelto un’opera scritta appositamente per i ragazzi. Non dimentichiamoci, infatti, che le opere classiche hanno il più delle volte un finale tragico e in passato per questa ragione i testi e la messa in scena venivano rivisti e trasformati per essere destinati al giovane pubblico. Credo sia questa la maniera giusta per avvicinare i giovani alla musica”.

Foto Marcello Anzil

Foto Marcello Anzil

Si chiama “Bambini all’Opera” l’iniziativa promossa dalla Società Operaia di Pordenone e sostenuta dalla Fondazione CRUP per avvicinare i giovani al teatro musicale Foto Marcello Anzil

territoriali dei Comuni di tutta la provincia di Pordenone e anche oltre, alcuni in forma residenziale, all’interno della Casa Famiglia, altri in forma diurna. Iniziata dunque come esperienza di accoglienza residenziale di bambini che, non potendo rimanere nella famiglia di origine per gravi problematiche, necessitavano di un posto sicuro in una struttura protetta, dal 2001 l’attività dell’Associazione si è fortemente indirizzata verso l’affido familiare, accompagnando più di 50 coppie e singoli aperti alla possibilità di accogliere un bimbo nella propria casa, con l’obiettivo di ridurre il più possibile i tempi di permanenza del bambino in Casa Famiglia. “Abbiamo sviluppato in questi anni un approccio innovativo all’affido familiare. Prevede che la famiglia, attraverso il

Foto Gigi Cozzarin

Un bambino lasciato solo nel disagio oggi non ha le risorse per affrontare la vita adulta di domani. Un bambino aiutato oggi è invece un adulto indipendente e una risorsa per la società domani. Ne sono convinti gli educatori, i volontari, le famiglie, le religiose e i professionisti dell’associazione L’ArcobalenoOnlus, che quest’anno festeggia i vent’anni di attività a servizio dei bambini in difficoltà familiare. Un impegno ormai storico che trova il suo perno in una convinzione forte: intervenire nei primi anni dell’infanzia è una fondamentale opera di prevenzione per evitare problematiche e possibili devianze nel futuro. L’Arcobaleno-Onlus ha avuto i natali e trova sede a Porcia, ma dal 1994 ha accolto circa 130 bambini inviati dai Servizi Sociali

attorno ai bambini una vera e propria Rete di coppie e singoli disponibili a impegnarsi nell’affido o nel sostegno familiare. “Siamo disponibili a mettere la nostra struttura, la nostra esperienza in ambito psico-pedagogico e i nostri volontari a disposizione di tutte le comunità della provincia di Pordenone ed in particolare dei Servizi Sociali e di tutti gli altri Enti pubblici che si occupano delle problematiche familiari”, commenta il coordinatore Gasperina. “Desideriamo collaborare ad un percorso comune per venire incontro alle esigenze delle famiglie in difficoltà, sempre più numerose anche nel nostro territorio”.

I ragazzi non hanno studiato solo l’opera ma ne erano protagonisti. “I giovani spettatori sono stati partecipi dello spettacolo eseguendo due melodie corali, una sorta di “coro greco” a commento dell’azione scenica, mentre qualche centinaio di disegni, tra i 900 creati, sono stati “mappati” e, proiettati tridimensionalmente, hanno costituito la scenografia virtuale. I costumi originali, su disegno di Sonia Dorigo, sono stati realizzati durante il corso di formazione organizzato dall’Ires Fvg che si rivolgeva a persone in situazione di svantaggio, invece, “trucco e parrucco” sono stati curati dallo Ial Pordenone. I ragazzi erano entusiasti di cantare e suonare ma anche di vedere i loro disegni sullo schermo. Questa è l’originalità e la forza dell’iniziativa. Sono convinto che il teatro musicale abbia ancora un ruolo importante e un senso nella società d’oggi. È una realtà viva in cui il pubblico di tutte le età si riconosce. Un messaggio forte in questi tempi in cui si continuano a fare tagli alla cultura”. E per “Bambini all’opera” cosa riserva il futuro? “È previsto l’inizio di una collaborazione con la Carinzia e con altre realtà regionali, quali il Teatro Giovanni da Udine. Naturalmente abbiamo chiesto anche di collaborare con i progetti per le scuole del Teatro Verdi di Pordenone. E attendiamo le modalità per predisporre un progetto regionale”. Paola Dalle Molle


La Città

BUONE PRATICHE

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Indossano la divisa gialla come gli angeli di Pordenonelegge ma operano all’interno dell’Ospedale

Gli angeli custodi del volontariato ospedaliero

di GIORGIO SIMONETTI

In Italia 25 mila volontari raccolti in 240 associazioni prestano servizio di volontariato presso le strutture ospedaliere del Paese. A Pordenone l’iniziativa ha preso le mosse nel 1988 grazie a due medici dell’Ospedale Civile: il primario radiologo Lino Dalla Bernardina e Ruggero Zane, primario anestesista. Agli esordi il gruppo contava cinque volontarie. Oggi si è arrivati a una settantina. Operano a Casa Serena, con gli anziani. Poi in Pronto Soccorso, Ortopedia, Prima e Terza medica, Emodialisi, Oncologia. Poi ancora in Terapia del dolore, in Radioterapia e Chirurgia. Sono presenti la mattina o il pomeriggio a seconda della disponibilità dei volontari e delle necessità nei reparti e vengono riconosciuti per un camice giallo che contraddistingue le donne e un gilet blu che identifica gli uomini. Ne abbiamo parlato con Mariolina Giorgi, presidente dell’Associazione volontari ospedalieri (AVO) di Pordenone. Cosa fate nello specifico? I volontari stanno con i pazienti, li ascoltano soprattutto, li aiutano nelle piccole cose. Se hanno bisogno di un giornale, della bottiglia dell’acqua che adesso non viene più passata dall’ospedale. Se il familiare che assiste vuole assentarsi mezz’ora, il volontario lo può sostituire. Quali sono le doti che deve avere un volontario? Avere sensibilità e capacità di ascolto senza imporsi minimamente nella conversazione. Non essere prevenuti né per il colore della pelle, né per questioni religiose o politiche. Su questi discorsi i nostri volontari non devono assolutamente entrare in conflitto. Il loro compito è quello di fare compagnia, essere una presenza di ascolto. Bisogna poi avere la sensibilità di capire se sei accettato o se dai fastidio al paziente. Perché si sceglie di fare il volontario? Le motivazioni sono le più diverse. Avere del tempo a disposizione è una prerogativa importante. Noi chiediamo la disponibilità regolare di almeno 3 ore alla settimana, il pomeriggio o la mattina. Ma questo non è il solo motivo. Spesso ci si avvicina avendo conosciuto personalmente i volontari. Vedendoli operare in ospedale se ne capisce l’importanza. Quali sono gli errori più comuni che può compiere un volontario? L’invadenza. Non rispettare quello che il malato vuole, che può anche essere il non volerti. Fare delle domande sbagliate. Se uno è a letto, non gli possiamo domandare “Come stai?”. Potremmo per esempio chiedergli “Come stai, oggi?”. Sfumature importanti se stiamo parlando con un malato che magari sta seguendo un ciclo di

Stanno con i pazienti, li ascoltano e li aiutano nelle piccole cose, supportano i familiari nell’assistenza. Il tutto con la massima discrezione, senza essere invadenti. “C’è sempre bisogno di nuovi volontari e non serve alcuna competenza infermieristica” chemioterapia. Il volontario deve rispettare il malato: non può toccarlo, può dare fastidio. Mentre magari mettere una mano nel letto, sfiorandolo, può fargli capire “Guarda, ti sono vicino”. Ci vuole una grande sensibilità e intuito. Avreste bisogno di nuovi volontari? Sì. Sia per dare ricambio, e anche perché forze nuove portano idee nuove. Penso

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ai giovani, soprattutto. Quest’anno in questo senso abbiamo raggiunto un risultato importante: siamo riusciti a contattare una scuola, il Flora ad indirizzo socio-sanitario, e abbiamo degli studenti che sono venuti a frequentare il corso per diventare volontari. Sono stati entusiasti. Un volontario non va a rubare un posto di lavoro che potrebbe essere stipendiato?

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO:

Sergio Bolzonello, Davide Coral, Paola Dalle Molle, Sabrina Delle Fave, Mara Del Puppo, Clelia Delponte, Piergiorgio Grizzo, Nico Nanni, Eugenia Presot, Giuseppe Ragogna, Antonino Scaini, Giorgio Simonetti, Gianni Zanolin

PROGETTO GRAFICO: Francesca Salvalajo EDITRICE: FOTO: archivio La Città, Associazione “La Voce”, Viale Trieste, 15 (2°piano) Gigi Cozzarin, Ferdi Terrazzani, Clelia Delponte, Italo Paties, Luca D’Agostino, Pordenone Tiratura 7.000 copie

Marcello Anzil

DIRETTORE RESPONSABILE: Flavio Mariuzzo

IMPIANTI STAMPA: Visual Studio Pordenone STAMPA: Tipografia Sartor PN

No, il nostro compito non ha nulla di infermieristico, non ne abbiamo la preparazione. Non possiamo imboccare i malati per esempio. Siamo però autorizzati a portare un paziente in sedia a rotelle su richiesta del medico o della caposala, da un reparto ad un altro. Qual è la gratificazione che ricevete dal vostro servizio? Alla fine quello che ricevi è più di quello che dai, è quello che ti resta dentro e che ti aiuta anche a superare momenti personali difficili. Io ho fatto la volontaria diversi anni in Radioterapia, iniziando nel 1988. Abbiamo dato il via ad un’abitudine che ancora oggi sopravvive: quella di portare il tè ai malati. Portare il tè è un’occasione per incominciare una chiacchierata. Raccoglievo testimonianze difficili, magari confidenze sul comportamento dei figli, che fingevano con i genitori malati di non sapere. Come riusciva a non farsi invadere da queste sofferenze? Devi crearti gli anticorpi. Non è facile, dipende anche dalle persone che ti trovi di fronte. Trovarsi a che fare con giovani o con bambini è la cosa più difficile. Bisogna avere anche l’umiltà di chiudere la conversazione, quando ci si trova troppo coinvolti, altrimenti si rischia il burnout e non si riesce neanche più a dare. Non bisogna poi portare queste sofferenze a casa, coinvolgendo i familiari. Un episodio che vuole ricordare? Riguarda un bambino, che ho seguito in tutta la sua malattia. L’ha superata e ora vive, si è sposato ed ha avuto figli a sua volta. (Contatti: Tel. 0434-551940 Lun-Ven 10-12)


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Aprile 2014

La Città

APPUNTAMENTI

Sabato 31 maggio e domenica 1 giugno Pordenone rende omaggio al poeta Federico Tavan recentemente scomparso

Tavan, in una lacrima il dolore universale Manifestazioni ed esposizioni nel Parcheggio Vallona e in alcune vie della città. Sentimenti e valori universali espressi in una lingua parlata ad Andreis da poco più di trecento anime di EUGENIA PRESOT e GIANNI ZANOLIN

questo percorso, cosa “Non poeta eccessivo, non semplice, rara e assai Tavan, ma eccentrico; al preziosa. È proprio questo, margine, ma nel limite, e in fondo, a rendere utile, più divergente che diverso. forse necessario e per alcuni La normalità rimane per addirittura indispensabile lui oggetto di desiderio, leggere, scoprire, capire connotata di felicità Federico Tavan: la sua semplici, di immediata poesia può essere medicina naturalità.” anche per altre anime. Con queste parole Mario Gran parte di quel che ha Turello descrive Federico scritto testimonia il suo Tavan-poeta nella dolore, fin dalla nascita. postfazione di cràceles L’adolescenza gli destina cròceles una delle numerose Federico Tavan ritratto dall'amico fotografo Danilo De Marco, la perdita dell’amatissima pubblicazioni dedicate accanto a lui nell'immagine specchiata madre, l’ospedale al poeta di Andreis edite psichiatrico in cui entra dal Circolo culturale giovanissimo e una scuola vissuta con grande difficoltà. Menocchio di Montereale Valcellina. Federico, che La maturità è segnata dalla malattia mentale ma anche è morto nello scorso autunno nella ‘sua’ Andreis, è da una incredibile, traboccante umanità e dalla scoperta stato un poeta autodidatta, uso a scrivere le sue poesie rigorosamente a mano, su pezzi di carta o cartoncino. Le della scrittura poetica come tentativo di medicina dell’anima e straordinario strumento di comunicazione. estraeva dalle tasche così, tutte spiegazzate, per leggerle Ai nostri occhi appare straordinario che sentimenti ad alta voce e consegnarle poi ad Aldo Colonnello, e valori universali siano stati espressi in una lingua mentore e custode della sua opera, che meticolosamente parlata da poco più di trecento anime in un paese della e amorevolmente le ha raccolte per tramandarle anche a montagna friulana della provincia di Pordenone. Eppure, noi. se questo miracolo è avvenuto, forse vuol dire che le Formidabile interprete dei suoi testi, Federico Tavan, è nostre tanto bistrattate, abusate e abbandonate lingue stato una delle personalità più tormentate e irriverenti madri, hanno la capacità di esprimere quello che altre della nostra terra, acuto nelle intuizioni, sottile lingue, imparate, non riescono a fare. Un motivo in nell’ironia, graffiante nella parola. più, sia per amare le lingue del territorio e preservarle, Un gruppo di amici di Federico hanno pensato di trasmettendole ancora di madre in figlio, ma anche per ricordarlo sabato 31 maggio e domenica 1 giugno affermare che, se uno spirito ha un afflato universale, può 2014 durante una due giorni a lui dedicati. L’omaggio usare qualsiasi mezzo per esprimersi e verrà riconosciuto a Federico Tavan ha l’intento di farlo conoscere a per questa sua apertura. Viceversa, si può essere chiusi e quanti non hanno fino ad ora incontrato né la sua provinciali ed esprimersi in un forbito italiano. poesia, né i passaggi fondamentali della sua vita, né le L’iniziativa, articolata in una kermesse di spettacoli ed tante manifestazioni del suo genio e della sua grande eventi fra le vie del centro di Pordenone e il parcheggio sofferenza umana. Si vuole condurre coloro che si comunale di via Vallona, si realizza in collaborazione dimostreranno disponibili a scoprire la sofferenza di un con il Comune, la Provincia e la Regione Friuli Venezia uomo e attraverso quella, a cercare di leggere il dolore del mondo intero. La poesia di Federico ha reso possibile Giulia.

TEATRO

Verdi, stagione verso il gran finale con musica e danza per palati fini A tutta musica l’ultima parte della stagione 2013-2014 del Teatro Verdi di Pordenone, che, archiviato con successo il cartellone della prosa, proseguirà fino a fine maggio con gli appuntamenti di musica, appunto e danza. Lunedì 28 aprile salirà sul palco, alle 20.45, la Muencher Symphoniker, una delle orchestre di tradizione fra le più importanti al mondo, con due capisaldi della letteratura romantica tedesca: la Sinfonia n.3 op. 56 “Scozzese” di Felix Mendelssohn Bartholdy e il “Violin Concerto op. 77” di Johannes Brahms, capolavoro della letteratura violinistica, che rientra nell'immaginario collettivo come un titolo di grande richiamo. Il solista, Ilya Grubert (che nella sua carriera vanta un primo premio al Concorso Paganini di Genova e al Concorso Čajkovskij di Mosca), è un punto di riferimento in questo ambito: coadiuvato dalla bacchetta di Peter Tilling, offrirà un chiaro omaggio al dedicatario del concerto stesso, il celebre violinista Jozsef Joachim, molto amico di Brahms e suo collaboratore. Inserito nel filone “studium”,

ovvero la filosofia di ricerca e sperimentazione che porta la musica d'arte a una continua evoluzione, sarà il recital in forma di workshop con gli studenti delle istituzioni musicali locali, di Giampaolo Stuani (5 maggio) grande occasione, tra l’altro, per scoprire alcune fra le pagine pianistiche più difficili e impervie mai concepite (Cramer e Rachmaninov). Il concerto dell’Accademia Mozart (27 maggio) con le supervisioni di Claudio Abbado e Mirella Freni, rientra infine nella tematica dello studio come processo di sviluppo creativo per giovani musicisti, in un contesto le-gato al mito italiano della direzione d'orchestra. Rientra invece nella tematica etnografica - filone che comprende eventi a tematica geografica, per scoprire, attraverso la danza classica, quella moderna e la musica di ogni profilo culturale, le geografie planetarie del panorama musicale – il suggestivo balletto di danza moderna della compagnia Bebeing (19 maggio), ispirato al buddismo. Info: www comunalegiuseppeverdi.it, 0434 247624

SOTTO LA LENTE

PROSA MUSICA LIRICA DANZA Scegli di destinare il tuo 5x1000 all’Associazione Teatro Pordenone per la gestione e le attività del Teatro. Un gesto importante, a costo zero, che aiuta la cultura. Codice Fiscale 91062100937

Comune di Pordenone Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Provincia di Pordenone

Infoline 0434 247624 www.comunalegiuseppeverdi.it

Paesaggi montani: mostra di FriulAdria per l’87^ Adunata nazionale degli Alpini La Banca, partner ufficiale dell’87^ Adunata nazionale degli Alpini, ha allestito nella propria sede di Palazzo Cossetti a Pordenone una mostra curata da Isabella Reale sulla pittura di soggetto montano tra fine Ottocento e primo Novecento. Apertura al pubblico fino al 30 maggio

selezionate dalla I paesaggi alpini del Friuli Venezia Giulia e del Veneto sono al Collezione centro della mostra che FriulAdria, partner ufficiale dell’87^ d’Arte composta Adunata nazionale degli Alpini, ha allestito nella propria sede di da FriulAdria, e che ovviamente riflette il corso della pittura di Palazzo Cossetti. Con questa iniziativa culturale la Banca intende paesaggio tra Veneto e Friuli, opere di molti suoi allievi e seguaci, confermare la propria adesione ai valori rappresentati dagli a partire da Emo Mazzetti, Napoleone Pellis ed Eugenio Polesello, Alpini e rafforzare il proprio ruolo di banca partner dell’Adunata presente con Le Tre Cime (1934), Luigi Cobianco, che furono pordenonese. Oltre alla mostra, infatti, l’Istituto di credito alla sua scuola, ma figurano anche dipinti influenzati dal suo presieduto da Antonio Scardaccio ha messo a disposizione degli esempio quali Lago pedemontano (1895) di Francesco Sartorelli, Alpini e delle loro famiglie un pacchetto di servizi appositamente Mattino festivo (1927 ca.) di Vettore Antonio Cargnel, Casolari studiato per le loro esigenze, comprendente un conto corrente, prestiti a condizioni agevolate e carte di pagamento personalizzate in Valcellina (1928 circa) di Duilio Corompai. con un riferimento all’Adunata. Curata da Isabella Reale, già curatrice della collana editoriale con soli “Segni da un territorio” ideata e promossa da FriulAdria, la Puoi ricevere il giornale mostra “Paesaggi alpini. Opere dalla Collezione della Banca a casa tutto l’anno! Popolare FriulAdria. Omaggio a Guglielmo Ciardi” sarà aperta al pubblico fino al 30 maggio (Ingresso libero, orario: Conto Corrente postale intestato a: da lunedì a venerdì 8.30-13.30/14.30-17). Tra le 21 opere ASSOCIAZIONE LA VOCE esposte spiccano Torrente di montagna (1874) e Monte Ferro a Sappada (1897) di Guglielmo Ciardi, cui si affiancano,

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N° 11184330

La Città n. 71 aprile 2014  

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