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LiberaMente Il bimestrale de La Casa sulla Roccia - n.9 novembre 2011

APPROFONDIMENTO

Il Lavoro „Il lavoro nobilita lÊuomo e lo riduce come una bestia‰, „Se il lavoro fosse buono lo farebbero i cani‰, „Hai mai visto gli zingari lavorare?‰. Frasi popolari sentite tante volte in discussioni da bar o in pause pranzo, infarcite di pessimismo e di saggezza popolare. Tutte con al centro il tema del lavoro. ˚ indubbio che il lavoro comporta fatica, anche se oggi in Occidente tanti ancora, purtroppo, possono vantarsi di lavorare poco e guadagnare molto. In questo numero, il nostro Luigi propone di andare prima in pensione e poi, magari a cinquantÊanni, lavorare, considerato che la vita media si è allungata e che il nostro paese vanta tanti uomini e donne in perfetta salute anche a ottantÊanni. A parte gli scherzi, il lavoro è un diritto e una possibilità di emancipazione e di autodeterminazione. Ne parliamo ampiamente, da diverse angolazioni, come sempre.

Le strade della libertà della sede della Comunità Terapeutica - Prata di Principato Ultra (Av)

EDITORIALE

GLI INVISIBILI di Mauro Aquino Con il nono numero pubblicato nel mese di novembre si conclude per questÊanno la proposta editoriale della Casa sulla Roccia tramite la nostra newsletter LiberaMente. In questo numero presentiamo il nostro ufficio relazioni e quello di orientamento al lavoro, riassumiamo il primo anno di attività svolto dal settore adozioni internazionali, riprendiamo le ultime manifestazioni che sono state realizzate dallÊAssociazione e, come tipicamente avviene nella nostra newsletter, abbiamo dedicato „lÊapprofondimento‰ ad una delle tematiche di maggior discussione e confronto, non solo sul territorio regionale e nazionale, bensì a livello internazionale ovvero „il lavoro‰. La scelta dellÊapprofondimento di questo numero, avvenuta in seno alla redazione, è nata spontaneamente quale contributo ai fenomeni del precariato e del lavoro nero, eventi che in tempo di crisi aumentano la loro pressione sui soggetti più deboli che subiscono per primi, senza incontrare ostacoli o barriere sufficienti a limitarne l'afflusso, nel complesso e articolato sistema degli

„invisibili‰. LÊampia discussione e confronto che questo tema solleva in ogni dibattito sia politico che sociale poggia sul fattore „crisi‰, una crisi profonda e virtuale prodotta dai proprietari occulti delle agenzie di rating, dalle banche private e dagli speculatori che, anche nei periodi dÊincertezza azionaria, moltiplicano i loro profitti. La riduzione delle opportunità di lavoro, o quando il lavoro è incerto, misero o precario, produce a sua volta altri effetti soprattutto nei giovani che non riescono a poter programmare un proprio futuro, divenendo anche potenziali reclute di una criminalità organizzata sempre più subdola ed aggressiva. Un paese etico e sano con una classe politica interessata al bene comune e non allÊesclusivo obiettivo di autoconservazione di fine mandato o, in maniera più banale, tesa spesso a poter beneficiare di un vitalizio a spese di tutti i contribuenti, mira a ridurre il tasso di disoccupazione, soprattutto in quelle zone del paese depresse o sottosviluppate. In realtà non è questa la priorità della nostra classe dirigente, nonostante sia lampante quanto di questa crisi i più deboli e sempre di più la classe media ne paghino le conseguenze ogni giorno, a cui si aggiungono anche i giovani che si trovano già debitori di un costo non prodotto. Lo sa bene chi non ha lavoro, chi è migrante, precario, chi non

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L’ASSOCIAZIONE

LÊUfficio Relazioni e Orientamento al lavoro pag.2

L’EVENTO

Sulle Strade della libertà e riscoprirsi famiglia pag. 15

NEWS

Don Aniello Manganiello e la camorra pag.17


ha aiuti „leciti‰ ed „illeciti‰ per avvicinarsi allÊimpiego „garantito‰. La persona precaria è un invisibile, chi lavora a nero è un invisibile, chi è disoccupato è un invisibile. Oggi chi accetta un lavoro precario sa che

deve sopravvivere nel timore di avere difficoltà ad onorare i sui impegni finanziari quale pagare il mutuo, lÊaffitto, i libri per i figli che studiano, i ticket sanitari, mentre dallÊaltra faccia della medaglia cÊè chi discute se è un diritto o meno mantenere il doppio incarico e doppi benefici. Il 3 ottobre scorso 5 giovani donne sono

state vittime del precariato e di un lavoro nero che, oltre a sfruttare, schiaccia chi entra nellÊingranaggio di un perverso meccanismo di bisogno-omertà. Sono morte 5 donne che lavoravano in nero per 3,95 euro all'ora in turni giornalieri di 12 e 14 ore. Queste lavoratrici erano impiegate in una piccola azienda di confezioni di quest'Italia in cui l'evasione fiscale è altissima, dove i privilegi continuano ad essere mantenuti per pochi, dove spesso i media – con lÊaiuto di certa politica - danno un'immagine delle donne fatta solo di „bellezza e disponibilità‰, mentre altre donne tirano avanti in condizioni di povertà, accettando di lavorare in nero per ricavare quei pochi euro, al pari di quello che accade in altri Paesi che noi reputiamo di „Terzo mondo‰. Si lavora a queste condizioni non solo economiche, ma anche in luoghi a „sicurezza zero‰, in un palazzo da cui, come in questo caso, i condomini erano stati costretti ad allontanarsi, perché era evidente il pericolo di crollo. Questa sembra una storia dÊaltri tempi, allÊinizio dellÊindustrializzazione ed invece quelle donne sono morte per soprav-

L’ASSOCIAZIONE

LA SCHEDA : LÊUFFICIO RELAZIONI di Mariarosaria Famoso

DallÊinizio dellÊanno 2010 è stato istituito presso il Centro di Solidarietà La Casa sulla Roccia lÊUfficio Relazioni esterne che ingloba la segreteria di presidenza, lÊufficio di comunicazione e lÊufficio stampa. LÊoperato dellÊintero settore si basa su principi quali il Contenuto, la Relazione, la Rivelazione di sé e lÊAppello. Inevitabilmente nel mio lavoro quotidiano porto una parte di me. La scelta di voler istituire presso La Casa sulla Roccia un ufficio di relazioni esterne trova le sue fondamenta nella scelta della presidenza e del consiglio direttivo dellÊente di voler trasformare il ns. Centro di Solidarietà in una comunità aperta in relazione con il territorio circostante e in rete con tutti gli attori sociali che lavorano per il benessere della persona. Questa scelta ha fatto sì che passassimo da una presuntuosa posizione di centralità ad una posizione asso-

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vivere dignitosamente alla pari delle "schiave cinesi" di Prato o agli „schiavi neri‰ di Rosarno. LÊItalia sta diventando come la Cina, con la differenza che ha una tradizione democratica, moderna ed europeista,

ma con un Sud che è rimasto fermo, sfruttato e disperato essendo stato, anche in questa legislatura, deturpato delle poche possibilità di rilancio (esempio fondi FAS). Purtroppo si sa che nel dibattito politico non si fanno ragionamenti coerenti, ma proclami, dove non contano i risultati, ma le parole di facciata.

lutamente circolare rispetto agli altri attori sociali, dove al centro del circolo non cÊè il servizio ma lÊuomo con le sue problematicità. Lo scopo principale è di promuovere la comunicazione dei nostri servizi, contribuendo alla creazione di una specifica identità. Le relazioni pubbliche possono essere utilizzate anche per raggiungere specifici obiettivi come, ad esempio, la creazione di consenso intorno a un particolare evento, il sostegno ai propri valori, alle proprie iniziative, la promozione delle attività. ˚ difficile sintetizzare in questo breve scritto cosa sia unÊ ufficio di relazioni esterne. Si tratta di una struttura organizzata, flessibile e multidisciplinare, che aiuta lÊEnte a diffondere la sua mission ma soprattutto ad essere parte integrante del territorio dove opera o prevede di operare. Pensavo di non essere allÊaltezza di gestire un simile mandato in quanto avevo paura che una mia parola, una cattiva interpretazione, la soggettività del momento avrebbe potuto inficiare il lavoro che da oltre 25 anni lÊintero gruppo svolge con impegno e dedizione. Spesso mi sono interrogata sulle mie attitudini, quelle utili al ruolo sono sicuramente la curiosità, la flessibilità, lÊinteresse per la comunicazione, ma anche e soprattutto lÊamore per quello che si fa. In qualche circostanza qualcuno mi ha detto: „non ti preoccupare sbaglia chi non fa‰. ˚ stato questo lÊassunto che mi ha incoraggiato. Oggi penso con entusiasmo alle diverse iniziative realizzate ma soprattutto alle persone che questo lavoro mi ha permesso di incontrare, primo fra tutti ricordo con ammirazione e stima il Colonnello Sottili che ci ha svezzato al primo grande evento pubblico „Non dare un calcio alla vita‰ che ha visto la nostra associazione coinvolta nella partita di Calcio allo stadio Partenio tra gli ospiti de La Casa sulla Roccia e i Carabinieri del comando Provinciale di Avellino. E come dimenticare la nostra giornata mondiale contro la Droga, che il presidente del Coni Prof. Saviano ci ha permesso di realizzare. Continuare a menzionare gli eventi realizzati e le emozioni vissute risulterebbe malinconico, preferisco anticiparvi gli appuntamenti di fine anno! Vi aspetto numerosi presso la Chiesa di Rione San Tommaso il giorno 21 dicembre 2011 alle ore 16.00 con Don Aniello Manganiello, autore del libro „Dio e più forte della Camorra‰, che celebrerà la nostra messa di Natale.


LÊUFFICIO DI ORIENTAMENTO AL LAVORO di Edda Lombardi Nel febbraio 2011 nasce, con lÊimpegno di alcuni volontari e lÊaiuto e la collaborazione della Responsabile Terapeutica del Reinserimento Sociale Giuseppina Pedicini, presso lÊAssociazione di Volontariato „La Casa sulla Roccia‰, lʉUfficio di Orientamento al Lavoro‰. Tale ufficio ha come scopo prin-

cipale quello di affiancare gli utenti nella fase del Reinserimento Sociale e Lavorativo. Tale fase rappresenta la terza e ultima fase del Programma Terapeutico – Riabili-

tativo seguito dallÊAssociazione, Progetto Uomo, ed è composto da tre fasi. La prima fase (A) riguarda il reinserimento nellÊambiente familiare e sociale e la costruzione di relazioni amicali. Durante questa fase i ragazzi diventano i punti di riferimento per i ragazzi che arrivano in accoglienza e, dopo un primo periodo caratterizzato dalla capacità gestionale della fase A, essi iniziano ad affacciarsi al mondo del lavoro: si inizia a sviluppare un progetto che dà loro la possibilità di verificare, far diventare realtà tutto ciò che hanno assimilato nella fase precedente con lÊaiuto del living learning ossia lÊapprendimento sociale (fase A – lavorativa). ˚ in questa fase che il giovane quindi si avvia verso una progressiva conquista dellÊautonomia ed è in questo momento che lÊUfficio di Orientamento al Lavoro ‰entra in gioco‰ affiancando il ragazzo nella ricerca del lavoro. Si parla di Ufficio di „Orientamento‰ al Lavoro perché il nostro intento non è quello di sostituire il Centro per lÊImpiego, ma solo di aiutare i ragazzi nella ricerca. In che modo si muove tale ufficio? La prima cosa che i ragazzi fanno quando iniziano ad affacciarsi al mondo del lavoro è quello di compilare il modulo di „Raccolta dati‰ in modo tale da facilitare la formulazione del curriculum vitae. In questo modulo vengono inseriti i propri dati personali (dati anagrafici, istruzione ed esperienze professionali). Una volta fatto ciò si passa alla compilazione del curriculum vitae. Questi sono i primi passi che vengono fatti. Successivamente lÊorganizzazione si muove più sullÊaspetto pratico. Le linee guida lungo le quali lÊorganizzazione si muove riguardano: 1) la ricerca sul web: attraverso lÊutilizzo di internet vengono cercate offerte di lavoro sia in città che in provincia. Nella maggior parte dei casi i ra-

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gazzi puntano al campo della ristorazione; 2) la ricerca sul campo: in alcuni casi i ragazzi vengono anche „accompagnati‰ nella ricerca del lavoro; 3) preparazione ai colloqui: i ragazzi vengono „accompagnati‰ in unÊattività simulata attraverso la cura del-

lÊimmagine e della comunicazione e la presentazione della propria storia professionale. In ultima analisi, ma non per questo meno importante, lÊUfficio di Orientamento al Lavoro si occupa anche di svolgere seminari trimestrali (e non solo) sul lavoro. Principalmente essi riguarderanno il mondo del lavoro e il „primo‰ approccio verso questo mondo; altri si orienteranno sulla trasmissione di informazioni utili e spendibili nel campo lavorativo quali lÊacquisizione delle competenze basi dellÊuso del computer.


un attaccamento fondato sullÊaffettività, sulla relazione, sul dialogo, sul prendersi cura di un bambino che ha alle spalle un passato dif-

UN ANNO DI ADOZIONI INTERNAZIONALI di Anna De Stefano Il 25 settembre del 2010 apriva lÊufficio adozioni internazionali deʉLa Casa sulla Roccia-Centro Adozioni „La Maloca‰ con la conferenza stampa di presentazione al territorio della ns. provincia presso la sala consiliare del Comune di Avellino. ˚ passato un anno e abbiamo festeggiato con la più classica delle modalità: torta, candelina e battimani degli operatori della Casa sulla Roccia, ma anche con una coppia che proprio quel giorno ha deciso di conferirci mandato, affidando a noi le sue speranze

di adottare un bambino colombiano di 7 anni; soprattutto abbiamo festeggiato con lÊarrivo dei primi due bambini dalla Colombia, due bellissimi fratellini di 8 e 5 anni. Pertanto lÊUfficio Adozioni Internazionali prosegue lÊimpegno a favore delle coppie che, dopo un primo colloquio informativo gratuito di presentazione dellÊEnte, della sua metodologia e di orientamento nella scelta del Paese estero, decidono di affidarsi a noi, sia nella preparazione alla genitorialità adottiva consapevole che nella costituzione di un vero e proprio dossier da inviare allÊAutorità Straniera. Ad oggi sono 8 le coppie che, in diverse fasi, sono inserite in un

percorso adottivo. Di queste 5 appartengono alla nostra provincia, mentre una proviene dal napoletano ed altre due da altre regioni dÊItalia. LÊUfficio adozioni internazionali crede e persegue il suo obiettivo primario, quello di dare una famiglia ad un bambino in stato di abbandono e, contemporaneamente, di realizzare il desiderio di genitorialità della coppia che vuole essere una famiglia, dove il legame biologico non è vissuto come preminenza, mentre acquista priorità

ficile di abbandono, per dare e darsi unÊaltra occasione di superare il dolore di una perdita vissuta da entrambi. Noi siamo testimoni di questa opportunità di gioia che si concretizza nel momento in cui vi è lÊincontro fra i genitori ed il bambino o i bambini abbinati e che diventa, per contagio, la nostra di gioia. Il nostro impegno continua nel portare allÊattenzione di Enti e Servizi la realtà dellÊaccoglienza di un bambino straniero adottato e, quindi del tema della multiculturalità, nei vari ambiti della vita sociale: nella famiglia, nella scuola, nella società più in generale. LÊattività rivolta allÊesterno ha cercato di stimolare le istituzioni: Asl in primis, ma anche il Comune di Avellino, lÊAzienda Ospedaliera e il Provveditorato ad entrare in campo per „giocare‰ la partita dellÊintegrazione, utilizzando strumenti di lavoro come i protocolli di intesa. Purtroppo notiamo che molte coppie, il più delle volte, arrivano agli Enti Autorizzati con scarsa consapevolezza di cosa sia

veramente unÊadozione internazionale, spesso vissuta come ripiego di una genitorialità non realizzata e poi di unÊadozione nazionale estremamente difficile da attuarsi. Questo è lÊanno in cui attendiamo di poter collaborare con chi ha intenzione di raccogliere le nostre proposte, cosa che già avviene con vari Servizi Territoriali: Nocera Inferiore, Caserta, Benevento, Napoli-Fuorigrotta, tanto per citarne qualcuno. Per noi che abbiamo la nostra sede ad Avellino viviamo con un poÊ di disagio non poter collaborare proprio con i Servizi del nostro territorio. Le coppie aspiranti allÊadozione aumentano nel corso del tempo, come indicato dalla Commissione Adozioni Internazionali Autorità centrale italiana; ciò nonostante, proprio nella nostra provincia, non si è attivato nessun percorso pubblico di informazione-formazione allÊadozione ed in particolare allÊadozione internazionale, sebbene anche nel nostro territorio provinciale vi sono operatori di buona volontà che, chiamati dal Tribunale per i Minorenni per la valutazione della coppia stessa, spesso vi sopperiscono con colloqui individuali.

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Come siete venuti a conoscenza dellÊufficio adozioni internazionali della Casa sulla Roccia?? Tramite unÊaltra coppia che si era già rivolta allÊUfficio Adozioni Internazionali della Maloca.

Quali sono i motivi che vi hanno spinto ad affidarvi a questo ufficio?

LÊINTERVISTA

di Claudia Minocchia

INTERVISTA AI GENITORI DI DUE BAMBINI COLOMBIANI ARRIVATI IN ITALIA IL MESE DI AGOSTO 2011

Per prima cosa ciò che ci ha fatto scegliere questo Ufficio è senza dubbio lÊimpatto positivo con la dott.ssa De Stefano, in seconda battuta anche la presenza di questo ente sul territorio avellinese e il desiderio di adottare in Sud America.

Quanto è durato il vostro percorso adottivo?

Dal momento in cui abbiamo dato mandato fino al momento in cui siamo diventati genitori sono passati 11 mesi.

I corsi aiutano molto, anche il sostegno della psicologa è fondamentale. Poi il corso di spagnolo è stato molto importante e per quanto riguarda noi il post-adozione ci sta aiutando più del pre-adozione.

Stiamo cercando di costruire un buon rapporto genitori – figli. La vita di coppia è completamente sconvolta in senso positivo, perché adesso sono entrate nella nostra routine quotidiana cose che non cÊerano prima, pensavamo fosse più difficile, invece sta andando tutto bene.

Ritenete di aver ricevuto il giusto sostegno Qual è stato il momento più importante per da parte dellÊufficio adozioni della Casa voi come coppia? sulla Roccia ? Cosa vi sentite di dire alle coppie che desiIl momento più importante è stato quando Sì, abbiamo avuto il giusto sostegno, ci derano intraprendere un percorso di adoabbiamo incontrato i nostri figli! siamo trovati benissimo. zione internazionale? Molte coppie pensano che dopo aver otte- Sappiamo che avete adottato una coppia di nuto lÊidoneità dal tribunale sia superfluo fratellini colombiani , potete raccontarci in fare un percorso di formazione alla genito- breve la vostra esperienza di genitori? rialità adottiva; qual è la vostra opinione a Noi li riteniamo figli al 1000 per 1000 e riguardo? cerchiamo di educarli nel migliore dei modi.

˚ una cosa bellissima, meravigliosa, però con tante difficoltà. Bisogna avere molta pazienza, essere uniti e non scoraggiarsi nei momenti difficili. Nelle decisioni e nellÊeducazione bisogna essere una guida unica.

ASSOCIAZIONE FAMIGLIE PROGETTO UOMO Scopi e finalità

Promuovere e realizzare forme di solidarietà sociale e impegno civile tese a superare lÊemarginazione; svolgere unÊazione di stimolo e di coinvolgimento nellÊaccoglienza delle nuove famiglie, simpatizzanti e benefattori; porre in atto iniziative concrete per unÊefficace prevenzione e una corretta informazione sulle dipendenze e sul disagio sociale in genere; promuovere e curare la formazione dei propri soci quale occasione dellÊapprofondimento della cultura e dei valori dellÊazione volontaria (estratto dallo statuto sociale).

Volontariato

Tutti i membri prestano la loro opera in modo assolutamente volontario, tentano di diffondere sui territori di provenienza la cultura dellÊascolto e della solidarietà coinvolgendo enti pubblici e privati partendo dal principio che i problemi derivanti dallÊuso di droga e i disagi sociali, soprattutto giovanili, non riguardano solo loro ma tutta la società civile. AllÊAssociazione aderiscono anche singoli volontari che, pur non avendo nessun familiare coinvolto nel programma, vogliono sposare la linea educativa e terapeutica della Casa sulla Roccia facendosi anchÊessi promotori di iniziative.

Tu solo puoi farlo ma non da solo

Non è uno slogan ad effetto ma è la realtà che si trova ad affrontare chiunque voglia uscire dai canoni della delega e della deresponsabilizzazione. In una società basata sullÊimmagine, lÊAssociazione Famiglie Progetto Uomo vuole proporre ai propri soci, innanzitutto, e a tutte le persone che si lasciano coinvolgere, un modello sociale basato sulla responsabilità e sulla collaborazione reciproca, dove ognuno è parte del tutto e il tutto è patrimonio del singolo anche se vissuto in modo diverso a seconda delle proprie capacità, sensibilità e livello di coinvolgimento.

Via Rocco Scotellaro – 83100 Avellino – tel. 082572420 fax 082571610 – associazionefamiglie@gmail.com – posta Elettronica Certificata (PEC): famprouomo@pec.it -6-


GRATTI E PERDI: COSˇ I POVERI FINANZIANO LO STATO di Gianni Monaco (fonte: www.valigiablu.it) Tra i tanti difetti dellÊattuale governo in carica, cÊè anche la mancanza di creatività. La crisi finanziaria si aggrava sempre di più. E allora, si sono detti Tremonti e compagni, perché non rastrellare qualche altro centinaio di milioni di euro con le lotterie? Vista la passione degli Italiani per il gioco, i risultati, anche stavolta, dovrebbero essere garantiti. Il testo del decreto della manovra anticrisi prevede la possibilità di "introdurre nuovi giochi, indire nuove lotterie, anche ad estrazione istantanea, adottare nuove modalità di gioco del Lotto, nonché dei giochi numerici a totalizzazione nazionale, variare l'assegnazione della percentuale della posta di gioco a montepremi ovvero a vincite in denaro, la misura del prelievo erariale

unico, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita". Ricordo che quando ero bambino, un signore, che viveva di una pensione di appena 400mila lire al mese, mi „mandava‰, un giorno sì e uno no, a giocare qualche schedina del lotto. Non vinceva mai nulla. In compenso, almeno 20-25mila lire a settimana se ne andavano in questa maniera. Non sono affatto pochi per chi ha un reddito così basso. Ancora oggi, quando mi reco in una tabaccheria, mi accorgo che a giocare sono spesso i più poveri e le classi meno istruite. Sperano, investendo qualche euro, che la loro vita possa cambiare. Nella quasi totalità dei casi, lÊunica certezza è

Progetto per la dipendenza da gioco. La Casa sulla Roccia - Avellino -7-

quella di dare una sforbiciata al proprio reddito, con buona pace dei pochi spiccioli messi a stento da parte. Nessuno, qua, vuole affermare che i giochi vadano aboliti. Sono pur sempre un passatempo, seppur costoso, ed esistono praticamente in tutti i Paesi. Però, questo passatempo, per chi lo pratica, spesso può trasformarsi in un brutto vizio, se non in una malattia. I grandi mass media non ne parlano, ma sono migliaia le persone che ogni anno perdono tutto (inclusa la casa) per colpa del gioco, legale e non. Un vero e proprio dramma sociale. Questo governo, al pari di quelli che lo hanno preceduto, non dovrebbe puntare a fare cassa aumentando il già abnorme numero di „gratta e vinci‰ e lotterie varie. Non è etico sperare di mettere a posto i conti dello Stato facendo anche leva sulla disperazione e la scarsa conoscenza dei principi di statistica dei meno abbienti. Anche il gioco può creare – come detto - dipendenza. Proprio come le droghe. A proposito: il ministro Giovanardi, tanto preoccupato per la sorte della famiglia e della salute dei cittadini, non ha nulla da dichiarare?


Gyatso Tenzin (Dalai Lama), Howard C. Cutler

Elena Sisti e Beatrice Costa

L' arte della felicità sul lavoro

Editore, AE Altraeconomia

Le donne reggono il mondo

Editore, Mondadori Conoscere se stessi, controllare le emozioni distruttive, sconfiggere l'egoismo per aprirsi agli altri attraverso l'esercizio quotidiano alla compassione: ecco riassunti i precetti che il buddhismo indica come gli ingredienti fondamentali per un'esistenza più felice. Ma questa è davvero una via percorribile per noi occidentali, costantemente indirizzati a modelli di vita tutti incentrati sulla competizione e il successo? Come possiamo conciliare il percorso suggerito dalla saggezza orientale per raggiungere la serenità interiore con le sfide che la società ogni giorno ci propone? Dopo "L'arte della felicità", il Dalai Lama prosegue nel suo insegnamento, affrontando questi temi in un ambito cruciale: il mondo del lavoro.

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Ci Le donne reggono il mondo. Lavorano più degli uomini, si fanno carico del „welfare domestico‰ quotidiano, gestiscono lÊeconomia e il denaro con più lungimiranza, in situazioni di crisi, in casa o nella propria azienda. Eppure in tutto il mondo guadagnano meno e sono meno rappresentate nelle istituzioni, nei Parlamenti e nei consigli dÊamministrazione delle imprese. Queste pagine sono un punto di vista, diverso e plurale, per comprendere i motivi di tali diseguaglianze e „cucinare‰ un futuro diverso. 12 conversazioni per dare voce alle intuizioni di esperte e studiose le cui opinioni spesso si perdono tra quelle gridate degli uomini e che raccontano unÊaltra economia, fatta non solo di profitti, ma di relazioni


l’APPROFONDIMENTO

IL LAVORO IDEALE O LÊIDEALE DI LAVORO? di Carmine Martorelli (Coordinatore Settore Culturale della Comunità Terapeuticfa “Villa Dora”) Vogliamo partire prima di tutto dalla definizione del lavoro e cioè: il lavoro è lÊapplicazione di unÊenergia che può essere umana o meccanica realizzata al conseguimento di un preciso obiettivo. Il lavoro è unÊattività produttiva sia dal punto di vista economico che giuridico. LÊideale invece è il frutto di un processo astratto corrispondente ad un vero e proprio modello di perfezione e cioè risulta un oggetto primario delle aspirazioni di ciascun individuo o di unÊintera classe sociale. LÊuomo fin dai primi secoli ha sacrificato la sua vita per il lavoro poiché proprio attraverso lo stesso si sentiva realizzato. Poneva in esso sicuramente tanto sacrificio, impegno, costanza e responsabilità, cioè quei valori fondamentali della vita che cerchiamo di fare nostri ogni giorno ed una volta acquisiti, metterli a disposizione dellÊintera umanità. LÊItalia è una Repubblica fondata sul lavoro intesa come fonte principale di reddito individuale o comunitario ed è proprio da

questo inizio di definizione che nascono diverse nostre riflessioni sullÊargomento lavoro. Il lavoro può essere definito tenendo in considerazione molteplici aspetti, ma non vogliamo partire solo dal semplice, cioè considerarlo come unÊattività fisica e mentale dellÊuomo. In esso sono racchiusi, e da esso si sviluppano, tutta una serie di aspetti e valori su cui storicamente lÊuomo pone da secoli le sue riflessioni. Da tempo immemorabile lÊuomo si è battuto per esso, sacrificando la stessa sua vita, perché è attraverso il lavoro che lÊuomo si realizzava tale ponendoci dedizione ed amore, basta poco per rendersi conto di quante e quali meraviglie lÊuomo è stato capace di pensare e realizzare, lasciando un segno tangibile a disposizione dellÊintera umanità. Il lavoro inteso come diritto e dovere ha ridotto lo stesso uomo a battersi per renderlo migliore, decoroso e dignitoso. Ciò che ci poniamo noi come interrogativo

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è: Il lavoro ideale o lÊideale di lavoro ? Sono espressioni completamente differenti sia da intendere che da svolgere. Raggiungere lÊobbiettivo massimo nella vita a svolgere un proprio lavoro ideale, cioè quello che si sogna e si realizza ad un certo punto della nostra esistenza è sicuramente qualcosa di difficile ma non impossibile da realizzare, occorre metterci impegno, sacrificio, credere in se stessi, negli altri e riconoscere le proprie capacità ed i propri limiti. Tanta diversità non vi è nel pensare al lavoro come ideale e cioè farne strumento di gratificazione, di passaggio di valori e ponendo in esso la stessa costanza e determinazione di cui prima si parlava. Noi non consideriamo il lavoro attraverso la definizione ridotta di „diritto e dovere„ ma bensì come lÊinsieme di tutti quei valori, ed appunti ideali, attraverso i quali da secoli lÊumanità cerca di rendere la propria vita ed il proprio mondo migliore e sempre più vivibile, che dia a tutti la possibilità di una certezza e, soprattutto, di un futuro.


VITA DA.... di Ramona Barbieri Sentimenti contrastanti in una delle tante ragazze che si recano al lavoro ogni giorno in una qualsiasi città o paesino del mondo. Charlie sentiva lÊodore della terra bagnata scivolarle dentro, penetrarle la pelle. La pioggia era una costante nella sua città e lei costantemente indossava quegli stivaloni di gomma. Protetta dal viola dellÊennesimo ombrello comprato e ben presto dimenticato si avviava alla fermata del pullman. Ogni mattina nellÊaprire il portone di casa respirava profondamente. Pareva volesse appropriarsi di tutta lÊaria intorno, di quegli odori e dei rumori, nella quiete e nel silenzio di una centenaria realtà di paese, mentre la sua vita scivolava tra i tavoli e le sedie del ristorante dove lavorava. Ferma aspettando quella macchina blu che lÊavrebbe condotta tra gli odori casalinghi e matriarcali, allÊimprovviso pose il suo sguardo su un anziano signore che come lei attendeva il momento di arrivare in città. Il silenzio di

quellÊuomo lÊinquietava e si accorse che i suoi occhi erano di un bianco perlato quasi non avessero da vedere cose. Eppure quello sguardo cominciò a fissarla e dÊimprovviso la sua bocca emise un flebile suono. Charlie gli si avvicinò. Non comprendeva. LÊanziano sembrava parlasse una lingua antica, discorreva in solitario di sensi dÊazione e di parole, di vuoto dÊumanità e di pieni dÊanime. La ragazza cercava nel profondo di se stessa di tradurre il senso perché ogni parola la toccava seppure il significato tutto le appariva di difficile comprensione. Ma cÊera nello sguardo dellÊanziano, nel modo con cui le parlava una parte di sé stessa, lo sapeva, lo sentiva. Una frase dÊimprovviso le giunse chiara e nitida : „Ricorda, mia cara, che non sei ciò che fai⁄‰ „Non sono..‰ tuonò nella sua testa. Le lacrime le scivolarono istantanee e il suo stomaco cominciò a piegarsi. Il desiderio e il sogno dello studio, persa per anni tra i suoi libri e quelli di suo padre, nella voglia di assomigliare ed essere lontanamente differente da sua madre. Le sue scelte⁄‰Che lavoro vuoi fare da grande?‰ „La veterinaria‰ rispondeva a 5 anni, „la commessa‰ rispondeva a 10 „La giocoliera ‰a 15 e ad ogni passione cambiava lavoro e ad ogni cambiamento tornava tra gli animali e il suo sogno africano e dopo un anno di quello che aveva sempre creduto

Centro per le Famiglie

di sognare, aveva deciso che il suo lavoro sarebbe stato lÊAfrica e basta e la lingua e aveva abbandonato bisturi e gorilla per darsi alla storia del continente nero „Che lavoro voglio fare?‰ „Viaggiare‰. Aveva 20 anni quando si rispondeva da sola sul suo futuro, e ad ogni passo verso lÊetà adulta pareva le si allontanasse sempre più la chiarezza sul senso. Comprendeva ogni giorno che le scelte che stava facendo non le appartenevano. Il suo lavoro non era il suo. Sembrava essere sempre più lontana dalla sua vita. Allo sbattere del portone di casa ogni mattina tutto il bagaglio di scelte passate le si parava di fronte e la seguiva ad ogni piatto che portava al tavolo. 29 anni „che lavoro faccio?‰ „Sono una cameriera‰ Charlie ormai lo diceva e ci credeva come se fosse una condanna. AllÊennesima università messa da parte pareva oramai si fosse rassegnata ad essere un lavoro, ad essere un lavoro che le aveva fatto smettere di sorridere. „Tu non sei una cameriera, mia cara. Tu sei te nella meraviglia della tua unicità. Ricorda che in ogni tuo passo tu ci sei in pieno‰ lÊanziano lo sussurrò di nuovo allÊorecchio di Charlie. Lei smise di piangere e si girò di scatto, voleva abbracciare quello sconosciuto, ma non cÊera nessuno più accanto a lei. „Sto impazzendo‰ pensò mentre finalmente lÊautobus arrivava. Con le parole del misterioso anziano

Il Centro per le Famiglie promuovere il benessere dell’intero nucleo familiare, sostenendo la coppia e ogni singolo componente in tutte le fasi del ciclo di vita. Il centro per le famiglie dé “La Casa sulla Roccia” è un servizio gratuito e attento alle esigenze del territorio, che svolge attività di ricerca, formazione, formazione, prevenzione e interventi psicologico.

Il Centro per le Famiglie riceve su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 18,30 alle 20,30. E’ possibile richiedere un appuntamento in segreteria dal lunedì al venerdì dalle 08,30 alle 13,00 e dalle 14,30 alle 17,30.

centrofamiglie@lacasasullaroccia.it www.lacasasullaroccia.it

tel.: 0825. 72420 / 72419

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attività Le attività offerte dal Centro per le Famiglie sono articolate in diverse aree d’intervento, finalizzate a facilitare la formazione di un’identià genitoriale, ad elaborare e condurre progetti di vita in armonia con il proprio ruolo genitoriale, e ritrovare le risorse necessarie ad affrontare momenti o eventi critici. Più nello specifico, si segnalano interventi di : - orientamento e informazione - consulenza psico-pedagogica rivolta a genitori biologici, adottivi e insegnanti - sostegno psicologico - itinerari educativi sulla genitorialità e organizzazione di incontri tematici di approfondimento - organizzazione e gestione di gruppi di auto aiuto per familiari - spazio adolescenti - attività di prevenzione e sensibilizzazione in ambito scolastico


si avviò lentamente verso il locale. Aprì la porta e sorrise. Sorrise come faceva ogni mattina e come si dimenticava di fare ogni sera. Sorrise al primo cliente che le ricambiò il sorriso guardandola affettuosamente, al professore, cliente fisso delle 12.40 che lÊaccarezzò come ogni mattina e poi sorrise

e rise ai suoi colleghi e pian piano si rese conto che quel posto era denso di lei, si sentiva circondata da affetti profondi e sapeva di circondare di affetto chiunque incontrava sulla sua strada. Era il suo mondo e le piaceva. Con questo pensiero trascorse il resto di quella strana e solare giornata di

IL LAVORO EÊ UN VALORE? di Nicola De Rogatis Breve analisi di un mezzo diventato fine

Parlare di lavoro è certamente molto impegnativo, data la vastità e lÊattualità dellÊargomento, e si rischia di cadere nella retorica oltre a ripetere concetti già ampiamente espressi sui media e sul web da personalità autorevoli del mondo del lavoro, della politica e dellÊeconomia. Se facessimo unÊindagine tra persone dai sedici ai trentÊanni per sapere quale reputano la cosa più importante per la loro vita, sicuramente la risposta sarebbe: lavoro, affetti e denaro. Quindi, si può affermare con estrema certezza che il lavoro è una componente essenziale della vita umana. Ovviamente, sto parlando del lavoro retribuito, la prestazione di un servizio alla quale corrisponde una giusta retribuzione. Anche prostituirsi è un lavoro così come commettere un furto in quanto entrambi offrono una prestazione in cambio di denaro, ma a me interessa parlare del lavoro onesto, legale, quello che milioni di uomini e donne svolgono per buona parte della loro vita per garantire a se stessi e alla propria famiglia un dignitoso tenore di vita. Dai campi alle fabbriche, dagli uffici allÊimprenditoria, sotto qualunque latitudine e sistema sociale, lÊessere umano deve necessariamente lavorare per vivere. Egli trascorre la maggior parte della giornata lavorando; in particolare oggi, nel nostro sistema occidentale, situazioni contingenti e bramosia di accumulare sempre più denaro, ci spingono a dedicare sempre più tempo a varie attività tralasciando il riposo e la famiglia. Si può dire, pertanto, che il lavoro costituisce la spina dorsale, il motore della vita umana. Ma lÊuomo è solo un insieme di cellule che ha bisogno di alimenti per sopravvivere? ˚ una macchina che necessita della benzina per camminare? O è qualcosa di più? Si può dire oggi, in tutta onestà, che lÊuomo occidentale che ha fatto del lavoro e del progresso scientifico, anchÊesso derivante dal lavoro di tanti scienziati, è felice? Si sente realizzato? In poche parole: lavorare è lÊunica aspirazione dellÊessere umano?

pioggia. E ritornò a casa. Il mattino dopo si svegliò leggera. Di corsa alla fermata e⁄ una signora che attendeva il bus la guardò, ricambiò il sorriso che Charlie le stava regalando e le chiese „Che lavora facite, signurì?‰. Charlie disse sorridendo: ‰Vivo!‰

Certamente, avere uno stipendio garantisce autonomia e libertà, ma basta mangiare, andare in vacanza, comprare lÊultimo modello di televisore per essere liberi davvero, per essere felici? „Arbeit macht frei‰ „Il lavoro rende liberi‰ avevano scritto i tedeschi sulla porta dÊingresso dei campi di concentramento. Ma se così fosse, le società del Nord Europa (Germania, Svezia, Norvegia, Danimarca, ecc.) dovrebbero essere piene di gente felice, soddisfatte della propria vita, mentre così non è stando allÊalto tasso di suicidi e di alcolizzati monitorati già da alcuni decenni dai sociologi. Pertanto, senza voler mortificare la legittima necessità di emancipazione ed autonomia che certamente il lavoro sostiene, una domanda va posta: cosa rende davvero felice lÊuomo? La sopravvivenza, più o meno agiata, sempre più frenetica in una società che gira attorno a se stessa o qualcosÊaltro? La logica risposta: vivere i valori universalmente riconosciuti: lÊamore, la solidarietà, lÊattenzione allÊaltro ed anche il lavoro inteso, però, come strumento e non come fine. ˚ cosa buona e giusta rendersi autonomi, emanciparsi, aspirare a condizioni di vita sempre migliori a patto che non travalichiamo gli altri, i loro diritti, la dignità della vita umana, la possibilità di dare a tutti gli stessi strumenti che abbiamo noi per stare meglio. Penso a milioni di persone nel mondo a cui sono negati i diritti fondamentali alla salute, allÊistruzione, alla libertà, alla stessa sopravvivenza e a come le nazioni occidentali sfruttano queste stesse persone al fine di aumentare il proprio benessere. Se il lavoro, quindi, crea situazioni di discriminazione e di disparità sociali perché non tiene conto dei diritti di quelli che non lavorano e non applica il valore della solidarietà e della giusta distribuzione dei beni della Terra, non può essere assolutamente definito un valore; o, comunque, non un valore assolutizzante comÊè diventato oggi. Senza scomodare il Vangelo, il primo grande trattato di Economia della storia, è il caso che si dia alle cose il giusto valore per rimettere in sesto una società che dalla Rivoluzione Industriale ad oggi ha trasformato il lavoro da mezzo per garantire una sicurezza sociale a tutti a valore assoluto che dovrebbe alleviare lÊumanità da tutte le sofferenze. Quello che veramente emancipa lÊuomo e lo rende libero è lÊessere attento alla condizione dei suoi simili oltre alla propria condizione, in ogni parte del mondo, vi-

vendo i valori autentici sopra citati: la solidarietà, la condivisione, la giustizia sociale. In una parola: lÊamore!

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LAVORARE STANCA. E NOI NON VOGLIAMO STANCARCI PIÞ! di Luigi Numis La crisi avanza e la gente si organizza. Nuovi modelli sociali e lavorativi irrompono sulla scena internazionale. „CunceÊ, che brutto suonno me soÊ fatto stanotte!...Mi sono sognato che lavoravo‰. EÊ il grande Eduardo a ricordarci, nellÊora della indignazione collettiva causa disoccupazione generalizzata, che lÊindividualismo sfessato e convinto comunque non può essere ridotto a burletta. Anche il Luca Cupiello eduardiano, pur non vivendo alcuna fase di bolla speculativa, viveva comunque periodo e contesto di povertà diffusa, e però si accontentava del lavoro minimo e comico che aveva; non avendo la smania di consumare che pastori del presepe poteva permetterselo. „I lavativi hanno la pelle dura‰, scriveva Cesare Pavese. E certamente non era lontano dalla verità lui che, pur non essendo meridionale e fatalista bensì piemontese e razionalista, volle dedicare unÊintera raccolta allÊargomento, intitolata „Lavorare stanca‰, in cui paragonava lÊuomo alla bestia che vorrebbe far niente. Allora vogliamo dire che Pavese ci offendeva tutti, uomini e bestie? Ma no, il suo voleva essere solo lo sdoganamento di un introietto di gestaltiana matrice, cioè uno di quegli assunti che diamo per scontato e non mettiamo mai in dubbio (come ad esempio i cinesi si mangiano i cani randagi, la Juventus si ruba gli scudetti, il fumo uccide ecc.). E poi come dargli torto? Lavorare è faticoso, ragazzi, e ambiguo soprattutto. Siamo tutti personaggi pavesiani, chi più chi meno, sempre contesi fra lÊintegrità del lavoratore in contatto con la terra e lÊindolenza del vagabondo senza patria. Fra lÊetica della fatica purificatrice e lÊetica della libertà oziosa. Etiche entrambi, senza meno. E con una scelta im-

plicita a suo modo decisiva per chi decide, quella fra il rallentare le ore e accelerare gli anni (ozio) oppure rallentare gli anni accelerando le ore (operosità). Pavese, come tutti i grandi artisti, era bravo a confonderti le idee. Il coraggio è sempre andare contro lÊidea dominante, di ogni epoca. E a noi grandi interpreti del lavoro dolce e della decrescita felice il coraggio non manca. Infatti ce li scegliamo proprio cazzuti i nostri avversari. Innanzitutto la Bibbia, lapidaria nel sancire lÊindissolubile legame fra uomo e lavoro, tanto da farne asse portante della ominizzazione: „Il Signore Dio pose lÊuomo nel giardino del mondo perché lo coltivasse e lo custodisse‰ (Genesi 2,15). Mica per farci le pasquette. Terribile il monito paolino ai cristiani di Tessalonica: „Chi non lavora neppure mangi‰ (II,3,10). ˚ ancora la Bibbia a osservare che „col sudore della fronte

Progetto de

La Casa sulla Roccia e del Teatro di GLUCK - 12 -

mangerai il pane, finché tornerai alla terra donde sei tratto‰. A parte il sapore del pane col sudore che neanche la peggiore cucina francese e lÊottimismo di prammatica, le sacre scritture godono di appoggi influenti e non è il caso di contraddirle in pubblico. Ma la resistenza può assumere forme diverse e plurime⁄ Allora volgiamo lo sguardo dalla parte opposta allÊoscurantismo clericale, in cerca disperata di alleati. Per non sbagliare cerchiamo un sostegno nellÊIlluminismo della ragione, lÊenciclopedico Voltaire, e troviamo: „Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno‰. Vecchio arnese questo borioso francese. Meglio guardare al comunismo, che per certe cose non tradisce mai. Lenin: „Il lavoro è la regola essenziale, iniziale, principale dei soviet, da inserire nelle costituzioni degli uomini liberi‰. Pure lui! Ma


questa è fissazione ... Qui solo i filosofi greci possono venirci incontro, loro si che sapevano campare. Aristotele: „Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero‰. Lasciamo perdere, questo ci fa cadere pure le nuove teorie sul tempoliberismo. Orco mondo, ovunque cerchiamo, ovunque pariamo, in tutte le religioni, movimenti millenaristici, partiti politici, correnti filosofiche, statuti massonici e regolamenti condominiali troviamo inni al lavoro, alla laboriosità e al progresso determinato dal sudore degli uomini. E basta! Il mondo è già abbastanza progredito (tecnicamente intendendo), potremmo anche metterci un punto no? Facciamo progredire gli uomini adesso. In che modo? Ad esempio in uno dei mille modi che tutti noi, uomini e donne mortali, immaginiamo, come per ispirazione ancestrale e necessariamente eversiva, quando suona la sveglia al mattino presto, senza un motivo valido per alzarci dal letto di buonumore, e a volte senza un motivo valido per alzarci affatto. Infatti è proprio in quei terribili momenti di angoscia esistenziale che gli esseri umani, anche quelli che non

sanno leggere e scrivere, cominciano a farsi filosofi dellÊesistente, a coltivare il dubbio, a elaborare teorie raffinatissime sullÊorganizzazione del lavoro e sullÊassurda oppressione che lÊuomo sadicamente (nonché biblicamente⁄) impone a se stesso. La domanda sempiterna è: perché cavolo andare al lavoro la mattina presto per poi dormire sul posto di lavoro? EÊ così che ogni mattina spuntano fuori dalle latrine dei cristiani di ogni dove le teorie e le spiegazioni sulla crisi del debito accumulato dal mondo intero, che la sera precedente il triste talk-show televisivo non ci aveva mica capito una mazza. Si tratta in realtà di debito di sonno mondiale, che si tramuta in debito di prestazioni e crisi di PIL, e che diventa logicamente debito pubblico incontrollato, soprattutto in Italia e Grecia, dove la gente per giunta va a letto a notte fonda per tradizione di pensiero ⁄ Capito?! Ministri buffoni e con la evve moscia che non ne avete mai azzeccata una?! Illustri economisti nobèl e para-nobèl?! Qua lÊunico desiderio reale di consumo della gente è quello di consumare il letto! Per dormirci e per chi lo preferisce anche per altro. Diteci solo il nome del capo dellÊordine mondiale che ci impone invece lÊattuale stile di riposo e noi, armati di sveglia e spazzolino, lo sovvertiremo a colpi durissimi. E poi finalmente potremo metter via le nostre brandine fantozzianamente nascoste in ogni (re)cesso di ufficio, fabbrica, gabbiotto, supermercato, ospedale, ferrovia, call-center, colonia agricola e casa di cura e custodia. Ma noi non siamo rivoluzionari velleitari, tuttÊaltro. Noi comprendiamo anche le misere ragioni del capitalismo internazionale e della socialdemocrazia. Aboliamo le pensioni, o

meglio, rendiamole meno esclusive. Normalizziamole. Possibile che proprio quando lÊessere umano comincia a diventare insonne per motivi di età, è invitato a non lavorare più e a costringersi a rimanere a letto? Altra violenza irrazionale. Viviamo di più e meglio, dicono gli invasati della O.M.S.? Ottimo, diamola per buona. Allora tutti gli anziani che non riescono ormai a dormire più di quattrocinque ore al dì siano impiegati, in tempo rigorosamente antimeridiano, tramite collocamento mirato, marxianamente secondo le proprie inclinazioni e, in caso di ne-

cessità, secondo le disposizioni delle badanti. Ore 14.00: cambio. Fuori i vecchi e dentro i giovani. Retribuzione così articolata: mezza (50%) di stipendio e mezza (50%) di pensione, a tutti. In tal modo si ridurrebbero artificiosamente i costi di entrambi e i tecnocratiburocrati europei sarebbero comunque contenti. Tranquilli, non si renderebbero conto che tutto è uguale a prima, tanto è la „somma che fa il totale‰ è un concetto troppo umano e quindi rimosso nelle loro elucubrazioni mentali, e finalmente ci lascerebbero in pace. Fatece largo.

l’Alcool non è un gioco

progetto di prevenzione e recupero - 13 -


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novembre cesinali (avellino) ore 21,00 Teatro d’Europa

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S NEWS

ULLE STRADE DELLA LIBERT¤

di Chiara Iannaccone Sono state due ore intense, due ore in cui ogni frase pronunciata ha rappresententato molto più che un semplice spunto di riflessione; ha rappresentato il dolore, l’angoscia, la forza, la rabbia e l’amore di chi ha avuto il coraggio di lottare, ma soprattutto di chi non smettererà mai di credere nei valori, in noi stessi, negli altri, di credere che qualcosa ancora può cambiare.

„Villa Dora‰, una struttura che nel 1988 fu data in comodato dÊuso a „La Casa sulla Roccia‰ dai figli del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, è una grande villa divisa in due complessi con ampi spazi esterni che danno la possibilità di svolgere numerose attività allÊaperto. Tale casa, nobile dono di chi ancora riusciva a credere in qualcosa e in qualcuno, costruita sulle solide basi della legalità ha rappresentato lÊesempio, lÊispirazione, la forza e lÊambizione di poter intraprendere una strada diversa. Così chi di questo gesto è stato benficiario ha subito deciso di affrontare una dura sfida, ha scelto di lottare, di prendersi per mano e dare inizio ad un lungo viaggio per le strade della libertà, strade certo piene di salite ma anche di dolci discese da conquistare; con lÊobiettivo di far sì, come recitano le stesse parole del presidente Mauro Aquino, che: „La legalità rappresenti la pietra dÊangolo su cui edificare il cambiamento‰. Cambiamento inteso non solo come costruzione di un nuovo per qualcuno, ma come costruzione di una nuova coscienza per tutti. Ed è così, che dopo lunghi confronti e profonde riflessioni, si è pensato di intitolare le strade della comunità terapeutica „Villa Dora‰ alle vittime della criminalità organizzata. Un gesto voluto e dovuto; dovuto a chi ha lottato per la legalità e pagato con il sangue la lotta per la libertà. I Ragazzi di „Villa Dora‰ hanno così inciso a mano, lettera dopo lettera, 28 targhe con i nomi di 30 donne, uomini e bambini, che hanno perso la loro vita per mano della criminalità organizzata.

Un gesto simbolico molto importante non solo per i ragazzi, che giorno dopo giorno, ripercorrendo le storie di ognuno di quei volti, hanno maturato la voglia di conoscere, di interrogarsi e di capire che si può essere liberi di scegliere da che parte stare, ma anche per noi. Noi che non abbiamo mai tempo per fermarci a pensare, noi così presi dalla routine quotidiana che troppo spesso dimentichiamo di ricordare, noi che perdiamo di vista le cose importanti, quelle che contano veramente, quelle grazie alle quali la vita acquista un sapore diverso, quelle per cui vale davvero la pena lottare. Il 21 settembre 2011 alle 10,00, per due ore il tempo si è fermato, e con esso anche noi, dando la possibilità alle nostre coscienze di partire per un breve ma intenso viaggio „Sulle strade della libertà‰. Un viaggio in cui i protagonisti di questa giornata hanno saputo sapientemente portarci per mano, attraverso le loro parole, fin sulla pista di lancio per permetterci di volare sulle ali della legalità. ˚ per questo che, personalmete ma anche a nome di tutto lo staff de „La Casa sulla Roccia‰ e di tutti i presenti, sento di dover ringraziare Enrico Tedesco, Segretario Generale della fondazione Pol.i.s (http://www.fondazionepolis.regione.campania.it); Lorenzo Clemente, Presidente del Coordinameto Campano Familiari Vittime Innocenti e Gennaro del Prete, figlio di Federico Del Prete; per averci portato il punto di vista di chi è stato vittima della violenza e ha trasformato il dolore in voglia e in forza di combattere; ringrazio invece Enzo Iovinelli e Valentina Soldo per averci portato il punto di vista di chi in questi meccanismi è caduto a piè pari, di chi è stato vittima di una cultura che non ammette deviazioni, ma che nonostante tutto ha avuto la voglia e la forza per rialzarsi e ripartire da zero. Sono state due ore intense, due ore in cui ogni frase pronunciata ha rappresententato molto più che un semplice spunto di riflessione; ha rappresentato il dolore, lÊangoscia, la forza, la rabbia e

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lÊamore di chi ha avuto il coraggio di lottare, ma soprattutto di chi non smettererà mai di credere nei valori, in noi stessi, negli altri, di credere che qualcosa può ancora cambiare. Come ci racconta Roberto Saviano in „Vieni via con me‰: „Quando si parla di criminalità organizzata, arriva come una sorta di malinconia finale: cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? In realtà non è tutto scuro ed è fondamentale parlarne. CÊè un esercito di persone che combatte quotidianamente le organizzazioni criminali, non solo con i mitra o con la bilancia della giustizia, ma facendo bene il proprio mestiere. Una delle cose che le organizzazioni temono di più è lÊagire da uomini, lÊagire con dignità, il non piegarsi, il non chiedere come un favore ciò che ci spetta di diritto. Ogni volta che si considera il problema mafioso come un problema lontano da noi, ogni volta che si dice la frase „Tanto si ammazzano tra loro‰, si sta facendo un grande regalo alla mafia. Ogni volta che un telegiornale manipola lÊinformazione, si sta facendo un favore ai clan. Ma quando senti che stai agendo perché queste storie sono le tue storie, quando senti che un sindaco viene ammazzato perché ha fatto bene il suo lavoro, e senti quel sindaco come il tuo sindaco; quando senti che queste storie ti riguardano perché ti tolgono la tua felicità, il tuo diritto, perché ti costringono ad andare a chiedere un lavoro, a non avere la tredicesima, ti costringono a pagare la casa un prezzo troppo alto perché le organizzazioni investono so-

prattutto nel cemento [⁄]; quando senti tutto questo allora qualcosa sta cambiando‰. Ed è proprio quello che ho sentito oggi, in me stessa e negli altri; ed è per questo che ho deciso di continuare a credere, perché solo se si crede in qualcosa, si avrà sempre la forza di indignarsi, di offendersi, di dire no, di non arrendersi. Allora, prima di ripartire, di distogliere lo sguardo da questo foglio per alzarci e cominciare a correre più veloci di prima, vi propongo di spendere ancora un minuto per ricaricare le pile con una di quelle canzoni che vale la pena ascoltare, una di quelle canzoni che come poche altre riescono a toccare quelle corde che non dovrebbero mai smettere di vibrare: „Dillo pure che sei offeso, da chi distrugge un entusiasmo, da chi prende a calci un cane, da chi è sazio e ormai si è arreso a tutta la stupidità, chi si offende tradisce il patto con lÊinutile omertà, rimane senza la protezione del silenzio, dellÊassenzo, del tanto dobbiamo sopravviverci qui dentro. [⁄]. Quando vivere diventa un peso, quando nei sondaggi il tuo parere non è compreso, quando dire amore diventa sottointeso, quando davanti al sole la mattina non sei più sorpreso. Ma se hai qualcosa da dire, tu dillo adesso, non aspettare che ci sia un momento più conveniente per parlare. Tu dillo pure, tu dillo pure che sei offeso. Offeso‰ (Niccolò Fabi, „Offeso‰ 2003).

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„GESÞ ˚ PIÞ FORTE DELLA CAMORRA‰ I MIEI SEDICI ANNI A SCAMPIA FRA LOTTA E MISERICORDIA L’incontro con don Aniello Manganiello scrittore del libro in collaborazione con il giornalista Andrea Manzi di Nicola De Rogatis „Come mai questi camorristi, pur vedendo amici ammazzati con ferocia ⁄⁄ non smettono di vivere nellÊillegalità? Me lo sono sempre chiesto benedicendo quelle salme, e la mia risposta è che nessuno aveva mai aiutato quei ragazzi perché forse la loro esistenza era considerata senza alcun valore‰.

politici e dai „professionisti dellÊantimafia‰ come li definisce lui prendendo in prestito lÊaffermazione di Leonardo Sciascia. A differenza delle gran parte delle persone che affollano i talk show e le pagine dei giornali per teorizzare sulla malavita organizzata, su cosa si è fatto per contrastarla – spesso facendosi belli dietro il lavoro lungo e silenzioso delle forze dellÊordine – e su cosa fare ancora per sconfiggerla definitivamente, le parole semplici e taglienti del parroco di Scampia nascono da unÊesperienza quotidiana vissuta tra spacciatori, camorristi e affaristi della peggiore specie. La sua è una denuncia cruda, senza peli sulla lingua che lÊha portato ad essere allontanato dalla sua comunità perché aveva oltrepassato ogni limite. Noi che lÊabbiamo conosciuto in un incontro in Comunità il 21 settembre scorso, abbiamo potuto constatare la delusione e lÊamarezza di sentirsi ostacolato dalla stessa Chiesa che tanto ama. Trasuda dalle sue parole e dalle pagine del libro questo sentimento che ultimamente, ahimè, alloggia anche nei cuori di molti uomini e donne, consacrati e non, che vorrebbero una Chiesa più coraggiosa, capace di uscire dai compromessi con il potere nella logica della realpolitik che troppo spesso si tra-

Cosa spinge un sacerdote, un uomo la cui vita è votata a Dio e ai fratelli, a scrivere un libro sulla sua esperienza di parroco nel quartiere di Scampia? Potremmo chiederci cosa spinge don Ciotti, il vescovo Nogaro, il vescovo Bergantini ad uscire dal chiuso delle sagrestie e dei palazzi per farsi voce di chi voce non ha? La stessa motivazione che muoveva don Tonino Bello ad andare in mezzo alla gente, don Puglisi e don Diana a lasciarsi ammazzare dalle mafie come tanti giornalisti, sindacalisti, magistrati e uomini dello Stato. Nel suo racconto appassionato e dettagliato negli episodi e nelle persone, don Aniello apre uno spaccato su una realtà troppe volte strumentalizzata dai

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sforma in una forma di sostegno dellÊillegalità se non, a volte, diventa addirittura concussione. Tacere di fronte a ingiustizie palesi che soffocano migliaia di cittadini e che ammazzano le flebili speranze che pur sono visibili in tanti uomini e donne di buona volontà, è paragonabile a chi, per meri interessi personali e di clan, uccide, deruba, distribuisce droga e istiga le persone a delinquere. Toccanti sono le storie di conversione che con un pizzico di compiacimento don Aniello racconta; non è un libro di sole denunce, ma è anche un testo in cui la speranza riesce a venire fuori dal lezzo della di-

sperazione. Don Aniello è uomo appassionato alla vita, qualunque essa sia diventata anche a causa di ferite familiari e condizioni di emarginazione create da una società per la quale la vita di un camorrista o di uno spacciatore è una vita persa: chissà quanti di noi hanno espresso la famosa frase „uno di meno!‰ leggendo di persone uccise in conflitti tra cosche rivali. Anche alle istituzioni non risparmia critiche: „Questo mio impegno ⁄⁄ evidenzia quanto gli amministratori pubblici siano lontani dai problemi quotidiani della gente ⁄ ⁄ Non esiste, cioè, la cultura del dovere, per cui la regola è che il Comune non risponde ⁄⁄ A Scampia ti salvi soltanto se conosci qualcuno‰. Al lettore può apparire, alla fine, un uomo sconfitto, deluso, amareggiato ma che continua a credere e lottare contro ogni speranza, che è riuscito a seminare tra le pietre dellÊindifferenza, che si è eretto di fronte al temporale della violenza e della denigrazione, che è riuscito a portare fuori dal tempio quellÊamore per il prossimo per il quale Gesù, per primo, si è lasciato inchiodare alla croce. Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore ⁄ ⁄ Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.


LOTTARE CONTRO I MULINI A VENTO? di Teresa Ferrara - Emiliano Mastrati - Mauro Simone Dalla Comunità “Villa Dora”, un’incontro ravvicinato con Don Aniello Manganello, un uomo di fede che quotidianamente si schiera dalla parte di chi vuole vivere onestamente. Abbiamo avuto lÊonore di incontrare Don Aniello Manganiello qui in comunità per un seminario tenuto da lui sul problema della criminalità organizzata, trattando il tema della legalità. Don Aniello ci ha trasmesso la sua testimonianza e lÊ esperienza di chi come lui offre il proprio contributo e la sua solidarietà nei quartieri con realtà molto difficili e disagiate come quello di Scampia. Si è parlato del problema sociale e della mentalità che cÊè tra i ragazzi di quel posto: una mentalità che si basa sulla violenza e sul non rispetto trasgredendo le regole. In questo la camorra ha trovato terreno fertile offrendo loro lavoro facile e guadagno ancor più facile, ma la cosa più triste è che in questi posti è complicato avvicinarsi sopratutto ai ragazzi adolescenti perché crescono con la cultura secondo la quale si acquista il „rispetto‰ proprio infrangendo le regole e violando le norme sociali. Nella sequenza di chi commette atti illeciti senza alcuno scrupolo cÊè anche chi rema nel senso opposto, racconta Don Aniello, affrontando la paura, credendo nei valori affinché si possa vedere realizzato un sogno che diventa una speranza di vedere i propri figli giocare serenamente senza avere sempre addosso quella brutta sensazione che prima o poi qualcosa sta per accadere. Il messaggio più forte che ci ha trasmesso Don Aniello è che non è un utopia

il pensare che lo stato delle cose può essere cambiato attraverso la responsabilità come dovere per la propria vita. La nostra riflessione rispetto al problema dellÊillegalità e di come poterla combattere è che sicuramente sarebbero di grande aiuto a noi giovani più persone del calibro di Don Aniello Manganiello oltre che la vicinanza di tutte le istituzioni!!!Quello che abbiamo potuto constatare è che questÊultime sono non sempre efficienti, perché nel momento di scendere in campo in prima linea assumendosi le responsabilità di quello che si dice e di quello che si dovrebbe fare, si tirano indietro!!! Allora noi che veniamo da quella realtà, diciamo che abbiamo bisogno di fatti concreti, di persone affidabili, di sicurezza, di serenità, proprio come la serenità che ci offrono le Comunità Terapeutiche, come „PROGETTO UOMO‰, che si impegnano a raggiungere lÊidea e conseguentemente la piena consapevolezza che si è arrivati alla droga solo perché non si è dato più senso alla propria vita. Siamo concordi con Don Aniello e appoggiamo in pieno la sua determinazione esprimendo il nostro personale pensiero e, cioè, che per combattere la criminalità abbiamo bisogno di persone che credono nella possibilità di un cambiamento per un mondo migliore!!!

IN FAMIGLIA EÊ MEGLIO di Annalisa Petruzziello Le testimonianze di Stefania, Marina e Agostino: genitori che lottano per i propri figli. Tre storie. Tre identità diverse. Un unico comune denominatore: la famiglia come forza per andare avanti. Si è svolto lÊ11 ottobre al Centro Sociale Samantha Della Porta il convegno Ri-scoprirsi famiglia pensato e realizzato con le famiglie che da giorni, mesi e anni vivono allÊinterno dellÊAssociazione „La Casa sulla Roccia‰. Ospiti del convegno sono stati Stefania Gurnari, Marina Midei e Agostino Tramontano, testimoni attivi che non si sono fermati alla disperazione e alla solitudine, ma hanno scelto di reagire e di aprirsi generosamente anche al di fuori della propria vicenda privata in quel legame in cui ciascuno di noi vive un senso di appartenenza e di comunità. Al loro fianco cÊera Maria Calabrese, Psicologa, Psicoterapeuta e Responsabile del Settore Fami-

glie de La Casa sulla Roccia. Davide Aquino, Ramona Barbieri e Maurizio Picariello hanno introdotto il tema raccontando la favola di Grossman, suggestione ideale perché attraverso lÊAbbraccio si evoca il senso di vicinanza, del legame affettivo, dellÊunicità intesa come ricchezza unica. LÊintroduzione delle tre testimonianze è stata articolata attraverso un video che ha rievocato immagini cariche di emozione e intensità. La prima ospite, Stefania Gurnari, si commuove davanti alle immagini che lÊhanno riportata a quel maledetto 6 giugno 2008 quando suo figlio, Antonino Laganà, viene colpito accidentalmente dal proiettile di un sicario a Melito Porto Salvo in Calabria. Ha solo quattro anni e sta per partecipare a una recita di fine anno scolastico. Per mesi Antonino resta ricoverato nellÊospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, dove viene sottoposto a un lungo periodo

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anzi di tre giovani ragazzi. Uno di loro, Carmine, è inserito nel percorso comunitario de la Casa sulla Roccia e la sua famiglia segue assiduamente il percorso parallelo destinato alle famiglie del Centro. Agostino è un papà che, come Stefania e Marina, vuole essere come tutti i papà. Quotidianamente sÊinterroga su quale sia la forma più giusta dellÊamore, su cosa significa sentirsi famiglia. La sua sensibilità, il suo mettersi in ascolto, aiutare lÊaltro, partecipare attivamente al percorso di suo figlio rappresenta la volontà di costruire una famiglia, di desiderarla. Agostino ha scelto di lottare e di credere, di avere pazienza e fiducia, di impegnarsi nelle difficoltà quotidiane per ri-scoprire che soltanto insieme, rimanendo uniti si può imparare lÊamore, si può trasformare la sofferenza in forza interiore. Una forza che ci fa cambiare il modo di vedere le cose, di viverle, di sentirsi maggiormente responsabili. Agostino chiede a Carmine di riconoscere le sue fragilità, i momenti di disperazione e di trovare lo stimolo interiore per riconoscere il significato del nostro presente. Per me, operatore del Settore Famiglie, il Convegno ha rappresentato la possibilità di vivere unÊemozione, di riconoscermi e di ri-scoprirmi famiglia con persone reali e non ideali, famiglie che guardano insieme nella stessa direzione, unite nel coraggio, nella speranza, nella lotta. E che a pieno titolo possono chiamarsi famiglia.

di riabilitazione. Antonino lotta e ce la fa. Stefania, nonostante tutte le difficoltà del figlio, riconosce la fortuna di averlo ancora con sé e ricorda e riflette su quante persone invece non hanno la stessa fortuna. Stefania chiede giustizia e non vendetta. Il suo messaggio è forte: non arrendersi, lottare in tutti i modi possibili per recuperare la propria famiglia e ri-scoprirsi famiglia. Una famiglia sorretta da prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Il suo saluto è un ringraziamento a tutti noi che viviamo la nostra Associazione. ˚ un abbraccio che porterà con sé come esempio da trasmettere ai propri figli. Poi è la volta di Marina Midei, autrice de „La via del sole‰. ˚ la mamma di Gloria e Sophia due gemelline nate premature e affette da gravi forme di tetraplegia. Un dramma che assieme al marito Filippo ha saputo trasformare in unÊoccasione di riflessione e di ringraziamento per ciò che è stato loro donato: due splendide bambine. „Occhi che non vedono, gambe che non camminano, bocca che non parla, mani che non prendono, ma cuore che batte, denti che mordono, orecchie che sentono, mamma che stringe, mamma che bacia, mamma che ama, mamma che piange, mamma che vuole urlare, mamma che vuole scappare, mamma che vuole essere come tutte le altre mamme‰. La storia di Marina è la storia di una famiglia (non) comune che ha deciso di donare la propria vita a un progetto dÊamore. Marina è una madre coraggiosa che con ostinazione non ha abbandonato le sue figlie, ma ha lottato e continua a farlo per offrire loro una vita migliore. La sua scelta è stata condividere la malattia con le sue bambine per lottare insieme, trainandole verso lÊottimismo, i colori della vita, il profumo dellÊamore. Per Marina ri-scoprirsi famiglia significa essere orgogliosa delle proprie figlie, sorridere perché Gloria e Sophia sorridono, nonostante la consapevolezza dei propri limiti. Nulla succede per caso e tutti hanno la possibilità di una scelta. Marina ha scelto di vivere per le proprie figlie. Come le bambine hanno lottato strenuamente per non abbandonare la loro mamma, allo stesso modo Marina lotta quotidianamente per i suoi „angeli‰. Marina si definisce oggi mamma di tre meravigliosi bambini. Per lei ri-scoprirsi famiglia con la nascita di un terzo bimbo rappresenta la testimonianza che la vita va avanti, nonostante i problemi, nonostante le difficoltà. E lo sa bene Agostino Tramontano, padre di un giovane ragazzo,

La formichina rientrò finalmente nella fila e riprese a camminare con le altre. Ben pensò che forse le due formiche grandi che le camminavano accanto erano i suoi genitori. Allora disse: „Di ogni persona ce nÊè solo una al mondo?‰ „Sì, ce nÊè una‰ disse la mamma „E perciò sono tutti soli?‰ „Sono un poÊ soli ma sono anche un poÊ insieme‰. „Ma comÊè possibile?‰ „Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico e anche io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola‰. „Allora abbracciami. Adesso non sono solo‰ „Vedi proprio per questo hanno inventato lÊabbraccio‰. Tratto da „lÊAbbraccio‰ di David Grossman – Ed. Feltrinelli 2010

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Lasciate ai bambini i loro sogni e proteggeteli da chi vorrebbe trasformarli in incubi LiberaMente

Bimestrale dĂŠ La Casa sulla Roccia Registrazione presso :Tribunale di Avellino N. Reg. Stampa : 5/10 R. del 15/07/2010

Direttore Editoriale Mauro Aquino

Direttore Responsabile Enza Petruzziello

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LiberaMente - n.9 settembre 2011  

LiberaMente il bimestrale dell'Associazione La Casa sulla Roccia - Centro di Solidarietà

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