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LiberaMente

APPROFONDIMENTO

IL GIOCO

Il bimestrale de La Casa sulla Roccia - n.4 gennaio 2011 EDITORIALE

Giocando i giochi di Mauro Aquino Liberamente inizia questo 2011 con lÊuscita del suo quarto numero che pone lÊattenzione sul „gioco‰, aspetto che viene trattato da diverse angolature e significati che „il gioco‰ riveste: gioco come dipendenza, come attività ludica, come relazione, come terapia,⁄.. E guardandoci un poÊ intorno, uno dei grandi „giochi‰ che osserviamo quotidianamente, ad esempio, è quello della nostra politica composto da regole in

mentare in questo gioco necessitano, come in ogni gioco, dei giocatori che hanno caratteristiche ben definite a seconda del tempo storico in cui si gioca. QuandÊero bambino, ad esempio, i politici dellÊepoca si presentavano ai nostri occhi come rigorosi studiosi ed attenti gentiluomini nelle relazioni, ritenendo scontata lÊappartenenza ad una serie di principi e di valori che erano universalmente accettati, quali la trasparenza, la legalità, lÊeticità, la difesa dellÊinteresse nazionale.. ⁄ Oggi, invece, per poter giocare a questo gioco, occorre essere furbi, scaltri, opportunisti, affaristi, immorali⁄ e chiaramente difendere esclusivamente il proprio interesse personale a di-

„giocatori‰ dei propri schieramenti, acquisendoli e raccattandoli anche da affaristi e conniventi malavitosi. Occorre anche esibire, in modo diligente, un tipo di comunicazione esclusivamente „di spettacolo‰ e di promozione con cui ci si presenta al Paese con un darsi volutamente in pasto al chiacchiericcio del salone di barbiere, per distrarre i più da i temi di comune importanza. Di fatto cÊè più soddisfazione, sentendosi virtualmente partecipi poi del gioco, al commentare più lÊamarezza personale di non poter beneficiare dei favori di giovani ed avvenenti donne che lanciarsi in una discussione tra PIL e debito pubblico.

Le parole hanno quasi sempre un doppio senso, palese o nascosto. A seconda dei contesti in cui vengono usate possono avere significati diversi o, addirittura, opposti. ˚ il caso della parola „gioco‰ di cui ci occupiamo in questo numero: può darci immagini positive – bambini che giocano, cani che si rincorrono sui prati, una partita di calcio, ecc. – o negative, quando il gioco assume la forma di una droga, come attestano recenti statistiche sullÊaumento delle „nuove dipendenze‰ tra cui, appunto, quella dal gioco. A tutti noi il compito di rivestire le parole di input positivi con la nostra vita, le nostre scelte quotidiane. L’ASSOCIAZIONE

Il Reinserimento Sociale pag.2

Una sorella scrive pag.6

La lettera di Camilla e Walter Progetto Contatto - Sede della Comunità Terapeutica - Prata P.U.

continua metamorfosi che gli stessi giocatori cambiano a seconda delle proprie convenienze e addirittura ribaltando le motivazioni o gli schemi difesi o osteggiati fino a poco tempo prima. Per poterci ci-

scapito di quello nazionale. Ma una metamorfosi di questo tipo come è stata possibile ? I leader politici hanno la piena responsabilità di ciò, in quanto hanno delineato le regole del „proprio gioco‰, arrivando a scegliere accuratamente e selezionando i

LÊelettore, quale spettatore del gioco, resta attonito, ipnotizzato, abbagliato dal carosello, provando invidia ed ammirazione per coloro che sono sul carro; però ogni elettore dovrebbe ricordarsi che ha lÊoccasione di poter contribuire e

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EVENTI

Tra Natale e Convention pag.19


svoltare, quando gli sovviene un contrasto tra coscienza e libertà, ma spesso, anche qui il gioco della politica giunge prima dellÊinteresse nazionale e, quindi, il carosello riparte. Uscendo dal gioco della politica e del potere, si entra nella stanza immediatamente attigua, in quella delle confessioni religiose. Nutro un grande rispetto per ogni singola fede religiosa qualunque essa sia, purché professata sinceramente, ma su ogni singola fede lÊapparato del culto affonda e trae nutrimento per la propria sussistenza, trattenendo „in gioco‰ i propri fedeli. Le aziende del culto hanno sempre di più il fiato corto dovendo da un lato far fronte alle pubbliche falle che si aprono sui temi della pedofilia, omosessualità, traffici, commistioni tra politica e criminalità e dallÊaltra nel tentativo di contenere la dispersione del proprio „elettorato‰ che demotivato e deluso cerca nuove risposte ai propri bisogni spirituali. La regola sostanziale di questo gioco è quella di trovare formule e strata-

gemmi per nutrire un continuo „senso di colpa‰ e far applicare a tutti gli altri, tranne che a sé, i dettami imposti da una struttura che non avrebbe né i titoli né le competenze per „legiferare‰ sui più diversi argomenti; tutto questo „gioco‰ ha il solo scopo di sorreggere e tenere in primo piano lÊimpalcatura dellÊapparato di palazzo. Ci sono state

in passato ed anche oggi figure importanti e straordinarie di sicuro riferimento sia per i fedeli che per i non credenti, ma la loro storia, spesso isolata, viene diluita nel gioco complessivo di frequenti mercificazioni avvicinandola anche al gioco esclusivo del

guadagno, nonostante la semplice constatazione che le ricchezze economiche di queste aziende del culto traggono sussistenza dai principi di povertà. In ogni gioco cÊè un mazziere ma su questi chi è ? LÊapparato paramilitare del PCI, lÊattacco missilistico libico contro Lampedusa, lÊattentato a Giovanni Paolo II, la scomparsa di Mauro De Mauro, i fascicoli SIFAR, lÊorganizzazione Gladio, lÊincidente di Sigonella, la banda della Magliana, il caso Moro, il mostro di Firenze, la P2, la morte di Papa Luciani, la strage di piazza Fontana, di Portella della Ginestra, di Acca Larentia, di Bologna, di Gioia Tauro, di Piazza della Loggia, di via Palestro, di via d'Amelio, di via dei Georgofili, di Ustica, lo scandalo Telecom-Sismi, la trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra, lÊincomprensibile sepoltura dellÊefferato boss della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino, nella basilica di Sant'Apollinare di Roma, ⁄e ancora,⁄ancora

L’ASSOCIAZIONE

IL REINSERIMENTO Una passeggiata nel reinserimento sociale di Davide Ardolino Il Reinserimento, terza ed ultima Fase del Programma Terapeutico Rieducativo, rappresenta il momento conclusivo del personale percorso di riabilitazione e lÊincontro con la realtà sociale. Forti dellÊidea - e della consapevolezza - di essere uomini nuovi. Si struttura in tre sottofasi. La Fase „A‰, in cui i nostri ospiti, ancora in forma residenziale, restituiscono ciò che hanno appreso e largamente sperimentato attraverso la vicinanza ed il sostegno ai nuovi arrivati dellÊAccoglienza. Rafforzando, in tal modo, la nuova identità ed il senso di una vita che, senza più attese e ritardi, intravede il mondo. La Fase „B‰ in cui il significato ultimo dellÊesistenza si determina intersecando il piano dellÊautonomia: personale e lavorativa. La Fase „C‰, ultima del percorso, attraverso la piena consapevolezza di sé il miracolo della vita è nel suo pieno compimento. In ultimo la Graduazione. Attestazione e riconoscimento di un cammino e di una conoscenza sacra. Ma il Rientro è anche emozione, racconto, metafora di riscatto. ⁄. CÊè sempre un giorno in cui ti chiedi il perché di una partenza. Di una scoperta: hai paura che tutto possa riprendere sem-

pre uguale, come ieri. Come prima. Nel tempo però hai la sensazione e la percezione che un salpare con il vento in poppa e le vele che si confondono nelle sere di mare mosso è il tema del tuo vivere. Mi piace pensare così il Rientro. LÊincontro con una realtà che, tuo malgrado, rimane sempre identica. Ma tu sei diverso. Ti vedo ripercorrere strade e guardare muri e usci. Ti vedo nel freddo dÊinverno dialogare con te di quello che eri, mentre la vita si rigira fra le lenzuola. Ti vedo nel solito bar attento a non fallire un sorriso⁄ a cercare un amico. E poi la vita. Il senso di una fatica che si innamora di ogni istante, del silenzio e della sera. Quando il mondo ritrova i suoi colori non ti sembra il mondo. Ti vedo così: un tempo a brancolare nel buio e poi unÊora dopo a desiderare vita e confidenza. E poi ti ritrovo a pensare a quellÊieri, non troppo lontano nel ricordo, che oggi proprio con fatica riesci a perdonare. Hai la

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pentola sul fuoco. Hai paura che il pasto si bruci. Tutto, se non sei attento, ti può scappare di mano⁄ mentre lÊamore suona alla porta. Mi raccontasti di tuo padre che seduto sulla solita sedia - quella da cui sfuggivi per vergogna e pudore - ti era sembrato persino felice⁄ ma come è possibile? Il tuo incontro con le agenzie interinali⁄ Quanto tempo ci vuole per ripercorrere una strada di ritorno? Quanto tempo impieghi per capire che stai acquistando un biglietto dÊandata? E poi una casa prestata ai sogni. Agli amici di cena e lacrime. Ti immagino stretto a consumare memorie. A condividere umori e malumori. „Anche un solo giorno senza un sorriso⁄ è un giorno perso‰. La nostra vita adulta, del resto, è piccola, grande avventura, viaggio la cui partenza è ormai lontana nel tempo. Siamo tutti marinai, tutti imbarcati, diceva il filosofo, come mozzi o come capitani: siamo in viaggio. La vita è ciò che agiamo, cre-


iamo, sbagliamo, ciò che abbiamo conquistato o dissipato, ma non è solo quello: nessun viaggio è infatti completo senza la speranza, senza il pensiero e la bellezza di ciò che abbiamo lasciato o di ciò che non abbiamo avuto. Di ciò che abbiamo desiderato malgrado tutto. Ma la vita è anche progetto presente. Impegno quotidiano. Lotta per la libertà. Appuntamento con passioni e desideri. Polmone e respiro - a volte asma - di sensazioni e sentimenti. La tua vita è esempio per altre vite. Tu puoi sbagliare: ma non puoi più fallire. Perché fallire è scelta estrema, sbagliare possibilità ed esperienza. Dunque questo è il Rientro. Una vicenda di vita e dÊamore. Una lotta che non si stanca. Una carovana che si muove mossa da

INTERVISTA A PINA PEDICINI RESPONSABILE DEL REINSERIMENTO di Anna Bellizzi

Dott.ssa, lei è responsabile dellÊultima fase del programma terapeutico-educativo „progetto uomo‰, fase alla quale si arriva in seguito a quella dellÊaccoglienza nella quale gli utenti riscoprono le proprie motivazioni al cambiamento, e quella della comunità in cui lentamente si strutturano nuove identità. Ma chi sono veramente i ragazzi del reinserimento? I ragazzi che giungono al reinserimento sono coloro che hanno imparato la vita. Hanno fatto allenamento rispetto a questo nella struttura della comunità e, vengono al rientro per „verificare‰. Verificare significa far diventare realtà tutto ciò che hanno as-

sogno e realtà. UnÊesperienza di gruppo che si dice la verità. Una vicenda di umana dignità. Insomma il senso dei vissuti individuali e collettivi, lo strutturarsi delle dimensioni soggettive, la cosiddetta libertà - tutta personale - le crisi quotidiane e quelle dei valori, la gestione onesta di sentimenti contraddittori, il rapporto con il tempo e con i tempi. E ancora. Il riconoscere fratture interne e sperimentare, quotidianamente, la capacità di leggerle, rispettarle, condividerle e risolverle. I desideri mai più violentati, le azioni di riscatto, le gioie brevi, la sensazione del profumo⁄ insomma il senso di una vita, delle vite degli umani... Se ci sediamo sulla riva degli istanti e dellÊesistenza: ci è dato immaginare l'orizzonte.

similato nella fase precedente con lÊausilio del leaving learning (lÊapprendimento sociale), dunque la vita che hanno imparato in comunità. Giungono al rientro per rendere reale questo tipo di apprendimento.

Il reinserimento è dunque sostanzialmente una „verifica‰ del percorso? ˚ un momento di verifica che sancisce la graduale conquista dellÊautonomia personale.

ComÊè articolata questa fase del programma? ˚ suddivisa in vari momenti che, in Progetto Uomo vengono convenzionalmente chiamati fase A, fase B e fase C. La prima è più tipicamente residenziale, i ragazzi della comunità tornano in accoglienza in veste di capogruppo, la cui funzione è quella di farsi testimoni del loro cambiamento per coloro che arrivano dalla strada, da un esperienza di tossicodipendenza. Diventano testimoni del fatto che in programma si può cambiare. Dopo questa fase in cui si verifica lÊadesione ai valori, il cambiamento dello stile di vita e la capacità di essere attenti agli altri, che è quanto determina la qualità del percorso, si passa alla fase B, una fase non residenziale nella quale i ragazzi cominciano a guardare allÊesterno.

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Iniziano a cercare lavoro e con i primi guadagni a trovare una sistemazione abitativa autonoma. La fase B è la fase del confronto con la società. I ragazzi entrano in un contesto di lavoro, nel contesto sociale di provenienza o in altri, attivano nella propria vita esperienze di lavoro, di studio, di partecipazioni ad ambienti sociali, o a gruppi sociali che non avevano in precedenza. CÊè un percorso catartico allÊinterno della vita e della personalità dei ragazzi che ha del colossale! I ragazzi in comunità prendono la loro vitae e la rigirano come calzini, fanno un lavoro di rielaborazione storica di ogni vicenda di vita, un lavoro capillare, strutturato, profondo, e riescono, solo se si rendono conto che non si può cambiare e crescere senza un rapporto di sofferenza. Sono questi i contenuti della fase C. Chiaramente essendo questa la fase finale del percorso riabilitativo, il „distacco‰ dalla vita protetta della comunità è obbligato, seppur graduale. Certamente, il graduale distacco dalla comunità ma anche il graduale distacco dal programma. Il nostro obiettivo non è creare una ulteriore dipendenza, ma accompagnare i ragazzi a diventare persone perfettamente autonome, in grado di gestire, con gli strumenti che hanno acquisito, la loro vita.


Affinchè questo distacco possa avvenire in maniera meno traumatica, è previsto un periodo di controllo e soprattutto di sostegno per i ragazzi? Questo avviene in fase A, quanto in fase B, e anche in quella C. In tutte è previsto un accompagnamento costante dei ragazzi, cÊè accompagnamento nella ricerca del lavoro, cÊè accompagnamento nella verifica di nuove relazioni, anche con lÊaltro sesso, quindi relazioni affettive importanti. Inoltre viene parallelamente eseguito un lavoro con il settore famiglie, poiché, il coinvolgimento familiare in questa fase non perde corpo rispetto a quello della comunità, ma lo acquista. NellÊimpatto con la società, ritorna una dimensione di paura, di incertezza, che va affrontata insieme, fortificando la relazione tra i ragazzi e i loro familiari, per far rendere conto a entrambe le parti che è in una relazione nuova, chiara, di aiuto, che si può trovare la forza per andare avanti e ri-costruire.

Quali sono gli strumenti terapeutici utilizzati? Certamente i gruppi di auto-aiuto, le attività formative, seminariali e di informazione. I ragazzi generalmente mancano di qualsiasi tipo di informazione, anche perché solo per alcuni il livello scolastico ha raggiunto livelli accettabili. Questo è un percorso formativo dove i ragazzi sono accompagnati a rendersi conto che il mondo del lavoro ha delle regole, che per ottenere un lavoro cÊè un determinato percorso e che le relazioni sociali vengono gestite in un particolare modo.

stesso e sulla propria vita. La catarsi comporta sempre un grande impegno emotivo, i ragazzi che riescono a farsi carico di questo momento raggiungono il cambiamento vero, perché non si tratta solo un mutamento di regole o di abitudini di vita, ma è un cambiamento interiore che è quello più solido e che perciò caratterizzerà la loro vita futura. Si arriva così allÊultimo momento terapeutico del programma, la graduazione. Attraverso la quale i ragazzi vengono premiati non per essere usciti dalla tossicodipendenza, ma per aver saputo restituire un senso alla propria vita.

˚ importante che il tutto avvenga in ma- Vuole parlarci del valore che viene a queniera progressiva e soprattutto misurata ri- sta attribuito? spetto ai limiti e alle capacità di ognuno? In „Progetto Uomo‰ uscire dalla tossicodiIl nostro programma è personalizzato, questa è una regola che vale dalla fase dellÊaccoglienza alla fase del reinserimento. Se il ragazzo lavora in sinergia con lÊoperatore, se si riesce a stabilire questo tipo di relazione e di collaborazione sui contenuti del percorso, il percorso procede. Prima dicevamo di quanto, fare della propria vita una „testimonianza positiva‰ sia nella fase del reinserimento, un importante segnale di crescita e di cambiamento.

Dott.ssa, che cosÊè per lei il cambiamento? Il cambiamento in programma non è solo lÊallontanamento da una abitudine di comportamento, il cambiamento in programma passa attraverso il mutamento completo dei propri riferimenti educativi e valoriali, dunque il cambiamento è crescita. Ma non si può cambiare e crescere senza esporsi alla sofferenza, ecco perché ogni crisi è benvista in programma, poiché non cÊè duttilità se non cÊè un momento di ripensamento su se

cina ai ragazzi, che tipo di relazione si stabilisce con loro? La mia relazione con i ragazzi non è diversa da quella che instaurano con gli altri operatori. I ragazzi riescono quando hanno la possibilità di costruire con lÊoperatore una relazione affettiva, affettiva nel senso che la relazione viene condita dal valore umano della fiducia. I ragazzi sanno che lÊoperatore lavora e vive con loro per raggiungere il loro cambiamento. ˚ questo a determinare una relazione di fiducia. Il ragazzo sa che tu sei dalla sua parte rispetto al suo „buon progetto di vita‰, un progetto di successo, di benessere. ˚ importante che il ragazzo senta che nellÊoperatore ci sia la volontà a seguirlo ed accompagnarlo per il raggiungimento del bene.

pendenza è un dovere umano e civile. La graduazione è un momento in cui si restituisce ai ragazzi la loro capacità di essere cresciuti in umanità. ˚ però importante ricordare che i ragazzi graduati non sono modelli di perfezione.. sono solo persone, ciascuna con le proprie caratteristiche. Arriva alla graduazione chi si è impegnato in un percorso di rielaborazione personale, chi si è coinvolto in un percorso di spiritualità, di raggiungimento di nuovi valori dunque, chi ha saputo sperimentare la propria umanità. Passiamo ora a qualche domanda di carattere piú personale.

Cosa significa per una donna che è anche moglie e madre, lavorare quotidianamente a contatto con le emozioni, i disagi, le paure e le debolezze di questi ragazzi? Quanto si porta a casa di tutto ció?

Dott.ssa, da quanti anni fa questo lavoro?

Cosa ritiene che questa professione le abbia dato da un punto di vista umano?

Io ho cominciato nel Ê89 come volontaria, dal Ê92 lavoro in comunità, il Ê94 ero direttore di comunità, e dal 2006 sono al reinserimento.

Chi la conosce sa che è sempre molto vi-4-

Io in qualche modo mi porto tutto a casa. Anche mio marito lavora ogni giorno a contatto con la sofferenza in quanto è medico, dunque condividiamo la struttura sostanziale di questo percorso, di questa esperienza di vita. Ma ho dovuto stabilire un equilibrio tra ciò che posso condividere in termini di emozioni e sentimenti vissuti, e ciò da cui devo necessariamente proteggere loro.

Io mi sento portata per questa professione ⁄. In realtà questa è una domanda che non mi faccio spesso, probabilmente perché mi commuove, ma ⁄. ha dato senso alla mia vita!


Il servizio di Consulenza Psicologica, della “La Casa sulla Roccia”, si rivolge ad adolescenti e adulti con difficoltà di carattere psicologico, e a coppie e nuclei famliari con problematiche di carattere coniugale o genitoriale. Il servizio effettua: colloqui di consulenza psicologica, di psicodiagnosi, di consultazione psico-pedagogica, di psicoterapia in setting individuale, di coppia e di gruppo; gruppi di sostegno alla genitorialità; consulenze psico-pedagogiche rivolte ai genitori e agli insegnanti; interventi di orientamento allo studio e di prevenzione della dispersione scolastica rivolto ad adolescenti; progetti di prevenzione primaria alle dipendenze e laboratori socio-educativi in collaborazione con le scuole secondarie di primo grado e di secondo grado; progetti per adolescenti con disabilità. La modalità del servizio prevede la possibilità di effettuare un colloquio gratuito con uno psicologo dell’Associazione, con finalità conoscitive e di comprensione della richiesta effettuata. Contestualmente si definisce con il paziente la tipologia di intervento per lui più idonea. Il contratto terapeutico viene effettuato sulla base del Codice Etico della struttura e nella piena garanzia dei diritti dell’utente. Si riceve su appuntamento presso la sede della Casa sulla Roccia, in rione S.Tommaso n.85.

Sudio di Consulenza Psicologica Segreteria - La Casa sulla Roccia Rione San Tommaso, 85 - 83100 Avellino tel : 0825/72420 - 72419 fax : 0825/71610 email : consulenza@lacasasullaroccia.it web : http://www.lacasasullaroccia.it

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LA TESTIMONIANZA DI UN FAMILIARE Un luogo bellissimo. Non soltanto visivamente e nel senso più concreto del termine. La Casa sulla Roccia è tale perché dai suoi spazi, dal lavoro degli operatori, dai ragazzi ospitati, traspare tranquillità e impegno, con lo sguardo sempre rivolto alla vita. Ed è anche il mio spazio, quello della mia famiglia, quello di mio fratello, con cui abbiamo scelto di entrarvi per condividere il percorso „Progetto Uomo‰. Cinque mesi fa, quando ho accompagnato mio fratello, oltrepassando il cancello dellÊaccoglienza ho sentito che ce lÊavremmo fatta. EÊ presto per testimoniarvi il raggiungimento di tale risultato ma oggi, insieme a tutta la famiglia ed agli operatori, ho accompagnato mio fratello oltre il cancello della Comunità, che rappresenta la seconda fase del programma. Oggi mio fratello non veniva dalla strada ma da centocinquanta

giorni di percorso formativo, di impegno, di introspezione, di ricerca del senso della vita. E anche di difficoltà, superate con lÊaiuto degli operatori, veri maestri di vita, non professionisti per mestiere ma per passione, e di tutti noi familiari che abbiamo scelto di camminare insieme a lui in questo progetto di vita. Non immaginavo potesse esistere un posto come „La Casa sulla Roccia‰, dove trova rifugio la disperazione di un genitore, di un fratello, di una sorella, di un ragazzo tossicodipendente. Non un rifugio dove nascondersi ma da dove ripartire alla ricerca del senso della propria esistenza, alla ricerca del senso dei propri errori, alla ricerca di se stesso attraverso un progetto mirato e personalizzato. So che non sarà un percorso semplice ma mio fratello non è e non sarà mai solo. LÊho visto rialzarsi da un letto dÊospedale dopo un incidente che sembrava essere stato letale. In quellÊoccasione ha lottato con tutte le sue forze chiamando la vita a gran voce. Lo sta facendo, a maggior ragione, anche adesso. Da oggi per noi è iniziata una nuova sfida che ci deve vedere impegnati in prima linea e non fermi, lì, ad aspettare che il miracolo si concretizzi. E anche se so che dovremo affrontare insieme tante difficoltà aspetterò con ansia il giorno in cui mio fratello varcherà di nuovo quel cancello per iniziare il reinserimento sociale, abbracciando, finalmente, la nuova vita.

ATTIVIT¤ LUDICO-RICREATIVE IN COMUNIT¤ di Fabio, Claudia, Giovanna, Donatella ed Emanuela LÊattività ludico-ricreativa svolge un ruolo molto importante nello sviluppo di una persona, partendo dalla sua infanzia. „Surplus di energia‰: Spencer sostiene che tanto lÊuomo quanto lÊanimale hanno delle energie in eccesso che vengono utilizzate nellÊattività ludica. Man mano che si scendeva nello sviluppo educativo Spencer notò che vi era una diminuzione dellÊattività ludica perché lÊenergia veniva utilizzata per soddisfare i bisogni primari. Notò che negli animali superiori vi è una conservazione maggiore di energia che si esprime nellÊattività ludica. Nel 1900 Carl Cross sostenne che lÊattività ludica è una sorta di esercizio utilizzato per sviluppare delle attività motorie e mentali dellÊindividuo. Una sorta di pre-esercizio per fare in modo che determinate strutture innate siano trasformate in strutture più complesse e soprattutto più adatte a quelle che sono le modificazioni ambientali. Le relazioni tra i pari rappresentano il punto di partenza per una crescita armoniosa degli utenti in comunità che, attraverso lÊinterazione con i compagni, possono sperimentare nuovi modi di essere e di stare insieme ed in tal senso il gioco è il mezzo più efficace per favorire la socializzazione. Il gioco diventa significativo per lo sviluppo intellettivo di una persona, in quanto quando gioca, riesce a sorprendere se stesso e attraverso la sorpresa acquisisce nuove modalità che gli consentono di relazionarsi con il mondo esterno. Nel gioco una persona migliora le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali; diventa strumento poiché lo aiuta a sviluppare la creatività, lo aiuta a sperimentare le capacità cognitive, ha modo di poter entrare in relazione con i suoi pari, dà vita allo sviluppo della sua personalità. LÊattività ludica è considerata importante dal punto di vista della socializzazione, non solo da un punto di vista socio-emotivo, ma come strumento che consente ad una persona, sin da quando è bambina, di conoscere, di controllare e gestire le frustrazioni che

vengono sollecitate dalla vita sociale, dai rapporti con gli altri e quindi comprendere i propri bisogni soggettivi e mediarli con quelli degli altri. Da qui è nata lÊesigenza di creare degli spazi dÊincontro e dei momenti ludici in modo tale da favorire anche il diritto al gioco, riconoscendone lÊimportanza per lo sviluppo e il benessere psico-fisico delle persone. Tra le attività che il settore culturale della comunità porta avanti, grande rilievo assumono le iniziative di carattere ludico-ricreativo quali karaoke, momenti dÊinsieme, seminari tematici, visite a musei o iniziative specifiche dÊinteresse storico/culturale. LÊobiettivo primario di tali attività è quello di sviluppare nelle persone il sentimento di appartenenza al gruppo e la consapevo-

lezza che, al suo interno, ogni membro svolge un ruolo attivo e unico, attraverso la socializzazione ed il coinvolgimento dei ragazzi in attività stimolanti, quali il gioco (individuale o di gruppo) e le attività laboratoriali (teatro, decoupage, ecc.). Gli obiettivi specifici che ci si prefigge di raggiungere con tali attività sono: Favorire la socializzazione e le relazioni tra i pari; Creare degli spazi dÊincontro per tutti gli utenti; Favorire lÊacquisizione di abilità artistico-espressive tramite il

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LÊINTERVISTA

L’intervista sul modo di viviere il gioco ad un ragazzo di Villa Dora di Fabio Petitto

Qual è il tuo concetto di gioco?

Per me il gioco oggi rappresenta il momento in cui riesco a stare bene con altre persone, divertendomi e sorridendo in modo sano, sereno; prima di entrare al Centro il gioco per me non aveva alcun significato, e mi riportava solo alla mente cose pesanti come il gioco dÊazzardo o altre forme di gioco estreme.

fa stare bene, esprime la mia voglia di libertà. Al mattino durante lÊIncontro Del Mattino (IDM), momento iniziale che dà lÊavvio alle nostre attività in comunità, cÊè un momento dedicato al canto, che è fondamentale per noi tutti residenti, e sembra che se manchi quel momento la giornata non parta nel verso giusto. Il karaoke per me è unione di gruppo, è gratificante, crea armonia tra me e il mondo che è intorno a me. Se tu fossi i responsabile del settore culturale in comunità oltre il karaoke cÊè un gioco in particolare che ti piacerebbe proporre? Non ho preferenze particolari, ogni gioco a me piace e va bene, lÊimportante è riuscire a rimandare qualcosa di positivo alle persone, che si riesca a creare partecipazione in tutta casa. Probabilmente oltre al karaoke il gioco con la corsa ai sacchi per indovinare i titoli delle canzoni lo proporrei come prima scelta.

Che importanza dai ai momenti dÊinsieme che si svolgono su in comunità? Chi ti ha aiutato ad apprezzare lÊimportanza del gioco? EÊ il momento in cui si riunisce tutta la casa e dà a tutti, come a me, la possibilità di esprimersi al meglio; è il momento in cui si condivide gioia ma si affrontano anche i propri pregiudizi, ti affronti, impari a superare la tua paura di esprimerti. I 18 mesi di permanenza qui i comunità mi hanno portato ad unÊattenta riflessione: mentre in passato davvero mi sembrava strano e non davo significato nel vedere le persone divertirsi e coinvolgersi in giochi e momenti dÊinsieme, oggi il settore culturale e tutto ciò che ne fa parte è diventato una tappa fondamentale, importante nel mio percorso terapeutico qui in comunità.

Come già ribadito prima il gioco inizialmente lo vivevo come una sfida con me stesso, abituato come ero a giudicare chi giocava in maniera sana e divertente, ma ringrazio di cuore tutti gli operatori di Villa Dora, tutti indistintamente, per avermi dato la possibilità di essere stato già in passato responsabile del settore culturale qui in comunità; mi hnno affiancato durante lÊesperienza del settore culturale e mi hanno dato sempre la possibilità di esprimermi al meglio, proporre le mie idee, mi hanno supportato ed aiutato ad apprezzare questa mia attività.

Quali sono i valori positivi che un gioco può trasmettere secondo CÊè un gioco in particolare che rispecchia il tuo modo di essere, i te? tuoi tratti caratteriali, che fa particolarmente parte di te? Per me la riscoperta del gioco significa trasmettere lo star bene con Il karaoke in particolar modo mi piace molto, mi piace cantare nonostante sia estremamente stonato; in passato canticchiavo spesso, quando lavoravo portavo sempre una radiolina con me, il canto mi

le persone divertendosi in modo sano, tutto ciò prima io non lo vedevo affatto, ora invece mi rendo conto che il gioco mi ha aiutato a crescere fortemente come persona.

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Guerreschi Cesare

Vallés Carlos G.

Giocati dal gioco. Quando il divertimento diventa una malattia: il gioco d'azzardo patologico

Il gioco dei sentimenti nelle relazioni umane

Giocati dal gioco

Ti amo, ti odio

Editore, Piemme - 2007 Editore, San Paolo Il gioco in sé e per sé è un semplice divertimento, una piacevole attività, un gradito diversivo ma spesso diventa, per alcuni, una vera e propria malattia. Lo scopo di questo breve libro, pubblicato con il contributo della Casinò Kursaal di Locarno, è innanzi tutto quello di far cambiare un modo diffuso e comune di pensare: il gioco d'azzardo patologico è una malattia psicologica grave e non un "brutto vizio". Cesare Guerreschi, si è specializzato in psicoterapia della famiglia e della coppia. ˚ stato direttore del Servizio di Alcologia dell'Usl di Bolzano ed ha fondato lÊAssociazione "Gioco d'azzardo patologico".

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Vivere il presente non è facile come sembra: è la complessa arte di stare pienamente lì dove si è, liberi da timori e condizionamenti per essere se stessi. Ma non esistono formule magiche, né rivelazioni istantanee. L'invito che viene dall'autore, vissuto a lungo in India e conoscitore del pensiero orientale, è quello di trovare ognuno la propria strada.


l’APPROFONDIMENTO

IL GIOCO

Accanto alle classiche dipendenze da droghe, negli ultimi anni sono proliferate le dipendenze da attività legali; sempre più spesso, infatti, si sente parlare di Technological Addictions e di dipendenze da comportamenti .Esse non possono essere inserite sotto la categoria diagnostica dei disturbi da abuso di sostanze, perché ciò che viene abusato non è più una sostanza chimica, ma un comportamento o unÊattività, così vengono definite con il generico termine di „Nuove Dipendenze‰ o „New Addictions‰. In generale possiamo classificare le dipendenze in: 1. Dipendenze sociali o legali 2. Dipendenze antisociali o illegali Le prime sarebbero costituite da droghe legali (tabacco, alcool, farmaci, etc.) e da attività socialmente accettate come mangiare, lavorare, fare acquisti, giocare, guardare la televisione, etc. Il secondo sottotipo comprenderebbe invece le dipendenze da droghe ed attività illegali, per esempio oppiacei, cocaina, oppure rubare, incendiare, stuprare, etc. Nella prima categoria, le nuove forme di dipendenza senza droga sono agevolate dallÊinnovazione tecnologica e dalla nuova civiltà che, da una parte genera stress,

La dipendenza da gioco di Anna Iovino vuoto e noia, e dallÊaltra stimola la tendenza allÊimmediata gratificazione, fornendo sempre gli strumenti appropriati. La dipendenza da gioco rientra a pieno titolo nel primo sottotipo. Molti autori hanno affrontato il tema del gioco, considerandolo una prerogativa essenziale degli esseri umani non soltanto nellÊetà infantile. Huizinga (1938) attribuisce un ruolo fondamentale al gioco nel suo saggio „Homo ludens‰: egli afferma che ogni aspetto della vita può essere ricondotto ad un gioco; „ogni azione umana appare un mero gioco‰. Il gioco non è un prodotto della cultura ma al contrario: „La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata (⁄) nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme soprabiologiche che le conferiscono maggior valore. Con

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quei giochi la collettività esprime la sua interpretazione della vita e del mondo. Dunque ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco‰. Per quanto riguarda il gioco dÊazzardo facendo un excursus storico vediamo che affonda le sue radici fin nellÊantichità, già a partire dal 4000 a.C. ne troviamo notizia: si pensa addirittura che i primi giocatori dÊazzardo fossero gli egizi, i quali per predire il futuro utilizzavano quello che oggi è il gioco dei dadi. La stessa parola azzardo del resto deriva dal francese hazard, che a sua volta deriva dallÊarabo azzahr, un antico gioco orientale con tre dadi, in cui il punteggio massimo è 6-6-6. Si può facilmente notare che il numero 666, conosciuto come il numero del Diavolo, è anche la somma di tutti i numeri della roulette e accostano questa simbologia al fatto che il gioco dÊazzardo possa diventare anche una dannazione, se si pensa al suo essere compulsivo e alle disastrose conseguenze alle quali può condurre questa „sete di rischio‰. Negli anni lÊatteggiamento nei confronti del gioco dÊazzardo è cambiato più volte, alternando fasi di permissivismo ad altre di proibizionismo. Negli ultimi due millenni, emerge come la competenza e la condanna


del gioco (e dei giocatori) sia stata in un primo momento di pertinenza religiosa (giocare è peccato), diventando quindi di dominio e preoccupazione del diritto (giocare è reato), mentre ora appaia sempre più di dominio della medicina e della psicologia (giocare- se in modo compulsivo- è malattia). Da quando si è iniziato ad applicare le nuove tecnologie al gioco dÊazzardo sono fiorite sempre più semplici e pratiche opportunità di giocare. Non si gioca più solo nei casinò e nelle sale corse, oggi lo possiamo fare nei luoghi più comuni come nei bar, nelle ricevitorie e addirittura comodamente a casa nostra, basta disporre di un collegamento ad internet e di una carta di credito. La nostra non è solo lÊepoca delle nuove lotterie come il SuperEnalotto ma soprattutto è lÊepoca dei videopoker, macchinette che simulano il gioco del poker ma in cui non si sfida nessun avversario. Dalla loro comparsa si sono moltiplicati i casi di dipendenza: in un intervista del 2 dicembre 2001 sul quotidiano „La Nazione‰ Mauro Croce (psicologo, psicoterapeuta e criminologo, Socio fondatore di Alea Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio) afferma: „Oggi il videopoker sta trasformando in fenomeno sociale di massa una ÂmalattiaÊ prima limitata a fasce circoscritte di popolazione. Fra

i miei pazienti, che cercano di liberarsi dalla mania del videopoker, ci sono anziani che prima si limitavano alla partita a carte. Oggi nei bar ci sono queste macchinette, loro le preferiscono alla briscola e cresce la dipendenza‰. Alcuni esperti mettono in guardia rispetto al fatto di non considerare queste macchinette dei videogiochi; le differenze sono numerose: innanzitutto nei videopoker manca la componente di abilità necessaria per cimentarsi con i videogiochi, inoltre nei primi si inserisce denaro contante, eliminando così il tramite del cambio dei soldi che potrebbe costituire un elemento di riflessione per il giocatore e potrebbe interrompere lÊautomatismo del comportamento di gioco. UnÊaltra caratteristica peculiare dei videopoker è lÊobbligo per i gestori di pagare la vincita in buoni consumazione, ma molto spesso tale obbligo non viene rispettato ed il pagamento avviene sotto forma monetaria. Accanto a queste caratteristiche che potrebbero contribuire allÊinstaurazione della dipendenza, ne troviamo unÊ altra di estrema importanza: lÊisolamento e lÊestraneazione dalla realtà che producono, lo stesso che troviamo anche nelle slot-machine. UnÊaltra opportunità di gioco alienante dalla realtà è offerta da Internet. Digitando su qualsiasi motore di ricerca la parola Âaz-

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zardoÊ si aprono centinaia di siti che propongono casinò virtuali, scommesse, aste on-line ed investimenti in azioni di borsa. Il successo dei cyber casinò è dovuto ad una „reciproca convenienza‰ tra chi li gestisce, perlopiù società che riescono ad eludere divieti ed obblighi imposti dalla legge grazie alla non regolamentazione del gioco virtuale, e gli utenti. Questi godono di vantaggi come il non doversi recare al casino, risparmiando denaro per il viaggio e mantenendo la totale privacy. Per concludere, una volta riconosciuta lÊesistenza e lÊimportanza del gioco dÊazzardo a livello sociale, possiamo chiederci perché lÊuomo è spinto a giocare, seppure occasionalmente. Preferisco rispondere con una frase non mia ma pienamente attinente al tema: con la schedina si compra un poÊ di illusione e di speranza, che giocarla è una forma di svago e divertimento per la maggioranza delle persone, ma anche un modo per vivere delle emozioni (Imbucci 1997). Si potrebbe affermare, quindi, che il giocatore sociale ottiene attraverso il gioco una sorta di „fuga psichica‰ dalla realtà , un modo per uscire dalla routine, uno „spazio magico‰ in cui può dare sfogo alla fantasia ed immaginare se stesso in diverse situazioni di vita.


LÊITALIA IN GIOCO di Enza Petruzziello LÊItalia è una repubblica democratica, fondata sul gioco. Potrebbe recitare così il primo articolo della nostra Costituzione. E già, perché se da un lato sono sempre meno le opportunità di lavoro, dallÊaltro sono sempre più le occasioni di gioco. Secondo i dati raccolti dallÊEurispes, il gioco d'azzardo regolamentato dalla Stato, e quindi legalizzato, è la quinta industria nel nostro Paese dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. Il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale. Gli italiani arrivano a spendere 50 miliardi di euro allÊanno, facendo entrare nelle casse del Ministero dellÊEconomia quasi 8 miliardi. Si tratta di attività che creano dipendenza come lÊalcool, il fumo e la droga. Negli ultimi dieci anni poi si è passati dal gioco come fenomeno sociale e sommerso, alla istituzione di una vera e

propria industria. A farla da padrone tra gli incassi dei principali giochi sono soprattutto gli apparecchi da intrattenimento, le newslot, per le quali il totale delle entrate è cresciuto di oltre 47 volte dal 2003 ad oggi, passando da 367 milioni a 17.282 milioni di euro e che rappresentano, da sole, circa il 45% delle entrate complessive del totale dei giochi , seguiti, sempre nel 2008, dalle lotterie e dal lotto. E chi pensa che la Campania sia la regione dove si gioca di più sbaglia. Essa, infatti, è soltanto terza dopo Lombardia e Lazio. La prima con 8,3 miliardi di euro ricopre il 19,9% del totale. Il Lazio con 4,6 miliardi di euro rappresenta l'11% e infine la nostra regione che con 4,2 miliardi di euro è il 10,1% del totale. Per le forze dell'ordine, il volume del gioco clandestino e delle scommesse illegali si attesta intorno ai 23 miliardi di euro, che in termini percentuali rappresentano il 13,1% dell'intero fatturato dell'economia criminale.A tutto ciò si aggiungono i cosiddetti ludopatici. Basti pensare che il debito medio dei giocatori patologici si aggira intorno ai 1012 mila euro, toccando punte di 40 mila. Ma chi è la persona che gioca in maniera compulsiva? ˚ uomo, tra i 30 e i 40 anni e lavoratore precario. Il profilo è del sognatore con un reddito mediobasso che tenta la fortuna e finisce sul lastrico. In base a uno studio del Coordinamento gruppi per giocatori d'azzardo (Conagga) e del Coordinamento comunità di accoglienza (Cnca), in Italia i giocatori d'azzardo sono circa 1.353.000. Di questi almeno 16.000 sono giocatori patologici. Imprenditori, professionisti, agenti delle forze dell'ordine, ma è accertato che a cadere più facilmente nel tunnel della dipendenza da gioco sono le persone meno abbienti. Il 23,7% dei giocatori, infatti, dice di avere un lavoro saltuario o precario, mentre il 18,4% è pensionato. Insomma, più le persone sono di ceto basso e a rischio di povertà, più è facile che tentino la fortuna al gioco e chi ha meno è sicuramente spinto a spendere di più alla ricerca della vittoria che può cambiare la vita. Purtroppo quasi mai ci si riesce e per loro uscire dal tunnel del gioco diventa la vera scommessa.

DALLA CABALA A INTERNET di Rosa De Angelis In principio era la cabala. La combinazione vincente del Lotto veniva ricercata nellÊinterpretazione dei sogni. Si scomodavano parenti defunti come oracoli di Delfi. Si ricercavano interpretazioni fantasiose per ottenere i numeri vincenti. Oggi al contrario è la statistica a farla da padrona attraverso elaborati sistemi basati sul calcolo delle probabilità e diffusi su internet. E proprio uno di questi sistemi, detto „La Mamma‰, ha permesso nei mesi scorsi ad alcuni fortunati di vincere parecchi quattrini. Il 30 ottobre scorso, dopo molti mesi di attesa, è uscito il 6 del Superenalotto, da quasi 178 milioni di euro. Si tratta del montepremi più alto mai assegnato in Italia, vinto con un sistema a caratura da 70 quote, dal costo di 24 euro ciascuna. Una vincita molto attesa, il 6 infatti non usciva da 113 estrazioni, ovvero dal 9 febbraio precedente. Il sistema vincente ha premiato molti giocatori in tutta Italia, ma la maggior parte delle

vincite è avvenuta nel Lazio. Una delle quote vincenti è stata giocata invece in una ricevitoria di Avellino, in via Tagliamento. Situato in pieno centro cittadino, lÊesercizio è molto frequentato da giocatori abituali, ma anche di passaggio. LÊidentità del fortunato che incasserà una vincita da 2 milioni e 538 mila euro, per il momento, non è nota. Ad Avellino le bocche restano cucite e cÊè chi giura che il nome del vincitore non verrà mai fuori. Il rischio è che accada come ad Ospedaletto dÊAlpinolo dove, nel 2008, su una vincita milionaria, arrivarono anche le mani della camorra. Nel mirino finirono molti dei trenta fortunati che, giocando in società un sistema, il 17 gennaio del 2008 avevano centrato un 6 da 33 milioni di

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euro. Oltre che ad Avellino, in Campania sono stati baciati dal 6 vincente anche a Napoli, Castellammare di Stabia, Giugliano e Pellezzano, per un totale di 12 milioni e 600 mila euro. Ma per tanto denaro vinto da pochi eletti, in Italia cÊè un mondo di giocatori più o meno incalliti che probabilmente non vinceranno mai. Nel nostro paese giocano tutti e giocano tanto. Secondo il mensile Panorama, solo nel 2010 gli italiani hanno speso 2 miliardi e mezzo di euro a fronte di 845 milioni di vincite distribuite. QuestÊanno sono stati 23 milioni gli italiani che hanno giocato, sognando la mitica sestina, capace di cambiargli la vita. Il Superenalotto che fa impazzire tutti, dal


gradino più basso a quello più alto della scala sociale, è nato solo 13 anni fa ma la cifra raccolta è spaventosa: 30 miliardi di euro, 540 mila euro ogni ora. I giocatori abituali sono 16 milioni ma nei picchi del jackpot arrivano anche a 22 milioni. E lo Stato ha il suo bel tornaconto: 15 miliardi di euro raccolti, grazie alle schedine giocate, in soli 13 anni. Quanto basta per far sperare che i giocatori aumentino ancora. La probabilità di centrare un 6 è una su 622

milioni. La statistica premia invece altri giochi. Da uno studio del mensile Focus emerge che la possibilità di indovinare i 5 numeri magici del Lotto è una su 23 milioni. Per il poker una mano di scala capita una volta su 688 mila. Più facile sicuramente ottenere un premio del Gratta&vinci. Un tentativo su 15 va a buon fine. Premi più modesti ma la soddisfazione è a portata di mano.

Progetto per la dipendenza da gioco La Casa sulla Roccia - Avellino

LÊAELEATORIO GIOCO DELLÊINCOMUNICABILE Ovvero: per chi chiude gli occhi di Ramona Barbieri Il rumore sordo e tintinnante delle monete sul metallo ⁄ lÊodore del caffè ⁄ per un attimo il piacere del risveglio viene interrotto, ascolto lÊaffannarsi di una corsa, piccole urla di gioia e poi un tonfo e dopo un ticchettio, convulso, nervoso ⁄ e di nuovo il rumore sordo e tintinnante delle monete sul metallo. Mi giro, disturbata e attratta da quel qualcosa e lì, proprio dietro di me, o al mio fianco o in un angolo: spalle, di solito due, a volte tre, spesso un mucchio, sembrano animali famelici accaniti di fronte ad un misterioso schermo, una macchina. Si girano, mi guardano e riesco ad intravedere le gocce di sudore, lÊaffanno ⁄ la disperazione e la voglia incontrollabile di

adrenalina, di vittoria, di rivincita ⁄ mi affaccio per vedere il tesoro ⁄, un gioco, una makkina, un oggetto, una SLOT MACHINE. E lì, quei detentori di anima si giocano il loro futuro, si vendono affetti, dignità, elemosinano unÊemozione, lÊillusione del benessere e faccio un parallelo ⁄ comincio a pensare alle volte che ho visto una base di droga, alla calca sotto lo spacciatore per avere il pezzo che possa darti lÊillusione del benessere dove ci si gioca il futuro, lÊanima, le emozioni, tutto gira intorno alla rivincita. Ormai sei dentro, sei dipendente. Ma a Secondigliano hai paura che arrivi la polizia, perché a volte capita. In un bar no. Così ritorno davanti a quel caffè e riguardo i loro volti. A volte vestono panni usurati dal tempo, spesso sono in giacca e cravatta e sfilano dalle tasche mazzetti di banconote da 50 euro. Che si trasformano in decine di metalli da dare in pasto come fossero caramelle alle loro „Slotlovers‰. Ma la Dipendenza è la stessa, la sofferenza è la stessa. No lì non cÊè la polizia no, è solo un gioco ⁄ Così comincio a pensare, riflettere, ricordare e quei volti non mi lasciano. Riprendo il mio quotidiano, dÊaltronde è

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tutto normale, è tutto concesso. Ma mi capita di passare davanti ad un centro scommesse, e mi capita di dare unÊocchiata, ma di proseguire. Solo che quei volti non vogliono proprio lasciarmi, così torno indietro e con una paura antica varco quella porta. CÊè una luce forte (a Secondigliano è così buio!) Uomini, molti mi affiancano, mi lanciano uno sguardo, ma sono da unÊaltra parte. Molti alzano e abbassano gli occhi schermofoglio tra le mani-schermo –foglio tra le mani, di nuovo le spalle, questa volta tutte in fila, ricurve su una sottile mensola. Il loro braccio si muove da destra a sinistra. Non si accorgono di me. I più però sÊincamminano verso grandi schermi di vetro dove sono gentilmente accolti da due giovani ragazzi che manipolano calcolatori e computer ogniqualvolta si avvicina qualcuno ( a Secondigliano sei solo un cane da sfamare). EÊ il mio turno. Sono gentili, chiedo spiegazioni sul GIOCO, ma lo faccio inventando una fantomatica tesina di sociologia perché LORO mi guardano, i giocatori mi squadrano, mi trapassano e io ho paura, perché avverto quanta disperazione cÊè in ogni gesto. La


disperata voglia di poter essere qualcuno, avere qualcosa che ti faccia sentire meno povero, meno solo, meno stupido, più uomo. Che non ti faccia pensare ai bambini che hai lasciato a casa, al marito che non volevi, alla vita che vorresti cambiare ⁄ ‰magari con quei soldi mi faccio un viaggio, una casa, la macchina nuova⁄La VITA⁄‰ E giù di nuovo ⁄ si imboccano caramelle ⁄ come soldi ⁄ oops ⁄ soldi come caramelle. Ma i ragazzi gestori del centro mi tranquillizzano, dicono che lì si gioca solo il calcio scommesse⁄. mi guardo intorno⁄ cavalli, corse, i volti mi si parano di nuovo davanti ⁄ continuo a respirare denso ⁄ Quelle luci⁄.forti⁄..La media dei giocatori, dicono, è di trentÊanni, ma puoi incontrare qualunque età, dice indicandomi lÊanziano signore che con passo claudicante avanza appoggiato al bastone verso lÊenorme schermata di vetro che separa i giocatori dai santi computer a cui offrono la sorte. Il vetro sembra separi lÊirreale dalla realtà. Il ragazzo continua dicendomi che non cÊè un momento in cui non ci sia qualcuno che non giochi e a me viene in mente la pubblicità dello Stato⁄ lÊimportante è giocare con prudenza. LÊentrata in vigore della legge 425 del 6.10.1995 per la prima volta, ammise la possibilità di concedere, attraverso lÊutilizzo di apparecchi da intrattenimento, vincite in buoni (ticket o token) per consumazioni, piccola oggettistica oppure in gettoni sino ad un massimo di 10, senza però nulla specificare sulla natura del gioco proponibile. L'immissione sul mercato degli apparecchi prima elettromeccanici poi elettronici ha dato inizio al diffondersi del fenomeno del gioco d'azzardo per mezzo di apparecchi da gioco. Tali congegni erano già presenti alla fine degli anni ottanta (i vari videopoker di provenienza americana o austriaca), sotto forma di apparecchiature a doppia scheda con attivazione tramite telecomandi, caricamento del denaro tramite chiave, spesso celati nei retrobottega di bar e soprattutto circoli privati, la diffusione era molto concentrata in particolari aree geografiche. Devo trattenermi dal fare una sonora risata, lÊIGNORANZA ⁄ ignorare che possa essere dipendenza e far finta di non notare quante persone passino ore e ore chiuse in quei centri ⁄ avere la capacità di chiudere gli occhi ⁄ Il 1999 fu lÊanno in cui i giochi di Stato toccarono lÊapice storico del loro successo, da una ricerca del CENSIS sul gioco, in sintesi: in Italia ci sono circa 30 milioni di giocatori, preferiscono i giochi di fortuna a quelli di abilità (skill), nel 1999, gli italiani hanno

speso 37.000 miliardi compresi i 3.000 miliardi dei Casinò, la fanno da padroni il

Lotto (19.500 Miliardi), il Superenalotto (6.100 Miliardi) e le Scommesse ippiche (2.800 Miliardi ), in forte calo il Totocalcio e affini. Secondigliano è male ⁄ lÊeroina è male ⁄ eppure quando la ragazza mi dice che devo scrivere che le Slot, quelle sì che sono una droga, scrivilo pure, dice ⁄ e il ragazzo mi mostra un televisore, la telecamera puntata sulle slot e cÊè la calca, di nuovo quellÊim-

magine ⁄ la disperazione, la dipendenza, lÊastinenza ⁄ lo spegnersi un poÊ per volta tenendo nella propria mente un solo UNICO PENSIERO⁄. „E pensa che credono tutti di poter vincere facendo una serie di combinazioni‰ sorride dicendomi questo. Gli chiedo a cosa si riferisce e lui risponde che in realtà le slot hanno un computer interno come una ruota che ad un certo numero di giri, pro-

grammato dal computer permette la fuoriuscita di danaro ⁄ TUTTI CREDONO DI AVERE IL POTERE E IN REALTAÊ è solo

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questione di GIRI. Vorrei chiedergli altro, ma lÊaria comincia a farsi pesante, pian piano stanno aumentando le persone accanto a me e con loro aumenta il denso. Mi guardano come animali famelici aspettando IMPAZIENTEMENTE il loro turno ⁄ mi allontano, penso alla calca, alle spalle, alle mani sul foglio, Lo Stato, nella rappresentanza del Governo Amato, pensò bene di modificare la norma una prima volta alla fine del 2000, di cui si ricorda una burrascosa seduta alla Camera dove intervennero allora ben due Ministri: Visco (Bilancio e Tesoro) e Bianco (Interno), dove venne eliminata qualsiasi forma di vincita, (se pur nel testo iniziale, presentato dal Ministero delle Finanze, figuravano la vincita di 10 monete) fatta salva la possibilità di ripetere o prolungare le partite fino ad un massimo di 10 volte e la vincita di oggetti. QuellÊanno si registrò la nascita del gioco del Bingo, con la prevista apertura di 800 sale, di cui 420 iniziali e di seguito le altre, già appena prima si era assistito alla nuova legge sulle scommesse sportive con la prevista e quanto mai azzardata triplicazione delle vecchie sale ippiche. Così mi accingo ad andare, con la testa piena di immagini di volti, di persone care che hanno lottato per uscire da una dipendenza da sostanze e sono tornate a dipendere ⁄. dal GIOCO e mi si stampano davanti i loro occhi, uguali a quelli del dellÊanziano dal passo claudicante e della ragazza al bar del centro che mi dice „ogni tanto la fortuna gira anche per me‰ raccogliendo in un sacchetto le monetine che sul metallo rimbalzavano come biglie. E penso alle parole di Eugenio Bernardi: Con il termine "giochi d'azzardo" intendiamo tutti quei giochi il cui risultato finale è determinato dal caso. Esistono quindi due tipi diversi di giochi: quelli "dentro ai casinò" e quelli "fuori dai casinò". Alla prima categoria appartengono giochi, cosiddetti francesi, quali la roulette, il baccarà, lo chemin de fer, oppure le slot machine o videopoker, i cosiddetti americani; mentre alla seconda categoria appartengono le scommesse sulle corse dei cavalli e dei cani, le scommesse sportive, il lotto, il totocalcio, il totogol, il superenalotto, il gratta e vinci (lotterie istantanee), tutti i tipi di lotteria, il Bingo, i giochi di carte e di dadi. Si stima che circa l'ottanta per cento della popolazione adulta del nostro paese giochi d'azzardo. Va detto che per la maggior parte di queste persone, il gioco d'azzardo rappresenta solo uno dei tanti passatempi, oppure un'innocua tradizione (si pensi alla classica "tombolata di capodanno"). Però, purtroppo, il gioco d'azzardo, per una sfortunata minoranza di persone, rappresenta una vera e propria malattia, che porta


alla distruzione della propria vita e di quella della propria famiglia. Questo accade quando il gioco d'azzardo si trasforma in una vera e propria malattia, nota con il nome scientifico di "Gioco d'azzardo pato-

logico". Sono giochi dÊazzardo secondo il C.P. (artt. 718-719 e 721 ) quelli in cui lÊalea (il rischio) è prevalente sullÊabilità ed hanno come scopo quello di procurare lucro apprezzabile a chi, a qualunque titolo,

IL GIOCO NELLA RELAZIONE GENITOREBAMBINO IN COMUNITAÊ

ha interessi economici negli stessi (cfr Eugenio Bernardi, LÊevoluzione dell'art. 110 T.U.L.P.S http://www.diritto.it/articoli/penale/bernadi2.pdf) A me viene voglia di urlare ⁄ E a voi?

Attraverso il linguaggio del gioco, che è spesso linguaggio simbolico, semplificato, immediato è più facile entrare in contatto con il proprio bambino, sperimentare nuovi ruoli che consentono al bambino di conoscere il genitore non solo attraverso modalità autoritarie, ma anche di condivisione del proprio mondo, come una persona presente nel proprio universo. Inoltre attraverso il gioco è possibile insegnare al bambino, in modo propositivo, sia norme e regole, sia lÊimportanza della

di Serena Petretta LÊaspetto ludico-ricreativo è considerato di fondamentale importanza allÊinterno del programma riabilitativo. Attraverso la riscoperta del gioco gli utenti possono riappropriarsi di quelle abilità sociali e creative che sono istintive nellÊessere umano e, in quanto tali, assolutamente necessarie al suo sviluppo e alla sua crescita. Spesso tali dimensioni, abitualmente associate allÊinfanzia, perché per lo più caratteristiche di questa fase di vita, sono state estromesse dallÊesperienza degli utenti che ne sono stati privati o se ne sono privati loro stessi. Ma oltre a un percorso di riscoperta personale del gioco, per tutti coloro che nel programma si riappropriano o solidificano il proprio ruolo genitoriale la componente ludica rappresenta un tassello fondamentale. Il gioco è fondamentalmente relazione: relazione con lÊaltro, con lo spazio (fisico e sociale), con il proprio sé ed il proprio mondo, sia reale che fantastico. In quanto tale la capacità di giocare con i propri figli è esperienza di comunicazione, condivisione ed educazione.

condivisione, della socialità, della creatività, interagendo con lui e fornendo un esempio concreto e comprensibile di comportamento e di attivismo. Il bambino si sente più facilmente accettato dal genitore e presta maggiormente attenzione ad esso e ciò permette di passare con maggiore naturalezza da modalità autoritarie e modalità autorevoli di relazione. Il genitore impara modi più gratificanti di interazione con il bambino, accettandolo in ogni suo aspetto e sperimentandosi continuamente in una relazione dinamica. La comunicazione si arricchisce, ampliandosi di aspetti non verbali e fisici che aumentano il grado di confidenza e intimità e la sensazione di sicurezza. In comunità si cerca inoltre di promuovere nel genitore la capacità di proporre giochi che siano il più attivi e creativi possibili così da rinforzare nel genitore lÊautostima e la sicurezza nel gestire situazioni critiche ed imprevedibili e alimentare nei bambini la fantasia, la partecipazione, la sensazione di sentirsi ascoltato, capace di fare da sé e non solo di essere esecutore passivo di prove di abilità. In questo modo viene stimolato sia lÊaspetto cognitivo che quello emotivo sociale della diade genitore-bambino a tutto vantaggio della costruzione di una relazione solida ed affettiva.

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IL GIOCO E LÊADOZIONE Quanto più il bambino avrà avuto modo di godersi la ricchezza e la libertà del gioco di immaginazione in tutte le sue forme, tanto più solide saranno le basi del suo sviluppo” (Bruno Bettelheim) di Anna De Stefano Per i bambini il gioco è lÊattività principale. EÊ fonte di piacere, di comprensione della realtà esterna, di affermazione del proprio io, è occasione di sviluppo della propria capacità creativa, della propria immaginazione, del prestare attenzione e di rispettare le regole che anche i piccoli si danno prima di iniziare a giocare, gettando le basi per un successivo apprendimento delle regole scolastiche e della vita più in generale, essendo una modalità di socializzazione. Il beneficio del gioco per i bambini è a trecentosessanta gradi: a livello cognitivo favorisce lo sviluppo della memoria, della concentrazione, dellÊattenzione tanto che una carenza dellÊ attività ludica potrebbe compromettere lo sviluppo cognitivo del bambino stesso. EÊ chiaro che il gioco segue il percorso evolutivo del bambino, dif-

ferenziandosi per età: dal gioco di manipolazione e scoperta di sé e del mondo, al gioco più complesso di socializzazione con giochi di gruppo che comportano regole più raffinate, fino al gioco che viene utilizzato per fini terapeutici : attraverso la „terapia del gioco‰il terapeuta aiuta il bambino a superare le difficoltà emotive, perché questÊultimo gli permette di arrivare al suo mondo interiore, esprimendo cose che non sarebbe in grado di tradurre in parole. Questa terapia oramai consolidata nasce dallÊintuizione di Freud, dalla sua puntuale osservazione e conseguente riflessione. Il padre della psicoanalisi sostenne che il gioco serviva a esorcizzare „lÊangoscia nata dallÊassenza della madre‰ , ritenendo che i bambini esprimono con precisione i loro pensieri e i loro sentimenti attraverso di essi e che grazie al gioco stesso alcune emozioni, dalle quale potrebbero essere sopraffatti, possono essere affrontate e agite. Successivamente lo psicologo Piaget propose una classificazione dei giochi basata sulla sua struttura, ma che al contempo segue lÊevoluzione genetica dei processi cognitivi: i giochi di esercizio che riguardano i bambini dalla nascita ai due anni nel periodo di scoperta dellÊutilizzo dellÊattività sensomotoria; i giochi simbolici caratteristici della fascia tra i due e i sette-otto anni, grazie ai quali azioni quotidiane e oggetti sono distaccati dai loro ruoli tipici e dalle loro funzioni e usati in una maniera atipica, giocosa: è il gioco del far finta, del fare „come se‰ ; i giochi di regole che crescono con il crescere dellÊetà del bambino che, a partire dai 7-8 anni, esprime in tal modo la sua voglia di socializzazione e relazioni con i suoi coetanei. Questa modalità di giocare, che esprime una fun-

zione sociale del gioco stesso,diventa fondamentale per il bambino stesso che impara attraverso di esso a stare con gli altri bambini, a darsi delle regole condivise che devono essere rispettate, altrimenti il gioco „non vale‰. I giochi di finzione diventano sempre più complessi inizialmente ci si mette dÊaccordo sulle regole e per il ruolo che ognuno dovrà avere; si cominciano a formare le squadre e a fare le prime gare, dove la competizione si affaccia ma non la fa da padrone. Queste sono per i bambini esperienze importantissime, perché fra pari, senza che ci siano gli adulti che smussano i contrasti fra loro, essi imparano a cooperare, acquisiscono nuove abilità ed anche una propria identità, ad assumersi la responsabilità delle buone relazioni con gli altri, a relazionarsi senza prevaricare, pena la fuoriuscita dal gioco del bambino che si sente tiranneggiato e che spesso comporta lÊinterruzione del gioco stesso. Come spiega la psicologa Anna Oliviero Ferrarsi nel suo libro „Non solo amore‰ „Nel fare una buca nella sabbia, nel partecipare alla costruzione di un castello o nel rispondere allÊaccusa di un amico secondo cui „così non vale‰, i bambini non possono fare affidamento nel fatto che gli altri si sobbarchino tutto lo sforzo dellÊinterazione, come possono fare invece con gli adulti, più saggi e comprensivi⁄. Stando con i coetanei si impara a difendersi, ad aggirare un ostacolo, a distinguere uno scherzo da unÊoffesa, a fare la pace, a capire le intenzioni degli altri, a convincere ecc.ecc.‰ Conseguentemente, lÊelemento fondamentale del gioco e prerequisito per una armoniosa crescita è la spontaneità; gli adulti, in genere, farebbero bene a non interferire con le attività del bambino stesso , anche quando sono animati dalle migliori intenzioni, mentre diversa è la necessità espressa dal bambino di coinvolgere i genitori nel gioco, per condividere unÊattività per loro importante, per averne la loro attenzione, per il piacere di stare con essi. Bruno Bettelheim, psicologo, psichiatra e scrittore, ha parlato a lungo del gioco nei suoi libri. In particolare in „Un genitore quasi perfetto‰ così descrive lÊintervento nel gioco da parte dei genitori „Quando giochiamo con i nostri figli, hanno tanta importanza la pazienza, la tempestività e la disponibilità a lasciar loro fare le cose da soli. Mentre sono decisive e di sprone la nostra approvazione e la nostra gioia nel vederli impegnati nei loro giochi, anche se ce ne sfugge il senso e lo scopo.‰ I giochi che i bambini fanno spon-

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taneamente possono davvero essere „terapeutici‰, come quando per esempio si prendono cura della bambola o del peluche come vorrebbero che i loro genitori si prendessero cura di loro „compensando così per interposta persona le carenze che avvertono‰. Spesso, però, i genitori non riconoscendo i significati sottesi al gioco infantile interferiscono cercando, a volte, di „correggere‰ la ripetitività nel gioco o dei gesti per loro privi di senso (comportamento questo che probabilmente tenderanno ad avere anche in futuro cercando di dirigere e determinare le attività del figlio), non rendendosi conto che una ripetitività minuziosa del gioco „segnala che il bambino sta lottando con problemi di enorme importanza per lui e che, pur non essendo ancora riuscito a trovare una soluzione, continua a esplorare e a cercarla‰ (B.Bettelheim). Un bambino che ha scarse opportunità di giocare spesso presenta carenze o, quando subisce il trauma dellÊabbandono può manifestare addirittura un arresto dello sviluppo intellettivo, perchè „nel gioco ed attraverso il gioco il bambino esercita i processi di pensiero e senza una tale pratica il pensiero si appiattisce e si atrofizza‰(B.Bettelheim), basti pensare a quanto è importante che la madre giochi con il bambino piccolo, parlandogli in un clima di serena giocosità, perché ne stimola il linguaggio. Un bambino adottato è, prima ancora, un bambino che è stato abbandonato, che ha „perso‰ parte della propria storia e che quindi dovrà, per proseguire adeguatamente il proprio processo di crescita, riuscire a sanare le ferite che porta dentro di sé . „Il bambino si trova, infatti, a dover superare una sfida evolutiva aggiuntiva rispetto ai suoi coetanei. Egli deve riuscire ad integrare, pian piano, il suo passato nel presente dellÊadozione, per avere la possibilità di progredire verso il proprio futuro‰ (Lifton, 2002). Pertanto lÊaccoglienza in seno alla famiglia passa anche attraverso il gioco che rappresenta un mezzo per avvicinare i genitori adottivi al bambino stesso, soprattutto nella fase iniziale, molto delicata, di conoscenza reciproca. Attraverso il gioco si comunica, in maniera

non verbale, al bambino la propria disponibilità ad accoglierlo, la volontà di essere dalla sua parte non come adulto ma come pari, di voler partecipare in maniera gioiosa ad unÊattività per lui importante e che probabilmente ha poco o mal sperimentato a causa della sua condizione. Oltre al gioco, un ruolo importante riveste la fiaba perché i genitori adottivi desiderano trovare uno strumento che li aiuti a trovare le parole „giuste‰ per parlare con il proprio bambino della storia che ha preceduto lÊincontro con lui. Anche la fiaba diventa una risorsa per una maggiore comprensione della realtà ,uno strumento di unione, di comunicazione fra il genitore ed il bambino tanto da essere utilissimo e stimolante per entrambi. „Così come il gioco è, per il bambino, qualcosa di molto serio, perché attraverso il gioco il bambino non solo sperimenta un piacere ma dà anche espressione alle sue paure e ai suoi desideri; così anche la fiaba è, per il bambino, una cosa molto seria: la fiaba non è solo un favoleggiare e un fantasticare ma, come per il gioco, è un esprimere ricordi, emozioni, paure, con lo scopo ultimo di trovare una via di uscita, una composizione, che gli permetta di vivere più radicato nella nuova famiglia‰ (Una fiaba per lÊadozione di Angela Pennavaja). Proprio in virtù di tali considerazioni, lÊI.C.B.F. (LÊIstituto Colombiano del Bienestar Familiar ), autorità centrare dello stato colombiano che sovrintende alle adozioni internazionali e con il quale il nostro Ufficio Adozioni interagisce, ha stimolato gli Enti Autorizzati a predisporre unÊadeguata formazione delle coppie proprio sul gioco, dopo aver constatato che tanti neo genitori erano in difficoltà sotto questo aspetto. Anche la Maloca e, conseguentemente noi operatori del progetto adozioni della Casa sulla Roccia,abbiamo recepito questo invito, tanto da farne diventare oggetto di un seminario fondamentale nel percorso di formazione alla genitorialità delle coppie in attesa di un figlio.

LA LETTERA DI CAMILLA E WALTER

avere di nuovo fiducia in voi. Cioè mettere tutto il vostro cuore e la vostra testa per fare quello che alla maggioranza delle altre persone risulta maturare. Forse per questo ci siamo sentiti toccati dalle vostre storie e dal vostro sincero mettervi in gioco. Ci ha colpito che tanti di voi ci abbiano apertamente parlato delle proprie difficoltà e raccontato di se come solo chi sta profondamente riflettendo sulla propria vita può fare. Nel nostro diventare genitori siamo aiutati da persone esperte; nel vostro diventare persone avete la fortuna di essere aiutati da operatori non solo esperti, ma appassionati e totalmente dedicati a voi. Avete cominciato davvero a ricostruire la vostra casa sulla roccia e non su un terreno friabile. Vi salutiamo e ringraziamo a nome della Maloca. Camilla e Walter.

In occasione dell’apertura dell’ufficio delle Adozioni Internazionali di Avellino, Camilla e Walter dell’Associazione La Maloca di Parma hanno lasciato un pensiero ai ragazzi di “Villa Dora” Cari ragazzi, siamo venuti ad Avellino pensando che avremmo semplicemente inaugurato una nuova sede della nostra Associazione e che avremmo lavorato un poÊ con i documenti e le carte. Tornando a Parma però non ci porteremo dentro questo come lÊavvenimento più importante, anche se fondamentale per noi, del nostro viaggio. E questo perché le emozioni vissute negli incontri con voi, sia nellÊAccoglienza che nella Comunità, hanno molto segnato il nostro viaggio. Intravediamo punti comuni nelle nostre vicende. Noi ci sentiamo genitori un pò speciali : dobbiamo passare tanti „esami‰ prima di poter accogliere i nostri bambini, e quando finalmente ci incontriamo inizia un percorso di conoscenza che deve portare alla costruzione di una fiducia reciproca e della capacità assoluta di affidarsi lÊuno allÊaltro. Vanno insomma costruiti con la testa e con il cuore quei legami familiari che di solito derivano semplicemente dal sangue. Voi siete persone un poÊ speciali : avete vissuto storie difficili e dovete passare tanti „esami‰ per cambiare la vostra vita. Dovete ricostruire la vostra fiducia nel mondo e comunicare al mondo di

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IL GRANDE GIOCO DEL TEATRO di Elena Spiniello e Maurizio Picariello Il teatro è uno strumento di conoscenza e di relazione profonda tra individui e gruppi differenti per cultura, razza, status sociale, favorisce lÊincontro e genera legami proprio come il gioco. Entrambe queste realtà appartengono al mondo trasformativo del come se. Giocare poi è la maniera naturale per ogni bambino di fare "sul serio" qualsiasi cosa... dunque anche il teatro. L'importanza del gioco nel suo processo di crescita e di formazione è, tra l'altro, sottolineata dai Programmi per la Scuola Elementare del 1985, laddove si fa riferimento all'importanza della "creatività" e al ruolo delle esperienze teatrali e parateatrali, e dagli Orientamenti della Scuola Materna del 1991 dove si afferma che "il gioco costituisce una risorsa privilegiata" consentendo al bambino di "trasformare la realtà secondo le sue esigenze interiori". Attraverso il gioco in generale, e il gioco teatrale in particolare, il bambino infatti ricrea l'esperienza rendendola più comprensibile, sviluppa la propria creatività e il proprio linguaggio, conosce il mondo esterno e impara a relazionarsi con gli altri. Il gioco del teatro è un pretesto e unÊoccasione in più per comunicare, per esprimere, per capire e conoscere gli altri e se stessi. Teatro non inteso come spettacolo quanto come esperienza in cui maturare liberamente il proprio rapporto con il mondo, utilizzando un approccio diverso nei confronti della realtà e della vita scoprendo che lÊobiettivo principale non sta nel risultato ma nel percorso. Scrive la psico-pedagogista Maria Angiolini: Attraverso la drammatizzazione i bambini creano una situazione, reale o immaginaria, ne inventano gli svolgimenti, i vari personaggi, le azioni, gli scambi e le interazioni. Il gioco simbolico è il gioco di finzione dei bambini, in cui fanno finta di vivere in una certa situazione. Gli oggetti e i materiali vengono utilizzati per rappresentare dell'altro. I bambini utilizzano gli spazi, gli oggetti e il loro corpo per creare una situazione immaginaria. Tutte caratteristiche queste che si ritrovano anche nella drammatizzazione. L'importanza dell'attività di animazione, drammatizzazione ed espressione corporea viene poi fuori in tutta la sua consistenza quando tali attività riguardano il riconoscimento e la conoscenza del proprio corpo. Il "linguaggio del corpo" trova un'espressione privilegiata proprio attraverso tali attività che permettono al bambino di essere visto come una persona intera e relazionale. Proprio per questo è necessario intervenire precocemente in modo tale da favorire nei bambini, attraverso una serie di tecniche ed esercizi, una buona conoscenza della propria realtà corporea, l'accettazione della stessa e quindi di sé. Il teatro, in quest'ottica, può rappresentare una chance per ricomporre la completezza originaria dell'esperienza. La proposta ludico/teatrale deve rispondere quindi ad un naturale

bisogno di creatività, espressa con il corpo, con la parola guidata, col modello infantile della comunicazione sociale: il „ far finta ‰ che è un momento fondamentale di crescita e maturità. Così, attraverso il gioco, si impara a conoscersi, a sviluppare una coscienza di sé in relazione agli altri. Le regole del teatro rappresentano la „grammatica ‰che permette alla fantasia di liberarsi e svilupparsi e alla creatività di diventare creazione.

Progetto di reinserimento lavorativo de

La Casa sulla Roccia - 18 -

viale Italia 85

via luigi amabile 78


EVENTI

IL BACCAL¤, LA TOMBOLA E IL NATALE: UNA TRADIZIONE MERIDIONALE di Nicola De Rogatis Francesco è uscito da poco dal lavoro, finalmente: non ne poteva più! Anche oggi, nonostante sia il 24 dicembre, è stato costretto ad andare in ufficio per terminare alcuni conti che il capo gli aveva imposto di consegnargli prima della fine dellÊanno. Ha voluto sbarazzarsi subito di questa incombenza per poter stare tranquillo fino a capodanno. La luce del giorno si spegne lentamente lasciando spazio alle ombre della notte. Fa freddo, la gente cammina veloce e qualche fiocco di neve inizia a imbiancare le auto in sosta e poi, lentamente, il marciapiedi. Le strade si stanno svuotando, gli ultimi negozi abbassano le saracinesche, solo i venditori di fuochi artificiali resisteranno per unÊaltra ora: è la vigilia di Natale! Passando davanti le case Francesco sente lÊodore del baccalà fritto, del capitone arrostito e delle pizzelle di alghe. Frotte di famiglie sÊinfilano nei portoni ognuna portando un pacco: il panettone, gli struffoli e la bottiglia di spumante. ˚ la vigilia di Natale! A casa sono già arrivati il figlio con la moglie e il bambino piccolo, ben incappucciato e zia Anna con famiglia al seguito. LÊaltra figlia è in cucina a dare una mano alla mamma. Francesco aspetta suo fratello Nicola che vive a Milano e che, come ogni anno, sceso per le feste con tutta la famiglia. Sono quasi le otto, zia Anna apparecchia la tavola aiutata dal nipote Luigi con il quale scambia qualche parola sul più e il meno. Alle otto e trenta sono tutti a tavola; Nicola, il più anziano, dice due parole di ringraziamento per la gioia di essere ancora una volta riuniti attorno a una tavola imbandita e nel giorno più bello dellÊanno. I suoi figli, di nove e sette anni e i tre figli di Anna, mangiano un poÊ di pasta, qualche gambero fritto e due pizzelle, ma tutti sono impazienti perché attendono il momento magico della serata, dopo cena, il gioco della tombola. Amano sentire zio Nicola che ad alta voce e con accento napoletano che non ha mai perso pur vivendo a Milano da venti anni scandisce i numeri estraendoli dal bussolotto arancione, facendo bene attenzione a non farne mai uscire più di uno per volta. Ad ogni numero annuncia il suo significato: 1 lÊItalia, 5 a mano, 33 l'anne 'e Cristo, 45 'o vino bbuono, 31 'o padrone 'e casa, 41 'o curtiello, e così via fino alla fine, fino a tentare di riempire il cartellone che, però, non si riempie mai perché cÊè sempre qualcuno che fa tombola prima della fine dei numeri. LÊambito cartellone, per tradizione, spetta al più anziano il quale deve sempre litigare con i bambini per entrarne in possesso. ˚ uno spasso vedere i bambini litigare con un ultraquarantenne per una questione apparentemente banale, ma così non è: il cartellone con novanta numeri è il simbolo del potere, chi lo possiede guida il gioco, ravviva la serata, se vuole può anche imbrogliare rimettendo nel bussolotto il numero che serve al parente antipatico o solo per il gusto di non far vincere la moglie. Il cartellone è il timone della nave, guida i giocatori attraverso numeri e battute che da sole addormenterebbero chiunque, ma che usate al momento giusto e nel modo giusto rendono il gioco della tombola il più bel gioco di

società che esiste, più del monopoli e del mercante in fiera. Non richiede un grande impegno di denaro, le cartelle costano al massimo cinquanta lire, il cartellone cinquecento e il primo premio, la tombola, al massimo arriva a mille lire. Quando Vincenzo, il figlio più piccolo di Anna, fa la cinquina tutti battono le mani augurandogli anche di fare tombola e rendendolo il bambino più felice del mondo. Tra un giro e lÊaltro cÊè il tempo per la frutta secca, le noccioline tostate, le castagne del prete, gli struffoli e il panettone. I più grandi bevono lo spumante mentre i piccoli si accontentano dellÊaranciata. A volte il timoniere prende sulle ginocchia uno dei figli al quale fa estrarre i numeri regalandogli la gioia di essere anche lui una persona importante. Verso le undici si fa lÊultimo giro raccogliendo gli ultimi sprazzi di allegria: è uscito il 77, iÊ gambe reÊ signorine ⁄ e adesso cÊè il 30, 'e ppalle d'o tenente ⁄ Alle undici e quarto ci si incappuccia tutti – fuori nevica – e si va alla parrocchia vicina per il rito della Messa. ˚ Natale! Questa è la fotografia della classica vigilia di Natale in uno dei tanti paesi meridionali fino ad alcuni anni fa: il cibo e il gioco diventano un tuttÊuno per vivere in armonia nellÊattesa della messa in cui nasce Gesù Bambino. Da molto tempo, ormai, soprattutto nelle città, questa tradizione va sempre più scemando: si preferisce mangiare al ristorante e andare in discoteca e la messa ⁄⁄ neanche a parlarne. Una tradizione secolare sconfitta dallÊegoismo del singolo e dalle proposte di unÊallegria artificiosa che il consumismo riesce a propinare sempre più, calpestando gli affetti e le cose semplici. La tombola è vista come un gioco soporifero e senza interesse, non scatena lÊadrenalina della conquista di premi cospicui. Se si gioca si preferisce il mercante in fiera, il bingo o altri piccoli giochi dÊazzardo derivanti dal poker. Riusciremo a ritornare al profumo delle cose semplici, degli struffoli, delle castagne del prete e del piacere di stare insieme?

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IL NATALE IN COMUNITAÊ di Giovanna Maiella e Donatella Pasquale Puoi pensare al Natale in Comunità se ti metti su una sedia e sei disposto a rimanere in silenzio. Se ti spogli di ogni pregiudizio e ti senti libero di accettare ogni individuo come tuo fratello. Se ti ricordi che gli uomini sanno sbagliare - a volte ripetono per una vita gli stessi errori - ma poi sanno chiedere scusa e, per questo, puoi riservar loro, malgrado tutto, un pensiero affettuoso. Pensa poi alla neve. Immaginala come fatto fisico ma anche come esperienza che richiama ricordi e sentimenti. Del resto, in Comunità, ogni esperienza è prima un fatto e poi vicenda di emozioni. EÊ vicolo che spunta su una piazza. Balcone. Finestra che sÊaffaccia sulla strada e si nasconde alla folla. Paura, rabbia e dolore mescolata con ricordi antichi. Coscienza e possibilità di rimborso. Sintesi di dramma, sorriso e senso della vita. Ciò che restituisce importanza ad un albero di Natale - e continua pure ad immaginare – è la volontà e lÊimpegno nellÊabbellimento, filtrandone significato e valore. Tutto ritrova sapore e forma in un impegno concreto e nella consapevolezza che vita ed affetto sono prima di tutto un dovere. Un vissuto e un da vivere necessari. Urgenti. Nessuna cosa si trasforma senza una chimera, un sogno, una speranza e soprattutto senza la consapevolezza che la realizzazione di un desiderio non sta nel destino, ma nel cuore, nella quotidiana fatica, nel sangue prima che nelle parole. ˚ così che il mondo, in Comunità, ritrova i suoi colori. Il Natale il suo presepe. Immagina, ora, che dÊun tratto viene la sera. Puoi immaginare che lì, nel profondo, sta accadendo il miracolo della rinascita. Vita che si infiamma nel profondo, occhio sul mondo. Spiritualità. Dunque se ci stai seguendo, se hai deciso di proseguire: sei a Villa Dora. Lì trovi le nuvole e la Cometa. Nella notte di Natale. Lontani dalle cose futili, e per questo periture, abbiamo attraversato sentieri vicini allÊanima e perciò stesso alla verità. Il ridare senso alla propria esistenza che danza, arranca, si sforza, a volte cade per rialzarsi prontamente. Che abbandona il fasto delle domenica dÊagosto e sÊavvicina alla dignità di un anonimo lunedì, con lÊimportanza del saper tener duro. Eppure se vuoi capire devi fare uno sforzo in più. Devi sentire nel modo dei pastori. Ripensare alla dignità del falegname Giuseppe felice nella fatica dei suoi giorni sempre uguali -, alla costanza nel-

LÊANNUALE CELEBRAZIONE DEL NATALE PER LA CASA SULLA ROCCIA di Nicola De Rogatis Chiesa di SantÊAlfonso deÊ Liguori, ore 16,30, frotte di ragazzi in abito scuro con tanto di cravatta, ragazze in tweet, mamme e papà provenienti da tutta la regione e anche oltre, operatori e volontari che si salutano a vicenda e a loro volta scambiano baci e abbracci con le ragazze e i ragazzi in programma e le loro famiglie: figli, genitori, nonni, fratelli, sorelle, zie e zii, cognati, suoceri ⁄⁄ Il clima è quello della festa, uno dei tanti momenti per vedersi, raccontarsi, comunicarsi gioie e speranze. Il grande crocifisso posto in alto sulla sede del celebrante sembra guardare tutti con fiducia, sembra dire al Padre: Vedi, per loro io sono nato e sono morto, e per dare loro

lÊamore di Maria - che abbandona la sua giovinezza per ritrovarne il significato ultimo -. Insomma il Natale. Il Natale in Comunità. A „Villa Dora‰ ritrovo grandi le cose piccole e vicine. Incontro il perdono come atto di civiltà, prima che di religiosità e riscatto. Capisco che la vita, infondo, finisce per tutti: e come la vivi intanto fa la differenza. Rivivo quotidianamente lÊimportanza dei pastori nel presepe e degli ultimi sulla terra. Ma in fondo senza i pastori, Gesù, nella notte di Natale, non si sarebbe presentato allÊappello così dolce e tenero. E senza gli ultimi della terra, probabilmente, il suo rinascere non avrebbe il significato di riscatto che ogni anno porta con se. Mentre scorrono i titoli di coda unÊultima considerazione. Il miracolo della vita in Comunità si realizza attraverso le azioni presenti votate al rispetto, alla dignità: al pensiero che solo la ricerca di senso allÊesistenza ci mette nella condizione di dire: io sono un uomo.

speranza sono risorto. Prima della celebrazione risuonano nella chiesa le parole delle centinaia di persone presenti, il cercarsi per definire gli ultimi dettagli: chi deve leggere, chi porterà le offerte allÊaltare, chi farà lo scambio dei doni tra i partecipanti alle tre tappe del programma terapeutico: lÊaccoglienza, la comunità e il reinserimento. Maria salta da una parte allÊaltra per ricordare a tutti i propri compiti, il gruppo musicale degli scout accorda le chitarre e rivede i canti che animeranno la messa: in tutti cÊè un gran fermento! Le autorità si salutano tra loro e con gli altri: il sindaco darà un saluto allÊinizio della messa perché atteso in altri luoghi di lì a poco promettendo di impegnarsi a dare una nuova sede alla Casa sulla Roccia più rispondente alle esigenze attuali e alle nuove iniziative in campo, il questore parteciperà intensamente al rito religioso, il comandante della Guardia di Finanza lÊamico Mario assente fisicamente ma presente con il cuore, il tenente dei carabinieri in rappresentanza della Benemerita e, infine, il parroco padre Francesco che sostituisce il vescovo. Tutto si svolge regolarmente fino alla fine; al momento della distribuzione dellÊostia consacrata sono in molti ad avvicinarsi allÊaltare, segno del grande bisogno

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dellÊAltro da parte dei giovani e dei loro familiari. Il presidente Mauro conclude con un forte augurio di speranza nellÊuomo e nelle sue possibilità di vivere una vita dignitosa, priva di droghe e dipen-

denze di qualunque genere. DÊaltronde, cosÊè il Natale se non la festa della speranza?

MANIFESTAZIONE DEL 22 DICEMBRE 2010 NEL CENTRO DI AVELLINO

i proprio bisogni e le proprie domande per ricevere aiuto. Ma la manifestazione ha voluto essere anche un momento di condivisione e di gioia ed è per questo che sono saliti sul palco, in una spettacolare cornice di astri proiettati sui palazzi circostanti, il coro Six souls, lÊorchestra di soli fiati Sonora sax ensemble e la band gli

di Claudia Minocchia e Serena Petretta Il 22 Dicembre 2010 La Casa sulla Roccia ha organizzato, in collaborazione con lÊamministrazione comunale, una manifestazione al Corso Vittorio Emanuele di Avellino in occasione della chiusura del progetto „Con-tatto‰, progetto approvato dalla Regione Campania – Assistenza Sanitaria – Servizio Dipendenze e finanziato con il Fondo Lotta alla Droga annualità 2002. Tale progetto ha visto lÊUnità Mobile dellÊassociazione (camper) impegnarsi sul territorio di Avellino e Provincia in unÊattività di prevenzione primaria e promozione alla salute con il duplice obiettivo di avvicinare materialmente e simbolicamente la popolazione a rischio di tossicodipendenza e rompere un muro di silenzio e vergogna sul problema droga nella nostra città. In particolare in questÊanno si sono avuti circa 700 contatti di cui: 600 colloqui conoscitivi, 100 di sostegno e 50 invii in strutture specializzate. Le forme di dipendenza riscontrate da coloro che si sono rivolti allÊéquipe dellÊUnità Mobile sono state: 1) dipendenza da sostanze: alcool, eroina, cocaina e soprattutto speedbull (cocaina ed eroina) – fasce di età: 18-35 anni. I contatti sono stati inviati al Ser.T. di competenza e alla Casa sulla Roccia. 2) disturbi alimentari: giovani, soprattutto ragazze, dai 16 ai 24 anni e familiari che sono stati inviati presso il Centro Operativo dei disturbi del comportamento alimentare dellÊASL di Avellino, dislocata presso lÊospedale di Solofra (AV). Di tali risultati si deve dare merito allÊ equipe composta dalla responsabile Tiziana Barone e dagli operatori Regina Sabatino, Osvaldo Genovese, Ermerindo Manzi, Pasquale Pecora e Francesco DÊAvino. Il progetto realizzato è la prova dellÊefficacia della modalità di intervento del lavoro di strada che esce dallÊottica tradizionale dei servizi sul disagio per portarsi dove il disagio si crea e si alimenta: la strada, contesto di vita quotidiana che sembra aver perso nel mondo contemporaneo le sue caratteristiche positive di scena pubblica per assumere connotati minacciosi di difficoltà e di lotta per la sopravvivenza. Lavorare sulla strada non va inteso come un mero decentramento dei servizi, ma come una ridefinizione completa delle professionalità degli operatori impegnati a raggiungere il sommerso, a contattare cioè tutti coloro per i quali risulta difficile non soltanto accedere ai servizi, ma anche essere in grado di formulare

Stragatti.

Generi diversi che hanno accompagnato lÊindaffarata passeggiata avellinese prenatalizia con canti gospel, virtuosismi di sax e unÊallegrissima quanto originale rivisitazione rock-a-billy di brani notissimi del panorama internazionale. Inoltre i vari interventi musicali sono stati intervallati da piccoli momenti teatrali che hanno racchiuso il senso dellÊumanità e dellÊattenzione allÊaltro che è vero motore dellÊassociazione „La Casa sulla Roccia‰. Di grande impatto il brano sulla condizione femminile di Franca Rame, ritmato e incalzante, che ha permesso di riflettere sulla quotidianità affannosa, difficile e silenziosamente disperata della donna di oggi. Due le poesie recitate che hanno espresso la costanza nei valori, la semplicità e lÊimportanza dei piccoli gesti quotidiani, del coltivare le proprie passioni, dellÊessere uomo tra gli uomini. Una festa e unÊoccasione per riflettere insieme, in un periodo, come quello del Natale, di cui spesso ci sfugge il vero spirito.

Progetto de

La Casa sulla Roccia e del Teatro di GLUCK - 21 -


MAI DIRE CONVENTION

e ripetendomi che lÊinsidioso termine convention non lÊho dato io, quindi basta con le obiezioni e andiamo avanti. Sostanzialmente questÊarticolo dovrebbe essere niente più che un resoconto scarno e imperturbabile degli interventi dei relatori e del loro ordine; stando così le cose chiniamo la testa di fronte alle direttive editorial-aziendali (ancora⁄) e seguiamo una scaletta pratica e funzionale. Prima però unÊultimissima (lo prometto) precisazione: nelle righe che leg-

stata Lia Caserta, portavoce dello staff-accoglienza, che ha illustrato soprattutto le inevitabili difficoltà incontrate nellÊanno 2010 dal suddetto staff, non tralasciando però i necessari cambiamenti (gestazione del nuovo impegnativo servizio di Adozioni Internazionali, riorganizzazione del Settore Notte ecc.) e le riflessioni per il nuovo anno cariche di speranze, aspettative e proposte concrete. Dopo Lia è stata la volta di Moena Pascale, portavoce dello staff-comunità, che

vention di fine anno della „Casa sulla roccia‰. Ovviamente, niente a che vedere con il miserabile merluzzo dei mari del nord, nobilitato dagli odierni prezzi di vendita contrari a tutte le teorie inflazionistiche e deflazionistiche che vanamente hanno tentato di spiegarci nelle nostre epopee universitarie, tuttavia il paragone mi sembrava sufficientemente chiarificatore per illustrare lÊimmancabilità e gustosità dellÊappuntamento. Dunque, convention di fine anno, come ogni azienda che si rispetti, proprio come una di quelle che nei manuali vengono amabilmente definite „organizzazione di uomini e mezzi finalizzata alla soddisfazione di bisogni umani attraverso la produzione, distribuzione o il consumo di beni economici‰. Lo so, lo so, la Casa sulla Roccia non produce beni economici ma solidarietà, i bisogni umani vengono soddisfatti in modi troppo allargati per rientrare nella categoria

gerete di qui alla fine non troverete qualifiche ed etichette universitarie prima dei nomi (cioè dottore, dottoressa e affini), la scelta risponde al bisogno di non rendere il mio compito troppo simile a quello di una

segretaria dÊazienda (forse vi starà nascendo il sospetto che non amo particolarmente le logiche aziendali); citerò tutti solo con nome e cognome (come se fosse poco) ed eventualmente soprannome meritato sul campo.

ha segmentato il suo intervento su più punti „critici‰: riunioni di sostegno, attività lavorative e terapeutiche, laboratorio teatrale e suo stretto rapporto con Progetto Uomo, cambiamenti nel gruppo operativo. Poi è toccato ad Anna Gavitone, del settore amministrativo. „Sulla carta‰ unÊonesta e morigerata funzionaria, in realtà unÊattrice consumata che prima ha divertito la platea con il suo stile estemporaneo e astrattamente svagato (complimenti!), e poi ha impostato la sua relazione sulla triade (di lavoro) Relazione-Formazione-Collaborazione. Dopo Annagavitone (proprio così, una parola sola, come Monicavitti o Silvanamangano), ecco Franco Lo Priore, il direttore (o co-direttore), che inevitabilmente si è concentrato su dati quantitativi e qualitativi inerenti gli utenti del centro, i problemi più comuni che si riscontrano negli stessi utenti („doppia diagnosi‰ su tutti), gli

economica che tutti ormai ci fagocita, il Progetto Uomo non è un bene né un servizio, la comunità è sì unÊorganizzazione piramidale ma una piramide capovolta (il presidente dixit), i clienti non rientrano in alcun target predefinito, e potremmo continuare ancora a lungo con i distinguo precisi e orgogliosi ma, a questo punto, mi tocca difendermi dalle vostre critiche precisandovi

La convention (o, a questo punto, chiamatela come vi pare) si è aperta con una (fortunatamente) breve introduzione del presidente del Centro, Mauro Aquino, il quale ha spiegato il canovaccio da seguire e invitato tutti a interpretarlo nei modi più liberi e personali. Niente male per uno che chiamano rispettosamente presidente. La prima interprete a sobbarcarsi la scena è

obiettivi da raggiungere e i principali strumenti da utilizzare. E così, quasi di soppiatto, si è materializzata Maria Calabrese, la direttrice (o co-direttrice), che con la solita educata timidezza ha ringraziato tutti (pensate, ha ringraziato perfino il sottoscritto⁄ ) e raccontato una simpatica e strampalata storiella di un gruppo di topolini che vivono in un labirinto alla costante ricerca di un

di Luigi Numis Come ormai da diversi lustri, anche questÊanno, puntuale come il sacro baccalà fritto sulle tavole delle nostre case profanamente addobbate a festa, si è tenuta la con-

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pezzo di un „formaggio‰ (autore Spencer Johnson, uno psicologo prestato alla comunicazione dÊazienda, se non ho capito male); alla fine del racconto noi casinari dellÊultima

del pomeriggio (in verità avrei dovuto farlo entro la fine di ieri, ma questi sono dettagli). Va buoÊ, cambiamo ritmo. Al bando i fronzoli e gli orpelli natalizi! Inizia lo stile serrato

Maria Calabrese (per le nuove iniziative di Consulenza Psicologica e Programma Breve), Nicola de Rogatis (direttivo dellÊassociazione, glorioso centrocampista di tanti

fila (allÊinizio del racconto anche un poÊ interdetti in verità) abbiamo capito (era ora! Ma che volete, ognuno ha i suoi tempi) che si trattava di una parabola sul cambiamento, una favoletta istruttiva e didascalica sulle modalità del cambiamento, insomma qualcosa di utile, forse molto utile. Tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, la direttrice è ancora presente e ragionevole ⁄ Ehilà lettori, sto guardando lÊorologio e notando che sono le cinque e mezza del pomeriggio del 30 dicembre. Mi resta non più di mezzÊora per completare questo articolo in tempo per spedirlo a Nicola entro la fine

„Tutto il calcio minuto per minuto‰ commenti finali delle partite prima del giornaleradio. Gentili ascoltatori, in rapida (mica tanto) successione, dopo Franco e Maria, si sono succeduti al tavolo degli interventi: Pina Pedicini (settore Reinserimento, tripletta di argomenti per tema Graduati, Assunzione di responsabilità ed Etica costantemente al centro del Progetto), Francesco Iannicelli (settore volontari, difensore e tessitore del gioco e dei fraseggi dei volontari), Anna de Stefano (Adozioni Internazionali, regista dellÊoperazione Maloca e delle connesse attività divulgative ), ancora

campionati volontari), Mauro Aquino (in zona Cesarini arricchita da un abbondante recupero il Presidente chiude i lavori, presenta il resoconto 2010, i progetti per il 2011, ammonisce tutti al massimo impegno e al rispetto di un tangibile codice etico).Di solito le partite di rugby si chiudono con il terzo tempo, le convention(s) aziendali di solito si chiudono con una cena di gala. Ma non quelle di unÊassociazione di solidarietà. Tè e pasticcini per tutti. Molto sobrio, molto solidale, molto british ⁄ ÊA verità? PresideÊ, mancava Ânu poco Âe cioccolata calda. Buon anno a tutti voi.

FOTOGRAFIE di Serena Petretta Sono sempre imprevedibili le reazioni che abbiamo quando qualcosa finisce. A qualcuno capita di piangere, di fare bilanci, di raccogliere i rimpianti in punta di piedi. In alcuni casi si lascia bruciare ciò che ci ha fatto male. O ci si ritrova la braccia piene di splendidi ed inattesi doni. Nel mio caso mi sono venute a trovare le immagini di questa esperienza e negli ultimi giorni la mia mente si è trovata a sfogliare un privatissimo album di ricordi. Ed è accaduto che le immagini che avevo davanti agli occhi mi erano familiari eppure non pensavo di averle trattenute con me, fino a quando non ho avuto paura di perderle. Ho rivisto il salone addobbato la prima volta che scoprivo cosÊera una ‰casa aperta‰, con le tovaglie stirate, le sedie in ordine, il camino acceso e senso di famiglia. Ho rivisto lÊalbero di mimosa, davanti lÊufficio, fiorire troppo presto e poi gelare al freddo inaspettato, improvviso. Ho rivisto un libro aperto sulla scrivania e una poesia splendida e dimenticata, fatta di musica più che di parole. Un cucciolo bianco, un tovagliolo macchiato, foglie rincorse dal vento e giovanissime mani rovinate dal freddo. E occhi che parlano. E tanto altro. Ma quando la memoria si fa occhi gli altri sensi non possono che seguirla. Tra il suono di risate di bambini e il sapore salato delle lacrime cÊè lÊodore di cipolla che sale dalla cucina e la musica nelle stanze che

ti dice che è domenica e il calore, infinito, indescrivibile, che può dare un abbraccio. Un anno in Comunità è unÊesperienza che ti cambia. Che ha a che fare con la vita, con lÊumanità e con tutto quellÊuniverso di sensazioni che ognuno sa, ma che è difficile, o forse impossibile, dire. EÊ un viaggio con lÊaltro e nellÊaltro, per vincere la solitudine, per riuscire a percepire quel tutto di cui siamo parte. Per riscoprire il significato di quelle parole e di quei gesti che a volte abbiamo giudicato ridicoli, ma che sono gli unici che ci fanno andare avanti, rendendoci padroni del nostro destino. Io mi ritengo privilegiata per aver potuto fare questÊesperienza, che va oltre la solidarietà. E la sorpresa più bella che mi ritrovo alla fine di questo percorso è scoprire che non è finito: sta solo cambiando. LÊultima immagine che ho è il profilo di un ragazzo di spalle che cammina verso la casa, nellÊangolo dello specchietto retrovisore della mia auto. Poi il cancello si chiude dietro di me. Ma davanti cÊè un raggio di sole dÊautunno, bellissimo e raro e io sono curiosa di sapere cosa imparerò, cosa diventerò domani.

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L'EMERGENZA ACQUA Ăˆ UN TEMA CHE TUTTO IL PIANETA AFFRONTA SENSIBILIZIAMO TUTTI SU UN UTILIZZO CONSAPEVOLE E INTELLIGENTE DELLE RISORSE IDRICHE.

LiberaMente

Bimestrale de La Casa sulla Roccia Registrazione presso :Tribunale di Avellino N. Reg. Stampa : 5/10 R. del 15/07/2010

Direttore Editoriale Mauro Aquino

Direttore Responsabile Enza Petruzziello

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Redazione

Anna Bellizzi Anna De Stefano Anna Iovino Claudia Minocchia Donatella Pasquale Elena Spiniello Emanuela Scarano Fabio Petitto Giovanna Maiella Maurizio Picariello Ramona Barbieri Rosa De Angelis Serena Petretta

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Coordinatore

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Editore

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LiberaMente - n.4 gennaio 2011  

LiberaMente il bimestrale dell'Associazione La Casa sulla Roccia - Centro di Solidarietà

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