l'attore rappresentava che a bordo della propria moto, a causa della presenza sul pavimento stradale

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l'attore rappresentava che a bordo della propria moto, a causa della presenza sul pavimento stradale di olio misto ad una imprecisata polvere assorbente, perdeva il controllo della motocicletta e rovinava a terra riportando un trauma policontusivo. - Risarcimento RESPONSABILITA' CIVILE Tribunale Termini Imerese, Sent., 07-04-2021 RESPONSABILITA' CIVILE Cosa in custodia, (danni da) Fatto - Diritto P.Q.M. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI TERMINI IMERESE In composizione monocratica, in persona del Giudice Onorario, Dott.ssa M. Margherita Urso, ha pronunziato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 583 del R.A.G.C. relativo all'anno 2017, posta in decisione all'udienza cartolare del 07.01.2021 e vertente TRA D.L.I., nato a P. il (...), CF: (...), ed ivi residente in via A. C. n. 25, elettivamente domiciliato a Termini Imerese, via SS. Salvatore n. 9, presso lo studio dell'avv. Fabio Crimi che lo rappresenta e difende per mandato in calce all'atto di citazione, - attore E Comune di Termini Imerese, CF: (...), in persona del Commissario Straordinario, rappresentato e difeso dall'avv.to Cruciano Valvo, giusta mandato in calce alla comparsa di costituzione ed elettivamente domiciliato in Termini Imerese (PA) presso l'Ufficio Legale del Comune in Piazza Duomo, - convenuto avente oggetto: condannatorio valore del procedimento: Euro 13.365,20 Svolgimento del processo - Motivi della decisione In via preliminare, va osservato che, a seguito della modifica dell'art. 132 c.p.c., immediatamente applicabile a tutti i procedimenti pendenti in primo grado, alla data di entrata in vigore della legge


di modifica del processo civile (L. 18 giugno 2009, n. 69), la sentenza non contiene lo svolgimento del processo e le ragioni di fatto e di diritto della decisione sono esposte concisamente. Fatta questa premessa, si osserva che con atto di citazione notificato il 13.02.2017, l'attore conveniva in giudizio il Comune di Termini Imerese, rassegnando le seguenti conclusioni: " respinta ogni contraria istanza, eccezione e difesa, ritenere e dichiarare che l'evento sinistro del dì 30 Luglio 2015, occorso a D.L.I. e meglio descritto nella superiore narrativa è da imputare ex art. 2051 c.c. a responsabilità per i danni cagionati dalla cosa in custodia o, in via subordinata, ex art. 2043 c.c. per i danni cagionati all'attore; ritenere e dichiarare che l'evento sinistro del dì 30 luglio 2015, occorso a D.L.I. è dipeso da fatto, colpa, imperizia, negligenza, omissione e/o difetto di vigilanza e manutenzione della via T., in capo all'amministrazione comunale di Termini Imerese; ritenere e dichiarare che, a seguito dell'occorso del dì 30 luglio 2015, D.L.I. ha riportato: un danno biologico complessivamente quantificabile in Euro 11.803,74 così come da prospetto che si riporta: danno biologico 6% in soggetto di anni 43 = Euro 6758,41; giorni 15 di invalidità temporanea totale, Euro 694,35; giorni 15 di invalidità temporanea parziale al 75%; Euro 520,76; giorni 38 di invalidità temporanea parziale al 50% Euro 879,51; danno morale (33,33%) Euro 2.950,71. Ed anche Euro 267,52 per spese mediche ed ulteriori Euro 1.228,51 per mancato guadagno competenze accessorie così come certificate dall'Ufficio di appartenenza, per un totale quindi di Euro 13365,20; per l'effetto, condannare il Comune di Termini Imerese in persona del legale rappresentante pro tempore, a qualsiasi titolo e ragione, anche ai sensi dell'art. 2051 cc.o 2043 c.c., al pagamento in favore di D.L.I. dell'importo di Euro 13365,20, o di quell'altra somma maggiore o minore che verrà accertata in corso di causa, oltre interessi dal fatto al dì del soddisfo e rivalutazione monetaria.Col favore delle spese, competenze ed onorari." A fondamento delle domande, l'attore rappresentava che, in data 30.07.2015, alle ore 18,30 circa, a bordo della propria moto, percorrendo a velocità moderata, in Termini Imerese, la via T., all'altezza del civico 13, a causa della presenza sul pavimento stradale di olio misto ad una imprecisata polvere assorbente, perdeva il controllo della motocicletta e rovinava a terra riportando un trauma policontusivo. Nell'immediatezza dei fatti, il sig. D.L.I. veniva soccorso dal sig. S.C. e dal sig. S.M., i quali chiamavano prontamente l'unità mobile del 118. I soccorritori, giunti sul posto, prelevavano il sig. D.L. e lo conducevano presso il locale nosocomio. L'attore veniva sottoposto ad accertamenti ed esami e trattenuto sotto osservazione per la notte. Il giorno successivo veniva dimesso con diagnosi trauma ginocchio SX con escoriazione, distorsione T-T sx, con prognosi di 15 gg. A causa del sinistro il sig. D.L., che è Assistente Capo della Polizia di Stato, effettivo al Reparto Scorte della Questura di Palermo, si vedeva costretto ad assentarsi dal lavoro con conseguente perdita dell'indennità di servizio esterno, dello straordinario dovuto alla tipologia di servizio, dei buoni pasto, del servizio festivo e del compenso relativo ad eventuali servizi fuori sede. In seguito ad ulteriori accertamenti ed esami si è accertato quanto successivamente descritto dal CTU, dr. Vincenzo Belmonte, nelle conclusioni dell'elaborato peritale. Si costituiva il Comune di Termini Imerese, il quale chiedeva il rigetto delle domande formulate dall'attore, perché infondate in fatto ed in diritto. Assegnati ad entrambe le parti i termini di cui all'art. 183, VI comma, c.p.c., la causa veniva istruita mediante l'escussione dei testimoni e l'interrogatorio formale reso dall'attore. Veniva ammessa ed espletata CTU medico - legale sulla persona dell'attore e, conclusa l'istruttoria, all'udienza del 07.01.2021 la causa veniva posta in decisione con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c..


Passando alla trattazione del giudizio, nel merito, devono ritenersi fondate le domande formulate dal Sig. D.L.I. e ciò per le seguenti considerazioni. Invero, si osserva che, a fronte degli elementi probatori emersi in corso di causa, si ritiene acclarato il danno, il nesso eziologico tra il danno stesso e la mancanza di adeguata manutenzione della strada da parte del Comune convenuto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2051 c.c.. Alla luce di quanto dispone la norma in esame, pertanto, la responsabilità del danno cagionato all'attore è esclusivamente riconducibile all'Ente convenuto, nella qualità di "proprietario e/o gestore" della strada pubblica, sul quale incombe l'obbligo di vigilare sulle cose in custodia, nonché quello di sopportarne la responsabilità degli eventuali danni provocati dalle stesse. In tal senso, giurisprudenza univoca afferma che la responsabilità ex art. 2051c.c. ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell'attore del verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode" a meno che il custode non dimostri il caso fortuito (Cass. Civ. sez. VI, 24 ottobre 2014, n. 1468). Ebbene, occorre precisare che il convenuto non ha fornito la prova liberatoria del caso fortuito idonea in quanto tale ad escludere la configurabilità dei profili di responsabilità posti presuntivamente a suo carico in forza della predetta norma, ovverosia l'aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno che, nonostante ciò, si sia comunque verificato per un evento non prevedibile né superabile con la diligenza adeguata al caso concreto (Cass. Civ, III sez., 24.02.2011 n. 4476). In definitiva, nessuna prova liberatoria è stata fornita dall'Ente convenuto il quale si è limitato a dire che non sussiste il pericolo occulto. Di contro, mette conto evidenziare che parte attrice ha assolto l'onere probatorio di cui all'art. 2697 c.c., ai sensi del quale "chiunque chieda l'attuazione della volontà della legge in relazione ad un diritto che voglia fare valere in via d'azione o di eccezione deve provare il fatto giuridico da cui fa discendere il preteso diritto, e quindi tutti gli elementi o requisiti per legge necessari alla nascita dello stesso, che costituiscono le condizioni positive della pretesa". In ordine al fatto storico, come esposto in atto di citazione, si osserva che le circostanze ivi esposte hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni rese, all'udienza del 08.10.2018, dai testimoni, G.I., C.S. e M.G.. Il teste C.S. ha confermato la rappresentazione dei fatti come dedotti dall'attore e descritti negli atti versati in causa e, specificamente, il teste dichiarava: "il sinistro è avvenuto nel corso dell'estate 2015. Ricordo che il sig. D.L. è caduto sopra una scia di olio lunga circa 30 metri dove era stata sparsa polvere bianca". Affermava inoltre: "preciso che il giorno prima del sinistro de quo, nello stesso punto della strada un altro motociclista è caduto per terra. Il giorno prima sulla strada era visibile una scia di olio. Ricordo, che, la sera prima del giorno del sinistro, ho visto una macchina dei Vigili Urbani che stavano facendo le foto in quel tratto di strada. Non so se la polvere bianca visibile il giorno dopo è stata buttata dai Vigili Urbani, ma penso di si." Ed anche:: " in seguito all'intervento dei Vigili Urbani della sera precedente non è stato apposto alcun segnale di pericolo". Il teste M.G. rappresentava invece che: " dopo l'incidente il Comune di Termini Imerese ha vietato la circolazione in via T. ai motocicli."


Il teste G.I., Commissario della Polizia Municipale di Termini Imerese affermava inoltre: " Sono Commissario della Polizia Municipale del Comune di Termini Imerese e ricordo che il 30/07/2015 sono stato chiamato per un incidente avvenuto nel pomeriggio nella via T.. Giunto sui luoghi ho visto il motociclo per terra e il conducente seduto sul marciapiede in attesa del 118." Ed ancora: " ho potuto accertare che sulla strada c'era della polvere bianca, forse gesso, e il conducente mi ha detto di essere scivolato su detta polvere.", ed anche: " la sera stessa dell'incidente ho relazionato al Dirigente la pericolosità della strada e dopo poco tempo la strada è stata vietata ai motoveicoli.". Nel caso di specie, alla luce dell'istruttoria espletata, si ritiene che siano stati provati i due presupposti necessari per la sussistenza dell'insidia o trabocchetto: 1) l'elemento oggettivo della non visibilità del pericolo; 2) l'elemento soggettivo della non prevedibilità dello stesso, secondo le regole della comune diligenza. Mette conto evidenziare, altresì, che il sig. D.L.I., in sede di interrogatorio formale, ha dichiarato: "il giorno del sinistro alle ore 18.30 percorrevo la via T. nel senso di marcia e, pertanto, in discesa, procedendo in prima e con i freni azionati.". Ha dichiarato di non percorrere abitualmente il tratto di strada dove è caduto e di essersi accorto della polvere bianca che ricopriva il manto stradale, dopo essere caduto. Da ciò consegue che, per il sinistro de quo, deve ritenersi unico responsabile il Comune di Termini Imerese quale Ente proprietario e custode responsabile ai sensi degli artt. 2051 c.c. per il "danno cagionato dalle cose che ha in custodia", nonché soggetto obbligato alla manutenzione della strada pubblica ex art. 14 C.d.S. ai sensi del quale "l'Ente proprietario della strada ha l'obbligo di provvedere alla manutenzione e pulizia della sede stradale e delle sue pertinenze per assicurare la sicurezza degli utenti della strada", per non aver adeguatamente segnalato il manto stradale sconnesso e non aver curato la manutenzione ordinaria e straordinaria della strada. Pertanto, l'attore ha assolto l'onere probatorio a sostegno dei fatti esposti in atto di citazione avendo provato che l'ente convenuto è senza alcun dubbio responsabile dei danni subiti a seguito del sinistro per cui è causa, per mancata manutenzione da parte dell'Ente Comunale, di una strada pubblica, per la presenza di polvere bianca (gesso), non visibile dal motociclista. Sul punto, si segnala un'ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione VI (sottosezione III), n. 1896 del 3 febbraio 2015, con la quale la Suprema Corte interviene in materia di danni da insidia stradale, con particolare riferimento alla responsabilità da cose in custodia della Pubblica Amministrazione. La pronuncia chiarisce una volta di più un principio di ordine generale inerente alla distribuzione tra le parti dell'onere della prova, nell'ambito della fattispecie speciale di responsabilità disciplinata dall'art. 2051 c.c. La Cassazione, in particolare, precisa che la prova del caso fortuito - che consente l'esonero da responsabilità risarcitoria e che si identifica in un fattore estraneo alla sfera soggettiva del custode idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra la cose e l'evento lesivo - incombe al custode, ma presuppone che il danneggiato abbia fornito in via prioritaria la prova del nesso di causalità tra l'evento dannoso lamentato e la cosa in custodia. La natura oggettiva (o 'semi-oggettiva') della responsabilità da cose in custodia, ricorrendo i presupposti per l'applicabilità dell'art. 2051 c.c., esonera il danneggiato dalla prova soltanto dell'elemento soggettivo della colpa del custode e non anche del nesso di causalità, che invece deve essere fornita. Solo allorché tale onere sia stato assolto, incomberà a parte convenuta dimostrare il caso fortuito, nei termini sopra specificati, ai fini della liberazione dall'obbligazione risarcitoria.


È erroneo, in particolare, l'assunto in base al quale l'affermata natura oggettiva della responsabilità da cose in custodia legittimi il danneggiato a ritenere assolto l'onere della prova gravante a suo carico dimostrando di essere caduto in corrispondenza di una anomalia, qualunque essa sia e senza alcuna indagine sulle caratteristiche della dedotta 'insidia', riferendo per ciò solo al custode ogni altro onere, sub specie di prova liberatoria del caso fortuito. Il danneggiato, invece, è tenuto a fornire positiva prova anche il nesso di causalità tra il danno e la res e, a tal fine, è suo preciso onere dimostrare anzitutto l'attitudine della cosa a produrre il danno, in ragione dell'intrinseca pericolosità ad essa connaturata, atteso che - in assenza di una simile caratteristica della cosa - il nesso causale non può per definizione essere predicato. La oggettiva pericolosità (c.d. "insidiosità") della res, avuto riguardo a tutte le circostanze specifiche del caso concreto, costituisce oggetto dell'indagine sul nesso di causalità e, quindi, è riconducibile all'ambito della prova che grava sul danneggiato, la quale a sua volta costituisce un prius logico rispetto alla prova liberatoria, di cui sarà poi onerato il custode. Il custode è responsabile dei danni provocati dal bene di cui è titolare, pertanto il Comune risponde delle lesioni subite dal danneggiato a causa della strada ammalorata, fatta salva l'ipotesi in cui in cui dimostri il caso fortuito. Ebbene, considerato che parte attrice ha fornito la prova del nesso di causalità tra l'evento dannoso lamentato e la cosa in custodia, il Comune convenuto avrebbe dovuto provare la presenza di un caso fortuito che avrebbe interrotto la causalità tra l'evento ed il comportamento colposamente omissivo dell'ente e nel caso in esame ciò non è avvenuto. Ed ancora, la Corte di Cassazione, con ordinanza del 30.01.2018 n. 2298, ha confermato i precedenti orientamenti in tema di insidia stradale stabilendo che al fine di un accoglimento della domanda di risarcimento del danno subito debba sussistere la ricorrenza degli elementi - della non prevedibilità e la non visibilità del pericolo- necessari ad integrare l'insidia stradale ai sensi dell'articolo 2043 c.c.. In ordine al nesso eziologico tra l'evento dannoso ed i danni fisici riportati dall'attore, il Decidente ritiene di condividere le conclusioni alle quali è giunto CTU nominato nel presente giudizio il quale a conclusioni della relazione peritale ha affermato: "" In seguito al sinistro stradale occorsogli in data 30 luglio 2015 il sig. D.L.I. riportò, con meccanismi traumatici diretti, le seguenti lesioni fisiche: Trauma distorsivo-contusivo caviglia sx e ginocchio sx. Si trattò di lesioni personali di natura traumatica, la cui natura ed entità ben si attengono alla riferita dinamica del sinistro in oggetto e sono proporzionate all'evento traumatico, al quale le lesioni e i postumi possono essere attribuiti con rapporto causale." Sulla quantificazione dei danni fisici e materiali subiti dall'attore, si osserva che il CTU nominato ha così concluso: "Per tale motivo è stata operante una inabilità temporanea parziale, al 75% di gg. 15 (quindici), al 50% di gg. 30 (trenta) e al 25% di ulteriori gg. 20 (venti), periodo di recupero funzionale documentato. .... " ; " ... Per quanto detto, si può ritenere che i postumi permanenti residuati alla guarigione clinica delle lesioni determinano un danno biologico permanente valutabile nella misura del 4% (quattropercento) in R.C., senza ripercussioni sullo svolgimento delle normali attività della vita quotidiana del periziando."; " ... Si precisa altresì che le cure e le spese mediche sostenute dal ricorrente, documentate in atti, risultano essere necessarie e congrue con le lesioni riportate dallo stesso, e sono state quantificate in Euro 332,66 (trecentotrentadue/66)."" Alla luce delle risultanze della perizia medico legale e, tenuto conto, delle Tabelle di Milano, il relativo risarcimento corrisponderebbe ad un importo così determinato:


- Euro 3.535,56 a titolo di punto base non patrimoniale (D.B. 4% in soggetto di anni 43); - Euro 534,26 a titolo di ITP al 75% (gg.15); - Euro 712,35 a titolo di I.T.P. al 50% (gg. 30); - Euro 237,45 a titolo di I.T.P. al 25% (gg. 20); e così complessivamente il danno biologico temporaneo è pari ad Euro 1.484,06, mentre il danno biologico permanente è pari ad Euro 3.535,56; totale danno biologico temporaneo = Euro 5.019,62 (Euro 3.535,56 + Euro 1.484,06). A tale somma deve aggiungersi la somma di Euro 1.673,04 per danno morale. Il tutto, oltre Euro 332,66 per spese mediche documentate. Il danno risarcibile è pertanto pari ad Euro 7.025,32. Tali somme, trattandosi di debito di natura risarcitoria, e dunque di valore, devono essere maggiorate, in assenza di specifica prova sull'entità del pregiudizio sofferto, della rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT (così da reintegrarne il valore iniziale, compensando la successiva perdita del potere d'acquisto della moneta) dalla data dell'evento (30.07.2015), nonché del lucro cessante, anch'esso in via equitativa, attraverso l'attribuzione degli interessi legali i quali, al fine di evitare l'ingiustificata locupletazione della parte creditrice vengono calcolati sul capitale originario rivalutato anno per anno dalla data dell'evento dannoso fino alla presente sentenza (v. Cass. S.U. 1712/1995 rv. 490480). Nel caso di specie, facendo applicazione di tali principi, la somma corrispondente al danno non patrimoniale deve essere riportata al valore ("devalutata") alla data del fatto ad essa deve essere poi sommato l'importo del danno patrimoniale, anch'esso devalutato alla data del fatto. Dunque, l'importo finale pari ad Euro 7.025,32, quale credito di valore, deve essere rivalutato, riconoscendo gli interessi legali per il ritardo nella liquidazione, calcolati con decorrenza dal fatto sulla somma originaria, rivalutata anno per anno. Seguendo la progressione periodica annuale, tale somma valutata all'attualità, somma in cui consistono i danni subiti da parte attrice in occasione del fatto e sulla quale, invece, decorreranno - in quanto debito di valuta - i chiesti interessi legali dalla data della presente decisione fino al saldo. Al pagamento di tale somma, in convenuto, Comune di Termini Imerese, va dunque condannato al pagamento della complessiva somma di Euro 7.025,32, oltre interessi e rivalutazione come sopra specificato. Alla luce delle superiori argomentazioni, deve concludersi per l'accoglimento di tutte le domande formulate con atto di citazione, da parte dell'attore. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo che segue, con distrazione in favore del procuratore antistatario, ponendo definitivamente a carico del Comune di Termini Imerese le spese e gli onorari già liquidati al CTU con separato decreto.


P.Q.M. Il Tribunale, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando, così provvede: - dichiara che il sinistro verificatosi il 30.07.2015, occorso a D.L.I. è da imputare ex art. 2051 c.c. a responsabilità per i danni cagionati dalla cosa in custodia; - dichiara che il sinistro verificatosi il 30.07.2015, occorso a D.L.I. è dipeso da fatto, colpa, imperizia, negligenza, omissione e/o difetto di vigilanza e manutenzione della via T., in capo all'amministrazione comunale di Termini Imerese; - condanna il Comune di Termini Imerese in persona del Commissario Straordinario, al pagamento in favore dell'attore della somma di Euro 7.025,32 (di cui Euro 332,66 per spese mediche) a titolo di risarcimento per tutti i danni fisici, morali e materiali subiti in conseguenza del sinistro per cui è causa, già all'attualità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data della pubblicazione della presente sentenza al saldo; - condanna il Comune di Termini Imerese, in persona del Commissario Straordinario, alla refusione, in favore dell'attore, delle spese di lite che liquida in complessivi Euro 5.103,98 di cui Euro 268,98 per spese non imponibili ed Euro 4.835,00 per compensi professionali, oltre spese generali, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore dell'avv. Fabio Crimi che ne ha fatto espressa richiesta, dichiarandosi antistatario; - pone definitivamente a carico del Comune di Termini Imerese, in persona del Commissario Straordinario, le spese di CTU già liquidate. Così deciso in Termini Imerese, il 5 aprile 2021. Depositata in Cancelleria il 7 aprile 2021.