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Raccolta di atti parlamentari http://www.laboratoriopoliziademocratica.it/index.php? option=com_content&view=category&id=27&Itemid=138


ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00347 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 40 del 07/08/2018 Firmatari Primo firmatario: FERRAIOLI MARZIA Gruppo: FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE Data firma: 07/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 07/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00347 presentato da FERRAIOLI Marzia testo di Martedì 7 agosto 2018, seduta n. 40   FERRAIOLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che: con decreto del capo della polizia del 31 marzo 2017 è stata disposta la chiusura dell'ufficio della polizia ferroviaria di Agropoli, unico presidio della polizia di Stato nel Cilento; il 7 giugno 2018 il consiglio provinciale di Salerno ha pertanto proposto all'unanimità la proposta di istituire un commissariato di polizia nel Cilento. Nel provvedimento, votato all'unanimità dall'assise provinciale, si precisa che, oltre al commissariato di polizia di Battipaglia, nella zona non sono presenti altri presidi di forze dell'ordine. L'altro commissariato si trova a circa 250 chilometri di distanza, a Paola, mentre sul territorio cilentano sono ubicati solo tre uffici della


polizia stradale, a Sala Consilina, Vallo della Lucania e Sapri, con organici sottodimensionati. È del tutto evidente che la carenza di organico comporta disagi di carattere tecnico-logistico che i pochi uffici della polizia di stato presenti sul territorio sono costretti a subire; a quanto dianzi esposto deve aggiungersi che i frequenti sbarchi di immigrati nelle vicine regioni della Calabria e della Sicilia stanno portando a una presenza incontrollata di stranieri irregolari anche sui territori cilentani, dove i soli carabinieri unitamente ai pochi finanzieri presenti registrano notevoli difficoltà nella copertura dei propri servizi; la presenza di un commissariato di polizia sarebbe poi utile specie nel periodo estivo. Il cilento, come noto, ha un'economia prevalentemente basata sul turismo e la presenza demografica nella fascia costiera tende ad aumentare fortemente soprattutto nei periodi estivi; le ultime relazioni semestrali della direzione investigativa antimafia hanno evidenziato chiaramente come il Cilento sia una zona di interesse per il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti –: quali elementi si intendano fornire sui fatti descritti in premessa, e quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda assumere al riguardo. (5-00347)

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00904 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 37 del 02/08/2018 Firmatari Primo firmatario: BERGAMINI DEBORAH Gruppo: FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE Data firma: 02/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma CARRARA MAURIZIO FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE 02/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 02/08/2018


Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00904 presentato da BERGAMINI Deborah testo di Giovedì 2 agosto 2018, seduta n. 37   BERGAMINI e CARRARA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che: nel comune di Montecatini, come nella provincia di Pistoia, si assiste ormai da troppo tempo a una forte carenza di organico nella polizia di Stato; negli anni precedenti, almeno nel periodo estivo, venivano impiegati agenti di rinforzo, mentre nell'anno corrente non è stata presa in considerazione tale ipotesi nonostante gli evidenti problemi di sicurezza che la città sta affrontando; risulta agli interroganti che il dipartimento di pubblica sicurezza in ambito nazionale in data 22 giugno 2018, ha disposto il potenziamento provvisorio di altre località turistiche con l'aggregazione di ben 236 poliziotti/e, escludendo Montecatini Terme, sebbene il numero dei turisti sia sempre nutrito, con un deciso incremento nell'anno in corso; gli agenti di polizia sono sottodimensionati e devono affrontare ogni giorno enormi difficoltà –: se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative intenda adottare al fine di superare, nel più breve tempo possibile, la carenza di organico in cui versa la polizia nel territorio di Valdinievole, e in particolare il commissariato di Montecatini Terme, essendo città di rilevanza turistica; quali iniziative intenda intraprendere in merito al mancato rinforzo nel periodo estivo degli agenti della polizia nel territorio nel commissariato di Montecatini Terme. (4-00904)

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00919 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 38 del 03/08/2018 Firmatari


Primo firmatario: SCUTELLA' ELISA Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE Data firma: 03/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma FORCINITI FRANCESCO MOVIMENTO 5 STELLE 03/08/2018 BALDINO VITTORIA MOVIMENTO 5 STELLE 03/08/2018 SAPIA FRANCESCO MOVIMENTO 5 STELLE 03/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 03/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00919 presentato da SCUTELLÀ Elisa testo di Venerdì 3 agosto 2018, seduta n. 38   SCUTELLÀ, FORCINITI, BALDINO e SAPIA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che: la circolare del dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno n. 555/RS/01/2/1/002974 del 22 giugno 2018 ha reso note le sedi che beneficeranno di rinforzi del personale di polizia durante il periodo estivo; i rinforzi non sono stati previsti per il commissariato di polizia di Stato di Corigliano-Rossano, nonostante, dopo la fusione dei comuni, il territorio risulta essere 3° in Calabria per numero di abitanti, 27° in Italia per estensione; la gestione di circa 80 mila abitanti, che diventano 200 mila durante i mesi estivi, è affidata allo stesso numero di agenti che prima della fusione ne gestiva 37 mila; sono meno di 40 i poliziotti che lavorano presso il commissariato di Corigliano-Rossano, tra personale d'ufficio e operativo; inoltre, opera una sola volante, garantita spesso dal lavoro straordinario programmato su cinque turni (tre persone per ogni turno); la complessità del territorio, martoriato da quotidiani episodi criminali, di malavita organizzata e dalla presenza del carcere di massima sicurezza che ospita pericolosi terroristi islamici, è noto


ormai da tempo; il commissariato ha necessariamente bisogno di rinforzi, almeno nel periodo estivo, in attesa di un nuovo assetto organizzativo di «prima fascia» che lo traduca in distretto di polizia; le organizzazioni sindacali lanciano appelli da anni allo scopo di sollecitare l'amministrazione della polizia di Stato a progettare il potenziamento reale del commissariato, commisurato alle reali esigenze del territorio invocando l'istituzione, in loco, di una unità operativa di primo intervento; nel mese di maggio il dipartimento della P.S. ha reso noto il suo progetto di istituzione di ulteriori U.o.p.i. sul territorio nazionale: ben tre U.o.p.i. in Veneto, altrettante in Emilia Romagna e in altre regioni del Nord e del Centro, mentre nel territorio di Corigliano-Rossano la più vicina dovrebbe essere istituita a Lecce; è innegabile una forte preoccupazione in merito alla possibilità di assicurare sul territorio di Corigliano-Rossano, in seguito all'annunciata esclusione dal quadro di potenziamento stagionale, un adeguato livello di sicurezza ai cittadini; a questo motivato timore, si aggiungono i forti disagi del personale in servizio che deve gestire un territorio raddoppiato, ma con lo stesso personale prima che avvenisse la fusione dei due comuni sopra richiamata –: quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato a fronte della intollerabile situazione appena descritta e della incomprensibile esclusione del circondario dal piano di rinforzo stagionale, affinché il territorio di Corigliano-Rossano possa disporre di un numero adeguato di personale di polizia che assicuri la sicurezza e la serenità dei cittadini. (4-00919)

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00346 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 40 del 07/08/2018 Firmatari Primo firmatario: BUTTI ALESSIO Gruppo: FRATELLI D'ITALIA Data firma: 07/08/2018

Destinatari


Ministero destinatario: • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 07/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00346 presentato da BUTTI Alessio testo di Martedì 7 agosto 2018, seduta n. 40   BUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: il carcere del Bassone di Como, a 35 anni dalla sua apertura, versa in una grave e non più tollerabile situazione di carenza di personale e di degrado gestionale, a cui si aggiunge un elevato indice di sovraffollamento della popolazione detenuta; in particolare, gli agenti di polizia penitenziaria sono costretti a lavorare in condizioni particolarmente difficili, stante, appunto, la mancata assegnazione di un numero adeguato di unità di personale di polizia penitenziaria, che si somma all'altrettanto grave sovraffollamento della casa circondariale, pari al 186 per cento; l'insopportabile sovraccarico di lavoro e le carenze organizzative e gestionali si sommano ai gravi problemi strutturali dell'istituto penitenziario – che richiederebbe consistenti interventi di manutenzione – con il rischio di compromettere l'igiene e la salubrità dell'ambiente; gli automezzi in dotazione al nucleo traduzioni e piantonamenti sono spesso inidonei; alcuni mezzi segnano dai 300 ai 500 mila chilometri e diversi di questi risultano privi di collaudo mettendo a rischio la sicurezza sul lavoro degli operatori; come se non bastasse vi sono stati, e in qualche caso sussistono ancora, problemi per l'assegnazione degli alloggi annessi all'istituto di pena, ancora vuoti; non è più accettabile l'indifferenza da parte degli organi istituzionali a vari livelli, che costringe il personale di polizia penitenziaria ad operare sotto organico nell'assoluta incertezza professionale, al di sotto dei livelli minimi di sicurezza previsti, oltreché a subire continue vessazioni in relazione alla qualità del proprio vivere quotidiano –: quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per la soluzione dei gravi problemi esposti in premessa. (5-00346)


ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00944 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 40 del 07/08/2018 Firmatari Primo firmatario: CIRIELLI EDMONDO Gruppo: FRATELLI D'ITALIA Data firma: 07/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 07/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00944 presentato da CIRIELLI Edmondo testo di Martedì 7 agosto 2018, seduta n. 40   CIRIELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che: il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza – Tulps – (regio decreto n. 773 del 1931) disciplina il rilascio e il rinnovo della licenza di porto d'armi; la materia è stata oggetto di interpretazione da parte della giurisprudenza numerose volte; più nel dettaglio, i problemi in merito vertono sull'interpretazione dell'articolo 43 del Tulps che disciplina propriamente la concessione della licenza di porto d'armi, in raffronto con l'articolo 11 dello stesso testo unico, che invece reca la più generale disciplina per le autorizzazioni di polizia, nelle quali rientra anche la suddetta licenza di cui all'articolo 43;


l'articolo 43, infatti, a differenza dell'articolo 11, nello specificare che non può essere concessa la licenza di porto d'armi a chi ha riportato delle determinate condanne, non dà importanza all'ottenimento della riabilitazione da parte del condannato: presupposto, quest'ultimo, che, al contrario, consente al condannato di ottenere le autorizzazioni di polizia di cui all'articolo 11; in questo modo, la norma a carattere speciale di cui all'articolo 43, risulta essere maggiormente restrittiva rispetto alla norma di carattere generale di cui all'articolo 11; ciò porta, per esempio, a negare il rilascio della licenza di porto d'armi uso a tutti quei cacciatori che negli anni ’70-’80 hanno subito una lieve condanna, ma hanno ottenuto la riabilitazione; a parere dell'interrogante, questa impostazione non potrebbe essere considerata giusta e legittima, poiché l'articolo 11 dovrebbe essere applicato a tutte le autorizzazioni di polizia e quindi anche alle licenze sulle armi e sulle munizioni, anche per la parte che si riferisce alla ottenuta riabilitazione; difatti, dal dettato normativo si comprende come il legislatore, ab origine, nel disciplinare il regime di concessione della licenza di porto d'armi, abbia comunque voluto considerare la disciplina dettata dalla norma di carattere generale di cui all'articolo 11, poiché nell’incipit dell'articolo 43, primo comma, si legge: «oltre a quanto stabilito dall'articolo 11». L’incipit, infatti, andrebbe inteso, non solo nel senso che il primo comma intende aggiungere ulteriori casi di preclusioni al rilascio di licenze di polizia, oltre a quelli di carattere generale di cui all'articolo 11, ma anche nel senso che il primo comma dell'articolo 43 formerebbe con l'articolo 11 un omogeneo e compatto corpus normativo, richiamando così anche la rilevanza della conseguita riabilitazione, da parte del condannato; la riabilitazione, che si basa su un giudizio di pericolosità sociale di chi ha commesso il reato, non potrebbe essere considerata come rilevante solo quando si applicano le regole generali sulle autorizzazioni di polizia e non quando si applicano le regole speciali sulla licenza di porto d'armi poiché, così facendo, si rischierebbe di considerare la condanna come un fatto storico immutabile solo per la suddetta licenza –: se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza e anche sul piano normativo, per eliminare questo dubbio interpretativo. (4-00944)

ATTO SENATO INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00451 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 30 del 02/08/2018


Firmatari Primo firmatario: PATRIARCA EDOARDO Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO Data firma: 02/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 02/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00451 presentata da EDOARDO PATRIARCA giovedì 2 agosto 2018, seduta n.030 PATRIARCA - Al Ministro dell'interno - Premesso che: si esprime forte preoccupazione per la sicurezza sul territorio di Mirandola (Modena), città di 25.000 abitanti e importante punto di riferimento per un'area vasta che comprende la pianura modenese a nord del capoluogo provinciale e diversi comuni del basso mantovano; Mirandola è un centro di rilevanza europea per la presenza del distretto biomedicale ed è polo di attrazione, oltre che per chi vi lavora, anche per la presenza di un ospedale, delle scuole (con circa 4.000 studenti), di esercizi commerciali e di rilevanti attività di servizio. Il terremoto del 2012 ha provocato gravissimi danni alla città, dai quali la popolazione sta riuscendo, con molto lavoro e impegno, a risollevarsi. Oggi la situazione è in piena ripresa in tutti i settori, ad eccezione di quello della sicurezza, dove si scontano ormai croniche difficoltà e ritardi; è da lungo tempo che la comunità mirandolese denuncia difficoltà sul fronte della sicurezza ed in particolare la carenza di personale nella pianta organica del locale commissariato di pubblica sicurezza, un problema che ancora non è stato risolto; a differenza di anni fa, oggi si è di fronte ad un aumento dell'insicurezza aggravato dalle incertezze della crisi economica e dagli effetti del terremoto, che ci impongono una rinnovata attenzione a questi temi; considerato che: dopo il terremoto del 2012 il Comune ha chiesto ed ottenuto (in base ad un protocollo sottoscritto


con l'Agenzia del demanio, in accordo con Prefettura di Modena, Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna e Provveditorato interregionale delle opere pubbliche) di divenire soggetto attuatore degli interventi di ricostruzione volti a dotare le forze dell'ordine di sedi moderne e funzionali, attraverso il recupero e l'utilizzo di edifici demaniali. In particolare, sono in stato avanzato i progetti di recupero di 3 edifici danneggiati dal sisma: palazzo ex Gil, destinato a sede del commissariato di Polizia e della Polizia stradale; palazzo ex Milizia, destinato a sede di Carabinieri, Inps e Agenzia delle entrate; ex commissariato di via Fulvia, destinato a sede della Guardia di finanza; questi interventi saranno realizzati in un'ottica di risparmio delle risorse pubbliche, dal momento che le forze dell'ordine sono da anni in affitto presso privati. Si fa presente che, dopo il sisma e nonostante le difficoltà legate alla ricostruzione, nei mesi scorsi, la comunità ha iniziato ad accogliere diversi richiedenti asilo, facendo prevalere il senso di umanità e di responsabilità. Ciò ha ulteriormente messo sotto pressione il sistema di controllo e di risposta del Comune, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di incrementare il numero degli uomini e delle donne dislocati al commissariato di Mirandola, visto che nessuno degli ispettori di Polizia che termineranno il corso di formazione nel 2018 sarà destinato al commissariato di Mirandola; se intenda mantenere il massimo impegno sulle iniziative di recupero degli edifici del demanio che saranno destinati agli uffici della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza e quale sia lo stato di avanzamento dei suddetti procedimenti. (4-00451)

ATTO SENATO INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00492 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 33 del 07/08/2018 Firmatari Primo firmatario: SANTILLO AGOSTINO Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE Data firma: 07/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma RICCIARDI SABRINA MOVIMENTO 5 STELLE 07/08/2018


Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI delegato in data 07/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00492 presentata da AGOSTINO SANTILLO martedì 7 agosto 2018, seduta n.033 SANTILLO, RICCIARDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che: un articolo pubblicato sul quotidiano "Il Sole 24-Ore", in data 30 luglio 2018, evidenzia quanto segue: "Etilometri, il risultato è spesso inaffidabile (e si può contestare). Analizzando alcuni libretti metrologici, sarebbero emerse alcune anomalie e qualcuno ipotizza persino che gli etilometri funzionino in modo diverso nell'uso quotidiano rispetto ai test di banco (un po' come accaduto nel dieselgate). Una decina di giorni fa è stata depositata alla Procura di Treviso una denuncia secondo cui le istruzioni in italiano di un modello di etilometro sarebbero diverse da quelle originali e non terrebbero conto della riduzione della precisione col passare del tempo, cosa che invaliderebbe le verifiche di laboratorio sull'apparecchio stesso. Ad oggi, però, nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo inoppugnabile, né tantomeno è stata fatta propria da un giudice in una sentenza. Scientificamente sono invece riconosciuti elementi contingenti quali presenza di sostanze volatili nel cavo orale (come i collutori) , il reflusso gastro-esofageo e insufficiente collaborazione da parte di chi soffia. Ma il principale elemento di potenziale inattendibilità è che l'apparecchio misura la concentrazione di alcol nell'aria espirata, mentre per legge conta quella nel sangue. Quest'ultima è ottenuta dall'etilometro, applicando un fattore di conversione fisso determinato su una media di persone. Chi è fuori media potrebbe risultare in regola anche se è ebbro o punibile anche se ha nel sangue alcol nei limiti. Gli agenti, dunque, dovrebbero sempre annotare i particolari utili al giudice per valutare l'accaduto, indipendentemente dal risultato del test. Agli agenti è richiesta cautela anche perché le potenziali contestazioni sull'attendibilità degli etilometri riguardano pure la verifica della regolarità degli apparecchi, che compete a loro e può farli finire indagati. Ogni etilometro, prima di entrare in servizio, va sottoposto alla «verifica primitiva», che deve accertarne la precisione e va seguita ogni anno da controlli un po' meno approfonditi («verifiche periodiche»). Per le "primitive", c'è una sola struttura competente per legge (articolo 379 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada): il Csrpad (Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi), di Roma. Ma la delicatezza dei banchi prova usati per le verifiche e le difficoltà nel finanziare e bandire appalti fa sì che dall'anno scorso gli


unici banchi pubblici funzionanti siano quelli del Cpa (Centro prove autoveicoli) di Milano. Si è pensato di rimediare considerando questo Cpa una sede «coordinata» col Csrpad. Così le prove si svolgono a Milano e sono subito annotate sul libretto metrologico, con la data di effettuazione. Poi però il libretto deve tornare a Roma, per ricevere il timbro finale del Csrpad, con relativa data. Tra difficoltà organizzative e ingolfamento degli uffici, il tempo tra i test e il timbro è via via aumentato. Fino a sfiorare i cinque mesi, come risulta al Sole 24 Ore. Quindi, un etilometro nuovo deve restare inutilizzato per quasi metà del periodo in cui la "verifica primitiva" è valida: senza il timbro del Csrpad il libretto metrologico non ha valore. E dopo appena sette mesi l'apparecchio va tolto dal servizio per essere sottoposto alla "verifica periodica", la quale - viste le difficoltà descritte - comporta attualmente un fermo da tre a sei mesi, secondo quanto denunciato da La Stampa alcune settimane fa. Non solo. La grande differenza temporale fra la data del test e quella del timbro può trarre in inganno i corpi di polizia, abituati a capire proprio dal timbro se un etilometro ha la "revisione" scaduta o può essere ancora utilizzato: bisogna guardare la data del test e avere l'accortezza di togliere l'apparecchio dal servizio se è trascorso più di un anno. Chi non lo fa rischia non solo di vanificare il proprio lavoro, ma anche di finire indagato: come ha denunciato l'Asaps (Associazione sostenitori ed amici della Polizia stradale), è accaduto a Forlì per una questione in cui era in gioco un'interpretazione discutibile, figurarsi se non può accadere in una situazione in cui è invece pacifico che la "revisione" sia scaduta""; risulta agli interroganti, inoltre, che il dottor Giorgio Marcon, consulente tecnico, abbia sporto denuncia-querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso per segnalare la non regolarità di uno degli etilometri utilizzati dagli agenti della Polizia municipale durante i controlli. E invero, dall'articolo pubblicato in data 24 luglio 2018 su "Il Gazzettino" si apprende che, a seguito di un incontro intitolato "Bere consapevole", tenutosi nell'estate 2017 all'auditorium Graziotto di Salvatronda, era intervenuto il perito Marcon con il compito di coordinare una serie di prove sul funzionamento dell'etilometro, alla presenza anche di alcuni agenti della Polizia municipale. In particolare l'articolo suddetto riporta quanto segue: "Uno dei punti della serata era rivolto all'informazione per chi assume alcol e potrebbe risultare positivo al test dell'etilometro anche se non ne ha assunto», ricorda Marcon. «Le prove effettuate dai vigili del Comando di Polizia municipale hanno dato dei risultati eclatanti, dimostrando che l'etilometro utilizzato e messo a disposizione violava ogni principio di legalità prestabilita per legge». Le stesse dichiarazioni erano state divulgate dal tecnico in più sedi pubbliche dopo l'incontro, al punto che la Polizia municipale di Castelfranco aveva segnalato la questione alla Procura, ben prima dell'esposto presentato da Marcon nei giorni scorsi con l'avvocato Gino Zambianco. «Abbiamo sempre operato nel rispetto della legge - spiega la comandante della Polizia municipale Laura Lorenzetto - così dopo le affermazioni reiterate più volte da Giorgio Marcon abbiamo ritenuto opportuno segnalare il caso alla Procura, perché potesse valutare la questione». Così si era aperto un procedimento per fare luce sulla questione, che vede coinvolto lo stesso Marcon. Quest'ultimo, nell'ultima denuncia presentata, ha chiesto alla Procura di sequestrare l'etilometro, segnalandone "la non conformità alla legge e l'utilizzo improprio" e rivolgendo alcune pesanti accuse ai vigili urbani. «La documentazione allegata al presente esposto scrive nero su bianco Marcon ne dimostra l'inaffidabilità. La rilevanza penale riguarda il comportamento degli agenti accertatori che avrebbero dovuto verificare che lo strumento fosse in regola prima di utilizzarlo. Invece il libretto


metrologico è fuori norma e l'omologazione non è conforme». «Che i tempi della revisione siano lunghi è vero- precisa la comandante Lorenzetto - ma questo dipende dai centri di revisione»"; risulta altresì che il problema della revisione sia stata più volte denunciata, tanto è vero che da un articolo pubblicato su "La Stampa" del 4 luglio 2018 si apprende: "Tempi biblici per le revisioni obbligatorie annuali degli etilometri e i comandi di Polizia municipale restano senza per mesi. Un problema che riguarda il 90 per cento di chi possiede l'alcoltest omologato dal ministero dei trasporti, l'unico utile per poter contestare a livello penale chi guida dopo aver alzato il gomito. Il motivo di questo caos che, si stima, coinvolgerebbe circa sei.000 Comuni in tutta Italia, va ricercato nella chiusura di uno dei due centri autorizzati in Italia. Si tratta del Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi (Csrpad) del ministero delle Infrastrutture, con sede a Roma. Non è più attivo dal 2016 e così tutti si devono obbligatoriamente rivolgere all'ufficio analogo di Milano"; considerato che risulta agli interroganti, inoltre, che a causa di un etilometro non tarato a Treviso un automobilista abbia vinto il ricorso, a seguito del quale lo stesso ricorrente ha chiesto un risarcimento del danno per un importo pari a euro 25.000. E invero, dall'articolo del 26 giugno 2018 pubblicato sul quotidiano "Il Messaggero" si apprende: "Multato per guida in stato di ebbrezza, stabilita però attraverso un etilometro risultato non tarato, chiede ora al Comune di Valdobbiadene (Treviso) di essere risarcito con oltre 25.000 euro per i danni materiali e biologici patiti dal fermo della patente e dal sequestro del mezzo"; ritenuto che: il 20 ottobre 2017 il Ministero dell'interno ha emesso una circolare indirizzata a Prefetture, Commissariati, Questure e Polizia Stradale, avente per oggetto l'accertamento dello stato di ebbrezza alcolica con etilometro. In particolare, con tale circolare protocollata al n. 300/A/7897/17/144/4/20, vengono espressi dei chiarimenti in ordine alle revisioni primitive e periodiche degli etilometri. E invero, da una lettura attenta e approfondita del provvedimento emergerebbe chiaramente quanto segue. Gli apparecchi che vengono utilizzati dalle forze dell'ordine per controllare il tasso alcolemico d'ora in poi dovranno essere sottoposti a una taratura periodica che andrà riscontrata. Non dovessero passare la verifica, non potranno essere utilizzati. Sono queste le nuove regole emesse dal Ministero dell'interno, che prevedono anche la possibilità di una richiesta da parte degli automobilisti fermati per il controllo di consultare il libretto dell'etilometro, per accertarsi della presenza dei timbri che confermano la verifica. Nella citata circolare si legge che la comunicazione si è resa necessaria "in merito a un recente orientamento secondo cui, in ossequio a un presunto principio di continuità degli interventi di manutenzione, l'effettuazione tardiva di verifica periodica comporterebbe la necessità di sottoporre l'apparecchio a verifica primitiva", cioè a quel test da effettuare prima che gli etilometri vengano messi in servizio. Il Ministero ha ribadito "la necessità che ogni etilometro impiegato nei servizi di controllo sia sempre accompagnato dalla copia, autenticata dal funzionario dell'ufficio, del proprio libretto metrologico, sul quale sono registrate la visita primitiva e le periodiche successive, al fine di poter evadere tempestivamente, in ossequio al principio di trasparenza dell'azione amministrativa, l'eventuale richiesta dell'interessato di prenderne visione";


ritenuto infine che, a parere degli interroganti gli etilometri professionali dovrebbero permettere una misurazione del tasso alcolico quanto più possibile esatta, nonché dovrebbero essere omologati in conformità alla direttiva 93/42/CEE per potere garantire un elevato grado di precisione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risulti aperto un Tavolo tecnico volto allo studio e all'approfondimento della tematica sottesa alla questione o in caso contrario se intenda istituirlo, anche attraverso il coinvolgimento di altri Ministeri competenti, al fine di risolvere il problema della taratura degli etilometri utilizzati in ambito nazionale per l'accertamento dello stato di ebbrezza alcolica; quali misure intenda adottare al fine di ripristinare il servizio offerto dal Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi di Roma, atteso che gli etilometri, quali strumenti di misura da impiegare dai competenti servizi di polizia, non solo devono corrispondere alle caratteristiche indicate nell'allegato tecnico al decreto interministeriale, ma devono essere anche omologati a seguito di verifiche e prove del menzionato Centro, il tutto al precipuo scopo di tutelare sì il diritto e la libertà di circolazione costituzionalmente garantiti, ma anche e soprattutto il diritto a una circolazione stradale sicura, basata sull'osservanza della più elementare norma di comportamento, ovvero quella della comune prudenza. (4-00492)

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00918 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 38 del 03/08/2018 Firmatari Primo firmatario: CIRIELLI EDMONDO Gruppo: FRATELLI D'ITALIA Data firma: 03/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma CARETTA MARIA CRISTINA FRATELLI D'ITALIA 03/08/2018

Destinatari Ministero destinatario:


• MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 03/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00918 presentato da CIRIELLI Edmondo testo di Venerdì 3 agosto 2018, seduta n. 38   CIRIELLI e CARETTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: il 1° novembre 2016, l'agente di polizia penitenziaria, Maria Teresa Trovato Mazza, chiamata da tutti Sissy, è stata trovata ferita da un colpo di arma da fuoco alla testa, all'interno di un ascensore dell'ospedale civile di Venezia, luogo in cui la stessa si trovava per effettuare un controllo di routine nei confronti di una detenuta che aveva da poco partorito; ad oggi, dopo più di un anno, l'agente è in coma e lotta tra la vita e la morte; secondo gli inquirenti della procura della Repubblica di Venezia, molti elementi porterebbero a seguire la pista del tentato suicidio; tale tesi, però, fin dal principio, non è stata condivisa dalle persone più care a Sissy, come parenti ed amici, che l'hanno sempre descritta come una donna amante della vita e continuano a sostenere, invece, la tesi del tentato omicidio; con riferimento alla vicenda, molte sono state le dimostrazioni di affetto e la solidarietà espressa dalla polizia penitenziaria e dalla sua regione di appartenenza, dove è stato costituito perfino un comitato dal nome «Sissy la Calabria è con te»; anche la trasmissione televisiva «Chi l'ha visto» ha sensibilizzato l'opinione pubblica, dedicando alla disgrazia di Sissy spazi di indagine quasi settimanali, nel corso dei quali sono stati analizzati i luoghi in cui il fatto è avvenuto, nonché gli effetti dei colpi di pistola sul corpo dell'agente e, alla luce di quanto analizzato, sembra essere in dubbio la tesi del suicidio; da organi di stampa si apprende che l'agente aveva rivelato a familiari e pochi amici alcune cose illecite che aveva scoperto succedere all'interno delle mura del carcere dove prestava servizio e la stessa si era preoccupata anche di avvisare i propri superiori, ricevendo perfino dei richiami; ciò che è accaduto ha lasciato i genitori di Sissy senza pace e con un sentimento di abbandono da parte delle istituzioni, soprattutto dopo la sospensione dello stipendio dell'agente in coma di qualche mese fa –:


se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative ritenga opportuno adottare per quanto di competenza per far sì che, visti gli elementi discordanti, venga avviata una verifica all'interno dell'amministrazione penitenziaria, al fine di accertare eventuali anomalie nel funzionamento del carcere nel solo interesse dell'accertamento della verità dei fatti assicurando che non vengano disposte delle misure che possano pregiudicare la copertura dei costi per le cure e le spese legali dell'agente, come la sospensione dello stipendio. (4-00918)

ATTO SENATO INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00153 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 30 del 02/08/2018 Firmatari Primo firmatario: MARCUCCI ANDREA Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO Data firma: 02/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma CUCCA GIUSEPPE LUIGI SALVATORE PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 VALENTE VALERIA PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 PARRINI DARIO PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 MALPEZZI SIMONA FLAVIA PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 MIRABELLI FRANCO PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 FERRARI ALAN PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 COLLINA STEFANO PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 BINI CATERINA PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018 CIRINNA' MONICA PARTITO DEMOCRATICO 02/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 02/08/2018 Stato iter: 08/02/2018 Partecipanti allo svolgimento/discussione ILLUSTRAZIONE 02/08/2018 CUCCA GIUSEPPE LUIGI SALVATORE PARTITO DEMOCRATICO RISPOSTA


GOVERNO 02/08/2018 BONAFEDE ALFONSO MINISTRO GIUSTIZIA REPLICA 02/08/2018 VALENTE VALERIA PARTITO DEMOCRATICO Fasi iter: DISCUSSIONE IL 02/08/2018 SVOLTO IL 02/08/2018 CONCLUSO IL 02/08/2018 Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00153 presentata da ANDREA MARCUCCI giovedì 2 agosto 2018, seduta n.030 MARCUCCI, CUCCA, VALENTE, PARRINI, MALPEZZI, MIRABELLI, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA' - Al Ministro della giustizia - Premesso che: in data 10 luglio 2018, il sen. Parrini ha presentato, a sua prima firma, un'interrogazione con carattere d'urgenza (3-00065), indirizzata al Ministro della giustizia; in data 30 luglio 2018, il sen. Parrini ha presentato, a sua prima firma, un'interrogazione con carattere d'urgenza (3-00137), indirizzata al Ministro della giustizia; in data 30 luglio 2018, la sen. Valente ha presentato, a sua prima firma, un'interrogazione con carattere d'urgenza (3-00138), indirizzata al Ministro della giustizia; premesso inoltre che: secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa del 24 luglio 2018, il Ministro in indirizzo, al termine del Consiglio dei ministri dello stesso giorno, che ha approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti per la proroga di alcuni termini previsti da disposizioni legislative ("milleproroghe"), nel commentare la norma sulla proroga dell'entrata in vigore di alcune disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni, previste dal decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, avrebbe detto "Il picco del lavoro parlamentare sulle intercettazioni avveniva contestualmente a qualche scandalo che riguardava la politica. Possiamo dire che ogni volta che uno del Pd veniva ascoltato dai cittadini, il Pd tagliava la linea, le comunicazioni. L'intento era quello di evitare ai cittadini l'ascolto dei politici. La norma nella sua stesura finale era riuscita a mettere d'accordo sia tutti i magistrati che tutti gli avvocati, era insomma lesiva di tutti gli interessi in gioco. La norma che abbiamo bloccato, ripeto, ledeva tutti i diritti in gioco: la possibilità innanzitutto di portare avanti le indagini, dando alla polizia giudiziaria la possibilità di scegliere quali intercettazioni fossero rilevanti e quali no, un'attività che deve spettare al pm ma che in questo caso veniva tagliato fuori"; secondo quanto riportato da un'agenzia ANSA del 24 luglio, il Ministro avrebbe aggiunto:


"Impediamo che venga messo il bavaglio all'informazione" perché "la riforma Orlando era stata scritta con l'intento di impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati"; secondo quanto riportato da un'altra agenzia ANSA dello stesso giorno, il Ministro avrebbe affermato che la riforma delle intercettazioni "era stata scritta per impedire ai cittadini di ascoltare le parole che i politici pronunciano con persone indagate, specie quando sono parole scomode e sconvenienti. Possiamo tranquillamente dire che ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni. L'intento era quello di evitare ai cittadini di ascoltare i politici e si vede dal contenuto della norma"; a giudizio degli interroganti, probabilmente senza neanche rendersene conto, preso solo dalla volontà di screditare il Partito democratico, Bonafede ha pronunciato parole gravi e sconsiderate, lesive in primis del suo ruolo di Ministro della giustizia, nonché delle prerogative e dei compiti della magistratura e della polizia giudiziaria; non ci si può non chiedere di quali informazioni il Ministro in indirizzo sia in possesso per arrivare ad affermare che "ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni", sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni o se si tratti, come appare più probabile, di parole imprudenti e sconsiderate, non degne di chi riveste il ruolo di Ministro della giustizia; così come non ci si può non chiedere, fermo restando il diritto della libertà di stampa, sulla base di quale legge dello Stato il Ministro affermi il "diritto" dei cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati, ignorando (o facendo finta di ignorare), in modo grossolano, le prerogative e i compiti della magistratura e della polizia giudiziaria, in palese dispregio del principio di indipendenza della magistratura; si è in presenza di un Ministro della giustizia che, nel suo delicato ruolo e non in quello di avversario politico, ha affermato che, al di là delle decisioni della magistratura, sussiste il diritto dei cittadini ad "ascoltare i politici" indipendentemente dalla rilevanza penale delle loro parole; si tratta di affermazioni sconcertanti estranee a quello che dovrebbe ancora essere uno Stato di diritto, che tutela le conversazioni private dei cittadini se queste ultime non hanno rilevanza penale, nella consapevolezza che, in una democrazia, un cittadino, anche se "politico", può ritenersi libero di parlare al telefono; il decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, prevede norme, oggetto della proroga, a tutela della riservatezza delle comunicazioni dei difensori e delle comunicazioni non penalmente rilevanti o contenenti dati sensibili, sulla procedura di selezione delle intercettazioni e di acquisizione del materiale intercettato al fascicolo delle indagini, al fine di disciplinarne le fasi in modo chiaro, sulla conservazione di tutti gli atti delle intercettazioni non acquisiti al fascicolo nell'archivio riservato, sull'uso delle intercettazioni nel procedimento cautelare, consentendo la riproduzione solo dei brani essenziali delle comunicazioni intercettate, che risultino necessari a sostenere la richiesta del pubblico ministero o a motivare la decisione del giudice, sull'acquisizione, da parte del pubblico ministero, al fascicolo delle indagini delle intercettazioni utilizzate per l'adozione di una misura cautelare e sulle intercettazioni tra presenti mediante


immissione di captatori informatici elettronici portatili (i cosiddetti trojan); queste sono, secondo il Ministro della giustizia, le misure che mettono "il bavaglio alla stampa"; più verosimilmente si tratta di misure a tutela dei cittadini introdotte nel rispetto dei principi fondamentali di un Paese civile e democratico e, al contempo, a tutela della ricerca della verità ad opera della magistratura; considerato inoltre che: in data 11 luglio 2018, in sede di comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero alle Commissioni Giustizia della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, il Ministro della giustizia ha reso dichiarazioni in merito al contrasto alla corruzione; alla Camera dei deputati il Ministro della giustizia ha affermato: "Il primo punto che voglio affrontare è quello della lotta alla corruzione. Il contrasto senza quartiere alla corruzione costituisce un architrave dell'azione del Governo e in particolare del ministero di cui ho la responsabilità. Il dilagare dei fenomeni corruttivi rappresenta storicamente, come dimostrato da corposa produzione di ricerche e di risultanze statistiche, uno dei limiti maggiori che grava sulla qualità complessiva del sistema Paese italiano, drenando risorse alle componenti sane del sistema economico e produttivo, riducendo gli spazi di libera concorrenza per le imprese virtuose, compromettendo il fisiologico funzionamento della pubblica amministrazione e mortificando, in tal modo, le legittime aspirazioni dei cittadini onesti. Combattere questa vera e propria piaga sociale è un imperativo etico e una necessità strategica per incrementare la possibilità di intraprendere un percorso di crescita economica, sociale e culturale duratura nel tempo e tangibile nei suoi effetti sulla società"; gli interroganti non possono non chiedere al Ministro della giustizia quale credibilità possono avere le sue parole e, di conseguenza, l'operato del suo Ministero, a seguito dei gravi fatti, riportati nell'interrogazione 3-00107, riguardanti il suo rapporto con l'avvocato Lanzalone; si ricorda, infatti, che in data 19 giugno 2018, intervistato nel corso del programma televisivo "Otto e mezzo", il Ministro in indirizzo ha ammesso di aver presentato, insieme all'attuale Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, l'avvocato Lanzalone a Virginia Raggi, circostanza corrispondente a quanto, secondo fonti di stampa non smentite, avrebbe dichiarato la stessa Virginia Raggi in un interrogatorio avvenuto presso la Procura della Repubblica di Roma, nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria sul nuovo stadio dell'AS Roma; secondo quanto riportato da "Il Foglio" del 16 giugno 2018, il sindaco Raggi avrebbe affermato, nel corso del programma televisivo "Porta a Porta" del 14 giugno 2018, che "Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede all'epoca erano del gruppo enti locali che supportavano i Comuni. Vennero a darci un supporto perché all'indomani dell'arresto di Marra ci fu uno scossone in Consiglio comunale, e ci presentarono Lanzalone quando chiesi di approfondire lo strumento del concordato preventivo in continuità"; secondo il suddetto quotidiano, il Ministro della giustizia indicò Lanzalone al sindaco Raggi come consulente per le questioni riguardanti il nuovo stadio dell'AS Roma;


secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Sole 24-ore" del 16 giugno 2018, il sindaco Raggi chiese "un approfondimento sul concordato preventivo per alcune partecipate del Comune. Fraccaro e Bonafede mi suggerirono l'avvocato Lanzalone"; considerato inoltre che a parere degli interroganti è stato desolante dover ricordare al Ministro della giustizia, con l'interrogazione 3-00137, in merito alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto il Ministro dell'interno, nonché segretario federale del partito Lega Nord, che uno dei suoi doveri è quello di tutelare il principio di indipendenza della magistratura dai condizionamenti del potere politico, oltre che l'onorabilità e la dignità della funzione giudiziaria, si chiede di sapere: di quali informazioni il Ministro della giustizia sia in possesso per affermare che "ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni", sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni e se non ritenga doveroso, vista la gravità dei fatti riportati, informarne subito il Parlamento; se non ritenga che le sue affermazioni siano state gravemente lesive delle prerogative e dei compiti della magistratura e della polizia giudiziaria e che nel suo ruolo di Ministro della giustizia sia tenuto al rispetto e all'applicazione delle leggi vigenti; se, al fine di tutelare il ruolo istituzionale che ricopre, non ritenga necessario chiarire, in tempi brevi, la natura dei suoi rapporti con l'avvocato Lanzalone, in relazione ai fatti riportati in premessa e in ragione di quali valutazioni abbia ritenuto di indicare Lanzalone al sindaco Raggi quale consulente su questioni di rilevante importanza per l'amministrazione della Capitale; se, in relazione ai suddetti fatti e a tutela del prestigio e dell'integrità delle Istituzioni, il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso spiegare, altresì, se, dal giorno in cui è stato eletto alla Camera dei deputati, nella XVII Legislatura, ad oggi, siano intercorsi rapporti di natura professionale o di altro tipo, e in caso affermativo in cosa sono consistiti, tra lo studio legale dell'avvocato Luca Lanzalone e lo studio legale "Bonafede & Partners", attivo dal gennaio 2007 a Firenze e direttamente riferibile, secondo quanto riportato dal social network "Linkedin", ad Alfonso Bonafede; quali iniziative urgenti intenda altresì adottare al fine di rassicurare il Parlamento e l'intero Paese che, nonostante i fatti riportati in premessa minino, a giudizio degli interroganti, in modo grave la credibilità del suo Ministero, egli può ricoprire l'importante compito che è chiamato ad assolvere con onore e disciplina, nel massimo rispetto del prestigio dell'Istituzione che presiede. (3-00153)

ATTO CAMERA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00936 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 39 del 06/08/2018 Firmatari Primo firmatario: CATTOI VANESSA Gruppo: LEGA - SALVINI PREMIER Data firma: 06/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma BINELLI DIEGO LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 SEGNANA STEFANIA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 ZANOTELLI GIULIA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 CAVANDOLI LAURA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 CESTARI EMANUELE LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 GOLINELLI GUGLIELMO LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 VINCI GIANLUCA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 PIASTRA CARLO LEGA SALVINI PREMIER 06/08/2018 TOMASI MAURA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018 TOMBOLATO GIOVANNI BATTISTA LEGA - SALVINI PREMIER 06/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 06/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00936 presentato da CATTOI Vanessa testo di Lunedì 6 agosto 2018, seduta n. 39   VANESSA CATTOI, BINELLI, SEGNANA, ZANOTELLI, CAVANDOLI, CESTARI, GOLINELLI, VINCI, PIASTRA, TOMASI e TOMBOLATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che: la normativa sul pubblico impiego prevede che i cittadini dell'Unione europea possano accedere a quei rapporti di lavoro pubblico che non comportano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, oppure che non risultano delicati in relazione alla tutela dell'interesse nazionale. In particolare, il


requisito della cittadinanza italiana va sicuramente previsto in caso di funzioni che comportano l'elaborazione, la decisione, l'esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi, oppure funzioni di controllo; tali norme trovano applicazione anche per i cittadini stranieri non comunitari, se titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, se rifugiati o se titolari della protezione sussidiaria, permettendo di adeguare il nostro ordinamento alle direttive dell'Unione europea, confermando al tempo stesso che lo straniero non può accedere a tutti i pubblici impieghi. Si tratta di una scelta, anche politica, che trova conferma nella legislazione in vigore, italiana e comunitaria, e che, come sostenuto anche dalla Corte di cassazione, non va intesa come discriminazione lesiva del principio d'uguaglianza, giacché non esiste un principio generale di ammissione dello straniero non comunitario al lavoro pubblico, come ribadito anche nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dalla legge italiana. Tanto meno viene impedito il diritto allo straniero di lavorare in assoluto. Si tratta di restrizioni che hanno un fondamento giuridico; la Costituzione italiana garantisce il diritto al lavoro, ammettendo però che, per alcune attività, sia legittimo fissare condizioni e requisiti di accesso restrittivi (di età, di studio, di esperienza e altro). Come appunto stabilisce anche in riferimento al pubblico impiego, dove, da un lato ne prescrive espressamente l'accesso mediante concorso, salvo alcune eccezioni previste dalla legge, ed impone agli impiegati di prestare il loro servizio in forma esclusiva alla Nazione, e, dall'altro, riconosce implicitamente che negli impieghi pubblici ci siano interessi dello Stato o della collettività tali da giustificare la «preferenza» per i cittadini italiani rispetto ai comunitari e agli extracomunitari. Ciò in base alle particolarità e alla delicatezza del lavoro da compiere –: recentemente, nei comuni di Ala e delle Valli del Reno, Lavino e Samoggia sono stati banditi concorsi per agenti di polizia municipale aperti a cittadini stranieri non comunitari, titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, rifugiati o titolari della protezione sussidiaria se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e se, alla luce delle criticità sopra richiamate, non intenda assumere iniziative normative al fine di evitare che vengano predisposti concorsi pubblici, per ruoli particolarmente sensibili, come ad esempio quelli degli agenti di pubblica sicurezza, aperti a cittadini stranieri non comunitari, titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, rifugiati o titolari della protezione sussidiaria. (4-00936)

ATTO CAMERA ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/01004/011 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18


Seduta di annuncio: 39 del 06/08/2018 Firmatari Primo firmatario: ZANICHELLI DAVIDE Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE Data firma: 06/08/2018

Stato iter: 08/06/2018 Partecipanti allo svolgimento/discussione PARERE GOVERNO 06/08/2018 MOLTENI NICOLA SOTTOSEGRETARIO DI STATO INTERNO Fasi iter: ACCOLTO IL 06/08/2018 PARERE GOVERNO IL 06/08/2018 RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 06/08/2018 CONCLUSO IL 06/08/2018 Atto Camera Ordine del Giorno 9/01004/011 presentato da ZANICHELLI Davide testo di Lunedì 6 agosto 2018, seduta n. 39   La Camera, premesso che: in sede d'esame del Disegno di legge recante «Conversione in legge del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici». premesso quanto disposto nel decreto-legge in esame, nonché quanto previsto ai fini dell'assolvimento delle attività attribuite al Corpo della Guardia di finanza connesse al comparto della «sicurezza del mare», ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 18 agosto 2016, n. 177, e all'azione di sorveglianza in mare finalizzata alla prevenzione e al contrasto dei traffici illeciti e dell'immigrazione clandestina, nonché dell'espletamento delle ulteriori attività d'istituto previste dal decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68.; rilevato quanto già previsto dall'articolo 5, comma 3-sexies, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito in legge, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 17 aprile 2015, n.


43 con cui è stato regolamentato (anche in tale occasione, mediante la successiva emanazione di decreto interministeriale) l'impiego dei «droni» nell'ambito delle attività svolte, in via generale, dalle Forze di polizia (ivi inclusa la Guardia di finanza) limitatamente al settore del monitoraggio del territorio per finalità di pubblica sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del terrorismo e alla prevenzione dei reati di criminalità organizzata e ambientale; tenuto conto che la Guardia di finanza ha già provveduto a svolgere una serie di sperimentazioni sul campo con impiego di droni e, sin dal 2014, ha formato proprio personale pilota e operatore di sensori, raggiungendo la piena autonomia nella gestione delle nuove tecnologie a pilotaggio remoto; avviare l’iter amministrativo (in avanzato stato) finalizzato all'acquisizione di n. 30 droni della categoria «MINI» (da 2 fino a 25 kg) mediante risorse già assentite sui propri capitoli di bilancio (capitolo n. 7837 piano gestionale 2 esercizio finanziario 2017), nel più ampio quadro di un articolato piano di ammodernamento della flotta aerea della Guardia di finanza finalizzato, tra l'altro, alla realizzazione di un dispositivo integrato che vedrà operare aeromobili convenzionali unitamente a sistemi aeromobili a pilotaggio remoto delle varie classi; tenuto conto dell'opportunità di consentire il proficuo utilizzo delle suddette attrezzature a beneficio dell'efficienza e dell'efficacia dell'attività della Guardia di finanza nell'ambito dell'intero spettro dei compiti istituzionali normativamente attribuiti, impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere la disciplina delle modalità di utilizzo da parte della Guardia di Finanza degli aeromobili a pilotaggio remoto comunemente denominati «droni» ai fini dell'assolvimento delle attività connesse al comparto della «sicurezza del mare», all'azione di sorveglianza in mare finalizzata alla prevenzione e al contrasto dei traffici illeciti e dell'immigrazione clandestina, nonché dell'espletamento delle ulteriori attività d'istituto previste dal decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68. 9/1004/11. Zanichelli.

ATTO SENATO INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00144 Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 18 Seduta di annuncio: 30 del 02/08/2018 Firmatari Primo firmatario: FAZZOLARI GIOVANBATTISTA Gruppo: FRATELLI D'ITALIA Data firma: 02/08/2018 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma BALBONI ALBERTO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 DE BERTOLDI ANDREA


FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 GARNERO SANTANCHE' DANIELA FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 IANNONE ANTONIO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 RUSPANDINI MASSIMO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 TOTARO ACHILLE FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 URSO ADOLFO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 ZAFFINI FRANCESCO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018 BERTACCO STEFANO FRATELLI D'ITALIA 02/08/2018

Destinatari Ministero destinatario: • MINISTERO DELL'INTERNO Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 02/08/2018 Stato iter: IN CORSO Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00144 presentata da GIOVANBATTISTA FAZZOLARI giovedì 2 agosto 2018, seduta n.030 FAZZOLARI, BALBONI, DE BERTOLDI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI, BERTACCO - Al Ministro dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: nel nostro Paese risulta fortemente consolidata la presenza di gruppi criminali nigeriani e del centro Africa; tra le organizzazioni criminali di matrice africana, quella nigeriana è sicuramente la più pervasiva: essa, infatti, è formata da diverse cellule criminali indipendenti e con strutture operative differenziate, ma interconnesse, dislocate in Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei; il gruppo più forte e pericoloso radicato nel nostro Paese è quello denominato "Black axe", il cui vincolo associativo è caratterizzato da una forte componente mistico-religiosa; si tratta di un sodalizio criminale nato a Benin City negli anni '70 e poi gradualmente diffusosi in tutto il mondo: in Italia risulta attivo per lo più a Torino, Novara, Alessandria, Verona, Bologna, Roma, Napoli e Palermo; già nel 2016 la Direzione investigativa antimafia (DIA), nella sua relazione periodica al Parlamento, aveva evidenziato che quella nigeriana rappresenta la mafia straniera più feroce e strutturata in Italia; l'ultima relazione, relativa al 2017, conferma la presenza di comunità di cittadini nigeriani, tra i quali numerosi irregolari, su buona parte del territorio nazionale; le attività investigative condotte dalle forze di polizia in questi anni hanno evidenziato come tali


organizzazioni abbiano assunto la conformazione di vere e proprie associazioni per delinquere, caratterizzate da modus operandi tipicamente mafiosi e da comportamenti particolarmente aggressivi finalizzati al perseguimento dei propri interessi, anche economici; tali sodalizi risultano attivi soprattutto nel traffico e nello spaccio di stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione (anche minorile); considerato che: a lanciare un serio allarme era stata giĂ un anno fa la stampa estera: il "Time" aveva scritto: "Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano"; a parlare di gang criminali nigeriane e centrafricane attive in Italia era stato, altresĂŹ, il quotidiano "The Guardian"; secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe, dunque, a forte rischio di "tribalizzazione territoriale", nel senso che le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa, giĂ  attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali; queste organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in molte cittĂ , potrebbero armare i centri d'accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell'ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana; il fenomeno, particolarmente preoccupante sotto il profilo dell'ordine pubblico, non va assolutamente sottovalutato soprattutto alla luce dell'acuirsi degli eventi criminosi, si chiede di sapere quali iniziative urgenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per fronteggiare efficacemente l'emergenza e arginare, cosĂŹ, i gravi rischi connessi al diffondersi delle organizzazioni criminali nigeriane. (3-00144)


Raccolta di atti parlamentari dal 2 al 12 agosto 2018  
Raccolta di atti parlamentari dal 2 al 12 agosto 2018  
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