La Polizia In Casa

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MARGERY ALLINGHAM


LA POLIZIA IN CASA (Police At The Funeral, 1931)


1 Nelle strade di Londra, quando un uomo ne segue un altro, per quanto entrambi usino la massima discrezione, il fatto passa difficilmente inavvertito. Quattro persone almeno notarono che l'ispettore Stanislas Oates, promosso da poco dirigente, a Scotland Yard, era pedinato in High Holborn da un uomo piccolo, vestito miseramente, il quale, però, dava l'impressione di aver conosciuto giorni migliori. L'ispettore camminava curvo, con le mani nelle tasche e con il bavero rialzato sin quasi a toccare la falda del feltro sformato che aveva in testa. Tutto in lui rivelava la noia che lo pervadeva. Anche l'ispettore, che aveva cinque lustri di esperienza poliziesca, si rese conto di avere un compagno di passeggiata. Comunque, si disse che se c'era molta gente fornita di buone ragioni per meditare un'aggressione ai suoi danni, nessuno avrebbe tentato una simile impresa in pieno giorno e nel centro della città. Continuò quindi a camminare sotto la pioggia, perso in riflessioni pessimistiche. Per il momento quel giovialone con leggera tendenza alla pinguedine aveva l'umore rovinato da un attacco di dispepsia, unito al presentimento noioso che la sua fortuna stava per abbandonarlo. Non che fosse un temperamento molto immaginoso, ma un presentimento è un presentimento, e lui sentiva il peso delle nuove responsabilità. Sempre rimuginando, abbandonò il quartiere dei palazzi. La pioggia l'accecava. I calzoni bagnati gli sbattevano contro le caviglie e l'acqua gli sgocciolava dalla tesa del cappello nel collo. In pessime condizioni di spirito, con un umore sempre più aggressivo, continuò per la sua strada... Ora pensava che il meno furbo dei suoi sergenti di servizio doveva conoscere in quel quartiere un ricovero dove fare asciugare i propri abiti, riscaldarsi e fare, cosa proibitissima, una pipatina. Londra, come tutte le grandi città, ha una quantità d'angoli bizzarri, di pezzi di terreno chiusi, dissimulati tra le grandi masse degli edifici. La memoria gli tornò, dapprima lentamente, poi di botto; si ricordò i sacchi che sapevano di muffa e i condotti dell'acqua calda... Rivide tutto: il passaggio buio con la macchia di luce in fondo, la porta rossa nel muro, il secchio e la statua di fronte... Contento, affrettò il passo sino a che una svolta brusca lo portò davanti a uno stretto passaggio a volta, schiacciato tra i magnifici ingressi di due palazzi adibiti


a uffici. Il terreno era pavimentato con qualche irregolarità e sul muro imbiancato con la calce, una tabella coperta di polvere recava questa semplice indicazione: "La tomba". L'ispettore s'ingolfò nel corridoio senza esitare. Quindici metri più in là sboccò in un cortiletto angusto. Dalla sua ultima visita erano passati vent'anni, ma l'aspetto del luogo non era mutato in nulla. Ai quattro lati si alzavano edifici cupi che inquadravano una porzione grigia, ostile di cielo. La maggior parte del cortiletto era occupata da un rettangolo di prato giallo e rachitico, chiuso, tutto intorno, da una cancellata, in mezzo al quale si alzava la statua di un uomo in giustacuore. Una iscrizione incisa nel piedestallo forniva ai visitatori curiosi le necessarie informazioni in questi termini: SIR THOMAS LILLYPUT COMPRÒ QUESTO TERRENO PER FARNE LA SUA SEPOLTURA. NON TORMENTATELO SE NON VOLETE ESSERE A VOSTRA VOLTA TORMENTATI QUANDO MORRETE. SINDACO DI LONDRA - 1537 E sotto, in caratteri più recenti: QUI GIACE UN BENEFATTORE NON TURBATE IL SUO RIPOSO. Per pietà o per superstizione, i magnati londinesi avevano rispettato sir Thomas. Ma i loro architetti avevano utilizzato il cortiletto per il passaggio del carbone: a destra della statua, una porta rossa tenuta spalancata da un secchio, apriva la via verso la caldaia che forniva il riscaldamento all'edificio. Nulla era mutato e l'ispettore entrò con decisione nell'oscurità del locale della caldaia. Reprimendo un'esclamazione di sorpresa, Oates scorse un uomo chino su un mucchio di avanzi presso la caldaia. Un lampo lo illuminò e lui poté scorgere un individuo lungo e magro, vestito con impeccabile eleganza, col volto quasi nascosto da un enorme paio d'occhiali di tartaruga e con in testa un vecchio cappello di cacciatore di daini. — Campioni... Che ti piglia? — Aspetto qualcuno... E tu che cosa cerchi?


— Un po' di caldo e di tranquillità. Questo tempo orribile mi rovina il fegato. Si tolse l'impermeabile, lo scosse energicamente e lo distese con cura. Si levò anche il cappello e si installò quasi contro la caldaia. — Nostalgia, eh? Il veterano torna a visitare il teatro del suo primo arresto? La passeggiata sentimentale di uno dei Grandi Cinque? — Così venivano chiamati i componenti del "Comitato di direzione" di Scotland Yard. — Sono passato da Belloc, il cappellaio, strada facendo, e ho trovato questo: ne fabbricano uno tutti gli anni per un vecchio gentiluomo di campagna, che se lo mette durante una festa locale di cacciatori. Non ho saputo resistere. È proprio quello che ci vuole per intervistare una cliente romantica, non ti sembra? L'ispettore aveva ritrovato il suo solito buon umore. — Non conosco nessun altro come te, Campion! Ti fai trovare sempre nei luoghi più imprevisti. — Questa volta l'informazione mi viene dal gentile Lugg. Sta ancora con me: cane da guardia e nello stesso tempo domestico. Cercavo un luogo adatto per un incontro con una giovane donna, la quale si inganna talmente sul mio conto da credermi un poliziotto privato. — Che diamine mi tocca sentire!... E che cosa fai ora? — Il "professionista dell'avventura". Questa definizione mi è venuta in mente l'altro giorno. Non mi va a pennello? L'ispettore scosse gravemente il capo. — Di che si tratta? Di uno scandalo nella buona società? O ti proponi invece di annientare lo spionaggio nemico? — Niente del genere, disgraziatamente. Tu mi trovi qui, amico Stanislas, per un assurdo, puerile desiderio di fare impressione e, incidentalmente, di prendermi anche una rivincita. Aspetto una signora: credo di avertelo già detto almeno sei volte. Non te ne andare. Io non la conosco. Credo anzi che la tua presenza non guasterà il quadro. — Campion trasse di tasca un foglietto di grossa carta grigia. — Ecco la lettera di un leguleio. Leggi. Ti aiuterò nei punti difficili... L'ispettore si mise a leggere. 2, Soul's Court, Queen's Road. Cambridge. Mio caro Campion, non avrei mai immaginato di essere proprio io a chiedere un consulto a te. Ma gli dei del caso sono sempre stati più capricciosi di una donna, e, com'è facile capire, io imploro il tuo aiuto appunto per una di queste "dolci piccole cose". Prendo la penna in mano appunto per la mìa fidanzata: Grace Blount. Come devo averti detto, Grace - povera piccola! - fa attualmente la


dama di compagnia in casa di sua zia, una straordinaria vecchia Ecuba, vedova del compianto dottor Faraday dell'Ignatius College. Il suo compito è penoso, tanto più che si svolge tra persone già vecchie e ridicolmente numerose. Ma veniamo ai fatti: nel momento in cui ti scrivo, la mia fidanzata si preoccupa esageratamente della scomparsa di suo zio, Andrew Seeley, uno degli ospiti della casa che non si è fatto più vedere da una setti‐ mana. Io conosco l'uomo: un originale e ubriacone come, ho paura, la maggior parte dei membri della famiglia. La mia opinione è che lui abbia vinto qualche sterlina puntando su un cavallo, e si sia sottratto momentaneamente alla ferrea disciplina della zia Faraday. Grace, tanto ostinata quanto deliziosa, ha tuttavia deciso di venire domani, giovedì dieci, in città per interrogare uno specialista in materia. Non ho dunque potuto fare a meno di darle il tuo nome e il tuo indirizzo, caro amico, e di scrivere questa lettera perché tu sia al corrente. Grace è molto romantica e la sua vita è un po' monotona. Per cui se vorrai procurarle l'emozione di conoscere un fine investigatore quale tu sei, ti guadagnerai l'eterna riconoscenza di colui che non chiede se non di restare il tuo caro amico Marcus Featherstone — Non credo che andrei d'accordo con questo giovanotto. Gentile, non c'è che dire. Ma se un disgraziato si trova alla sbarra dei testimoni per essere interrogato da lui, fa subito la figura del più perfetto imbecille, senza che per questo il processo faccia un passo avanti. — Ne convengo. Benché sia coscienzioso. Ma io comincio a spazientirmi. Non vorrei che la ragazza mancasse all'appuntamento... — Attento, eccola... I due uomini si nascosero dietro la porta, spiando per la fessura. Si udirono dei passi esitanti. Qualcuno sboccò nel cortiletto, poi si ritirò velocemente. — Oh! è quel buffo uomo — disse Oates senza meraviglia. — Mi segue da quando sono uscito da Scotland Yard. Me n'ero dimenticato. Si deve trattare di qualcuno che ce l'ha con me o di uno di quei pazzi che vengono a offrirmi di scoprire i delinquenti in quattro e quattr'otto. Andiamo a vedere che diavolo vuole. La pioggia aveva smesso. L'ispettore uscì dal suo nascondiglio e fu immediatamente accostato dall'uomo in questione. Da vicino, l'individuo mostrava un volto rossastro e gonfio, una pelle vecchia


e rugosa. Si intuiva un'audacia feroce nei suoi occhietti leggermente iniettati di sangue. — Ho un'informazione da darvi, signor Oates, che potrà essere utile a voi e ai vostri amici. La sua voce molto grave e il suo accento rivelavano un uomo non privo d'educazione. Campion, interessato, si affacciò imprudentemente, e il nuovo venuto s'interruppe con la bocca spalancata. — Credevo che fossimo soli... — E senza testimoni. Campion aveva salutato e aveva proposto di ritirarsi, quando un rumore di tacchi femminili risuonò sul selciato. Arrivava la sua cliente. Era una ragazza alta e slanciata, vestita con gusto, assai più giovane di quanto avesse supposto Campion. Non era quello che si dice una bellezza: la sua bocca era un po' troppo grande, gli occhi bruni un po' troppo nascosti nelle orbite, ma lei possedeva un fascino molto personale. Campion fu contento di essere venuto allo scoperto e, istintivamente, nel suo intimo rese giustizia all'amico Marcus. — La signorina Blount?... Io sono il signor Campion. Vi chiedo scusa per avervi fatto venire fin quaggiù. La ragazza, il cui sguardo da Campion si era portato sugli altri due uomini presenti, scorse lo sconosciuto che aveva il segreto importante da svelare. Parve che lo riconoscesse e un'espressione di terrore si diffuse sul suo volto. Impallidì. Poi barcollò un poco e Campion le afferrò il braccio per sorreggerla. L'ispettore si precipitò verso di lei. — Sta' attento. Tienile la testa... — Ma la ragazza si raddrizzò... — Scusatemi... Sto benissimo... Dov'è? Si volsero tutti, ma lo sconosciuto era sparito. Si udivano i suoi passi precipitosi nel passaggio coperto. Oates si slanciò, ma quando sboccò nella strada, l'andirivieni quotidiano era ricominciato e, tra la folla, non riuscì a scorgere l'uomo.


2 Nel tassì che li portava in Bottle Street, Grace Blount mentì con un candido sorriso: — Ma certo, era la prima volta che vedevo quell'uomo... Un certo imbarazzo si dipinse sul volto sorridente di Campion. — Quando l'avete visto, ho creduto che steste per svenire... e avete ripreso coscienza domandando: "Dov'è?". Seguì un silenzio. Dopo qualche secondo, la ragazza, che pareva aver pesato la situazione, riprese: — Mi sono comportata come una bambina. Ero terribilmente inquieta e non ho mangiato niente in tutto il giorno. Stamane sono partita in fretta, senza prendere nulla e a mezzogiorno non ho avuto tempo di pranzare. Per cui... devo avere avuto un capogiro... Ma si interruppe, cosciente della povertà dei suoi argomenti. Nondimeno Campion sembrava soddisfatto. — È pericolosissimo non mangiare — disse pontificando. — Ho conosciuto un tale che... L'ispettore, in apparenza distratto, cercava di scoprire che cosa nascondessero le uscite del suo amico; ma la ragazza, che non c'era abituata, lo interruppe chiedendogli: — Voi siete il signor Campion, vero, l'amico di Marcus? Sono venuta a chiedere il vostro aiuto. Marcus vi ha scritto, vero? Credo che vi avrà dato una impressione assolutamente falsa delle cose. Lui prende la faccenda alla leggera, ma vi assicuro che ha torto. Pronunciò queste ultime parole con tale sincerità, che i due uomini raddoppiarono l'attenzione. — Voi siete un poliziotto privato, signor Campion, non è vero? Non ho sentito parlare di voi soltanto da Marcus. Ho degli amici nel Suffolk, i Paget; sono anche amici vostri, se non sbaglio... Campion prese di botto la sua aria di beata fatuità. — Sì, sono amici che stimo moltissimo. Però... preferisco dirvi subito tutto: io non sono un poliziotto. Se voi ci tenete a conoscerne uno, eccovi qui l'ispettore Stanislas Oates, di Scotland Yard. Io non sono che un dilettante, nel miglior senso della parola, e a vostra intera disposizione. Che cosa posso fare per voi? L'ispettore, che all'improvviso accenno di Campion al suo grado si era un po' agitato, si senti più tranquillo quando la ragazza rispose gentilmente: — Scusate... Non è un affare per la polizia.


— Ne sono felicissimo. D'altronde, troverete in Campion l'uomo che fa per voi. Eccoci arrivati. Arrivederci. Oates si congedò e, mentre Campion pagava l'autista, la ragazza si guardò intorno. Si trovavano in uri vicolo chiuso vicino a Piccadilly, davanti a una sta‐ zione di polizia. La porta era sormontata dal numero diciassette. La scala... salirono tre piani, e dopo avere attraversato una piccola anticamera, si trovarono in un salotto bene ammobiliato. La giovane si sedette davanti al fuoco. Campion suonò. — Lugg ci porterà uno di quei tè sostanziosi di cui ha il segreto — disse. Un grosso uomo lugubre, la faccia pallida fornita di due enormi baffi neri, apparve sulla porta. — Lugg, la signorina non ha mangiato nulla in tutta la giornata. Potresti rimediare a questa dimenticanza? La faccia funebre si animò. — Ma certo. Potete promettere alla signorina un pasto da re. — Com'è buffo! — fece Grace quando Lugg si fu allontanato. — A conoscerlo ci si guadagna. Una volta era un ladro. Sempre la stessa storia: non ha più il fisico adatto al mestiere, è ingrassato e non può più intro‐ dursi attraverso gli spiragli delle cantine per svaligiare gli appartamenti. Sono casi pietosi... Lei gli rivolse ancora un lungo sguardo scrutatore. — Posso contare veramente su di voi? Siete voi... veramente... — Volete dire se sono un professionista serio o un mistificatore? Credete pure, sono un uomo del mestiere, quel che c'è di meglio... Gli occhi pallidi dietro gli enormi occhiali si fecero per un istante gravi e posati come quelli della signorina Blount. — Non si potrebbe essere più seri di me, credetemi. Il mio fascino idiota è del tutto naturale, ma io so anche sfruttarlo... Non sarebbe meglio che voi mi esponeste tutti i particolari?... — Levò di tasca la lettera di Marcus e riassunse la situazione: — Un vostro zio è scomparso e voi siete inquieta. Questo è l'essenziale, vero? La giovane annuì. — Non ignoro che tutto questo può apparire eccessivo: mio zio è abbastanza grande per sapersela sbrigare da sé. Tuttavia, ho il presenti‐ mento che qualche cosa non vada... Per questo ho insistito per vedere voi. Sento che ci vorrebbe in casa nostra un amico il quale non si lasciasse intimidire dai pregiudizi di Cambridge né da mia zia... — Parlatemi dei vostri parenti. Parenti lontani, vero? Grace si chinò in avanti. — Voi non potete farvi un'idea di tutti noi così, subito. Tuttavia cercherò di dipingervi tutte le persone che mi stanno intorno.


"C'è prima di tutto la mia prozia, Katherine Faraday. Non saprei descriverla, ma cinquant'anni fa era una gran dama, moglie del dottor Faraday, professore dell'Ignatius College. Si può dire che sia rimasta tale. Ha compiuto ottantaquattro anni l'anno scorso; il che non le impedisce di essere la persona più attiva di tutta la casa, che dirige ancora con molto lusso e con molta autorità, dovrei anzi dire con vero despotismo. "Poi viene suo figlio, lo zio William. Qualche tempo fa, si rovinò per un affare poco chiaro, e ha dovuto tornare sotto le grinfie materne. Lei lo tratta come un ragazzo di diciassette anni, benché ne abbia sessanta, cosa questa che allo zio non va troppo a genio... "Sua sorella, la zia Julia, seguendo le migliori tradizioni, non si è sposata e non si è mai allontanata dal focolare domestico." — Avrà una cinquantina d'anni, suppongo. — Non ve lo saprei dire. A volte la si potrebbe credere più vecchia della zia Katherine. È il ritratto vivente della classica vecchia zitella. "Viene poi sua sorella minore, zia Kitty. Alla morte del marito anche lei ha dovuto chiedere asilo alla madre, per mancanza di mezzi. I miei genitori sono morti giovani, e lei mi ha accolto in casa sua. Quando è rimasta vedova, io mi sono messa a lavorare, ma la zia Katherine mi ha chiamato presso di sé, dove vivo come una specie di dama di compagnia." — Non deve essere una cosa sempre divertente... — Bisogna adattarsi. Campion consultò di nuovo la lettera. — Ma che diamine viene a fare vostro zio Andrew in mezzo a tutta questa gente? Vedo che il suo cognome è Seeley. — Non è proprio mio zio, ma il nipote di mia zia, il figlio del suo fratello minore. Ha perso la propria fortuna nella stessa truffa che ha rovinato lo zio William ed è venuto ad abitare in casa della zia Katherine press'a poco nella stessa epoca, vale a dire una ventina d'anni fa. — Vent'anni! Non si sono dati gran che da fare in tutto questo tempo! È sorprendente! — Se devo dire la verità, non credo che siano molto capaci di lavorare. Lo zio Faraday li aveva giudicati bene, ed è per questo che ha lasciato la maggior parte del suo denaro alla moglie, benché lei fosse già molto ricca di suo. Non ho più che un punto da precisare, prima d'arrivare all'essenziale: prendete assolutamente alla lettera quello che vi ho detto della zia Katherine. "Il regime di vita della casa non è mutato rispetto a quello che lei ha stabilito verso il milleottocentosettanta. Tutto è regolato come un movimento d'oro‐ logeria. Tutti devono andare in chiesa alla domenica mattina. Ci andiamo in


automobile, una Daimler millenovecentotredici!, ma uno di noi, a turno, ac‐ compagna la zia, che esce in carrozza aperta d'estate e in carrozza chiusa d'inverno. Il vecchio Christmas, il cocchiere, ha quasi la sua età: tanto l'una che l'altro sono così celebri che, quando passano, viene fermata la circolazione per evitare che succeda loro qualche disgrazia... Dov'ero? Ah! sì... Dunque, noi viviamo là, in Trumpington Road, un po' fuori dalla città. È una grande costruzione a forma di L, un po' in dentro, all'angolo di Orpheus Lane e circondata da un gran muro." — La "Casa di Socrate". — Come lo sapete? — Era una delle curiosità di Cambridge, quando io ero studente... Ma torniamo a vostro zio. — La cosa è successa a pranzo, otto giorni sabato passato. Mi sento un po' imbarazzata... ma voi saprete capirmi. Zia Katherine tratta le persone di casa come tanti bambini irresponsabili, e naturalmente, poiché sono tutti vecchiotti e non esenti da qualche debolezza, ci sono continuamente liti e discussioni. Soltanto la zia Kitty è dolce e debole. Sua sorella, la zia Julia, quando può, la malmena. Lei tenta di trattare allo stesso modo i due uomini, che sembrano detestarla, senza per questo amarsi di più tra di loro. "C'era in aria, da una settimana, una di quelle dispute per nulla che se non scoppiano, in genere, è per la presenza di zia Katherine: perché lei non ammette che si litighi, come non permette che si suoni il grammofono la domenica o si prenda il tè alla mattina. "Eravamo a tavola, quando, improvvisamente, proprio mentre l'atmosfera cominciava a diventare irrespirabile, c'è stato, apparentemente al centro della sala da pranzo, il più terribile fracasso che io avessi mai udito... "Zia Kitty è saltata su e ha gettato un grido, lo zio William si è lasciato sfuggire una solenne bestemmia, la zia Julia ha trovato che l'occasione era ottima per svenire e lo zio Andrew ha lasciato cadere la forchetta. Allora zia Katherine si è raddrizzata sulla sua sedia dall'alto schienale; ha picchiato sulla tavola la mano ossuta e ha detto con calma: 'Siedi, Kitty. William, dovresti sapere che io non permetto che si pronuncino parole sconvenienti alla mia tavola. E imparate, una volta per tutte, che il contrappeso dell'orologio cade una volta ogni quindici anni'. Dopo di che nessuno ha detto più una parola sino al termine del pranzo." — Naturalmente, finito il pranzo — disse Campion — si saranno tutti precipitati verso l'orologio e avranno constatato che il contrappeso era proprio caduto. — Sì, e io ho notato anche una scalfittura nel legno, dove il contrappeso aveva battuto. Ho interrogato Alice, la domestica che è in casa nostra da trentacinque


anni, e lei ha confermato l'asserzione della zia. La ragazza si interruppe perché aveva visto entrare Lugg che recava il tè su un tavolinetto a rotelle, poi riprese la sua narrazione mangiando. Si era molto animata. — Lo zio Andrew è scomparso di domenica. Ora, questo è proprio l'ultimo giorno che una persona di casa nostra sceglierebbe se volesse allontanarsi senza farlo notare, perché è proprio il giorno nel quale, per così dire, zia Katherine non ci perde di vista. "Quella domenica toccava a me accompagnarla in chiesa. Come potete immaginare, ci siamo messi in moto venti minuti prima degli altri. Siccome, dopo il servizio divino, gli zii e le zie usano fare un giretto in automobile, zia Katherine torna a casa prima di tutti. "Quel giorno, invece, quando siamo arrivati in Trumpmgton Road, le zie erano già lì. Zia Katherine ne è stata contrariata, perché è persuasa che le sue figliole traggano un certo giovamento dalla passeggiata. Ha chiesto notizie degli zii, e Julia ha risposto che sarebbero rincasati a piedi. Zia Katherine è parsa interessata, perché, come ho detto, da circa una settimana, tutti erano in stato di aperta ostilità; ma quando ha visto che mancavano anche a colazione, si è mostrata seccatissima. "Eravamo già a metà colazione, quando è apparso lo zio William. Era molto in collera e accaldato perché aveva corso. È sembrato molto sorpreso che Andrew non fosse arrivato prima di lui. "Ha cominciato una storia confusa, asserendo che lo zio Andrew l'aveva costretto a tornare a piedi dalla chiesa, facendogli fare un giro veramente assurdo. Credo che abbia detto che erano passati attraverso il prato lungo. Naturalmente avevano discusso sulla direzione da prendere. Lo zio William che, si capisce, riversava tutta la colpa sullo zio Andrew, è stato molto reticente nei riguardi delle parole scambiate durante la loro discussione. Comunque la conclusione era stata che, affamati e infreddoliti, dopo aver camminato di pari passo apostrofandosi violentemente, si erano separati. William aveva perso la pazienza e aveva detto: 'Continua per la tua maledetta strada e vai a farti impiccare. Io andrò per conto mio!'. "Da allora non abbiamo più rivisto lo zio Andrew... Non c'è da pensare a una fuga; lui non aveva denaro, lo zio; la zia Katherine lo rifornisce col contagocce, perché sa che appena ha un po' di soldi, lui li manda al bookmaker." — Non è una buona ragione... Alle corse si può anche vincere... — Oh! non aveva vinto... Almeno negli ultimi tempi! — La ragazza proseguì con veemenza: — Vedete, zia Katherine pensa che scommettere alle corse sia una cosa non soltanto disonesta ma anche, e più grave ai suoi occhi, volgare...


Così che, per evitare scene a volte assai penose, noi facciamo di tutto per na‐ sconderle anche le più piccole scommesse dello zio Andrew. "Quando sono salita in camera sua, domenica - tutte le sere io devo preparare i letti - ho trovato sul suo tavolo due o tre buste chiuse già munite di francobollo e una lettera non terminata, che lui aveva certo interrotto sentendo la campana che chiamava i fedeli in chiesa... Non è la prova questa che aveva intenzione di tornare? Perché lasciare delle lettere appena scritte e una non ancora terminata? Io ho impostato quelle pronte e ho messo sotto la cartella l'altra. Ho notato che una di quelle lettere era per il suo bookmaker. "Il lunedì mattina, zia Katherine, cupa e severa, mi ha detto: 'Tuo zio non ha nessun senso di disciplina. Non appena arriva, pregalo di passare da me'. Ma lo zio Andrew non si è fatto vivo, e alla fine della settimana eravamo tutti molto in‐ quieti. "Zia Julia ha proposto di avvertire la polizia, ma sua madre si è scandalizzata solo al pensiero. Zio William era dello stesso parere della zia Katherine, affermando che non si poteva trattare di un caso di perdita della memoria, perché non c'erano precedenti del genere in famiglia. Si è stabilito allora di scrivere in tutti i posti nei quali poteva darsi che lo zio Andrew si fosse rifugiato, e zia Kitty ci ha stupiti affermando di avere già effettuato di sua iniziativa, ma inutilmente, un'operazione del genere... Finalmente, ieri..." Ora la ragazza parlava in fretta, gli occhi scintillanti. — Ieri sono accaduti due fatti strani. Prima di tutto è arrivato un telegramma per lo zio Andrew, e io l'ho aperto. Diceva: "Pandimiglio vince 751. Rallegramenti. Segue assegno, Syd". Siccome proveniva dal bookmaker questo telegramma non ci illuminava gran che, per cui io l'ho conservato nel cassetto della sua scrivania. "Ho aperto la lettera annunciata... non per curiosità. Pensavo che se l'assegno fosse stato poco importante, lo zio Andrew, per ritirarlo, non si sarebbe sottoposto a un colloquio tutt'altro che piacevole con zia Katherine. In caso contrario avrebbe fatto di tutto per incassare il denaro che gli spettava, visto che dai giornali doveva aver appreso la sua vincita. L'assegno mi ha fatto sobbalzare: era di circa settecentocinquanta sterline. L'ho messo nel cassetto, accanto al telegramma, sicurissima che zio Andrew sarebbe tornato prima che la giornata finisse... "Ma nel pomeriggio è successo il secondo incidente, che mi ha impressionata molto; non so perché. Un operaio è venuto a esaminare l'orologio del quale avevamo ritardato la riparazione: ma non è stato più possibile ritrovare il contrappeso... Abbiamo frugato dappertutto. Niente." — Interessantissimo... E quando vi siete decisa a ricorrere all'aiuto esterno?


— Ieri. Sono andata a trovare zia Katherine e l'ho persuasa ad affidare questa faccenda all'iniziativa di Marcus. — Ah, sì, Marcus. Che parte recita in casa vostra? Mi sembra un po' giovane, per essere il notaio della famiglia. La ragazza sorrise. — Forse, ma attento a dirglielo. In realtà il notaio di mia zia è suo padre, il vecchio Hugh Featherstone. Ma è molto in là con gli anni, e Marcus si occupa dell'andamento dello studio. — Capisco. Perché ci tenete tanto a ritrovare vostro zio? — Se devo essere franca, non ci tengo punto... voglio dire... non ci tengo dal punto di vista personale. Senza di lui la casa è più calma. Ma vorrei essere certa che sta bene. — Temete che sia successo qualche cosa più che un banale incidente? E d'altronde — soggiunse Campion con una sincerità che disarmava — c'è qual‐ cos'altro che vi preoccupa, non è vero? Ora che siamo soli, perché non dovreste dirmi chi è quell'uomo che poco fa vi ha talmente sconvolta? La ragazza trasalì e divenne rossa in viso. — Avete ragione. Ho mentito. Conosco quell'uomo. Ma vi garantisco che non ha niente a che vedere con questa faccenda... Lasciamolo da parte. Vi prego, dimenticatelo... Volete aiutarmi? Campion si alzò, e la ragazza temette che lui intendesse rifiutarle cortesemente il suo aiuto. In quel momento Lugg aprì la porta. — Un telegramma, signore — disse. — C'è risposta? Campion aprì il telegramma. — È di Marcus. State a sentire: "Puoi venire qui subito con Grace? Avvenimenti veramente terrificanti. Sarò grato tua assistenza professionale. Ti faccio preparare camera previsione tuo arrivo. Vedi giornali sera: in particolare 'The Comet'. Marcus". — Che cosa sarà accaduto? Dio mio, che cosa sarà accaduto? — Non rispondere, Lugg. Fai un salto giù e torna con "The Comet". — Ho l'ultima edizione speciale in cucina. Torno subito... Grace e Campion lessero insieme: IL NIPOTE DI UNO SCIENZIATO BEN NOTO, ASSENTE DAL PROPRIO DOMICILIO DA DIECI GIORNI TROVATO MORTO NEL FIUME CON UN PROIETTILE NEL CRANIO Cambridge, giovedì.


Dal nostro corrispondente speciale. - Il corpo di un uomo, con i piedi e i polsi legati e la testa forata da un proiettile, è stato ripescato stamane nel fiume Cam, vicino alla piscina dell'università. È stato identificato nel signor Andrew Seeley, nipote del compianto dottor Faraday, del "St. Ignatius College". Il signor Andrew Seeley era assente dal suo domicilio in Trumpington Road da dieci giorni. La polizia della contea non ha ancora deciso se si rivolgerà a Scotland Yard per chiarire quello che potrebbe anche essere uno dei più impressionanti misteri dell'anno. La scoperta del corpo, che noi siamo stati i soli a rendere nota nelle nostre precedenti edizioni, è stata compiuta da due studenti indiani dell'università.


3 — Se volete fermare qui, io scenderei. Campion, docile, rallentò e guardò con curiosità la grande casa che sorgeva dall'altra parte della strada; dal punto in cui si trovava, la si vedeva quasi completamente attraverso il cancello che chiudeva il viale del parco. L'edificio era immerso nell'oscurità, salvo un semicerchio di luce al di sopra dell'ingresso principale; tuttavia, nonostante l'ora avanzata e il crepuscolo nebbioso, si poteva distinguere ancora bene la linea generale della sua architettura e qualcuno dei particolari. Costruita all'inizio del secolo scorso, la casa era spaziosa, a forma di L, con un frontone alto e bello. Ma le finestre strette e i muri coperti dalle piante rampicanti le conferivano un'aria cupa. In un angolo del prato c'erano dei cedri che stagliavano la loro sagoma fantastica contro il cielo. — Non volete accompagnarmi da Marcus? — No, preferisco non farmi aspettare; qui c'è sicuramente bisogno di me... Arrivederci, e grazie per essere venuto. La ragazza saltò giù dall'automobile prima che Campion potesse trattenerla. L'investigatore aspettò che lei fosse entrata in casa, poi si diresse verso la città. Una nebbia densa, venuta dalle paludi, copriva tutta la vallata. La pesante macchina si apriva a stento il passaggio attraverso le strade lugubri e deserte. Un vago sentimento di delusione si impadroniva a poco a poco di Campion: lui non ritrovava la Cambridge del tempo in cui era studente: la città che aveva conosciuto era diventata un freddo agglomerato medioevale, e quasi tutti gli architravi di pietra scolpita sormontavano porte chiuse. A Soul's Court, rivide la piccola piazza ben tenuta, anch'essa oscura, benché tutte le case fossero abitate. Campion si fermò davanti al numero due, scese dal‐ l'automobile e suonò. Passi pesanti fecero tremare il pavimento. Quando la porta si aprì, lui fu accolto dall'odore particolare delle case comode e ben tenute, gradevole miscuglio di mobili lustrati, di calore e di tabacco. La domestica che l'introdusse era una donna già matura, magra e austera, che non aveva altro segno di civetteria oltre la cuffia del paese, ricamata e inamidata. La donna lo accompagnò nella stanza dove si trovava il suo amico. Marcus Featherstone aveva ventotto anni circa ed era fortemente caratterizzato dalla sua età e dalla sua educazione. Alto di statura, portava con ricercatezza un abito di taglio perfetto, ma assai semplice, e si sarebbe detto che lui avesse


scompigliato appositamente l'ordine dei suoi capelli ondulati, di color rosso bruno. Secco e nervoso, rimaneva un bel ragazzo nonostante i suoi sforzi per invecchiarsi; in quel momento, nascondeva visibilmente un reale sgomento dietro un'espressione di vaga superiorità. — Sono felice di vederti, Campion. Prendi qualcosa? Fece un cenno verso il tavolo. Parlava a scatti, con una specie d'attesa timorosa che non andava per niente d'accordo con le sue maniere. — Ho lasciato la signorina Blount alla "Casa di Socrate", Marcus. I miei complimenti. È proprio deliziosa... Campion si mise a mangiare qualche pasticcino, servito dal suo amico con una raffinata cortesia conforme a tutte le più complicate e rigorose leggi del‐ l'etichetta. Accettò poi una sigaretta cerimoniosamente offerta. Soltanto dopo essersi alzato, con un sorriso mondano sulle labbra e col tono della più banale conversazione, disse: — Un discreto numero d'assassini, per la stagione, ti pare? — Sei sempre lo stesso, Campion! Marcus si permise un breve sorriso: ma appena lui e Campion furono passati nel sobrio studio, caratteristicamente cambridgiano, il suo volto mutò e tradì la preoccupazione dell'uomo che deve affrontare avvenimenti imprevisti. — Capisci, Campion? Il brutto della faccenda, per quel che mi riguarda, sta nel fatto che vi è immischiata Grace... — Già... capisco... Raccontami tutto. — Ho avuto notizie della catastrofe nel pomeriggio. La signora Faraday aveva mandato a chiamare mio padre, che però è assente. Sono corso là in sua vece, e ho trovato la casa sottosopra. "La signora Faraday, beninteso, dirigeva tutto, come il solito. Quella donna sarebbe uno straordinario soggetto di studio per te, Campion! In salotto c'erano due ispettori di polizia che si agitavano come due garzoni macellai a un ballo festivo. "Nel complesso, ecco come stanno le cose: l'università, come tu sai, si apre mercoledì prossimo, ma durante le vacanze offre sempre alloggio a qualche studente indiano. Due di questi, che cercavano degli insetti rari lungo il fiume, hanno trovato il corpo sulla 'Riva del Salice', un po' a monte della piscina; era rimasto impigliato tra le radici di un albero, forse già da parecchi giorni. Il tempo è stato orribile, e, d'altronde, nessuno viene da queste parti in questo periodo dell'anno. I due studenti hanno dato l'allarme e la polizia si è precipitata sul luogo. Il cadavere è stato trasportato nella sala mortuaria del cimitero; nelle tasche dei suoi abiti si sono trovati un orologio con inciso il suo nome e un portafoglio contenente un biglietto da visita ancora leggibile. "La famiglia è stata avvisata e William Faraday si è recato a identificare il


corpo. La cosa più terribile è stata che sua madre ha insistito per accompagnarlo. Lei è rimasta nell'auto ad attendere, e William si è recato alla polizia per fare la sua deposizione. Soltanto al loro ritorno abbiamo saputo della rivoltellata. Sino a quel momento avevamo creduto realmente che Seeley si fosse annegato." — Che cos'è accaduto esattamente? — È stato ucciso con una pallottola che gli ha attraversato la testa. L'ho constatato io stesso: il colpo è stato sparato a bruciapelo. C'era da dare alla cosa una spiegazione molto semplice... Disgraziatamente, il corpo aveva i polsi e piedi legati e l'arma non è stata ritrovata. Il capo della polizia della contea, un amico di mio padre, mi ha lasciato capire che non ci sono dubbi: si tratta di assassinio. Campion parve manifestare un po' d'ironia e accese una sigaretta. — Ebbene, eccomi qui, Marcus. Bada che io non ho. nessun titolo ufficiale... Comunque farò quel che potrò. Che cosa ti aspetti esattamente da me? — È molto delicato... Avremo bisogno di una persona di fiducia... dallo spirito largo, penetrante, conciso... Insomma, perdona questa espressione ridicola, di un vero gentiluomo. Per essere sincero, mio padre ha quasi ottant'anni e non può servire gran che; quanto a me, sono così sconvolto... — Vedo, vedo... Sempre il mio cavallo di battaglia: voglio dire, la parte dell'uomo buono in tutte le salse!... La polizia sarà contenta!... E ora passiamo al lato familiare della faccenda. Le cose si mettono male per lo zio William, vero? Marcus aveva afferrato le molle e si accaniva contro un pezzo di carbone notevolmente duro. Non pensava più a fare l'uomo superiore. — Se non ti conoscessi, Campion, non ti parlerei certo a cuore aperto. Be', la famiglia è quella che mi spaventa di più. Queste parole ebbero un suono sinistro. — Vorrei che tu capissi... È spaventoso... Tutte le persone che abitano sotto quel tetto sono in ritardo di quarant'anni; hanno tutti il temperamento vigoroso e lo spirito debole; tutti, fuorché la vecchia Katherine. Vivono come attendati in quella grande casa simile a un mausoleo, tiranneggiate da una delle più sorprendenti personalità che io abbia mai incontrato. Non c'è via di sfogo... non soltanto per i loro odii rintuzzati e le loro meschine gelosie, ma neanche per i loro desideri e i loro impulsi normali. La vecchia tiene i cordoni della borsa e tutti dipendono da lei. In un simile ambiente, e questo pensiero mi fa orrore, tutto è possibile... — Vuoi dire che sei certo che il colpevole è uno di loro? — È terribile... Andrew non è stato neanche derubato. Se soltanto gli avessero sottratto il portafoglio, o se fosse lecito pensare a un incidente... — Perché l'avrebbero assassinato? Tutto considerato, non era che un vecchio


senza importanza, come mille altri del suo genere, e non aveva denaro. — Qui sta infatti tutto il problema. È vero che c'è l'assegno del bookmaker, ma il medico legale afferma che il corpo è rimasto nell'acqua per lo meno una settimana... A parte questo, non gli si conosceva che qualche debito insignificante... Insomma, io non vedo proprio nessun movente. — Se si eccettua che, alla morte della vecchia signora, meno saranno gli eredi e più grosse risulteranno le parti del bottino. — Nemmeno questo è vero!... Sia detto fra noi, benché io sia convinto che tutti lo sanno, ultimamente la signora Faraday ha modificato il suo testamento. Secondo le nuove clausole, Andrew Seeley, nipote acquisito, non avrebbe ereditato niente. Lui si sarebbe ridotto a morire di fame o a vivere della pro‐ blematica carità dei suoi cugini. D'altronde la colpa sarebbe stata tutta sua. Bada che nessuno di quella famiglia è molto seducente, ma io avrei fatto parti‐ colarmente a meno di avere tra i miei clienti quell'ometto gracile, acido e sconclusionato!... — E che cosa pensi di Julia? — domandò Campion, stupito della tirata violenta dell'amico. — Non sono mai riuscito a stabilire se sia capace d'un sentimento diverso dalla malevolenza... Ma, date le circostanze... dato che è stata vista tornare in automobile dalla chiesa... sarebbe assurdo immaginare... — E allora scartiamo Julia. — Un fatto è certo: William è stato l'ultimo a trovarsi con la vittima, e, se fosse stata rintracciata l'arma, lui sarebbe sicuramente già in prigione... Marcus si raddrizzò. Si udirono nel corridoio dei passi pesanti. Apparve la domestica: recava, con l'aria di disapprovare tutto quell'andirivieni, un biglietto di visita su un vassoio. Dopo averlo esaminato, Marcus lo tese a Campion, che lesse: WILLIAM FARADAY "CASA DI SOCRATE" Trumpington Road CAMBRIDGE e nel verso: "Vi sarei molto grato se poteste accordarmi qualche istante". — Fai entrare il signor Faraday — disse Marcus. Il visitatore entrò, tozzo e obeso, con uno smoking passato di moda. Cinquantacinque anni circa, volto roseo, due occhietti vivaci e golosi, capelli d'un bianco giallastro e un paio di baffi che, pur essendo tagliati alla foggia militare, non ottenevano l'effetto desiderato. I guanti bianchi calzati sulle mani


grassocce e le scarpe di vernice completavano quell'eleganza da vecchio ganimede. Il nuovo venuto attraversò la stanza a grandi passi e si servì degli occhiali appesi a un largo nastro nero per squadrare Campion, che salutò con condiscendenza quando gli fu presentato. Dopo di che, senza occuparsi più di lui, si volse a Marcus ed esclamò: — Il caro oggetto dei vostri pensieri è rientrato adesso adesso. Mi ha lasciato supporre che avrei potuto trovarla in casa, stasera, ed è per questo che sono venuto. Grazie... Si sprofondò nella poltrona che Marcus gli aveva additato e disse a voce alta, rivolgendosi a Campion, che aveva fatto il gesto di ritirarsi discretamente: — No, no, signore, restate pure... Non ho nulla di segreto da dire. Sono venuto per parlare di questo scandalo ripugnante. In qualunque altra situazione, quel vecchio signore sarebbe stato comicissimo, ma si sentiva che dietro le sue spacconate c'era lo spavento. — È una brutta faccenda, proprio una brutta faccenda... Ci voleva proprio Andrew per fare una cosa simile! — soggiunse con improvviso furore. — Non ha saputo nemmeno andarsene da questo mondo senza crearci un mucchio di noie!... Ma vediamo un po', giacché vostro padre è assente, d'altra parte, vero? comincia a farsi un po' vecchio, vediamo un po': che cosa avete deciso di fare? "Per quanto mi riguarda, ho rivelato alla polizia tutto quello che sapevo: la pura verità... Il signor Campion è al corrente?... "Sono stato fermato sulla porta della chiesa dalla bella signorina Berry, con la quale ho scambiato qualche parola. Quell'idiota di Andrew ne ha approfittato per mandare a casa l'automobile. Se non avesse fatto questa sciocchezza, saremmo rincasati in macchina, e non sarebbe accaduto niente... Comunque, io sono stato trattenuto alla polizia per un'ora, e quei mascalzoni di poliziotti non mi hanno risparmiato delle obiezioni, scegliendole spesso tra le più stupide. Sembrava trovassero strano che due uomini della nostra età si fossero messi a litigare per stabilire quale fosse la strada più corta per tornare a casa. Ma lasciamo andare... Questa sera sono venuto qui per tre ragioni, Marcus. "Anzitutto io non ho autorità in materia, ma mi pare che voi dovreste consigliare a Grace di venire momentaneamente ad abitare in città, in casa di quella sua deliziosa amica americana. Attualmente la 'Casa di Socrate' non è un focolare che le si addice, e se voi siete della mia opinione, prendete sin da domani le misure necessarie. "Stabilito questo, ci tengo a dirvi che non ho potuto prevenire la polizia o, per lo meno, ho tentato di farlo, ma mi hanno tagliato la parola in bocca, dell'errore in cui loro cadevano circa l'ora della morte di Andrew. E tuttavia è una cosa importante, vero?"


— Molto importante, infatti — disse Campion. — Ebbene, la polizia immagina che Andrew sia morto, o che, in ogni caso, sia stato gettato nell'acqua, all'una e dieci minuti di domenica. E questo perché l'orologio era fermo proprio a quell'ora. Be', se mi avessero dato ascolto, saprebbero che quell'orologio segnava sempre l'ora a suo modo. Era guasto ed era sempre stato così. Non riesco a capire perché l'avesse con sé proprio quel giorno, dato che non se ne serviva più da molti anni. — E voi siete sicuro che Andrew avesse in tasca quell'orologio e non un altro? — domandò Marcus. — Assolutamente sicuro. L'ho riconosciuto quando me l'hanno mostrato. D'altronde, c'era il suo nome inciso nella cassa. Si trattava di un regalo offer‐ togli, con molti complimenti, dalla società che aveva inghiottito la sua fortuna, senza contare la mia! Gli era costato caro quell'orologio, credetemi! Potete ca‐ pire che non perdevo mai l'occasione di ricordarglielo!... Ma veniamo alla cosa più seria. Il cugino George... non ne ho parlato ancora ad anima viva... Non è cosa che faccia piacere, accusare un parente, per quanto, grazie a Dio, molto lontano! D'altra parte mia madre non tollera neanche che si pronunci il nome di quel briccone in sua presenza... Vi prego, anzi, di essere prudenti su questo argo‐ mento: mia madre ha un carattere dispotico e non mi piace contrariarla... Ci tengo dunque a che lei ignori che vi ho messi sulla pista... I due uomini, attentissimi, non si muovevano. L'altro ripeté e completò il nome: — George Makepeace Faraday. Figlio di un fratello dissoluto di mio padre, e, dalla morte di quest'ultimo, fonte di seccature e di noie per la famiglia... — Ma non ne ho mai sentito parlare — disse Marcus, disorientato. — Ah! ah! Vedete, anche le nostre vecchie, rispettabili famiglie hanno le loro pecore rognose!... Vostro padre deve conoscerlo. Quest'uomo si è trovato im‐ mischiato in una faccenda scandalosa, non so bene di che genere. Andrew non ne sapeva più di me. E sono certo che Kitty e Julia siano l'una troppo scervellata e l'altra troppo perfida per saper conservare a lungo un simile segreto. Ma mia madre lo conosce. "Soltanto dopo il mio ritorno a Trumpington Road, dopo che quella bestia di Andrew mi ebbe ridotto alla miseria, mi accorsi delle visite che quel bandito vi faceva, probabilmente quando il suo portafoglio era vuoto, e il più delle volte ubriaco da fare ribrezzo... Non so che cosa si tramasse durante quei colloqui, ma lui rimaneva chiuso generalmente per mezz'ora con mia madre, dopo di che entrambi apparivano arrabbiati come due galli da combattimento. A furia di spacconate e di urli, lui doveva riuscire nel suo scopo, che era di ricattarla o di mendicare vergognosamente... Nondimeno io non sarei voluto essere al suo posto e mi domando ancora come potesse riuscire."


Marcus intervenne. — Va bene, signor Faraday; ma anche ammettendo che il cugino George non sia... una persona rispettabile, che cosa può indurvi a pensare che abbia ucciso il signor Seeley? — Era in casa nostra il giorno prima del delitto — esclamò trionfalmente William. — Me ne ricordo bene, perché il contrappeso dell'orologio è caduto durante il pranzo, incidente sgradevolissimo! George ha fatto la sua apparizione qualche minuto più tardi e, prima di andarsene, ha avuto un lungo colloquio con mia madre, in salotto. Il giorno seguente non aveva ancora lasciato Cambridge. L'ho visto mentre andavo in chiesa: era già ubriaco alle undici del mattino. Speriamo che tutto ciò non venga fuori durante l'inchiesta... È terribile avere un simile parente; un individuo ventruto, mal rasato, che gira per la città con la bombetta unta e bisunta e con un abito lucido per l'uso, insieme con un vero vagabondo. Campion mostrò segni d'interesse. Qualche cosa in questa descrizione aveva fatto sorgere in lui un ricordo quasi cancellato. — Dicevate, signor Faraday, che vostro cugino beve molto... — Come una spugna. E questo miserabile ha il coraggio di portare ancora una cravatta coi colori dell'Ignatius College. L'espressione di Campion era adesso di viva curiosità. — Ha forse un viso rosso e gonfio, occhi azzurri, vivaci, una cert'aria di decenza e una voce grave con inflessioni di uomo educato? Statura un metro e settanta circa, molto grosso? — Parola d'onore, siete sorprendente! Ma sì, è proprio George Faraday quello che mi descrivete, specie per quel che riguarda quella "cert'aria di decenza". Marcus sembrava così sorpreso che Campion non ebbe il coraggio di rivelargli la fonte della sua sedicente chiaroveggenza e riprese la sua maschera di beatitudine. Lo zio William aveva l'aria inquieta. — A voi niente deve sfuggire, signor Campion. Campion stava per rispondere ma poi si limitò a domandare: — George Faraday è stato rivisto a Cambridge? — No, nessuna traccia di quella canaglia... Naturalmente — proseguì con aria di dubbio — non vedo perché dovrebbe essere sospettato più di uno qualunque di noi, dell'assassinio di Andrew. Io mi sto ancora chiedendo perché qualcuno si sia voluto sbarazzare di lui... a meno che non sia stato per non vederselo più d'attorno. Ma in questo caso, bisognerebbe cercare il colpevole dappertutto, perché nessuno poteva soffrirlo... Un seccatore nato. Appena ha avuto del danaro lo ha perso, e il mio per soprammercato... "Marcus, ormai ne ho dette abbastanza. Disponete di queste informazioni, ma,


per carità, cercate di non chiamarmi direttamente in causa. Spero di vedervi a casa nostra, domani, insieme col signor Campion." Marcus l'accompagnò. Mentre stava per uscire dalla casa, William l'afferrò per il bavero e, alzandosi fino al suo orecchio, mormorò: — Tornerò forse da voi tra poco, amico mio; ho bisogno dei vostri consigli... Un affaruccio senza importanza. Niente d'urgente... Quando Marcus rientrò nel proprio studio, Campion meditava guardando il fuoco. — Ebbene, mio caro, bisogna che ti dica bravo per l'affare del cugino George... Sono ancora sorpreso. — Preferisco dirti tutto. Ho visto quell'individuo una volta; somiglia un po' a William e perciò ho indovinato. Tu non avevi mai sentito parlare di questo cugino George? Marcus esitò. — Non ignoravo la sua esistenza: ed è stata proprio Grace a parlarmene. Campion l'osservò pensieroso: l'argomento era delicato... — Credi che ci sia una ragione che consigli alla signorina Blount di fare un mistero di questa faccenda? — No, certo. Perché mai? Sono sicuro che non hanno scambiato dieci parole in tutto. — Sospirò con sollievo. — Ringraziamo Dio. Come hai potuto notare, Seeley e William non andavano gran che d'accordo... Ma questo briccone che viene non si sa da dove, cambia un po' la situazione e libera in parte il secondo dai sospetti, non ti pare? Tutto considerato, se non c'è nessuno che apparentemente tragga profitto da questa morte, la persona di cui si può pensare più ragionevolmente che abbia fatto il colpo è proprio quel vagabondo. Ma Campion, poco convinto, si poneva alcune domande precise e senza risposta. "Se George Faraday è l'assassino, perché si è divertito a seguire l'ispettore Oates fino al mausoleo di Lillyput? E che cosa voleva dirgli? E, cosa ancora più straordinaria, perché è scappato alla vista della signorina Blount, e, finalmente, perché quest'ultima ha fatto finta di non conoscerlo?"


4 Campion non era mattiniero: quando, il giorno seguente, scese in sala da pranzo, vide che Marcus lo aveva preceduto e non faceva colazione da solo. Il suo atteggiamento quasi allegro e l'ora insolita di quella visita stupirono Campion. L'investigatore vide una piccola donna con gli occhi vivi e i capelli rossi, che lo fissava maliziosamente al di sopra della tazza di caffè. — La signorina Ann Held, Campion. Ann, ecco qui il grand'uomo che ci salverà tutti. — Oh, molto lieta! — disse la giovane educatamente. Aveva poco più di venticinque anni; benché non fosse proprio una bellezza, bastava che si animasse un po', per piacere. Qualunque rigidezza cadeva davanti alla sua disinvoltura da americana. — Ho letto i giornali, stamane, e sono venuta a chiedere a Marcus se posso in qualche modo essere utile a Grace. Non ha telefono e ho pensato che la famiglia sarebbe più contenta se nessun estraneo si recasse in visita alla "Casa di Socrate", in questo momento. — Stavo spiegando alla signorina Ann che le sarei molto grato se volesse prendere con sé la sua amica, fino alla fine di questo incubo. William Faraday non ha avuto una cattiva idea... Campion si astenne da qualunque commento; la sollecitudine dello zio William gli era apparsa poco consona alla sua natura tanto evidentemente egoista. — Ho paura soltanto che Grace rifiuti — disse la signorina Held. — Comunque, tenete presente che io sono a sua completa disposizione. Proprio in quel momento, qualcuno apri la porta senza bussare e Grace apparve sulla soglia. Era livida e sembrava stesse per svenire. Ann la prese per la vita e la sostenne fino a una poltrona nella quale la nuova venuta si lasciò cadere senza forza. — Che cosa c'è, piccola cara?... Che cos'è accaduto?... Che hai?... — Nulla, grazie... è... è la zia Julia!... Marcus, che stava versandole un po' di caffè, si arrestò di botto: — La zia Julia? — È morta! — concluse Grace mettendosi a singhiozzare. Ci fu un silenzio che permise agli altri di rimettersi dal colpo. Ann per prima, col suo spirito pratico, formulò la deduzione più semplice: — Poveretta... Tutte queste emozioni devono averle dato un colpo al cuore...


— No, è stata avvelenata... almeno credo. È la zia Katherine che mi ha mandata qui ad avvertire. Improvvisamente la stanza parve molto fredda. Campion, che non conosceva Julia ed era quindi il meno commosso, reagì quasi subito. — Vi sentite abbastanza forte per fornirci particolari? — domandò con simpatia. Grace si dominò e si asciugò gli occhi. — Non so quando la cosa sia avvenuta; durante la notte, probabilmente, o stamattina presto... Alle sette, quando Alice è andata a svegliarla, la zia dormiva così profondamente che la domestica non ha insistito. Alle otto e mezzo le ho portato la colazione e ho visto subito che stava male: rantolava e le sue pupille erano dilatate. Ho portato via il vassoio e ho mandato il figlio del cocchiere a chiamare il dottor Lavrok, che è arrivato in ritardo: non gli avevano spiegato che si trattava di un caso urgente, e si era fermato lungo la strada per visitare un altro malato. In breve, quando è entrato nella stanza della zia Julia, alle nove e mezzo, lei stava morendo. Vicino al suo letto c'eravamo io e la zia Kitty... "Lei non ha pronunziato parola, né pareva riprendere conoscenza. Il rantolo poi è cessato ed è stato tutto. La zia Katherine non sapeva ancora nulla. Non si alza mai prima delle undici, e noi abbiamo aspettato ad avvisarla perché non ci siamo resi conto che lo stato della zia Julia era grave..." — Che cosa vi ha suggerito l'idea dell'avvelenamento? — L'atteggiamento del dottore. Me ne sono accorta appena è entrato nella stanza. Tu lo conosci, Marcus. Non è il vecchio dottor Lavrok, quello ormai viene a casa nostra solo per la zia Katherine, ma suo figlio, il minore. Ha dato un'occhiata a Julia, le ha esaminato gli occhi, e si è affrettato a far uscire la zia Kitty che era in uno stato spaventevole. Poi, senza molta delicatezza, mi ha sottoposta a un vero interrogatorio. Alice è venuta a chiamarci per condurci dalla zia Katherine, che chiedeva di noi, e il dottor Lavrok non si è deciso a uscire dalla stanza se non dopo aver messo la domestica di guardia davanti alla porta, con l'ordine di non lasciare entrare nessuno. Poi siamo andati nella camera della zia Katherine che aveva saputo tutto da Kitty. Il medico ha espresso chiaramente la propria opinione. Lei è stata a sentirlo, molto calma; dopo di che, quando il dottore ha dichiarato che era suo dovere fare immediato rapporto al coroner, mi ha mandata qui ad avvisare Marcus... Lo zio William deve averle parlato di voi, signor Campion, perché lei ha soggiunto che sarebbe felice se voleste accompagnarci. I due uomini si allontanarono per prepararsi a uscire. Grace si rivolse all'amica: — Ann, sono sicura che la zia Julia non si è uccisa. Non era di quelle che prendono soluzioni di questo genere. E ieri sera, prima di


coricarsi, si è raccomandata di badare che Elle, la cuoca, si occupasse meno di quello che non la riguardava, e facesse delle salse un po' più mangiabili. Quindi, ti supplico, resta fuori da questa brutta faccenda. — Ti proibisco di continuare. Non crederai mica che ti pianti in asso proprio adesso... La mia casa è anche tua... Le due ragazze raggiunsero i due uomini e presero posto con loro nell'automobile di Campion; Ann fu accompagnata a casa e gli altri tre non aprirono bocca fino a quando non giunsero in Trumpington Road. La domestica che li ricevette aveva l'aria sconvolta e si vedeva che aveva pianto. — La signora Faraday non è ancora scesa, signorina. Ha detto di aspettarla nel salottino. — Bene, Alice. Grazie... Il vestibolo era vasto e buio, i tappeti persiani attutivano il rumore dei passi. Lo zio William venne a salutarli con una cortesia un po' affettata e li accompagnò nella stanza dove la famiglia passava la maggior parte della giornata. Due grandi finestre si aprivano sul prato, e certo avrebbero lasciato entrare molta luce se le tende fossero state scostate. Da una delle poltrone davanti al camino si alzò una creatura scialba e incartapecorita che sembrava molto vecchia. Aveva gli occhi e la punta del naso, sola parte del suo viso che non fosse rugosa, molto rossi. Tutta la sua eleganza si riassumeva in certe increspature di pizzi intorno al collo e alle maniche del vestito nero, e in un orologio d'oro appeso con una spilla a forma di nodo sul petto scarno. Tutto ciò si accordava con le sue maniere timide. La zia Kitty strinse la mano di Campion e si rivolse a Marcus con le lacrime nella voce: — Oh, ragazzo mio... che disgràzia... Povera Julia, ieri così piena di salute e di forza... e oggi... — Su, su Kitty — l'interruppe William. — Tutti noi sappiamo che questa morte è terribile, ma niente ipocrisia!... Anch'io sono sconvolto, anche addolo‐ rato, perché, in fin dei conti, una sorella è una sorella. Ma lei aveva veramente un carattere odioso! — William!... — Io le ho sempre detto in faccia che cosa pensavo di lei. Tutto considerato, non era che una vecchia arpia insopportabile e faceva la coppia con Andrew. Senza di loro, avremo finalmente un po' di tranquillità. Riconoscilo... — Non permetto che tu la diffami così, quando non è ancora sepolta. Che cosa diverrai, tu, William, se sei miscredente? È una cosa alla quale preferisco non pensare... Lo zio William divenne livido e sbottò: — Me ne infischio della tua opinione,


e non ho mai potuto sopportare l'ipocrisia. Nega, se puoi, che lei ti faceva fare una vita infame. Nega che era maldicente, gelosa e che inventava sempre qualche cosa di nuovo per tormentare me e Andrew. Si teneva il "Times" in camera fino alle tre del pomeriggio, non chiudeva mai una porta quando passava e occupava il tempo dicendo male di questo e di quello... Di fronte a queste ingiurie, la zia Kitty, che aveva già fatto uno sforzo sovrumano sui propri nervi, si accasciò su una sedia, poi si dondolò a destra e a manca ridendo come un'isterica e piangendo nello stesso tempo, mentre suo fratello urlava più forte di lei per cercare di farla star zitta. Quando il baccano fu al colmo, si aprì la porta e la madre apparve sulla soglia. Due secondi dopo si sarebbe sentito volare una mosca. Katherine Faraday personificava la maestà e aveva un aspetto imponente. Portava allegramente i suoi ottantaquattro anni; era molto piccola ma stava diritta, con la testa alta, e le pieghe del suo abito di seta ricadevano rigide intorno a lei. Stringeva in una mano un bastoncino nero e sottile e nell'altra recava una tazza e una sottocoppa di porcellana azzurra. I suoi occhi penetranti giravano lenti sui presenti. — Buongiorno — disse, con voce dal timbro giovanile. — William, è proprio necessario infuriarsi così? Devo ricordarti che c'è una morta in casa? Ci fu un silenzio imbarazzante. Poi Marcus le andò incontro e fu accolto con un sorriso. — Sono lieta di vedervi. Suppongo che vostro padre non sia tornato. Avete portato il signor Campion? L'investigatore venne presentato con tutte le formalità richieste dall'etichetta. — Tra poco chiederò a voi due di volermi accompagnare in camera mia. Ma poiché siete riuniti tutti qui e io ho già interrogato i domestici, vorrei avere certe spiegazioni... Chiudete la porta, Marcus... Ho scoperto questa tazza sotto il letto di Julia. Sembra che abbia contenuto del tè. L'ho scorta sollevando col bastone la coperta che pendeva sin quasi a terra e Alice l'ha raccolta. La zia Kitty, che piangeva silenziosamente nel fazzoletto, scoppiò di nuovo in singhiozzi. — È colpa mia... Sono stata io a preparare il tè! Sua madre non si mosse e nessuno osò dire una parola. Kitty continuò umilmente: — Sì, Julia si lamentava che qui al mattino non si bevesse tè, e an‐ ch'io ero abituata a prenderne una tazza quando era vivo il mio povero Robert. Allora lei aveva suggerito... o forse sono stata io... che non ci sarebbe stato nulla di male se io avessi comperato una teiera e una macchinetta a spirito per preparare il tè prima che Alice recasse l'acqua calda. Sono due anni che facciamo


così. Tutte le mattine, in veste da camera e in pantofole, io andavo a portare a Julia la sua tazza di tè. Stamane, quando l'ho vista, stava benissimo. Oh, mamma! Se lei ha versato qualche cosa nel suo tè, non me lo perdonerò mai... mai... La vecchia le lanciò uno sguardo sdegnoso e pieno di stupore. — Grace, mia cara, riaccompagna tua zia in camera sua, e se il dottor Lavrok è ancora qui, pregalo di darle un calmante. Vai, Kitty, quel che conta ora non è la faccenda di quel tè preso di nascosto... — Si rivolse agli altri. — Marcus, occupatevi voi di quella tazza; abbiatene cura... Grazie, signor Campion, il vostro braccio, se non vi spiace. William, tu rimarrai qui fino a quando non ti farò chiamare.


5 La strana processione si svolse lentamente lungo il corridoio che conduceva all'ala sud, al salotto della signora Faraday. La stanza in cui entrarono si staccava nettamente dalla pesantezza vittoriana del resto della casa. — Mettete lì quella tazza, Marcus. Venite, signori... E ora — continuò rivolgendosi a Campion — permettete che vi guardi... Voi non somigliate gran che alla vostra vecchia, cara nonna, ma c'è lo stesso una certa aria di famiglia... Campion arrossì. La botta l'aveva raggiunto; un sorriso errò per un momento sulle labbra della vecchia signora. — Ma torniamo a questa orribile faccenda: se ho capito bene, Marcus vi ha chiesto di assisterci. Se non vi dispiace, vorrei che voi agiste per me personalmente. Vi farò preparare una camera qui, e lo studio Featherstone riceverà istruzioni per versarvi cento sterline qualora voi rimaneste meno di un mese al mio servizio... Non protestate. Farete sempre in tempo a rifiutare. "Io ho ottantaquattro anni. Capirete quindi come abbia bisogno di tutte le risorse del mio cervello e dell'energia degli altri per salvaguardare me stessa e i miei in circostanze tanto critiche. Devo anche evitare emozioni come la collera, il dolore, l'abbattimento, tutte cose che la mia debolezza fisica mi impedirebbe di sopportare. Vedete? La presenza di una persona intelligente in questa casa è necessaria, in quanto, e voi non lo ignorate, i miei poveri ragazzi non sono stati dotati molto generosamente al riguardo." Tacque e li guardò uno dopo l'altro con una tale tranquillità, che per un momento parve essere una creatura sovrumana. — Insomma — disse Campion, levandosi gli occhiali — mi chiedete di fare da cuscinetto tra voi e i nuovi urti che ragionevolmente possiamo aspettarci? La signora gli diede un'occhiata penetrante. — Avete un'aria molto intelligente — disse. — Emily ha ragione. Premesso questo, vi dico che non ho niente da nascondere alla polizia; anzi, sarò felice di collaborare. Tuttavia c'è la questione della stampa: i giornalisti ci assediano già. Credo che non sarebbe saggio negare loro qualche informazione. Se ce li mettiamo contro, inventeranno particolari assai peggiori di quelli che potrebbero spigolare qui. Ma, beninteso, io non ho nessuna intenzione di riceverli personalmente e non voglio che William parli loro. Ecco dunque una prima incombenza per voi, Campion. "Lo scopo principale della vostra attività, però, dovrà essere, naturalmente, la


scoperta del colpevole. E in questo campo, desidero essere tenuta al corrente di quanto scoprirete giorno per giorno. Non perdete di vista che noi abbiamo bisogno di essere protetti, e se questi delitti, come tutto sembra indicarlo, sono compiuti da qualcuno della casa, nessuno di noi può vivere tranquillo. Infatti, a meno che non si arrivi rapidamente a una soluzione, non ci rimane che attendere la prossima vittima." Tacque e i due giovani rimasero immobili, soggiogati. Poi zia Katherine si rivolse a Marcus. — Non voglio aspettare il ritorno di vostro padre per prendere le mie disposizioni. Ho calcolato stamane che voi avete quasi trent'anni; se un uomo non merita di assumere delle responsabilità a questa età, non è più recuperabile. Ieri ho avuto un breve colloquio col figlio del mio vecchio amico, il capo della polizia della contea. Mi ha promesso di mettere sottosopra il mondo per chiarire il mistero della morte di Andrew. Scotland Yard interverrà quasi certamente... Ma quello che ci preoccupa di più in questo momento, è la morte della povera Julia. "Il dottor Lavrok è convinto che si tratti di suicidio. Ha anzi la sua piccola teoria in proposito: Julia ha ucciso suo cugino, poi, presa dal rimorso, si è data la morte. Ma soltanto uno sciocco senza immaginazione e completamente all'oscuro del carattere dei due interessati potrebbe prestare fede a un'idea come questa." Campion si chinò in avanti. — Signora Faraday — disse timidamente — perché scartate a priori l'ipotesi del suicidio? La vecchia signora sospirò. — Julia e Andrew si detestavano; e se fosse stato quest'ultimo a uccidere mia figlia e ad attentare poi ai suoi giorni, non ne sarei molto sorpresa. Ma Julia si aggrappava all'esistenza e non aveva né il fisico né l'occasione né la forza di carattere necessari per legare Andrew, ucciderlo e buttarlo poi nel fiume. "Quanto ai fatti positivi sui quali si basano le conclusioni del medico, questi possono e"ssere controllati facilmente. Il dottore ha diagnosticato un avvelena‐ mento da cicuta. Quello che rimane della dose assorbita da Julia è probabilmente in questa tazza, nella quale, come vedete, c'è un deposito. Il dottor Lavrok voleva portarla con sé, ma io gli ho dichiarato con molta fermezza che poteva lasciarmela e che l'avrei consegnata alla polizia non appena questa fosse arrivata, il che, credo, avverrà tra qualche minuto." Un'espressione soddisfatta errò sulle sue labbra per la vittoria riportata. I due giovani non tentarono di prendere la parola, e lei continuò, sempre sullo stesso tono: — Le mie ricerche mi inducono a formulare una spiegazione possibile e


hanno rivelato un particolare curioso che può valer la pena di tener presente. Kitty, come ricorderete, ha fatto una confessione teatrale. Alice, la domestica, era complice del suo piccolo sotterfugio; lei raccoglieva le tazze sotto i due letti, le lavava nella stanza da bagno e le rimetteva nel ripostiglio in cui si trovava tutto l'occorrente per fare il tè. Dopo aver pronunciato queste parole, non senza un certo disprezzo nella voce, la signora Faraday prevenne subito l'obiezione che poteva nascere nello spirito dei suoi interlocutori. — Bere il tè alla mattina, appena svegli, mi è sempre parsa una debolezza scusabile soltanto in chi abbia una cattiva salute. Non si è mai bevuto tè, di mattina, in casa mia, e non si berrà mai! "Ma ecco il particolare strano che Alice mi ha rivelato: lei aveva notato tutte le mattine, da un mese circa, un deposito in fondo alla tazza di Julia. Di conseguenza, sino a che la polizia non avrà fatto analizzare il deposito contenuto nella tazza di stamane, sussisterà un dubbio. D'altra parte, posso assicurarvi che Julia non aveva l'abitudine di prendere droghe. Un segreto simile si sarebbe presto scoperto in una casa come questa. Ebbene, posso contare su di lei, questa sera, signor Campion? Si pranza alle otto." Campion s'alzò. — Sarò veramente felice di fare tutto il possibile per venirvi in aiuto, signora Faraday. Ora vorrei sapere se, all'infuori delle persone che vi circondano abitualmente, avete ricevuto qualche visita nel periodo in cui è scomparso il signor Seeley. La vecchia rifletté, poi fece spallucce. — Avrete già sentito parlare di George Faraday. Temevo questa domanda, ma evidentemente... Sì, è venuto qui alla vigilia della scomparsa di Andrew. L'ho visto anche il giorno seguente, mentre mi recavo in chiesa. — Una strana severità irrigidì il suo volto. — Vorrei che fosse lasciato da parte, se è possibile. Non avrebbe guadagnato niente dalla morte di Andrew. La sola morte che forse potrebbe servirgli sarebbe la mia. Nel mio testamento, gli ho lasciato una rendita modesta, a condizione che emigri in Australia e rimanga laggiù. L'ultima volta che l'ho visto, quel sabato che ha preceduto la morte di Andrew, è venuto a chiedermi del denaro, e in realtà ha ottenuto dieci sterline. È tutto quello che desidero dichiarare su questo argomento, oltre al fatto che lui non ha un indirizzo permanente che io conosca. Qualunque insistenza in proposito sarebbe stata vana e fuori posto. Campion lo intuì. — Il signor William Faraday... — mormorò. La zia Katherine venne ancora una volta in suo aiuto. — William beve un po'. Andrew beveva anche lui, ma un po' meno... È possibile che William, il quale per molte ragioni è assolutamente incapace di commettere un delitto, sappia


qualche cosa che riguarda la morte di Andrew. Quella domenica lui è venuto a colazione con venti minuti di ritardo e non si è mai spiegato in proposito in modo soddisfacente. "Marcus, pregate vostro padre di venire da me non appena sarà tornato; lo aspetto con impazienza. Signor Campion, spero di avervi a pranzo questa sera." Era un congedo e i due giovani si alzarono e uscirono insieme. Nel corridoio Marcus guardò Campion. — Be', che cosa ne pensi? — Spero di essere all'altezza del compito — rispose l'investigatore con un sorriso. Nel vestibolo videro un uomo di alta statura dall'aria seccata, che Alice faceva entrare in biblioteca mentre due suoi accoliti si ponevano di guardia nel corridoio. Il volto di Campion si illuminò. — Guarda guarda! La polizia con Stanislas Oates in testa! Ci sarà da divertirsi!


6 Dopo avere ascoltato il racconto di suo figlio e di Campion, il signor Featherstone padre stette un po' in silenzio. Poi si alzò e cominciò ad andare su e giù per il suo studio. — Doveva succedere — mormorò. — Mi chiedevo sempre se un giorno o l'altro in quella famiglia di squilibrati... È circa mezzo secolo che esercito la professione e speravo proprio di non dovere assistere a una faccenda come questa. Bene! Andrò dalla signora Faraday nel pomeriggio. Si fermò davanti a una finestra che si apriva su Regent Street e guardò fuori. La luce che gli cadeva direttamente sul volto metteva in evidenza la nobile regolarità dei suoi lineamenti. Benché fosse miope, rifiutava con ostinazione di portare gli occhiali, e questo gli impediva di vedere bene le cose. E ora, a settant'anni, coi capelli bianchi e la barba d'argento, sembrava un profeta. — Naturalmente voialtri non potete ricordarvi del vecchio Faraday. Avrebbe... vediamo un po'... Ma sì, avrebbe cento anni... Cento anni, se vivesse ancora. Era il figlio maggiore di una famiglia numerosa e il solo che abbia fatto qualche cosa. D'altra parte le sue qualità erano confinate entro i limiti dell'erudizione. Sua moglie, invece, possiede l'intelligenza, che è tutta un'altra cosa. Fece una pausa e continuò lentamente: — Non arriverò ad affermare che lei provasse dell'avversione per lui. Il vecchio le ispirava molto rispetto; e lei, che si era fatta una specie di feticcio della sua importanza, finì per venerarlo. Ancora adesso, quando vado a trovarla, ho sempre il timore di sedermi per distrazione nella famosa poltrona... — È vero, Campion — intervenne Marcus. — Avrei dovuto metterti in guardia. Vedrai nella biblioteca della "Casa di Socrate" un'enorme poltrona coperta di broccato giallo. Evitala come la peste. Il solo che se ne sia servito è stato il dottor Faraday, e oggi quel mobile è stato elevato al rango di reliquia. — Va bene, starò attento al pericolo giallo — disse Campion. Il vecchio si voltò di scatto verso l'autore della battuta scherzosa. — Io non so bene, caro amico, che cosa ci si aspetti da voi né che cosa contate di fare. Ma credete alla mia esperienza e alla voce della saggezza: non allontanatevi troppo dai metodi d'investigazione abituali. Le pagliacciate dei dilettanti non danno mai risultati positivi. Il "professionista dell'avventura" accettò questo insulto gratuito come un complimento tra i più lusinghieri e sorrise con aria affabile. Marcus, inquieto, si scusava già. — Papà si sta dimenticando la tua reputazione...


Ma Featherstone padre, evidentemente, non faceva alcun credito alla reputazione di un uomo che avesse meno di cinquant'anni. — State in guardia — disse di cattivo umore, — questa faccenda è fangosa e ad agitare il fango ci si sporca! Io sono costretto a occuparmene per i miei obblighi professionali. Diversamente... Tu, Marcus, non potresti usare la tua influenza su Grace per indurla a lasciare quella casa? Tutto considerato, non è poi una parente così stretta... Per la seconda volta da che lo conosceva, Campion vide il suo amico in collera: — Grace farà quello che crede e io approvo in anticipo la sua decisione. — Sciocchezze! Il battibecco fu troncato dall'ingresso di un venerabile scrivano, il quale annunciò che l'automobile era pronta. Marcus accompagnò il padre e risalì, molto sollevato. — Entriamo nel mio studio, Campion; ci staremo più comodi. Quando si farà vedere quel poliziotto?... — Da un momento all'altro, credo — disse Campion seguendo l'amico. — Non devono aver tardato a consegnargli le due righe che ho scarabocchiato per lui. Non appena le sue indagini preliminari saranno finite, lo vedrai arrivare calmo calmo... Ti piacerà. È molto simpatico. — Accomodati... Erano nella più piccola delle tre stanze che componevano lo studio. — Qui nessuno ci disturberà. I visitatori vengono. fatti entrare nello studio del babbo. La solennità di quella stanza contribuisce a imporre loro il dovuto rispetto. — Il giovane si passò nervosamente la mano fra i capelli. — Aspetto Grace e Ann alle quattro e mezzo. Non ti pare che questa faccenda abbia scombussolato tutto e ci faccia vedere la vita sotto un angolo nuovo? Campion approvò distrattamente. — Vorrei sapere come ha fatto quella donna ad avvelenarsi — disse lentamente. — Torni di nuovo al suicidio? Credevo... — Oh, no. Ormai sono convinto del contrario. Ma come mai la signorina Faraday può essere stata indotta a inghiottire una dose così forte di veleno? È impossibile che si tratti di un errore... Non continuò perché un impiegato aprì la porta e annunciò un certo signor Oates. L'ispettore sembrò più depresso del solito. — Felicissimo di fare la vostra conoscenza, signor Featherstone. Quanto a te, Campion, non sono spiacente di vederti. Sei con noi o contro di noi, in questa faccenda?


— Questa settimana non assassino nessuno, se è questo che vuoi sapere — rispose Campion. Marcus si era un po' rabbuiato in volto. L'ispettore si spiegò: — Campion è il mio più accanito concorrente. Non posso intraprendere nulla senza trovarmelo tra i piedi. Ho appreso dalla signora Faraday che tu la rappresenti personalmente. Confesso di non capire molto bene, ma insomma... È vero? Campion annuì. L'ispettore fece una pausa, e Marcus, rendendosi conto di essere di troppo, uscì dalla stanza. Oates parve rasserenato e tirò fuori la pipa. — Il tuo mandato ti obbliga a serbare qualche segreto? — No di certo. Il mio compito consiste nell'arrestare l'autore di questi attentati per consegnarlo alla giustizia. — E allora siamo compagni di pena, vero? — Sicuro. E sono certo che ci intenderemo assai bene. A che punto sei? Segui una pista? — Ma che... Sentivo bene di non essere in vena, sentivo arrivare la tegola. E ieri m'imbatto prima in te, poi in quella ragazza... "Senza contare il terzo individuo" pensò Campion. — Ora, coincidenze di questo genere sono sempre di pessimo augurio. Io maneggerei a meraviglia la peggior megera di East Lane, una sanguemisto cecocinese, ma questa signora Faraday è al di sopra dei miei mezzi. Parla un linguaggio che debbo ancora imparare... D'altra parte sono tutti poco comodi gli abitanti della "Casa di Socrate" perché non riesco a capire che cosa abbiano nel cervello. E per mia disgrazia è tutta gente influente. — Ne consegue che presto sarai alla miseria... la giovane madre diventerà tisica e il mio figlioccio dovrà rinunciare alla carriera universitaria! Pare un film. Nel sentire nominare suo figlio, l'ispettore si riprese miracolosamente. — Quattro anni — disse con fierezza — e cinguetta come un uccello! Ma non hai torto: io mi lascio abbattere troppo. "E tu che cosa hai fatto? "Per quel che riguarda la morte di stamane, non c'è dubbio che si tratta di assassinio. Naturalmente, i sospetti si orientano verso la sorella minore, Kitty, quella che piagnucola continuamente... E se si torna al primo delitto, è la stessa storia; la ragione vuole che il colpevole sia tra gli abitanti della 'Casa di Socrate'. Ma chi incolpare? "Stamane ho fatto qualche perquisizione e raccolto le prime deposizioni. William ti ha parlato di quel cugino, George Makepeace Faraday? Il mio steno‐ grafo ha trascritto l'interrogatorio parola per parola, ma io ho qui qualche nota personale..." — A proposito — l'interruppe Campion — non ho nessuna prova positiva di


quello che sto per dirti, ma... ma quell'individuo che ti ha seguito ieri e che ha tagliato la corda appena è giunta Grace Blount... credo sia il "cugino George". Non hai notato come somigliava a William? — Parli seriamente? Ci mancava soltanto questo, e la coincidenza sarà completa... Ma voglio prima verificare. D'altra parte la ragazza non può tardare. Che cosa ci nasconde, quella lì? Non credo che... — Caro mio, non andiamo troppo in fretta. In ogni caso lei è certa di ereditare una grande parte della fortuna dei Faraday, per cui non può essere lei, è impossibile. Approfondiamo piuttosto lo scandalo che riguarda George Faraday. È assodato che in ambienti come questo si ragiona in modo differente dal resto dei mortali. La vergogna che lui porta con sé, dipende forse dal fatto che è stato rachitico da bambino, o ha avuto la tubercolosi, o è divorziato. Tu ti occupi di lui, suppongo? — Se ne è incaricato Bowditch. È l'asso che hanno pescato per aiutarmi. No, credi, Campion, io vedo la faccenda tutt'altro che in modo favorevole. Sono tutti pazzi in quella casa, e ci si può aspettare di tutto, quando si ha a che fare con gente di quel genere. "La signora Kitty Berry porta una tazza di tè a sua sorella... qualche ora dopo questa è fulminata e certo ritroveremo le tracce della cicuta in fondo alla tazza. William Faraday esce con suo cugino, Andrew Seeley... Litigano... L'altro non torna più. Non ci sono prove positive, ma dei forti sospetti pesano su Kitty e su William. E tuttavia io non credo alla loro colpevolezza. Per il cugino George c'è qualche probabilità di più, ma come avrebbe fatto?" L'ispettore sospirò e parve meditare. Poi trasse un foglio di carta dalla tasca e lo tese a Campion. — Era sulla scrivania di Andrew Seeley, nella cartella. La signorina Blount mi ha detto di avercelo messo lei quando Seeley non è tornato a casa, quella famosa domenica sera. Dimmi se ci leggi qualche cosa tra le righe. Campion spiegò il foglietto: era datato domenica trenta marzo e recava l'intestazione della "Casa di Socrate". Mia cara Nettie, È tanto tempo che non ho avuto più vostre notizie, che oso appena darvi le mie. Qui la vita è più penosa che mai. Noi diventiamo tutti più iracondi nella misura in cui invecchiamo. Soltanto la zia è straordinaria; la troverete leggermente cambiata. J. mi preoccupa. La sua salute, per esprimermi con benevolenza, peggiora di settimana in settimana. Non può soffrirmi. Nulla è più


esasperante di una persona che non riesce a capire. Quando penso al vostro delizioso giardino, a Fred che fuma la pipa sulla terrazza, mi trattengo a fatica dal fare le valigie e dal correre lì da voi per un buon week-end. Devo smettere. Suona la campana per avvisarmi che si deve andare in chiesa. Andiamo a sentire una volta di più il reverendo P. impantanarsi nel suo sermone, Genesi 42, Giuseppe e i suoi fratelli, un argomento molto adatto! Sarebbe un peccato perderlo. Finirò quando tornerò a casa. Grazie al cielo, non tocca a me accompagnare la zia in carrozza. Arrivederci. — È questa la lettera di uno che sta per uccidersi o che prevede un attentato contro la sua persona? Ci vedi qualche altra cosa, tu? — In che senso? La cosa più chiara è che l'autore di questa lettera si prepara un week-end economico. — Sì, sono della tua opinione. Il documento non mi è mai parso molto significativo. D'altronde, Seeley doveva essere un tipo buffo e non ha certo lasciato buoni ricordi; se ne hai l'occasione, dài un'occhiata alla sua camera. Io non ho una grande immaginazione, ma l'arredamento di quella stanza è inimma‐ ginabile. "Per tornare alla lettera, ecco un altro particolare bizzarro: nessuno sa a chi sia indirizzata." — Lo hai chiesto alla signora Faraday? — È stata la prima a cui ho rivolto questa domanda, ma lei non ha potuto o voluto aiutarmi. Insomma, siamo ancora al principio; l'inchiesta giudiziaria relativa a Seeley è fissata per domani. Semplice formalità per legalizzare l'identificazione. Otterremo un rinvio e questo ci permetterà di fiatare. Certe volte ne ho proprio abbastanza... Sapessi almeno come ha fatto quella cicuta a trovarsi nella tazza, questa mattina! Ho un'idea, ma non voglio ancora scoprirmi, è troppo presto. Sono andato nella stanza per farvi delle ricerche, ma stavano già portando via il corpo per l'autopsia e d'altronde il medico, i parenti afflitti, tutta questa gente, avevano lasciato impronte per ogni dove. So di non essere piaciuto loro, ma sono abituato a essere malvisto in questi casi; ho fatto del mio meglio. Non c'era nulla, neanche un pezzettino di carta per terra! Forse avrò più fortuna un'altra volta. Si alzò per andarsene. — Quanto al cugino George, ho chiesto una sua fotografia, ma inutilmente.


Bisogna ch'io parli a quella ragazza, a ogni costo. — Dovrebbe essere già arrivata. L'aspettavamo e mi pare di udire delle voci femminili... Un momento. Uscì e tornò subito dopo in compagnia di Grace. Era ancora molto pallida, ma più calma di poche ore prima. L'ispettore non si mise i guanti per interrogarla. — Signorina Blount... ho avuto già il piacere di incontrarmi con voi presso il sarcofago di sir Thomas Lillyput. Mentre noi eravamo là, è arrivato un uomo, il quale, dopo aver visto voi, si è dato letteralmente alla fuga. Voi siete stata sorpresa di vederlo. Ricordate l'incidente, vero? — Sì — rispose la ragazza con un'espressione di ingenua antipatia. Stanislas Oates tossì. — Ebbene, signorina Blount, vi prego di riflettere... Quell'uomo era o non era George Makepeace Faraday? La giovane mosse le labbra per trattenere l'esclamazione che stava per sfuggirle. Poi si volse con aria supplichevole verso Campion. — Devo rispondere? — domandò. — È il desiderio formale della signora Faraday. D'altronde devo confessare che questa domanda vi è stata fatta per colpa mia. Ieri, quando vostro zio William ha fatto visita a Marcus, mi ha ricordato in modo notevole l'uomo che avevo visto a Londra, quando recitavo la parte del grande investigatore... L'ho descritto a vostro zio, il quale ha riconosciuto George Faraday. Vorremmo ora che voi confermaste le nostre ipotesi... — D'accordo, era proprio lui... Ma non cercatelo, e, soprattutto, badate a non trovarlo: ucciderebbero la zia Katherine, e inutilmente, perché io sono convinta che non ha niente a che vedere con questa orribile faccenda. Riflettete un po' e ve ne convincerete anche voi.


7 Dopo che l'ispettore se ne fu andato, i quattro giovani si radunarono nello studio di Marcus, dove venne preparato il tè, che fu bevuto in silenzio. Due assassinii in una sola famiglia modererebbero l'esuberanza dei più indifferenti; la stessa signorina Held appariva calma e preoccupata. Fu lei a parlare di Cituh. — Signor Campion, fatemi tacere se la mia buona volontà mi spinge troppo lontano — disse. — Mi viene in mente che se voi vedeste un'utilità qualsiasi a incontrarvi, privatamente, col signor Cituh, lo studente indiano che ha scoperto il cadavere, potrei combinare questo incontro quasi subito. Campion la guardò con interesse. — Mi farebbe molto piacere — disse. — Ma non erano in due? — Infatti, ma uno solo è rimasto accanto al cadavere, mentre l'altro è andato ad avvertire la polizia. Per lo meno, è quello che ho letto stamane sui giornali. Ho ricordato il nome che ci interessa; il signor Cituh è molto amico di un mio amico e deve venirmi a trovare appunto oggi per certi studi che facciamo in comune; io seguo qualche corso all'università e Cituh prepara una tesi uguale alla mia. Campion fece un cenno col capo e lei continuò: — Prima di venire qui, ho dato un'occhiata alla mia agenda per vedere quanto tempo libero avessi e ho constatato che devo lavorare con quel bravo giovane alle cinque e mezzo. Non conosco un chiacchierone più chiacchierone di lui e sono persuasa in anticipo che lascerà stare i libri e gli appunti per raccontarmi la sua scoperta nei minimi particolari. Se voleste venire ad ascoltarlo, mi fareste un vero piacere. Marcus diede un'occhiata ai suoi invitati. — Vacci, Campion, è un'ottima idea — disse. — Grace e io ti aspetteremo a Soul's Court, da dove vi riaccompagnerò poi alla "Casa di Socrate". Campion seguì la signorina Held a casa sua. La giovane americana abitava in un meraviglioso studio, ammobiliato con gusto. Erano le cinque e venticinque e si erano appena messi a sedere, quando fu annunciato il signor Cituh. Lì per lì il giovane indiano non destava simpatia: si aveva l'impressione che si fosse buttato sulla cultura occidentale con uno zelo alquanto intempestivo. Il classico paio di calzoni di flanella grigia di Cambridge sopportava una giacca color verde pastello, aperta, che certamente non usciva dal laboratorio di un sarto inglese.


Dopo aver posato i libri sul tavolo, il giovane procedette a certi saluti profondi, che avevano della riverenza. Poi Ann gli presentò Campion. Molto contento di sé, il giovanotto cominciò il suo racconto ancor prima di esserne pregato. — Avete letto i giornali? Io sono stato il primo ad arrivare sul luogo del dramma... — Sì... e siccome ero certa che mi avreste fatto un racconto interessantissimo, ho invitato il signor Campion, un amico di famiglia che è molto ansioso di raccogliere tutte le informazioni possibili su questo deplorevole avvenimento. Cituh fece una smorfia che voleva essere un sorriso di soddisfatta superiorità. — Sono felice di potervi essere utile. Io ho l'abitudine dell'osservazione e sono, naturalmente, iniziato ai metodi scientifici. Mi sono già fatto un'opinione su questa faccenda e, naturalmente, non chiederei che di potere illuminare la polizia. Ma in tutti i paesi del mondo i poliziotti sono ottusi. Campion annuì cortesemente. Sapeva benissimo come andavano manipolati i testimoni di quella specie. — Non eravate solo, vero, signor Cituh, quando avete fatto la scoperta? — No... ma il mio amico è andato ad avvertire la polizia. Ecco come sono andate le cose. Facevamo una passeggiata sulla riva del fiume in cerca di piante e insetti rari, perché il mio compagno studia scienze naturali. Presso una macchia di salici, oltre il ponte, ho visto nell'acqua una forma nera, la quale, perdonatemi, signorina, esalava un fetore che... Non insisto... Il mio compagno non voleva toccare il corpo. Io non sono schizzinoso e non ho esitato. Senza badare al movimento con cui il mio compagno si era tirato indietro, ho ripescato il cadavere... Campion guardò Ann: non gli parve molto turbata. — Dopo essermi liberato del mio amico, che ho mandato al posto di polizia, ho proceduto a un esame minuzioso, perché ho l'anima inquieta dell'investiga‐ tore. Di primo acchito l'uomo mi è sembrato un vagabondo, ma più tardi ho saputo che la barba continua a crescere notevolmente anche dopo la morte. Lo spettacolo era tale da far fremere: la sommità del cranio era aperta e mancava qualche pezzo d'osso. Ho guardato per vedere se ci fossero le caratteristiche bruciature prodotte dalla polvere, di cui si parla tanto nei romanzi polizieschi, ma l'azione dell'acqua... Campion tossì. — Il corpo era legato? — Le gambe erano solidamente attaccate insieme all'altezza delle caviglie... Le mani, legate dietro la schiena con la stessa corda, molto sottile, si erano staccate l'una dall'altra perché il laccio era marcito. Pezzetti di corda sfilacciati circondavano ancora i polsi e davano l'impressione che il corpo fosse stato


immerso a lungo nell'acqua del fiume. Le radici del salice gli avevano impedito di scendere più a valle. Uno spettacolo terribile, perché il poveretto era gonfio... Campion si aggrappò alla corda, per evitare la descrizione di altri particolari scabrosi. — Di che cosa era fatta, questa corda? — domandò. — Era nuova, a parte l'azione dell'acqua? Cituh rifletté; si vedeva che riflettere era un'occupazione che lui prediligeva. — La vostra domanda è strana — disse poi. — Me la sono posta anch'io. E per risolverla ho afferrato un pezzetto di quella corda, che si è rotta facilmente, il che mi ha fatto pensare che fosse già servita per un altro scopo, probabilmente per stendere al sole dei panni lavati. — Signorina Held — domandò Campion — vi spiacerebbe se io pregassi il signor Cituh di operare su di me una dimostrazione tendente a darmi un'idea di com'era legato il cadavere? — Nemmeno per sogno — rispose Ann, sorpresa ma per nulla urtata. Quanto a Cituh, esultava. Ann gli diede un rotolo di cordicella, e lui cominciò subito i preparativi con solennità. — Ho calcolato, a occhio, che ci potevano essere cinque o sei metri di questa corda attorno al corpo. La metà circondava le gambe, così... In un istante Campion fu immobilizzato. — Ecco... Notate che i vostri piedi si toccano e che il nodo è davanti. Le mani si presentavano così... Questa volta Campion si trovò legato come un salame, il che non gli impedì di sorridere con la sua flemma abituale. Cituh contemplò la sua opera con compiacenza. — È un bel lavoro — disse Ann. — Sì, ma cercate di essere perspicace — disse Cituh pavoneggiandosi. — Un uomo pratico avrebbe potuto fare meglio. Non sono certo nodi da marinaio, questi. Campion tentò la resistenza dei legami. — Slegatemi le mani, visto che dite che la corda era rotta quando avete trovato il cadavere... — Scusatemi... è giusto... Ecco fatto. Il polso destro un po' rilassato, quello sinistro più stretto, con tre giri... — Permettetemi di congratularmi con voi — si affrettò a dire Campion, che parve interessato da questo particolare. — Siete un osservatore nato, signor Cituh. Avete nient'altro da rivelarci? — Il cadavere indossava un soprabito azzurro scuro, abbottonato fino al mento


come se... — Abbottonato sino al mento? Ne siete certo? — Come potete dubitare delle mie osservazioni? — E il cappello? Nessuna traccia? Quando è uscito dalla chiesa, aveva il cappello... una bombetta. — Nessuna traccia. Ho letto sui giornali di oggi che non è stato trovato. Campion meditava. Questi due ultimi fatti lo avevano interessato più di tutto il resto. Cituh ruminava ancora: — Secondo me il corpo non è stato trascinato molto lontano dalla corrente... In questo periodo dell'anno, l'acqua è a livello della sponda e il piccolo ponte provoca una controcorrente che l'avrà trattenuto. Stamane sono tornato sui luoghi. L'uomo deve essere stato gettato nel fiume in qualche punto tra il ponte e il boschetto di salici. Ecco: ora posso dire di avervi esposto la mia opinione al completo. Avete capito qualche cosa? — Perfettamente e non so come ringraziarvi... Dopo di ciò, Campion non volle intralciare maggiormente i difficili studi del suo informatore e se ne andò, ringraziando lui e la signorina Held. Mentre attraversava il parco fu travolto da una valanga di pensieri: lo zio William aveva ritardato di venticinque minuti... Era andato fino al fiume con Seeley, l'aveva legato, ucciso e gettato nell'acqua, favorito dalla nebbia, prima di rincasare per la colazione? Ma allora avrebbe dovuto poter dissimulare sotto le vesti cinque o sei metri di corda e un revolver, durante tutto il servizio divino. Senza contare che avrebbe dovuto abbottonare il soprabito della vittima sino al mento, prima di legarlo e portargli via il cappello...


8 Quella sera alle nove, Campion pensò che conveniva aggiungere alle prove classiche dell'acqua e del fuoco, quella di un pasto alla "Casa di Socrate". La tragedia sospesa sulla famiglia non intralciò la cerimonia maestosa e deprimente del desinare. La sala da pranzo, vasta e tenebrosa, sembrava una mostra di seterie e di velluti cremisi. L'immensa tavola, vera pista da pattinatori, portava un autentico tesoro di argenteria massiccia, per lucidare la quale un ragazzetto consumava la propria vita in cucina. I due posti liberi erano visibili in quanto gli altri convitati non avevano mutato in nulla la loro disposizione abituale. La zia Faraday presiedeva. Alla destra, al posto d'onore, Campion e a sinistra la signorina Grace. William le stava di fronte, molto lontano, separato da lei da un'enorme coppa piena di frutti. Kitty era seduta accanto a William. E il resto della tavola era vuoto, in modo significativo e funebre. Gli abiti neri indossati dalle tre donne non erano tali da dissipare questa impressione. Campion finì col considerare il proprio smoking come un abito da lutto e non poté scusare la faccia scarlatta di William, inammissibile macchia di frivolezza nella solennità dell'insieme. Le portate, combinate sapientemente, parevano interminabili, in quanto la conversazione languiva. I lunghi silenzi tra battuta e battuta permisero a Cam‐ pion di fare un'abbondante messe di osservazioni. Per esempio, ogni convitato aveva davanti a sé una collezione completa di spezie... E sulla parete di fronte a lui, a! di sopra di un'acquaforte che rappresentava la cattedrale di York, era appeso, fatto assolutamente irrazionale, un ingrandimento fotografico a colori nel quale si scorgeva un signore coi favoriti, decorato con le insegne di qualche società ignota, ma evidentemente plebea. Campion notò, non senza una segreta ilarità, che la mano del signore raffigurato posava su un bicchierone di stagno, da sotto il coperchio del quale sfuggiva un fiotto di schiuma. Si chiese che cosa facesse lì quella strana effigie che stonava in modo stridente col resto dell'arredamento. Poiché nessun supplizio terrestre può essere eterno, i convitati finirono col riunirsi nel celebre salotto del milleottocentottanta. L'ambiente era in uno stile barocco spinto fino alla frenesia. La zia Katherine accaparrò sua figlia, e William, dopo aver disposto la


scacchiera d'avorio per la partita serale delle due donne, rimase ritto presso di lo‐ ro, inquieto e fremente... Alla fine si decise. — Mamma, penso che io e il nostro invitato potremmo andare a fumare un sigaro in biblioteca. — Certo, E se mi ritirassi prima del vostro ritorno, sappiate, signor Campion, che la campana per la sveglia suona alle otto meno un quarto. Avete tutto il necessario in camera vostra? — Tutto, signora Faraday, vi ringrazio... La vecchia gli rivolse un sorriso, come se gli avesse dato un buon punto in condotta, e William lo spinse vivamente fuori della stanza. — Andiamocene nel salottino... In genere non è considerato abbastanza solenne per la sera, ma non fa nulla. La biblioteca mi ricorda sempre mio padre nei suoi giorni di cattivo umore... Mentre il pover'uomo si prodigava in dichiarazioni più incoerenti e scucite del solito, Campion si rifugiò nel fumo azzurro del suo sigaro per lottare con l'atmosfera deprimente della stanza. Provava un senso di malessere indefinibile e temeva di toccare, per distrazione, uno di quei punti deboli nei quali, dietro la corazza delle convenienze, affiora una natura umana imputridita, abietta. Alice lo ricondusse sulla terra; la dama entrò nel salottino recando un vassoio con bicchieri, bottiglie e un sifone, posò il tutto su un tavolinetto e, senza una parola, scomparve. La sorpresa dello zio William fu uguagliata dalla sua gioia. — Così va bene! Mi piangeva il cuore di non poterle offrire nulla... In questacasa hanno la maledetta abitudine di togliere le chiavi dagli armadi! Dopo emozioni come quelle che noi abbiamo provato, bere un bicchierino non può fare male! Io esco un momento, a fare un giretto. Voi mi scuserete, non è vero? Mandò giù un bicchierino di whisky con soda e si alzava già, quando Grace entrò nel salottino. — Esci? — Una passeggiatina per la salute. Oggi non ho fatto moto. Quel dannato poliziotto mi è stato alle costole tutta la mattina. Benché fosse stupita, Grace si astenne da qualunque commento e prese il posto libero nella poltrona. Aveva in mano un portasigarette. — Ve lo permettono? — domandò Campion tendendole vivamente il suo. — Anche la regina fuma di tanto in tanto, a quel che si dice; ma state tranquillo, io non abuso di questo favore assolutamente eccezionale che potrebbe diffondere il cattivo esempio. Terribile, eh, il nostro tenore di vita? — Sorprendente... e unico. — Speriamolo... Voi siete uscito indenne e siete sopravvissuto al pranzo. Pensate, è così tutte le sere!


— Mi ha interessato. Ma non ho potuto comportarmi come d'abitudine. Infatti, faccio qualche scherzo quando passo l'oliera al vicino... Grace si rannuvolò. — È odioso, vero? Il responsabile di questa innovazione è lo zio Andrew. Una sera ha fatto un vero scandalo, rifiutando di passare il pepe alla zia Julia "perché lei ne aveva già abbastanza nel proprio temperamento". Dal giorno dopo ciascuno ha avuto la propria saliera. Campion sorrise. — È come quella fotografia dello zio Robert — continuò la ragazza. — Non sussultate, non si tratta di un nuovo parente; era il marito della zia Kitty; è morto da molto tempo. La famiglia ha sempre pensato che lei si fosse abbassata, sposandolo... cosa, questa, che io non ammetto, perché lui era il fratello di mia madre. Mio zio era soprattutto molto semplice di carattere e di gusti, e la sua mediocre clientela, lui era medico, gli bastava. Zio Robert si era molto ingenuamente attaccato a quel suo ritratto, che gli ricordava qualche bella serata in compagnia di bevitori di birra. Lo zio Andrew, che frugava dappertutto, lo ha scoperto nella camera di zia Kitty, che lo conservava religiosamente. Allora, per cattiveria o per divertirsi un poco, l'ha lusingata fino a farle credere che il ritratto sarebbe stato molto bene in sala da pranzo. Tutti, a eccezione della zia Kitty, hanno capito naturalmente che lo aveva fatto per sottolineare la così detta volgarità dello zio Robert; infatti, quando la zia Kitty non poteva udirlo, lui chiamava quel ritratto "la mortificazione". — E nessuno ha pensato mai a staccarlo di lì? — No. Certamente la zia Katherine deve aver temuto che avrebbe dato un dolore a sua figlia. — Non direi che suo figlio Andrew fosse quel che si dice un'anima nobile. — Era un vero bruto! — esclamò la ragazza con improvvisa veemenza. — Se non ci fossimo coalizzati tutti contro di lui per obbligarlo a stare tranquillo, ci avrebbe reso la vita impossibile. Le sue labbra si contrassero. Era evidente che una confessione stava per seguire quelle parole. — Ho paura... Ho paura della pazzia tra di noi. Chi? Non so... Ma forse uno di noi è diventato pazzo e ha ucciso Andrew. — La zia Julia? — mormorò Campion. — Chi lo sa? Ed è questo che mi terrorizza. Se uno di noi è diventato pazzo senza che gli altri lo sappiano, dove si fermerà? Ci ucciderà tutti... Campion la fissò. Era la seconda volta che una persona della famiglia si lasciava sfuggire questa ipotesi in sua presenza. — Statemi a sentire, signorina Grace... Approfittate dell'invito della vostra


amica. — Oh, no... Io non temo per me. Non saprei dirvi perché, ma mi rendo conto di non rappresentare niente, di assistere come una spettatrice a qualche cosa che si svolge indipendentemente da me, che non ha niente a che vedere con la mia generazione... Come potrei spiegarvi... Campion gettò il mozzicone del sigaro nel fuoco. — Dite un po', potreste farmi vedere le camere di Andrew e di Julia? Grace lo guardò non senza apprensione. — Se ci tenete — disse. — Saliamo in silenzio; la zia andrà a letto tra un'ora circa. Ma dimenticavo che la polizia ha chiuso le porte a chiave. Campion non si turbò eccessivamente. — Trovatemi soltanto una forcina per capelli e rispondo io di tutto. Niente scrupoli... sono sotto l'egida del mio amico... il grande poliziotto. Ma non dite niente a Marcus; non sempre lui approva la mia abilità di prestigiatore. — Allora venite; ma, vi prego, fate in modo che nessuno se ne accorga... I domestici sono molto nervosi per la perquisizione di stamane e due poliziotti si aggirano ancora nel parco. Al primo piano, la cui disposizione corrispondeva press'a poco a quella del piano terreno, le luci erano smorzate dai paralumi. La camera da letto della signora Faraday si trovava sopra la grande sala e la stanza da bagno sopra il salottino; la camera di Grace corrispondeva alla piccola sala e quelle delle zie alla biblioteca. Nell'altra ala, tre stanze, quelle degli zii e la camera degli ospiti, in cui era sistemato Campion, si stendevano sulla sala da pranzo e sulla cucina. La ragazza andò a cercare quello che Campion le aveva chiesto. Il giovane restò solo nel vestibolo, nel quale grossi tappeti rendevano più cupi i pannelli di legno. Grace tornò molto pallida e poco rassicurata. — Ecco... Non vengo con voi, ho paura di disturbarvi. — Se non vi secca troppo, preferirei invece che veniste. — Di dove cominciamo? — Dalla camera dello zio Andrew. Avanzarono in punta di piedi. — È qui. Campion prese la forcina e si inginocchiò davanti al buco della serratura. Uno scatto. Spinse lentamente la porta, la richiuse dopo aver fatto entrare Grace, e accese la luce. Lo stupore lo immobilizzò e un odore di rinchiuso e di muffa lo strinse alla gola. Ai piedi del letto, quasi un giaciglio da eremita, una logora stuoia da stanza da


bagno. Una specie di mensola traballante, coperta di fotografie, e un ripostiglio, scavato nella parete, per appendervi i vestiti... Questo era, press'a poco, tutto l'arredamento della camera, se si escludevano alcuni scaffali pieni di libri. — Indovino i vostri pensieri. Lo zio Andrew si compiaceva di recitare la parte del parente povero. Amava i propri comodi come chiunque, ma aveva fatto di tutto per rendere questa stanza inabitabile con lo scopo di mostrarla a quelli che ci facevano visita. I libri sugli scaffali, protetti da piccole tendine di pelle, erano consacrati in maggioranza a studi d'erotismo. Campion prese il volume "Il Sesso e lo Spirito", e notò che portava il timbro di una biblioteca d'Edimburgo... un prestito senza restituzione. Un oggetto d'arte posto sulla scrivania lo colpì: era una riproduzione del "Laocoonte", la famosa scultura conservata in Vaticano, ma qui più nulla sussisteva della nobiltà astratta dell'originale... Un'immaginazione torturata l'aveva interpretata a suo modo, così che il gruppo era diventato una espressione d'orrore. Grace rabbrividì. — Un incubo — disse — che ispirava allo zio Andrew un'eloquenza oscura e apocalittica sulla necessità di vincere la paura con la volontà. La visita continuò. Niente nel ripostiglio... Ma sulla mensola c'era il ritratto di un ecclesiastico dal volto benevolo, con questa dedica: "Al mio caro Andrew Seeley, in ricordo delle vacanze di Praga. Vilfrid". — Che cos'è che vi stupisce tanto? Lo zio Andrew lasciava intendere come gli scrupoli di questo gran personaggio, che lui d'altronde era fierissimo di aver conosciuto intimamente... — Aspettate — disse Campion. — Io conoscevo molto bene questo prelato. Era il mio santissimo zio vescovo di Devizes... I suoi peccati più grandi si possono ricollegare alla sua passione per la pesca con la lenza... D'altronde è inutile insistere, perché quello che mi stupisce è precisamente il fatto che, in questo ritratto, tutto, compresa la firma, costituisce una innegabile falsificazione... La ragazza lo guardò allibita. — Andiamocene, ora. Volete? Credo che le nostre ricerche siano esaurite e abbiamo i minuti contati. La porta della stanza di Julia cedette senza difficoltà. I due si trovarono in un altro mondo: una vera confusione di mobili e soprattutto di stoffe: tre paia di tende alle finestre, uno di pizzi di Nottingham, l'altro di mussola pieghettata e il terzo di seta gialla, il tutto tenuto aperto da cordoni di seta grossi come gomene


di nave. C'era anche una cornice di seta trapuntata intorno allo specchio del ca‐ minetto, abbellita con una quantità di nodi capricciosi e, al centro della stanza, punto di mira e pezzo forte, un letto informe sotto una montagna di copripiedi e di falpalà. Campion appoggiò la mano su una delle grosse palle d'ottone che abbellivano ai quattro angoli lo scheletro di quel letto mostruoso e guardò intorno a sé. Il disordine del monumentale armadio a quattro battenti, ora tutti spalancati, provava quanto minuziose fossero state le ricerche di Scotland Yard... Dopo di ciò, una nuova perquisizione aveva poche probabilità di riuscita. — Voi non avete conosciuto mia zia? — domandò Grace. Scelse l'ultima di una serie di cornici che contenevano il ritratto della stessa persona nelle diverse tappe della sua esistenza e gliela porse. Era la fotografia di una donna grossa, dall'espressione arcigna. — Negli ultimi tempi la zia era dimagrita e il suo umore peggiorato... Può darsi che lei fosse malata e può anche darsi che questa indisposizione l'abbia spinta al suicidio. — Forse! — mormorò Campion. — In ogni modo è quello che dobbiamo sapere prima di uscire di qui. Attenzione... Un po' di ginnastica mentale... La zia Julia, evidentemente, non ci teneva affatto a scomparire... Tuttavia è evidente che ha bevuto la cicuta, che, disciolta nel tè, non ha quasi sapore. Se dobbiamo credere ad Alice, la sua padrona approfittava da vari mesi del tè mattutino per prendere una droga. Dobbiamo dunque scoprire se vostra zia ha commesso stamane un errore involontario o compiuto un gesto premeditato. "Per quel che riguarda l'errore, ho i miei riveriti dubbi. È facile procurarsi della cicuta ma bisogna anche prepararla. Per quel che riguarda l'altra ipotesi, bisogna stabilire prima di tutto che cosa ingeriva tutte le mattine vostra zia. Qualche specialità farmaceutica, questo va da sé, ma di che genere, e dove poteva nasconderla perché nessuno potesse mai scoprire questa sua abitudine?" — Le medicine sono sotto la sorveglianza diretta della zia Katherine — disse Grace. — Le tiene tutte in un armadio. Inoltre, c'è un armadietto per casi urgenti, nel vestibolo al primo piano. A che genere di medicina pensate, voi? — Che so, dei sali effervescenti, per esempio... Ma dove può essere la scatola o il flacone che li contiene? Mi fido dell'ispettore: deve avere esplorato tutti i cantucci e ricomincerà domani visitando tutta la casa... Voi giurereste che Alice è al di sopra d'ogni sospetto? Lei avrebbe potuto portare... — No, mai! Rispondo io di lei. — E io mi associerei a questa vostra opinione; quella donna ha l'aria onestissima. Tuttavia mi è bastato vederla per sentire che lei sa qualche cosa. Grace si tradì arrossendo. Campion fece finta di non accorgersene e continuò


il suo monologo. — Vediamo un po'... Mettiamoci nei panni di una grossa signora, pigra e coricata. Le portano il tè... Con un minimo di tempo e un massimo di comodità, lei deve trarre qualche cosa da un nascondiglio, versarlo nella tazza e rimettere a posto quel che rimane. Poiché è a letto, è di qui che dobbiamo iniziare le ricerche. Sediamoci al suo capezzale. La droga dev'essere in qualche nascondiglio qui vicino. Non nei cuscini o nei materassi, perché sono sprimacciati tutti i giorni dalla persona che fa il letto. In un orlo delle lenzuola? No... gli orli sono troppo piccoli. "Eureka! — ruggì a un tratto alzandosi. — Ho trovato! È semplicissimo, ma bisognava pensarci!" Si mise a ridere e indicò le grosse palle di ottone che sormontavano, ai quattro angoli, i montanti del letto. Grace ebbe un riso nervoso. — Ma sì, naturalmente! Ne avevo quattro come queste nel mio letto di bambina; sono vuote e si possono svitare. Campion stava già svitando una palla. — Probabilmente è in questa. La più vicina al comodino... Vedrete. Ancora due o tre giri. Si chinarono ansiosi sulla palla. Con un dito, Campion ne trasse un tubetto di legno, che esaminò sotto la lampada della toletta. Sull'etichetta, in caratteri quasi invisibili, si leggeva: ESTRATTO DI TIROIDINA Sostanza riduttiva dei tessuti adiposi. Una piccola presa ogni mattina nel tè dissolverà rapidamente tutta la carne superflua. Successo garantito e senza pericolo. Migliaia di attestati. — I miei complimenti, signor Campion. La zia ha dunque commesso un errore. — Credo sempre meno al suicidio. Apriamo il tubetto. Era quasi vuoto. C'era in fondo ancora qualche pillola. — Le farò analizzare, benché sia persuaso che sono realmente inoffensive. Ma la dose di stamane era impregnata di cicuta. — Questa scoperta conferma indirettamente la vostra opinione? Campion riavvitò la palla, avvolse con cura quel che aveva trovato e se lo mise in tasca. Poi dichiarò senza esitazione: — Sì... ora sono convinto che è stato commesso un delitto e il colpevole è qualcuno che sapeva, cosa che qui tutti fanno mostra di ignorare, che la zia Julia si sforzava di dimagrire.


9 Dopo un quarto d'ora di colloquio con la signora Faraday, Campion tornò da Grace. La giovane lo aspettava, col viso contratto, raggomitolata in una poltrona del piccolo salotto. Lui le offrì una sigaretta e si mise a fumare. — Vorrei davvero essere come vostra zia, a ottantaquattro anni! Le mie funzioni mi obbligano a informarla di tutte le novità, e lei ha appreso la notìzia con una dignità stupefacente... Spero che non siate troppo spaventata. La spiegazione più penosa val sempre meglio di un mistero. — È vero... E io vi sono molto riconoscente di non mettermi in disparte. — E allora, visto che siete la mia collaboratrice, ditemi un po' cosa nasconde Alice. Non voglio obbligarvi a parlare... ma, secondo voi, si tratta di un par‐ ticolare importante o di una seccatura d'ordine privato che non ha niente a che vedere con la nostra faccenda? — Giudicate voi, sarà meglio. Ecco che cosa mi ha raccontato questa mattina, quando mi ha portato l'acqua calda. "Ultimamente ha dato aria al vecchio appartamento per i bambini, che si trova all'ultimo piano. C'è lassù un abbaino e un cordone che serve per aprirlo. Ora, uno dei ramponi che fissano questo cordone al muro era stato strappato e un bel pezzo di corda era scomparso. Quando ha appreso che lo zio era stato legato, Alice non ha potuto fare a meno di associare i due fatti. Se non ne ha parlato, è stato per non attirare nuovi sospetti su di noi." — Dite che rimane ancora un pezzo di corda? Fortunatamente... potremo confrontarla con l'altra. Bisogna assolutamente che io parli a Oates. Uscirò per chiamarlo al telefono da qualche cabina pubblica... Scusatemi. — Farete in modo che Alice non abbia noie? — Promesso... come giusta ricompensa. — Grazie. Vado dalla zia. — Buona notte... e coraggio. Grace sorrise e lo lasciò meno preoccupata. Campion attese, udì i passi della signora Faraday che, aiutata dalla ragazza, saliva la scala, poi si diresse verso il giardino. Sull'ingresso si imbatté in Marcus e nello zio William. La carnagione di quest'ultimo non era più rosea, ma color eliotropio. I due ebbero un sussulto, scorgendolo, e il giovane si volse verso il suo compagno con aria significativa. Sotto quello sguardo il vecchio si raddrizzò. — Ah!... Campion! Mia madre è andata a letto?


Evidentemente c'era qualche cosa. L'atmosfera era tesa, e Marcus pareva voler costringere l'altro a prendere un'iniziativa che gli ripugnava. — La signora Faraday si è ritirata adesso nella sua stanza. Volevate parlarmi? — Parola d'onore... no! Marcus intervenne. — Puoi perdere qualche secondo, Campion? — Non c'è niente che me lo impedisca. E mentre li precedeva nel salotto piccolo, che adesso era vuoto, l'investigatore notò che Marcus era molto turbato e che lo zio William aveva l'aria di chi è stato preso con le mani nel sacco. Marcus tossì nervosamente. — Nella mia qualità di notaio, ho consigliato al signor Faraday di confidarsi con te. Lui desidera che tu gli renda un servizio; io non posso farglielo, e credo che tu sei la sola persona che possa aiutarlo... forse... — Ne avete delle belle, voi — borbottò lo zio William. — Siete voi, per la verità, che mi avete trascinato sin qui. Marcus levò di tasca un foglio di carta e lo spiegò mentre guardava Campion. — Il signor Faraday — disse — mi ha portato questa dichiarazione che si dice pronto a firmare sotto la garanzia del giuramento. Io, sottoscritto William Robert Faraday, dichiaro con la presente di soffrire di disturbi nervosi da diciotto mesi a questa parte. Mi accade cioè, a volte, di perdere completamente la memoria. Durante questi ac‐ cessi - che a quel che credo non durano mai più di mezz'ora - non so più né dove sono né chi sono. Mi considero quindi irresponsabile di qualunque azione io possa commettere mio malgrado in quei momenti. Giuro che quel che ho scritto è la verità, nient'altro che la verità. In fede WILLIAM ROBERT FARADAY — È abbastanza chiaro, vero? Voi dovete solo apporre la vostra firma come testimonio, Marcus, e la data, sette febbraio. Sono mesi che volevo consultarvi in proposito. Marcus divenne rosso. — Vi prego di cercare di capire quale sia la portata attuale di una tale rivelazione... Campion entrò in scena. — Mi potreste descrivere i vostri attacchi, signor Faraday? — Certo! È molto semplice; dimentico, poi, dopo un intervallo più o meno lungo, mi ricordo di nuovo! Sono i sintomi classici dell'amnesia. — Sì... sì... è seccante. E vi succede spesso?


— Sino a oggi, no. Ma vado peggiorando. La prima crisi risale al giugno scorso. Oh, bella! mi sono sbagliato: così non sono più diciotto mesi! — No, così sono soltanto nove — fece Marcus seccamente. — Oh, voialtri uomini di legge cercate sempre il pelo nell'uovo!... Passeggiavo in Petty Cury, in un giorno caldissimo. Improvvisamente, senza che sapessi né come né perché, mi trovai davanti alla chiesa cattolica, con un bicchiere in mano. La gente cominciava a osservarmi, e io mi sentivo ridicolo senza riuscire a prendere una decisione. Il bicchiere non mi ricordava nulla; era un bicchiere qualsiasi, come quelli che si trovano nei bar. Finalmente me lo misi in tasca... Più tardi, uscendo dalla città, lo buttai in un campo. Esperienza veramente sgradevole! — Molto. E si è ripetuta? — Due volte. La prima a Natale, proprio quando cominciavo a rassicurarmi. C'era ricevimento, e dopo che gli invitati se ne furono andati via, io e Andrew siamo usciti nel parco per prendere un po' d'aria. Non so più che cosa sia accaduto, fatto sta che mi sono trovato immerso in un bagno gelato. Più tardi, ho interrogato prudentemente mio cugino, ma mi è sembrato che non dubitasse di nulla. — E la terza volta? — Più disgraziata delle altre. È accaduto la domenica in cui è scomparso Andrew. Anzi, per essere esatto, proprio nel momento in cui è scomparso. Marcus sobbalzò. — E voi non mi avete detto nulla, poco fa, a Soul's Court! — Non sono di quelli che si lamentano continuamente, io. Ora sarete soddisfatto. Eravamo sulla strada che conduce alla "Riva dei Salici" e discutevamo sulla scelta del percorso per rincasare... Io me ne sono andato, contrariato, furibondo... ed è stato allora che ho perso la memoria! Le mie crisi, in genere, si verificano dopo uno sforzo fisico o mentale. Sono tornato in me davanti al cancello, e sono arrivato in ritardo per la colazione... — Venticinque minuti più tardi, rispetto alla vostra deposizione rilasciata alla polizia — osservò Campion. Lo zio William balbettò: — Può darsi. Si finisce col non capirci più niente... — Perdonate quella che non è solo vana curiosità... ma perché non avete avvertito nessuno della famiglia, della vostra malattia?. Voi correvate dei pe‐ ricoli. — Vedete, ero molto imbarazzato... Io detesto parlare dei segreti della famiglia davanti agli estranei. Ora, mia madre invecchia; lei ha tutte le sue fa‐ coltà, d'accordo, ma non è scevra da certe idee fisse... È per questo che si è messa in mente... che... che io beva! Certo, io non sono una colonna della "Società di temperanza", ma da questo a... Comunque, ho avuto paura di vedere


attribuiti i miei malesseri a cause tutt'altro che morbose... — Ma — protestò Marcus — rendetevi conto almeno del pericolo che correte: chi potrà confermare le vostre asserzioni? Lo zio William si alzò con aria maestosa e offesa. — Le mettereste in dubbio, forse? — Nemmeno per sogno — interruppe Campion. — Ma il vostro stato di salute deve pure avervi allarmato. Avete consultato un medico? — Si... ma... Ebbene, sì. Sono stato da sir Gordon Woodthorpe, lo specialista delle malattie nervose. Marcus sospirò, di incredulità e di sollievo insieme. — Quando ci siete andato? — Alla fine di giugno. Ma perché parlare di ciò? Lui non potrà confermarvi la mia visita. — Perché? — Perché mi sono guardato bene dal dirgli il mio vero nome, e perché se ci tenete a saperlo, non l'ho ancora pagato. E poi, basta, non dirò più niente. — Benissimo, signor Faraday, ma se continuate così vi farete arrestare. — Ne ho viste di peggio e me la sono sempre cavata, corpo di bacco! Credete che non sia capace di giudicare da me la gravità della situazione? — L'ispettore Oates si occuperà della faccenda — disse Campion, senza alzare la voce. Lo zio William li guardò uno dopo l'altro, bollendo come l'acqua sul fuoco. Poi, d'improvviso, cedette. — Ho preso il nome di Harrison Gregory, uno dei miei amici, e ho dato l'indirizzo del mio club... La visita è avvenuta il ventisette giugno. E ora, siete contenti? Mi metterete in ridicolo, mentre tutto dipende dal fatto che mia madre ci tiene così a stecchetto... Mai un centesimo in tasca... Marcus scarabocchiava già qualche parola su una busta. — Levet's Club, vero? — Brook Street — borbottò l'altro. — Non mi farete litigare con quel vecchio amico? Marcus era fuori di sé. — Al vostro posto, signor Faraday, distruggerei quel documento — dichiarò mostrando il foglio. — Date le circostanze, questo potrebbe essere male in‐ terpretato... A domani, Campion... Fino a che le cose non saranno più chiare, è meglio che questo incidente rimanga tra noi... Lo zio William non si degnò di rilevare queste parole e non rispose nemmeno al saluto che gli fu rivolto. Campion accompagnò l'amico fino alla porta; al ritorno, trovò Faraday con in mano il foglio lasciato da Marcus sul tavolo. Faraday gettò il foglio alle fiamme e si voltò bruscamente. — L'ispettore


Oates è tornato stasera. Le sue chiacchiere eterne sull'ora esatta della colazione di domenica, mi hanno spinto a non trascurare nulla, nessun particolare; è per questo che sono andato da Marcus. Campion non disse nulla. Lo zio William si lasciò cadere pesantemente su una poltrona. — Sono nei guai, vero? — Certo, è seccante... ma forse meno di quel che si crede. Quello che ci avete raccontato circa sir Gordon Woodthorpe è... esatto? — Oh, è la verità... disgraziatamente. Capirete che io non avrei mai potuto... no, veramente, non avrei potuto... uccidere Andrew! Di certo, in ogni caso, c'è questo: io non ho portato nulla con me in chiesa. Il mio soprabito è molto attillato, e non posso mettere niente nelle tasche senza che si veda. Pensate un po'! Un rotolo di corda! Tutti se ne sarebbero subito accorti. Queste osservazioni sembravano giustificate. Campion gettò la sonda. — D'altronde non si può dire con sicurezza che vostro cugino sia stato ucciso pro‐ prio quella domenica... — In questo caso sarei salvo. Da quel momento in poi posso rispondere dei miei atti. — E poi — disse ancora Campion staccando le sillabe — c'è la rivoltella. Avete mai avuto una rivoltella? — Sì, una rivoltella d'ordinanza. Ho fatto la guerra, sapete... Ma da allora non l'ho più vista. — E sapete dove sia andata a finire? — È al suo posto, col resto del mio equipaggiamento militare, in una valigia che deve trovarsi di sopra, nell'antico appartamento dei bambini... Sì, proprio lì. — Volete che andiamo a vedere? — Come, subito? E io che ho affermato all'ispettore, il quale mi aveva esasperato, che non c'erano armi in casa... — Una ragione di più... è meglio precederlo. Il vecchio trasse dalla credenza quello che rimaneva di whisky e soda e lo scolò in un sorso. Poi si decise a guardare il suo tormentatore. Il secondo piano, meno esteso degli altri, aveva corridoi stretti e soffitti in declivio. — I domestici abitano quassù — mormorò lo zio William. — L'appartamento dei bambini è dall'altra parte. Accese una lampada, illuminando un corridoio che corrispondeva a quello sottostante: tre finestre e tre porte le une di fronte alle altre. Ma le pareti erano sudicie, l'intonaco scrostato. William spinse la prima porta.


— Ecco... hanno abbattuto la parete divisoria per fare di due ambienti una stanza sola. In fondo c'è il ripostiglio. Campion non si attardò a esaminare i pochi mobili sparsi, che d'altronde erano bruttissimi. Istintivamente, tutta la sua attenzione fu attirata dall'abbaino che Grace gli aveva descritto. Quello che la giovane gli aveva detto era esatto. Si arrestò a lungo davanti al pezzo di corda che pendeva dall'impannata, più grossa e rugosa di quella che abitualmente serve per questi usi. Nel frattempo, lo zio William scopriva in un angolo, sotto un globo per lampada e una fila di libri, una valigia di pelle, e l'apriva. Campion si chinò, interessato. La valigia puzzava di muffa, una tarma volò via. I due uomini ne trassero successivamente un paio di calzoni da cavallerizzo, una divisa cachi, un cintu‐ rone, un paio di stivaloni, che disposero sul pavimento, e, finalmente, una fondina. Campion slacciò la fibbia, ma il peso della fondina gli aveva già rivelato la verità: conteneva un pezzo di panno macchiato d'olio e niente altro. — Corpo di bacco! — esclamò lo zio William.


10 Nel salottino, lo zio William diede di nuovo qualche segno di pensare in modo coerente, benché fosse all'estremo delle sue forze. — Niente rivoltella! Ah, le cose cominciano a mettersi male! C'erano anche delle cartucce, nella valigia, alla rinfusa, sul fondo. Saranno guai, quando la polizia si occuperà di ciò. Sanno che specie di pallottola ha ucciso Andrew? Si lasciò cadere su una poltrona, fissando invano la bottiglia di whisky. — Dove si sarà cacciato quel mascalzone? — balbettò. — Credevo che Scotland Yard fosse capace di ritrovare in un giorno qualsiasi persona. Ma sup‐ pongo che mi convenga tenere acqua in bocca. Soltanto per avere menzionato il nome di George a quel poliziotto, mi ha sottoposto a mezz'ora di torture. Mia madre è terribile. È una cosa tremenda dover sopportare tutte queste seccature, mentre un vilissimo ricattatore fa vita tranquilla. Quello ha dovuto introdursi qui, rubare la rivoltella e sorvegliare Andrew, così che ha potuto ucciderlo con un'arma che apparteneva a me... Cosa che, però, deve essere ancora dimostrata, non vi pare? — Sì — disse Campion con dolcezza. — D'altronde, anche se il proiettile fosse di tipo militare, è probabile che nel paese esistano ancora migliaia di rivoltelle come la vostra. — È giusto, ma, al vostro posto, io sorveglierei George. Sabato sera è letteralmente caduto dal cielo, e siccome nessuno lo ha visto entrare, può darsi che sia stato nascosto nella casa per ore e ore. Crede di essere in casa sua. Quando viene qui, se mamma non lo mandasse a spasso, quel briccone finirebbe con l'istallarcisi. — Tacque, poi ruminò a mezza voce: — E dire che ora lei cerca di difenderlo! È il colmo! Campion ascoltava sempre con pazienza. — Vedete, lei vive troppo nel passato... Quel George dev'essere al corrente di qualche scandalo, che poi non sarà uno scandalo nel senso vero della parola... ma lei è fatta così: ciò le sta più a cuore di tutte le catastrofi presenti. Quando penso alla ragione per la quale mia madre ha cancellato Andrew dal suo testamento... Campion tese l'orecchio. — Tutto considerato, quando si è morti... Si tratta di mio padre. Lei non ha mai perdonato ad Andrew il suo libro: "Ipocriti, o la maschera del sapere". — Non ne ho mai sentito parlare. — È meglio per voi. È stato un fiasco; se ne saranno vendute dodici copie in


tutto. Io ho consigliato a mia madre di prendere quel libello per quel che valeva, ma lei non fa mai conto di quel che io le dico. Ha serbato rancore ad Andrew e si può dire che lui si sia meritato la punizione che l'ha colpito. Immaginate un simile fannullone: vive della carità di sua zia, e sferra un attacco a fondo contro la memoria dello zio defunto. — Un attacco contro il signor Faraday? — Sì. Andrew aveva notato che i libri di memorie si vendono bene e si era detto che certo avrebbe potuto guadagnare qualche sterlina mettendo insieme qualche mucchietto d'infamie sul conto di suo zio... E ha partorito la più perfetta idiozia che io abbia mai letto. — Ed è stata pubblicata? — Sì, da un editore pressoché ignoto, il quale supponeva che il nome di mio padre potesse attirare clienti. Ci ha rimesso del suo, e Andrew non ha ricevuto in compenso che sei copie. Ha avuto il coraggio di fare la distribuzione in famiglia, dopo avercele dedicate. Mamma ha trovato modo di mettere la mano su una di queste copie e si è fatta leggere il libello da Grace. L'ho vista raramente così irritata. Non potendo dare una querela per diffamazione a una persona della famiglia, si è servita della sola arma che avesse a portata di mano e ha modi‐ ficato il suo testamento. — Mi piacerebbe vedere quel libro. — Davvero? Si crede che tutte le copie siano state distrutte, ma io ho ancora la mia — disse. — In confidenza, quello scritto contiene qualche verità. Vado a cercarvela, ma state attento, perché c'è su ancora il mio nome. Salirono insieme la scala e Campion attese sulla soglia mentre il vecchio, buttando all'aria i libri allineati su uno scaffale, cercava l'opuscolo incriminato. Con quel disordine di oggetti sparpagliati dappertutto, la stanza sembrava un po' simile al cervello del suo proprietario. Poco dopo lo zio William tese a Campion un volumetto ricopertinato di carta bruna. — Ho messo come autore Omar Khayam perché nessuno lo scopra... Buonasera... e ascoltatemi. — Posò una mano pesante sulla spalla del suo interlocutore, lo guardò diritto negli occhi e fece questo giuramento solenne: — Da uomo a uomo vi prometto: io non berrò più un goccio d'alcool... non più un goccio d'alcool fino a che questa faccenda non sia liquidata. Dopo uno scambio di saluti, i due uomini si ritirarono ciascuno nella propria stanza. Per una ragione che gli ripugnava ammettere, Campion non sentiva più nessuna voglia di uscire. In ogni modo, Stanislas Oates non avrebbe potuto far nulla, quella notte. Si spogliò e si rifugiò nel letto, dove esaminò il pasticcio letterario del delizioso Andrew. L'iscrizione posta sul risguardo, dato il carattere


del libro, non rivelava un gran buon gusto. A mio cugino William Faraday, degno figlio di suo padre. La vita in comune mi ha permesso di conoscerlo sotto tutti i suoi aspetti e di acquisire, a suo contatto, la penetrazione necessaria per compiere lo studio della personalità complessa che è il soggetto di quest'opera. Vadano, dunque, a lui i miei ringraziamenti. Sul frontespizio, un dagherrotipo del dottor Faraday: volto grave, senza nessun senso di umorismo per emendarlo, mascelle lunghe, sottolineate, per così dire, da favoriti a forma di cucchiaio, bocca dalle labbra sottili e increspate. Campion cominciò la lettura. Lo stile mancava di distinzione, ma non di un certo vigore polemico, nella sua crudezza piena di fiele. Il dottore, spogliato del suo prestigio accademico, si rivelava uno spirito angusto, che nascondeva la propria insufficienza dietro un'ipocrita e pretenziosa santità, oltreché dietro il fascino di sua moglie. Certi aneddoti di giovinezza, leggermente compromettenti, erano stati esumati o fabbricati interamente dall'autore, e il sapiente, l'erudito, diventava un pom‐ poso chiacchierone dell'era vittoriana, con, in più, certi angoli inattesi del carattere, per i quali gli psicologi moderni hanno nomi complicati e spiacevoli. Campion scorse quella prosa strana, e, ben presto, spense il lume, deciso a parlarne all'ispettore la mattina seguente. Dormì parecchio, poi, improvvisa‐ mente, si alzò a sedere sul letto... Apparteneva a quella categoria di persone che ritrovano tutte le loro facoltà appena sveglie. Le tende erano tirate davanti alle finestre, e nella camera era così buio che l'oscurità diventava quasi palpabile. Campion, immobile, con l'orecchio teso, ascoltava, ed ebbe la visione rapida di una casa stregata, abbandonata in seno a un'oscurità implacabile... Un rumore leggero lacerò il silenzio: una porta che veniva chiusa pian piano... poi nulla di percettibile... ma sì... lontano... del legno strofinato contro altro legno... Saltò dal letto e uscì nel corridoio. A un'estremità filtrava un raggio di luna che, dopo l'angoscia delle tenebre, lo riconfortò. Un'ombra si spostò, con un fruscio furtivo. Campion stava per slanciarsi quando un'improvvisa visione lo inchiodò al suo posto. In piedi al centro del corridoio, in mezzo al chiaro di luna, stava lo zio William in pigiama, con gli occhi fuori dalle orbite, pieni di terrore. Teneva il braccio destro rigido, scostato dal corpo, e si distingueva una macchia scura che


gli copriva la mano e il polso e sgocciolava in modo orribile dalle punta delle dita. Nel momento in cui Campion scorse questa apparizione, la zia Kitty, scapigliata, apparve sulla soglia della sua camera. Un debole grido di paura echeggiò nella casa addormentata. Lo zio William girò su se stesso e nascose rapidamente la mano dietro la schiena. Poi, dimenticando la precauzione del silenzio, bestemmiò violente‐ mente... Si aprirono alcune porte... Grace apparve mezzo addormentata, con i capelli sciolti. — Che cosa c'è? Che cosa fai qui, zia Kitty? La piccola figura, chiusa in una camicia da notte lunga sino ai piedi, avanzò traballando. — Le sue mani! — balbettò. — Guarda le sue mani! Ancora un assassinio! E questa volta un grido uscì dalle sue labbra. Allora arrivò anche la signora Faraday, infinitamente minuta, drappeggiata in un vaporoso scialle di Shetland, una cuffietta di pizzo annodata sotto il mento, e dominò, come sempre, la situazione. — Che cosa significa tutto questo rumore? Lo zio William, inebetito, non si mosse. Campion si fece avanti e lo zio William, sentendo qualcuno dietro di sé, fece dietro front e mostrò la mano. Sarebbe caduto a terra se Campion non l'avesse sostenuto. — Luce, presto! Grace girò l'interruttore. Campion si chinò sulla ferita e constatò con sollievo che non era grave; una lacerazione profonda dalle falangi al polso, ma la macchia enorme proveniva soprattutto dallo jodio di cui lo zio William non era stato avaro. Tutti stavano rimettendosi dalla loro emozione quando una voce stridente li scosse. — Ah, no! questo poi non va, signora... Lei si ammalerà. La brava Alice, irriconoscibile in un'ampia vestaglia, i capelli tirati indietro e intrecciati in una dura coda di topo, mostrava un volto sconvolto dal furore e dal dolore. Lei investì i presenti senza fare tanti complimenti: — La ucciderete! Ecco che cosa riuscirete a ottenere attirandola in questo corridoio gelato con le vostre grida e con le vostre commedie. Non volete lasciarla in pace nemmeno la notte? Le proteste della signora Faraday si persero in questo ciclone. Alice passò davanti allo zio William, senza dargli nemmeno un'occhiata e si precipitò verso la sua padrona, che lei dominava con la sua enorme statura. — Quanto a voi, signora, dovete tornare subito a letto.


La zia Katherine non si mosse, e l'altra, diventata, per ragioni di contrasto, più enorme e materiale di quanto non era sembrata in lontananza, la sollevò come una bambina e la portò nella sua camera da letto. Il gesto fu compiuto con una rapidità e una semplicità sorprendenti. Una volta che la porta della stanza della zia Katherine fu sbattuta, l'interesse generale tornò verso lo zio William. Campion l'aiutò a rialzarsi, e lui si mise a tremare violentemente. Poi il giovane si rivolse a Grace: — Riaccompagnate vostra zia... mi occuperò io del signor Faraday. La ragazza si diresse verso la povera donna impotente, intenta a piangere. Quanto a Campion, sostenne lo zio William sino in camera sua. Poi il vecchio si raggomitolò sulla sponda del letto, dondolandosi avanti e indietro e borbottando in modo inintelligibile. Campion si chiese se il vecchio non soffrisse, senza saperlo, di disturbi cardiaci. — Com'è andata? — domandò, indicando il taglio profondo, che sarebbe potuto essere stato fatto da un coltello lanciato con violenza. — Occupatevi dei fatti vostri! — borbottò lo zio William. — Oh, mille scuse!... Questo significa che adesso state benissimo. E Campion si diresse verso la porta. — Per carità, non lasciatemi così. Ho sete... Andrà meglio quando avrò bevuto un bicchiere. Chiedete a Grace; mi troverà un brandy. Per fortuna Campion trovò Grace nel corridoio. — Va bene... Glielo porterò... Ha visto la persona che l'ha aggredito? Questa domanda improvvisa sorprese Campion, ma lei riassumeva bene le sue apprensioni. — Non vuol dire nulla — mormorò. La giovane si fermò, parve sul punto di parlare, ma si precipitò giù dalle scale senza dire una parola. Quando Campion tornò al fianco dello zio William, questi pareva fosse peggiorato, ma si irrigidì e si sforzò di sorridere. — Ho sempre creduto alle virtù medicamentose dello jodio... abitudine militare... ma non ho fatto economia... Tutto un flacone. — Dovreste fasciarvi il braccio. C'è qui il necessario? — Le bende si trovano nell'armadietto del vestibolo, dove ho preso la tintura. Ma state qui: questo attirerà di nuovo l'attenzione... prendete un fazzoletto nel cassettone... Che scalogna! E quella ragazza che non porta nulla da bere! In quel momento apparve Grace. — Ah, sei carina... presto, versa... è la sola medicina della quale mi fidi. Quando si avvicinò anche lei poté valutare la gravità della ferita; le sfuggì


un'esclamazione: — Oh! ma com'è andata? L'alcool fece tossire lo zio William, ma lo rianimò; il vecchio la guardò sbattendo rapidamente le palpebre e dichiarò: — Com'è andata? È una storia stupida. Io non ho mai potuto soffrire i gatti. Sono animali sudici e pericolosi... Un gatto è entrato qui, Dio sa come... Ho voluto scacciarlo e lui mi ha graffiato. Rendendosi conto dell'incredulità dei suoi ascoltatori, William continuò: — Ho pensato che i graffi di un gatto potevano essere settici, e perciò mi sono servito dell'armadietto del pronto soccorso. — Ma zio, come vuoi che una di quelle bestiole... — Non discutere... La finestra era socchiusa... Ecco... guardate, lo è ancora. Mi sono svegliato sentendo entrare il gatto... perfettamente. E le detesto, quelle bestie. Sono come il vecchio Robert, non le posso sopportare. L'ho preso per la pelle del collo per scaraventarlo fuori e lui mi ha graffiato! Ecco! Che diavolo vuoi ancora sapere? — Ti fascerò il braccio. Il dottore ti visiterà domattina. — Bene... non è la prima volta che vengo ferito. C'era un certo malessere nella sua dignità. Dopo questa discussione, i due lo lasciarono con un flacone di tintura di jodio sul comodino. Nel corridoio, Grace mormorò: — Che cosa può essere accaduto? — Non lo so ancora... Non vi preoccupate... La giovane si allontanò, dopo aver spento la luce del corridoio. Campion attese, immerso nelle sue riflessioni, poi si diresse verso la sua camera. Passando davanti a quella dello zio William, udì un lieve rumore e si fermò. Quando si rimise in moto, il suo volto si era fatto grave. Il vecchio aveva chiuso tranquillamente la porta con due giri di chiave.


11 In attesa dell'ispettore, Campion si installò accanto alla piccola stufa dell'albergo delle "Tre Chiavi", dove Oates aveva preso alloggio. Il giovane si rallegrava di trovarsi finalmente solo in un ambiente naturale, nel quale poteva pensare con assoluta calma agli avvenimenti passati o a quelli che si preparavano. "Per due volte è stato commesso un delitto" si diceva. "Ecco il solo fatto concreto." Secondo lui, lo zio William non era colpevole; la sua convinzione in proposito si faceva sempre più forte. Ripensò all'incidente della notte prima: il vecchio non aveva né l'astuzia né il coraggio di simulare un'aggressione, soprattutto con una messa in scena che implicava una ferita come quella che il dottor Lavrok aveva dovuto chiudere con tre punti di sutura. Ma il suo silenzio ostinato... il suo terrore sulla porta della camera, e quei due giri di chiave?... E se si doveva scartare lui, chi altri poteva nascondersi dietro quei delitti da squilibrato? La stessa persona che aveva ideato di legare un uomo prima di bruciargli le cervella! A questo punto delle sue meditazioni, il pensiero contro cui si dibatteva invano si impose a lui: Alice? Non la domestica dal volto simpatico, ma l'essere elementare, erculeo, che aveva manifestato così brutalmente la propria fedeltà trasportando di prepotenza a letto la padrona. Lei aveva la forza fisica necessaria, l'indispensabile conoscenza della casa e il coraggio richiesto. Ma, per un altro verso, dovevano mancarle assolutamente il sadismo e la perfidia intelligente che i due delitti rivelavano. Campion prese a considerare la personalità di Katherine Faraday, quella vecchia meravigliosa signora. L'assenza di Seeley e di Julia poteva apportare solo beneficio all'ordine della comunità che lei governava da sovrana assoluta. Campion ricordò una frase che l'aveva già colpito: "Quando si è tanto prossimi alla morte, la vita perde molto del suo valore". Alice, con la sua fede cieca, era forse uno strumento, il suo strumento? Ma a che servono le congetture? concluse irritato nel momento in cui l'ispettore entrava nella stanza. — Salve, Campion! Hanno rimandato l'inchiesta Seeley a martedì. Bisognerà fare il possibile per ottenere altre quarantotto ore al massimo, a meno che, da oggi ad allora, non ci imbastiscano un processo con relativa condanna! Ho visto il vecchio Faraday col braccio al collo. Novità?


— Sì, in un certo senso... ma siedi. — A condizione che tu sia rapido e interessante. Voglio tornare verso quel fiume che ieri ho esaminato male. Mi sembra essenziale scoprire l'arma... Allora? Campion trasse di tasca un sacchetto di carta dal quale levò un fazzoletto, che spiegò, mostrando un tubetto di legno. — L'ho già aperto ma in modo da non cancellare le impronte digitali... ammesso che non sia stato maneggiato con i guanti... Eccone qui una copia esatta che puoi toccare fin che vuoi. L'ho comperata dal farmacista di cui vedrai il nome sull'etichetta... Non ho fatto nessuna inchiesta sulle vendite anteriori, perché non volevo invadere il campo altrui, ma il commesso di servizio mi ha spiegato diffusamente che si tratta di un lassativo unito a una piccola dose di glucosio... — E come hai scoperto questo tubetto? Modestamente, il giovane narrò le sue avventure. L'ispettore Oates, sentendo che Grace si era trovata con lui, aggrottò le sopracciglia. — La piccola ha chiacchierato, allora? — No, ti sbagli... Io ho fatto la scoperta da solo e ho cercato nel solo luogo nel quale era possibile trovare ancora qualche cosa. — Sei sempre stato favorito dalla vita. Ma, insomma, ciò ti ha permesso di scoprire qualche cosa. Ho pensato sempre che il colpo doveva essere stato fatto con una di quelle droghe che godono di tutti i favori del bel sesso... dopo i quarant'anni. Vediamo un po' questo tubetto. Lo aprì con molte precauzioni. — Fortuna che non è vuoto. Lo tengo io, vero? I chimici del laboratorio municipale non sono mai stati grandi, ma da qualche tempo hanno fatto progressi. Ammesso che abbiano sostituito della cicuta o qualche altro intruglio velenoso al prodotto che conteneva questo tubetto, quei signori del laboratorio ce lo diranno. Nient'altro? — Servizio per servizio. Di che calibro è il proiettile? — Quarantacinque, ma questo non dice niente. Il numero di pistole militari non registrate che si trovano in Inghilterra dev'essere enorme. Quando avremo trovato quella che ci interessa, saremo forse in condizione di notare qualche irregolarità della canna che avrà lasciato il suo segno sulla pallottola. Fragile speranza! Torniamo a Faraday e al suo braccio... Che cosa è accaduto? Non perdere di vista che il vecchio è arrivato con venticinque minuti di ritardo a quella famosa colazione di cui non è possibile stabilire l'ora esatta. Campion gli espose nettamente, con tranquillità, come lui vedeva la posizione dello zio William. — Non c'è male — disse l'ispettore — proprio non c'è male. Ma anche questo


non è abbastanza maturo per essere portato davanti a una giuria. — Neanche a pensarci. Abbiamo bisogno, prima di tutto, della testimonianza di sir Gordon Woodtrophe, che riconoscerà certo il suo cliente occasionale. Poi dobbiamo assolutamente trovare la rivoltella. E finalmente dobbiamo controllare la corda dell'abbaino con quella che legava il corpo. — Sì... Dopo tutto, Campion, è prezioso avere te nella casa, nonostante la posizione bizzarra che occupi. Per quel che riguarda il vecchio Faraday, le mie impressioni non sono affatto simili alle tue... Aspettiamo il seguito... — Ti ho detto che l'ho visto mettersi la tintura di jodio sulla mano, dopo di che è quasi svenuto e per poco non è rotolato per terra. Questo mi è sembrato strano. Ho subito pensato a una debolezza cardiaca, ma stamane il dottore mi ha detto che non c'è niente del genere. E allora, come giustificare quella specie di sincope? — Ci possono essere tante ragioni. Campion scosse negativamente la testa. — Temo di non riuscire a spiegarmi. Io credo che quel povero vecchio stanotte sia stato terrorizzato, e leggermente, molto leggermente, avvelenato... — Tu sogni! Mani nell'ombra lanciano pugnali avvelenati! Ma sei fuori strada, ragazzo mio, e ciò non può avere nulla in comune coi metodi di questa specie di guerre intestine, abituali nell'alta società. — Benissimo... Ma io scommetto che se tu facessi un giretto in tutti i bar della strada da Grandchester Meadows alla "Casa di Socrate", scopriresti che la domenica in questione, lo zio William vi si è fermato a dissetarsi... e non con dell'acqua. Lo avranno notato: è un tipo. — Se ha un buon alibi per quei famosi venticinque minuti, mi inchinerò, si capisce. In ogni caso, se l'accusa prende piede, puoi star certo che non gli mancherà un buon avvocato. Col denaro si fanno tante cose. Perché vuoi che il tuo Faraday abbia visitato i bar proprio quella domenica? — La prima volta che ha avuto una crisi del genere — cominciò Campion, trascurando con disinvoltura l'ultima frase del suo interlocutore — il pover'uomo si è ritrovato davanti alla porta di una chiesa, con un bicchiere in mano... In altri termini, era entrato in un bar, aveva ordinato una bibita e se n'era uscito col bicchiere in mano. Memoria significa anche contegno... Quando manca l'una, sparisce anche l'altro. Quindi lo zio William ha ceduto alla sua mania istintiva e si è messo a bere. — Ma come può conciliare questo accesso, con quello che è terminato in un bagno freddo? — Il defunto Andrew avrebbe potuto spiegartelo meglio di me. Credo che sia una bella fortuna per noi non averlo conosciuto.


L'ispettore emise un grugnito. — Tu mi hai dato un mucchio di informazioni interessanti, Campion, ma, nello stesso tempo, le hai sciupate vuotandole di ogni reale significato. Coz‐ ziamo continuamente contro un maledetto prestigiatore, qualunque sia la direzione verso cui spingiamo le nostre ricerche. — Succedono cose strane in quella casa, certo. — Lavoro per alienisti, te lo ripeto. Niente di concreto da mettere sotto i denti. — Sì, qualche volta, nei particolari... Hai trovato il cugino George, per esempio? — Altro affare — borbottò l'ispettore. — Abbiamo pubblicato i connotati e l'invito a fornirci notizie dell'uomo, ma inutilmente. Niente di strano che sia scappato come un lampo vedendo la ragazza. Ma l'atteggiamento di quest'ultima, come si spiega? Sì, sì, ho sentito parlare di quel famoso scandalo — proseguì rapidamente prima che Campion avesse potuto aprir bocca. — Ma tutto questo scambio di impressioni personali non serve a niente. Concentriamoci piuttosto sulla pistola. A proposito, due persone, marito e moglie, che abitano in una villetta a Grandchester Road, hanno udito uno sparo verso l'una meno cinque... l'uomo si è precipitato alla porta posteriore, ma i prati erano nascosti dalla nebbia e non ha visto niente. — Noto — insistette Campion — che il cugino George non ti sembra molto importante. Oates si rannuvolò. — Non molto. Supponiamo che lo si trovi... vale a dire che ci caschi tra le braccia. Che cosa ci guadagneremo? Non possiamo mica arrestarlo; tutt'al più possiamo chiedergli dove si trovava al momento del delitto, e lui avrà la sua brava risposta pronta. D'altronde, il fatto che un individuo abbia l'abitudine di scocciare di tanto in tanto sua zia, non ci autorizza a considerarlo come un assassino in potenza. No, io mi inganno forse, ma per me si tratta di un affare di famiglia nel quale lui è coinvolto di riflesso. Questi due delitti sono deliberatamente premeditati. Qualcuno aveva motivi più gravi di quelli che si potrebbero attribuire a questo George per levare dalla circolazione i due assassinati. Credo che questo individuo sia ancora all'opera, purtroppo. Campion non rispose. Le parole dell'ispettore lo avevano ricondotto alla teoria che lui aveva abbozzato. — Ti accompagnerò sul luogo del delitto, se non ti dispiace. Mi interessa molto vederti all'opera. Percorsero un bel tratto di strada chiacchierando. Ma Campion non disse una parola del pensiero che l'ossessionava: la signora Faraday aveva abusato della propria autorità sino a ordinare che Seeley venisse giustiziato per uno o per vari delitti ancora ignoti?



12 Dopo avere abbandonato la strada principale, i due avevano camminato per un dedalo di viuzze strette, e ora, attraverso i prati, stavano arrivando al fiume. — Non è molto regolare che tu venga con me — borbottò l'ispettore. E soggiunse, più piano: — Non ti preoccupare, questo discorso è soprattutto per Bowditch e per quelli che si trovano con lui laggiù. C'erano numerosi agenti in borghese sulle rive del Cam, e uno di loro, in uniforme, stava nei pressi del ponte. Senza contare alcuni curiosi. La scena, grigia e fredda, rendeva più intensa la malinconica futilità dell'inchiesta che proseguiva. Mentre i nostri si avvicinavano, un uomo in impermeabile andò loro incontro. Era il sergente Bowditch. Grande, massiccio, col volto rossastro abbellito da un paio di baffi neri e lucidi, i piccoli occhi orlati di rughe minuscole, mostrava in tutto il suo aspetto un'espressione di gaiezza assolutamente ingiustificata. Il volto gli si allargò vedendo i sopravvenuti. Ma Oates lo squadrò con aria burbera. — Trovato niente? — No — disse Bowditch, con una gioia traboccante. — Siete venuto a dare l'occhiata del padrone? — Poi, senza aspettare risposta: — Abbiamo passato le due rive col pettine fitto, dai salici fino alla strada. Nessuna traccia! Naturalmente il dramma non è accaduto ieri... Oates annuì acidamente: — Lo so... Chi arriva? Un poliziotto accorreva con un oggetto in mano. — L'ho trovato sotto un mucchio di foglie morte, in quel boschetto laggiù — disse indicando una macchia di arbusti che costeggiava il sentiero sul lato sud del fiume. — Non so se sia importante; mi è parso che non dovesse trovarsi là da molto tempo. Oates prese in mano l'oggetto e lo guardò con interesse. Era un cappello di feltro verde molto sciupato. Il nastro sull'orlo era tutto sfilacciato e il marocchino della fodera mancava. — La vittima aveva un cappello duro, quella domenica — commentò Bowditch — e d'altra parte lo stato di questo feltro dimostra che non poteva es‐ sere suo. Un'occhiata glaciale del capo lo fece star zitto, senza tuttavia alterare il suo apparente buon umore. — Nient'altro? In quella capanna laggiù?


Il poliziotto si voltò verso una capanna dissimulata tra il fogliame del boschetto. — Niente, capo, salvo qualche vecchio sacco, rami, fascine, eccetera. È una rimessa per gli utensili e un riparo per i boscaioli. — Grazie, Davidson. Il poliziotto si allontanò. — Occupatevi di questo trofeo, Bowditch. Probabilmente non ha niente a che fare con la faccenda che ci interessa, ma voglio vedere lo stesso il posto in cui è stato trovato. Dunque, nessun segno che indichi dove il corpo è stato gettato nel fiume? Evidentemente sarebbe potuto scendere con la corrente e venire di lontano, ma i proprietari del villino affermano di aver sentito lo sparo da questa parte. — Infatti — disse Bowditch. — Avviciniamoci all'acqua, e capirete quel che ho pensato. Arrivarono presso il piccolo ponte di pietra e lui proseguì beatamente: — Va bene... la corrente è lenta sulle rive e rapida in mezzo, e l'acqua è abbastanza profonda. Dunque, se io volessi mandare alla deriva un cadavere, lo butterei nel centro. Sarebbe facile, in quanto basterebbe fargli scavalcare il parapetto del ponte. Queste osservazioni non valevano certamente tutto il piacere che lui sembrava trarne, ma non erano prive di buon senso. Campion ricordò la teoria di Cituh su questo argomento, e constatò che esisteva per l'appunto, proprio sotto l'arco del ponte, un vortice abbastanza forte da trattenere qualsiasi corpo galleggiante per un tempo assai lungo, ammesso che non riuscisse a spingerlo verso una delle due rive. Anche l'ispettore dedicava tutta la sua attenzione al ponte; l'arco di questo era abbastanza alto per permettere il passaggio di una piccola barca quando il livello del fiume fosse normale. Due parapetti bassi completavano la costruzione. Dopo averlo esaminato a lungo, Oates staccò gli occhi dal ponte e disse: — Niente, naturalmente. Del resto la cosa non deve stupire. La minima traccia sarà stata spazzata via dal diluvio degli ultimi giorni. Andiamo a vedere la capanna. Si trovava a una quindicina di metri dal sentiero e a trenta, forse, dalla riva; e non smentì la descrizione sommaria che ne aveva fatto il poliziotto. Era una costruzione leggera, composta di fascinette intrecciate e col tetto coperto da qualche sacco. Tuttavia, il terreno, dentro, era asciutto e duro. Nessun indizio autorizzava a credere che la capanna fosse stata visitata dopo la partenza delle persone che l'avevano costruita. — Niente. D'altro canto, perché Seeley sarebbe venuto qui? — disse Bowditch.


L'ispettore accettò questo insuccesso con minore filosofia. — Usciamo e occupiamoci del feltro verde. Ritornarono sul sentiero e ne percorsero un breve tratto, dopo di che si fermarono davanti a un mucchio di foglie morte esaminate di fresco, umide sotto la pioggia che ricominciava a cadere. — Ecco. Davidson ha ragione. Poco o tanto, il cappello è stato seppellito qui e non certo dai pettirossi o dalle fate. Che ne dite? — Non conosco nessun delitto commesso all'aperto, in occasione del quale non si sia scoperto qualche vecchio cencio nei dintorni. Tuttavia, come dite voi, è strano che questo cappello sia stato nascosto sotto le foglie. — Forse apparteneva a qualche vagabondo — suggerì Bowditch. L'ispettore lo fece star zitto con un'occhiata. — L'arma... ci vuole l'arma a qualunque costo. E anche la bombetta che il defunto portava quando è uscito di chiesa... Misura sette e tre quarti, marca "Henry Heath". Ci tengo meno, ma è incomprensibile che sia scomparsa. Ora vado alla "Casa di Socrate", nel caso qualcuno, oltre ai giornalisti, mi cercasse... Siate prudente con loro, se venissero a gironzolare da queste parti. — D'accordo — disse Bowditch. — Non parlerò del cappello. Contate su di me per la rivoltella. Abbiamo già tirato su una tonnellata di mota dal fondo del fiume; continueremo... — Forse che gli assassini usano gettare l'arma nel luogo dove è stato commesso il delitto? — insinuò dolcemente Campion, quando si fu rimesso in moto a fianco dell'ispettore. — Succede. Qualche assassino che si è mostrato molto ingegnoso nel compiere il suo delitto, si è tradito poi per una sciocchezza, come se la faccenda non lo interessasse più. Quanto alle armi da fuoco, un individuo che non ha l'abitudine di servirsene, se ne sbarazza al più presto, appena non ne ha più bi‐ sogno, dimenticando che questo potrebbe risolversi a suo danno. Scommetto che quello che ci interessa è in qualche luogo, in quel letto di fiume pieno d'erba; un maledetto angolo, per chi deve dragarlo, credimi. Campion parve soddisfatto. Poi arrischiò di nuovo: — Tu cerchi una bombetta e trovi invece un venerabile feltro verde; è bizzarro, non ti pare? Forse l'as‐ sassino ha avuto l'audacia di tornarsene a casa non con la testa del suo nemico, ma con quello che alla testa sta più vicino? Io mi atterrei al vagabondo del tuo allegro subordinato. Ma in genere, quando un vagabondo cambia un capo del suo guardaroba, abbandona quello più sciupato, senza nasconderlo accuratamente in un luogo riparato. — I vagabondi hanno le proprie leggi, alle quali forse noi non siamo iniziati. D'altronde questo particolare è troppo insignificante perché ci se ne debba oc‐


cupare più a lungo. Ti garantisco che noi siamo dannati! Ci diamo da fare senza tregua, e le minime circostanze si presentano con un massimo di difficoltà. Stamane ho ricevuto un rapporto relativo al proiettile... Gli esperti sono stati abilissimi nel trarre delle indicazioni da quel pezzetto di piombo, nonostante fosse stato a mollo per una decina di giorni. La pallottola è penetrata esattamente in mezzo alla fronte, ha seguito una direzione ascendente, spezzando il cranio. La polvere ha lasciato delle bruciature molto serie che sono ancora visibili. Se ne deduce che il colpo è stato esploso a bruciapelo e che l'assassino è più piccolo del povero Seeley, ammesso che questi stesse in piedi, il che, se si pensa ai legami con cui era avvinto, appare dubbio. "Altra complicazione: non c'era la più piccola traccia di sangue nei pressi del fiume. La vittima, se fosse stata colpita per terra, sarebbe dovuta trovarsi in una pozzanghera rossa... Se fosse stata in piedi, il colpevole, spingendo il cadavere oltre il parapetto, si sarebbe macchiato di sangue; e infine, se l'assassino avesse trascinato o trasportato il suo fardello sino al ponte, avrebbe lasciato dietro di sé una scia, nonostante la pioggia... Ho fatto inserire degli annunci per ottenere qualche deposizione testimoniale, ammesso che ci siano stati testimoni, ma senza gran convinzione. Risaliremo il fiume sino a che sarà necessario. Ma ora rientriamo: la mia auto deve essere nei dintorni..." — Scusa, ma che intenzioni hai, adesso? — Occuparmi di quel bravo William e della sua mano, perbacco! Deve farmi il piacere di raccontarmi come si è ferito. — Non malmenarlo troppo. — Malmenarlo? Peccato che oggi ci abbiano tolti tutti i mezzi per far parlare i testimoni. In ogni caso, sarà meglio che non mi spiattelli una storiella scema, perché lo spedirei immediatamente davanti al coroner. — Oh! — Che c'è? — Tu mi addolori. A proposito, ho fatto giurare il silenzio a Grace. — Bene. Rimpiango, pur mettendomi nei tuoi panni, che tu non ti sia dato la pena di frugare dappertutto di tua iniziativa. Il pacco è al laboratorio, e presto avremo le necessarie informazioni... Quel William, a parte i domestici, era la sola persona assente di casa... — Quali domestici? — La grossa cameriera... Vediamo un po'... Ho anche annotato il suo nome... Trent'anni di servizio... Era in permesso per il matrimonio di una sorella che abita a Waterbeach, a qualche chilometro di qui... Ah, ci sono... Nuddington. Alice. È partita alle nove del mattino per tornare alle dieci di sera... Bisogna verificare, naturalmente. D'ora in poi bisogna stare in guardia.


Campion rimase pensieroso. La pioggia li frustava. — Vedrò gli abiti che il vecchio aveva indossato per andare in chiesa — disse l'ispettore. L'ispettore tacque sin quando arrivarono davanti alla casa. — La chiave dell'enigma è qui. Qualcuno è stato ucciso sotto questo tetto... Nel momento in cui suonavano, un grido acuto, seguito da uno scoppio di risa isteriche, uscì dal piccolo salotto. Venne ad aprire Marcus, molto pallido, coi capelli quasi dritti sul capo. In fondo, presso il corridoio di servizio, c'era un gruppo di domestici agitatissimi; i lamenti continuavano... — Entrate — disse Marcus. — Ho tentato di raggiungervi per telefono. Per una volta, Oates fu leggermente sorpreso. — Che cosa c'è? — Kitty ha un attacco di nervi, tanto per cambiare! Grace la sta calmando... Vi spiegherò la ragione di questo spavento. D'altronde non c'è nulla da temere. — E concluse, rivolgendosi ai domestici: — Tornate alle vostre occupazioni. I tre uomini entrarono in biblioteca, dove Marcus girò l'interruttore. Nella stanza imponente e austera si notavano soprattutto i libri che tappezzavano le pareti dall'alto in basso e una magnifica scrivania di quercia, con la famosa poltrona gialla. Marcus si diresse alla finestra. — Sono stato io a chiudere le persiane. Non avevo le chiavi della stanza, e ho creduto che questo fosse il metodo migliore per arrestare la sfilata di quelli che si eccitavano a proposito della cosa che ha gettato il panico nella casa. Guardate. Al centro del vetro superiore c'era un disegno tracciato con gesso rosso, evidentemente singolare: due piccoli cerchi, uno sopra l'altro e una linea verticale, il tutto chiuso in un cerchio più grande. — I domestici entrano qui solo in casi eccezionali — continuò Marcus. — Ieri, per esempio, sono venuti per aprire le persiane, dopo la vostra partenza, ispettore. E affermano che in quel momento il vetro era pulito. In seguito Kitty, incaricata di spolverare la scrivania e la poltrona, è stata la sola persona che. sia entrata in questa stanza. Lei ha scorto il disegno e si è messa a urlare, spaventandoci tutti, me compreso. Certo la cosa è strana e pare fatta per aumentare la sovreccitazione che regna nella casa. L'ispettore si avvicinò. — Gesso... disegnato dal di fuori... La pioggia cade nell'altro senso e non lo ha cancellato. Non c'è un'aiuola, sotto? Sollevò l'impannata a ghigliottina, guardò fuori, borbottò e si rivolse agli altri due. — Venite a vedere.


Campion e Marcus si affacciarono alla finestra e constatarono che questa si apriva infatti su un'aiuola di fiori che circondava la casa. Nel bel mezzo si scorgeva l'impronta d'un enorme piede nudo. Profonda e netta come un calco, quell'orma, con le dita scostate e le sue dimensioni in‐ verosimili, era comica. Campion si mise a ridere. — Che piede! — esclamò. — Piedi da poliziotto! — L'ispettore non fece eco alla sua risata.


13 — È assurdo che una proprietà di questa importanza sia senza telefono — disse l'ispettore risalendo il viale dopo aver telefonato da una casa vicina. — Naturalmente questo disegno è uno scherzo di cattivo genere; per lo meno lo spero; è qualche cosa di simile a una lettera anonima. Ci sono sempre degli imbecilli pronti a divertirsi in questo modo. Farò fotografare e misurare l'impronta e incaricherò uno dei miei uomini di cercarne delle altre, per puro scrupolo di coscienza. — E se non fosse né uno scherzo né una manifestazione di cattivo gusto? — disse lentamente Campion, chinando in avanti la figura lunga e sottile. — Hai mai visto niente di simile, Oates? L'ispettore gli diede un'occhiata penetrante. — Lo si direbbe un segnale — disse — ma non di quelli che ho già visto. Il vagabondo classico porta sempre con sé due pezzi di gesso, uno rosso e uno bianco. Se ne serve per dare informazioni ai compagni sulle disposizioni della gente dei dintorni. È una specie di massoneria. Quel disegno non rappresente‐ rebbe forse il numero diciotto? D'altronde non capisco che cosa potrebbe significare. E tu, Campion, ci trovi un significato? Il giovane esitò. — Ho la vaga impressione che sia la lettera "B". Conosco una bimba che copiava così tutto l'alfabeto, perché soltanto l'interno bianco delle lettere era visibile al suo spirito. La "A", per esempio, era resa con un triangolo sormontato da un archetto quadrato da croquet... così. E disegnò la figura su una busta. Marcus era scettico, ma l'ispettore apparve subito interessato. — Sì, hai ragione, ho già sentito parlare di qualche cosa di simile... Ma quel piede non è un piede da bambino. Di comune accordo, girarono intorno alla casa per tornare presso l'aiuola. Oates aveva già ricoperto l'impronta con parecchi giornali tenuti fermi agli an‐ goli da qualche pietra. — Una persona — osservò ancora — di peso discreto, benché evidentemente si debba essere appoggiata tutta su questo piede per arrivare sino alla finestra. — Perché nudo? — esclamò Marcus. L'ispettore, accoccolato al margine dell'aiuola, rispose: — Aveva le calze... qualche cosa come una pantofola di lana che non doveva però salire più su del collo del piede. Scorgo qualche filo di lana nel fango. Ricopriamo con cura. Tutto ciò mi fa pensare al vagabondo di Bowditch — soggiunse alzandosi. — Ah! — fece Campion. — Il proprietario del cappello verde.


— Ma non ci credo — rispose l'ispettore. — Sta' tranquillo, non trascureremo nessuna indicazione. Seguiremo tutte le piste sino in fondo. Ci vuole metodo. La fantasia è di tua spettanza, Campion... Avevo tolto gli uomini di guardia la notte scorsa, verso la mezzanotte; ma dirò loro di riprendere i turni. È inutile esporsi ad altre grane. Entrarono in casa attraverso una porta laterale che conduceva in un corridoio parallelo alla scala. — Ero venuto per fare una visita al signor William Faraday — precisò l'ispettore Oates, mentre gli altri si levavano i soprabiti. — C'è? — Il signor Faraday è indisposto... non è uscito di camera sua. È importante? Campion prevenne il suo amico: — Come avevamo stabilito, ho dato all'ispettore tutte le informazioni che il signor Faraday ha giudicato di tenere per sé durante i primi interrogatori. Marcus non abbandonò la sua espressione preoccupata. — Sta bene, vado ad avvisare il signor Faraday. E salì la scala, mentre l'ispettore si faceva malizioso. — Campion, non stai per caso facendo il doppio gioco? — La mia esperienza mi ha provato come sia preferibile che un uomo innocente parli molto — rispose Campion. — Vecchio mio, lo zio William ha fatto due campagne, tra cui la grande guerra, senza neanche ammazzare un coniglio. E vorresti che cominciasse proprio ora? Ammetto che possa sapere certe cose, ma non è più colpevole di quanto lo sia io. Per tutta risposta, l'ispettore borbottò qualche parola inintelligibile e Marcus riapparve. — Il signor Faraday è in veste da camera, ancora indisposto e si scusa di dovervi pregare di salire in camera sua, se ciò non vi disturba. — Nemmeno per sogno — rispose l'ispettore. Lo zio William era seduto davanti al fuoco, i capelli in disordine e i baffi arruffati.. Riusciva persino a essere commovente con le grosse membra raggo‐ mitolate, il braccio al collo, la sua aria di malato e gli occhi iniettati di sangue. Campion sorprese uno sguardo furtivo dell'ispettore in direzione dei piedi del vecchio, che erano corti e grossi. — Sedetevi... Io non posso alzarmi, come potete notare; ho bisogno di riposo. Non mi inquieto per la vostra intrusione, ma desidererei che fosse il, più possibile breve. Una volta installato comodamente, l'ispettore riassunse i fatti che aveva appreso nella mattinata. Lo zio William ebbe nell'insieme un contegno corret‐ tissimo: ammise la visita a sir Gordon Wopdthorpe, determinata dalla crisi di amnesia. Si mostrò un po' più suscettibile riguardo alla rivoltella, ma l'ispettore


diede prova di pazienza e, sentendo che l'uditorio era ben disposto, il vecchio si aprì liberamente. Il colloquio progrediva benissimo. Marcus era abile nel guidare il cliente nei momenti delicati; finalmente l'ispettore venne all'incidente della notte prima. — Come vi siete ferito, signor Faraday? Mi pare d'aver capito... — Ve l'hanno già raccontato? È un'avventura insignificante. Io dormo sempre con la finestra semiaperta. Stanotte un grosso gatto è entrato in camera da quella parte e mi ha svegliato grattando il tappeto con le unghie. Io detesto quelle bestiacce! Allora, come potete immaginare, ho afferrato l'intruso per gettarlo fuori, ma quello, furioso, mi ha graffiato. Mentre uscivo di camera mia per andare a cercare la tintura di jodio, ho dato involontariamente l'allarme. Non ho niente da aggiungere. L'ispettore trascrisse il racconto sul suo taccuino. Poi alzò gli occhi. — Posso vedere la mano, signor Faraday? — Questo esorbita dalle vostre funzioni! — esclamò il vecchio, pieno di rabbia. L'ispettore fece finta di non aver sentito la protesta, e Campion provò sempre più ammirazione per quell'essere calmo e grave. — Vorrei vederla. Il suo tono era rispettoso e imperioso insieme. Certo stava per attirarsi un rifiuto deciso, quando Marcus, con molto tatto, fece un passo avanti. — Vi aiuterò a sfasciarla. Ricevette in cambio uno sguardo cattivo. — Benissimo... Fate come volete, ma non prendetevela con me se Lavrok protesterà. Ha detto che sono stato fortunato di non avere un'arteria recisa, e io non sapevo — borbottò tra i denti — che un notaio annoverasse tra i suoi doveri quello di aiutare la polizia a importunare un suo povero cliente... — Il dovere di un notaio è quello di proteggere il suo cliente, signor Faraday, ed è quello che sto facendo — rispose seccamente Marcus. Nel frattempo, dopo aver tolto le bende esterne, Marcus sollevava con precauzione il quadrato di garza che le separava dalle medicazioni e che non poté essere staccato se non per mezzo d'acqua tiepida. Quando la ferita fu messa a nudo, Oates si alzò per esaminarla, e il suo volto si rannuvolò parecchio. — Vedo... Tre punti di sutura... un solo taglio. Molte grazie, signor Faraday. Lo zio William si rese conto che quella visita non aveva confermato gran che il suo racconto. Si fece fasciare più volte con ostentazione, come se non fosse mai contento del risultato. L'ispettore aspettava, educatamente. — Abbiate la cortesia, signor Faraday, di dirmi come vi siete tagliato. Gli rispose un grido esasperato.


— Per chi mi prendete, dite un po'? Devo passare il mio tempo a raccontare la stessa cosa? Un gatto è entrato in camera mia e mi ha graffiato! — Descrivetemi questo gatto — disse l'ispettore, tenendo duro. Lo zio William sbottò. — Un grosso gatto nero. Non l'ho guardato con la lente, lo capirete anche voi. Per quanto ne so, era la prima volta che lo vedevo. Vi basta? L'ispettore non smetteva di scrivere. — Nella stanza, la luce era accesa o spenta quando avete afferrato quella bestiaccia? — Spenta... — E allora come vi siete accorto che era un gatto? — Come? — Ripeto: come vi siete accorto che era un gatto? Era troppo! William Faraday divenne paonazzo, poi esplose con maggior violenza di quella che l'ispettore poteva aspettarsi. — Ha fatto "miao! miao!". Avete capito, ora? E mi lascerete tranquillo finalmente? Featherstone, voi siete pietoso. È impossibile che possiate ammet‐ tere un simile modo di procedere. Io sto male, e non mi trovo in condizioni di essere tormentato da un mucchio di imbecilli. Marcus tossì. — Non prendetevela, signor Faraday, nel vostro interesse. Vi assicuro che la polizia deve apprendere tutta la verità... Lo zio William si raddolcì, ma non perse nulla della sua testardaggine. — Perché allora mi devono smentire? Il gatto ha miagolato e ho sentito il suo pelo sotto le mie dita. Ammettiamo che si trattasse invece di un giovane tigrotto! — concluse amaramente. — Allora non siete certo di quello che asserite? — notò l'ispettore spietatamente, e senza lasciare il suo taccuino. — Ma era poi una bestia? Lo zio William, che aveva ceduto di un passo, sembrò perdere terreno. — Qualunque cosa fosse, io l'ho sbattuto fuori della finestra! Oates si avvicinò alla finestra e osservò l'aiuola che si stendeva sotto, senza dire nulla. Poi tornò a sedere. — Potete non credermi, ma io non cambierò la mia deposizione, e non è bello che veniate a insultarmi in camera mia! — Potete darmi l'indirizzo del vostro dottore, signor Faraday? — Perché? I medici non sono abituati a chiacchierare tanto, lo sapete bene... Comunque, per evitarvi delle noie, vi dirò che anche il medico è della vostra opinione: mi ha chiesto infatti, quell'idiota, se il gatto in questione avesse un'unghia sola. Si chiama Lavrok... — Grazie. Debbo avvertirvi che il coroner sarà più curioso di me.


— Ispettore — l'interruppe Marcus — vi rivedrò tra poco, non è vero? Vorrei parlare un momento a quattr'occhi col signor Faraday, prima che ve ne andiate. Oates si alzò. — D'accordo... Starò qui ancora un po'. Uscì con Campion, lasciando Marcus e il suo cliente recalcitrante. — E ora accompagnami in quella specie di solaio, Campion; vuoi? — disse l'ispettore. — Non mi spiacerebbe vedere quel pezzo di corda e quella fondina... — Sono spiacente della condotta dello zio William — mormorò Campion. — Se potessi, lo schiafferei dentro subito. La sua ferita è stata fatta da un coltello o da un temperino affilato... Quindi quello cerca di salvare qualcuno che conosce bene. — O che, piuttosto, crede di conoscere — concluse Campion.


14 Alle tre del pomeriggio, l'ispettore era quasi al termine delle sue investigazioni della giornata. Aveva trasformato la biblioteca in quartier generale. E ora, in compagnia del gioviale Bowditch e di un fotografo imbarazzato, contemplava un'intera collezione di calzature allineata davanti a lui. Tutti i membri della casa ne avevano fornito un paio. — Il calco è stato fatto — disse l'ispettore. — A tutte queste scarpe manca per lo meno qualche centimetro in larghezza e in lunghezza. — Bisogna accontentarsi... una rivista a piedi nudi non renderebbe di più: un piede di questa misura non si lascia dissimulare. Bowditch rise rumorosamente: Stanislas Oates aggrottò le sopracciglia. — Siete sicuro, per lo meno, che l'impronta nel terreno sia stata fatta da un piede vero? — Ma certo... Si vedono molto distintamente le unghie e uno o due fili di lana azzurra nel calcagno... — La misura del giovane Christmas è quella che si avvicina di più alle dimensioni volute... Andate a esaminare quell'individuo un po' più da vicino... E smettetela di ridere... Ma la prospettiva di incontrare forse l'originale in carne e ossa dell'orma straordinaria era troppo esilarante per Bowditch. Era diventato tutto rosso e fa‐ ceva degli sforzi disperati per non scoppiare. — Mi precipito. Venite anche voi, con la macchina fotografica. L'immagine varrà la pena di essere incorniciata. — Che bruto! — disse l'ispettore a Campion quando l'altro se ne fu andato. Il giovane non espresse alcuna opinione in proposito. — Quell'orma... credi sempre a una mistificazione? — Non del tutto, ma quell'imbecille coi piedi piatti avrebbe potuto fare a meno di scarabocchiare sui vetri per complicare ancora di più la situazione. Avanti! Marcus aveva bussato alla porta; entrò, triste e stanco. — Mi dispiace davvero, ma il signor Faraday persiste nel suo atteggiamento. — Gli avete fatto notare che sarà obbligato a fare la sua deposizione sotto giuramento, davanti al coroner? — Sì... ma mi pare che abbia l'aria sincera. Tutto considerato, non mi sembra che la faccenda riguardi assolutamente la polizia, vero? Oates intuì l'intenzione critica. — Signor Featherstone, il vostro cliente non ha


bisogno di essere protetto contro di me, ma piuttosto contro se stesso... — Marcus — intervenne Campion — hai già scritto a sir Gordon Woodthorpe, non è vero? — Naturalmente... La severità dell'ispettore si accentuò. — Per ora non cancelliamo quel disegno dalla finestra. Rassicurate gli abitanti della casa; due agenti in borghese veglieranno in giardino. — Credete che sia una faccenda seria, ispettore? — cominciò Marcus, saltando su tutte le occasioni per far dimenticare il suo sgradevole cliente. Oates rispose cortesemente senza tuttavia compromettersi: — Sono felice che questa impronta non provenga da nessuno della casa... Campion, che si era diretto verso la finestra, sembrava assorto nei suoi pensieri. Parlò senza voltarsi: — Supponiamo che si tratti proprio di un segnale. È chiaro che, in questo caso, si indirizza a qualcuno di noi. Ora, seguendo questo ragionamento, si arriva a due deduzioni: una, che il disegnatore è estraneo alla casa, perché diversamente saprebbe che questa stanza non viene quasi mai utilizzata; l'altra, che il disegnatore qui conosce una sola persona, altrimenti niente gli avrebbe impedito di venire a fare una visita normale. — Si voltò. — Un avvenimento di questo genere si può interpretare facilmente. Io suggerirei, per esempio, o: "Fatevi vedere al solito posto", o, ancora più breve: "Rieccomi!". — Tutti qui pretendono di ignorare il senso di quel disegno, ma io in questa casa conosco per lo meno una persona che abitualmente non dice la verità — disse l'ispettore crudelmente. Fu interrotto dal ritorno di Bowditch, molto deluso. — Scacco completo! Ho misurato il piede destro del ragazzo; non corrisponde per nulla. Harrison cerca sempre all'esterno, ma dopo la pioggia di stanotte non c'è grande probabilità di trovare altre tracce. La nostra impronta è stata protetta dalla sporgenza del tetto. Oates si rassegnò. — Bene. E allora me ne vado. Campion accompagnò l'ispettore e il suo assistente sino all'automobile. — Non hai dimenticato niente? Pezzi di corda, eccetera? — Sì... e non ti faccio i miei complimenti, amico. Tu avresti dovuto trovare anche questa. E gli tese una chiave. — È della porta della tua stanza, ma apre anche tutte le serrature del primo piano. Non me ne sono accorto, ieri, ma avrei dovuto indovinarlo... È una cosa che accade spesso. Arrivederci. Campion si ficcò la chiave in tasca senza imbarazzo. — A domani — disse — se nel frattempo non verrò divorato da qualche mostro dalle zampe enormi. L'ispettore, mettendo in moto, borbottò:


— Tutti uguali questi dilettanti indisciplinati... Voialtri lavorate per il pittoresco... Ma questa volta si tratta d'uno scherzo, te ne accorgerai. — Accetto la scommessa — rispose Campion. — D'accordo: il mio massimo: cinque scellini. — D'accordo. Poi il giovane tornò sui suoi passi e ritrovò Marcus in biblioteca. — L'aspetto che vanno assumendo gli avvenimenti mi inquieta. Che cosa può significare quel segno? — domandò Marcus, sempre preoccupato. — Se ne trae una sola conclusione — rispose Campion chiudendo le persiane. — Ti ricordi di Robinson Crusoe? C'è una specie di "Venerdì" nei dintorni. — Tanto meglio, questa sarà almeno una novità. L'atteggiamento dello zio William mi preoccupa: dovrebbe essere l'ultimo a crearci delle difficoltà. — È un vecchio briccone molto simpatico... Oates lo tormenta perché questo fa parte delle sue mansioni; la polizia segue sempre la prima traccia che salta agli occhi. Se questa non conduce a niente, c'è quella che viene dopo, e via di seguito. — Ma tu... la tua idea,.. Campion si rannuvolò. L'agitazione delle ultime ore aveva disperso le sue inquietudini: ma queste ora tornarono in frotta. Fu salvato dall'arrivo della signora Faraday. — Signor Campion, posso chiedervi il braccio? Fragile e tagliente come sempre, con un magnifico "fisciù" maltese intorno al collo, la vecchia signora sorrise a Marcus. — Grace vi aspetta nel piccolo salotto. Distraetela un po'... Ha trascorso un pomeriggio molto noioso con la povera Kitty. Subito dopo, Campion le offrì il braccio, piegandosi un po' per facilitarle il tragitto sino al suo salottino. La vecchia sedette in una sedia dall'alto schienale e si mise a osservare con soddisfazione il giovane che le stava davanti, in piedi. — Sono molto contenta di voi, Campion... Maneggiate tutti questi avvenimenti penosi alla perfezione... e in particolare quelli che riguardano quel povero William. Si sospetta ancora di lui? — Lo temo — disse l'altro esitante. — Mio caro Campion, tutto quello che mi direte, rimarrà tra noi. — Grazie, signora Faraday. La mia posizione qui è parecchio delicata. Stamane ho ottenuto la prova evidente dell'innocenza del signor Faraday, ma non ho intenzione di parlarne ancora alla polizia, perché sono convinto che sia preferibile lasciar loro proseguire le ricerche a loro modo. La vecchia signora rimase impenetrabile. — Queste sono buone notizie... Non aggiungete niente. Io vi ho cercato per


scusarmi di avere sottratto un documento all'inchiesta. Il suo sorriso furbo si accentuò vedendo l'imbarazzo del giovane. La vecchia continuò con la sua voce dolce e calma: — Ho qui una lettera che è arrivata due o tre giorni dopo la scomparsa di Andrew. L'ho letta. Mi è sembrata insignificante e altri scrupoli mi hanno proibito di consegnarla alla polizia... Eccola, prendete... Aprì il cassetto della scrivania e gli tese una grossa busta bianca indirizzata ad Andrew Seeley da una ferma scrittura femminile. — Chi scrive è la signorina Margaret Lisle-Chevreuse, direttrice del "Templeton College", a York. È una vecchia signorina, di circa cinquant'anni che, in altri tempi, noi abbiamo ricevuto qui. Conoscete abbastanza l'ambiente universitario per rendervi conto dell'alta posizione che lei occupa. Ho pensato che il più piccolo rumore intorno al suo nome avrebbe avuto una tale eco, che sarebbe stato veramente ingiusto immischiarla in questo brutto affare. "Leggete, vi prego... Io ignoravo del tutto questa amicizia con Andrew." Campion prese la lettera. Mio caro Andrew, che sorpresa la vostra lettera nella mia posta, stamane! Voi mi rivolgete delle scuse deliziose come se potessi serbarvi rancore dopo quindici anni! Io sono felice, al contrario, che risaliate verso il nord e sono molto impaziente di rivedervi. Mi scrivete che vi troverò mutato... ahimè! che cosa dovrei dire io? No, non porto più le trecce dietro le orecchie. Se tornassi a questo tipo di pettinatura, le mie allieve penserebbero che ho perduto la testa. Quanto al resto, che cosa posso dire? Ci fu un tempo nel quale credetti che voi mi aveste spezzato il cuore, ma invecchiando i dolori di questo genere si attenuano, per fortuna. Aspettate di rivedermi. Non posso esprimervi la gioia che mi ha procurato la vostra lettera. Non vi avevo dimenticato, credetemi. Sono desolata nell'apprendere che la vostra vita in famiglia è difficile. La società dei propri parenti è spesso così. Tuttavia, come voi dite, abbiamo ancora molti anni da vivere. Venite a trovarmi, al vostro arrivo, caro amico. Affettuosamente, vostra Margaret. Campion rimase pensieroso. La signora Faraday venne in suo aiuto.


— Avrà appreso la catastrofe dai giornali, poveretta! E quel povero Andrew che una volta tanto pareva volersi comportare da gentiluomo, a meno che non volesse solo assicurare il proprio avvenire... Ma siamo caritatevoli. "Spero che voi non mi biasimerete per non aver mostrato questa lettera alla polizia, signor Campion. Che cosa ne facciamo, ora?" Il giovane rivolse uno sguardo significativo al fuoco. Quando il foglietto fu interamente consumato, la signora Faraday sospirò: — Più tardi, signor Campion, quando sarete più avanti negli anni, scoprirete uno degli aspetti più sorprendenti della vita: e cioè come un uomo, per quanto indegno, possa svegliare nel cuore di una donna anche superiore a lui una scintilla inestinguibile di affetto. Non ho altro da aggiungere... che la mia riconoscenza per quel che riguarda William. Vedete, io so, con piena certezza, che lui non è colpevole. Pronunciò questa frase con una tale convinzione, che il giovane trasalì. — Arrivederci a pranzo. Mi volete mandare Alice? Il campanello funziona male e io non so che cosa sarebbe di me senza quella donna.


15 Il coraggio indomabile della signora Faraday, la domenica mattina, la condusse in chiesa. I suoi figli rimasero nelle rispettive camere per evitare la prova di offrirsi in spettacolo a un pubblico avido e poco benevolo. Soltanto sua nipote e Campion, volenti o nolenti, dovettero accompagnarla. Sin dall'ingresso si resero conto dell'effetto che la loro presenza produceva sulla folla. Ma la vecchia signora avanzava, lenta e dignitosa, col viso privo d'espressione e trascinando sul pavimento la punta del suo bastone. Il servizio divino parve a Grace un vero incubo; lei fu grata al suo compagno della perfetta disinvoltura con cui il giovane compì i propri doveri. Tuttavia, pur seguendo in apparenza lo svolgersi della cerimonia religiosa, Campion era preoccupato da una nuova congettura, così stupefacente e terribile, che osava appena prenderla in considerazione. Da quando si era destato nella notte, con quell'idea già formata nello spirito, non cessava di raccogliere intornp a questa tutti gli elementi sparsi e ancora nebulosi. Il giovane pensava all'incredulità scandalizzata di Oates, se gliel'avesse suggerita sin d'ora. E tuttavia lui non si ingannava. Fremeva al pensiero del pericolo cui erano esposti tutti gli abitanti della "Casa di Socrate", senza eccezione. Al ritorno, la signora Faraday si ritirò discretamente in camera sua, e i due giovani ritrovarono Marcus e lo zio William nel piccolo salotto. Il vecchio si era sufficientemente rinfrancato e aveva un contegno dignitoso; tuttavia, acido e cupo, mostrava ancora il broncio. Marcus si avvicinò alla fidanzata, e la baciò, gesto involontario che stupì tanto loro quanto gli altri. — Oh, non fate complimenti. Quando si comincia, nelle vecchie famiglie come la nostra, a scivolare sulla brutta china, non ci si ferma più. Mamma ha avuto in chiesa il successo su cui contava? Questo genere di spettacoli mi ripugna... Sono rimasto a letto proprio per questo motivo, e ho voglia di tornarci per rimanerci sino alla fine di questi scandali... Campion notò che aveva rinunciato alla sciarpa attorno al collo: non aveva più che una leggera fasciatura e teneva più che poteva la mano in tasca. — Quello scervellato — proseguì indicando Marcus — vuole a tutti i costi farmi dichiarare che l'altra notte io sono stato aggredito; roba da matti. Dice che ha fatto visita a Lavrok... Sembra che Julia sia stata avvelenata. Lavrok avrebbe fatto bene a tenere per sé questa informazione.


— Signor Faraday... vi ho confidato tutto questo a quattr'occhi, per convincervi meglio della gravità della vostra situazione... Voi non rispettate i nostri patti. — Se vi lasciate montare la testa da qualche pazzo sospettoso, vuol dire che voi lo siete doppiamente. Marcus aprì la bocca, ma si trattenne e uscì dalla stanza con Grace. Lo zio William prese quella ritirata per una vittoria personale. — Eccolo rimesso a posto. Invece di difendermi, mi perseguita. Ma la sua spavalderia cedette. — Che cosa mi succederà, Campion? — Se debbo dirvi la verità, quella storia del gatto non vale gran che. — Lì per lì non ne ho trovato una migliore — fu la risposta inattesa del vecchio. — Be', siamo ancora in tempo. Lo zio William esitò. Poi guardò il giovane di traverso. — Ma vorrei essere impiccato se posso fornire un'altra spiegazione. Ero un po' brillo... Qualcosa è scattato e mi ha colpito, come una molla: di ciò sono sicuro. Ma di che si trattava? Caspita. Se lo sapessi, a voi lo direi... ma poiché non ne so nulla, mi terrò il mio gatto. Mi hanno già preso abbastanza in giro, e mi sono convinto che non bisogna mai rimangiarsi quello che si è sostenuto. Oh! Dio... ecco Kitty! — soggiunse sottovoce. — I suoi piagnistei sono insopportabili. E senza curarsi delle convenienze si alzò e uscì in fretta, urtando quasi la povera creatura. Campion rimase in piedi davanti al camino e la zia Kitty stette immobile sulla soglia con l'aria di chiedersi se valesse meglio sfidare il demonio sconosciuto o seguire quello noto. Finalmente si decise. Con gli occhi rossi e umidi timidamente abbassati, qualche ciocca di capelli che le pendeva miseramente lungo le guance sciupate, avanzò e si chinò per attizzare il fuoco. Borbottava per farsi coraggio a parlare, e, d'improvviso, si raddrizzò con quell'aria di tragedia che Campion le aveva visto altre volte. — Signor Campion... Voi non siete della polizia? — No — disse l'interpellato, senza ironia. — Io agisco per incarico della signora Faraday. Posso esservi utile? La sua audacia ebbe il sopravvento e la donna proseguì, ansante: — William è mio fratello... Non dovrei accusarlo... Ma non ci si può fidare delle sue parole... Credete al soprannaturale, voi, signor Campion? Voglio dire... Il giovane osservava attentamente la trasformazione della sua fisonomia. — Credete alla potenza del male? — Certo...


— Paura... loro dovrebbero aver paura... Io, per proteggermi e soccorrermi, ho la difesa della religione... Ma loro non ne hanno e non c'è nessuna via di salute per i cattivi... Morranno. La donna brandiva l'attizzatoio, che non aveva posato. — Ma il male non muore... Il male è sempre attivo... È qui! Avete visto quel segno sulla finestra della biblioteca? È il principio. Andrew mi ha detto una volta che, se fosse morto per primo, sarebbe tornato per vendicarsi. Ebbene, è quello che sta facendo. Campion si asciugò la fronte, suo malgrado. — Niente avrebbe potuto trascinarmi in chiesa stamane... Sentivo che la contaminazione di cui soffro si sarebbe letta a lettere nere sul mio volto, non appena avessi varcato la soglia di quel luogo sacro. William mente... Nel sonno, Lucifero lo ha segnato con le sue stigmate, come avvertimento... — Era quasi spossata ma la fiamma profetica ardeva ancora: — Se lui cambiasse il suo cuore, se confessasse, potrebbe salvarsi... Ma non lo farà: persisterà a parlare di un animale, di un essere tangibile... di quaggiù! Giovanotto, io vi metto in guardia! Qui non c'è bisogno di poliziotti, ma di preti. Quando qualcuno in una casa muore di tifo, si disinfettano gli ambienti... Questa casa, insudiciata dal peccato, deve essere esorcizzata. È il corruccio divino che ha colpito Andrew... Era posseduto dal demonio. Lo spirito del male, l'ha portato lui, in questa casa. Un brusco movimento le rivelò la sbarra di ferro che stringeva ancora in mano, e per la sorpresa lei la lasciò cadere rumorosamente sulla pietra del ca‐ mino. — Oh! Sarei dovuta stare attenta... Ricondotta sulla terra, subì una immediata e compietà metamorfosi: la sibilla in estasi ritornò la scolorita, sottomessa parente povera. Campion non si doveva mai perdonare completamente la frase che pronunciò in quel momento. — E vostra sorella? La zia Kitty scoppiò in singhiozzi. — Povera Julia! Non era che un'egoista... E soggiunse, con una terribile illogicità: — Dio è un Dio geloso! La campanella del pranzo li separò, e dopo un pasto torturante Campion si recò di nuovo dalla signora Faraday. La vecchia lo ricevette nel suo salottino, come il solito, e ascoltò la sua domanda sorridendo lievemente. — Mi chiedete di lasciare la casa? — disse quando il giovane ebbe terminato. — No. Vedete, alla mia età, la morte è sempre presente e non preoccupa più. La mia situazione qui è quella di una persona che, sul marciapiede di una stazione,


aspetta un treno che è già in ritardo... — Vorrei insistere... Prevedo un pericolo per tutti, qui. — Ricordate le mie parole: "Non ci resta più che aspettare la nuova vittima". Ma io sono qui e ci resto. Gli altri sono liberi... Pensate che anche Grace sia minacciata? — Certo. — Allora, lei se ne andrà. Farò in modo che non sollevi obiezioni. E per quel che vi riguarda, che progetti avete? Campion sembrò ferito nell'amor proprio. — Rimango al mio posto... se voi mi autorizzate. Ma mi dispiace che voi vi rifiutate di allontanarvi. — Non ne parliamo più, volete? Campion accettò la sconfitta con aria sottomessa.


16 Il lunedì seguente, alle cinque e mezzo, la signorina Held e Campion aspettavano Grace e Marcus che si erano recati all'inchiesta relativa alla morte della zia Julia. I due giovani si trovavano nello studio della graziosa americana. — Signor Campion, sono veramente lieta di avervi qui, ma perché non siete rimasto per il verdetto? — domandò Ann Held. Campion girò verso di lei un volto lugubre. — Non era possibile che io sopportassi più a lungo l'atteggiamento poco simpatico di Oates. Evidentemente gliel'ho fatta grossa; ma insomma, tutto cal‐ colato, ho diritto alle circostanze attenuanti. Gli ho lasciato capire che se avesse visitato tutte ie osterie tra Grandchester Meadows e la "Casa di Socrate", avrebbe trovato l'alibi dello zio William. Ma siccome non gli ho detto di avere già intervistato per mio conto la signora Finch del "Bue Rosso", mi serba un rancore veramente assurdo. Non sa perdonarmi che lei abbia testimoniato sul suo onore che il signor Faraday, con aria intontita, era entrato nel suo locale la domenica che ci interessa, all'una meno un quarto, per uscirne, senza ragione apparente, dopo mezz'ora. Mi pare che abbia torto. Ma quei ragazzi sono in ritardo. La giuria, per decidersi, impiega più di quanto supponessi. Quel coroner è un uomo di prim'ordine. Sa quello che fa e scrive più rapidamente di tutti i suoi colleghi. — Non capisco bene che rapporto ci sia — disse Ann. — I coroner debbono trascrivere in tutte lettere ogni parola pronunciata davanti a loro. È per questo che si invitano i testimoni a essere precisi e laconici. So bene che nel nostro caso non c'era molto da sbizzarrirsi, ma dobbiamo rallegrarci che l'inchiesta non sia andata per le lunghe. — Che strana faccenda! Da lontano, e giudicando da profana, direi che questa inchiesta rientra nel campo d'osservazione della psichiatria. — Ed è questo che rende impotenti le nostre facoltà di comprensione: immaginare come un determinato individuo possa compiere certi atti che noi non avremmo nemmeno potuto concepire... è difficile! — Capisco. E suppongo che all'inchiesta avranno accennato anche a questo nuovo punto di vista, vero? — No... per lo meno lo spero per il mio ex amico, l'ispettore Oates, che cascherebbe dalla luna. E tuttavia, non si può mai dire. Ma eccoli... Grace, con aria spossata, si sprofondò in una poltrona. Campion guardò Marcus. — Com'è stato il verdetto? — domandò.


— I giurati hanno stabilito che "la defunta è morta avvelenata con la cicuta, ma che le prove sono insufficienti per stabilire se si tratti d'assassinio o di suicidio". — Sedetevi, Marcus. Il tè sarà pronto tra un minuto. La bevanda calda li riconfortò. — Com'è bello ritrovarsi qui dopo quell'orribile seduta! — disse Grace. — Non immaginavo che la cosa sarebbe stata cosi pubblica; tutta quella gente che è venuta ad affollarsi lì, come a uno spettacolo... Che sollievo non dover ricominciare domani! Ann le sorrise. — Dimentichiamo il passato. — Oggi lo zio William se l'è cavata bene — disse Marcus. — Spero che farà altrettanto domani, alla ripresa dell'inchiesta sulla morte di Seeley. — Tranquillizzati, Marcus — rispose Grace, — lui è sempre più sgradevole in casa che fuori. — Me ne sono accorto — disse l'altro, non senza risentimento. — Insomma, spero che non faccia troppo cattiva impressione. È di un alibi che abbiamo bisogno, benché stamane abbia ricevuto da sir Gordon Woodthorpe un biglietto che gli è favorevolissimo, in quanto conferma i suoi attacchi di amnesia. È strano vedere come la polizia, che aveva rivolto i suoi sospetti contro lo zio William, si sia poi preoccupata di dimostrarne l'innocenza, concretando tutti i suoi sforzi per stabilire l'ora esatta della morte di Seeley. Perché hai aspettato l'ultimo minuto per avvertire l'ispettore, Campion? — È di ciò che Oates si lamenta amaramente — rispose il giovane con aria accorata. — E tuttavia non gli ho lesinato le informazioni necessarie. Vedete, io volevo che concentrasse tutta la sua attenzione sullo zio William, perché sono convinto che il bravo vecchio ha la chiave di tutto il problema... Naturalmente dovrebbe rendersene conto. Gli altri lo guardarono ansiosamente. Ma lui non fornì nessuna ulteriore spiegazione e il suo atteggiamento era tale che nessuno osò insistere. Grace rabbrividì. — Quando il chimico ha stabilito che c'era proprio della cicuta nella tazzina di Julia, ho temuto per un momento che la giuria emettesse un verdetto d'assassinio. Per fortuna la zia Kitty è stata messa fuori causa per tutte le sciocchezze che si è lasciata uscire di bocca parlando del rimedio contro l'obesità. — Sì — disse Marcus. — Se quelle compresse, analizzate, avessero rivelato la presenza del veleno... ci sarebbe stata una prova tangibile dell'assassinio. Sia detto tra noi, d'altronde, la cicuta era stata introdotta in una delle compresse che mancavano, alla quale l'assassino aveva saputo dare lo stesso aspetto delle altre.


Grace annuì, e i suoi occhi bruni si persero lontano. — Signor Campion, avete stabilito se la corda fosse la stessa? — Identica... indiscutibilmente. Siate discreti, però; d'altra parte anche ciò sarà reso noto domani e questo ci riporta alla "Casa di Socrate". Non siamo ancora riusciti nemmeno a spiegare la caduta del contrappeso dell'orologio. Grace si gettò indietro, contro lo schienale della sedia, e chiuse gli occhi. — Povera Kitty, che cosa ne sarà di lei? — Credo che lei è quella che corre minori pericoli — disse Campion. Ann Held formulò la domanda che tutti avevano sulle labbra: — Quando?... quando saprete? Campion, tra la sorpresa generale, balzò in piedi e si mise a camminare su e giù per la stanza, agitatissimo. — Non so... Non ho nessuna prova... soltanto un'ipotesi che mi è venuta inconsciamente... Be', ragazzi, me ne vado. A domani. Marcus lo accompagnò. — Dimmi un po' — chiese con angoscia — vuoi una rivoltella? Campion scosse il capo. — Grazie, vecchio mio, ne ho una. D'altronde io vedo solo un mezzo per essere al sicuro... — Quale? — domandò vivamente Marcus. — Quello di essere messo in prigione... sistema cellulare... e con un'armatura addosso.


17 Al terzo giorno dell'inchiesta sulla morte di Seeley, il coroner ricapitolò gli avvenimenti, rivolgendosi ai giurati. — Signore e signori della giuria, noi siamo qui per fare un'inchiesta sulla morte del signor Andrew Seeley, di anni sessantuno, abitante alla "Casa di Socrate", Trumpington Road, Cambridge, il corpo del quale è stato ripescato dal fiume Cam, il dieci aprile scorso. "Abbiamo sentito le deposizioni di diversi testimoni e possiamo dichiararci d'accordo con l'ispettore Oates di Scotland Yard, quando ci assicura di non avere trascurato niente, nessuna ricerca e informazione suscettibili di orientare il giudizio della giuria. "Andrew Seeley mancava dalla sua dimora da domenica trenta marzo, giorno nel quale aveva assistito, al mattino, a un servizio religioso, in compagnia di sua zia, la signora Katherine Faraday, di sua nipote, signorina Grace Blount, e dei suoi tre cugini, William Faraday, Julia Faraday e signora Berry, tutti abitanti allo stesso indirizzo. "La lettera non terminata, di cui è stata data lettura, indica chiaramente come il defunto intendesse tornare a casa dopo l'ufficio religioso. "A questo proposito, può sembrare strano alla giuria che la destinataria di questo documento sia rimasta ignota. Nondimeno, bisogna riflettere che il signor Seeley parlava raramente dei suoi affari personali; è dunque concepibile che lui avesse dei corrispondenti ignoti al resto della famiglia. "Esprimerò invece tutta la mia sorpresa di fronte alla condotta della persona cui la lettera era indirizzata. Questo messaggio è stato fatto oggetto della più larga pubblicità perché si possa ammettere che il destinatario non ne abbia avuto notizia. Bisogna dunque pensare che, sdegnando gli inviti della polizia, il destinatario si sia voluto di proposito astenere dal comparire davanti a questa corte. Ma si tratta di un particolare accessorio che non può avere nessun peso sulle decisioni della giuria. "La prima decisione è stata quella del signor John Christmas, il cocchiere che compie anche le funzioni di autista presso la famiglia Faraday, il quale ha di‐ chiarato che, dopo essere usciti dalla chiesa, il signor Seeley gli ha dato ordine di ricondurre le due signore, la signora Berry e la signorina Julia Faraday, direttamente a casa perché lui sarebbe rincasato a piedi con suo cugino, il signor William Faraday. Questo progetto inatteso ha sorpreso l'autista, in quanto era poco conforme a un'abitudine fortemente radicata, la quale imponeva che


l'automobile facesse un piccolo giro dopo il servizio divino, in modo da arrivare a casa nello stesso tempo della carrozza a cavalli, molto più lenta, della signora Faraday, che quel giorno ha fatto la strada in compagnia della sua pronipote, signorina Blount. Se i due uomini fossero rincasati direttamente, anche a piedi, sarebbero arrivati quasi contemporaneamente agli altri. "La seconda testimonianza, quella del signor Faraday, cugino del defunto, deve essere considerata con la massima attenzione. Il servizio divino è finito a mezzogiorno e mezzo. Il testimone dichiara di avere accompagnato suo cugino fino a Coe Fen Lane, sulla strada che conduce al 'Prato Lungo'. Qui, particolare corroborato da altre deposizioni, c'era una fitta nebbia. Il signor Faraday ha suggerito di ritornare insieme, facendo notare come l'itinerario che stavano per scegliere fosse tale da trascinarli troppo lontano. Suo cugino non era dello stesso parere e ne è seguito un litigio. "Allora il signor Faraday se ne è tornato sui suoi passi da solo e al momento di sboccare sulla strada maestra è stato colto da un attacco di amnesia, male di cui soffre già da qualche tempo. L'esistenza di questa malattia è stata confermata da testimonianze mediche, ma, per un altro verso, nessuno è venuto a dichiarare spontaneamente di aver visto il signor Faraday in stato di amnesia prima della data in questione. "Arriviamo, ora, ad alcuni punti importanti e prego la giuria di prendere particolarmente nota delle ore indicate. Dopo quella crisi, il signor Faraday non si è più ricordato di niente sino al momento in cui si è trovato, cosciente, davanti al cancello di casa sua, a un'ora che i suoi familiari indicano come l'una e trentacinque del pomeriggio. Lasciamo per ora questa deposizione. "L'episodio seguente è la scoperta del corpo di Andrew Seeley fatta dai due studenti che hanno già testimoniato. Il medico legale e gli esperti hanno stabilito che il defunto è morto probabilmente prima dell'immersione del corpo, in seguito a una ferita causata da una pallottola, esplosa a bruciapelo, che gli ha attraversato la testa. È stato stabilito che la pallottola proveniva da una rivoltella calibro quarantacinque, in uso nell'esercito durante la guerra: molte di queste rivoltelle si trovano ancora in possesso di privati cittadini in Inghilterra. Il dottor Hasting, medico legale, afferma che secondo, lui il cadavere è rimasto immerso da undici a quattordici giorni. È stato scoperto dodici giorni dopo la scomparsa del signor Andrew Seeley, che era stato visto per l'ultima volta domenica trenta marzo. "Il signor Stanley Waybridge, di Ladysmith Cottage, Grandchester Road, ha testimoniato poi che la domenica in questione, a mezzogiorno e cinquantadue, ha sentito uno sparo in direzione del fiume. "Si è ricordato dell'ora perché stava per sedere a tavola, e ha notato che sua


moglie era in anticipo di cinque minuti. Quando ha sentito la deflagrazione, è andato ad aprire la porta per tentare di scorgere chi avesse sparato. Ma anche lui ha notato che una densa nebbia saliva dalla pianura e dal fiume, sino all'altezza di un paio di metri. Non potendo scorgere nulla e poiché sua moglie gli gridava che la minestra si stava freddando, lui è rientrato senza dare importanza all'incidente, di cui si è ricordato soltanto una quindicina di giorni più tardi, quando è stato scoperto il cadavere. "Non c'è nessuna prova che lo sparo in questione fosse quello che ha ucciso il signor Seeley. Benché la polizia abbia fatto inchieste su inchieste, nessun'altra detonazione è stata udita nei dintorni, né la domenica di cui si tratta né i giorni seguenti, compresi, s'intende, nel tempo fissato dal medico per il decesso. Credo, dunque, si possa ammettere che all'una meno cinque è stato proprio il colpo fatale quello sentito dalla coppia Waybridge. "Questo ci porta alla seguente conclusione: secondo ogni probabilità il signor Andrew Seeley è morto, in qualche luogo presso il fiume, circa dieci minuti dopo esservi giunto, ammesso che si sia recato direttamente là all'uscita dalla chiesa. "Il signor Faraday ci ha detto che lui si è separato da suo cugino dieci o dodici minuti dopo essere uscito di chiesa. Questo è stato confermato da due persone le quali hanno visto nell'ora già detta i due uomini che si avviavano insieme alla volta di Coe Lane; ma più tardi nessuno ha incontrato né l'uno né l'altro, sul sentiero tra il ponte e il fiume. Niente di strano d'altronde, perché in questo periodo dell'anno la città è vuota, e coloro che erano usciti al mattino, rincasavano appunto a quell'ora per far colazione. "Tuttavia non c'è dubbio che il signor Seeley ha incontrato qualcuno. Noi arriviamo ora a quello che forse è il particolare più terribile di questa tragedia, perché, signore e signori, il cadavere è stato trovato non soltanto con una ferita mortale nella testa, ma anche legato. Davanti a voi è stata fatta la dimostrazione concreta di questa legatura. È precisamente questo fatto che esclude anche l'idea del suicidio, ammesso che la lettera non terminata non bastasse. "Dunque l'assassino del signor Andrew Seeley, nel momento che ci interessa e che ho precisamente indicato, lo ha legato, e poi gli ha fatto brutalmente saltare le cervella. Si tratta proprio di un delitto premeditato. La corda che è servita allo scopo è stata mostrata ai giurati insieme con un pezzo di cordone che serve ad aprire un abbaino nell'appartamento dei ragazzi nella 'Casa di Socrate', di facile accesso a tutti i membri della famiglia che abita in quella casa. Aiutati dagli esperti, i giurati hanno potuto confrontare questi due pezzi di corda. Non c'è nessuna diversità nella torcitura né nello spessore, tenendo conto dell'immersione prolungata di uno di essi nell'acqua del fiume. In questa


inchiesta lunga e difficile ci troviamo così assai spesso davanti a indizi che tendono tutti nella stessa direzione. Ma si tratta piuttosto di indicazioni abbastanza indirette, più che di prove tangibili e sicure. "Continuo con la testimonianza che il signor Marcus Featherstone, notaio che agisce nell'interesse della famiglia Faraday, ha giustamente invocato: la signora Finch, proprietaria dell'albergo del 'Bue Rosso', in Knox Street, ci ha dichiarato, positivamente e sotto giuramento, che il signor William Faraday, con i sintomi della malattia di cui si dice colpito, è entrato nel suo bar, e questo è importante, signore e signori, all'una meno un quarto, la domenica in questione, per uscirne mezz'ora dopo, comportandosi in modo che ci è stato descritto come 'distratto'. Io ho minuziosamente interrogato questo testimonio davanti ai signori giurati, e si deve concludere, a mio parere, che la signora Finch non ha detto né fatto nulla che ci induca a considerare le sue parole come indegne di fiducia. Il signor Alfred Robins, suo garzone, ne conferma d'altronde la verità sostenuta anche dal signor Frederick Shepherd, commesso di un capomastro di Grey Street. Il signor Shepherd è entrato al 'Bue Rosso' all'una meno dieci di quella stessa domenica e ha trovato davanti al banco un uomo che gli è parso leggermente ubriaco e che ha bevuto una consumazione. Quando è stato invitato a identificarlo tra i presenti, i signori giurati se ne ricorderanno, lui ha indicato senza esitazione il signor William Faraday. "Mi permetto di intercalare qui una deduzione che s'è presentata al mio spirito e forse anche a quello dei signori giurati: l'atto di legare un uomo, anche se stordito prima, presuppone una lotta che dovrebbe lasciare qualche traccia di disordine nell'apparenza di chiunque l'avesse sostenuta. Inoltre, la ferita del defunto era grave: chi avrebbe potuto sollevare e trasportare il cadavere senza macchiarsi di sangue?... Ora, ciascuno dei tre testimoni che abbiamo ascoltato per invito del signor Featherstone è d'accordo con gli altri nell'assicurare che quella domenica, all'una meno cinque, il signor Faraday indossava abiti immacolati e sembrava essere andato lì direttamente dalla chiesa. "Rimane un'ultima questione: quella dell'arma. Il signor Faraday ha comunicato alla polizia, per mezzo del suo avvocato, di possedere una rivoltella dello stesso calibro di quella che ha sparato la pallottola che ha ucciso il signor Seeley. Quest'arma era, insieme con altri oggetti militari, in quello stesso ap‐ partamento nel quale è stata trovata la corda dell'abbaino. La valigia in cui si trovava la pistola non era chiusa a chiave, e la persona che ha sottratto l'arma, il che è stato appurato dalla polizia, poteva ragionevolmente pensare che nessuno se ne sarebbe accorto prima di qualche tempo. "Mi piace insistere sul fatto che il signor Faraday ha fatto questa dichiarazione spontaneamente. L'ispettore Oates ci ha parlato degli sforzi che la polizia, nel


suo zelo, ha fatto per ritrovare, senza successo, l'arma del delitto. Non è stata trovata nessuna arma. "Signore e signori, dovete ora pronunciare il vostro verdetto. Prima che vi ritiriate, permettetemi di ricordare che il vostro compito si limita solo a decidere in che maniera la vittima ha trovato la morte. "Se ritenete, in base alle testimonianze; che si tratta di un assassinio, dovete dirlo. Se credete di non avere ricevuto prove sufficienti per dimostrare in che modo e da che mano il delitto è stato compiuto, dovete dirlo. E infine, se siete d'accordo nello stabilire che l'istruzione ha chiaramente indicato l'uomo o la donâ€? na responsabile di questo delitto crudele e sprovvisto apparentemente di ogni scopo, è vostro dovere designarlo. E ora potete ritirarvi e deliberare." In capo a venti minuti, la giuria rese il verdetto: "Assassinio premeditato compiuto da uno o piĂš sconosciuti".


18 Il coroner se n'era andato e la giuria si era sciolta. Due solidi uscieri vegliavano all'uscita del pubblico che si andava ammassando verso la grande porta della facciata dove stazionava l'automobile dei Faraday. Ma i principali attori del dramma erano rimasti al centro della sala male aereata, aspettando il momento favorevole per sgattaiolare via da una uscita laterale. Così avrebbero potuto sottrarsi all'insaziabile curiosità del pubblico. Nell'istante preciso in cui il signor Shepherd gli stringeva vigorosamente la mano, lo zio William, che cercava di sembrare riconoscente senza eccessivi slanci di riconoscenza, scorse, come in sogno, la faccia rubiconda del cugino George tra la folla che usciva dalla sala. Il vecchio piantò il suo interlocutore stupefatto e si aprì la strada a gomitate verso Marcus che parlava con Grace e con Campion. L'ispettore era vicino a loro, e tutti poterono verificare la realtà di quella presenza inattesa. Oates scattò, ma le sedie e i banchi ingombravano il passaggio, e quando sbucò fuori all'aperto, l'uomo era sparito, come già una volta a Londra. La folla era troppo fitta, per cui l'ispettore preferì raggiungere gli altri dopo aver dato alcuni ordini a un poliziotto. La lunghezza imprevista e l'austerità dell'inchiesta li avevano affaticati un po' tutti e questo nuovo incidente veniva a dissipare la sensazione di riposo che, poco prima, avevano provato per un momento. Per cui, raggruppati davanti alla porticina laterale, non avevano altra fretta che quella di pigiarsi nella vetusta automobile di Campion. Questi si avvicinò a Oates, col quale aveva fatto la pace il secondo giorno dell'udienza. — Allora? — Mi è sfuggito ancora una volta, ma lo acchiapperemo... — E continuò con rimpianto: — Questa inchiesta non ci porta a nessun risultato. — Che cosa faranno ora? — domandò poi indicando gli altri. — La signora Faraday ci ha ordinato di tornare per il pranzo. La signorina Blount torna a casa, questa sera, nonostante i miei consigli. Tu lasci la città? — E tu? — Non subito. Non oso. Sento che l'ossessione sta per ricominciare da un momento all'altro. Campion interrogava sempre con lo sguardo l'ispettore; alla fine questi, burbero, finì col dargli l'indicazione che desiderava.


— Rimango ancora qui stanotte. Se c'è qualche cosa di nuovo, per amor di Dio, avvisami. Non farmi più giochetti di prestigio dietro le spalle... — D'accordo. Avvertimi nel caso ripescassi il cugino George! — Bah! — disse Oates. — Non farti illusioni: non faremo un passo avanti neanche quando avremo arrestato quel tipo. Se avessi l'intera responsabilità di questo caso, scriverei sopra il fascicolo: "Da archiviare". L'espressione che passò improvvisamente sul volto del suo giovane amico lo allarmò. — Che cos'hai? — Oh! un presentimento senza importanza. A domani... spero. — Va bene... Vorrei proprio approfittare della tua impressionante teoria. — Di' un po', Oates, che pene ci sono contro gli incendiari? — Che cosa vuoi dire? — Volevo sapere che cosa mi beccherei in tribunale se dessi fuoco a quella vecchia bicocca che si chiama "Casa di Socrate"... Ma non importa. Se ti dicessi perché, non ti convincerei. Però ti assicuro che preferirei portare tutta questa gente in uno scannatoio, che a casa loro. Sono cinque giorni che aspetto quello che deve accadere... sarà per oggi... — Non capisco. Credo invece che il nostro colpevole aspetterà almeno sei mesi prima di manifestarsi di nuovo. — A meno che non ci siano riserbate delle sorprese. A presto. Si diresse verso l'automobile dove gli altri si spazientivano. Sedette davanti, con Grace, lasciando gli altri due posti a Marcus e allo zio William. Attra‐ versarono lentamente una città tornata viva dal giorno prima: riapertura ufficiale dell'università. Giovani in inverosimili veicoli affollavano le strade. Sboccarono nella vasta prospettiva di Trumpington Road e Campion si rivolse all'improvviso a Grace. — Perché siete tornata così presto, signorina Blount? — Quanta sollecitudine! Appena voi ne avete espresso il desiderio, io me ne sono andata. Ma non è successo niente, vero? Non potevo imporre più a lungo alla mia amica la noia di ospitarmi. D'altronde se, come credo, troveremo il cugino George a casa, la zia avrà bisogno di me. Campion non discusse e proseguì la strada in silenzio. Alice li ricevette, nel suo severo abito nero dal grembiulino inamidato. Evidentemente la notizia del verdetto era già arrivata ai domestici. Il grande salotto splendeva ai riflessi degli ultimi raggi del sole morente. Lì si trovarono riuniti intorno alla signora Faraday, la sua disgraziata figliuola e il signor Featherstone padre. Quest'ultimo si alzò penosamente; il suo aspetto di rovina monumentale apparve più evidente del solito. Quanto alla zia Kitty,


sulla quale si poteva sempre contare quando si trattava di fare qualche cosa che non andava fatto, lei si alzò per gettarsi, con un grido di eccitazione, al collo di suo fratello William. — Caro, caro, Willie! Salvo, finalmente! Molto seccato, il vecchio si tirò da parte. — Su... su... — borbottò con una smorfia. Grace, vedendo Kitty mortificata e smarrita di ritrovarsi sola in mezzo alla stanza, avanzò e la fece sedere con gli altri. — Ebbene — cominciò il vecchio Featherstone con voce un po' troppo musicale — ebbene, è finita. Dobbiamo ringraziare la signora Finch e il suo gar‐ zone, tanto più che voi non ci facilitate il compito, signor Faraday... — Ero malato. Lo sono ancora! Nessuno si rende conto che ho sfiorato la morte. — Ma sì, William, ed era appunto quello che ci spaventava. Kitty aveva parlato prima che Grace potesse impedirglielo; quello che lei intendeva dire era chiaro. — Carina, questa. Dodici persone si presentano per discolparmi, e appena rimetto piede in casa, proprio mia sorella mi accusa di nuovo. Non c'è che Campion che abbia un po' di simpatia per me; è lui che mi ha levato dai pasticci, lui solo. — William — protestò sua madre — non è questo il momento di mostrarsi ingrato. — Vi sono molto riconoscente, credetemi. E ora ascoltatemi tutti... Marcus guardò Campion. Lo stesso pensiero era balenato nella mente di entrambi: bisognava mettere la signora Faraday al corrente della presenza di George in città. Ma l'occasione passò, perché la vecchia signora riprese: — Sono molto contenta che questa inchiesta sia terminata così, ma c'è un punto che, secondo me, non dobbiamo perdere di vista: la vergogna che si è abbattuta sulla "Casa di Socrate" è ancora così forte come se qualcuno di noi fosse stato arrestato. — Mamma! — esclamò Kitty, scoppiando a piangere. — Kitty!... Non chiudiamo gli occhi davanti alla realtà: un verdetto "di assassinio" è stato pronunciato. Di conseguenza, sino a che l'assassino non sarà stato scoperto e consegnato alla giustizia, questa casa e tutti i suoi abitanti rimangono esposti al sospetto. Il pranzo sarà servito stasera senza apparato, un po' più presto del solito. Se qualcuno vuole parlarmi, sarò nel mio salottino... Il vostro braccio, signor Featherstone. Il vecchio si affrettò quanto poté, con la coscienza di essere invitato a comporre un gruppo di vecchia galanteria distinta... Non avevano fatto tre passi


che si produsse la catastrofe. Dal vestibolo giunsero delle grida lanciate a gola spiegata, la porta fu quasi abbattuta e il cugino George fece la sua apparizione respingendo Alice sconfitta... La folgore non avrebbe pietrificato di più i presenti. L'individuo inquietante, apparso fuggevolmente a Londra, non era nulla al paragone di quel bruto avvinazzato, dall'aria spavalda e provocante. Sbattendosi la porta alle spalle, lui si appoggiò al battente, con una certa teatralità, e ordinò con voce impastata dall'alcool: — Sedete tutti! Portate il vitello grasso! Il figliuol prodigo ritorna! La zia Katherine si irrigidì con uno sforzo supremo. — George, accompagnami nel mio salottino, se non ti dispiace. Là potrai parlarmi. Ma l'altro scoppiò a ridere insolentemente. — Spiacente... ma da oggi in poi, non mi si relega più nel retrobottega. Cambiamo metodo: George si prende la rivincita... George si installa e resta. Si udì una specie di grugnito, e lo zio William, fremente con un sussulto di coraggio, si lanciò nella mischia. — Mascalzone!... Sai bene che ti aspettano al commissariato! George Makepeace Faraday si rovesciò indietro, aprì la bocca e ne lasciò uscire un semplice epiteto che non aveva mai varcato la cinta sacrosanta della "Casa di Socrate". Poi colpì il volto del suo avversario con un manrovescio così forte, che William vacillò, livido di vergogna e di dolore. Campion e Marcus si gettarono sul vagabondo e lo immobilizzarono prima ancora che l'altro si rendesse conto di quello che stava succedendo. Il cugino George era forte come un toro, ma i due avevano a loro vantaggio la giovinezza e l'allenamento sportivo. Quando si vide immobilizzato, sghignazzò: — Benissimo... Buttatemi in strada... Ve ne pentirete... Lo zio William borbottava ancora feroci imprecazioni. Suo cugino riprese: — Se non mi state a sentire, vi morderete le dita... Tra la sorpresa di tutti, la signora Faraday parve cedere. Richiamò i due giovani, che obbedirono di malavoglia, e si rimise a sedere. Il suo deplorevole nipote, appena libero, si scrollò e il suo trionfo divenne insopportabile. — Grazie — borbottò con la lingua impastata. — Ormai sono io che posso ridere. È finita: non mi terrete buono con poche sterline. Dirigerò io il ballo, e tutti qui vi alzerete sulle zampe di dietro mentre batterò il tempo... Affondato nella poltrona più bella, accese una sigaretta, sputò un pezzetto di tabacco sul tappeto cinese e lo schiacciò con delizia sotto il tacco fangoso della sua scarpa. La signora Faraday era assolutamente immobile. Soltanto i suoi occhi neri parevano ancora vivi.


— Me ne avete fatte mandar giù — proseguì George — ma ora basta... Vi ho in pugno. Intendi tenere il notaio, zia? E chi è quell'individuo? Indicava Campion. — L'ho già incontrato, se non mi sbaglio... Devo continuare? — Accomodatevi pure! — Mi sono riposato per qualche giorno all'ombra... Uscendo di gattabuia, stamane, ho appreso dai giornali che si preparava l'inchiesta... per questo avete il piacere di rivedermi. E, ora che ci sono, ci resto. Alla più piccola obiezione, vedrete qualcuno della famiglia in corte d'assise... Voi, tutti, puzzate già abbastanza, ma sarà nulla a paragone del fetore che sprigionerò io. La cosa non vi va giù, eh? Che cosa volete farci: il caso ha fatto sì che quella domenica io seguissi Andrew, quando è uscito di chiesa... Queste parole turbarono i presenti. La vecchia signora soltanto non parve eccessivamente commossa. — Vuoi spiegarti, George? — Fossi matto... non mi lascerò irretire nel vostro gioco. Vi tengo... così... — Stese la mano con le dita scostate e la chiuse lentamente. — Il colpevole è uno di voi. Io so chi... Starò zitto, sino a che mi tratterete come si deve... E tu, vecchio ubriacone, suona un po' per farmi portare del whisky. Tutti si voltarono verso lo zio William, che gettò un'occhiata supplichevole a sua madre. Questa fece un gesto affermativo e lui si rassegnò. Era la resa. Quando Alice comparve, il cugino George ordinò: — Whisky e soda... molto secco... e presto! La brava donna, scandalizzata, uscì precipitosamente a un segno della sua padrona. — I processi di corte d'assise svegliano la curiosità del pubblico. Una breve biografia del vostro umile servitore non sfigurerebbe sui principali giornali... vero, zia? Il risultato immediato di questa osservazione, in apparenza innocente, fu straordinario. — Signor Featherstone — disse la vecchia Katherine irrigidendosi — mi farete un vero piacere se rinuncerete a pranzare con noi questa sera... La vostra fedele devozione mi permette di chiedervi questo favore. Il vecchio si inchinò, e benché parlasse a mezza voce, le sue parole risuonarono abbastanza distinte. — Cara amica... questo è un ricatto... la legge punisce severamente. — Non è possibile! — rispose George scherzando. — Chi avrebbe il coraggio di denunziarmi? Voi, vecchia volpe? Il notaio stava per rispondere, ma la sua ospite lo trattenne. Allora, dopo un


saluto cerimonioso, Featherstone si allontanò. Alice, che tornava con un vassoio, si fece da parte per lasciarlo passare. Il cugino George insistette per farsi servire sul pavimento, vicino alla poltrona su cui stava seduto e nella quale si rovesciò sconciamente, con le gambe spalancate e un bicchiere colmo in mano. — I cagnolini addomesticati rimangono? — domandò indicando i due giovani. Marcus era pallido, con le mascelle contratte. Invece Campion ostentava un'aria assente. — Se lo preferisci, no — rispose la zia Katherine. — Non sono tanto cattivi, e se mi sentono chiacchierare, tanto peggio: io so quel che so e ho un testimonio per provarlo. Comunque è meglio che se ne vadano... Staremo meglio in famiglia. A proposito: non disturbate la polizia. Vengo di là. Come ho già detto, giovedì scorso ho bevuto un bicchiere più del necessario: e allora mi hanno schiaffato dentro per sette giorni. Da allora, sono entusiasti di me e non chiedono che di rivedermi. Se le cose non vanno a posto, farò loro un'altra visita. Beveva senza sosta, burlandosi intanto dello zio William. — Te la sei cavata, eh, all'inchiesta? Ma si può ricominciare daccapo! La signora Faraday si voltò verso i due giovani: — Desidererei che accompagnaste Grace nel piccolo salotto e rimaneste là con lei per un po'... Dite ad Alice di mettere un coperto in più: avrà visto andar via il signor Featherstone e non sa che George rimane. — E ditele di prepararmi anche una stanza... quella di Andrew... Scommetto che si era installato con tutti i comodi. Fuoco nel caminetto e una bottiglia di whisky... E ora, via! I miei cari parenti mi vogliono tutto per loro. Ma la zia Kitty, che nonostante la fragilità dei suoi nervi aveva resistito valorosamente durante questa prova, cedette improvvisamente. Balzò in mezzo alla stanza, terrorizzata come un coniglio inseguito. — Lo spirito del male! — esclamò. — Lo spirito del male si è scatenato, ci ha inviato un altro demonio! Ognuna di queste esclamazioni fu più penetrante della precedente. La donna tremò, poi si abbatté sul tappeto singhiozzando e agitando le gambe come un'epilettica. Per la prima volta dal momento del suo arrivo, il cugino George parve imbarazzato. Ritirò le gambe con evidente disgusto, poi, prendendo il suo bicchiere e mettendosi un sifone sotto il braccio, una bottiglia sotto l'altro, si diresse verso la porta. — Ecco le cose che non posso sopportare. Quando sarete capaci di ascoltarmi intelligentemente, mi troverete in biblioteca. Fatemi servire il pranzo sulla scrivania dello zio John. D'ora innanzi quella stanza è mia. Ricordatevi che il padrone qui sono io.


Campion andò avanti per aprirgli la porta, e mentre l'altro lo guardava con stupore il giovane si inchinò e mormorò: — Alzate le gelosie, in biblioteca... Troverete un messaggio per voi, su un vetro. Il cugino George lo fissò con un occhio da ebete e uscì titubante nel corridoio.


19 — Corpo di bacco, se non mi seccasse incontrarmi con Harrison Gregory, mi rifugerei al club — tempestava lo zio William. Una rivoluzione mondiale non lo avrebbe turbato di più. Irritato, fuori di sé, camminava su e giù senza potersi fermare. Anche i suoi due compagni erano in piedi: Marcus vicino alla finestra, i pugni stretti nelle tasche, Campion contro il caminetto, vago e inconsistente come un'ombra. Le lampadine senza paralume del lampadario spandevano la loro luce nemica in un'atmosfera stranamente tesa. I muri spessi non impedivano ai clamori che uscivano dalla biblioteca, dove il cugino George, troneggiante nella famosa poltrona di broccato giallo, inondava d'acqua, di soda e d'alcool la scrivania sacra, di giungere sin lì. Dopo aver criticato tutti i piatti che gli venivano serviti, si era rifiutato di chiudere la porta e ingiuriava grossolanamente tutti quelli che, passando nel vestibolo, entravano nel suo campo visivo intorbidito dall'ebrezza. Nella vecchia casa, persino i mobili sembravano protestare contro questa profanazione dei principi e delle abitudini secolari che quel turbine spazzava via. La signora Faraday non era comparsa a pranzo e questo, più di tutto il resto, stava a dimostrare quale terribile crisi stesse attraversando la famiglia. Lo zio William sbottò di nuovo. — Mamma è incomprensibile... Se non vuole che ci vendichiamo da soli, non dovrebbe però opporsi a che si avvisi la polizia... Quell'impostore è arrivato qui con qualche minaccia senza fondamento e si direbbe che lei gli presti fede. — Senza fondamento? — disse Campion. Il vecchio si girò con gli occhi fuori delle orbite e lo fissò. — Come? Anche voi? Dio degli dei! Cadde pesantemente su una sedia. Marcus ebbe un gesto nervoso e si mise a camminare su e giù per la stanza. — È veramente spiacevole e straordinario che la signora Faraday si ostini a tacere. — Sì... mamma ha torto... Agirò io di mia iniziativa. È troppo ripugnante! Entrare qui come all'osteria, assalire le persone... Si fermò ansimante di rabbia e stropicciandosi vigorosamente la guancia, continuò: — Poiché è riuscito a evitare la bastonatura che si meritava, uscirà di qui con le manette ai polsi, si chiami Faraday o no. Ho deciso...


— No — mormorò Campion. — Restate qui. Più tardi, quando avrà rivelato il suo segreto... — Decisamente voi cambiate bandiera... e va bene! Uno di più contro di me. Ma che cos'è questo rumore? Marcus si precipitò fuori e accolse tra le braccia Grace che arrivava di corsa, tutta rossa. La voce del cugino si alzava, impastata, pregna di un'indicibile volgarità. — Non fare la sdegnosa, su... Avvicinati, che ti veda un po'... Sei la sola cosa degna di essere guardata, qui dentro. La ragazza trattenne lo slancio impetuoso del fidanzato aggrappandosi a lui, il che permise a Campion di respingerlo nella stanza. — Non ancora — disse — non ancora... Grace aveva chiuso la porta e aveva appoggiato le spalle al battente singhiozzando per l'angoscia. Vedendo le grosse lacrime rigarle il volto senza che lei se ne rendesse nemmeno conto, lo zio William fu sublime: spiegò un immenso fazzoletto, e, spingendo da parte i due uomini che discutevano, si av‐ vicinò alla ragazza e le asciugò gli occhi, così commovente e irresistibile con la sua delicatezza di orso maldestro. Marcus passò un braccio intorno alle spalle di Grace e la fece sedere. Gli altri due non si erano mossi, quando Alice entrò. — Impedite alla signora di... Lei è di là... con lui. Grace sussultò. — Che cosa succede, Alice? — La signora è entrata nella stanza dove si trova quel signore... E lui ha bevuto... Potrebbe ucciderla. Aprì la porta e indicò la biblioteca: la porta era chiusa. — Vedete... Non ho potuto trattenerla. È entrata e ha chiuso la porta. — Mamma agisce sempre con ponderatezza — mormorò lo zio William — e se interveniamo se la prenderà con noi. — Ho ascoltato — confessò la domestica senza vergognarsi. — Lei parla chiaramente ma lui bestemmia! Si interruppe e il suo silenzio era pesante di domande non formulate. Istintivamente tutti si voltarono verso Campion. — Credo che per ora sia meglio aspettare. La signora Faraday ha evidentemente una sua idea ed è la sola che possa aver ragione di quell'uomo. Alice non parve soddisfatta, ma poiché non riceveva nessun soccorso si accontentò di piazzarsi sulla soglia del salotto. — Permettete? In caso di allarme, entro. Se la signora dovesse uscire, mi farò da parte senza che mi veda. Passò un quarto d'ora. La conversazione era caduta e tutti rimanevano immobili nel piccolo salotto


freddo e lugubre. Dopo quello che parve loro un secolo, lo zio William perse la pazienza. — Se continua ancora per molto, mando a chiamare la polizia. Alice, che durante tutto quel tempo era rimasta immobile al suo posto, si ritrasse dolcemente. — Qualcuno sta per uscire. Tutti trattennero il respiro. La maniglia della porta della biblioteca girò. In quel momento, annientando tutte le loro speranze, si udì un nuovo tumulto e il colpo secco di un bastone sul pavimento. Alice, con grande presenza di spirito, finse di essere venuta a cercare un vaso e si fece da parte per lasciar passare la sua padrona. La signora Faraday si fermò sulla soglia, in apparenza perfettamente calma. La sua emozione era rivelata soltanto dal leggero tremito della mano che teneva il bastone. — Volete portarmi una poltrona qui, Marcus, per favore? Ho scioccamente lasciato andar via Alice, e sono stanca. Quando la vecchia si fu installata in quel posto bizzarro, quasi contro la porta, fece segno agli altri di sedere. — William, abbi la bontà di aspettarmi nel mio salottino... Ti vedrò prima di coricarmi. Lo zio William obbedì senza dir nulla. La vecchia signora si schiarì la voce. — Questa notte George resterà qui... L'ho autorizzato perché lo conosco abbastanza per essere certa che, per quanto odioso sia, non ostenterebbe questo pericoloso atteggiamento se non ci fosse qualche cosa di reale dietro le sue minacce; ho aspettato lusingandomi che nell'ubriachezza si sarebbe tradito. Di‐ sgraziatamente ha più volontà di quanto non credessi: non si è lasciato corrompere, e io non ho fatto che riaffermare la mia convinzione che sia giusto temerlo. — Voi credete che lui ha veramente visto l'assassino dello zio Andrew? — Senza dubbio, Grace. — Ma — disse Marcus — la polizia riuscirebbe a farlo parlare. — No — rispose la vecchia signora. — Non potrebbero metterlo in prigione e noi abbiamo il dovere di essere i primi ad ascoltarlo. — Allora voi credete...? — cominciò Grace. Un'occhiata di sua zia la fece tacere. — Domani, quando i fumi dell'alcool saranno passati, farò un nuovo tentativo. Ma sino a quel momento desidero che non sia inquietato, perché... se la cosa inverosimile succedesse e noi ci trovassimo in un processo di corte d'assise, lui saprebbe certo trarre partito da tutti gli scandali che ne potrebbero conseguire. — Ma, signora Faraday, nulla può essere peggiore di un delitto.


Un sentimento feroce illuminò il suo volto. — Dipende dalle opinioni, Marcus. Ma lasciamo questo argomento. Ho parecchie cose da chiedervi. E prima di tutto, acconsentireste a dormire qui que‐ sta notte? — Ma certo, se voi lo desiderate — rispose Marcus, molto stupito. — Grazie. Vi farò preparare la camera di Grace, che dormirà nella mia. Mio figlio o il vostro amico metteranno a vostra disposizione tutto quello che vi può servire. E, finalmente — soggiunse con gravità — vi sarei grata, e anche al signor Campion, se voleste accompagnare George in camera sua, vale a dire nella camera di Andrew, come lui stesso ha chiesto. Ora io vado a coricarmi. Grace, corri nel salottino ad avvertire William che non gli parlerò sino a domani e dai tutti gli ordini per le misure che è opportuno prendere questa sera. Poi verrai subito da me. Una volta uscita la ragazza, la vecchia si rivolse ai due giovani: — Perdonatemi se vi impongo il compito molto sgradevole di occuparvi di George, ma non posso contare che su di voi. Tutta la mia riconoscenza... Buona notte... I due giovani rimasero soli. Marcus si rallegrò: — Parola d'onore, ho una gran voglia di manipolare quel bestione a mio modo! Se lo facessimo precipitare incidentalmente nella tromba della scala? Sono convinto che non sa niente. Campion si levò gli occhiali. — Speriamolo, per il nostro bene. Non riusciremo a cavar nulla da lui questa sera, ma vedremo che cosa si può fare do‐ mattina. Ho una gran paura che il mio amico Oates si metta di nuovo in urto con me. Fai bene a restare qui, questa sera. Ho il presentimento che succederà qualcosa. — Ancora? Campion annuì, ma non disse nulla perché lo zio William riapparve, tutto fuoco e fiamme. — Mamma si immagina che io vada a mettermi tra le lenzuola come un fifone. Non mi perdonerei mai di non aver dato una scrollatina a quel briccone. Finalmente, ecco un nemico tangibile... Campion si affrettò a cambiare argomento. — Marcus rimane qui, questa sera... Io ho solo un pigiama. Potete prestargliene uno voi? Di fronte a questo problema molto concreto, il vecchio si mostrò affabilissimo. — Perbacco, lo credo bene: pigiama, veste da camera, rasoio... Gli troverò tutto quello che. vuole. Venite a prender tutto in camera mia tra un momento. Quando la sua sagoma rotondetta fu scomparsa in cima alla scala, Campion si voltò verso il suo amico.


— Andiamo... Ora o mai più. Si diressero insieme verso la biblioteca. Il cugino George, con il colletto e la cravatta in disordine, le carni gonfie e flosce, era quasi sdraiato sulla scrivania che aveva assunto l'aspetto di un banco d'osteria al sabato sera. — Che cosa c'è? — borbottò. — È tempo di andare a letto — gli gridò Campion in un orecchio. Lo afferrarono per le ascelle e lo misero in piedi. Il cugino George si dibatté, ma i due profittarono della sua semi-incoscienza per trascinarlo rapidamente sino alla porta. Allora, di botto sveglissimo, si mise a bestemmiare con violenza, rivelando di essere in possesso di un vocabolario che testimoniava dell'estensione dei suoi viaggi. — State zitto! — disse Marcus prendendo l'iniziativa improvvisamente. E con un'energia della quale Campion non l'avrebbe creduto capace, afferrò i due capi della cravatta dell'energumeno e si mise a stringere la seta intorno al proprio polso, col rischio di strangolarlo sul serio. L'altro cominciò a tossire, le vene della fronte gli si gonfiarono. — Stai attento — protestò Campion. — Questo lo calmerà... Grazie a questo metodo energico, riuscirono a far salire le scale al prigioniero senza troppa difficoltà. Poi aprirono la porta della camera di Andrew e lo scaraventarono senza tanti complimenti in mezzo al pavimento, dopo di che lo chiusero dentro con due giri di chiave. Lo zio William, con gli indumenti richiesti, comparve sulla porta della sua Camera. — Che peccato! Avrei voluto aiutarvi... Ma non perde nulla ad attendere. Campion, che guardava per il buco della serratura, si rialzò. — Ne avrà per mezz'ora, poi si calmerà — disse. — Andiamo a letto. Del resto, prima di domattina, non possiamo fare gran che. Lo zio William scosse il capo. — È meglio... Venite, Marcus. Mi hanno detto che voi dovete occupare la camera di Grace. A questo punto il cugino George intonò i versi ignobili di una canzone da taverna.


20 Per un'ora buona George riempi la casa con un rumore paragonabile a quello del tuono. Poi, esaurito il suo repertorio di canzoni da caserma, si mise a vomitare insulti e calunnie all'indirizzo dei suoi parenti, ritmandoli col rumore delle porcellane e dei mobili infranti. Stanco, finalmente, tacque. Ora tutto riposava in un silenzio profondo. Soltanto Campion vegliava, seduto sul letto, contemplando la luce della luna che filtrava nella stanza. Senza giacca e senza panciotto, aveva indossato un farsetto a maglia e stava pronto a qualunque evenienza. Due o tre giorni prima, Oates aveva ritirato dal parco gli uomini di guardia, poiché aveva giudicato che quella sorveglianza fosse ormai inutile. Erano suonate le tre meno un quarto al campanile di una chiesa vicina, quando il giovane udì un leggero rumore. Si avvicinò alla finestra che era rimasta spalancata. Un mormorio soffocato giunse fino a lui, insieme con queste parole strane: — Vecchio Bee... Vecchio Bee... Vecchio Bee... Campion si aggrappò al davanzale della finestra, si alzò e si sporse in fuori. L'aiuola sotto di lui era vuota e lui non poté constatare nulla di anormale, tranne che George non aveva spento la luce. Ben presto, però, il suo udito, reso acuto da tante ore di attesa, raccolse ancora un mormorio più vicino: — Vecchio Bee... Vecchio Bee... Poi una forma umana si staccò dall'ombra sotto la finestra di George: Campion intravide una sagoma buffa che sarebbe potuta essere quella di un essere umano quanto quella di un gorilla stranamente vestito. L'apparizione provocò in Campion una gradevole accelerazione del ritmo del polso. Scavalcò rapidamente il davanzale. Quella specie di fantoccio girò su se stesso: la faccia, alzata, era una macchia bianca; poi l'uomo si diede alla fuga, rimbalzando come un grosso pallone attaccato a un filo. Campion saltò nell'erba umida e, rialzandosi istantaneamente, inseguì il fuggiasco che si dirigeva verso l'orto. La selvaggina era robusta e mostrava una rapidità straordinaria. Ma Campion, col sangue frustato dall'aria fresca, coi nervi tesi, guadagnava terreno... Raggiunse l'uomo sul prato dall'erba corta e secca, vicino alle "dependences" della "Casa di Socrate", e riuscì a gettarlo violentemente a terra. Ma non era un avversario disprezzabile: l'uomo, infatti, l'afferrò con un artiglio d'acciaio e, dimenandosi violentemente, si ritrovò in piedi. Campion gli


fece un abilissimo sgambetto nel momento in cui stava per rimettersi a scappare: E allora si accorse che l'uomo era scalzo. Con raddoppiata energia, il giovane si gettò su di lui, nonostante le mani gigantesche l'avessero afferrato alla gola. Per metà soffocato, Campion colpiva selvaggiamente, e, con uno scatto improvviso, si liberò schiacciando col ginocchio un petto villoso. Ma l'uomo non era vinto: alla scienza di Campion, accresciuta dalla collera, rispondeva con colpi di clava, menati a caso. Campion si riparava alla meglio da quelle immense braccia che battevano come magli. A cavallo su quel corpaccione, lottava come un forsennato, non lasciando di un centimetro la sua posizione. Finalmente, lo sconosciuto, ansimante, aprì la bocca e si contorse come un pesce fuor d'acqua. Sempre sopra di lui, Campion si chinò. — Ne hai abbastanza? — Sì — grugnì l'altro. — Tu sei il vecchio Bee, vero? — Io non sono nessuno — ruggì improvvisamente l'avversario. E con uno scarto inatteso rovesciò Campion a terra assestandogli un colpo così brutale che il cranio del giovane risuonò. Campion vide le stelle, ma, per una volta tanto, il caso gli fu favorevole: nel momento in cui barcollava sotto il colpo, la sua testa urtò violentemente lo stomaco dell'avversario che si piegò in due, urlando di dolore. Campion evitò rapidamente la massa che si accasciava e si alzò nel momento in cui un altro personaggio emergeva dall'oscurità con una lanterna in mano. Era il giovane Christmas, che abitava in un padiglione in fondo al giardino e che era stato risvegliato dal rumore della lotta. Campion, ancora stordito, ritrovò le sue idee non senza fatica. — Avvicinatevi — disse ripigliando fiato. — Vediamo che cosa abbiamo preso. Christmas si avvicinò diffidente e fece cadere la luce su un piccolo uomo, costruito solidamente, ma sproporzionato, fornito di due braccia enormi. I piedi dello sconosciuto attirarono più di ogni altra cosa lo sguardo dei due uomini: erano piatti e mostruosi e appena coperti da un paio di vecchie calze. I due riconobbero senza esitazione l'originale dell'orma che li aveva tanto preoccupati qualche giorno prima. Quello spettacolo fece sì che Campion ri‐ trovasse il suo equilibrio mentale. — Christmas, bisogna portare questo individuo in casa vostra. Aiutatemi. L'altro si prestò cortesemente. Il misterioso intruso, seduto su una sedia nella cucina di Christmas, parve meno rassicurante che mai. Il suo volto era pieno d'astuzia e d'inquietutudine.


La lampada a olio appesa al soffitto illuminava il suo viso che era sformato da pieghe di grasso e nascosto in basso da una barba corta e arruffata, di un colore imprecisabile. Invece, i lunghi capelli arruffati erano grigi. L'uomo, sudicio fino all'inverosimile, era vestito di cenci verdastri, nessuno dei quali era stato fatto per lui. Dopo essersi scosso e grattato, cominciò a gemere: — Non ho fatto niente di male... — Stai zitto — disse Campion che stava bagnandosi la testa sotto il rubinetto. Poi si fece avanti asciugandosi con l'asciugamano che gli aveva dato Christmas. — Voi non avete il diritto di trattarmi così... Ricorrerò alla polizia. — La polizia sono io — annunciò il giovane con tono feroce. — Ti presento un agente in borghese. C'è un mandato d'arresto contro di te; e se ti muovi, ti metto le manette immediatamente. — Suvvia! Io faccio il vagabondo da trent'anni e annuso il poliziotto lontano un miglio... — Tu hai davanti a te l'ispettore capo Campion, di Scotland Yard — disse il giovane con tono brusco — e abbiamo un piccolo conto da regolare con te. Non ti illudere; il tuo complice è già al fresco. Ha confessato... e se quello che dirai tu non concorda parola per parola con quello che ha detto lui... te ne accorgerai. L'individuo aveva ascoltato con aria sospettosa questo discorso, che evidentemente lo aveva impressionato soltanto a metà. — Fatemi vedere il mandato d'arresto. — Credi che a Scotland Yard perdiamo tempo con queste sciocchezze? Si vede che hai sempre avuto a che fare solo con poliziotti da villaggio. E poi, ab‐ biamo chiacchierato abbastanza. E Campion, prendendo su una mensola al di sopra dell'acquaio il libro della lavandaia del giovane Christmas, fece finta di consultarlo. — Vediamo un po'... Sei proprio tu quello che cerchiamo: recapito sconosciuto, noto sotto il nome di vecchio Bee. — Non è che un soprannome — esclamò il vagabondo cadendo nel tranello. — Io mi chiamo Thomas Beveridge e sono iscritto all'asilo di Warley, nel Kent. Le mie carte sono in regola e io non ho niente da rimproverarmi. — Tutto questo lo sappiamo — continuò Campion. — E ora, prima che ti porti al posto di polizia, parla. Tu sei accusato, insieme al signor George Faraday, attualmente detenuto, e di cui ho qui, davanti agli occhi, la deposizione, di avere premeditato e compiuto un attentato sulla persona del signor Andrew Faraday. Voi lo avete abbattuto con un colpo di rivoltella sparato a bruciapelo, avete poi legato mani e piedi al cadavere e lo avete gettato nel fiume per farlo scomparire. Rispondi! Il tono di Campion, unito alla terribile e forse falsa accusa formulata contro di


lui, svegliòil senso morale di Beveridge. — È falso! — gridò indignato. — George non ha potuto dire questo... — Vuoi spiegarti o debbo ricorrere ai mezzi spicci? — Datemi una tazza di caffè — implorò improvvisamente Beveridge. — Non ne posso più. Ecco la verità. Quanto al resto non so nulla. Quella domenica ero a Norwich. — Come? — disse Campion afferrando un vecchio pneumatico da bicicletta, trovato in un canto, e avvicinandosi alla sua vittima. — Osi sostenere queste bugie... quando... quando tu sei venuto stanotte nel parco, con in testa il cappello della tua vittima? Questo colpo tirato a caso fece un grande effetto su Beveridge. — Un momento — mormorò umilmente. — Noi non siamo colpevoli... Vi racconterò... Campion emise un sospiro di sollievo. — Sì, sì — disse l'altro tremando. — Statemi a sentire... Né George né io abbiamo fatto il colpo...


21 Dopo aver posato la brocca d'acqua calda sul tavolo da toletta e avere aperto le imposte, Alice diede a Marcus il tempo di svegliarsi, poi annunciò: — Per‐ donatemi, signore, ma tengo ad avvertirvi che il signor Campion non è in camera sua. Sembra che non abbia dormito in casa, perché il letto non è di sfatto. Inoltre il vecchio Christmas è venuto poco fa a chiederci se avevamo visto suo figlio, che è scomparso. — Che altro c'è? — borbottò Marcus strofinandosi gli occhi. — Aspettami nel corridoio: vengo subito. Si infilò la veste da camera e seguì la domestica sino alla camera del suo amico. Dormivano ancora tutti: si udiva solo il rumore che i domestici facevano riordinando il pianterreno. La camera di Campion era vuota; le sole cose insolite erano la finestra spalancata e il letto intatto. — Strano... E tu sei andata dal signor George? — No, signore, la porta è chiusa a chiave. Ho bussato, ma nessuno ha risposto. Suppongo che dorma profondamente. — È probabile. Siamo stati noi a imprigionarlo ieri sera. Ho messo la chiave nella tasca della mia giacca. Aspetta, vado a prenderla, e frattanto tu preparagli la colazione. Gliela porteremo insieme, è meglio che non entri in camera sua da sola. — Bene, signore. Ma non preoccupatevi per la chiave: tutte quelle di questo piano sono identiche. Mentre la donna scendeva in fretta la scala di servizio, Marcus appurò che la donna aveva detto giusto, introducendo la chiave della stanza di Campion in quella dell'innominabile individuo. L'idea di risvegliarlo senza tanti complimenti, lo consolava un po' del risentimento che provava verso il suo amico. Quest'ultimo avrebbe potuto anche avvertirlo che aveva l'intenzione di assentarsi, per risparmiargli inutili inquietudini. Quando Alice tornò recando il vassoio, lui bussò ripetutamente alla porta, ma senza ottenere risposta. Allora introdusse la chiave nella serratura, la girò e spinse l'uscio. La luce gialla di una lampadina elettrica lo sorprese e si disponeva a spegnerla quando sussultò, udendo Alice gettare un grido. Nell'incredibile disordine della stanza, in mezzo a libri, abiti, coperte e lenzuola sparsi sul pavimento, un orribile spettacolo si offrì ai loro occhi: il cugino George, morto, rannicchiato su se stesso come se avesse avuto delle


tremende convulsioni. Marcus, molto impressionato, avanzò con passo incerto e quando si fu chinato sul corpo, sentì un forte odore di mandorle amare. Si ritrasse verso Alice che, pallida in volto, aveva avuto la presenza di spirito di richiudere la porta. — Zitto! — mormorò la domestica. — Non diamo l'allarme... Che cosa è accaduto? — È morto — disse Marcus stupito. — Sì... ma come? — Non lo so... avvelenato, credo. Avvisiamo la polizia. Dio mio, un altro delitto! Alice chiese ordini. — Telefona al posto di polizia. — Dalla casa della signora Palfrey? Questo ostacolo materiale lo fece tornare in sé e lo indusse a ragionare meglio. — Stammi a sentire: non toccheremo nulla qui e richiuderemo la porta. Io andrò a vestirmi mentre tu andrai al telefono della signora Palfrey per chiedere al commissariato se c'è ancora l'ispettore Oates. In sua assenza, rivolgiti al funzionario di servizio. Pregalo da parte mia di venire subito qui per un av‐ venimento inatteso. Non dirgli di che si tratta, se non sei sola. — Ho capito — annuì l'altra, e Marcus le fu grato del suo ammirevole sangue freddo. Uscirono entrambi dalla stanza e il giovane richiuse la porta a chiave. Mentre si vestiva, comprese come un'improvvisa chiarezza di spirito possa prevenire il cedimento dei nervi. Era stato commesso un altro delitto, il quale dimostrava quello che lui aveva perso di vista: la presenza di un assassino tra le persone che abitavano la casa... Ma chi era? George, che si era vantato di saperlo, ora non poteva più dirlo. E anche Julia non aveva forse pagato con la propria vita questo terribile segreto? Il campo dei sospetti si veniva restringendo. La signora Faraday e Kitty avevano degli alibi sicuri, poiché lui stesso le aveva viste tornare in carrozza dalla chiesa... La deposizione della signora Finch provava l'innocenza di William. Ma tutte queste testimonianze avevano valore soltanto quando si supponesse che Andrew Seeley era proprio caduto sotto il colpo di rivoltella udito dai signori Waybridge... In caso contrario tutto era da rifare. E ora sopravveniva la complicazione di un altro assassinio! Non c'erano dubbi, a suo parere, sulla causa di questo nuovo delitto. Era questo che Campion temeva? Ma perché adesso era sparito senza dare spiegazioni?


Marcus si infilò la giacca e scese al pianterreno. Nel vestibolo si imbatté in Alice. — Oh! signore... stavo per salire. Gli ispettori Oates e Redgrave vengono subito e io ho parlato anche con il signor Campion. — Campion? Dov'era? — Al posto di polizia, signore. La donna di servizio della signora Palfrey mi stava ad ascoltare e io non osavo spiegarmi. Quando si sono resi conto della mia esitazione, hanno mandato al telefono il signor Campion. Si sarebbe detto che si aspettasse qualche cosa di nuovo, perché mi ha chiesto: "Presto, Alice... a chi è toccato?". Io ho risposto: "Al signor George". — E lui che cosa ha detto? — "Dio sia lodato!"


22 Marcus era ancora nel vestibolo, quando gli ispettori e il medico legale, accompagnati da Campion, fecero la loro apparizione. Campion, senza cappello, coi capelli biondi in disordine, aveva un occhio terribilmente pesto e indossava un impermeabile molto, troppo grande per la sua figura, che puzzava di po‐ liziotto lontano un miglio. Si vedeva che era quasi ubriaco di stanchezza, ma c'era in lui una certa aria di trionfo che contrastava col volto rabbuiato dell'ispettore Oates. — Chi è al corrente? — domandò brevemente il giovane. — Nessuno, all'infuori di Alice e di me. — Benissimo! Dov'è accaduto? Nella sua camera? Marcus, confuso, annuì. Alice aveva ragione: il suo amico pareva aver previsto quello che era successo. Oates si fece avanti. — Ci faccia strada, signor Featherstone. Bisognerebbe avvertire tutti gli altri, ma ce ne occuperemo dopo. Mentre salivano la scala, Marcus, inquieto, domandò al suo amico: — Dove sei stato? — A fare a pugni — disse Campion. — Non vorrei darti troppe speranze, ma credo che si sia alla fine delle nostre pene. Quando il piccolo gruppo si fermò davanti alla camera di George, la porta dello zio William si aprì e il vecchio apparve, avvolto in una veste da camera sovraccarica di draghi stampati. Oates introdusse la chiave nella serratura. — Finalmente — gridò felice lo zio William. — Da parecchio tempo quel briccone dovrebbe essere in gattabuia! Ma che faccia avete, Campion! Avete bisticciato con lui? L'ispettore non amava molto lo zio William e, d'altronde, non era quello il momento di dare spiegazioni. — Vi prego di ritirarvi in camera vostra, signore... per ora. Ma si attirò una risposta furiosa. — Invece di darmi degli ordini in casa mia, occupatevi un po' degli affari vostri! E gli sbatté la porta in faccia. L'ispettore sospirò e, entrando nella camera di George, si fermò sulla soglia. Gli altri lo seguirono e chiusero con cura l'uscio. — Tutto è rimasto com'era?


— Sì — rispose Marcus. — Non sono andato molto più avanti del punto in cui ci troviamo... Sentite? — Cianuro — disse il dottore. — L'odore è forte e molto significativo... Posso cominciare il mio esame, o volete fare qualche fotografia? Oates si voltò verso Campion. — A te, ora... Se hai visto giusto, dimostralo. Il giovane si aggirò nella stanza con prudenza, evitando di calpestare gli oggetti che coprivano il pavimento, quando gli urli laceranti della zia Kitty ven‐ nero a turbare tutti i presenti. — Che cosa c'è? Che cosa succede? — In nome del cielo, Marcus... Vai a calmarla e tienila fuori di qui. Non avendo scelta, Marcus obbedì e, scivolando tra il battente e lo stipite per evitare qualsiasi intrusione, giunse nel corridoio, dove la zia Kitty, in vestaglia e con i bigodini ai capelli, cadde tra le sue braccia. Con dolcezza ma fermamente, lui la ricondusse nella sua camera, facendo del suo meglio per rassicurarla. William, che li aveva sentiti, si unì a loro. — Il bandito resiste, a quanto pare? Marcus si chiedeva quale fosse il miglior mezzo per avvisarli di quel che, prima o poi, dovevano apprendere, quando Grace, inviata dalla zia Katherine, giunse anche lei in cerca di notizie. — Sì... sento benissimo che si preparano nuovi orrori — disse la zia Kitty gemendo. La ragazza, benché fosse esasperata, la prese dolcemente per la vita, dicendo a Marcus: — Di che si tratta? — Il cugino George è morto! — disse l'altro brutalmente. — Come? — esclamò lo zio William spalancando la bocca. Sua sorella, convinta che la condotta di un uomo viene santificata dalla morte, in tempi normali avrebbe certo cominciato a singhiozzare... Ma l'isterismo cronico aveva logorato le sue forze, per cui non poté che aggrapparsi barcollando al braccio di Grace, che domandò: — È morto... normalmente? — No, avvelenato — si lasciò sfuggire Marcus. Lo zio William, che non aveva potuto prevedere questo sviluppo della situazione, s'indignò. — Non vorrete dire che è stata somministrata... anche a lui... qualche droga? Un passo pesante annunciò l'ispettore Redgrave. — Signori, il mio collega Oates vorrebbe parlarvi. Grace chinò il capo. — Andate... non vi preoccupate di noi... A tra poco. L'atmosfera della stanza non era quella di una camera mortuaria. George era


stato messo sul letto e coperto con un lenzuolo, ma l'attenzione non era concentrata su di lui. Al posto dell'annientamento e della paura che sarebbe stato logico attendersi, nella stanza regnava una specie di soddisfazione generale, che non escludeva un senso di attesa. Oates, chino su un oggetto che il dottore teneva dentro un fazzoletto, parlava, e loro afferrarono le sue ultime parole. — Bene! Ora sappiamo... Rimane da mettere in chiaro un solo punto... Ah! ecco qui il signor Faraday. Lo zio William, un po' a disagio, puntava i suoi occhi sul cadavere che indovinava sotto il lenzuolo. Ma Campion prese la parola. — Zio William — disse dimenticando per l'emozione ogni formula cerimoniosa — siamo all'ultima tappa del mistero che ha così lungamente pesato su di noi, e per liberarci tutti facciamo appello alla vostra buona volontà. L'ispettore Oates non si sarebbe certo espresso in modo così lusinghiero, ma dovette riconoscere che quella era la maniera buona. Il vecchio saltò come un salmone su una mosca volante. — Ragazzo mio, potete contare su di me. — Quel gatto... — disse Campion che rivelava l'eccesso della sua stanchezza con i gesti e con il tremore della voce — quel gatto vi ha graffiato in questa camera, vero? Lo zio William sbatté le palpebre, mentre cercava di indovinare che cosa si nascondesse sotto quella domanda diretta. Ma rispose affermativamente. — Quando siete entrato qui, quella notte, avete usato la vostra chiave per aprire? — Sì... — Non avete acceso la lampada? — No... — E allora... che cos'è accaduto, esattamente? Lo zio William esitava. — Se debbo dirvi tutto, amico mio... ero scosso, quella sera, e... avevo bisogno di tirarmi su il morale con... un goccetto. Credo di avervelo già detto. — Infatti — disse il giovane, badando bene, con un certo tatto, a non precisare la natura esatta del loro colloquio. — Dunque — continuò lo zio William — dopo essermi spogliato, ho sentito che... No, proprio non potevo fare a meno di un cordiale. La bottiglia a pianterreno era vuota... I ripostigli delle provviste chiusi a chiave... ma... improvvisamente mi è venuto in mente una cosa: quell'animale di Andrew, un vero ubriacone, sia detto tra noi!, possedeva nella sua biblioteca qualche libro truccato... — Indicò lo scaffale dei libri e continuò: — Capite che cosa intendo dire: la rilegatura è vuota e si può nascondere in questa specie di scatola tutto


quello che si vuole. I presenti non perdevano una sola parola. — In una di queste... quel gran libro marrone, lì, Andrew aveva l'abitudine di mettere in riserva un goccetto di whisky. "Il briccone non ne ha più bisogno, ora" mi sono detto "meglio, dunque, che me lo beva io..." Perciò sono venuto in questa camera come voi avete detto e non ho acceso la luce per non attirare l'attenzione dei poliziotti di guardia nel giardino. D'altronde, credevo di trovare il libro anche al buio, poiché sapevo dov'era. Il vecchio lanciò agli astanti uno sguardo di sfida, aspettando un sorriso ironico, ma nessuno sorrise. — E siete andato fino allo scaffale? — domandò Campion. — Sì, guardate... ho attraversato pian piano la stanza... così... Ripeté i gesti compiuti quella notte e quando fu quasi allo scaffale si voltò. — Allora... non so che cosa sia accaduto! Credevo di essere solo, ma quando ho steso la mano qualche cosa mi ha afferrato... Oh, una cosa assai sgradevole! Mi sono tirato indietro spaventato, lo confesso, e ho richiuso persino la porta dietro di me, sperando così di imprigionare il colpevole. Poi c'è stato l'incidente della tintura di jodio, e la mattina seguente ho trovato la stanza vuota. Per questo ho preferito pensare che fosse stato un gatto. — E soggiunse come conclusione: — Io non credo al soprannaturale! — E avete fatto qualche altro tentativo? — domandò Oates. — No... ero un po'... impaurito. Capirete... Il vecchio si inchinò per prendere un grosso volume intitolato: "Saggi di Thomas de Quincey", che si trovava nel reparto più basso dello scaffale. Il titolo solo era visibile al di sotto della cortina di pelle che riparava i volumi dalla polvere. Con un colpo, Campion scartò la mano protesa. — Ci siamo, Oates. Lo zio William, offeso, vide i due ispettori buttarsi avanti e chinarsi, mentre Campion strappava via la striscia di pelle usata, che non offrì nessuna resistenza. Un mormorio di sorpresa. — Vedete... è semplice, quasi infantile, e, tuttavia, efficace. Fermato contro il reparto superiore e abilmente dissimulato sotto la striscia di pelle, c'era un coltello molto affilato, con la punta in basso. Il tranello era preparato in modo che chiunque, tendendo la mano per prendere il libro, doveva farsi tagliare il polso dalla lama. — Attenzione! — disse vivamente Campion al dottore. — Se esaminerete la lama nel vostro laboratorio, vi troverete senza dubbio tracce di un veleno alcalino. Si pensava che il signor Faraday sarebbe venuto qui più presto di


quanto non abbia fatto... e in questo caso la virulenza del veleno non sarebbe stata attenuata dall'aria. — Perdio! — esclamò lo zio William. — Potevo dunque lasciarci la pelle? — Era proprio l'intenzione del colpevole — constatò l'ispettore Redgrave. Marcus, che aveva assistito a tutta la scena come a un incubo, ebbe l'impressione di ridestarsi. — Ma chi è l'assassino? — George! — esclamò lo zio William, radioso. — No: Andrew — corresse Campion. — Morendo, ha lasciato un legato per ognuno di voi.


23 La signora Faraday ricevette Campion, come avrebbe fatto una nobile dama dei tempi passati, nella sua stanza da letto. Con l'elegante cuffietta di pizzi in testa, presa in mezzo ai cuscini e all'imbottita trapunta del suo gran letto Luigi XV, aveva davvero un'aria imponente. Il giovane aveva fatto del suo meglio per riparare al disordine del suo abbigliamento, ma non poteva nascondere l'occhio pesto e l'enorme stanchezza che pesava su di lui. — Io sono forse meno sorpresa di voi dall'atroce rivelazione che mi fate — disse la vecchia signora. — Andrew era pazzo, pazzo in modo strano e perico‐ loso; avrebbe sofferto qualunque cosa per arrecare la più leggera delle seccature a un'altra persona. Ma raccontatemi tutto, dal momento in cui avete intuito, per così dire, quello che era accaduto. — Siete stata voi, signora, a mettermi sulla buona strada, mostrandomi la lettera della signorina Lisle-Chevreuse. Sino a quel momento non avevo combi‐ nato nulla, mentre l'ispettore Oates progrediva lentamente. Ma la lettera che voi mi avete fatto vedere era una risposta immediata e, dalla data, si poteva giu‐ dicare che il signor Seeley l'avesse provocata con due righe scritte il giorno stesso della sua morte. Inoltre mi è sembrato di un'ironia pungente che la persona che scriveva sembrasse praticamente accettare quella che poteva essere considerata come una domanda di matrimonio (ricordate la frase: "Ci restano ancora molti anni da vivere"?) nel momento preciso in cui il cadavere del suo amico riposava in fondo al Cam. — Capisco... — Allora ho prestato più attenzione a fatti come l'assegno del bookmaker, alla lettera non finita lasciata sul tavolo... Li ho avvicinati al cadavere legato con una corda facilmente identificabile, e ho notato che tutte queste testimonianze miravano a far credere a un delitto e presentavano uno stesso carattere, drammatico e impressionante. Era veramente come se il destino si fosse compiaciuto di mettere insieme qualche cosa di molto teatrale. — Giustissimo. Campion continuò: — Mi è venuto allora naturale chiedermi se il destino, nel caso specifico, non si fosse incarnato in un essere umano. E siccome la sola persona capace di aver preparato tutte queste false prove era Andrew, ho cominciato a sospettare di lui... A questo punto il giovane fece una pausa, molto grave.


— Da principio io non potevo accettare la mentalità di un uomo che, avendo deciso d'uccidersi, aveva buttato via il proprio tempo per preparare tranelli mortali a quelli che lasciava dietro di sé. D'altra parte, però, quest'uomo era quello che si era imposto il lavoro lungo e faticoso di scrivere un libro intero, al solo scopo di dare un dispiacere alle persone con cui viveva. Non si doveva quindi giudicarlo secondo le regole normali. Alla rievocazione dell'incidente del libro "Ipocriti, o la maschera del sapere", gli occhi della signora Faraday divennero severi. — Andrew era più odioso di George; quest'ultimo, almeno, agiva apertamente. — In seguito si è presentato il problema di Julia — disse lentamente il giovane. "Voi mi avete convinto che lei non si era suicidata, e la preparazione del delitto è apparsa chiara dal momento in cui abbiamo scoperto, insieme con Grace, le compresse per dimagrire. "Il modo con cui erano disposte nel tubetto permetteva all'assassino di essere certo che l'attentato avrebbe avuto luogo nel giorno che a lui sarebbe piaciuto scegliere. Julia non prendeva che una pillola al giorno: bastava dunque contare il numero di giorni stabiliti e mettere la compressa avvelenata al posto corrispondente. "Ma soprattutto, Grace mi aveva avvertito dell'abitudine che aveva suo zio di frugare dappertutto. Il segreto di Julia mi è parso esattamente della natura di quelli che potevano interessarlo... Poiché conosceva anche, evidentemente, l'abitudine del tè mattutino preso dalle sue cugine, Andrew poteva rallegrarsi di prendere due piccioni con una fava; sopprimendo Julia, che detestava, gettava un orribile sospetto sulla disgraziata Kitty. A questo punto delle mie deduzioni, ho provato un senso di frustrazione, perché mi sono chiesto dove s'arrestassero le macchinazioni criminose di Andrew, e, d'altra parte, io non avevo alcuna prova tangibile per convincere voi e gli altri ad abbandonare la casa." — La polizia insisterà, naturalmente, con questo scopo, è vero? — domandò la vecchia seccata. — Ma continuate... — William e la sua ferita al polso hanno buttato all'aria tutte le mie congetture. Voi sapete che cosa è accaduto. Ma vostro figlio ha dato talmente l'impressione di essere stato aggredito in un modo o nell'altro, che anch'io sono arrivato a dubitare delle mie teorie. Lei ascoltava sempre con una calma che lo stupiva. — Soltanto ieri, all'arrivo di George, ho ripreso coraggio. Lui affermava di avere assistito alla morte di Andrew e menzionava un secondo testimonio. Confesso che quando William ha detto che un vagabondo accompagnava sempre vostro nipote, signora, non avevo preso nota dell'informazione in modo speciale.


— È vero, il mio povero figliuolo è abituato a generalizzare affrettatamente... e, per lui, ogni individuo mal vestito diventa un vagabondo. — Ma qualche cosa mi ha fatto capire che avevo avuto torto nel dare poco valore al segno tracciato sul vetro della finestra della biblioteca. Evidentemente qualcuno cercava di comunicare dall'esterno con una persona che credeva fosse nella casa. La notte scorsa, apprendendo che George aveva trascorso parecchi giorni in prigione, una nuova speranza si è impadronita di me: mi sono detto che il vagabondo doveva essere rimasto nei dintorni, aggirandosi nei pressi della casa e che, finalmente, avendo visto arrivare George, avrebbe fatto il possibile per mettersi in comunicazione con lui durante la notte. "C'era una probabilità su mille. Ho atteso. Lui è venuto e allora ho potuto avere una spiegazione con lui. L'ho ridotto alla ragione e, con una serie di pro‐ cedimenti di cui non vi parlerò, gli ho strappato il racconto più inverosimile che si possa immaginare. Beveridge, è il suo nome, nutre una grande ammirazione per George." — Mio nipote aveva una certa spavalderia di bassa lega — notò la signora Faraday — che attirava le simpatie dei suoi pari. — Sono arrivati a Cambridge insieme — continuò Campion — il sabato precedente la morte di Andrew. La mattina seguente alcune persone della famiglia, andando in chiesa, hanno visto George che si metteva in mostra, secondo quanto dice Beveridge, per procurare delle noie a voi. "Dunque, quella domenica, verso le undici, i bar avevano aperto di nuovo, i due amici erano già allegri, benché non fossero del tutto ubriachi. Hanno incontrato William e Andrew nel momento in cui questi lasciavano Trumpington Road per avviarsi lungo una strada che attraversa i prati. Decisi ad accostarli per farsi dare un po' di denaro, i due vagabondi li hanno seguiti discretamente. Sono stati testimoni della disputa dei due vecchi e, quando William si è separato da suo cugino ed è passato vicino a loro, lo hanno interpellato. "Lui doveva essere già in preda al suo attacco di amnesia, perché li ha fissati con aria talmente stupida che li ha spaventati. Allora si sono rimessi in moto sulle tracce di Andrew, e poiché l'atteggiamento di quest'ultimo diventava più bizzarro nella misura in cui avanzava nei campi nascosti dalla nebbia, George ebbe l'impressione che stesse accadendo qualche cosa di anormale; per cui lui e il suo compagno hanno pedinato Seeley nascondendosi piuttosto che cercando di raggiungerlo. "A questo punto le spiegazioni di Beveridge lasciano un po' a desiderare. Evidentemente deve essere accaduto questo: Andrew, dopo avere attraversato il ponte, è scomparso improvvisamente. Non vedendolo più, i due si sono avvicinati e allora, sempre improvvisamente, lui è riapparso con in mano un


rotolo di corda e un altro oggetto indistinto. Gli altri hanno appena avuto il tempo di nascondersi dietro un gruppo di salici, sulla riva del fiume, e, naturalmente, Beveridge giura che né lui né il suo compagno hanno capito che cosa stesse accadendo, sino al momento in cui un cappello duro è andato a cadere ai loro piedi, quasi sfiorandoli. Poi hanno scorto nella bruma Andrew, in piedi sul parapetto del ponte, e chinato come se si stesse allacciando una scarpa. In realtà si stava legando le gambe. Poi... un gesto... uno sparo... Andrew cade nell'acqua che schizza alta bagnandoli." La signora Faraday fece un'obiezione. — Ma Andrew non aveva anche le braccia legate? — No... ecco dove è stato molto abile. Aveva intorno ai polsi un pezzetto di corda, e aveva calcolato che poiché il suo corpo doveva essere scoperto molto più tardi, la deduzione logica sarebbe stata che le sue mani si erano trovate legate al momento della morte e che poi si erano separate per l'effetto dell'acqua sulla corda. — Ingegnosissimo. Direi che tutto lo spirito di Andrew era limitato ad attuare cose di questo genere. Si è rovinato la vita, prendendo questa specie di dono per la vera intelligenza di cui invece era privo. Per esempio, si era rovinato investendo tutto il suo patrimonio in combinazioni finanziarie abilmente pre‐ sentate, ma che certo non avrebbero sedotto un cervello bene equilibrato. "E più si faceva vecchio, più queste disposizioni si venivano accentuando: ultimamente, le più speciose teorie degli psicologi moderni avevano trovato in lui un ottimo terreno. E, finalmente, il suo carattere pieno di fiele si faceva sempre più acido. Credo che ci sarebbero da fare delle vere scoperte, appro‐ fondendo certi aspetti del suo carattere, come l'orrore che ostentava per le donne, orrore forse soltanto apparente. Sia come sia, ora mi rendo conto che disere‐ dandolo, per un'offesa imperdonabile, gli ho tolto forse l'ultima ragione di vivere: questo ha certamente contribuito alla sua morte e a questi delitti, che non avrebbe avuto il coraggio di commettere se fosse vissuto." — Ma che soddisfazione poteva aspettarsi da delitti dei quali non avrebbe visto l'esito effettivo? La signora Faraday strinse le labbra. — Questa è una prova di quel che ho detto. Credetemi, Andrew aveva un grosso difetto: il suo spirito senza grandi orizzonti non prevedeva altro che il risultato immediato dei suoi atti... La sua follia era in gran parte dovuta al suo accecamento. — Eppure ha dimostrato una grande abilità nel preparare i suoi attentati. — Nei particolari, sì, ma se esaminate bene l'insieme del suo piano, vi renderete conto di quanto fosse scucito e inefficace. Vedete: lo scopo della sua


morte era di far ricadere i sospetti su William, quello della morte di Julia di fare incolpare Kitty... Era assurdo! Perché William e sua sorella avrebbero combinato, ciascuno per conto proprio e nello stesso momento, due delitti distinti? Bisogna ammetterlo: accumulando tutte queste diaboliche combinazioni, Andrew non poteva fare a meno di tradirsi prima o poi. Ma questi gli è sfuggito, poiché lui non si interessava che all'ingegnosa preparazione di ciascuna delle sue combinazioni. Non basta... Ora la vecchia parlava a Campion lentamente, con dolcezza, come si fa con un bambino. — ...mentre Andrew preparava i suoi delitti, e badate, secondo me ciò è molto importante, lui aveva l'illusione di tenerci tutti in suo potere. Se avesse attuato questi delitti, avrebbe rischiato di saltare insieme con le sue bombe. — Già — annuì il giovane ammirando la perspicacia della vecchia signora. — Tuttavia, sin dal principio, i suoi piccoli progetti per poco non sono falliti. L'essenziale, vedete, era la rivoltella... — È vero... perdonatemi se vi interrompo. Avete detto che il corpo di Andrew era caduto nel fiume... Campion fece uno sforzo per tornare ai particolari concreti della sua storia. — George e Beveridge si sono precipitati sul ponte, si sono chinati e hanno scorto il cadavere che scendeva lentamente con la corrente... Allora hanno riflettuto sul da farsi davanti a quel fatto drammatico, quando George ha visto, sotto il parapetto opposto a quello su cui Andrew era salito prima di morire, un grosso oggetto. "Era una rivoltella d'ordinanza. È stato sorpreso di vedere intorno al calcio dell'arma una cordicella. Ha tirato, e quattro metri circa di quella cordicella sono emersi dal fiume, recando all'altro capo un contrappeso da orologio." — Non capisco bene. — Ecco, Andrew era in piedi da una parte del ponte. Teneva il revolver per il calcio, al quale era attaccata una corda; questa corda, attaccata a un contrappeso, pendeva al di sopra dell'altro parapetto, dalla parte opposta. "Il contrappeso era trattenuto dalla forza esercitata da Andrew; ma, tirato il colpo, i muscoli della mano dovevano necessariamente allentarsi, e allora l'arma, più leggera della massa di piombo legata all'altro capo della funicella, sarebbe stata attirata da quest'ultima. Così l'arma cadeva nell'acqua, lontano dal cadavere, cosa che diminuiva ancora le probabilità di scoprire il suicidio." — Ma in che consiste l'insuccesso? — Beveridge dice che la corda è rimasta presa tra due pietre, e George, in un batter d'occhio, ha calcolato il partito che poteva trarre dall'incidente, convinto che avrebbe potuto far soldi con questo segreto. Ha ripescato i due oggetti, li ha


legati insieme e ha lanciato il tutto lontano, dichiarando: "Moltiplichiamo le difficoltà!". "Senonché, ubriaco com'era, non ha saputo calcolare il peso considerevole del proiettile, che è andato ad attaccarsi a un albero lì vicino, in quanto la corda si era ingarbugliata intorno a un ramo. Il colore degli oggetti in questione, confondendosi con quello della scorza dell'albero, li ha resi così invisibili che stamane, Beveridge, il giovane Christmas e io, che sapevamo dov'erano, abbiamo dovuto perdere mezz'ora per ritrovarli. Qui George si è mostrato imprudente, come, d'altronde, quando ha permesso a Beveridge di lasciare il bosco con il cappello di Andrew in testa, lasciando il suo vecchio feltro verde nascosto sotto un mucchio di foglie." — E che furbo quell'Andrew! — disse la zia Katherine. — Quel peso è caduto dall'orologio il giorno prima di quello in cui lui è scomparso. — Andrew aveva anche premeditato di servirsi di un mattone, che è stato trovato, ma il contrappeso gli deve essere sembrato, se posso esprimermi così, provvidenziale... La signora Faraday rimase silenziosa. — Col mio testamento — disse — avevo punito Andrew, e tuttavia non lo avevo cacciato dalla mia casa. Temevo di attirarmi delle altre seccature del genere di quelle che mi dava George. Se non un vero ricatto, Andrew non avrebbe avuto modo di esercitarlo, per lo meno delle scene penose. Avete notato con quanta autorità io governi la mia casa, ma avrei dovuto diffidare maggiormente di Andrew, che era pazzo. La sua inquietudine la obbligò a tornare su una questione che le scottava. — Ditemi — mormorò — dovremo proprio andarcene di qui quando verranno i poliziotti? So bene che il mio amico Featherstone mi offrirà di ospitarmi, ma amo tanto questa stanza... — Mi dispiace, signora, ma sarà assolutamente necessario eseguire una perquisizione molto attenta. La morte di George, dovuta a un incidente, lo dimostra. — Già — disse la vecchia soprappensiero. — È stato avvelenato col cianuro, è vero? Un altro tranello. — Non so chi avesse preso di mira Andrew in questo caso. Da quando mi avete illuminato sul suo carattere, sarei tentato di credere che lui agisse anche per puro amore dell'arte. "Il veleno era nascosto in una pipa. Ce n'era una grande quantità nella camera di Andrew, disposte in bell'ordine su una specie di rastrelliera, ma questa, nuovissima, vicino alle altre molto usate, doveva certamente tentare un fumatore... Ora, voi conoscete senza dubbio quel gesto automatico del fumatore


che consiste nell'aspirare con tutte le forze l'aria della cannuccia della pipa per liberarla quando sia ingombra. "La cannuccia di questa pipa terminava con un bocchino di ebanite, svitabile. Il veleno era stato introdotto lì. Veramente, mi pare che Andrew volesse risparmiare solo lei, signora, e Grace." — Non illudetevi. Noi sopportavamo entrambe il contraccolpo di questi drammi. Se Marcus fosse stato un uomo della mia generazione, avrebbe certo esitato a sposare una ragazza, anche se innocente, mischiata in simili scandali. E mio nipote non aveva previsto l'evoluzione delle idee in proposito. Quanto a me, lui sapeva quanto avrei sofferto di tutto ciò. La vecchia dama sembrava presa nei suoi pensieri e Campion vedeva prossima la fine del colloquio, quando si accorse che lei lo osservava con una certa intensità. — Signor Campion — disse — io vi stimo troppo per lasciarvi il dubbio che esista nella mia famiglia una tara della quale io debba vergognarmi. Vi dirò di George... Era il figlio di un fratello dissoluto di mio marito, un essere spregevole sotto ogni riguardo che era stato spedito in colonia, da dove era tornato con una certa fortuna e... ammogliato. "La coppia viveva a Newmarket, vicinissima a noi. La moglie era un tipo speciale, molto marcato, e noi abbiamo preferito non occuparci di lei. Hanno avuto una figlia; quando è nata, le voci che erano corse sulla madre hanno avuto conferma. Per un fenomeno d'atavismo, la tara del suo sangue si è rivelata. La bimba era nera." Campion ebbe la netta visione del terribile scandalo che un avvenimento del genere avrebbe potuto determinare a quell'epoca. La signora Faraday si irrigidì. — I due sposi si sono allontanati, naturalmente, e sono stati dimenticati. Ma benché questa bimba morisse, con nostro orrore la coppia ha avuto un secondo figlio: George! Voi giudicherete forse esagerato il mio risentimento, ma George portava il nostro nome e mi minacciava continuamente di rivelare la macchia del suo sangue, della quale lui personalmente non si preoccupava gran che. E questo, no... tutto, piuttosto che questo! Avevo messo Grace al corrente, per evitare che alla mia morte una così orribile rivelazione potesse colpirla. Per questo il suo atteggiamento può essere sembrato un po' strano, quando si trattava di George... E ora, ragazzo mio, sapete tutto. Campion esitò: un punto lo tormentava ancora. — Signora Faraday — disse — come mai, prima della deposizione della signora Finch, voi potevate essere "certa" dell'innocenza di William? Scusatemi, ma...


Il giovane temette di averla ferita, ma la donna riprendeva, con un lieve sorriso sulle labbra: — Poiché avete tratto tante abili deduzioni, il mio ragionamento, per quanto semplice, vi interesserà. C'è giù nel vestibolo un vecchio cappello panama sciupato che Andrew aveva fatto suo. I piccoli particolari si impongono ai piccoli spiriti... e a volte li torturano. Quel disgraziato cappello era un argomento di litigi continui tra mio nipote e mio figlio. Andrew era di cattivo umore per intere giornate perché aveva visto suo cugino passeggiare in giardino con in testa il cappello che considerava sua proprietà personale. E beninteso, tutte le volte che gli riusciva, se ne impossessava. William, naturalmente, faceva altrettanto. Ora, quando Andrew è scomparso, io ho visto mio figlio con quel cappello in testa... ma dal giorno in cui il cadavere è stato ritrovato nel fiume, lui lo ha abbandonato completamente. Conoscete quell'istintivo imbarazzo, quella specie di paura che danno i vestiti di un morto: ne ho concluso che la morte di suo cugino era stata per William una sorpresa. Campion guardò la vecchia signora con un'ammirazione di cui lei si rese conto. Gli tese la mano. — Che prezioso aiuto è stato il vostro, per noi! Non ci abbandonate ancora... quei poliziotti, quei giornalisti, di nuovo, questa necessità di cambiare casa, momentaneamente... Il suo modo di lamentarsi, tanto femminile, era pieno di grazia. — Sono interamente a vostra disposizione — disse il giovane alzandosi. Si diresse verso la porta, mentre la vecchia signora si abbandonava sui cuscini sospirando.


24 Dopo quindici giorni di minuziose ricerche, i Faraday poterono rientrare nella loro casa. Erano le sei di sera. Campion aveva salutato tutti e doveva caricare Stanislas Oates, attraversare Cambridge, e tornare a Londra. Si preparava a imbarcarsi nella sua vecchia automobile, quando una grossa figura uscì dall'ombra del vestibolo e lo zio William scese rapidamente gli scalini della porta d'ingresso. — Aspettate, caro amico... aspettate! Un secondo e non arrivavo in tempo. Ci tenevo a esprimervi la mia riconoscenza. Io non sono molto eloquente, ma tutto ciò che voglio dire è che voi ci avete tratti fuori da un bel ginepraio e che non lo dimenticherò mai. Il giovane fu un po' confuso da quelle manifestazioni inattese. — Arrivederci, signor Faraday, a presto! — Sentite, ragazzo mio, mi avete chiamato una volta "zio William"; continuate, volete? Ne sarei felice. E poi — soggiunse con delle moine puerili e commoventi — non voglio che ve ne andiate senza un mio ricordo. Campion fu notevolmente preoccupato: conosceva i clienti e i regali che di solito fanno. Ma il brav'uomo era così pieno di entusiasmo che lui si affrettò a seguirlo, sperando di non fare troppo tardi. Nell'atrio c'era una grande cassa di vetro, dentro la quale, coricata su un letto di conchiglie e di alghe secche, riposava una sirena, evidentemente fabbricata da qualche marinaio poco scrupoloso, col cranio e col busto di una scimmia e con qualche pinna di pesci tropicali. Lo zio William fissava con ammirazione quel vecchio gioco di bambini. — Viene da Porto Said — disse con fierezza. — Sin dalla prima volta, sono stato colpito dalla sua bellezza. Poco fa, in confidenza, ho disposto sul letto tutto quello che possedevo e ho fatto la scelta. Accettate questo piccolo oggetto per la vostra collezione di curiosità... non potrei darvi nulla che mi sia più caro. Ma non vi preoccupate, la cosa mi fa piacere. Campion, il cui tatto era messo a dura prova, represse un sorriso e accettò il regalo con lo spirito con cui gli veniva offerto. I due uomini issarono il pesante trofeo sull'automobile, e si strinsero la mano. — Pensate a noi quando avrete voglia di passare un paio di giorni tranquilli. Kitty tornerà presto dalla casa di salute dove starà in cura ancora per qualche tempo. In ogni caso, ci vedremo quest'estate al matrimonio dei due ragazzi. Ah!


dimenticavo... Mamma mi ha dato questo per voi. Vi proibisce di aprirlo prima di essere arrivato a casa... Non dovete prendervela con lei, se vi tratta come un bambino: bisogna lasciarle i suoi capricci, che non sono mai terribili. Gli fece scivolare in mano un pacchettino e si trasse da parte per lasciar passare l'automobile che varcò lentamente il cancello della vecchia dimora, tranquilla e innocente nel crepuscolo. Lo zio William agitava il fazzoletto... La sirena esercitò il suo fascino sull'ispettore Oates; il buonumore di questi, infatti, si oscurò solo a tratti a causa dell'andatura vertiginosa tenuta dal suo autista. — Ti prego Campion... risparmiami... Questo è proprio il momento di godere le dolcezze dell'esistenza. — Suvvia, non te la sei cavata male in questa faccenda... Hai notato come la tua superstizione per quel che riguarda le coincidenze fosse giustificata? Se tu e io non avessimo scelto la tomba di Thomas Lillyput come luogo d'appuntamento, quel mercoledì tu avresti potuto parlare col cugino George che, evidentemente, voleva tentare di venderti il suo segreto. E il mistero della morte di Andrew sarebbe stato chiarito prima ancora che il suo cadavere fosse stato ritrovato... — Finalmente — disse Oates — tutti questi rompicapi cinesi sono finiti, grazie al cielo! Per poco non compromettevo la mia reputazione... Confesso che fino all'ultimo momento mi perdevo in quell'insieme pazzesco di avvenimenti uno più anormale dell'altro. Nessuno ti avrebbe creduto, vero? Avevano tutti l'aria di essere della così brava gente! Campion non rispose. Sognava... In Bottle Street, mentre Lugg saltellava intorno a lui come un galletto eccitato, si ricordò del pacchettino che lo zio William gli aveva consegnato a nome di sua madre. Lo trasse di tasca e svolse la carta che rivelò una piccola scatola di legno prezioso. Sollevò delicatamente il coperchio e gli sfuggì un grido. Lugg si avvicinò curiosamente, ed entrambi rimasero muti, presi da rispettosa ammirazione. Un nido imbottito di seta rosa accoglieva una miniatura in forma di cuore, circondata di rubini e di brillanti. Sull'avorio era dipinto il volto di una ragazza. Una scriminatura sottile divideva i capelli neri e lisci, le cui bande incorniciavano un viso fine e regolare: i grandi occhi cupi erano seri, il naso diritto, le labbra sorridevano. Era molto bella... Campion ci mise qualche secondo prima di rendersi conto che stava contemplando il ritratto di Katherine Faraday adolescente.


FINE