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Pubblicato il 04/11/2019 N. 12607/2019 REG.PROV.COLL. N. 01555/2009 REG.RIC.

R E P U B B L I C A

I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1555 del 2009, proposto da Tagliagambe Luca, Alfonsi Giuseppe, Barone Paolo, Barone Salvatore, Bisconti Ivan, Blasi Raffaele, Carrieri Stefania, Cassettari Lelio, Cesari Salvatore, Ciccarelli Roberto, Colaprice Michele, Corriero Antonio, Coscarelli Gennaro, D'Agostino Michele Antonio, D'Alena Claudia, De Marco Paolo, De Marco Salvatore, De Michele Giuseppe, Depalo Antonio, Di Gioia Leonardo, Di Gioia Massimo, Di Rella Simone, Dimida Antonio, Disciglio Giangrazio, Doti Angelo, Falaschi Marco, Gentile Antonio, Giannico Francesco, Gioia David, Grandolfo Francesco, Labriola Giacomo, Lastrucci Gianluca, Lavalle Domenica, Lorusso Gaetano, Martino Salvatore, Miccinesi Alessio, Minnielli Luigi, Olivieri Rosario, Padula Francesco, Paparella Giuseppe, Pasquale Leonardo, Poliseno Fabrizio, Pugliese Antonio, Santeramo Sergio, Savian Marco, Scognamiglio Antonella, Stallone Tommaso, Tedone Giovanni, Tiburzi Pietro Franco, Trevisan Massimo, Trisolini Marcello, Tumminaro Massimo, Urselli Domenico, Vezzani Roberto, Zingaro Antonio, , rappresentati e difesi dagli avvocati


Marianna Oriti e Alessandra Caronia, con domicilio eletto presso lo studio Giuseppe Pinelli in Roma, via Crescenzio, 25; contro Ministero dell'Interno, non costituito in giudizio; per l'annullamento del diniego corresponsione indennita' di volo e aeronavigazione spettante nella misura prevista dall' art.5 dpr n.394/95 nonché per l’accertamento del diritto dei ricorrenti a percepire le differenze retributive rivendicate, per i periodi spettanti, maggiorate degli interessi e della rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente nel periodo considerato con conseguente condanna della P.A. al pagamento delle somme di cui risulti debitrice. Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 settembre 2019 il dott. Salvatore Mezzacapo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO Espongono gli odierni ricorrenti di essere o essere stati dipendenti presso diversi reparti volo della Polizia di Stato e di aver svolto rispettivamente attività di piloti di elicottero o di “specialisti” (componenti dell’equipaggio dell’elicottero). Rappresentano di aver percepito, fino al dicembre 1995, i piloti l’indennità mensile di aeronavigazione prevista dall’art. 5 della legge 23 marzo 1983 n. 78, mentre gli “specialisti” quella mensile di volo prevista dal successivo art. 6, operando le dette disposizioni di legge anche per il personale della Polizia di Stato. Segnalano che la tabella allegata alla legge n. 78/1983 prevedeva che l’indennità di base degli aeronaviganti fosse aumentata del 20%


al compimento di ciascuno dei primi quattro “sessenni di effettivo servizio aeronavigante” (tabella II) e che l’indennità di volo “di base” venisse aumentata anch’essa del 20% al compimento di ciascuno dei primi quattro sessenni di servizio militare comunque prestato (tabella III). Il meccanismo ha subito una modificazione a seguito dei D.P.R. n. 394 e n. 395 del 31.7.1995. L’art. 44 del DPR n. 395/1995 ha stabilito che le “indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio, ecc. sono rapportate alle misure vigenti per i militari delle Forze Armate impiegati nelle medesime condizioni operative”. Espongono i ricorrenti che in tal modo è stato fatto riferimento all’art. 5 del D.P.R. n. 394/1995 regolante l’indennità di impiego operativo dei dipendenti delle Forze Armate in tal modo applicabile anche alla Polizia di Stato. Il primo comma del citato art. 5 del D.P.R. n. 394 a decorrere dal 1.12.1995 ha abolito e sostituito la tabella I della legge n. 78/1983 stabilendo le nuove indennità mensili di impiego operativo di base mentre le tabelle II, III, ecc. sono state abolite dal comma 3. Il secondo comma della predetta norma, invece, prevede che “ Per il personale che anche anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto abbia prestato servizio nelle condizioni di cui agli artt. 3, 4, 5 e 6, primo, secondo e terzo comma, e dell’art. 7 della legge 23.3.1983 n. 78, le misure di cui alla tabella riportata al comma 1 del presente articolo, sono maggiorate, per ogni anno di servizio effettivo prestato con percezione delle relative indennità e per un periodo massimo di 20 anni, secondo le percentuali indicate nella tabella VI annessa alla legge n. 78/1983”. Lamentando di non aver mai percepito la maggiorazione infra descritta, con istanza inviata all’amministrazione in data 25 maggio 2008, i ricorrenti chiedevano singolarmente la corresponsione, a decorrere dal 1° dicembre 1995, dell’incremento dell’indennità di volo spettante nella misura prevista dall’art. 5, comma 2, del d.p.r. 31 luglio 1995, n. 394, esteso al personale della Polizia di Stato dall’art. 13, comma 3 del d.p.r. 16 marzo 1999, n. 254.


Il Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza -, con la nota impugnata, ha ritenuto di non accogliere le istanze presentate. Con il proposto ricorso è quindi chiesto, in uno con l’annullamento della nota di diniego, l’accertamento del diritto di essi ricorrenti a percepire le differenze retributive rivendicate, per i periodi spettanti, maggiorate degli interessi e della rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente nel periodo considerato con conseguente condanna della P.A. al pagamento delle somme di cui risulti debitrice. In particolare i ricorrenti hanno chiesto l’attribuzione dell’incremento della indennità di aeronavigazione, volo e indennità supplementari di pronto intervento aereo e di istruttore di specialità, spettanti nella misura prevista dall’art. 5, II c., del D.P.R. n. 394 del 1995 per il personale delle Forze Armate che anche anteriormente all’entrata in vigore del D.P.R. stesso avesse prestato servizio nelle condizioni di cui agli artt. 5 (indennità di aeronavigazione), 6 (indennità di volo) I, II e III c., e 7 (indennità per il controllo dello spazio aereo 9 della L. n. 78 del 1983. La previsione riguarda specificamente il personale militare, ma l’art. 11, I c., del D.P.R. n. 395 del 1995 ha espressamente previsto che al personale non dirigente e non di leva delle Forze di Polizia ad ordinamento civile (in cui è compreso la Polizia di Stato) che presti servizio nelle condizioni di impiego previste dalle norme sulle indennità operative per il personale militare, “le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e di imbarco e relative indennità supplementari sono rapportate alle misure vigenti per i militari delle Forze Armate impiegati nelle medesime condizioni operative”. Negli atti impugnati, l’amministrazione sostiene, erroneamente ad avviso di parte ricorrente, la tesi per cui il secondo comma dell’art. 5 del DPR n. 394/1995 riguarderebbe solo il


personale che, dopo l’impiego operativo a sensi degli artt. 2, 3, 4 e 5 della legge n. 78/1983, fosse stato restituito ai servizi ordinari. Non si è costituita in giudizio l’intimata Amministrazione. Alla pubblica udienza del 25 settembre 2019 il ricorso viene ritenuto per la decisione. Il ricorso non è fondato e va pertanto respinto. Va innanzitutto rilevato che le indennità di aeronavigazione e di volo sono annoverate tra le indennità di impiego, normate in via generale dall’art. 2 della l. n. 78 del 1983, in forza del quale “al personale militare dell’Esercito (che prima dell’entrata in vigore della disciplina delegata presupposta dalla 31 marzo 2000, n. 78, includeva anche l’Arma dei Carabinieri), della Marina e dell’Aeronautica, salvi i casi previsti dagli articoli 3, 4, 5, 6 primo, secondo e terzo comma, e 7, spetta l’indennità mensile di impiego operativo di base nelle misure stabilite dall’annessa tabella 1 per gli uffici ali e i sottufficiali e nella misura di lire 50.000.- per gli allievi delle accademie militari e per i graduati e i militari di truppa volontari, o ferma speciale o raffermati” . La maggiorazione di tale indennità è stata poi disposta dall’art. 5 del d.P.R. 31 luglio 1995, n. 394, recante il recepimento del provvedimento di concertazione del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze armate. Segnatamente il comma 1 di tale articolo dispone che “per il personale” cui si applica il medesimo d.P.R. “la Tabella I allegata alla legge 23 marzo 1983, n. 78, è sostituita” da altra Tabella recante ulteriori voci e importi, nel mentre comma 2 dispone che “per il personale che anche anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto abbia prestato servizio nelle condizioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6, primo, secondo e terzo comma, e 7 della legge 23 marzo 1983, n. 78, le misure di cui alla tabella riportata al comma 1 del presente articolo, sono maggiorate, per ogni anno di servizio effettivo prestato con percezione delle relative indennità e per un periodo massimo complessivo di 20


anni, secondo le percentuali indicate nella tabella VI annessa alla legge 23 marzo 1983, n. 78”. Va anche evidenziato che l’art. 44, comma 1, del medesimo d.P.R. n. 394 del 1995 dispone che “fermo restando quanto previsto dall’art. 17 della legge 23 marzo 1983, n. 78, in materia di corresponsione e cumulabilità delle indennità di impiego operativo e delle relative indennità supplementari, nonché dall’art. 3, commi 18-bis e 18-quater , del decreto-legge 21 settembre 1987, n. 387, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 1987, n. 472, nei confronti del personale di cui all’art. 34, comma 1, che presta servizio nelle condizioni di impiego previste dalle citate norme, le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e di imbarco e relative indennità supplementari sono rapportate alle misure vigenti per i militari delle Forze armate impiegati nelle medesime condizioni operative”. E’ incontroverso, quindi, che dall’entrata in vigore del d.P.R. n. 394 del 1995 al personale di che trattasi deve essere applicata la disciplina di cui al comma 1 del predetto art. 5 del medesimo d.P.R. laddove – come si è detto – sostituisce la previgente tabella allegata alla l. n. 78 del 1983 con altra tabella che stabilisce le misure dell’indennità di impiego operativa di base, alla quale sono parametrate le misure delle indennità speciali di cui al predetto art. 44. La questione sollevata dai ricorrenti riguarda viceversa l’interpretazione del comma 2 dell’art. 5 del d.P.R. 394 del 1995, nel senso dell’individuazione dei reali destinatari “a regime” di quella parte della disciplina ivi contenuta che dispone una specifica maggiorazione; ossia deve essere acclarato se la disciplina stessa riguarda esclusivamente coloro che hanno prestato servizio nelle condizioni previste dalla disciplina antecedente all’entrata in vigore dello stesso d.P.R., ovvero se essa deve essere applicata anche a coloro che dopo l’entrata in vigore del d.P.R. medesimo prestano servizio alle stesse condizioni.


Il Collegio rileva che la lettura del comma 2 dell’art. 5 del d.P.R. n. 394 del 1995 induce a ritenere che, in forza dell’inequivoco suo dato testuale, convince nel senso che essa reca una maggiorazione dell’indennità di base esclusivamente in favore del personale ivi chiaramente indicato, ossia il personale che anche anteriormente all’entrata in vigore dello stesso d.P.R. aveva prestato servizio nelle condizioni contemplate dagli artt. 3, 4, 5, 6 primo, secondo e terzo comma, e 7 della l. n. 78 del 1983 (cfr., in termini, Cds 2903/2019) L’istituto introdotto dal comma 2 risulta dunque di per sé assolvere a una funzione essenzialmente perequativa, posto che la maggiorazione da esso normata è attribuita in relazione agli anni di servizio prestati per impieghi particolari fino a 20 anni. Tale maggiorazione, proprio in quanto remunera il servizio pregresso, può essere maggiore della nuova indennità speciale spettante a’ sensi del comma 1 dello stesso articolo. Da un lato, quindi, va evidenziato che l’attribuzione della maggiorazione a coloro che già percepiscono una speciale indennità maggiorata superiore a quella operativa di base si porrebbe in contrasto con il divieto di cumulo delle indennità sancito con norma di principio dall’art. 17 della l. n. 78 del 1983, che impone al riguardo l’esercizio di un diritto di opzione per quella più favorevole. A tale principio si conforma del resto l’art. 4 del d.P.R. 16 marzo 1999, n. 255, laddove introduce una norma in forza della quale il personale che cambia condizione d’impiego può optare tra la fruizione dell’indennità speciale spettante nella nuova posizione e quella dell’indennità operativa computata ai sensi dell’art. 5, comma 2, del d.P.R. n. 394 del 1995, “qualora” - per l’appunto – essa risulti “più favorevole”. Detto altrimenti, quindi, la disciplina contenuta dall’art. 5, comma 2, del d.P.R. n. 394 del 1995 è essenzialmente volta a garantire la conservazione di un


emolumento compensativo nei confronti del personale il quale passi ad altra attività con ridotta connotazione operativa e divenga quindi destinatario di un’indennità di minore importo o della sola indennità di impiego operativo. Diversamente opinando – infatti - risulterebbe incomprensibile il disposto dell’art. 4, comma 2, del d.P.R. 16 marzo 1999, n. 255, il quale prevede, a favore del personale militare che cambi condizione di impiego, la possibilità di optare tra l’indennità speciale spettante nella nuova posizione e, qualora più favorevole, l’indennità operativa di base maggiorata ex art. 5, comma 2, d.P.R. n. 394 del 1995. Lo stesso ius superveniens depone dunque nel senso che la maggiorazione di cui al surrichiamato art. 5, comma 2, non incide sulla determinazione dell’indennità speciale per il personale tuttora impiegato in attività di aeronavigazione o simili ma, più limitatamente, attenua i pericoli di reformatio in peius allorquando il militare, passando ad attività meno operativa, si trovi a perdere il diritto al più favorevole trattamento indennitario in precedenza eventualmente percepito.– per l’appunto “più favorevole” (cfr. sul punto Cons. Stato, Sez. IV, 6 aprile 2004, n. 1884 e 20 aprile 2004, n. 2179). Del resto, neppure può sottacersi che a’ sensi dell’art. 3, comma 72, della l. 24 dicembre 2003, n. 350, “l’articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 394, si interpreta nel senso che le maggiorazioni ivi previste sono attribuite esclusivamente al personale percettore dell’indennità operativa di base di cui alla Tabella riportata al comma 1 del medesimo articolo 5, e successive modificazioni, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999,n. 255”: ossia, anche lo stesso legislatore con ciò ribadisce – rimuovendo ogni possibile ambiguità nell’interpretazione - che le maggiorazioni di cui al comma 2 competono esclusivamente a chi aveva percepito la sola indennità operativa di base contemplata dalla l. n. 78 del 1983.


In definitiva, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va respinto siccome infondato. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese in ragione della mancata costituzione in giudizio della pur intimata Amministrazione. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Nulla per le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 settembre 2019 con l'intervento dei magistrati: Salvatore Mezzacapo, Presidente, Estensore Mariangela Caminiti, Consigliere Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere   IL PRESIDENTE, ESTENSORE Salvatore Mezzacapo          

IL SEGRETARIO

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