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Idea(l)mente Tramite

la

conduzione

della

Ricerca-Intervento

si

vogliono

valorizzare

le

opinioni e le considerazioni degli intervistati.

La riflessione che ha

accompagnato questa ricerca è la volontà di valutare in

che misura la qualità delle interazioni tra i diversi soggetti si basa su sentimenti e pensieri propri dell'individuo, piuttosto che influenzati o viziati dal contesto sociale, politico, economico e culturale che li circonda: paura e diffidenza,

disinteresse

e

pregiudizio,

esercitano

sul

soggetto

una

forte

pressione, condizionandolo nella scelta di condotta e nelle credenze. Articoli

e

titoli

di

giornale

e

telegiornale

che

trattano

il

tema

dell'immigrazione sono stati lo spunto per riflettere insieme all'intervistato su questo fenomeno.

La ricerca ha inteso rilevare le diffidenze e le differenze più comunemente percepite tra soggetti sconosciuti tra loro, al fine di proporre azioni positive che favoriscano un dialogo consapevole per arricchire e far crescere entrambi le parti creando integrazione.

Il periodo complessivo impiegato per la progettazione, programmazione, raccolta dati, analisi e edizione del progetto IDEA(l)MENTE, è stato di un anno e cinque mesi. Nello specifico ciascuna azione ha richiesto: • progettazione e programmazione: 2 mesi, da settembre a novembre 2009; • raccolta dati: 10 mesi, da novembre 2009 ad agosto 2010; • elaborazione dati: 4 mesi, da agosto a novembre 2010; • trascrizione dati: 1 mese, dicembre 2010

Il

punto

centrale

attraverso

il

quale

si

è

realizzata

l'intera

Ricerca-

Intervento è il questionario, questo è stato rivolto ad un campione di circa un migliaio di cittadini, ed è stato suddiviso per zone di residenza: Cesena, Associazione di Promozione Sociale Laboratorio Mondo

Codice Fiscale: 92072030403


Forlì, Valle del Bidente (Civitella di Romagna, Galeata); inoltre è stata fatta una suddivisione per fasce di età e per professione. Il questionario è suddiviso in due sezioni: le domande, così poste, hanno lo scopo di rilevare le principali opinioni e percezioni relative alla convivenza con cittadini provenienti da altri Paesi.

La

prima

parte,

che

tiene

conto

delle

principali

regole

dell'indagine

sociologica, è composta da otto quesiti a risposta multipla; questa sezione conduce l'intervistato alla tematica dell'immigrazione e mira a far emergere quelle

che

sono

le

sensazioni

e

le

opinioni

più

diffuse

in

merito

alla

convivenza con l'altro.

La seconda parte, invece, è stata strutturata con domande a risposta aperta. Questa sezione ha lo scopo di rilevare il valore di pregiudizio presente nella relazione e il conseguente grado di integrazione a cui l’intervistato si trova, o è disposto a portarsi.

A questo proposito è stata creata una scala di valori sul pregiudizio. I ricercatori hanno accorpato alle risposte fornite i valori, compresi tra 0 e 10, della scala in modo da fornire nel report una rapida ed incisiva lettura di quanto emerso. Nel report è stato trascritto l'esito della ricerca e sono stati riportati i dati oggettivi relativi ad ogni ambito trattato. Nello scritto, per una lettura più semplice dei risultati, si è deciso di accorpare

le

domande

a

risposta

multipla

in

base

all'ambito

sociale

di

fattore

di

riferimento.

Al primo punto ci si riferisce al contesto economico-lavorativo. 1)

Confcommercio

e

Bankitalia

rilevano

che

gli

immigrati

sono

crescita dell'economia e non soggetti concorrenti che portano via il lavoro agli italiani. Lei è d'accordo? 6)

Alcuni

lavorare

sostengono

che

dovremmo

accettare

in

Italia

solo

chi

viene

per

(non chi viene per studiare, ricongiungersi con la propria famiglia,

ecc.) Lei è d'accordo?

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8)Mentre c'è chi sostiene che gli immigrati che vivono e lavorano onestamente in Italia, contribuisca al bene e allo sviluppo del Paese, per cui sono considerati importanti per l' economia. Lei è d'accordo? In queste tre domande si evince un trend positivo: complessivamente il 77% della popolazione è d'accordo con il fatto che l'immigrato assume un ruolo essenziale per l'economia del Paese. Si trovano d'accordo con l'affermazione della prima domanda il 73% degli intervistati, della sesta il 71% e dell'ottava l'89%. E' da sottolineare che è la Valle del Bidente la zona nella quale si riscontra un minor pregiudizio in ambito economico e lavorativo. Ciò che è emerso dai dati oggettivi a nostra disposizione è che in diversi settori

il

ruolo

dell'immigrazione

è

predominante:

oltre

a

quello

dell'assistenza familiare, troviamo il settore agricolo, edile e industriale. Non secondariamente a quanto detto, nell'ambito dell'imprenditoria

risulta che

ogni 30 imprenditori 1 è immigrato e fra le varie nazionalità spiccano Marocco e Romania. Altro dato di rilievo sono le entrate previdenziali, 7 miliardi di euro l'anno di contributi versati dalla popolazione immigrata. Questa condizione ha aiutato l'INPS

ha

risanare

i

bilanci

anche

grazie

al

fatto

che

questa

fetta

di

lavoratori è giovane e quindi ancora lontana dall'età pensionabile.

Il secondo ambito riguarda i servizi sociali erogati, nello specifico: edilizia residenziale pubblica e i servizi d'infanzia. 2) Opinione diffusa è che gli immigrati hanno posti riservati per le case popolari e per gli asili nido. Lei è d'accordo? Le risposte sono molto uniformi: il 43% risulta abbastanza e molto d'accordo con quanto affermato: la fascia di età predominante è quella compresa tra i 18 e i 35 anni e la professione è quella impiegatizia. Al contrario il 46% fra chi è poco e chi per niente d'accordo. Analizzando i bandi di edilizia residenziale pubblica della Provincia di ForlìCesena (Comuni di Forlì, Cesena, Civitella di Romagna, Galeata, Premilcuore e Santa Sofia) emerge che nei criteri di attribuzione del punteggio non è inclusa la provenienza geografica dei richiedenti. Al contrario, si richiede un contratto di

lavoro

subordinato

o

autonomo,

il

reddito,

il

numero

dei

componenti

familiari, l'anzianità di residenza o lavorativa nel Comune e, nel caso specifico

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degli immigrati, questi devono essere titolari di un permesso di soggiorno della durata almeno biennale.

Il terzo ambito di riferimento è quello penale. 3) Opinione diffusa è che gli immigrati commettono più crimini degli italiani. Lei è d'accordo? 7) C'è chi sostiene che gli immigrati, incarcerati per qualche reato debbano scontare la pena nei loro rispettivi Paesi, in quanto gravano sulle nostre tasse. Lei è d'accordo? Il 62% del campione non ritiene che gli stranieri siano più dediti ad attività illecite, ma quando si parla di incarcerati la volontà è che scontino la pena nei loro paesi di origine in quanto gravano notevolmente sul nostro sistema economico. A questo proposito il Codice Penale -libro primo dei reati in generale- tit.1/ art.6

-

Reati

commessi

nel

territorio

dello

Stato-,

afferma

che

“Chiunque

commette un reato nel territorio dello Stato è punito secondo la legge italiana. Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione”. Le statistiche riferiscono che la percentuale di immigrati ad oggi detenuti sul suolo italiano è del 37%.

L'ultimo ambito che si prende in esame è quello scolastico. 4) Lei pensa che nelle scuole ci si preoccupi abbastanza dell'integrazione interculturale nei confronti dei bambini e genitori immigrati con le famiglie italiane? 5) C'è chi sostiene che la presenza di alunni stranieri nelle scuole rallenti l'apprendimento dei bambini italiani. Lei è d'accordo? Dalle risposte emerge che ci si preoccupa poco dell'intercultura, 53%. Il 62% degli

intervistati

sostiene

che

le

classi

composte

da

bambini

italiani

e

stranieri non rallentino l'apprendimento. E' la valle del Bidente a segnalare maggiormente

una

carenza

dal

punto

di

vista

delle

attività

interculturali

proposte, e a ritenere che ci sia un beneficio a fare le classi miste con un 22% sul totale.

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La seconda parte dell'indagine è composta da tre domande aperte. In questa sezione, nella trascrizione dei dati, le risposte sono state accorpate e sono state create delle macro-categorie ed è stata utilizzata la scala di valore in modo da fornire una lettura dei dati più esaustiva. 1)Pensa che ci siano immigrati appartenenti ad una particolare nazionalità che arrecano particolare danno o beneficio alla nostra società? Alla prima domanda ha risposto il 37% del campione. Le risposte più frequenti sono: danno e beneficio sono fattori indipendenti dalla nazionalità con 22,3% danno albanesi con un 21% danno romeni con un 18% no con un 17,1% si con 22,1% Il

dato

appare

uniforme:

il

69,5%

considera

esserci

una

connessione

tra

nazionalità e atteggiamento. Il 30,5% non fa distinzione.

2)Lei cosa vorrebbe chiedere/dire ad un immigrato? Il 70% degli intervistati ha scelto di dire, mentre il 30% ha deciso di chiedere qualcosa ad un immigrato. Fra coloro che hanno scelto dire, il 9,4% ha risposto: “comportarti bene e non commettere danni”, il 13,9% invece “rispetta la nostra cultura e le nostre leggi”. Al contrario, la domanda emersa maggiormente è stata “come ti trovi in Italia?”, 15,9%.

3)Lei vive l’immigrazione come un problema? Se sì, come pensa possa essere risolto ? Fra

coloro

fenomeno

che

hanno

immigrazione

risposto un

alla

problema

terza contro

domanda un

53%

il

47%

che

non

si

considera

dichiara

il

molto

preoccupato; di questi, il 22,16% non sa come la questione possa essere risolta, mentre il 21,6% pensa che le problematiche legate al fenomeno dell'immigrazione vadano affrontate con leggi più severe e maggiore presenza da parte dello Stato.

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Presentazione Idea(l)mente  

Report di presentazione della ricerca condotta da Laboratorio Mondo sul pregiudizio

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