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Benvenuti alla Jacaranda! Ci auguriamo che il vostro soggiorno presso di noi vi faccia sentire quanto più è possibile “come a casa vostra”! Troverete qui alcune informazioni pratiche che faciliteranno e renderanno più serena la vostra vacanza in locanda. Serviamo la colazione, tempo permettendo, in giardino dalle otto in avanti; non poniamo limiti alla vostra eventuale voglia di qualche ora di sonno in più: farete comunque colazione al vostro risveglio. Vi preghiamo, comunque, di lasciare libera la camera dalle 10.30 alle 12 per permetterci di rassettarla e pulirla. Il giorno della partenza, la camera dovrà essere liberata entro le 10.30, salvo eventuali accordi. La cena sarà servita alle 20.30, di norma e tempo permettendo in giardino; faremo il possibile per tenere lontane le zanzare; in giardino troverete comunque prodotti “allontana-zanzare” (autan e simili). I clienti in formula B&B che volessero usufruire della cena in locanda dovranno comunicarcelo la mattina a colazione. La nostra cena si compone di norma di antipasto, primo piatto, pietanza con contorno, frutta o dolce; le bevande (acqua naturale o gassata, vino, caffè e digestivo) sono comprese. Il menù varia tutti i giorni (una sera con piatti “di terra” e la successiva con piatti “di mare”); se avete problemi particolari con alcuni alimenti (allergie o intolleranze) siete pregati di informarcene all’arrivo.


All’interno della saletta ristorante troverete un mobile frigo/congelatore: sia che parete frigo che il congelatore sono divisi in 6 settori, uno per ogni camera: potete utilizzarlo tranquillamente rispettando il vs. spazio ed avendo riguardo nei confronti degli altri ospiti che lo utilizzeranno. Abbiamo allestito uno spazio stenditoio per i vostri teli mare ed eventuali vostri capi d’abbigliamento; nella stesso spazio è a vostra disposizione una lavatrice (chiedeteci il detersivo). Sul banco della reception è collocato un campanello che potete utilizzare per rintracciarci in qualsiasi momento e per ogni necessità. In reception è a vostra disposizione il personal computer con collegamento ad internet; se possedete un portatile potrete collegarvi direttamente in rete sulla nostra rete Jacaranda (password: la jacaranda). Vi invitiamo anche ad usufruire liberamente della nostra biblioteca, specializzata con volumi sulla Sardegna e narrativa di scrittori sardi. E’ superfluo aggiungere che siamo a vostra completa disposizione per suggerirvi itinerari, possibilità di escursioni, ed ogni altra informazione utile sui servizi, i locali commerciali e quant’altro possa esservi necessario. Troverete comunque qui di seguito alcuni suggerimenti, informazioni ed “istruzioni per l’uso” di Sant’Antioco e del Sulcis.

Buona Vacanza!! Martina

Chiara

Andrea


LE SPIAGGE DELL’ISOLA


Le spiagge sono tutte sabbiose e con fondo che degrada dolcemente; quelle sottolineate sono servite di punti di ristoro, nolo ombrelloni, ecc. Quelle di Sant’Antioco, rivolte a EST-SUD EST, sono esposte ai venti meridionali (scirocco e levante); quelle di Calasetta, rivolte a NORD-NORD OVEST, sono invece esposte al Maestrale. A seconda del vento, giorno per giorno, potrete scegliere la spiaggia meno soggetta a vento e moto ondoso.

MALADROXIA

CALALUNGA


ALTRE CALE E INSENATURE SOLO ROCCIOSE


DA VEDERE E DA FARE A SANT’ANTIOCO Consigliamo sicuramente la visita al Museo Archeologico (raggiungibile in auto percorrendo il lungomare in direzione Calasetta e seguendo le indicazioni); dal Museo partono le visite guidate al Tophet, al Forte Sabaudo, al Villaggio Ipogeico ed al Museo Etnografico. Suggeriamo anche la suggestiva visita alla Basilica di Sant’Antioco ed alle catacombe sotto la Chiesa. Segnaliamo inoltre l’interessante Museo del Bisso. Dal porticciolo turistico sul lungomare partono ogni giorno le escursioni sui barconi della pesca-turismo oppure su un veliero che fa rotta verso Carloforte e le coste meridionali della Sardegna (una intera giornata in barca, con pranzo a bordo). A Sant’Antioco ci sono tre banche tutte con bancomat (due in piazza Umberto; la terza in piazza Italia), tre distributori di carburanti (Esso, prima del ponte di accesso all’isola, Agip sulla via Nazionale, Q8 nel Lungomare), cinque Supermercati (CONAD e EUROSPIN nella Via Rinascita, LIDL nella via Matteotti, CONAD City nel Lungomare, SUPERPAN nella via Nazionale),un parco giochi per bambini e campi da tennis (giardini del Lungomare). Potrete comprare il tonno ed altre specialità di mare da SALIS nel Lungomare e da FOIS in Via Cavour. Tutti i MARTEDI’ nel piazzale Pertini (nei pressi del Lungomare) si svolge il MERCATINO SETTIMANALE. Nel Lungomare potrete trovare una Rosticceria- Gastronomia (SU PIRI SIMELI); il panificio CALABRO’, sulla sinistra all’inizio del viale alberato (il Corso) di fronte al Municipio, prepara squisiti dolci sardi tipici (chiedete le “pardulas”!!), ottime focaccie e lo speciale PANI CUN TAMMATIGA (pane con pomodoro): imperdibile!! E’ infine d’obbligo la visita all’enoteca della Cantina Sociale, con possibilità di degustazione del Carignano del Sulcis e del Vermentino.


Alcuni monumenti da vedere a Sant’Antioco

Catacombe di Sant'Antioco Martire

Tra le prime testimonianze della cristianità in Sardegna fanno certamente parte le Catacombe di S.Antioco, sviluppatesi a partire dal III sec. intorno al la Cripta dell’omonimo Santo, patrono dell’Isola. Con riadattamento di cinque camere ipogeiche, facenti parte della vasta area della Necropoli punica risalente al VI sec. a.C. (alcuni di questi ambienti sono ancora apprezzabili nella loro completezza e struttura originaria con la stessa visita alle Catacombe), la comunità cristiana di Sulci (nome fenicio punico dell’Isola Antiochense), creò un vero e proprio cimitero collettivo per gli aderenti alla fede professata fino alla morte dal “seguace di Cristo” Antioco. Quest’ultimo, “medico dei corpi e delle anime” originario della Mauritania (in periodo romano tutto il settentrione africano), sarebbe stato deportato, a cavallo tra il I e II sec. d.C., come schiavo, ribelle alle leggi pagane dell’Impero, nell’Isola Sulcitana; in questa terra, con la sua incessante predicazione, avrebbe fondato la prima comunità cristiana della zona. Dopo la morte del martire, fissata dalla tradizione nel 127, il suo corpo venne de deposto nel sarcofago – altare oggi all’ingresso delle Catacombe, e ivi conservato sino al 18 marzo 1615: durante tale periodo la Cripta manterrà la primitiva funzione di area culturale. Anche se in condizioni di progressivo disfac imento, le Catacombe di Sant’Antioco conservano tutt’oggi elementi molto importanti, tali da far risaltare il luogo a capo di tutti i complessi cimiteriali della Sardegna. Vanno a proposito ricordate le pitture murali, pregevoli seppure nella loro frammentarietà: la figura del “Buon Pastore”, rappresentazione di Gesù nel ruolo di guida e maestro; una iscrizione funeraria che suonava “IN PACE VIBAS “, oggi decifrabili nelle ultime lettere; ed ancora raffigurazioni animali e floreali, tipiche della iconografia cristiana. Tali pitture interessano sostanzialmente le tombe cosiddette ad arcosolio, le più importanti e caratteristiche sepolture di questo complesso, che prendono il nome della forma appunto ad arco. Non di minore importanza la tomba a baldacchino costruita nella camera dove la tradizione vede spirare S.Antioco. E poi le diverse sepolture sotterranee, i loculi e le sovrapposizioni in cassoni d’arenaria, che contribuirono, già in periodo paleocristiano, alla distruzione degli affreschi.


Villaggio ipogeo

Unica nel suo genere, l’area è costituita da una parte dell’antica necropoli punica di Sulky e raggruppa numerose tombe ipogee scavate nel tufo tra il VI ed il III secolo a. C., riutilizzate da famiglie molto povere dalla seconda metà del XVIII sec. come abitazioni. In seguito al ritrovamento delle spoglie di Sant’Antioco sotto la Basilica a lui dedicata, avvenuto nel 1615, il Vescovo tentò di porre fine al lungo abbandono dell’isola dovuto alle continue incursioni dei pirati barbareschi. Così, richiamati dalle concessioni di terreni promesse dalla chiesa, furono numerose le famiglie che iniziarono una nuova vita nell’isola, seguiti da tantissime altre che pur non ottenendo niente in cambio del loro coraggioso ritorno si adattarono a questa vita fatta di miseria, povertà ed emarginazione. Nei primi decenni sicuramente si tentò un adattamento provvisorio che si trasformò poi in stabile. Nella zona conosciuta sino al 1998 con il nome di Sa arroga de is gruttas. Numerosissime le famiglie che vissero nel rione sino agli inizi degli anni ’70. Dediti da sempre alla raccolta di tutto ciò che la natura offre spontaneamente si recavano in campagna a raccogliere funghi, cardi, carciofini selvatici, legna, e in laguna per la raccolta di bocconi, arselle ed quant’altro barattando questi prodotti in cambio di beni di prima necessità. I gruttaius, questo l’appellativo che li distingueva dagli altri abitanti di Sant’Antioco, si occupavano nel mese di maggio della raccolta delle foglie di palma nana che, fatte essiccare durante l’estate, venivano poi intrecciate abilmente. Da questa umile pianta potevano confezionare scope, borse, cordami, crine per le imbottiture ed ancor oggi sono numerosi gli anziani che si occupano della produzione di questi manufatti intrecciati.


Basilica di Sant'Antioco Martire

La Basilica di S.Antioco Martire, sorta sulla tomba del Santo, è uno dei monumenti più antichi dell’intera regione. Prima sede vescovile della Diocesi Sulcitana Iglesiente, fu eretta intorno al V sec., con pianta quadrifida a croce greca, presbiterio rivolto ad Est ed un probabile corpo cupolato poi rivisto ed arricchito di elementi architettonici. Nel XII sec. la chiesa di S.Antioco subì degli ampliamenti che ne mutarono la struttura fino a rendere irriconoscibile l’originaria costruzione altomedievale. Ascrivibili a questa data sono: l’inserimento delle navate laterali e l’allungamento della navata centrale, con il conseguente abbandono della croce greca; la costruzione dell’abside maggiore e della cappella a Nord; una totale copertura delle pareti con intonaci ed affreschi di scarsa rilevanza artistica, sottratti alle mura solamente nel 1966. E’ ammissibile che la pavimentazione bizantina, presumibilmente musiva, sia andata rovinata e poi perduta a partire da suddetto secolo. I lavori di ampliamento non terminarono nel 1100, ma s i deve giungere al XVIII sec. per vedere un ulteriore prolungamento delle navate e la creazione di una facciata in stile provinciale tardo barocco. Dopo l’intervento di ripristino del ’66, un’ultima considerevole scoperta all’interno della Basilica consiste nel ritrovamento di una fonte battesimale quadrata in pietra e di quattro sarcofagi, rinvenuti privi di qualsiasi materiale, in una campata della navata laterale: un primo studio suppose l’esistenza, in un periodo paleocristiano, di un luogo battisteriale esterno al Martyrium del V sec., caduto in disuso forse in epoca vittoriana.


Museo Archeologico Barreca

In un nuovo recentissimo allestimento, il Museo Archeologico Barreca di Sant’Antioco mostra un’ampia sezione di materiali rinvenuti durante le varie campagne di scavo tenutesi nella nostra isola e pertinenti ad un periodo che va dai primi insediamenti neolitici (III millennio a. C.) alle fasi tarde della romanizzazione. Il percorso inizia con un tabellone cronologico generale che riporta le successioni culturali della Sardegna antica e prosegue con un’illustrazione dei numerosi materiali litici utilizzati nel Neolitico recente (cultura di Ozieri). Le fasi successive della cultura nuragica hanno invece una presentazione minima, data la scarsità delle indagini archeologiche verificatesi in questo campo. La mostra prosegue con le testimonianze del più antico centro fenicio finora rinvenuto in Sardegna, che è da individuarsi proprio in Sulky (antica Sant’Antioco) fondata intorno alla metà dell’VIII sec. a. C. La fase punica è illustrata sia dai materiali provenienti dal tofet sia dai corredi funerari provenienti dalla grande necropoli ipogea del colle di Is Pirixeddus. Numerose vetrine ospitano un ricco campionario di oggetti ritrovati nelle tombe a camera puniche scavate nel tufo. Sulky, nel III sec. a. C., entra a far parte del dominio di Roma col nome di Sulci; questa fase è documentata da corredi funerari composti prevalentemente da ceramica d’uso comune. In conclusione, un settore dell’esposizione è dedicato al tofet, per la cui illustrazione è stato ricostruito un angolo in cui su piani artificiali di terra, sabbia e pietre sono state collocate una parte delle migliaia di urne, che contenevano le ceneri di bambini e animali, e stele raffiguranti rappresentazioni divine simboliche, antropomorfe o animali da attribuire al rito che si svolgeva in tale area. A settembre 2009, grazie all’opera del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato ricontestualizzato un prezioso e originale bronzetto nuragico l’“Arciere”, rinvenuto presso il prestigioso Museo di Cleveland, e oggi in mostra permanente presso il Museo Archeologico F. Barreca.


Museo Etnografico

Il Museo etnografico di Sant’Antioco, inaugurato nel luglio del 1996 è ubicato lungo via Necropoli, distante pochi metri dal Villaggio Ipogeo. La struttura restaurata di recente faceva parte di un antico magazzino utilizzato per la vinificazione ed è compo sto da un’ampia sala e da un cortile porticato dialettalmente chiamato lolla. Al suo interno sono esposti attrezzi utilizzati sino agli anni ’50 per svolgere i vari mestieri praticati nell’isola di Sant’Antioco. La prima sezione espone tutti i processi e gli utensili legati alla panificazione, dal prodotto principale grano ai prodotti ottenuti grazie alla sua macinazione: farina, semola e crusca, e ai successivi alimenti creati dalle mani sapienti delle massaie quali pani coccoi, focacce ed anche i tradizio nali coccois de su santu. L’esposizione prosegue con gli attrezzi utilizzati per la coltivazione della vite, per ottenere il vino intenso il Carignano ancor oggi richiestissimo dai più esperti intenditori. Eccezionale poi il settore dedicato alla storia di un’importantissima scuola di tessitura attiva sino alla fine degli anni ’30, in cui le allieve seguite dal maestro Italo Diana, apprendevano l’arte della filatura e tessitura del Bisso, introdotta nell’isola dagli antichi fenici. La sezione espone gli attrezzi quali pettini e piccoli fusi con i quali dalla secrezione della pinna nobilis, il più grosso bivalve del mediterraneo, conosciuto comunemente col nome naccara. Le espertissime mani delle filatrici ottenevano un filo di seta color oro utilizzato per confezionare manufatti oggi di inestimabile valore, in particolare ricami per abiti di personaggi illustri. Grande attenzione desta l’esposizione di una cravatta degli anni trenta. L’esposizione interna si conclude con la parte dedicata alla raccolta e all’ intreccio delle foglie di palma nana grazie alla quale le famiglie più povere del paese, in particolare coloro che vivevano nel rione delle grotte, hanno ottenuto un sostentamento economico in mancanza di un vero e proprio mestiere. Con le foglie essiccate confezionavano scope, borse, cordami, crine per imbottiture ed altri manufatti. La parte esterna si conclude con gli attrezzi indispensabili per la vinificazione come tini, botti ed altro.


Torre Canai

Nella parte meridionale dell’isola di Sant’Antioco in località Turri, sorge una torre di avvistamento che venne realizzata sotto il governo del conte Lorenzo Bogino. Egli infatti riordinò l’amministrazione delle torri litoranee erette sotto la dominazione spagnola del re Filippo II. Già parecchio tempo prima i cittadini di Iglesias, interessati a coltivare terre nell’isola di Sant’Antioco, avevano rivolto una supplica al re di Sardegna, nella quale offrivano il proprio aiuto per la costruzione di torri nell’isola. Carlo Emanuele III, per questo, diede ordine al viceré Cacherano di Bricherasio di predisporre la costruzione delle due torri già progettate nell’isola. Nel 1757 fu costruita la torre progettata dall’ingegnere militare Vallin; essa sorge sul capo su moru, promontorio meridionale dell’isola di Sant’Antioco, oggi chiamato Turri. In questo tratto di mare erano solite ancorarsi le flottiglie turche, fino ai primi decenni dell’Ottocento. La Torre svolse un’importante opera di avvistamento e comunicazione di notizie ai reparti militari preposti alla difesa dell’isola di Sant’Antioco durante il tentativo di invasione francese del 1793 ed in occasione delle ultime due incursioni tunisine del 1812 e del 1815 nell’isola. La torre di Canai restò attiva fino al 1815. Il tempi recenti la torre è stata utilizzata come residenza turistica da un privato che, a tal fine, l’ha rimaneggiata in modo discutibile. Solo dal 1994 è stata finalmente restituita alla fruizione collettiva dall’associazione Italia Nostra che, dopo averla ottenuta in concessione, ha effettuato un intervento di restauro in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Cagliari e con il Ministero dell’Ambiente. Al suo interno è visitabile una mostra fotografica e cartografica sugli aspetti culturali e naturalistici dell’isola di Sant’Antioco con una sezione dedica ta alle vicende storiche della Torre. Dalla Piazza d’Armi si può inoltre apprezzare un incomparabile panorama del golfo di Palmas.


Le nostre proposte di escursione

ESCURSIONE ALL’ISOLA DI SAN PIETRO E CARLOFORTE

Dal porto di Calasetta ( 9 Km. Da Sant’Antioco ) partono i traghetti della SAREMAR e della DECOLMAR per l’isola di San Pietro; la traversata dura circa 20 minuti. E’ consigliabile portare l’auto per poter visitare le principali spiaggie e località dell’isola. La cittadina di Carloforte

posta

direttamente

sul

porto

di

arrivo

è

molto

caratteristica, con parecchi piccoli negozi di souvenir ed oggetti di artigianato; da non perdere un assaggio della tipica FIGASSA (pizza bianca) e/o della FAINE’ (pizza di farinata di ceci). Le principali spiagge sabbiose dell’isola sono quella di BOBBA e quella de LA CALETTA (Spalmatore); ma è interessante affacciarsi sul golfo di Mezzaluna e Le Colonne, raggiungere la località CAPO SANDALO e la vicina insenatura di CALA FICO. Chiedeteci gli orari precisi di partenza e rientro dei traghetti (orientativamente alle 9, 10.30, 12 del mattino per la partenza, ed alle 18, 19.30, 20. 15 per il rientro) .


ESCURSIONE A MASUA – PORTO FLAVIA CALA DOMESTICA E BUGGERRU TEMPIO DI ANTAS – IGLESIAS Da SANT’ANTIOCO verso IGLESIAS; Svoltare dopo GONNESA per “NEBIDA-BUGGERRU”; attraversare NEBIDA e svoltare a sinistra per MASUA Spiaggia di MASUA – Pan di Zucchero e galleria di PORTO FLAVIA (orario visite a Porto Flavia:10,30–12); durata della visita h. 1,5 Rientrare sulla statale e proseguire per Buggerru; prima di Buggerru svoltare a sinistra per la spiaggia di CALA DOMESTICA Rientrare sulla statale e raggiungere Buggerru – Spiaggia di Portixeddu (Buggerru) Proseguire

in

direzione

FLUMINIMAGGIORE,

attraversarla

e

proseguire per IGLESIAS; lungo la salita, svoltare a sinistra per TEMPIO DI ANTAS (visite fino alle ore 18) Rientrare sulla strada per Iglesias; Visita al centro storico di IGLESIAS – Rientro a SANT’ANTIOCO LUNGHEZZA PERCORSO: CIRCA 120 KM. (Sant’Antioco-Buggerru: Km. 40 Buggerru –Iglesias : km. 45 Iglesias – Sant’Antioco: km. 35


ESCURSIONE AL VECCHIO BORGO DI TRATALIAS E A PORTOPINO

Uscire da Sant’Antioco direzione Carbonia; dopo circa 6 Km. Svoltare a destra per Giba–Santadi e proseguire sempre dritti per Tratalias. Visita alla Chiesa di Santa Maria di Mont Serrat (romanico-pisana del 1200) ed al vecchio borgo medioevale recuperato di Santa Maria di Tratalias. Da Tratalias a Giba, dove svolterete a destra direzione Teulada; attraversamento di Masainas e S.Anna Arresi (possibile visita della piazzetta con il NURAGHE al centro del paese). Da S.Anna Arresi svoltare a sinistra per Porto Pino. All’arrivo a Porto Pino sulla sinistra individuare il viottolo con l’indicazione LE DUNE.


LA GRANDE MINIERA DI SERBARIU

Il Centro Italiano della Cultura del Carbone, presso la Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, è stato inaugurato il 3 Novembre 2006. Il sito minerario, inattivo dal 1964, è stato recuperato e ristrutturato a

fini museali e

didattici. Il progetto

per il recupero e

la

valorizzazione del sito ha reso fruibili, da tale data, gli edifici e le strutture minerarie che costituiscono il Museo del Carbone. La visita al Museo del Carbone include: - la lampisteria, sede dell’esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia. Accoglie una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d‟epoca e videointerviste ai minatori. - la galleria sotterranea, che mostra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni ‘30 alla cessazione dell’attività, in ambienti fedelmente riallestiti con attrezzi dell’epoca

e

grandi

macchinari ancora

oggi

in

uso

in

miniere

carbonifere attive. - la sala argani, da cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone. Le visite alla galleria e alla sala argani si svolgono con guida, massimo 20 persone per volta. CARBONIA–distanza da Sant’Antioco: 15 Km. Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00


IL PARCO ARCHEOLOGICO E L’INSEDIAMENTO FENICIO E PUNICO DI MONTE SIRAI Il pianoro di Monte Sirai, situato a 3 Km a nord di Carbonia e raggiungibile agevolmente mediante strada asfaltata, fu abitato sin dalla prima metà del III millennio a.C., ma deve la sua importanza alla presenza di un insediamento fenicio e punico. L’insediamento attualmente visibile fu fondato intorno al 750 a.C. dai Fenici e conquistato nel VI sec. dai Cartaginesi, poi abitato insieme ai Sardi fino al 110 a.C. circa, quando venne abbandonato. Il Parco di Monte Sirai si presenta articolato in vari settori, che danno la possibilità di visitare l’antica città secondo diversi percorsi: l'abitato, nel quale si possono ancora ben distinguere i quartieri, le piazze, le case (di notevole rilevanza sono la “casa Fantar” e la “Casa del lucernario di talco”); le st rutture religiose, con il tempio interno alla città e il tophet, santuario riservato ai bambini morti in età perinatale; la necropoli fenicia ad incinerazione, costituita da fosse scavate nella terra o nella roccia, e la necropoli punica, che si compone di tredici tombe familiari a camera scavate nel sottosuolo roccioso.


LE GROTTE IS ZUDDAS – SANTADI Situate presso Santadi costituiscono uno splendido scenario sotterraneo creato dall’incessante azione dell’acqua. Il rilievo del Monte Meana nel quale si sviluppa la cavità è costituito da rocce dolomitiche risalenti a circa 530 milioni di anni. La grotta, ancora in attività, consta di diverse sale ognuna delle quali si differenzia per la particolarità delle concrezioni. Negli anni ‘60 la grotta venne utilizzata come cava di marmo, poi nel 1971 grazie all’intervento dei ragazzi dello Speleo Club Santadese si provvide alla chiusura ed al controllo della cavità. La grotta ha una temperatura costante di 16 gradi e l’umidità vicina al 100%. Lungo il percorso turistico che si sviluppa per circa 500 m si possono ammirare stupende e talvolta imponenti concrezioni: dalle stalattiti alle stalagmiti, passando per le colate e le cannule fino alle rare eccentriche di aragonite. Queste ultime rappresentano la caratteristica principale delle grotte. Le aragoniti si presentano sotto due forme distinte: le aragoniti aciculari, che appaiono come grossi ciuffi di cristalli simili ad aghi, chiamate anche dagli speleologi “fiori di grott a”; e le spettacolari Aragoniti eccentriche (la cui elevatissima concentrazione in un'unica sala rende le grotte Is Zuddas uniche al mondo): formazioni filiformi che sviluppandosi in ogni direzione senza essere influenzate dalla gravità assumono spesso delle forme bizzarre.

SANTADI – distanza da Sant’Antioco: 25 Km. Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00


NECROPOLI DI MONTESSU DOMUS DE JANAS (Le case delle Fate) Nelle prime luci del mattino e all’imbrunire, nel silenzio della campagna, proprio come racconta una antica favola sarda, sembra quasi di sentire le fate che cantano, tessendo su telai d’oro: le piccole grotticelle che si affacciano sull’anfiteatro naturale di Montessu, sono le loro magiche dimore. Se ne sono trovate ben quarantadue, scavate nella roccia trachitica, in uno scenario naturale di una suggestione unica. E’, questa, forse la più grande necropoli a “domus de janas” (case delle fate) di tutta la Sardegna. In questo maestoso sito, circa 5.000 anni orsono, il popolo di cacciatori e di agricoltori che viveva nella pianura sottostante seppelliva i propri defunti. Sono di particolare bellezza le numerose incisioni simboliche che decorano alcuni di questi piccoli antri, presentando ancora, a dispetto del tempo, tracce di ocra rossa, simbolo di sangue rigeneratore, a dimostrare la speranza dei vivi di ottenere, sul riposo dei defunti, la protezione della Dea Madre. Tra tutte le grotte, spicca “Sa Cresiedda” (la chiesetta), con le sue colonne risparmiate sulla roccia con abile perizia. Religiosità, arte e magia si fondono in un insieme di sublime magnetismo, offrendo uno spettacolo indispensabile da vedere e difficile da dimenticare.

VILLAPERUCCIO – distanza da Sant’Antioco: 25 Km. Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 Suggerimenti per la visita: Si consiglia escursione.

abbigliamento comodo,

scarpe

sportive

o altre

calzature per


SANTIOCO GRUTTIACQUA - TOMBA DEI GIGANTI Circa

3.500

anni

orsono

i Nuragici,

abitanti della

Sardegna

preistorica,

occuparono con i loro monumentali insediamenti anche l’isola di Sant’Antioco, che già da allora poteva considerarsi quasi una penisola, grazie ai lidi che dalla terraferma si protendevano versa di essa. Molto vasta è la documentazione variamente pervenuta fino a noi; a Sant’Antioco si possono contare oltre trenta nuraghi isolati, ma sempre in vista l’uno con almeno un altro, ed almeno due grossi villaggi situati in posizioni strategiche. La collocazione dei nuraghi fa ritenere che anche qui, come del resto in tutta la Sardegna, non solo di un sistema abitativo si tratti, ma anche di un efficace sistema di difesa. A Gruttiacqua (la grotta dell’acqua) un poderoso nuraghe domina una piccola e verdeggiante conca, sede di un importante luogo sacro: il tempio a pozzo, legato al culto nuragico delle acque sorgive. Poco distante, in località “Su niu de su crobu” (il nido delle cornacchie), si trova una sepoltura detta a “Tomba di Giganti” , così chiamata per le sue dimensioni atte a contenere non le spoglie di un gigante, ma una deposizione collettiva di almeno venti defunti; è collocata su un’ampia piattaforma rocciosa ed eretta con massi poliedrici di roccia vulcanica, ad eterna memoria di un popolo che ha vissuto all’alba della storia.


Dal nostra blog http://jacarandiamo.blogspot.it/

Del mal di Sardegna e altri affari Abbiamo avuto la gradita opportunità di ospitare a La Jacaranda, Claudia Zedda, no ta web blogger e scrittrice cagliaritana.. Al suo rientro Claudia Zedda ci ha inviato questa nota che, con pubblichiamo con moltissimo piacere.

Sant’Antioco - Tratalias andata e ritorno Nata a Cagliari e cresciuta nella bella città del sole, mi ha sempre affascinato l’idea che a pochi passi da casa, separato da un fine ponticello che attraversa una laguna brulicante di vita, ci sia un angolo di cielo, screziato di arancio e lichene, battuto dal vento, vivo di colori e mistero. Amo Sant’Antico, e per quanto non lo abbia mai detto, lei pure mi ama, già che tutte le volte che la visito mi strizza l’occhio ammiccante. L’ha fatto anche questo inizio di Maggio e pure se battuta da un vento impietoso, quello che solo le isole conoscono e amano, mi ha mostrato angoli di sé nascosti, belli di una bellezza audace, sincera, appagante, di quella che devi raccontare a tutti i costi.

La Jacaranda Il proprietario l’ho conosciuto qualche anno fa in occasione della pubblicazione di Creature Fantastiche in Sardegna. C’era in quel b&b qualcosa di intrigante che mi ha attirato fin da subito, sarà che adoro la Jacaranda, l’arbusto intendo, sarà che mi piace sempre conoscere, quando possibile, i miei lettori. Sarà quel che sarà l’occasione è saltata fuori proprio qualche settimana fa: Sant’Antioco era tutta intenta a festeggiare il suo Santo e io ho avuto modo di ritornare in quell’isola nell’isola che mi ha adottato, come una mamma dai fianchi larghi e dalle mani sporche di semola. Il b&b è bello come mi aspettavo, curato fin nei minimi dettagli, profumato di buono, e tutto ingioiellato di libri e di quadri che la moglie di Andrea, Chiara, tra un manicaretto e l’altro si diletta a confezionare. Piccola e piena la biblioteca della Locanda mi ha rubato il cuore, insieme con le istantanee di Sant’Antioco che galleggiano nella stanza, fra i tavoli, fra i libri. Appena arrivati abbiamo scambiato due chiacchiere con Andrea, qualche consiglio sul cosa visitare e l’invito alla cena di quella sera, “piatti autentici, tipici, con tutto il profumo del mare”, ci ha promesso e in effetti così è stato. E già che questo era il secondo tour che facciamo con la nostra piccola Rebecca, Andrea ci ha consigliato di acquistare il Marrakkuciu. “Di cosa si tratta”, chiedo io. E lui sorride.


Su marrakkòcciu Se hai un bambino che sta mettendo i denti, o che i denti li ha già e sta imparando ad usarli, il marrakkòcciu ti cambierà la vita. Mia figlia se n’è letteralmente innamorata e io sto pensando di preparargliene molti altri. E’ un dentaruolo in pane, di quel genere che deve aver intrattenuto i nostri nonni e bisnonni prima che saltassero fuori quelli in plastica, silicone, caucciù e chi più ne ha, più ne metta. Ho scoperto più tardi che la tradizione è di tutta la Sardegna, angolo più angolo meno, e che in alcuni casi si chiama marrakkòcciu (sa marra è la zappa, e la zappa tradizionalmente è associata simbolicamente ai nuovi dentini che saltano fuori) ma anche barrakkòcciu (sa barra è la mascella, e anche in questo caso ha a che fare con i dentini da latte, nuovi di zecca). Imparare qualcosa di nuovo sulle nostre tradizioni è sempre entusiasmante: ne ho portato a casa almeno quattro, tutta fiera della mia scoperta. … Bello penso io, e penso pure che quei visitatori che insieme a noi calpestano il suolo della chiesa, potrebbero essere gli ospiti della Jacaranda. In effetti, chiamalo istinto chiamala bruxeria, sono loro gli altri ospiti di Andrea. Non sono sardi e quella è la loro ultima giornata sull’isola che lasciano con una certa malinconia, perché sì, il Mal di Sardegna è una cosa reale, con la quale tutti quelli che la visitano occasionalmente devono fare i conti. Sicché a cena si sono svolti tutti i rituali del caso, dell’ultimo mirto, dell’ultima sigaretta, dell’ultima occhiata alla luna sarda, che tutte queste cose ci sono anche oltre mare, ma gustarle sull’isola, gustarle a Sant’Antioco, è tutto un altro paio di maniche. Claudia Zedda


Sardegna del sud: i Caraibi dietro casa Collegata alla Sardegna da un istmo, l'isola di Sant'Antioco è sinonimo di natura selvaggia, spiagge solitarie, bagni indimenticabili. C’è un angolo di Sardegna quasi segreto dove la macchia mediterranea nasconde spiagge caraibiche, borghi e tracce di antiche civiltà. È il sudovest dell’isola, il Sulcis Iglesiente, una terra blu e verde che profuma di mirto e ginepro, dove la natura è rigogliosa, la gente verace e il tempo scorre lento. La zona più sorprendente è quella compresa tra l’Isola di Sant’Antioco e il tratto di costa sarda che tocca Porto Pino. Sant’Antioco è l’isola nell’isola, collegata alla Sardegna da un istmo. Qui, mare e laguna si alternano dando vita a ecosistemi delicati e ricchi, specie negli specchi tranquilli della Laguna di Santa Caterina e delle Saline, popolate da fenicotteri rosa e aironi. Abitata dai Fenici nel 770 a.C., invasa dai Berberi e poi controllata dai Romani, Sant’Antioco è stata approdo dei primi navigatori del Mediterraneo; oggi è la meta di chi le vacanze preferisce trascorrerle in sordina. Low profile, ma con stile. Baie deserte rimaste immutate negli anni, paesi di pescatori, buona cucina, arte e vita semplice. Ci si arriva con un’ora d’aereo da Roma o Milano e poi un’altra ora d’auto da Cagliari, lungo una statale comodissima e poco trafficata. Comoda da raggiungere, lo è altrettanto da vivere: due paesi (Sant’Antioco, con un bel lungomare e una dimensione più cittadina, e Calasetta, un borgo di pescatori, bianco e arroccato) e molte spiagge. Le più belle si visitano in un giorno solo, in moto o in auto: i parcheggi sono grandi e vicini alla riva, le distanze minime. Le tre cale di nordovest, Sottotorre, Le Saline e Spiaggia Grande, vicino al paese di Calasetta, hanno sabbia bianchissima e mare effetto Maldive: davanti, l’Isola di San Pietro. Offrono tutte bagni attrezzati e piccoli chiringuito per la siesta. Lungo la costa occidentale, andando da nord a sud, la scogliera è frastagliata, con scorci spettacolari e silenzi. Il tratto chiamato Nido dei Passeri è la parte più imponente e solitaria, tra grotte naturali e la macchia mediterranea bassa e profumata. Chi cerca un angolo di privacy lo trova a Capo Sperone, l’estrema punta meridionale dell’isola con rocce a strapiombo e piscine di acqua blu.


Le spiagge della costa orientale, che affacciano sul Golfo di Palmas, non sono lontane dal centro di Sant’Antioco. La prima che si incontra è Portixeddu, una caletta di sabbia fine e ciottoli. Poco oltre c’è Maladroxia, tra le più frequentate dalle famiglie per il fondale basso e sabbioso e la presenza di chioschi e bagni attrezzati. Ha colori caraibici e un mare cristallino Coaquaddus, con piccole dune di sabbia e fitto verde intorno. Subito dopo si arriva a Turri, una piccola insenatura acciottolata perfetta per lo snorkeling. Dove soggiornare a Sant‟Antioco: Cordialità e gentilezza sono il punto forte della locanda con cucina La Jacaranda: 6 camere molto accoglienti, un bel giardino per la colazione, una fornitissima biblioteca di saggi sull’archeologia, la storia e l’arte della Sardegna. A cena il menu (di squisite specialità sarde) cambia ogni giorno. Silvia Ugolotti da DOVE – giugno 2010


LA CARTA DEL VIAGGIATORE Il territorio nel quale ti accogliamo è la nostra casa e anche la tua. Vogliamo accoglierti come un’amica, un amico, invitandoti a condividere la nostra vita quotidiana. Amiamo la nostra terra e vogliamo conservarne la bellezza nelle sue specificità naturali e culturali. Avvicinati con curiosità e delicatezza cercando di entrare lentamente e profondamente nella nostra storia. Ogni ambiente è diverso e vive con armonie differenti. Lasciati andare all’incontro... sii aperto e disponibile... non avere fretta... riprendi a camminare a passo lento. Prova a fermarti. "È il modo di muoverci in questo mondo che ci consentirà ancora di goderne e di non essere schiacciati o inghiottiti dalle impronte che lasciamo. In gioco c’è il nostro stile di vita tutto intero. Occorre riprendere il controllo su ciò che mangiamo e usiamo quotidianamente". ( da L‟arte del viaggio. Michela Bianchi).

Per la tua alimentazione noi privilegiamo i prodotti locali, per favorire l’occupazione degli agricoltori, dei pescatori e degli artigiani del territorio e ridurre i danni dovuti ai trasporti. Scegliamo sempre, ove possibile, alimenti freschi di stagione, nostrani, prodotti con metodi naturali, biologici, senza conservanti, né coloranti per proteggere la salute e l’ambiente e controlliamo la provenienza di tutto ciò che acquistiamo. La tua impronta sia leggera. Usa in modo responsabile l’acqua e l’energia: non far scorrere inutilmente l’acqua, chiudi bene i rubinetti, non lasciare le luci accese se non servono, né gli apparecchi in stand by. Produci meno rifiuti possibili evitando l’usa e getta.

Sei il benvenuto. La tua presenza tra noi sarà occasione d’incontro e di condivisione di nuove esperienze.... prendersi il tempo di avvicinarsi lentamente alle cose e ascoltarne il respiro ... Mani e piedi tornano liberi di accarezzare il mondo...


Sant’Antioco, una perla nel Mediterraneo

In uno dei territori più belli della Sardegna, il Sulcis Iglesiente, c’è una stupenda isoletta attaccata al resto dell’Isola madre da un lembo di terra, un istmo artificiale che crea una meravigliosa laguna dove il sole si riflette sul mare cristallino creando un panorama mozzafiato: quest’isola è Sant’Antioco. Una terra ricca di storia e di cultura, ma che offre anche un ambiente incredibile, un mare da sogno, spiagge incontaminate, coste incredibili da ammirare, un Lungomare che soprattutto in estate si anima di vita e di gente. L’isola di Sant’Antioco su cui si trova la cittadina omonima insieme al piccolo e caratteristico comune di Calasetta, è la maggiore delle isole sarde con i suoi 109 km² (quarta d’Italia per estensione). Si trova a soli 85 km da Cagliari. Il comune di Sant’Antioco è il più popoloso (circa 11 mila abitanti) e sorge sulle rovine dell’antica città fenicio-punica di Sulci. Sull’isola sono inoltre presenti però anche alcuni piccoli borghi turistici come quelli di Maladroxia e di Cussorgia. L’isola è circondata da due isolotti disabitati, detti, il più lontano, Il Toro, e il più vicino alla costa, La Vacca, affiancato quest’ultimo da uno scoglio denominato Il Vitello. Fare il giro dell’isola di Sant’Antioco in barca è un “esperienza davvero incredibile e unica. Si possono ammirare tutte le coste, le calette e le spiagge che sono numerosissime da nord a sud dell’isola. Il mare è veramente cristallino e da molti giudicato il più bello della Sardegna. Ma Sant’Antioco non è solo mare e belle spiagge. La millenaria storia dell’isola, sui venne eretto probabilmente il primo insediamento dei Fenici in Sardegna, con l’antica città di Sulci (da cui prese il nome il territorio del Sulcis), fa di Sant’Antioco il luogo ideale in cui abbinare una vacanza all’insegna del mare, del relax e del divertimento ad una vacanza culturale. Sono infatti presenti numerosi musei che testimoniano l’importanza della cittadina lagunare sarda: il Museo Archeologico è uno dei più importanti del Mediterraneo per quanto riguarda la cultura feniciopunica; il Museo del Bisso testimonia invece le opere di Chiara Vigo, l’ultimo “Maestro” rimasto al mondo a tessere ancora il pregiato Bisso.


Durante l’anno sono poi tanti gli eventi che si svolgono a Sant’Antioco. Qui ricordiamo la Sagra di Sant’Antioco Martire, patrono di tutta la Sardegna. Si tratta della Sagra più antica della Sardegna, che si celebra ogni anno quindici giorni dopo Pasqua: da tutta la Regione arrivano gruppi folkloristici che sfilano lungo le strade del paese a seguito del simulacro del Santo, una processione davvero bella e seguita da tantissimi fedeli e turisti. A Sant’Antioco sono particolarmente sentiti anche i riti della Settimana Santa. La processione del venerdì santo, di stampo catalano, è molto suggestiva e toccante: il Cristo morto viene portato in processione al tramonto su un catafalco dorato, seguito dalla Madonna vestita a lutto. Ma ci sono eventi che sono organizzati un po’ durante tutto l’anno e soprattutto d’estate, quando Sant’Antioco si popola di turisti e le notti sono all’insegna del divertimento. Tanti sono anche i monumenti presenti, qui citiamo solo per dare un” idea delle numerose testimonianze le meravigliose Catacombe che si trovano sotto la Basilica della cittadina e possono essere visitate; il Tophet e la Necropoli Punica; i nuraghi e le tombe dei giganti; il Ponte Romano, il Forte Sabaudo e la Torre di Canai. Per non parlare poi di tutte le altre meraviglie del Sulcis Iglesiente. Tutto questo insieme fa sì che Sant’Antioco, anche grazie al suo clima costantemente mite e caldo, possa essere visitata in qualsiasi mese dell’anno. Certo, durante l’estate è possibile godere al meglio dello stupendo mare dell’isola, ma anche durante le altre stagione vale davvero la pena trascorrere una vacanza a Sant’Antioco per cogliere altri aspetti culturali e ambientali che questo piccolo angolo di paradiso può regalare. E allora cosa aspettate a trascorrere le vostre vacanze o qualche fine settimana a Sant’Antioco? Ci sono tante cose da fare in questa splendida cittadina lagunare soggiornandovi qualche giorno. Noi ve l’abbiamo fatta conoscere…adesso a voi non resta che vedere dal vivo tutte le meraviglie di Sant’Antioco. Pubblicato da sardegnablog (http://www.sardegnablog.it) il 23 maggio 2011


Sulcis in fundo: la Jacaranda nel paradiso di Sant'Antioco Beppe Severgnini ha indicato una quarantina di buoni motivi per cui torna in Sardegna da oltre trenta anni. La lista comprende ragioni pienamente sottoscrivibili da chiunque come il colore del mare, la forza trascinante delle danze popolari, la possibilità di trovare una spiaggia vuota anche in agosto e la bontà della cucina tradizionale, mentre altre sono più discutibili, anche se in sostanza l'elenco è più che valido. Senza grandi difficoltà, tuttavia, si possono individuare altrettanti motivi per raggiungere (e magari scoprire, se è la prima volta) l'isola di Sant'Antioco, la più grande di quelle che compongono l'arcipelago sulcitano e la quarta italiana per estensione dopo le due maggiori e l'Isola d'Elba. Il primo a venire in mente è la ricca vicenda storica che si è srotolata su questo “palcoscenico”, calcato in epoca preistorica da popolazioni della cosiddetta cultura nuragica e poi, solo per citare i protagonisti, da Fenici, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Pisani e Aragonesi prima di finire sotto il governo dei Savoia. L'album di famiglia si può “sfogliare” nel bel museo archeologico di Sant'Antioco città. In vetrine ben organizzate sono esposti i reperti trovati nel corso delle campagne di scavo e negli altrettanto generosi recuperi per opera delle forze dell'ordine e della magistratura (la passione per il “coccetto” di cui parla Fabio Isman nel suo libro I predatori dell'arte perduta ha contagiato anche i sardi). È assai istruttivo, soffermarsi davanti alla ricostruzione di una sezione verticale del tofet, ovvero l'area sacra nella quale venivano sepolti i bambini. Lo spaccato mostra, nel sovrapporsi di successivi strati, l'evoluzione delle forme delle piccole lapidi e delle urne. È ancora diffusa la teoria secondo la quale i Fenici e poi i Cartaginesi sacrificassero i primogeniti alla dea Tanit, ma basterebbe la considerazione dell'elevato indice di mortalità infantile per ritenerla una pratica suicida e dunque smentirla. Ha dunque più logica e valore quella per cui le urne contenessero i resti dei feti abortiti o dei bambini morti durante il parto o in tenerissima età: monumenti al dolore dei genitori e voti per nuove nascite, dunque, altro che crudeli sacrifici umani! Pensieri più ameni suscitano i modellini che ricostruiscono le imbarcazioni e l'area del porto: gli architetti contemporanei dov rebbero andare a scuola dai Fenici per imparare la perfezione della semplicità. Tra gli altri motivi che vengono in mente ci sono le splendide spiagge (vanno citate almeno quelle di Maladroxia, Coaquaddus e Cala Sapone), i paesaggi che tolgono il fiato, i profumi che inebriano (è un peccato viaggiare con i finestrini chiusi),


i sapori di una cucina che sa esprimersi al meglio sia con la carne che col pesce, la vicinanza con l'isola di San Pietro dove ancora avviene la mattanza del pregiato tonno rosso nella sua corsa mediterranea verso la riproduzione. Chi l'ha già provata, aggiungerà senza dubbio la squisita ospitalità de La Jacaranda, locanda con cucina. E che cucina, viene da dire dopo aver gustato i piatti preparati nel rispetto delle stagioni, con un occhio di riguardo per la tradizione che però viene reinterpretata e aggiornata secondo l'ispirazione e la creatività di chi è ai fornelli. I risultati sono eccellenti e rimarranno impressi nelle papille gustative. Le sei camere doppie sono tutte dotate di bagno privato con doccia, asciugacapelli, climatizzazione autonoma e TV con decoder digitale terrestre. Chi non riesce a staccarsi da internet neppure in vacanza può sfruttare gratuitamente la connessione wi-fi. A disposizione dell'ospite c'è una ricca biblioteca di saggi sull'archeologia, la storia e l'arte della Sardegna e di narrativa di autori sardi per nascita o “vocazione”, dalla Deledda a Massimo Carlotto (cagliaritano per adozione), passando per Niffoi, Atzeni e Fois, senza trascurare le ultime leve come Milena Agus e Michela Murgia. Ma chiedete senza remore ai vostri ospiti consigli e informazioni sull'isola e sull'intera Sardegna. Riceverete risposte preziose che svelano soprattutto il sincero amore per questa terra ancora in gran parte sconosciuta, nonostante compaia spesso sui giornali, purtroppo a sproposito o in contesti poco lusinghieri. La colazione viene servita in giardino, dove l'attenzione verrà subito attirata dalle oltre quaranta tartarughe di tutte le dimensioni (gli appassionati di ques ti animali dovrebbero riservare la camera in concomitanza con la deposizione delle uova, uno spettacolo che vale il rischio di un'insolazione, ci assicurano). Saul Stucchi su alibi on line (www.alibionline.it)


LA JACARANDA, SANT'ANTIOCO, IL SULCIS  

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