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KYOSS - MENSILE N. 147 dicembre 2012 - POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N째 46) ART. 1, COMMA 1, NE/PD - EURO 7,00

dicembre 2012 VICENZA kyossmagazine.it

il mensile per tutti gli appassionati del Bello e del Buongusto dedicato alle tradizioni

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dicembre 2012 anno 12 numero 147

Editore, Art Director e Direttore Responsabile: Simone Pavan artdirector@kyoss.it Capo redattore: Elisabetta Badiello redazione@kyoss.it Progetto Grafico: Simone Pavan - Anna Fanchin Vanessa Fere - Lorenzo Poggiani grafica@kyoss.it Hanno collaborato a questo numero: Antonio Trentin - Angelo Colla Toni Brusegan - Giovanni Antonini Giulio Ardinghi - Alberto Graziani Anonimo Veneziano - Sergio Cervellin Paolo Meneghini - Anna Fanchin Stefano Ferrio - Marianna Bonelli Pietro Rossi - Simone Pavan Gek Folley - Wilder Biral Andrea Libondi - Lino Cavedon Anna Postiglione - Chiara Brighenti Serena Leonardi - Giorgia Riconda Michele Amadio Edito da: KYOSS CONCEPT Agenzia di Pubblicità e Marketing Via Bellini 6 36078 Valdagno (Vi) Tel. 0445 413660 www.kyoss.it info@kyoss.it Iscrizione al Tribunale di Vicenza n° 1002 - 28/05/01 numero del Repertorio del ROC 19214.

tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradizioni tradi

rivista mensile

sommario

9 • L’inedito di Neri Pozza

28 • Finanza Il rating 20 • Politica Dopo Berlusconi

30 • Fisco Cavalli e fisco 22 • Elezioni Obama bis

34 • Scuola Finanziamenti statali 26 • Economia Vicenza si fa bella

38 • Puppi Vs Goldin La mostra a Vicenza

Stampa: www.pignaniprinting.com

www.kyoss.it www.kyossmagazine.it


40 • Vitruvio maestro di Palladio

62 • Satira La tivù

90 • Appuntamenti Teatro

45 • Anonimo veneziano Laura Fincato

64 • Arte Arik Levy per Bisazza

92 • Appuntamenti Quisquille

76 • Musica John Lennon

54 • Natale 1912

48 • Spritz letterario 50 sfumature

94 • Appuntamenti Sapori

66 • Scultura Steo

78 • Cosa succede in città

56 • Diario del mese - Salviamo le cabine 50 • Feste Natalizie Dove vanno i vicentini?

70 • Giovani talenti Silvia Lampreda

96 • Pantheon Tv

86 • Appuntamenti Arte

58 • L’altalena Lo sport senza veli 74 • Moda James Bond

52 • Racconti da Praga

60 • Salute Stress e ansia

99 • Caricatura di Andrea Dalla Barba

88 • Appuntamenti Musica


Sopravviveranno alla crisi le biblioteche e gli istituti di ricerca? Non sono più ritenuti essenziali alla vita quotidiana

editorial

EDITORIALE

di Giulio Antonacci giulio.antonacci@hotmail.it

Cari lettori... I primi enti che risentono dell’attuale crisi economica sono quelli che promuovono cultura. Chi più, chi meno: non sono ritenuti essenziali alla vita quotidiana già ferita e condizionata dalla burocrazia e dalle tasse. L’SOS arriva impetuoso in questi mesi anche dalle biblioteche vicentine e dagli istituti che fino ad oggi sono stati il fiore all’occhiello della cultura e della sua promozione in terra berica. Strano, però, accorgersi che questo accade mentre alcuni Stati hanno potenziato gli enti di ricerca e di formazione, perchè credono che l’uomo debba riprogettarsi e riorganizzarsi anche in situazioni di emergenza e di crisi. E mentre l’istituto Nicolò Rezzara, diretto da sempre da mons. Giuseppe Dal Ferro, gode ancora di buona, anche se non ottima, salute, le biblioteche Bertoliana, presieduta da Giuseppe Pupillo, La Vigna guidata da Mario Bagnara e l’Istituto di Storia sociale e religiosa, diretto da Tiziano Treu e guidata dal segretario generale Giorgio Cracco, guardano con preoccupazione il futuro e la loro stessa sopravvivenza. Il Rezzara, dunque, resiste. “Finora” dice mons. Dal Ferro “non abbiamo omesso nulla del nostro programma, anzi abbiamo intrapreso nuove iniziative a livello internazionale, utilizzando il lavoro di alcuni docenti volontari che credono nei nostri progetti. Ma siamo però al limite delle risorse economiche e ci auguriamo di non dover rinunciare, in futuro, a qualche iniziativa”. Dicevo, invece, che è un momentaccio per le biblioteche pubbliche, questo. Come lo è, notoriamente, più in generale, per la Pubblica ammini6 | KYOSS | DICEMBRE 2012

strazione e, al suo interno, in particolare, per tutto quanto concerne beni e attività culturali. Ma quali sono le difficoltà che le biblioteche pubbliche vicentine devono affrontare quotidianamente? Si parte con i tagli dei trasferimenti da Regione e provincia: questi si sono ridotti negli ultimi quattro anni a circa un quarto. Per essere chiari, la Bertoliana da alcuni anni ha difficoltà a pagare le bollette per i consumi energetici. “Oltretutto” confida amaramente Giorgio Lotto “mentre per iniziative culturali uno sponsor lo si può ancora trovare, non altrettanto accade per le spese ordinarie come luce e gas”. Una soluzione possibile? Perchè non inserire organicamente privati, banche o aziende nella gestione della biblioteca? Ma questa è cosa ancora difficile da realizzare in Italia. Seconda difficoltà: il recente Decreto Levi che ha limitato lo sconto sull’acquisto libri anche per le biblioteche a non oltre il 20% sul prezzo di copertina. In questo modo le biblioteche, già in difficoltà per i motivi detti sopra, hanno perso circa il 10% del loro potere d’acquisto. Un altro versante critico è quello del personale. La pubblica amministrazione non assume più o quasi; ma se lo fa, rarissimamente lo fa a favore delle biblioteche perché deve coprire i “buchi” nei settori considerati più importanti. Il quadro si fa più tragico se guardiamo ai vari decreti salva-Italia che hanno impedito le supplenze nei servizi non obbligatori. Così capita che, per questo motivo la Bertoliana, quando capitano ferie o malattie del personale, è costretta

a chiudere alcune sedi decentrate. Negli ultimi mesi si è aggiunta un’altra problematica collegata alla revisione delle province. A quest’ultime spettava il coordinamento della cooperazione provinciale interbibliotecaria. La cooperazione è divenuta via via più importante negli ultimi anni in conseguenza dei tagli nei bilanci. In pratica gli utenti che non trovano un libro nella propria biblioteca lo fanno arrivare da altra biblioteca della rete che dispone dell’opera. I dati di prestito interbibliotecario sono infatti schizzati in alto da qualche tempo. Ad oggi pare evidente che alle province non spetti più tale ruolo; non si sa ancora, però, a chi spetterà in futuro. Per quanto riguarda, poi, gli e.book le biblioteche non sono più solo il luogo dei libri: i nuovi supporti, la multimedialità sono diventati un must. In Italia relativamente agli e.book non abbiamo ancora superato il problema di garantire i necessari introiti agli editori per controbilanciare il fenomeno della “copia facile”, così come è stato fatto a suo tempo per i prodotti audiovisivi. In questo modo gli e.book sono ancora merce rara nelle biblioteche impossibilitate a prestarli se non rigorosamente inseriti negli e.readers.: una soluzione, questa, sicuramente assai onerosa. E questo avviene mentre la domanda del pubblico è notevolmente cambiata negli ultimi anni. I numeri di servizio rimangono comunque molto alti: sul territorio provinciale la Bertoliana serve nelle diverse sedi circa 12.000 persone in media al giorno. Presta circa 1.200.000 documenti l’anno. Sono prospettive che rara-


mente sono messe in risalto e che disegnano un territorio più attento al fatto culturale di quanto si creda. I problemi della Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza non sono determinati dall’attuale crisi economica, anche se certamente questa li ha acutizzati, ma sono iniziati quando il 27 novembre 1993 (il prossimo anno ricorrerà il ventennale) scomparve il suo fondatore Demetrio Zaccaria il quale, dopo aver dato vita alla sua istituzione nel 1981, continuò a risolverli con grande generosità. Da allora, spiega il presidente Mario Bagnara, per il Centro di Cultura e Civiltà Contadina sono iniziate le difficoltà che, nonostante la vivacità culturale di questi anni, probabilmente continuano a turbare il suo sonno eterno. Per Bagnara il principale motivo di preoccupazione è la situazione del personale: del tutto insufficiente, rispetto alle necessità, quello a tempo indeterminato (1 sola persona a tempo pieno, 2 a tempo parziale) e molto precario quello, molto qualificato, a progetto (3 persone). Al secondo posto il presidente pone la mancanza quasi totale di mezzi per l’incremento librario; le pur numerose acquisizioni (mediamente 700 l’anno, con il record di 2.000 in questo 2012 grazie all’intervento della Fondazione Monte di Pietà per il Fondo Cerini) sono in gran parte frutto di generose donazioni. La Biblioteca poi, passata dai 12.000 volumi iniziali agli attuali 50.000 volumi, non dispone di adeguate strutture per la loro collocazione. La presenza inoltre nel complesso del Palazzo Brusarosco-Zaccaria di

strutture realizzate da Carlo Scarpa per il committente Ettore Gallo, è sicuramente un valore aggiunto, ma nello stesso tempo anche un problema, ora al vaglio del Comune, proprietario dell’immobile, dei soci e dei membri vicentini e veneti del Comitato Nazionale Scarpiano. “La Vigna quindi” conclude il professore “ha un potenziale culturale eccezionale che potrebbe, e dovrebbe, trovare spazio di valorizzazione a livello locale, nazionale e internazionale: un impegno che, insieme con gli enti pubblici, ora purtroppo penalizzati, dovrebbero avvertire con orgoglio particolare gli imprenditori privati del settore agricolo ed enogastronomico”. Anche l’Istituto di storia di S. Rocco, per mancanza di fondi, è a rischio di paralisi se non di chiusura. Il prof. Giorgio Cracco, dopo una vita spesa nella ricerca e nell’organizzazione della ricerca, avrebbe quasi voglia di cedere, di ritirarsi; ma poi si ribella e pensa che la sparizione dell’Istituto di S. Rocco, sarebbe un danno irreparabile. Sono ormai quasi 40 anni – da quando fu fondato, nel 1975, da Gabriele De Rosa con il pieno appoggio di Mariano Rumor – che l’Istituto di storia è a servizio di Vicenza, delle sue tradizioni e ricchezze culturali, con risultati di alto profilo, tra cui quello di far affluire in città, dai più diversi Paesi, i maggiori esponenti della storiografia del mondo. Come bloccare tutto questo? Non sarebbe, per la città, un brusco impoverimento, come un tagliarsi fuori, proprio in temi di globalismo, dai rapporti con il più

vasto mondo? Sono parecchi anni – esattamente da quando, dopo l’Ottantanove, De Rosa si aprì all’interesse per i Paesi prima compresi entro l’URSS – che l’Istituto sviluppa ricerche di storia sociale e religiosa in aree quali la Romania, l’Ucraina, la stessa Russia, fino al lontano Kazakhstan. “E ora progettiamo di allargarci ad altri Paesi.” sostiene Cracco “Abbiamo imparato, insomma, a muoverci con la ricerca a livello globale: non diversamente, del resto, dalle industrie e dalle banche venete che ormai da tempo si sono “delocalizzate””. Il che, lungi dall’allontanare l’Istituto dalle ricerche su Vicenza e sul Veneto, “ci ha indotto a rivisitarle in termini diversi, secondo un’ottica “globale””. Ne è nato, infatti, un progetto del tutto inedito che coinvolge l’intero Nordest e c intitolato “Storia delle Venezie”, in 4 volumi. Una “Storia” che punta alla valorizzazione delle Venezie in quanto macroregione di passaggio e di incrocio pacifico tra il Nord e il Sud e l’Est e l’Ovest del mondo. “Vorremmo che questa “Storia” (che tra l’altro servirà da titolo per appoggiare la candidatura di Venezia e del Nordest a capitale della cultura europea nel 2019)” aggiunge Cracco “entrasse nelle scuole, fosse il vademecum per le nuove generazioni”. Com’è possibile bloccare, interrompere tutti questi progetti? Non sarebbe come chiudere la porta al futuro? •

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INEDITO | NERI POZZA

l’inedito di Neri Pozza La seconda puntata “Eliseo e altre persone tra città e campagna dopo il 1945” di Angelo Colla

Nella prima puntata dell’inedito di Neri Pozza Salvatore era salito alla casa in collina dove si era ritirato l’amico Eliseo fuggito dalla confusione della città per convincerlo a scrivere quel libro di narrativa da sempre promesso e sempre rinviato. In questa seconda puntata il discorso passa dalle considerazioni sui libri e la letteratura a quelle sulla cronaca e i quotidiani, all’utilità di tenersi informati sui fatti della società in cui si vive, e di scriverne. Per scuoterlo dal suo torpore neghittoso e rinunciatario Salvatore (alias Neri Pozza) pone davanti agli occhi di Eliseo (alias Achille Girotto) l’esempio dei loro amici che avevano girato il mondo: Stefano (Antonio Barolini, poeta e giornalista emigrato a New York), Italo (il pittore Italo Valenti finito in Svizzera), Candide (Bruno Canfori da Schio, che andava e veniva da Parigi). Così Neri Pozza, attraverso le repliche che mette in bocca a Eliseo, esprime una delle convinzioni forti che hanno regolato la sua vita: se è insensato scappare dalla propria città e isolarsi in un romitorio di campagna, è altrettanto insensato correre per il mondo come morsi dalla tarantola rinunciando a conoscere le bellezze della regione in cui siamo nati: dai capolavori della pittura veneta alle meraviglie architettoniche di Venezia e delle città murate della Terraferma. Ma questa puntata contiene anche la storia di una iniziazione sessuale, un racconto nel racconto, che è una prova riuscita di quel realismo delicato di cui Neri Pozza è maestro •

La pubblicazione dell’Inedito di Neri Pozza proseguirà nelle prossime quattro uscite di Kyoss Terza Pagina. Kyoss ringrazia Angelo Colla per la concessione dei diritti alla pubblicazione. Kyoss ringrazia

I SUPERMERCATI ITALIANI per il contributo che ha reso possibile la pubblicazione. buona lettura

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Kyoss - L’inedito di Neri Pozza

• Neri Pozza, (Vicenza 1912-1988) - Lea con il cappellino di velluto, 1967 - bronzo 31 x 16,5 cm.


Terzo capitolo

Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945

E

liseo si era postato sulla sedia lunga di tela come un ragazzo che si abbandona al sonno. Non dormiva. Riprendeva il fiato, distendeva le idee. “Gli amici mi domandano” - diceva - “sempre che cosa me ne stò a fare quassù, come uno sciocco a guardare le colline e la pianura. La veduta mi dà una grande calma. Pensa, per cinque anni dal campo di prigionia nel nord dell’India, non ho visto altro che la catena dell’Himalaya, monti alti più di settemila metri. Avevo la sensazione di essere cascato in una depressione delle terra. Guardare in alto dava il capogiro. Io sono un uomo di pianura abituato alla linea dritta dell’orizzonte, al massimo con qualche collina. Il nostro spazio non ti fa paura, senti che è fatto per la tua misura. Di là di Altavilla c’è Tavernelle, ci sono Montebello e san Vitale. sai come sono fatti questi paesi. Invece quando ti prospetti la catena dell’Himalaya, capisci subito dal colore del cielo che ti trovi sotto agli occhi a uno spazio immisurabile, perdi il senso delle proporzioni. Non conti più nulla. Insomma, non riesci più a illuderti. Per essere qualcuno, qualche cosa, l’uomo deve avere una statura proporzionata con la terra e le case, essere vestito con dignità. In teoria qui posso mettermi a scrivere, illudendomi che le mie pagine potrebbero contare qualche cosa. Anche se poi, quello che ho scritto, non servirà a nulla. Del resto, a che cosa dovrebbe serire?” Dovevo almeno fingere un atteggiamento sdegnato. “A che cosa dovrebbe servure?” - domandavo a Eliseo. “Certo, a te non servirebbe per guadagnare denari. Nemmeno se fossi alla fame, lo faresti. Ti lasceresti morire. Però dovresti provare per sapere se il tuo è un carattere solido, se tiene duro; per stabilire un confronto con te stesso.” “Sicuro,” - rispondeva - “questa è la sola ragione che conta, lo sai che ogni tanto lo faccio, non per pubblicare. Non conta nulla pubblicare, è vanità.” “Si capisce! Soprattutto per te che non hai bisogno di entrate,” - dicevo. “Ma se tu fossi nato povero! Avresti fatto l’agricoltore, andando sui campo senza nessun bagaglio di istruzione, come un contadino. E se fossi nato scrittore, avresti cominciato a lavorare nei giornal da cronista della “nera”, facendo visite in questura, all’ospedale, all’obitorio. Il direttore ti avrebbe mandato, per sfotterti, a vedere l’ultimo suicida, a parlare del fatto coi parenti. Qualcuno, invece, accampando l’ipotesi dell’omicidio premeditato, ti avrebbe tirato a vedere le lesioni sul morto. Tu, fra l’orrore del sangue e la vista della spoglia disfatta, avrestidovuto entrare di forza in quella losca faccenda, prendere le tue note, nome e cognome, professione, vita intemerata. Voltiamo pagina. Come cronista ben riuscito, che sta ai fatti e ci fantastica sopra quel tanto che serve a dare vivezza alla vicenda, avresti avuto le lodi del direttore del giornale. Ed eccoti indirizzato alla cronaca bianca, allo scandalo di Minerva, al fallimento doloso della società Oboli. Te lo ricordi? Tutta la città stava col fiato sospeso a seguirne le fosche trame. Per giorni avressti ascoltato le ragioni dei testimoni, cioè la storia sciagurata di questi fratelli imbroglioni, delle loro mogli puttane, compresa l’ultima figlia sedicenne. La Flora, te la ricordi? Da quanti mesi non leggi i giornali?” “Non li compero più da un pezzo.” “Allora non sai nulla del mondo.” “Nulla, perchè dovrebbero interessarmi i fatti del giorno?” “Ma come vivi, tu?” “Io vivo!” - aveva risposto Eliseo col solito tono di voce. Sorrideva sotto ai baffi arricciolati. “Sento qualche volta la radio,” - diceva - “sai, quella costruita da mio fratello Andrea nel 1934, quando studiava al Collegio Industriale. Funziona ancora benissimo.” Aveva tentato di mitigare il disastro della sua indifferenza verso la cronaca di tutti i giorni. “La vita non è tutta nelle notizie dei giornali-radio,” - dicevo. “Ne so abbastanza,” - replicava lui. “Cosa dovrei? Perdere il tempo con le imposture dei politici,

Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


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gli articoli di fondo sui disastri del nostro paese, i problemi della ricostruzione delle città, delle attrezzature industriali? Guarda le ferrovie come sono ridotte. E gli operai, invece che rimboccarsi le maniche per produrre, organizzano scioperi, ridono sui passivi delle società dicendo che lo stato continua a imbrogliare i bilanci. Il mio tempo lo perdo più volentieri a guardarmi intorno. Hai mai osservato un alveare, come le api vanno e vengono? Lasciamo stare l’alveare, mi diresti che sono un sofistico dell’ordine. Prendiamo una pianta. Hai notato con quale ingegno si arrampica il tralcio della vite e si distenda sulla pergola? tu gli hai fatto un cenno, e lui va.” Non avevo risposto. C’era stata una lunga pausa di silenzio. “Io imparo dalla natura,” - diceva Eliseo - “imparo tutto quello che è utile alla vita, sono confortato dal suo esempio. E dovrei, invece, leggere i giornali, ascoltare i pareri dei sapienti, le loro false lusinghe. Hanno una tale parlantina!” “Allora leggi qualche volta i giornali!” “Ogni tanto qualcuno viene a trovarmi e lascia qui uno di questi fogli puzzolenti di petrolio,” - diceva debolmente - “leggucchio, confronto le cose. Ci vuole competenza a scegliere, a capire. Ci vuole astuzia. Dov’è la verità? ‘Avete lucrato sul nostro lavoro in modo infame, vigliacchi!’ gridano gli operai ai padroni, ‘e continuate a nascondere gli utili di gestione presentando bilanci falsi! Le vostre ville, i vostri palazzi sono esposti alla luce del sole.’ ‘Lo sappiamo che sono esposti, replicano i padroni, ma chi risponde dell’azienda, della continuità del lavoro, dell’export e degli eventuali dissesti che potrebbero capitare? Noi o voi?’ “Ma questo è il meno,” - continuava Eliseo - “Gli operai non stanno a sentire, incrociano le braccia, si fermano i metalmeccanici, le aziende tessili, gli zuccherifici, i conservieri. Può darsi, non nego, che i padroni siano anche delle carogne; ma quando scioperano i tram, le autolinee, ferrovieri e manovratori incrociano le braccia, chi colpiscono?” “Capisco che non hai fatto dei grandi sforzi per capire le origini della disuguaglianza, in questi anni.” “Le disuguaglianze saranno sempre esistite, ma adesso la gente dovrebbe pensare a una cosa sola: ricostruire il paese. La confusione sarebbe cancellata.” Silenzio. “Insomma, bisognerà pure che la maggioranza si sacrifichi. Poi saranno messe le carte in tavola. Cosa dici?” “Non dico nulla.” “La natura è il modello di ogni ordine,” - diceva Eliseo - “guardati intorno - “quando disegni, le tue piante e le tue case sono quelle che osservi. Per te è un modello poetico non già un paradigma. Tu reinventi ciò che vedi per il tuo piacere mentre io osservo mentre cresce e matura.” “Ma se per te è un laboratorio tanto importante, perchè hai venduto la campagna di Bovolone?” Stavolta Eliseo rideva con asprezza. “Il sindaco mi voleva espropriare del brolo per farne un’area verde e mandarci i ragazzi a giocare a pallone. Quando l’ho saputo, sono andato a fargli visita. E senza tanti preamboli gli ho detto che non avrei fatto opposizione all’esportazione se mi avesse al tempo stesso autorizzato la lottizzazione della porzione lungo la provinciale, per ripagarmi del danno patito. ‘L’avete ideata bene, Eliseo,’ mi diceva il sindaco, ‘lasciate che ci pensi’. Lo guardavo. L’occhio astuto di contadino splendeva di cupidigia. ‘Pensateci, gli rispondo, se siete onesto, dovete risarcirmi del danno. Non sono mica Creso’. ?D’accordo dice lui, discuteremo con le gambe sotto la tavola’. Mi convinsi allora che avremmo concluso il mercato con una buona mangiata. Però bisognava far partecipare gli assessori.” “C’era in paese una piccola trattoria, di gente pulita e onesta. Vado a trovare la proprietaria, cioè la cuoca. “Studiatemi, dico, un pranzo fuori dell’ordinario. Il sindaco è una buona forchetta.” “Ah, per esserlo, lo è di sicuro,” - dice l’ostessa, “ma che cosa vorreste vedere in tavola, di piena estate? Una buona minestra di verdure fresche e anitre mute al forno? Mi sembra la solita solfa. Bisognerebbe che ci trovassimo in paese il venerd, arrivano i pescatori da Chioggia. Potrebbe presentarsi l’occasione di comperare un gran pesce. Con un pesce si fa sempre bella figura.” Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945 - Terzo capitolo

“Il venerdì parto per la campagna ma arrivo tardi al mercato. ‘Sior paron, dice un omazzo, abbiamo qua un grande boccone. Abbiamo pescato una tartuca. Se la volesse, potremo lasciargliela per dodicimila lire.” “Una tartaruga?” “Caro lei, è un boccone reale. Non si mangia mica tutti i dì una tartuca appena pescata.” Io resto là come uno sciocco. Allungo gli occhi: la tartaruga si muove appena nel suo cassone, fra le scaglie di ghiaccio. “Non sarà mica moribonda,” - domando. Il pescatore la solleva e la rovescia sul banco, e la bestia mette il capino fuori della corazza. “Bisogna purgarla,” - dice il pescatore - “lasciarla per qualche giorno in acqua corrente. Avrà lei, nella sua campagna, l’abbeveratoio delle vacche.” “Non ricordo come mi sono deciso a comprare la bestiona,” - diceva Eliseo. “Me la portarono alla cascina e la calarono nell’abbeveratoio.” “la lascia digiunare almeno per otto dì,” - predicava il pescatore. “Ne potrà fare un brodo squisito, uno stufato delizioso, cuocerne sulla brace alcune fettine con pepe e sale e un pizzico di prezzemolo. Senza grassi, eh? Me ne parlerà, me la magnificherà.” “Io sono come al solito,” - dice Eliseo - “di una distrazione che rasenta la stupidità. Purgata la bestia si doveva ammazzarla. A parte il ribrezzo di uccidere quella guerriera rinata nella sua corazza, mi domandavo chi mai avrebbe avuto il coraggio di farlo. E così vado a confabulare con Artemisio, al macello comunale. ‘Così e così, te la senti?’ E lui: ‘Per me è un animale come un altro,’ replica lui con cinismo. “Io però, non voglio essere presente,” - gli dico. “Tu stai fuori, non piange mica la tartaruga. La chiamo con la insalatina fresca, lei mette fuori la testa, e zac!” “Farai tu, non deve patire la povera bestia,” - ed ero già pentito di quel pranzo. E poi: “Come si cuocerà?” Vado a consultarmi con Virgilio. “La sola persona,” - mi dice - “che può dirti come si cuoce la tartuca è Jenny Larson, quella marinara che sta nella Caserma con gli americani e governa lo spaccio viveri. Lei sa tutto delle tartuche.” “Un pomeriggio vado a ceracare Jenny. Altro che se ne intendeva di tartuche! Era completamente ubriaca di Bourbon, ma lucida. E comincia a spiegarmi come si prepara lo stufato di tartuca. Elenca infatti le spezie occorrenti, origano, alloro, peperoncino, genziana amarella: tutto in un soffritto di cipolla, cotto in pochissimo olio. All right! Venti minuti di bollore, e il soffritto è pronto per gettarci la carne. Però se vuoi lessarla, farne un brodo...’No, gioia mia, mi basta.’ Ma non potevo andarmene, senza averle fatto due complimenti.” “Intanto la carne di tartuca, portata da Artemisio, era nella ghiacciaia della trattoria, alla quale dovevo spiegare come cuocere lo stufatino. E intanto Jenny continuava al telefono a sciorinarmi il suo erbario, per rendere più saporito lo stufatino, mentre io continuavo a prendere nota delle sue follie.” “Vado in campagna e parlo col sindaco. Era necessario che sapessi il giorno e l’ora in cui ci saremo seduti a tavola con gli assessori. ‘Pranzo di tartaruga,’ gli confido, una specialità sopraffina, boccone da re.’” Lui torce un po’ il naso. “I buoni cibi si giudicano quando sono in bocca,” - dico io con un po’ di sussiego. “Sicuro,” - dice lui - “ci metteremo d’accordo. Sa, bisogna, con gli assessori, studiare il problema per non far chiacchierare il paese.” “Mi faccia avvertire presto,” - raccomando io. “Raccolgo intanto le erbe aromatiche raccomandate dalla Jenny e ne faccio tanti pacchetti.” “Il sindaco intanto, non si faceva vivo. Allora gli scrivo un biglietto. Mi fa avvertire che, per una causa o per l’altra, gli assessori non sono ancora tutti d’accordo. La risposta, dico, è equivoca. D’accordo su Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


Kyoss - L’inedito di Neri Pozza

che cosa? Sulla cena e sulla permuta? Bisogna far presto, la tartuca non può mica aspettare in eterno. Anzi, replica lui, gli assessori sono bramosi di sedere attorno alla tavola, per gustar questa vostra specialità.” “Finalmente mi fa sapere che sono pronti. Allora corro alla trattora. “Ci siamo,” - dico con una risatina trionfale; e poso le erbe sul tavolo. Lei, che ha puntato i pugni sui fianchi, mi guarda con l’occhio furente. “Ma che carne mi ha mandato!” - grida - “che roba era?” “Come?” - domando. “Dico che roba era! Tutta marcia in una settimana. Mi ha appestato il frigorifero.” “Appestato?” “Mandava un odore infame di cadavere; e quando l’ho gettata nel letamaio, nemmeno i cani l’hanno annusata. Ho chiamato Artemisio perchè la seppellisse.” Eliseo sogghignava. “E la permuta?” “La permuta è andata in porto ungendo le ruote del carro,” - rispondeva Eliseo - “quele davanti e quelle di dietro. Che cosa vuoi farci? Oggi il mondo va così!”

• Neri Pozza, (Vicenza 1912-1988) - Palazzo Chiericati


Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945 - Quarto capitolo

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vevo deciso di dare fondo alla conversazione, toccando altri argomenti. Capivo che l’amico era preparato anche a non rispondere. “Però vivi come un romito,” - dicevo. “Sicuro,” - rispondeva - “ma riconoscilo: non ho mai avuto gran amici. Stefano, Italo, Candide, e mio cugino Maurizio. Anzi, Stefano ha sempre covato nei confronti della pigrizia una specie di irrisione.” “Lui,” - continuava - “scriveva poesie, le pubblicava nei giornali, si dava da fare coi critici, spediva lettere invitanti. Io, si e no, buttavo giù pochi versi in un anno. Lui era un compostino sempre agitato, io non pianifico ma sempre in giro per il mondo. A un certo momento le cose si sono messe sottosopra. Stefano si è sposato, è partito per gli Stati Uniti, sono nate le sue tre figliole; e io ho cambiato gusti. Lui corre per le strade di New York, io, invece, mi sento bene qua. Viaggiare mi annoierebbe. Anzi mi annoia perfino sentirne parlare. Oggi la gente viaggia come fosse morsa dalla tarantola. Parte per Mosca, per Londra, Parigi, va ai bagni nelle Maldive, o a Panarea, nel Marocco. Salta sugli aerei, deve addentrarsi nel deserto del Sahara. Tornano dai loro viaggi con la testa piena di polvere. Girando con la velocità delle trottole non possono vedere nulla, la loro testa è nel caos. Un giovane viene a trovarmi, e mi racconta che in mezza mattina ha girato l’Acropoli. ‘Come, dice, non l’hai mai vista?’ E io: ‘Finchè lei visitava l’Acropoli io passeggiavo attorno alle mura di Montagnana. Le conosce? È un esemplare delle nostre più belle città murate!’ Il giovane mi guarda con l’occhio bianco. ‘Come mi confronta, le mura di Montagnana con l’Acropoli?’ E io: “Càpita che si muoia senza aver visto i “Teleri” di Carpaccio e san Giorgio degli Schiavoni, a Venezia, o Altichiero da Padova. Conosce la Cappella dei Lupi di Soragna?” Batteva le palpebre come spaventato. ‘Insomma’ - diceva. “Ognuno alimenta la propria educazione senza il bisogno di correre lontano,” - dicevo. “Non bisogna credere che gli istinti siano uguali in tutte le teste. Ora lei segue la moda dei viaggi. “E poi,” - dicevo al giovane che aveva visto l’Acropoli in un’ora - “lei non deve credere che io sono nemico dei vostri gusti a correre il mondo. La mia generazione certo ha girato la terra meno della sua. Allora non avevamo aerei, non andavamo in automobili, ma in bicicletta, a piedi. A piedi ho fatto quasi seicento chilometri nella sabbia, andando col mio battaglione decimato verso il Kenia. Del resto non mi vanto dei miei viaggi. Ognuno ha dentro di sè il suo buco di curiosità da riempire; e quando si è giovani il buco può essere una voragine. Ogni tanto si vuota, e ci devi mettere dentro qualche cosa di nuovo. Fai un viaggio: non a caso, ma quello ideale che ti riempirà i pensieri per molti mesi. Non è così, Salvatore?” Si era accorto che ero ancora lì. “Adesso, però, divaghi troppo,” - dicevo - “quando ho detto che vivi come un romito, intendevo dire che hai rinunciato a una parte della vita.” “Non ho rinunciato,” - replicava lui - “non ne sento più il bisogno. Mi piacerebbe, a volte, discorrere con una donna quieta, comprensiva, paziente..., parlarle, come si dice, da una riva all’altra, io bianco e lei nero, come due mondi che cozzano, ma senza ardori e incendi, così da trovare, ogni tanto, i punti d’incontro. Allora scocca la scintilla.” “Che scintilla?” “Quella che illumina le cose oscure della vita. Deve succedere senza premeditazione, per pura virtù, della quale forse non abbiamo nemmeno conoscenza.” “Non capisco.” “Parlo di virtù, cioè delle scoperte dell’istinto, come la prima volta che è successo. Avevo allora quattordici anni.” Ascoltavo in silenzio. “Io e mio fratello Andrea, avevamo - come si dice oggi - una “tata”, Antonia, che ci custodiva dall’infanzia. Andrea, più giovane e impulsivo, era sempre in giro con i suoi amici per la contrada. Io invece, mi lasciavo condurre a passeggio dalla “tata”, orgoglioso della sua bellezza. Mia madre la vestiva con eleganza. Se era portata la tata dalla campagna, le aveva insegnato a tenermi in confidenza Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


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senza le fisime dei preti e della chiesa, le superstizioni dei peccati e dell’inferno.” “Quando morì la madre di Antonia, la giovane dovette tornare alla fattoria. Si sposarono i fratelli di lei, andarono in altre campagne, e lei rimase sola coi contadini che governavano i sementi e le servette che tenevano in ordine la casa.” “A volte saltavo sulla bicicletta e andavo in collina a trovarla. Era brava, aveva nettato la casa, il portico, i fienili e le stalle, e la cucina tappezzata di rami splendeva. Perfino il focolare, grande come una camera, era un modello di ordine. Appena mi vedeva, batteva le mani, mi invitava a mangiare con lei. Mangiavamo sotto il lume a petrolio, con le farfalle bianche che traversavano il buio, e - se ero arrivato al tramondo - appena consumata la cena andavo a dormire. Era bello dormire con la finestra aperta sul cielo stellato.” “All’alba Antonia era già scesa nell’aia, la sentivo nel dormiveglia che pompava l’acqua nei secchi.” “Finii la terza ginnasio e andai a salutarla, prima di partire per la villeggiatura. Era in ghingheri, aveva fatto un buon raccolto di frumento. Rideva della mia villeggiatura, non amava il mare, le chiacchiere sotto gli ombrelloni e il caldo della spiaggia. E intanto preparava sulla grande tavola i cibi più buoni della casa, portava il vino migliore e certe pesche vellutate delle quali ricordo ancora il sapore.” “Quella sera appena mangiato mi cadde addosso un gran sonno. ‘Vai a dormire,’ - diceva - ‘io, intanto, rigoverno.’ Salii in camera e mi infilai fra le lenzuola del lettone, e già dormivo; e allungavo le braccia a cercare le lenzuola fresche sotto il cuscino, slungavo le gambe negli angoli. E già dorivo un sonno profondo, quando mi parve di aver infilato la mano in qualche cosa di tiepido. Non apersi gli occhi. Il lume era ancora acceso. Sentivo nella mia mano la sua tettina dura e il capezzolo diritto.” “Antonia non si era mossa. Avevo sempre dormito nel suo letto con lei, in una specie di fiduciosa beatitudine. Ora, semisveglio, capivo quanto lei fosse sicura che mi muovessi senza coscienza. Ebbi paura che mi allontanasse il braccio, la mano, e la tolsi svogliatamente. Tenevo gli occhi chiusi ed era come se avessi dormito una notte intera. Muovevo il braccio, la mia mano scivolava sotto il suo fianco, poi giù fra le cosce. Antonia ebbe un piccolo sussulto, non so se mi abbia guardato. Sentivo sotto le dita la pelle delicata, il suo pelo soffice. Allora mi levai di scatto sulle ginocchia. Antonia aveva chiuso gli occhi. ‘Voglio vedere,’ avevo detto. “Docilmente lei alzava la camicia. Feci appena un piccolo sforzo perchè aprisse le cosce. Ora la vedevo; e mi abbassai per vederla meglio. La toccavo. Le due labbra rosee mi pareva avessero un piccolo tremito. Le apersi e mi misi dentro la lingua. Lei mandò un piccolo grido. Mi aveva ficcato le dita nei capelli e si lamentava docilmente. Quando mi distesi su di lei aveva il viso beato.” La mattina, quando scesi nell’aia, una ragazza mi disse che Antonia era sui campi. Le lasciai un saluto. La rividi dopo tre anni, sposata.” C’era stato un lungo silenzio. “Poi,” - riprendeva Eliseo, come avesse ritrovato il filo perso - “non è pi stato così. Ossia l’amore si è ripetuto, con altre donne, in modi diversi ma senza lo stupore della prima volta. Voglio dire che quella notte tutto è successo senza premeditazione, improvvisato e naturale. Sono venuti altri rapporti, senza stile, senza candore. Forse saranno stati questi ad allontanarmi dall’idea del matrimonio. Legarsi per la vita! Aver figli, doverli allevare, vederli diventare grandi, magari carogne fin dai primi anni; perchè si capisce anche dai primi anni di vita come sarà un adulto.” “Non sempre,” - mormoravo. “Non sempre, però i figli nascono da un’unione benedetta in chiesa che non puoi rompere senza scandalo; anche se, a casa nostra, per mio padre e mia madre, il matrimonio è sempre stato considerato alla francese. I nostri amici di Lione, i Clebert, ripetevano che si trattava di un contratto sociale. Il giorno in cui la società dei due, per ragioni di incomprensione, noia, infedeltà lo considerano finito, il contratto si rompe.” Pensavo che quelli erano i luoghi comuni della famiglia di Eliseo, l’amico aveva ancora una volta perduto il filo principale della conversazione per afferrarne uno secondario; invece circuiva l’argomento, lo affrontava da lontano avvicinandosene piano piano. Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945 - Quarto capitolo

“Figurati! Quanto prima ti dicevo che noi, durante la gioventù, avevamo molto viaggiato,” riprendeva Eliseo - “a piedi e senza comodità, sottintendevo che avevamo patito di privazioni da non prendere alla leggera. Lasciamo stare la trincea, il cannone, i mortai e le mitragliatrici. Avevo sulle spalle tre anni di Africa, ti dirò dopo che cosa sono stati quegli anni, prima di essere fatto prigioniero dagli inglesi e spedito in India, e poi nel campo di Joly, al nord del paese. In Abissinia ero stato richiamato con le formazioni miste che presidiavano Gondar, e riuscii a sfamare una famiglia di indigeni con un sacco di dura. Tra costoro c’era una bambina di rara bellezza. Avevo salvato le donne e i piccoli da un sicuro massacro, forse perchè la bambina, sentiti gli spari, si era messa a piangere in modo straziante. Succede, a volte, che la sofferenza ti colpisca in modo crudele, ti prenda la fantasia. Il fatto sta che la bambina volle dormire nella mia tenda e arrotolata nella coperta mi si distese al fianco. Aveva grandi occhi bianchi e supplichevoli, non quelli dell’Antonia, e quella notte faceva un freddo terribile. E poi c’era in quegli occhi un’innocenza indescrivibile, disarmata e sommessa. Quegli occhi mi sono rimasti nella memoria come luci nel buio.” “In India,” - continuava Eliseo - “ci siamo stati per cinque anni, come conficcati in quella terribile depressione del suolo, ai piedi dei massicci dell’Himalaya; e io avevo la sensazione di essere cascato alle porte dell’Inferno. Così quando mi hanno fatto risalire sulla nave, e ho, come di dice, rimesso i piedi a terra, mi è parso di toccare le cose vere, l’orizzonte, il cielo, di parlare per comunicare i miei bisogni, mangiare la nostra roba, dormire in un vero letto. Sai, le prime volte che ci dormi hai la sensazione di precipitare tanto ti sembra molle e cedevole. Però passa subito. Così ti volti indietro e cominci a cercare quello che avevi lasciato partendo, magari interrotto a metà. Provo a orientarmi, prendo alcune misure. Avevo una donna: scomparsa, maritata, aveva cambiato città. Gli amici? Alcuni morti, altri inabili, altri ancora emigrati in grandi città, dove - si dice - i denari corrono in fretta. Anch’io dovrei trovarmi un mestiere, dicevo fra me. Che cosa facevo, prima che mi chiamassero alle armi? Facevo l’insegnante, in una scuola di ragazzi, era divertente; ma adesso tornerei a farlo? No. E allora? Vado in campagna, ho pensato, il lavoro della terra mi prenderà subito, scoprirò il mio equilibrio.” “In campagna tutto sembrava bell’è fatto. Trattori, erpici, falciatrici, e tanti fertilizzanti. Incontro il fattore. Tutto a posto, mi dice. È finito il tempo della zappa e del badile. E allora, cristiani, non avete bisogno di nulla. Il fattore crollava la testa, si capiva quello che non voleva dire. Press’a poco voleva dire: ‘Tirati fuori dai piedi, non abbiamo bisogno di sapienti.” “Torno alla campagna e mio padre mi dice: ‘Ci sono in banca i denari tuoi e quelli destinati ad Andrea’ (Andrea era morto durante un’imboscata, vicino ad Harrar). ‘Sbrigati ad impiegarli, altrimenti ti rimarrà in mano un pugno di mosche.’ Fu, con questo capitale, che entrai nella Cooperativa Ittica che allevava trote; e mi ci volle poco a capire come quella società ittica funzionava, con le vasche d’acqua sorgiva e il mangime ad ore precise. Osservavo le trote fario navigare; vere belve, antropofaghe per costituzione. Però tutte le trote sono antropofaghe. Se un branco di neonate finisse per accidente nelle vasche delle grandi, sono fatte fuori in pochi morsi.” “Quello era un lavoro da pescatori” - diceva Eliseo - “e me ne disamorai presto. Mi staccai dalla società con un modesto utile. Era nei patti che potessi uscire dopo un breve preavviso. Però finimmo in mano agli arbitri, avvocati amici, ma sempre avvocati.” “Ma guarda, diavolo, dov’è andato a cacciarsi!” - pensavo. “Dalla prigionia in India alle trote.” Eliseo aveva chiamato il contadino per invitarlo a preparare la cena.

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POLITICA | Dopo Berlusconi

Il potere spappola chi non ce l’ha Difficile nel Vicentino la ricomposizione delle diverse anime di Antonio Trentin

Il potere spappola chi non ce l’ha. Esasperando un poco ma non troppo la classicissima sentenza democristiana di Giulio Andreotti, si deve pensare così della sorte che sta toccando all’odierno centrodestra pidiellino, che pareva esser diventato post-berlusconiano e adesso più non si sa se e quando mai lo sarà. Tormentatosi nel proprio tradimento incrociato con il Cavaliere, che va avanti da mesi, il Popolo della Libertà misura per la prima volta su stesso una situazione di incertezza mai prima vissuta e neanche mai immaginata: quella culminata poche settimane fa nella breve e confusa fase in cui - con l’avvento improvviso dell’idea di contarsi alle primarie interne - in troppi avevano tentato la scalata solitaria da leader, più di qualcuno sperando di seppellire la memoria politica del fu-Padre Padrone in tempo per le prossime elezioni. Le quali, purtroppo, promettono comunque male. Lo scenario è da terremoto, alla faccia dei bei ventennali discorsi sulla semplificazione del partitismo e sul consolidamento del “polo unico dei moderati”. Angelino Alfano (ex ma molto ex figlio prediletto) è stato per

crisi 20 | KYOSS | DICEMBRE 2012

mesi sull’altalena tra l’appoggio e la scomunica da parte di Silvio Berlusconi, che prima se n’era andato - accompagnato da molte benedizioni anche dei suoi - poi è tornato, poi ancora se n’è riandato e alla fine è ritornato. Con il che relegando il segretario nel modesto ruolo di cancelliere trascrittore delle sue volontà. Le cronache sono arrivate a conteggiare fino a un’incredibile “quota 19” il fluttuante andamento delle candidature alle primarie per la leadership del Pdl: un appuntamento che - volendo frettolosamente emulare la vicenda del Pd e il grande scannamento dei rottamatori renziani contro il leader Bersani - aveva rischiato di ridursi alla piccola faida di un piccolo partito. Rimasto convocato fino all’ultimo per metà mese, questo appuntamento si è via via trasformato in un flop annunciato, tra incertezze sui modi, dubbi sugli esiti e revocabilità incombente. Il Cavaliere ha intanto coccolato in segreto un suo partito personale nuovo ma dal sapore forzatamente antico (Grande Italia?), con il quale propagandare un’altra volta, dopo vent’anni di promesse, la “rivoluzione liberale” che mai ha neanche

tentato di impostare davvero. Uno strumento con il quale prendersi parecchie rivincite e tentare di condizionare il gioco sfuggitogli di mano. Uno strumento accantonabile una volta rimesse le mani sul Pdl, dentro il quale consumare le vendette contro i “tiepidi” che lo avevano rottamato politicamente e psicologicamente nell’ultimo anno: primo tra i molti l’exministro Frattini. I sottocapi con vecchia targa di Alleanza nazionale hanno intanto studiato come andarsene in tempo da un Pdl riberlusconizzato, per rifare una destra che oggi in Italia non c’è. Dalla Lombardia costretta alla votazioni anticipate, disastrata dagli scandali del governatorato formigoniano, sono arrivate ipotesi di liste autonome celestialmente ispirate da Comunione e Liberazione. Giulio Tremonti ha annunciato il proprio, di partito: l’ha tenuto un po’ di tempo in freezer, poi l’ha consegnato all’alleanza con la Lega maroniana. E perfino Emilio Fede di lista-scheggia se n’è fondata una tutta sua. Lo sgomento che frulla e annichilisce la capacità decisionale al centro si riverbera in periferia, dove il centrodestra non leghista patisce un’eclissi


che rischia di piombare in un tramonto. Il biennio di pesantissima spaccatura interna vissuto dalle correnti pidielline del Vicentino tra il 2011 e il 2012 avrebbe avuto bisogno di un balsamo di tranquillità duratura per sanare le cancrene personali e politiche. Da Roma, invece, la polemica interna sparge sulla periferia sali malsani, colorati di incertezza che fa più dolorose le piaghe. Far discendere di nuovo le scelte e la sorte di tutti, in tutto e per tutto dalla volontà di Berlusconi? Per salvare l’immediato futuro a lui e il posto a una manciata di suoi fedelissimi onorevoli e onorevolesse? Anche ripartendo da un sogno frammentatore anziché aggregatore? Anche accettando di andare a rimorchio della Lega a guida lombarda? Anche scegliendo di aprire una vera e propria guerra elettorale non più contro “comunisti” ma contro il governo Monti sostenuto per un anno e l’Europa che su Monti ha scommesso? Chi si era immaginato un Pdl diverso - incamminato sulla strada dei grandi partiti del moderno conservatorismo europeo, anche al costo di un momentaneo sacrificio elettora-

le - ritrova l’incubo della dipendenza dal leader. Ma lo ritrova, e si prepara a dover viverci dentro, non più nelle gloriose fasi ascendenti che molto promettevano a tutti (e che hanno ben mantenuto per molti quanto a ruoli, onori e prebende) ma in una svolta di declinante trend elettorale all’insegna del “si salvi chi può”. È una situazione nella quale, per restare al Vicentino, diventa molto più difficile per non dire impossibile la ricomposizione delle anime scontratesi ai tesseramenti e nelle conte dell’inverno scorso. La chiamata all’unità berlusconiana funzionerà: chi puntasse contro questa ipotesi perderebbe. Ma i riflessi dei vecchi contrasti, per quanto opacizzati dalla mobilitazione preelettorale, sono destinati a restare presenti. E con essi i quesiti rincorsisi nelle ultime settimane. Quanti tra i perdenti d’inizio anno al congresso provinciale sarebbero rimasti nel Pdl, ultimamente controllato a colpi di potenti numeri congressuali dall’euronorevole Sergio Berlato (non a caso grande sostenitore del metodo delle primarie), quando fosse spuntata con concreta sostanza organizzativa quella

Forza Italia bis alla quale già si erano iscritti in anticipo big come Giancarlo Galan e l’ex-parlamentare vicentino Pietrantonio Zanettin? Che cosa avrebbe fatto la fetta di ex-aennisti che con Berlato non va d’accordo? Come potrebbero muoversi due (o più?) partiti centrodestristi contendenti in stile “fradèi, cortèi” su uno scenario fattosi elettoralmente stretto per tutti, quale che sarà la formula nazionale con cui si andrà a votare (meglio di tutto il Porcellum, secondo Berlusconi)? E quanto rischierebbero di dover andare tutti insieme al rimorchio della Lega Nord, i possibili spezzoni postpidiellini, in quello che a Vicenza in primavera sarà il test principale per la ridefinizione degli spazi a centrodestra e per la certificazione delle leadership dentro quella che diventa la “vecchia opposizione” (essendo la “nuova” quella dei grillini succhiatori di voti populisti al Popolo della Libertà, di voti anti-sistema ai bossiani delusi e di voti di protesta alla sinistra stanca) e cioè quando si dovrà concordare la candidatura di un aspirante sindaco da contrapporre ad Achille Variati?

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ELEZIONI | IL PREZZO DELLA PACE

Obama

Obama bis Barack di nuovo alla Casa Bianca di Paolo Mele

Obama ha fatto bis. Sotto la spinta dell’uragano Sandy, ha sbaragliato l’avversario Mitt Romney, conquistandosi il consenso della maggioranza degli elettori, di sicuro favorevolmente colpiti dall’impegno da lui dimostrato nel far fronte alla grave emergenza meteo, la cui preannunciata furia, forse non del tutto casualmente, è andata decrescendo a vantaggio della sua campagna politica. Una mossa mediatica di grande effetto che ricorda, nel nostro piccolo, le emergenze alluvionali. Comunque sia ha vinto e per i prossimi quattro anni Barack non dovrà sbaraccare dalla Casa Bianca. Resterà lì a progettare il futuro della nazione e del mondo libero, di cui ogni presidente USA si ritiene per presunzione divinatoria capo. 22 | KYOSS | DICEMBRE 2012

Un impegno non da poco, per il quale è necessario apparire coerenti. Semmai promuovendo periodiche crociate per la liberazione di popoli oppressi in cambio di un po di petrolio. “Aiuti” forniti già a Irak ed Afghanistan, oggi finalmente democraticizzati con qualche centinaia di migliaia di morti, in maggioranza donne e bambini, e che di qui a non molto si dovranno forse rivolgere anche all’Iran, piantando sul suo suolo la solida cannuccia a stelle e strisce. Un’iniziativa di “pace” che sembrerebbe già in preparazione, previa destabilizzazione-acquisizione delle aree a rischio, come quelle nord africane, tra cui la Libia parzialmente “occupata” dai marines a seguito dell’assalto contro l’ambasciata di Bengasi in cui è morto, in maniera

non del tutto chiara, il suo rappresentante. Oppure promuovendo rivolte di “liberazione”, vedi Siria, per avere il definitivo controllo aereonavale del Mediterraneo, ex (come altro) mare nostrum, già invaso dalle flotte alleate. Insomma un bel da fare, a cui, come ha già dimostrato, neanche il liberal Obama, sembra possa sottrarsi. Così al suo discorso di reinsediamento, spremuta qualche lacrima di commozione, si è detto pronto ad andare avanti nel cammino della libertà e del riscatto sociale, con la promessa di “far pagare più tasse ai ricchi come lui”. Un bel proposito, più volte sentito anche qui da noi. Come molte altre promesse rivolte ai popoli del mondo libero che continuano tuttavia a sputare sangue e sudore •


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PUBBLIREDAZIONALE

peccati di gola 24 | KYOSS | DICEMBRE 2012


• L’imprenditore Franco Bortolazzo

Il piacere di gustare il piacere Il prodotto che fa la differenza “I progetti più ambiziosi partono da lontano e i risultati migliori nascono da una cura minuziosa di ogni piccolo particolare”. Questa la filosofia di Franco Bortolazzo, giovane imprenditore trevigiano, titolare della Naturalmix, fondata nel 1996 dopo un’esperienza familiare di 50 anni nel settore alimentare. Il desiderio di realizzare una nuova realtà aziendale capace di creare specialità uniche di bevande per bar, pasticcerie e hotel di indiscutibile prestigio è stato ciò che ha fatto scatenare in Franco la volontà di far nascere la Naturalmix. Puntare a “trasmettere un’emozione” nel settore della caffetteria era una sfida non facile. La Naturalmix attraverso la scelta scrupolosa del-

le materie prime, la realizzazione di prodotti di altissima qualità dal designe curato e raffinato e la selezione accurata del tipo di distribuzione, ha dimostrato di saperla cogliere nel modo giusto. La particolare attenzione verso gli aspetti di sostenibilità di tutti i processi e delle attività che coinvolgono l’azienda, la cura della salute dei consumatori e il rigoroso rispetto di tutti gli elevati standard qualitativi, hanno permesso alla Naturalmix di presentarsi al mercato di oggi, sempre più selettivo, come vero leader. Ad oggi la Naturalmix propone una scelta tra differenti collezioni di prodotti che comprendono tè caldi e freddi nella linea Lawson’s, cioccolate e creme nella linea Parisien, ricche

varietà di caffè e orzi aromatizzati, caffè speciali e caffè al ginseng della collezione Canova, nonché zuccheri e differenti alternative dolcificanti proposti nella linea Sweetness. Tra le recenti creazioni vi sono anche le creme fredde della linea Creamery, tra cui la già affermata crema fredda al caffè, e il gelato Soft al gusto fiordilatte. Tutte le creazioni e i progetti della Naturalmix sono frutto della passione di Franco e della sua costante aspirazione a “fare ogni cosa fatta bene”. Solo chi ha deliziato di una creazione firmata Naturalmix può capire cosa intenda Franco Bortolazzo quando, con i suoi prodotti, “vuole fare la differenza” •

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ECONOMIA | lavori in corso

Vicenza si fa bella

Quel tesoretto Serenissimo Cartelli per duecento cantieri di Toni Brusegan Dovevano essere 100 cantieri, sono pressoché raddoppiati. Già, “Vicenza si fa bella”, recitano i numerosi cartelli affissi dal Comune nelle tante aree urbane contrassegnate dai lavori in corso. Strade, marciapiedi, piste ciclabili, arredo urbano e quant’altro: almeno sulla carta, difficile non condividere questo maquillage cittadino fatto partire dal Comune nella primavera scorsa. Del resto il sindaco Achille Variati l’aveva annunciato: con i 32 milioni di euro introitati dalla cessione delle quote Autostrada Padova - Brescia si darà il via alla “campagna dei 100 cantieri” per migliorare, con interventi funzionali, la rete viaria e i contesti urbani. Morale: dal centro alla periferia Vicenza è da mesi un grande cantiere a cielo aperto. “L’obiettivo – commenta l’as-

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sessore ai Lavori pubblici e alle infrastrutture Ennio Tosetto – è quello di offrire una Vicenza nuova, migliore, più efficiente, inserita con maggior forza propositiva in quello che è il disegno metropolitano veneto. Da qui, ad esempio, come è sotto gli occhi di tutti, gli interventi prioritari sulle arterie di ingresso in città”. Opere manutentive e infrastrutturali, insomma, che accompagnano l’immagine odierna della città, ben contrassegnata dal restauro della Basilica Palladiana, dalla mostra “da Raffaello a Picasso”, dall’aria nuova e vivace che la Piazza sa oggi trasferire a tutto il tessuto urbano circostante. Dunque, grazie al “tesoretto” della Serenissima autostrada, Vicenza si sta facendo (più) bella e più contemporanea. Sentiamo in che modo.

Assessore Tosetto, facciamo un passo indietro: vogliamo ricordare l’origine di questi 32 milioni di euro incassati dal comune di Vicenza? Vicenza, come del resto anche Padova, ha ceduto le sue quote detenute in Autostrada Padova-Brescia. Da questa cessione l’amministrazione ha incassato al netto 29 milioni; soldi da spendere, per motivi fiscali e amministrativi legati al Patto di stabilità, entro il 2012. Sintetizzando: dei 29 milioni incassati, 8,5 milioni sono stati destinati alla voce “estinzione mutui”; 20,5 milioni alla voce lavori pubblici. Così facendo l’Amministrazione, già di per sé virtuosa nel contesto del Patto di stabilità, ha ulteriormente scalato il suo indebitamento-mutui e, soprattutto, ha dato il via ad una estesa azione di riqualificazione urbana.


Nel dettaglio, questo budget di oltre 20 milioni destinato alle opere pubbliche come è stato canalizzato? Gran parte dei soldi sono stati stanziati per opere stradali, che nel complesso hanno assorbito oltre 12 milioni: 7 milioni 317 mila euro sono stati destinati ad interventi di asfaltatura e mobilità; oltre 5 milioni per l’estensione delle piste ciclabili, il rifacimento dei marciapiedi ed altri lavori di complemento. Nell’insieme, poi, si son presi in considerazione anche altri settori d’intervento… Vale a dire? Una parte, 1 milione 380 mila euro, è stato reinvestito nella tutela del patrimonio comunale: dalla riqualificazione dell’ex Centrale del latte all’estensione della rete wi-fi, al miglioramento “energetico” dell’illuminazione pubblica; un’altre parte, 1 milione 430 mila euro, per la

riqualificazione dello spazio Lamec in Basilica. In un’ottica di interventi settoriali, si è quindi deciso di convogliare un altro milione 445 mila euro agli impianti sportivi (palestre non scolastiche), 1 milione 312 mila euro all’edilizia scolastica comunale, 2 milioni 190 mila per l’arredo urbano e verde pubblico. Va da sé che in circa 6 mesi sono stati avviati 152 cantieri di opere stradale, a cui vanno aggiunti un’altra cinquantina di cantieri per altre tipologie di opere. Ora siamo al 75 percento dei lavori programmati, per dire che l’attività è stata particolarmente intensa, efficiente ed efficace. A questo proposito va sottolineata un’altra considerazione: l’80 per cento delle opere sono state appaltate ad aziende del nostro territorio, che in questo momento di crisi hanno così potuto usufruire di lavoro. Anche questo, ci pare un bel risultato.

POST SCRIPTUM Quel tesoretto di 32 milioni incassato dall’Amministrazione comunale dalla cessione delle quote Autostrada Padova-Brescia è ormai bello che speso in strade, marciapiedi, ciclabili, arredo urbano, ecc… Sì, Vicenza si fa più bella, niente da dire, ma quei Serenissimi soldini, almeno in quota parte - visto il border line dei nostri fiumi e il tranquillo week end di paura vissuto dai vicentini l’11 novembrenon potevano rappresentare un gruzzoletto per far fronte alle difficoltà, non solo fluviali e idrogeologiche, della nostra bella città? L’obiezione, bene che il sindaco Variati lo sappia, ci pare legittima. Stroncarla come “la solita battutaccia dell’opposizione” ci appare ancor meno convincente. Il cittadino che paga le tasse, non pensa e obietta per Partito preso ( il Partito di Variati, il Partito Contro), ma col buon senso del padre di famiglia • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 27


FINANZA | Risparmiatori e investimenti

il rating

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Garanzia o puro strumento di potere? La “pagella” delle controversie di VERSUS

Negli anni seguiti al boom economico, ai clienti che interrogavano i funzionari delle banche sulla bontà degli investimenti era d’uso garantire che il tal titolo aveva un ottimo “rating”, espressione validata da lettere maiuscole o minuscole o miste accompagnate a volte da segni positivi o negativi che completavano i giudizi sui titoli esaminati. L’operatore esauriva il suo compito, il cliente si sentiva rassicurato, l’investimento era fatto. Questo sistema di confronto tra il funzionario di banca, più o meno esperto, e il cliente, in genere non esperto, ha funzionato fino a quando l’economia nazionale ed internazionale non ha manifestato le sue debolezze. Chi non ricorda il default della Repubblica Argentina, chi non ha sofferto la crisi Parmalat ed altri fallimenti. Alla base dei rammentati episodi, la presenza di giudizi positivi, rating favorevoli espressi agli ignari investitori a sostegno di argomentazioni non sempre puntuali e pertinenti. L’esempio più clamoroso, il rating sui titoli della Lehman Brothers, la grande banca d’affari americana, fallita qualche giorno dopo che in tutto il mondo campeggiava sui propri prodotti finanziari un solido rating. Chiarito che il rating è un giudizio su singoli titoli finanziari ma anche su singole Istituzioni, Banche e anche Stati sovrani come abbiamo tristemente sperimentato noi italiani quando è stato declassato il giudizio

sui nostri titoli pubblici, è bene dire che le più autorevoli Agenzie – Moody’s – Standard &Poor’s – e Fitch sono entità private che gli anni e indubbie capacità organizzative hanno fatto emergere sul piano internazionale. Col tempo la quasi totalità delle nostre banche, ma anche le Regioni, le Provincie, i Comuni si sono indotti a chiedere, a pagamento, il rating sulla propria solvibilità da sottoporre agli investitori o alle Istituzioni finanziarie e banche per ottenere i crediti o le sovvenzioni. Il verificarsi di crack come è più frequentemente avvenuto negli ultimi anni ha provocato però un duplice effetto: - le Agenzie, criticate nei loro giudizi errati, hanno iniziato a produrre in misura più severa le loro valutazioni provocando reazioni non benevoli da parte dei valutati e riflessi negativi su Istituti e, come detto, su Stati sovrani ( Grecia, Spagna e Italia) - i clienti, non solo privati ma anche Enti Pubblici, hanno iniziato a coinvolgere le giurisdizioni competenti per realizzare rimborsi o ridurre i danni sopravvenuti in seguito a situazioni di default o maggior rischio seguiti a valutazioni e rating ritenuti errati, superficiali o benevoli. Sono in corso giudizi presso il Tribunale di Milano, quello di Monferrato e altrove mentre a Trani la locale Procura con lunghi accertamenti mira a sottoporre a giudizi penali alti dirigenti di Standard

& Poor’s e Fitch perché, secondo i magistrati, le Agenzie hanno manipolato il mercato con informazioni non corrette causando, nel caso dell’Italia, una immagine destabilizzata e influendo su valutazioni negative dei titoli pubblici. Nello stesso tempo, in Australia, la Corte Federale di Sydney ha condannato Standard & Poor’s a risarcire 12 comuni del Paese per perdite subite su prodotti derivati, acquistati con assicurazioni di scarso rischio, motivando la sentenza col principio che le Agenzie sono responsabili per i giudizi dati su strumenti derivati. Il vanto di opinioni indipendenti seguendo metodologie pubbliche e trasparenti è stato così messo in forte discussione. Oltre le iniziative giudiziarie, la dottrina ha dato un contributo al superamento di sì forti e incontrollati poteri. La nostra autorità Antitrust ha fatto approvare una legge che istituisce il “rating di legalità” delle imprese, una pagella con punteggi attribuiti da quella Autorità che consente a chi necessita di crediti di vantare una valutazione di una autorità indiscussa, anche se fondata in prevalenza su aspetti di legalità e non puramente tecnici. Un ridimensionamento ancora più forte delle citate Agenzie potrà venire dalla Banca Centrale Europea che ha allo studio la creazione di un organismo unico, targato Europa, per giudicare sui debiti di società e Stati • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 29


Rubrica PUBBLIREDAZIONALE sulle tematiche fiscali di interesse generale | A CURA DI MODUS

Cavalli e fisco Il cavallo si sta trasformando in un possibile problema fiscale per il suo possessore? “CAVALLI E…SEGUGI”, dichiarava in maniera poco convinta e poco convincente un esilarante Hugh Grant, improvvisato giornalista nel film “Notting hill”. E noi potevamo stupirvi con effetti speciali, raccontandovi le amorose avventure dell’impacciato libraio alle prese con la bellissima Anna Scott alias Julia Roberts. Ma qui ci occupiamo di scienza economica, non di fantascienza cinematografica… Ecco che il titolo corretto del nostro intervento è “CAVALLI E FISCO”. Stiamo infatti per descrivere il modo in cui l’animale cavallo si sta trasformando in un possibile problema fiscale per il suo possessore. IL CAVALLO NEL REDDITOMETRO Il possesso amatoriale di cavalli, pur non comportando obblighi tributari automatici, può comunque evidenziare indici di capacità contributiva

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utilizzabili per accertamenti fiscali. Infatti, oltre che mediante i soliti sistemi, l’Amministrazione Finanziaria può determinare il reddito complessivo delle persone fisiche anche in via presuntiva, attraverso il famigerato Redditometro. In altri termini, il reddito, così come quantificato in dichiarazione, verrà vagliato alla luce delle spese che il medesimo soggetto ha sostenuto nell’arco dell’anno (non quelle reali ma quelle secondo le stime del Fisco). E la ragione addotta dall’Amministrazione Finanziaria è semplice: il solo fatto che queste ultime siano state effettuate induce l’esistenza a monte di un reddito spendibile (se hai speso cento, vuol dire che prima devi aver guadagnato almeno cento). Qualora la verifica individui incoerenza tra i due termini, si procederà col ricalcolo del reddito da dichiarare. E logicamente a reddito più elevato corrispondono impo-

ste più elevate… IL REDDITEST Da un punto di vista tecnico-procedurale, il redditometro richiede innanzitutto l’inserimento di dati finanziari e di dati tecnici relativi a una serie di voci personali: composizione nucleo familiare, comune di residenza, reddito dichiarato, abitazione, mezzi di trasporto, tempo libero e cura della persona (tra i quali vanno inseriti i giorni di possesso di cavalli), istruzione, ecc. Successivamente, lo strumento procede a determinare le spese sostenute mediante la somma delle spese reali direttamente imputate, per es. rate mutui, con le spese presunte stimate a partire dai dati tecnici forniti, per es. kw dell’auto, e valorizzate attraverso appositi coefficienti (di cui neanche i commercialisti sono finora a conoscenza). Infine si procede col confronto


tra reddito dichiarato e spese sostenute così stimate. Per dare la possibilità ai contribuenti di verificare in modo autonomo e veloce la coerenza tra reddito dichiarato e spese sostenute, l’Agenzia delle Entrate ha elaborato e messo on-line il Redditest. Basta scaricarlo da internet (lo potete trovare anche sul nostro sito www.controlproject. com) e installarlo sul pc: il software consente di verificare la coerenza della propria dichiarazione dei redditi, con tanto di semaforo verde e rosso per evidenziare le varie situazioni. COSA DEVE FARE IL POSSESSORE DI UN CAVALLO? Come abbiamo visto, a fianco di una moltitudine di oggetti di spesa, l’Amministrazione Finanziaria ha fatto rientrare nel calcolo del redditometro anche i cavalli. Il costo per il loro mantenimento infatti fa presu-

mere una certa capacità di spesa in capo al possessore (senza peraltro distinguere tra campioni blasonati e semplici cavalli da compagnia, i cui rispettivi costi di gestione non sono minimamente comparabili). Quello che va detto è che il cavallo posseduto può far aumentare in modo sensibile il reddito presunto, comportando un grave sbilanciamento di coerenza col reddito dichiarato. Ai possessori di cavalli, e non solo, consigliamo quindi di stare attenti e di valutare bene come muoversi. Compilate pure il Redditest e verificate più volte la vostra situazione. Sappiate comunque che solo il vostro esperto commercialista può realmente aiutarvi a capire e a darvi indicazioni di cosa dovete fare... solo lui, infatti, può farvi prevenire ed evitare spiacevoli contenziosi col Fisco •

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redditometro In data 10 novembre alla FIERA CAVALLI di Verona, grazie all’organizzazione di SELLERIA EQUIPE SRL e di CONTROL PROJECT SYSTEM SRL, con la collaborazione di altri professionisti, il dott. Giuseppe Pozzato ha presentato e analizzato la delicata tematica del rapporto tra cavallo e fisco, sia dal punto di vista del redditometro, sia dal punto di vista delle associazioni sportive che gestiscono centri equestri. Per chi volesse approfondire tali argomenti, sul nostro sito www. controlproject.com è disponibile la brochure dell’intervento ed è anche possibile sottoporre al dott. Pozzato eventuali domande •

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PUBBLIREDAZIONALE

Happy Carpets 32 | KYOSS | DICEMBRE 2012


• Alcune tessitrici in lavorazione

• Hasan Pashamoglu, Aldo Cibic e Deniz Pashamoglu

Cibic-Moret Un’inedita collezione di tappeti i cui decori fanno pensare al mondo naturale, annodati secondo le antiche tradizioni. Moret è un marchio italiano attivo dal 2000 nel settore del tappeto contemporaneo con sede a Vicenza e Milano in Italia, e Istanbul in Turchia. Sviluppa e rinnova la solida tradizione costruita in oltre vent’anni d’attività dalla Galleria Pashà di Vicenza che, fondata da Hasan Pashamoglu, ospita pregiati tappeti antichi e moderni provenienti, oltre che dalla Turchia, anche da ogni parte del mondo in cui l’arte del tappeto costituisce un’eccellenza come, ad esempio, Cina, India e Francia. Anni di ricerca e la continua collaborazione con architetti e designer italiani nel creare tappeti ad hoc adatti a esigenze e spazi particolari in abitazioni, hotel, yacht e centri congressi in tutto il mondo, hanno stimolato la nascita della nuova concezione di tappeto che oggi Moret propone al pubblico internazionale. Se tradizionalmente esprimeva l’evolvere e il mutare di sentimenti nel complesso modo femminile delle tessitrici, oggi il tappeto contemporaneo secondo Moret può ampliare i propri orizzonti e farsi portatore d’idee e sogni, universali, condivisi. Trasformandosi così da complemento d’arredo in oggetto di design e d’arte. Da questa coraggiosa visione nasce

l’incontro con Aldo Cibic, architetto e designer italiano di fama internazionale, il cui patrimonio iconografico trova il materiale espressivo nelle lane, nelle sete e nei lini selezionati da Moret tramati e orditi dalla sapienza artigianale delle lavoratrici che oggi, come un tempo, si dedicano ad annodare i tappeti nell’ambiente familiare delle loro stesse case sparse nell’Anatolia centro-occidentale. In questo modo si costruisce un legame profondo tra due realtà che iniziano a conoscersi e penetrare una nel mondo dell’altra stabilendo legami importanti e garantendo vita anche nel futuro a una tradizione antichissima. Allo stesso tempo il design trova la via di un’espressività originale perché oggi, per trovare una nuova energia, è necessario tornare indietro e recuperare la bellezza della semplicità, la qualità dei materiali e del lavoro artigianale, per coniugarli con le sfide di oggi, che impongono una nuova attenzione alla persona e alla natura. Proprio il mondo animale, vegetale e umano, riportato a forme archetipe quasi primitive, e per questo forti e potenti, costituisce il soggetto messo in gioco da Cibic nella collezione disegnata per Moret. I titoli da soli bastano a evocare un

mondo colorato fatto di danze all’aria aperta, gioco, evasione: “Merry-GoRound”, “Party Zoo” con la sua variante “Many Party Zoo”, “Flora”, “Jungle” e “Bongo Dance”. Con coerenza concettuale si ritrova qui il tema del “bel posto”, piccoli uomini, animali e foglie si raccolgono intorno alla simbologia del cerchio che abbraccia, accarezza, isola e protegge per creare un luogo privilegiato. In questi tappeti di Cibic-Moret lana e lino si annodano assieme, sposando a volte anche la seta; molte delle colorazioni sono il risultato di uno studio e di una miscela di colori primari, per ottenere fino a ventiquattro gradazioni di beige, altrettante di grigio, viola o verde, come anche alcuni toni neutri e secondari. è coinvolgente approfondire, attraverso le parole di Marco Fazzini nel libro “Happy Carpets”, la storia di questo incontro Cibic-Moret, che è un viaggio delle idee e del lavoro. Così si comprendono i diversi valori che compongono l’eccellenza estetica di questi tappeti: che con infinite sfumature di colore associate talvolta all’uso del bassorilievo sapranno creare all’interno delle case un “bel posto”, dove trovare un suggerimento alla felicità •

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finanziamenti statali

SCUOLA | FRA pubblico e privato

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Si risparmia finanziando le paritarie Un bambino della statale costa il doppio di Sergio Cervellin

Anche quest’anno, quando il Parlamento sta discutendo la legge di stabilità (che prima si chiamava “finanziaria”) sono state organizzate manifestazioni di protesta dai sindacati e dai movimenti contro i “tagli”, il precariato, la disoccupazione. A questi motivi di protesta il movimento degli studenti ne aggiunge un altro: “per la difesa della scuola pubblica”, slogan che contiene due messaggi al governo: non ridurre lo stanziamento di fondi per la scuola statale e non mettere in bilancio soldi per la scuola privata. Questa duplice proposta sembra avere il consenso dei sindacati, degli studenti e degli insegnanti delle scuole statali che considerano le scuole private come scuole per ricchi o, peggio, dei “diplomifici”. A Bologna si stanno intanto raccogliendo firme per un referendum contro il finanziamento comunale alle scuole dell’Infanzia paritarie mentre in altre città (Torino e la stessa Vicenza) sono previsti stanziamenti per le scuole dell’Infanzia paritarie. è certamente difficile, in Italia, parlare dei problemi della scuola in modo “laico”, cioè senza pregiudizi ideologici; tentiamo di provarci e cominciamo dalla Legge 62 del 10 marzo 2000. L’art. 1 contiene due concetti fondamentali: • il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali, dalle scuole paritarie, dalle scuole degli enti locali (il Comune di Vicenza, ad es. gestisce alcune scuole dell’Infanzia e ne retribuisce i docenti); • le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e devono accogliere chiunque, accettandone il progetto educativo, chieda di iscriversi.

Si può quindi trarre una prima conclusione: lo slogan “per la difesa della scuola pubblica” dovrebbe comprendere anche le scuole paritarie poiché esse svolgono un servizio pubblico; le scuole private non fanno parte del sistema nazionale di istruzione. Ne discende che lo slogan “per la difesa della scuola pubblica” dovrebbe essere inteso come “per la difesa della scuola statale”. Essere chiari sul significato delle parole che si usano, fa sempre bene. Nel nostro paese quanti sono gli alunni che frequentano le scuole paritarie? Nell’anno scolastico 2010/11 la cifra ammonta a poco più di 1 milione di studenti, corrispondenti al 12% del totale nazionale. Un po’ diversa è la situazione nella Regione Veneto, nella quale gli alunni “paritari” per l’anno scolastico 2010/2011 rappresentano più del 17% del totale della popolazione scolastica veneta. In ogni caso la scuola paritaria rappresenta un segmento di minoranza rispetto alla scuola statale, con una eccezione: le scuole paritarie dell’Infanzia nel Veneto accolgono il 67% di tutti i bambini di età 3 – 6 anni. Si tratta di un fenomeno del tutto originale che caratterizza la nostra regione. Queste scuole hanno radice nella tradizione degli “asili infantili” sorti nel secolo scorso per iniziativa delle parrocchie e di congregazioni religiose, sono capillarmente diffuse sul territorio tanto che in parecchi Comuni del Veneto costituisco l’unico servizio presente per l’infanzia. E, tra l’altro, danno lavoro a circa 10.000 persone. Si diceva all’inizio che è difficile, in Ita-

lia, parlare della scuola in termini non ideologici. La cosa è ancor più evidente se si affronta il problema da un punto di vista economico. Da un lato i sostenitori della scuola statale chiedono che non si finanzino le scuole paritarie in base all’art. 33 della Costituzione: “senza oneri per lo Stato”. I sostenitori della scuola paritaria si appellano al principio della libertà di scelta educativa dei genitori e alla legge 62 del 2000 che inserisce le scuole paritarie nel sistema nazionale di istruzione. Proviamo a guardare le cifre che, per quanto riguarda la spesa per l’istruzione, sono state fornite dal Ministero relativamente all’anno 2009 (ultimo anno di cui si conoscono i dati). La spesa totale pubblica per l’istruzione è stata di 54 miliardi e 648 milioni di €; alle scuole paritarie sono andati 522 milioni di €. Con circa il 12% degli studenti le scuole paritarie hanno ricevuto un finanziamento inferiore all’1% della spesa pubblica complessiva. La spesa media per ciascun allievo delle scuole statali è stata di € 6.635; per ciascun allievo delle scuole paritarie lo Stato ha speso € 661, risparmiando così più di 6 miliardi di €. Ragionando in termini economici, è conveniente per le finanze pubbliche sostenere maggiormente le scuole paritarie per ottenere risparmi. In Svezia l’hanno capito e finanziano il sistema scolastico non statale fino al 93% dei suoi costi che sono notoriamente più contenuti del sistema statale. Basta guardare al nostro Veneto: un bambino della scuola dell’Infanzia paritaria costa circa € 3.000 l’anno; un bambino della scuola dell’infanzia statale più del doppio! • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 35


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LA MOSTRA | il successo

Puppi verso Goldin

Ph ©WilderBiral 38 | KYOSS | DICEMBRE 2012


“Raffaello verso Picasso”: marketing per l’arte La critica dello storico d’arte di Elisabetta Badiello • Nella foto, Lionello Puppi

Avrebbe immaginato qualcosa di diverso per la Basilica Palladiana che ha riaperto i suoi spazi lo scorso ottobre. Magari una “Vicenza prima del Palladio”, da organizzare con il supporto di giovani studiosi. Lionello Puppi, storico dell’arte e professore universitario, considerato tra i massimi studiosi del Palladio è conosciuto anche per l’organizzazione e la direzione di importanti esposizioni d’arte. Al suo attivo pubblicazioni di volumi e saggi. Molti di questi dedicati al Palladio. “Ho visto la mostra” ci racconta Puppi “seguita ai ripetuti martellamenti pubblicitari che l’hanno annunciata. Un’abile strategia per creare grande aspettativa nel pubblico. L’imprenditore Marco Goldin è uno specialista nel marketing dell’arte. La Fondazione Cariverona ha finanziato le sue mostre di Vicenza e Verona con ben quattro milioni di euro”. Che anche nell’arte il marketing funzioni lo confermano i dati forniti dall’amministrazione comunale di concerto con la società Linea D’Ombra. A un mese e mezzo dall’apertura i visitatori hanno raggiunto quota 100 mila. Il 50% delle persone che ha visto la mostra ha prenotato anticipatamente, indice che il battage pubblicitario sortisce i suoi effetti. Con una media di 2.130 ospiti al giorno e punte di oltre 4.000 si parla già di ampliare gli orari di apertura serale, a far data dal 26 dicembre fino alla chiusura prevista per il 20 gennaio. Quanto alle provenienze, il 42% di chi ha prenotato arriva dalla provincia di Vicenza dato che, secondo Goldin è decisamente più alto di quanto avviene abitualmente nelle città che ospitano eventi di questo tipo. Un obiettivo, quello di fare leva sui suoi concittadini, che lo stesso Variati auspicava fin dall’inizio con l’im-

pegno di “realizzare una mostra di successo, garantire l’effetto volano alle altre iniziative culturali offerte dalla città, ottenere una ricaduta economica per il commercio e, soprattutto, provocare un moto d’orgoglio nei vicentini che stanno imparando a guardare con occhi nuovi i meravigliosi monumenti che hanno sempre avuto”. Anche l’effetto ricaduta sulla città ha riservato numeri incoraggianti. Nel solo mese di ottobre l’Olimpico ha registrato 19.606 visitatori contro i 10.628 dello scorso anno. Mentre il Chiericati ha ospitato 7.372 turisti rispetto ai 3.243 dell’ottobre 2011. Nel ponte di Ognissanti, infine, l’Olimpico ha registrato 5.324 visitatori contro i 1.606 dell’anno scorso e il Chiericati 2.155 da confrontare con i 1.027 del 2011” Il professor Puppi dissente però sulle scelte intraprese dall’amministrazione “La mostra in Basilica è scandalosa. Non tanto per il curatore-imprenditore Goldin ma per come lo stesso possa trovare una tale quantità di denaro pubblico e usufruire gratuitamente di spazi così straordinari, spazi che sono di tutti”. E prosegue “La Basilica sarebbe il luogo ideale per una mostra che presentasse il territorio, un’apertura su quanto c’è a Vicenza di riconducibile al maestro. Un’operazione che avrebbe costituito, con un termine caro al sindaco Variati, un “volano” per l’intera provincia. La scelta fatta dall’amministrazione è invece il risultato della mancanza di una seria politica culturale. Espressione dell’arroganza della politica che pretende di avere conoscenze che non possiede. Per far crescere il pubblico ci vorrebbero mostre germogliate da uno studio serio, che accrescano una sensibilità autentica”.

Ma se una mostra è espressione del suo ideatore, l’approccio di Marco Goldin, curatore di eventi d’arte da una trentina d’anni, è assai diverso. Per citare le sue parole, una mostra deve essere anche “altro dall’esibizione del sapere. Nulla si crea senza la conoscenza, che è il punto di partenza. Ma poi si può svoltare. La conoscenza per un visitatore si può formare a partire dall’emozione”. E l’approccio di Marco Goldin sembra avere il suo seguito. A parte il grosso numero di vicentini che ha visitato la mostra, per il resto chi ha prenotato l’ingresso in Basilica arriva, nell’ordine, da Padova, Milano, Venezia, Treviso, Bologna, Brescia, Bergamo, Torino, Mantova, Genova, Udine, Rimini. Conferma di una sorta di “popolo di Linea d’ombra” che segue quest’organizzazione dopo averla conosciuta nella propria città. Ma chi è Goldin e come ha ottenuto i finanziamenti? “Partito da Treviso” ci spiega Puppi “grazie alle sponsorizzazioni di De Poli (Cassamarca) che quando ha visto che Goldin stava diventando via via più famoso lo ha scaricato. La sua fortuna sono stati gli appoggi economici e politici. A chi sostiene che nella mostra in Basilica siano esposte opere importanti dico: ma chi noterebbe se alle pareti ci fossero soltanto delle riproduzioni? Chi si sarebbe accorto dei falsi? Lo stesso catalogo è una pubblicazione non in circuito, acquistabile solo alla mostra. Un catalogo dello stesso curatore che riguardo all’arte farebbe più danno che altro. Le riflessioni filosofiche di Goldin trovano riscontro soltanto sul libro dei conti”. Marco Goldin afferma, nel prologo al suo catalogo, “a una mostra affido non un messaggio, ma una suggestione”• KYOSS | DICEMBRE 2012 | 39


ARCHITETTURA | LA RELAZIONE DEL PROF. VITTORIO GALLIAZZO

Vitruvio maestro

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di Palladio

Il tempio della Concordia di Roma Modello delle ville venete di Gianni Giolo

“L’Architettura classica interpretata dai trattatisti veneti del Rinascimento: un evento di portata mondiale”. è la relazione di Vittorio Galliazzo, professore emerito di archeologia dell’università di Padova, pubblicata nell’ultimo volume degli “Atti e memorie dell’Ateneo di Treviso”. Tutti i trattatisti del nostro Rinascimento – sostiene Galliazzo – che prendono in considerazione l’architettura, sia veneti che di altre regioni dell’Italia centro-settentrionale, presentano caratteristiche comuni. In primo luogo notiamo in loro un generoso entusiasmo per le fonti scritte del mondo classico grecoromano, soprattutto per Vitruvio (l’unico scrittore e architetto antico che tratti estesamente di architettura e il cui specifico trattato sull’argomento sia giunto a noi dall’antichità). In secondo luogo osserviamo come le oscurità e le incongruenze del testo vitruviano cercano di essere superate attraverso un attento interesse per i monumenti e ogni altra testimonianza architettonica antica, dando spesso vita a disegni, schizzi, misurazioni e (talora) a ricostruzioni di interesse archeologico e antiquario, prendendo in esame soprattutto i monumenti della città di Roma, del suo territorio circostante e, più in generale, dell’Italia centro-settentrionale, senza dimenticare i manufatti architettonici di Pola e della Francia meridionale. Infine assistiamo spesso a un tentativo dei trattatisti di spiegare Vitruvio

con i suddetti monumenti o questi ultimi con Vitruvio, finendo così per interpretare il linguaggio architettonico classico, non secondo i normali canoni costruttivi noti agli odierni archeologi, ma in forme innovative e originali che finiscono per dar vita a una nuova architettura. Il trattato di Vitruvio De Architectura Libri Decem ha avuto un enorme successo e una vasta fama, soprattutto dall’età rinascimentale in poi, e in particolar modo dopo la sua riscoperta nel 1414 a Montecassino ad opera di Poggio Bracciolini. Gli ultimi studi, condotti con puntigliosa attenzione su tutta l’opera vitruviana, hanno permesso di fissare la composizione definitiva del De Architectura tra gli anni 32-35 a.c. e quindi in pieno periodo protoaugusteo. Il panorama architettonico romano visto da Vitruvio deve cronologicamente restringersi, per quanto riguarda Roma e le altre terre dell’impero, a quanto era visibile in età tardorepubblicana o protoaugustea. Più in particolare a Roma si potevano vedere, sul Campidoglio, il Tempio tuscanico di Giove Capitolino, il Tempio della Fides, il Tabularium, il tempio di Veiove; nel Foro Romano dominavano la Basilica Emilia, il Tempio di Saturno e il Tempio della Concordia, con pronao esastilo (sei colonne) di ordine corinzio e cella rettangolare trasversale; non lontano troneggiavano il Tempio dei Castori e il Tempio del Divo Giulio del 29 a.c.. La reinterpretazione del linguaggio

architettonico classico trova particolare espressione nei principali trattatisti italiani del Rinascimento (Alberti, Filarete, Serlio, Vignola, Palladio e Scamozzi). Leon Battista Alberti, con il suo trattato De Re Aedificatoria, probabilmente già compiuto nel 1542, ma pubblicato postumo nel 1485, apre la straordinaria serie dei trattatisti rinascimentali che sono teorici, ingegneri, architetti, ma possono anche essere scultori, pittori, poeti, filosofi, geografi, scienziati e altro ancora: genialità e curiosità scientifica li portano così a creare opere architettoniche imperiture, che mutano il paesaggio urbanistico e architettonico di città e regioni di gran parte d’Italia. Roma, Firenze, Urbino, Bologna, Ferrara, Milano, Verona, Vicenza, Padova, Venezia e altre città ancora cambiano volto. Palazzi e soprattutto ville coordinano e mutano il paesaggio, segnando per sempre il territorio. Fra tutti spicca nel Veneto, e poi nel mondo, la prepotente personalità di un uomo che ha fatto dell’architettura la missione della sua vita: il padovano di nascita e vicentino d’adozione Andrea Palladio. Anch’egli ripete la trafila culturale e scientifica di tanti trattatisti: studia attentamente Vitruvio, visita per ben cinque volte la città di Roma (ma anche Pola, Verona e altre città con edifici romani) traendo precisi disegni degli edifici più significativi, si confronta e trae spunto dall’Alberti e soprattutto dal Serlio, KYOSS | DICEMBRE 2012 | 41


ARCHITETTURA | LA RELAZIONE DEL PROF. VITTORIO GALLIAZZO

conosce il Vignola e altri operatori in architettura. Di grande importanza per il Palladio devono essere stati l’incontro personale e lo studio degli scritti sull’architettura di Sebastiano Serlio, soprattutto nel corso della permanenza di quest’ultimo a Venezia tra gli anni 1527-1541, periodo in cui inizia a pubblicare il suo trattato I sette libri dell’architettura, pubblicato integro soltanto nel 1584. Più in particolare il Serlio nel 1537 pubblica a Venezia il suo primo libro in cui tratta dei

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Cinque ordini artchitettonici (dorico, ionico, corinzio, tuscanico, composito), creando così una successione canonica ancora utilizzata al giorno d’oggi, un libro che ebbe subito un’enorme diffusione, diventando un bestseller internazionale. Sempre a Venezia nel 1540 egli pubblica il suo secondo libro in cui descrive le Antichità di Roma, e le altre, che sono in Italia, e fuori Italia. Tra queste cita, ad esempio, il Teatro di Marcello, il Templum Pacis, il Pantheon, Santa Costanza e a Tivoli, il cosiddetto tempio

circolare di Vesta. Proprio da queste fonti attingerà pure il Palladio, talora riprendendo anche alcuni suoi disegni, per non parlare del motivo architettonico della serliana, che appare, tra l’altro, nella Basilica palladiana di Vicenza. Da tutte queste esperienze il Palladio ha tratto indubbi insegnamenti non solo nella preparazione del suo trattato I quattro libri dell’Architettura, pubblicati poi a Venezia nel 1570 e diventati ben presto una Bibbia soprattutto nella costruzione di ville in


Italia e nel mondo anglosassone, ma anche nel realizzare le sue ville nel territorio veneto, dando ad esse un volto nobile e quasi sacro. Le ville palladiane infatti sembrano trarre spunto dal tempio classico, e, fra questi, non dai templi greci costruiti su gradoni disposti tutt’intorno e spesso peripteri (cioè con cella circondata da colonne e quindi relativamente bassi rispetto al territorio circostante), ma piuttosto e senz’altro dagli alti templi romani su podio e con ampia gradinata soltanto sul

fronte di accesso principale. Secondo Galliazzo “è proprio da un particolare ed eccezionale tempio su alto podio del Foro della città di Roma che Palladio ha tratto il modello preferito del fronte delle sue ville”. Si tratterebbe del Tempio della Concordia, giusto ai piedi del Campidoglio, da lui senz’altro visto, almeno nella sua porzione inferiore (mentre lo vediamo integro e in opera nelle testimonianze numismatiche), dato che tale edificio stava immediatamente vicino al Tempio di Vespasia-

no e Tito descritto dal Palladio nel quarto libro del suo trattato. Questo è il tipico prospetto che ritroviamo in tante ville palladiane ampiamente presenti nel Veneto, strutture architettoniche d’eccezione che hanno finito ben presto per diventare modello da imitare in Italia e in Europa, segnando genialmente fino al pieno Novecento l’architettura occidentale dalle coste americane all’Australia •

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ANONIMO VENEZIANO | DISPACCIO DA VENEZIA

a bordo con Laura

Laura Fincato Le più potenti gambe dell’ex socialismo italiano di Anonimo Veneziano Venezia dà un Vescovo oggi a Vicenza e Vicenza contraccambia con un sindaco: oltre ad essere la personalità di maggior spicco vicentina in laguna, alla testa di un gruppo non sparuto di berici che occupano po-

sti di potere all’ombra di San Marco, credo che Laura Fincato riassuma al meglio, e come pochi, il tratto del manager globale della città del domani, magari dell’area metropolitana veneta di cui tanto si parla.

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ANONIMO VENEZIANO | DISPACCIO DA VENEZIA

Per alcuni vicentini, Laura Fincato è ancora quella delle “più belle gambe del socialismo italiano” di qualche anno fa, ma non è stata per quelle che ha fatto tanta strada. è una donna che è riuscita a capitalizzare al meglio la sua esperienza politica a Roma e di lobbista a Bruxelles trasformando vecchie e nuove amicizie in una rete che la vede protagonista di un vero e proprio gruppo di interesse economico-finanziario potente. Persino il sindaco Orsoni, che non vanta la vicentina tra le sue conoscenze più care, pur riuscendo ad estrometterla dal governo cittadino ha dovuto assegnarle un incarico di primo piano: delegata alle manifestazioni di particolare rilievo. Detta così, e in qualsiasi altra città del Veneto, un incarico di poco conto, un nonnulla. Ma qui siamo a Venezia dove tante cose non sono quelle che sembrano: una calle stretta, un sottoportego, un androne, una canale o un rio possono portare a luoghi imprevisti sconosciuti compresi i pochi bacari che ancora resistono. Manifestazione di particolare rilievo? Bagatelle come l’Expò a Shanghai, dove Laura Fincato è stata ed è ambasciatrice di una delle poche città europee conosciute dall’establishment cinese, appunto Venezia. Ambasciatrice con la benedizione 46 | KYOSS | DICEMBRE 2012

del Mae (Ministero affari Esteri) e delle lobby europee: le missioni in terra cinese si susseguono a un ritmo impressionante da businesswoman d’assalto, mentre quando gioca in casa la nostra segue eventi di primo piano dall’Anno della Cultura cinese in Italia, nonché vernici di artisti che sempre più spazio trovano a Venezia, gallerie e collezionisti ben consigliati compresi, nonché ovviamente la visita di delegazioni di imprenditori e leader cinesi pronti a investire al momento opportuno vagonate di renminbi di una Cina che si va aprendo al mondo: il nuovo segretario del Partito Comunista cinese Xi Jinping e la first lady Peng Liyuan devono guidare il Paese a sorpassare gli Usa e hanno a disposizione capitali immensi. Da Shanghai a Milano: Laura Fincato è alla testa del Comitato Expò e da qui ha tessuto relazioni ed eventi che si svilupperanno nel 2015 lungo l’asse Milano-Venezia, sul tema dell’ecosostenibilità: quanti di coloro che visiteranno l’Expò milanese approfitteranno per fare una visita a Venezia? è affascinante l’abbinata tra Expò e Biennale, Scala e Fenice, Madunina-San Marco… Visto che si va in pensione sempre più tardi, e che il 2015 è fin troppo vicino, la nostra è alla guida del team

che sostiene la Candidatura di Venezia come capitale della Cultura Europea nel 2019: qui ammettiamolo, le cose non sono semplici, gli ostacoli che giungono dal territorio, alquanto provincialotto, non pochi e gli stessi interlocutori della Regione debolucci a dir poco. In questa vicenda, la Terraferma manifesta tutto il suo distacco, culturale e progettuale, rispetto a Venezia che con i suoi istituti culturali, pubblici e privati, e grandi realtà, dalla Biennale in poi, si muove in una dimensione ben diversa, che Laura Fincato ha metabolizzato benissimo e nella quale si trova a suo agio: purtroppo, lo scarto, di mentalità e cultura è eccessivo e rischia di portare al naufragio questo progetto, che pure avrebbe una sua logica. Ad ogni buon conto, capirete cosa e quanto conti chi si trova a gestire una trama di interessi che si muovono tra investimenti in Cina, investimenti cinesi in Italia, Expò milanese, investimenti e iniziative per la Capitale Europea della Cultura nel fascino di una città tra le poche ad avere fama mondiale superiore a quella stessa del paese che la ospita. Se tutto ciò non è sufficiente, andiamo avanti con gli incarichi. La nostra Laura figura nel Comitato d’onore di Sudgest, società consortile “impegnata nel promuovere e gestire


progetti di sviluppo locale sostenibile prestando assistenza alle Pubbliche Amministrazioni e alla società civile dei Mezzogiorni d’Italia e del Mondo”. Il Comitato d’onore di Sudgest è composto da soli quattro garanti, l’ambasciatore Guido Martini, responsabile della Farnesina per l’Asia e l’Oceania, Carlo Flamment, presidente di Formez, già a suo tempo presidente delle società Finanziarie Pubbliche italiane vicepresidente delle società Finanziarie Pubbliche europee, nonché Shashi Tharoor dalla fine dell’ottobre scorso Ministro per lo sviluppo delle Risorse umane dell’India dopo essere stato sottosegretario generale per le Comunicazioni e Informazioni pubbliche dell’Onu, nonché candidato indiano per la guida delle nazioni unite. Quarta, ma non ultima in tanta compagnia, appunto Laura Fincato. D’accordo, per la consorte di Giuliano Segre, potente presidente della Fondazione di Venezia e membro dell’Acri, l’organo di rappresentanza nazionale delle Casse di risparmio e delle Fondazioni di origine bancari, nonché amica e sodale di Giuliano Amato, queste frequentazioni ad alto livello potrebbero essere considerate normali. Ma la rete di contatti che attorno ad esse si stabiliscono danno l’idea della dinamicità di una

donna che vive veramente in una dimensione ben diversa da quella della politica di terraferma, che arriva puntualmente in ritardo. La riprova? Andate a leggere il Rapporto su Venezia Metropoli 2009, un saggio dell’Ocse pubblicato, guarda caso, dalla Marsilio di Cesare De Michelis, relativo alla terza missione 0cse in Italia , con prefazione – guarda caso - di Giuliano Segre, e il successivo, 2010, Oecd Territorial reviews Venice-Italy: ebbene non solo vedrete già approfonditi tutti i temi, e ben altri, che oggi sembrano essere delle innovazioni sconvolgenti su cui s’arrovella la politica locale sulla città metropolitana tra Venezia-Padova e Treviso, ma scoprirete nelle prime righe degli Acknowledgements dell’Oecd (acronimo inglese per Ocse) che “special thanks are due to Giuliano Segre e Laura Fincato…”. Un sindaco che può telefonare a dirigenti Ocse, ministri indiani, alti membri del Partito Comunista cinese, banchieri e finanzieri di mezzo mondo potrebbe, con poco, dare una scossa alla vita di tante città venete, guidandole veramente verso la globalizzazione pur riuscendo a difendere l’identità locale. Un manager di area vasta, dunque. Non è solo per questo che l’attrito con Orsoni è cosa manifesta: se il

primo cittadino di Venezia è un noto velista, la nostra Laura si dà alla voga alla veneta; il primo sogna la Coppa America, la seconda la Vogalonga. C’è chi giura d’averla vista esercitarsi al Lido su un sandalo nel ruolo di poppier, il timoniere, ma al momento le è più congeniale stare di sentina, con la forcola a sinistra. Del resto, la Fincato è donna di sinistra, tra le poche a usare con naturalezza ancora l’espressione ”amici e compagni”: è stata tra i pochi compagni (e forse l’unica amica) ad aver fieramente contestato a suo tempo l’idea di Veltroni di candidare al Parlamento veneto, tra la benedizione dei democristiani Giaretta e Variati, il vicentino Massimo Calearo per attrarre frotte di voti imprenditoriali verso il Pd. Cosa che, come aveva previsto la nostra Laura, non avvenne. Perché la Laura ha la vista lunga e a Venezia ha imparato benissimo a districarsi sia tra i labirinti, dell’alta politica come della diplomazia, delle calli che tra le secche dei canali. Come nell’uso dei grandi mercanti veneziani guarda all’oriente. è glocal a doppio senso, perché pensa e agisce localmente, pensando e agendo globalmente. Per le “più belle gambe del socialismo italiano” la Lunga Marcia Chángzheng in saor - continua • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 47


LIBRI LETTERATURA E UOMINI | A CURA DELLO SPRITZ LETTERARIO

libri 50 sfumature di… best seller e consigli per gli acquisti natalizi di Marianna Bonelli

Natale alle porte. Tempo di regali e, tra le tante scelte, i libri giocano un ruolo importante. Regalare un titolo che ci è piaciuto, o uno di moda? Aggiungere centimetri ai “libri a metro” in bella vista in casa (mai aperti ma “non puoi non avere”) o pensare ai gusti di chi lo riceverà? L’importante è che si legga, direbbe più di qualcuno. L’importante è che si venda, aggiungono editori e librai. Comunque sia, il titolo più venduto dell’anno è «And the winner is…» Harmony! Sia in versione classica, che in quella rilegata deluxe, venduta in libreria anziché in edicola, presentata come trilogia a € 14,90 l’uno, edita da Mondadori. Avete capito tutti, sto parlando delle Cinquanta sfumature di E.L. James. Qualcuno si sorprenderà, qualcun altro sorriderà. Un’operazione di marketing che ha battuto in vendite la saga di Harry Potter. Eccovi qualche curiosità in più: Harmony è la crasi tra Harlequin e Mondadori, che si sono unite nel 1981. Harlequin è l’editore con il più alto fatturato a livello mondiale, che si occupa prevalentemente di narrativa femminile. Sappiamo che nel mondo le lettrici superano i lettori, ma qui parliamo di fatturati da capogiro: 20 milioni di euro e 650 titoli all’anno solo in Italia! La ricetta vincente? Il lieto fine nell’incontro tra un uomo e una donna. Non è forse il riassunto della trilogia delle Cinquanta sfumature? Questa ricetta potete trovarla condita in 12 modi diversi, basta aggiungere av48 | KYOSS | DICEMBRE 2012

ventura, suspense, ambientazioni storiche, un po’ di erotismo o un pizzico psicho-thriller ed avrete tutte le collane Harmony, che certo nessuno legge, ma moltissimi comprano, stando ai fatturati. Sicuramente il prezzo (€ 3,00) e la distribuzione in 30mila edicole ne facilitano la diffusione. Quando Harmony si veste da romanzo vero e proprio e viene distribuito in libreria, il successo non può che essere assicurato, guarda caso viene pubblicato proprio da Mondadori. E.L. James, vero nome: Erika Leonard Mitchell, è un’autrice di format televisivi per la BBC. Nel 2009 si appassiona alla saga vampiresca di Twilight e decide di scrivere un romanzo simile e pubblicarlo sul suo blog, con lo pseudonimo di Snowqueens Icedragon. Non avendo grande successo, sostituisce i vampiri con una ventenne sbadata, alle prime esperienze, ovvero Anastasia Steel e un ragazzo ricchissimo, giovane, bello e appassionato di pratiche BSM, Christian Grey. Della trilogia di sfumature in grigio, nero e rosso, quello che ha venduto di più è il primo, che finisce con lei che lascia lui. Il secondo è quello che ha venduto meno e il terzo finisce con: e vissero tutti felici e ardenti. Di sicuro E.L. James è quella che finisce meglio di tutti, considerando che la Focus Universal ha pagato i diritti cinematografici ben 5milioni di dollari. Vi ho convinti a regalarlo a Natale a quei pochi che non l’hanno ancora? O preferite andare in edicola e spendere solo € 9,00 per una trilogia che

potete costruire voi stessi, pescando dalle 12 collane Harmony, che in tempo di crisi risparmiare fa sempre bene? Se Mr Grey e Anastasia li avete già nella vostra vita, o non ne volete proprio sentir parlare, quale lettura offrire in dono per Natale? Non è così facile consigliare un libro, è un po’ come regalare un profumo, ci sono tante variabili da considerare, partendo dai gusti di chi lo riceve. Il genere, ad esempio, non è da sottovalutare. I noir/thriller si prendono una fetta di mercato non indifferente, che siano classici o nuove uscite, poi c’è la narrativa, mare magnum della lettura e la saggistica, per saperne sempre qualcosa in più. Un’autrice brillante e delicata quanto originale, che ho scoperto quest’anno è Aimee Bender; Marilù Oliva, invece, è ottima per avvicinare alla lettura i ventenni, che si potranno riconoscere nella sua Guerrera, oppure con Pennac e Sepùlveda, entrambi di nuova uscita, si va sempre sul sicuro. Cito volutamente solo gli autori, così ognuno potrà scegliere più liberamente i titoli, sia mai che si pensi che preferisco un editore ad un altro. Dirvi poi da cosa si capisce la qualità di un libro è più difficile che capire se è nato prima l’uovo o la gallina, per tutto il resto c’è l’istinto o un buon libraio. Non dimenticate che leggere è regalare del tempo a se stessi, rinunciando a tutto il resto. Buone feste e buone letture •


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FESTE NATALIZIE | Dove vanno i vicentini?

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andarsene o no?

Quest’anno tutti a casa In crisi le agenzie turistiche di Elisabetta Badiello

Nonostante la crisi e le nuove tendenze gli italiani a Natale restano legati alle tradizioni. Oltre al presepe, all’albero, allo scambio di doni e al pranzo in famiglia la fine dell’anno per qualcuno coincide con il periodo delle vacanze invernali. Rigori della stagione fredda e congedo dal lavoro accendono la voglia di partire. Talvolta anche solo per un breve stacco dalla quotidianità. Non sempre verso mete lontane. A determinare se la destinazione sarà vicina o lontana, oltre al tempo a disposizione, sicuramente incide la disponibilità economica. Lasciata alle spalle la città dove il freddo ci sterilizza, e l’inverno è avaro di nuvole e sole, sapori e odori lontani hanno un effetto rivitalizzante e valgono più di qualsiasi cura ricostituente. In fondo cambiamento di clima e relax sono potenti attivatori del buonumore, difficile trovare qualcosa di meglio. Una carellata tra le agenzie viaggi della città offre un panorama piuttosto tradizionale. Unica nota diversa: quest’anno pare proprio che saranno in molti a non andare in vacanza! “Chi non ha problemi economici ha già prenotato con largo anticipo verso mete a lungo raggio” ci spiega

Antonella Conte, titolare dell’Agenzia Palladio di Vicenza. “Stati Uniti, Caraibi, Mauritius, Maldive sono le mete preferite per un soggiorno fino a due settimane. Per contro, chi ha meno tempo a disposizione o un budget più limitato si orienta verso le capitali europee come Barcellona, Parigi, Berlino con un soggiorno di due o tre notti, volo più hotel, soprattutto per il capodanno. Il gap tra le due tipologie di clienti è sempre più evidente. Quella che è venuta a mancare è la fascia intermedia di viaggiatori”. Tendenza confermata anche da Erica dell’Agenzia Elite Viaggi. “Il cliente si rivolge a noi soprattutto per due, massimo quattro giorni di viaggio nelle capitali europee. Il Capodanno e l’Epifania sono i periodi preferiti”. Vittorio, titolare dell’Agenzia Avit, alla domanda dove vanno in vacanza i vicentini a Natale risponde: “Ma i vicentini vanno in vacanza? L’inverno non è il momento più richiesto per i viaggi. Gran parte approfitta delle seconde case, sull’altopiano, in trentino. Chi non possiede un alloggio di proprietà ricorre all’affitto o al soggiorno in albergo, che prenota direttamente. Per vacanze a medio o lungo raggio, la destinazione rimane una questione di budget. Se

la disponibilità è esigua la meta più gettonata rimane il Mar Rosso. Diversamente le mete preferite rimangono USA, Maldive, Zanzibar, Kenia. Meno i Caraibi che sono più costosi e richiedono un periodo di soggiorno più lungo”. In generale si assiste a un calo nel settore turistico. Se si deve far quadrare il bilancio familiare, la spesa per i viaggi è la prima a subire riduzioni e tagli. Della stessa opinione è anche Monica, titolare dell’Agenzia Bluvacanze. “I vicentini quest’anno staranno a casa! Una stagione nel complesso un po’ sottotono. Può succedere che si cerchi una destinazione per il cliente e non si trovi posto perché tutto completo. Questo dipende dai Tour Operator che hanno soppresso molti voli charter e non certo per la mancanza di disponibilità delle strutture. Per quanto riguarda le destinazioni, il Mar Rosso è un evergreen. L’Egitto ha costi molto bassi e rimane la meta preferita, sia come vacanza in villaggio sia per la crociera. Non manca la montagna per la quale esistono interessanti proposte a Natale. Piacciono anche Capoverde e le Maldive ma si tratta sempre di budget più sostanziosi” • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 51


TRADIZIONI | UN VICENTINO A PRAGA

Il ritorno Buon Natale di Filadelfo Giuliano

Quando il cameriere urlò ai pochi avventori del locale “ultima birra”, ebbe un sobbalzo. Finì velocemente di bere e uscì dalla birreria. Corse verso la fermata del tram e prese a volo la vettura che andava verso il centro. Il dolce tepore del riscaldamento gli fece riprendere fiato, però non riuscì ad allontanare il senso di estraneità che provava verso luoghi e vie che un tempo e per tanti anni gli erano stati familiari. Le strade erano deserte e il tram arrivò presto in piazza della Repubblica. Scese e, attraverso la Celetna, raggiunse in pochissimo tempo piazza della Città Vecchia. Era la notte di Natale. Le luci della città si confondevano con quelle abbaglianti e spocchiose delle vetrine, al centro della piazza un gigantesco abete gareggiava in altezza con la torre del Municipio. Nonostante l’ora tarda e il freddo pungente, gruppi di turisti vocianti prendevano ancora

Ph©GiuliaZemin 52 | KYOSS | DICEMBRE 2012

d’assalto le bancarelle che avevano trasformato quel salotto cittadino in un enorme e squallido bazar. La sua prima sensazione fu di fuggire, di tornare in periferia, poi cambiò idea e si diresse verso il caffè che sta sotto i portici del lato della chiesa. Prese posto in un tavolino isolato che però non gli impediva di vedere il centro della piazza e la folla che sembrava in tempesta. Provò a chiudere gli occhi e a dimenticare il presente. Da dieci anni mancava da quella città, da dieci anni non vedeva Klara e adesso era tornato per lei. Era tornato perché da un mese un sogno tormentava le sue notti. Klara continuava a chiamarlo da un mondo che non era più il loro, lo chiamava e gli diceva di tornare. Forse sarebbe stato più facile raggiungerla nella città di dieci anni prima oppure nella città che aveva conosciuto e amato sui libri. Perché i libri non possiedono il sorti-

legio di riportare indietro le lancette del tempo? Perché non riescono a restituirci affetti, voci e volti che abbiamo perso per sempre? Aveva ancora gli occhi chiusi e riaprendoli, avrebbe voluto sentire nella piazza le voci del teatrino umano che avevano animato il Natale di un tempo ormai lontano. Avrebbe voluto essere lui il bambino che si fermava in mezzo ai baracchini ad ascoltare il bulgaro Duko Petkovic che vendeva miele turco a guardare estasiato le statuine colorate da presepio provenienti dai Monti Metalliferi. Là in quel mercato variopinto, luibambino avrebbe ritrovato Klara-bambina e insieme avrebbero scacciato quel sogno che lo tormentava. Un sogno l’aveva riportato in quella città, in quell’inverno senza neve e senza allegria. “Sono morta” – gli diceva Klara “ma tu non devi aver paura perché la


morte è passaggio, è trasformazione. Vieni nella città che hai amato, è tanto che sei lontano da lei e da me”. Finalmente di decise ad aprire gli occhi: tutt’intorno una grande calma lo invitava a lasciare il caffè e a raggiungere il centro della piazza ormai quasi del tutto deserta. Respirò profondamente e per dei lunghissimi attimi volle assaporare il silenzio irreale che si era impadronito di quel luogo. Tornò sotto i portici e si fermò davanti all’ingresso di Tyn. Si era mosso automaticamente come se una forza sconosciuta lo obbligasse a dirigersi verso la chiesa. Mise la mano in tasca e tirò fuori una lettera di Klara, l’ultima lettera che aveva ricevuto da lei, gettò gli occhi su una scrittura ormai sbiadita e lesse alcune righe: “ Spero che non siano vere le parole che mi hai detto l’ultima volta che ci siamo visti: “E’ meglio dimenticare Praga”. Lo so che è stato uno sbaglio perché subi-

to dopo ti sei corretto dicendo che è impossibile dimenticare la mia città”. Non aveva mai risposto a quella lettera e aveva tentato di cancellare quella città dalla sua vita. Lesse ancora una volta quelle frasi, poi rimise la lettera in tasca e attese. All’improvviso fu travolto da una piena di luci e di voci: era finita la messa di mezzanotte e la gente si riversava fuori dalla chiesa. La sua attenzione fu catturata da una mano che si alzava in segno di saluto. Era Karel che con passo sicuro si dirigeva verso di lui come se sapesse che lo avrebbe trovato lì. Lo fissò in volto e capì ciò che l’amico stava per dirgli. “è morta un mese fa. Una settimana prima di morire venne da me e mi diede il suo diario pregandomi di consegnartelo quando saresti tornato”. Si ritrovò in mano il diario di Klara mentre il suo amico si allontanava e

svaniva nell’oscurità. Aprì le pagine dove si racchiudeva il segreto di una vita di cui Klara aveva voluto fargli dono. In mezzo ci trovò una lettera a lui indirizzata. “Adesso so che le tue parole erano vere, però so che un giorno tornerai e di nuovo cominceremo a sognare…”. Ripensò di nuovo alle parole che lei gli aveva detto mentre un giorno attraversavano il Ponte delle Legioni: “Non devi avere paura della morte perché è solo passaggio, è trasformazione”. L’attesa era finita e aveva ritrovato Klara. Si mosse dalla piazza e andò in direzione della Celetna. Uno sconosciuto gli urlò festosamente “Vesele Vanoce”. “Buon Natale” rispose •

Praga N.B. Nelle birrerie popolari praghesi il cameriere avverte gli avventori della chiusura del locale con il grido “ultima birra”. Il “teatrino umano” cui faccio riferimento nel racconto è quello descritto da Johannes Urzidil nel Trittico praghese (Adelphi, Milano, 1993). “Vesele Vanoce” vuol dire “Buon Natale”.

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TRADIZIONI | IL NATALE

100 anni fa

1912, il Titanic e altro La città nella morsa della libertà di Walter Stefani Nel 1912, Vicenza si prepara alle festività natalizie in un clima fatto di notizie e avvenimenti fra i più disparati. C’è stata l’eco della tragedia del Titanic con 1600 vittime; si festeggia il primo decennale della Società Ginnastica Umberto I; nelle osterie e nelle case popolari si sente cantare “Tripoli bel suol d’amore”, ricordando i soldati italiani in guerra contro l’Impero Ottomano; vengono ricordati i dieci anni di fondazione dell’Associazione Calcio Vicenza; viene cambiato il nome al Caffè Turco di Campo Marzo in Caffè Moresco, considerando l’insegna originale offensiva nel momento in cui i militari italiani sono in guerra contro le truppe araboturche. Le condizioni economiche in città sono purtroppo ancora di estrema 54 | KYOSS | DICEMBRE 2012

indigenza, anche se si danno da fare, encomiabilmente, le Dame della San Vincenzo, così come le Cucine Economiche della Società cattolica operaia vicentina in contrà Oratorio dei Servi, dove vengono scolate minestre calde a decine di mendicanti. Analogamente ciò avviene anche in stradella Stalli, dove operano le Cucine popolari della Croce Verde. La Congregazione di Carità, che gestisce l’Istituto Proti-Vajenti-Malacarne per nobili decaduti (57 “graziati”) e l’Istituto Ottavio Trento a San Pietro (100 ricoverati), oltre ad altri Istituti minori per l’Infanzia, distribuisce ogni giorno i Buoni, che consentono a decine ,di famiglie povere di acquistare gratuitamente latte, burro e formaggio in determinati spacci. Sono il cavaliere Giulio Maran (primo violino

dell’orchestra dei teatri Eretenio e Verdi) e Pietro Rizzato (“fabriziere” ai Carmini) i cittadini adibiti a questo scopo. Il Comune, dopo attento esame, rilascia annualmente la Tessera dei Poveri a qualche migliaio di famiglie, documento che serve per ottenere gratuitamente le medicine occorrenti in caso di malattia. Malgrado tutto ciò, le necessità sono sempre maggiori di quanto si possa fare, comprendendovi anche gli sforzi delle parrocchie, dei Circoli Giovanili, delle Società di Previdenza e di Mutua Assistenza, oltre all’apporto di qualche nobile benestante chiamato alla presidenza di varie Società cittadine (La Formica, La Marmitta, l’Oca, la Mutuo Soccorso, ecc.). Ed ecco intervenire, in quel dicembre


• 1912 - L’attesa per il cesto natalizio della “Ranella” a Santa Caterina

• 1912 - I cesti natalizi della “Ranella” pronti per la distribuzione 1912, la Società Ranella, che associa appassionati ciclisti e dalla quale nascerà il Veloce Club Vicenza. Sono i vari Adriano Pittarlin, Vittorio Corrà e Ilario Cres che, aiutati dai consiglieri, provvedono a confezionare 250 cesti natalizi contenenti quanto occorre per imbandire un pranzo sufficiente per una famiglia nel giorno del Santo Natale. Tutto il lavoro di preparazione e confezionatura dei cesti viene svolto dentro la gloriosa palestra delle Scuole Elementari di Santa Caterina, dove il prof. Libero Scarpa, benemerito educatore, tiene corsi gratuiti di ginnastica e dove - guarda caso - dieci anni prima veniva costituita l’Associazione Calcio Vicenza. Per la cronaca diremo che, dieci anni dopo, lo stesso luogo servirà da

Centro Organizzativo Provinciale per le squadre fasciste partecipanti alla Marcia su Roma: potenza dei decenni! Comunque, ritornando a quel dicembre 1912, sotto lo sguardo sorridente del parroco di Santa Caterina e Ognissanti, don Ernesto Tescari (il parroco d Neri Pozza), il giorno della vigilia di Natale vengono consegnati i cesti a quanti possono esibire il Buono a suo tempo distribuito dal consiglio direttivo della Società Ranella a famiglie emarginate che, magari, non conoscevano o non bussavano alla porta delle Istituzioni di Carità, oppure si vergognavano a chiedere l’elemosina e non frequentavano chiese o parrocchie. Così, nel cortile di quelle scuole che ospiterà per decenni le varie

competizioni ginniche e sportive dell’Umberto I, che vedrà marciare le centurie di Balilla moschettieri, che nel secondo dopoguerra vedrà sorgere i primi campi di tennis del Dopolavoro Aziendale del Comune (e dove oggi insiste la Scuola Media “Maffei”), il giorno della vigilia di Natale 1912 sarà un momento di festa per tante famiglie indigenti, e renderà fieri i componenti del Comitato direttivo della “Ranella”, tanto che si faranno immortalare dal fotografo. Questa iniziativa, unica nel suo genere, verrà ripresa nel 1949 da Gianni Boschiero, Capo del Clan Seniores GEI, con la Lotteria Benefica del Cestone Natalizio; una specie di “buona azione” collettiva della città e che durerà, ininterrottamente, per 60 anni • KYOSS | DICEMBRE 2012 | 55


DIARIO DEL MESE | SALVIAMO LE CABINE TELEFONICHE

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Salviamo le ultime cabine dove dire “Ti amo” o “Butta giù la pasta” Telecom chiede il parere ai cittadini prima di sopprimerle. Sarà dunque bene pensare a un servizio pubblico che nessun cellulare in realtà può sostituire. di Stefano Ferrio

Lì giace, moribonda, lungo via Battaglione Val Leogra, periferia ovest di Vicenza. Assordata dal traffico che corre verso le Cattane da una parte, e via Legione Antonini dall’altra. Sputo di asfalto dove ancora sopravvive, silente custode di migliaia di voci raccolte nei lunghi e intensi anni della sua esistenza. Innumerabili ore di “Ti amo”, “Butta la pasta”, “Non puoi farmi questo”, “Volevo dirti di tirare giù le serrande prima di uscire”, “Guarda che tuo cognato è un idiota”, “Buonasera signora, c’è Cinzia, per favore?”, “Il dottor Remonato la prega gentilmente di richiamare”, “Per cortesia, Gaudenzio, mi metta da parte due porzioni di baccalà”. O chissà se non è meglio specificare che “lì giaceva”, visto l’intervallo di tempo tipografico intercorso fra la scrittura e la lettura di queste righe. Giorni in cui, da un così anonimo angolo di strada, potrebbero averla tolta, “sradicata”, la cabina telefonica di via Battaglione Val Leogra. Quella dove campeggiava l’asettico avviso con cui Telecom comunicava lo smantellamento dell’impianto, se

entro il 31 ottobre non fosse giunto un congruo numero di richieste di “grazia”. Non sappia di iperbolico, l’uso della parola “grazia”, perché un po’ somigliano a esecuzioni sommarie queste continue, inarrestabili soppressioni di cabine telefoniche, in realtà condannate a morte già nel 1994, quando la cara, vecchia e mai troppo amata Sip – Società italiana per l’esercizio telefonico – si estingueva a favore dell’attuale, più manageriale e anaffettiva Telecom. Cambio di gestione e filosofia aziendale che ha notoriamente compreso la progressiva scomparsa di questi, autentici tempietti del servizio pubblico di fronte ai quali si poteva anche fare la fila: ognuno con i suoi gettoni a cui affidare dichiarazioni d’amore, liste della spesa, raccomandazioni ai bambini, note per la segretaria, numeri del Lotto, mozziconi di segreti, disperanti problemi algebrici, comunicati politici più o meno sovversivi. Semicomparsa la sensazione, non sempre gradevole, di sentire sull’orecchio il “calore” sudaticcio di una precedente telefonata. Abolito il toc toc sul vetro, utilizzato per far

intuire che mezz’ora con l’amante al parco del Risorgimento era impellente quanto il nome del medicinale da comperare per la nonna. Erano gli effetti collaterali di un bene comune oggi rottamato a favore di conversazioni sul cellulare che, ispirando la pura illusione di favorire una maggiore privacy, in realtà consentono, tramite satelliti e tabulati, il costante controllo di ciò che facciamo, e dove, e a che ora, e con chi. Ecco perché, nei limiti del possibile, salvare le cabine telefoniche che a Vicenza ancora sopravvivono in via Battaglione Val Leogra, ma anche al Mercato Nuovo, in stazione ferroviaria, in corso Palladio, in zona ospedale, nonché in altri, più o meno visibili siti. Non è solo una battaglia poetica, ma anche un filino civile e culturale. Perché con la scheda che ha da tempo sostituito il gettone si fanno le chiamate più utili, più riservate, eventualmente più disperate. In fondo il tempo di pronunciare tre frasi fondamentali come “Ti amo”, “Va a cagare” o “Butta giù la pasta” è praticamente lo stesso •

na battaglia culturale KYOSS | DICEMBRE 2012 | 57


L’Altalena | Lo sport SENZA VELI

Quando lo stile ti diverte L’ex portiere Bardin ha scritto un libro emozionante

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di Andrea Libondi

Il secolo di vita della Coppa Davis ha regalato una di quelle pagine che fanno bene allo sport, e non solo. Il protagonista si chiama Radek Stepanek, è un figlio della Repubblica Ceca e di anni ne ha 34. Nel circuito del tennis era noto anche (se non soprattutto) per le sue scorribande amorose, essendo stato tra l’altro fidanzato di Martina Hingins prima di sposare la connazionale Nicole Vaidisova, bambina prodigio del tennis, capace nel 2004 di vincere, appena quindicenne, un torneo Wta, però presto ritiratasi dall’attività agonistica per dedicarsi alla cura di una bellezza fisica davvero speciale. Già invidiato il giusto per questo, insensibile all’etichetta di brutto anatroccolo che lo accompagna (e in effetti non può certo essere definito un fotomodello…) nemmeno – dicono – un mostro di simpatia, il buon Radek ha scelto la passerella della finale di Coppa Davis nella sua Praga per ritagliarsi il profilo da eroe. Lui, eccellente doppista ma singolarista non di prima fascia a dispetto di un apprezzabilissimo serve&volley (e la poltrona 31 nella graduatoria Atp sta lì a dimostrarlo), s’è trovato di fronte lo spagnolo Almagro (11 al mondo) nella sfida che sul 2-2 assegnava l’agognata insalatiera d’argento. Il ceco ha retto bene l’enorme pressione, giocando meglio (o meno peggio, come suggeriscono i maligni) del rivale e finendo trionfante in 4 set. Gli amanti delle statistiche precisano che nessuno prima di Stepanek era riuscito a 34 anni a vincere il match decisivo nella finale di Davis. Ma non è solo per questo particolare che la sua altalena punta al cielo. è tutta quest’ultima sua pagina tennistica che vale il 9. Con l’apprezzamento che si allarga a comprendere (con inevitabile invidia) anche le sue conquiste amorose.

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Sempre in ambito tennistico, c’è un’altra vicenda che ha per protagonista un figlio dell’est. Si chiama Marat Safin, talentuoso russo che ha detto basta con l’attività agonistica dopo una carriera che l’ha visto numero 1 al mondo per 9 settimane e trionfatore in 2 tornei del Grande Slam. Un curriculum sicuramente doc, solo che di lui adesso si parla per altri motivi, comunque tennistici. è suo infatti il record (ufficioso ma non troppo) di racchette rotte (volontariamente, sia chiaro) in carriera. Siamo a quota 1055, un’enormità che da sola fa guadagnare al nostro un inesorabile 3. Detto che se fossimo stati i suoi fornitori non ci avremmo pensato un attimo a rescindere il contratto, un voto certo non più alto va all’Atp, che ha deciso di assegnare un premio speciale a Safin proprio per i suoi molteplici esercizi di… rottura. Il russo l’ha buttata sullo scherzo, raccontando che avrebbe potuto far di meglio se non si fosse stancato di giocare già a 29 anni. “Rompino” sì, ma almeno anche spiritoso, il che non guasta.

Dal tennis al calcio, un pianeta al solito affollato di storie, storielle e storiacce. Cominciamo da un altro ragazzo che ha sangue dell’est, anche se il suo passaporto è svedese. Si chiama Zlatan Ibrahimovic detto Ibra e qualche giorno fa ha pensato di infilare 4 volte, con la maglia della sua nazionale, la porta dei “leoni” inglesi in una partita amichevole. Già la quaterna sa di straordinario, ma lui ha voluto far di meglio, perché il suo ultimo gol è stata una perla di rarissima bellezza, una rovesciata da fuori area che ha mandato il pallone a depositarsi magicamente nella porta sguarnita. In molti si sono lanciati a promuovere quel gol fra i migliori nella storia del calcio, qualcuno s’è spinto ancora più in alto, incurante che di lì a qualche giorno analoga prodezza sarebbe riuscita al milanista Mexes in Champions League. Ora non è per sminuire la performance, ma un gol come quello di Maradona all’Inghilterra nei mondiali del 2002 in Messico resta al momento ineguagliabile. Comunque chapeau a tutti (e un 9 a Ibra), perché sono numeri del genere che rendono godibilmente eterno il calcio.

Ciò di cui il calcio farebbe volentieri a meno, invece, sono i veleni che a ritmo frenetico agitano l’ex campionato più bello del mondo. Siamo in Italia, ovviamente, dove ultimamente non se le sono mandate a dire l’interista Cassano e l’allenatore juventino Conte. In un rapido botta e risposta sono riusciti a dare il peggio del loro repertorio, con accuse violente che sono andate ad interessare anche la sfera privata. La sfida ha avuto solo perdenti, in parti eguali, con una nota di demerito speciale per il tecnico della Juve, da cui sarebbe stato lecito aspettarsi un atteggiamento, se non più signorile, certo più distaccato. Evidentemente era chiedere troppo. Il 4 è d’obbligo per entrambi. Ma non se la cavano meglio pure le due società di riferimento, che avrebbero dovuto vigilare, impedendo quelle antipatiche esternazioni. Ma evidentemente lo stile è una virtù smarrita.

4+4


l’ultimo spogliatoio 8

Chi lo stile non lo dimentica, invece, è Adriano Bardin, l’ex portiere del Vicenza per anni nel giro della nazionale (e del calcio che conta) come collaboratore di Trapattoni. Da tempo ritiratosi nella sua Schio a godersi una serena pensione, il “Bardo” ha pensato bene di riempire il tempo libero con un libro godibilissimo di memorie calcistiche. “L’ultimo spogliatoio” il titolo di un racconto che parte da lontano per arrivare ai giorni nostri passando attraverso segreti, gioie e dolori in campo azzurro. Bravo “Baffo”, proprio una bella… parata di sentimenti e di umanità che gli vale un bell’8.

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Ancora calcio. Teatro la Scozia e, segnatamente, le due realtà che fanno capo a Glasgow, Rangers e Celtic. I primi, dopo anni di trionfi (in bacheca 54 titoli nazionali) si ritrovano quest’anno in quella che sarebbe la nostra C2 per una serie di disavventure economiche che li hanno portati al fallimento. Ebbene, visto che la fede non conosce categorie, ci sono puntualmente 50 mila spettatori che nelle passerelle casalinghe affollano Ibrox Park. Quando si dice l’attaccamento. Non si scherza nemmeno sul fronte Celtic, che ha festeggiato i 125 anni di storia prendendosi il lusso, in Champions League, di battere a domicilio nientemeno che sua maestà il Barcellona. Di quella sfolgorante notte sono passate alla storia anche le lacrime di Rod Stewart, il cantante che del Celtic è il tifoso più celebre. Tradizionalmente divise da una rivalità consolidata che spazia anche sul versante religioso, le due società nell’occasione si ritrovano piacevolmente unite da una valutazione che sa di qualità: 8.

8

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Per chiedere una storia che sembra pensata apposta per il Natale. Succede dalle parti nostre, ad Arzignano, dove la locale squadra di calcio a 5 femminile, che scorrazza nel campionato di serie D, è riuscita a tagliare uno storico traguardo. Già, dopo qualcosa come tre anni di attività le “Grifine” hanno centrato la loro prima vittoria. Campane a festa e brindisi obbligati, con tanti ringraziamenti a tutti, ragazze e uomini dello staff che hanno lavorato per questa conquista. Perché è vero che l’importante è partecipare, ma qualche volta è bello anche vincere. Nel 7 che accomuna tutta la società c’è posto anche per Balsemin, l’ex allenatore che da poco aveva lasciato l’incarico. Va bene che adesso sono altri che comandano, ma meriti e riconoscenza sono anche per lui. Alla prossima •

Da un libro all’altro, sempre con i colori biancorossi come denominatore comune. è ormai in rampa di lancio l’ultima fatica di Marino Molon, imprenditore di successo in vari campi e già presidente del Vicenza. Lui si sdoppia tra quel ruolo di motivatore di cui va orgogliosamente fiero e quello di uomo di sport per il quale potrebbe sentirsi ancora pronto a raccogliere una qualche sfida, non necessariamente in Italia. In ogni caso resta un personaggio da monitorare con attenzione. Il voto resta in sospeso, nell’attesa di saperne di più sul libro.

• Nella foto: Adriano Bardin, ex portiere del Vicenza, autore del libro “L’ultimo spogliatoio” KYOSS | DICEMBRE 2012 | 59


non somatizziamo

SALUTE | Rubrica pubbliredazionale A CURA DI KYOSS IN COLLABORAZIONE CON MEDICA GROUP

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Alessandro Lampreda, medico dietologo e mesoterapista, competente in medicina del lavoro e presidente del Poliambulatorio Medica Group.

Stress e ansia sempre più fonte di malessere Un controllo medico può contribuire a migliorare la qualità di vita

Periodo di bilanci quello che coincide con la fine dell’anno. Non solo per quanto riguarda il portafoglio ma anche per il nostro fisico. L’inverno segna l’arrivo dei primi freddi e anche gli acciacchi che erano rimasti silenziosi nella stagione estiva tornano a farsi sentire. Talvolta un dolore subdolo che si acuisce con l’arrivo dell’umidità. Ma più spesso una situazione di malessere che emerge a seguito di stress, ansia, paura, disagio. La sensazione è di essere sempre in prima linea, con il timore di non farcela e con un senso di oppressione e sfiducia. “Si sta chiudendo un anno difficile” spiega il dottor Alessandro Lampreda di Medicagroup “sono in aumento le persone che si rivolgono alla nostra struttura per un supporto psicologico, indice che la depressione è una patologia in aumento. C’è anche un incremento nella domanda di prestazioni mediche legate a patologie che derivano dalla somatizzazio-

ne delle tensioni quotidiane”. Fin dall’antichità si è sempre saputo che sentimenti ed emozioni esercitano il loro effetto sul corpo. Talvolta l’emozione può anche dare origine a malattie vere e proprie. Dai problemi cardiocircolatori come l’ipertensione e l’aritmia a quelli dell’apparato gastrointestinale. Dalla cefalea, crampi muscolari, torcicollo fino ai disturbi della pelle come orticaria e psoriasi. “Considerando che non esiste una ricetta per sottrarsi alle avversità” prosegue il dottor Lampreda “può essere d’aiuto affrontare ciò che la vita ci riserva in salute, con buona volontà e disponibilità d’animo serena. Per fare questo è importante avere il conforto di essere “in forma” anche fisicamente”. E se per l’auto ricorriamo a un tagliando annuale al raggiungimento di un certo numero di kilometri, perché non riserviamo la stessa attenzione alla nostra salute? “Un elettrocardiogramma, un’anali-

si del sangue o una visita completa possono escludere patologie serie e metterci nella condizione di affrontare gli accadimenti quotidiani con uno spirito più leggero” suggerisce Lampreda. Quello offerto dal medico è un servizio molto prezioso. Non solo in caso di emergenza, di fronte ad una precisa patologia, ma il suo sostegno potrebbe essere di maggior aiuto se utilizzato in via preventiva. Con la sua esperienza è in grado di cogliere anche ciò che non emerge dai sintomi dichiarati dal paziente ma di andare oltre, leggendo ansie e tensioni prima che sfocino in qualcosa di grave. “Per questo è importante ascoltare il proprio medico” prosegue Lampreda “parlare con chiarezza, e soprattutto aver fiducia. La comunicazione tra paziente e medico è il presupposto per garantire quella sicurezza e serenità che sono ingredienti fondamentali del benessere fisico e psichico” •

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SORRIDERE CON LA SATIRA | lO ZAPPING DELLA DELUSIONE

chi guarda più la tv? Totem e Tivù La parola d’ordine è “ridimensionamento” di Alberto Graziani

Chi la guarda più la tele? Più che terrestre, il digitale si è rivelato extraterrestre perché un cervello umano non può tener dietro alla programmazione di 458 canali che offrono 18 mila trasmissioni 24 ore su 24; ci sarebbe voluto almeno un telecomando con duecento tasti. Così la stragrande maggioranza degli italiani che sono diventati matti a scegliere il nuovo modello di tv ultrapiatto o sono diventati ancora più matti collegando il decoder al vecchio televisore (come montare la marmitta catalitica su una Fiat 127) continuano a sgranare il solito rosario dello zapping, Rai, Mediaset e La Sette, ma sempre più annoiati e delusi. La tivù generalista si è scoperta improvvisamente vec62 | KYOSS | DICEMBRE 2012

chia e senza idee, in crisi di audience e di pubblicità, costretta a sopravvivere di eventi come lo spettacolo di Celentano all’arena di Verona con i badanti travestiti da economisti. La parola d’ordine è “ridimensionamento”. A Canale5 ci stanno già lavorando: quest’anno è saltata, ma la prossima edizione del Grande Fratello non sarà più in una lussuosa villa con piscina, ma in un trilocale con un solo bagno in un condominio di Centocelle. Anche il programma di Gerry Scotti “Chi vuole essere milionario” cambierà in “Chi vuole arrivare a fine mese”, con un superpremio finale di 1000 euro. A Raidue, invece, l’“Isola dei famosi” , diventerà “La zattera dei disperati”, un reality a costo zero con

12 semivip lasciati in mezzo all’oceano su di una scialuppa che fa acqua. Su Raiuno “Ballando sotto le stelle” cederà il posto al più rurale “Mungendo dentro le stalle”, dove coppie di vip si sfideranno nella mungitura di vacche più o meno consenzienti. La linea del risparmio continua anche su Raitre dove lo storico “Chi l’ha visto?” sarà sostituito dal meno dispendioso “Chi l’ha sentito?”. Su Rete4, giubilato Emilio Fede, i conti sono tornati in pareggio ma i tagli hanno comunque toccato i film di Don Camillo e Peppone, riprogrammati in lingua coreana giusto per svecchiarli. Infine su Italiauno “Le iene” sarà addomesticato nel meno esotico “I criceti” •


ARTE | DESIGN A VICENZA

Rock Chamber • Arik Levy, Rock Chamber

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Preistoria del futuro Arik Levy alla Fondazione Bisazza di Stefania Michelato

“Noi siamo gli uomini primitivi del futuro e questa è la nostra grotta futura”. Con queste parole il designer israeliano Arik Levy definisce la sua installazione dal titolo Rock Chamber, che nella forma ricorda un enorme meteorite carbonizzato atterrato sulla terra. L’opera, monumentale, è rivestita di mosaico nero, screziato di riflessi viola, blu, dorati. è stata progettata site specific per la Fondazione Bisazza, un’azienda che sulla tradizione millenaria del mosaico ha costruito la sua storia. La Fondazione Bisazza si propone come nuovo soggetto culturale, annunciando un programma di eventi e iniziative di respiro internazionale. Il progetto di Arik Levy è il secondo evento dell’anno, dopo l’inaugurazione di giugno che ha sancito la nascita dell’istituzione. Rock Chamber entrerà a far parte della collezione permanente della fondazione,

che già si compone di opere di artisti e designer quali Mendini, Hayon, Sottsass, Paladino. La gigantesca meteorite, che misura oltre sette metri ed è alta quasi tre, è collocata in un’ampia sala, in parte concepita e progettata appositamente dal designer stesso. è possibile entrare al suo interno, rivestito di tessuto color verde acido, come in un ventre morbido, caldo e insonorizzato, molto luminoso e confortevole, oserei dire allegro, che rivela un’anima pop. L’aspetto geometrico della materia è esplorato anche attraverso la proiezione di un video d’autore Virtual Truth, anch’esso creato con l’intento di rendere coinvolgente l’esperienza del visitatore: il pubblico può interagire con le immagini in movimento e modificare la propria percezione dello spazio. Cosa ci piace di quest’opera? Il rela-

tivismo. L’idea di futuro che esprime l’artista, suggerendo che nello scorrere del tempo il momento presente che ci vede protagonisti sarà probabilmente considerato preistoria, mentre per noi è assoluta avanguardia. è avanguardia disporre di una tecnologia capace di riprodurre un similmeteorite e collocarlo in uno spazio che solo vent’anni fa era un reparto di lavoro. è avanguardia che la tecnica musiva, nata per impreziosire le immagini sacre nei luoghi sacri, sia usata per rivestire opere d’arte e di design, nuovi simulacri di senso per persone che cercano il senso. è avanguardia la tecnologia con la quale l’arte ci permette di giocare e modificare le forme degli oggetti d’arte nel video interattivo. è tutto avanguardia, ma è anche preistoria • www.fondazionebisazza.it KYOSS | DICEMBRE 2012 | 65


SCULTURA | STEFANO VISONà

Steo

• Stefano Visonà, nel suo studio mentre lavora alla sua scultura “La Metamorfosi” 66 | KYOSS | DICEMBRE 2012


• “Gallo forcello”

• “Lo spannatoio”

Il potere del legno Steo, una forza della natura di Anna Fanchin

Stefano Visonà, per gli amici Steo. Classe 1970. Valdagno. Alpinista, amante delle Piccole Dolomiti, degli animali e della mitologia, di tutto quell’universo che vede nella montagna il suo comune denominatore. Seguendo la strada già intrapresa in precedenza dal nonno, Steo riesce a dar vita al legno creando vere e proprie opere d’arte. È giovane ma le sue mani, dopo anni di assoluta esperienza unita a totale passione e dedizione, possono dare vita propria ad ogni singola creazione che nasce dal legno, “è il legno stesso a trasmettere la forza dei legami che abbiamo con il nostro territorio” racconta il giovane scultore mentre lavora alle sue creazioni, nel suo la-

boratorio che profuma di bosco. Le figure si materializzano dalle sue mani e diventano simbolo del mondo lasciando però, allo stesso tempo, ampi spazi all’immaginazione. “Utilizzo sempre materiali molto duri tra cui il susino, il pero ed il ciliegio” continua Steo, ed è proprio su quest’accurata selezione di materiali che si basa la bellezza delle sue opere, uniche ed irripetibili. A vedere la varietà di soggetti che scolpisce, si comprende bene l’estro artistico di questo scultore. “Faccio semplicemente quello che mi dice la radice, cerco di interpretarla senza forzature”. Steo ricava le sculture da una sorta di Dna del legno, invisibile all’occhio, riportato a nuova vita da una mano che col

tempo ha imparato a non sovrapporre più le sue immagini al legno che lavora, ma gli lascia esprimere, in tacito ascolto, ogni piega del discorso. Steo eleva il legno a idolo della ricerca, ne nobilita le forme tagliando, grattando, formando. Non solo un lavoro di lima. Sceglie legni pregiati e li colloca laddove la forma della sua mente comincia a raccontargli una storia, un personaggio, un totem, un animale, un albero. Il legno diventa espressione razionale della creatività e inventiva di Steo. Il legno viene dominato dal pensiero e dalla stessa mente di Steo, per trasformarsi ogni volta e raccontare una nuova storia •

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Sinceri auguri da Emmetre! Le nostre costruzioni a Castelgomberto Brogliano Arzignano Altavilla Vicentina

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GIOVANI TALENTI | SILVIA LAMPREDA

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Comunicare sè stessi Un’arte che racconta la propria storia di Simone Pavan

Il mondo è cambiato e con esso anche noi, il nostro modo di vivere e di comunicare. Una volta c’era un solo telefono, una sola segreteria che poteva contenere un solo messaggio, ora per comunicare abbiamo a disposizione centinaia di strumenti che dobbiamo continuamente tenere aggiornati per rimanere al passo con i tempi, con la moda. Ciò che siamo ora lo possiamo presentare in mille modi, nel web, con la fotografia, con i video. Possiamo mostrare quello che vogliamo, possiamo guardarci allo specchio e dire “eccomi questo sono io”. Possiamo tagliarci i capelli in modo asimmetrico e colorarli di verde per esprimere il nostro carattere estroverso, possiamo farci dei piercing, oppure possiamo farci un tatuaggio. Un tatuaggio che racconti qualcosa di noi. C’è la ragazzina che non vede l’ora di compiere 16 anni per potersi tatuare un delfino sulla spalla, una farfal-

lina sulla pancia, l’iniziale dell’attuale ragazzo sul polso, la data del primo viaggio fatto con le amiche lungo il braccio. C’è invece chi vede nel tatuaggio una vera e propria arte, come Silvia Lampreda, giovane tatuatrice vicentina di 27 anni, che dopo aver intrapreso studi classici e di arte e design, si è dedicata a quella che è la sua passione più grande: disegnare ed eseguire tatuaggi “su misura”. “Non è come quando vai in un negozio di tatuaggi, sfogli il catalogo e scegli quello che più ti ha colpito” spiega Silvia in un incontro con la redazione di Kyoss “io stabilisco una connessione con la persona che mi trovo di fronte, cerco di capire com’è e perché vuole farsi tatuare. A quel punto creo un disegno su misura per lei”. Silvia vede il tatuaggio come un mezzo di comunicazione di sè stessi e della propria anima attraverso il corpo. Attraverso la pelle.

“è importante che il tatuaggio sia lo specchio della persona” continua la giovane mentre ci mostra alcuni suoi disegni esemplificativi “che sia legato ad essa, non ad un fatto specifico, perché si tratta di una comunicazione visiva conscia e non di passaggio”. Il suo stile, oltre che unico e “su misura”, va dalle simbologie agli animali, fino agli elementi floreali, rifacendosi un po’ al tatuaggio come elemento ancestrale delle tribù antiche. Attualmente attiva a Vicenza, Verona, Udine, Roma, Berlino e Londra, Silvia ha trasformato questa sua passione in un lavoro vero e proprio, per il quale è disposta a girare il mondo in cerca di nuove idee, culture e chiaramente nuove persone da studiare e tatuare • Per info: Silvia Lampreda silblustorm@hotmail.it

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ARTISTA | GIANCARLO STELLA

L’irruenza e la quiete del segno L’arte di Giancarlo Stella

tella

Un poetico viaggio che parte dall’irruenza espressiva di Giancarlo Stella fino alla quiete del segno. Giancarlo Stella è così: passionale, istintivo, senza mezze misure e comunica con i suoi colori, accesi di una natura interiore che lo scuote nel profondo. Dinamismo materico e allusive traiettorie emozionali donano a Giancarlo Stella un approccio espressionista del segno, scaturito da un’audace modulazione della materia: l’intreccio materico si stempera attraverso vibranti e rapidi segni, bruscamente proiettati verso l’esterno. L’occhio dell’osservatore viene colpito e turbato dalla forza espressiva del colore, che sprigiona tutto il pathos interiore dell’artista, comunica l’intenso e sottile senso della vita con paesaggi dal vitalismo primario, fuori dallo spazio e dal tempo. Zampate espressioniste con colori dall’impasto denso e luminoso che raccontano la materia organica del paesaggio: la materia e l’anima, una pittura energica fatta di pennellate data con la foga e la vitalità che da sempre gli appartengono. La materia appartiene ai suoi quadri, il colore ne è l’anima: le sue opere sono le sensazioni, le vibrazioni di ogni essere umano e fluidificando il colore offrono la sintesi del tempo. La sua pittura esprime il desiderio d’intrufolarsi nel colore; quasi lo possiede e si fa possedere da esso per diventare un’unica cosa: simbiosi fra materia, colore e artista •

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LOST IN FASHION | A CURA DI GELINDO PRETTO

007

My name is Bond, James Bond Un’icona indiscussa del cinema a partire dagli anni ‘60. di Gek Folley

Sono passati cinquant’anni dal primo James Bond, ma il mito torna oggi più attuale che mai. Siamo nel 1952 e Ian Flemming, marito della contessa Anne Geraldine Rothermere Charteris, per sconfiggere la noia della vita coniugale, si mette al lavoro del primo romanzo di una fortunata serie destinata a rivoluzionare il mondo del cinema e della letteratura. Si tratta di Casinò Royale. Da allora, con cadenza annuale, si dedica, durante il soggiorno nella villa GoldenEye in Giamaica, alla stesura di un nuovo romanzo. Alla fine la sua opera sarà composta da dodici romanzi e due raccolte di racconti. Nasce il mito di James Bond, raffinato agente segreto britannico con “la licenza di uccidere”. Lo 007 inglese diventa un’icona indiscussa del cinema a partire dagli anni sessanta grazie alla superba interpretazione di Sean Connery e della bond girl, la bellissima Ursula Andress. Da Sean Connery a Daniel Craig, passando per Roger Moore e Pierce Brosnan, Thimothy Dalton e George Lazenby, la formula rimane più o meno sempre la stessa; James Bond 74 | KYOSS | DICEMBRE 2012

inizia con una bella donna e finisce con un’altra. In mezzo c’è un po’ di tutto, auto potenti, eleganza impeccabile, Martini cocktail (agitato e non shakerato) e quel sangue freddo tipicamente inglese. Tante le attrici nel ruolo di bond-girl come Barbara Bach, Ursula Andress, Carole Bouquet, Grace Jones, Maria Grazia Cucinotta e la bellissima Berenice Marlohe. E poi ci sono le mitiche auto: dalle Aston Martin alle Lotus, dalle Jaguar alle Rolls Royce, passando per Bentley e Bmw per poi tornare, nell’ultimo “Skyfall” ,di nuovo al passato con l’impeccabile Aston Martin DB5: un marchio di fabbrica per il più celebre agente segreto della storia del cinema. Vi consiglio di andare a vedere Skyfall, il 23° film della serie di James Bond, interpretato per la terza volta dall’affascinante Daniel Craig. Per la bond-girl è stata scelta l’incantevole ed enigmatica Berenice Marlohe. La regia è stata affidata a Sam Mendes. Nel nuovo film la costumista Jany Temime ha cercato di essere fedele a quella che è un’icona: un perfetto

gentlemen inglese, irreprensibile anche nelle scene d’azione. E per questo si è fatta aiutare dallo stilista Tom Ford, che ha tradotto i look di 007 in abiti griffati e indistruttibili. Per la colonna sonora è stata scelta la cantante britannica Adele. Il brano “Skyfall” è stato presentato il 5 ottobre, in occasione del Global James Bond Day, e oggi è in vetta alle classifiche mondiali. Un altro successo per la saga di James Bond, ricordiamo i successi di Madonna, Alicia Keys, Carly Simon e Paul Mc Cartney . Il film nel suo insieme è un vero e proprio ritorno alle atmosfere, allo humor e all’epicità dei vecchi bond movie. Attualizzato e adattato alla presenza scenica per rendere James Bond il migliore di tutti, da sempre e per sempre il numero uno • Buon natale Merry Christmas Feliz Navidad Gek Folley Info: gelindo.pretto@gmail.com


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Imagine John Lennon

Imagi

SOUND AND VISION | A CURA DI GELINDO PRETTO

Imagine there’s no heaven it’s easy if you try no hell below us above us only sky imagine all the people living for today…

Immagina che non ci sia il paradiso è facile se provi nessun inferno sotto di noi sopra di noi solo il cielo azzurro immagina che tutta la gente viva per il presente...

Imagine there’s no countries it isn’t hard to do nothing to kill or die for and no religion too imagine all the people living life in peace…

Immagina che non esistano frontiere non è difficile da fare niente per cui uccidere o morire e nessuna religione immagina che tutta la gente viva una vita in pace...

You may say I’m a dreamer but I’m not the only one I hope someday you’ll join us and the world will be as one.

Potresti dire che sono un sognatore ma non sono l’unico spero che un giorno tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.

Imagine no possessions I wonder if you can no need for greed or hunger a brotherhood of man imagine all the people sharing all the world…

Immagina che non ci siano ricchezze mi meraviglierei se tu ci riuscissi né avidità né cupidigia una fratellanza di uomini immagina che tutta la gente si condivida il mondo...

You may say I’m a dreamer but I’m not the only one I hope someday you’ll join us and the world will live as one.

Potresti dire che sono un sognatore ma non sono l’unico spero che un giorno tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.

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Espiritu Maya Tra misticismo e tradizioni Il 21 dicembre si avvicina e non si fa altro che parlare dell’apocalittica profezia Maya? Sì, infatti con il solstizio d’ inverno si chiude l’era Oxlajuj Baqtun (5000 anni), e si ipotizzano i più catastrofici avvenimenti: dai disastri naturali, alla fine del mondo. Ma chi erano questi Maya? A Venezia (Mestre), una mostra ci aiuta a conoscere e comprendere il loro mondo: il Guatemala. Questo paese infatti offre un paesaggio naturale, spirituale e umano rarissimo. Grande natura e scorci architettonici, feste e riti religiosi, bisogno di magia e spiritualità. Ma anche la vita quotidiana: nei mercati, per le strade di antiche città o in canoa lungo le rive di un fiume. E poi il lavoro artigianale delle donne, in cucina o davanti a un telaio, degli uomini nelle foreste di cardamomo o nei pozzi di acqua salata. Le oltre cinquanta foto, a colori e in bianco e nero, del fotografo romano Luca Rinaldini, sono un invito a scoprire questo paese fuori dalle rotte turistiche. Ciò che colpisce delle sue rappresentazioni (e del Guatemala) è il continuo mescolarsi di sacro e profano. Ma anche di bellezza e orrore, ricchezza sfacciata e povertà estrema, delle torri della zona 10 di Città del Guatemala e delle stamberghe dei barrancos. La Mostra è visitabile fino al 23 dicembre 2012 al Centro Culturale Candiani di Mestre (VE) • 78 | KYOSS | DICEMBRE 2012

Venezi

city life

cosa succede in città • tradizioni?

Giorgia Riconda redattrice a Venezia 82 km a est di Kyoss

3°centenario della nascita Francesco Algarotti Venezia: Antologia di grandi scrittori

Con la partecipazione di studiosi e specialisti di varie discipline storiche e letterarie, il convegno intende approfondire una riflessione su una delle personalità più significative del Settecento veneziano, che seppe, grazie alla molteplicità degli interessi e alla vastità delle conoscenze sia in campo umanistico sia scientifico, allacciare una fitta rete di relazioni con i più diversi ambienti della cultura europea. In particolare, le giornate di studio promosse dall’Istituto cercheranno di approfondire anzitutto gli aspetti riguardanti la formazione culturale del patrizio veneto, i suoi carteggi più significativi, i contatti con la corte di San Pietroburgo, i rapporti con l’ambiente scientifico inglese (Newton). La manifestazione si terrà nei giorni 11 e 12 dicembre 2012 all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia •

Una collana di libri celebra il Nord Est raccontando il territorio e la sua storia attraverso le voci di chi lo ha conosciuto e lo ha amato. Stiamo parlando delle 11 province, tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, a cui ciascun libro regala la sua identità. Tra questi, “Venezia. Antologia di grandi scrittori” è il nuovo libro, curato da Tiziana Agostini, che verrà presentato l’ 11 dicembre 2012 alla Libreria Feltrinelli di Mestre (VE). Il volume racconta il volto del Veneto definito da tanti scrittori (degli ultimi 150 anni), che in prosa e in versi hanno proposto l’anima della terra a cui sono legati. Si parte da Ippolito Nievo fino al giovanissimo Giovanni Montanaro, finalista del Premio Campiello •

Gli ultimi giorni della Serenissima

Collateralmente alla mostra “Francesco Guardi 1712 – 1793”, è organizzato un ciclo di conferenze a Ca’ Rezzonico con l’obiettivo di raccontare la Storia di Venezia attraverso le ‘storie’ della sua città. Si vuole così dar voce alle numerose vicende nascoste (e spesso private) che si sono susseguite tra le calli e i palazzi della Venezia in cui visse Francesco Guardi. Intervengono alcuni dei maggiori esperti della storia di Venezia nel Settecento, affiancati da attori che leggeranno testi e documenti storici del periodo. L’ ultimo incontro, dal titolo “Sta notte no semo sicuri né anche nel nostro letto. Gli ultimi giorni della Repubblica di Venezia” (11 dicembre 2012, alle ore 18), è moderato da Dorit Raines con letture di Alessandro Bressanello.•


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Milan

city life

cosa succede in città • tradizioni?

Serena Leonardi designer a Milano 200 km a ovest di Kyoss

Oh Bej! Oh Bej!

Natale a Milano Le tradizioni della città di Milano sono eventi immancabili che oltre ad essere cari ai milanesi attirano ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo. In alcuni casi la tradizione non è solo una semplice ripetizione, ma sa rinnovarsi proponendo ogni anno qualche elemento nuovo per ravvivare ciò che già esisteva e renderlo sempre più speciale. Alcune volte, inoltre, la città guarda specificatamente ai giovani, trasmettendo loro la magia della tradizione e cercando di avvicinarla ai loro gusti e possibilità per renderli attivamente partecipi della vita cittadina • 80 | KYOSS | DICEMBRE 2012

Il 7 dicembre si festeggia Sant’Ambrogio, il santo patrono di Milano. Durante questa ricorrenza, si svolge ogni anno nei pressi del Castello Sforzesco la fiera “Oh Bej! Oh Bej!”, il mercatino di Natale più suggestivo della città, la cui origine si fa risalire al 1288. Fra le bancarelle, aperte fino al 10 dicembre, gli articoli più esposti sono prodotti di artigianato e antiquariato. A rendere la fiera ancora più suggestiva è la possibilità di gustare numerose delizie culinarie tipiche come caldarroste, vino, mostarda e castagnaccio, sapori immancabili del dicembre milanese •

Albero Di Natale Piazza Duomo “Prima” della Scala per i giovani

L’albero di Natale in Piazza Duomo è una delle tradizioni immancabili del periodo natalizio milanese, noto per lo splendore e la magia che dona alla zona più prestigiosa della città. Ogni anno si svolge una gara per decidere chi ne sponsorizzerà la realizzazione, sottolineando un forte legame fra Comune e aziende private. L’albero 2012 sarà donato da Gagà Milano, orologiai milanesi doc. Si tratta di un abete alto 20 metri, decorato con innevatura artificiale, decine di fiocchi rossi e un’illuminazione che scandirà il passaggio delle ore. La base sarà un grande orologio rosso e panna •

La Scala, uno dei teatri più famosi al mondo, apre la nuova stagione teatrale a dicembre, precisamente il giorno di Sant’Ambrogio. La “prima”, evento tanto tradizionale quanto significativo, il 16 dicembre verrà appositamente dedicata ai giovani under 30, i quali potranno acquistare il biglietto del prestigioso evento ad un prezzo particolarmente accessibile. Lo spettacolo che aprirà la stagione 2012/2013 sarà “Roméo et Juliette”, opera coreografica di Sasha Waltz costruita sulla “Sinfonia Drammatica Roméo et Juliette” di Hector Berlioz •


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Cortin

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cosa succede in città • tradizioni?

Anna Chiara Brighenti architetto a Cortina d’Ampezzo 200 km a nord-est di Kyoss

Aspettando Babbo Natale

Cortina Fashion Weekend

Anche quest’anno nel cuore di Cortina, lungo Corso Italia, prenderanno posto, dal 5 al 31 dicembre 2012, le 20 graziose casette in legno dedicate all’esposizione e alla vendita di tutti i prodotti tipici delle festività natalizie: leccornie, oggettistica locale, decorazioni, manufatti artigianali e molto altro ancora, per rendere l’atmosfera della Regina delle Dolomiti, sotto le feste natalizie, ancora più tipica e tradizionale. Si tratta di un evento apprezzato dagli ospiti di Cortina che, passeggiando tra le vie del centro, hanno la possibilità di trascorrere piacevoli momenti in un caloroso e accogliente ambiente per scoprire qualche originale regalo per le feste che poco a poco si avvicinano • 82 | KYOSS | DICEMBRE 2012

European Cup Snowboardcross Il Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo

Dal 7 al 9 dicembre Cortina accende le luci sulla stagione invernale. Moda, shopping, eleganza e tanti eventi in boutique. Negozi aperti, festa e luci sino alle 22.00; aperitivi e feste a tema negli hotel. 100 eventi diffusi tra happening, aperitivi, degustazioni e intrattenimenti musicali. Oltre 30 “Alberi in vetrina” per Baby nel Cuore. Tutto ciò a partire da Venerdì 7 dicembre. Taglio del nastro alle ore 17.30 in Corso Italia con “visita” ai luoghi e alle realtà del Fashion WeekEnd •

Dal 21 al 23 dicembre Da cinque anni è il battesimo della stagione dello sport invernale. Due le gare che vedranno atleti di altissimo livello sfidarsi lungo curve paraboliche, gobbe e salti in un mix unico di tecnica, spettacolo e adrenalina • www.snowboardclubcortina.com

Dal 25 al 28 dicembre Il 25 dicembre, Corso Italia sarà invasa dai suoni del Corpo Musicale in costume d’epoca mentre il 28, nella Basilica Minore, si terrà il tradizionale Concerto di Natale •


Le residenze I Prati di Creazzo, uniche nel loro genere, una garanzia nel tempo Fronte “Parco dei Tigli” consegne fine 2013 e fronte “Golf” pronta consegna Finiture e tecnologie d’avanguardia con classificazioni energetiche in classe A e B.

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Oltre ai confort abitativi specifici delle residenze, l’ubicazione in un centro ben organizzato come quello di Creazzo gode di verde proprio, di due parchi pubblici e di ampi parcheggi di quartiere.

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Alessandra Plichero Consulente aziendale di comunicazione e relazioni pubbliche a Londra 1500 km a nord di Kyoss

Pattinare sul ghiaccio a Londra Si entra, si sceglie e si paga. Non ad un commesso ma introducendo il denaro in una apposita cassettina che potrebbe contenere anche soldi finti del monopoli, carte di caramelle e ogni cosa possa venire in mente al più bieco degli essere umani, per canzonare questi che si sono inventanti il primo negozio completamente unattended, cioè incustodito, d’Inghilterra. Lo shop, all’interno di un bel bus rosso a due piani, fa bella mostra di sé a Marble Quay, St Katharine Docks, nei pressi di Tower Bridge. Espone articoli di qualità di piccoli produttori inglesi, tessuti per la casa, porcellane, oggetti d’arredo di gusto tipico britannico, prodotti per piccoli animali. Tutti realizzati, asseriscono i promotori, seguendo i dettami di una produzione etica e sostenibile. Funziona? Funziona dichiara soddisfatto David Waterhouse, uno degli organizzatori che al suono di una campanella si materializza dal piano di sopra, se si ha bisogno di informazioni o di un cambio di denaro. Pare che non ci siano furti di alcun genere. Il bus, targato Trusty, che sta per affidabile, è visitabile per qualche settimana, a disposizione per i regali di natale. Poi prenderà il largo in attesa che ritorni il periodo in cui tutti sono più buoni, e onesti • 84 | KYOSS | DICEMBRE 2012

Se ne contano una decina, tutte posizionate in luoghi particolarmente attrattivi della capitale britannica, ma ogni anno le piste per il pattinaggio su ghiaccio, gli ice skate rinks, aumentano, a conferma di una tradizione molto sentita dai londinesi. Infilarsi i pattini per una serata volteggiante pare essere una cosa apprezzata da persone di ogni età. Gli sponsor che contribuiscono alle spese per le piste sono spesso produttori di alcolici che recuperano ad ogni stagione porzioni di area pattinabile, spingendo sempre più oltre i loro banconi da bar. L’incauto avventore, rapito dalle profferte di buona birra gelata dopo tante derapate, al quarto boccale, si ricorderà di avere i pattini ai piedi e di non essere solidamente ancorato al mobilio di un vecchio pub? C’è da augurarselo. L’ice skate rink sotto le torri di Canary Wharf è particolarmente suggestivo, capace di trascinare nello spirito natalizio anche i più seriosi banchieri del centro della finanza britannica •

I segreti di Harry Potter ti saranno rivelati!

Per Natale il suggerimento è di calarsi completamente nelle atmosfere gotiche della storie fantastiche di Harry Potter, visitando i set della Warner Bros., a nord di Londra, dove è stato girato il film campione d’incassi. Sono 150 mila metri quadri di magia e fantasia, in un emozionante tour che permette di visitare l’ufficio di Silente, la sala comune di Grifondoro, la capanna di Hagrid e tutti gli altri luoghi magici della saga. Ma si possono vedere anche costumi e oggetti di scena, gli animali fantastici e gli effetti speciali per la loro animazione.  Gli studios si trovano a Watford ( treni da Londra dalla stazione di Euston). Indispensabile la prenotazione, qui: www. wbstudiotour.co.uk •

The New Year London Parade

Il primo dell’anno, attorno alle 12, l’appuntamento è a Piccadilly Circus per la New Year London Parade. Oltre diecimila figuranti a rappresentare i vari distretti della capitale britannica e venti paesi del mondo. Acrobati, danzatori, bande musicali, cheerleaders e clown che porteranno nel cuore della città una colorata rappresentazione di esuberanti performance contemporanee. Per questa edizione, la ventisettesima, il tema sarà Hats Off To London – Celebration Capital of the World, come dire, davvero congratulazioni Londra, per il tuo 2012, l’anno delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi, ma anche l’anno delle celebrazioni per il giubileo di diamante della Regina. Secondo i promotori dell’evento, arriveranno oltre mezzo milione di persone •


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Attilio Pavin. Storie di assenza di sguardi, volti e figure 7 dicembre - 6 gennaio ViArt - Centro Espositivo di Artigianto Artistico Vicenza Info: info@viart.it Zùlian by Maxioro: new generation jewels fino al 18 dicembre ViArt - Centro Espositivo di Artigianto Artistico Vicenza Info: info@viart.it

Stanze Ritrovate fino al 31 dicembre Palazzo Chiericati Vicenza Info: 0444 222811 museocivico@comune. vicenza.it Galleria del motorismo, mobilità e ingegno veneto fino al 31 dicembre Museo dell’Automobile Bonfanti-VIMAR Romano d’Ezzelino (VI) www.museobonfanti. veneto.it La torre scaligera ogni sabato e domenica fino al 31 dicembre Enego Info: www.vicenza.com/ eventi Novecento italiano. Passione e collezionismo fino al 20 gennaio Museo Civico Bassano del Grappa Info: tel. 0424 519901

Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi, volti e figure fino al 20 gennaio Basilica Palladiana Vicenza Info: tel. 0422 429999 www.lineadombra.it Cinque secoli di volti. Una società e la sua immagine nei capolavori di Palazzo Chiericati fino al 20 gennaio Palazzo Chiericati Vicenza Info: tel. 0444 222811 museocivico@comune. vicenza.it 86 | KYOSS | DICEMBRE 2012

L’Italia e gli italiani. Nell’obiettivo dei fotografi Magnum fino al 20 gennaio Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari Vicenza Info: www.italiaitaliani.com Quando l’Architettura Palladiana ispira la Moda fino al 15 marzo ViArt - Centro Espositivo di Artigianto Artistico Vicenza Info: info@viart.it Daniela Vettori e Magal: raffinatezza di una filosofia racchiusa in un gioiello fino al 24 marzo ViArt - Vicenza Info: www.viart.it Tiepolo, Piazzetta, Novelli. L’incanto del libro illustrato nel Settecento Veneto fino al 7 aprile Musei Civici agli Eremitani Palazzo Zuckermann Padova Info: ufficiostampa@ comune.padova.it Tibet. Tesori dal tetto del mondo fino al 2 giugno Casa dei Carraresi Treviso Info: laviadellaseta.info

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

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Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia dal 7 dicembre al 19 marzo Museo Fortuny Venezia Info: fortuny.visitmuve.it


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John Mayall lunedì 10 dicembre ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: www.zedlive.com Concerto di Natale sabato 15 dicembre ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it Orchestra Musica Natale sabato 15 dicembre ore 20.30 Teatro Remondini Bassano del Grappa Info: 0424 504810 www.teatroremondini.it

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Goran Bregovic venerdì 7 dicembre ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Pooh domenica 16 dicembre ore 21.30 Zoppas Arena Conegliano - Treviso Info: www.zedlive.com Gospel in Vicenza con New Generation Gospel Crew e Joy Singers domenica 16 dicembre ore 17.30 e 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it Musica per sognare martedì 18 dicembre ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it Gospel Choir: Walt Whitman & the Soul Children Of Chicago domenica 23 dicembre ore 18.00 Gran Teatro GEOX Padova Info: www.zedlive.com

Concerto duo pianistico Anna Barutti - Massimo Somenzi giovedì 20 dicembre ore 21 Teatro Remondini Bassano del Grappa Info: 0424 833940 admzisa@virgilio.it Concerto di Capodanno lunedì 31 dicembre ore 22 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

Concerti del Panic Jazz Club fino al 7 gennaio ore 22 Piazza Castello 42 Marostica, Vicenza Info: 042472707 www.vicenza.com Musica per architettare venerdì 11 gennaio ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it XV Festival Concertistico Internazionale fino al 18 febbraio Crespadoro Info: archicembalo.com 88 | KYOSS | DICEMBRE 2012


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Giorgio Panariello sabato 8 dicembre ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Leonardo Manera mercoledì 19 dicembre ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

In vino recitas - Giovanni Giusto sabato 8 dicembre ore 21 Teatro Spazio Bixio Vicenza Info: 0444 322525 www.spaziobixio.com

Natalino Balasso domenica 20 dicembre ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Don Giovanni di Moliére lunedì 10 e martedì 11 dicembre ore 21 Teatro Remondini Bassano del Grappa Info: 0424 524214 www.teatroremondini.it Lo Schiaccianoci Il Balletto di Roma martedì 25 dicembre ore 20.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Alice che meraviglia! venerdì 16 dicembre Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: 0444 835010 www.teatrodilonigo.it

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Shrek – Il Musical mercoledì 26 dicembre ore 15.30 - 20 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Lo Schiaccianoci Russian New Classic Ballet mercoledì 26 dicembre ore 21 Zoppas Arena Conegliano - Treviso Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Gianni Morandi – Show di Capodanno 2013 lunedì 31 dicembre ore 22 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Romeo e Giulietta New Classical Ballet of Moscow martedì 1 gennaio ore 22 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it Da Krapp a Senza parole di Samuel Beckett martedì 8 gennaio ore 21 Teatro Remondini Bassano del Grappa Info: 0424 524351 www.teatroremondini.it

Il Lago dei Cigni – Balletto di San Pietroburgo venerdì 11 gennaio ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Raperonzolo domenica 13 gennaio Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: 0444 835010 www.teatrodilonigo.it

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ap

Giardini di Natale 7-8-9, 15-16 e dal 22 dicembre al 6 gennaio Piazza Carli, Asiago Info: 0424.464081 www.asiago.to Mostra del Concorso Fotografico “ Giardini a Bassano 2012” dal 7 al 24 dicembre Chiesa di San Giovanni Piazza Libertà - Bassano Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it

Emozioni dall’Avvento alla Natività con i fioristi del territorio dal 7 dicembre al 1 gennaio Loggetta del Municipio Piazza Libertà - Bassano Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it Natale di Fiaba 2012 - La Grande Festa dei Bambini 8-9 e 15-16 dicembre dalle 10 alle 19 centro storico di Thiene Info: turismo@comune. thiene.vi.it - 0445 804812

Incontri di montagna proiezione del film “La Voie Bonatti” venerdì 14 dicembre ore 20:45 sala COOP di Recoaro Info: www.caivaldagno.it Mercatino di Natale francese dal 15 al 24 dicembre dalle 10 alle 19.30 Piazza S. Lorenzo e Corso Fogazzaro - Vicenza Info: 0444 323863 www.iltritone.info Sfilata di Natale in costume e presepio vivente domenica 16 dicembre dalle 15 alle 17 lungo le vie del centro di Bassano del Grappa Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it Incontri di montagna proiezione del film “King Lines” giovedì 20 dicembre ore 20:45 sede del CAI di Valdagno Info: www.caivaldagno.it

Aspettando Capodanno Fiaccolata per bambini domenica 30 dicembre ore 17.30 Valbella di Gallio Info: 349 1274147 info@scuolascigallio.it

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Tutti in piazza aspettando il 2013 lunedì 31 dicembre dalle 23 alle 2 Piazza Garibaldi - Bassano Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it

Aspettando la Befana Fiaccolata per bambini venerdì 4 gennaio ore 17.30 Valbella di Gallio Info: 349 1274147 info@scuolascigallio.it Fiaccolata della Befana a Cesuna sabato 5 gennaio ore 21 Scuola Sci Verena Cesuna Info: 0424 67064 Mercatino Natalizio di Bassano fino al 6 gennaio Piazza Garibaldi e Piazza Libertà - Bassano Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it Bassano città della Befana domenica 6 gennaio dalle 14.30 Bassano del Grappa Info: 0424 227580 www. prolocobassano.it

Il gioco del Raku di argilla e mani fino al 22 gennaio ViArt - Vicenza Info: info@viart.it


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Il Fiero Natale alle mele Cenone in mostra

“Il mercato come una fiera, con in più il kilometro zero”, così si presenta “Il Fiero”. La nuova manifestazione organizzata dall’omonima associazione con la collaborazione del Comune di Vicenza. Ogni terzo weekend del mese Il Fiero anima Campo Marzo con bancherelle dell’eccellenza manifatturiera e agricola vicentina, con il kilometro zero come denominatore comune. Tante idee buone e locali da mettere sotto l’albero • Info: info@ilfiero.it www.ilfiero.it

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Mandorlato di Lonigo

Prodotti enogastronomici e biologici, specialità tipiche, artigianato naturale. Ma anche un piccolo gioiello: una mostra di mele con circa 200 varietà antiche e piccoli frutti dimenticati provenienti dall’altopiano di Asiago, dalle colline del Montello e da Mel (Belluno) oltre che dalle vallate pordenonesi. Nelle bancherelle fiocchi blu e stelle gialle. Fino al 23 dicembre il venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 19 •

Palazzo Chiericati, Palazzo Cordellina,  Palazzo Valmarana Braga Rosa e Villa Cordellina Lombardi: tre palazzi del centro storico ed una villa settecentesca apriranno le loro porte per un cenone di fine anno nei palazzi più belli. Per chi sceglie Palazzo Chiericati, sede del Museo Civico, ci sarà anche una visita notturna alla mostra in corso •

Un dolce della tradizione dove le mandorle sono legate da miele e albume. La produzione è documentata fin dal Settecento, ma forse è ancor più antica. A mantenere viva questa tradizione sono oggi diverse aziende storiche – come per esempio la leonicense Cestaro, fondata nel 1918 – che presentano il prodotto nelle caratteristiche scatole di latta. Non può mancare nelle tavole di Natale •

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NUOVI MEDIA | A CURA di benedetta dall’agnola

Tivù, uno sguardo al futuro: le web tv di Benedetta Dall’Agnola

Il futuro è in rete Il programma preferito? Non è più un appuntamento davanti al piccolo schermo. Ognuno ora lo può guardare quando gli pare, sullo schermo che vuole, non necessariamente a casa: sul tablet, sul computer, sulla consolle del video game o sullo smartphone. Sono queste le nuove abitudini di oltre venti milioni di italiani. In questo numero “Pantheon non solo architettura”, che sta vivendo passo passo questa rivoluzione nel mondo della comunicazione: racconta le nuove frontiere della rete. La rivoluzione televisiva era già

pantheon TV 96 | KYOSS | DICEMBRE 2012

partita qualche anno fa con l’arrivo delle web tv, oggi realtà importanti nel panorama dei media digitali italiani. Oggi tutte le web tv devono tenere in considerazione la presenza da un lato dei social network e delle nuove piattaforme per accedere ai contenuti: uno degli aspetti più interessanti di questa rivoluzione è il modo di fruizione dei contenuti. Non più lineare, cioè dipendente dalla prima messa in onda, ma sempre più “on demand”: lo spettatore dunque da passivo e analogico diventa user digitale e partecipativo •

Format: programma di stile e approfondimento giornalistico culturale Durata: 30 minuti circa Cadenza: settimanale


La social tv, cambia il ruolo del telespettatore Oggi convenzionalmente per social tv si intendono le produzioni dei broadcaster che vanno in onda e che poi vengono rimbalzate on line, commentate, rielaborate e in qualche modo espanse su Facebook, Twitter e sui media sociali. È un concetto che arriva dal mondo anglosassone e che in Italia trova contorni più sfumati. La social tv sta, di fatto, cambiando per sempre il nostro rapporto mediato con il piccolo schermo, che si polverizza in mille schermi e si consuma in altrettanti differenti rivoli. Perché al telespettatore di un tempo

oggi si lascia il passo a un user critico, evoluto. Dal palinsesto verticistico si plasmano offerte personalizzate e verticali espresse dall’on demand. La social tv, interattiva, partecipata, coinvolgente, quella che determina la creazione di community molto verticali, rafforza la sua presenza e si reinventa. La social tv arriva a scardinare palinsesti, ridefinire filiere già alterate dal digitale e proporre nuove dinamiche commerciali alterando in concreto processi produttivi e plasmando nuovi professionisti e soprattutto nuovi fruitori •

Pantheon TV partecipa al primo osservatorio sul web Altratv.tv è il primo osservatorio sulle web tv italiane e sui media locali posizionati in Rete. Fondato a Bologna nel 2004 coinvolge ricercatori italiani ed esteri che analizzano le evoluzioni del citizen journalism e della “cittadinanza attiva digitale”. L’obiettivo è di aggregare tutte le web tv italiane: attualmente mappa 642 web tv, oltre 30 media universitari e 815 media locali. Molto interessante è l’eterogeneità dei canali presenti sul portale: a distanza di un click ci si imbatte in una web tv regionale, per poi approdare su di una condominiale. è partito da

Milano, in occasione della settimana della Comunicazione, Meeting Punto IT, il viaggio dell’osservatorio e network delle web tv italiane e media digitali locali Altratv.tv, che incontrerà le realtà che giornalmente documentano ciò che accade nei propri territori attraverso barcamp, laboratori e plenarie. Tappa anche a Padova: tra le numerose realtà venete “Pantheon TV” è stata protagonista. Scelta per presentare la sua web tv che fa dell’architettura la chiave di lettura senza dubbio innovativa, di stile e di tendenza •

Altra tv: osservatorio dell’Italia che cambia

Rubriche: 7Pantheon, Itinerari di Style Partner: FOAV (Federazione Ordine degli Architetti del Veneto)

La tv del futuro sarà online: le Italie sul web crescono, complici l’abbattimento dei costi del digitale, una soglia di accesso ai sistemi di produzione più bassa e una maggiore alfabetizzazione verso le nuove tecnologie. Sono diffuse in tutto il Paese: raccontano le realtà locali, anche minime, persino la vita di un condominio. Paradosso del web: la rete che ha reso il mondo più piccolo diventa la voce del microterritorio. “La maggior parte di queste web tv non nascono in contesti metropolitani ma in provincia e piccoli paesi, dove resiste il tessuto connettivo – spiega Giampaolo Colletti, fondatore

nel 2004 di AltraTv –. È un mondo diviso in due macroaree: i canali geolocalizzati e i canali tematici”. Le emittenti online sono vere e proprie imprese della comunicazione, in grado di offrire i propri servizi alle aziende e alle pubbliche amministrazioni del territorio. Più della metà delle web-tv italiane appartengono a questa tipologia, che richiede specifiche professionalità orientate non solo alle tecniche della comunicazione digitale ma anche al marketing online, con particolare riferimento all’utilizzo dei social network, ormai considerati canale irrinunciabile per il business •

Sito: www.pantheon.tv

partner di:

Canale: Sky EuroItaly Channel (canale 893)

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sguardo tecnico Le caricature di Andrea Dalla Barba andreadallabarba@libero.it andreadallabarba.blogspot.it


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PORDENONE Via G.Galilei, 19 LUGO DI ROMAGNA (RA) Via Risorgimento, 1 FERRARA Piazza della Repubblica, 4 FERRARA, Via Bologna, 138 BOLOGNA Via Aurelio Saffi, 13 BOLOGNA Piazza dei Martiri Angolo Via Marconi, 71 MESTRE (VE) Via Cà Rossa, 21/B TREVISO Via Frà Giocondo, 27 SAN FIOR (TV) Via Nazionale, 52 FELTRE (BL) Via Belluno, 47

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Kyoss Dicembre 2012  

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