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Stallone - 250 x 170 cm Maffeo da Arcole

PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION

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MART ROVERETO

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MUSE TRENTO

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MAXXI ROMA

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LA BIENNALE DI VENEZIA

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CULT VENEZIE

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KYOSS - MENSILE N. 168 Giugno 2014 - POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N째 46) ART. 1, COMMA 1, NE/PD - EURO 7,00

TRIENNALE DESIGN MILANO

giugno 2014


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...apri e gusta, have fun and enjoy this magazine, Simone Pavan


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Long live art! Dorsoduro 701, Venice Tel. +39 041 2405411 Opening hours 10am-6pm Closed on Tuesdays

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GIUGNO LA BIENNALE DI ARCHITETTURA DI VENEZIA

Art Director, Direttore Responsabile: Simone Pavan artdirector@kyoss.it free press mensile giugno 2014 anno 14 numero 168 Capo redattore: Elisabetta Badiello redazione@kyoss.it Progetto grafico: Simone Pavan Anna Fanchin grafica@kyoss.it Fotografia: Wilder Arley Biral Simone Pavan Hanno collaborato a questo numero: Elisabetta Badiello Anna Chiara Brighenti Andrea Dalla Barba Andrea Danzo Stefano Danzo Enrica D’Incalci Michela Luce Paolo Pilla Alessandra Plichero Gelindo Pretto Giorgia Riconda

24 •aLDO CIBIC

8 •La BIENNALE

44 • MUSE WOOD 36 • mAXXI le mostre

30 • MART LOST IN LANDSCAPE

48 • LOST IN COMMUNICATION 38 • APPUNTAMENTI ARTE

18 • HIROSHI SUGIMOTO

www.kyoss.it

Edito da: KYOSS CONCEPT Agenzia di Pubblicità e Marketing Vicenza +39 0445 1884135 www.kyoss.it info@kyoss.it www.kyossplus.tumblr.com Iscrizione al Tribunale di Vicenza n° 1002 28/05/01 numero del Repertorio del ROC 19214. Stampa: Veneta Roto Srl Via Torricelli 31 37136 Verona - Italy

32 • GUGGENHEIM VENICE FOR YOUR EYES ONLY

50 • BOOKS

42 • DIEGO CHILò GOOD DESIGN AWARD

nei musei italiani e nei luoghi dell’arte, del design, dell’architettura,


kyoss collabora con:

MUSEO DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO

Museo delle Scienze di Trento

70 • COSA SUCCEDE IN CITTà VENEZIA

54 • LOST IN FASHION VENICE

66 • COMICS MILO MANARA 72 • COSA SUCCEDE IN CITTà TREVISO

58 • SOUND AND VISION COLDPLAY

68 • ISAI

62 • APPUNTAMENTI MUSICA

74 • COSA SUCCEDE IN CITTà CORTINA

della musica, del teatro, della danza e della letteratura

Museo Design Chiasso Svizzera


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BIENNALE ARCHITETTURA FUNDAMENTALS Elisabetta Badiello

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Guarda video conferenza stampa / look at the press conference youtu.be/5nKUF5WtPF4

BIENNALE ARCHITETTURA FUNDAMENTALS

Chi si aspetta effetti speciali e architetture grandiose rimarrà deluso. Una Biennale di ricerca, un progetto complesso quello dell’olandese Rem Koolhaas architetto, urbanista, critico, direttore della Mostra Internazionale di Architettura che si è aperta in questi giorni a Venezia. Koolhaas l’ha pensata come un’indagine attorno ai fondamenti dell’architettura, Fundamentals appunto, declinandolo in tre temi. Una riflessione su come è cambiata l’architettura negli ultimi cento anni, considerando la modernizzazione e il processo di globalizzazione avvenuto a scapito delle caratteristiche locali, progetto sviluppato singolarmente dai paesi partecipanti nei loro padiglioni nazionali e dal titolo “Absorbing Modernity: 1914-2014”. Altro argomento è “Elements of Architecture” collocato nel padiglione centrale dei Giardini e che presenta gli elementi fondamentali dell’architettura utilizzati da sempre per costruire gli edifici. Infine “Monditalia”, la sezione dedicata al nostro paese, che si snoda lungo le Corderie dell’Arsenale dove si parla di urbanistica, politica, sociologia, ambiente e, al di là dei contenuti, si è immersi in un palcoscenico ideale che coinvolge gli altri settori della Biennale come Cinema, Danza, Musica e Teatro, espressione dell’italica creatività. Uno sguardo critico sull’Italia vista nella sua complessità dove immense ricchezze e creatività devono fare i conti con delinquenza, mafia, instabilità politica e corruzione. Opere pubbliche inutili, scelte che hanno deturpato il paesaggio, cattedrali nel deserto in un percorso shock che le “espressioni artistiche” ospitate alle Corderie non riescono a mitigare.

ph wilder biral 10


REM KOOLHAAS Anyone looking for special effects and impressive architecture will be disappointed. It is a Biennial event, a complex research project of the Dutchman Rem Koolhaas who is an architect, critic and director at the Mostra Internazionale di Architettura (International Architecture Show) that opened a few days ago in Venice. Koolhaas thought of it as a survey regarding architectural basics. It is called Fundamentals and divided in three themes. One is a reflection of how architecture has changed in the last hundred years, considering modernisation and the process of globalization at the expense of local characteristics. It is a project developed singularly by participating countries in their own national stands with the theme: “Absorbing Modernity: 1914-2014”. Another topic is “Elements of Architecture” located in the central pavilion of the Giardini and presents the core elements of architecture always used in constructing buildings. Finally,“Monditalia”, is a section devoted to our country, which winds along the Corderia dell’ Arsenale where it talks about urban planning, politics, sociology, environment and beyond; it is immersed in a perfect stage involving other sectors such as the Biennial Cinema, Dance, Music and Theatre, of Italian creative expression. A critical look on Italy in view of its complexity, where immense wealth and creativity have to deal with crime, mafia, political instability and corruption. Unnecessary public works, choices that have scarred the landscape, cathedrals in the desert in a shocking path that the “artistic expressions” hosted at the Corderie fail to mitigate.

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BIENNALE ARCHITETTURA FUNDAMENTALS

Interessante l’allestimento del Padiglione Italia all’Arsenale che racconta le vicende architettoniche e urbanistiche di Milano negli ultimi cento anni e mostra un paesaggio dove il contemporaneo si “innesta” nel passato e dove l’occasione dell’Expo 2015 pone delle riflessioni sulla destinazione futura della città. Sempre nello stesso padiglione stimolante anche lo spazio “Un paesaggio contemporaneo” che evidenzia come in Italia i diversi contesti economici, programmatici e sociali non possano ricondurre il paesaggio a un modello unitario.

Suggestivo, sempre all’Arsenale, lo spazio della Repubblica del Kosovo. La modernità ha significato la distruzione della cultura regionale, tema comune a molti paesi, reso però con una seducente torre circolare costituita da 720 sedie tradizionali a rappresentare un ponte tra il passato e il presente. Un salto in Cina, al Magazzino delle Cisterne, sempre all’Arsenale. Con il titolo di Mountains Beyond Mountains un’indagine su come possono le tradizioni proporsi alla contemporaneità. Troviamo la poesia, sempre all’Arsenale, nello spazio Sala d’Armi con l’Albania che espone una serie di quadri di Edi Hila dal titolo Penthouse, raffigurando edifici in termini fantastici e sognanti. 12


The construction of the Padiglione Italia all’Arsenale is interesting in telling the story of architectural and urban Milan in the last hundred years, showing a landscape where the contemporary “is engaged” in the past and where the occasion of Expo 2015 will make us reflect on the destination of the future of the city. In the same pavilion, a stimulating space there is named: “A contemporary landscape” which shows that different economic and social status cannot bring the Italian landscape to a single model.

The “Arsenale” is suggestive at the space of the Republic of Kosovo. Modernity has meant the destruction of its regional culture, a theme common to many countries, but made with a seductive round tower consisting of 720 traditional chairs to represent a bridge between the past and the present. Now we jump to Cina (China), al Magazzino delle Cisterne, still in the Arsenale. The title of Mountains Beyond Mountains investigates on how traditions can present themselves to the contemporary. We also find poetry at the Arsenale, nello spazio Sala d’Armi con l’Albania which exhibits a series of paintings of Edi Hila from Penthouse, depicting buildings in fantastic and dreamy terms.

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BIENNALE ARCHITETTURA FUNDAMENTALS

Ci spostiamo ai Giardini, al Padiglione Centrale, uno spazio riservato a “Elements of Architecture”, elementi dell’architettura, che per certi aspetti sembra trasformato in un emporio commerciale. Al suo interno c‘è spazio per ciascun elemento costruttivo, analizzato anche nel suo aspetto simbolico, come porte, soffitti, pavimenti, balconi, finestre, bagni, corridoi. Sempre ai Giardini, l’Ungheria propone al pubblico la costruzione di un’opera architettonica al centro del Padiglione, il tutto secondo un metodo noto come “modello del Bacino dei Carpazi” che presuppone il coinvolgimento del committente nella costruzione.

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Ancora ai Giardini, gli Stati Uniti hanno pensato al loro spazio come a uno studio tecnico dal nome OfficeUs. Alle pareti le maggiori realizzazioni americane al di fuori degli States: in fondo sono americani la maggior parte degli studi architettonici che operano nel mondo! Originale l’allestimento del Padiglione di Israele, sempre ai Giardini, dove un robot pantografo disegna sulla sabbia mappe dei territori in uno strano mosaico di centro urbano e suburbano. Architettura più che architetti alla Biennale che rimarrà aperta per sei mesi e dove l’aspetto più interessante sembra lo scoprire come i singoli paesi abbiano risposto all’argomento assegnato da Rem Koolhaas. Una Biennale comunque da vedere.


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We move to the Giardini, al Padiglione Centrale, a space reserved for “Elements of Architecture”, architectural elements, which in some ways seems transformed into a commercial center. Inside there is space for each building element, also analyzed in symbolic aspects, such as doors, ceilings, floors, balconies, windows, bathrooms, hallways. Still at the Giardini, Hungary offers to the public the construction of an architectural work at the center of the pavilion, all in accordance with a method known as a “model of the Carpathian Basin” which requires the involvement of the client in the building.

Still in the Giardini, the United States have thought of their space as a technical studio named OfficeUs. On the walls there are the greatest American accomplishments outside of the United States: actually Americans are at the top of architectural firms that operate worldwide! The original construction of the Padiglione di Israele, still in the Giardini, where a robot pantograph draws maps of the territories in the sand in a strange mosaic of urban and suburban centres. It is architecture rather than architects at the Biennial that will be open for six months and where the most interesting aspect seems to be in finding out how individual countries have responded to the topic assigned by Rem Koolhaas. However it is a Biennial worth visiting.

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THE GLASS TEA HOUSE MONDRIAN HIROSHI SUGIMOTO Un tè in laguna di fronte a Piazza San Marco. Una cerimonia antichissima di origine orientale sbarca a Venezia. È nata in Cina, ma è stata fatta propria in Giappone dai monaci buddhisti che, durante le pratiche zen, avevano ideato una bevanda eccitante per tenere svegli i sacerdoti in meditazione con un miscuglio di foglie verdi polverizzate e diluite in acqua calda per sospensione. Praticata con forme diverse a seconda della stagione, la Cerimonia del tè presuppone una sequenza di gesti rigorosi quanto carichi di significato; un bollitore viene inserito in un buco nel pavimento d’inverno, mentre è collocato sopra un braciere in primavera; accompagnano le movenze lente e ripetitive del cerimoniere piccoli utensili in legno, un frullino di bambù, un cucchiaino e bacchette per il cibo. In occasione della XIV Biennale di Architettura, Hiroshi Sugimoto architetto e fotografo giapponese classe 1948, ha progettato per la prima volta un padiglione temporaneo a giorno per ospitare in un’atmosfera di pura astrazione questo rituale nato in Estremo Oriente e codificato sul finire del XVI secolo dal monaco buddhista Sen no Rikyu. Nell’isola di San Giorgio dove si staglia bellissima la cinquecentesca chiesa palladiana, il maestro del Sol Levante che si divide tra Tokyo e New York, ha dato vita a un’installazione che dialoga col giardino che la accoglie di fronte ai luoghi delle “Stanze del Vetro”. Spazio e tempo diventano un tutt’uno, magicamente sospesi in un cubo minimalista trasparente. Attraverso un percorso scoperto di 40 metri per 12 che si snoda all’aperto, seguendo una lunga vasca d’acqua a mosaico, si è condotti al chiuso apparente del padiglione di 2,5 m. x 2,5 m. dove, con cadenza regolare, viene officiata la Cerimonia del tè. In realtà è un continuum reso possibile dalla trasparenza del vetro che, senza soluzione, lascia dialogare i due ambienti. Atmosfera zen per ricreare una pratica rituale e sociale che attraverso gesti semplici e ripetuti tra ospite e invitato li lascia dialogare in silenzio. I principi ispiratori e fondanti ruotano attorno a parole astratte quali Armonia, Rispetto, Purezza e Tranquillità, ricreati per offrire una nuova piramide di valori nelle relazioni tra il sé e l’altro, nel vissuto, nel rapporto con ciò che li circonda, e soprattutto per avvicinarli a una serenità non tangibile ma tutta spirituale. L’omaggio a Mondrian, esplicitato nel titolo, è visibile nel gioco di

rigorose linee ortogonali del padiglione che si intersecano creando un effetto di perfetta astrazione, dove il legno del pavimento e il vetro delle pareti avvolgono il visitatore assorbito nel rituale a cui è invitato a partecipare. Sbarcato in Laguna, nel magico incontro di elementi quali aria e acqua, Sugimoto sembra aver ritrovato i protagonisti dei suoi scatti fotografici, in mostra invece alla Bevilacqua La Masa nella sede di Palazzetto Tito, in una carrellata di immagini sfuocate dedicate alle icone dell’architettura internazionale. Modern Times a cura di Filippo Maggia riunisce in anteprima mondiale 11 foto recenti in bianco e nero realizzate all’interno di capolavori ormai storicizzati quali il Johnson Wax Building di Frank Loyd Wright, la Torre Einstein di Mendelson, e il Monumento futurista ai Caduti di Sant’Elia, cui si uniscono gli scatti alla nuovissima Serpentine Gallery di Londra, oggi uno dei luoghi più importanti dell’arte contemporanea e al Moma di New York dove mette a confronto l’edificio originario del 1939 di Goodwin-Stone con i recenti rinnovamenti di Taniguchi del 2004. A queste si aggiungono le Architecture Series, un nucleo di opere fotografiche dedicate alle icone dell’architettura mondiale tra cui la Chiesa di Notre-Dame-du-Haut di le Corbusier, il Guggenheim di Bilbao e la Tour Eiffel. Caratterizzati da tempi di esposizione molto lunghi, i protagonisti delle sue foto, appaiono sfaldati nell’atmosfera, quasi fossero soggetti mentali piuttosto che reali. Il mezzo fotografico, studiato e approfondito negli anni di Los Angeles, diviene per Sugimoto pretesto per indagare il rapporto tra spazio e tempo, natura e realtà. Immagini che infrangono qualsiasi regola sulla tradizione fotografica di architettura, per porsi come esperienze di un vissuto; non cercano la consacrazione mimetica, non conta la linearità della forma o del dettaglio costruttivo, ma la riappropriazione di un’esperienza rievocata attraverso la memoria. In questo senso l’operazione fotografico-mentale sembra l’inevitabile approdo lagunare di Sugimoto che così si ricongiunge idealmente alla ricerca che nei secoli ha caratterizzato il filone artistico veneziano, dal Veronese al Tiepolo, dal Guardi a Guidi, fino alle astrazioni di Santomaso e De Luigi, impareggiabili maestri nel trovare la sintesi magica di spazio-luce-colore. Michela Luce

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THE GLASS TEA HOUSE MONDRIAN HIROSHI SUGIMOTO

Tea in the lagoon before St Mark’s square. An ancient ceremony of oriental origins lands in Venice. It originated in China but it was adopted in Japan by the Buddhist monks who during their Zen practices had come up with an exciting drink to keep the priests in meditation awake by means of a mixture of powdered green leaves diluted in hot water in suspension. Practiced with different forms according to the season, the Tea Ceremony involves a sequence of rigorous and meaningful gestures. A kettle is placed in a hole in the floor in winter while in summer it is placed on a brazier. Small wood tools, a bamboo whisk, a small scoop and food chopsticks accompany the host’s slow and repetitive motions. In the occasion of the 14th Architecture Biennale, 66 years old Japanese architect and photographer Hiroshi Sugimoto has designed for the first time a temporary open space pavilion to host in an atmosphere of pure abstraction this ritual originated in the Far East and codified towards the end of the XVI century by Buddhist monk Sen no Rikyu. In the island of San Giorgio where stands the beautiful 16th century Palladian church, the master from the Land of the Rising Sun

who divides himself between Tokyo and New York has given life to a structure which seems to dialogue with the hosting garden in front of the area of the “Glass Rooms”. Space and time become one, magically suspended in a minimalist transparent cube. Through a 40 m long and 12 m wide open path unwinding outdoors, and following a long mosaic water pool, you are led into the seemingly enclosed 2,5 m x 2,5 m pavilion, where at regular intervals the “Tea Ceremony” is officiated. It is actually a continuum made possible by the glass transparency which allows the two environments to communicate uninterruptedly. Zen atmosphere to recreate a ritual and social practice which, through simple and repeated gestures between host and guest, allows them to dialogue in silence. Its inspiring and founding principles evolve around abstract words such as Harmony, Respect, Purity and Tranquility, recreated to offer a new pyramid of values in the relationships between self and the other, in life’s experience, in the relationship with what surrounds them and above all to bring them closer to a spiritual not tangible serenity. The homage to Mondrian, explicit in the title, is visible in the

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pavilion’s pattern of rigorous orthogonal lines, crossing each other to create an effect of perfect abstraction, where the wood of the floor and the glass of the walls envelop the visitor absorbed in the ritual he has been invited to attend. Landed in the lagoon, in the magical meeting between elements such as water and air, Sugimoto seems to have once again found the protagonists of his photographic shots, displayed at Bevilacqua la Masa, in the Palazzetto Tito venue, a roundup of blurry images dedicated to the icons of international architecture. Modern Times, edited by Filippo Maggia collects in a world premiere 11 recent photographs taken inside now historicized buildings such as Frank Lloyd Wright’s Johnson Wax Building, Mendelson’s Einstein Tower, and Sant’Elia’s futurist war memorial, adding to them the shots to London’s very recent Serpentine Gallery, today one of contemporary art’s most important venues and New York’s Moma where he contrasts Goodwin-Stone’s 1939 original building with Taniguchi ‘s 2004 recent renovations.

These are complemented by the Architecture series, a nucleus of photographic works dedicated to the icons of world architecture, among which Le Corbusier’s Notre-dame-Du- Haut Church, Bilbao Guggenheim and the Tour Eiffel. Characterized by long exposure times, the protagonists of his photographs look flaked in the atmosphere, as if they were mind rather than real subjects. The photographic means studied and delved in during the Los Angeles years, becomes to Sugimoto a chance to explore the relationship between space and time, nature and reality. Images which break all rules on photographic tradition of architecture, revealing themselves as experiences of life,; they do not look for mimetic consecration, what counts is not the linearity of form or of the constructive detail, but the re-appropriation of an experience evoked through memory. In this sense the photography-mind operation seems Sugimoto ‘s unavoidable lagoon landing which therefore ideally joins the search that in the course of centuries has characterized the venetian artistic trend, from Veronese to Tiepolo, from Gurdi to Guidi, until Santomaso’s and De Luigi’s abstractions, matchless masters in finding the magical synthesis of space-light-color.

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ALDO CIBIC DESIGNER

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Pocket Landscape tavolo Dune Ph Santi Caleca

Aldo Cibic è una di quelle persone che non necessitano di presentazioni. Conosciuto più come designer che in qualità di architetto, ha lavorato inizialmente a Milano con Ettore Sottsass divenendone socio. Sucessivamente fonda la collezione Memphis, di cui è designer.
Nell’89 apre lo studio Cibic&Partnes dando inizio all’attività di ricerca con le scuole.
Oggi è impegnato a Milano, con Cibic&Partners per i progetti di architettura e i grandi interni, e a Vicenza con CibicWorkshop per il design e l’attività di ricerca. Lo abbiamo incontrato alla Biennale, negli spazi dell’Arsenale. Che cosa rappresenta per lei l’architettura? Sono un autodidatta, arrivato all’architettura per necessità espressiva. La mia formazione è di natura umanistica e il mio rapporto con l’architettura è narrativo. Sono attento a osservare come e dove vivono le persone. In questo senso potrei definire l’architettura come la casa dell’uomo, non un’attività manieristica fine a se stessa ma il frutto, da parte dell’architetto, della comprensione di chi sta dall’altra parte. Non intendo trascurare l’aspetto estetico, ma è mia convinzione che l’architettura debba riarmonizzarsi con le altre discipline, non essere soltanto business ma comprendere come vivere con un’alta qualità della vita. Quali sono le sue prime impressioni sulla Biennale di Rem Koolhaas? Mi è piaciuta molto. Ho trovato interessante lo spazio italiano, piuttosto inquietante nella sua concezione iperrealistica e sarcastica.

Lei è anche docente quindi entra in contatto con molti giovani che si avvicinano alla professione. Come sono? Rappresentano sicuramente una forza interessante ma uno dei problemi che riscontro è che la scuola non li prepara ad affrontare il mondo del lavoro che è fatto anche di difficoltà. Credo che la scuola li dovrebbe preparare meglio, spingendo magari di più sulla formazione di una base di conoscenze per poi prepararli a specifiche competenze, specializzandoli. Riscontra differenze tra i giovani architetti italiani e quelli appartenenti ad altri paesi? Nelle mie esperienze oltreoceano trovo che i ragazzi, soprattutto i tanti asiatici che incontro, siano più preparati dei nostri. Hanno maggiori opportunità di lavorare sul campo, di sperimentare in laboratorio, di cimentarsi nel design. Questo si concretizza in maggiori capacità di destreggiarsi nel mondo del lavoro. Qual è il progetto di cui è più orgoglioso? Si tratta di un recente lavoro di design, Elephountain, una fontana con gli elefanti che rappresenta il tema dell’acqua in modo divertente e poetico. E quello che ancora ha in testa e che vorrebbe realizzare? Non proprio solo in testa. Il progetto si chiama Rethinking Happiness e riguarda un mondo che viene dalle periferie, vicino a una nuova comunità che vive fuori dalle città, nella campagna, vicino alla natura e all’agricoltura. Si tratta di un progetto presentato alla Biennale Architettura del 2010 cui sto lavorando, nato dalla convinzione che l’interesse principale riguardi un luogo legato al senso di comunità che vorrei raccontare e possibilmente vivere. Simone Pavan

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Staff International headquarter, Noventa Vicentina 2009 Aldo Cibic - Chuck Felton. Ph Andrea Pancino Lucky Eye per Blackbody Aldo Cibic - Tommaso CorĂ . Ph Alberto Parise Happy Carpets tappeto Merry Go Round per Moret Ph Martina Facci

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INTERVISTA ALDO CIBIC

ALDO CIBIC DESIGNER Aldo Cibic is one of those persons who have no need of a presentation. He is known more as a designer rather than architect. He started working in Milan with Ettore Sottsass then becoming partner. Afterwards he started the Memphis collection as the designer. In 1989 he initiated the Cibic&Partners study which started research activity in schools. Now he is busy in Milan wth Cibic&Partners for architectural projects, as well as in Vicenza with CibicWorkshop for a design and research activity. What is architecture for you? I am a self-taught, successful architecture with an expressive need. My background is humanistic in nature and my relationship with architecture is narrative. I am careful to observe how and where people live. In this way, I could define architecture as a man’s home, not a “manneristic” activity in itself but the result of an architect, an understanding of who is on the other side. I do not mean to neglect the aesthetic appearance, but it is my belief that architecture must re-harmonize itself with other disciplines, not only business but understanding how to live with a high quality of life. What are your first impressions of the Biennale of Rem Koolhaas? I liked it very much. I found the Italian space rather interesting, but disturbing in its hyper-realistic and sarcastic conception.

As a teacher in contact with many young people who are coming into the profession, how are they? Such youths are certainly a good force, but I find that one of the problems is that the school does not prepare them enough in facing the working world, a challenging one. I think that schools should prepare them better, maybe pushing more on the formation of a basic knowledge and then prepare them for specific skills. Have you found differences between young Italian architects and those belonging to other countries? In my experience, I find that youths overseas, especially the many Asians I meet, are more prepared than us. They have more opportunities in working, experimenting in the laboratory and engaging in design. This translates into greater ability in adapting in the working world. What is the project of which you are most proud of? It is a recent design work, called Elephountain: a fountain with elephants that represents a water theme in a fun and poetic way. What do you still have in mind to accomplish? Something that is not just in my head. It is a new project named: “Rethinking Happiness” regarding a world that is far away from the suburbs, close to a new community outside the city, in the countryside, close to nature and agriculture. It is a project presented at the Venice Architecture Biennale in 2010 where I am working, from the belief that the main interest relates to a place linked to a sense of community, with which I would like to tell and possibly live in. Simone Pavan

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TOKY

FOR

superfici esclusive I exclusive surfaces

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MART

Bae Bien-U - snm5a-002h, 2012 Courtesy dell’artista e Galerie RX, Parigi Richard Mosse - Hunches in Bunches, 2011 Courtesy Collezione privata © Richard Mosse, Courtesy dell’artista e Jack Shainman Gallery, NY

PERDUTI NEL PAESAGGIO FINO AL 31 AGOSTO Perduti nel paesaggio/Lost in Landscape è un grande progetto espositivo dedicato al paesaggio contemporaneo e ai suoi molti significati: spazio, ambiente, territorio, luogo in cui si vive e da cui ci si allontana. Paesaggio naturale e paesaggio urbano. La mostra, a cura di Gerardo Mosquera, affronta il tema attraverso le opere di oltre 60 artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali mai presentati in Italia. Non è certo un Eden quello raccontato nelle sale del Mart, e neanche un nuovo genere artistico, bensì uno sguardo appassionato e sofferto sul mondo, che scopre necessariamente anche i suoi angoli più drammatici e contraddittori. Gerardo Mosquera scrive infatti nel testo in catalogo (Edizioni Mart) che il significato del termine “paesaggio” definisce allo stesso tempo “sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione”, rendendo inseparibili fra loro l’oggetto dal soggetto, l’ambiente dal suo abitante. Oggi, nella concezione del paesaggio del nostro tempo, il grado di soggettività della percezione, infatti,

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coinvolge i protagonisti attivi delle trasformazioni del territorio, ovvero, quelle strutture e coloro che agiscono su di esso e ne definiscono la stessa nozione, ormai allargata a tutto ciò che ci circonda, dalle autostrade alle foreste, dalle metropoli agli ambienti rurali. La mostra intreccia tre differenti livelli di lettura: 1) Esaminare la propensione umana ad appropriarsi dell’ambiente e ad identificarsi e dialogare con esso, che si plasma in qualsiasi rappresentazione del paesaggio. 2) Affrontare il paesaggio non come genere artistico ma come mezzo per la costruzione di un senso. 3) Offrire al visitatore un’esperienza al contempo estetica e di riflessione mediante le opere esposte e il loro rapporto e la loro articolazione nello spazio espositivo.


www.mart.trento.it

Luis Camnitzer - Landscape as an Attitude, 1979 Courtesy dell'artista e Alexander Gray Associates, New York

LOST IN LANDSCAPE TILL 31 AUGUST Lost in Landscape is a great exhibition project dedicated to contemporary landscape and its many meanings: space, environment, territory, area where one lives and moves away from. Natural landscape and urban landscape. The exhibition, organized by Gerardo Mosquera, addresses the theme through the works of over 60 artists coming from all over the world, many of whom never presented in Italy. What is described in the halls of Mart is certainly no Eden, neither it is a new art gender, but it is a passionate and suffered look on the world, which necessarily uncovers even its most dramatic and contradictory corners. Gerardo Mosquera in fact writes in the catalogue text (published by Mart) that the meaning of the term “landscape� defines at the same time both the perception of a determined place and its representation, making the object and the subject, the environment and its inhabitants inseparable. Today in the conception of landscape of our times, the degree of subjectivity of perception, in

fact, involves the active protagonists of the territory changes, that is those structures and the people who act on it and define its very notion, now broadened to everything around us, from motorways to forests, from metropolis to rural areas The exhibition intertwines three different levels of reading: 1) Examining the human tendency to take over the environment and to identify and dialogue with it, which shapes itself in any representation of landscape 2) Addressing landscape not as an art gender but as the means to build a sense. 3) Offering the visitor an aesthetic experience and at the same time a chance to reflect by means of the works exhibited and their relation and articulation in the expositive space.

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ARTE AL GUGGENHEIM

DI VENEZIA

GUGGENHEIM VENEZIA SOLO PER I TUOI OCCHI

Una collezione non è semplice raccolta di oggetti bensì una coerente ricerca che, seppur eclettica nel genere, esprime l’animo di chi la realizza. In questo senso, la mostra inaugurata al Guggenheim rappresenta per il visitatore un’esperienza diversa rispetto a un progetto espositivo costruito da un curatore, che si sviluppa attorno a un tema specifico, a un messaggio o a uno studio. Una collezione privata racconta il percorso del suo proprietario, la visione che questi ha coltivato dell’arte e della ricerca estetica durante la sua vita. Appare quindi curioso e intrigante muoversi tra le stanze e godere delle opere esposte, ma risulta ancor più sorprendente quando alla fine si riescono a catturare i tratti comuni, il disegno che il collezionista ha costruito durante la sua vita. È come se ci consentisse di guardare nel profondo della sua anima. 32

“Solo per i tuoi occhi” con una selezione di circa 110 pezzi, svela per la prima volta al pubblico una preziosa e inedita selezione di opere provenienti dalla Collezione dei coniugi Richard e Ulla Dreyfus-Best che sono riusciti, in oltre 30 anni, a mettere in relazione mondi diversi, epoche e stili, ponendo sempre al centro la figura umana. Un originale accostamento di pittura, disegni, sculture e oggetti artistici, naturali o esotici, che spaziano dal Medioevo al contemporaneo. Ci sono opere profane di fianco a oggetti di ars erotica e ars religiosa, a partire dal XII secolo, i disegni dei maestri del Rinascimento e del Barocco, pittori enigmatici del Surrealismo, le eccentriche visioni oniriche del XVIII secolo si trovano di fianco a pezzi del Manierismo, il Simbolismo armonizza con la Pop Art.


Solo per i tuoi occhi. Una collezione privata, dal Manierismo al Surrealismo A cura di Andreas Beyer Fino al 31 agosto 2014 Collezione Peggy Guggenheim

Un legame, quello con l’arte, fortemente connaturato alla figura di Ulla Dreyfus-Best. Nata in una famiglia di collezionisti a Colonia, studia storia dell’arte e restauro. Inizia a lavorare al dipartimento dei Beni Culturali della Renania, al Kunstmuseum di Basilea e al Landesmuseum di Zurigo. Conosciuto il marito Richard Dreyfus, banchiere e appassionato collezionista di arte di Basilea, Ulla prosegue la sua ricerca passando dalla promettente carriera museale a quella di collezionista. L’allestimento della mostra è pensato come un percorso all’interno della sua casa. La scelta dei colori, la tappezzeria, la disposizione stessa di quadri e oggetti non seguono un ordine temporale ma sviluppano un tema e pongono in relazione gli oggetti esposti con

www.guggenheim-venice.it

ph. AndreaSarti/CAST1466

la casa da cui provengono. Stanza dopo stanza “Una collezione privata, dal Manierismo al Surrealismo” mostra le opere di maestri come Hans Baldung Grien, Hans Bellmer, Arnold Böcklin, Victor Brauner, Pieter Bruegel il Vecchio, Angelo Caroselli, Giorgio de Chirico, Francesco Clemente, Salvador Dalí, Francesco del Nomé (‘Monsù Desiderio’), Gustave Doré, Max Ernst, Frans Floris, Johann Heinrich Füssli, Marten van Heemskerk, Jan van Kessel, Alfred Kubin, René Magritte, Man Ray, Gustave Moreau, Richard Oelze, Yves Tanguy e Andy Warhol. “Solo per i tuoi occhi” allude alla collezione privata invitando l’osservatore a sentirsi coinvolto personalmente e direttamente, come se la fruizione dell’opera fosse solo e soltanto sua, intima e riservata. Come Ulla ci ricorda “possedere delle opere d’arte significa solo, nel migliore dei casi, averle in prestito per la durata di una vita”. 33


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GUGGENHEIM VENEZIA FOR YOUR EYES ONLY

For your eyes only. A private collection, from Mannerism to Surrealism Curated by Andreas Beyer Up until 31st August 2014 Peggy Guggenheim Collection www.guggenheim-venice.it

A collection is not just a collection of objects but a coherent research which, although generally eclectic, expresses the mood of the person who works it out. In this sense, the exhibition opened at the Guggenheim is a different experience for the visitor, rather than an exhibition project built by a curator, which is built around a specific theme, a message or a study. A private collection tells the story of its owner, a vision that he has cultivated of art and aesthetic research during his lifetime. It is therefore curious and intriguing to move between rooms and enjoy the works on display, but even more surprising when you eventually manage to capture the common features, the design that the collector has built up during his lifetime. It is as if we allowed ourselves to look into the depths of his soul. “For Your Eyes Only” with a selection of about 110 pieces, reveals to the public for the first time, a valuable and unprecedented selection of works from the collection of the couple Richard and Ulla Dreyfus-Best who managed, in more than 30 years, to relate different worlds, different eras and styles, by always focusing on the human figure. It consists of a combination of original paintings, drawings, sculptures and art objects, natural or exotic, ranging from the Middle Ages to the contemporary. There are secular works alongside objects as ars erotica and ars religioso, from the 12th century; the designs of the masters of the Renaissance and Baroque periods; enigmatic painters of Surrealism, the eccentric dream visions of the eighteenth century located next to pieces of Mannerism, Symbolism harmonizing with Pop Art. It is a bond with art with the strongly ingrained figure of Ulla Dreyfus-Best. Born into a family of collectors in Cologne, she studied art history and restoration. She began working at the Department of Cultural Heritage of the Rhineland, the Kunstmuseum in Basel and at the Landesmuseum in Zurich. She met her husband Richard Dreyfus, banker and avid collector of Basel art, and then Ulla continued her search by going to the museum with a promising career as a collector. The exhibition is designed as a journey inside her house. The choice of colours, upholstery, the arrangement of pictures and objects do not follow a chronological order but develop a theme and establish the relationship between the objects on display with the house from which they come from. Room after room “A private collection, from Mannerism to Surrealism” show the works of masters such as Hans Baldung Grien, Hans Bellmer, Arnold Böcklin, Victor Brauner, Pieter Bruegel the Elder, Angelo Caroselli, Giorgio de Chirico, Francesco Clemente, Salvador Dalí, Francis del Nomé (‘Monsù Desiderio’), Gustave Doré, Max Ernst, Frans Floris, Johann Heinrich Fuseli, Marten van Heemskerk, Jan van Kessel, Alfred Kubin, René Magritte, Man Ray, Gustave Moreau, Richard Oelze, Yves Tanguy and Andy Warhol. “For Your Eyes Only” alludes to a private collection inviting the viewer to feel involved personally and directly, as if you were just enjoying the work in a solo, intimate and confidential manner. As Ulla reminds us: “owning artwork means that only, at best, we have them on loan for the duration of our lives.” 35


LE ARTI AL MAXXI DI ROMA

DESIGN DESTINATIONS

7 designer italiani della Scuola di Eindhoven per raccontare il viaggio, le destinazioni, le nuove mappe del design, Formafantasma | Salvatore Franzese | Gionata Gatto | Giovanni Innella con Tal Drori | Francesca Lanzavecchia | Maurizio Montalti | Eugenia Morpurgo 28 MAGGIO – 5 OTTOBRE 2014 Roma 27 maggio 2014. Una coperta di lana come una grande cartolina, una lampada il cui filo è lungo come la distanza tra Roma e Eindhoven (Olanda), specchi che riflettono due diverse prospettive, un banco di cambiavalute per una nuova moneta, scarpe che lasciano impronte che vanno nella direzione opposta e vestiti con grandi tasche per tutto quello che non vuoi lasciare, un bastone da passeggio di vetro riempito di materiali e suggerimenti, e ancora due set di utensili (sega, martello e cacciavite) realizzati in due luoghi geograficamente distanti ma vicini idealmente. Sette prototipi per raccontare sette storie, sette designer italiani diventati migranti culturali a cui è stato chiesto di pensare a un bagaglio, non solo fisico ma anche concettuale: è DESIGN DESTINATIONS la mostra a cura di Domitilla Dardi che porta al MAXXI dal 28 maggio al 5 ottobre 2014 i lavori di Formafantasma, Salvatore Franzese, Gionata Gatto, Giovanni Innella con Tal Drori, Francesca Lanzavecchia, Maurizio Montalti e Eugenia Morpurgo.

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7 Italian designers from the Design Academy Eindhoven speak about travel, destinations and the new maps of design, Formafantasma | Salvatore Franzese | Gionata Gatto | Giovanni Innella with Tal Drori | Francesca Lanzavecchia | Maurizio Montalti | Eugenia Morpurgo 28 MAY – 5 OCTOBER 2014 Rome May 27 2014. A wool blanket that resembles a large postcard, a lamp whose cord is as long as the distance between Rome and Eindhoven (The Netherlands), mirrors that reflect two different perspectives, a currency exchange counter for a new currency, shoes whose footprints move in two different directions, clothes with pockets large enough to contain everything you wish not to leave behind, a glass walking stick filled with materials and suggestions, two sets of tools (saw, hammer and screwdriver) realised in two geographically distant though ideally linked locations. Seven prototypes that tell seven stories; seven Italian designers who have become cultural nomads invited to represent their physical and conceptual baggage: this is DESIGN DESTINATIONS, the exhibition curated by Domitilla Dardi. From 28 May to the 5 October 2014 the show will bring the work of Formafantasma, Salvatore Franzese, Gionata Gatto, Giovanni Innella with Tal Drori, Francesca Lanzavecchia, Maurizio Montalti and Eugenia Morpurgo to the MAXXI.


www.fondazionemaxxi.it

PREMIO MAXXI 2014 Quattro artisti per una mostra che invade il museo

TILL 21 SEPTEMBER, 2014 Rome May 27, 2014. Football from a new and revolutionary point of view, a physical space that becomes a mental one, the thrill of suspension in the void, a nomadic school where you can also learn to draw: these are the themes recounted by Yuri Ancarani, Micol Assaël, Linda Fregni Nagler e Marinella Senatore, the 4 finalists in the Premio MAXXI 2014. For four months, from May 28 to September 21, 2014, the works of these artists will invade all the spaces of the museum involving not just the scenographic Galleria 5, but also some unusual places, such as Corner D, the piazza, the staircases, blending in with the flowing patterns of the space designed by Zaha Hadid.

UN GIORNO COSÌ BIANCO, COSÌ BIANCO GAM, MADRE e MAXXI presentano Ettore Spalletti a cura di Danilo Eccher, Anna Mattirolo, Andrea Viliani e Alessandro Rabottini. MAXXI Roma: FINO 14 SETTEMBRE 2014 MADRE Napoli: FINO AL 18 AGOSTO 2014 Sì, il colore, come si sposta, occupa lo spazio e noi entriamo. Non v’è più la cornice che delimitava lo spazio. Togliendola il colore assume lo spazio e invade lo spazio. E quando questa cosa riesce, è miracolosa. (Ettore Spalletti, 2006) MAXXI Roma: TILL 14 SETTEMBRE 2014 MADRE Napoli: TILL AL 18 AGOSTO 2014 Yes, the colour, as it shifts, occupies the space and we enter. The frame that delimited the space is no longer there. Taking it away, the colour takes on the space and invades the space. And when this happens, it’s miraculous.(Ettore Spalletti, 2006)

INCONTRI INTERNAZIONALI D’ARTE TRA/BETWEEN ARTE E ARCHITETTURA ROMA INTERROTTA – PIERO SARTOGO E GLI ARTISTI FINO AL 21 SETTEMBRE 2014 Due mostre in una, Roma Interrotta e Piero Sartogo e gli artisti, unite da un titolo che le accomuna e ne sintetizza lo spirito: TRA/BETWEEN ARTE E ARCHITETTURA.

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

FINO AL 21 SETTEMBRE 2014 Roma 27 maggio 2014. Il calcio da un punto di vista nuovo e controcorrente, uno spazio fisico che diventa mentale, il brivido della sospensione nel vuoto, una scuola nomade dove imparare ma anche insegnare: sono i temi raccontati da Yuri Ancarani, Micol Assaël, Linda Fregni Nagler e Marinella Senatore, i 4 finalisti del Premio MAXXI 2014. Per quattro mesi dal 28 maggio al 21 settembre 2014 i lavori degli artisti invaderanno tutti gli spazi del museo coinvolgendo non solo la scenografica Galleria 5 ma anche luoghi insoliti quali il Corner D, la piazza, le scale, integrandosi con le trame fluide dello spazio progettato da Zaha Hadid.

TILL 21 SEPTEMBER 2014 Two exhibitions in one: Roma Interrotta and Piero Sartogo and the Artists, united by a common title that sums up the sprit both shows: TRA/BETWEEN ART AND ARCHITECTURE.

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DESIGN

ICONE DEL DESIGN ITALIANO

Triennale Design Museum, CreativeSet Fino al 22 febbraio 2015

Negli spazi del CreativeSet un nucleo di icone dalla Collezione Permanente del Museo, arricchito dalle selezioni di Maestri invitati a indicare gli oggetti per loro necessari e imprescindibili della storia del design italiano. Così Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum, racconta il progetto: “Quello che resta. Quello che resiste al tempo e alle mode, che va oltre le tendenze e le scuole, che si stabilizza nella percezione e sedimenta nell’immaginario come un “classico”. In un museo mutante, che ogni anno cambia ordinamento e allestimento e che racconta la storia del design italiano riconvocando ogni volta oggetti, progetti e artefatti differenti, non poteva mancare una sezione in qualche modo ‘diversa’: meno mutante e più permanente. Più consacrata a esprimere e a ricordare – appunto – i valori condivisi, i simboli riconosciuti, i successi conseguiti. Se il Museo in ogni edizione sperimenta, ricerca, si mette in discussione, la sezione dedicata alle Icone valorizza invece la Collezione che sta alla base del Museo, e lo nutre: quindi conserva, memorizza, restaura, archivia. In un certo senso, si candida a essere la memoria in progress del Museo medesimo, e delle storie che nel/dal Museo vengono raccontate.

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Al centro dello spazio progettato dallo Studio Citterio, come in un magazzino/archivio che emerge dal suolo e si erge verso l’alto, c’è l’accumulo degli oggetti che compongono la collezione. Attorno a questa esposizione, ci sono cinque icone del design italiano più una super icona, scelte di mese in mese da un esponente di altissimo profilo del design italiano e internazionale, che fa da garante e al contempo da testimone. Riprendendo e sviluppando un’idea già proposta da Enzo Mari sulle pagine di Abitare negli anni Duemila, il Museo in questo modo elegge a poco a poco le sue icone in un processo di elaborazione collettivo: gli oggetti scelti rappresentano l’anima del design italiano e tracciano il paradigma della sua eccellenza, ma anche della sua originalità e irripetibilità. Sono gli hightlights che lo rendono immediatamente riconoscibile in tutto il mondo, e che a tutto il mondo testimoniano la creatività e l’originalità del nostro paese. Al termine di un percorso museale ed espositivo basato sull’impermanenza, e sull’accumulo di materiali e percorsi di anno in anno differenti, questa sezione conclusiva (ed elettiva…) celebra l’anima duratura del design italiano. E ricorda a tutti la sua intima, congenita e inimitabile classicità”.


www.triennale.it

Settima edizione Il design italiano oltre le crisi Autarchia, austerità, autoproduzione Fino al 22 febbraio 2015

La settima edizione del Triennale Design Museum focalizza l’attenzione sul tema dell’autosufficienza produttiva, declinato e affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta, gli anni settanta e gli anni zero. L’idea di base è che progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione particolarmente favorevole allo stimolo della creatività progettuale: dalle origini del design italiano negli anni trenta, anni in cui i nostri grandi progettisti hanno realizzato opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole aree geografiche tra patrimoni di sapere e di eccellenza, basati su tradizioni locali e disponibilità diretta di materie prime) per arrivare alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione. Un percorso attraverso una storia “alternativa” del design italiano, fatta anche di episodi all’apparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti, Carlo Mollino, Franco Albini, Gio Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi, Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.

Paulo Mendes da Rocha Tecnica e immaginazione A cura di Daniele Pisani Fino al 31 agosto 2014 Una mostra che presenta al pubblico italiano l’opera dell’architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha, insignito nel 2006 del Pritzker Prize per l’architettura e tra le massime figure dell’architettura contemporanea. L’esposizione colloca nella storia la produzione architettonica di Mendes da Rocha facendo emergere taluni temi ricorrenti, utili a mettere in luce la rilevanza della sua opera. Partendo da alcuni concetti cardine, alla base della produzione dell’architetto – che l’architettura sia il luogo deputato a operare un’ampia trasformazione del territorio, a modificare la topografia e a veicolare cambiamenti di tipo infrastrutturale – la mostra racconta come Mendes da Rocha si sia confrontato con le varie tipologie architettoniche e quali siano i suoi interessi e i suoi principi di progettazione attraverso un percorso tematico. Grande attenzione è rivolta ai disegni: non solo ai disegni tecnici dei progetti o agli schizzi a fondamento di questi progetti, ma anche ai disegni, sinora rimasti ignorati, su temi svariati, apparentemente lontani dall’architettura. A questi si affiancano le fotografie, tanto quelle d’epoca quanto quelle realizzate negli ultimi anni appositamente per la monografia, a cura di Daniele Pisani, pubblicata da Electa. Presenti anche alcuni plastici delle sue opere, tanto quelli d’epoca quanto quelli, fatti di semplici fogli di carta, che Mendes da Rocha in persona ha realizzato appositamente per la mostra. 39

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

Ideazione e Direzione: Silvana Annicchiarico Cura scientifica: Beppe Finessi


ART

MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE APPUNTAMENTI IN ITALIA

Pre-Raffaelliti. Utopia della bellezza TORINO Palazzo Chiablese

Bernardino Luini Milano, Palazzo Reale fino al 13 luglio L’arte del Rinascimento torna nelle sale di Palazzo Reale con una grande mostra dedicata a Bernardino Luini. TILL 13 JULY The art of the Renaissance comes back in the halls of the Royal Palace with a major exhibition dedicated to Bernardino Luini. Info: www.mostraluini.it

Klimt - Alle origini di un mito Milano, Palazzo Reale fino al 13 luglio La mostra presenta una collezione di oltre 100 opere provenienti in gran parte dal Museo del Belvedere di Vienna, che possiede il nucleo più consistente al mondo delle opere dell’artista austriaco. TILL 13 JULY The exhibition presents a collection of over 100 works drawn mainly from the Belvedere Museum in Vienna, which has the most consistent group in the world, of the works of the Austrian artist. Info: www.klimtmilano.it

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fino al 13 LUGLIO Oltre 70 capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti arrivano, dopo un tour mondiale, a Torino dal 19 aprile al 13 luglio 2014. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Tate Britain di Londra e curata da Alison Smith, presenta per la prima volta a Torino e in Italia alcuni capolavori indiscussi della Confraternita dei Preraffaelliti, summa pittorica dell’età vittoriana. TILL 13 JULY In collaboration with Tate Britain in London, over seventy masterpieces of the Pre-Raphaelite Brotherhood will be on display in Turin from 19 April to 13 July 2014 as the last stage of a world tour. Created and curated by Alison Smith, chief curator of British art to 1900 at Tate Britain, the exhibition presents some undisputed masterpieces of the Pre-Raphaelite Brotherhood, the pictorial peak of the Victorian age, for the first time in Turin and in Italy. Info: www.mostrapreraffaelliti.it


ART EXHIBITIONS EVENTS IN ITALY

ANDY Warhol + O’NeilL ROMA Palazzo Cipolla fino al 28 settembre Andy Warhol, padre della Pop Art americana, torna a Roma con una grande monografica che apre a Palazzo Cipolla! TILL 28 SEPTEMBER Andy Warhol, the father of American Pop Art, returns to Rome with a large monographic exhibition which takes place at Palazzo Cipolla! Info: www.warholroma.it

fino al 22 giugno L’esposizione “La pittura è cosa mortale” – dell’artista italiano Nicola Samorì – è la più vasta ed esaustiva mostra di pittura tenuta dall’artista in Italia e comprende 45 lavori realizzati dal 2008 al 2014. TILL 22 JUNE The exhibition “Painting is a mortal thing” - of the Italian artist Nicola Samorì - is the largest and most comprehensive exhibition of paintings held by the artist in Italy and includes 45 works made from 2008 to 2014. Info: tel.0444/222801-222104 www.fondazionevignato.it www.museicivicivicenza.it

FUNDAMENTALS BIENNALE DI ARCHITETTURA VENEZIA 7 giugno - 23 novembre Sarà aperta al pubblico da sabato 7 giugno a domenica 23 novembre 2014, ai Giardini della Biennale e all’Arsenale, la 14. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Fundamentals, diretta da Rem Koolhaas e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

Nicola Samorì La pittura è cosa mortale Vicenza Palazzo Chiericati

7 JUNE- 23 NOVEMBER The 14th International Architecture Exhibition, entitled Fundamentals,directed by Rem Koolhaas and organized by la Biennale di Venezia, chaired by Paolo Baratta, will be open to the public from June 7 through November 23, 2014, in the Giardini and the Arsenale. Info: labiennale.org

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ART

MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE APPUNTAMENTI IN EUROPA

Henri Matisse: The Cut-Outs LONDRA, Tate Modern Museum

I MITI DELLA POP ART MADRID, Museo ThyssenBornemisza DAL 10 GIUGNO AL 14 SETTEMBRE Il Museo Thyssen-Bornemisza presenta Miti del Pop, la prima esposizione a Madrid su questo tema, dopo la mostra sulla Pop Art al Museo Reina Sofía nel 1992. 10 June to 14 SeptembeR The Museo Thyssen-Bornemisza is presenting Pop Art Myths, the first exhibition on this subject in Madrid since Pop Art at the Museo Reina Sofía in 1992. Info: www.museothyssen.org

FINO AL 7 SETTEMBRE Henri Matisse è un colosso dell’ arte moderna. Questa mostra esplora il capitolo finale della sua carriera in cui iniziò ‘intaglio in colore’ e nacque la sua serie di spettacolari cut-outs. TILL 7 SeptembeR Henri Matisse is a giant of modern art. This landmark show explores the final chapter in his career in which he began ‘carving into colour’ and his series of spectacular cut-outs was born. Info: www.tate.org.uk

Les Klee du paradis BERLINO, Staatliche Museen FINO AL 31 AGOSTO L’idea di presentare una mostra dal titolo ‘Les Klee du Paradis’ proviene dal mercante d’arte e collezionista Heinz Berggruen (1914-2007) stesso. Paul Klee è stato uno degli artisti preferiti del collezionista. TILL 31 AUGUST The idea of presenting an exhibition with the title ‘Les Klee du paradis’ originates from the art dealer and collector Heinz Berggruen (1914-2007) himself. Paul Klee was one of the collector’s favourite artists. Info: www.smb.museum

Surrealism & Duchamp STOCCOLMA, Moderna Museet FINO AL 17 AGOSTO La mostra Surrealismo e Duchamp è una nuova opportunità di studiare la famosa collezione internazionale di Duchamp del Moderna Museet e la sua straordinaria collezione di arte surrealista, che presenta opere uniche di Salvador Dalí, Joan Miró, Meret Oppenheim, Giorgio de Chirico, Hans Arp, Dorothea Tanning, Max Ernst e altri. TILL 17 AUGUST The exhibition Surrealism & Duchamp is a new opportunity to study Moderna Museet’s internationally famous Duchamp collection and its outstanding collection of surrealist art, which features unique works by Salvador Dalí, Joan Miró, Meret Oppenheim, Giorgio de Chirico, Hans Arp, Dorothea Tanning, Max Ernst and others. Info: www.modernamuseet.se

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ART EXHIBITIONS EVENTS IN EUROPE

pablo picasso From Arcadian Bliss to Painted Exorcism MALMö, Moderna Museet DAL 6 GIUGNO AL 24 AGOSTO Per la prima volta a Malmö uno degli artisti più influenti della storia, Pablo Picasso (1881-1973), sarà presentato con una mostra personale. Una selezione unica della sua vasta opera verrà mostrata nelle gallerie superiori del Moderna Museet di Malmö. 6 June TO 24 August For the first time in Malmö one of history’s most influential artists, Pablo Picasso (1881-1973), will be presented with a solo exhibition. A unique selection of his extensive oeuvre will be shown in the upper galleries of Moderna Museet Malmö. Info: www.modernamuseet.se

Georges Braque Bilbao, Guggenheim Martial Raysse PARIGI, Centre Pompidou FINO AL 22 SETTEMBRE Con oltre duecento opere tra dipinti sculture, film, fotografie e disegni, il Centre Pompidou dedica una nuova retrospettiva al lavoro di questo artista visionario, sul margine delle tendenze artistiche dominanti, che ha seguito il suo imprevedibile e singolare percorso per quasi 50 anni di creazione. TILL 22 September With over two hundred works – paintings sculptures, films, photographs and drawings, the Centre Pompidou is devoting a completely new retrospective to the work of this visionary artist, on the margin of dominant artistic trends, who has followed his unpredictable, singular path throughout nearly 50 years of creation. Info: www.centrepompidou.fr

Van Gogh / Artaud. Il suicidato della società PARIGI, Museo d’Orsay FINO AL 6 LUGLIO Basandosi sulle categorie e sulle designazioni singolari evidenziate da Artaud nell’opera Van Gogh le suicidé de la société [Van Gogh Il suicidato della società], il percorso espositivo si snoda attraverso una quarantina di quadri, una scelta di disegni e di lettere di Van Gogh e una selezione di opere grafiche del poeta- disegnatore. TILL 6 JULY Based on the categories and the unusual designations put forward by Artaud in Van Gogh, the Man Suicided by Society, the exhibition will comprise some forty paintings, a selection of van Gogh’s drawings and letters, together with graphic works by the poet-illustrator.

DAL 13 GIUGNO AL 21 SETTEMBRE Organizzato per celebrare il 50° anniversario della morte di Georges Braque (Argenteuil-surSeine, 1882 - Parigi, 1963), questa grande retrospettiva copre tutte le fasi della carriera di uno degli artisti più importanti del 20° secolo. 13 JUNE TO 21 SEPTEMBER Organized to mark the 50th anniversary of the death of Georges Braque (Argenteuil-surSeine, 1882 − Paris, 1963), this large retrospective covers all the phases of the career of one of the most important artists of the 20th century. Info: guggenheim-bilbao.es

Info: www.musee-orsay.fr

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GOOD DESIGN AWARD UNO DEI PREMI PIù PRESTIGIOSI AL MONDO - DIEGO CHILò

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www.diegochilo.it www.cpartners.it

Il Good Design Award è il riconoscimento più antico e prestigioso a livello mondiale che premia l’eccellenza nell’Arte del Design. è assegnato ai prodotti maggiormente innovativi dell’anno dal Chicago Athenaeum: Museum of Architecture and Design , uno dei più prestigiosi Musei del mondo dedicati all’ Arte del Design , e promosso dall’European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies. Il concorso è stato creato a Chicago nel 1950 da un’idea di Edgar Kaufmann Jr, curatore e fondatore del Museum of Modern Art di Chicago, in collaborazione con gli architetti e designer Ray Eames, Russel Wright, George Nelson e Eero Saarinen. Le categorie di prodotti oggetto di valutazione includono apparecchiature elettroniche e medicali, articoli da cucina e bagno, attrezzature sportive, casalinghi, elettrodomestici, grafica e packaging, illuminazione e ambienti urbani, materiali da costruzione, mobili, moda e tessuti, prodotti per ufficio, robotica e bionica, strumenti industriali, veicoli.

I prodotti premiati vengono esposti in maniera permanente nel Chicago Athenaeum. La Giuria, composta da professionisti ed esperti del settore, specialisti industriali e stampa specializzata, basa le sue decisioni sugli stessi criteri del 1950, che riguardano l’innovazione, la forma, i materiali, la costruzione, il concept, la funzione, l’utilità e la sostenibilità, oltre che l’estetica. Nel 2013, la Giuria del premio ha preso in considerazione più di 700 progetti di eccellenza provenienti da 38 Paesi. La lampada Acqualuce di Leucos, disegnata da Diego Chilò, è risultata tra i vincitori del Good Design Award 2013. Simone Pavan

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MUSE

WOOD Legno, edilizia e tecnologia Nella galleria del MUSE, “Innovare in Trentino” vengono periodicamente presentati i progetti più significativi del nostro territorio, concepiti e sviluppati da enti di ricerca, fondazioni e aziende che operano in vari ambiti. La mostra “Wood”, promossa da MUSE e Arca Casa Legno, e curata insieme al Cnr-Ivalsa, inaugurata il 16 maggio è dedicata alla ricerca e alle attività volte alla valorizzazione del legno, principalmente nel campo dell’edilizia. Il legno, come prodotto da costruzione, ha raggiunto dei risultati considerati quasi impossibili fino a pochi anni fa. La crescente sensibilità per i temi della sostenibilità e la necessità di conservare e sfruttare al meglio le risorse esistenti hanno portato a un ripensamento radicale anche nell’uso dei materiali da costruzione. Il legno è diventato elemento primario di un vivere ispirato al benessere e alla funzionalità, in armonia con la natura. La nuova galleria del MUSE illustrerà le peculiarità di questo materiale, offrendo una visione originale delle sue applicazioni in campo tecnologico, energetico e architettonico. Dai nuovi sistemi di raccolta nel bosco ai modelli di edifici multipiano in legno, dagli elementi di arredo ai trattamenti del prodotto a impatto zero con un occhio di riguardo all’edilizia e al design: uno sguardo a 360 gradi sul legno, materia viva e in perenne trasformazione, antica quanto il mondo, nuova quanto il domani •

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www.muse.it

WOOD WOOD, BUILDING AND TECHNOLOGY In MUSE Gallery,“Innovating in Trentino�, the most significant projects in our territory are periodically presented, conceived and developed by research institutions, foundations and companies operating in different fields. Wood exhibition , promoted by MUSE and Arca Casa Legno, inaugurated on 16 May, is dedicated to research and activities aiming to the exploitation of wood especially in the building sector. Wood, as a building product, has reached results considered almost impossible just a few years ago. The growing sensitivity to the issue of sustainability and the need to preserve and make the best use of existing resources, have led to a radical change also in the use of building materials. Wood has become a primary element of a life style inspired to wellness and functionality, in harmony with nature. The new MUSE gallery will illustrate the peculiarities of this material, offering an original view of its applications in the field of technology, energy and architecture. From the new systems of collection in the woodlands to the models of multi-floor wood buildings, from furniture elements to the treatment of the product at zero impact, with a focus on construction and technology. A 360 degree view on wood, ever changing living material, as old as the world, as new as tomorrow.

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D e s i g n R E I TA N O S T U D I O

solo nei migliori bar, pasticcerie e caffetterie

Raffinata crema fredda al caffè in 6 deliziose varianti

w w w. n a t u r a l m i x . i t 48


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LOST IN COMMUNI CATION

Buoni e pessimi esempi di comunicazione in giro per il mondo

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Alessandra Plichero Consulente di comunicazione e relazioni pubbliche e membro del Chartered Institute of Public Relations di Londra

a.plichero@gmail.com

I google you la comunicazione di crisi nell’era digitale

Su internet le persone tendono ad essere molto più schiette di quanto lo sarebbero di persona. Se ci si pone qualche scrupolo a sproloquiare o inveire contro qualcuno vis à vis, ogni reticenza crolla sul web. Come se si assumesse una identità Altra, dimenticando che si è in realtà riconoscibilissimi. La rete è come la strada, territorio comune dove forse perché di tutti, sembra che tutto vi sia consentito. Gli stessi eleganti e distinti gentiluomini che si affrettano ad aprirvi la porta, invece al casello dell’autostrada o di fronte ad uno stop prolungato, siatene certe farebbero qualsiasi cosa per sterminarvi. Guardate il labbiale nello specchietto retrovisore, sì, vi stanno pure maledicendo. Non c’è colore di capelli che tenga: more, bionde o rosse, fresche di parrucchiera, siamo tutte accomunate dall’essere potenzialmente lasciate sul selciato agonizzanti. E sì, quello era lo stesso signore tanto gentile che vi apriva la porta, ma a bordo di un’auto. A navigare sul web, le persone subiscono la stessa demoniaca metamorfosi diventando perfette carogne. Sproloquiare, inveire e offendere pare facile e consentito. E le aziende, sempre pronte alle emergenze quali incendi, black-out elettrici, e altre avversità tutto sommato rare, continuano imperterrite a sottovalutare l’effetto dirompente di critiche negative sul web e sui social network. Eventualità, in realtà, molto più probabili e comuni. Non presidiare il web diventa quindi un vero autogol per tanti marchi. I brand collassano pesantemente sotto il peso di critiche negative diffuse www world wide web. La legge fatica a stare al passo con la regolamentazione del web, le rimozioni da google sono difficili da ottenere, mai tempestive e intanto quello che i vostri clienti, potenziali clienti o partner commerciali vedono sul web, sono una quantità di incontrollate informazioni in grado di nuocere enormemente ai vostri affari. Che fa l’imprenditore in questo caso?

Naturalmente, furibondo, si rivolge ai legali, i quali utilizzano, ovviamente, gli strumenti che gli competono quali diffide, querele e via discorrendo. Un decennio per ottenere un risultato, bella soddisfazione. Crisi non gestite su internet portano quindi le aziende al collasso, i manager alla disoccupazione e i legali in vacanza con lo yacht. Meglio pensarci. Anche perché oggi, la prima cosa che verifica la maggior parte delle persone prima di decidere qualche spesa, sono le recensioni o comunque cosa si dice di voi sul web. Lasciare scoperta questo area significa lasciare campo libero a chiunque di farvi fuori. Le crisi sul web vanno gestite, con buone pratiche di PR, e molta molta tempestività. Anzi, prima che avvengano. Dopo è sempre un po’ troppo tardi. Ma come vanno gestite? Dipende ovviamente dalla situazione ma in genere con onestà e risolutezza, dichiarando apertamente quali possono essere state le mancanze dell’azienda. Il popolo della rete, anzi gli innumerevoli pubblici della rete, forse vi crederanno e da un una crisi può risultare una grande vittoria. Non parlate, decidete di trincerarvi dietro ad un No Comment. Bene, sappiate che avete già perso la battaglia per la vostra reputazione. Se vi state chiedendo chi salva la vostra reputazione in una situazione difficile, siatene certi che sarete solo e soltanto voi. Nessuno si esporrà per sostenervi apertamente, anche se ci lavorate assieme da 25 anni con mutua soddisfazione. Lungimiranza e consapevolezza, realismo, buona pianificazione, tanti e tanti test e preparazione. Perché il peggio del peggio può sempre capitare, ma almeno a qualcosa avete già pensato. Riflettete anche sul fatto che le crisi sono globali, inutile pensare che siano limitate ad un paese, con il mondo del web grandi possibilità di mercato e nel contempo incredibili rischi. Il proliferare di siti che giudicano i servizi delle aziende, dai viaggi, ai trasporti, a ogni genere di prodotto, fanno giustizia di tanti operatori inaffidabili, ma possono essere anche usati strumentalmente. Costruitevi quindi prima una buona reputazione sul web, offrite sempre un contraltare per non lasciare l’opinione su di voi completamente in balia del “nemico”. Magari fosse solo la stampa, bellezza. è molto peggio, si tratta di web. Baby.

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BOOKS

Nuovi modi di proporre i libri Una tradizione antica, risalente a cinque secoli fa, quella di vendere i libri per strada, tra la gente. I primi librai partirono dalla Toscana e, gerle in spalla colme di libri, girarono tutta l’Europa. Ad alcuni librai indipendenti (e intraprendenti) dei giorni nostri, è venuta l’idea e la voglia di tornare alla tradizione itinerante, un po’ per cercare nuovi segmenti di mercato e dunque sopravvivere in un Paese dove si legge poco, e un po’ (o soprattutto) per la passione di raccontare storie, di condividere con la gente la passione per la parola scritta e per quei personaggi che una volta incontrati tra le righe, come dire, non ti lasciano più! Sono quattro i librai più noti in Italia ad aver scelto lo “slow-book” e a bordo di un furgone d’epoca o di un Ape Piaggio, vanno nelle zone dove l’offerta culturale è assente. Partiamo dal siciliano Filippo Nicosia, di “Pianissimo - Libri sulla strada” che ha battezzato il suo vecchio, lento ma inarrestabile furgone FIAT “Leggiu”.

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«Pianissimo» è un progetto di promozione della lettura, che nasce dalla consapevolezza che il libro è un oggetto marginale nella vita delle persone, soprattutto in Sicilia, penultima regione italiana per indici di lettura e offerta libraia. Nicosia ha privilegiato i piccoli e medi editori, nelle proposte di lettura, quei titoli che trovano sempre meno spazio nelle libreria di catena, ed è riuscito a vendere circa 700 libri in un mese, viaggiando attraverso 23 località dell’isola, dove ha incontrato soprattutto non lettori, che è riuscito ad incuriosire e ammaliare con i suoi reading di piazza. Lo scorso marzo Nicosia era a Milano dove, regolarmente parcheggiato sulle strisce blu, “Leggiu” è stato rubato. I lettori si sono scatenati sul web e il giorno dopo è stato ritrovato sano, salvo e ancora pieno di libri! Poi c’è Monica Maggi di “Libra 2.0”, associazione culturale da lei fondata. Monica è libraia e giornalista che, nel 2012 costretta a chiudere la sua libreria, decide di riempire la sua auto di libri e venderli viaggiando in tutto il Lazio, contagiando chi, fino a quel momento, non era consapevole di aver voglia di leggere e ispirando un gusto critico nei nuovi lettori. Oltre ad abbattere i costi di affitto e utenze, evidenzia i vantaggi legati all’aspetto umano e creativo, che spesso tra le mura di una libreria si perdono per star dietro alla troppa burocrazia. «Il libro -dice- non è assimilabile ad altre merceologie, è un prodotto che si fa portatore di mondi e non lo si può chiudere in uno scaffale».


Marianna Bonelli Promotrice innovativa di cultura www.mariannabonelli.com www.spritzletterario.com

Valentina Rizzi di Bibliolibrò, Roma. Una “Libroteca artistica ambulante” realizzata grazie al Fondo per la Creatività 2011. Valentina, educatrice di teatroterapia, in collaborazione con psicologi ed educatori, ha creato un’unità mobile su un Ape Piaggio che non supera i 50 km/h, che si occupa di letteratura per l’infanzia e di attività a sostegno dei bambini, promuovendo la lettura nelle periferie della capitale, dove i problemi sociali e la mancanza di offerta culturale sono il vero dilemma. In fine (last but not least) c’è Davide Ruffinengo della Libreria Therese – Profumi per la mente di Torino. Libraio di Asti con l’obiettivo di ridare dignità alla figura del libraio che, troppo spesso, è visto solo come un commerciante al quale chiedere prima lo sconto che un consiglio. Parlando con i suoi clienti capisce che, la mancanza di tempo per fargli visita tra gli scaffali e la difficoltà nel trovare un parcheggio, sono sentiti come reali problemi. È nata così l’idea di consegnare i libri nelle case e negli uffici all’ora di pranzo, occasione in cui i suoi clienti potevano concedersi una pausa e avere una consulenza. L’idea del libraio a domicilio è piaciuta, tanto da ricevere inviti a pranzo o a cena perché potesse consigliare nuove letture a tavola. Ora è in società con Davide Ferraris, titolare della libreria Therese di Torino, con il quale ha ideato “Il libraio suona sempre due volte”, una consulenza in forma di spettacolo in cui, con tavolini e scatole di legno, allestiscono una piccola libreria all’interno dell’ambiente ospitante, spesso un teatro, dove raccontano i libri, perché raccontare storie è il vero compito del libraio. Quando i ruoli si invertono e sono i lettori a portare i libri in piazza, nei bar o nei luoghi non abituali, avrete colto lo spirito dell’associazione Spritz Letterario®! •

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LOST in fashion

VENEZIA UN GIRO IN CITTà Tornare a Venezia in occasione della Biennale è un evento affascinante. La città lagunare riesce sempre a stupire. I suoi canali, le sue calli strette, i campi pieni di vita, di piccoli artigiani e di botteghe “vecie”, mi portano in un mondo fiabesco. Partiamo per il nostro tour alla scoperta di griffe e negozi vintage sparsi per la città accompagnati dal Flavio, veneziano Doc. Dalla stazione ferroviaria verso Rialto e via per le calli fino a San Marco. Passeggiare su e giù per i ponti con l’acqua dappertutto è un’esperienza unica. Gli splendidi edifici, le chiese, i palazzi, le ville con giardino e le altane – terrazze sospese sui tetti - con vista sulla laguna, fanno il resto. Città ammaliante e suggestiva, Venezia è anche teatro di uno shopping ricercato e differenziato, aperto al turista in cerca di souvenir come all’appassionato di alta moda e di design o al collezionista. A Venezia infatti lo shopping è per tutte le tasche.

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Gironzolando tra calli e campi della città, si possono trovare davvero negozi per tutti i gusti: dalle piccole botteghe di souvenir veneziani come i merletti di Burano, le tradizionali maschere del Carnevale di Venezia e i tanti negozi di vetro di Murano, alle boutiques di alta moda italiana ed estera. La zona più celebre delle “griffes” è quella delle dietro San Marco, Salita San Moisè e Calle Vallaresso. Qui trovano location i negozi delle più importanti firme della moda internazionale come Chanel, Cartier, Gucci, Louis Vuitton, Hermes, Loro Piana, Bottega veneta, i sandali gioiello di Renè Caovilla, Krizia e molte altre. A due passi dalla piazza più famosa al mondo, in Calle Larga XXII Marzo, troviamo i negozi di Prada, Bulgari, Versace, Damiani, Bruno Magli e Salvatore Ferragamo.


Gelindo Pretto alias Gek Folley Fashion addicted gelindo.pretto@gmail.com

Per chi ama lo stile vintage ed è alla ricerca di capi unici consiglio una visita al Mary Had A Little a Dorsoduro, dietro la facoltà di Architettura. Qui potrete trovare il vero “american vintage” degli anni 40’, 50’, 60’, 70’. Abbigliamento per uomo e donna, giacche, giubbotti di pelle, cappotti, abiti eleganti, cinture e tantissimi accessori vintage. Il negozio vanta collaborazioni con teatri, musei, accademie e università d’arte, band musicali e negozi di costume e offre la possibilità di ordinare su richiesta capi e accessori direttamente da San Francisco. Un altro delizioso negozio di abiti e accessori retrò è il Vintage a Go Go. A due passi dall’Accademia, nel bellissimo Campo Santa Barnaba, la boutique specializzata in abbigliamento ed accessori femminili, propone una vasta gamma di abiti, scarpe e borse dagli anni ‘50 fino ai mitici anni ‘80, frutto di un’attenta eb accurata ricerca. Per chi è a caccia di Furlane, le babbucce di velluto colorate da sempre ai piedi dei veneziani, consiglio il negozio Pied à Terre, vicino al ponte di Rialto. Troverete tantissimi modelli, da quello interamente confezionato con materiali di riciclo a quello in seta o prezioso damasco. Potrete inoltre portare o spedire il vostro tessuto, magari ricavato da un vecchio abito e farvi confezionare le furlane personalizzate e su misura.

Piazza San Marco, il Ponte di Rialto e quello dei Sospiri, la Torre Dell’Orologio, il Palazzo Ducale, il Canal Grande con i suoi ponti, il Museo Guggenheim e il Correr, le meravigliose Chiese, il quartiere Ebraico, le isole di Burano e Murano, il Lido e la Biennale. È veramente troppo. Non basta certo una giornata per assaporare l’atmosfera Veneziana, decidiamo di fermarci in una delle tante osterie colme di “cicchetti”, tipici antipasti veneziani, per la classica “polpetta col rosso”, ovvero una polpetta a base di carne, calda e appetitosa accompagnata da un bicchiere di vino rosso, non sempre di qualità. I posti sono tanti dalla Vedova, vicino a Rialto, al Remer che prende nome dal campiello che si affaccia sul canal grande, poco distante dal teatro Malibran, come pure al Bottegon in Riva San Trovaso, poco distante dall’Accademia. Ma la giornata non è finita, resto in attesa di vedere dove mi porterà Flavio stasera a cenare, è una sorpresa... di sicuro un “postasso” come dicono da queste parti, dove vanno solo i veneziani e se magna ben.

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SOUND AND VISION

CALL IT MAGIC GHOST STORIES BY COLDPLAY

È appena uscito il nuovo album dei Coldplay ”Ghost Stories”, ennesima fatica in studio di Chris Martin e compagni. L’album è stato anticipato dai singoli “Midnight”, “A Sky Full Of Stars” e dal bellissimo pezzo minimalista “Magic”. Pensate che proprio il singolo “Magic” ha superato la soglia di un milione di copie vendute in tutto il mondo ed è già disco d’oro in Danimarca. Senza contare che l’album, in pochissime ore, ha già raggiunto la vetta di ben 72 store nel mondo su iTunes e ha conquistato il disco d’oro in Svizzera e in Olanda con i soli pre-ordini. Un traguardo meritato per i Coldplay, maltrattati e snobbati dalla critica, ultimi pionieri del pop-rock britannico al pari dei Muse e dei Radioheads. “Abbiamo sempre voluto realizzare qualcosa di intimo ancora una volta, proprio come il nostro primo disco”, ha dichiarato Will, e Chris gli ha fatto eco “Abbiamo cercato di concepire un album che parli di come imparare ad amare incondizionatamente”. 60

Ma facciamo un po’ di storia: i britannici Coldplay nascono a Londra nel 1997. La band è composta da Chris Martin ( voce, chitarra e tastiere), Jonny Buckland (chitarra), Guy Berryman (basso) e Will Champion (batteria). Con il singolo Yellow raggiungono la fama mondiale ma è il secondo album A Rush Of Blood to the Head del 2002 che li consacra definitivamente nell’olimpo della musica. Sorte diversa per il loro terzo album X&Y che riceve fin da subito una fredda accoglienza da parte della critica. Tornano alla ribalta con l’album in studio, prodotto da Brian Eno, Viva la vida or Death and All His Friends, trainato dal singolo Viva la Vida: tre Grammy e più di 50 milioni di dischi venduti. Approdano, dopo vari tentativi, nel 2011 a Mylo Xyloto, un album dal titolo misterioso ed esotico, dove appare un famigerato duetto con la sex symbol Rihanna, cui è dedicata “Princess Of China”. Da sempre il gruppo si è schiarato


Gek Folley alias Gelindo Pretto corresponding editorial gelindo.pretto@gmail.com

Chris Martin

Zhang Ziyi

Guarda il video / Watch the video MAGIC youtu.be/Qtb11P1FWnc

contro le discriminazioni sociali e politiche ed è impegnato attivamente nella causa portata avanti da Oxfam, organizzazione non governativa che combatte contro la povertà e l’ingiustizia attraverso azioni dimostrative come flash mob e campagne di sensibilizzazione. Ma torniamo al presente. Il video ufficiale di Magic è stato pubblicato su Youtube il 7 aprile e ha avuto più di 20 milioni di visualizzazioni. Diretto dal famoso regista svedese Jonas Akerlund interamente in bianco e nero, è recitato dall’attrice Zhang Ziyi e dal frontman del gruppo Chris Martin, fresco fresco dalla rottura con Gwyneth Paltrow. Il video si sipira ai film muti degli anni 20 e narra la storia di Cecile, una giovane maga sposata con Claude, mago affermato e ubriacone a tempo perso. La prestigiatrice è affiancata dall’assistente Christophe, interpretato appunto da Chris Martin.

Affascinato e ammaliato dalla maga Christophe riesce magicamente a lievitare e a liberare Cecile dal prepotente marito. Il tutto con un sound nuovo, intimo, delicato e più profondo. Merito del guru dell’elettronica Jon Hopkins e forse dell’influenza di Peter Gabriel. Ne esce un pezzo suggestivo, che mescola atmosfere mistiche e arrangiamenti elettronici. È solo un’anticipazione. Nel nuovo album dei Coldplay troviamo percussioni indie-pop alternate a momenti contemplativi, sonorità graffianti dei Radiohead e ballate dance. Niente da dire, emozioni ascolto dopo ascolto, dove ogni nota è preziosa e dove finalmente i Coldplay sanno parlare un linguaggio trasversale, dove i mix musicali si fondono insieme e creano l’ennesima opera d’arte. Buon ascolto. 61


CALL IT MAGIC GHOST STORIES BY COLDPLAY

The new Coldplay studio album “Ghost Stories”, the latest effort by Chris Martin and co, has just come out after the singles “Midnight”, “A Sky Full Of Stars” and the superb minimalist piece, “Magic” were released ahead of the album.  Believe it or not, the single “Magic” alone has sold more than one million copies worldwide and is already certified gold in Denmark. And that’s not all, the album soared to number one in 72 countries throughout the world on the iTunes store charts in just a few hours and received a gold disc in Switzerland and Holland on pre-orders alone. An achievement that Coldplay, the latest pioneers of British pop rock, on a par with Muse and Radiohead, though poorly treated and snubbed by the critics, so dearly deserve. “We have always wanted to create something that’s as thought provoking as our first record”, asserted Will, while Chris echoed his thoughts with “We wanted to produce an album that deals with learning to love unconditionally”. 

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But first a bit of history: the British rock band Coldplay formed in London in 1997 and comprises Chris Martin (lead vocals, guitar and keyboards), Jonny Buckland (guitar), Guy Berryman (bass) and Will Champion (drums). They achieved worldwide fame with the release of their single Yellow but it was their second album, A Rush Of Blood to the Head released in 2002 that marked their definitive consecration to music’s Hall of Fame. Their third album X&Y immediately received a cold reception in general from the critics. They made a spectacular comeback with the studio album, Viva la Vida or Death and All His Friends produced by Brian Eno, featuring lead single Viva la Vida, which won three Grammy Awards and sold over 50 million copies.  In 2011, after various attempts, they brought out Mylo Xyloto, a mysterious, exotic-sounding album featuring “Princess Of China”, the much talked about duet with sex symbol Rihanna, who


KYOSS CULT SOUND AND VISION BY GEK FOLLEY

Guarda il video / Watch the video youtu.be/W_f9ZKm-E5A

the song is dedicated to. The group has always fought against social and political discrimination and is actively involved in supporting causes promoted by Oxfam, a non-government organisation working to relieve poverty and injustice through initiatives such as flash mobs and awareness raising campaigns. But back to the present. The official Magic video was posted on Youtube on 7 April and has had over 20 million views. Filmed entirely in black and white and directed by the famous Swedish film director, Jonas Åkerlund, it stars actress Zhang Ziyi and the band’s frontman Chris Martin, fresh from his breakup with Gwyneth Paltrow. The video plays tribute to the 1920s silent films and narrates the story of Cecile, a young stage magician married to Claude, a famous magician and alcoholic to boot. Cecile performs with Cristophe who serves as her assistant, interpreted by Chris Martin. Enchanted and captivated by Cecile, after learning the art of levitation, Christophe succeeds in levitating

Claude and saving Cecile from her violent husband. The video is accompanied by a new soul-searching, delicate yet deep sound. The work of electronics guru Jon Hopkins and may be some influence from Peter Gabriel. The result is a spellbinding piece that blends mystical atmospheres with electronic arrangements.  And this is only a foretaste. The new Coldplay album features indie-pop percussions alternating with moments of contemplation, raspy Radiohead style sounds and dance ballads. An impeccable work, soul-searching emotions song after song, in which every note is precious and Coldplay finally manage to find a language that speaks across the board, and in which musical styles merge to create yet another work of art. Listen and enjoy.

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MUSIC

MUSICA APPUNTAMENTI

ROCK IN ROMA 9 giugno Billy Idol 19 giugno Avenged Sevenfold 20 giugno Thirty Seconds to Mars 21 giugno The Prodigy 23 giugno Arcade Fire 26 giugno Rob Zombie + Megadeath 28 giugno David Guetta 1 luglio Metallica 8 luglio The Black Keys 16 luglio The Lumineers + Passenger 19 luglio Paolo Nutini 21 luglio Editors 22 luglio Caparezza 24 luglio Placebo 26 luglio Bastille 28 luglio Afterhours 2 agosto Franz Ferdinand Ippodromo delle Capannelle Info: www.rockinroma.com

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TRENTO SUMMER FESTIVAL 1 luglio, Earth Wind + Fire feat. Al McKay 2 luglio, Afterhours 3 luglio, Fiorella Mannoia + Band Piazza Fiera, Trento Info: www.trentosummerfestival.it

ARCADE FIRE martedĂŹ 24 giugno ore 21.30 Castello Scaligero Villafranca di Verona Info: www.vivoconcerti.com 57 FESTIVAL DEI 2 MONDI SPOLETO dal 27 giugno al 13 luglio Spoleto, Perugia Info: www.festivaldispoleto.com

SETTIMANE MUSICALI AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA fino al 25 giugno Teatro Olimpico di Vicenza info: www.olimpico.vicenza.it JEFF BECK domenica 29 giugno ore 21.30 Gran Teatro GEOX - Padova info: zedlive.com

LUCCA SUMMER FESTIVAL 2 luglio, Eagles 7 luglio, An Evening of Guitars 10 luglio, The Prodigy 11 luglio, Emma 15 luglio, Chic feat. Nile Rodgers 17 luglio, Elisa 18 luglio, Panariello 20 luglio, Stevie Wonder 23 luglio, Backstreet Boys 24 luglio, Enzo Avitabile & Black Tarantella 26 luglio, The National Piazza Napoleone, Lucca Info: www.summer-festival.com


La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

NEGRAMARO 5 luglio, Cattolica, Arena della Regina 6 luglio, Piazzola sul Brenta (Pd) 8 luglio, Genova, Arena del mare 10 luglio, Pistoia, Piazza Duomo 13 luglio, Verona, Arena 15 luglio, Palmanova (Ud), Piazza Gramde Info: www.ticketone.it

LIGABUE 12 luglio Padova, Stadio Euganeo 16 luglio Firenze, Stadio Artemio Franchi 19 luglio Pescara, Stadio Adriatico G. Cornacchia di Pescara Info: www.ticketone.it

HYDROGEN FESTIVAL 6 luglio, Negramaro 9 luglio, Massive Attack 14 luglio, Robert Plant + North Mississippi Allstars 15 luglio, James Blunt 16 luglio, Giorgia 17 luglio, Paolo Nutini 18 luglio, Scorpions and Special Guest 19 luglio, Emma Piazzola sul Brenta - Padova info: zedlive.com

FIORELLA MANNOIA 2 luglio, Gardone Riviera, Anfiteatro de lVittoriale 11 luglio, Codroipo, Villa Manin 19 luglio, Villafranca di Verona, Castello Scaligero Info: www.ticketone.it

Collisioni Festival 2014 18 luglio, Deep Purple 19 luglio, Elisa 20 luglio, Caparezza 21 luglio, Neil Young Piazza Colbert, Barolo (Cuneo) info: www.ticketone.it

VASCO ROSSI Roma, Stadio Olimpico 25-26-30 giugno ore 21 Milano, Stadio San Siro 4-5-9-10 luglio ore 20.45 Info: www.ticketone.it

KAPPA FUTUR FESTIVAL sabato 5 luglio dalle ore 12 domenica 6 luglio dalle ore 10 Parco Dora - Torino Info: www.ticketone.it

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COMICS

MILO MANARA TRA SOGNO E REALTà La prima parola che mi viene in mente, parlando di architettura, è “monumentale”. Mi riferisco soprattutto ai templi dell’antica Grecia, quelli che nelle foto dei turisti appaiono enormi mentre protagonista dello scatto è una famigliola che a stento si vede. L’architettura in fondo, oltre alla progettazione di abitazioni e spazi utili alla società, è sempre stata dedita anche all’esaltazione della capacità umana del costruire opere da lasciare nella memoria dei popoli per dimensioni, magnificenza e capacità di leggere nel futuro, insomma di essere all’avanguardia. Il rapporto tra l’opera di creazione umana e l’umano in se stesso in cosa consiste? Nella progettazione degli spazi, nella loro funzionalità e nella loro contestualizzazione ambientale (paesaggistica, urbanistica e sociale). Una trasposizione dell’uomo compiuta dall’uomo stesso. Forma, dimensione, rapporto con ciò che ci circonda, non sono forse caratteristiche che appartengono anche a noi? Ma noi non possiamo certo giocare con questi parametri, possiamo sono adattarci e trovare il nostro posto senza disturbare

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nessuno e cercando di avere, al tempo stesso, un ruolo codificato e riconosciuto all’interno della società. Figuriamoci se possiamo giocare con le dimensioni del nostro misero corpo, umano e finito così nella forma come nel tempo. Oppure no? C’è forse una persona che considero pienamente abilitata a farlo, un uomo che con la forma umana così come per quella architettonica, si è permesso di tutto e di più, sempre con estrema eleganza e al contempo, spregiudicatezza. Milo Manara. Come posso definire i suoi corpi, specie quelli femminili, se non “monumentali”? E non parlo soltanto della forte componente fisica, evidentemente perfetta e nota a tutti, ma anche di quella psicologica, che rende plausibili i loro comportamenti, più o meno audaci. Basta aprire “Viaggio a Tulum” e iniziare a sfogliare le sue pagine, per rendersi conto dell’assoluta libertà con cui passa da una situazione all’altra, da una dimensione all’altra. Paesaggi, edifici e persone si scambiano i ruoli di continuo, tutto all’interno di vignette ben squadrate, definite, perfette. Effettivamente questa storia, che Manara tradusse nel 1986 in una versione a fumetti, nacque da


Enrica D’Incalci Fumettista enripdincalci@live.it

un’idea di Federico Fellini, altro impareggiabile regista dell’onirico, perciò vi possiamo trovare l’espressione massima dei due artisti. Si tratta di un viaggio speciale, senza ritorno, ovvero la morte del protagonista, Snaporaz alias Marcello Mastroianni, non conscio della situazione che sta vivendo. Realtà diverse si incontrano in questo racconto, nel quale l’architettura dei palazzi, quella dell’uomo e quella della natura si incontrano, si incrociano e si scambiano i ruoli di continuo, in una sorta di percorso a ostacoli iniziatico. In fondo, in tutte le società, i riti di passaggio scandiscono i momenti della vita in cui assumiamo nuovi ruoli sociali e, per quanto siano conosciuti e codificati, nessuno è mai pronto e l’esperienza che si vive è unica e assolutamente personale. Allo stesso modo, il lettore di “Viaggio a Tulum”, è consapevole soltanto di essere all’interno di un racconto, ma del viaggio e del percorso non sa assolutamente nulla e Manara continua a destabilizzarlo, nelle immagini, nei parametri conosciuti che vengono ribaltati, nascosti e mostrati a suo piacere. L’ambientazione messicana con riferimenti alla civiltà Tolteca, nativa di quei luoghi, e il tocco felliniano, quella sorta di malinconia incarnata da Mastroianni/Snaporaz, conferiscono all’intera vicenda un’identità senza tempo, che ci accompagna fino alla fine del racconto, abbandonando un po’ alla volta il mon-

do costruito e confezionato dall’uomo. L’umano si ricongiunge alla sua prima essenza, la natura, diventando tempio di se stesso, in una pietra, in una cascata, in un corpo. Naturalmente, soprattutto nei corpi femminili, templi e custodi della vita. Protezione e libertà al tempo stesso, ansia di volare e di mostrarsi, per poi nascondersi e allontanarsi. È attraverso queste immagini che ritorniamo, infine, a meditare sul viaggio, sul suo significato, sulla sua fine che però non esiste, perché in realtà non è ancora cominciato. Quello che conosciamo è sempre solo una parte, il nostro inizio, il nostro pezzo, finito nello spazio e nel tempo. Forse è questa la sottile malinconia, anima di Fellini meravigliosamente mostrata e nascosta nelle tavole di Manara, che percorre questo racconto catturando il nostro sguardo: la consapevolezza che del momento che stiamo vivendo, per ciò che sappiamo l’unico di cui siamo consapevoli, non conosciamo la fine e non riusciamo a ricordare l’inizio.

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LAB

VENEZIA MATERIA SOLUTIONS CONCORSO DI DESIGN Venezia Materia Solutions, un concorso indetto da OIKOS, azienda leader nella produzione di porte blindate. Un progetto rivolto agli studenti di scuole medie superiori e istituti post-diploma per il design che richiedeva di ideare un pannello di rivestimento per la porta blindata Oikos di maggior successo, la linea Synua. Design e sicurezza, questo è stato lo spirito del concorso Venezia Materia Solutions 2014, dove gli studenti hanno potuto conoscere da vicino una realtà produttiva italiana e realizzare progetti in linea con l’architettura contemporanea.

Riflessi di Carlotta Carraro: il progetto vincitore della categoria “post-diploma” è stato votato da 153 professionisti su un totale di 353 voti 68


Simone Pavan Laboratorio Kyoss ISAI, frutto della collaborazione artdirector@kyoss.it tra ISAI Design Accademy di Vicenza e Kyoss. Un progetto in cui Simone Pavan accompagna gli studenti dell’accademia in un percorso di approfondimento sulle tecniche di comunicazione del design. Perché non è sufficiente saper fare ma è importante anche trasmettere e comunicare idee e progetti.

I progetti sono stati valutati da più di 300 professionisti all’interno dello showroom dell’azienda, lo scorso maggio 2014. Vincitrice del concorso con “Riflessi”, Carlotta Carraro, 23 anni, brillante studentessa dell’istituto ISAI di Vicenza. La stessa vincitrice descrive così il suo progetto: “riflessi nasce dall’idea di far risaltare una caratteristica ineguagliabile della città di Venezia: l’acqua. La città d’acqua vive attraverso la preziosità dei bagliori del manto vibrante di luce che l’avvolge tra i suoi canali, regalando inaspettate prospettive. Come in un mosaico di murrine che fonde contorni e colori della città specchiata, il linguaggio espressivo tipico di Venezia, già interpretato da maestri come Carlo Scarpa, si traduce qui in un unico fenomeno che racchiude tutte quelle impressioni provocate dall’interazione della luce con l’elemento primordiale.

Riflessi vuole richiamare quelle stesse suggestioni mediante l’uso del cemento, a esaltare l’aspetto simbolico e del vetro per arricchirlo delle proprietà estetiche di lucentezza e trasparenza proprie dell’acqua, in una combinazione originale che bene si integra all’architettura moderna. L’effetto è ottenuto apponendo al cemento, garante delle prestazioni di resistenza e solidità, delle sfere di vetro retroriflettente, da 0,7 a 7 mm di diametro, dotate di un elevato indice di rifrazione”.

I quattro progetti ISAI selezionati al concorso. Da sinistra “moving shapes” di Marco Mattia Marcon, “alias of stones” di Valentina De Franceschi, “burano” di Romina Fantin e Camilla Moser, “urban door” di Maria Carollo. I quattro progetti ISAI selezionati al concorso. Da sinistra “moving shapes” di Marco Mattia Marcon, “alias of stones” di Valentina De Franceschi, “burano” di Romina Fantin e Camilla Moser, “urban door” di Maria Carollo.

www.isai.it - isaivicenza@gmail.com

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COSA SUCCEDE IN CITTà

VENEZIA COSA SUCCEDE IN CITTà?

MIKHAIL ROGINSKY Nell’ambito della Biennale di Architettura di Venezia, prende avvio quella che è la prima mostra italiana di Mikhail Roginsky: il ‘padre della pop art russa’. L’esposizione, che è introdotta da quella Porta Rossa (1965) che preconizza il suo passaggio alla pittura, si focalizza sulle opere parigine della maturità dell’artista (1978-2003). In questo periodo, Roginsky viene così indagato in modo ampio, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione.

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Negli spazi di Ca’ Foscari Esposizioni e per un totale di 8 sezioni e 120 opere, si passa dalle nature morte semi astratte ai ritratti di oggetti semplici. Inoltre, attraverso i grandi lavori acrilici su carta che simulano l’imperturbabilità della pittura ‘alta’ e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell’alterato, suggestivo mondo dell’espressionista, che tenta di dare voce urlata, per mezzo dell’arte, al tormentato processo di perdita dell’armonia.


La nostra corrispondente: Giorgia Riconda redattrice a Venezia

SERENISSIMA BABEL M9 TRASFORMING THE CITY Nel 2010, in occasione della dodicesima Mostra Internazionale di Architettura, la Fondazione di Venezia aveva presentato i risultati del concorso internazionale per il progetto M9, vinto dallo studio anglo-berlinese Sauerbruch Hutton. Quest’anno, collateralmente alla Biennale e con l’occasione dell’avvio dei lavori di costruzione, la Fondazione, nella sede del Palazzo su Rio Novo, presenta il progetto esecutivo che interessa l’area di oltre 9.200 m2, nel cuore di Mestre, città identificata come manifesto del Novecento, terraferma di Venezia. Si tratta di un importante progetto di rigenerazione urbana che comprende un eterogeneo gruppo di edifici: un nuovo museo, un preesistente convento seicentesco restaurato e un rinnovato edificio amministrativo edificato negli Anni ‘60. Introdurrà la mostra una presentazione del contesto urbano, le motivazioni politiche dell’intervento, e un breve excursus sul progetto culturale.

NEL SEGNO DI CARLO SCARPA In concomitanza con la 14esima Mostra Internazionale d’Architettura, una esposizione celebra i capolavori dell’architetto Carlo Scarpa negli spazi della Fondazione Querini Stampalia. La mostra, intitolata Nel segno di Carlo Scarpa, raduna infatti gli schizzi e i disegni che documentano la fase di concepimento di quegli stessi ambienti da parte del grande architetto e racconta la relazione fra il maestro veneziano e gli architetti e artisti contemporanei che nel tempo hanno interpretato lo spazio . Giuseppe Mazzariol, direttore della Fondazione, rievoca la genesi degli spazi della sede ridisegnati da Carlo Scarpa attraverso queste parole: “Una mattina del ‘61 alla Querini, quando gli chiedevo che l’acqua alta restasse fuori dal palazzo ...lui, guardandomi negli occhi dopo una pausa di attesa: dentro, dentro l’acqua alta, dentro come in tutta la città. Solo si tratta di contenerla, di governarla, di usarla come materiale luminoso e riflettente. Vedrai i giochi della luce sugli stucchi gialli e viola dei soffitti, una meraviglia!”

In concomitanza con la Biennale di Architettura di Venezia, il Caffè Florian di Venezia ospita al suo interno la mostra ‘Serenissima Babel’ dell’artista Matteo Pugliese. L’opera prevede una reinterpretazione nella Sala Cinese attraverso un grande viso di un giovane che sembrerà ‘venir fuori’ dalla parete di fondo della sala, mentre migliaia di lettere di alfabeti differenti (latino, greco, russo, ebraico, arabo, armeno, ecc) ‘usciranno’ in modo tridimensionale e sembreranno fluttuare nelle pareti dello storico Caffè di Piazza San Marco. L’opera, come dichiara il curatore Stefano Stipitivich, riconosce il ruolo di Venezia come una ‘babele’, luogo crocevia di culture diverse, di popoli e linguaggi differenti.

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COSA SUCCEDE IN CITTà

TREVISO COSA SUCCEDE IN CITTà?

LA LOGGIA DEI CAVALIERI Edificata sul finire del X secolo sotto il podestà Gigio Burro, all’incrocio tra il cardo massimo e il decumano romani, era l’espressione del potere nel tempo del Libero Comune: luogo d’incontro e di svago riservato ai nobili (cavalieri). Era quello, per Treviso, un tempo felice: nel suo stato di Libero Comune fiorì cultura, economia, guadagni, organizzazione civile. Batteva moneta e legiferava. In trecento anni Trivigi divenne ricca, elegante, colta, e ciò fece gola alla Serenissima. Non avendo Treviso un esercito proprio, crollò, e divenne, anche se all’inizio suo malgrado, parte della Repubblica di Venezia. Nel Medioevo, nel quale fu libero Comune, oltre alla Loggia dei Cavalieri si edificarono altre importanti cose come il Salone dei Trecento che ancora oggi, come allora, è riservato alle riunioni del Consiglio Comunale; e ancora il Tempio di San Nicolò, la chiesa di S. Maria delle carceri (oggi S. Lucia), totalmente affrescata da Tomaso da Modena. Affrescate furono anche le case, le vie del centro furono dotate di “barbacani” (portici senza colonne) per allargare la carreggiata e nello stesso tempo ampliare e dare maggior sicurezza alle abitazioni. La Loggia è un bell’esempio di architettura romanica influenzata da quella bizantina, che potremmo definire trevigiana; ed è, infatti, forse l’edificio più rappresentativo di Treviso, unico nel suo genere in Europa «maxima pars pulchritudinis civitatis Tervisii». Il termine “lobia”, il corrispondente di loggia in latino, è ancora in uso, seppur marginalmente, in forma dialettale nelle campagne venete, a significare ambiente a servizio dell’abitazione, per ricovero, lavoro, incontri.

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CARLO SCARPA Laurea honoris causa presso l’Università di Venezia, Carlo Scarpa è uno dei maggiori architetti del XX secolo, accademico italiano, Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte. Disegnava per pensare, riflettere e poi progettare. Allestì mostre e musei, realizzò edifici e interni in ambienti di pregio in molte province italiane. Famose le sue tombe, tra cui il complesso funebre brion, a San Vito di Altivole in provincia di Treviso. Progettato nel 1970 per onorare la memoria del fondatore della  Brionvega, si dedicò alla sua realizzazione fino al 1975. Il complesso, perfetta esternazione del suo stile, è meta costante di visitatori italiani e stranieri. L’ambiente che circonda l’opera, la sinuosità dei colli asolani e il massiccio del monte Grappa, sono già essi un invito alla meditazione, resa più intensa dall’ampio giardino con il suo muro di cinta inclinato verso l’interno del Cimitero, che ti impone il raccoglimento. L’ingresso asimmetrico simboleggiante la forza e la bellezza, costituito da colonne poste al finire di una gradinata, introduce nel padiglione della meditazione, situato in mezzo all’acqua e alle ninfee. Proseguendo, il monumento funebre ad “arcosolio”, tipico delle catacombe romane, ripara le arche degli avi. Accanto, una cavità ospita le tombe dei parenti, da cui si accede poi alla cappella, completamente isolata nell’acqua, e con una fenditura nella linea del colmo, intesa a ricordare la credenza di permettere alle anime dei morti di ascendere al cielo. Ecco il suo pensiero espresso nel 1976: «Possiamo dire che l’architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia, come un bellissimo viso di donna …. Il valore di un’opera consiste nella sua espressione: quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto». Per sua volontà fu sepolto nei pressi del monumento.


Il nostro corrispondente: Paolo Pilla giornalista a Treviso

SAN NICOLò Il Tempio di San Nicolò è chiesa stupefacente per le dimensioni e la storia che si può ritrovare nel suo interno! Dell’ordine dominicano, già Tempio dei Frati Predicatori, è l’edificio di culto più maestoso di tutto il territorio trevigiano. Nelle sue austere linee gotiche fu edificato a cavallo tra il ‘200 e il ‘300, in un’area piana sgombra da edifici sulla riva sinistra del fiume Sile, all’interno della cerchia muraria. Dalla sommità della torre campanaria si poteva poggiare lo sguardo sull’intero territorio della Signoria: dalle Prealpi, al fiume Musone, al mare, al fiume Noncello. Da ciò il sigillo della città di Treviso ”MONTI MUSONI PONTO DOMINORQUE NAONI”, ancora attuale. L’interesse architettonico risiede nella purezza dello stile gotico con le sue forme semplici, le murature massicce e povere, ma con l’elegante slancio verso l’alto, a rappresentare il momento di passaggio tra lo stile romanico austero, e la sobria eleganza del gotico transalpino. Antiche vetrate incastonate in snelle feritoie, permettono

l’entrata di una luce temperata. Le massicce colonne, riportanti pitture a fresco di Tomaso da Modena, dividono l’interno in tre ampie navate, reggono il soffitto ligneo carenato, e vanno a finirsi sulle tre absidi particolarmente slanciate, con numerose finestre alte e strette inserite tra sottili nervature. La pittura di Tomaso da Modena presente nelle pareti con enormi figure, nel suo rappresentare alla maniera grottesca, è un momento di revisione stilistica oltre che iconografica. A impreziosire il tutto, il grande organo Callido con le ante dipinte da Lauro. Si narra che il monaco trevigiano, Nicolò Boccassino, poi Papa Benedetto XI, aveva voluto e finanziato la costruzione della chiesa, e che intendesse trasferire a Treviso la sede pontificia.

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COSA SUCCEDE IN CITTà

CORTINA COSA SUCCEDE IN CITTà?

CONCORSO DI IDEE SENIOR CITY CORTINA D’AMPEZZO 30 alloggi per anziani autosufficienti La Fondazione Cortina d’Ampezzo per Anziani ONLUS ha bandito un Concorso di Idee articolato in due gradi, espletato in forma anonima, finalizzato all’acquisizione di un progetto con un grado di approfondimento di livello preliminare, coerente con il tema progettuale descritto dal bando; oggetto del bando è la costruzione di un fabbricato composto da 30 alloggi per anziani autosufficienti - coppie o persone singole. Le soluzioni progettuali sono state sviluppate liberamente, fermo restando il rispetto dei limiti perimetrali dell’area di intervento e dovranno approfondire e sviluppare adeguatamente sia la qualità architettonica dell’intervento, sia il tema dell’integrazione di quanto proposto al particolare contesto ambientale e paesaggistico.

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La nostra corrispondente: Anna Chiara Brighenti architetto a Cortina d’Ampezzo

“OTTOPANCHE”: AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI DESIGN

Parte ufficialmente “OTTOPANCHE”: il secondo appuntamento con il concorso di design CORTINA.TOP Living, progetto lanciato lo scorso anno da Cortina Turismo con il patrocinio della Facoltà di Design e Arti - Libera Università di Bolzano. Il bando, presentato in anteprima al Fuorisalone di Milano, è online sul sito cortina.dolomiti.org. OTTOPANCHE invita creativi, architetti e designer di tutto il mondo a ideare una “panchina da contemplazione” che verrà poi realizzata dalle maestranze artigiane di Cortina utilizzando i materiali del territorio. Una giuria internazionale selezionerà otto progetti finalisti che saranno presentati ufficialmente durante il Cortina Fashion WeekEnd in programma il prossimo dicembre a Cortina. C’è tempo fino al 2 luglio per iscriversi al concorso rivolto a tutti i creativi che vogliano cimentarsi nella progettazione di una “panchina da contemplazione” da sottoporre all’attenta selezione di una giuria internazionale composta da 7 membri: Kuno Prey, professore di product design alla Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano e ideatore del concorso; Ineke Hans, designer (Arnhem, NL); Michele Merlo, architetto - vicepresidente della Fondazione Architettura Belluno Dolomiti; Lars Quadejacob, capo redattore della rivista design report (Leinfelden-Echterdingen, D); Roberto Zambelli, artigiano (Cortina d’Ampezzo); Stefano Zardini, fotoreporter ed esperto di design (Cortina d’Ampezzo); Carola Zwick, professore di product design (Kunsthochschule Berlin Weissensee, D).

Gli otto progetti selezionati dalla giuria passeranno a una seconda fase, durante la quale i finalisti - giunti a Cortina d’Ampezzo in corrispondenza dell’educational dedicato alla stampa - il 12 settembre 2014 sottoporranno all’attenzione della giuria il proprio modellino della panchina in scala 1:4. La premiazione dei tre migliori progetti si terrà lo stesso 12 settembre: il primo classificato si aggiudicherà un soggiorno di una settimana a Cortina d’Ampezzo per due persone. Al secondo e al terzo classificato, un weekend a Cortina per due persone. Contestualmente i progettisti verranno affiancati da un artigiano ampezzano che realizzerà il prototipo in scala 1:1, utilizzando i materiali del territorio e ricorrendo alle tecniche tradizionali tramandate di generazione in generazione. Le panchine saranno presentate ufficialmente a dicembre durante il Cortina Fashion WeekEnd. A primavera 2015 le otto panchine saranno installate a Cortina d’Ampezzo per essere vissute da visitatori e residenti.

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Kyoss giugno 2014