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PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION KYOSS - MENSILE N. 164 Febbraio 2014 - POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N째 46) ART. 1, COMMA 1, NE/PD - EURO 7,00

febbraio 2014

I

MART ROVERETO

I

MUSE TRENTO

I

LA BIENNALE DI VENEZIA

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CULT VENEZIE

I

TRIENNALE DESIGN MILANO


T E AT R O, DA N Z A , M U S I C A

Editore, Art Director, Direttore Responsabile: Simone Pavan artdirector@kyoss.it

8 • IL TEATRO OLIMPICO

26 • SPRITZ LETTERARIO Amélie Nothomb

rivista mensile febbraio 2014 anno 14 numero 164 Capo redattore: Elisabetta Badiello redazione@kyoss.it Progetto Grafico: Simone Pavan Anna Fanchin grafica@kyoss.it Hanno collaborato a questo numero: Michele Amadio Elisabetta Badiello Wilder Biral Anna Chiara Brighenti Benedetta Dall’Agnola Andrea Dalla Barba Andrea Danzo Stefano Danzo Enrica D’Incalci Anna Fanchin Joelle de Jaegher Luigi Mariani Simone Pavan Alessandra Plichero Gelindo Pretto Giorgia Riconda

18 • MUSE DI TRENTO LE MOSTRE

14 • PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION

28 • FUMETTO GIANNI DE LUCA

20 • APPUNTAMENTI ARTE

16 • MART DI ROVERETO LE MOSTRE

Edito da: KYOSS CONCEPT Agenzia di Pubblicità e Marketing Via Monte Verlaldo 105 Cornedo Vicentino (Vi) Tel. 0445 952605 www.kyoss.it info@kyoss.it

32 • PANTHEON TV EXCURSUS STORICO SUL TEATRO

24 • LOST IN COMMUNICATION

34 • Appuntamenti TEATRO

Iscrizione al Tribunale di Vicenza n° 1002 28/05/01 numero del Repertorio del ROC 19214. Stampa: Del Gallo Editori D.G.E. Greenprinting Srl Via Dei Tornitori, 7 Z.I. Santo Chiodo 06049 Spoleto - Perugia

w w w. k yo s s . i t


V I C E N Z A , A S I A G O, PA D OVA , VENEZIA, CORTINA, TRENTO, MILANO e nei luoghi di incontro della cultura kyoss collabora con:

MUSEO DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO

38 • MUSICA DIAPASONBAND

58 • lab kyoss + isai

52 • Cosa succede A VENEZIA

62 • illlustrazione di andrea dalla barba

40 • Appuntamenti MUSICA

54 • Cosa succede A cortinA

44 • LOST IN FASHION I LOVE NEW YORK

56 • Cosa succede A PECHINO

48 • SAPORI VICENTINI il ranpussolo

Museo delle Scienze di Trento


Naturalmix collections

Design Arch. Raffaella Reitano

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IL TEATRO OLIMPICO • DI ELISABETTA BADIELLO

Teatro Olimpico Vicenza

Un sogno di teatro

• Proscenio di Andrea Palladio, sullo sfondo le scene lignee dello Scamozzi. Ph © Wilder Biral

Hoc Opus, hic labor est, un monito a combattere quotidianamente fra le difficoltà per raggiungere la via del sapere. Da sempre il motto degli accademici artefici, con la loro volontà, del teatro coperto più antico del mondo: il Teatro Olimpico di Vicenza. Nel 1555 si costituiscono 21 soci che danno vita all’Accademia Olimpica. Un’istituzione con il culto delle arti, dell’esercizio delle armi e della musica, con una certa propensione per le scienze matematiche. Tra loro musicisti, filosofi, matematici, medici, cosmografi, architetti e, non ultimi, maestri di spada ed equitazione. 8

Un gruppo nobiliare interessato alle discipline scientifiche e alla cultura ma aperto democraticamente anche ad altri esponenti del mondo delle professioni e delle arti. Tra loro anche Andrea Palladio, allora 72enne.


Oltre che di scienze esatte e naturali, l’Accademia nutriva un profondo interesse per il teatro tanto da chiedere alla Magnifica Comunità di Vicenza una sede dove costruirne uno. Era l’anno 1580. La risposta arriva subito: lo spazio è quella zona scoperta dove, un tempo, sorgevano le vecchie prigioni comunali.

Affidato l’incarico di progettare e costruire l’opera all’accademico Andrea Palladio, nella primavera dello stesso anno iniziano i lavori. Lo schema del teatro si ispira a quelli del mondo classico e trae origine da un progetto sognato e meditato da Palladio nell’arco di quarant’anni, a partire dal primo viaggio a Roma del 1541. Il suo autore però, il 19 agosto improvvisamente muore, a neanche sei mesi dall’inizio del cantiere. 9


IL TEATRO OLIMPICO • DI ELISABETTA BADIELLO

• Proscenio di Andrea Palladio, sullo sfondo le scene lignee dello Scamozzi, particolare. Ph © Wilder Biral 10


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IL TEATRO OLIMPICO • DI ELISABETTA BADIELLO

• Nicchie con statue degli Accademici Olimpici, particolare. Ph © Wilder Biral

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• Gradinate in legno, particolare Ph © Wilder Biral

La direzione passa prima al figlio Silla, poi a Vincenzo Scamozzi che completerà il teatro. L’apertura avvenne in occasione del Carnevale del 1585 con una tragedia greca, l’Edipo Re di Sofocle, per cui vennero riprodotte le sette vie di Tebe che si intravedono nelle cinque aperture del proscenio con un raffinato gioco prospettico. Artefice della scena è Vincenzo Scamozzi, erede spirituale del Palladio, e l’effetto della scena fu così ben riuscito che questa struttura lignea è ancora parte integrante del teatro. Sempre Scamozzi realizza l’Odeo, ovvero la sala dove hanno luogo le riunioni dell’Accademia, e l’Antiodo. Indissolubilmente legato alla messinscena inaugurale, l’Olimpico negli anni a seguire perderà la sua funzione di spazio teatrale, trasformandosi in sede di rappresentanza per gli Accademici oltre che riferimento per i grandi avvenimenti cittadini e internazionali. Dalla metà dell’Ottocento riprendono saltuariamente le rappresentazioni classiche, ma soltanto dopo l’ultimo dopoguerra il teatro tornerà alla sua originaria funzione. Così torna a rivivere l’esedra colonnata che sovrasta la cavea e il cielo dipinto nei toni dell’azzurro rosa. Un edificio che affascina e incanta, costruito con mattone, pietra locale, legno e stucco, materiali modesti che appaiono preziosi come il marmo. L’artificio prospettico che prolunga le vie di Tebe porta l’occhio ben oltre i dodici metri di profondità, nell’illusione spaziale e nel gioco degli allestimenti teatrali. Anche le statue che rappresentano la committenza sono di gesso. Alla luce la suggestione di creare la magia. In origine ampolle di vetro riempite di oli colorati e batterie di stoppini infissi in scatolette metalliche, collocati in zone nascoste delle finte architetture, costituivano punti-luce sparsi sapientemente a creare un effetto straniante.

Non si capiva da dove nascesse la luce e sembrava che dentro fosse giorno e fuori notte. Anche oggi le luci giocano con le architetture trasformando il gesso in marmo e il legno in pietra e le vie di Tebe della scena sono in realtà scorci di Vicenza, quella Vicenza contemporanea fatta di straordinari palazzi che costeggiano le vie del centro, proiettati verso un orizzonte lontano. In fondo siamo a teatro, spazio per l’immaginazione.

Dal 1813 l’Accademia cedette il teatro all’Amministrazione comunale di Vicenza riservandosi però la prerogativa di continuare a tenere al suo interno le proprie tornate accademiche e di allestirvi annualmente cicli di spettacoli classici. Oggi il Teatro Olimpico di Vicenza è inserito nel circuito dei Musei Civici e visitabile durante tutto l’anno. Per la sua fragile natura e per motivi di conservazione non ha riscaldamento ne condizionamento ma è tornato a vivere. Con i suoi 470 posti nei mesi di aprile e maggio ospita concerti jazz e di musica classica, mentre a settembre e ottobre torna alla programmazione originaria con un ciclo di spettacoli classici •

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ARTE AL GUGGENHEIM

DI VENEZIA

Temi e variazioni.

L’impero della luce. Con un omaggio a Fausto Melotti. Dall’ 1 febbraio al 14 aprile

Ritorna la quarta edizione di Temi & Variazioni, formula curatoriale di grande successo ideata nel 2002 da Luca Massimo Barbero per le opere e gli spazi della Collezione Peggy Guggenheim. Dipanandosi intorno al tema della luce, incarnato dal capolavoro di Magritte conservato oggi a Palazzo Venier dei Leoni e fulcro ideale della mostra, Temi & Variazioni. L’impero della luce intende condurre il visitatore in un affascinante viaggio, tra accostamenti unici e serrati dialoghi inediti, attraverso le opere di maestri di generazioni differenti, arrivando così a lambire i confini della contemporaneità • Una sorpresa la sezione conclusiva della mostra, dedicata all’artista Fausto Melotti (1901 - 1986): una preziosa monografica che include opere realizzate nel suo periodo più maturo, tra gli anni ‘60 e ‘80, opere che illustrano al pubblico il suo rapporto con la musica come Contrappunto II, Orfeo dimentico, Chiave di violino, creazioni di questo poetico scultore, che nella leggerezza incisiva dei suoni delle sue linee, ha per anni intitolato alcuni dei sui lavori proprio Tema e variazioni, da cui prende origine il titolo di questa rassegna •

Fausto Melotti Chiave di violino 1979 Ottone, 53 x 14 x 17 cm Collezione privata

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Cos’altro vedere al Guggenheim di Venezia? Collezione Permanente Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof

Il poeta (Le Poète), agosto 1911 Olio su tela, 131,2 x 89,5 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 1 © Succession Picasso, by SIAE 2008

Il museo espone la collezione personale di Peggy Guggenheim, che comprende capolavori del Cubismo, Futurismo, Pittura Metafisica, Astrattismo europeo, scultura d’avanguardia, Surrealismo ed Espressionismo Astratto americano, di alcuni dei più grandi artisti del XX secolo •

16.luglio 60 G (16.Juli 60 G), 16 luglio 1960 Tempera all'uovo e olio su tela preparata, 15,2 x 22,2 cm Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012 © Julius Bissier, by SIAE 2012

Da ottobre 2012 la Collezione Peggy Guggenheim accoglie 80 preziosissime opere d’arte italiana, europea e americana del secondo dopoguerra, lascito della collezionista americana Hannelore B. Schulhof e del marito Rudolph B. Schulhof, e proprio per volontà della Sig. ra Schulhof le opere donate alla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York sono destinate a rimanere esposte in maniera permanente a Palazzo Venier dei Leoni, accanto ai grandi capolavori collezionati da Peggy Guggenheim •

Patsy R. and Raymond D. Nasher Sculpture Garden

L’angelo della città, 1948 (fusione del 1950?) Bronzo, 175 x 176 x 106 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 183 © Marino Marini, by SIAE 2008

Il Patsy R. and Raymond D. Nasher Sculpture Garden presenta opere della collezione permanente del museo, di artisti quali Arp, Duchamp-Villon, Ernst, Flanagan, Giacometti, Gilardi, Goldsworthy, Holzer, Marini, Minguzzi, Mirko, Merz, Moore, Ono, Paladino, Richier, Takis, e sculture in prestito temporaneo appartenenti a fondazioni e collezioni private, di artisti quali Kapoor, Marini, Smith •

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ARTE AL MART DI ROVERETO

• El Lissitzky, Proun 6,“Piani di interpenetrazione”, 19191920. Stiftung Moritzburg - Kunstmuseum des Landes Sachsen-Anhalt, Halle

• El Lissitzky, Ostacolista, 1926 ca. Galerie Berinson, Berlino

• El Lissitzky, Il costruttore (autoritratto), 1924. The Getty Research Institute, Los Angeles

El Lissitzky

L’esperienza della totalità 15 FEBBRAIO - 8 GIUGNO 2014 A cura di Oliva María Rubio L’esposizione, che ha la sua prima sede a Rovereto, è coprodotta dal Mart, dal Museo Picasso di Malaga (dal 23 giugno al 28 settembre 2014) e dalla Fundació Catalunya - La Pedrera di Barcellona (20 ottobre 2014 – 25 gennaio 2015), in collaborazione con La Fábrica e presenta oltre 100 opere dell’artista russo provenienti da importanti istituzioni internazionali. El Lissitzky era un creativo e un innovatore, nelle sue opere voleva fondere paesi e culture, arte e design, oriente e occidente. Per lui l’arte doveva essere un processo di ricerca in relazione con l’architettura, l’edilizia e il design. La mostra vuole ripercorrere l’evoluzione dell’artista attraverso tutti i linguaggi utilizzati per dare concretezza a ciò che intendeva per arte nuova, collettiva e rivoluzionaria: dipinti, progetti tipografici, illustrazioni di libri e riviste, progetti architettonici, fotografie, fotomontaggi e fotogrammi come “Corridore nella città” del 1926 o l’iconico autoritratto “Il costruttore” del 1924.

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Al Mart saranno inoltre presentati i “Proun”, opere concepite dall’artista non esclusivamente come dipinti, ma come “stazioni di transito dalla pittura all’architettura” e realizzate soprattutto durante la permanenza a Vitebsk (1919-1920). “Il Proun – scriveva El Lissitzky – inizia come una superficie piana, si trasforma in un modello dello spazio tridimensionale e prosegue con la costruzione di tutti gli oggetti del vivere quotidiano”. El Lissitzky in linea con l’energia propulsiva delle avanguardie russe, riesce a tradurre, con il suo lavoro, l’anelito verso un’arte che sia “esperienza della totalità” •


Mario Radice

Architettura, numero, colore

• Mario Radice, "Composizione R. 44", (1944-1945), olio su tela, 80 x 100 cm. Mart, Collezione VAF-Stiftung • Mario Radice - Composizione R.S.E.R., 1985. Olio su tela, 36 x 30 cm. Mart, collezione privata

15 FEBBRAIO - 8 GIUGNO 2014 A cura di Giovanni Marzari La mostra “Mario Radice. Architettura, numero, colore”, curata da Giovanni Marzari, nasce dalla volontà di valorizzare la preziosa documentazione del Fondo Radice, donato dalle figlie dell’artista al Mart e conservato nell’Archivio del ‘900. Si tratta di un patrimonio straordinario composto da circa 1.700 pezzi, in prevalenza disegni e schizzi per opere pittoriche, progetti di architettura e design.

La mostra “Mario Radice. Architettura numero colore”, nel delineare il profilo di uno tra i massimi esponenti del gruppo degli astrattisti comaschi, precursore e figura di spicco nel panorama culturale italiano del ‘900, si sviluppa lungo un percorso costruito sia all’interno della biografia dell’artista, sia grazie al confronto con le opere di quegli architetti e pittori che costituiscono le punte più avanzate dell’avanguardia artistica italiana.

Il nucleo di materiali autografi, tra cui si contano anche numerose fotografie, è qui esposto per la prima volta e messo a confronto con opere straordinarie provenienti dalla collezione dal Mart e da altri musei e istituzioni nazionali. Il percorso artistico di Mario Radice (Como 1898 - Milano 1987), alla luce dei ricchi ed inediti materiali archivistici, suggerisce una rilettura storico-critica sull’astrattismo italiano che non solo approfondisce le vicende delle origini, radicate nel clima degli anni Trenta, ma getta nuova luce sui fitti intrecci con la grande stagione architettonica del Razionalismo.

Così, attraverso la figura di Mario Radice, si possono interpretare i fermenti e gli esiti di quel movimento dell’arte italiana, cresciuto tra le due guerre, dominato dalla ricerca dell’armonia, della disciplina e dell’ordine e regolato dal culto della geometria, della proporzione e del rigore compositivo, del «colore in quanto colore» e delle «forme in quanto forme». Un esaustivo catalogo edito da Electa accompagnerà il percorso espositivo con saggi critici di Giovanni Marzari, Fulvio Irace, Alice Barale, Ornella Selvafolta, Francesca Bacci, Federico Zanoner, Daniela Ferrari, Paola Pettenella che tratteranno da punti di vista diversi i contesti e l’opera di Mario Radice •

www.mart.trento.it

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SCIENZA AL MUSE DI TRENTO

Scienza tra le vette

Dall’orma di dinosauro all’esperienza multisensoriale Un nuovo modo di fare museo. Ecco cos’è il Muse di Trento. Nei suoi spazi è racchiuso un mondo di esperienze: dai ghiacci delle Alpi alla serra tropicale, dal bosco interattivo alle prime forme di vita sulla terra. Una finestra aperta su evoluzione, ambiente, innovazione e biodiversità. La struttura, progettata e realizzata dallo studio di Renzo Piano, si ispira alle montagne circostanti così come l’organizzazione verticale del percorso di visita è una sorta di metafora dell’ambiente montano. Con i suoi 12.000 metri quadri di esposizione su cinque piani, oltre all’interrato e alla serra tropicale, rappresenta un progetto ambizioso che ha dato avvio alla riqualificazione dell’area ex Michelin. Costruito secondi i principi di sostenibilità ambientale, all’interno l’esposizione gioca sulla distribuzione di vuoti e pieni e sul concetto di zero gravity: la sospensione tramite cavi sottili degli oggetti che caratterizzano gli allestimenti. La struttura sale in verticale accompagnata dal big void centrale, un ampio spazio aperto che dal lucernario scende fino al piano interrato, un’area espositiva a tutti gli effetti che crea una continuità visiva tra i diversi piani del MUSE. Uno spazio popolato da animali tassidermizzati del vecchio museo tridentino di scienze naturali che, disposti così sospesi, rappresentano una novità nel panorama museale italiano. L’impatto sul visitatore è sicuramente d’effetto, spettacolare. Il suo percorso interno si sviluppa in verticale, raccontando come cambiano gli ecosistemi alpini, dai ghiacciai al fondovalle, e in orizzontale, sui temi globali e planetari.

• Ph © Wilder Biral

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Il Muse è però anche un centro scientifico dove i visitatori si avvicinano al materiale esposto interagendo con esso a differenza di quanto avviene nei tradizionali musei dove gli oggetti sono inseriti in vetrine, spesso polverose. Un chiaro invito a… metterci le mani. Si può optare per una visita che parte dall’alto, come se ci si trovasse sulla vetta di una montagna, scendendo attraverso diversi habitat naturali che cambiano in base all’altitudine. Oppure si può scegliere di attraversare gli spazi seguendo un percorso temporale che dalla preistoria arriva ai giorni nostri per terminare in una sala dell’innovazione, dove i ricercatori presentano al pubblico i risultati degli studi più avanzati. Spazi interattivi e multisensoriali per bambini, oltre a un laboratorio di fabbricazione digitale dove tutti possono progettare e realizzare i loro oggetti stampandoli in 3D rappresentano poi un’altra novità rispetto ai musei analoghi. Il Muse sarà però anche una struttura scientifica a tutti gli effetti con 40 scienziati che ci lavoreranno in bella vista. La scienza a portata di pubblico, raccontata con un nuovo linguaggio che, dati alla mano, piace ai visitatori •


Cosa propone il MUSE di Trento? Le scritte dei pastori

Mostra Temporanea “Gabriele D’Annunzio Aviatore”

FINO AL 30 marzo Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni. Trento La mostra “Gabriele d’Annunzio Aviatore” s’inserisce nel programma di iniziative culturali che Il Vittoriale degli Italiani coordina in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Gabriele d’Annunzio. La mostra approfondisce il ruolo storico di Gabriele d’Annunzio rispetto all’evoluzione del volo, in particolare per quanto riguarda i suoi rapporti con il costruttore aeronautico Gianni Caproni. Per l’occasione, il museo potrà disporre di rilevanti prestiti, sia da parte del Vittoriale degli Italiani che di altre importanti istituzioni culturali del territorio provinciale e nazionale. Tra i pezzi esposti, anche l’aeroplano Ansaldo S.V.A.5 che, ricollocato per l’occasione in modo da permetterne una migliore valorizzazione, verrà affiancato a una sua replica in scala 1:1. Un simulatore di volo installato proprio al suo interno darà la possibilità di provare a volare su Vienna. •

FINO AL 27 APRILE Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo LE SCRITTE DEI PASTORI, a cura di Marta Bazzanella. Tre secoli di graffitismo rupestre fiemmese in prospettiva etnoarcheologica. La ricerca condotta dal Museo di San Michele all’Adige secondo i metodi dell’etnoarcheologia, ha permesso di ottenere precisi risultati relativi alla frequentazione di un massiccio della val di Fiemme, il monte Cornón, per la pratica della pastorizia. Le migliaia di scritte lasciate sulla roccia tra la seconda metà del ‘600 e la prima metà del ‘900, sono state indagate quali testimoni dell’intensa attività pastorale condotta sulle pendici di questa montagna. I supporti rocciosi calcarei ospitano infatti una vera e propria opera di graffitismo che li ha trasformati in una sorta di grandi lavagne a cielo aperto dove i pastori fiemmesi, non diversamente dagli antenati pre e protostorici o dai moderni writer della trasgressione metropolitana – diventano graffitari, scrittori, artisti, fissando sulla roccia, per quasi trecento anni, qualcosa del proprio mondo •

Iceland personal

FINO AL 27 APRILE Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo ICELAND PERSONAL, mostra fotografica a cura di Massimo Mantovani, Nicola Dodi, Emil Sild, è un invito al viaggio, alla scoperta di un luogo al contempo reale e fantastico, l’Islanda. Terra dei ghiacci, dei paesaggi che emergono a poco a poco dai vapori dei geysers per stagliarsi nitidi nella purezza vertiginosa del cielo, l’Islanda è stata meta del viaggio compiuto appena un anno fa da Massimo Mantovani, Nicola Dodi e Emil Sild, autori delle fotografie. Tre amici, tre artisti, tre fotografi dall’opera dei quali si rivelano altrettante anime del luogo: Massimo Mantovani ha colto la poesia di scorci inattesi, mentre la vitalità, il senso della potenza della natura che riesce a imporsi con l’incanto dei suoi colori e delle sue forme nei contesti apparentemente più ostili ha affascinato Emil Sild. Lo sguardo di Nicola Dodi invece, ha condiviso l’avventura, l’emozione della scoperta, spaziando per ampi panorami •

Nature & Food - Un dialogo a tema fra sapori, natura, ricerca e idee

FINO A MAGGIO Muse, Museo delle Scienze Il MUSE, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, propone uno speciale ciclo di incontri per avvicinarsi ai più diversi temi scientifici in modo nuovo e coinvolgente. Abbandonate le sale conferenze, ci si ritrova nell’atmosfera informale e calda del Caffè del MUSE per avvicinarsi senza timore ai più diversi temi scientifici​e parlare insieme agli esperti di ambiente, alimentazione, salute. Un’occasione da non perdere per scoprire la scienza... assaggiandola! • 25 febbraio 2014 LA SALUTE VIEN MANGIANDO Alimenti tracciabili, consumatori sicuri: dai formaggi all’olio Federica Camin (FEM) Massimo Fia (Agraria Riva)

Museo delle Scienze di Trento 19


MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE

Mostre e rassegne d’arte Gli appuntamenti di febbraio

PADOVA

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

BOLOGNA

LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt Capolavori dal Mauritshuis dall’8 febbraio al 25 maggio Bologna, Palazzo Fava La ragazza con l’orecchino di perla, con la Gioconda di Leonardo e L’urlo di Munch, è unanimemente riconosciuta come una delle tre opere d’arte più note, amate e riprodotte al mondo. Il capolavoro di Vermeer sarà in Italia, a Bologna, accolta con tutti gli onori del caso a Palazzo Fava a Bologna. Info: www.lineadombra.it

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20 DESIGN MASTERS dalla Collezione Bortolussi fino a 16 febbraio Centro culturale Altinate San Gaetano, Padova La Mostra, curata da Massimo Malaguti, presenta una esposizione di 60 prodotti realizzati da grandi designers tratti dalla Collezione Bortolussi. info: tel. 049 8204522 ferrettimp@comune.padova.it www.rampadova.it

Codici trascendentali: ‫תא‬ Mostra personale di Tobia Ravà fino a 16 febbraio Centro culturale Altinate San Gaetano, Padova Un affascinante viaggio alla scoperta dei significati nascosti della realtà, attraverso una lettura a vari livelli delle parole e delle immagini info: tel. 049 8204530 biancom@comune.padova.it www.rampadova.it www.tobiarava.com

Gabriella Gabrini. Smalto, forma e design. fino a 16 febbraio Musei Civici agli Eremitani, Padova La mostra è un omaggio all’artista che da molti anni mantiene viva l’Arte dello Smalto nel nostro paese. info: Tel. +39 049 8204551 musei@comune.padova.it

Bonazza e Zais. Opere a confronto tra pubblico e privato fino al 23 febbraio Musei Civici agli Eremitani Padova Un dialogo tra pubblico e privato che riguarda opere di Giovanni Bonazza e di Giuseppe Zais, due interpreti della grande tradizione artistica veneta. Info: padovacultura.padovanet.it

Cristalli! uno sguardo sul mondo della Cristallografia fino al 28 febbraio Centro di Ateneo per i Musei via Orto Botanico, 15 - Padova L’Università di Padova organizza una mostra sui cristalli, nella quale è possibile vedere il loro ciclo vitale: nascita, crescita, morte, le strutture dei cristalli, gli aspetti tecnologici e le applicazioni nelle scienze della terra e nell’arte. L’esposizione presenta il cristallo, anche come oggetto del desiderio, e viene raccontata la storia della cristallografia. Info: Tel. 049 8272135 cristalli.centromusei@unipd.it

Mostra di Attilio Taverna "Forma, Luce, Quanti" fino al 9 marzo Galleria Cavour, Padova La mostra propone 40 opere di grandi dimensioni e 25 disegni rappresentativi dell’innovativa ricerca teoretica e pittorica che il maestro bassanese (1945) ha sviluppato, in questi ultimi trent’anni, sulla nozione di forma; in particolare, sulla natura formale della luce e la sua possibile rappresentazione. Info: www.padovaoggi.it


VICENZA

VENEZIA

Biennale internazionale di architettura Barbara Cappochin fino al 15 marzo Piazza Cavour, Padova Il Premio di architettura “Barbara Cappochin”, giunto alla sesta edizione, ha come obiettivo la promozione dell’architettura di qualità, un’architettura che comprende qualità ambientale, dimensione umana, uso appropriato dei materiali e delle strutture, studio dei particolari costruttivi, e che coniughi qualità estetica, funzionalità e sostenibilità. Info: www.padovaoggi.it

Icolori del sacro. Rassegna internazionale di illustrazione fino al 2 giugno Museo Diocesano, Palazzo Vescovile, piazza Duomo 12 Padova, Il tema della edizione della rassegna I colori del sacro è Il viaggio. Interpretato come esperienza di vita tout court, ripercorrendo la storia, i testi sacri e i racconti pagani e mitologici, i riti e le tradizioni, nel tentativo di rivelare la dimensione emotiva e spirituale di ogni partenza e di ogni ritorno. Info: www.icoloridelsacro.org tel. 049 8761924 - 049 652855

TEMI E VARIAZIONI. L’IMPERO DELLA LUCE dall’ 1 febbraio al 14 aprile Collezione Peggy Guggenheim Venezia A partire dal tema della luce, incarnato dal capolavoro di Magritte, la mostra accosta in un dialogo inedito e serrato indiscutibili capolavori di maestri come Degas, Matisse, Rothko, Fontana, Basilico, Hockney, Kapoor, ripercorrendo tre secoli di storia dell’arte. Info: guggenheim-venice.it

ARCHIVI DEL VEDUTISMO Pietro Bellotti. Un altro Canaletto fino al 28 Aprile Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano Dorsoduro 3136, Venezia Dedicata ai protagonisti meno noti e ad alcuni aspetti specifici di uno dei generi più amati della pittura del XVIII secolo. Il primo appuntamento ha come protagonista Pietro Bellotti nipote di Canaletto e fratello minore di Bernardo Bellotti. Info: info@fmcvenezia.it 848082000 - www.visitmuve.it

SEBASTIÃO SALGADO. GENESI dal 1 febbraio all’11 maggio Casa dei Tre Oci Fondamenta delle Zitelle, 43 Isola della Giudecca - Venezia Straordinario lavoro di 200 grandi fotografie realizzate in tutto il mondo, attraverso i 25 viaggi compiuti tra il 2003 e il 2011 da Salgado. Info: tel. +39 041 2412332 info@treoci.org - www.treoci.org

Franco Fontana. Full color dal 15 febbraio al 18 maggio Palazzo Franchetti Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Campo Santo Stefano 2842, Venezia La prima grande retrospettiva a Venezia di Franco Fontana, oltre 130 fotografie che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. Info: www.ticketone.it

VERSO MONET Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento dal 22 febbraio al 4 maggio Basilica Palladiana - Vicenza Dedicata alla storia del paesaggio in Europa e in America dal Seicento al Novecento. Intende raccontare lo studio della natura a partire dal XVII secolo, per giungere alle ninfee dipinte da Claude Monet nella prima parte del Novecento. Info: tel. 0422 429999 www.lineadombra.it

Dinosauri in carne e ossa fino al 4 maggio Palazzo Bonaguro Bassano del Grappa (Vi) Il percorso espositivo si snoda tra stupefacenti modelli di dinosauri e altri animali preistorici in grandezza naturale, ricostruiti con attenzione scientifica e frutto di un lavoro di squadra tutto Made in Italy, e include la suggestiva sezione del Museo Civico Mondo Animale, Mostra zoologica permanente di una straordinaria collezione di mammiferi naturalizzati. Il tutto corredato da fondali dipinti ad opera di illustratori professionisti eda pannelli esplicativi. Info: 0424 519901 – 347.4654973 info@appi.pr.it www.paleofans.com

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CORNEDO VICENTINO • VIA SAN LAZZARO 63 • TEL.0445 951071


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LOST IN COMMUNI CATION

La gentilezza dimenticata

Buoni (e pessimi) esempi di comunicazione, in giro per il mondo

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In Inghilterra, un paese dove anche i double decker, i caratteristici bus londinesi a due piani, si scusano per non essere in servizio con la scritta “Sorry, not in service”, si intuisce una differenza sostanziale nella comunicazione verso i clienti rispetto all’Italia, e penso di poter estendere il ragionamento anche ai paesi mediterranei in generale. Essere “polite”, quindi educati e gentili, è una caratteristica dell’invidiabile aplomb inglese che dalla comunicazione interpersonale, si trasferisce anche nella comunicazione aziendale. Hanno senza dubbio capito quella lezione fondamentale che se anche si assolda Armando Testa per la pubblicità o una multinazionale delle relazioni pubbliche per curare la propria reputazione, ciò che davvero conta nel rendere simpatica o meno un’azienda, è di fatto la persona che ci riceve o che ci risponde al telefono. Quindi, soldi buttati quelli in comunicazione, se poi il front desk è fatto da cafoni. Un esempio, parliamo di compagnie aeree. Ieri volavo con British Airways, la compagnia di bandiera britannica: staff di volo al solito gentile e disponibile, professionalità. Grande sangue freddo nella giovanissima hostess alle prese con una signora italiana, la quale pur perfettamente in grado di capire l’inglese, all’offerta di riporre il cappotto nello spazio riservato in business class perché non si sgualcisse, aggredisce la povera assistente di volo a male parole come se le avesse proposto di riporlo a bagno nell’olio del vano motore. Solo un lieve rossore della hostess (anche mio, per il fatto di condividere la stessa nazionalità della signora), gentilezza e servizio ineccepibili, garantiti anche dopo l’episodio. Stoica hostess! Qualche giorno fa, volo Alitalia da Verona per Roma: a parte il costo della tratta che con la medesima spesa, da Londra ci vai tre volte a Roma, l’imbarco all’alba delle 6.45, di solito particolarmente silenzioso, è funestato da un vociare di personale di terra che stava mettendo alla berlina un signore straniero che trasportava n. 3 borse (nemmeno grandi), invece delle due regolamentari per

il bagaglio a mano. Ok, vero, le borse devono essere due, ma un po’ di comprensione e un po’ di maniera. È sempre un cliente, che paga e sceglie Alitalia, la quale, senza clienti, potrebbe magari non continuare ad esistere (anche se in questo specifico caso, pare non sia così). È anche straniero, può essere che non capisca l’italiano, e non è che se ad uno straniero si parla con un tono di voce più alto, allora magicamente capisce. Magari è la lingua... no? Non l’udito. Altro esempio: l’estate scorsa, il personale dell’aeroporto impedisce a una signora inglese l’imbarco perché aveva avuto un malore, dal quale peraltro si era subito ripresa. Faceva molto caldo. Alla signora viene chiesto di procurarsi un certificato medico per consentirle di volare. Come, dove, quando? Il tutto perfettamente spiegato da personale medico, peccato però, in italiano (non vi era a disposizione un interprete… e vai come al solito con i toni di voce più alti… no, non funziona lo stesso). Solo il buon cuore di un’addetta alle pulizie che stava lavando i pavimenti lì vicino (perché ovvio il dramma si è svolto alla vista di tutti) e che ha spiegato in inglese cosa avrebbe dovuto fare la sventurata per avere il certificato medico, ha impedito che a questa venisse un secondo malore, stavolta fatale. Quindi, un consiglio per Alitalia, belli gli ultimi spot televisivi, uno dei quali assicura che scegliendo Alitalia scegliamo anche i migliori equipaggi del cielo. Può essere, ma quelli di terra sono perlomeno discutibili. E un consiglio a tutti coloro che vivono di servizi: ricordatevi che senza i clienti, che certo magari a volte sono poco informati, impacciati, o anche deliberatamente antipatici, un lavoro mica l’avreste •

a.plichero@gmail.com Consulente di comunicazione e relazioni pubbliche e membro del Chartered Institute of Public Relations di Londra

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LIBRI LETTERATURA E UOMINI

Amélie Nothomb

Autrice da teatro

È febbraio e, come ormai ci ha abituati da anni, Amélie Nothomb viene nel nostro Paese in tournée. Se vi state chiedendo chi sia, troverete la risposta nelle prossime righe. Se, al contrario, la conoscete già, potrete scoprire qualcosa di lei che, forse, non sapevate ancora. Racconterò del nesso che c’è tra Amélie e il teatro, tra il suo modo di scrivere e la dialogica socratica. Niente paura, tra le righe che seguiranno e il suo stile narrativo non c’è nulla di noioso o ammorbante! Ormai avrete capito, Amélie Nothomb è una scrittrice di fama mondiale. Vanta numeri importanti: tradotta in quindici lingue, vende milioni di copie nel mondo.

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Nata a Kobe (Giappone) nel 1967, è figlia di un diplomatico belga, il Barone Nothomb. Per tutta la sua infanzia e adolescenza, girerà il mondo seguendo i doveri del lavoro paterno e questo viaggiare tra culture così diverse tra loro, non farà altro che stimolare la sua creatività. Vive e lavora a Parigi. A venticinque anni pubblica, per Albin Michel, Igiene dell’assassino che diventa subito, in Francia, caso letterario dell’anno e le varrà tantissimi premi letterari. Edita in Italia da Voland, si fa conoscere da noi con Stupore e tremori, una biografia del suo ritorno in Giappone come dipendente di un’importante azienda. Esperienza che durerà solo quindici giorni ma dai risvolti esilaranti.


• Marianna Bonelli con l’autrice Amélie Nothomb

Quest’anno presenterà in Italia il suo ventiduesimo romanzo. Ne scrive due o tre l’anno ma ne fa pubblicare solo uno, a sua insindacabile scelta. Visto il successo e le copie vendute, il suo editore francese le ha dato carta bianca. Ma veniamo al suo stile, che molti critici hanno tentato di classificare, approdando di comune accordo al risultato di: genere nothombiano. Sì, perché Amélie scrive come pensa, dalle quattro alle otto di ogni mattina, cioè per dialoghi. Ogni suo libro è stato ridotto per il teatro. La sua peculiarità sta proprio nel dialogo tra i due personaggi principali, in contrasto tra loro. Questo è definito come metodo socratico (da Socrate) che consiste proprio in battute brevi e taglienti quanto ironiche e tende a tirar fuori dall’altro i suoi pensieri personali, anziché imporre quelli degli altri con la retorica. L’autrice scrive di cose che tutti conoscono, degli eventi quotidiani che possono capitare a chiunque ma, attraverso il dialogo, li porta all’eccesso. Penso alle prime righe di Causa di forza maggiore “Se le muore inopinatamente un ospite in casa, si guardi bene dall’avvertire la polizia. Chiami un taxi! (…)”. Una cosa che può accadere a chiunque, no?

Libri da ardere è un’opera che Amélie ha scritto direttamente come sceneggiatura per il teatro. C’è la guerra ed è inverno. Fa molto freddo. In una stanza, dall’arredamento scarno, ci sono solo una libreria piena zeppa di libri, qualche sedia di legno e una stufa in ghisa. Nella stanza sono asserragliati due uomini e una donna. Fuori i bombardamenti sono incessanti ed è impossibile uscire a cercare legna per la stufa. Quale libro sarà troppo importante per non diventare un libro da ardere? Due anni fa mi è capitato di vederlo rappresentato (egregiamente n.d.r.) dalla compagnia teatrale La Zonta di Thiene, che consiglio vivamente se vi capita di trovarlo in cartellone. Amélie Nothomb: o si ama o si odia, un po’ come il fegato o il tartufo, non ci sono vie di mezzo e vi assicuro che alle sue presentazioni i lettori la accolgono come una rock star. A Vicenza l’ho presentata nel 2011 alla libreria Galla, che a fatica ha contenuto i suoi fans venuti da tutto il Veneto, tra applausi e urla di giubilo. Con Amélie si ride, si riflette, si impara l’autoironia e tra le sue pagine ci si proietta in un palco ideale, quello, forse, della vita nel suo quotidiano •

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STORIA DEL FUMETTO

L’occhio di bue…del lettore

Gianni De Luca

• Autoritratto di Gianni De Luca

Si alzi il sipario, preambolo e via con il primo atto. La magia del teatro, l’unicità dell’arte che, come nella musica, può cambiare a ogni performance. Da sempre l’umanità sente la necessità di raccontare, che sia in forma scritta, in una pellicola cinematografica, in un racconto illustrato o altro ancora. Fa parte dei nostri bisogni quotidiani e nasce come una richiesta (“Ciao, come stai, cosa mi racconti di bello?”) o come un’offerta (“Ciao, che bello vederti, devo assolutamente raccontarti cosa mi è successo ieri in ufficio…”). Non racconterò ciò che già sapete sul teatro, la trasposizione più viva di una storia, presentata in carne e ossa su un palco nudo, che si riempie delle emozioni dei protagonisti e ci appassiona per un’ora o più. La meraviglia che sento per quest’arte è il fatto che rimane qualcosa di più allo spettatore, cioè le movenze degli artisti, che sono curate nel dettaglio a seconda dell’esigenza e che si seguono dall’inizio alla fine, senza tagli, senza cambi di inquadratura. Non sarebbe più la stessa cosa senza questa fluidità, data appunto dallo scorrere della storia parallelamente agli attori, alle parole, ai gesti. Verrebbe sicuramente da dire che non esiste un effetto pari o simile nei media a grande diffusione, a parte la parentesi Hitchcockiana di “Nodo alla gola”, pellicola girata dal grande Maestro nel 1948 in piano sequenza, ma Gianni De Luca, fumettista di origine calabrese e formazione romana, smentisce questa separazione tra le arti.

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Forse la sua “attitudine al movimento” si riflette anche nella vita, che si è caratterizzata per diversi tipi di collaborazioni e una tendenza a curare ogni opera con grande classe. Iniziò gli studi superiori all’istituto navale, per poi lasciarlo e iscriversi al liceo artistico. Continuò con la facoltà di Architettura, che però abbandonò dopo un paio d’anni per dedicarsi completamente al fumetto. I suoi primi lavori nacquero con una casa editrice siciliana per la quale illustrò “Senza famiglia”, romanzo di Hector Melot, nel 1945, per poi proporre un lavoro più personale l’anno dopo, ovvero “Il guercio sconfitto”, pubblicato sul secondo numero dell’albo “TamTam”, edito da SEMCI. Nello stesso anno però iniziò la prima collaborazione importante con “Il vittorioso” per il quale disegnò sia illustrazioni a corredo di diverse rubriche, sia “Il mago Da Vinci”. Su questo settimanale si videro nel tempo le evoluzioni del suo stile, all’inizio fortemente influenzato da Hal Foster e Alex Raymond, poi via via sempre più elaborato e personale. Attraverso le storie a fumetti pubblicate tra il 1949 e il 1050, come “I naufraghi del Mc. Person”, “Prora vichinga”, “L’impero del sole” e “Il tempio delle genti”, la sua raffinatezza esplose nella cura del tratto, che definiva i personaggi e le ambientazioni ricche di architetture fantasiose ma affatto semplici.


Tutto ciò fece da corredo a quella parte della sua opera che affronta le tragedie e le commedie di William Shakespeare e che personalmente più mi affascina. Sono passati diversi anni, De Luca ha affrontato testi come “La Bibbia” attraverso il suo “La più grande storia mai raccontata” pubblicato sul settimanale “Il Giornalino”; ha dato vita a “Il commissario Spada”, storia a fumetti scritta dal giornalista Gian Luigi Gonano. Nel 1975 prese un periodo di pausa da tutti questi lavori, forse il momento ideale per immergersi in una nuova avventura narrativa, nella quale fece sua la teoria di Buzzelli secondo la quale “il fumetto altro non è se non teatro”. In tutti i lavori affrontati fino a quel momento, Gianni De Luca aveva imparato e immedesimarsi nei personaggi, nelle storie, negli ambienti, a usare la propria grazia stilistica per dare vita a opere e storie che ci appaiono di una delicatezza eterna, a prescindere dalla storia e dal tempo.

Quale altra forma di narrazione è avvolta da quest’aura di atemporalità se non la recitazione? La recitazione che abbatte le barriere spaziali e temporali restando nel perimetro di un palcoscenico. Nell’affrontare “Romeo e Giulietta”, “Amleto” e “La tempesta”, De Luca si confrontò con gli stessi schemi, abbattendo la gabbia delle vignette e muovendo i protagonisti come fossero degli attori, liberi di occupare ogni spazio utile della tavola a seconda del loro gusto e dell’azione. Rimane pur vero che, a differenza dal teatro, non possiamo aspettarci di trovare una diversa interpretazione dei personaggi a ogni lettura. Tuttavia, nel movimento dell’occhio che segue quello di Romeo, di Giulietta e degli altri interpreti, ritroviamo quel senso dell’attesa, della gestualità precisa e coreografica del teatro, tanto ci tiene legato lo sguardo alla tavola per paura di perderci qualcosa, nonostante la consapevolezza della sua eternità •

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PANTHEON TV

Excursus storico

Teatro, Danza, Musica, sono da sempre espressioni dell’EsserCi nel Mondo, in un costante dialogo dove tutti i sensi sono attivi, nessuno escluso. La Storia del Teatro interpreta e ricostruisce l’evento teatrale basandosi su due elementi principali: l’attore e lo spettatore e più precisamente nella relazione che li lega, la relazione teatrale. Entrambi hanno una funzione primaria, necessaria all’esistenza del fatto teatrale: mentre l’attore rappresenta un corpo in movimento in uno spazio, con finalità narrative ed espressive, lo spettatore è il fruitore attivo e partecipe dell’avvenimento, che ne condiziona l’andamento e decodifica l’espressività dell’evento artistico. La danza è la prima espressione artistica del genere umano, perché ha come mezzo di espressione il corpo. Nel XX° secolo sono iniziati gli studi più specificamente dedicati a quest’arte, grazie alla diversa considerazione che essa è andata acquistando rispetto al passato: non più sorella minore della musica, espressione umana con una propria dignità di arte. La danza è parte integrante dei rituali, è forma di preghiera, è momento di aggregazione, specchio della società, del pensiero e dei comportamenti umani.

La parola musica deriva, invece, dal greco “moysa”, musa. L’idea occidentale di musica è quindi generalmente collegata alle muse, alludendo ad ogni scienza e arte che risvegliasse l’idea di perfezione e bellezza. Queste discipline, ma più di tutte la musica, nascondono virtù terapeutiche, perché parlano un linguaggio originario che precede i nessi logici e i processi cerebrali. Sulla scia di Apollo e Dioniso, Orfeo e Pitagora la musica accompagna l’armonia delle sfere celesti e raggiunge la nostra mente: è musicale l’anima mundi e la musica stessa è reminiscenza, fonte della stessa sapienza platonica •

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L’opera Il Musical

Bolero di Ravel Variazioni antropologico culturali

Il nuovo anno propone una stagione di teatro danza molto ricca e variegata nel territorio di Padova e Provincia. Uno dei prossimi appuntamenti di Febbraio è il Bolero di Ravel al Gran Teatro. In questo numero vogliamo presentarvelo in una variazione antropologico-culturale così da offrire ai nostri lettori spunti di riflessione se ne saranno spettatori. Bolero, scheggia illustre della musica del 900, resta vicino al corpo, a qualcosa che tende a rompere il quadro della compostezza dell’ascoltatore, spingendolo verso altre dimensioni: l’eros, la danza, l’esaltazione. Le caratteristiche strutturali del Bolero sono singolari e rappresentano un unicum nella storia della musica. Nel crescendo di Bolero assistiamo a un progressivo reclutamento strumentale di un grande insieme orchestrale, sino a un climax finale, dove la totalità viene chiamata a realizzare il vertice di una intensificazione fonica esplosiva. La raccomandazione di Ravel di eseguire il brano lentamente sembra significativa. Si tratta di incrementare la tensione, una tensione che non si regge sullo sviluppo tematico: non esistono colpi di scena infatti, ma progressivi coinvolgimenti dello spazio sonoro •

Il Teatro Verdi Un insolito Paolini

Silvio D’Amico definì il teatro “la comunione di un pubblico con uno spettacolo vivente… Il Teatro vuole l’attore vivo, che parla e che agisce… Ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico è il carattere di compiutezza dell’azione scenica che la rende classificabile come arte distinguendolo dagli altri eventi sociali”. A oltre 250 anni dalla sua nascita, nel cuore di Padova, il Teatro Verdi ospita un cartellone di prosa ricco di tradizione e contemporaneità: col nuovo anno andranno in scena Eduardo De Filippo, Henrik Ibsen, Marco Martinelli, Marco Paolini oltre a tutta una serie di eventi collaterali correlati. L’opera del Veneto Paolini, in scena il prossimo marzo, offre innumerevoli spunti su cui vale la pena di soffermarsi. “Ballata di uomini e cani”, dedicata a Jack London, è un’opera lontana dai temi civili a cui è abituato il pubblico di questo popolare autore-attore che ha fatto del “teatro di narrazione” il suo biglietto da visita diventandone uno dei più grandi rappresentanti. L’opera si articola in tre racconti incentrati sul rapporto tra uomo e cane, quando la povertà e la speranza portavano gli uomini tra i boschi alla ricerca di fortuna •

L’opera è il termine italiano per indicare un genere teatrale e musicale, in cui l’azione scenica è abbinata alla musica e al canto. Fin dal suo primo apparire, la storia dell’opera abbraccia un arco cronologico di oltre quattro secoli - l’opera accese appassionate dispute tra gli intellettuali per assegnare il primato alla musica o al testo poetico. Dopo la metà del XX secolo la produzione di nuove opere si è ridotta sensibilmente con l’affermarsi di nuove forme di intrattenimento. Tuttavia nel corso degli anni l’opera non ha perso il suo fascino. Andare all’opera resta un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Per chi l’opera non è proprio il suo genere, può orientarsi sul musical, forma di intrattenimento sicuramente più brillante che ha le sue origini negli Usa tra fine 800 e inizi 900. A metà febbraio arriva a Padova “Cercasi Cenerentola”, commedia musicale scritta da Saverio Marconi e Stefano D’Orazio. Troveremo Cenerentola con la sua scarpetta di cristallo immersa negli Anni 50, accompagnata dalla Matrigna, dalle terribili sorellastre in un susseguirsi di inediti e divertentissimi imprevisti che danno vita a una commedia che mantiene quella magia della favola che noi tutti conosciamo e continuiamo ad amare, grandi e piccini •

Format: programma di stile e approfondimento giornalistico culturale Durata: 30 minuti circa Cadenza: settimanale Rubriche: 7Pantheon, Itinerari di Style Partner: FOAV (Federazione Ordine degli Architetti del Veneto) Sito: www.pantheon.tv Email: redazione@pantheon.tv Canale: Sky EuroItaly Channel (canale 893) partner di:

Via Monte Verlaldo 105 36073 Cornedo Vicentino Tel. 0445 952605 www.kyoss.it 33


TEATRO

Teatro a Vicenza e provincia Gli appuntamenti di febbraio

LONIGO BASSANO Teatro Remondini Bassano del Grappa - Vicenza info: tel. 0424 524214 www.teatroremondini.it

ARZIGNANO Teatro Mattarello Arzignano - Vicenza info: www.inarzignano.it

Gl’innamorati Di Carlo Goldoni giovedì 6 marzo ore 21

I PELLEGRINI DE MAROSTEGA Compagnia Amici Teatro Remondini domenica 16 febbraio ore 17

Teatro di Lonigo Piazza Matteotti, 1 Lonigo (Vi) info: tel. 0444 835010 www.teatrodilonigo.it

LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni con Nancy Brilli domenica 9 febbraio ore 21

Teatro S. Antonio Montecchio Maggiore Info: www.comune. montecchio-maggiore.vi.it

L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE di Paul Auster con GIUSEPPE BATTISTON lunedì 17 febbraio ore 21

E CADDE ADDORMENTATA con I TEATRINI domenica 16 febbraio ore 17 ELEPHANT MAN Con Ivana Monti, Daniele Liotti, Rosario Coppolino giovedì 27 marzo ore 21

MONTECCHIO MAGGIORE

PRE TTY UN MOTIVO PER ESSERE CARINI di Neil LaBute mercoledì 26 febbraio ore 21

SIOR TITA PARON regia di Lorenzo Marangoni giovedì 13 febbraio ore 21

ASIAGO Palazzo del Turismo Millepini di Asiago info: tel 0424.64349 info@millepiniasiago.it www.millepiniasiago.it

COME TU MI VUOI di Luigi Pirandello lunedì 10 febbraio ore 21

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TOC TOC ... DISTURBO? Compagnia Lo Scrigno domenica 9 marzo ore 17

GL’INNAMORATI di Carlo Goldoni martedì 11 marzo ore 21

WEEKEND Con Margherita Di Rauso, Brenno Placido e Giulio Forges Davanzati - di Annibale Ruccello venerdì 21 febbraio ore 21

L’APPRENDISTA STREGONE La Piccionaia - I Carrara domenica 16 marzo ore 17

CAVALLERIA RUSTICANA Orchestra e coro dell’Accademia del Concerto venerdì 28 febbraio ore 21

LAVORI IN CORSO di Ale & Franz e Antonio De Santis regia di Alberto Ferrari venerdì 14 febbraio ore 21


SCHIO

Teatro Civico di Schio Palazzo Fogazzaro via Fratelli Pasini 44 - Schio (Vi) info: numero verde 800601171 www.teatrocivicoschio.net

NUDA PROPRIETà Lella Costa e Paolo Calabresi giovedì 20 febbraio ore 21

LE CATTIVE STRADE Giulio Casale e Andrea Scanzi martedì 7 marzo ore 21

THIENE

Teatro Comunale di Thiene Viale Bassani, 18/22 Thiene - Vicenza info: Tel. 0445 804943 www.comune.thiene.vi.it

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA SBORNIA di Eduardo De Filippo liberamente tratta dalla commedia “La fortuna si diverte” di Athos Setti venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 febbraio ore 20.45

Zero in on - Night Box Harry Ballets Jazz de Montréal per 14 danzatori giovedì 13 febbraio ore 20.45

NON È VERO MA CI CREDO di Peppino De Filippo sabato 15 febbraio e domenica 16 febbraio ore 20.45

GIULIO CESARE di William Shakespeare venerdì 21 febbraio ore 20.45 IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare martedì 4, mercoledì 5 e giovedì 6 marzo ore 20.45

Le Corsaire Ballet Du Capitole De Toulouse giovedì 27 febbraio ore 20.45 venerdì 28 febbraio ore 20.45

L’AVARO - Arturo Cirillo mercoledì 19 marzo ore 21

VICENZA

Teatro Astra - Vicenza Info: www.teatroastra.it tel. 0444 323725

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

VICENZA

Teatro Comunale - Vicenza Viale Mazzini 39 - Vicenza Info: tel 0444 327393 info@tcvi.it - www.tcvi.it

è ARRIVATO UN GOMMONE CARICO DI EUROPEI Elsinor mercoledì 12 febbraio

NAVENEVA naturalis labor sabato 15 febbraio MIO FIGLIO ERA COME UN PADRE PER ME f.lli dalla via sabato 22 febbraio IL PINGUINO SENZA FRAC Teatro delle Briciole / Solares delle Arti domenica 23 febbraio LA PEGGIORE Fondazione Sipario Toscana mercoledì 12 marzo

CENERENTOLA Compagnia La Factory/ Tir Danza/Compagnia Elektra Martedì 11 marzo ore 11 ELEPHANT MAN di Giancarlo Marinelli nercoledì 12, giovedì 13 e venerdì 14 Marzo ore 20.45

ANNA CAPPELLI di Annibale Ruccello mercoledì 5 marzo ore 20.45

INVIDIATEMI COME IO HO INVIDIATO VOI tindaro granata sabato 15 marzo 35


TEATRO

Teatro a Padova e Venezia Gli appuntamenti di febbraio

PADOVA

Gran Teatro GEOX Via Giuseppe Tassinari, 1, Padova Info: Tel. 049 807 8685 www.granteatrogeox.com www.zedlive.com

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

Il Bolero - Balletto di Milano venerdì 14 febbraio ore 21.30

VENEZIA

Teatro Goldoni San Marco 4650/b - Venezia Info: 041.2402011 www.teatrostabileveneto.it Operette morali di Giacomo Leopardi Fondazione del Teatro Stabile di Torino da mercoledì 12 a sabato 15 febbraio ore 20.30 domenica 16 febbraio ore 16

PADOVA MPX Multisala Pio X Via Bonporti 22 (zona Duomo) Info: tel. 049 8774325 teatrompx@multisalampx.it www.multisalampx.it

Teo Teocoli in “Restyling” sabato 15 febbraio ore 21.15 Massimo Carlotto Crime Stories giovedì 20 febbraio ore 21.30 Geoxino - Padova

MALASOMBRA Au Ments MQVE AWARD More Quality Visual theatre for Europe venerdì 14 febbraio ore 21 GIULIO CESARE Regia di Andrea Baracco martedì 25 febbraio ore 21 anna cappelli, uno studio Maria Paiato regia di Pierpaolo Sepe giovedì 6 marzo ore 21 la fondazione Ivano Marescotti regia di Valerio Binasco sabato 22 marzo ore 21

Momix in Alchemy sabato 22 febbraio ore 21.30 domenica 23 febbraio ore 16 e 21 Jerry Calà in “Non sono bello… Piaccio!” venerdì 28 febbraio ore 21 Giuseppe Giacobazzi sabato 1 marzo ore 21.30 domenica 2 marzo ore 18.30 36

la STORIA DI ANTIGONE Anita Caprioli regia di Roberto Tarasco sabato 22 marzo ore 21

PADOVA Teatro Verdi di Padova via dei Livello, 32 35139 Padova www.teatrostabileveneto.it Operette morali di Giacomo Leopardi Fondazione del Teatro Stabile di Torino da martedì 18 a sabato 22 febbraio ore 20.45 domenica 23 febbraio ore 16 Le voci di dentro di Eduardo De Filippo Teatri Uniti - Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa Teatro di Roma da martedì 4 a sabato 8 marzo ore 20.45 domenica 9 marzo ore 16 I pilastri della società di Henrik Ibsen Teatro di Roma - Fondazione del Teatro della Pergola - Fondazione Teatro Stabile di Torino da martedì 11 a sabato 15 marzo ore 20.45 domenica 16 marzo ore 16

Il malato immaginario di Molière Teatro Stabile di Bolzano da mercoledì 26 febbraio a sabato 1 marzo ore 20.30 domenica 2 marzo ore 16 IDOLI di Gabriele Di Luca Carrozzeria Orfeo/Centro RATTeatro dell’Acquario Kilowatt Festival col contributo di Teatro Stabile del Veneto sabato 8 marzo ore 20.30 domenica 9 marzo ore 16 Frost/Nixon di Peter Morgan Teatro Elfo Puccini Teatro Stabile dell’Umbria da giovedì 13 a sabato 15 marzo ore 20.30 domenica 16 marzo ore 16

VENEZIA

Teatro La fenice eventi@velaspa.com www.teatrolafenice.it IL BARBIERE DI SIVIGLIA dal 20 febbraio al 20 marzo NOTE BLU domenica 23 febbraio ore 20


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SOUND AND VISION

Diapasonband

Trent’anni di vita spericolata...

Festeggia quest’anno i trent’anni di attività la DIAPASONBAND. Con oltre 2000 concerti all’attivo il gruppo è la prima Tributeband italiana di Vasco Rossi. La coverband veronese nasce nel 1992 col nome di Diapason, il loro repertorio comprende inizialmente pezzi vari di musica pop, beat, blues e rock. Ma è nel 1984 che con l’entrata di Alessandro “Poppa” Pozzato il gruppo prende il nome definitivo di Diapasonband. Vista la somiglianza fisica e vocale con Vasco, il cantante fa assumere un’identità precisa alla band, che si specializza nelle canzoni del rocker modenese, ottenendo consensi favorevoli da parte di un pubblico sempre più numeroso. Il successo dei concerti proposti, porta ben presto la Diapasonband a imporsi tra le più importanti e apprezzate tribute band d’Italia.

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Dal 1995 è nata una collaborazione artistica con musicisti legati alla storia di Vasco Rossi: il bassista Claudio “Gallo” Golinelli, il chitarrista Maurizio Solieri, il sassofonista Andrea “Cucchia” Innesto, il tastierista Alberto “Lupo” Rocchetti, la cantante Clara Moroni, il trombettista-programmatore Frank Nemola, Diego Spagnoli, artista poliedrico e stimato stage manager, il tastierista Mimmo Camporeale e il batterista Daniele Tedeschi. Nel 2002 arriva anche il primo disco “Dune…”, che nasce dalla stretta collaborazione con il cantautore Massimo Bubola. Un disco dall’animo rock, vicino alle sonorità di Vasco, ma con la verve dell’autore veronese e l’esperienza della band dopo oltre venti anni di concerti e di esperienze parallele.


Il gruppo attuale è formato: Voce: Alessandro “Poppa” Pozzato, frontman e cuore del gruppo, convinto inizialmente dagli amici a cantare Vasco e non ancora sazio.... Basso: Max Gelsi, ventanni di carriera con collaborazioni importanti con artisti del calibro di Elisa, Ivano Fossati, Gianna Nannini, Arisa, Tiziano Ferro, 883, Mauro Pagani, e Vasco Rossi. Basso: Roberto Padrini, dall’83 con la band, partecipa solo alle date Veronesi condividendo il ruolo del bassista. Non ha un palmares da sfoggiare: “...suono perché mi diverto ed è un bel modo di esprimermi.” Batteria: Cesare Capitani, figlio d’arte che in trent’anni di carriera vanta collaborazioni musicali, televisive, in studio e live con artisti come Claudio Gallo Golinelli, Alberto Rocchetti, Tony Esposito, Fiordaliso, Gerardina Trovato, solo per citarne alcuni. Piano - Tastiere - Cori: Massimo Cavallari, diplomato al conservatorio di Rovigo ha seguito corsi di perfezionamento musicale all’associazione “Siena Jazz” studiando con Mauro Grossi, Marco Tamburini e Giampaolo Casati. Dal 1990 ha collaborato con numerose band e artisti nazionali e internazionali.

Chitarre - Cori: Roberto Giancarlo Maria Vanni, laureato al Guitar Institute of Tecnology di Los Angeles vanta collaborazioni importanti con artisti e produttori italiani e stranieri. Chitarre - Cori: Cristian “Cicci” Bagnoli, suona la chitarra dall’età di 11 anni e dopo varie collaborazioni tra cui la mitica Steve Roger Band, nel 2008 pubblica “3NTA” il suo primo album da solita. Nel 2010 entra a far parte della Diapasonband riscuotendo un grande successo. Sax - Cori: Cristiano Pagnin, autodidatta. Riassume in tre parole il suo modo di essere musicista: passione, dedizione e modestia. Cori: Cristina “Gi” Gallina, corista del gruppo dal 2009, appassionata di Vasco fin da bambina. Il 2014 è un anno speciale per la band che si esibirà in numerose piazze e locali del Veneto e d’Italia. Se siete appassionati del Blasco nazionale vi consiglio di non perdere un loro concerto. Musica, emozioni e tanto, tanto buon rock italiano • Per informazioni sulla Diapasonband: enricozaramella@gmail.com

gelindo.pretto@gmail.com 39


MUSICA

Musica a Padova e Vicenza

VICENZA

Gli appuntamenti di febbraio

di Anna Fanchin

Massimo Ranieri venerdì 7 marzo ore 21.15 Gran Teatro GEOX - Padova info: zedlive.com

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

PADOVA

ELISA sabato 8 marzo ore 21.30 Palafabris - Padova info: zedlive.com

Luca Carboni Fisico&PoliticoTour domenica 9 febbraio ore 21.15 Gran Teatro GEOX - Padova info: zedlive.com Giovanni Baglioni in chitarra acustica solista giovedì 13 febbraio Geoxino - Padova info: zedlive.com ONE REPUBLIC martedì 11 febbraio ore 21.30 Gran Teatro GEOX - Padova info: zedlive.com

Claudio Baglioni 40

Alberto De Meis in Recital violino e pianoforte giovedì 27 febbraio ore 21.15 Geoxino - Padova info: zedlive.com

Irlanda in Festa dal 12 al 17 marzo ore 21.30 Gran Teatro GEOX - Padova info: zedlive.com

Brunori Sas merrcoledì 19 marzo ore 21 Geoxino - Padova info: zedlive.com

L’impeto tedesco Orchestra del Teatro Olimpico Matteo Beltrami direttore martedì 18 febbraio ore 20.45 Teatro Comunale - Vicenza info: www.tcvi.it

Rag, Blues e altre storie... giovedì 20 febbraio ore 20.45 Teatro Comunale - Vicenza info: www.tcvi.it

Trio di Parma lunedì 10 marzo ore 20.45 Teatro Comunale - Vicenza info: www.tcvi.it

L’innovazione Americana giovedì 13 marzo ore 20.45 Teatro Comunale - Vicenza info: www.tcvi.it

Concerto TAMMITTAM percussion ensemble Amici della Musica Bassano del Grappa “Giorgio Vianello” giovedì 27 febbraio ore 21 Teatro Remondini Bassano del Grappa - Vicenza info: tel. 0424 524214 www.teatroremondini.it


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LOST in fashion

New York

I love shopping

New York non è solo una delle città più affascinanti al mondo ma è anche la capitale ideale per lo shopping oltreoceano. I negozi e i grandi magazzini della grande mela sono pieni di turisti in cerca degli ultimi gadget tecnologici e naturalmente delle firme più prestigiose. Partiamo con il nostro tour virtuale dalla strada più famosa della grande mela: la Fifth Avenue. La quinta strada è una delle mete più famose al mondo per quanto riguarda lo shopping al pari di Oxford Street a Londra o degli Champs- Élysées a Parigi, ed è una delle vie più care al mondo per i prezzi d’affitto. Già nei primi anni del 1900 i più ricchi di New York si trasferirono nel tratto che si affaccia su Central Park, quest’area raccoglie infatti edifici notevoli costruiti gran parte negli anni venti da architetti come Rosario Candela.

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Sulla quinta strada trovano posto gran parte degli edifici importanti della città come l’Empire State Building, la NY Public Library, il Rockfeller Center, la Trump Tower, che vi consiglio di visitare fosse solo per vedere l’enorme cascata d’acqua che scende al primo piano mentre sorseggiate un’aperitivo e il famosissimo Plaza Hotel, senza dimenticare il Metropolitan Museum o il Guggenheim Museum. Lungo la Fifth Avenue trovano location firme prestigiose come Tiffany & Co., impossibile non entrare, anche solo per una sbirciatina, per il personal shopper basta andare all’ultimo piano. Per gli appassionati della mela di Steve Jobs consiglio di visitare il negozio sempre sulla quinta, il gigantesco cubo di vetro è un’elegante vetrina sull’universo Apple e le sue ultime novità. Assolutamente da vedere il più bel negozio di giocattoli al mondo, un sogno per adulti e bambini: FAO Schwarz, resterete a bocca aperta.


Non mancano i grandi magazzini come Saks, nove piani di stile ed eleganza con le migliori griffe mondiali. E poi Versace, Gucci, Chanel, Hermes, Burberry, Louis Vuitton, Cartier, solo per citarne alcuni. Una vera e propria città nella città, il paradiso dello shopping di lusso. Attraversiamo una fila di grattacieli e ci troviamo sulla Madison Avenue. Siamo su un’altra delle vie più famose al mondo e qui tra Armani, Ralph Lauren, Calvin Klein, Dolce & Gabbana, Bottega Veneta, Jimmy Choo e ovviamente Prada, c’è da perdere la testa. Se avete un po’ di tempo vale la pena vedere i grandi magazzini Barneys dove potrete trovare di tutto dagli stilisti più importanti a quelli emergenti, in alternativa Bloomingdale’s, altro grande magazzino con abbigliamento firmato, da provare il ristorante ”Fourty Carrots” all’ultimo piano. Una piccola curiosità, Bloomingdale’s è stata la prima azienda a utilizzare la “Shopping bag”. Infatti nel 1961 l’impresa introdusse l’uso della borsa di carta per evidenziare il proprio marchio, “Big Brown Bag”. Per finire i dieci piani di Macy’s sono un’esperienza imperdibile per gli shopping addict. Nata nel 1924 l’azienda è promotrice dell’annuale parata del Giorno del Ringraziamento e sponsor dal 1976 dei fuochi d’artificio del 4 luglio. Un’alternativa allo shopping di lusso sono i department store, dove potete trovare capi griffati con sconti dal 40 al 60%. L’outlet Century 21 di New York è tra i department store più amati della città. Da non perdere il Niketown, proprio dietro a Tiffany. Se ami lo sport e il marchio Nike, qui sarai a casa. Cinque piani per tutti i gusti e tutte le discipline. Per gli amanti del vintage, New York è il posto giusto. Amarcord è considerato il più famoso negozio vintage della grande mela dove potrete trovare capi autentici e gioielli rari, bella

l’idea di poterli anche affittare per il fine settimana. Il negozio si trova a Soho. I migliori affari si concludono nei mercati, come quelli delle pulci. Vi consiglio l’Hell Kitchen Flea Market, aperto il sabato e la domenica. Un’altra meta di riferimento è il Beacon’s Closet dove potete anche scambiare o vendere i vostri abiti. Per gli Italiani più irriducibili c’è sempre lo store di Timberland, i vari Gap e Banana Republic, Old Navy, Hollister e Abercrombie & Fitch, sparsi per tutta la city. Vi lascio con una frase di Carrie Bradshaw, protagonista della serie televisiva Sex and the City, collaboratrice occasionale della rivista Vogue, dea dello shopping in New York, amante delle scarpe con un debole per quelle di Manolo Blahnik e Jimmy Choo, assidua frequentatrice delle boutiques newyorkesi e ispiratrice per molte donne, famosa per aver indossato abiti di Alexander McQueen, Balenciaga, Chloé, Vivienne Westwood, Tom Ford e Sonia Rykiel: “Gli uomini sono come le scarpe col tacco. Ci sono quelli belli che fanno male. Quelli che non ti piacciono fin dall’inizio. Quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi. Quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale… e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te!”. Vorrei dirvi ancora tanto su questa meravigliosa e unica città, ma purtroppo rischio di perdere l’aereo •

gelindo.pretto@gmail.com

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Immersa nel verde dei Colli Berici, la Moreieta è uno dei locali tra i più antichi e tipici del vicentino. Un locale a misura d’uomo, casalingo e antico. Una cucina incentrata sui prodotti di un territorio generoso e una qualità

che nasce dalla mano leggera degli chef e dalla bontà degli ingredienti usati. Un’atmosfera calda e accogliente, un luogo di incontro e punto di riferimento per le famiglie, le aziende e per tutti coloro che

vogliono ritagliarsi attimi di tranquillità e di gusto in un contesto curato e famigliare. La Moreieta è il risultato lampante di una ricerca aperta a tradizioni enogastronomiche diverse. E di una scelta accurata dei prodotti.

ANTICA TRATTORIA MOREIETA SRL V. Soghe n. 35 - 36057 Arcugnano (VI) Tel. +39 0444273311 moreieta@libero.it www.moreieta.com

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Porticombrellone

Versatile modulare adattabile a forme irregolari

Pratico si apre e chiude in pochi secondi permette una facile e rapida pulizia dei teli

Mobile installato senza fissaggio al suolo non costituisce superficie coperta

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l’ombrellone a pacchetto

Creazioni 47


SAPORI VICENTINI

L’erba magica A tavola con il Ranpussolo de Villaga “A tavola con il Ranpussolo de Villaga”, l’evento gastronomico che caratterizza la cucina invernale vicentina mettendo insieme i migliori prodotti dei Colli Berici. Dal 24 gennaio al 21 febbraio 2014, nei ristoranti, trattorie e pizzerie del Comune di Villaga sarà possibile gustare l’“erba magica”, il Ranpussolo de Villaga De.Co., nelle varie versioni, cotto o crudo. Questa rassegna è una riscoperta di “antichi” prodotti spontanei, elaborati secondo la tradizione della cucina locale ed accostati alle eccellenze della nostra terra vicentina. Nei ristoranti, trattorie, pizzerie, partecipanti alla rassegna di quest’anno si potranno trovare menù con i migliori abbinamenti, frutto dell’esperienza e della sapienza dei nostri cuochi. Anche quest’anno si possono ritrovare i colori, i profumi e i sapori che il territorio di Villaga generosamente offre ai suoi visitatori.

• Eugenio Gonzato, il Sindaco di Villaga

I produttori di Ranpussolo Azienda Agricola “La Pregiata” di Gasparella Jessica Via Cà Martina, 11 - Zovencedo (Vi) Cell. 348 4921732 Azienda Agricola Falda Giovanni Via Salgan, 1 - Toara di Villaga (Vi) Tel. 0444 885695 Azienda Agricola Vivai Piovan Via Costa, 10 - Pozzolo di Villaga (Vi) Tel. 0444 868413 - Cell. 333 4788373 Axienda Agricola Frison Lorenzo Via San Donato, 27 - Pozzolo di Villaga (Vi) Tel. 0444 886628 - Cell. 339 7806250

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Origine del nome: Nome latino Campanula rapunculus L. Descrizione prodotto Si tratta probabilmente dell’erba spontanea più pregiata che esista in Italia, di sicuro nel Veneto, viste le cifre a cui viene venduta. Al tempo stesso però è anche una delle meno conosciute, se è vero che soltanto in poche zone - tra cui il vicentino - il consumo non è limitato a rari appassionati, ma ha una sua diffusione. Elementi che lo caratterizzano Il “rampusolo”, come viene chiamato nel Vicentino, cresce ai margini dei vicoli di campagna e delle strade, fino ad 800-1.000 metri di altezza, e già d’inverno la sua bianca radice è sviluppata nel terreno, talvolta piccola e tonda, quando fa più fatica ad affondare, altrimenti - se la terra è tenera - più lunga e affusolata. Tecniche coltivazione Le prime ad essere raccolte sono le rosette basali delle foglie con le radici sottili, che si mangiano crude in insalata; sul finire dell’inverno si raccoglieranno, invece, le radici ormai ingrossate che si consumeranno cotte, da sole o assieme alle foglie, e condite come tutte le altre radici. Il sapore dolciastro e gradevole di queste ultime è dovuto al fatto che le riserve, come in genere in tutte le Campanulacee, sono costituite da inulina anziché da amido. Quando poi appariranno, si potranno gustare anche i fiori. Queste graziose campanelle si possono infatti includere nell’elenco dei fiori commestibili che, con le loro variopinte corolle, rendono gradevoli alla vista le “misticanze” esaltandone anche il sapore •


Gli appuntamenti di febbraio Durello in rosa

Un dolce carnevale

Sapor di Vin Santo Torque è il nome del vino Lessini Durello DOC prodotto dalla Tenuta Dalle Ore di Trissino. Vino autoctono, prodotto tra la provincia di Vicenza e Verona, è caratterizzato da una forte mineralità e ricorda note di agrumi e di fiori bianchi. Potrete assaggiarlo e conoscere personalmente il produttore sabato 8 marzo, all’Enoteca Emmebi di Marostica. Durante il pomeriggio, in occasione della festa della donna, a tutte le signore presenti alla degustazione verrà consegnato un omaggio • Info: tel. 0424 471590 www.emmebimarostica.com

Il vin Santo di Gambellara è ottenuto da uve Garganega, appese a travi e fatte appassire fino alla primavera successiva alla vendemmia. Di profumo fruttato e sapore intenso e persistente, si sposa bene con formaggi stagionati e pasticceria secca. Per conoscere meglio questo vino potete partecipare a Sapor di Vin Santo, il 20 febbraio alla cantina dal Maso di Selva di Montebello. Si parlerà di territorio, sperimentazione e del Vin Santo di Gambellara, unica DOC di questo tipo in tutto il Veneto • Info: tel. 0444 444183 www.consorziogambellara.com

Tonde frittelle all’uvetta, oppure ripiene alla crema pasticcera, chantilly o allo zabaione. Crostoli fritti o cotti al forno, ruffoli e castagnole. Sono questi i dolci tipici del Carnevale e saranno i protagonisti alla Festa di Carnevale di Cittadella, dal 27 febbraio a martedì 4 marzo. A conclusione della fiera, il martedì Grasso, ci sarà anche la tradizionale sfilata dei carri e il “Fogo dea Vecia” nella piazza della città •

Fiera di San Valentino

Info: tel. 049 9404485 turismo.comune.cittadella.pd.it San Valentino non è solo la festa degli innamorati. A Pozzoleone (Vi) è un appuntamento importante per coltivatori, commercianti e semplici visitatori, che ogni anno visitano la storica mostra mercato di animali, attrezzi d’epoca, e prodotti tipici a km0 delle aziende locali, in collaborazione con Coldiretti Vicenza. Quest’anno l’appuntamento è dal 7 al 16 febbraio. Potrete visitare le oltre 300 bancarelle, pranzare presso lo stand gastronomico e intrattenervi con i concerti e musica dal vino • Info: tel. 0444 462203 www.pozzoleone.org

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Festa del Gnocco Tutti i venerdì sera e su prenotazione anche mercoledì e sabato sera la festa del gnocco con le patate di Selva ai porcini, ai formaggi, al pomodoro, al ragù di carne, al burro e salvia, allo zucchero e cannella, al cinghiale, alla amatriciana, al radicchio e salsiccia, al mascarpone e peperoni. Su richiesta altri sughi.

Ristorante COsta

Cucina Casalinga, Matrimoni e Cerimonie con sale da pranzo da 20 a 300 posti

CHIUSO IL MARTEDì è gradita la prenotazione per gli altri giorni Via Pellizzari, 2 36070 Selva Trissino (VI) Tel. 0445 960295 ristorantecosta.p@libero.it www.festadelgnocco.it

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NUOVE COLLEZIONI 2014

Viale Trieste 1 - Alte di Montecchio Maggiore VI Tel. 0444 698321 - 3316464990 - Fax 0444 698321 info@mariages.it - www.mariages.it


COSA SUCCEDE IN CITTà

Venezia Cosa succede in città? Personaggi a teatro

Il giornio 27 febbraio 2014, al Teatro Luigi Russolo di Portogruaro, Antonio Albanese ci racconterà in un recital comico un mondo popolato da personaggi tipici del nostro tempo: le maschere, i volti comuni dell’umanità. Infatti, Epifanio, L’Ottimista, il Sommelier, Cetto La Qualunque, Alex Drastico e Perego sono maschere e prototipi della nostra società, visi conosciuti che si ritrovano nel vicino di casa, nell’amico del cuore, in noi stessi. Albanese ci racconta le maschere e i volti comuni dell’umanità con una galleria di anti-eroi che svelano un mondo fatto di ossessioni, paure, deliri di onnipotenza e scorciatoie, ma dove alla fine anche la poesia trova posto. Il comico dice: “vorrei che dopo un mio spettacolo tutti si sentissero un po’ meno soli, un po’ più allegri, un po’ più forti, vorrei abbracciarli tutti. La risata è un abbraccio, un bisogno che ci sarà sempre” •

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La nostra corrispondente: Giorgia Riconda redattrice a Venezia 82 km a est di Kyoss


Teatro Malibran Teatro Goldoni

Teatro La Fenice

Il Teatro Carlo Goldoni di Venezia deve il suo nome ad un grande commediografo cittadino che, verso la metà del XVIII secolo, venne ingaggiato dal proprietario del teatro (F.Vendramin) per mettere in scena le sue opere. Con il suo aspetto tipicamente italiano, è oggi uno dei palcoscenici più belli di Venezia. A partire dal giorno 26 febbraio 2014, verrà rappresentato l’ultimo capolavoro di Molière. “Il malato immaginario”. Si tratta di una farsa all’antica che fa emergere la visione disillusa e disincantata dell’autore: infatti, l’ipocondriaco Argante, il malato immaginario, è vittima di una donna avida e di uno sciame di dottori ciarlatani. Inoltre l’opera è circondata da un alone di sacralità teatrale, infatti, come se si trattasse di un testamento, dopo essere riuscito solo per quattro volte a vestire i panni del malato, Molière si spense pochi minuti dopo la chiusura del sipario •

Il Teatro La Fenice, ubicato nel Sestiere di San Marco in campo San Fantin, è oggi il principale teatro lirico di Venezia, sede di importanti stagioni operistiche, sinfoniche e del Festival Internazionale di Musica Contemporanea. Fondato nel 1792, il Teatro La Fenice è stato nell’Ottocento sede di numerose prime assolute di opere fra cui quelle di Rossini, Donizetti, Verdi e Bellini. Fu distrutto e riedificato più volte, l’ultimo incendio risale al 1996 quando due elettricisti addetti alla manutenzione decisero di causare un piccolo incendio per non incorrere in una penale dovuta ai ritardi accumulati dall’impresa. Il teatro è stato quindi restaurato nuovamente e oggi si distingue per l’ottima acustica, un pubblico internazionale oltre che locale e direttori fra i più importanti al mondo. Fedele alla storia del teatro, la Fondazione persegue una politica di consolidamento del grande repertorio operistico e inoltre, negli ultimi tempi, si sta rivelando luogo di promozione dei giovani talenti emergenti •

Si tratta di un noto teatro veneziano che fu inaugurato nel 1678 con il nome Teatro San Giovanni Grisostomo. Ricco di eleganti decorazioni, al suo interno si esibivano cantanti di alto livello. Nel 1737, quando Carlo Goldoni fu posto alla direzione del palcoscenico veneziano, iniziarono ad essere rappresentati anche lavori in prosa (tra questi molti erano sue commedie). Nel 1819 fu venduto ai Giovanni Gallo, i quali nel 1834 lo restaurarono, ribattezzandolo una prima volta Teatro Emeronittio (in quanto aperto sia di giorno che di notte) e poi una seconda volta, nel 1835, Teatro Malibran, in segno di gratitudine verso Maria Malibran, la grande cantante che l’8 aprile di quell’anno, in quel teatro, aveva interpretato La Sonnambula rinunciando al suo compenso •

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COSA SUCCEDE IN CITTà

Cortina d’Ampezzo

Cosa succede in città?

La nostra corrispondente: Anna Chiara Brighenti architetto a Cortina d’Ampezzo 200 km a nord-est di Kyoss

Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo

A oltre 150 anni di distanza, l’antico sodalizio si propone come uno dei simboli della Regina delle Dolomiti. Fra le celebri montagne, accanto a un meraviglioso campanile, non passa inosservato l’accompagnamento a tempo di musica del fluire della vita nella conca. Cortina e la sua banda vivono in simbiosi. Nel corso di tanti anni, a cavallo dei tre secoli, con gravi vicende come le due guerre e con un fisiologico alternarsi di componenti, maestri e presidenti, il Corpo Musicale si é coronato di numerosi successi in esibizioni in patria e all’estero, portando ovunque, con onore, il vessillo della propria cittadina. Nel 1997 e nel 1999 misura il proprio livello tecnico con quello di altri gruppi bandistici, classificandosi rispettivamente al 6° e al 9° posto, in 1° categoria, al Concorso Bandistico Internazionale “Flicorno d’oro” di Riva del Garda. La banda rappresenta un campione della comunità ampezzana, quasi come un paese in miniatura. Condividono la stessa passione operai e studenti, impiegati e artigiani, commercianti e professionisti, grandi e piccoli. Il componente più anziano,  Osvaldo, classe 1944, suona il sax baritono mentre il più giovane si chiama Pietro, è nato nel 1990 e suona il sax contralto. Una compagine di 52 componenti, per più del 40% donne. L’istituzione, presieduta da Matteo Colli, é orgoglio del paese anche come simbolo di tradizione. Oltre che all’udito, il gruppo offre un magnifico effetto alla vista, con i costumi dei musicanti in stile ampezzano risalenti alla metà del 1700. Nota non musicale, ma di grazia, é apportata anche dalle “Marketenderin” (accompagnatrici in costume) che completano degnamente, insieme al mazziere e al portabandiera la squadra dei musicisti.

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“L’Anima di un paese in festa” é lo slogan della manifestazione per eccellenza, organizzata ogni anno dal Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo l’ultima settimana di agosto. È festa d’inverno ai pick-up delle gare di Coppa del Mondo e per le vittorie dei nostri campioni di sci. È festa per accompagnare tutta la comunità nello svolgersi dei riti religiosi durante l’anno. È festa d’estate, per allietare ospiti e cittadinanza, con i concerti in Conchiglia (l’originale padiglione per concerti situato in P.zza Angelo Dibona al centro del paese) o per rallegrare gli animi con le tradizionali sfilate lungo Corso Italia. È festa di amicizia, per suonare un “gramarzé” (grazie), ai tanti sostenitori del nostro sodalizio. Il repertorio della banda, eseguito in concerti e sfilate nel proprio paese e all’estero, comprende marce, brani classici, musica leggera, musica da film, composizioni originali di autori contemporanei, musica sacra e natalizia. Diretto dal maestro Antonio Rossi, il Corpo Musicale di Cortina saluta tutti coloro che nella musica popolare ritrovano anche una parte di sé, della propria storia e dei propri sentimenti •


Luna Gitana Gli ottoni del Teatro La Fenice a Cortina d’Ampezzo

È giunto a Cortina d’Ampezzo il Festival Lo spirito della musica di Venezia: il concerto di sabato 24 agosto 2013 all’Alexander Girardi Hall ha chiuso la fortunata serie di spettacoli che per sei settimane hanno coinvolto  il pubblico in un indimenticabile esperienza musicale. Dopo gli eventi del 26, 27 e 28 luglio, di cui tre alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice e due tra le magnifiche tele del Tintoretto nella Sala superiore della Scuola Grande di San Rocco, la manifestazione ha salutato il suo pubblico tra le vette della Regina delle Dolomiti, in attesa della seconda edizione prevista per il 2014. Il concerto diretto dal Maestro Carlo Rebeschini è stato eseguito dagli Ottoni del Teatro La Fenice e ha proposto composizioni di Giovanni Gabrieli, Giovanni Cavaccio e Johann Sebastian Bach, ma anche opere di Antonio Carlos Jobim e Chris Hazell in elegante e travolgente percorso sonoro dal classico al contemporaneo.  Il Festival Lo spirito della musica di Venezia, inaugurato al Teatro La Fenice con messa in scena di Mariko Mori in collaborazione con la Biennale Architettura, è stato un successo internazionale. L’apertura, dopo più di quarant’anni, di Palazzo Ducale all’Otello di Giuseppe Verdi è stata accolta con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, che non ha perso l’occasione di affollare l’area monumentale marciana.  L’arrivo della Fenice a Cortina d’Ampezzo si è inserita in una rassegna di eccezionale valenza e ha inteso rappresentare  l’inizio di una lunga collaborazione basata sul patrimonio di bellezza e storia che accomuna Cortina e Venezia, entrambe Patrimonio dell’Umanità •

Venerdì 23 agosto 2013 all’Alexander Girardi di Cortina è stato proposto uno spettacolo di flamenco intitolato “Luna Gitana”. La compagnia Amor Y Flamenco ha portato in scena, per la prima volta a Cortina, uno spettacolo di danza, musica e canto flamenco tradizionale. Il flamenco tradizionale nasce dall’incontro fra i suoi quattro elementi principali: canto, chitarra, ballo e palmas (battito delle mani). Ogni esecuzione ripropone, di fatto, la situazione primordiale della nascita del flamenco: il cantaor (cantante) si scatena in un lamento ipnotico, che magnetizza il suono della chitarra, catturando l’impeto frenetico del ballerino, che risponde spontaneamente a questo richiamo ancestrale. Si crea così un gioco estremamente suggestivo tra gli interpreti, stimolato dall’immancabile jaleo (grida d’incitamento), capace di catturare qualsiasi tipo di pubblico. Uno spettacolo di flamenco regala allo spettatore un particolare coinvolgimento, una carica emotiva che nessun’altra forma di danza è in grado di suscitare; è un’esplosione di ritmi, colori, emozioni che racchiudono in sé tutta la complessità del popolo spagnolo. La compagnia Amor Y Flamenco HA riproposto l’espressione più pura del ballo gitano andaluso caratterizzato da grinta, spontaneità, sensualità e passionalità. Sul palco sono saliti 10 interpreti del flamenco guidati da Lisa Flores. Sono state eseguite danze e musiche della tradizione classica spagnola con nacchere e sombrero e del flamenco andaluso con scialle e ventaglio). Il programma prevedeva una carrellata dei più diffusi generi del ballo flamenco tradizionale alternati a brani musicali, dove sono protagoniste le chitarre ed il canto gitanoandaluso •

Concerti live d’alta quota

Sulla nuovissima terrazza panoramica del rifugio Averau, affacciato sulla Val Fiorentina e Passo Giau, si terranno il 9 febbraio e il 9 marzo, a partire dalle ore 12.00, concerti di musica dal vivo •

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COSA SUCCEDE IN CITTà

Pechino

Cosa succede in città?

La nostra corrispondente: Joelle de Jaegher architetto a Pechino circa 7900 Km a est di Kyoss

L’Opera di Pechino L’Opera di Pechino, un tipo di teatro cinese che mette insieme musica, canto, mimo, danza e performances acrobatiche, nasce circa 200 anni fa. Le sue melodie principali ebbero origine da quelle di Xipi, della provincia di Anhui e quelle di Erhuang, della provincia di Hubei. Si ritiene che l’Opera di Pechino si formò gradualmente dopo il 1790, quando le quattro famose compagnie d’Opera di Anhui vennero a Pechino, per l’ottantesimo compleanno dell’Imperatore Qianlong. L’Opera di Pechino si sviluppò molto velocemente durante i regni dell’Imperatore Qianlong, e della famosa Imperatrice Dowager Cixi, e con il patrocinio imperiale divenne sempre più accessibile alle persone comuni. Sono quattro i tipi di personaggi che si trovano nell’Opera di Pechino: Sheng (un ruolo maschile, normalmente con carattere di leader), Dan (ruoli femminili), Jing (ruoli con il viso dipinto) e Chou (ruoli da clown). Questi personaggi hanno le caratteristiche naturali d’età e sesso, come anche uno status sociale, e sono esagerati artificialmente con il trucco, i costumi e i gesti. Tutti tranne il secondo rappresentano degli uomini o dei caratteri maschili. E ancora fino a poco tempo fa il ruolo della donna o del carattere femminile era eseguito da un attore maschile. 56

I costumi rappresentano da sempre parte integrante dello spettacolo dell’Opera di Pechino. Nel periodo iniziale i costumi dell’Opera erano fatti soprattutto di lana o tessuti grezzi, successivamente vennero utilizzati tessuti satinati, di crepe e di seta decorati con vari motivi ricamati in maniera molto meticolosa. La realizzazione dei costumi dell’Opera è una speciale e unica arte di scena. Non essendoci molto materiale scenico, i costumi assumono molta importanza. Hanno la funzione principale di distinguere il rango del carattere rappresentato. Gli imperatori e le loro famiglie vestono abiti gialli mentre gli ufficiali d’alto rango portano abiti color porpora. Ancora le persone di alto rango o di alta virtù hanno abiti rossi, mentre ufficiali di basso rango portano il blu, i giovani il bianco, gli anziani bianco, marrone o color oliva, e tutti gli altri portano il nero. I caratteri senza rango portano abiti semplici, senza ricami. I cappelli sono intonati al resto dei costumi, e hanno di solito uno stesso livello di ricami.


Gli attori dell’Opera di Pechino utilizzano due metodi di trucco: maschere vere e proprie e maschere dipinte direttamente sul viso. Il cambio frequente sulla scena delle maschere senza che gli spettatori se ne accorgano è una tecnica speciale conosciuta come cambio delle facce. La pittura facciale dell’Opera è utilizzata per sottolineare le personalità dei caratteri, rendendo così più semplice per lo spettatore la comprensione della trama. La maschera facciale è diventata un sistema artistico sofisticato, che si distingue per la tecnica a mano libera e l’esagerazione. Ci sono quattro categorie di trucco facciale: il trucco della personalità (facce dipinte), quello decorativo, ilmtrucco espressivo (motivi d’espressione del viso) e il trucco pittografico (motivi animaleschi). Gli attori di solito dipingono le loro sopracciglia con dei motivi da farfalla o pipistrello per rappresentare le espressioni facciali. Diversi umori hanno diverse combinazioni di motivi. Inoltre le rughe attorno agli occhi denotano l’età dei caratteri, mentre le rughe sulla fronte simbolizzano la personalità. A ogni colore corrisponde una personalità, il rosso significa lealtà e coraggio, il nero integrità e impetuosità, il giallo crudeltà, il bianco l’inganno, e così via.

Alle origini l’Opera di Pechino era eseguita soprattutto su palcoscenici all’aria aperta, case del tè, o cortili nei templi. Il palcoscenico imperiale più famoso, Deheyuan, fu costruito alla fine del Diciannovesimo Secolo su ordine dell’Imperatrice Dowager Cixi all’interno del Palazzo d’Estate a Pechino. Oggi i teatri lignei dell’Opera meglio conservati sono il Palazzo del Principe Gong, Huguang Guild Hall, la casa del tè di Lao She, e il teatro di Zhengyici. Questi sono i luoghi dove si esibiscono i migliori attori dell’Opera di Pechino, e dove vengono accolti gli amanti dell’Opera di Pechino, la gente del posto e i turisti, per condividere un’interessante e unica esperienza dell’Opera. L’Opera viene poi rappresentata anche nei teatri moderni come il National Centre for the Performing Arts, e il Chang’an Grand Theatre •

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LAB

Da questo numero presentiamo il Laboratorio Kyoss ISAI, frutto della collaborazione tra ISAI Design Accademy di Vicenza e Kyoss. Un progetto in cui Simone Pavan accompagna gli studenti dell’accademia in un percorso di approfondimento sulle tecniche di comunicazione del design. Perché non è sufficiente saper fare ma è importante anche trasmettere e comunicare idee e progetti.

Design autoprodotto Oggetti e autori invadono la città

L’Italia è internazionalmente sinonimo di design grazie al lavoro di menti brillanti come i Castiglioni, Franco Albini, Marco Zanuso... che hanno indicato la strada ai giovani designers per rivisitare  gli oggetti di uso comune. Attualmente una delle correnti più in voga nel settore dell’arredamento italiano è il self-made. Ma cosa significa autoproduzione?

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Si tratta di una ricerca parallela, rispetto alla tradizionale strada per la produzione industriale: il  termine autoproduzione riflette infatti l’immagine del fare, di un gesto pratico, in opposizione al concetto di design come processo puramente intellettuale. Nell’ultimo decennio alcuni designers  sono anche i  realizzatori della propria opera, artefici dell’intero percorso, dai primi schizzi ai modellini per giungere alla realizzazione dell’oggetto finale fatto con materiali poveri e processi di produzione semplici.


Enzo Mari, docente e designer, vede nell’autoproduzione la ricerca di una più forte aderenza ai bisogni autentici dell’utente.  Il tema dell’autoproduzione è un canale di ricerca e di  promozione professionale sempre più praticato soprattutto dai giovani designers ponendosi come stimolo e alternativa ai prodotti delle storiche aziende dell’interior e industrial design.

Secondo questa logica ISAI design academy di Vicenza  ha promosso il laboratorio Self-Made con lo scopo di mettere lo studente nelle condizioni di toccare con mano la bellezza e la difficoltà di realizzare un’idea. Gli oggetti progettati durante il workshop del 2012 sono stati esposti in una delle “vetrine” più importanti del territorio per quanto riguarda il settore: Spazio Casa in Fiera Vicenza e anche dal 15 marzo prossimo la fiera di Vicenza ospiterà il risultato del laboratorio ISAI del 2013/2014.

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LAB

ISAI design academy - Pier Giacomo Castiglioni è una scuola in architettura di interni presente sul territorio vicentino da 33 anni. L’istituto offre ai diplomati delle scuole superiori una proposta formativa di alto livello con un progetto riconosciuto dalla Regione Veneto. Il percorso didattico è triennale e forma tre diverse figure professionali: interior designer, progettista del mobile e visual interior designer, una figura quest’ultima di tecnico-creativo che opera nel campo della rappresentazione virtuale del progetto, assai richiesta dal mercato delle professioni. La formula vincente della scuola è avvalersi di una docenza articolata tra professionisti qualificati e docenti universitari, che permette all’Istituto di recepire esigenze e modificazioni del mercato occupazionale. ISAI conta collaborazioni stabili con studi professionali ed aziende che offrono agli studenti, attraverso l’esperienza dello stage, un accesso a opportunità di lavoro e di crescita professionale. ISAI si confronta con le migliori scuole universitarie di settore sia nel campo dei concorsi di architettura e design,  come testimoniano i numerosi premi e menzioni avute dagli studenti, sia come divulgatore della cultura del progetto,  attraverso convegni e mostre internazionali (l’ultima nel settembre 2013 per il Centenario di Pier Giacomo Castiglioni nella Basilica Palladiana)  e viaggi studio per architetti e cultori della materia • Il punto di partenza di questo progetto era quello di creare un oggetto funzionale, dalle linee pulite ed essenziali. Questo permette di inserirlo in un’abitazione con spazio ridotto dove si necessita un oggetto pratico. Infatti l’appendiabiti è richiudibile e impacchettabile in un esiguo spessore, e facilmente trasportabile. Ideato e realizzato da Chiara Grazian ed Erica Lazzari

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L’appendiabiti nasce da un concetto di essenzialità, con una struttura data semplicemente dalla ripetizione di due elementi: tre listelli a sezione quadrata, uniti da due “T” specchiate. Le due parti strutturali sono ulteriormente evidenziate dalla presenza del colore. Ideato e realizzato da Alice Crosara e Sandy Pellizzari

L’idea principale era quella di lavorare con il trepiede per dare all’oggetto l’appoggio perfetto. Creato tramite incastri a secco, ogni elemento dell’appendiabiti ha una specifica funzione strutturale e funzionale, oltre che estetica. I pali inclinati passanti per i fori dei ripiani, creano attrito e la struttura è in tensione continua. Il palo centrale, inoltre, aiuta ad aumentare la stabilità dell’oggetto man mano che lo si carica di peso. Questa struttura, molto comoda nel trasporto è anche facile nel montaggio/smontaggio. Ideato e realizzato da Andrea Martinelli e Cristiano Perrotti.

Il concept nasce dall’incontro di due strutture tridimensionali, simmetriche tra loro. Ciascun pezzo è composto da tre tondini che si innestano mediante linguette, inserite nel tondino e fissate parzialmente con un’opportuna spina di legno, ad un perno triangolare. Un’appendiabiti facile nel montaggio, dall’ingombro limitato e richiudibile. Ideato e realizzato da Valentina Campesato e Romina Fantin

Questo progetto è caratterizzato da due strutture nettamente diverse, evidenziate sia dalla sezione del materiale che dalla presenza del colore. Dalla collaborazione di queste due parti nasce un oggetto dalle linee semplici ma di grande impatto visivo. Funzionale in tutte le sue parti, con palo orizzontale come porta-grucce e un ripiano appoggia oggetti che può fungere anche da panca. Costruito tramite incastro a secco è completamente smontabile. Ideato e realizzato da Andrea Miazzo e Camilla Moser,

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illustrazione

Teatro “Il teatro è l’arte dell’ immaginazione dello spettatore” Juan Mayorga

andreadallabarba@gmail.com andrea-dallabarba.tumblr.com 63


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Kyoss Febbraio 2014  

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