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KYOSS - MENSILE N. 153 Marzo 2013 - POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N째 46) ART. 1, COMMA 1, NE/PD - EURO 7,00

marzo 2013 il mensile per tutti gli appassionati del bello

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s s o y k rivista mensile marzo 2013 anno 13 numero 153

Winter 8•

Polo

Cortina e box della L’arte Contin 21 • ndrea A di

Editore, Art Director e Direttore Responsabile: Simone Pavan artdirector@kyoss.it Capo redattore: Elisabetta Badiello redazione@kyoss.it

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• Simone

Origone

Progetto Grafico: Simone Pavan - Anna Fanchin grafica@kyoss.it

e appuntamenti Arte 24• Larsen Claus

Hanno collaborato a questo numero: Elisabetta Badiello - Andrea Danzo Stefano Danzo - Anna Fanchin Marianna Bonelli - Simone Pavan Gelindo Pretto - Wilder Biral Stefania Michelato - Angelo Colla Alessandra Plichero - Michele Amadio - Anna Chiara Brighenti Serena Leonardi - Giorgia Riconda Benedetta Dall’Agnola

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Il golf

a Tel Architettura 32 • Google Sede

Edito da: KYOSS CONCEPT Agenzia di Pubblicità e Marketing Via Bellini 6 36078 Valdagno (Vi) Tel. 0445 413660 www.kyoss.it info@kyoss.it Iscrizione al Tribunale di Vicenza n° 1002 - 28/05/01 numero del Repertorio del ROC 19214. Stampa: La Tipografica Srl Via Julia, 27 Basaldella di Campoformido (UD) Tel. 0432 561302 www.latipografica.it

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Appuntamenti


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IL POLO A CORTINA D’AMPEZZO • di anna chiara brighenti

Cortina Winter Polo J O H N T A Y L O R M O N TE C A R L O conquista la 24° edizione

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IL POLO A CORTINA D’AMPEZZO • di anna chiara brighenti

Ancora un’edizione di successo per il Cortina Winter Polo. Dal lago di Misurina a Fiames, una manciata di chilometri dal cuore di Cortina. É una cartolina diversa dal consueto ma, non per questo, di minor fascino rispetto a quella dell’edizione numero 24 del Cortina Winter Polo on Snow. Sei giorni non stop di partite per il celebre torneo di polo (14/16 goal di handicap) che ha visto impegnati cinque polo teams: Audi, Hotel de la Poste, John Taylor-Montecarlo, Ruinart, U.S. Polo Assn. Pubblico numeroso, condizioni meteo ideali e uno spettacolo di al-

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to livello tecnico hanno assicurato l’ottima riuscita del tradizionale evento che, come sempre, ha fatto il pieno di ospiti e mondanità. John Taylor Montecarlo Polo Team si è aggiudicato la 24° edizione del Cortina Winter Polo - Audi Gold Cup. Sul campo di Fiames, alle pendici dell’imponente Monte Pomagagnon, ha battuto in finale (10 - 6,5) il team Audi. Rommy Gianni, Luca D’Orazio e l’argentino Dario Musso, lo zoccolo duro del team vincitore che quest’anno ha visto in campo anche l’argentino Juan Cruz Greguoli, si confermano come i giocatori più


vincenti del torneo ampezzano su neve: ciascuno con sei successi. Per Dario Musso anche il titolo di “goleador” con 20 centri. La finale per il terzo posto è andata al team U.S. Polo Assn. che ha liquidato 8 – 4 l’Hotel de la Poste. Tempo incerto ma Polo Village gremito di ospiti e buona affluenza nel parterre. Premi speciali sono stati assegnati al miglior cavallo Turron (maschio, baio di 9 anni del team Audi, di proprietà di Fabio Acampora) al miglior giocatore italiano Fabrizio Bulgarini, premiato dalla Presidente della FISE, Antonella Dallari, sempre dell’Audi. Il Premio Fair Play Re-

nato Manaigo è stato assegnato al capitano della U.S. Polo Assn. Richard Fagan, mentre il 14enne Teodoro Neuforge (Ruinart Polo Team) è stato premiato come giocatore più giovane del torneo. É così calato il sipario sul primo atto dell’Audi Polo Gold Cup Circuit che a giugno (dal 25 al 29) farà rotta sulla capitale, nella storica sede del Roma Polo Club, per la Roma Summer Polo •

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Simone

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chilometro lanciato • di ELISABETTA BADIELLO

Origone

Il co r a g g i o di lanciarsi a più di 250 kmh

Da 0 a 200 kmh in cinque secondi e mezzo è una velocità da Formula Uno. Ma se a raggiungere questo risultato è un uomo, bisogna riconoscergli che ha coraggio da vendere! Lanciarsi da una montagna, con una pendenza che può raggiungere i 55°, per toccare la velocità di 251 Km all’ora, ha dello straordinario. Il record mondiale nel chilometro lanciato appartiene a Simone Origone che nell’aprile del 2006 ha stabilito questo primato sulla pista francese di Les Arcs. Chiamato uomo jet, Origone non è un aspirante suicida ma un campione nella disciplina del chilometro lanciato, noto anche come sci di velocità. Una specialità sciistica che consiste nello scendere da un pendio con forte inclinazione, nel minor tempo possibile. Per la quinta volta consecutiva nel gennaio 2013 Simone Origone si conferma campione del Mondo con una velocità di 233 km orari, inferiore al precedente record, ma sempre una prestazione straordinaria. Ad oggi è l’atleta che ha vinto di più nella storia di questo sport. Il chilometro lanciato è leggenda, sfida, superamento dei limiti umani. Da molti considerato il cugino povero della discesa libera, uno sport per “fuori di testa”.

Una disciplina, che richiede temperamento e carattere, oltre ad una preparazione davvero straordinaria. La discesa dura dai 15 ai 18 secondi durante i quali l’atleta scende totalmente in apnea, senza cambiare assetto, anche quando la velocità cresce vertiginosamente e gli sci tendono a dilatarsi. La muscolatura deve resistere alle sollecitazioni. Classe ’79, originario di Aosta, Simone porta l’amore per la montagna in dote nel suo DNA. A tre anni già sciava con il padre che è stato il suo primo allenatore. Una vita negli sci clubs fino all’incontro con Bruno Seletto, il suo allenatore che, come asserisce lo stesso Simone, gli ha trasmesso la passione per la velocità e gli ha insegnato a vivere da atleta. Guida alpina e maestro di sci, ormai da sette anni fa parte della squadra nazionale di sci di velocità e al momento, come racconta lo stesso Simone, “la voglia di continuare a correre, e cercare di andare sempre più veloce, è sempre la stessa”. La disciplina del chilometro lanciato richiede però anche un approccio scientifico, applicazione di nuove tecnologie, studio sull’aerodinamicità e ricerca sulla minima resistenza all’aria. Per questo l’assetto di discesa di Simone è stato sviluppato nella

Foto © Olivier Le Blond 13


chilometro lanciato • di ELISABETTA BADIELLO Foto © Olivier Le Blond

galleria del vento della Pininfarina: sci più larghi, gomiti dentro le ginocchia, assetto più schiacciato possibile, testa dritta per far si che lo spoiler del casco diventi un’unica linea con la schiena: così la posizione del chilometrista. Ma anche l’attrezzatura usata da Simone è speciale ed è stata studiata per ottenere un perfetto equilibrio tra peso e resistenza alle vibrazioni. Gli scarponi sono dei Salomon S7 a calzata posteriore, per l’aerodinamica e la praticità. Uno scarpone da gara, completamente trasformato per le esigenze dell’atleta, al quale è stato aggiunto uno spoiler posteriore. Quanto agli sci, Simone usa gli Atomic, lunghezza 238 cm, molto rigidi, con punte ribassate e una leggerissima sciancratura. Ne ha una trentina, denominati “Tarzan” con impresso un numero progressivo e l’iniziale del nome di una donna. Tarzan è il soprannome che gli aveva dato Bruno Seletto grazie al suo aspetto fisico. Da 14

quando il suo allenatore aveva scritto il nome Tarzan sullo sci e la gara andò particolarmente bene, il soprannome è rimasto a contraddistinguere tutti i suoi sci da competizione. I bastoni sono simili a quelli da discesa libera, ma molto più arcuati. Quando all’abbigliamento la sua tuta è rigorosamente rossa, come da tradizione dell’azienda francese Jonathan Fletcher, con il giusto compromesso tra elasticità e penetrazione dell’aria. Simone la indossa come una seconda pelle che gli consente appena di muoversi, ma è estremamente efficace in fatto di aerodinamica. Il casco invece, è un prototipo in vetroresina, costruito da un artigiano svizzero. La parte esterna è fondamentale per l’aerodinamica ma la parte interna se la è realizzata da lui stesso. I guanti, infine, molto fini, dello stesso tessuto della tuta. Per il resto posizione a uovo, sci paralleli e giù, a cercare la massima velocità. Vince chi va più veloce e a Simone il coraggio non manca. Proprio un fenomeno! •


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IL GOLF • DI ELISABETTA BADIELLO

il golf

D a i l i n k s s co z z e s i alla terra italica: lo sport più bello del mondo

Il miglior contributo alla diffusione di uno sport lo danno i campioni! Questo accade anche per il golf. Sebbene sia nel mondo tra le attività più praticate, con più di 60 milioni di giocatori, in Italia ha accresciuto la sua popolarità grazie al successo sul green dei fratelli Molinari e soprattutto, per merito del giovanissimo Manassero, un vero talento. Originario del veronese, la sua carriera ha avuto inizio nel 2009 quando, a soli 16 anni, si portò a casa il trofeo del British Amateur Championship, uno dei due Major per dilettanti. Con questa vittoria Matteo non solo stabilì il record di più giovane vincitore del torneo e primo italiano, ma si garantì l’invito a due Major, i tornei più prestigiosi della stagione nel golf professionistico: L’Open Championship e il Masters! Che il golf sia “il più bel gioco del mondo” lo sostengono, ovviamente, i golfisti. Ma è noto a tutti come questo sport si pratichi in aree verdi di straordinaria bellezza, vere e proprie oasi dove flora e fauna si sviluppano in armonia, in un ecosistema protetto, lontano da rumore e frenesia. Frequente è incontrare sul campo di gioco anatre, scoiattoli, lepri, fagiani, e cigni che vivono in assoluta libertà, all’interno dell’area. Uno sport, il golf, che può essere praticato e goduto a tutte le età. Per divertirsi, non è necessario un fisico particolarmente atletico ma un po’ di tempo a disposizione e la determinazione di voler arrivare in fondo, senza arrendersi di fronte alle difficoltà. Il tutto nel rispetto delle persone, del campo, e in ossequio a una fondamentale correttezza nei rapporti con gli altri. Il golf è, infatti, anche “etichetta” e un buon giocatore non è soltanto chi imbuca con il minor numero di colpi, ma colui che sa come comportarsi in campo! Perché, anche se il golf si gioca contro se stessi, per arrivare a far cadere la pallina in buca si trascorrono in campo 4/5 ore fianco a fianco con altri giocatori, nel rispetto delle regole. E se non ci si attiene alle regole, vige la squalifica! Per chi non avesse mai “calpestato” un campo da golf, si tratta di una superficie verde della lunghezza di circa 5500/6500 metri, che si snoda in uno spazio di 60, 70 ettari. Il percorso è suddiviso generalmente in 18 buche, e ogni buca ha una lunghezza che va dai 70 ai 550 metri. Anche se un percorso di gara si svolge sulle 18 buche 16

Nella foto: Matteo Manassero


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IL GOLF • DI ELISABETTA BADIELLO

Nelle foto: Matteo Manassero

(questo grazie a una convenzione che risale al 1858), ci sono dei campi da 9 e 36 buche. Le gare sono competizioni che si svolgono secondo regole molto precise, stabilite dal Royal and Ancient Golf Club of St. Andrews in Scozia (dove tutto ebbe origine), e i giocatori che vi partecipano sono suddivisi in categorie in base all’abilità individuale definita “handicap”. Riguardo al vero e proprio gioco, il golf si pratica in campi attrezzati e curati, nei quali sono inseriti ostacoli naturali come sabbia, acqua, alberi e altre difficoltà. Il giocatore, con l’utilizzo di appositi bastoni, colpisce una pallina partendo da una postazione (area di partenza) e, con una serie di colpi eseguiti nel rispetto delle regole, la manda in buca in un’altra postazione (il green). Vince chi mette la palla in buca con il minor numero di colpi. In Italia i giocatori sono circa 100.000, e malgrado un leggero calo 18

di iscritti negli ultimi anni, rimane uno sport trasversale alle varie fasce d’età, in crescita fra i giovani. Da quando nacque, sulle coste orientali della Scozia, il golf è molto cambiato. In origine non si giocava su percorsi come quelli che oggi conosciamo. Il campo di gioco era caratterizzato da avvallamenti e gibbosità del terreno causati dallo spostamento della sabbia e delle acque marine e il manto erboso era mantenuto rasato dai conigli e dalle pecore che vi scorazzavano. Dai links scozzesi ne ha fatta di strada! Agli inizi del secolo scorso, nelle edizioni del 1900 e del 1904, il golf ha fatto parte del programma olimpico. Dopo quasi un secolo di oblio, tornerà finalmente alle Olimpiadi con l’edizione 2016 a Rio de Janeiro. E c’è da scommettere che sarà sicuramente l’occasione per dare a questo sport la visibilità che si merita! •


Giocare a golf a Vicenza, Padova e Cortina

Golf Club Colli Berici Il campo, disegnato dall’Architetto Marco Croze, è stato inaugurato nel 1988. La caratteristica principale del percorso è data dalle differenze di quota e dalle ondulazioni. Il campo, un 18 buche ad elevato contenuto tecnico, ha una configurazione molto vivace e dinamica: precisione e strategia di gioco prevalgono sulla distanza. www.golfclubcolliberici.it

Golf Club Vicenza Il campo è stato progettato da Peter Harradine e Giacomo Cabrini, membri della European Golf Society Architects. L'inaugurazione delle prime nove buche avvenne nel 1992 e nel 1997 venne completata la Club House. Pur essendo un campo a 9 buche non molto lungo, il percorso è vario e interessante. Ampi laghi formati da acque sorgive dividono quattro buche ottenendo un percorso di grande suggestione paesaggistica con buche di diverse difficoltà. www.golfclubvicenza.com

Golf Club Cà Daffan Nato nel 1994 come campo pratica, alle 3 buche iniziali se ne aggiunsero altre 6 che completarono il percorso. Si contraddistingue per la semplicità e familiarità che hanno consentito a molti golfisti di avvicinarsi a questo sport. www.golfclubcadaffan.it

GOLF CLUB PADOVA Nato nel 1962, Il più antico percorso di golf a Padova, è considerato tra i migliori 20 campi italiani. A partire da marzo 2003, oltre alle sue 18 buche par 72, il Club dispone di ulteriori 9 buche par 36, e di infrastrutture ricettive quali piscina, sauna, palestra e infine un iristorante, noto nella regione e nel panorama golfistico nazionale. www.golfpadova.it

GOLF CLUB MONTECCHIA Il Golf della Montecchia, nato nel 1988, dista solamente 7 km dal centro di Padova e si sviluppa su 27 buche. Un ambiente che trasmette l’eleganza dello stile italiano e dell’enogastronomia, con un ristorante stellato Michelin. Splendida la grande terrazza con vista sul campo da golf, ideale per aperitivi primaverili ed estivi. www.golfmontecchia.it

GOLF CLUB FRASSANELLE Il Golf Club Frassanella, situato a Rovolon, è dotato di 18 buche, ristorante, bar, club house, campo pratica, putting e pitchingreen, shop, e centro con sauna, piscina e massaggi. www.golffrassanelle.it

Golf Club Asiago Il Golf Club Asiago è considerato uno dei campi di montagna più belli d'Europa. Il tracciato è stato disegnato nella configurazione attuale da Peter Harradine. Pur essendo in montagna, si gioca su di un altipiano, lungo un percorso dolce e panoramico, senza particolari dislivelli, garantendo ai giocatori di poter giocare la propria palla con i piedi sempre in piano. www.golfasiago.it

GOLF CLUB TERME DI GALZIGNANO Un parco che diventa campo da Golf, ecco ciò che rende unico il percorso a 9 buche situato nella zona più bella e suggestiva dei Colli Euganei. Il Golf Club è parte integrante del Radisson Blu Spa & Golf Resort Padova, che disponde di un meraviglioso parco naturale di 350.000 mq e di 3 hotel 4 stelle con SPA, Centro Benessere, piscine termali coperte e scoperte, campi da tennis in terra battuta. www.golfclubgalzignano.it

GOLF CLUB CORTINA Nato dal volere di amici appassionati della Conca Ampezzana, il Cortina Golf si offre oggi come un nuovo campo di nove buche, che punta a raddoppiare la propria disponibilità ed inserirsi così nei grandi circuiti golfistici internazionali. www.cortinagolf.it 19


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L’ARTE DELLA BOXE • A CURA DI STEFANIA MICHELATO

la boxe

A nd r e a C on t i n , l ’ a r t i s t a che crea performances etiche

Un ring, un arbitro, tre pugili che combattono contemporaneamente. L’edificio non è un luogo per lo sport, ma un luogo d’arte. Andrea Contin è l’artista che ha creato la performance. Le regole dell’incontro di boxe vengono rispettate, ma la presenza del terzo uomo decostruisce dall’interno l’esperienza attesa dall’evento, spiazzando.

Si definiscono nuove strategie, come la finta sul primo pugile per colpire il secondo, l’attacco alle spalle dell’avversario ingaggiato dal terzo contendente, fino alla tacita alleanza per contrastare la prestanza e la potenza dell’avversario più fisicamente dotato. A un certo punto, inesorabilmente, l’incontro si trasforma in rissa. La boxe ne esce brutalizzata e trasfigurata, assumendo un valore

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L’ARTE DELLA BOXE • A CURA DI STEFANIA MICHELATO

del tutto metaforico: se con due contendenti si perpetua lo schema rituale tradizionale, che attinge a riti antichissimi di cui conserva la sacralità e il potere catartico, con tre uomini il combattimento si trasforma in guerra. A questo punto, di solito, si fa sentire il protagonista fuori dal ring, la folla, che con il suo umore condiziona l’energia dell’evento artistico. Spiazzata, divertita, preoccupata, indignata, punta, compromes22

sa…la gente dell’arte respira l’odore della battaglia e partecipa tifando o si estranea snobbando. La performance nelle intenzioni di Contin è una metafora delle dinamiche sociali e interpersonali dell’epoca contemporanea. Attraverso la messa in scena dell’assenza di ogni etica sportiva, l’artista vuole sottolinearne la mancanza e affermarne l’assoluta, urgente necessità. Non solo nello sport, nella vita.


Andrea Contin, classe 1972, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fra le esposizioni, la performance Matello prodotta dal Centro Nazionale di Fotografia di Padova, la mostra Deux sexemaniacs con Ben Vautier a Genova, lo Scope Art Show di Basilea e le personali alle gallerie Loft Arte di Valdagno, Placentia Arte di Piacenza, Arte & Ricambi di Verona e UnimediaModern di Genova. Tra le collettive Persona in Meno con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino la rassegna Bigscreen Italia allo Yunnan Arts Institute di Kunming in Cina, The Islington Metal Works a Londra, Kult Fabrik a Monaco di Baviera •

Nessun moralismo, comunque. Andrea Contin usa da sempre il registro dell’ironia nella costruzione di quella che è stata definita come l’opera-uomo, un’unità esistenziale fra Arte e Vita. Il bisogno di empatia in Contin è doloroso, l’energia è potente, la risata è un’ancora. Questa performance, presentata la prima volta a Verona nel 2002, è stata ripensata per Berlino nel 2012 • www.andreacontin.com 23


RUBRICA ARTE • A CURA DI SIMONE PAVAN

grand

C L A US L A RSE N artista danese, in esposizione a Vicenza e a settembre a Boston

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tour • OSSIGENO - 2013, litografia in 150 esemplari numerati.

Il Grand Tour, viaggio compiuto dai giovani dell’aristocrazia europea continentale a partire dal XVII secolo, compare, come termine, per la prima volta sulla guida The Voyage of Italy di Richard Lassels, edita nel 1670. Claus Larsen immagina un nuovo tipo di Grand Tour, una sorta d’immaginario itinerario metalinguistico che attraversa la Storia e la Geografia. Un viaggio a volo d’uccello, verrebbe da dire, nel senso che le più varie specie aviarie sono le dirette protagoniste delle sue opere, stilisticamente sospese tra Surrealismo e pittura di genere, tra citazionismo colto e levità pop. Laureato in Medicina e chirurgia, con un curriculum d’illustratore scientifico (è autore e illustratore dell’Anatomia Artistica pubblicata da Zanichelli nel 2007) e una conclamata passione per la pittura

• Dettaglio, TANGO JALOUSIE - 2013, olio su seta, 100 x 150 cm.

• ERMELLINO CON DONNOLA - 2008, olio su tela, 40 x 30 cm.

rinascimentale, Claus nn è uno di quegli artisti capaci di ripercorrere la storia dell’arte a ritroso, interpretandone le tappe con uno sguardo nuovo e sognante, che traduce le suggestioni del passato in una grammatica fantastica di stringente attualità. Come altri pittori del nostro tempo - da John Currin a Neo Rauch, Glenn Brown a Mark Ryden - Claus Larsen dimostra di aver profondamente compreso la lezione dei maestri. Non solo.Con la meticolosa acribia di un alchimista, ha imparato a preparare i colori alla maniera degli antichi, usando pigmenti naturali con i quali fabbrica tempere all’uovo e olii artigianali. Il suo non è un semplice espediente tecnico e nemmeno il capriccio di un pittore erudito. I colori vividi e brillanti dei suoi dipinti ottenuti proprio grazie a quelle

• PINGUINI PALADINI - 2013, olio e tempera all’uovo su seta, 55 x 65 cm.

• GERMANO REALE - 2013, olio e foglia d’oro su tavola, 45 x 45 cm. 25


RUBRICA ARTE • A CURA DI SIMONE PAVAN

• ANDATA / RITORNO - 2013, olio su legno, 20 x 40 cm.

tecniche, contribuiscono a creare una pittura ad altissima definizione, fatta di giochi ottici e trappole per lo sguardo. Non è un caso, infatti, che Claus Larsen sia anche un esperto di grafica tridimensionale, un tecnico digitale, stregato dalla più antica delle pratiche manuali. Distorsioni visive ed effetti paradossali degni di Escher sono, infatti, il fulcro intorno al quale l’artista declina molte delle sue im-

• TEMPO VARIABILE - 2011, olio su tela, 25 x 25 cm.

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maginifiche visioni, sovente ambientate in un rigoglioso teatro naturale. L’approccio di Larsen alla pittura è quello tipico dell’umanista, con competenze scientifiche che spaziano dalla chimica all’ottica, ma che integrano anche la conoscenza della storia dell’arte con un interesse, tutto contemporaneo, verso l’affabulazione e la fantasmagoria. Larsen è, infatti, un surrealista dei nostri tempi, un enigmista


• PASSAGGIO - 2013, olio su tela, 25 x 25 cm.

dell’immagine con una particolare predisposizione per l’allusione e la metafora, ma anche per l’affabulazione e la sovversione dei significati. Le sue opere suggeriscono sempre livelli multipli d’interpretazione. Le opere di Grand Tour, popolate di pinguini, anatre, oche, pappagalli e germani reali che percorrono il globo lungo traiettorie imperscrutabili, compongono, in definitiva, l’affascinante racconto

di un pellegrinaggio simbolico. Il volo degli uccelli diventa, allora, metafora di un nomadismo interiore che ci conduce, attraverso il groviglio delle metamorfosi estetiche e la fitta trama d’illusioni ottiche, verso le remote sorgenti dell’ineffabile e dell’indicibile. Quel luogo di segrete epifanie e turgide apparizioni che, a causa di un vocabolario limitato, ci ostiniamo a chiamare fantasia.

• ANATRA E MANDARINO - 2013, olio su legno, 30 x 40 cm.

In esposizione fino al 28 marzo 2013 Galleria Atlantica via Piave 35, Altavilla - Vicenza www.atlanticagalleria.it

Claus Larsen 27


APPU N TA M E N T I A R T E Mario Albanese. Opere dal 1948 al 2010 fino al 31 marzo Palazzo Cordellina Vicenza Info: tel. 0444 222122

Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia fino al 19 marzo Museo Fortuny Venezia Info: fortuny.visitmuve.it Daniela Vettori e Magal: raffinatezza di una filosofia racchiusa in un gioiello fino al 24 marzo ViArt - Vicenza Info: www.viart.it

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Bruno Peotta: scultura e architettura in Pietra di Vicenza fino al 16 aprile ViArt - Vicenza Info: www.viart.it Tiepolo, Piazzetta, Novelli. L’incanto del libro illustrato nel Settecento Veneto fino al 7 aprile Musei Civici agli Eremitani Palazzo Zuckermann Padova Info: ufficiostampa@ comune.padova.it Bruno Pedrosa Presagi Pressàgios Omens fino al 7 aprile Museo Civico – Ala Nuova Bassano del Grappa Info: info@museibassano.it Conceptual minimal narrative art - Art & Language fino al 14 aprile Palazzo Sturm Bassano del Grappa Info: iat.bassano@provincia. vicenza.it

Soffieria Parise: la magica leggerezza del vetro fino al 12 maggio Piano Nobile di ViArt Vicenza Info: www.viart.it Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento fino al 19 maggio Palazzo del Monte di Pietà piazza Duomo Padova Info: info@coopbembo.com De Nittis fino al 26 maggio Palazzo Zabarella Padova Info: www.zabarella.it

Tibet. Tesori dal tetto del mondo fino al 2 giugno Casa dei Carraresi Treviso Info: laviadellaseta.info

• Nella foto alcuni gioielli della mostra “Daniela Vettori e Magal” 28

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi


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Gli incentivi per il fotovoltaico stanno finendo, ma fino a giugno 2013 si può fare la detrazione fiscale del 50%! I costi si sono notevolmente abbassati e la pratica ora è più snella! Mentre la bolletta Enel continua ad aumentare il costo per un impianto in autoconsumo continua a diminuire. L’IVA è ancora al 10%... se sei interessato non esitare a chiamarmi per un preventivo personalizzato! Inoltre se hai problemi di sicurezza ricorda che possiamo installare anche un impianto antintrusione ad hoc.

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ARCHITETTURA • GOOGLE IN ISRAELE

Google

L a n u ova s e d e firmata Camenzind Evolution: lo studio svizzero disegna la nuova eccentrica sede n e l l ’ E l e t ra To w e r d i Te l Av i v

Alla fine dello scorso anno Google ha aggiunto nella lista dei suoi estrosi uffici la sede a Tel Aviv (Israele). wL’ufficio occupa 8.000 mq al 7° ed 8° piano dell’ Eletra Tower, il più alto grattacielo della città, offrendo una vista unica di Tel Aviv. Il progetto conferma l’ormai consolidato sodalizio con lo studio Camenzind Evolution, in collaborazione con il team di progettazione israeliano TeamSetter Architects e lo studio Yaron Tal. Elemento comune con le altre sedi Google è la commistione tra spazi di circolazione, sale comuni e postazioni di lavoro individuali, con funzioni “extra” quali ristoranti, una palestra e numerose aree relax. Con lo stesso spirito di una delle prime storiche sedi a Zurigo,

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lo studio svizzero disegna gli spazi considerando “il relax fondamentale per l’innovazione e per stimolare il pensiero originale. Lavoro e il gioco non si escludono a vicenda”. Un susseguirsi di spazi di lavoro informali, che favoriscono la comunicazione ed il lavoro di gruppo. Gli spazi più curiosi della nuova sede sono caratterizzati da aree meeting con alberi d’arancio, postazioni di lavoro ambientate sulla spiaggia, con surf e sedie sdraio, ed uno scivolo a tubo che connette i due livelli. La ricerca progettuale si spinge oltre, cercando elementi che contaminino gli spazi ed esprimano  simbolicamente l’identità locale caratterizzando i diversi ambienti. La selezione dei temi è stata re-


alizzata da un gruppo di Googler, che ha così fornito un contribuito essenziale nell’interpretazione ed elaborazione del progetto. La ricerca si traduce in stretti corridoi ciottolati, che richiamano alla mente il centro storico della città, mentre l’utilizzo di listelli ondulati in legno nella hall, ricordano il paesaggio del porto di Tel Aviv, disegnato da Mayslits Kassif Architects. La ricerca non si traduce solo nello studio degli interni e in aspetti formali, ma lo ritroviamo nel disegno dei tre ristoranti che propongono differenti menù in funzione del Kasherut, ovvero le regole alimentari della religione ebraica.Il progetto è stato pensato con una forte attenzione alle tematiche della sostenibilità, ed è attualmente

in attesa della certificazione ‘Platinum’ LEED, che rappresenta la prima categoria in ambito di risparmio energetico in Israele. Oltre ai due piani occupati dagli uffici, l’azienda patrocina il nuovo Campus Google Tel Aviv, inaugurato lo scorso dicembre, che si conferma come il secondo centro di sviluppo e crescita per progetti di innovazione e aziende start-up. Il primo campus, firmato da Jump Studio, è stato inaugurato meno di un anno fa, a Londra. Lo studio inglese ha organizzato gli spazi attraverso l’inserimento di containers che accolgono postazioni per il lavoro individuale, la cucina e sale meeting. L’utilizzo di materiali grezzi e di recupero sottolinea il carattere industriale dell’edificio•

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TEATRO A VICENZA

La danza

D an z a al T e a t r o C om u nal e d i V i c e n z a : ecco gli appuntamenti di fine marzo e aprile

Venerdì 22 e sabato 23 marzo il Teatro Comunale di Vicenza ospiterà la prima nazionale di un grande classico rivisitato, il “Lago dei Cigni”, presentato dalla Donlon Dance Company, balletto ufficiale della regione tedesca del Saarland. La rilettura del balletto classico per eccellenza attuato da Marguerite Donlon, direttore artistico della Compagnia, punta sia sui momenti di tormento e vuoto emozionale sia su quelli di inebriante ed idilliaca gioia della celebre trama, proponendo soluzioni coreografiche innovative e molto originali. Di grande impatto il contrasto tra la partitura di Tchaikovsky ed il paesaggio sonoro creato dal duo Sam Auinger & Claas Willeke.

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Sabato 13 aprile, si cambierà completamente registro con la modern dance dei Balletboyz che presenteranno a Vicenza, unica data in Veneto, la loro nuova creazione “The Talent 2013”. Lo spettacolo, che ha debuttato a Londra in gennaio, prevede due coreografie appositamente commissionate ai due coreografi della “Compagnia”, Russel Maliphant e Liam Scarlett. I dieci giovani e talentuosi ballerini della “Compagnia”, associata al celebre Teatro Sadler’s Wells, è considerata una delle più innovative nel panorama della modern dance internazionale. I Balletboyz, convinti sostenitori di una danza per tutti, sono riusciti a raggiungere un vasto pubblico grazie ai loro lavori, presentati sia nei teatri che in tv.


La chiusura della stagione, sabato 27 aprile, proporrà infine un appuntamento davvero eccezionale, con due creazioni del celebre ensemble brasiliano “Grupo Corpo” di Rodrigo Pederneiras: “Parabelo” e “Sem Mim”. Lo spettacolo si terrà a Vicenza, in esclusiva per il Veneto, in una delle due date italiane della tournée europea. Si tratta di una danza contemporanea di altissimo livello, che affonda le sue radici nelle tradizioni popolari del paese sudamericano, proponendo esibizioni virtuosistiche, accompagnate dalle musiche dei grandi musicisti brasiliani contemporanei.

Inoltre come nella programmazione 2013, tutti gli spettacoli saranno preceduti dalle performances dei giovani del Progetto Supporter, giovanissime promesse della danza nazionale, segnalate da critici ed esperti del settore, esibizioni in “pillole” di danzatori del futuro che propongono al pubblico emozioni, stili e storie personali, pochi minuti di intense emozioni •

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La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi

APPU N TA M E N T I T E AT R O

Marco Travaglio somenica 10 marzo ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Progetto Motel Gruppo Nanou sabato 16 marzo ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

Il Nipote di Rameau mercoledì 13 marzo ore 21 Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: tel. 0444 835010 www.teatrodilonigo.it

La lettera mercoledì 20 marzo ore 21 Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: tel. 0444 835010 www.teatrodilonigo.it

FERMENTO EVENTI Il Cavadenti sabato 16 marzo ore 21 Cinema Teatro Primavera Vicenza Info: tel. 0444964060 www.fermentoforum.it

Il lago dei cigni venerdì 22 e sabato 23 marzo ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

teatro

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Giorgio Panariello venerdì 22 marzo ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

La grande magia lunedì 25 e martedì 26 marzo ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

Pinocchio venerdì 5 aprile ore 21 Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: tel. 0444 835010 www.teatrodilonigo.it Paolo Migone domenica 7 aprile ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

• Nella foto lo spettacolo “Il lago dei cigni”


LIBRI LETTERATURA E UOMINI • A CURA Di SPRITZ LETTERARIO DI MARIANNA BONELLI

La ragazza D ISSEZI O N E di una famiglia:ovvero la strada verso la libertà

Mi è capitato di leggere un libro che definirei di “raro spessore”, tanto per la storia quanto per la qualità dello stile narrativo e libero, nell’accezione più vera del termine. Una storia che stimola il pensiero critico delle donne, nella speranza di ottenere una maggiore consapevolezza del sé, in questo tempo nel quale parlare di femminicidio è tristemente quotidiano. Leggere questo libro può considerarsi un ottimo allenamento mentale e logico. Impegnativo, ma si sa che, come nello sport, solo impegnandosi si ottengono i risultati migliori. Quando si fa una bella scoperta, viene spontanea la voglia di condividerla. Per questo vi parlerò di Tenera Valse (pseudonimo), autrice di “Anatomia della ragazza zoo” (Il Saggiatore). Tenera Valse è una donna del Sud Italia. Insegnante di greco e latino in un liceo romano, a trentotto anni decide di diventare prostituta, per scelta, non per ripiego. Da questa esperienza, ormai abbandonata, nasce il suo primo romanzo “Portami tante rose”. In “Anatomia della ragazza zoo” l’autrice indaga la disgregazione familiare e sociale, attraverso la venticinquenne protagonista Alea, che decide di scomparire alla vigilia di Natale, liberandosi di tutto, educazione borghese e dogmi, per ritornare allo stato primitivo, appunto ragazza zoo. Il resto lo scoprirà chi deciderà di intraprendere questo viaggio letterario. Di seguito, un assaggio dell’autrice. 40


zoo Nelle foto: La scrittrice Tenera Valse

La dissezione dei sentimenti in “Anatomia della ragazza zoo” è funzionale a capirli meglio o a frammentarli per subirli meno? Anatomia della ragazza zoo racconta che cosa è l’educazione di un essere angelico, il neonato, che arriva al mondo pulito e ne esce sporco, presto diviene una specie di replicante, che ha dimenticato le cose belle che conosceva prima di nascere. Racconta che l’educazione di un bambino è un fatto divino, e non va ridotto ad ammaestramento, a ripetizione dell’uguale degradato. Quando si cresce un bambino bisogna che un genitore abbia un rapporto vivo con l’utopia. Dunque i sentimenti si dissezionano quando sono diventati paure, malattie, autismo. Quando l’ingresso nella società ci ha resi malati e abbiamo bisogno di recuperare noi stessi. Così ho fatto. Anatomia è una vivisezione di me stessa, buona a capirsi come cerca di fare ognuno di noi, vivendo. Insegnare è guardare negli occhi il futuro. Prostituirsi è guardare negli occhi il presente? Insegnare si può, se la società riconosce il senso magico e progressivo della cultura nella propria vita, altrimenti diventa un’azione ripetitiva, una catena di montaggio, uno specialismo come tanti, slegato dal senso della vita. Sex work è amore surrogato, dunque riguarda anch’esso il futuro. Nessuno, cliente o prostituta, è in grado di scindere amore e sesso, così come è impossibile disgiungere queste due pulsioni quando si procrea un figlio.

Quando scrive pensa a chi la leggerà? Penso cose più grandi di me, ma cerco di renderle affini, vicine a quanti leggeranno, come fecero i padri e le madri fondatrici della nostra costituzione. Quando scrivo penso in termini di utopia, anche quando mangio il panino più buono del mondo penso che sia l’ultima gioia che provo. Questo è l’unico modo che conosco di vivere e mi dà modo di essere profondamente e sensatamente umano/a. Cioè persona sacra. La ricerca lessicale, così attenta e minuziosa, le è istintiva o necessaria? Non faccio ricerca lessicale tecnica. Il contenuto e la forma sono un corpo unico e vengono da sé con il messaggio che si ha da esprimere. Corpo e anima sono un tutt’uno nel corpo che ci troviamo ad abitare. “La famiglia è una casta, l’istinto può renderci liberi” Tenera Valse •

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SOUND AND VISION • A CURA DI GELINDO PRETTO

The Doors “Se le porte d e lla p e r c e z i on e f o s s e r o s p alanca t e , ogni cosa apparirebbe all’uomo come realmente è, infinita” William Blake

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Past • The Doors Il 3 luglio 1971 muore a Parigi, in circostanze mai chiarite, Jim Douglas Morrison. Soprannominato il Re Lucertola, impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, paragonato a Dionisio, divinità del delirio e della liberazione dei sensi. Venice, California 1965. È qui che si incontrano Jim Morrison e Ray Manzarek, entrambi studenti della UCLA School of Theatre, Film and Television della California. Insieme a Krieger, chitarrista appassionato di flamenco e a Densmore, batterista dalle influenze jazz, i due formano “The Doors”. Siamo negli anni 60: fiorisce la cultura hippy, gli studenti si mobilitano in piazza per i diritti interrazziali, ci sono l’affermazione del femminismo e la guerra in Vietnam, gli omicidi di Kennedy e di Martin Luther King. Nelle Università Americane gli studenti cominciano a cercare nuovi ideali studiando i filosofi e i romanzieri francesi e inglesi. È in questo clima che i Doors, passando dal celebre locale Whisky a Go Go, il 24 agosto del 1966 entrano in sala di registrazione a Los Angeles per registrare il loro straordinario primo disco “The Doors”, secondo solo a Sgt Pepper’s dei Beatles nella classifica degli album più importanti della storia del rock. Tra le esibizioni al limite della legalità di Jim e le performance psichedeliche della band arriva il secondo album, Strange Days. È Jim Morrison l’artefice, il burattinaio, lo sciamano che accompagna i suoni taglienti e inusuali della tastiera di Manzarek (che con la mano sinistra era anche il bassista del gruppo utilizzando un piano fender bass), la chitarra slide di Krieger e lo stile esotico della batteria jazz

di Densmore. Nel 1967 Morrison viene arrestato durante il concerto all’arena di New Haven per oscenità e indecenza in luogo pubblico. Arrivano il secondo e il terzo disco e, dopo il successo del tour Europeo, i Doors tornano negli Usa. Jim viene di nuovo accusato di indecenza al pudore, arrestato e liberato su cauzione dichiara la sua innocenza. Tuttavia l’immagine della band subisce un grave shock e vengono cancellati tutti i concerti. La fama aumenta e i Doors incidono prima The Soft Parade, poi Morrison Hotel e Absolutely Live. Dopo la partecipazione all’ultimo grande raduno all’isola di Wright e alcuni deludenti concerti i Doors decidono di prendersi una pausa. Jim è pronto a volare a Parigi con la compagna Pamela alla fine delle registrazioni di L.A. Woman, l’album testamento spirituale dei Doors. Jim Douglas Morrison, poeta maledetto, finalmente libero, vola a Parigi… “this is the end, beautiful friend, this is the end, my only friend, the end”- questa è la fine, amica bellissima, questa è la fine, mia unica amica, la fine - Jim Morrison. Vi consiglio di ascoltare “An American Prayer”, album realizzato nel 1978 sovrapponendo la voce di Jim Morrison presa da una registrazione di poesie declamate dal cantante nel 1970 e musiche composte dagli altri membri della band. Ps: un ringraziamento particolare al mio vecchio amico Giulio che mi ha fatto conoscere i “Doors”, leggere le poesie di Jim e ascoltare i dischi di uno dei gruppi mito degli anni sessanta •

C’è un’altra storia che vorrei raccontarvi: la storia di uno sciamano Morrison non era solo un drogato e un ubriacone, aveva un legame con il mondo dell’occulto. L’inizio delle sue macabre fantasie ossessive accentuate dall’uso di LSD, risalgono ad un episodio tragico dell’infanzia. “Vidi un camion rovesciato per un incidente stradale, c’erano decine di indiani morti sparsi sulla strada… Gli spiriti di molti di quegli indiani sono entrati dentro di me, sono ancora li…”. Morrison, come tanti ragazzi della west-coast Californiana, negli anni sessanta è attratto da quell’onda di anticonformismo che segnerà un’epoca. Jim esalta l’uso degli allucinogeni e in particolare del peyote, pianta messicana da cui si estrae la mescalina. Nei suoi viaggi lisergici Morrison accentua e mistifica il suo passato, ne fa una ragione di vita per poi sfociare nella paranoia. Colto e amante della letteratura, Jim si ispira nello stile di vita alle tragedie greche. Musica, orge, alcool… queste parole rendono l’idea dell’atmosfera che si respirava alle feste dionisiache. Gli stessi elementi che troviamo in tutti gli spettacoli dei Doors. Jim Morrison è il Dionisio moderno, affascinato dai miti pagani e dal-

la tragedia greca. Sul palco si trasforma, la sua voce diventa roca, profonda, potente. Nei suoi abiti in pelle di serpente Jim grida, si contorce come un indiano, uno sciamano moderno e come gli sciamani usa le sostanze allucinogene per entrare in trance e comunicare con il mondo dell’occulto. I suoi concerti diventano così riti, sedute spiritiche e cerimonie di una religione pagana. I ragazzi accorrono in massa a vedere, sentire, toccare il dio, il re lucertola. Tra i più grandi cantanti della musica rock, Jim Morrison rimane anche uno dei più grandi esponenti della rivoluzione culturale degli anni sessanta, poeta maledetto e profeta della libertà, bello, carismatico e simbolo dell’inquietudine giovanile • Give peace a change Gek Folley Info: gelindo.pretto@gmail.com

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SOUND AND VISION • A CURA DI GELINDO PRETTO

Red Hot Chili P “ S e i p e p e r onc i n i s ono p e r vo i u n s e n t i m e n t o , una sensazione o una forma di energia, avete indovinato. Ma se per voi sono semplici vegetali, anche quelli hanno così tante connotazioni”

(Anthony Kiedis,Scar Tissue)

Present • Red Hot Chili Peppers Venice Beach, 30 luglio 2011, Los Angeles, California. Quattro musicisti salgono sul tetto di un palazzo di Venice Beach, la stessa spiaggia di Los Angeles dove si incontravano “The Doors” 40 anni prima, e si esibiscono in un concerto di due ore e mezza al calar del sole. I fans accorsi sono stati avvisati tramite il social network Twitter solo pochi minuti prima dello spettacolo. “The adventures of rain dance Maggie” è il primo singolo estratto dal decimo album della band “I’m whit you” ed è il brano che apre la performance. Il videoclip è stato improvvisato ispirandosi al Rooftop Concert dei Beatles e attualmente su You Tube ha raggiunto 32.000.000 di visualizzazioni. È il primo album della band con il nuovo chitarrista Josh Klinghoffer, che ha sostituito lo storico John Frusciante. Un nuovo inizio per i “Red Hot Chili Peppers”, stesso nome per una band tutta nuova. I Red Hot Chili Peppers si sono formati nel 1983 a Los Angeles. Mescolando con successo vari generi, quali funk, heavy metal, punk, rap, psichedelia e pop rock dai loro esordi ad oggi, hanno venduto circa 60 milioni di dischi. I testi del gruppo, scritti in gran parte da Kiedis, hanno affrontato una grande varietà di argomenti. Tra questi l’amore, l’amicizia, 44


Peppers

l’angoscia adolescenziale, il sesso e i suoi legami con la musica, le tematiche politiche e sociali (specie la questione dei nativi americani), il romanticismo, la droga, la solitudine, la California, la povertà, l’alcolismo e le riflessioni sulla morte. È con l’album “Californication” che la band ottiene il successo internazionale grazie ai suoi 9 milioni di copie vendute. Ma il loro inconfondibile funcky-rock era esploso già otto anni prima. Dopo i primi album I Red Hot Chili Peppers diventano un fenomeno che va oltre la musica, si impongono soprattutto per la loro imagine di band irriverente e distruttiva. Ma nel giugno del 1988 il chitarrista Slovak muore di overdose, il batterista Irons viene ricoverato in una clinica psichiatrica e Kiedis si rifugia in Messico a disintossicarsi. Grazie al bassista Flea il gruppo riprende a suonare con il chitarrista John Frusciante e pubblica “Mother’s Milk”. È il 1991 l’anno d’oro per I Peppers che con l’album dal vivo “Blood Sugar Sex Magik” ottengono quattro volte il disco di platino e segnano la nascita di un nuovo genere musicale: il crossover. Nel 1994 Dave Navarro sostituisce Frusciante e malgrado le critiche I Red Hot pubblicano “One Hot Minute”. L’album vende cinque milioni di copie. La band continua con il successo internazionale

e i numerosi tour in giro per il mondo. Sono tanti i premi e i riconoscimenti per la band californiana che dal 1992 colleziona di anno in anno Grammy Awards come miglior gruppo, miglior album o migliore esibizione dal vivo. Alla carriera di musicisti Kiedis e Flea hanno affiancato anche quella di attori, interpretando alcune parti in “Ritorno al futuro Parte 2 e 3”, “Point Break”, “Belli e Dannati” e “Il grande Lebowski”. Simbolo della musica pop-rock anni novanta con deviazioni funky, come pure emblema della “vecchia scuola” snowboard, graffiti, skate e tatuaggi, I Red Hot Chilly Peppers rimangono una pietra miliare nella storia del rock moderno. Un consiglio: ascoltate il pezzo “Give It Away” che identifica bene il loro sound e naturalmente il video su Youtube ”The adventures of rain dance Maggie” • Give peace a change Gek Folley Info: gelindo.pretto@gmail.com

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APPU N TA M E N T I M U S I CA Concerto conclusivo mercoledì 20 marzo ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

La musica francese tra 800 e 900 sabato 23 marzo ore 21 Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” Lonigo Info: tel. 0444 835010 www.teatrodilonigo.it Musica per pregare giovedì 28 marzo ore 20.45 Teatro Comunale VIcenza Info: 0444 324442 www.tcvi.it

Mick Hucknall giovedì 21 marzo ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Paolo Fresu in Brass Bang sabato 23 marzo ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Baustelle venerdì 29 marzo ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

musica

Robben Ford giovedì 4 aprile ore 21.15 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Letz Zep – An evening with the music of Led Zeppelin venerdì 5 aprile ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com Litfiba sabato 6 aprile ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

Anastacia lunedì 8 aprile ore 21.30 Gran Teatro GEOX Padova Info: 049 8644888 www.zedlive.com

• Nella foto: Piero Pelù dei Litfiba

La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti di date e/o programmi 46


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COLLEZIONE SPOSO 2013


lost in fashioN • A CURA DI GELINDO PRETTO

God Save

Quattrocento anni e non li dimostra. Stiamo parlando di uno degli emblemi nazionali più antichi del mondo, la UNION JACK. Il mitico vessillo è il risultato della sovrapposizione della croce rossa d’Inghilterra, alla croce bianca di Scozia, sullo sfondo blu. Questo per volere di re Giacomo I d’Inghilterra il 12 aprile del 1606. Con l’annessione dell’Irlanda nel 1801 anche la bandiera di questo stato, la croce di San Patrizio costituita da una croce diagonale rossa su sfondo bianco, diventa parte dell’insegna del regno creando il bellissimo stendardo che oggi tutti noi conosciamo. Il nome Union Jack deriva dall’uso tipicamente marittimo della bandiera che veniva inalberata al pennone, su cui si appendevano gli stendardi sulla prua delle navi, e chiamato proprio “jack staff”. Iniziò a essere usata nella pop art negli anni ‘60 in risposta a ciò che Jasper Johns fece con la bandiera statunitense. Tra i primi artisti a usare la “Union Jack” ci fu Derek Boshier nel dipinto “England’s Glory” del 1962. Pete Townshed leader dei Who portava la bandiera sulle maniche. La Union Jack era infatti uno dei simboli dei “Mods”, che la cambiarono in una freccia. Per i punk l’uso della bandiera era sarcastico e spesso nei concerti finiva con l’essere strappata e bruciata in segno di ribellione e anarchia. L’Union Jack oggi giorno non è più solo una bandiera ma un vero e proprio simbolo che ha varcato i confini britannici assumendo connotazioni glamour. 48


The Queen Un i on J ac k S t yl e

Le croci blu, bianche e rosse si trovano un po’ dovunque, dagli abiti ai mobili, dagli accessori ai gioielli. Alcuni esempi del suo utilizzo costituiscono lavori magistrali d’arredamento. Come le bellissime sedie dal gusto barocco rivestite con il tessuto stampato della Union Jack. Oppure le cassettiere dipinte a tema. E ancora bandiere incorniciate per creare quadri e porte di casa dipinte per regalare effetti di colore. Nella cucina ci si sbizzarrisce abusando di mirtilli, fragole, lamponi e panna per conferire non solo un sapore ma anche un aspetto british persino ai dolci. Anche la mela più famosa al mondo giura fedeltà alla regina con cover e accessori. Persino il make up si ispira a questo celeberrimo simbolo ricreando trucchi tematici che colorano labbra, occhi e unghie con l’Union Jack. Ne è un esempio la proposta di Chanel in occasione dell’apertura del corner presso Selfridges in Oxford Street, con una mini collezione di smalti e rossetti tutti ispirati ai colori britannici, senza dimenticare la bag super-glamour 2.55. Il mondo della moda non ha saputo resistere al fascino british. Dalle Converse All Star ai famosissimi boot Dr Marten’s. Sono moltissime le star che hanno scelto il gonfalone britannico come abito. Da Geri Halliwell ai tempi delle Spice Girl a Kate Moss per arrivare a Liam Gallagher degli Oasis senza dimenticare l’iconica Twiggy. Proprio nel 2012, in occasione del giubileo di diamante della regina Elisabetta e delle Olimpiadi, dalle grandi griffes fino ai marchi low

cost, sono state diverse le proposte moda che hanno preso spunto dalla bandiera inglese. A disegnare le divise della nazionale inglese è stata Stella McCartney, stilista emblema della moda eco-solidale, figlia dell’ex Beatles Paul McCartney, che ispirandosi ai colori della Union Jack, ha realizzato, in collaborazione con Adidas, magliette, pantaloncini e tute che rivisitano in chiave moderna la bandiera britannica. Jimmy Choo, famosissimo brand di scarpe, ha creato una capsule collection dedicata al simbolo inglese. Famosissima la clutch di Alexander Mcqueen con teschio sulla chiusura, forma arrotondata e struttura rigida, rigorosamente Union Jack. Anche la linea spagnola di abbigliamento low cost Zara ha scelto di dare spazio all’interno della propria collezione a t-shirt con i colori della bandiera inglese. E poi Bershka e Accessorize con gadget e accessori come cover, pochette, bag, anelli, collane, adesivi tutti rigorosamente Union Jack. Per questa primavera 2013 vi segnalo le ballerine Pops, dipinte rigorosamente a mano o realizzate con i disegni delle bandiere tra cui spicca evidentemente quella britannica. Moda, tendenza, glamour, di sicuro Union Jack è una grande espressione di unità nella diversità, un simbolo antico ma attuale più che mai. God Save the Queen • Alla prossima. Gek Folley Info: gelindo.pretto@gmail.com 49


ECC E L L E NZ E V E N E T E • I L M E TO D O F I S I C O

Pedana vibrante PowerPlate®

fisico

C h i ha d e t t o ch e i l f i s i co non con t a ? Prendersi cura del proprio corpo significa volersi bene

Arianna Sardei

Reception

Sala Fitness - Lettino Ortostatico

Arianna Sardei, titolare di Fisico è senz’altro la migliore testimonial del suo metodo. Alta, corpo tonico e asciutto, l’immagine stessa della salute e del benessere. Cordiale, affabile è una persona dalle idee chiare, piuttosto determinata. Nel 2006 ha aperto a Thiene con il marchio Fisico il suo primo centro per dimagrimento, rassodamento e rimodellamento. Sue clienti sono donne ma anche uomini, in numero sempre maggiore. Proveniente da una precedente esperienza nello stesso settore, ha messo a punto un metodo che colma le carenze riscontrate durante i suoi anni di lavoro. Che siano molte le persone che non hanno un buon rapporto con la bilancia lo testimonia il fatto che in Italia una persona su tre ha problemi di sovrappeso. Se a questo si aggiungono il passare degli anni e un conseguente decadimento fisico, il quadro è completo. Si ha un bel dire che l’aspetto fisico non conta! Però, riconquistare la forma perduta non è impresa impossibile. Oltre che a Thiene, Fisico è presente a Trissino e da qualche mese anche a Vicenza. Proprio nella nuova sede in città Kyoss ha incontrato Arianna Sardei per farsi raccontare in che cosa consista il 50

mondo di Fisico. “Non si tratta soltanto di dimagrimento, - spiega la titolare - perché perdere peso è semplicemente uno degli aspetti del problema. Il metodo prevede infatti rassodamento e rimodellamento. Una volta persi i chili di troppo, per consolidare l’obiettivo raggiunto è necessario continuare a lavorare sul proprio corpo così da poter uscire una volta per tutte dal rischio di recuperare il peso”. Il primo approccio con il metodo consiste nella consulenza gratuita. Il centro propone infatti un programma personalizzato che comprende trattamenti e attività fisica, indicazioni alimentari, tempi e costi. “Prima di cominciare qualsiasi percorso - prosegue Arianna - è il cardiologo professor Cucchini, ex primario dell’Ospedale di Bassano, a verificare lo stato di salute per poi iniziare la cura vera e propria”. “Punto di forza del nostro metodo – continua la titolare - è l’assistenza di un personal trainer che segue singolarmente ciascun cliente in tutte le attività svolte nel centro. Un sostegno molto importante


Thalassoterapia

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Cabine di ossigeno-ozono

Trattamenti manuali

perché fornisce consigli, facendo sentire ogni cliente importante e unico”. Il percorso verso il dimagrimento e il recupero della forma fisica passa dunque attraverso l’utilizzo di macchinari, di ultima generazione, che ottimizzano la normale attività fisica: 45 minuti di esercizi, con l’ausilio delle attrezzature, sono paragonabili a più di 3 ore di esercizi ininterrotti in palestra! “Oltre all’attività di fitness, - racconta Arianna - viene concordata con il cliente un’alimentazione personalizzata che, tenendo conto di abitudini ed esigenze, è costruita in modo da consentire il rispetto delle tabelle. Per quanto riguarda la durata dei trattamenti – prosegue - sono sufficienti due appuntamenti a settimana, per un massimo di un’ora e un quarto a seduta. Naturalmente i tempi dipendono dal metabolismo di ciascuno”. Gli ambienti del centro Fisico hanno colori caldi e accoglienti, ci si sente come a casa, da subito coccolati. Ci sono spazi separati dedicati al pubblico maschile e a quello femminile. Che si tratti della pedana vibrante power plate o del lettino ortostatico, della

cabina di ossigeno-ozono o del massaggio Velasmooth-Pro, in ogni momento si avvertono l’attenzione e la cura con cui il personale lavora con il cliente per raggiungere un unico obiettivo: farlo sentire meglio! Nel metodo Fisico la consulenza di professionisti come cardiologo, biologo e psicologo contribuisce alla riuscita del programma. “In particolare – continua Arianna - l’intervento della psicologa è nato su precisa richiesta dei genitori che, soddisfatti dei risultati raggiunti nel loro programma personale, hanno portato al centro anche i figli adolescenti con analoghi problemi”. Se il 33% degli adolescenti è in sovrappeso, la percentuale di obesi tra i teenager si aggira sul 17%. Un numero considerevole pensando che un bambino con un sovraccarico di peso fin da piccolo ha altissime probabilità di sviluppare nell’età adulta patologie correlate. Non promette miracoli Arianna Sardei ma dichiara un calo medio di cinque chilogrammi al mese. Ed è talmente sicura del successo da attestare che i risultati non raggiunti saranno rimborsati •

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RUBBRICA SALUTE • A CURA DEL DR. ALESSANDRO LAMPREDA

fattore intollera Q u ando i l c i bo p u ò d i v e n ta r e u n n e m i co : da una semplice sensibilizzazione all’allergia

Cibo, croce e delizia. Se da un lato il cibo è appagante, consolatorio, fa parte delle gioie della vita, dall’altra le pietanze che introduciamo possono riservare insidie e costituire un vero e proprio attentato per l’equilibrio del nostro organismo. Un diffuso malessere, infiammazioni, tachicardia, dolori di testa, rush cutaneo, sono talvolta i segnali lanciati dal nostro organismo per dirci che qualcosa in ciò che mangiamo non va. “Il fenomeno delle intolleranze alimentari” spiega il dottor Alessandro Lampreda di Medica Group “sta crescendo in modo esponenziale. Un tempo le allergie, di cui l’intolleranza rappresenta l’anticamera, erano prerogativa del periodo primaverile. Oggi sono invece patologie presenti in tutti le stagioni dell’anno che, in modo “democratico”, colpiscono l’intera popolazione”. Individuare gli alimenti cui si è intolleranti risulta spesso difficile. Per isolare gli allergeni è necessario ricostruire le abitudini di vita del paziente, analizzarne la dieta, identificare quelli che possono essere i cibi che il corpo non sopporta più. Inoltre, quello che inizialmente appare come un disagio, una lieve intolleranza, è un elemento da non sottovalutare perché, se trascurato, può peggiorare e trasformarsi in una vera e propria allergia. L’incremento nel fenomeno è senz’altro imputabile all’ambiente inquinato in cui viviamo. I residui dell’esplosione nella centrale di Chernobyl non hanno certo esaurito la loro carica. Così come le bombe sganciate nell’Adriatico, ai tempi del conflitto in Kosovo, o le scorie delle lavorazioni industriali, trasportate dai fiumi e sedimen52


anze

tate nel Delta del Po, continuano a condizionare la qualità del nostro territorio. A un ambiente non proprio accogliente, si aggiunge lo stress quotidiano che accentua una certa sensibilità da parte del nostro organismo. Variare il cibo, ed evitare diete monotone. Essere curiosi anche in ciò che introduciamo, far apprezzare al palato sapori diversi, senza preclusioni. Si pensi che rispetto al passato, quando l’alimento più utilizzato in caso di intolleranze era il tacchino, oggi la carne meno allergizzante risulta essere quella di maiale, poco grassa e più sana. “Rilevare un’intolleranza” spiega il dottor Lampreda “ha necessità di un colloquio preventivo con l’allergologo durante il quale, identificati i probabili allergeni, si procede all’accertamento. Attraverso il patch test e un’analisi di laboratorio, a seguito di un prelievo venoso, vengono individuati alimenti e sostanze che scatenano la reazione allergica”. L’utilizzo di farmaci sintomatici, come antistaminici e cortisone, contribuisce al contenimento dei disagi. Successivamente, si può ricorrere a una terapia desensibilizzante con l’utilizzo di un vaccino. Da tener presente, però, che il corpo è in continuo cambiamento e quindi anche le intolleranze vanno e vengono. Bisogna non crearsi eccessive aspettative, consapevoli che la soluzione del problema può essere lunga. Nel frattempo, anche solo variare la propria dieta può contribuire a migliorare lo stato di salute e, con questo, l’umore •

Alessandro Lampreda, medico dietologo e mesoterapista, competente in medicina del lavoro e presidente del Poliambulatorio Medica Group.

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SAPORI • A CURA DI MICHELE AMADIO

sapori La stagione della focaccia

Andar per erbe Capretto di Gambellara

Vini dolci Virgilio Vignato È nel territorio di Gambellara che l’azienda agricola Virgilio Vignato fonda le sue radici. Qui racconta con il vino la passione per una terra unica, ricca di risorse minerali e tradizione. Sabato 23 Marzo, all’enoteca Emmebi di Marostica, si terrà una degustazione di Focaccia e Colomba Pasquale Loison accompagnata da vini dolci. Come il Recioto di Gambellara DOCG Spumante Metodo Classico 24 mesi Virgilio Vignato. Degustazione libera • Info: 0424 471590 www.emmebimarostica.com

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Gambellara ai tempi della Serenissima era rinomata per i suoi “perfettissimi capretti”. Così scriveva nel suo Comentario il letterato Ortensio Lando, attivo a Venezia nella prima metà del ‘500. Oggi i pascoli sulle colline hanno ceduto il posto alle vigne della Garganega, ma a tavola il tradizionale pranzo di Pasqua è rimasto invariato: capretto allo spiedo. In abbinamento il Gambellara Classico delle aziende del Consorzio per la Tutela dei Vini D.O.C. Gambellara • Info: 0444.444183 www.stradadelrecioto.com

La focaccia è il più popolare tra i dolci pasquali veneti. Si presenta come una pagnotta, e si ottiene partendo dalla pasta del pane con farina bianca, cui vanno aggiunti lievito madre, uova, zucchero e burro. Sopra zucchero in granella. La ricetta si tramanda da generazioni. Come Giuseppe della Pasticceria Vicentini di Breganze, che segue ancora le regole di papà Siro, che a sua volta aveva imparato dal “vecio” Milio. Il segreto: solo ingredienti di qualità e 20 ore di lievitazione. Per le cose buone ci vuole tempo • Info: 0445 850243 www.panificiovicentini.it


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Rubrica sulle tematiche fiscali di interesse generale • A CURA DEL DOTT. GIUSEPPE POZZATO

Il bilancio “Piove, governo ladro!”. Frase emblematica per dare a chi ci governa la colpa di ogni nostra sventura. Ma che nasconde un pericoloso gioco psicologico: permette a chi la pensa e la dice di sgravarsi da ogni responsabilità sulle cose che gli capitano. Come dire: “tanto, non l’ho fatto io!”. Il rischio che si percepisce in questo momento è che tale concetto si stia impadronendo più del dovuto delle menti degli imprenditori. È vero che l’Italia non è di certo un sistema-paese competitivo, con pressione fiscale e costo del lavoro altissimi, sprechi dell’apparato pubblico ormai fuori controllo e il fare impresa un sesto grado superiore. È altresì vero, però, che molte aziende faticano o funzionano male perché sono governate da imprenditori e dirigenti culturalmente impreparati al loro difficile ruolo. Per fare un esempio, quanti di loro sono in grado di leggere e cogliere tutte le sfumature informative contenute nel bilancio d’esercizio? Quanti sanno comprenderne il ruolo giocato nelle decisioni di gestione strategica e operativa della loro impresa? Sovente capita, soprattutto nelle realtà piccole e poco strutturate, che il bilancio sia materia esclusiva dei commercialisti, ai quali delegarne redazione e interpretazione, trasformandoli così negli unici possessori del “verbo”. Per l’imprenditore conta solo: pagare poche tasse e avere i saldi positivi nei conti correnti. Peccato, però, che quando questi ultimi vanno in rosso (cosa adesso molto di moda), sia ormai troppo tardi per intervenire, nonostante l’aiuto del “divino” commercialista. La frase di apertura diventa un tormentone e il governo l’unico capro espiatorio della sventurata situazione. Per inquadrare al meglio il ruolo giocato dal bilancio d’esercizio, conviene prendere spunto dalla teoria sistemica. Secondo la quale l’impresa è un sistema artificiale, vitale e cibernetico: è cioè creato dall’uomo, deve sopravvivere in un ambiente esterno, al qua60

le si adatta autoregolandosi utilizzando informazioni. Per capire la portata di queste definizioni conviene fare un esempio concreto. L’essere umano, per sopravvivere, deve poter vedere. Attraverso gli occhi rileva ciò che avviene nel mondo esterno e agisce di conseguenza. A tal fine, l’occhio è dotato della pupilla che si restringe o si dilata a seconda dell’intensità di luce presente nell’ambiente. È un meccanismo complesso, che serve per due ragioni: una funzionale, lasciar passare la giusta quantità di luce affinché i sensori possano percepire gli stimoli luminosi esterni; l’altra strutturale, troppa luce potrebbe rovinare la retina e comprometterne il funzionamento futuro. Nella dinamica, semplificando un po’, possiamo dire che una variabile esterna (la quantità di luce) viene costantemente monitorata e le sue variazioni determinano, a cascata, continue decisioni da parte del sistema nervoso, a sua volta trasmesse al sistema muscolare, per allargare o restringere il foro. Tale processo rimane inconscio per ognuno di noi. È la natura che ce lo ha fornito e lo ha messo a punto nel corso di migliaia di anni di evoluzione. L’impresa ha lo stesso tipo di problema: una serie di variabili i cui cambiamenti, proprio perché possono comprometterne l’esistenza, vanno costantemente assecondati attraverso decisioni e azioni. Ma l’impresa è un’invenzione umana, non della natura. Ciò significa che sta alla razionalità dell’uomo costruire la macchina e dotarla dei meccanismi di autoregolazione. Delle infinite variabili presenti nell’ambiente, quali sono quelle che vanno monitorate? E come vanno monitorate? Quali sono i limiti entro i quali il sistema è in equilibrio? Se oltrepassa i limiti, quali decisioni e comportamenti vanno presi? E la struttura interna, come va modificata per adattarsi? Queste sono solo alcune delle innumerevoli domande alle quali rispondere per raggiungere lo scopo.


d’esercizio

Dott. Giuseppe Pozzato Commercialista e Revisore Legale; Presidente di Control Project System Srl - Centro studi, formazione e servizi; Fondatore del Network Modus Professionisti & Partners.

Sa p e r lo i n t e r p r e t a r e per vincere la crisi

Logicamente la complessità dell’argomento richiederebbe approfondimenti qui impensabili. Ci limitiamo a un breve accenno ai principi dell’Economia Aziendale “pura” di Aldo Amaduzzi. Secondo tale studioso, per sopravvivere ogni impresa deve perseguire e poi mantenere una “condizione prospettica di equilibrio” nelle tre dimensioni: economica (attitudine dell’impresa a produrre con continuità un reddito soddisfacente), finanziaria (correlazione dinamica tra entrate e uscite) e patrimoniale (rapporto tra mezzi di finanziamento propri e di terzi). Come la quantità di luce per l’occhio, così le tre dimensioni per l’impresa devono continuamente essere monitorate, rilevate e trasformate in informazioni utili per prendere decisioni e azioni di gestione che la mantengano su un sentiero di sviluppo e di vita. Qual è lo strumento che più di altri permette questa misurazione? Il bilancio d’esercizio. Per questo è così importante. Attraverso il Conto Economico, esso consente di cogliere la capacità reddituale e parte della dinamica finanziaria dell’impresa; attraverso lo Stato Patrimoniale, di conoscere la struttura patrimoniale e la struttura finanziaria; infine, confrontando i dati così rilevati con le “condizioni prospettiche di equilibrio”, di modificare eventualmente processi e strutture interne per adeguarli funzionalmente alle mutate situazioni ambientali esterne. Ecco spiegato il motivo per cui l’imprenditore non deve assolutamente delegare la lettura del bilancio al proprio commercialista. Deve anzi sforzarsi di comprenderne il linguaggio e afferrare i messaggi, anche i più nascosti. Perché solo lui è il responsabile della sua impresa, anche nei momenti come quello attuale in cui si fatica persino a sbarcare il lunario •

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COMUNICARE L’ARCHITETTURA • A CURA di benedetta dall’agnola

pantheon TV L e v i ll e v e n e t e mostrano i loro tesori

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Gli obiettivi: Giuliana Fontanella presidente irvv Ville Venete

Italia, culla di un patrimonio culturale inestimabile, che non deve essere ignorato. É questo l’obiettivo del Festival delle Ville Venete, la kermesse culturale ideata dall’Istituto Regionale Ville Venete, che coinvolge tutte le province del Veneto. Un viaggio tra i tesori del nostro paese attraverso le dimore storiche del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che sono state protagoniste di un ciclo di incontri sul tema “I parchi, i giardini e la percezione della bellezza: l’armonia nel paesaggio”. Numerosi gli eventi straordinari: mostre, percorsi storici, concerti, palazzi aperti per l’occasione, convegni, itinerari naturalistici. “Pantheon tivù” vi racconterà tutto questo in …pillole, la bellezza delle Ville Venete in pochi minuti. Ogni angolo del Veneto, nell’eccezione della sua singolarità, è intriso di storia, cultura, arte da tutelare. Non prendersi cura dell’arte, è come buttarla •

“L’iniziativa - ha spiegato la Presidente dell’Istituto Regionale Ville Venete, Giuliana Fontanella - risponde all’obiettivo di realizzare azioni di sviluppo e promozione di uno straordinario e singolare sistema di oltre quattromila ville e dimore storiche, che caratterizza il Veneto e il Friuli Venezia Giulia: un patrimonio culturale che qualifica l’identità di un territorio ricco di tesori e di valori”. La manifestazione ha promosso un percorso sempre più innovativo, capace di riconoscere e rendere maggiormente fruibili questi luoghi di cultura e i loro contesti di straordinario interesse ambientale. Le numerose proposte in calendario hanno voluto valorizzare, in particolar modo, il patrimonio dei parchi e dei giardini delle ville, lungo un itinerario che ha toccato tutte le province del Veneto e il Friuli. Le tematiche scelte hanno interessato quindi una nuova dimensione, rivolta alla percezione della bellezza, sotto diversi profili e alla ricerca dell’armonia nel paesaggio •

Format: programma di stile e approfondimento giornalistico culturale

Il piano casa in mostra a villa caldogno

Il viaggio continua per la troupe televisiva di “Pantheon non solo architettura”, amante dell’architettura da sempre, con la tappa a Villa Caldogno, visitando la mostra “Il piano casa al tempo della crisi: il caso vicentino”, organizzata dall’Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori di Vicenza, con il patrocinio del Comune di Caldogno. L’esposizione si compone di una serie di progetti inviati agli organizzatori e firmati dagli architetti vicentini. Strutture residenziali, ma anche ampliamenti di siti industriali, artigianali e commerciali, già completati o in fase di definizione, che dimostrano il livello architettonico del territorio provinciale di Vicenza seguendo l’applicazione del nuovo Piano Casa Veneto. Con la nuova versione del Piano Casa, accettata in toto dal Comune di Caldogno, è stato stabilito un aumento del 45% della cubatura per le case di qualità: al 20% già previsto in passato, infatti, si è aggiunto un 10% per l’utilizzo di fonti rinnovabili e un 15% se la riqualificazione energetica riguarda l’intero edificio e lo porta almeno alla classe B di efficienza energetica •

Partner: FOAV (Federazione Ordine degli Architetti del Veneto) Sito: www.pantheon.tv

Durata: 30 minuti circa Email: redazione@pantheon.tv Cadenza: settimanale Rubriche: 7Pantheon, Itinerari di Style

Villa Cordellina Lombardi ospita Licia Colò

È stata Licia Colò la testimonial del convegno su “Il cervello e la percezione della bellezza: dall’estetica della mente, alla civiltà delle Ville Venete”, tenutosi a Villa Cordellina Lombardi. Durante il convegno è stato approfondito il tema della percezione della bellezza da un punto di vista culturale. In questa prima parte hanno portato i loro contributi Lia Sartori, presidente del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, Antonio Foscari, docente dell’Istituto Universitario di Architettura a Venezia, e Stefano Zecchi dell’Università di Milano. La seconda parte, di carattere scientifico, è stata dedicata al ruolo del cervello nel complesso processo di costruzione dei valori, etici ed estetici, su cui si basa anche la civiltà delle ville venete. Al termine è stato assegnato il premio “Giuseppe Roi” in memoria del marchese vicentino, creatore dell’omonima Fondazione. Quest’anno il riconoscimento è stato consegnato alle giovanissime sorelle Elisa e Giulia Scudeller, vero prodigio del violino. Non poteva che concludere la serata una loro esibizione, una sonata sulle note della bellezza •

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Cosa succede in città

Venezia

co s a s u cc e d e in città? Giorgia Riconda redattrice a Venezia 82 km a est di Kyoss

Golf Lido di Venezia Il Bressaglio Venezia può vantarsi di avere istituito il più antico “tiro al bersaglio” o poligono di tiro in Italia e nel Mondo. Infatti il “BRESSAGLIO” in San Nicolò del Lido di Venezia, venne costruito nel lontano 1299 sotto il Dogado di Pietro Gradenigo. In seguito, con l’affermazione delle artiglierie, si sentì in Venezia la necessità di avere a disposizione numerosi uomini pronti e atti al maneggio di queste nuove armi, venne così costituita il 31 ottobre 1500 la scuola dei “Bombardieri”. Il luogo esatto dove questi “Bombardieri” si esercitavano era nel bersaglio di San Nicolò di Venezia, accanto alla casa del Consiglio dei Dieci, a pochi passi dall’attuale poligono di Tiro a Segno della sezione di Venezia. Dal 1531 questo “bressagio” venne quindi aperto a tutti i Cittadini ché “intendono sbarare con shioppio arcobusi”. Infine, sotto la dominazione Austriaca, il vecchio Bersaglio di S.Nicolò venne spostato “al di qua del canale” dove tutt’ora esiste. E’ curioso notare che tra i presidenti e fondatori del Bressagio ci sono personaggi famosi fra cui il Generale Giorgio Manin, figlio di quel Daniele Manin che capeggiò l’eroica insurrezione e resistenza di Venezia tra il 1848/1849, e Giuseppe Garibaldi, vicepresidente nel 1867 •

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Voga alla Veneta Golfvelasciando

Non esiste uno sport più tipico a Venezia che la Voga Veneta, sport nato già nel V secolo a seguito delle invasioni degli Unni. La Voga Veneta è una tecnica particolare di voga sviluppatasi nell’area della laguna di Venezia con la quale un solo rematore munito di uno o due remi può essere sufficiente per far avanzare l’imbarcazione. Gli elementi che la caratterizzano sono vogata in piedi verso avanti, l’esigenza di muovere con libertà un remo perfettamente liscio, senza manicotti di fissaggio, su uno scalmo aperto (forcola) per facilitare le manovre e la conduzione, data l’assenza di timone. Ogni imbarcazione tradizionale ha un determinato numero di posti voga e quelli chiave sono il pope e il provier. Il primo voga a poppa determinando la rotta dell’imbarcazione e comandando l’equipaggio. Il secondo sta a prua, con la forcola sulla sinistra, imprime forza e determina la cadenza della vogata che tutti i vogatori devono rispettare •

Nella località Alberoni, verso l’estremità meridionale dell’isola del Lido di Venezia, si trova Il Golf Club; si tratta di un impianto sportivo storico realizzato nella straordinaria area boschiva ricca di pini marittimi, pioppi, salici e gelsi a pochi passi dalle dune sabbiose create dal mare e dai venti. La leggenda vuole che il campo sia stato costruito grazie alle insistenti richieste di Henry Ford, fondatore della celebre casa automobilistica, che nel 1926, ospite dell’Hotel Excelsior, aveva cercato invano di giocare a golf al Lido, non ancora dotato di attrezzature per uno sport allora molto conosciuto in America ma non in Italia. Successivamente, la Ciga, Compagnia Italiana Grandi Alberghi, con l’aiuto del conte Giuseppe Volpi di Misurata, decise di iniziarne la costruzione. L’intero campo da golf si trova all’interno dell’oasi degli Alberoni, protetta dal WWF, e comprende al suo interno alcuni resti del Forte degli Alberoni. Tra i personaggi illustri che hanno giocato su questo percorso ricordiamo Henry Cotton, Johnny Miller, Tony Jaclin e Lee Treviso. Il Golf Club ha ospitato importanti manifestazioni quali l’Open d’Italia e l’Open Seniores •

Il 17 Marzo 2013 prenderà il via da da Cortina d’Ampezzo la decima edizione di Golfvelasciando, la combinata tra bianco, verde e blu, ideata dal velista e organizzatore di eventi sportivi Mirko Sguario. La manifestazione si compone di tre tappe anticipate da una fiaccolata per i partecipanti dal rifugio Averau al Scoiattoli, dove si svolgerà la cena. La prima tappa avrà inizio appunto la mattina del 17 con l prova sugli sci - in programma sulla pista delle 5 Torri a Cortina -. La seconda tappa, di golf, si svolgerà il 1° maggio al Lido di Venezia sui green del Golf Club Alberoni. Ultima tappa sarà il 2 giugno, sempre a Venezia, con una grande regata finale •


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Cosa succede in città

Milano co s a s u cc e d e in città?

Serena Leonardi designer a Milano 200 km a ovest di Kyoss

tooplay.org Polisportiva Milanese

Giocosport

Sport a Milano La città di Milano, grazie ai numerosi enti, associazioni, onlus e progetti ricorda ai suoi cittadini un valore fondamentale della pratica sportiva: lo sport è per tutti, agonisti e non, e i suoi benefici non sono solo fisici ma soprattutto sociali e legati a sentimenti ed emozioni. In una grande città lo sport si può trasformare in uno strumento di connessione per intessere relazioni fra persone spesso lontane nel contesto urbano. E’ inoltre un importante veicolo di educazione e di aggregazione sociale, capace di creare dei ponti fra mondi diversi e di ridare speranza, fiducia e prospettive a coloro che apparentemente lo sport non lo potrebbero più praticare •

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Tooplay.org è un’innovativa piattaforma web fondata dall’Associazione di Promozione Sociale PlayMore! con lo scopo di incentivare lo sport a Milano come occasione di aggregazione sociale. Il portale fornisce informazioni utili su tutte le discipline praticabili in città e la sua peculiarità sta nella partecipazione attiva che viene proposta agli sportivi. Essi vengono infatti invitati a condividere online la propria passione fornendo recensioni e commenti riguardo le strutture in cui le varie discipline possono essere praticate. Inoltre il portale si propone di creare uno spazio di conoscenza per promuovere incontri sportivi, integrazione fra persone appartenenti a tessuti sociali diversi, stili di vita più sani e attivi, occasioni di confronto e crescita •

Lo sport può diventare un fondamentale veicolo di riaffermazione sociale per persone diversamente abili. A questo proposito l’onlus “Polisportiva milanese”, fondata nel 1979, promuove la diffusione della pratica sportiva fra individui con differenti possibilità fisiche, in modo da trasformarli in atleti e instaurare sentimenti di non rassegnazione, accrescendo la consapevolezza di poter superare i propri disagi psicologici. L’impegno degli ultimi vent’anni nel ricercare spazi, tecnici e volontari adatti alle varie discipline, fornisce oggi alle persone diversamente abili ampie possibilità consentendo ad ognuno di poter scegliere la disciplina che più si addice alle proprie capacità fisiche •

Lo sport può avere benefici evidenti nella salute fisica delle persone, in particolar modo nei bambini che sempre di più presentano problemi di obesità. A questo proposito il progetto “Giocosport” si propone di promuovere nelle scuole elementari una sorta di “alfabetizzazione motoria”, in modo da avvicinare i bambini al mondo dello sport e ad uno stile di vita attivo e sano tramite attività ludiche. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato allo Sport del Comune di Milano, con la collaborazione dell’Ufficio Scolastico Territoriale e del C.O.N.I Provinciale di Milano, prevede l’inserimento di un docente qualificato in ogni scuola aderente, in modo da svolgere attività di consulenza e supporto all’organizzazione e allo svolgimento delle attività motorie da inserire nel piano educativo dei bambini •


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Cortina

co s a s u cc e d e in città? Anna Chiara Brighenti architetto a Cortina d’Ampezzo 200 km a nord-est di Kyoss

Il Polo “on snow” a Cortina Vie ferrate invernali Sci alpino

Cortina Winter Polo: l’appuntamento del polo “on snow” si rinnova da oltre vent’anni. Un evento nato nel 1989 sull’esempio del torneo organizzato a St. Moritz già nel 1985. La prima location fu il lago di Landro, tra Cortina e Dobbiaco, all’ombra delle ripide pareti del Monte Cristallo. Due anni dopo il torneo venne spostato sul lago di Misurina, in una magnifica posizione aperta e assolata, adagiata ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e del Monte Sorapis. Nel 2002 l’inizio di un nuovo ciclo completamente rinnovato che ha portato alla nascita del “Cortina Winter Polo Gold Cup”. Una nuova organizzazione, nuovi giocatori, nuovi sponsor, ma sempre con lo stesso spirito. Il torneo su neve di Cortina è assunto al novero dei migliori eventi nel panorama mondiale del polo, da tutti riconosciuto come una delle più affascinanti sedi di gioco. La Cortina Winter Polo Audi Gold Cup cambia quest’anno forzatamente sede. Il torneo si svolgerà dal 17 al 23 febbraio a Cortina d’Ampezzo, in Località Fiames nell’area del Centro Fondo. La superficie ghiacciata del lago di Misurina (Auronzo di Cadore), tradizionale ospite del celebre torneo ampezzano, non ha infatti raggiunto il sufficiente spessore per consentire lo svolgimento del torneo • 68

Ciaspe

Un classico intramontabile. Con discese di ogni ordine e grado di difficoltà, il comprensorio di Cortina fa parte di Dolomiti Superski, il carosello sciistico numero uno al mondo che unisce 12 località con un solo skipass per 450 impianti di risalita e 1.220 chilometri di piste percorribili. Settantadue le piste ampezzane per un totale di 120 chilometri su 1.715 metri di dislivello cui si accede grazie a 38 impianti di risalita (5 funivie, 26 seggiovie e 5 skilift). Imperdibile per i fedelissimi dello sci alpino è la Pista Vitelli, nella ski-area Tondi-Faloria dove lo scii magicamente rallenta: da sport diventa spettacolo panoramico, grazie a speciali points view allestiti lungo il percorso con soste e tappe rigeneratrici •

Salire una via ferrata in inverno è sicuramente un’attività insolita, riservata a veri appassionati. Un’esperienza per sfidare i brividi dell’alta quota, anche quando le arrampicate sembrano off-limits. Un fascino particolare lo riservano la Via ferrata Alpini al Col dei Bos (di media difficoltà) e l’impegnativa, ma di grande soddisfazione, Via ferrata Sci 18. Le guide alpine di Cortina – una delle località con maggior numero di vie ferrate che, tra le Dolomiti, hanno fatto la storia di questo sport – organizzano escursioni per accompagnare i più avventurosi in questa esperienza unica •

Ciaspe “off-line”, per assaporare appieno il lusso del silenzio e tornare a sentirsi un tutt’uno con la natura. A Cortina ci sono quattro percorsi, veri e propri paradisi della quiete, dove non un trillo di cellulare disturberà l’andare del viandante. È così che i rumori della tecnologia lasciano il posto al suono della natura. Per un tuffo nella storia è possibile visitare le postazioni militari della Grande Guerra – caposaldo di Cima Col Gallina – accompagnati da una guida alpina e da figuranti in divisa d’epoca: un percorso di un’ora e mezzo, adatto anche ai più piccoli •


Londra co s a s u cc e d e in città?

Fuggire da Londra: le scogliere di Hastings

Adatto a chi ha bisogno di uno stacco dalla vita metropolitana. La fuga da Londra è facile: 40 minuti di treno, dalla stazione di Charing Cross, siete subito ad Hastings. Ad attendervi, spiagge e passeggiate costiere di particolare bellezza. Il cammino consigliato è di 10 km e dura all’incirca 3 ore, in un anello che inizia attraversando il centro storico di Hastings, prosegue sul lungomare di Rock-A-Nore, con le sue svettanti costruzioni in legno, alte e nere, dove i pescatori mettevano le reti da pesca ad asciugare, per poi arrampicarsi in una ripida pista sulla scogliera. Troverete alla vostra destra la funicolare Oriente Hill. Si percorrono poi boschi e zone ideali per i pic-nic, fino a raggiungere la casa di Titus Oates, lo spergiuro che nel 1678 dichiarò di aver scoperto un complotto papista per uccidere Carlo II e sostituirlo con il fratello cattolico Giacomo: 80 persone furono imprigionate a alcune condannate a morte prima che lui ammettesse di aver inventato tutta la faccenda. Da qui in un attimo si arriva alle rovine del Castello di Hastings. E siete di ritorno •

Alessandra Plichero Consulente aziendale di comunicazione e relazioni pubbliche a Londra 1500 km a nord di Kyoss

Correre a Londra: la Virgin London Marathon 2013 Chiudersi in casa a Londra: meglio con la Ciclotte

Una delle maratone più note al mondo, quella di Londra, da tre anni brandizzata Virgin, si correrà il prossimo 21 di Aprile. Richiama migliaia di maratoneti (o meglio quelle migliaia che riescono a farsi ammettere) e spettatori da tutti i continenti anche per i buffi costumi talvolta scelti dagli atleti. È un evento importante per le mirabolanti cifre che raccoglie a favore di cause filantropiche. L’obiettivo di Virgin Money, la fondazione non profit che si occupa della raccolta fondi, è di raggiungere in 5 anni la considerevole somma di 250 milioni di sterline da devolvere in beneficienza, ricerca medica, sostegno di opere sociali. Si corre lungo il Tamigi, ed è vinta in genere da atleti kenioti, come nel 2011, quando il vincitore Emmanuel Mutai, la completò nel tempo record di 2:02.40 •

Tra il dubbio se correre la maratona o scappare da Londra durante la maratona, c’è una terza opzione per fare sport e farsi i fatti propri, in santa pace e pure con stile. Comprare una super cyclette anzi una Steelish Ciclotte da 8.800 sterline che, soprattutto nell’edizione limitata color oro, ha il pregio di poter stare in salotto senza sembrare un inutile ingombro di scarsa utilità. Vi potrete raccontare, quando inevitabilmente vi stuferete di usarla, che perlomeno come elemento d’arredo fa la sua degna figura •

Deloitte RAB, l’Inghilterra in bici

Dalla Scozia alla Cornovaglia in bicicletta con un bel gruppo di ciclisti più o meno allenati, ecco un sistema che piacerà tanto agli sportivi per visitare l’Inghilterra end-to-end. La Deloitte Ride Across Britain (www.rideacrossbritain.com) quest’anno si terrà nei giorni dall’8 al 16 giugno. L’intero percorso è di 960 miglia e si prevedono circa 100 miglia (160 km) al giorno tra i paesaggi più suggestivi del Regno Unito, brulle brughiere, verdi vallate, panoramiche strade costiere e maestosi altipiani. Solo per i veri appassionati di bici •

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Lo spazio commerciale del futuro prossimamente a Vicenza Lungo la Statale 246 che da Montecchio Maggiore porta a Valdagno, è prevista la realizzazione di un edificio interamente ad uso commerciale.La possibilità di comprare uno spazio al suo interno vanterà non solo il prestigio di essere inseriti una struttura nuova, concepita totalmente per le attività commerciali, ma anche, sarà di grande vantaggio la posizione strategica della stessa.

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PRESENTAZIONE DI ANGELO COLLA

l’inedito

d i N ERI P O ZZ A “Eliseo e altre persone tra città e campagna dopo il 1945”

Con questa puntata si chiude il primo dei due racconti che compongono l’inedito di Neri Pozza, quello che ha per protagonista Eliseo. L’ultima puntata sarà dedicata ad un noto personaggio vicentino. A beneficio dei nuovi lettori di Kyoss si ripete la presentazione di Angelo Colla.

Questo racconto lungo appartiene alla letteratura di memoria che Neri Pozza ha coltivato durante tutta la sua vita producendo libri importanti come Comedia familiare, Una città per la vita, L’ultimo della classe, Il pidocchio di ferro, Gli anni ideali, Libertà di vivere e L’educazione cattolica, nutriti di materia autobiografica e incentrati soprattutto sulla città di Vicenza. In quest’ultimo inedito, invece, le vicende narrate si collocano tra Valmarana sui Colli Berici, Ponte San Michele e contrà Do Rode dove abitano i tre protagonisti del racconto: Eliseo, Salvatore e Virgilio. Ma la scena principale è quella dei Berici, dove si ritira a vivere Eliseo, che permette a Neri Pozza di affrontare il tema della vita solitaria in un ambiente naturale dominato dai ritmi lenti che conciliano la riflessione e che lui, tipico uomo di città e d’azione, non aveva ancora affrontato. Chi narra è Salvatore, il nome che Neri Pozza usa per se stesso nei romanzi autobiografici, amico del più giovane Virgilio, che altri non è che Virgilio Scapin, e del più anziano (ma solo di due anni) Eliseo. È costui il personaggio principale, e dei tre il meno noto ai vicentini d’oggi. Nella realtà si chiamava Achille Girotto che fin da giovane aveva dimostrato grandi propensioni alla scrittura letteraria per cui Neri Pozza sperava di farne un autore della sua casa editrice come gli era riuscito per altri (Parise, Bandini). Ma non gli riuscì, perché quel suo amico, dice, «era di carattere selvatico e di un talento oscuro e poco comprensibile». Di Achille Girotto Neri Pozza dovette accontentarsi di pubblicare, postumo, un libretto di poesie in dialetto intitolato Primavera, all’inizio del quale dà qualche informazione sul personaggio che tornerà utile anche ai lettori di questo inedito, e

Kyoss ringrazia

che perciò trascrivo qui di seguito. «Achille Girotto, nato a Vicenza il 21 marzo 1910, qui deceduto il 3 agosto 1983. Fece studi irregolari: prima all’Istituto Industriale “A. Rossi” di Vicenza (fino al 4° anno) poi all’Istituto d’agraria “Pastori” di Brescia, dove si diplomò nel 1933. Assolti gli obblighi militari, si imbarcò, nel 1937, col fratello Giulio per l’Abissinia, attratto dalle fortune di cui sentivano parlare gli amici. I due giovani caricarono su una nave un camion, col quale percorrere le strade dell’Eritrea ad Addis-Abeba facendo moneta. Il fratello Giulio morì in un’imboscata nell’Abissinia del sud nel 1941, Achille venne fatto prigioniero da una colonna anglo-indù e trasferito in India, nel campo di Yoly. Qui visse sei anni. Rientrato in Italia nel 1947, si inventò ogni professione possibile pur di guadagnare, e fece perfino l’allevatore di trote. Morta la madre nel 1956, ed entrato in possesso della parte di patrimonio che gli spettava, Achille continuò a vivacchiare passando da un mestiere all’altro senza costruire quello che si era ripromesso, un piccolo libro di racconti e poesie». E questo tentativo fallito di fargli scrivere qualcosa in vita dà il destro a Neri Pozza per dialogare con lui sulla necessità o l’utilità della scrittura di memoria, che è il secondo tema importante che percorre tutto il racconto. Un’ultima informazione: Achille Girotto è il protagonista anche di un altro libro, Una maschia gioventù, scritto dal terzo attore della commedia narrata qui da Pozza, lo scrittore-libraio Virgilio Scapin, che – mi rivelò quando glielo pubblicai con la sigla editoriale Neri Pozza nel 1998 – si basava su un quadernetto di memorie africane dell’amico Achille •

I SUPERMERCATI ITALIANI per il contributo che ha reso possibile la pubblicazione. buona lettura 71


Kyoss - L’inedito di Neri Pozza

Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945

L

e voci maliziose che correvano sul conto di Eliseo a proposito delle ragazzine, era vero. Lo aveva assicurato un suo giovane competitore, cronista del giornale, che glie ne aveva disputata una, senza successo. “Perchè lui ha i soldi.” - diceva il cronista. Non era vero, Eliseo non barattava i favori dell’innamorata con denari, non era suo costume. Le regalava delle boccette di profumo fatto da lui. Ne aveva in casa le essenze, decine e decine di ampolle. A far profumi delicati di mughetto, di gelsomino e di altri fiori, pareva avesse imparato in Abissinia o in India, da un certo santone-pifferaio, che ammansiva i serpenti al suono del suo zuffolo. Anche Virgilio aveva raccolto la notizia dei profumi, e perché trovasse credito aggiungeva che in India, Eliseo aveva distillato alcol dai pomodori e dalle patate, insomma da ogni tubero che si prestasse; e aveva venduto il prodotto ai nativi guadagnando sacchetti di rupie-campo; che era la moneta corrente fra i prigionieri. Ora Eliseo girava al largo: sia dalla libreria che dalla mia casa sul ponte. Forse aveva ripreso in mano le carte, affondato le mani nella polvere dei giornali in mezzo ai quali erano finite, per acchiappare il filo del racconto da scrivere da qualche vecchia storia. Bisognava pure che trovasse il bandolo del suo mondo. “Quasi ogni sera/ quando ritorno dalla strada/ scrivo al tuo piccolo cuore che mi fa pena/ .” A ventun anni l’aveva scritta. “Scrivo dei muri/ della mia povera casa che non mi piace/ del campanello indifferente/ dell’orologio che non batte l’ora..../” Cose di scuola. Ma intanto le chiacchiere fastidiose sulle ragazzine di Eliseo avevano irritato Virgilio a tal punto che una sera di settembre gli fece sapere che saremmo arrivati a cena. Voleva parlargli. Eliseo fissò per le otto, disse che avremmo trovato il cancello e la porta di casa aperti, e il pranzo preparato. Lungo la strada Virgilio venne colto dal dubbio: che in tavola dell’amico mancassero alcune finezze; non per avarizia ma per distrazione. E mi trascinò nel negozio in piazza di Panarotto: ordinò prosciutto crudo, formaggio piccante, un grosso pane toscano e un fiaschetto di Brolio. Fece mettere la roba dentro un sacchetto e disse che, così armato, si sentiva tranquillo. Arrivati in contra’ San Pietro trovammo il cancello aperto; e mentre percorrevamo il brolo dicevo che Eliseo aveva imparato a fare i brodetti di pesce al tempo del suo sodalizio col De Capnist e le vasche delle trote; e che i filetti affumicati da lui dovevano essere eccellenti. La porta di casa era aperta ma nelle stanze non c’era nessuno. Soltanto la sala da pranzo, col tavolo rotondo, era coperta di pile di piatti e tegami usati con avanzi di cibo, le forchette unte sparse sulla tovaglia, le tazze col fondo violaceo. Nell’aria c’era un cattivo odore di cibi acidi. I mucchi delle stoviglie messe in pila erano enormi. “Il solito disordinato,” - aveva detto sottovoce Virgilio, come se si fosse aspettato lo spettacolo; e cominciava a portare in cucina le stoviglie e le tazze; ma l’acquaio e il ripiano erano colmi di altrettanti piatti usati, e i coltelli d’acciaio avevano macchie di ruggine. Lo avevo seguito con altri tegami e stoviglie, ma poichè non trovavo spazio per posarli li mettevo per terra. Sgomberata la tavola finimmo per liberare le sedie. Poi Virgilio, aperto un cassetto ne aveva tolto una tovaglia gialla di bucato e alcuni mantini, i bicchieri dalla vetrina. “Come riesca a vivere nella porcheria di questo caos,” - dicevo - “non capisco.” “Le bambine lo hanno distratto,” - diceva Virgilio; e metteva i due soli piatti puliti che aveva trovato nella credenza e distendeva sul primo l’involto del prosciutto. “Questo per il brodetto di pesce,” - diceva; apriva il fiaschetto del vino, ne versava un goccio. Mentre stavo seduto, incapace di parlare, Virgilio sbirciava intorno. Aveva trovato in un cassetto della credenza, una fila di bottigliette scure. “Non sono quelle dei profumi,” - diceva sorridendo - “ma per fare i vini all’istante.” Sui vetri opachi della finestra grande cadevano le tende ricamate in viola. “Sembra un paramento funebre,” - dicevo. “Perchè non sono lavate da qualche anno,” - replicava Virgilio. - “Se vorrai andare in bagno, la porta è la prima dopo l’ingresso. Non ci far caso se vedi nella vasca grande, con una spanna d’acqua, nuotare un bel ramarro verde. Lo ha catturato lui, nei dintorni della campagna con le vasche delle trote.” “E quando deve fare il bagno?” - domandavo. “Quando deve lavarsi mette il ramarro in un secchio d’acqua.” “Ma dove si sarà ficcato Eliseo?” - domandavo - “Sono quasi le nove.”


• Opera di Neri Pozza, NUDO - bronzo 70 x 31 cm. Palazzo Chiericati di Vicenza.


Kyoss - L’inedito di Neri Pozza

Infatti, fra i ricami delle tende si vedeva il cielo stellato. “Forse,” - dicevo - “i filetti affumicati sono nel frigo.” “Io, intanto,” - rispondeva lui - “mangio del mio.” E metteva in bocca pane e prosciutto. Bevette un bicchiere di vino: “Eccellente.” - diceva. Il prosciutto era quasi finito, il fiaschetto semivuoto. Pizzicava qualche pezzetto di formaggio. Dicevo: “Tu te l’aspettavi che Eliseo facesse un tiro del genere?” “Nemmeno per sogno,” - rispondeva - “pensavo che potesse tardare, e intanto noi ci saremmo bagnati il becco con questo rosolio, e assaggiato qualcosa mentre lui finiva di cuocere il brodetto di pesce. Non supponevo che ci avrebbe ricevuto col caos che c’era in tavola. Arriverà, e glie le canteremo.” Non c’era asprezza nel discorso di Virgilio, quasi volesse rispondere al disordine dell’amico con un tratto di noncuranza previsto e forse atteso. Del resto, aveva aggiunto, il brodetto di pesce non lo avrebbe nemmeno assaggiato. Quanto ai filetti di trota affumicati, beh, doveva vedere e decidere dopo che li avessi assaggiati io, sulla punta della forchetta; ma intanto continuava a girare gli occhi per la stanza come dovesse scoprire qualche cosa che, sedendo a tavola, gli era sfuggito. Notò i fili di ragno attorno al lampadario e li indicò col dito. Arrivò Eliseo che batteva la campana all’orologio di san Pietro, entrò senz’affanno, disse che si scusava del ritardo ma che aveva pensato a noi come amici di casa; cioè che saremmo entrati. Portava un sacchetto. “Vado a farvi subito il brodetto.” - diceva andando in cucina. “Lascia stare il brodetto,” - gli replicava Virgilio risoluto - “abbiamo già mangiato cose comprate per strada. Il brodetto te lo farei per te, domani, o la settimana ventura.” “Allora,” - diceva lui - “vi servo i filettini affumicati.” Aperta una credenza vi aveva tolto una terrina dove i filetti, allineati, erano coperti d’olio, per portarla in tavola. “Aspettate, vi lavo qualche piatto. Sapete,” - diceva Eliseo - “la donna di casa non viene da una settimana. E allora...” “Lascia stare i piatti e porta qualche forchetta pulita,” - dicevo io brusco. Portava delle forchettine da dessert. “Vedo che il vino è finito,” - diceva sorridendo - “adesso vi faccio un buon Borgogna.” Stavamo a guardare il suo traffico senza parlare. Virgilio aveva la bocca disgustata dal sapore dei filetti. La bottiglia da un litro, trasparente, era piena d’acqua. Eliseo l’aveva messa sulla credenza e adesso consultava le sue boccette sulla mensola. Così cominciò a lasciar cadere nell’acqua qualche goccia della prima e della seconda. Con la terza fu più generoso. La quarta l’aveva fiutata prima di assaggiare. Aveva portato sulla credenza un bicchiere. Armeggiò ancora con la bottiglietta che aveva davanti, chiuse la bottiglia e la scosse. Ancora qualche goccia presa qua e là dalle boccette, e infine alzò la bottiglia alla luce. Il liquido aveva un bel colore rubino scuro. Andò a sciacquare i nostri bicchieri; poi, guardandoci dall’alto, versò nel mio e in quello di Virgilio. “Senti, matto,” diceva costui - “non hai intenzione di avvelenarci!” “Sai il provebio,” - diceva Eliseo sorridente - “anche con l’uva si può fare il vino. Anzi si può fare un buonissimo sidro con le mele e con i fichi, basta, quando è riposato, correggergli il dolciastro e abbassargli la gradazione alcolica, che al solito è alta.” “Non farcela lunga. Versa un goccio e gusteremo il veleno.” Bevette Eliseo per primo. “Per essere un vero Borgogna bisognerebbe averlo invecchiato,” - diceva. “Un po’ più di tannino e di estratto di palissandro.” Pareva che Virgilio non credesse al suo palato. “Buono, stròlego,” - diceva e allungava il bicchiere. Eliseo versava. “Adesso, coi filetti di trota affumicata vi preparo un Sauvignon,” - diceva. “No, basta”, - dicevo - “non preparare nulla. Mi dispiace che non si sia stati insieme, la cena era soltanto un pretesto.” “Ma non sono ancora le dieci, e la sera è lunga, - diceva. “Sarà lunga per te,” - rispondevo - “l’ho capito, devi lavorare, devi scrivere immagino. Ti ricordi di quel lungo poema che avevi abbozzato, così mi hai detto, due anni fa? Questa mi sembra la notte adatta per lavorarci.” “Ma non ne ho nessuna voglia.” - diceva Eliseo - “di scrivere stanotte. Sai sono stato occupato con un affare molto laborioso.” “Si capisce da come sei ridotto” - borbottava Virgilio alle sue spalle - “la giacca infangata, strisciata di erba sul dorso, due strappetti alle maniche.” “Eh, sai, quando si è alle vasche delle trote non ci si sta mica per pensare all’abito.” “Grazie per il brodetto. Quanto ai filetti sott’olio sapevano troppo di fumo,” - diceva Virgilio. “Beh, grazie lo stesso,” - diceva Eliseo. “Di che cosa ci ringrazi?” - domandavo io chiudendo l’uscio.


Eliseo e altre persone fra città e campagna dopo il 1945 - Decimo capitolo

D

a quella sera disgraziata Eliseo era scomparso. Sapemmo che era salito al suo podere a Valmarana per i soliti inutili raccolti, starsene a guardare le colline celesti e brunite dal sole estivo. O forse parlare con quel contadino, suo familiare. “Come mai le noci, l’anno scorso, erano tutte bacate?” “Ah, la pianta era stata brinata quand’era in fiore.” “E i fichi della resta, così piccoli e senza sugo. Cosa mi dite?” “Signore” - replicava quella perla del contadino - “lo sapete anche voi che cosa succede a un albero in fiore quando si copre di brina. Ogni pianta vuole il suo clima, cadevano dall’albero i fioretti che era una pietà.” “Poveri fioretti,” - bisbigliava Eliseo. Un giorno aveva telefonato a Virgilio per avere a prestito un dizionario, e sillabato Fanfani e Rigutini come si trattasse dell’ultima novità del giorno. “Troppo vecchio, scrivi a qualche antiquario,” - gli aveva replicato Virgilio. “Cosa dici? Una bellezza di vocabolario come quello,” - rispondeva Eliseo con voce chioccia. “Una bellezza con la muffa!” - rispondeva Virgilio “Vieni in libreria a vedere quanti vocabolari nuovi sono usciti in vent’anni.” Non voleva lasciare la conversazione senza averlo punzecchiato perfidamente. Non per nulla ascoltava i pettegolezzi che correvano su di lui, da una bocca all’altra delle sue clienti lazzarone. Così gli rinfacciò al telefono non soltanto la smemoratezza e l’accidia del carattere, ma gli riferì un paio di casi ridicoli, nei quali era incappato per eccesso di entusiasmo. “Chiamiamolo entusiasmo,” - aveva sottolineato Virgilio. “Dovresti stare attento, bello mio, con le ragazzole, farti mostrare almeno la carta d’identità.” “Se mi sei amico, non devi dare ascolto a queste chiacchiere,” - aveva risposto Eliseo con voce distesa. “Proprio perchè ti sono amico parlo così. Ora sai come regolarti.” “Grazie, sono tutte maldicenze. Però si potrebbe andare a cena, una sera. Non da me. Lo so che ve la siete presa,” aggiungeva - “intendo andar fuori, in collina. Ci sono tanti bei posti dove si può mangiare e discorrere. Una sera, prima che arrivi l’autunno. Da Angelo, per esempio. Poi si sta in cortile, sotto gli alberi. Non hai un’idea quanto mi riposi il pensiero di stare lassù, in cortile, sotto gli alberi a gustare la brezza mentre viene notte...” “Va bene, va bene,” - diceva Virgilio riattaccando il ricevitore. Cosa lo avesse sviato dalle sue ipotetiche pratiche sessuali, e obbligato a lasciare la campagna, le vasche delle trote e l’idea di avviare il commercio dei filetti di pesce affumicati, lo si seppe presto. Era tornato ad abitare, con l’inverno inclemente, la sua casa in contra’ San Pietro, forse riordinata da qualcuna delle sue governanti. Pareva ne avesse una sui sessanta, segaligna, meticolosa e dispettosa, che sbrigava ogni giorno le faccende di casa. Eliseo ne conosceva gli orari ed evitava di incontrarla. Con lei che girava per le stanze, sbatacchiando le porte e facendo scrosciare l’acqua nel bagno (aveva liberato nell’orto il ramarro verde, che nuotava da settimane in cinque centimetri d’acqua), diceva di non riuscire a concentrarsi e lavorare; e Virgilio, suo confidente, gli replicava per sapere cosa stesse scrivendo. Ed Eliseo, ormai con la lingua legata, non dava titoli, nero su bianco non ne aveva bisogno, i titoli vengono ultimi. Era la solita bugia. Ma Virgilio, che di libri aveva pratica, incalzava: “Insomma, in tanti anni che scrivi, come dici tu, nero su bianco, non sei capace di mettere insieme un libretto di sessanta pagine?” Ed Eliseo: “Sicuro, un libretto. Ci sto pensando davvero. Sai che i grossi libri mi spaventano, sono pieni di fatti inutili. Voglio dire: poche pagine nuove...” “Avanti, allora,” - diceva Virgilio improvvisamente persuaso dalla codiscendenza dell’amico - “ne parlo con Salvatore. Sai, è indispensabile che il libretto esca...” “Non subito, aspetta. Sai, qualche ritocco, all’ultimo momento, è indispensabile. Uno ci ripensa... qualche giorno, insomma.” “Qualche giorno,” - echeggiava Virgilio sbirciandolo con l’occhio malizioso mentre quello usciva. Era arrivata in quei giorni da Roma una troupe di cinematografi, con l’armamentario di autofurgoni, gru, automobili; e gli operatori avevano fatto il giro dei borghi di Vicenza, alle Barche e a Santa Lucia, piazzato le loro macchine da ripresa nei posti più squallidi. Avevano, diceva un tecnico che girava col monocolo incastrato nell’orbita, bisogno di case diroccate e di gente lurida: insomma di tagli che ricordassero gli anni dell’immediato dopoguerra; ed Eliseo era stato visto col gruppo degli operatori che aveva pilotato anche in contra’ San Pietro. Bello, aveva detto l’aiuto regista, il brolo lungo col porticato che portava alle scale e all’appartamento di Eliseo; e aveva ordinato qualche ciack: tanto per vedere come assestarlo nel film, che doveva essere un film secco, crudo, senza pietà, per palati forti. Eliseo, fin dal mattino, seguiva le bande dei cinematografi; e ovunque non lo tirassero s’intrufolava coi bisognosi di informazioni; e quando era ascoltato dava alle bande ordini di marcia e di trasferimenti da una periferia all’altra della città. Saltava sul predellino di un autofurgone, e appiccato a un palo di ferro guidava l’autista per i meandri. Lo slargo di Barriera Eretenia, col teatro crollato e le macerie appena ammassate, la chiesetta lebbrosa delle Grazie e i vicoli che salivano in via Fascina, mandarono in estasi il regista.


Kyoss - L’inedito di Neri Pozza

“Ma chi è,” - gridava dentro il megafono - “chi è questo raccattapalle che conosce così bene la città?” Glielo presentarono. “Peccato che lei sia così basso di statura,” - aveva detto il regista. “Fategli un provino.” E continuava a guardarlo. “Uno e sessanta, signore,” - replicava Eliseo rizzandosi. Gli operatori lo fecero muovere tra le rovine e il suo provino venne fatto all’istante. Eliseo trovò il tempo per mettere il naso in libreria da Virgilio. “Ciao, attore,” - gli aveva strillato l’amico. “Novità, grandi novità,” - diceva Eliseo dall’uscio socchiuso. “Farai carriera,” - gli aveva replicato Virgilio - “sei tagliato per fare comedie.” “Beh, non è un mestiere onorato?” - faceva in tempo a dire Eliseo. Era scomparso, ma non così velocemente che Virgilio non facesse in tempo ad arrivare alla porta e vedere che gli correva vicino una ragazzola popputa con tanti capelli e le sottane sopra il ginocchio. Aveva belle gambe da atleta e scarpette da ginnastica. La troupe cominciò a girare gli esterni e arrivarono gli attori di gran nome. Sulla piazza la gente faceva festa a Tognazzi, il commissario Pepe, protagonista, e altre zaccole di contorno. Pareva che Eliseo, scritturato per alcune pose come ex comandante fascista, fosse ai sette cieli. Lo vestirono da seniore e venne issato su una vecchia torpedo. Andava in fuga con altri rannicchiati sui sedili e coperti dei loro mantelloni. Soltanto lui, ritto in piedi, sfidava la folla dei poveri cittadini che aspettavano il passaggio dell’automobile; e rischiò - ma questo lo raccontarono più tardi - di essere preso sotto il tiro di pomodori marci. Le macchine da presa erano appostate nei luoghi tòpici per non dover ripetere il passaggio; e quelli che risero di quella processione (c’erano altre carrette di rinforzo alla vecchia torpedo) vennero tirati in primo piano. Era andata bene, diceva il regista, buona buona, ripeteva. “Quel comandante è un attore nato. Me lo porterei a Roma se non fosse un nano. È un peccato. Ma ci verrà per alcuni interni. Me lo devo studiare.” A Roma, Eliseo ci stette quattro giorni; e quando tornò a Vicenza, scombussolato e distratto da quella avventura, salì al suo podere di Valmarana. I raccolti erano già finiti. Nessuno seppe cosa ci stava a fare. Ormai calava novembre, una pioggerella sottile aveva sfantato gli ultimi calori dell’estate di San Martino. Faceva freddo. Allora Eliseo tornò nella casa di borgo San Pietro e di là si fece vivo con Virgilio, telefonando in libreria. “Aspetto un paio di contatti importanti da Roma,” - aveva esordito - “sai, la produzione tiene molto in conto gli attori “spontanei”. Quelli di professione sono pieni di vizi teatrali; e costano un occhio. Noi, con centomila lire a posa siamo soddisfatti. Capirai, se viene in taglio il soggetto, sono quattrini sonanti.” “Mi fa piacere che tu abbia trovato la tua strada,” - diceva Virgilio con ironia - “non capita a tutti, compiuti i cinquanta.” C’era stata una pausa di silenzio. “Sai, le occasioni, magari vengono tardi,” - diceva Eliseo. “E il libretto che avevi promesso?” “Ce l’ho sul tavolo, lo sto ritoccando qua e là.” “Non ritoccarlo troppo,” - diceva Virgilio. “Sai, a furia di toccare e ritoccare, te ne stanchi. Come con le ragazzole del cinema. Le tocchi e le ritocchi, e ti viene uno stufezzo...” “Lascia perdere,” - diceva Eliseo. E l’altro, che non mollava: “Il fatto è che le ragazzole sono tante. Via una e sotto un’altra.” Avevano riappeso. I contratti dai produttori romani non erano mai arrivati a Vicenza, era passato l’inverno ed Eliseo aveva visto, in prima visione, il film, le sue apparizioni fulminee. Durante il montaggio erano state tagliate alcune scene. Soltanto quella del passaggio per il Corso, sulla torpedo, cioè quella della fuga dei camerati, aveva una sua consistenza; ed Eliseo se l’era vista e rivista senza gusto. Pareva fosse tornato a Roma di sua iniziativa ma senza successo; ed era risalito - era ormai aprile - al suo podere col brolo di Valmarana. Forse, borbottava Virgilio, questa era la volta buona perchè finisse - deluso da quella sciocca avventura - il libretto che aveva sul tavolo da anni. Bisognava che Eliseo la smettesse con le sue manie di perfezionismo. A questo punto, proprio in un angolo della libreria, Salvatore aveva detto a Virgilio di mettersi l’anima in pace. Quel libretto favoleggiato da Eliseo non esisteva. Voleva dire, non era maiscesa sulla carta dalla testa dell’amico. Si trattava di una serie di idee senza radici; perchè un libro è come un figlio nella pancia di sua madre: a un certo punto devi partorirlo, dargli aria, farlo respirare; altrimenti muore, o muore la madre. Eliseo non sarebbe morto. Quindi Virgilio non strolegasse più con le chiacchiere di Eliseo, lo lasciasse alle sue immaginazioni. Poteva vivere delle sue rendite, e vivere a modo proprio. Il problema vero era lasciarlo parlare, fantasticare senza credergli, chiudere gli occhi sulle sue vaghe follie con le ragazzole. Virgilio aveva ascoltato in silenzio. Un vecchio amico è tale, diceva Salvatore, resta tale anche se imbroglia le carte. Erano loro i colpevoli che gli avevano creduto, e continuavano a seguire le sue promesse come realtà. Dovevano divertirsi dei suoi progetti, non domandare più. Sarebbe stato lui, un giorno, a cercare quelli con i quali era vissuto, per ricapitolare la vita fra distrazioni di ogni genere; e forse sarebbe arrivato portando quel mazzetto di carte tante volte promesso e sul quale era caduta la polvere degli anni. 1986 Kyoss - L’inedito di Neri Pozza


• Neri Pozza, (Vicenza 1912-1988) Ritratto di donna, 1939 bronzo 31 x 15,5 cm.

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SAN BONIFACIO (VR) Via Fontanelle, 103 JACKPOT CASTELFRANCO VENETO (TV) Via XXIX Aprile, 8 TREVISO Via Frà Giocondo, 27 JACKPOT MONTEBELLUNA (TV) Via Piave, 74 JACKPOT MARTELLAGO (VE) Via Verdi, 2 PORTOGRUARO (VE) Via D.Manin, 65 SAN DONà DI PIAVE (VE) Piazza IV Novembre, 9 SPINEA (VE) Via Roma, 170 BELLUNO Via Medaglie d’oro, 51 GORIZIA Stazione Confinaria San Andrea GRADISCA D’ISONZO (GO) Via Udine, 5 JACKPOT SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN) Via Pascatti, 21 TRIESTE Piazza Vico, 2 JACKPOT UDINE Via Tricesimo, 2 BOLOGNA Via Aurelio Saffi, 13 BOLOGNA Piazza dei Martiri Angolo Via Marconi, 71 JACKPOT

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PORDENONE Via G.Galilei, 19 JACKPOT LUGO DI ROMAGNA (RA) Via Risorgimento, 1 FERRARA Piazza della Repubblica, 4 JACKPOT FERRARA, Via Bologna, 138 MESTRE (VE) Via Cà Rossa, 21/B Chioggia (VE) Borgo San Giovanni, 533 SAN FIOR (TV) Via Nazionale, 52 JACKPOT FELTRE (BL) Via Belluno, 47

Kyoss Marzo 2013  

Rivista per tutti gli appassionati del bello e del buongusto. Arte, design, architettura, interior, moda, libri e letture, green e natura, s...

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