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Per costruirne una che risponda pienamente ai desiderata dei fruitori, e che sia anche in grado di richiamarne di nuovi, quanto è importante la collaborazione tra progettisti e bibliotecari?

Marco Muscogiuri La collaborazione tra progettisti e bibliotecari è essenziale. Eppure molti architetti e molti amministratori costruiscono o rinnovano la biblioteca senza neanche avvisare il bibliotecario. In generale l’Amministrazione Comunale, il bibliotecario e l’architetto parlano linguaggi diversi e hanno differenti obiettivi. Agli occhi dell’architetto il bibliotecario finisce quasi per essere un ostacolo, che rallenta lo sviluppo del progetto e il pieno compimento di una certa idea architettonica. Il bibliotecario, a sua volta, non coglie l’occasione di proporre all’Amministrazione un serio rinnovamento del servizio, anzi stenta a farsi sentire. Frequentemente ho sentito dire dai bibliotecari che quella tale scelta è stata compiuta dall’architetto e che, nonostante il risultato sia esteticamente gradevole è poco funzionale. Una biblioteca bella ma poco funzionale non centra appieno i suoi obiettivi. Le biblioteche più belle, più funzionali e più innovative sono quelle nate da un dialogo tra bibliotecario e architetto: dalla British Museum Library del bibliotecario Panizzi e dell’architetto Smirke (1854), alla Stadsbibliotek di Stoccolma di Hjelmqvist e di Asplund (1927); dalla Bibliothèque Publique d’Information di Parigi di Michel Melot e Renzo Piano (1978), alla Seattle Central Library di Deborah Jacobs e Rem Koolhaas (2003). Antonella Agnoli Il fatto stesso che una domanda del genere venga posta dimostra l’arretratezza italiana in materia di strutture culturali. Non si può costruire un servizio funzionante, sia esso una biblioteca, un teatro o un museo, senza che architetti ed esperti del servizio collaborino all’interno di un gruppo di lavoro coeso, ben organizzato, che progetti insieme l’opera e poi resti insieme durante la costruzione e anche all’apertura del servizio. Questo è l’abc in qualsiasi realtà europea o americana. Oggi progettare una biblioteca è molto complesso: non si tratta più di risolvere elegantemente il problema di immagazzinare i libri e renderli disponibili in sale di lettura imponenti. La biblioteca di oggi è frequentata da pubblici molto diversi, con esigenze diverse, che cambiano secondo gli spazi e secondo gli orari della giornata. È un luogo dove si tengono conferenze, proiezioni, si ascolta musica, si usa internet e tutto questo dev’essere possibile contemporaneamente.

Qual è la condizione, sia dal punto di vista della progettazione che dal punto di vista della gestione, delle biblioteche in Italia?

Marco Muscogiuri Anche in Italia vi è un rinnovato interesse per le biblioteche pubbliche. Siamo distanti dal fervore che ha caratterizzato altre nazioni europee a partire dagli anni ‘80. Quello che da noi continua a mancare è la consapevolezza, da parte delle amministrazioni locali e del governo centrale, del ruolo che può avere una biblioteca pubblica. Vi sono diversi progetti in Italia che reputo degni di interesse. Tra quelli meglio riusciti vi sono le esperienze di Bologna e di Pesaro, dove la biblioteca è stata realizzata all’interno di edifici storici. Altri casi interessanti sono la Biblioteca delle Oblate di Firenze, la nuova biblioteca “San Giorgio” di Pistoia e la nuova “Lazzerini” di Prato. L’architettura della Biblioteca “San Giorgio” gioca un ruolo di maggiore importanza. La scelta di lasciare il grande atrio al piano terra completamente vuoto, come fosse una grande piazza coperta, è una scelta di forte impatto che difficilmente sarebbe stata assunta da un bibliotecario. Negli ultimi dieci anni sono state realizzate diverse biblioteche per lo più nelle piccole cittadine di provincia. Visitandole vedo nel progetto realizzato molte potenzialità non sfruttate. Vedo scelte architettoniche che portano diseconomie e malfunzionamenti che l’architetto non ha capito e il bibliotecario non ha comunicato. Antonella Agnoli Partiamo dal fatto che tutti i problemi in Italia sono più difficili da risolvere che altrove in quanto non si costruiscono mai edifici nuovi. Questo significa che il contenitore scelto, quasi sempre un palazzo storico, pone ulteriori vincoli al progettista e rende difficile trovare soluzioni funzionali: per fortuna ora si cominciano a riutilizzare strutture industriali dismesse che permettono una maggiore flessibilità. I progetti sono gestiti male, con troppa lentezza, le gare d’appalto vengono ripetute, o annullate a causa di un ricorso, e le biblioteche nascono vecchie proprio in un’epoca in cui ogni anno bisognerebbe pensare a un restyling. Tutto questo fa lievitare i costi, lasciando budget insufficienti per il personale, gli orari di apertura, l’acquisto di documenti.

AM architetti 97

AM architetti  

rivista della Federazione Architetti Abruzzo e Molise

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