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FOCUS

Pensare una biblioteca richiede molteplici attenzioni. Bisogna tener conto di molti parametri. Quali sono quelli improrogabili?

Marco Muscogiuri Da parte mia ho provato a individuare sette parole chiave che ritengo possano essere utili a tracciare un quadro di riferimento per la progettazione della biblioteca pubblica del XXI secolo: Accessibilità, Visibilità, Articolazione, Evoluzione, Benessere, Sostenibilità, Molteplicità. Accessibilità significa facilità d’uso, ovvero necessità di eliminare non soltanto le “barriere architettoniche” ma anche e soprattutto le “barriere culturali”. Visibilità significa facile riconoscibilità dell’edificio nel contesto urbano, facilità di orientamento all’interno dell’edificio stesso, trasparenza di parti dell’edificio per attrarre soprattutto coloro che utenti non sono. La terza parola chiave è Articolazione, che implica un’accorta definizione e distribuzione delle parti. Con Evoluzione intendo la capacità che deve avere l’organismo edilizio di adattarsi a nuovi usi. Le ultime tre parole chiave sono Benessere, Sostenibilità e Molteplicità. Una biblioteca deve essere confortevole. Io intendo la Sostenibilità sia in senso ecologico sia economico. Per la biblioteca pubblica essere molteplice significa essere democratica, ibrida in grado di rispecchiare tutte le anime di una città. Antonella Agnoli Non esistono parametri “inderogabili” se non quelli imposti dalle leggi in materia di sicurezza. Non tutti i “contenitori” sono adatti e troppo spesso in Italia si mette la biblioteca in un palazzo cinquecentesco solo perché questo è disponibile, senza interrogarsi sulla qualità degli spazi che si possono ottenere e sui vincoli di costo e di gestione che esso poi imporrà. I cittadini hanno sempre meno tempo e questo crea l’assoluta necessità di installare la biblioteca in luoghi vicini a scuole o ai centri commerciali. Un altro requisito mi sembra quello di avere molti spazi diversi che possano attirare cittadini con esigenze culturali lontane tra loro. E soprattutto è importante la cura per la qualità degli arredi. Infine, l’elemento veramente inderogabile è che ogni singola biblioteca abbia personale preparato.

La biblioteca si è evoluta. Non è più solo biblíon libro + theke custodia. Anche il contenitore acquisisce tutt’altra valenza. Quanto è importante che l’architettura della biblioteca faccia da rivelatore mediatico?

Marco Muscogiuri L’efficacia di una biblioteca dipende anche dalle scelte architettoniche e urbanistiche, dalla sua ubicazione nel tessuto della città, dalla progettazione degli spazi esterni e delle facciate dell’edificio stesso, degli spazi interni e della loro distribuzione, degli arredi e della loro disposizione. Nonostante vi siano molti esempi di architettura contemporanea nell’ambito delle biblioteche possiamo affermare che soltanto con l’inaugurazione nel 2004 della Seattle Central Library (su progetto di Rem Koolhaas e Joshua Ramus) si è compiuto un significativo spostamento verso il conferimento di una maggiore carica iconica all’architettura dell’edificio bibliotecario. Non è improbabile che Seattle possa rappresentare per le biblioteche proprio quello che il Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Ghery è stato per i musei dell’ultima generazione, portando l’architettura bibliotecaria all’attenzione dei mass-media, facendone un’icona urbana e l’emblema dell’identità cittadina. Alcuni studi indicano infatti che alla Biblioteca di Seattle è direttamente imputabile un incremento del numero di persone che visitano il centro della città pari al al 50% nel week-end e fino al 65% nei periodi di vacanza e nei mesi estivi, contribuendo per circa 16 milioni di dollari all’economia locale. La Biblioteca, a solo un anno dall’apertura, è stata direttamente responsabile di una crescita dell’economia locale per oltre 16 milioni di dollari. Il caso di Seattle e quello degli Idea Store sono forse due tra i casi più eclatanti, e da tempo le architetture bibliotecarie sono diventate un valido strumento nelle strategie di pianificazione e riqualificazione urbana e sociale. Antonella Agnoli Le grandi strutture avrebbero dovuto attirare l’attenzione di fasce di popolazione che prima si sentivano respinte dall’aspetto austero delle biblioteche e questo, in un primo tempo, è avvenuto quasi ovunque. Tuttavia non è certo che questo effetto sia duraturo nel tempo: in Francia, a 30 anni dalla legge Lang che ha portato con sé l’ondata di nuove biblioteche il numero di iscritti sembra stagnare attorno al 25% della popolazione, nei casi migliori. Certo, Seattle colpisce l’immaginazione e funziona bene ma in un’epoca di risorse scarse dubito che si metteranno in cantiere molte nuove strutture, non solo per il loro costo intrinseco ma soprattutto per i futuri costi di gestione, sempre molto elevati.

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AM architetti  

rivista della Federazione Architetti Abruzzo e Molise

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