Issuu on Google+

Dicembre 2012

Anno XXVII, Numero 2

Periodico degli studenti del Liceo Classico “Maurolico” di Messina

L’Editoriale

di Simone Salvo

ATTENZIONE: se stai leggendo queste righe dopo le 00.00 del 22 Dicembre 2012, allora sei uno dei pochi sopravvissuti all’Apocalisse! A te il compito di procreare e di salvaguardare dalla distruzione tutti i grandi traguardi raggiunti nella Storia dell’Uomo. Porta sempre con te questo numero di Koiné, ristampalo e diffondilo. Presentalo all’Umanità del Futuro come prezioso cimelio della cultura del III millennio. Il Pianeta ha bisogno di te. Venghino, Siore e Siori, venghino! Il Natale è ormai alle porte e, dal momento che Babbo Natale ha ufficialmente chiuso baracca per crisi, a farvi un regalino ci abbiamo pensato noi di Koiné, garantendovi un secondo numero pieno zeppo di freschezza e novità. E’ stato un parto difficile ma ce l’abbiamo fatta! Abbiamo lottato contro il freddo, il Tempo Tiranno e le imprecazioni del nostro Zio Paperone di famiglia, alias Dr.Cirinà, che, vestendo inizialmente i panni di Ebenezer Scrooge (in periodo natalizio il riferimento ci appare quanto mai calzante!)… (continua a pagina 3)

I 9 giorni del Maurolico - speciale occupazione Alle pagine 7, 10 e 25 Intervista a Giuseppe Ayala pag. 4

Muse The 2nd Law pag. 16

Graziella Campagna, vittima della mafia pag. 6

Incontro con Matteo Renzi pag. 9

Speciale Maya pagg. 18 e 20


Sommario Lettera dei docenti del Maurolico

pag. 3

L’Angolo della Poesia

Politically (s)correct «Mi sono detto di combattere» pag. 4 Salviamo la nostra identità recuperando lo statuto siciliano pag. 5 Campagna: la famiglia che ha attraversato il deserto Ideale di occupazione Freedom for Syria Incontro con Matteo Renzi Sonny Foschino parla al Maurolico

pag. 6 pag. 7 pag. 8 pag. 9 pag. 10

Agri-cultura

“La scuola non funziona!”

pag. 23

Donau - Danubio In un istante Mare e legno Occupazione

pag. 24 pag. 25 pag. 25 pag. 25

Voci di Corridoio A colloquio con gli alunni della 5ª F Maurobet!

pag. 26 pag. 28

La Signora in Giallo e Rosso

Black Holes and Revelations Ritornare bambini nel magico

pag. 12

mondo de “I puffi” I Social Network Quando le scelte più ovvie sono le migliori Muse - The 2nd Law

pag. 13 pag. 13

pag. 14 pag. 16

I Muse verso l’elettronica 21 Dicembre 2012 La fine di Gaia non arriverà Accettare chi è diverso

pag. 17 pag. 18 pag. 20 pag. 22

Messina e le luci di Natale disperse

pag. 29

Ipse Dixit e Discipulus Dixit Koinografia

pag. 30 pag. 32

Κοινή Il giornale libero e democratico degli studenti del Liceo Classico “F. Maurolico”, dal 1986 2


Κοινή …non ha potuto che commuoversi di fronte alla determinazione dei nostri 5 eroi, regalandoci la possibilità di dare i “natali” ad un ulteriore numero in un anno solare di grandi tagli e sacrifici per la nostra scuola. Chissà che an-

che a lui non siano apparsi in sogno i 3 Spiriti del Natale, tanto cari al prof. Caleca (che salutiamo)? Bando alle ciance, passiamo ora in rassegna i contenuti “chiave” di questo numero. N a s c e fi n a lmente Koinografia (ultima pagina a colori), rubrica fotografica a concorso, finalizzata alla selezione di uno scatto vincente alla fine dell’anno scolastico. Riconfer mata, dopo un grande successo, la rubrica di scommesse sportive Maurobet che, per l’occasione, si occuperà di tutti i grandi eventi sportivi del periodo Natalizio. Ma il Koiné non perde certamente la serietà che nel bene o nel male lo

I docenti del Liceo Ginnasio “F. Maurolico” di Messina, consci della gravità dell’ora e dei problemi di non facile soluzione che si presentano per il futuro del Paese, intendendo offrire un contributo di riflessione alla cittadinanza, già agitata da tensioni sociali, • respingono come inaccettabili le proposte del Governo Monti relative all’orario di servizio dei docenti e, in genere, ad una concezione arretrata e penalizzante della Scuola, in primis pubblica, seriamente

ha sempre contraddistinto. Anche in questo numero si affronteranno scottanti tematiche sociali, come la guerra civile in Siria, o questioni a noi più vicine, come la crisi economica. Reduci da una lunga e “gloriosa” occupazione, ci è, poi, sembrato opportuno dar voce anche ad alcune riflessioni sulle settimane di protesta appena trascorse, tra cui un interessantissimo articolo sulla conferenza tenuta dall’associazione anti-mafia “Peppino Impastato” nel corso dell’occupazione. Ma non finisce qui. In un periodo di attesa e trepidazione come quello che stiamo vivendo non potevano, ovviamente, mancare contributi sul Natale o sulla tanto discussa Fine del Mondo, prevista (non propriamente) dai Maya per il 21 Dicembre 2012 e già protagonista della testata selezionata per questo numero. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Adesso non avete più scuse: fiondatevi alla lettura del giornalino, sfogliate le pagine fino a sciuparle! Ci rivediamo a Gennaio. Forse.

danneggiata da una politica economica sorda e senza prospettive di sviluppo, chiaramente al servizio del potere finanziario; • rivendicano il ruolo centrale dell’istruzione pubblica, garanzia di giustizia sociale e di promozione dell’educazione e della scienza; • chiedono con forza l’adeguamento della retribuzione a livelli europei e strutture e servizi parimenti qualificati senza operazioni di marketing

tecnologico dalla dubbia efficacia e lontane dalla realtà quotidianamente vissuta ed affrontata; • sottolineano con convinzione la centralità e la dignità della funzione docente nella società e rifiutano le semplificazioni di comodo che vengono veicolate dai mass media con evidente intenzionalità; • contestano le soluzioni finora individuate per risolvere i cronici problemi della Scuola. Messina, 29 novembre 2012

3


Politically (s)correct

Κοινή

«Mi sono detto di combattere» Intervista a Giuseppe Ayala, uno dei giudici del maxi-processo dell’87 Valerio Calabrò 5 D 2011-12 Federica Fusco 4ª E A vent'anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino secondo lei cosa è rimasto dell'emotività di quei giorni nel cuore della gente? Credo che l'emotività di quei giorni sia rimasta e inoltre sostengo che sia cresciuta anche la consapevolezza del fenomeno mafioso. L'esempio più grande a mio avviso è stata la campagna di Addiopizzo degli ultimi anni, che ha fatto crescere il movimento di opposizione alla criminalità, cosa impensabile fino a vent'anni fa. Di conseguenza possiamo essere fiduciosi per il futuro, perché la voglia di farsi sentire non si è spenta e anzi, può e deve continuare a crescere. Lei è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia dal 1996 al 2000 e ha potuto quindi fare esperienza politica con un incarico lontano dalla pratica della magistratura. Ha potuto lavorare in libertà e soprattutto ha raggiunti importanti risultati? Guarda, il lavoro del magistrato ha delle competenze e dei limiti abbastanza definiti: è delegato unicamente ad applicare la legge. In Parlamento è diverso perché li si fanno le leggi e quindi si è in un ambito che è puramente gestionale e non di applicazione pratica. Devo dire che l'esperienza politica mi ha arricchito, e mi ha permesso anche di capire molte di quelle cose che, se avessi continuato a fare il magistrato, non avrei capito. La giustizia Italiana, in quanto a tempistica, è una delle più lente al mondo. Recentemente la Banca Mondiale degli Investimenti ha esaminato 181 paesi sotto l'aspetto giuridico, e ci ha posizionati al 156° posto, preceduti addirittura dall'Angola e dal Gabon, cosa veramente scandalosa. Qualsiasi

4

tentativo di sistemare il nostro sistema è stato annullato: nel 1996-97 io insieme al ministro presentammo un disegno di legge proprio incentrato sulla contrazione dei tempi… non se ne è fatto niente e sono passati sedici anni. Questo mi induce a pensare che in Parlamento non ci sia una maggioranza disposta a offrire al cittadino un sistema più agile, e mi fermo qua. Ha smesso di fare politica dal 2006 ed è tornato a svolgere il suo lavoro di magistrato. Ma sul Corriere della Sera del 18 Febbraio 2006 aveva criticato chi dopo aver fatto esperienza politica torna a vestire la toga. Può spiegarci questa contraddizione? Continuo a pensarlo oggi. Nessun ostacolo può essere frapposto all'eventuale passaggio di un magistrato in politica, perché il diritto di elettorato passivo non può essere tolto a nessuno. Il percorso inverso però a mio avviso è impraticabile, in quanto l'arrivo in Parlamento annulla l'imparzialità del magistrato, che invece dovrebbe essere sempre super partes. Io sono rientrato per una ragione che può risultare banale: dopo trentaquattro anni di contributi mi è sembrato assurdo buttarli via così, ma ho comunque evitato di collocarmi in sedi di primo piano, come Palermo, e sono andato come consigliere alla Corte d'Appello dell'Aquila, in modo che ogni decisione non fosse solo mia proprio perché è un organo collegiale. Ho ritenuto che fosse l'atterraggio più morbido, fermo restando che sono e sarò sempre convinto di quello che dissi sei anni fa, tant'è vero che presentai un disegno di legge, poi arenatosi purtroppo, per far si che i magistrati dopo l'esperienza parlamentare rientrassero non nell'avvocatura dello Stato ma nella magistratura contabile. in ogni caso

ora non faccio più il magistrato, ma il pensionato (ride ndr) Tornando un po ai fatti degli ultimi giorni, lei come commenta la frase del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso riguardante un premio da dare al Governo Berlusconi per la lotta alla mafia? Io sono molto amico di Piero Grasso, lo conosco abbastanza bene, da quando scrisse la sentenza del Maxiprocesso. Ho potuto incontrarlo qualche giorno fa ma non ho avuto occasione di chiedergli il perché di questa frase Tutto quello che posso dire è che non sono d'accordo. In conclusione vuole dare un messaggio ai giovani per il loro futuro? Non c'è da fare preamboli: il futuro siete voi. Oggi il mestiere di “giovane” e oggettivamente più difficile rispetto al nostro. Subite quotidianamente una politica dissennata, basata sul consenso sempre e comunque, sull'elettorato da convincere in ogni modo. Questo mi ricorda una frase di Alcide de Gasperi: “il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle prossime generazioni”. Non sarà in ogni caso il governo Monti a salvare questo paese, ma sarete voi, e anche per questo vi invito a non escludere a priori l'impegno in politica. Bisogna quindi ESSERCI, perché se ci sei conti, e se conti non avrai bisogno sempre di aiuto dall'alto.

“Oggi il mestiere di “giovane” e oggettivamente più difficile rispetto al nostro”


Politically (s)correct

Κοινή

Salviamo la nostra identità recuperando lo statuto siciliano Cinzia Orlando 5ª C Durante i nove intensissimi giorni in cui il nostro Liceo è stato occupato si sono susseguiti numerosi dibattiti che hanno contribuito alla nostra formazione come cittadini. Il messaggio più grande che è emerso dall’intera protesta è di totale dissenso nei confronti di chi, esente dal suo ruolo di rappresentante del volere del popolo, legifera dimentico della funzione puramente formativa e assai lontana da qualsiasi speculazione economica della scuola. Il nostro supporto come cittadini va ad uno Stato e ad un territorio, quello italiano, che non vogliamo abbandonare ad una politica che non rispetta più gli antichi, ma sempre validi, valori per cui si è lottato: Patria e Nazione. Noi Italiani siamo accomunati, e per questo ideologicamente “fratelli”, da un intenso percorso storico, da eroi ma soprattutto da una tradizione culturale che non deve essere vanificata. Il nostro supporto come studenti va, invece, alla stessa scuola della quale non siamo semplici frequentatori, ma soggetti attivi. Infine, il nostro supporto come Siciliani va all’autonomia, per ora non effettiva, della nostra Regione, con la speranza che chi ci governa riprenda in considerazione i nostri diritti enunciati dal nostro Statuto. Proprio riguardo lo Statuto Siciliano si è tenuto un dibattito, con la gentile presenza di Gianluca Castriciano, dell’associazione “La Sicilia ai Siciliani”, che si è poi rivelato fondamentale per la presa di coscienza dei diritti che ci spettano come Siciliani. Come dice G. Castriciano “Non far cono-

scere i propri diritti è un buon modo per impedire che essi vengano rivendicati”. Lo Statuto entra in vigore il 15 maggio 1946 ma una Costituzione era già stata scritta nel 1812, ancor prima dell’unità d’ Italia, in opposizione al feudalesimo ed ai privilegi nobiliari,che, grazie all’opera di pochi illuminati, richiedeva la libertà di stampa,l’obbligatorietà dell’istruzione, una legislazione sanitaria e il riconoscimento delle principali libertà individuali. Quello siciliano è il primo Parlamento del mondo, insieme alla sua bandiera, e la Costituzione di Palermo è risultata modello per numerosi regimi. E’ inoltre simbolo di libertà e di lotta contro l’oppressore. Infatti, a partire dal 1820, con i moti siciliani, fino al 1848, con il movimento rivoluzionario palermitano, si sono succedute forme di lotta, duramente represse dalle truppe borboniche, per rivendicare l’autonomia. Soltanto dopo la seconda guerra mondiale si inizia a parlare di Statuto Siciliano come risarcimento per i danni subiti dai governi di Roma e come simbolo di autosufficienza. Consacrata l’indipendenza nel 1946, già dall’anno successivo, inizia quel processo di opposizione, da parte del Parlamento di Roma, alla stessa autonomia concessa. Come dice Ludovico Corrao : “ Fin dal primo momento che fu concesso lo Statuto dell’autonomia furono messe in atto tutte le strategie possibili ed immaginabili per svuotarlo di senso, significato ed agibilità”. Nel 1957 fu, infatti, abolita l’ Alta Corte, che aveva il compito di rappresentare la Regione Siciliana nelle controversie con lo Stato. Il potere cen-

trale ha, inoltre, sempre avversato l’attuazione dei principi più innovativi dello Statuto, come quello enunciato dall’articolo 37 che afferma che le aziende che hanno lo stabilimento in Sicilia devono pagare le tasse in tale regione e non dove hanno lo stabilimento legale. L’invito a tutti noi cittadini, che sorge spontaneo dopo essere venuti a conoscenza della storia che vi è alle spalle dell’autonomia della nostra regione, è quello di informarsi per poter rivendicare ciò che semplicemente ci spetta; ovvero, l’autonomia legislativa, cioè il potere della Regione di emanare leggi proprie nell’ ambito dell’agricoltura, dell’industria, dell’organizzazione dei Comuni e delle Province e anche della pubblica istruzione. Un altro appello va sicuramente al nostro nuovo Presidente con la speranza che egli cominci una battaglia contro tutte quelle che forze che vogliono affossare l’identità e l’autonomia del popolo siciliano. I valori propugnati da una classe dirigente nella quale, già nel 1812, non si poteva avere più di due cariche, non si riceveva una ricompensa e non si poteva offrire pranzi o cene agli elettori dovrebbero essere ripresi in considerazione e gridati ad alta voce affinché la nuova classe dirigente ricominci a fare quello che è semplicemente il suo lavoro: rappresentarci!

Non far conoscere i propri diritti è un buon modo per impedire che essi vengano rivendicati”

5


Politically (s)correct

Κοινή

Campagna: la famiglia che ha attraversato il deserto Giulia De Luca 5ª A Immaginate di vivere una vita tranquilla, in una piccola città siciliana, con un modesto mestiere che però vi permette di condurre una vita dignitosa. Avete lasciato la scuola a 17 anni, perché la famiglia è numerosa e volete dare presto una mano. Vivete a metà degli anni ’80, fare così è ancora abbastanza valido e quando vi offrono un impiego in nero in una lavanderia non perdete altro tempo. Un giorno, dentro una camicia, trovate il documento di un certo Gerlando Alberti junior, nipote latitante di un noto mafioso. Subito, però, arriva il proprietario, cliente affezionato che conoscete bene ma che si era presentato con un nome diverso. Lo strano caso del giorno si chiude qui, non ne fate parola a casa per non far preoccupare nessuno e decidete di dimenticarvene anche voi. Pochi giorni dopo trovano il vostro corpo torturato da cinque colpi di fucile in un paese vicino. Improvvisamente non avete più diciassette anni, né una famiglia o un fidanzato, né un lavoro normale nella città dove siete nati. Sembra la trama un po’ illogica di uno strano film, in cui una ragazza estranea al mondo della mafia viene coinvolta in un giro molto più grande di lei per un insulso errore. Un nome che non avrebbe dovuto essere letto. Invece è una storia vera, il luogo è Villafranca Tirrena, l’infelice protagonista si chiamava Gra-

6

ziella Campagna e mai avrebbe immaginato di diventare il volto dell’antimafia, il 12 dicembre di 27 anni fa. Quest’anno la giornata in ricordo di Graziella si è svolta nella palestra comunale di Saponara intitolata a lei. Il nome scelto dal fratello Pasquale per la conferenza è “L’impegno oltre l’indifferenza” . ‘Come se si potesse restare indifferenti davanti a una storia del genere!’, si potrebbe pensare. Invece, nel 1996 fu la famosa trasmissione “Chi l’ha visto?” a portare l’at-

tenzione mediatica su questa vicenda, che fino a quel momento aveva persino incontrato la noncuranza di maresciallo e magistrati. Giorno 12 dicembre, però, Pasquale Campagna ha voluto comunque aprire la conferenza con un ringraziamento: ai dirigenti e ai professori, ma soprattutto agli studenti che a scuola imparano cos’è la legalità e mettono paura alla mafia. È intervenuto anche il deputato regionale Giovanni Ardizzone, da sempre vicino alla famiglia Campagna, che ha ricordato i meriti di magistrati e forze di polizia “per le batoste date alla mafia che c’era e c’è ancora”. Ha inoltre dato voce alla volontà dei cari di Graziella di istituzionalizzare un premio a suo nome,

obiettivo che sarà probabilmente conseguito dall’anno prossimo. Un commosso sindaco di Saponara, Nicola Venuto, ha deciso di aprirsi agli invitati nella palestra ricordando le sensazioni di quando era un bambino, compagno d’elementari della sorella minore di Graziella, che si spaventava per la scomparsa della ragazza. Quando il nonno un giorno tornò dicendo che l’avevano trovata che “dormiva in eterno”, capì che non doveva avere paura, come i saponaresi, come tutti i siciliani che cercano la legalità nella vita quotidiana. Hanno voluto denunciare il comportamento omertoso delle principali reti televisive, quali Mediaset e Rai, i due attori della fiction “Vita rubata” Guia Aiello e Alessio Vassallo, poiché “propongono l’immagine del mafioso come un cristiano devoto che prega sempre” e che, inizialmente “avevano bloccato la produzione della fiction per sei mesi”. Vassallo ha parlato direttamente ai numerosi ragazzi presenti dicendo che il cambiamento deve partire dalle scuole e dalle famiglie attraverso il dialogo e l’interesse per questa vicenda, perché “quello che ci fotte è l’atteggiamento mafioso”. Modi di fare e pensare che si tramandano di generazione in generazione, senza avere bisogno di essere figli di un famoso latitante. Lo scout Andrea Mazzù ha ricordato di quando, da piccolo, gli intimavano di stare attento perché avevano trovato in campagna una ragazza morta, e ha


Politically (s)correct

Κοινή definito i parenti di Graziella “la famiglia che ha attraversato il deserto”. Un deserto di indifferenza, paura, omertà, vergogna, che ha reso la ragazza “martire dell’innocenza”. Ma anche “vittima della corruzione”, come ha specificato il magistrato Minasi: “Graziella non sarebbe morta se a Messina non ci fosse stato un contesto di interessi economici e politici che dovevano essere occultati”. Ma, come ricorda Umberto Di Maggio, “sbaglia chi pensa che in Sicilia funzioni solo la mafia”, non esistono altri luoghi al mondo dove la gente comune, senza essere nelle forze dell’ordine, alza la testa ogni giorno contro i soprusi di Cosa Nostra. Ciò che funziona davvero è l’Antimafia. Ma non devono esserci più solisti nella lotta, “bisogna far funzionare l’orchestra”. Atteso e toccante l’intervento, infine, del presidente dell’associazione “Libera- contro le mafie” don Luigi Ciotti che ha ri-

cordato che così com’è importante parlare delle cose belle, lo è altrettanto parlare del male. Perché non si può essere “cittadini a intermittenza. Sono troppi quelli che dicono di commuoversi, c’è bisogno di muoversi, invece. A partire dalla nostra Costituzione, il primo testo antimafia italiano”. A parlare di onestà sono quelli che la calpestano tutti i giorni, ma non basta prendersela sempre con la politica. Infatti ha ricordato i 291 sindaci minacciati e attaccati nel nostro paese, che hanno scelto la via dell’onestà, usando non “parole vuote, ma di carne”. Non si è risparmiato nemmeno per il mondo della Chiesa, definendolo “colluso”, ammettendo che “troppo spesso è rimasto a guardare”, mentre il Vangelo intima la paressìa, cioè il parlar chiaro, il contrario dell’ipocrisia. Parlare chiaro è sinonimo di cultura e la cultura è libertà. Ha concluso ricordando le parole del cardinale Carlo Maria Martini, che de-

finì la solitudine, la corruzione e la violenza “peste”; allo stesso modo le mafie sono “la peste del nostro paese”. Un incontro con una partecipazione inaspettata che si è concluso con l’esplicito riferimento al “Maurolico” da parte della dirigente di una scuola di Saponara, che ha definito il nostro istituto “garante di una vera rivoluzione culturale”, perché negli anni passati non c’era il coraggio di parlare così apertamente di mafia con conferenze e dibattiti. Non sappiamo come reagì la nostra scuola poco meno di trent’anni fa, il giorno della tragedia di Graziella, ma oggi certamente la sua storia non smette di creare sgomento di anno in anno. Ma la rivoluzione si fa con l’azione provocata dall'indignazione, lo sgomento di certo non basta. A Graziella: avevi la nostra età e probabilmente i nostri sogni, la tua morte non sarà vana perché ci somigli e ti porteremo con noi ovunque.

Ideale di occupazione Francesco Ravesi 4ª E Prima di tutto vorrei che ogni lettore si facesse una domanda: come ho vissuto quest'occupazione? Perché ciò di cui voglio parlare non è solo dei contenuti e dei perché di essa, ma sull'impatto personale che ha avuto su ciascuno degli studenti. Ebbene,

abbiamo imparato a vedere la nostra scuola in maniera diversa; non mi stancherò mai di dire che il luogo in cui ogni giorno viviamo gioie e dolori è diventato la nostra casa, abbiamo visto ogni giorno la scuola sotto occhi diversi, abbiamo stretto e rafforzato rapporti di amicizia, abbiamo contribuito come singoli alla formazione di un'unità scolastica. La mia riflessione infatti si posa proprio su questo: il pensare collettivo e unitario è qualcosa su cui non riflettiamo quasi mai durante una normale giornata di attività didattica,

non ci viene naturale di pensare che i singoli possano formare qualcosa di autonomo, potente e bellissimo, quale è la nostra scuola. Abbiamo dato dimostrazione di tutte queste caratteristiche, abbiamo dato prova di essere capaci di gestirci e sostenerci l'un l'altro. L'obbiettivo a cui queste mie poche parole sono mirate è farvi riflettere per qualche secondo su questa occupazione, non solo al divertimento, all'informazione e all'apprendimento in essa, ma a come abbiamo vissuto tutti i momenti in unità gli uni con gli altri.  Grazie, Maurolico; ma non è un mio ringraziamento fatto a voi, bensì la nostra voce collettiva che ringrazia i singoli. 

7


Politically (s)correct

Κοινή

Freedom for Syria Federica Bucolo 5 A Nonostante sia ormai trascorso più di un anno dall'inizio delle proteste in Siria, oggi questo paese e questa popolazione non gode della dovuta attenzione da parte di molti paesi europei. Siamo troppo impegnati dalla nostra quotidianità, dai nostri ritmi frenetici e i media, chi più, chi meno, hanno dato un piccolo spazio quasi irrilevante a questo problema, perché troppo ossessionati da vicende più importanti, come il ritorno del carissimo Silvio Berlusconi, o la gravidanza di Kate Middleton, o addirittura la primogenita della coppia Fico-Balotelli. Parallelamente a tutto ciò, molto vicino a noi, abbiamo un paese ridotto a brandelli e neanche lo sappiamo. Un paese dove ogni giorno si combatte contro la violenza disumana del regime dittatoriale di Bashar el Assad che, secondo le stime dell'ONU, ha causato la morte di più di 9 mila persone. E non si tratta di semplici proteste represse nel sangue. Si tratta di una lunga guerra civile che va avanti da più di un anno e che vede coinvolti soprattutto giovani universitari, che nella migliore delle ipotesi perdono la vita. Dico "migliore delle ipotesi" perché alla stragrande maggioranza spetta un destino ben peggiore, fatto di prigionia, di torture fisiche e psichiche insostenibili inflitte dall'esercito di Assad. Ci troviamo di fronte ad una situazione che va ben oltre alla negazione di diritti quali, la libertà individuale, religiosa, o l'uguaglianza sociale. Il regime di Assad nega ogni giorno tutti i diritti umani dell'individuo e soprattutto quello più importante: il diritto alla VITA! A testimonianza di ciò che accade ogni giorno in Siria, la venticinquenne Aya Homsi, blogger italo-siriana, sta dedicando il suo tempo, le sue forze e le sue conoscenze ad una lotta virtuale contro il regime di Assad, soprattutto per far cono-

8

scere questa realtà all'ignara popolazione italiana. “Dicono che morirò presto ma è giusto che l'Italia sappia cosa fanno a Damasco”, sono proprio queste le parole che Aya non smette di ripetere ai pochi media che si stanno interessando alla vicenda, e ai pochi interessati che la seguono sul suo blog e sul suo gruppo Facebook Vogliamo la Siria libera. Insieme a tanti altri ragazzi italo-siriani, Aya attraverso internet, raccoglie le migliaia di informazioni provenienti da coloro che stanno combattendo attivamente in Siria. Ciò che, secondo Aya ha fatto crollare una parte del muro di silenzio che si era eretto riguardo la guerra civile, è stato l'intervento dei giovani ventenni cha hanno "trascinato in piazza i vecchi". Giovani ventenni che accomunati dalla speranza di poter finalmente vivere in un paese libero, si espongono ad un costante rischio e che pensandoci bene, riderebbero delle patetiche e ripetute polemiche sulle tipologie di protesta di noi studenti italiani, proprio perché sanno che il tempo è prezioso e non bisogna perderne neanche un istante. Soprattutto quando l'obiettivo da raggiungere prevede un precario equilibrio tra la vita e la morte. Questi giovani inoltre, chiedono l'appoggio e il sostegno perché non si rassegnano al mancato e ingiustificato intervento dell'ONU. Come ben sappiamo l'Organizzazione delle Nazioni Unite è l'organizzazione per eccellenza che si occupa della cooperazione internazionale in materia di sviluppo economico, culturale, di diritti umani e di sicurezza internazionale, volti al mantenere la pace. Proprio per questo, sono da ricercare i motivi per i quali non si è ancora deciso l'immediato intervento contro il regime dittatoriale di Assad. L'organo dell'ONU al quale compete il deliberare l'intervento in caso di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale è il Consiglio di sicurezza, formato da 15 stati, 5 dei quali sono

permanenti. Ebbene, i 5 stati permanenti, Russia, Cina, USA, Inghilterra e Francia, hanno il potere di ostacolare un possibile intervento, poiché un loro voto negativo costituisce un veto. E sono proprio le due superpotenze Russia e Cina che si sono avvalse negli ultimi nove mesi del diritto di veto al voto per l'intervento risolutivo in Siria, e si pensa che come sempre alla base di tutto ciò, ci siano dei rapporti "amichevoli" tra il regime di Assad e le due superpotenze. Questo costituisce un'ennesima conferma al fatto che l'ossessione nei confronti del potere e di ciò che può costituire una fonte di ricchezza, diventa più importante di tutto il resto, più importante della salvaguardia della vita umana. Ci troviamo nell'orbita di un circolo vizioso che forse non finirà mai, fatto di puro egoismo, di disumana violenza, e di mera ipocrisia. E come se non bastasse situazioni come queste, che non sono poi tanto lontane da noi vengono totalmente ignorate e oscurate da altre tipologie di notizie ritenute dalla massa più interessanti. Si direbbe che uno dovrebbe imparare dalla storia. Parliamo tanto del "non dimenticare" gli errori del passato e siamo poi i primi a non saper riconoscere una realtà altrettanto grave di negazione di diritti umani. Un piccolo passo verso il cambiamento sarebbe anche solo il "guardarsi intorno", così da poter trovare innumerevoli spunti di riflessione che non fanno mai male e che fino a prova contraria non hanno ancora ucciso nessuno.

“Dicono che morirò presto ma è giusto che l'Italia sappia cosa fanno a Damasco”


Politically (s)correct

Κοινή

Incontro con Matteo Renzi Il rottamatore d’Italia incontra i siciliani Antonino Raffa 4ª E Cari ragazzi e ragazze mauroliciani, giorno 3 Novembre 2012 mi sono recato presso il palacongressi di Taormina per seguire il comizio di Matteo Renzi, candidato alle primarie del centrosinistra. Giunto a Taormina con un pullman messo gratuitamente a disposizione dai membri del comitato “Matteo Renzi, Adesso!", mi sono recato al palacongressi in compagnia di un ex allievo del maurolico, Claudio Staiti, direttore della testata giornalistica del nostro regio liceo per due anni. Matteo Renzi, arrivato a bordo del suo camper, si è mostrato subito cordiale e affettuoso con i presenti, e soprattutto con i giovani. Senza perdere tempo si è lanciato immediatamente nel suo lungo discorso. Ha discusso a lungo su temi a noi cari come la crisi economica, le primarie, la carenza di lavoro per i giovani

e per le donne e infine ha parlato di una delle parole che lo hanno reso più famoso, la cosiddetta “rottamazione”. Per risolvere la crisi economica ha proposto lo sfruttamento dei fondi europei che ancora sono stati sfruttati solo al 50 percento, la riduzione del cumulo fiscale che grava sui lavoratori dipendenti, e il conseguente aumento dei posti di lavoro suffragato da una sempre minore gravosità del fisco. Le primarie, dal momento che le regole per il loro svolgimento sono state cambiate dall'ultimo congresso del partito, hanno regole diverse rispetto a quelle precedenti. Purtroppo potranno votare esclusivamente i maggiorenni, e ciò comporterà un notevole svantaggio per Renzi, il quale aveva volto la propria campa-

gna elettorale verso la sensibilizzazione dell'elettorato giovanile. Dopodiché ha precisato che la corrente del PD farcente capo a lui stesso non intende rottamare i “vecchi” del partito soltanto per quanto riguarda l'età anagrafica, ma perché la la classe dirigente attuale di è dimostrata inidonea a provvedere alle necessità del paese, perdendosi varie volte in arzigogoli e giri di parole. Infine Renzi, dopo essersi scambiati opinioni con i presenti ed interloquito con i più giovani, ha salutato calorosamente il pubblico.

9


Politically (s)correct

Κοινή

Sonny Foschino parla al Maurolico L’associazione “Peppino Impastato” interviene all’occupazione Dario Morgante 2ª D Quando guardandoti attorno vedi una centinaia di ragazzi, proprio come te, con gli occhi sbarrati, le orecchie aguzze e una sorta di piacere nell'ascoltare, ti rendi conto che quello a cui stai assistendo non è una semplice conferenza trita e ritrita sulla mafia, ma è qualcosa di più, una trasmissione di valori fondamentali, un insegnamento per la vita. Quello che Sonny Foschino, presidente dell'associazione "Peppino Impastato" di Brolo, ha detto, anzi urlato, il 30 novembre, nonché quinto giorno dell'occupazione, nella II B, utilizzata come sala dibattiti e conferenze, ha rivoltato gli animi di quei tanti ragazzi presenti e attivi nella discussione. Dopo la presentazione di sé e dei suoi compagni, quell'uomo dalla barba nera, gli occhiali e il volto giovanile prova a testare la nostra preparazione sull'argomento elencando nomi di molti personaggi di spicco degli anni 70/80, due decenni in cui si svolgono avvenimenti di importanza immane per l'Italia, dove si alternano uomini politici corrotti, continui attentati e la mafia diventa sempre più potente: per alzata di mano Sonny cerca di capire chi conosciamo e cosa sappiamo riguardo quella lunga lista di nomi. Ed ecco che si incentra l'attenzione su Peppino Impastato, ragazzo di Cinisi, e fondatore di Radio Aut, nella quale criticava la mafia definendola una "montagna di merda" e raccontava la verità su Gaetano Badalamenti, importantissimo membro di Cosa Nostra. Peppino diventava

10

sempre più fastidioso per la mafia, per i mafiosi e per gli abitanti stessi di Cinisi, fedeli alla spregevole legge dell'omertà. Ebbene, il 9 Maggio 1978 Peppino Impastato fu ucciso, esploso sui binari di un treno. Per i più colti e informati questa data ricorda di certo un'altro avvenimento importantissimo della storia italiana: il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. Una casualità possono pensare in tanti; invece no: la morte di Peppino non doveva fare notizia, nessuno doveva parlare di lui. Ma la cosa più sconvolgente non è stata sicuramente l'assassinio in sé, ma tutto ciò che avvenne dopo: la morte di Peppino Impastato fu considerata un suicidio e per anni egli è stato ritenuto "un sindacalista di sinistra morto suicida". Ora il discorso si allarga e Sonny comincia a parlarci degli anni 70 in generale: questo decennio è stato caratterizzato da numerosi fatti che hanno scritto la storia dell'Italia; vari attentati come quelli a Bologna o a Brescia, la morte di Aldo Moro, l'ascesa del comunismo, il governo di Andreotti, il Papa di trentatré giorni e le numerose proteste giovanili . Proprio su questo punto adesso si concentra la conferenza: i giovani, secondo Sonny, sono il futuro e il presente dell'Italia, sono coloro che devono cambiare il paese e per questo (nel corso dell'incontro) non si è mai stancato di farci i complimenti per un'occupazione pulita e ordinata, senza alcuna violenza e dall'alto profilo culturale (basti pensare ai numerosi dibattiti e conferenze organizzate). Negli anni settanta però,

una protesta giovanile non era mai priva di violenze o scontri tra i ragazzi e la polizia e tutto questo per una "genialata" dell'allora presidente degli interni Cossiga: facendo infiltrare dei violenti tra le masse dei ragazzi, si creava infatti un caos tale da poter intervenire con manganelli e fumogeni non per prendere i malcapitati venuti a far valere i propri diritti, proprio come abbiamo fatto e continueremo a fare noi Mauroliciani, ma per massacrarli: l'ordine non era infatti quello di arrestare i manifestanti, ma dovevano essere colpiti con violenza. Un'idea alquanto subdola e agghiacciante, pensata da un "uomo" rimasto al potere per decenni. La rabbia negli occhi di Sonny cresce sempre di più quando comincia a parlare di P2, di Andreotti , di Berlusconi e degli attentati a Bologna e Brescia, attribuiti a gruppi terroristici con interessi politici, ma in realtà effettuati dagli stessi personaggi al potere. Lo stato, quello con la S minuscola, è stato infatti il mandante dell'assassinio di Moro, Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa. Un paradosso, sembrerebbe: lo Stato che uccide i propri cittadini, ostacolando la verità, eppure… E proprio in questi anni comincia ad affermarsi il

La morte di Peppino Impastato fu considerata un suicidio e per anni egli è stato ritenuto “un sindacalista di sinistra morto suicida”


Politically (s)correct

Κοινή

rapporto Stato-Mafia e, se si pensa che la Mafia non è nient'altro che l'anti-Stato, ci viene da chiederci: perché tutto questo? Il motivo è semplice: avveniva un continuo scambio di favori, di uccisi, di investimenti illegali, di soldi regalati. D'altronde come diceva, purtroppo usiamo l'imperfetto, Paolo Borsellino, uomo di cui non bisogna fare presentazioni, "politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo". Ed ecco che la mafia, quella con la coppola e la lupara, diviene aristocratica, si veste con giacca e cravatta e non vive in bunker sotterranei ma nei palazzi del potere; si infiltra in tutte le attività più importanti e illegali del paese, estende il proprio territorio e allarga i propri orizzonti. Gli anni settanta vedono allora tre grandi poteri che decidono le sorti del paese: il potere dello Stato, quello della Mafia e quello della Chiesa. Sì, la chiesa aveva ed ha un potere incontrastato, disponeva di miliardi e miliardi di beni mobili e immobili, aveva (ed ha tutt'ora) una banca chiamata IOR

di cui si sa ben poco. Da qui si può spiegare la morte di Papa Luciani (Giovanni Paolo I): egli infatti morì misteriosamente dopo solo 33 giorni dalla sua elezione al Pontificato, trovato senza vita il 28 settembre 1978. La versione ufficiale data dal Vaticano é quella di un infarto miocardico, ma i dubbi sono molti: egli infatti voleva fare chiarezza sui beni della Chiesa, riformando lo IOR, allora gestito da Paul Marcinkus. L'idea di un omicidio è anche fomentata dal fatto che il Vaticano vietò qualsiasi genere di autopsia, forse per nascondere le prove di un assassinio? Il verbo "nascondere" è da decenni il cardine principale dei governi che si sono succeduti a capo del nostro paese: nascondere la verità tramite i media e la scuola,decidendo cosa bisogna studiare e cosa no, perché un popolo ignorante conviene a tutti, è facile da maneggiare e ben influenzabile. La verità ha sempre fatto male a chi ha guardato dall'alto il Paese, da Mussolini a Berlusconi, passando per Andreotti e Cossiga, che non hanno fatto altro che limitare le nostre capacità di

pensiero e il nostro sapere. E qua la scuola e i professori svolgono un ruolo essenziale: loro devono aprire le nostre menti, utilizzare i programmi ministeriali solo come linee guida, senza seguirli alla lettera, aprendo dibattiti di natura politica e magari tralasciando sumeri e babilonesi per parlare di personaggi come Falcone e Borsellino. Rendere ogni ragazzo capace di pensare e decidere. Sonny Foschino, personaggio a me sconosciuto fino a quel trenta novembre, non ha semplicemente parlato di mafia, lui ha urlato il suo disprezzo e la sua indignazione a centocinquanta ragazzi ipnotizzati dalle sue parole, ha dato consigli e soluzioni, ha esortato tutti ad essere attivi anche fuori dalle mure scolastiche, a gridare le nostre idee senza paura, perché noi possiamo fare la rivoluzione. Spero che io, semplice ragazzo di secondo (o quinto, fate voi!), abbia trasmesso anche a una sola persona (d'altronde Manzoni aveva una ventina di lettori) gli stessi ideali di giustizia che in quella piccola aula Sonny ha manifestato liberamente.

11


Agri-cultura

Κοινή

Black Holes and Revelations Improvvisiamoci astrologi Adele Ferrara, Bilancia 5ª F Silvia Cavalli, Ariete 5ª F Ebbene sì, c’è ancora gente che ci crede: stiamo parlando dell’oroscopo, ovvero quel connubio di fesserie spaziali (è il caso di dirlo) che ci viene propinato da radio, riviste, quotidiani e programmi televisivi, promettendoci soldi, fortuna e amore oppure condannandoci a peste, morte e distruzione. E tutto basandosi su congiunzioni astrali, pianeti dentro altri (come quando la Luna è IN Saturno), parallassi, rotazioni, piroette e quant’altro. Come facciano poi i sedicenti astrologi a capire quali influenze possano avere i moti astrali su me, mia mamma e mia cugina è impossibile dirlo, ma forse, osannando la loro guida spirituale , il luminare Paolo Fox, trovano tutti una comune ispirazione per decidere il destino del mondo. Paolo Fox, come già detto, è la guida, la luce, la principale fonte di ispirazione e di illuminazione per tutti gli oroscopazzi: il suo sito ufficiale ci mostra il suo faccione abbronzato da dispensatore di sapienza accompagnato da un sottofondo di musica da cocktail che non può non ispirare fiducia e approvazione verso il suo operato. Evidentemente l’astrologia non è una scienza e non ha fondamenta oggettive, ma la “bravura” di personaggi come Fox sta nel saper sfruttare la credulità di tanta gente. Insomma, sono tutti dei millantatori. E questo non lo diciamo solo perché (come si è notato) non crediamo all’oroscopo, ma perché i consigli dispensati con tanta convinzione sono frutto di invenzione, come risulta evidente dal rapido confronto tra diversi oroscopi che dicono cose totalmente diverse, anche se, e questo è accertato, gli astri restano allo stesso posto per tutti. E allora perché non possiamo provare anche noi a predire il futuro? Infatti, per fare un oroscopo, non bisogna essere

12

in mistico contatto con gli astri, ma basta generalizzare episodi tipo che avvengono quotidianamente. Bilancia Lavoro: Per i nati della prima decade, attenti a non andare oltre quello che è il vostro ruolo, per la seconda e la terza grandi soddisfazioni dal progetto che stavate portando avanti. Salute: Il cambio di clima dovuto all’imminente arrivo dell’inverno vi potrebbe causare qualche fastidio, non sottovalutatelo! Amore: Non è proprio un periodo sentimentalmente fortunato! Rincontrerete una vostra vecchia fiamma, ma cercate di non ricadere negli stessi errori del passato. E così, stando comodamente seduti e senza possedere un telescopio, e neanche un binocolo, abbiamo descritto la vita dei 2/3 di Bilance del mondo. Visto com’è facile? Aggiungete un po’ di suspance con una classifica dei segni e leggetelo con voce sicura di chi è certo di pronunciare tutta la verità, nient’altro che la verità: diventerete così anche voi credibilissimi astrologi. Infatti chissà quanta gente si sarà presa un raffreddore in questo periodo, a quanti sarà capitato di rivedere dopo tanto tempo un ex.. e se per caso c’avevi rifatto un pensierino.. NO! È Paolo che te lo vieta! Proviamo adesso a creare un oroscopo meno generico per vedere se gli effetti sull’uditorio sono gli stessi. Ariete Lavoro: per i nati nella prima decade, potreste essere beccati nel vostro ufficio nell’atto di scimmiottare il vostro superiore mentre i vostri colleghi si sganasciano dalle risate- il vostro capo potrebbe non essere contento. Per la seconda e la terza, finalmente porterete a compimento il vostro più grande progetto lavorativo:

quello di prendervi un mese per malattia e in realtà andare alle Maldive senza essere beccati. Salute: ti sei dimenticato la giacca da tua nonna, l’ombrello in auto e tua sorella ti ha fregato la sciarpa perché si abbinava con le sue scarpe, ergo ti sei preso un raffreddore epico. No problem! Prova Tantum Active Gola e nebulizza. Amore: al supermercato avete notato l’uomo dall’andatura bradipale in fila davanti a voi con la forfora sulla maglietta e nel carrello solo bastoncini Findus. Solo dopo esservi impietosite di lui vi rendete conto che si tratta della vostra fiamma del liceo. E ricordate improvvisamente perché avete smesso di fumare quella roba... E qui cominciano a sorgere dei problemi. Magari solo pochi Arieti lavorano in un ufficio, e ancora di meno scimmiottano abitualmente il capo. E se poi la giacca ce l’hai addosso, la sciarpa al collo e l’ombrello sulla zucca e di raffreddore nemmeno l’ombra? Per non parlare di tutte le ragazze che hanno visto i loro ex diventare belli, famosi e in carriera e si pentono ancora di averli mollati.. Insomma così non va. Dunque cosa serve per fare un oroscopo? Solo un po’ di pratica, di immaginazione, generalizzare sempre e emulare chi, di queste baggianate, ne ha fatto un mestiere. Il successo è garantito! PS: Per chi volesse farsi due risate, anche se già potrebbe bastare l’oroscopo mattutino, consigliamo di consultare la voce “Horroscopo” su “Nonciclopedia”.

“E allora perché non possiamo provare anche noi a predire il futuro?”


Agri-cultura

Κοινή

Ritornare bambini nel magico mondo de “I puffi” Marco Riccardo 3ª F

modo che potesse essere una storia di più ampio ‘respiro’ rispetto ai cartoni animati e rivolta a un pubblico di tutte le età, di fascia più ampia in confronto a quello del cartone, formato per lo più da bambini.

Lo scorso dieci Novembre, presso la libreria ‘Doralice’, si è svolto un incontro, organizzato dall’associazione Terremoti di Carta, con Fabrizio Mazzotta, fumettista italiano e doppiatore di vari personaggi, tra cui spiccano Krusty il Clown ne I Simpson e Puffo Tontolone (e in seguito anche Puffo Pittore) ne I Puffi, insieme al suo amico Alessandro Lanzuisi.

non era una cosa che avevo sognato: il mio sogno, appunto, era quello di fare fumetti, che sono comunque, in seguito, riuscito a fare.

Signor Mazzotta, com’è riuscito a realizzare il suo sogno di diventare doppiatore e fumettista?

Che cosa pensa delle differenze tra i Puffi come serie televisiva e come film, proiettato nelle sale l’anno scorso?

In realtà, io da piccolo iniziavo a fare doppiaggio e non era questo il mio sogno. È cominciato per caso, facendo l’attore in carne e ossa; poi, dopo aver fatto alcuni spot e sceneggiati televisivi, ho cominciato a doppiare me stesso e, quindi, poi sono rimasto nell’ambiente del doppiaggio. Mi è piaciuto e ho continuato fino ad ora, ma in realtà

Ovviamente il film è rivolto a una fascia più popolare, quindi non solamente ai bambini; inoltre, è stato costruito con animazioni in computer grafica, ma anche con attori dal vivo, in

Signor Mazzotta, lei doppia ne “I puffi” Puffo Tontolone e Puffo Pittore. Ma quale, tra tutti, rispecchia maggiormente la sua personalità? Guarda, dato che, nella realtà, sono un essere umano forse un po’ tutti, perché a volte sono goloso e posso riferirmi a Putto Golosone, altre un po’ saccente e, quindi, a Puffo Quattrocchi, poi, dato che mi piace disegnare, a Puffo Pittore. Forse un pizzico di ogni puffo un po’ mi rispecchia, non saprei dirti quale di più, un po’ tutti, in quanto presentano caratteristiche umane.

I Social Network Giorgio Cardile 1ª C Al giorno d’oggi, i social network sono uno dei mezzi più utilizzati per rilassarsi, trascorrere il tempo libero o mantenere le amicizie lontane. Facebook, MySpace, Twitter, e molti altri famosi social network sono anche mezzo di scambio culturale e di ideali, e probabilmente sono una delle invenzioni più geniali degli ultimi decenni nel campo dell’informatica. Ma osserviamo anche il tutto con spirito critico, e concentriamoci anche sui pericoli che queste invenzioni apparentemente perfette celano. Facebook, per esempio, che è uno dei più famosi e utilizzati dai ragazzi, ed è una delle

fonti più pericolosa di malware e virus che potrebbero causare danni parecchio seri al nostro computer e potrebbe anche comportare un furto di dati personali. Purtroppo su Facebook, anche se eliminiamo una nostra foto o addirittura il nostro profilo, gli altri utenti non potranno più visualizzarlo, ma resterà in ogni caso nel database di Facebook, dal quale sarà impossibile eliminarlo per mano nostra. Prestate attenzione anche nel mettere le vostre vere informazioni o le vostre foto, che potrebbero essere scaricate (Facebook permette questa funzione) e poi essere usate per scopi innocui,

come quello di essere conservata come ricordo personale da un vostro amico, o essere usate come fonte di guadagno da qualche sconosciuto. E’ difficile pensare che cose simili possano succedere a noi e non a qualcun altro, ma è una realtà dei social network, e bisogna essere preparati a affrontarla. Di conseguenza, è giusto essere iscritti ai social network in quant o utilissimi sotto molti punti di vista, ma bisogna prestare la giusta attenzione e sicurezza in ogni caso.

13


Agri-cultura

Κοινή

Quando le scelte più ovvie sono le migliori Brevi considerazioni intorno agli studi letterari

«[...] Verissime michi videor dicturus: omnium terrestrium delectationum ut nulla literis honestior, sic nulla diuturnior, nulla suavior, nulla fidelior, nulla que per omnes casus possessorem suum tam facili apparatu, tam nullo fastidio comitetur [...]» «Non temo di affermare che di tutti i piaceri sortiti all’uomo sulla terra lo studio delle lettere è non solo il più nobile, ma anche il più durevole, il più soave, il più costante, quello che in ogni congiuntura della vita è più facile a conseguirsi, meno incomodo a procacciarsi.» Francesco Petrarca (Senili, XVII, 2)

Un mimo travestito da Dante davanti a Casa Alighieri a Firenze

Claudio Staiti ex alunno anni scolastici 2006/072010/11 «E adesso che farai?» mi chiese la commissione di maturità al termine dell’esame. Alla solita e fatidica domanda risposi: «Mi piacerebbe insegnare, perciò farò Lettere». I professori, quasi avessi detto un’eresia, con un viso tramortito e pallido, simularono uno svenimento. Solo uno tra loro scoppiò in una sonora e prorompente risata. Il mio professore di lettere, ovviamente. Giorni dopo, risposi alla stessa domanda, con le stesse parole,  al preside del mio Liceo, con il quale nel corso dell’ultimo anno di scuola avevo intrattenuto un ottimo rapporto, per via del giornale d’Istituto che, con altri ragazzi, dirigevo. Egli, fattosi d’un trat-

14

to serio, con un’espressione da buon maestro navigato e con un tono stile padre confessore mi disse: «Eh. Però valuta anche l’aspetto economico!». Nessuna parola di più. In soldoni voleva dire: lascia stare, tu che sei bravo non perdere tempo in queste cose che non portano a niente e lasciano tutti in mezzo ad una strada, fai altro. Per completare il quadro degli incoraggiamenti è doveroso citare anche un altro mio professore che, fino all’ultimo giorno di scuola, era certo di potermi convincere (come, non so) a iscrivermi a Giurisprudenza. Cosa insegnava? Latino e greco. Ecco, adesso il punto di partenza è più o meno chiaro. Come mi ero proposto di fare, mi sono iscritto in Lettere e adesso, dopo un anno, forse,

sono in grado di dire che era la scelta più ovvia e migliore che potessi fare. Perché, spesso, sono le scelte più ovvie le migliori. Ragioniamo: qual è lo studente che non rende anche se studia? Quello demotivato, quello che ha scelto una cosa al posto di un’altra, quello che ha seguito i consigli e le spinte di parenti e amici i quali hanno già per tempo programmato il suo futuro. Chi invece riesce in quello che si è proposto di fare è colui il quale ha seguito le proprie inclinazioni, le proprie passioni, i propri interessi, colui il quale, per citare Dante, ha posto mente «al fondamento che natura pone» e ha fatto sì che non si avverasse la triste constatazione del Poeta «Ma voi torcete alla religïone / tal che fia nato a cignersi la spada / e


Agri-cultura

Κοινή fate re di tal ch’è da sermone: / onde la traccia vostra è fuor di strada» (Pd, VIII vv. 145-148). Dicevamo passioni. È diffusa la convinzione che chi si iscrive a Lettere sia l’artista o auto presunto tale, l’alternativo, lo pseudo poeta, l’amante dello sport della lettura, il conoscitore a memoria di interi passi della Divina Commedia. C’è anche questo. Ma non solo. Chi si iscrive a Lettere è, e dovrebbe essere prima di tutto, la persona curiosa, quella intraprendente, vogliosa di approfondire con metodo scientifico le cose che a scuola ha dovuto fare sommariamente e di scoprirne tante nuove. Dire «mi piace scrivere, mi piace leggere quindi mi iscrivo a Lettere» equivale un po’ come a dire «mi piace mangiare, mi piace bere quindi mi apro un ristorante». Se uno ha la passione per la cucina non per questo deve sentirsi obbligato ad aprire un ristorante: può tranquillamente dedicarsi al culto dei fornelli, quando e come gli aggrada, tra le mura domestiche. Se poi è bravo, come dice, i suoi amici saranno ben lieti di essere invitati a casa sua. Ora, per fare Lettere, come per fare qualsiasi cosa, non occorre solo la presunta passione di lettura o di scrittura, ci vuole un altro tipo di passione. La passione di studio. Se uno non è disposto a mettere in discussione tutto ciò che sa (o che pensa di sapere) questa non è la sua strada. Se uno pensa di servirsi solo e unicamente delle poche (e scarse) reminiscenze del liceo sbaglia. Gli studi letterari, e con essi comprendo anche quelli dell’ambito storico-artistico, presuppongono una fer-

rea volontà, un carattere forte. Non sapere che dire davanti a chi ti chiede «Perché hai scelto questo?» o rispondere ammettendo «Non sono entrato a Medicina, non sono cosa di Giurisprudenza» non è certo il modo più indicato per difendere la tua scelta. Sì, difendere. In una società in cui tutto deve avere uno scopo pratico, un fine ultimo da perseguire, scegliere di studiare Lettere equivale a parlare di aria fritta. Se una cosa non è utile, e non lo è subito, non è degna di esistere. L’immediato riscontro è l’unico metro con cui si valuta ciò che dici. Una cosa detta o fatta, e quindi una persona che la dice o che la fa, sono meritevoli di rispetto e di attenzione solo se interessano me in prima persona, la mia famiglia, la mia casa, il mio conto in banca. Alla Cultura, quella con la C maiuscola, quella con la quale una persona nemmeno degna di essere citata ha detto che «non si mangia», viene preferita la cultura con la c minuscola, quella dell’Eredità e dei test a risposta multipla. Si pensa: ha ancora senso leggere, studiare, approfondire la Commedia di Dante se su di lui tutto è già stato detto o scritto? Non sarebbe meglio limitarci a credere sulla fiducia a chi ci ha preceduto e dedicare la nostra vita ad altro? Sicuramente sarebbe più comodo! Ha senso rileggere, catalogare, emendare testi dell’antichità quando la versione che di questi ci ha lasciato la tradizione può essere raggiunta senza fatica dal mio iPad? Ci siamo mai chiesti cosa c’è dietro un testo (non solo lette-

rario, il 5 Maggio di Manzoni o La Gerusalemme Liberata di Tasso, ma anche artistico, La Venere di Milo o La Gioconda) e cosa esso rappresenta? Il testo ci parla, ci comunica, ci interroga. Crediamo di essere davvero in grado di recepirlo? E crediamo di esserlo tutti? Di una poesia, di un romanzo, di un quadro, di una scultura, ci accontentiamo di conoscere solo ciò che già conosciamo?   Così come cambia la società, cambia il modo di vedere le cose. Varia il modo di relazionarci con il passato. Fenomeni che solo in apparenza sono immutabili per essere conosciuti richiedono dei mediatori. Dante è, e rimarrà, sempre lo stesso. Siamo noi che cambiamo. È per questo che saranno sempre necessari e indispensabili gli studiosi di letteratura e di arte, i filologi, gli storici. Solo loro (e nemmeno tutti) sono in g rado di consegnarci un’immagine più nitida del passato ma, sembra strano, anche del presente. Se ci lasciamo guidare per mano, senza pregiudizi e presunzione, scopriremo le nostre radici, da dove veniamo. Perché, al contrario della tecnologia, ciò che è nato ieri non sarà mai vecchio, è, e resterà, ancora attuale. Il flop disk sul quale ho caricato la mia tesina in terza media ora non lo posso più leggere. Le pazzie, le gioie e le angosce di poeti, artisti, letterati sono ancora tra noi e ci scorrono nelle vene. Ci sarà un perché. 

15


Agri-cultura

Κοινή

Muse - The 2nd Law

Manifesto di un pianeta che annega Simone Salvo 5ª F “The 2nd Law” è l’ultimissimo album dei Muse, pubblicato in Italia il 2 Ottobre scorso. Dell’aspetto musicale e tecnico vi parlerà ampiamente il mio collega. Soffermiamoci, per adesso, sul vero significato di quest’album, chiedendoci di quali messaggi si voglia fare vettore e quali emozioni voglia trasmettere all’ascoltatore. Per capire a pieno “The 2nd Law” occorre innanzitutto guardarci attorno. Proviamoci, tutti assieme. Cosa percepite? Beh, non dovete nemmeno sforzarvi tanto. Ancora non capite di cosa sto parlando? Beh, riprovateci. Fate un respiro profondo. Aprite gli occhi sul mondo e poi ditemi. Non avvertite forse qualcosa nell’aria? Sì, la avvertite. L’aria ne è satura. Vi entra quasi nei polmoni. Quasi riuscite a vederla, toccarla con mano. Certe volte la si taglia a fette. Che cos’è? Tutti lo sanno, ma pochi ne parlano, perché talvolta manca il coraggio di ammetterlo... Ve lo dico io. Il mondo attorno a noi trasuda INSTABILITÀ da tutti i pori. Ci sentiamo come se tutte le certezze fossero crollate sotto ai nostri piedi, come se l’intero sistema stesse COLLASSANDO! La Crisi è ovunque e uccide la stessa voglia di vivere. Tutto trasmette grigiore, squallore, ma c’è di più..c’è ansia, insicurezza, mancanza di fiducia nel domani. Ed è una sensazione diffusa, un’angoscia inspiegabile, da cui tutti siamo pervasi e che sembra metterci in allarme, avvertendoci che il futuro non sarà nient’affatto rose e fiori. Che tempi duri sono alle porte. Che dobbiamo prepararci al peggio. Questo ed altro passa attraverso le note di “The 2nd Law”…note irruente, che sembrano scavarci dentro e scalfirci nell’animo, con violenza. L’album si apre con tre pezzi che, nelle tematiche e in parte nel so-

16

und, sembrerebbero ricordarci il loro penultimo album, ma lontani sono ormai i tempi di “The Resistance”, in cui si invita alla lotta, al risveglio delle coscienze. Ormai è tardi. Ci stanno opprimendo. Vogliono distruggere la nostra “supremazia”, la nostra facoltà di giudizio. Vogliono manipolarci. E non c’è più tempo per la reazione. Non ci resta che la fuga. Fuga in una realtà illusoria, perché dalle catene del mondo non si fugge. Non più. Questo concetto è ben esemplificato nel video di “Madness”, in cui due ragazzi, di fronte alla violenza

e all’oppressione dei potenti (rappresentata da una repressione armata della polizia), preferiscono rifugiarsi in un mondo loro, all’interno di un vagone della metro, lasciando all’esterno il trambusto dei disordini. Ma la necessità di una fuga è espressa musicalmente prima che dai video o dalle parole. La parte centrale dell’album si apre con una “fuga verticale”, una tensione all’infinito che ci dà quasi le vertigini. Quest’idea è resa con melodie baroccheggianti, sullo stile dei Queen, in “Survival” e nel suo “Preludio”. Ma la “fuga verticale” lascia presto il posto a una “fuga orizzontale” e le melodie sono le prime a risentirne. Il tono di questi brani è dapprima leggermente concitato (“Follow me”, “Animals”), poi più mode-

rato, quasi armonico (“Explorers”, “Big Freeze”, “Save Me”, “Liquid State”), come se, figuratamente, il carcerato tentasse di dimenarsi con qualche strattone poco convinto dalle catene, per poi rendersi conto dell’ineluttabilità della sua prigionia e restare a fissare l’orizzonte e i campi aperti con una certa malinconia. Questi ultimi brani sono dei veri e propri inni alla libertà: si predica un ritorno alla natura, a un pianeta non ancora contaminato dall’intervento dell’uomo. “We can walk through the fields. And feeling nature's glow.  But all the land is owned.  There's none left for you or for me…  We don't belong here.  It was a mistake emprisoning our souls. Can you free me, free me from this world?” - Explorers (Possiamo camminare per i campi. E sentire lo splendore della natura. Ma tutta la terra è ormai occupata. Non è rimasto niente per me e per te…Noi non apparteniamo a questo luogo. È stato un errore a imprigionare le nostre anime. Puoi liberarmi, liberarmi da questo mondo?). A questo punto l’armonia e la dolcezza di questi pezzi, che qualcuno potrebbe erroneamente interpretare come i segnali di un ritorno all’ottimismo, li rendono, agli occhi di un attento ascoltatore, ancor più struggenti nella loro bellezza. Questa fuga è destinata a rimanere “ideale”, ad assumere quasi i caratteri di una visione onirica. Ma presto ci si dovrà svegliare e guardare in faccia la realtà. E il risveglio non tarderà ad arrivare. È nell’ultimo brano, “The 2nd Law” (da cui il nome dell’album), che il sogno si infrange. Parlavamo prima di una crisi generalizzata del sistema-mondo. Un sistema che, anno dopo anno, mese dopo mese, diventa sempre più caotico, instabile. Ma presto si raggiungerà un valore limite…e superata quella soglia il mondo che ci siamo creati risulterà INSOSTE-


Agri-cultura

Κοινή NIBILE e sarà destinato al collasso. È questo il tema di “Unsustainable”, la prima delle due parti di “The 2nd Law” e probabilmente il pezzo più contestato dell’album. A far discutere è soprattutto l’aspetto melodico. Lo scopo dei Muse è in una prima fase generare ansia, tensione e in quest’ottica si servono di parti corali e vari espedienti stilistici. Ma la tensione accumulata prima o poi deve trovare uno sfogo, esplodere. Ed “esplode” in un singolare utilizzo di rumours provenienti dal genere dubstep, che ha non poco sorpreso, o in taluni casi indignato, i fan del gruppo Rock, a dire il vero sempre aperto a sperimentalismi di vario genere. In realtà il risultato è riuscitissimo e viene resa perfettamente all’ascoltatore l’idea di un vero e proprio “collasso del sistema”, reso ancora più evidente nel video ufficiale, dove a formule matematiche, grafici e immagini girate all’interno di una Borsa, vengono alternati inquietanti servizi TG su guerre, congressi politici o processi industriali inquinanti, per poi lasciar spazio a una sorta di monitor-robot

impazzito nella parti dubstep . Anche altri fattori ansiogeni, come vari frame in cui una sorta di Joker viene sostituito alla cronista del TG, contribuiscono ad accrescere la tensione del visualizzatore. L’ansia fa da protagonista anche nella seconda parte del brano, esclusivamente musicale con cui si conclude l’album. Nel relativo video un gruppo di ragazzi, in una sorta di villaggio industriale, fugge a gambe levate da quello che sembra un flusso energetico già visto nel video “4 Minutes” di Madonna (Questo tema in realtà ripreso dal video precedente, dove gli stessi ragazzi fuggono da una foresta). Il

flusso è velocissimo e non risparmia nessuno. Travolge tutto e tutti, inesorabilmente, fintanto che anche l’ultima sopravvissuta, raggiunta una spiaggia desolata e ormai sfinita, decide di lasciarsi travolgere sua sponte dall’onda assassina, correndovi incontro e lanciandovisi dentro. Tante le interpretazioni del corto. Che sia il flusso uno “smascheratore di verità” e che i ragazzi scappino non per paura di morire ma per timore che venga messo a nudo un mondo, quello che si sono costruito, basato sul nulla e sulla vanità? Sebbene non ci sia un’interpretazione ufficiale, una cosa è certa. Il video non trasmette nulla di buono. Un album ansiogeno, inquietante e spaventosamente autentico si chiude visivamente con una donna che salta nel vuoto, per venirne risucchiata. Come se tutti i nostri tentativi di cambiare le cose in extremis fossero inutili e tutti fossimo destinati a collassare, come il capitano con la propria nave, insieme allo stesso sistema che abbiamo generato e da cui siamo stati intrappolati. Inesorabilmente.

I Muse verso l’elettronica Francesco Ravesi 4ª E Dei buoni studenti di liceo classico come voi (ma quannu mai), sapranno che tutto scorre, cambia, si evolve col passare del tempo ed è esattamente la stessa cosa con la musica. I buoni, cari e ormai vecchi Muse non deludono! “The 2nd Law” segna una tappa fondamentale nella loro produzione musicale e

quello che li rende totalmente al passo con i tempi è l'influenza che su di loro ha avuto il mondo della musica elettronica che mano a mano si sta insinuando in tutti i generi musicali. Il loro merito principale non è solo quello di aver ricevuto le influenze di un genere, ma soprattutto quello di essere riusciti ad accoglierlo a braccia aperte. Questo album ci pone davanti ad una nuova versione dei Muse molto più cattiva e aggressiva (tono dato molto dalle parti elettroniche) ma la loro genialità riesce a stupirci anche con il loro fare classicheggiante, e abbiamo già visto con “The Resistance” che un'orchestra di archi si sposa perfettamente con il loro vecchio sound. Ho trovato a dir poco geniale in quest'album il secondo singolo che la band ha rilasciato prima del-

l'uscita ufficiale dell'album: “Madness”. Su un perfetto e trascinante sfondo di wobble bass dato dalla Manson con Kaoss Pad di Matt Bellamy, i Muse sono riusciti fondere il moderno con qualcosa che ricorda il loro vecchi tempi per concludere con un geniale assolotributo a "I Want to Break Free" dei Queen e un acuto finale made in Bellamy. I Muse si stanno distaccando dal loro vecchio genere mantenendo la parte migliore del sound di "The Resistance" e continuano a guardare con ottimismo attraverso una finestra musicale ancora ampia piena di proposte per questo gruppo che si lascia influenzare mantenendo il suo stile inconfondibile.

17


Agri-cultura

Κοινή

21 Dicembre 2012 Paura e irrazionalità si intrecciano nell’ultimo capolavoro di Salvo Simone Salvo 5ª F 21 Dicembre 2012. Apocalisse, Giorno del Giudizio, Fine del Mondo, chiamatelo come volete, il giorno tanto atteso dai più catastrofisti e amanti del macabro, dopo sei anni di attesa e bombardamento mediatico, è “FIN-almente” alle porte... Ok, leggo nei vostri pensieri e so già cosa vi starete chiedendo: “O mamma mia, perché dedicare così tanti articoli a quella che viene universalmente riconosciuta come la più grande bufala di tutti i tempi? Il Koiné è diventato così poco serio?” Vi darei anche ragione se l’“attesa del 2012” (Eng.: “Waiting For 2012”) non si fosse negli ultimi anni tradotta in un vero e proprio fenomeno sociale, influenzando e suggestionando la cultura popolare, la musica e la filmografia a livello globale. Come un morbo virale, la paura della fine ha assunto, in molti paesi, i connotati di un’isteria collettiva con nascita di siti web e organizzazioni di mutuo soccorso e l’instaurarsi di un gigantesco circuito economico, quasi sempre ai limiti della legalità, che sfrutta le paure del popolino per garantire agli speculatori guadagni da capogiro. Si pensi, ad esempio, alle grandi aziende che promettono Kit per la sopravvivenza o talismani portafortuna al modico prezzo di un centinaio di Euro o tutti i ristoratori e albergatori dei cosiddetti “paesi eletti”, che a detta di non si sa quale profeta del XXI secolo saranno misteriosamente risparmiati dal Giudizio Universale, come Bugarach sui Pirenei, cui si è recente-

18

mente aggiunta –non si sa con quale criterio- l’italiana Cisternino (BR). Le stanze d’albergo nella cittadina francese sono esaurite già da mesi e i prezzi degli affitti sono schizzati al prezzo esorbitante di 2000 Euro/settimana. Ma le speculazioni sono forse uno dei rischi più irrisori. Il governo Statunitense e la NASA si sono più volte detti preoccupati per la proliferazione negli USA di religioni e credenze new-age che vedono nel 21/12 la fine dell’umanità: il rischio è quello di diffusi suicidi di massa, soprattutto tra i giovani, come suggerito sui siti di occultismo e para-scienza di tutto il mondo. Incredibile, vero? In Italia, voi direte, non ci sono tutti questi creduloni. Beh, vi sbagliate: nelle parrocchie di Milano ultimamente si è registrato un incredibile boom di confessioni e il titolare della Matex Security di Pontedera, azienda attiva da 20 anni nella produzione di bunker sotterranei, ha dichiarato all’Adnkronos di aver visto «triplicate le richieste rispetto al 2009 » e i suoi clienti, afferma, «sono commercianti, industriali e anche parlamentari». Ma restiamo a Messina e guardiamoci in giro, anche tra gli stessi studenti. Nessuno ci crede, eppure tutti ne parlano! E anche solo una battutina ogni tanto ci scappa sempre, come se in fondo tutti ne fossimo inconsciamente attratti/spaventati. Effettivamente, complici forse la crisi economica e i grandi sconvolgimenti climatici, sociali e politici degli ultimi anni, l’avvicinarsi della fatidica data sembra incutere nelle masse un timore irrazionale, come se il recente

avvicendarsi di stragi, ingiustizie ed eventi calamitose non fosse che l’inequivocabile avvisaglia di una fine ventura. Per alcuni, a livello inconscio, l’esistenza di un “ostacolo” che si frappone tra noi e l’avvenire è una presenza quasi rassicurante: non è che l’alienazione e l’oggettivazione di tutte le paure nei confronti dell’ignoto e di un futuro che si prospetta avverso e doloroso. Adesso al 21 Dicembre mancano solo poche ore e la trepidazione si taglia a fette: siamo timorosi ma impazienti di tagliare il “traguardo”, affacciarci per vedere cosa c’è oltre. E non prendiamoci in giro… Questa tensione ci accomuna tutti, creduloni o miscredenti, ignoranti o eruditi, e non c’è verità scientifica che tenga! Anche il più scettico dovrà ammettere, nel suo intimo, di essere, se non spaventato, almeno in parte incuriosito dall’incombere di un appuntamento dal sapore così atavico e millenario. La questione, a ben guardare, è molto meno banale di quanto sembri: in tempi così cupi come questi, la prospettiva di un’ipotetica fine del mondo, oltre che come giustificazione all’oscurità in cui è piombata la Terra dall’inizio del Terzo Millennio (orientativamente dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001) e legittimo “perfezionamento” di tale processo, potrebbe essere vista come la tanto auspicata panacea di tutti i mali in cui riporre le speranze di un cambiamento. Tanto più se a “Fine del Mondo” non è attribuita l’accezione radicale dei millenaristi, ma quella ben più moderata di alcuni studiosi dei Maya che farebbero coincidere la


Agri-cultura

Κοινή fine di un ciclo del “lungo computo” (il 21 Dicembre, appunto) con una svolta/ripresa socio-economica, dettata da una generalizzata presa di consapevolezza. Catastrofisti o non, insomma questa data si sta caricando di tantissime aspettative, che (quasi) al 100 % verranno disilluse. Molto probabilmente il giorno del giudizio passerà “senza colpo ferire” e alle 00.01 del 22, ancora vivi e vegeti, esulteremo per essere sopravvissuti, tra uno scongiuro e qualche risata

con gli amici. Ma passati appena dieci minuti sentiremo tutti un grande nodo in gola. Tornati alla quotidianità, saremo costretti a guardare in faccia la realtà delle cose e renderci conto che nessun evento, gioioso o funesto, interverrà in funzione di “deus ex machina” nelle sorti dell’umanità, stravolgendole dalle fondamenta. Almeno non per adesso. Se vogliamo un cambiamento, saremo noi a doverlo attuare, lottando duro per conquistarci un futuro che non

deve più farci paura. Questo 21 Dicembre, insomma, almeno un aspetto della profezia potrebbe avverarsi, quello di una collettiva responsabilizzazione che possa (FIN-almente) portare il pianeta, se non verso un avvenire felice e glorioso, almeno fuori dallo squallore e dal grigiore che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Ma adesso VIA AL COUNTDOWN. Ci rivediamo a Gennaio (forse).

Amo la mia scuola perché…

Mr. Cardia: l’uomo che ci salverà dalla fine del mondo. (foto di Virginia Gregorio 4ª E)

La cultura sbarca a Messina. Dopo la Scala di Milano, la Scala del Maurolico.

19


Agri-cultura

Κοινή

La fine di Gaia non arriverà Apocalypse day: sveglia! Salvatore Varrica 1ª C 21/12/2012, la fantomatica data si avvicina. Chi di noi, almeno una volta, non ha sentito parlare delle profezie, catastrofiche e non, che si aggirano su questo, apparentemente normale, giorno invernale. Notiziari straordinari, siti web, blog, immense pagine di giornale, film; tutti parlano del 21 Dicembre. Sembra che il mondo delle comunicazioni sia impazzito per poter disporre dell’ultima notizia dell’imminente evento. Ma cos’è, più precisamente, il 21 Dicembre 2012? Come ben sappiamo, le teorie di possibili catastrofi derivano tutte, in un modo o in un altro, dalle conoscenze astronomiche di un antico popolo sudamericano: i Maya. Essi infatti erano molto colti e preparati sulla conformazione del cielo, i pianeti e le loro orbite. Da queste conoscenze crearono un calendario,che a sua volta si divide in tre parti. Il tempo non veniva conteggiato in anni, bensì in cicli di lunga durata. Il 21 Dicembre 2012, non è altro che la fine del tredicesimo ciclo ( b’ak’tun in lingua Maya) e il conseguente inizio del quattordicesimo. Fine del mondo o inizio di una nuova era? Catastrofe di proporzioni planetarie o periodo di grande pace? Oppure… niente di tutto questo? Si perché, contrariamente da come si pensa, questa plurimenzionata fine del mondo non è altro che una serie di

20

supposizioni senza nessuna base scientifica.

dovrebbe fare proprio questa volta.

Come abbiamo detto prima la data non fa altro che coincidere con la fine del 13° b’ak’tun e l’inizio del 14°. Nulla di speciale o catastrofico quindi, dato che è già accaduto diverse volte senza nessuna conseguenza.

Ho letto pure una tesi, che esponeva la teoria di un cambiamento dei poli magnetici. Documentandomi ho scoperto che, come nel caso delle tempeste solari, sono fenomeni del tutto normali che, mettendo caso potessero succedere, non recherebbero danni che potrebbero coinvolgerci. Niente di allarmante, direi. Ma come noi sappiamo, i media non aspettano altro che una minima informazione o un piccolo “scoop”, per guadagnarci su qualche spicciolo. Spiccioli non proprio. Grazie a questo “evento” i direttori televisivi, i registi, i giornalisti, i blogger hanno guadagnato palate di soldi.

Non fosse altro che per una stele ritrovata nell’America sud-equatoriale. In questa stele, chiamata “El Tortuguero”, si può leggere un passo, scritto in lingua Maya, che cita una profezia. La suddetta parla di un grande cambiamento nel passare tra il 13° e 14° ciclo. Documenti archeologici che però non sono nuovi agli studiosi di questa stupenda civiltà. Difatti i Maya, stilando il loro calendario, prendevano nota di tutti gli eventi importanti ricorrenti (cambiamenti di cicli, eclissi solari e lunari, allineamenti planetari etc.), incidendoli su lastre di pietra o altri materiali resistenti. C’è da dire che il monumento del “Tortuguero” ci fornisce, però, informazioni precise riguardo l’allineamento di alcuni pianeti nella suddetta data. Informazioni utili si, ma che grazie alle nostre conoscenze in campo astrologico, eravamo già a conoscenza. Si è parlato anche di una possibile tempesta solare, opzione che scarterei immediatamente, dato che se ne verifica una ogni 11 anni circa. Essendo un evento naturale che, almeno per quanto ne sappiamo attraverso le testimonianze storiche, non ha portato mai danni importanti, non vedo perché lo

Ne siamo a conoscenza, basta una piccola notizia per allarmare tutta la popolazione mondiale. Figuriamoci se poi questa notizia, che man mano gira sempre di più, viene ingrandita e resa catastrofica da chi la riporta. Non è tutto infatti. Girando sul web vado incontro a notizie sconcertanti. Perché quando leggo di persone che, in preda al panico, vendono tutte le loro ricchezze per rifugiarsi in posti abbastanza alti rispetto alla superficie del mare, non posso che rimanere allibito.

“Qui, infatti, si parla di sole supposizioni senza una base logica o scientifica.”


Agri-cultura

Κοινή Soldi su soldi buttati per oggetti che, a parer loro, possono salvare dalla catastrofe, o su indovini che leggono il futuro. Sono arrivati persino ad insinuare che la celebre canzone del rapper sudcoreano “PSY”, “Gangnam Style”, non sia altro che l’ultimo avvertimento alla catastrofe. Secondo questa supposizione, che a parer mio non ha niente di vero, il noto Nostradamus avrebbe profetizzato la fine del mondo citando questo:”Dal calmo mattino la fine verrà, non appena il numero dei cerchi in fila nove sarà, del cavallo che danzerà”. Il calmo mattino corrisponderebbe alla Corea (che letteralmente significa “mattino calmo”), i nove cerchi al numero del miliardo, ovvero il numero di visualizzazioni che il video dovrebbe raggiungere il 21 Dicembre e il cavallo danzante al famoso ballo della canzone in questione. Ovviamente se cerchiamo la precedente frase tra quelle del nostro caro Nostradamus, non troveremo niente. Questa è una delle tante leggende, che io definirei stupida e allegorica, che gira intorno a questa “fine del mondo”. Questo ci serve da esempio per capire quanto questo sia, evidentemente, frutto dell’immaginazione di alcune sciocche menti.

Chi di voi si ricorda ancora, per articoli letti su internet o racconti di gente più grande, del “Millennium Bug”? Il famoso blocco informatico. Ricordate? La preoccupazione che creò il panico generale era questa: a causa di un errore iniziale inserito nei, cosiddetti, “computer preistorici”, che non riuscivano a leggere il numero 2000, si temeva un vero e proprio “tilt” di tutte le apparecchiature elettroniche. Questo avrebbe portato disordini catastrofici, come ben potete immaginare. Eppure siamo ancora qui, a preoccuparci ancora del 21 Dicembre, facendoci abbindolare da chi manipola le informazioni e le rende surreali e sbagliate. Se allora la possibilità di una calamità di proporzioni gigantesche (seppur non di cause naturali) era più o meno reale, e non accadde nulla, figuriamoci ora, che le basi certe di una catastrofe sono sospese nell’aria, inesistenti. Ragazzi, a parer mio, invece di preoccuparci tanto per niente dovremmo pensare a tutto

l’inquinamento che la popolazione mondiale crea ogni giorno. Tutti i gas immessi nell’atmosfera, non fanno altro che distruggere, anno dopo anno, la nostra amata Gaia. In fondo siamo ancora vivi e vegeti, ad aspettare con ansia il 21 Dicembre. Ad aspettare questa fine, tante, troppe volte invocata e allarmata. Come se avessimo fretta di levare le tende, detto in parole semplici. Ci ritroveremo tutti qui, il 22 Dicembre, a guardarci intorno. Non troveremo un grande cambiamento, se non una strana sensazione di presa in giro. Magari quello sarà il momento giusto per iniziare a curarci del nostro pianeta. Finire di inquinare incuranti delle conseguenze e capire che la vera fine del mondo è questa, invece che una banale profezia benevola trasformata in maledizione. Sveglia ragazzi!! La fine non arriverà. Beh… in effetti, se la mia tesi fosse sbagliata nessuno potrà venire a vantarsene..

Ragazzi, sveglia! Non vi rendete conto che questo è solo un grosso tranello? Che serve solo ad arricchire le tasche di chi ci inculca queste pazze idee. Qui, infatti, si parla di sole supposizioni senza una base logica o scientifica. Quante volte è già capitato, che i primi direttori giornalistici o registi di turno entrino in scena, allarmando la popolazione dell’imminente fine di Gaia, la nostra amata terra.

21


Agri-cultura

Κοινή

Accettare chi è diverso: la più grande sfida dell’uomo Gregorio Scrima 1ª C Quest’estate, durante una delle consuete gite in barca con i miei amici, uscì fuori un discorso sugli abitanti del “profondo blu”. Una mia amica, fino ad allora occupata in altre mansioni, si intromise citando un libro di un certo Frank Schätzing, lasciandoci intendere che si trattasse di un libro su un branco di cozze assassine che affondano le navi container. Ovviamente non era così. Una settimana dopo, casualmente, mi trovai in una libreria del centro e, chiedendo “Il quinto giorno”, il libro di cui aveva parlato la mia amica, mi vidi davanti un MATTONE di 1021 pagine con un enorme (e inquietante) occhio blu in copertina! Ma che dovevo fare? In fondo, era persino scontato del cinquanta per cento! Così lo comprai e me lo portai a casa, sperando di non sfondare la libreria una volta che l’avessi posato, visto il suo peso. Quando cominciai a leggerlo, mi resi conto che in realtà era molto avvincente e, beh, siccome io i libri quando mi piacciono li “divoro”, lo finii in cinque giorni. La cosa che mi colpì di più di Schätzing fu il suo stile molto particolare e, sicuramente, unico: egli, infatti, intreccia storie differenti per creare un unico filone narrativo molto avvincente, nel quale si mescolano stili molto diversi, dalla fantascienza al thriller fino al romanzo storico. Ma la cosa più bella dei suoi libri, secondo me, è il messaggio che nasconde tra le righe, un insegnamen-

22

to che spesso si rivela solo nelle ultime pagine, quando si è nel pieno dell’azione e quando (a dirla tutta) non si capisce più niente per via di doppi giochi, sotterfugi e colpi di scena. “Il quinto giorno” parla di una minaccia per l’umanità che proviene dal mare e che si rivelerà di una natura del tutto inaspettata, alla quale si risalirà grazie alle analisi di una sostanza ritrovata nello scafo di una nave attaccata, inspiegabilmente, in pieno Oceano Pacifico, da migliaia di mitili comparsi dal nulla (ecco le famose cozze). La cosa che conta, però, è che l’uomo, nel romanzo, non vuole accettare la reale natura della minaccia a cui è sottoposto, perché non vuole mettersi allo stesso livello del “diverso” e non riesce a capire il vero pericolo, che è in realtà nel suo modo di pensare, nel suo esclusivismo. Forse è proprio questa la “morale” del libro, e non è difficile rendersene conto. Nella nostra terra, la Sicilia, ma anche nel resto dell’Italia, la popolazione di immigrati è aumentata in modo smisurato. Ora, io mi chiedo: li abbiamo realmente accettati? Si sono integrati? La risposta, purtroppo, non può essere del tutto positiva. La realtà è che si guarda ancora troppo alle differenze e non alle cose che ci accomunano, e che la diffidenza è ancora molta.

È poi inutile dire che non c’è più razzismo, perché io posso affermare di aver sentito ragazzi della mia età fare insulti pesanti in riferimento al colore della pelle. Certo, molte volte non è per cattiveria o reale xenofobia, ma la cosa grave è la mancanza di una cultura del rispetto, che insegni ad accettare l’altro nella sua unicità. Quando parlo di accettazione delle differenze, però, parlo anche dell’accogliere il fatto che qualcuno la pensi in modo diverso; in questo, purtroppo, siamo in molti a dover imparare, anche tra noi ragazzi, dove chi non si uniforma alla massa è spesso escluso, anche senza fare riferimento agli ormai noiosamente comuni episodi di bullismo. Di parole se ne sono dette tante, e non è il caso di stare qui a ripeterle, ma io voglio solo augurarmi che chiunque legga questo articolo si ricordi, ogni volta che sta per prendere di mira qualcuno che sia diverso per etnia, religione o modo di pensare, che ognuno ha il diritto di essere rispettato per quello che è. Detto questo, buone vacanze e buon Natale a tutti!


Κοινή

L’Angolo della Poesia

L’Angolo della Poesia “La scuola non funziona!”

Veeero!? E ora n’a facemu a broru! Tutti u sannu i prufissuri si pigghianu assai e un travagghianu mai fannu finta ì ghiccari sango ma à casa abballanu u tango, chi poi su nà malarazza avissiro ‘nsignari e invece fannu scumazza. E poi, c’è troppa democrazia! Sturìanti e ‘nsignanti ca s’oigganizzano!? Comu si i latri si mittissiru a parrari ca a polizia! I picciuatti su un danno! Ci i livamo a caittaigienica e u sapuni ca tantu su ‘ngrasciati... e si mìattunu a vuciari pì tutti li strati! Forse sto sbagghiannu a parrari e i picciuli pì salvari a Repubblica ra n’avutra paitti i putissi pigghiari ma alla fine a mia un mi‘mpuaittaissi nìanti pì manciari pagu sempre un euro e bìanti

i mè figghi vannu à la scola privata e là ci fici mìattiri puru a lavagna dorata...ma sai chi bìadda! avi i brillantini si ti i mìatti a cuntari parunu suiddatini e mentre fùara bannìanu diritti nui avutri ci ni futtemu e caminamu ritti chiddu chi cunta è fari a feista pì l’Assunta.

Poesia di Andrea Santoro 4ª F Disegno di Domenico Pino 4ª F

23


L’Angolo della Poesia

Κοινή

Donau Ein sanftes und majestätisches Gebraus kam von der erinnerungsvollen Terrasse auf, und mit freudiger Wut, beim Weiterfließen in einem engen Tal verlässt es sich auf das Faseln der Walzernoten. Turmspitzen und Glockentürme von Kirchen und Klöstern, das Echo der Litaneien nachklingend, bewundern entzückt den anderen Parnassus. Selbst die Alpenriesen verneigen sich vor ihrem Wasserlauf und wie eifrige Pagen, lassen ihr die drei Herren des Himmels den Vortritt. Und von dort hinweg über die Schluchten des Tirols, wo sie überall herrliche Spuren hinterlässt; die nachdenklichen Felsen und die unentschlossenen Adler wagen es nicht zu atmen. Schlösser und Burgen des vergangenen Schmerzens, vergeblich gegen den langsamen Zusammenfahren der Boote. Und dann grüne Täler, hektische Städte, stille Dörfer, wo Knaben in Scharen das herrliche Einher fließen apathisch betrachten. Und schließlich eine Tür, deren Kalksteinengel zum Meer führen, wo der müde Riese mit letzter und extremer Geste in freundliche, wiegende Gewässer, auf die schon davorstehenden Vespern blickend, hineinfließt.

Danubio Uno scroscio leggero e maestoso sorgeva da quel patio rimembrante, e con furia gioiosa, inoltrandosi in una stretta valle  si abbandona al vaneggiar delle note del valzer. Guglie e campanili di chiese e abbazie, riecheggiando le litanie, ammirano estasiate l’altro parnaso. Anche i giganti alpini si inchinano al suo tenero corso, e come paggi zelanti, i tre signori del cielo gli cedono il passo. E di lì via per le gole del Tirolo, ove splendida impronta lascia dovunque; le rupi pensose e le aquile incerte non osano fiatare. Castelli e fortezze del dolore passato, invano contro il lento sussultare dei battelli. E poi valli verdeggianti, città frenetiche, paesi silenziosi ove fanciulli in frotta ne osservano apatici il magnifico incedere. E infine una porta, i cui calcari angelici conducono al mare dove con ultimo estremo gesto lo stanco gigante si getta in acque amiche, cullanti, rimirando i vespri ormai prossimi. P.S. Siete ancora convinti che il tedesco sia una lingua algida e priva di sentimento? Francesco Abbadessa 3ª C

24


L’Angolo della Poesia

Κοινή In un istante

Mare e legno

Se n’è andato. Non hai potuto fare nulla. Eri solo una bambina Su cui è crollato tutto il mondo. Hai avuto la febbre, sei caduta, hai pianto e hai riso, hai dato il tuo primo bacio, hai preso la maturità, ti sei incamminata verso l’altare, la nonna è stata male, hai avuto la tua prima figlia, poi la seconda, e Lui non c’era. Tremo se penso che è come se non ci pensassi. Come sei cresciuta da sola? Bella come sei, donna moglie e madre. Verde negli occhi e rosa nelle labbra calda sul petto e dolce nel cuore. Mamma, ti chiedo scusa, sono una stupida egoista. Perdonami se puoi. Lui ha visto quanto sei splendida, ha capito che sei forte, devi solo cercare esserlo anche per me, perché io senza di te sono nulla. Mi manca tanto, e credimi, non saprei come vivere senza il mio. Dammi la mano, da adesso in poi ti difenderò io.

Perso, sei perso, nel cuore, nel centro, nel fondo, nel mare che hai dentro e non ci riesci, non ce la fai a raccontarlo, a spiegarlo, a giustificarlo. Perso, sei perso, con tutta quella responsabilità, non sai dove metterla, la lasci nel pozzo, chi la guarda?; la guardo io, è qua dentro, ti vedo, sei in fondo ma ci sei, mi uccidi un poco ma poi sto bene. Mi uccidi un poco e poi non sto bene. Perso, sei perso, non ti ritrovi nelle parole, nelle banalità, c’è il vetro e il legno, legno, legno, non trovi altro, ma chi sei?, da dove vieni?, chi ti ha portato?, rispondi, cancelli, non ti piace la risposta, non conosci la vera domanda, e che dire di te se neanche tu lo sai, e che dire di te se neanche tu lo vuoi sapere. Perso, sei perso, non c’è niente, niente, troppo mare, troppo legno, troppa corteccia, troppo vino invecchiato e pane azzimo, troppa vita secca e animo lucido. Perso, sei perso, perdi sempre, ancora una volta, ancora di più, ancora sempre. E quindi perdi perdi perdi, chi sa cosa perdi?, continui a cercare, continui a pensare, sei perso, più perso, quando il male che hai dentro non lo puoi raccontare, quando è meglio morire che provare a sentire. Perso.

Valentina Foti 3ª F

Occupazione Al Maurolico c’è occupazione non per perdere lezione, ma per difendere un futuro che per tutti sarà duro. La mattina nel cortile, in maniche corte come fosse aprile, ci son tanti bei ragazzi che puliscono come i pazzi, perché dalle 8:00 in poi si parte e si aprono le porte. Conferenze di qualità, su droghe, cittadinanza e scuola arrivano persone a volontà, e così la giornata vola.

Ma forse il problema non è questo, perché tu non sei perso. Le persone non ti perdono. Sei tu che non vuoi farti trovare da esse. Eleonora Samarelli 2ª E

Si gioca a “cluedo”, ma anche ad “uno”, anche se scopa e briscola sono i preferiti di ognuno. E si arriva così alla sera, con talk show e concerti strumentali, di quei ragazzi che in sala musica tutto il giorno suonan come animali. E la notte, beh, rimarrà un segreto, non racconterò perché mi vien fatto divieto, ma perché nessuno potrà capire, se almeno una notte non prova a “dormire”. Questa occupazione rimarrà spettacolare, perché tutti quanti si sono messi a lavorare, e augurando a tutti un futuro migliore, dico: OCCUPAZIONE 2012 NEL CUORE! Giuseppe Genovese 4ª E

25


Voci di Corridoio

Κοινή

A colloquio con gli alunni della 5ª F Prof. Raffaele Talotta Giorno 23 novembre, alle ore 11,00, avviene, in aula e, poi, nel cortile della scuola, con gli alunni della III F, un breve incontro, sviluppatosi in una lezione “peripatetica”, che ritengo efficace sul piano della loro maturazione culturale, anche perché essi sono vicini ad affrontare, fra pochi mesi, l’esame di Stato. Un gruppo di essi si è intrattenuto con me, e, ricordando l’anno del primo liceo passato insieme, si è discusso dello svolgimento dei programmi e delle loro aspettative per il futuro. La discussione si è spostata, poi, sul confronto tra gli esami di Stato degli anni ’60, sostenuti dalla mia generazione, e quelli attuali. La differenza è notevole. Gli orali, ad es., non si risolvevano in un colloquio, introdotto dal candidato su un argomento scelto da lui, della durata di un’ora,

26

ma essi duravano una settimana, riguardando le varie discipline dell’anno in corso, con riferimenti ai due anni precedenti. Certo, era una grande fatica, carica di tensione, anche perché si poteva essere rinviati a settembre o respinti. Ora, bisogna ammetterlo, tutto è più semplice. Un alunno, poi, mi chiede come si svolgesse il programma d’italiano. Esso, allora, si completava, con i dovuti riferimenti, in letteratura, agli anni precedenti, con il Decadentismo. In particolare, si dava grande rilievo ai tre grandi dell’Ottocento, Foscolo, Leopardi e Manzoni. Da qui nasce la domanda rivolta a loro se considerino rilevante lo studio del pensiero e della poesia leopardiani. Allora, per noi, il grande era il Leopardi, per la tematica della sua poesia e la problematica del suo pensiero, che riguardano i sogni e le illusioni della fanciullezza e giovinezza, che, purtroppo, “all’apparir del vero”, svaniscono e generano angoscia nell’animo e pessimismo nella considerazione della natura e della esistenza. Rilevo dagli interventi fatti dai ragazzi che il Leopardi è studiato con interesse anche oggi, anche se non con il grande entusiasmo di un tempo. D’altronde, è comprensibile: i contesti socio-culturali e i canoni letterari cambiano nel tempo, indirizzando, in maniera più articolata e

complessa, le valutazioni critiche, che destano la nostra attenzione. Un alunno, poi, sposta la conversazione sul significato dell’idillio leopardiano. Ed allora ci rifacciamo alla differenza tra l’idillio pastorale e leopardiano (il Leopardi fu traduttore degli Idilli di Mosco, con ampi riferimenti a Teocrito). Si cita, come chiarimento, quanto lo stesso scrive in Disegni Letterari (XII):”Idilii esprimenti situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo”. L’idillio rappresenta, quindi, per il lui, sensazioni, sentimenti improvvisi ed evanescenti, ricordi del passato; le descrizioni del paesaggio inducono ad abbandoni fantastici, ma anche alla riflessione sul significato della nostra vita immersa nelle sensazioni spaziali della natura e nel divenire inarrestabile della temporalità. A questo punto, invito i ragazzi a riflettere sulle posizioni critiche più notevoli, a cominciare da F. De Sanctis, che è l’iniziatore di un’interpretazione organica della personalità e dell’opera del Leopardi, anche se ormai oggi è ritenuta superata. Il De Sanctis, considerando la contraddizione continua, nella poesia leopardiana, fra sentimento ed intelletto( il primo, ribellandosi alla ragione, crea le illusioni, che, considerate fallaci da essa, vengono, pertanto, dissolte), sottolineava la superiorità artistica degli Idilli, perché il poeta “sentiva profondamente la virtù, la dignità dell’uomo, l’amore, la bellezza, la gloria, la patria”, “ ideali di uno spirito religioso per il sentimento vivo dell’infinito e dell’eterno e del mistero delle cose”; l’idillio leopardiano è “il motivo musicale e poetico” che è “l’impressione immediata e nuo-


Voci di Corridoio

Κοινή

gorici e arguti, che daranno l’avvio alla letteratura moderna. Anche la prosa, che bene si adegua a questi contenuti, non ha una conduzione dialettica, ma una valenza artistica, poiché si esprime ritmicamente.

va prodotta dalla contemplazione della natura su anime solitarie e malinconiche” (G. Leopardi, 1885, postumo). Il Croce seguirà tale giudizio. Fernando Figurelli, irrigidendo la distinzione, definisce Leopardi “poeta dell’idillio” (1941). Karl Vossler (Leopardi, Monaco,1923) respinge questa tesi del contrasto fra sentimento ed intelletto, poiché l’arte”trova la sua perfezione solo nell’armonia dello spirito e nella pace dell’’anima”; vi è, invece, in essa un “misticismo orientato naturalisticamente”, senso del mistero e dell’infinito che parte dalle sensazioni. Anche Eugenio Donadoni si sofferma sulla religiosità della poesia leopardiana (Il sentimento dell’infinito nella poesia leopardiana,1923). Scaturirà di qui, in seguito, il dibattito tra poesia idillica e antidillica, oggi superato anche per l’importanza poetica attribuita alle Operette Morali dagli studi ed approfondimenti di alcuni critici, come Giovanni Gentile, Giuseppe De Robertis e Mario Fubini. Quest’ultimo, nel

1933, è il primo ad effettuare un’analisi serena e sistematica. Egli sostiene che la poesia delle Operette va ricercata nella loro filosofia, in quanto, in esse, il pessimismo si purifica e si chiarisce, esprimendosi in termini logico-fantastici. I personaggi di esse sono miti di felicità, piacere, noia, natura. E’ un modo diverso, più complesso di fare poesia. Emilio Bigi (Tono e tecnica delle Operette Morali, Belfagor, 1950), ricollegandosi alla tesi del Fubini, afferma maggiormente la loro poeticità, basandosi sull’analisi tecnico-linguistica. Il De Robertis le definisce come opera di pura invenzione, non di persuasione, in uno stile che è “incanto e magia” (Zibaldone, FI, 1922). Esse non hanno l’intento di argomentare o persuadere, come avviene nei sistemi filosofici, anche perché sono la fantasia e il sentimento a predominare sulla ragione. Esse hanno una struttura letteraria, che deriva da motivi fantastici stimolati da letture letterarie ed erudite, da elementi fantastici, mitico-alle-

L’intervento di un’alunna sposta, infine, il riferimento ad un altro grande autore, il Manzoni. Si toccano così temi, quali vero storico e vero poetico e “provida sventura”. Si allarga, perciò, il discorso sulla poetica manzoniana, che va contro l’estetismo e il divertimento fantastico, poiché si mette in rilievo, in essa, il vero, non il soggetto (l’artista) e da’ valore educativo all’arte , che ha per oggetto il”vero”, la realtà umana, la vita, calata nella concretezza storica, piena di contenuti morali e cristiani, in quanto espressione della nostra civiltà. Il vero storico, anche se talvolta distinto da quello poetico, per comprenderlo meglio, s’intreccia con l’altro in modo vario ed ampio, dispiegando le varie sfumature della gamma delle passioni e dei sentimenti umani. Quanto, poi, al significato del sintagma”provida sventura” (Adelchi, IV, coro, 103-104), Ermengarda, umiliata e adeguata al destino degli oppressi, viene purificata e redenta dalla sofferenza , che l’innalza a Dio. Questo celebre ossimoro è pregnante di profondo significato, perché esprime, in maniera mirabile e lapidaria, la concezione cristiana del dolore, che da’ senso alla nostra esistenza. Si vorrebbe continuare, ma, intanto, la campanella, che indica la fine della ricreazione, è suonata da un pezzo. Gli alunni, che ancora vorrebbero ascoltare ed intervenire, devono riprendere le lezioni. Ci salutiamo cordialmente nell’attesa di un prossimo incontro “letterario”.

27


Voci di Corridoio

Κοινή

Maurobet! Beppe Signori, Cristiano Doni, Pippo Carobbio (Alessio Micalizzi 5ª G, Giovanni Iònata e Roberto Sindoni 2ª C) Cari lettori, ben ritrovati con Maurobet! Per chi si fosse perso il primo numero, ricordiamo lo scopo ludico, utile e dilettevole della nostra nuova rubrica che si ripropone di dare dritte sulle vostre scommesse sportive settimanali (o giornaliere!). Ci scusiamo se alcune giocate del numero scorso erano già scadute ma l’obbiettivo era che il numero uscisse il prima possibile; dati i tempi incerti di uscita del nostro amato Koinè proporremo giocate in ottica futura. Adesso diamo uno sguardo alle giocate dello scorso numero : la nostra dritta era incentrata su Cavani come capocannoniere della Serie A salito a quota ‹3.2›, attualmente secondo dietro la sorpresa di casa Milan ovvero il Faraone Stephan El Shaarawy che in un mese e mezzo è passato dalla quota ‹41› ad essere il favorito ‹3.1›, ottima intuizione della redazione la rimonta dell’evergreen Totò Di Natale (9 gol fino ad ora) passato da quota ‹21› a quota ‹7.5›, in ascesa anche il tedesco Miro Klose che con lo stesso score stagionale del capitano dell’Udinese è adesso quotato ‹9›, destino diverso per lo sfortunato Stevan Jovetic, pronosticato tra i favoriti, fermato da un lungo stop in campionato. Come previsto azzeccato il consiglio della redazione che vedeva Zlatan Ibrahimovic come capocannoniere della Ligue 1 a 1.20, di fatti lo svedese comanda la classifica con 17 gol ;in Inghilterra Robin Van Persie si trova al secondo posto nella classifica marcatori nonostante sia comunque il favorito al titolo finale, sopra di lui solo Michu, talentuoso attaccante dello Swansea, segue anche il fenomenale Demba Ba, già in doppia cifra con il suo Newcastle; nonostante la quota a 2.75 Mandukic deve sgomitare con la sorpresa della Bundes :

28

Ibisevic che è a quota 10 gol in testa alla classifica, segue a 9 gol anche Lewandowsky precedentemente quotato ‹12› adesso quotato ad appena ‹3›, ottimo potenziale colpo per chi ha puntato sul polacco. Poca storia nella Liga in cui Lionel Messi, fresco di record di gol stagionali dopo aver superato quello precedente di Gerd Muller (85 gol in una sola stagione) è a quota 23 gol e favoritissimo, seguono Falcao e Cr7 rispettivamente a 16 e 13 gol. Attualmente vincente il poker che vedeva JuvePorto-Psg-Bayern come vincitrici del proprio campionato con quota 3.50 , come anche i consigli che volevano PSV, Galatasaray e Sassuolo in testa ai rispettivi campionati. Situazione diversa in Champions in cui la redazione ha azzeccato 15/16 delle qualificazioni alla Champions league, unico errore nel girone del Barcellona in cui il Celtic ha avuto la meglio sul Benfica. Cambiate le carte in regola nell’ultimo mese, la redazione ripropone per andare alla cassa : Juventus-PSG-Manchester UnitedPorto la cui quota complessiva oscilla intorno al ‹4.50› . Tornando nell’europa che conta, quotato come favorita della Champions League troviamo il Barcellona ‹3.50› cui seguono il Real di Mourinho ‹4.50›, le tedesche Bayern e Borussia entrambe a ‹8.50› ,il Man United di Sir. Alex Ferguson e la Juventus di Antonio Conte ‹11.50› , ben ‹23› la quota che vorrebbe il milionario Psg campione d’europa, poche speranze per il Milan che, nonostante la quota ‹55› proverà l’assalto alla coppa con cui ha più feeling in assoluto. Grandi emozioni anche in Europa League dove va in scena il solito dominio dell’Atletico Madrid di Radamel Falcao ‹8›, occhio al Chelsea di Benitez che subentra dai sedicesimi di finale ‹9› , ottime quote anche per Tottenham, Inter e Anzhi rispettivamente quotate a ‹13› , ‹14› , ‹16› , con un occhio di

riguardo a Napoli e Lazio ‹19› , ‹25›. Il consiglio della redazione cade rispettivamente sul puntare sulle soprese quali Borussia Dortmund e Juventus in Champions, con un occhio di riguardo per l’inossidabile Barcellona e per il Real di Mourinho in cerca della decima coppa dalle grandi orecchie in bacheca; per quanto riguarda l’europa League tra Atletico e Chelsea dovrebbe esserci poca storia. Sperando nell’uscita del nostro Koinè entro il 22 dicembre proponiamo la bolletta della Premier : Wigan-Arsenal over, NewcastleQpr 1X, Southampton-Sunderland GG (o 1), City-Reading 1, Liverpool-Fulham GG, SwanseaUnited 2, Norwich-Chelsea 2, la cui quota complessiva dovrebbe aggirarsi intorno al ‹18› ; se si parla di Premier a dicembre non si può non pensare al Boxing day, un must per gli scommettitori più accaniti, che anche il 26 dicembre non foldano le proprie giocate, di seguito i consigli della redazione : Arsenal-West Ham 1, FulhamSouthampton GG, United-Newcastle 1, QPR-WBA X2, Aston Villa-Tottenham X2 quota complessiva intorno al ‹5› su cui puntare forte, naturalmente sono consigli dati a distanza senza sapere la futura posizione di classifica ed eventuali infortuni e momenti positivi di alcune squadre, pertanto regolatevi di conseguenza agli eventi recenti. Ultimo evento di cui tratteremo è il tanto atteso Pallone D’Oro, sogno di ogni calciatore sin da bambino, che vede il fenomeno Leo Messi favorito ad appena ‹1.10› dopo aver infranto il record di Gerd Muller, a bloccarlo ci proverà C. Ronaldo ‹8› insomma, anno nuovo vecchia storia, tutto il mondo è diviso nell’ormai storico dualismo fra l’attaccante blaugrana e l’ala dei “galacticos” Per questo numero è tutto, buona giocata a tutti.


Κοινή

La signora in giallo e rosso

Messina e le luci di Natale disperse Eugenia Di Giorgi 5ª E Al Maurolico è arrivato il Natale, nei corridoi, nell’androne, nelle classi. Ma non è arrivato nei fatti. Il freddo non aiuta e il fatto che i termosifoni vengano accesi solo una o due ore al giorno è metafora della tristezza che impera. Forse è un sentimento personale, ma io penso sia condiviso da coloro che sanno che questo è l’ultimo Natale del liceo, che dal prossimo anno non avranno i corridoi addobbati o professori che diventano sempre più nervosi man mano che si avvicinano le vacanze, che non saranno mai più un’occasione di riposo. Alla tristezza del natale a scuola si somma quella del natale in città. Dicembre è da sempre il mese della festa, delle luci, dei colori. Ma quest’anno sarà solo il mese del freddo. Messina non ha soldi per pagare la benzina ai camion dei netturbini, figuriamoci per le luci che addobbano ogni anno via Garibaldi e piazza Municipio. E allora niente passeggiate con le mani in tasca e gli occhi ad ammirare le lucine che addolciscono i tristi alberi cittadini. Niente sensazione che forse Messina è uguale alle altre città e che non è solo una cittadina di periferia da cui tutti vogliono scappare. Le due diverse facce della città le vedi alla fermata del tram: da un lato una ragazza direttamente da Milano che si lamenta del nostro servizio tranviario che ai miei occhi è uno dei pochissimi servizi

decentemente funzionanti della città, e dall’altra un ragazzo indiano che mi dice di studiare bene l’inglese perché è stato la sua ancora di salvezza e che studiare è meglio che lavorare con un sorriso che non ti aspetti da chi è così lontano da casa e non può tornarci. Ma tornando al Natale, quest’anno sarà diverso per tanti motivi: è l’ultimo al Maurolico (da chiedersi se è positivo o negativo), è il primo senza decorazioni, è il primo con la neve.

È comune chiedersi se è logico cambiare città, lasciare la Sicilia, andare al nord, scappare. Ci si risponde che si, è meglio, più futuro, più lavoro via di casa. E poi ti ricordi che la chiami casa perché è questo che è Messina, la nostra casa, e la possiamo odiare perché non ha le lucine in via Garibaldi, o la possiamo odiare perché è sporca, perché è confusionaria e perché è allo sbando, ma è casa tua e quelle strade sporche e trafficate ce le hai negli

occhi, nella testa, le puoi fare ad occhi chiusi. Andarsene significa studiare meglio, frequentare università prestigiose; andarsene significa non vedere quando metteranno le luci di natale in via Garibaldi non appena avranno i soldi per metterle. Il Natale al Maurolico non è sereno, come quello in tutta la città, ma se la routine uccide, l’abitudine rassicura. Forse tra un paio d’anni quando saremo in una grande città (con tante luci natalizie per le strade) ci ricorderemo com’era

Messina a Natale, addobbata, decorata, quando sembrava più che mai casa. Sono tempi duri, oscuri, oserei dire tempestosi, ma il Natale continua ad arrivare e a tornare, sempre, ogni anno. E se “eppure il vento soffia ancora” (come diceva Pierangelo Bertoli), il nostro futuro rinascerà dalle sue ceneri e a Messina metteranno le luci di Natale, per il bene di tutti.

29


Prof. Macris: io ho l'abilitazione opposta a quella dell'insegnante di sostegno: sono un insegnante di sdirrupo!

Alunno torna dal bagno e comunica alla classe informazioni sull’assemblea autoconvocata Prof.ssa Galletta: It’s amazing how much information we can get from the toilets today!

Prof.ssa Manuli: “Allora, C., mi sapresti dire le caratteristiche del modello atomico di Zorro?” (era di Bohr ndr)

Alunno: Prof., per domani ci hanno lasciato da fare 80 versi! Prof.ssa Federico: vabbè ragazzi che ci vuole a farli, basta che scrivete muu, bee, chicchirichì

Prof.ssa Cacopardo: L’hai proprio murata!

Prof.ssa Trimarchi: Dice Nietzsche “dalla confusione si genera un firmamento di stelle”, noi figghioli una galassia

Prof. Sciajno: Che Zeus ti elettrifichi il bidet!

Ipse Dixit

Discipulus Dixit 5ª F Prof.: “Leopardi e Schopenhauer sono accomunati dall’essere entrambi…” Alunno C. : “Morti.”

4ª F Prof.: Ditemi perché Leonardo è un vincente Alunno: Perché è da Vinci!

4ª F Prof.: Le coppie litigano, fanno le vite parallele… Alunno: Come Plutarco!

5ª F Alunno S.: “Tanto poi lo scriviamo sia a lettere che a parole!”

5ª F Prof.: “Non abbiamo fatto Persio” Alunna S.: “No, ce lo siamo PERSIO per strada!”

5ª F Prof.: “Dobbiamo portare il Callidae” Alunno G.: “Tanto ormai ci ho fatto il call…idae”

30

5ª G Alunna: domani interroga? Alunno R.: sbuccio pere di no Alunna: eh? Alunno: spero di no.

5ª G Alunno: nella poetica aristotelesca…

5ª F Prof.: “Perché si chiamano pianeti?” Alunno L.: “Perché vanno piano…”


La Redazione Il Direttivo Federica Bucolo Giulia De Luca Francesco Ravesi Mario Restuccia Simone Salvo

5ª A 5ª A 4ª E 4ª F 5ª F

I Redattori Giorgio Cardile Gregorio Scrima Salvatore Varrica Giovanni Ionata Roberto Sindoni Francesco Abbadessa Cinzia Orlando

1ª C 1ª C 1ª C 2ª C 2ª C 3ª C 5ª C

Dario Morgante

2ª D 2ª E 4ª E 4ª E

Eleonora Samarelli Federica Fusco Giuseppe Genovese

Hanno collaborato: il Prof. Raffaele Talotta l’ex alunno Valerio Calabrò l’ex alunno Claudio Staiti

Antonino Raffa Eugenia Di Giorgi Valentina Foti Marco Riccardo Andrea Santoro Silvia Cavalli Adele Ferrara Alessio Micalizzi

4ª E 5ª E 3ª F 3ª F 4ª F 5ª F 5ª F 5ª G

Vignettisti e fotografi Paola La Fauci Virginia Gregorio Domenico Pino

4ª C 4ª E 4ª F

La testata speciale a tema è stata realizzata da Domenico Pino 4ª F Ci scusiamo per eventuali errori relativi al nuovo ordinamento per la numerazione delle classi Stampato presso Società Cooperativa Spignolo a.r.l. - Via Maffei 8, Messina ME - Tel. 090 717340 - Fax 090 6415659

31


Koinografia

La nuova rubrica grafica di Koiné

“Music saves us. Everywhere, everyday.” Paola La Fauci 4 C

Francesco Ravesi 4ª E

Invia articoli, poesie, recensioni, foto, ipse dixit e discipulus dixit al nostro indirizzo email:

redazionekoine@gmail.com Metti mi piace sulla pagina facebook.com/koinemaurolico I video delle interviste sono disponibili sul canale youtube.com/koine5

32


Koiné - Dicembre 2012