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INDAGINE
SUI
TRIBUTI
LOCALI SINTESI
dei
RISULTATI Tassa/Tariffa
RIFIUTI Si
registra
un
aumento
della
Tassa/Tariffa
RIFIUTI
nel
corso
del
2011,
rispe;o
all’anno
 precedente,
in
ben
vento?o
comuni,
corrisponden>
al
62,2%
del
totale. ICI
fabbricaG
industriali,
Addizionale
comunale
IRPEF
e
PUBBLICITÀ L’elaborazione
 dei
 da>
 evidenzia
 come
 per
 ques>
 la
 pressione
 fiscale
 nel
 periodo
 2010/2011
sia
rimasta
invariata
nella
quasi
totalità
dei
comuni.
 La
 stabilità
 delle
 aliquote
 di
 ICI,
 addizionale
 comunale
 IRPEF
 e
 imposta
 sulla
 PUBBLICITÀ,
va
messa
in
relazione
alla
circostanza
che
l'art.77‐bis,
comma
30,
del
D.L. 112/2008,
 ha
 disposto,
 per
 il
 triennio
 2009‐11,
 la
 sospensione
 del
 potere
 degli
 en2
 locali
 di
 deliberare
 aumen2
 dei
 tribu*
 delle
 addizionali,
 delle
 aliquote
 ovvero
 delle
 maggiorazioni
di
aliquote
di
tribu*
ad
essi
a5ribui*
con
legge
dello
Stato
ad
eccezione
 degli
aumen2
rela2vi
alla
tassa
sui
rifiu2
solidi
urbani. L’ar>colo
 richiamato
 non
 prevede
 alcun
 vincolo
 quanto
 alla
 possibilità
 da
 parte
 dei
 Comuni
di
procedere
alla
riduzione
dei
tribu>
cita>
ma
nessun
comune
si
è
avvalso,
nel
 2011,
di
tale
facoltà. Per
quanto
concerne
l’addizionale
comunale
IRPEF
occorre
osservare
che
l’ar>colo
5,
del
 D.Lgs.
 n.
 23/2011,
 in
 materia
 di
 federalismo
 municipale,
 aveva
 previsto
 la
 parziale
 cessazione
 nel
 2011
 della
 sospensione
 del
 potere
 dei
 Comuni
 di
 modificare
 l’addizionale,
 limitatamente
 a
 quelli
 che
 non
 l’avevano
 is>tuita
 ovvero
 che
 l’avevano
 is>tuita
 in
 ragione
 di
 un’aliquota
 inferiore
 allo
 0,4%;
 per
 i
 predeZ
 comuni,
 il
 valore
 massimo
 dell’addizionale
per
i
 primi
 due
anni
avrebbe
potuto
essere
pari
allo
 0,4%
e,
 comunque,
 l’addizionale
 non
 avrebbe
 potuto
 essere
 is>tuita
 o
 aumentata
 in
 misura
 superiore
allo
0,2%
annuo. Nella
nostra
provincia
cinque
Comuni
si
sono
avvalsi
della
deroga
contenuta
nel
D.Lgs
n.
 23/2011,
 due
 dei
 quali,
 Baiso
 e
 Ve;o,
 non
 avevano
 in
 precedenza
 l’addizionale
 comunale
IRPEF
e
pertanto
nel
2011
l’hanno
introdo;a
con
aliquota
dello
0,2%
mentre
 gli
 altri
 tre,
 Canossa,
 Castelnovo
 ne’Mon>
 e
 Castelnovo
 So;o,
 avevano
 già
 una
 addizionale
comunale
IRPEF
dello
0,2%
e
sono
quindi
passate
allo
0,4%.
 
 TuZ
 gli
 altri
 Comuni,
 compresi
 in
 quelli
 che
 ai
 sensi
 della
 norma
 sopra
 citata
 avrebbero
 potuto
 ritoccarne
il
 valore,
hanno
confermato
per
il
 2011
l’aliquota
dell’addizionale
comunale
 IRPEF
2010. Successivamente
 il
 D.L.
 n.
 138/2011,
 ha
 abrogato
 il
 citato
 ar>colo
 5,
 del
 D.Lgs.
 n.
 23/2011,
facendo
tu;avia
 salve
 le
 deliberazioni
già
 ado;ate
 fino
a
 quel
momento
dai
 Comuni.


ANALISI
dei
DATI A
breve
commento
delle
Tabelle
A
e
B
 allegate
–
alle
quali
si
rimanda
per
il
de;aglio
 puntuale
di
ogni
singolo
Comune
–
evidenziamo
quanto
segue. ICI ‐
l’aliquota
massima
2011
=
7
per
mille; ‐
l’aliquota
massima
è
stata
applicata
da
ben
16
Comuni
su
45,
tra
cui
anche
RE; ‐ l’aliquota
minima
2011
=
5,5
per
mille
è
stata
applicata
dal
solo
Comune
di
Luzzara;
 ‐
l’aliquota
media
2011
=
6,62
per
mille. In
merito
a
ciò
si
deve
considerare
che
le
aliquote
medie
esaminate
sono
già
prossime
 al
 massimo
 applicabile,
 dal
 momento
 che
 i
 Comuni
 avevano
 la
 facoltà
 di
 deliberare
 l’aliquota
ICI
entro
l’intervallo
del
4‐7
per
mille. Addizionale
IRPEF ‐
l’aliquota
massima
2011
=
0,6%; ‐
l’aliquota
massima
è
stata
applicata
dai
Comuni
Novellara
e
Qua;ro
Castella; ‐
l’aliquota
più
bassa
2011
=
0,15%
è
stata
quella
applicata
dal
Comune
di
Fabbrico; ‐
l’aliquota
media
2011
=
0,40
%. E’
opportuno
ricordare
che
se;e
Comuni
(pari
al
15,6%
del
totale)
non
hanno
applicato
 nel
 2011,
 e
 non
 applicavano
 pure
 nel
 2007‐
 2008
 ‐
 2009
 e
 2010,
 alcuna
 addizionale
 IRPEF.
 
 I
 se;e
 Comuni
 sono
 quelli
 di:
 Busana,
 Campagnola,
 Carpine>,
 Collagna,
 Correggio,
Ligonchio
e
Ramiseto. Imposta
sulla
PUBBLICITÀ ‐
l’imposta
più
elevata
2011
=
€
34,24
al
mq; ‐
l’imposta
più
elevata
è
stata
applicata
dal
Comune
di
Reggio
Emilia; ‐
l’imposta
più
bassa
2011
=
€
17,04
al
mq
è
stata
applicata

da
10

Comuni

vale
a
dire:
 Albinea,
 Busana,
 Canossa,
 Collagna,
 Cavriago,
 Fabbrico,
 Ligonchio,
 Ramiseto,
 Rio
 Saliceto
e
Ve;o; ‐
l’imposta
media
2011
=
€
22,52
al
mq. Tassa/Tariffa
RIFIUTI ‐
l’aliquota
più
elevata
2011
=
€
3,1436
al
mq; ‐
l’aliquota
più
elevata
è
stata
applicata
dal
Comune
di
Albinea; ‐
l’aliquota
più
bassa
=
€
0,9557
al
mq
è
stata
applicata
da
4
Comuni
e
precisamente:



Busana,
Collagna,
Ligonchio
e
Ramiseto;
 ‐
la
Tassa/Tariffa
Rifiu>
media
2011
=
€
1,9361
al
mq. Il
dato
medio
2011
presenta
un
incremento
del
2,25%
rispe?o
al
valore
medio
del
2010
 (pari
a
€
1,8935
al
mq)
e
del
5,35%
rispe?o
al
valore
medio
registrato
nel
2009
(pari
a
 €
1,8378
al
mq).
 Analizzando
più
in
de;aglio
la
variazione
2011
–
rispe;o
al
2010
–
della
Tassa/Tariffa
 Rifiu>
riferita
al
comparto
ar>gianale
e
industriale,
si
evidenzia
quanto
segue. ‐
Riduzione
 In
nessuno
dei
Comuni
della
provincia
l’aliquota
è
diminuita. In
16
comuni
è
tu;avia
diminuito
il
geZto
per
effe;o
del
calo
del
numero
degli
uten>
 servi>
e/o
delle
superfici
tassate. In
termini
 percentuali
il
 calo
 più
vistoso
del
geZto
si
 è
 riscontrato
nel
comune
di
 San
 Mar>no
 in
 Rio
 con
 un
 ‐
 11,53%;
 segue
 Montecchio
con
 un
 ‐
 6,63%.
 Il
 geZto
 è
 calato
 anche
per
il
comune
di
Reggio
Emilia
in
misura
del
‐
2,97%. ‐
Incremento Ben
28
Comuni,
pari
al
62,2%
del
totale,
hanno
incrementato
nel
2011
l’aliquota. Tra
ques>
l’aumento
maggiore
è
stato
quello
pra>cato
dal
comune
di
Casalgrande
con
 un
 +
 11,26%,
 seguito
 da
 quello
 di
 Rio
 Saliceto
 con
 un
 +
 10,68%,
 mentre
 l’aumento
 minore
è
stato
quello
di
Qua;ro
Castella
con
solo
un
+
0,21%. In
termini
di
geZto,
la
crescita
maggiore,
si
è
riscontrata
nel
comune
di
Rolo
con
un
+
 64,71%
(dovuto
esclusivamente
ad
un
aumento
del
numero
degli
uten>
servi>
essendo

 rimasta
 
l’aliquota

invariata

rispe;o

al
 
2010),
seguito

da

Toano

con

un
+
13,26%
 (aumento
aliquota
e
uten>
 servi>)
 e
da
Bore;o
con
un
+
12,43%
(aumento
aliquota
e
 superficie
totale
tassata). Per
quanto
concerne
il
comune
di
Reggio
Emilia,
l’aliquota
è
rimasta
invariata
mentre
il
 geZto
complessivo
è
calato
del
2,97%
a
causa
della
riduzione
del
numero
degli
uten>
 servi>
(e
di
conseguenza
della
superficie
totale
tassata).


 A
livello
aggregato
provinciale,
il
geZto
della
Tassa/Tariffa
Rifiu>
rela>va
al
comparto
 ar>gianale
 e
 industriale,
 è
 cresciuto
 in
 valore
 assoluto
 nel
 2011
 rispe;o
 al
 2010
 di
 €
 57.547,
corrispondente
a
un
+
0,67%.
 La
 spiegazione
 della
 modesta
 dinamica
 è
 da
 ricercare
 non
 tanto
 nella
 riduzione
 delle
 aliquote,
 le
 quali
 infaZ
 nella
 maggior
 parte
 dei
 casi
 sono
 cresciute,
 quanto
 piu;osto
 nella
 riduzione
 della
 superficie
 totale
 tassata
 a
 sua
 volta
 da
 porre
 in
 relazione
 con
 la
 recessione
 economica;
non
a
 caso
 il
 geZto
 per
 unità
 di
 superficie
 è
 in
 aumento
 nella
 quasi
totalità
dei
comuni
(vedi
ul>ma
 colonna
della
Tabella
B
 sulla
tassa/tariffa
 rifiu>



allegata). I
 qua;ro
comuni
facen>
 parte
dell’Unione
dei
Comuni
dell’alto
Appennino
reggiano,
e
 cioè
Busana,
Collagna,
Ligonchio
e
Ramiseto,
si
collocano
quasi
sempre
tra
quelli
con
le
 tariffe
più
contenute.
 Facendo
riferimento
ad
una
selezione
dei
Comuni
più
significaGvi
riportaG
in
Tabella
C
 (precisamente:
 Casalgrande,
 Cavriago,
 Correggio,
 Guastalla,
 Luzzara,
 Montecchio,
 Novellara,
 Reggio
 Emilia,
 Reggiolo,
 Rubiera,
 San
 Mar>no
 in
 Rio,
 Sant’Ilario
 d’Enza,
 Scandiano)
si
può
passare
da
un’analisi
dinamica
(variazione
2010‐2011)
ad
una
sta>ca. In
 tal
 modo,
 si
 rileva
 nel
 2011
 un
 divario
 superiore
al
 102,9%
 tra
 l’aliquota
 a
 mq
 più
 bassa
 e
 quella
 più
 alta
 rapportando
 il
 geYto
 alle
 superfici
 imponibili
 nei
 comuni
 seleziona>. Tale
 divario
 è
 difficilmente
 giusGficabile
 esclusivamente
 con
moGvazioni
 economiche
 considerato
che
si
tra;a
di
un
ambito
territoriale
molto
piccolo
(la
provincia
di
Reggio
 Emilia),
della
stessa
categoria
di
utenza,
ma
sopra;u;o
delle
stesse
>pologie
di
rifiu>
 e,
spesso,
esigenze
di
servizio. Prendendo
a
riferimento
i
soli
Comuni
che
sono
passaG
al
sistema
della
Tariffa,
gesGto
 da
IREN,
l’aliquota
più
elevata,
ado;ata
dal
Comune
di
Albinea,
è
pari
a
oltre
il
doppio
 di
quella
più
bassa
ado;ata
dal
Comune
di
Cavriago
(per
la
precisione
il
mol>plicatore
è
 pari
 a
 2,
 23),
 così
 come
 confrontando
 due
 comuni
 limitrofi
 si
 trova
 che
 l’aliquota
 ado;ata
 dal
 Comune
 di
 Reggio
 Emilia
 è
 poco
 meno
 del
 doppio
 quella
 del
 comune
 di
 Cavriago
(per
la
precisione
il
mol>plicatore
è
pari
a
1,95). I
TIMORI
PER
IL
2012 Il
 2012
 cos>tuisce
 un
 anno
 di
 svolta
 sul
 versante
 dell’imposizione
 locale
 e
 ciò
 principalmente
a
 mo>vo
del
venire
meno
del
blocco
agli
 incremen>
 delle
aliquote
dei
 tribu>
 locali
 che
 ha
 operato
 negli
 ul>mi
 tre
 anni
 e
 dell’entrata
 in
 vigore
 delle
 novità
 introdo;e
dai
decre>
approva>
nel
corso
del
2011.
 Gli
effeZ
a;esi
sulla
tassazione
delle
imprese
industriali
sono
tu;’altro
che
posi>vi. Per
quanto
riguarda
l’ICI
occorre
dire
che
il
D.L.
n.
201/2011,
varato
dal
Governo
Mon>,
 meglio
 conosciuto
 come
 decreto
 “SalvaItalia”,
 ha
 an>cipato
 al
 2012
 le
 modifiche
 norma>ve
 che
 secondo
 il
 calendario
 previsto
 per
 l’a;uazione
 del
 federalismo
 fiscale
 avrebbero
 dovuto
 avere
 effe;o
 solo
 dal
 2014.
 
 Queste
 novità
 si
 cara;erizzano
 per
 la
 nascita
l’IMU
(Imposta
Municipale
propria)
in
sos>tuzione
dell’ICI.

Il
nuovo
tributo,
che
 nelle
 sue
 cara;eris>che
 di
 fondo
 ricalca
 il
 vecchio,
 ha
 un’aliquota
 base
 (aliquota
 ordinaria
 applicabile
 ai
 fabbrica>
 industriali)
 pari
 allo
 0,76%
 (7,6
 per
 mille)
 contro
 lo
 0,7%
(7
per
mille)
massimo
previsto
per
l’ICI.
 
I
Comuni
hanno
la
facoltà
di
modificare,
 in
 aumento
 o
 in
 diminuzione,
 l’aliquota
 base
 dell’IMU
 fino
 a
 0,3
 pun>
 percentuali
 e
 pertanto
 essa
 potrà
 variare
 da
 un
 minimo
 dello
 0,46%
 (4,6
 per
 mille)
 a
 un
 massimo
 dell’1,06%
(10,6
per
mille).

 Se
 all’aumento
 dell’aliquota
 d’imposta
 base
 IMU
 rispe;o
 a
 quella
 ICI
 aggiungiamo
 l’innalzamento
del
mol>plicatore
delle
rendite
catastali
che,
sempre
con
decorrenza
dal



1°
 gennaio
 2012,
 passerà
 per
 i
 fabbrica>
 industriali
 da
 50
 a
 60,
 si
 può
 ipo>zzare
 un
 rincaro
medio
per
azienda
di
300
euro
con
una
crescita
del
geZto
dei
comuni
variabile
 dal
43%
all’85%.
 La
norma>va
sull’IMU
consente
peraltro
ai
Comuni
di
ridurre
l’aliquota
applicabile
agli
 immobili
 di
 proprietà
 di
 soggeZ
 IRES
 fino
 allo
 0,4%
 (4
 per
 mille).
 
 Quello
 che
 noi
 auspichiamo
è
 che
i
 comuni
u>lizzino
 tale
 possibilità,
 in
 modo
tale
 da
 evitare
che
nel
 2012
si
abbiano
incremen>
d’imposizione
sui
fabbrica>
delle
imprese
rispe;o
al
2011.
 Considerazioni
 analoghe
 valgono
 per
 l’addizionale
 IRPEF
 Comunale
 la
 cui
 aliquota
 per
 effe;o
di
quanto
disposto
dall’ar>colo
1,
del
D.L.
n.
138/2011,
potrà
essere
liberamente
 rimodulata
 dai
 Comuni
a
 decorrere
dall’anno
 in
 corso
fino
ad
 un
massimo
 dello
 0,8%,
 senza
peraltro
più
vincoli
e
limi>
 di
incremento
annuo:
di
conseguenza
ad
esempio
un
 comune
fino
a
 oggi
 privo
di
 addizionale
 IRPEF
 potrà
introdurla
dal
 2012
 ado;ando
da
 subito
l’aliquota
massima.
 Un
 analisi
 più
 approfondita
 merita
 invece
 di
 essere
 fa;a
 con
 riferimento
 alla
 tassa/ tariffa
rifiu>,
tributo
che
si
muove
in
una
logica
autonoma
rispe;o
agli
altri
tribu>
locali
 e,
come
già
più
volte
evidenziato,
non
è
mai
stato
interessato
da
vincoli
tariffari
impos>
 a
livello
centrale. La
 delibera
 dell’ATO
 (Ambito
 Territoriale
 OZmale)
 di
 Reggio
 Emilia
 del
 dicembre
 scorso
prevede
per
il
 2012
un
incremento
medio
 del
 costo
complessivo
 della
 ges>one
 dei
rifiu>
 contenuto
entro
il
 7,5%:
si
 tra;a
 di
una
previsione
di
aumento
dei
cos>
 e
di
 riflesso
 delle
 tariffe
 che,
 pur
 calata
 nei
 piani
 ambiziosi
 elabora>
 dall’ATO,
 riteniamo
 eccessiva.

 In
tema
di
tariffa
rifiu>
è
poi
solo
di
poche
seZmane
fa
il
defini>vo
ritorno
nell’ambito
 del
regime
tributario
stabilito
dal
noto
decreto‐legge
SalvaItalia
del
Governo
Mon>.
 Dal
2013
vedrà
la
luce
una
tariffa
impostata
su
una
quota
fissa
e
una
variabile.
In
realtà
 non
è
nulla
di
nuovo
rispe;o
al
passato,
tra;andosi
semplicemente
della
riproposizione
 di
 disposizioni
 già
 in
 essere.
 Ci
 auguriamo
 tu;avia
 che
 il
 clima
 di
 riforme
 in
 cui
 con
 complice
ritardo
si
 sta
 dedicando
la
 nostra
poli>ca
possa
una
volta
per
tu;e
dare
alla
 tariffa
 rifiu>
 quel
 contenuto
 incen>vante
 che
 solo
 una
 parametrazione
 sulle
 quan>tà
 effeZvamente
 smal>te
 potrà
 garan>re.
 Del
 resto
 tale
 soluzione
 è
 già
 applicata
 in
 numerose
realtà
del
nord
Italia. Non
vorremmo
che
in
questo
modo
si
protraesse
un’applicazione
fiZziamente
coerente
 con
 i
 principi
 della
 legge
 come
 sarebbe
 se
 la
 quota
 variabile
 rimanesse
 ancorata
 ai
 metri
 cubi
 imponibili
 e
 non
 alla
 quan>tà
 di
 rifiu>
 indifferenzia>
 conferi>
 al
 servizi
 pubblico
o,
quanto
meno,
al
numero
di
svuotamen>. E’
una
innovazione
che
è
nella
normalità
di
tu;e
le
c.d.
u*lites:
l’utente,
oltre
alla
quota
 che
 deve
 coprire
 gli
 inves>men>,
 paga
 solo
 per
 l’uso
 che
 fa
 del
 servizio
 e
 non
 a
 prescindere
dall’effeZvo
u>lizzo. Non
sappiamo
quale
sia
il
reale
mo>vo
che
impedisce
alle
nostre
amministrazioni
locali
 di
 riformare
 in
 questo
 senso
 il
 sistema
 della
 tariffa
 rifiu>,
 speriamo
 solo
 che
 ciò
 non
 origini
 da
 un
 ennesimo
 confli;o
 di
 interessi
 che
 vede
 i
 nostri
 amministratori
 nella
 doppia
veste
di
controllori
e
controlla>.


Resta
inoltre
ques>one
centrale
capire
in
quale
modo
avvenga
la
ripar>zione
dei
cos>
 tra
imprese
e
famiglie.
 Da
 troppi
anni
 infaZ
 il
 mondo
delle
 imprese
 si
 sta
 facendo
carico
 di
 cos>
 superiori
a
 quelli
 ad
 essa
 per>nen>.
 Ne
 sono
 esempio
 i
 cos>
 dell’estensione
 della
 raccolta
 differenziata
i
cui
benefici
sono
pressoché
nulli
per
il
se;ore
manifa;uriero,
in
quanto
 da
tempo
è
tenuto
al
conferimento
separato
dei
rifiu>. Riconosciamo
la
tendenza,
in
crescita,
di
caricare
i
cos>
dei
servizi
con
riparto
equo
tra
i
 vari
soggeZ,
tu;avia
occorre
che
questo
orientamento
corre;o
venga
mantenuto
anche
 alla
luce
delle
novità
norma>ve
recentemente
introdo;e. NOTE
METODOLOGICHE In
riferimento
alla
Tassa/Tariffa
Rifiu>
alcune
precisazioni
sono
d’obbligo
al
fine
di
una
 corre;a
interpretazione
dei
da>
espos>. L’analisi
 è
 stata
 sviluppata
sia
 sul
 versante
 delle
 aliquote
sia
 sul
 versante
 del
 geYto
 rapportato
alle
superfici
imponibili. Per
i
 Comuni
che
sono
passa>
 al
 sistema
 della
Tariffa
 (valori
in
rosso
e
 in
verde
nella
 tabella),
gli
impor>
–
esclusa
la
parte
della
tariffa
rela>va
all’addizionale
provinciale
del
 5%
–
sono
maggiora>
in
fa;ura
dell’IVA
al
10%,
che
per
le
imprese
non
cos>tuisce
un
 costo
 essendo
 detraibile
 (salvo
 situazioni
 di
 pro‐rata
 di
 indetraibilità).
 Proprio
 perché
 non
cos*tuisce
un
costo
la
maggiorazione
dell’IVA
non
è
stata
considerata
e
ciò
rende
i
 valori
 delle
 aliquote
 deliberate
 dai
 comuni
 “a
 tassa”
 comparabili
 con
 quelli
 delle
 aliquote
deliberate
dai
comuni
“a
tariffa”. L’importo,
 infaZ,
 è
 addebitato
 al
 contribuente
 tramite
 cartella
 esa;oriale
 –
 se
 il
 comune
con>nua
ad
applicare
la
Tarsu,
cioè
una
tassa
–
oppure
tramite
fa;ura,
con
IVA
 al
 10%,
 emessa
 dalla
 società
 che
 ges>sce
 il
 servizio
 nel
 caso
 in
 cui
 il
 prelievo
 abbia
 assunto
la
denominazione
di
Tia,
cioè
tariffa
di
igiene
ambientale. Le
aliquote
della
tassa
sono
stabilite
liberamente
dal
Comune
in
funzione
del
grado
di
 copertura
dei
cos>
deliberato
mentre
la
tariffa
(composta
da
una
parte
c.d.
fissa
‐
che
 dovrebbe
coprire
i
cos>
di
ammortamento
degli
inves>men>
e
le
spese
generali
–
e
da
 una
 parte
 c.d.
 variabile
 ‐
 che
 dovrebbe
 coprire
 i
 cos>
 di
 ges>one
 del
 servizio
 fornito)

 viene
determinata
sulla
base
di
coefficien>
empirici
i
cui
valori
minimi
e
massimi
sono
 sta>
stabili>
da
un
decreto
ministeriale.
Alla
tassa
è
poi
aggiunta
l’addizionale
cd.
ECA
 del
10%,
mentre
su
entrambe
grava
l’ulteriore
addizionale
provinciale
del
5%
(aliquota
 massima
consen>ta). Al
 di
 là
 degli
 aspeZ
 menziona>
 di
 cara;ere
 tariffario,
 va
 evidenziato
che,
sopra;u;o
 nei
 Comuni
 ove
 vige
 ancora
 il
 regime
 della
 tassa,
 pur
 a
 fronte
 di
 delibere
 di
 assimilazione
 ai
 rifiu>
 urbani
 di
 numerose
 >pologie
 di
 rifiu>
 prodoZ
 dal
 se;ore
 industriale,
 il
 servizio
 svolto
 non
 è
 sempre
 all’altezza
 delle
 esigenze
 degli
 uten>
 industriali.
 
 L’Associazione
denuncia
da
tempo
questa
grave
carenza
che
determina
la
 necessità
 per
 le
 aziende
 di
 provvedere
 allo
 smal>mento
 in
 proprio,
 sostenendo
 un
 duplice
costo,
quello
dello
smal>mento
in
proprio
e
quello
della
Tassa/Tariffa
RIFIUTI,
 quest’ul>ma
senza
apprezzabili
riduzioni
tariffarie.


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