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ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI ITALIANI

UNA MANOVRA INGIUSTA CHE IMPOVERISCE IL PAESE TAGLI DEI TRASFERIMENTI A COMUNI, PROVINCIA, REGIONE, PEGGIORAMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL PATTO RISPETTO AL 2010 E IMPATTO DELLA MANOVRA SUL 2011

Descrizione ALBINEA

taglio taglio saldo Num Pop Trasferimenti Trasferimenti obiettivo Cons 2008 2011 2012 PATTO 2010 8.533 257.805 429.675 (47.654)

Peggioramento Saldi Patto(e saldo quindi capacità di obiettivo pagamento impatto PATTO investimenti) complessivo sul 2011/2012 rispetto al 2010 2011 1.032.500 1.080.154 1.337.959

impatto complessivo pro-capite 157

BAGNOLO IN PIANO BIBBIANO BORETTO BRESCELLO CADELBOSCO DI SOPRA

9.375 9.676 5.177 5.462

283.244 292.338 156.411 165.022

472.073 487.230 260.685 275.036

(50.910) (50.827) (10.500) (13.731)

1.103.050 1.101.251 227.501 297.500

1.153.960 1.152.078 238.001 311.231

1.437.204 1.444.416 394.412 476.253

153 149 76 87

10.479

316.599

527.665

729.800

810.889

81.089

397.688

38

CAMPAGNOLA EMILIA CAMPEGINE CASALGRANDE CASTELLARANO

5.485 5.035 18.284 14.863

165.717 152.121 552.409 449.051

276.194 253.535 920.682 748.419

114.999 (13.125) (47.769) 90.101

127.777 284.388 1.035.001 100.112

12.778 297.513 1.082.770 10.011

178.495 449.634 1.635.179 459.062

33 89 89 31

CASTELNOVO DI SOTTO CASTELNOVO NE' MONTI CAVRIAGO CORREGGIO FABBRICO GATTATICO GUALTIERI GUASTALLA LUZZARA

8.727

263.666

439.444

(49.904)

1.081.250

1.131.154

1.394.820

160

10.591 9.646 24.505 6.601 5.779 6.680 15.020 9.106

319.983 291.432 740.362 199.434 174.599 201.821 453.795 275.117

533.304 485.719 1.233.937 332.390 290.999 336.368 756.325 458.528

(41.827) (56.885) (124.904) 466.703 (4.385) 809.000 (48.404) 1.266.998

906.251 1.232.501 2.706.249 518.558 95.000 898.889 1.048.750 1.407.776

948.078 1.289.385 2.831.153 51.856 99.385 89.889 1.097.154 140.778

1.268.061 1.580.817 3.571.515 251.290 273.984 291.710 1.550.949 415.895

120 164 146 38 47 44 103 46

MONTECCHIO EMILIA NOVELLARA POVIGLIO

10.261 13.548 7.241

310.012 409.322 218.770

516.687 682.203 364.617

31.000 (66.060) 832.000

34.444 1.431.300 924.444

3.444 1.497.360 92.444

313.456 1.906.682 311.214

31 141 43

QUATTRO CASTELLA REGGIOLO

12.856 9.213

388.414 278.350

647.357 463.916

(40.290) 551.612

872.950 612.902

913.240 61.290

1.301.654 339.640

101 37

165.503 5.883 14.371

6.000.000 177.741 434.187

8.443.341 296.235 723.644

(557.769) (28.385) (111.930)

12.085.001 615.001 2.425.150

12.642.770 643.386 2.537.080

17.708.775 821.127 2.971.267

107 140 207

7.763

234.541

390.902

(235.409)

(214.008)

21.401

255.942

33

5.755

173.874

289.790

108.000

120.000

12.000

185.874

32

10.713 24.730 476.861

323.669 747.160 14.472.971

539.448 1.245.267 24.121.615

(12.085) (145.846) 3.241.616

261.850 3.160.001 38.344.229

273.936 3.305.847 35.102.613

597.605 4.053.007 49.575.584

56 164

REGGIO NELL'EMILIA RIO SALICETO RUBIERA SAN MARTINO IN RIO SAN POLO D'ENZA SANT'ILARIO D'ENZA SCANDIANO Totale Media pro capite Provincia RE **Regione Emilia Romagna

103,96 525.329

2.624.000

4.375.000

600.000.000

720.000.000


Complessivamente si stima che la Manovra, tra taglio dei trasferimenti e conferma degli obiettivi di Patto di stabilità, peserà nel 2011 per 49,5 milioni di euro sui Comuni del Reggiano (con una media pro capite di circa 104 euro), di cui 14,4 milioni di riduzione dei trasferimenti e 35,1 milioni di peggioramento dei saldi ai fini del Patto con conseguenti minori possibilità di pagamento degli investimenti rispetto alla già critica situazione del 2010 (si stima bloccato il 50% dei pagamenti da effettuare per opere in corso). A questi si aggiungono nel 2011 tagli ai trasferimenti alla Amministrazione provinciale stimabili in 2,6 milioni e alla Regione per 600 milioni. Nel 2008 i trasferimenti dalle Regioni rappresentavano l’11% delle entrate correnti per i Comuni e il 32% per le Province.

GLI ENTI LOCALI VIRTUOSI NONOSTANTE LA CRISI Si sottolinea che: • • •

A livello nazionale, tra il 2004 e il 2009 la spesa complessiva al netto degli interessi (spesa primaria) è aumentata del 10,7% nei Comuni, del 6,8% nelle Province e del 29,9% nelle Amministrazioni centrali. Nel 2009, nonostante la crisi economica (e a differenza di quanto avvenuto nelle amministrazioni centrali), i comparti dei Comuni e delle Province hanno migliorato sia il saldo primario che l'indebitamento netto. Secondo la Corte dei Conti (Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, maggio 2010) nel 2009 il 90,2% dei Comuni e il 98% delle Province ha rispettato il Patto interno di stabilità. Nel 2009 i Comuni soggetti al Patto hanno registrato un saldo finanziario di +507 milioni, a fronte di un obiettivo programmatico di -617 milioni; il saldo finanziario delle Province è stato pari a -275 milioni, a fronte di un obiettivo programmatico di -551 milioni.

In un clima di insostenibile incertezza, si sta consumando ancora una volta un atto di potere centralista, che guarda ai Comuni, alle Province e alle Regioni come a soggetti “spreconi” su cui scaricare il debito, in aumento, dello Stato centrale. Saranno quindi inesorabilmente i cittadini e le imprese a pagare per l’inevitabile ridimensionamento dei servizi a loro rivolti, in una logica che, nei fatti, corrisponde ad un aumento delle tasse. Questa manovra, se non subirà radicali modifiche, toccherà tutte le attività che gli enti locali svolgono, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade all’assistenza alle famiglie con persone non autosufficienti, dalla scuola alla protezione civile regionale. I Comuni e le Province sono in presenza di un continuo cambiamento di regole che impedisce loro di programmare e governare con un minimo di continuità, ma che nello stesso tempo non assicura quelle riforme radicali e strutturali di cui il Paese avrebbe bisogno. Vi è di fatto una esautorazione dei Sindaci e di chi guida gli enti locali poiché le leve nelle loro mani sono da tre anni bloccate, mentre continuamente si vedono impartire “ordini dall’alto” senza avere voce in capitolo. Cade la possibilità di rapportarsi con i cittadini con la sufficiente autonomia e autorevolezza. Mentre si profila l’ennesimo condono, siamo di fronte ad una manovra fatta essenzialmente di tagli, una manovra miope, che produrrà effetti recessivi, con generale impoverimento del Paese. Non c’è traccia di federalismo: si tratta di misure per lo più demagogiche, sforbiciate qua e là in totale assenza di una politica complessiva e di interventi strutturali che aggrediscano i costi veri del centralismo. La manovra del Governo di 24 miliardi di euro poteva trovare risorse finanziarie attraverso una lotta più efficace all’evasione fiscale (ogni anno si evadono 30 miliardi di Iva e 90 miliardi di imposte e contributi


previdenziali – relazione di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia) ed attraverso la tassazione delle transazioni finanziarie (es. rientro capitali dall’estero) o delle rendite patrimoniali. In un territorio che ha fatto, negli anni, della quantità e qualità dei servizi alla persona un punto distintivo e fondamentale, non siamo disposti ad assistere passivi ad un deterioramento costante di questo prezioso patrimonio, perché ciò corrisponderebbe al calo di qualità della vita per le nostre famiglie e a maggiori difficoltà per le nostre imprese. Anche la recente volontà espressa dal Governo di voler rivedere l’art.41 della Costituzione con l’alibi di una deregulation normativa a favore delle imprese rappresenta una perdita di vista generale del bene pubblico e dell’interesse collettivo. Il sospetto più che fondato è che ci si trovi di fronte ad una politica che non ha affatto i tratti del disegno riformatore quanto piuttosto di un attacco agli istituti fondamentali del welfare e alle finalità sociali della Costituzione Repubblicana. Sono i fondamenti stessi della Repubblica delle autonomie ad essere messi in discussione, e ciò dovrebbe apparire tanto più paradossale nel momento in cui si pone mano all’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione. Tutto questo avviene alla presenza di due provvedimenti fondamentali di riforma: la legge 42/2009 sul federalismo fiscale e il ddl AC 3118 sulla Carta delle Autonomie che viaggiano su un percorso del tutto ignorato dalla manovra messa in campo dal Governo o di cui se ne dà per scontato il sostanziale fallimento. Adotteremo perciò tutte le azioni, politiche e comunicative, possibili per contrastare queste misure, che invece di individuare negli enti locali una risorsa fondamentale del Paese li trattano come una patologia, sbagliando drammaticamente il bersaglio.


manovra_incontro_sindaci