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Suli nni lassaru!...Forsi ci la facemu lu stessu! di Antonino Bencivinni

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ella battaglia che ha visto recentemente contrapposti in cagnesco i due Istituti Superiori prestigiosi della Valle del Belice, il (chiamiamolo ancora così) vecchio glorioso Magistrale "Dante Alighieri" di Partanna e il Liceo Classico "Francesco D'Aguirre" di Salemi, ha vinto come era prevedibile in nome di una continuità con quanto deciso già l'anno scorso, il "D'Aguirre" di Salemi che nel tavolo regionale ha mantenuto la presidenza ed ha mantenuto altresì l'accorpamento dell'Istituto "Dante Alighieri". Non è questo che dispiace, ma è l'indifferenza con cui - dopo la sortita del sindaco di Partanna Nicola Catania che aveva fatto sperare in un risultato positivo quando nel tavolo provinciale era riuscito, mutatis mutandis, ad ottenere l'unanimità sulla presidenza all'Istituto "Dante Alighieri" e sull'accorpamento a Partanna del "D'Aguirre" di Salemi - anche questa seconda notizia è stata accolta dai politici partannesi che non hanno saputo neanche inscenare una benché minima protesta lasciando ancora una volta il sindaco Nicola Catania solo in questa battaglia quasi di nicchia. Perfino

nella seduta del consiglio comunale del 10 marzo, a cose già fatte, non si è sentito il bisogno di fare anche un solo cenno allo scandalo che ha visto l'anno scorso l'accorpamento dell'Istituto Magistrale di Partanna al Liceo "D'Aguirre" di Salemi per uno scarto di 7 alunni (non è un errore è proprio 7): nell'ambito della cosiddetta razionalizzazione scolastica nel febbraio dell'anno scorso si registrò, infatti, quello che abbiamo considerato uno "scippo" di autonomia: il Liceo Classico "D'Aguirre" di Salemi, infatti, accorpava, come un fulmine a ciel sereno, l'Istituto Superiore "Dante Alighieri" di Partanna, reo di avere 576 alunni iscritti rispetto ai 583 del Liceo "D'Aguirre" (che arrivava a quel numero con l'abbinamento ad una scuola di S. Ninfa). Tale scelta stava per essere in un certo senso ribaltata dalla decisione all'unanimità del collegio provinciale per la razionalizzazione scolastica (di cui il sindaco di Partanna, Nicola Catania fa parte) che il 23 gennaio scorso ha proposto un ritorno dell’autonomia per l’Istituto Superiore “Dante Alighieri” che avrebbe accorpato (in questa proposta-ipotesi) il

Liceo “D’Aguirre” di Salemi ripetendo, ma stavolta al contrario, lo "scippo" fatto l’anno scorso dal Liceo “D’Aguirre” di Salemi che accorpò l’Istituto Magistrale di Partanna. Al tavolo regionale tutto è tornato come prima della decisione provinciale di quest'anno. Cioè ancora l'Istituto di Salemi è sede di presidenza e il Magistrale è sede aggregata. E Catania ancora una volta ha trovato i politici partannesi tiepidi e indifferenti. Nè nella seduta del consiglio comunale del 7 febbraio né in quella del 10 marzo se n'è fatto cenno!. Il sindaco di Partanna ci ha detto che ci sarà un'audizione all'Ars per spingere a trovare in extremis una soluzione per l'Istituto "Dante Alighieri" di Partanna. Speriamo che il suo ottimismo sortisca effetto (il problema infatti non è danneggiare il Liceo "D'Aguirre" di Salemi, ma salvare in extremis l'autonomia del Magistrale di Partanna): vuole dire proprio questo la nostra copertina che rappresenta Don Chisciotte (Catania) e Sancho Panza (Zinnanti) che discutono tra loro anche della non presenza dei politici partannesi sulla questione dell'autonomia del magistrale di Partanna.

L’Avis Partanna ha consegnato le benemerenze ai donatori

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a VI Festa del donatore dell’Avis di Partanna si colloca tra le più significative e partecipate manifestazioni organizzate nelle scuderie del Castello Grifeo. I bambini della scuola dell’infanzia hanno aperto la serata con i loro canti a tema, emozionando il pubblico presente. Nel corso della serata sono stati proiettati dei video di sensibilizzazione per coloro che ancora donatori non sono diventati. Uno di questi filmati, dal titolo “Donerò”, è stato realizzato dal giovanissimo videomaker Alessandro Triolo. Infine la premiazione dei donatori con le benemerenze e i distintivi in rame, argento e argento dorato. Consegnata anche una targa, per le 70 donazioni, al “veterano” Vito Zarzana. Per la prima volta hanno collaborato, per l’accoglienza e il buffet, alcuni alunni partannesi frequentanti l’Istituto Alberghiero “V. Titone” di Castelvetrano. I risultati raggiunti sono eloquenti di per sé: 364 soci donatori, 615 donazioni nel corso del 2013. una crescita esponenziale, basta pensare che nel 2008 i soci donatori erano

Il prossimo numero sarà in edicola il 12 aprile 2014 Copertina del mese scorso

Periodico di informazione

Iscrizione al Registro dei Giornali periodici del Tribunale di Marsala n. 168 del 31/12/2007 DIRETTORE RESPONSABILE Antonino Bencivinni Stampa Grafiche Napoli Campobello di Mazara Tel. 0924 912366

EDIZIONI LUX MULTIMEDIA Via Mazzini n. 7 - PARTANNA tel. 0924 924360 www.giornalekleos.it e-mail info@giornalekleos.it

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109 e le donazioni 166. A chiusura della serata il presidente Antonino Battaglia ha voluto ringraziare tutti i presenti, i donatori e il direttivo per aver contribuito alla “realizzazione di un sogno collettivo, quello di portare l’Avis di Partanna ai primissimi posti assoluti, per funzionalità ed efficienza. Diffondere la cultura del dono è stata da sempre una priorità per questo gruppo di lavoro; solo con la costanza e la passione è stato possibile scrivere un’altra bella pagina di storia dell’Avis Comunale di Partanna”. Ed ha concluso dicendo: “Questa sera lanciamo un messaggio, in particolare ai giovani: la solidarietà da sola non basta a costruire una piena speranza, occorre impegnarsi per un domani migliore, esortando ciascuno a sentirsi, ad essere più consapevolmente e responsabilmente partecipe del destino di tutti. Se non ci rendiamo conto che ciò che capita a uno riguarda direttamente anche gli altri, e viceversa, non riusciremo mai a dare una speranza comune e una concreta fiducia nel futuro”.

Sommario del n. 3 CASTELVETRANO - Restano gli Uffici del Giudice di Pace

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CASTELVETRANO - La pagina del "Ferrigno"

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BELICE - C'era una volta il Carnevale santaninfese

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PARTANNA - Mozione per l’istituzione del Bilancio Partecipativo e Trasparente

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IL PERSONAGGIO - Don Stefano Caronia martire della genuina idea di carità

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LA CRITICA - Per le vie di Partanna

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RICETTE, GIOCHI E PASSATEMPI

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SALUTE - Caso Avastin®- Lucentis®: i farmaci contro risvolti economici

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PSICOLOGIA - La Violenza Psicologica: Il Gaslinghting

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Castelvetrano

Restano gli Uffici del giudice di pace Città pilota per un asfalto ecologico

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ono state accolte quasi tutte le istanze presentate dagli enti locali che si sono impegnati a mantenere a loro cura e spese gli uffici giudiziari nei loro territori. Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha, infatti, firmato l'11 marzo il decreto che dispone il mantenimento di 285 uffici del Giudice di Pace a seguito della recente riforma delle circoscrizioni giudiziarie. Rimangono pertanto Partanna, Castelvetrano, Alcamo, Menfi, Ribera, Bivona e Licata per indicare quelli più vicini. Soddisfatti i sindaci delle città, primo fra tutti il sindaco di Menfi, Vincenzo Lotà che ha dichiarato: “Menfi - ha detto – mantiene l’ufficio del Giudice di pace. La notizia, nella sua apparente semplicità è in realtà, la notizia di una grande vittoria. Un lungo processo che ha visto impegnati, con ferrei volontà ed impegno, Amministrazione, Giunta ed opinione pubblica in una battaglia in favore del mantenimento di un servizio dal forte valore civile e legalitario. Siamo riusciti a salvare un importante presidio di legalità, garantendo così anche la vicinanza agli uffici per i cittadini e gli avvocati di Menfi e dei paesi limitrofi”. Non si è fatta attendere anche la soddisfazione del sindaco di Partanna Nicola Catania e dell’Associazione degli Avvocati Valle del Belice. “Come è ben noto a tutti – ha detto Catania – la nostra sede del Giudice di Pace era destinata ad essere soppressa. Ma noi ci siamo impegnati affinchè la nostra comunità non fosse deprivata anche di questo importante servizio per i cittadini". Grande compiacimento è stato manifestato dall’Associazione degli Avvocati Valle del Belice che in una nota ha dichiarato il proprio compiacimento per il risultato ottenuto e "ringrazia le Amministrazioni Comunali di Castelvetrano e Partanna, ed in primis i Sindaci Felice Errante e Nicola Catania, per l’impegno profuso per il raggiungimento dell’importante obiettivo”.

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astelvetrano, assieme ad altre tre città europee, è stata scelta come pilota per la posa di un asfalto rifresato che sarà a totale costo zero per le casse comunali e sarà posato su strade, che saranno indicate dall’Amministrazione, e che verranno poi monitorate per due anni per controllare le prestazioni delle miscele. Nei mesi scorsi il responsabile degli uffici tecnici, che aveva avuto notizia di questa operazione che sarebbe stata messa in atto da un’importante multinazionale, ha avviato dei contatti presentando una dettagliata relazione sul

territorio e sulla capacità che Castelvetrano aveva avuto di intercettare importanti finanziamenti comunitari. Dallo studio presentato dall’ing. Giuseppe Taddeo Castelvetrano è risultata essere tra le più interessanti per la società che ha scelto 4 città in tutta Europa, con condizioni climatiche differenti, proprio al fine di testare la risposta di questo nuovo prodotto. In pratica l’Amministrazione sceglierà alcune arterie che, grazie a questo intervento, saranno completamente riqualificate, senza spendere un centesimo.

I cento anni della signora Giuseppa Barone

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nno veramente di grazia il 1914 nel quale sono nati tanti bambini e bambine che sono riusciti a vivere fin oltre cent’anni. Il 5 marzo è toccato al vicesindaco di Castelvetrano Marco Campagna a rendere omaggio alla signora Giuseppa Barone che ha compiuto cento anni. La signora, che è nata a Castelvetrano il 5 marzo del 1914, ha sempre fatto la casalinga, non ha avuto figli ed ha vissuto oltre 50 anni con il marito Vito Parrino, che è venuto a mancare 16 anni fa. La signora ha avuto però 14 nipoti e 20 pronipoti, che erano tutti presenti per stringersi attorno alla nonnina,

che è ancora in grado di vivere da sola e che gode di una buona salute. Il vicesindaco ha consegnato un mazzo di rose ed una pergamena per celebrare l’importante ricorrenza. La signora Giuseppa, dopo le foto e le felicitazioni, ha ricevuto gli auguri della sua numerosa famiglia ed ha gustato la torta e lo spumante.

upim

Via Nicolò Tortorici - PARTANNA (TP) Reparti: Uomo, Donna, Accessori, Bambino, Casa, Intimo Donna Orari: lun-sab 8:00 - 20:30; domenica 9:00 - 13:00; 16,30 - 20:00 L'upim si trova all'interno del 3


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Castelvetrano - La pagina del "Ferrigno"

Il bullismo si prende a “Calci”

Ogni giorno, tutti noi, adolescenti e non, assistiamo in tv, ma anche nella vita, a terribili fenomeni di bullismo. Il bullismo è un comportamento di chi cerca di imporre la propria personalità con atteggiamenti prepotenti nei confronti di persone psicologicamente più “deboli”. La vittima del bullismo, bersaglio di scherzi “innocenti”, a volte può diventare oggetto di gratuite violenze come il pestaggio. Il bullismo spesso si trasforma in fenomeni d’intolleranza verso coloro che sono considerati dei “diversi” per il loro orien-

tamento sessuale, per il colore della pelle o addirittura, per l’appartenenza a differenti culture. L’atteggiamento che più ci colpisce è l’indifferenza degli amici o dei compagni di scuola della vittima che non solo guardano divertiti il pestaggio, come se stessero assistendo a uno spettacolo televisivo, ma diventano essi stessi registi di filmati pubblicati poi su internet. La famiglia e la scuola secondo noi, hanno

…Anche8 quest’anno marzoè arrivato – Ilil fatidico valore della donna giorno: 8 marzo, giornata in-

ternazionale della donna, per ricordarne le conquiste sociali, culturali, politiche ma anche le discriminazioni e le violenze. Un giorno speciale per persone speciali che, purtroppo, viene molto spesso dimenticato e cancellato dalle coscienze di coloro che del valore delle donne ne inneggiano le celebrazioni. Non servono le feste, non basta la “giornata del riscatto” per riconoscere il coraggio delle donne. Sono forti e coraggiose nelle parole, nelle intelligenze e nei silenzi. Sanno amare e donare anche con profondi sacrifici e portano con loro errori e rimpianti. Donne scalze, con tacchi alti e con scarpe di ginnastica percorrono il cammino della vita senza mai dire mai; non farle tacere, non negare l’identità e, soprattutto riconoscerne la dignità di persona è ciò che va celebrato non per un giorno ma per tutti i giorni, per tutte le ore, per ogni istante della vita. E’ per questo che il Ferrigno vuole riflettere, fare riflettere ed agire per il riconoscimento del valore della donna da sempre e per sempre.

il compito di far sviluppare in noi ragazzi, fin dalla più giovane età, un atteggiamento di rispetto e di tolleranza reciproci, con un’attenzione particolare alle norme di comportamento. Noi ragazzi dobbiamo acquisire quella consapevolezza e quella responsabilità che ci porta a seguire un antico, ma più che mai attuale saggio principio:“Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te”. Cristian Cudia III E

Donna perché…..

Oggi vorrei essere ricordata non per una mimosa da portare, ma come una compagna di viaggio in questa tortuosa strada della vita; vorrei essere ricordata per tutte quelle volte che ti sei sentito sperduto ed hai trovato me per indicarti una via; vorrei essere ricordata come colei che, ogni qualvolta uno come te usa violenza, riesce sempre a non perdere la dignità, ad alzare la testa , raccogliere le forze e continuare il suo cammino: vorrei essere ricordata da te per tutto quello che è il mio valore come la storia ti dimostra ogni giorno; vorrei essere ricordata da te come colei che non si arrende mai, qualsiasi siano gli ostacoli che la vita presenta; vorrei essere ricordata da te non perché uguale a te , ma come quella diversa da te che da sola rappresenta forza e che insieme a te costituisce ricchezza. Anna Patrizia Cirabisi IV B Profess.

Incontro con John Peter Sloan Di solito non vado mai nelle scuole per incontrare gli alunni … ma Asia mi ha talmente colpito che non ho potuto fare a meno di accontentarla ” ! Esordisce così Jhon Peter Sloan non appena salito in auto a Marsala. Ricordo ancora il tono quando Asia mi dice: ”Prof., lui viene e non vuole alcun compenso! Però vuole qualcuno che vada a prenderlo e a lasciarlo!” Ovviamente la mia pronta risposta: ” E di cosa ti preoccupi? Vado io”! ……. ben felice di fare questo regalo a quest’alunna speciale, Asia Gagliano, della IV A Sistemi Informativi Aziendali. E’ stato un piacere vedere la luce nei suoi occhi e vedere la partecipazione a quello che gli alunni del “Ferrigno” hanno definito come una “lezione di vita”; un’occasione unica e irripetibile! Antonella Castro

Con immensa gioia abbiamo avuto la possibilità di incontrare John Peter Sloan, l’insegnante di inglese più divertente della tv italiana! Con la sua simpatia e comicità, ci ha coinvolti nel suo ‘’talk show ‘’ pieno di battute acute ed intelligenti, fondendo il suo humour inglese a quello italiano. Durante la conferenza ha parlato degli studenti italiani e del loro approccio alla lingua inglese, accennando al suo ‘’metodo di studio tutto nuovo’’ all’insegna dell’ironia, ma soprattutto ha trattato tantissimi argomenti considerevoli, dall’importanza della lingua inglese a quella dei valori morali, sentimentali e non materiali. E’ riuscito con naturalezza e spontaneità a coinvolgere le numerose persone presenti le quali hanno avuto la possibilità di porgergli delle domande. Ha colpito tutti, studenti, professori, genitori, collaboratori e anche persone al di fuori della scuola; siamo felicissimi di questo ulteriore incontro piacevole, divertente e molto educativo che la Scuola ci ha offerto. Asia Gagliano IV A S.I.A

Conferenza sul rispetto delle norme civili Nel giorno 7 Marzo 2014, presso il nostro Istituto Tecnico Commerciale G.B. Ferrigno, si è svolta ,in aula magna, una conferenza sul tema della legalità per le classi del biennio. Ospiti della conferenza i Carabinieri del dipartimento di Castelvetrano:Tenente Guerra, Luogotenente Maurizio, Brigadierie Stallone. Nel corso del congresso, e’ stato presentato un breve video riassuntivo sulla storia e le varie attività che svolgono le Fiamme Rosse nel nostro territorio. Sono stati trattati argomenti riguardanti problematiche adolescenziali come il bullismo e il cyberbullismo, estorsioni e in particolare la violenza sui minori e sulle donne. Inoltre, durante il dibattito, sono state illustrate le norme civili e stradali che ogni individuo deve rispettare per garantire la sicurezza per se stesso e gli altri. E’ stata anche effettuata una prova di alcol test con l’apposito Etilometro. Gli alunni hanno partecipato e seguito con entusiasmo la conferenza, acquisendo in pieno i consigli e gli ammaestramenti trasferiti.

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Dario Bonafede e Vito Di Carlo Cuttone 4°E AFM


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L'angolo del rimatore

Nota di presentazione della rubrica

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Il prof. Rosario Di Bella continua la colnella rubrica inaugurata due mesi fa ed intitolata "L'angolo del rimatore". Il prof. Di Bella si definisce “rimatore a tempo perso” e ar-

gutamente firma i suoi parti letterari in versi - generalmente burleschi, raramente di altro genere - con lo pseudonimo di Salario del Brio; come a voler dire, immedesimandosi coi suoi stessi scritti e con tale pseudonimo caratterizzandoli, che, disinteressato, ottimista e gioviale com'é – ogni scherzo in versi ch'egli licenzia gli è gratificante compenso

(salario) del brio con cui – senza alcun fine di notorietà, tanto meno di lucro - lo ha composto; brio che peraltro spera di suscitare nel lettore o nell'ascoltare partecipe. Ed è da notare che tale significativo “nom de plum”, Rosario Di Bella se lo è dato anagrammando il suo stesso nome e cognome. (a.b.)

NEL RICORDO DI LÀLAGE Rosario Di Bella LA VITA È ANCORA BELLA! Fosca è l'aria iemale ed impietoso squassa pioppi e cipressi il vento argeste, e squallido m'appare ed accidioso il paesaggio. Ed ho freddo. Eppure queste son le giornate a me quanto mai grate, perché mi fan sentire in armonia con la natura, poi che raggelate sento le fonti d'ogni mia energia.

Ma ecco: un raggio timido di sole traluce per i nembi. È come un raggio di speranza. Ed il cuore più non vuole il triste inverno. Vecchio, su, coraggio! La vita è ancora bella se le viole del pensier t'invia Làlage in omaggio. TEDIO INVERNALE E GIOCONDITÀ PRIMAVERILE

È desolata la campagna. Il vento sferza gli olivi, brulli ed imbiancati, spettrali, gemebondi, martoriati da quel furioso, gelido tormento.

Salici e palme sono tristi, quanto nemmeno quei cipressi che le scure chiome protendon sulle sepolture d'un silente, deserto camposanto. Sotto il fitto nevischio, non discerno cosa che non sia lugubre, stasera; e sul cuor grava il tedio dell'inverno. Ma or vien, dolceridente dispensiera di gaiezza, lei, Flora, che l'eterno femminino impersona. È primavera.

Castelvetrano, 30 - 31 gennaio 1999 Salario del Brio

Belice C'era una volta il Carnevale santaninfese

SANTA NINFA - C’era una volta il Carnevale Santaninfese che non iniziava il “giovedi grasso” come nel resto del mondo, ma almeno tre giovedì precedenti. Prima del giovedì grasso si festeggiava il giovedì di “li parenti”, dove i parenti più stretti, di solito fratelli e primi cugini con le rispettive famiglie, organizzavano feste danzanti. Prima di “lu giovedì di li parenti” c’era “lu giovedì di li cummari”, dove a riunirsi erano gli amici più stretti. La gioiosità e l’armonia erano talmente contagiose che le baracche santaninfesi negli anni ‘80 ospitavano gente da tutte le zone limitrofe. Persino al Magistrale o al Commerciale di Partanna e di Castelvetrano, in quella giornata, i professori chiudevano un occhio di fronte all’assenza di massa. E prima di “lu giovedì di li cummari” c’era quello “degli zoppi” che in pochi festeggiavano, ma che tutti vivevano come il “sabato del villaggio” di leopardiana memoria. Infatti, “lu giovedì di li zoppi” era il giovedì che apriva le danze e fomentava l’euforia. Fino agli anni ‘90, anche dopo la rimozione delle baracche, sostituite dai garage più ampi e spaziosi, quei giovedì che precedevano il Carnevale rappresentavano il motivo per incontrarsi, per scambiare quattro chiacchiere per chi non sapeva ballare, per fare “ammuino” e per divertirsi anche nel cucinare secondo la tradizione paesana. I giovedì duravano un’intera giornata, con le donne già di prima mattina ai fornelli per preparare fritti misti, polpette, stufati, “pasta cu l’agghia” e perfino dolciumi. Non mancavano mai o li cassitteddi o li sfingi. E con l’impasto delle cassattedi “chi suvicchiava” nascevano le moderne chiacchiere. Gli uomini nel frattempo arrostivano, al vento e alla pioggia, “sassizza” che troppe volte era o troppo cotta o troppo cruda. Ma il freddo di quelle giornate passava in fretta, perché ci si riscaldava tra un tango ed una polca, per chiudere senza fiato con la mitica “contradanza”. E le vecchie canzoni rappresentavano il sottofondo perfetto per rubare un bacio nel buio delle stanze, tra una “strinciuta” ed un “ammuttini”. Erano i tempi i cui ci si divertiva con poco, ma che aveva dentro la “sostanza” delle cose. Poi c’erano le serate di Carnevale e si aprivano le porte della Società Operaia, del Circolo e della Casa del Popolo. Con poche lire si acquistavano i toast ed una bottiglia in vetro di “azzusa”. Il sapore della sottiletta di quelle serate è dentro i ricordi di intere generazioni del Belice. Di quello spirito cosa è rimasto? Subito dopo la prima ricostruzione, la Società Operaia ed il Circolo Civile vennero ospitati dentro una parte di quei lo-

cali che oggi si chiamavano “Centro Sociale”. Per ballare i soci non pagavano, ed i “non soci” venivano ammessi chiudendo un occhio. I giovani e “i non socii” dei circoli privati, si recavano in massa alla “Casa del Popolo”, dove per entrare si pagava un biglietto. Gli organizzatori si facevano i conti perché il costo fosse “equo e sostenibile”. Tutte le serate o quasi “arrinisciano”, perché tanta era la voglia di stare insieme e divertirsi. Finita la ricostruzione, eliminate completamente le baracche, e chiusa la Casa Del Popolo, per diversi anni il Carnevale Santaninfese è stato spento e morto. I giovani e “i non soci” dei circoli privati non avevano più una struttura in cui organizzare, e spesso andavano fuori a riempire le discoteche limitrofe. Per anni alcuni “impetuosi” hanno chiesto che i locali del Centro Sociale fossero utilizzati per organizzare il Carnevale. Per anni, l’amministrazione comunale utilizzando tecnicismi ha chiuso le “porte”. Poi, dall’anno scorso con un bando pubblico i locali del Centro sociale vengono affidati ad un’associazione in concessione onerosa e solo con adeguate garanzie economiche. L’associazione “senza scopo di lucro” è quindi costretta a pagare il comune per svolgere un’attività ludica di riscoperta delle tradizioni. Dei privati sono costretti a sborsare denaro per risuscitare il Carnevale Santaninfese e per impedire le migrazioni carnevalesche di massa. Non c’è nulla di male. Eppure occorre riflettere mettendo su una bilancia: da un lato, le tradizioni, il concetto di luogo pubblico aperto a tutti, la sicurezza dei cittadini; dall’altro, iniziativa economica e utilizzo oneroso dei beni pubblici. E su quest’ultimo dato, ancora fermarsi a riflettere sul fatto che: per la concessione dei locali, l’associazione che anima il Carnevale, deve pagare; mentre l’associazione che utilizza i locali per l’altare di San Giuseppe no. Così come bisogna guardare che a Capodanno si può ballare e brindare gratis, mentre a Carnevale bisogna pagare un biglietto; che per il Carnevale Estivo la piazza è aperta a tutti, mentre a Carnevale il centro sociale è aperto solo dietro “compenso”. Viviamo in un tempo in cui la crisi economica ci impone di riflettere su ciò che conta veramente, se vogliamo una società i cui i beni pubblici vengano gestiti dai privati “onerosamente” od invece fondata sul principio per cui i beni pubblici devono essere accessibili a tutti a parità di condizioni e nel rispetto di regole chiare. La prima a dover scegliere è la politica praticando scelte coerenti.

Batman

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Partanna

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Oggetto: Mozione Consiliare per l’istituzione del Bilancio Partecipativo e Trasparente PREAMBOLO Negli ultimi anni le aree urbane si sono accreditate agli occhi della società civile come i luoghi privilegiati di produzione di nuovi modi di governare, di nuove forme di democrazia e di relazione tra cittadini e istituzioni, di nuove politiche di sviluppo sostenibile. La dimensione locale è percepita dalle persone come lo spazio dei diritti della cittadinanza, dove è possibile la costruzione di un modello di welfare basato sul principio della partecipazione dei cittadini al governo del territorio e sulla convinzione che il benessere di una comunità rappresenta un interesse e un impegno collettivo, e non una responsabilità esclusiva dell’amministrazione.

1^ Circoscrizione

4^ Circoscrizione

2^ Circoscrizione

3^ Circoscrizione

I CONSIGLIERI COMUNALI PREMESSO CHE: − Il Bilancio Partecipativo è un procedimento attraverso il quale la cittadinanza, in un ambito predefinito, contribuisce a stabilire le modalità di assegnazione di una parte delle risorse economiche a disposizione dell'ente. − Si tratta di una pratica di governo che favorisce la partecipazione diretta dei cittadini alla vita del proprio territorio, consentendo loro di proporre in quali settori e con quali modalità investire parte dei fondi a disposizione del Comune, il quale si impegna a recepire nel bilancio di previsione dell'anno successivo e conseguentemente a realizzare parte delle proposte; − I cittadini non solo riescono ad articolare una vasta gamma di proposte e progetti fattibili e finanziabili, ma possono anche indicare possibilità di risparmio e di spesa pubblica più intelligente. − Inoltre, con un bilancio partecipativo, l’amministrazione si obbliga anche di spiegare meglio il suo bilancio e le sue strategie di investimento. − Il Comune nelle sue scelte finanziarie è tenuto ad orientarsi maggiormente secondo le preferenze espresse dai cittadini. Si definiscono i quattro modelli possibili di Bilancio Partecipativo: • Partecipazione Integrata - (I cittadini propongono i progetti e definiscono le priorità degli stessi). • Guida illuminata - (L'Amministrazione propone i progetti e definisce le priorità degli stessi). • Innovazione dal basso - (I cittadini propongono i progetti e l'Amministrazione definisce le priorità degli stessi). • Partecipazione guidata - (L'Amministrazione individua le tematiche e le risorse disponibili e i cittadini votano le priorità degli stessi). PROPOSIZIONE PROGETTI CIRCOSCRIZIONI AMMINISTRAZIONE

Il sindaco dopo aver diviso la città in quattro aree invierà una lettera di invito per ogni circoscrizione riunendo i cittadini in assemblee. CICLO DEL BILANCIO PARTECIPATIVO Quando parliamo di <<ciclo>> intendiamo un modello ideale per lo svolgimento dei passaggi che nell’arco di un anno portano la cittadinanza a esprimersi sulla destinazione di una parte di bilancio comunale; APPLICAZIONE Tale sequenza si svolge in tre momenti:

EMERSIONE DEL BISOGNO (aprile-luglio)


 

CIRCOSCRIZIONI









AMMINISTRAZIONE
 
 
 























DEFINIZIONE
PRIORITÀ


Campagne comunicative Anche l’aspetto comunicativo ha un’importanza non secondaria dei processi di partecipazione. Si potrebbe sostenere che una delle principali cause della diffidenza che comunemente i cittadini riservano alle pubbliche amministrazioni sia proprio il tipico linguaggio burocratico che, utilizzato per le comunicazioni pubbliche, genera soltanto incomprensione. Semplicità e chiarezza (distribuzione di apposito depliant informativo a domicilio) dovranno quindi essere i codici comunicativi utilizzati nei confronti dei cittadini. Sarà inoltre cura dell’amministrazione promuovere questi incontri mediante campagne stampa rivolte ai giornali, radio, social netwoork, sito del comune. Infine di notevole importanza affiancare una pratica di comunicazione più tradizionale, cartacea, con distribuzione porta a porta e affissione.

In sintesi i principali obiettivi del Bilancio Partecipativo sono: • facilitare il confronto e la determinazione di scelte e decisioni condivise; • rispondere, in modo più efficace, alle richieste di una società sempre più complessa; • ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini; • migliorare equilibrio tra bisogni da soddisfare e risorse limitate; • coinvolgimento dei cittadini nel processo di costruzione del bilancio di previsione come strumento efficace di gestione pubblica; • RITENUTO CHE, il modello di bilancio partecipativo attuabile per Partanna può essere realizzato mediante suddivisione della pianta in quattro circoscrizioni come di seguito esposto:

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Assemblee di circoscrizione Sono il principale luogo di emersione dei bisogni della cittadinanza. Le circoscrizioni (quartieri) identificano micro-comunità che si sono formate parallelamente allo sviluppo urbanistico. Gli abitanti di queste circoscrizioni condividono lo stesso tipo di problematiche legate alla morfologia urbana e alla carenza di servizi nello stesso quartiere. Analisi questionari Elaborazioni dei dati raccolti e sintesi su grafici al fine di definire per macro-aree le classi di bisogno che la comunità locale ha espresso nei diversi ambiti (cultura, ambiente, servizi sociali, urbanistica ecc.). Il questionario è un indicatore che aiuta gli operatori a comprendere la percezione diffusa della sperimentazione in corso e a valutare il livello di partecipazione raggiunto (importante anche la distribuzione del


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Partanna

questionario durante le assemblee di circoscrizione). Creazione griglia priorità Sarà lo strumento con cui sistematizzare gli elementi emersi nelle assemblee di area e con cui si costituiranno i tavoli di concertazione. Si realizzerà una griglia di raccolta dati aperta e flessibile, ma con la precisa funzione di orientare il piano operativo dal generale al particolare. I dati che vengono acquisiti valgono come binari entro cui la compilazione dettagliata si compie per tappe successive. Inizialmente raccoglierà le indicazioni provenienti dai questionari volte a identificare le macroaree di intervento (per macro-aree si intendono classi di bisogno generali, quali: ambiente, servizi, infrastrutture, cultura). Partendo da queste indicazioni, durante le assemblee di circoscrizioni, si andranno a identificare le vere e proprie priorità, cercando di associare ad ognuna di esse un nucleo di cittadini che siano disposti a responsabilizzarsi e un profilo dei soggetti coinvolgibili per la composizione dei TTP. Tavoli di Progettazione Partecipata (TPP) Sono i luoghi dove si sperimenta la costruzione partecipata delle risposte alle priorità individuate nella fase di emersione del bisogno. Ai tavoli partecipano i cittadini che promuovono il progetto: tecnici comunali, protagonisti dei vari progetti tematici di partecipazione e tutti gli attori del sistema dei servizi sociale pubblico e del privato sociale, coinvolti e coinvolgibili a livello territoriale. Fine di questi tavoli è affrontare in maniera progettuale il problema della fattibilità delle proposte evidenziate nella griglia delle priorità, arrivando a compilare un Piano Operativo completo in tutte le sue parti per ogni progetto che l’Ente dovrà approvare. Circolazione interna e verifica griglia Fase di circolazione interna all’ente. È necessario un primo riscontro <<preventivo>> negli ambiti competenti, sulla praticabilità delle proposte che potrebbero emergere all’interno delle macro-aree individuate. COSTRUZIONE DEL PIANO OPERATIVO DI RISPOSTA (settembre-dicembre) Analisi e progettazione Attivazione dei tavoli di progettazione partecipata al fine di definire, in coerenza con le indicazioni della fase precedente, un piano di risposte ai bisogni emersi da attivare e potenziare. L’obiettivo è trasformare ogni priorità in una traccia di Piano Operativo. Concertazione I progetti costruiti nella fase di analisi e progettazione affrontano il problema centrale delle risorse, vengono confrontati con la politica delle entrate e delle uscite definita dall’amministrazione comunale e contrattati con il sistema dei servizi socio-sanitari, pubblici e del privato sociale. Obiettivo in questa fase è la definizione delle risorse necessarie alla concretizzazione di ogni progetto.

Assemblee di circoscrizione I Piani Operativi che rientrano nei criteri di fattibilità tornano al vaglio delle assemblee di circoscrizione che selezionano i progetti. CONSUNTIVO ( gennaio-febbraio) Relazione consuntiva L’amministrazione redige una relazione consuntiva pubblica per l’anno trascorso, indicando quali progetti troveranno immediata attuazione, quali vengono posposti all’anno successivo e quali avanzano al livello degli indirizzi condivisi, motivando le scelte e gli eventuali casi di rifiuto. Assemblea municipale (assemblea popolare) La relazione viene presentata e discussa pubblicamente in un’assemblea municipale, alla presenza del Consiglio Comunale della Giunta. Seguono la discussione e le modifiche al regolamento, e poi la definizione delle priorità che slittano sul piano degli indirizzi condivisi. VISTO - L’articolo 3 della Costituzione; - L’articolo 8 del decreto legislativo 18 agosto del 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. - il Dlgs 33/2013, art.1 comma 2- “La trasparenza concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell'utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione. Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di un amministrazione aperta, al servizio del cittadino. La massima trasparenza consente inoltre ai Consiglieri Comunali un pieno e più agevole esercizio del loro mandato; EVIDENZIATO CHE: Nel programma elettorale è espressione del sindaco adottare e realizzare il Bilancio Sociale, uno strumento che avvicina a sua volta il cittadino alle istituzioni permettendogli anche di contribuire al miglioramento delle attività. “La nostra amministrazione redigerà il bilancio sociale per 'dar conto' alla cittadinanza del nostro modo di operare e delle risposte offerte”. TUTTO CIÒ PREMESSO IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA SINDACO E GIUNTA A: promuovere un regolamento, in tempi utili per il prossimo bilancio di previsione 2015, ed intraprendere un'azione politico-amministrativa reale e concreta atta a deliberare l'introduzione, in forma sperimentale, dello strumento democratico del "Bilancio Partecipativo" nei modi sopra indicati o con le modalità che Codesto Esecutivo riterrà più opportuno adottare per una completa ed efficace realizzazione del progetto di decentramento amministrativo oggetto della presente trattazione. Partanna 11/03/2014 primo firmatario Giovanni Lo Piano Rametta

PARVA FAVILLA

Al Comune di Partanna trasparenza a fasi alterne O arcani disegni della lingua italiana! Una volta il termine “trasparenza” stava ad indicare soltanto la “proprietà di un corpo a lasciare trapassare la luce”, come l’acqua limpida o un vaso di cristallo. Dalla fisica alla linguistica, poi, il passo fu breve, per cui “trasparenza” significò anche estrema chiarezza, come nel caso della “trasparenza” di un testo. Per un trapassar figurato di significato, infine, “trasparenza” divenne il “diritto del cittadino ad essere informato sui procedimenti amministrativi che lo riguardano”. E allora tutti giù, i politici, ad evocare la “trasparenza” per ingraziarsi le simpatie degli elettori. Volete che gli amministratori comunali di Partanna restassero indietro in questa corsa? Basta aprire il sito “Comune di Partanna” per rendersi conto che, no, non sono stati da meno dei colleghi degli altri 7.999 comuni! E così la parola “trasparenza” in tale sito compare ben 77 volte. Riscontrare per credere. Ora, quali sono i “procedimenti amministrativi” che più riguardano il cittadino ? Sì, non c’è dubbio, sono interessanti la “struttura organizzativa” e le “pubblicazioni matrimoniali”; così come gli “eventi”, gli “appuntamenti del giorno”, i “comunicati stampa”, la “Sagra della cipolla” e altre baggianate del genere che sanno molto di fumo negli occhi. Ciò che veramente conta per il cittadino, però, è il resoconto dei lavori della Giunta e del Consiglio Comunale. E’ qui che il cittadino può conoscere le decisioni che riguardano la sua vita di contribuente o quella di fruitore dei servizi che il Comune dovrebbe assicurare. Perchè è qui che può esercitare un “controllo” sull’operato dei rappresentanti che ha scelto con il suo voto. Ma, cosa strana, proprio in questo campo da qualche tempo la “trasparenza” … si è offuscata. Provate a cliccare sulla voce “delibere” del sito in questione. Invariabilmente riceverete come risposta una schermata con un vuoto di tre anni: il periodo che va dal settembre/ ottobre 2011 al febbraio 2014. Un dubbio tricorne mi assale: sono io a non saper maneggiare lo strumento infernale, è lo strumento in questione ad oppormi resistenza o mi si vuol nascondere qualcosa?

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Il Personaggio Don Stefano Caronia martire della genuina idea di carità Da “Gocce e segni indelebili della Chiesa di Mazara”di Don Pietro Pisciotta

quella parrocchia per un decennio. Nella nuova sede, il Caronia tenne alta la fede del popolo riuscendo a superare beghe e pettegolezzi, frutto di acredine anche da parte del clero locale che mal sopportava un arciprete (Riduzione a cura di Nino Passalacqua) non del luogo. Apostolo instancabile, organizzò una florida sezione del Partito Popolare riuscendo a conseguire lusinghieri risultati e una prima Cenni biografici Nato a Partanna l’11 agosto 1876 da una famiglia di modeste condi- radiosa vittoria a livello provinciale. zioni economiche, entrò ancora giovinetto nel Seminario Vescovile di 1920: anno della vittoria … Mazara distinguendosi per amore allo studio e profonda responsabiliL’anno 1920 segnò due tappe della sua azione sociale che detertà. A ventiquattro anni, il 23 maggio 1900, fu ordinato presbitero per minarono il suo Tabor e il suo Calvario. In quell’anno, infatti, il Partito la Chiesa di Mazara. Eletto nel 1913 arciprete di Gibellina, vi trovò la Popolare di Gibellina affrontò due competizioni elettorali: quella comorte il 27 novembre 1920 per mano assassina. munale e quella provinciale. Con un programma di rinnovamento e di lotta contro ogni sopruso conseguì la piena vittoria sulle forze liberalAttività sociale a Partanna Ordinato sacerdote, nella sua Partanna il Caronia si rivelò subito un massoniche e socialiste. Nella diatriba pre-elettorale, sorta in quei giorvero pioniere nel progetto per organizzare il laicato cattolico, secondo le ni tra i partiti, l’arciprete Caronia divenne l’anima del Partito Popolare direttive della Rerum Novarum e sensibilizzare i lavoratori nell’istituzio- alla luce del concetto a lui caro di “carità” quale amore, servizio, condine delle Casse Rurali e dei Circoli Cattolici. La Cassa Rurale di visione e riscoperta della dignità della persona umana riuPartanna sorse in questo arco di tempo grazie all’impegno scendo a risvegliare le coscienze e contribuendo a segnare di don Stefano oltre che di don Giuseppe Nastasi e del dott. una doppia strepitosa vittoria per il Partito di don Sturzo. Luigi Parisi Asaro. Questa divenne floridissima e il Circolo Le consultazioni elettorali del 12 settembre 1920, infatti, Cattolico fu frequentato da molti giovani tanto da riuscire, videro a livello provinciale l’elezione del prof. Liborio Sansuperando ostacoli d’ogni sorta, a pubblicare il periodico tangelo e a livello comunale la conquista dell’amministra“La Bandiera Bianca”. Erano gli anni in cui imperversava l’anzione civica. ticlericalismo massonico e veniva agitata la bandiera del … ma anche anno del martirio libero pensiero. Duplice vittoria che risultò anche fatale per l’indomito arIl Movimento Cattolico ciprete al quale ignoti prepararono presto la croce. Colpito Nel 1907 il Circolo Cattolico e la Cassa Rurale si resero da mano assassina, cadde vittima la sera del 27 novemprotagonisti di due episodi degni di nota. Nel maggio di bre 1920, martire di un’Idea: avere affermato il Movimento quell’anno, infatti, fu organizzato il primo riuscitissimo ConCattolico della Sicilia, espressione della religiosità e della gresso diocesano che vide convogliati in Partanna tutti i fede di un popolo. L’assassinio lasciò un vuoto profondo e Circoli cattolici e i rappresentanti del Movimento cattolico tanta costernazione. Il settimanale “Il Popolo”, organo del della Diocesi, dove trovarono spazio tutte le sigle dei catto- Arciprete Stefano Caronia P.P.I. per la provincia di Trapani in data 1° dicembre esordì lici organizzati; numerosa si dimostrò, in quella occasione, con l’articolo “Ancora una vittima dell’idea e del dovere”. la presenza del clero della diocesi e assai valida la parte“Con un senso di raccapriccio registriamo la tragedia della cipazione di propagandisti arrivati anche da Palermo. Felice fu soprat- quale fu funestata Gibellina la sera del 27 u.s. Il nostro povero amico e tutto il Caronia che, da assistente spirituale, si era adoperato con la sua compagno di fede, il valoroso organizzatore Arciprete Stefano Carobrillante eloquenza per la migliore riuscita della grande adunata. Non si nia, sull’imbrunire veniva assassinato in pieno Corso con tre colpi di fece attendere la risposta della massoneria che inviò subito a Partanna rivoltella. Ebbe appena il tempo di trascinarsi nei vicini locali della Coun conferenziere bruniano per organizzare un anticongresso. Il Caronia operativa di Consumo, ove ricevette gli ultimi conforti religiosi, e dopo ed il dott. Asaro mobilitarono i giovani del Circolo ed in breve tempo il pochi minuti spirò. Il pastore buono ed operoso, l’infaticabile Apostolo popolo di Partanna, in modo agguerrito ed organizzato, dimostrò che è spento. Si volle in lui colpire l’araldo dell’idea, l’assertore delle forme la Partanna cattolica non era assolutamente disposta ad ascoltare le in- più alte di essa, l’organizzatore abile e forte. L’arciprete Caronia fu esgiurie nefande e le bugie della setta massonica: la conferenza liberal- senzialmente un Parroco, e l’opera sociale svolta, non solo non diminuì massonica si rivelò un disastro. la sua sacerdotale attività, ma quel che è più in niente svalutò la mitezza e la bontà del suo carattere di Sacerdote di Cristo e di padre di tutArciprete di Gibellina Come si è detto, nel 1913, il 6 luglio, don Stefano Caronia venne eletto ti”. Del rammarico generale si fece interprete in modo particolare don arciprete di Gibellina, succedendo a don Giacomo Leone che aveva retto Luigi Sturzo, segretario e fondatore del P.P.I., con incisive espressioni dettate in un telegramma.

Cultura popolare

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bambini sono stati sempre il perno principale su cui giostra tutta la famiglia. Una volta tutti i lavori erano eseguiti manualmente, per questo era necessaria una numerosa mano d’opera; per soddisfare questa necessità, nelle famiglie la prole era sempre numerosa (tutta quella che mandava Dio). Purtroppo la prole richiedeva cibo e panni fino all’età di poter lavorare. Per questo motivo i bambini erano considerati quasi degli incomodi. Così la morte di un bambino di qualche mese non recava ai genitori molto dolore, perché, si diceva, era ancora un angelo, che andava direttamente in paradiso, ma era anche una bocca da sfamare in meno perché ancora improduttivo. Quando invece erano già grandicelli e rappresentavano una forza lavorativa che aiutava la famiglia a crescere, allora erano presi in maggiore considerazione ed amati di più. Nell’educazione familiare i genitori lasciavano a desiderare: il padre lavorava, mentre la madre badava alla casa e alla numerosa prole; inoltre aiutava il marito in certi lavori. A loro bastava insegnare l’ubbidienza cieca verso i genitori, il timore verso Dio e il rispetto dei proverbi antichi, “che non sbagliano mai” (si diceva). Al resto pensavano i nonni. Infatti i proverbi dicevano: “Onura sempri ed ascuta lu patri, chi a tia ti vonnu beni puru li petri” – “Timisci Diu e rispetta li Santi, chi masinnò pi beru ti ni penti” – “Di l’anticu pigghiani sempri, chi sapi assai e giuva a tutti tempi” – “Travagghia attentu, travagghia custanti e cu la fami mai nun ci apparenti”. Allora le banche erano poco conosciute dal popolo, anche perché i sudati risparmi servivano sempre per qualche imprevisto e non restava niente da mettere in banca; tuttavia ai bambini s’insegnava il risparmio, dando loro un “car-

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"Auguri e figghi masculi" ruseddu” (salvadanaio di terracotta) dove poter conservare qualche soldino. Nella vecchia civiltà maschilista non c’era posto per la donna, nemmeno nell’ambito del lavoro. Pertanto, i genitori preferivano la nascita di un figlio maschio. Così, in segno augurale si soleva dire: “auguri e figghi masculi”. Allora, per una famiglia povera, la nascita di una femminuccia rappresentava un vero castigo di Dio; infatti c’era una bocca in più da sfamare, una dote da preparare per il matrimonio e delle braccia in meno per il lavoro. Inoltre un padre che aveva avuto solo figlie femmine, era disperato, perché con lui si sarebbe estinto il suo cognome, portato con tanto orgoglio ed ereditato dai suoi avi. Un antico proverbio diceva:- Cu bona reda voli fari, di figghia fimmina avi a cuminciari, ma all’annu nun ci avi arrivari. Cioè la nascita di una femmina, come primogenito, era un buon auspicio, purché questa morisse entro l’anno. Così, spesse volte succedeva che la nascita di una femminuccia provocava in famiglia dolori e piagnistei (una bocca da sfamare in più, la dote da preparare, un’educazione severa seguita da una stretta sorveglianza). Nata la femminuccia si incominciava a preparare la dote; un proverbio a tal riguardo diceva: “la figghia 'nta la fascia e la doti ‘nta la cascia”. I più giovani non sanno che i neonati si fasciavano con una lunga fascia di lino, lasciando solo la testa scoperta. Siccome a causa della denutrizione ai bambini crescendo si arcuavano le gambe, “li cosci torti” o la schiena con la formazione della gobba, c’era la credenza che con una stretta fasciatura si risolvesse ogni cosa.. Vito Marino


P

e

di Vito Piazza

La

r

critica

C

redo che conoscano tutti una persona che è partita da Partanna per andare a Milano. E ha fatto bene: essendo un po’, come dire?, “desueto”, forse solo un po’ bizzarro, rischiava di fare la fine dello scemo del villaggio, sotto i dardi malevoli di quelli di lu “pedi di pignu”. Credo che molti sappiano come la sindrome del paranoico sia per metà colpa della “vittima” e per l’altra metà di gente che fa dell’intelligenza cognitiva “COMUNE” una discriminante. Aveva (ha) un nome che non corre: marcia. Al participio presente. A chi gli chiedeva nei suoi ritorni al nostro paesello dove abitasse, rispondeva: a Milano. E a chi, insistente perché il sogno di ogni partannese che si rispetti è quello di far “scippare” l’altro, domandava: a Milano? In che via? E lui rispondeva incavolato: Ma che via e via! Io abito in CORSO Lodi. Per via e via non me ne stavo a Partanna! Ridete pure. Ma non potrete dargli torto. I nomi delle nostre vie non sono un modello di fantasia o di immaginazione. Nella zona vicino alla Grazia abbiamo Via Napoli, via Torino, via degli Abruzzi, via Genova. Domanda: si crede che così i nostri ragazzi possano imparare la geografia? Da maestro elementare dico no: i bambini si confonderanno perché loro per imparare lo fanno secondo un processo di genus et differentiam. E Così Torino diventa capitale degli Abruzzi, e via Napoli confina con via Palermo per la famosa legge dell’apprendimento che parla di contiguità. Altro esempio: via Mazzini che confluisce in via prima - ai tempi del fascismo - via IMPERO del popolo e dopo la liberazione si è tolto impero, ma sempre una via fascista rimane. Il bravo Bano Pellicane ha tentato di “riscoprire” le ragioni delle vie più belle. A lui l’invito di continuare in queste ricerche che ci fanno scoprire non solo le radici, ma l’operosità dei partannesi di una volta (via dei polverai, vicolo battumari, ecc. Per non parlare delle vie del Camarro: pochi sanno

Agrigento

BURGIO - Burgio è sempre stato considerato luogo identificativo per eccellenza nella costruzione delle campane di bronzo nel panorama nazionale e soprattutto nel Meridione d’Italia. La città ha rappresentato, e continua ancora a farlo, l’immenso e ricco patrimonio artigianale della cultura siciliana che nella cittadina ha trovato la massima espressione nella sua fonderia, antica di ben cinque secoli. Luigi Mulè Cascio, un giovane di 31 anni, burgitano, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nella divisione scultura, nipote di Mario Virgadamo che per circa un secolo ha mandato avanti l’omonima sua fonderia di campane esportate in tutte le chiese del mondo, ha programmato la prossima nascita a Burgio di un museo storico delle campane all’interno del Palazzo Mandile, già Di Martino, oggi di proprietà della famiglia Mulè Cascio, situato sul centrale corso Vittorio Veneto e in corso di restauro

Burgio Le campane realizzate da Luigi Mulè Cascio

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le vie di Partanna

di abitare in via Pirandello, meno ancora sa chi abita in vie sconosciute. Alle vittime della mafia sono dedicati i “Larghi” che sono stretti: nomi dati così per tacitare la nostra coscienza antimafia che è tutta da costruire. Ma ci sono luoghi che oltre al danno hanno subito anche la beffa. Chi si ricorda della Vanedda “cacata”? Era - nella povertà di allora - l’intrigo di vicoli più belli del mondo. C’è nato mons. Crociata che, se anche non condivido le sue idee piuttosto retrive, è la dimostrazione di ciò che cantava Frabrizio De Andrè: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Gli avvoltoi della ricostruzione per allargare il proprio spazio hanno distrutto - di più, cancellato, - quella via cacata che solo un genio come Dedalo avrebbe potuto progettare e che solo un prepotente più cattivo di Attila avrebbe potuto distruggere. Meglio i garage, i box, i sotterranei che le vacche, i muli, le capre? De gustibus. Dormire fra i piedi delle bestie - ALLORA - era l’unico modo per riscaldarsi. Quel cortile lunghissimo, pieno di ramificazioni, di strettoie dove un carretto avrebbe fatto fatica a passare, pieno di case contigue che si sorreggevano l’un l’altra e che tra le stanze avevano le stalle - si dormiva e ci si scaldava tra i piedi delle bestie - e in quel cortile, fuori camminavano muli e asini che portavano al lavoro, nei campi, nei feudi, i villani, gli uomini che lavoravano da suli a suli. La chiamavano “vanedda cacata” appunto per questo. Vista dall’alto sembrava una teoria di tegole - i “canali” d’altri tempi - che procedeva come un irregolare formicaio. E si lasciò che gli avvoltoi si facessero da sé il proprio piano regolatore e la propria casa, il privato a spese del pubblico, come sempre a Partanna. Le case contigue furono trasferite al Camarro, la zona piena d’acqua dove tutti i profughi e i deportati potevano trasformarsi in rabdomanti. Scelte di quel’Amministrazione che aveva in odio tutto ciò che è ricordo, memoria, rispetto, lealtà, bellezza. Qualche baciapile che ha permesso (favorito?) la distruzione della

magia dei cortili, nascondendola in cretti di cemento, l’infanzia di chi è stato costretto ad andar via, la disperazione muta di chi ritorna e trova la sua casa fagocitata dai politici Commettevano un solo peccato i responsabili, il più grave, il più partannese dei peccati: il peccato di omissione, visto che il peccato di concorso in associazione mafiosa non era ancora previsto. Forse anche il Padreterno amava i cortili di Nakona - i più belli d’Europa come venivano definiti in libri di geografia non sospetti - che questo o quell’Assessore, che questo o quell'ingegnere avevano fatto distruggere, malgrado anche Dio riposava il suo sguardo sulla “vanedda cacata.” E la vanedda cacata come era ombrosa e fresca d’estate, doveva averla progettata - come ricordato - Dedalo in persona. E se qualcuno allora che avesse voluto distruggerla, avrebbe dovuto possedere lo stesso genio, la stessa capacità di creare una bellezza senza tempo capace di creare un tempo pietrificato e vivo. Non si capì (non si capisce?) che le “cose” non solo hanno la vita che noi gli diamo, ma hanno una vita propria, non sono “oggetti”, ma visioni, ricordi, mille fatti, mille vite: viuzza dentro viuzza che portava ad altra via ad altro sentiero, dove potevi perderti per gioco dentro vie così strette che mai nessun'auto avrebbe potuto profanare: e quel sole a spicchi ci giocava di giorno un po’ a mosca cieca, un po’ a nascondino. Era una casa la vanedda lunga, interminabile, capricciosa, tortuosa, e le case che conteneva, contenevano tutto all’affaccio, dove l’intimità rompeva gli argini per mostrarsi fuori. Mostrava il viso, la vanedda e anche il suo dorso. Ora la vanedda cacata è un ricordo, è orfana, con un nome da trovatello: vicolo caprera. Res ipsa loquitur. No. Non parlerà più a nessuno la vanedda. Il suo posto è stato occupato da ignobili bellezze inflazionate di cemento. E dentro quel cemento sepolta col calcestruzzo la bellezza è morta. Saltino fuori i responsabili: dedicheremo loro una via. La via della merda. La via dei merdosi. Seguono nomi e cognomi.

Il museo delle campane di bronzo conservativo. Al suo interno può trovare posto l’immenso patrimonio campanario di antichi luoghi di culto o di famiglie depositarie dell’identità culturale religiosa e artigianale della Sicilia. Al progetto di massima sta lavorando da qualche mese Luigi Mulè Cascio, che è sostenuto da tutta la famiglia e che si avvarrà anche della collaborazione dell’amministrazione comunale a cui sta a cuore che cittadina possa inaugurare al più presto e rendere fruibile il quarto museo del piccolo centro agricolo e artigianale. “Quello dei maestri campanari è stato ed è un lavoro che è soprattutto arte – ci dice Luigi Mulè Cascio davanti alla monumentalità del palazzo Mandile che ha al suo interno un caratteristico cortile e una chiesetta sconsacrata – dal disegno su carta sino alla preparazione e fusione del bronzo, compresa la rifinitura di elementi decorativi, è la storia degli uomini che cercano di ottenere dalla campana la maggiore purezza e dolcezza del suono. La nostra è una tradizione campanara che si tramanda di generazione in generazione fin dal XVI secolo. Vogliamo realizzare un museo interattivo, didattico, di interesse scientifico e culturale per offrirlo alla fruizione pubblica”. Il progetto è stato sposato in pieno dall’amministrazione comunale che, con il sindaco Vito Ferrantelli, sta collaborando attivamente al’iniziativa che offre decoro a Burgio e apre prospettive economiche e turistiche, ma soprattutto dovrebbe essere sponsorizzato dall’assessorato regionale ai Beni Culturali e della Pubblica Istruzione che, con un proprio in-

Burgio Le campane di bronzo nell'istituendo museo

tervento, potrebbe permettere la nascita dell’unico museo di campane di bronzo di tutto il Meridione d’Italia. I fortunati turisti, che numerosi oggi arrivano a Burgio per visitare gli altri tre musei, nati nell’ultimo decennio e diventati subito location di attrazione turistica e culturale, avranno la possibilità di apprezzare la storia evolutiva e cronologia delle campane, tramite appropriate tavole didattiche con la rappresentazione di una fonderia simulata delle campane, con la camera del suono per ascoltare le varie melodie e con la possibilità di potere visitare l’antica fonderia, ancora in uso e posta all’ingresso della cittadina, sul fianco destro del torrente Garella. L’istituendo museo si inquadra nel piano di sviluppo per la salvaguardia, valorizzazione e gestione dei tanti beni monumentali, storico e artistici di cui la cittadina è ricca. Enzo Minio


Le nostre ricette

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SETTEPANI

a cura di Giovanna Bondì

Musica

Ingredienti: 200 gr di farina di grano duro, 150 gr di farina manitoba, 200 ml di acqua, 3 cucchiai di olio d'oliva, 20 gr di lievito di birra, sale, 100 gr di prosciutto cotto a dadini, 100 gr di emmental a pezzetti, semi di papavero.

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isponete la farina a fontana su di una spianatoia e formate un buco al centro, aggiungete l'olio e il sale. Sciogliete a parte in una ciotolina il lievito con un po' di acqua tiepida e versatelo nel centro della farina. Impastate e lasciate lievitare il composto per un'ora e mezzo. Formate 7 palline e disponete al centro di ciascuna di esse alcuni dadini di prosciutto ed emmenthal. In una teglia rotonda disponete una al centro e le altre intorno, spennellate con olio d'oliva e aggiungete i semi di papavero. Lasciate lievitare ancora una volta per un'ora. Tenete per 25 minuti in forno a 220°.

a cura di Ina Venezia

CASSATELLE Ingredienti per la pasta: 1 Kg di farina rimacinata di grano duro, 200 g di strutto, 100 g di zucchero, 1 bustina di vanillina, 2 uova, vino bianco tiepido q.b., olio per friggere. Ingredienti per la farcia: 1, 5 kg di ricotta, 400 g di zucchero, 80 g di cioccolato fondente tagliato a piccoli quadretti o a gocce, scorza di limone grattugiata.

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assate al setaccio la ricotta e unitevi gli altri ingredienti della farcia. Fate la sabbiatura con la farina e lo strutto, strofinando fra i palmi. Formate una conca centrale e amalgamate le uova con lo zucchero e la vanillina, aggiungete il vino poco alla volta fino ad ottenere un impasto compatto (non morbido). Preparate la sfoglia, distribuitevi il ripieno di ricotta a mucchietti, ritagliate le cascatelle con il tagliapasta. Sigillate il bordo con i rebbi della forchetta. Friggete e spolverate con zucchero. Le cassatelle possono essere anche congelate e fritte al bisogno.

Film - Le nostre recensioni

Sotto una buona stella

Sotto una buona stella di Carlo Verdone, con Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio; Italia 2014; colore; durata 106’. Commedia. opo aver recitato ne La grande bellezza, fresco fresco di Oscar come miglior film straniero, Carlo Verdone, dal 13 febbraio, è ritornato al cinema, con una pellicola tutta sua: Sotto una buona stella. Ha scritto, diretto e interpretato la storia di Federico Picchioni, ingenuo uomo d’affari divorziato, che vive stretto al guinzaglio della giovane compagna Gemma (Eleonora Sergio). Tutto sembra andare bene fin quando perde il lavoro e la ex moglie muore all’improvviso, ritrovandosi sotto lo stesso tetto con due figli ventenni, una nipotina di tre anni e una fidanzata infastidita dalla sue scelte. Federico, adesso, è costretto a fare il padre e il nonno, senza un lavoro e attanagliato dall’incomunicabilità cronica dei figli, arrabbiati per i suoi anni di assenza. Per di più, Gemma, stanca della situazione, lo lascia e va via di casa. La buona stella di Federico riprende a brillare quando conosce Luisa Tombolini (Paola Cortellesi), la nuova vicina di casa. Grazie ad un finto accento romeno e ad una virile capacità nel riparare qualsiasi marchingegno, Luisa, conquisterà il cuore di tutti i Picchioni. «A papà ce voleva una così!» «E secondo te, una così, se prendeva uno come papà?» Già, ad una come Luisa piacerà un inguaribile nevrotico come Federico? Carlo Verdone si serve del genere della commedia per mettere in scena, fra amarezza e ironia, i problemi reali della società italiana. C’è chi perde il lavoro a La locandina del film causa del capo truffaldino; c’è un dilagante licenziamento di personale dovuto alla crisi economica; ci sono figli tristemente consapevoli del fatto che «l’Italia non è un paese per giovani». La storia di Federico è un po’ la storia di tutti, alla quale fa da sfondo una Roma ispiratrice di sogni ma incapace di realizzarli. Elenia Teri

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Antichi Proverbi belicini

Discovery Parade a cura di Salvo Li Vigni e Pinob 01 AVICII - Hey Brother 02 STROMAE – Tous les memes 03 U2 - Invisible 04 PHARREL WILLIAMS - Happy 05 MODA’ – La sua bellezza 06 SAULE & CHARLIE WINSTON – Dusty men

07 FRANCESCO RENGA – Vivendo adesso 08 LIGABUE – Per sempre 09 GEORGE EZRA - Budapest 10 CLEAN BANDIT – Rather be

Deejay Club Chart a cura di Alemix Dj 01 - KLINGANDE - Jubel 02 - PITBULL feat KESHA – Timber 03 - AVICII – Hey brother 04 - FAUL WAD AD vs PNAU - Changes 05 - MARTIN GARRIX - Wizard 06 - FLY PROJECT - Toca Toca 07 - AFROJACK – The spark

a cura del dr. Francesco La Rocca

La liggi è uguali pi tutti, ma cu avi dinari si nni futti. La Legge è uguale per tutti, ma chi ha soldi se ne frega

Il proverbio esprime l'antica poca fiducia nella giustizia - sulla carta uguale per tutti - quando l'imputato è una persona ricca in condizioni di pagarsi un buon avvocato e non solo....

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Le 10 canzoni più programmate dal 13 febbraio al 12 marzo 2014

08 - STORM QUEEN – Look right thorugh 09 - EELKE KLEIJN – Ein tag am strand 10 - ZEED – Stay the night


QUINDICIMARZO2014

Giochi e svago

Qualche passatempo tra una lettura e l’altra (Lucio Bencivinni)

ORIZZONTALI: 1. Squadra di calcio di Bergamo - 8. Lesto, sollecito - 13. Sud Est - 15. Ingordo, insaziabile - 16. Serpente velenoso - 18. Capitale dell’Arabia Saudita - 20. Risultati - 21. Gioco da tavolo che si svolge utilizzando una serie di tessere - 22. Svincolo stradale - 23. Organo olfattivo - 24. Struttura in muratura che costituisce l’appoggio di arcate - 25. La parte del teatro in cui recitano gli attori - 26. Preposizione semplice - 27. Spinte date al pedale della bicicletta - 29. Gruppo ristretto di persone che si distinguono per prestigio - 31. Internet Explorer - 32. Asta da lancio simile al giavellotto - 33. Tragedia di Shakespeare - 35. Titolo nobiliare - 38. Fiume dell’Europa centrale - 39. Dote senza pari - 40. Una delle quattro cavità dello stomaco dei ruminanti - 42. Attività industriale che ha per oggetto la pubblicazione di libri - 45. Faraone del Basso Egitto - 46. Il segno che rimane in un tessuto quando si smacchia - 47. Vescovo e teologo dell’antica Roma - 48. Combinazione di due o più elementi di cui almeno uno è un metallo - 49. Piccole cavità gassose che si formano nei liquidi per ebollizione - 50. Tipo di pena che comporta l’allontanamento temporaneo o permanente dalla patria - 51. Recipiente per miscelare bevande - 52. Autori di imprese memorabili - 53. È considerato il fondatore di Chioggia - 54. Solennità nel parlare - 55. Siena - 56. Costellazione della sfera celeste - 57. Celato, latente. VERTICALI: 1. Uno dei sette colli su cui venne fondata Roma - 2. Tagliare la lana alle pecore - 3. Nome d’arte di Rosalba Pippa - 4. Segmento che unisce due vertici consecutivi di un poligono - 5. Si innamorò della ninfa Galatea - 6. Simbolo chimico del neon - 7. Comune in provincia di Siracusa - 8. Foro della botte in cui si inserisce la cannella per spillare - 9. Regione italiana - 10. Figura della mitologia greca - 11. Nota musicale - 12. Il nome della cantante Vanoni - 13. Fu Presidente dell’Egitto negli anni ‘70 - 14. Antico nome della città di Tokyo - 17. Comune emiliano sede di un famoso autodromo - 19. Il mare che bagna Catania - 21. Regina fenicia fondatrice di Cartagine - 22. Nato a Caltagirone fu Presidente del Consiglio dei ministri italiano negli anni ‘50 - 24. Unità monetaria di diversi paesi dell’America latina - 27. Osso della gamba 28. Immateriale, impalpabile - 30. Foce di fiume a forma di imbuto - 32. Viene usato come carburante nei motori diesel - 34. Elemento chimico di simbolo He - 35. Movimento del corpo a tempo di musica - 36. Inventò il fonografo - 37. Fusti delle piante erbacee - 39. Giornale periodico che pubblica una selezione di articoli già apparsi su altre pubblicazioni - 41. Popolo polinesiano - 43. Membrana pigmentata dell’occhio - 44. Cipolla in inglese - 45. Stato degli U.S.A. - 48. Uno dei metodi utilizzati per la gestione delle scorte di magazzino - 49. Benessere Equo e Sostenibile - 50. È stato un gruppo rock britannico - 51. Mobile Network Code - 53. Carta d’Identità - 54. Iniziali dello scrittore Siciliano.

L'artista del mese STROMAE – Tous les mêmes di Salvo Li Vigni

I

l tormentone radiofonico del momento? “Tous les mêmes”, l’ultimo singolo di Stromae (all’anagrafe Paul Van Haver), l’originale cantautore belga di origini ruandesi. In Italia si era già fatto conoscere per “Alors on danse” già nel 2010, estratto dall’album Cheese, un disco contaminato da diversi generi quali la chanson française, l’hip hop, la house music, l’electrodance, le percussioni africane e la melodia classica. Tre anni dopo, ha pubblicato il suo secondo album Racine Carrée, confermando tutte le qualità già intraviste nel disco d’esordio e ottenendo un exploit commerciale assolutamente imprevedibile: trascinato dai primi due singoli Papaoutai e Formidable,

l’album ha infatti venduto quasi due milioni di copie piazzandosi nella top-30 mondiale del 2013, un risultato eccezionale per un prodotto discografico distribuito e pubblicizzato prevalentemente nei soli paesi francofoni. Tous Les Mêmes (Tutti uguali) è il terzo singolo estratto da “Racine Carrée” ed è un brano dal significato controverso, dove l’artista belga sembra divertirsi a mostrare i vari comportamenti degli uomini ma soprattutto delle donne. La canzone è accompagnata da un video che in soli due mesi è stato visto su Youtube circa 20 milioni di volte.

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Salute

QUINDICIMARZOO2014

Caso Avastin®- Lucentis®: efficacia dei farmaci contro risvolti economici

L

o scandalo sanitario di questo mese è puntualmente arrivato e certamente noi non esitiamo a dire la nostra, più che altro per fare un po’ di chiarezza in una giungla in cui, non per la prima volta, spesso suscitano più dubbi gli intervistatori che gli intervistati. Ho tristemente notato infatti che i giornalisti che rivolgevano domande ora ai medici, ora al garante dell’Antitrust, ora all’Agenzia nazionale del Farmaco, in molti casi non sono riusciti a cogliere il tema del discorso, generando disinformazione e soprattutto qualunquismo. Un esempio? Si è detto che a rimetterci è come al solito il povero anziano, malato di maculopatia, che non ha accesso alle cure e che ha dovuto curarsi pagando una fiala di farmaco poco meno di mille euro. Una domanda: ma da quando in qua è il paziente a pagarsi le cure in Italia per una patologia grave e debilitante? Improbabile e fuorviante, visto che il nostro SSN dà accesso a qualsiasi tipo di cura regolarmente in commercio. Provo a spiegare brevemente la questione: la maculopatia senile è una patologia della retina che colpisce prevalentemente la popolazione con età media superiore ai 60, caratterizzata da una progressiva perdita della visione al centro del campo visivo (immaginate quanto possa essere odiosa ed invalidante!), causata da una eccessiva formazione di nuovi vasi sanguigni nella retina. Fino a qualche anno fa era praticamente incurabile, ed il paziente che vi andava incontro era destinato ad avere un “buco” centrale nel proprio campo visivo che si andava progressivamente allargando fino alla cecità. Un paio di anni fa l’azienda farmaceutica Novartis ha immesso in commercio nel mondo occidentale il farmaco Lucentis® che con un meccanismo d’azione rivoluzionario andava a contrastare il progredire della patologia inibendo l’eccessiva vascolarizzazione della retina. Contemporaneamente ed in maniera indipendente dalle patologie oculari, è già in commercio da circa un decennio un farmaco della Roche contro alcuni tipi di tumori, Avastin®, che agisce con un meccanismo d’azione molto simile al primo appena descritto, ossia l’inibizione della formazione di nuovi vasi sanguigni che in pratica è un ottimo modo per inibire lo sviluppo di alcuni tumori, che nella loro crescita spropositata hanno bisogno della formazione di nuovi vasi sanguigni (neovascolarizzazione) per riuscire a portare ossigeno alla nuova massa cellulare in via di formazione (tumore). Dunque l’ Avastin® è un antitumorale in quanto interrompendo la neovascolarizzazione

inibisce la crescita tumorale. È chiaro a tutti adesso cosa abbiano in comune questi due farmaci, non hanno però in comune l’indicazione terapeutica. Dopo l’uscita in commercio di Lucentis, notando un meccanismo d’azione pressochè identico (pur trattandosi di princivi attivi completamente diversi tra loro, altro errore che spesso è stato fatto dai giornalisti che parlavano di prodotti identici) alcuni oculisti hanno prodotto studi clinici che mettevano a confronto questi due farmaci nella cura della maculopatia, notando dei risultati sovrapponibili: entrambi i farmaci si è infatti visto, erano egualmente efficaci. Da lì in poi è nato un incredibile imbarazzo da parte di tutti: dell’AIFA perché andava incontro a continue richieste di autorizzazioni off-label (al di fuori delle proprie indicazioni terapeutiche) da parte degli oculisti per Avastin, non avendo però sufficienti dati sulla sicurezza di utilizzo per la maculopatia senile (cavallo di battaglia degli avvocati delle multinazionali), delle due case farmaceutiche, soprattutto di Novartis perché in tal modo non avrebbe potuto più vendere il suo Lucentis per la maculopatia andando a perdere il milioni di euro per la ricerca, del paziente che in alcune regioni veniva trattato da serie A usufruendo del Lucentis indicato per la sua patologia ed in altre regioni, quelle più povere, da serie B essendo curato con Avastin che era sì efficace, ma non veniva usato in sicurezza ossia seguendo il proprio foglietto illustrativo. Cosa è nato da tutto ciò? AIFA nella persona del suo direttore generale dr. Pani ad un certo punto non ha più autorizzato l’utilizzo off-label di Avastin (perché? Evidentemente è stato “convinto” da Novartis che vedeva perdere fatturato non vendendo più Lucentis), ciò ha portato alla rivolta degli oculisti che ormai utilizzavano abitualmente Avastin per la maculopatia essendo molto soddisfatti della sua efficacia incontrovertibile, che hanno sporto denuncia all’Antitrust. Il resto è storia d’oggi, sappiamo tutti come sia finita: multa salatissima alle due case farmaceutiche che comunque avranno ottime motivazioni per difendersi nell’annunciato ricorso al TAR. Tra le tante possono chiedere perché autorizzare l’utilizzo di un farmaco off-label per una patologia se esiste già la cura per quella patologia. L’unico passaggio oscuro è semmai perché l’Aifa sotto un direttore generale (dr. Guido Rasi) autorizzava l’utilizzo off-label, sotto il suo successore (dr. Pani) ha tolto l’autorizzazione? Fabrizio Barone

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Psicologia La Violenza Psicologica: Il Gaslinghting

e pagine di cronaca sono ormai ricche di episodi di violenza perpetrati nei confronti di ogni tipologia di vittima; tuttavia esiste una forma di violenza che a tutt’oggi rimane in gran parte taciuta, ovvero quella psicologica. Tale forma di violenza, pur risultando difficilmente riconoscibile rispetto alle altre, è una delle più pesanti, giacché subdola e talvolta impercettibile, ed è causa di danni gravi e talvolta incurabili. Nel 2001 viene definita da Kolb come “violenza che sminuisce ed umilia attraverso continue manipolazioni verbali, attuandosi in modo incostante ed imprevedibile, con il risultato di tenere la vittima sempre sul chi vive, insicura ed in stato di continua soggezione”. Si può quindi definire la violenza psicologica come un insieme di strategie lesive della libertà e dell’identità personale dell’altro, con una conseguente insicurezza, paura e svalutazione di sé da parte della vittima. Tutte le molteplici manifestazioni che essa può avere si riconducono ad un unico nucleo centrale ovvero ad una distorsione ed un irrigidimento nel processo comunicativo all’interno di un rapporto di qualsivoglia genere, causando un vero e proprio “omicidio psicologico” poiché mettono in atto un vero e proprio terrorismo psichico ed un annientamento dell’altra persona. L’aggressore inoltre raggiunge più facilmente il proprio obbiettivo grazie al tentativo di isolamento della vittima: costringendola in casa senza telefono o mezzi di locomozione, controllandone le scelte individuali e le relazioni sociali, sottraendole i documenti d’identità, aprendole la posta. Un esempio di tale forma di violenza, specialmente all’interno della coppia, è dato dal gaslighting, crudele ed infida manipolazione mentale dove l’aggressore presenta alla vittima false informazioni, nega atti di violenza che in realtà sono accaduti e mette in scena eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima stessa. Tale termine deriva dal film “ Gaslight “ del 1944 del regista americano

Cukor, che narra la vita matrimoniale tra un uomo affascinante ed una bellissima donna che viene costretta dal marito a vivere nella vecchia casa di lei ove, con una diabolica strategia psicologica, altera le luci delle lampade a gas della dimora portando la donna alla pazzia. Si tratta quindi di un crudele comportamento manipolatore messo in atto da un soggetto abusante in modo da portare la vittima a dubitare di se stessa e della propria percezione della realtà, cominciando a sentirsi confusa e temendo di impazzire. Esempi di cattiveria: “Sei obesa!”, “Scusatela, mia moglie è manchevole!”, “Sbagli sempre tutto!, Ma come non ti ricordi! Me l’hai detto proprio tu!”, “Non me l’hai mai detto! Te lo sarai immaginato!”, “Le tue amiche sono banali, proprio come te!”, “Se ti lascio rimarrai abbandonata per tutta la vita!”, “Tu sei una nullità!”. Messaggi dunque di svalutazione, ingiunzioni che feriscono emotivamente e l’anima, ancor di più se pronunciati alla presenza di altre persone come fosse una pubblica umiliazione. Il gaslighter sa come ferire e prova godimento dagli effetti del suo comportamento. La vittima attraversa tre fasi fondamentali: 1) Incredulità: la vittima non crede a quello che sta accadendo né a ciò che vorrebbe farle credere il suo “carnefice”. 2) Difesa: la vittima inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la sua posizione di persona sana e ben “piantata” nella realtà oggettiva. 3) Depressione: la vittima si convince che il manipolatore ha ragione, getta le armi, si rassegna, diventa insicura ed estremamente vulnerabile e dipendente. Esistono tre categorie fondamentali di manipolatore: 1) il bravo ragazzo che sembra avere a cuore solo il bene della vittima ma in realtà antepone ad ogni altra cosa i propri bisogni, 2) l’adulatore che attua la manipolazione in manie-

ra strategica lusingando la vittima, 3) l’intimidatore che utilizza il rimprovero continuo, il sarcasmo, l’aggressività diretta. Lo scopo del comportamento di gaslighting, comune alle tre categorie di manipolatori, è ridurre la vittima a un totale livello di dipendenza fisica e psicologica, annullare la sua capacità di scelta e responsabilità. Si tratta di una grave forma di perversione relazionale che rende le vittime talmente assuefatte e dipendenti da essere nella maggior parte dei casi inconsapevoli rispetto a ciò che sta loro accadendo. La violenza si cronicizza non appena la vittima entra nella fase depressiva, quella in cui si convince della ragione e anche della bontà del manipolatore (che si prende cura di lei, la capisce, la sostiene) che è spesso addirittura idealizzato. Ecco che si crea così il paradosso, in cui la vittima idealizza il proprio carnefice. Proprio per quanto detto finora è difficile che chi è vittima del gaslighter si renda conto della situazione perversa in cui vive e chieda aiuto, cosa ancor più vera se si pensa che essa diventa così dipendente da isolarsi anche a livello sociale per la paura di essere inadeguata o giudicata pazza. Più spesso la richiesta di aiuto o la capacità di far “aprire gli occhi” alla vittima arriva da chi le sta intorno, altri familiari, amici o colleghi. È allora che può e deve iniziare il percorso di ricostruzione della propria identità, della fiducia e del senso di sé che porti la donna a liberarsi da una relazione perversa e dolorosa. Le donne vittime di violenza psicologica, devono imparare a riconoscere che la parte più difficile del viaggio è uscire dalla porta e trovare il coraggio per farlo ammettendo a se stesse che “non c’è peggior solitudine che quello di essere annientate nell’anima e che non è Amore e soprattutto smetterla di sentirsi colpevoli”.

Marilena Pipitone

Le farmacie di turno dal 15 marzo al 6 aprile 2014 Partanna

Santa Ninfa

Castelvetrano

Campobello di Mazara

Salemi

Vita

Gibellina

Salaparuta Poggioreale

Mazara del Vallo

15 marzo

Ciulla R.

Barbiera e Conf.

Papa

Pace

Aleci S.

Pandolfo

Cusumano

Siragusa

Misuraca

16 marzo

Ciulla R.

Barbiera e Conf.

Rizzuto

Pace

Aleci S.

Pandolfo

Cusumano

Siragusa

Montalbano

22 marzo

Ciulla N.

Dallo

Rizzuto

Tummarello

Mangogna/Aleci V.

Caputo

Gerardi

Di Giovanni

Montalbano

23 marzo

Ciulla N.

Dallo

Spinelli

Tummarello

Mangogna/Aleci V.

Caputo

Gerardi

Di Giovanni

Pandolfo

29 marzo

Rotolo

Barbiera e Conf.

Spinelli

Parisi

Rubino

Pandolfo

Cusumano

Siragusa

Pandolfo

30 marzo

Rotolo

Barbiera e Conf.

Cardella

Parisi

Rubino

Pandolfo

Cusumano

Siragusa

Spanò

5 aprile

Galante

Dallo

Cardella

Pace

Spina

Caputo

Gerardi

Di Giovanni

Spanò

6 aprile

Galante

Dallo

Di Prima

Pace

Spina

Caputo

Gerardi

Di Giovanni

Accardi

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Kleos 15 marzo 2014  
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