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Numero 1/5782 - Luglio 2021 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma - Contiene I.P.

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PASSATO E FUTURO

IL KKL E UN GRANDE MUSEO:

UNA VISIONE CONDIVISA


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SPECIALISTI NELLA PROGETTAZIONE E PRODUZIONE DI IMBALLAGGI PRIMARI PER ALIMENTI Nella nostra attività poniamo l’uomo e l’ambiente come punto di riferimento all’interno della nostra strategia. Infatti, essa concerne la progettazione di Imballaggi che soddisfino le esigenze del mercato presente e futuro nell’ottica della sostenibilità. L’uomo, inteso come consumatore finale e come fruitore dell’ambiente in cui vive, deve poter contare su aziende che si evolvono in funzione delle nuove esigenze globali e che sappiano trasmettere le corrette informazioni per renderlo partecipe nell’evoluzione stessa. L’attenzione all’ambiente inizia con la scelta di materie prime esclusivamente riciclabili o compostabili per ottenere sensibili riduzioni di consumi di CO2 e di H2O. Come parte integrante della filiera agroalimentare, partecipiamo con i fornitori di materia prima a progetti innovativi di imballi per la conservazione a lungo termine di alimenti. Il progetto consiste nella riduzione dell’impatto ambientale, aumentando la riciclabilità fino al 100% e, per questo motivo, abbiamo scelto il materiale PET - come quello delle bottiglie - perché è stato individuato dalla Comunità Europea come il più

indicato grazie alla sua infinita riciclabilità che permette un riutilizzo continuo. Altro aspetto importante è l’attenzione aziendale alle esigenze del consumatore di prodotti alimentari che si è concretizzata con l’ottenimento della Certificazione in “Igiene e sicurezza alimentare” norma ISO EN 15593, al sistema di Qualità ISO:9001 ed alla recente certificazione KOSHER. In aggiunta a queste, abbiamo deciso di aumentare il livello di qualità in favore del consumatore, introducendo la certificazione FSSC:22000 rientrante nella categoria GFSI. Non ultime le attenzioni del nostro staff all’ambiente e all’uomo in termini di sostegno da molti anni nei confronti di bambini orfani, scuole, natura e arte attraverso il KKL di Milano. Per quanto concerne invece il nostro personale, esso si sente partecipe dello spirito aziendale e della filosofia di lavoro che hanno determinato le scelte sopra descritte, contribuendo in una collaborazione attiva e proattiva in un contesto dinamico e stimolante. Questo è stato possibile ascoltando le loro esigenze. Ci rende orgogliosi essere stati citati come azienda tra le eccellenze Italiane dalla testata Corriere della Sera il 28 giugno 2018.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.sinesplast.com


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EDITORIALE

Cari amici e sostenitori del KKL Italia, scrivo questo editoriale nei giorni che sembrano inaugurare una nuova fase di questa lunga pandemia. La campagna vaccinale in Italia avanza sempre più velocemente e, al contrario, le restrizioni retrocedono. Le città sembrano risvegliarsi dal lungo torpore invernale in modo nuovo e più intenso, con gli incontri nei ristoranti, le proiezioni nei cinema, la riapertura dei teatri. Israele, ancora una volta, ci ha preceduto: nel mese di aprile abbiamo visto in tv e sul web le immagini delle città della nostra Terra che si rianimavano, dei giovani che tornavano a popolare le strade e i locali. Anche noi del KKL Italia ci stiamo preparando al ritorno a una nuova normalità e speriamo di

poter riprendere presto le attività in presenza, i grandi eventi e i consueti viaggi in Israele. Intanto, in questo numero di Karnenu, vi raccontiamo l’operato degli ultimi mesi, gli eventi online, le cerimonie, le distribuzioni e i progetti che hanno coinvolto il nostro staff e molti volontari. La cura e l’attenzione alle questioni ambientali e il nostro lavoro per la tutela della natura in Israele non si sono fermati, hanno invece conosciuto nuove forme e modalità, illustrate nelle pagine che state per leggere. Soprattutto in questo numero vi parliamo di cultura, che è il cuore pulsante dell’attuale processo di ripresa. Nell’ultimo anno, il mondo della cultura ha dovuto sperimentare nuove modalità espressive e scoprire innovativi espedienti per connettersi con il pubblico. Tra le eccellenze italiane spicca il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, la cui progettualità è approfondita in un articolo di Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo, che illustra come si possa valorizzare il

2 Scienza, Cultura e Comunicazione ............................... Fiorenzo Galli 8 Israele in musica ................................................................. Roberto Zadik 12 Il design che unisce le diversità ..................... Paola Avigail Senigaglia 16 Lungo l’Israel National Trail............... Franco Saba e Ambra Garancini 20 News dal KKL Israele ........................................ Donia Schaumann Ellis 24 Un Ulivo in ricordo di Palatucci ..................................... Gabriel Cioffi 25 Innovazione, Ricerca, Hi-Tech e Covid-19 in Israele ... David Fiorentini 26 Karnenu Omnibus .................................................. Alessandra Sabatello 28 Il Popolo del Libro 30 Il Popolo degli Alberi 32 Ricordo di un Maestro-Amico ....................... Rav David E. Sciunnach

SOMMARIO

Le due foto piccole in copertina sono di: ©Lorenza Daverio-MuseoNazionaleScienzaTecnologia

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di

NAVÉ ARIELI

dialogo tra scienza e società attraverso il digitale. Di cultura si tratta anche nell’articolo dedicato alla musica israeliana e alla sua storia: troppo spesso trascurata e poco conosciuta, è il simbolo di un incontro proficuo tra ritmi, culture e influenze religiose ed è bene ricordarsene all’alba della ripartenza dei concerti e degli eventi dal vivo. Anche l’architettura e il design trovano spazio in questa edizione di Karnenu, come espressione culturale del rapporto tra gli spazi e i soggetti; il tema è approfondito in un’analisi del progetto Abrahamic Family House, il complesso interreligioso che ad Abu Dhabi unirà i centri di preghiera delle tre religioni abramitiche, nella condivisione di spazi aperti a tutti. Quelli citati sono soltanto alcuni dei temi su cui avrete occasione di soffermarvi. Mentre ci prepariamo a un nuovo anno pieno di progetti, mentre rinnoviamo il nostro sostegno e lavoro per Israele, non possiamo che augurare a tutti voi una buona estate e un sereno ritorno alla normalità.

KARNENU

Quadrimestrale – 1/5782 – Luglio 2021 TERRA E POPOLO

Registrazione numero 208/2006 del 24-05-2006

Editore: Rivista della Fondazione KKL Italia Onlus Via P.A. Micheli, 53 – 00197 Roma Tel. +39 06 8075653 - Fax 06 8078960 Via L. Soderini, 47 – 20146 Milano Tel. +39 02 418816 - Fax 02 418905 Direttore Responsabile: Nicola Zecchini

Redazione: Navé Arieli, Marisa Hazan Alessandra Sabatello, Paola Avigail Senigaglia Coordinamento redazionale: Marisa Hazan, Donia Schaumann Ellis

Coordinamento e grafica: Anna Mengoni Stampa: Stamperia Romana S.r.l.

Per pubblicità e comunicazioni: kklroma@kkl.it – kklmilano@kkl.it www.kklitalia.it


Foto Lorenza Daverio

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Una veduta notturna del chiostro del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano


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CIENZA, ULTURA E COMUNICAZIONE Il Museo che racconta “il divenire del mondo”

La cultura è un patrimonio di valori comuni, di conoscenze e di esperienze, che influisce sul versante sociale e sul modo di vivere delle persone. E di questo immenso patrimonio, la scienza costituisce una parte significativa. Per questo, nella società contemporanea un museo della scienza ha il compito di offrire ai cittadini gli strumenti atti a maturare opinioni fon-

di FIORENZO GALLI Direttore Generale Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

date. È con la buona comunicazione e la possibilità di confronto con interlocutori preparati che si crea un dibattito costruttivo e documentato sui temi scientifici di interesse comune. Fin dalla sua nascita, datata il 15 febbraio 1953, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia (allora Tecnica) Leonardo da Vinci racconta storie di scienza, tecnologia


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CIENZA, ULTURA E COMUNICAZIONE

ranee, a livello individuale e collettivo. Il Museo ha quindi compiuto passi in avanti e il suo obiettivo generale è divenuto quello di concorrere a sviluppare la “cittadinanza scientifica”, cioè il com-

Foto Paolo Soave

Foto Elena Galimberti

Foto Museoscienza

e industria: l’idea del fondatore, l’industriale milanese Guido Ucelli, era infatti quella di dotare l’Italia di un museo che raccontasse “il divenire del mondo”, a partire da uno sguardo di unità della cultura,

plesso di conoscenze e competenze utili per comprendere e poter discutere le implicazioni e le interazioni della scienza e della tecnologia sulla vita quotidiana e le loro interazioni con altri settori del sapere e della società.

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Foto Museoscienza

in un intreccio di conoscenze umanistiche e tecnico scientifiche. Oggi, tuttavia, la nostra società richiede cittadini che siano creatori, investigatori, pensatori critici, capaci di prendere decisioni che rispondano alle sfide contempo-

Foto Museoscienza

Dall’alto: le Nuove Gallerie Leonardo, portelli di chiusa, il Sottomarino Toti e a destra il telescopio Merz Repsold. Nella pagina accanto: il Direttore del Museo Fiorenzo Galli in una sala espositiva e un’altra immagine delle Nuove Gallerie Leonardo.


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Foto Museoscienza

Anche in questo ultimo anno di chiusura al pubblico abbiamo continuato a perseguire il nostro obiettivo, realizzando nuovi format di comunicazione digitale che ci hanno consentito di aprire nuovi orizzonti. Il Museo è da anni una voce autorevole nel panorama digitale – nel 1997 è stato il primo in Italia a creare un proprio sito web e successivamente un ufficio dedicato allo sviluppo delle strategie e linguaggi digitali – e ha maturato una conoscenza articolata del linguaggio digitale, che si diversifica nella creazione di varie tipologie di strumenti. Con il palinsesto settimanale #Storieaportechiuse, poi diventato Storie Digitali@Museoscienza, nel corso del 2020 abbiamo valorizzato e rafforzato, attraverso il digitale, il dialogo tra scienza e società, contribuendo alla cittadinanza scientifica e allo sviluppo di conoscenze condivise con i cittadini sui temi di attualità scientifica. Questo è avvenuto attraverso il racconto non solo degli aspetti tecnico scientifici, ma anche sociali, etici e umani dei temi in discussione, coinvolgendo vari attori (ricercatori,

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CIENZA, ULTURA E COMUNICAZIONE

imprese, società civile, educatori e cittadini) che hanno risposto ottimamente all’iniziativa. In questo ambito, si collocano anche progetti come quello realizzato in partnership con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR): proprio grazie alla convenzione “RINNOVA. RICONNETTERE I SAPERI, ISPIRARE LE PERSONE, CAMBIARE I PARADIGMI” firmata nel 2020 tra il Museo e il CNR-DiSBA, abbiamo realizzato tre brevi documentari condotti dalla giornalista scientifica Barbara Gallavotti, per raccontare gli studi svolti dal CNR nell’ambito dei progetti NUTRAGE e BIO-ECO, affrontando temi vicini al vissuto quotidiano e all’immaginario di molti cittadini del mondo. Nel primo video, già uscito, abbiamo parlato di come il gusto alimentare sia strettamente legato alla cultura e alle abitudini, ma anche al nostro DNA e al nostro sistema nervoso, e di come in futuro dovremo adeguare le nostre abitudini alimentari, non solo rendendole più sane, ma anche più sostenibili. Un tema che avevamo già iniziato ad affrontare nel 2010, con l’inaugurazione del-

l’i.lab Alimentazione, e successivamente con l’esposizione permanente FoodPeople nata nell’aprile 2015, per poi, insieme a Confindustria, rendere possibile la realizzazione del progetto Fab Food – La fabbrica del gusto italiano, la mostra inaugurata nel maggio 2015 presso un padiglione dedicato in area Expo. È stato proprio in occasione di Expo che il Museo ha stretto rapporti con il Keren Kayemeth LeIsrael, facendo parte del suo Comitato d’Onore. La dinamica bisogno-progetto, che è parte fondante della cultura organizzativa del Museo, rappresenta da sempre uno dei modi per rientrare tra i soggetti che contribuiscono a bisogni primari, come i servizi educativi a cui ci dedichiamo da molti anni. Contribuire a contrastare la povertà educativa e l’impegno a sviluppare opportunità di crescita per le nuove generazioni sono infatti una assoluta priorità del Museo, con cui aspiriamo a lasciare un segno. Riteniamo che la creazione di opportunità di qualità per i più giovani sia il miglior investimento che si possa fare per il futuro, soprat-

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Foto Lorenza Daverio

Qui sopra: “Museo dietro l’angolo-iLabGenetica”; a destra Hub - Vaccinazione al Museo. Al centro “FoodPeople-iLabAlimentazione”

tutto in un periodo in cui la crisi pandemica acuisce le disuguaglianze ed emergono con forza nuovi bisogni sociali. Il Museo crede che l’educazione alle STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) sia una delle chiavi fondamentali per l’empowerment della comunità e rivolge oggi il suo impegno prioritario alla povertà educativa: i no-


stri metodi pedagogici e le nostre attività rappresentano per tutti un contesto per esplorare e sentirsi parte del mondo della conoscenza e per sviluppare curiosità, senza limiti. Le metodologie educative del Museo per le STEM, su cui facciamo ricerca e sviluppo con un gruppo dedicato, sono infatti state scelte come strategia per lavorare sulle fragilità sociali.

l’angolo – il progetto di educazione alle STEM iniziato nell’autunno 2020 insieme all’Istituto Comprensivo Cavalieri, con cui abbiamo avviato un innovativo percorso di collaborazione che risponde ai nuovi bisogni del sistema scolastico – anche i nuovi laboratori interattivi Future Inventors, STEM*Lab Base Marte e Chimica, che presenteremo nei prossimi mesi, propongono una modalità molto cooperativa, con l’obiettivo di sottolineare che ognuno di noi può dare un contributo alle piccole cose così come alle grandi sfide. La necessità di luoghi fisici e virtuali, dove esercitare le attività in un contesto che non preveda la smaterializzazione imposta dal digitale, ma privilegi la presenza fisica e manualmente operativa in un ambiente qualificato e controllato anche dal punto di vista sanitario, costituisce una scelta precisa e un’intenzione di forte interesse per tutti noi. Come ha dimostrato anche l’alleanza tra il Museo e l’Ospedale San Giuseppe per la L’ingegnere Guido Ucelli con la moglie somministrazione del Carla Tosi. Fu il fondatore del “Museo vaccino antinfluenzaNazionale della Tecnica”, inaugurato le e successivamente nel 1953. Insieme alla moglie, il 14 marzo 2019 vengono inseriti nel “Giardino del vaccino anti-Codei Giusti” al Monte Stella per aver navid, avvenuta in un’otscosto e aiutato molti ebrei facendoli tica di solidarietà soespatriare in Svizzera. Per questo mociale, l’obiettivo deltivo furono incarcerati a San Vittore. le nostre azioni portate avanti nel 2020 è Abbiamo il ruolo di coordinatore stato quello di confermare il ruolo scientifico per lo sviluppo di del Museo come punto di riferiSTEM*Lab sui territori e per la formento per la comunità urbana e per mazione di insegnanti e operatori e altre realtà museali del territorio, offriamo un contributo permanensfruttandone la distintiva capacità te con spazi educativi, attività speprogettuale come contributo per ciali e risorse innovative progettasostenere il processo di ripresa. te ad hoc per lavorare con la comuChiudiamo quindi da dove siamo nità educante - insegnanti, studenpartiti: la cultura. Che è l’organizti e famiglie - della città di Milano. zazione che le persone si danno per Come nel caso de Il Museo dietro vivere meglio. Foto Elena Galimberti

Foto Elena Galimberti

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Israele

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IN MUSICA

ROBERTO ZADIK

Storia di una nazione attraverso le sue migliori canzoni

La storia di Israele e l’impegno ambientale del Keren Kayemeth corrono paralleli, attraverso gli anni, a un universo sconosciuto, vasto, poliedrico e affascinante come la musica israeliana. Nota solamente per poche eccezioni fuori dai confini di Israele, da classici come l’inno Hatikwa (Speranza) e inni gioiosi come Hava Nagila (Cantiamo, rallegriamoci) e per talenti pop emersi internazionalmente come Noa, Ofra Haza o Assaf Avidan, la musica israeliana invece racchiude un caleidoscopio unico di tematiche, ritmi, influenze culturali e religiose. Un universo artistico variegato e stimolante, del quale mi sono occupato mentre lavoravo a “Isramix” la prima guida alla musica israeliana pubblicata da Proedi nel 2018. Ma quali sono i principali artisti della musica israeliana e come si è sviluppata storicamente in linea con quanto accaduto in Israele e

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In alto a sinistra: il paroliere Ehud Manor; a destra Naomi Shemer, cantautrice e poetessa, autrice di “Yerushalaim Shel Zaav” (Gerusalemme d’oro) che divenne quasi un Inno Nazionale. Qui sopra: la copertina dell’album e a sinistra: l’incrocio con le vie intitolate ai compositori. Accanto: Sarit Hadad in una performance davanti ai diplomatici delle Nazioni Unite per celebrare l’unificazione di Gerusalemme

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nella sua storia? Su questo, in omaggio agli 80 anni dalla nascita del geniale paroliere Ehud Manor e all’impegno straordinario del KKL per più di un secolo nello sviluppo e nella tutela ambientale dello Stato ebraico, ecco una sintesi divisa per decenni e date fondamentali sulla entusiasmante storia di Israele e della musica israeliana. 1920 - 1940: gli anni della formazione, dall’Urss alla Palestina sotto il Mandato Britannico Sicuramente inni gioiosi e coinvolgenti come Hava Nagila, ripresa da vari autori fra cui il cantautore ebreo americano Bob Dylan, sono stati di importanza fondamen-

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tale per tracciare il percorso complesso e articolato della musica israeliana. In fuga dai sanguinosi massacri zaristi, pogrom e successivamente dalle stragi del Regime Comunista così come dal nazismo, gli ebrei provenienti dall’ex Unione Sovietica, specialmente gli ucraini, lettoni e lituani così come quelli provenienti da Polonia e Romania ebbero una rilevanza centrale riguardo alla nascita della musica israeliana. Fra i nomi che maggiormente hanno contribuito musicalmente ci sono il compositore russo Alexander Sasha Argov o violinisti virtuosi come il polacco Bronislaw Huberman. A livello poetico e letterario, dall’Impero austro-ungarico sbarcarono in Terra di Israele personaggi come Leah Goldberg che diede grande ispirazione ai futuri cantautori israeliani. Poetessa e intellettuale, la Goldberg scrisse testi importanti come Keren Or (Corona di luce), i cui versi divennero canzoni eseguite da Achinoam Nini (conosciuta come Noa), la vocalist israeliana più famosa nel mondo. Fino agli anni ‘60, la musica dell’allora Palestina sotto il Mandato Britannico e del primo decennio del neonato Stato d’Israele fu una prodigiosa fusione di armonie classiche, ritmi klezmer e folklore yiddish polacco e russo. Ma qualcosa stava cambiando fra gli anni ’30 e ’40 con la prima generazione di “nuovi israeliani”, cantautori e parolieri nati in Israele disposti a rimuovere il passato e diventare portavoce del nuovo Stato, con canzoni scritte interamente in lingua ebraica. Gli anni 60’: tutto cambia dalla Guerra dei Sei Giorni, da Ehud Manor ai primi veri cantautori israeliani Sono anni di guerre, di idealismo, di trionfi e di immani fatiche fra sanguinosi conflitti come le guerre coi vicini arabi e successivamente con la famosa Guerra del Sinai con l’Egitto e il desiderio di rinascita


Israele

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IN MUSICA

e di rinnovamento. Un’epoca di profonda trasformazione musicale e culturale in cui il Paese sentiva il bisogno di creare la sua “personalità”. Fondamentali per questa nuova fase furono le canzoni del rock angloamericano, dai Beatles ai cantautori impegnati come Dy-

lan che ebbero un ruolo centrale per creare la nuova identità nazionale, intellettuale e di sinistra dei nuovi nati in Israele, i quali si arruolarono nell’esercito dando vita a una fucina straordinaria di talenti. Tutto questo culminerà fra la fine degli anni ’60 e tutti gli anni ’70 con la nascita di cantautori e di gruppi rock decisamente importanti. Fra questi i “Halonot hagvoim” (Le alte finestre) in cui militarono future star come l’intenso cantautore Shmulik Kraus e soprattutto il carismatico Arik Einstein, pronto a diventare il più grande interprete della canzone israeliana. In tutta questa ondata di rinnovamento e sperimentazione si inserisce perfettamente la cantautrice Naomi Sappirov, nota come Naomi Shemer. Questa autrice compose melodie ipnotiche come la splendida Yerushalaim shel zahav (Gerusalemme d’oro), contraddistinta da un testo altamente poetico, ricco di riferimenti religiosi e da una musicalità spagnoleggian-

te: questo piccolo capolavoro diventò la colonna sonora della Guerra dei Sei Giorni del 1967. Gli anni ’70: sperimentazioni e drammi, il decennio dei cantautori e delle band di alto livello Un decennio difficile politicamente e militarmente fu quello degli an-

Tutto stava rapidamente cambiando dal sentimentalismo del decennio precedente a un tipo di musica più introspettiva e inquieta. Nel 1969, Arik Einstein cominciò una lunga e luminosa carriera solistica, legandosi in un solido sodalizio artistico con il compositore Miki Gavrielov con cui realizzò le sue canzoni migliori come i classici Ani ve

A sinistra e in alto: Ofra Haza e la sua famiglia. Qui sopra: il Premier Netanyahu al funerale di Arik Einstein e, a destra il cantautore durante un’esibizione e la statua in suo ricordo

ni ’70 d’Israele, anche se artisticamente si rivelò un momento irripetibile segnato dal cantautorato impegnato e colto prevalentemente laico e idealistico ma con notevoli esponenti dal mondo religioso, come Shlomo Carlebach.

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Ata (Io e te cambieremo il mondo) e Ani roe otà baderech la gymnasia (La vedo sulla strada di scuola). Nel 1970 arrivò Ehud Manor, un paroliere di origini ucraine, al quale intendo dedicare questo articolo. Enigmatico e riservato ma di-


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fu con il cantante e cantautore Matti Caspi: insieme svilupparono una sinergia artistica eccezionale, come dimostrano canzoni struggenti come Brit Olam (Patto eterno). Scrissero anche dei capolavori politicizzati, validi per tutte le generazioni come Ein li eretz acheret (Non ho un’altra Terra), canzone struggente scritta come inno di protesta nel 1982 ai tempi della Guerra del Libano. Negli anni ’70 emerse una lunga serie di talenti. Fra questi il rocker Shalom Hanoch che oscillava da brani rock vitalissimi a ballate folk, il poeta e cantautore Meir Ariel che spiccava per le sue doti poetiche in brani come Shir Kev (Canto del dolore) e il chitarrista flamenco David Broza che cantava la bellissima Yiye tov (Andrà bene) scritta in seguito agli accordi di Camp David del 1977.

namico e vulcanico nella sfera professionale, morì nel 2005. Scrisse quasi duemila canzoni con parole di eccelsa bellezza e intensità come Ba Shanà Ha Baà (L’anno prossimo a Gerusalemme). La sua unione artistica più fertile

1980 - 1990: La rivoluzione yemenita e sefardita e le prime canzoni in inglese Dopo la Guerra del Libano e negli anni ’80 comincia una sorta di “rivoluzione” nella musica israeliana e se fra gli anni ‘60 e i ’70 i cantautori di origini russe, polacche e romene avevano dominato la scena, ora stava arrivando una nuova ondata di influenza orientale e nordafricana. Determinanti per questa trasformazione furono le migrazioni ebraiche in Israele da tormentati luoghi mediorientali come lo Yemen, l’Iran e l’Iraq con il nuovo genere Mizrahi (Orientale) che si rivelò di tale successo da diventare tutt’oggi il genere principale in Israele. Sono molti gli artisti di origine yemenita che cominciarono faticosamente ad affermarsi. È il caso della star Zohar Argov che con la sua voce potente e penetrante sfoderata in canzoni come Ha perach be Ganì (Il fiore nel mio giardino) sfidò l’establishment musicale di allora. Da lì il genere Mizrahi, molto sentimentale, dalle pa-

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role semplici e dalle musiche immediate, iniziò da allora a imporsi. Fra i nomi di punta del periodo, la magnetica Ofra Haza, che ebbe grande notorietà con canzoni come Chai (Vita) o Galbi (Mio cuore) di Noa. Importanti anche gli autori di origine turca come Yehoram Gaon, che riscoprì il Ladino e alcuni di origine greca come Yehuda Poliker, autore straordinario e abile suonatore di Bouzouki (ipnotico mandolino greco), figlio di sopravvissuti alla Shoah. Il mondo di oggi: dagli anni ’90 ai duemila, il pop commerciale e i talent show Molte cose sono cambiate dalla metà degli anni ’90 a questi anni duemila: la scomparsa di grandi icone come Meir Ariel, Arik Einstein e Shmulik Kraus, il sopravvenire di uno stile orientaleggiante spesso commerciale a livello artistico, e i talent show come Ha kochav nolad (È nata una stella), hanno favorito il crescente successo di un genere meno impegnato e più vicino ai gusti delle giovani generazioni. Il nuovo periodo si presenta caratterizzato da un’atmosfera più rilassata, grazie alla crescente industrializzazione e tecnologizzazione della società. Ciò ha incoraggiato il successo di artisti disimpegnati e marcatamente pop come Ivri Lider, Sarit Hadad e la star di grande successo Omer Adam, anche se resistono diversi personaggi molto interessanti e impegnati come i cantautori Amir Benayoun e la brava cantautrice Ninet Tayeb, capace di eseguire eccelse canzoni in inglese come il rifacimento di Hallelujah di Leonard Cohen o The Ocean. Un vero calderone di influssi, di ispirazioni e di continue rivelazioni: la musica israeliana continua a stupire, a sorprendere e a incantare chi la scopre, rivelandosi fonte preziosa di riflessione, piena di sorprese e tematiche sempre nuove.


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IL di

PAOLA AVIGAIL SENIGAGLIA

Gli Accordi di Abramo firmati il 15 settembre 2020 tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein hanno disegnato una connotazione nuova del Medio Oriente. La normalizzazione dei rapporti tra questi Paesi è avvenuta alla presenza dei loro rappresentanti: il premier Benjamin Netanyahu, i Ministri degli Esteri Al Nahyan e Al Khalifa. I documenti sono stati firmati in tre lingue: inglese, ebraico e arabo. Sarà davvero l’inizio di un processo verso la “pace”? Di sicuro si tratta di un giorno storico, una nuova alba di pace, così lo ha definito Benjamin Netanyahu: Israele sarà, auspicabilmente, riconosciuto anche da diversi altri Paesi come Oman, Sudan, Marocco e Kuwait. Ebbene, se mai arriveremo all’auspicata pace lo dirà il tempo, intanto ad Abu Dhabi, negli Emirati, qualcosa si sta muovendo. È in fase di studio una novità assoluta per il Medio Oriente, un progetto inedito che vedrà realizzato un complesso interreligioso di dimensioni faraoniche: raggrupperà i centri di preghiera delle tre religioni abramitiche che condivideranno spazi e aree verdi aperti a tutti. Riuscirà il design a mettere tutti sotto lo stesso tetto, pacificamente? Di sicuro le premesse sono straordinarie e forse ci sorprendono: il pensiero viaggia inevitabilmente a ritroso ai tempi in cui vi era lo stato di sudditanza dei Dhimmi (così erano definiti gli ebrei e i cristiani ritenuti “infedeli” durante le conquiste islamiche) nei confronti dei musulmani; i Dhimmi erano infatti tenuti in condizioni umilianti e, ovviamente, non potevano edificare luoghi di culto.

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CHE U


Diversità

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E UNISCE LE

Luci, ombre e forme per il dialogo interreligioso

A sinistra: il progettista David Adjaye, che riceverà dal Royal Institute of British Architects la Royal Gold Medal 2021, una delle più alte onorificenze mondiali per l’Architettura. In questa pagina alcune sue opere; in alto a destra: il plastico del Complesso interreligioso

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Oggi, invece, mentre le complesse implicazioni sociali, culturali e politiche dei Paesi del Medio Oriente fanno dei tentativi d’allineamento, avanzano l’architettura e il design che, molto audacemente, ne esprimono le intenzioni anticipandone le sperate evoluzioni ideologiche. Il progetto esiste già ed è firmato dall’architetto David Adjaye e, così come il recente accordo, prenderà il nome dal comune Patriarca: Abrahamic Family House ha l’obiettivo di stabilire una piattaforma per il dialogo, la comprensione e la coesistenza, nell’ottica di una pacifica convivenza fra le tre fedi. Questo progetto è stato voluto dal Comitato Superiore della Fraternità Umana in un documento sottoscritto da Papa Francesco e da Ahmed Al Tayeb, il Grande Imam di Al Azhar e per la sua realizzazione sono stati nominati tre responsabili religiosi, uno per ciascuna fede. Per la sinagoga è stato chiamato il rabbino M. Bruce Lustig di Washington che ritiene il progetto un’importante opportunità per tutti quelli che credono nel potere della fede e dell’umanità, perché aiuterà a costruire ponti tra i leader religiosi e le comunità e a diffondere pace e armonia in un’era in cui tutto è definito dalle differenze. Lustig è un esponente di spicco della sua congregazione, attivo in campo sociale e nel dialogo interreligioso. Il nuovo complesso sorgerà nella Saadiyat Island di Abu Dhabi, che da tempo ambisce al titolo di area con la più grande concentrazione al mondo di beni culturali di primissimo livello, grazie anche alla compresenza del Louvre Abu Dhabi e dei futuri


Design

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Zayed National Museum e Guggenheim Abu Dhabi; comprenderà dunque una moschea, una sinagoga e una chiesa e sarà il simbolo della fraternità umana tra persone di varie etnie, nazionalità e culto negli Emirati Arabi Uniti. Non c’è dubbio che gli Emirati Arabi si stiano attrezzando per presentare un’immagine di tolleranza religiosa, anche se non mancano alcuni aspetti controversi come il reato di apostasia e la Sharia, presente nel codice legale della Nazione. Parallelamente agli Accordi di Abramo, l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi ha aperto la sua prima sala di preghiera interreligiosa

e sui voli Emirates vengono serviti pasti kasher. Si respira, dunque, un’aria di accoglienza che potrebbe portare presto a un aumento del flusso migratorio da parte di piccole comunità ebraiche presenti in altri Paesi Arabi, che si aggiungeranno alle poche migliaia di ebrei che già vi risiedono. È stupefacente questo intreccio di culture e di religioni che si fronteggiano vis à vis, in un contesto nel quale non avremmo mai pensato potesse realizzarsi. Certamente è un segno di apertura che richiede grande rispetto e considerazione. Ma veniamo al progetto. Ci siamo orientati su potenti forme geometriche: tre cubi non allineati che presentano orientamenti diversi – afferma Adjaye, già

CHE UNISCE LE

Diversità

Sopra, veduta virtuale degli esterni: i tre edifici e gli spazi comuni. A destra, rendering degli interni: la moschea, la chiesa e la sinagoga

noto per essere il progettista di opere famose come il Centro Nobel per la Pace a Oslo e il Museo Nazionale di Storia Afroamericana a Washington. Abbiamo puntato sulle analogie anziché esasperare le differenze. Il nostro obiettivo è definire ciò che è simile, al contrario di ciò che è diverso e creare la forma applicando questo concetto. Si tratta nelle premesse di un buon approccio: i tre cubi sono morfologicamente uguali, ma le facciate si distinguono per il diverso design architettonico. I loro dettagli comunicano sia le origini condivise sia le differenze culturali e storiche. La moschea sarà orientata verso la

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Mecca, la bimah (il podio) della sinagoga guarderà verso Gerusalemme e l’altare della chiesa punterà al sorgere del sole, verso est. Ovviamente ogni edificio avrà il proprio accesso ma nell’area circostante il terreno si inclinerà convergendo in un podio centrale da cui si avrà la visione d’insieme: questo sarà lo spazio comune voluto proprio per dissolvere la percezione di non essere inclusi e favorire la celebrazione di questa visione collettiva. Ciascun cubo avrà una diversa capacità di lasciarsi penetrare e plasmare dalla luce: attraverso colonnati e successioni di volte si creerà una sequenza di lu-


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ci e ombre, vuoti e pieni personalizzanti in un sistema di schermature inclinate che ne sanciranno la natura sacra. Ogni schermatura avrà un diverso design che, una volta colpito dalla luce, produrrà effetti geometrici sulla facciata mentre, all’interno, esalterà gli spazi destinati alla preghiera, all’incontro e alla meditazione. L’architettura, come è noto, distingue e vive ogni momento storico come una cartina al tornasole della contemporaneità esprimendone il pensiero, il sentimento religioso, la cultura della società e anche il rap-

porto tra soggetto e mondo: in tal senso il confine dello spazio sacro, inteso come valore sia fisico che immateriale, si relaziona con l’estensione illimitata dello spazio profano, cui si attribuisce un diverso significato. Lo spazio vissuto, infatti, ci racconta proprio attraverso l’architettura tutti i dettagli della commistione tra sacro e profano. Gli spazi collettivi sono l’espressione dei singoli e dei gruppi che traducono

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in oggetti concreti i concetti, le parole e anche le relazioni di potere; queste ultime, ad esempio, sono state espresse in maniera ricorrente nella storia dell’uomo con la monumentalità architettonica. Con questo complesso prende vita la totale eguaglianza morfologica e dimensionale degli elementi: nessuno dei tre edifici sovrasta l’altro e sono assolutamente eguali nella loro dignità spirituale e religiosa. Vengono alla mente i progetti che elaborò Louis I. Kahn, tra il 1967 e il 1974, per la ricostruzione della Sinagoga di Hurva a Gerusalemme, distrutta nel corso della guerra arabo-israeliana. La sinagoga di Kahn sarebbe entrata in “competizione” con la moschea, rappresentando un ulteriore elemento di tensione con le comunità arabe. La sinagoga non fu ricostruita per le resistenze del sindaco Teddy Kollek che espresse alcune riserve proprio perchè sarebbe sorta alla stessa quota altimetrica della Cupola della Roccia. L’Abrahamic Family House aprirà, dunque, le porte a musulmani, ebrei e cristiani tra circa quattro anni e verrà finanziato solo tramite donazioni: per realizzarlo serviranno 43 milioni di euro! Il complesso interreligioso prevede anche un centro visitatori laico, aperto nelle intenzioni anche ai non credenti, secondo il pensiero di Adjaye: Credo che l’architettura debba interpretare il tipo di mondo in cui vogliamo vivere, un mondo di tolleranza, apertura e costante progresso; come architetto ho voluto creare un edificio che superasse il concetto di organizzazione gerarchica, rappresentando qualcosa di più alto, che esaltasse la ricchezza della vita umana. La nostra speranza è che, attraverso questi edifici che celebrano le tre religioni abramitiche, le persone di tutte le fedi possano imparare e impegnarsi in una missione di coesistenza pacifica per le generazioni future.


Israel

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LUNGO L’

NATIONAL TRAIL

Sentiero tra suggestioni bibliche e paesaggistiche A cura di FRANCO

SABA

Iubilantes è un’organizzazione di volontariato culturale che, dal 1996, ama riscoprire il mondo con il passo lento e attento dell’antico pellegrino. È forse l’unica associazione italiana che ha percorso a piedi, per intero, l’Israel National Trail, itinerario segnalato da National Geographic tra i 20 sentieri più epici al mondo.

Foto Iubilantes

Foto Iubilantes

E AMBRA GARANCINI Associazione IUBILANTES di Como

La salita verso il Monte Arbel


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In cammino verso Poria Illit e Kineret

Di questo cammino vogliamo ricordare un tratto a noi molto caro, percorso nel 2009, poco prima di Pasqua: il tratto della Galilea da Cafarnao a Gerusalemme, di oltre 200 km in dieci tappe a piedi. La Galilea, attraversata dal cammino, montuosa, rurale, con una popolazione sparsa sul territorio e fortemente diversificata, culla del popolo ebraico e del cristianesimo, è la regione più fertile d’Israele; è anche luogo d’origine dell’agricoltura e dei kibbutzim. L’amenità dei luoghi evoca naturalmente l’idea della Terra Promessa di Abramo, Isacco e Giacobbe. Attraversare a piedi la Galilea, fra voli improvvisi di cicogne, è una straordinaria esperienza. Il National Trail, dopo aver costeggiato il lato ovest del Mare di Galilea, attraversa la Galilea in di-

L’Israel National Trail, ideato nel 1985 dal giornalista e trekker Avraham Tamir, è stato inaugurato ufficialmente nel 1995. È stato concepito per dare agli escursionisti una visione di tutti i paesaggi israeliani. Infatti, questo sentiero, suddiviso in 44 segmenti, da Tel Dan (ai piedi del Monte Hermon) sino al Passo Taba (sulle rive del Mar Rosso) attraversa foreste, parchi, punti di interesse e campeggi, realizzati dal Keren Kayemeth LeIsrael. Il percorso si snoda attraverso la Galilea, il Monte Carmelo, taglia trasversalmente le regioni costiere e la pianura di Shefelah e infi-

A sinistra, la mappa del National Trail of Israel; a destra: la Burma Road attraversava l’odierna Highway 38 e venne utilizzata per trasportare rifornimenti di ogni genere a Gerusalemme aggirando il blocco arabo

ne termina presso le montagne di Eilat. Oltre a splendidi paesaggi, offre nelle regioni non desertiche una flora rigogliosa in ogni stagione, ovunque una fauna selvatica preziosa e, soprattutto nel sud, tocca aree di grande interesse geologico e paleontologico. Lungo il Trail, il paesaggio è un fattore pregnante di esperienza, grazie alla straordinaria opera di rimboschimento e controllo del verde del KKL.

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rezione est-ovest, dal Giordano a Haifa valicando il Monte Tabor, passando in prossimità di Cana e di Nazareth per giungere al Monte Carmelo e Haifa. In questo variegato percorso, la vegetazione cambia non solo in ragione dei fattori ambientali, ma anche per l’impronta trasformatrice dell’uomo che rende il paesaggio prevalentemente agricolo e fortemente antropizzato. Sul tavolato del Monte Arbel, raggiunto con una


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Israel

LUNGO L’

ripida ferrata, sorvegliati da curiose marmotte, le praterie invernali sono sostituite dalla nuova vegetazione arborea. Nel periodo del nostro cammino le fioriture erano già in atto e fra tutte le specie dominava la robusta senape (Brassica nigra). Ma ecco che, ammirando dall’alto del Monte Arbel il sottostante Mar di Galilea, scopriamo che questo è invece luogo di clima sub-tropicale che ha favorito l’impianto di fittissime colture esotiche come banano, palma da datteri, mango, avocado e agrumi; osserviamo che il paesaggio della Piana di Ginosar è un vero mosaico di queste colture, ciascuna con le sue distinte tonalità di verde, quasi a far da corona al villaggio di Midgal. Ridiscendendo nel verde (i cartelli indicano una “foresta KKL Svizzera”), verso Poria Illit e Kinneret, in prossimità del fiume Giordano, la coltivazione della palma da datteri è la più diffusa ed è anche una delle sette specie della Terra promessa. Lasciata la depressione geografica del grande lago e del fiume Giordano che il percorso costeggia per un buon tratto, il Trail risale gradualmente in direzione ovest attraversando colline e pianori coltivati a grano e cereali vari, in primavera verdissimi e punteggiati da anemoni rossi e crisantemi gialli: piante considerate infestanti dagli agronomi, ma che si associano alla coltura del grano creando un pregevole effetto pittorico. Tutta l’agricoltura, non va dimenticato, è assistita dall’ irrigazione artificiale, di cui il KKL e gli israeliani sono maestri. Questo lungo attraversamento evidenzia la stretta interdipendenza fra l’uomo e la terra. Gli alberi da frutto e i cereali – cioè le piante più necessarie alla vita dell’uomo – sono quelli che esprimono più con-

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NATIONAL TRAIL

cretamente questo rapporto. Il grano, in particolare, è presente nelle scritture in tutte le sue forme. E in tutte le sue forme acquisisce valore simbolico, come seme, come spiga, come lievito e infine come prodotto di lievitazione, il pane. Superato il paesaggio cerealicolo, si staglia lungo il nostro cammino il Monte Tabor. Un panettone calcareo alto 588 metri, coperto nel-

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la parte alta da un mantello boschivo in parte naturale e in parte frutto di rimboschimenti. Insieme al Pino d’Aleppo troviamo la Quercia del Tabor e la Quercia Spinosa, che qui si trovano ancora allo stato spontaneo e che un tempo erano assai più numerose nelle regioni del racconto biblico. Dopo Nazareth il cammino riprende in direzione del Monte Carme-


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gradevole del pino d’Aleppo, la conifera più diffusa in questa regione per la sua capacità di adattamento alla siccità e ai suoli calcarei. Ha preso il nome dalla città della Siria ma è spontanea in tutto il bacino Mediterraneo. La sua forma, tutt’altro che lineare, la rende facilmente riconoscibile. Dopo Zippori, il nostro cammino si snoda all’interno di giovani querceti sufficientemente aperti per consentire lo sviluppo dei prati e quindi del pascolo bovino. Negli avvallamenti più fertili viene coltivato il melograno che in primavera rosseggia con le foglie di nuova generazione. Nell’Esodo il Signore istruisce Mosè su come tessere il manto per vestire i sacerdoti, sul cui lembo dovevano comparire melagrane di porpora viola, rossa e scarlatta. Presso il Monte Carmelo, che separa la Giudea dalla Samaria, si conclude la prima parte del nostro cammino. Un bel bosco di leccio ricopre i versanti settentrionali del monte, ma l’urbanizzazione avanza inesorabile e rende evidente la

In alto, camminando lungo il fiume Giordano; da sinistra, il Monte Tabor, la quercia del Monte Tabor e la risalita verso Gerusalemme

lo attraverso un paesaggio di basse colline dove le colture agrarie si alternano a lembi di rimboschimento. Siamo nella bassa Galilea, regione abitata fin dai tempi preistorici, ricca d’acqua e di uliveti. Lungo il Parco archeologico di Zippori beneficiamo dell’ombra

lotta impari fra bosco e cemento. Lentamente saliamo verso Gerusalemme, valicando le colline della Giudea costellate dai rimboschimenti realizzati dal KKL, grazie anche al contributo economico di importanti gruppi internazionali, come ci ricordano i cippi posti

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al bordo dei sentieri. Nei pressi del Monastero di Latrun attraversiamo numerose piantagioni che stentiamo inizialmente a identificare, pur conoscendo molto bene il frutto: il mandorlo. Qui è coltivato intensivamente in filari con sesto perfettamente regolare e assistito dall’irrigazione artificiale. Per fortuna porta già i frutti e quindi possiamo verificare che è proprio lui: il Prunus dulcis, specie indigena dell’Asia Minore, tipicamente mediterraneo. Il valore simbolico di questa pianta è pari al valore nutritivo dei suoi frutti. Nell’Antico Testamento – nel Libro dei Numeri – l’episodio del bastone di Aronne si caratterizza proprio perché essendo di mandorlo fu il primo a fiorire e portare frutto. L’ultimo pernottamento, prima di Gerusalemme, lo facciamo a Nevé Shalom – ovvero Oasi di Pace. In questo villaggio, infatti, convivono ebrei e palestinesi di cittadinanza israeliana: dal 2004 cinquanta famiglie hanno scelto di dare vita ad una comunità basata sull’accettazione, il rispetto reciproco e la cooperazione. Da Nevè Shalom il nostro cammino percorre per diversi chilometri la Burma road realizzata nel 1948 durante la Guerra d’Indipendenza israeliana al fine di bypassare la strada principale per Gerusalemme che era continuamente sotto attacco. Il caldo e la stanchezza cominciano a farsi sentire e di tanto in tanto ci fermiamo all’ombra della nuova forestazione che fiancheggia il nostro percorso. Arriviamo finalmente a Gerusalemme, dove il colore dominante è quello bianco del calcare delle costruzioni esaltato dal sole splendente, ma il nostro rapporto con gli alberi non è terminato: cipressi e ulivi punteggiano il bianco dei monumenti, delle case, delle rocce e ai piedi del Monte degli Ulivi, Har Ha-Zeitim, immersi nel verde, ritroviamo un altro luogo che ci riporta alla Bibbia.


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NEWS DAL KKL ISRAELE

a cura di

DONIA SCHAUMANN ELLIS

ARRIVANO I NOSTRI! Storie di altruismo

I gruppi di “Scouts” del Dipartimento per l’Educazione del Keren Kayemeth LeIsrael vennero creati circa 40 anni fa nell’ambito di un progetto educativo istituito in memoria di Uri Mainon, un appassionato di escursionismo nella natura, rimasto purtroppo ucciso durante la Guerra del Kippur. Negli anni questi gruppi sono diventati una grande organizzazione non profit supportata dal KKL e le loro attività comprendono incontri settimanali, uscite di addestramento mensili di

UN PESACH PIÙ SERENO

un giorno e mezzo e gite di 3-5 giorni durante le vacanze scolastiche. Le guide di questi ragazzi sono spesso giovani che si rendono disponibili per un anno di volontariato prima del servizio militare. Lo scopo del Movimento è quello di sensibilizzare sull’ambiente, l’ecologia, la difesa della natura e, non ultimo, sulla necessità di accorrere in aiuto di chi più ha bisogno.

Appena aperta la porta, le espressioni sui volti cambiavano di colpo: gioia, gratitudine, timidezza... Questa era la reazione dei destinatari dei pacchi dono che, grazie alla generosità degli Amici del KKL d’Italia e Svezia, sono stati destinati alle fasce sociali più disagiate di 46 località periferiche sparse per tutta Israele. Prodotti alimentari di base che, alla vigilia della Pasqua ebraica, hanno consentito a centinaia di famiglie in difficoltà di riunirsi e so-

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lennizzare una festività che, parola di Sar Shalom Gerbi, dirigente del KKL, è un simbolo di unità delle famiglie e della coesione del popolo ebraico. L’iniziativa è stata un grande successo grazie soprattutto ai volontari, che quando è necessario rispondono all’appello e si prodigano al massimo per il bene della comunità. Su iniziativa del Dipartimento Educativo e Comunitario del KKL, prima di Pesach, sono stati distri-


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buiti dunque oltre milleottocento scatoloni ad anziani, sopravvissuti all’Olocausto, disabili e bisognosi. La “differenza” l’hanno fatta i nostri Scouts, in collaborazione con appartenenti ad altre organizzazioni giovanili, agli aderenti ai programmi di pre-servizio militare e al personale dedicato. Prima della distribuzione, tutti hanno preso parte ad attività educative e dibattiti sul valore dell’altruismo e della responsabilità di aiutare i membri più fragili della società. Anche in tempi normali vi sono in Israele molte famiglie in difficoltà, ma quest’anno la crisi dovuta al Covid19 ha acuito il problema in maniera drammatica.

LA “MAREA NERA”

Determinante, nel febbraio 2021, è stata la rapida reazione dei cittadini israeliani al grave disastro ecologico che ha inquinato il mare e un lunghissimo tratto di costa, arrivando a colpire le acque e le spiagge da Sud a Nord fino a Rosh Hanikrà e oltre, fino alle coste libane-

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si. La fonte dell’inquinamento è stata identificata in un riversamento di liquami petroliferi da parte di una nave sconosciuta a circa 50 chilometri da Ashkelon. Le spiagge, ormai ricoperte di catrame, sono poi purtroppo state invase da innumerevoli carcasse di pesci, tartarughe, granchi e perfino una piccola balena: tutti uccisi o gravemente feriti dall’ingestione o dalla copertura della letale sostanza. Fin dal primo giorno un piccolo, grande esercito di volontari, allertati dal KKL, si è unito alle tante altre organizzazioni e munito di sacchi e stivaloni, si è mobilitato per ripulire le spiagge e tentare di salvare quante più creature marine possibile, raccogliendole e portandole ai centri di recupero e cura. Klil Katz, uno dei volontari, ha raccontato: Siamo accorsi qui perché sappiamo di poter fare la differenza, il nostro scopo è difendere la natura e l’ambiente. I danni sono ingenti, ma i risultati ci sono: in un solo giorno di raccolta di catrame, a volte ridotto in frammenti piccolissimi, abbiamo riempito sacchi per un peso complessivo di tre tonnellate!. Giustamente fiero dell’impegno dei suoi Scouts, uno dei responsabili del Movimento ha concluso: Abbiamo lavorato con il cuore per riparare il danno, minimizzarne le conseguenze e restituire alla Terra d’Israele tutta la sua bellezza.


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NEWS DAL KKL ISRAELE

a cura di

DONIA SCHAUMANN ELLIS

ALBERI VIRTUALI EPPURE VERI Una nuova iniziativa del KKL

Un anno fa il KKL ha voluto affrontare una nuova sfida: riuscire a piantare un albero in diretta online con i donatori, in rispetto delle limitazioni del Covid 19. Abbiamo sviluppato un’applicazione Zoom per procedere alla piantagione di un albero in Israele dal vivo, in modo da consentire a tutti i donatori di prendervi parte su appuntamento: fisicamente lontani, ma vicini nello spirito. Si può così assistere all’evento dedicandolo in onore o in memoria dei propri cari; inoltre il momento può essere condiviso con molte altre persone nel mondo. È stata una sorpresa scoprire che piantare un albero via Zoom è per i nostri amici altrettanto entusiasmante che essere presenti fisicamente. Condividere alcuni di questi memorabili momenti anche registrandoli ha portato a qualcosa di nuovo: una connessione in tempo reale tra chi dimostra amore per Israele nell’atto di aggiungere alberi, tanto necessari alla nostra Terra. Vi invitiamo quindi, a continuare a piantare alberi ogni volta che lo desiderate.

Per info: www. kklitalia.it

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Stavolta non si tratta di angeli biblici né di creature alate appartenenti al Cielo. Parliamo, servendoci di una metafora, di angeli in carne e ossa: così sono stati definiti quei medici, infermieri e tutto quel personale sanitario, ausiliario e volontario che, anche a rischio della vita, hanno lavorato in-

trazione turistica visitata da migliaia di persone provenienti da Israele e dall’estero: il suo messaggio sensibilizza sui valori di dedizione e abnegazione che incarnano i sanitari in prima linea contro il virus. Con questo spirito, inoltre, vi si terranno cerimonie di commemorazione in onore di coloro che, nell’as-

dicina, e accanto a esso il versetto biblico (Numeri 21:8) di riferimento. I raggi del sole simboleggiano la speranza di sconfiggere il Coronavirus, la malattia. Gershon Heiman, le cui sculture commemorative contrassegnano il paesaggio di Israele dal confine libanese fino a Eilat, ha aderito con entusiasmo al progetto del KKL, meritando una volta di più l’appellativo di “Commemoratore Na-

stancabilmente per fornire ai pazienti Covid le cure e le attenzioni migliori. In segno di gratitudine e riconoscenza verso di loro, e in memoria di tutti coloro che in Israele e nel mondo hanno sacrificato la vita per salvare gli altri, il Keren Kayemeth LeIsrael ha creato un sito commemorativo internazionale nella foresta di Eshtaol, tra Gerusalemme e Tel Aviv. Il sito di Eshtaol, con una veduta spettacolare delle colline e delle foreste di Gerusalemme, sarà un’at-

solvere la propria missione, hanno perso la vita curando il prossimo. L’autore dell’opera, Gershon Heiman, spiega: Un monumento con due ali d’angelo in pietra, una di fronte all’altra, crea una cornice che inquadra il sereno paesaggio che si estende là davanti e oltre. L’alba e il tramonto, ogni giorno, diffondono i raggi del sole attraverso le ali di pietra scolpita, illuminando una sorta di scenario paradisiaco. Sull’ala destra vi è inciso il caduceo, simbolo della me-

zionale”: nonostante l’età avanzata continua a lavorare ovunque venga chiamato a erigere un monumento o un memoriale in onore o in ricordo di qualche importante evento nazionale. Fiero delle sue “Ali d’Angelo”, ha affermato che mai, in tutta la sua carriera di artista, si sarebbe immaginato che avrebbe un giorno dovuto commemorare una guerra contro un temibile nemico senza volto e molto più piccolo della punta di uno spillo, il Coronavirus, appunto.

ALI D’ANGELO

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LIVO IN RICORDO Il Questore di Fiume che DI ha cambiato le sorti di molti

Caltanissetta, 10 febbraio 2021 Il Questore di Caltanissetta Emanuele Ricifari e la Dirigente Scolastica della Scuola Media Rosso di San Secondo, Bernardina Ginevra, hanno ricordato e onorato il Questore Giovanni Palatucci nel 76° anniversario della sua scomparsa. Giovanni Palatucci fu riconosciuto Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme, lo Stato italiano gli attribuì la Medaglia d’Oro al Merito Civile, nel 1995 e venne proclamato beato dalla Chiesa, nel 2002. Nel corso della cerimonia, in presenza delle autorità istituzionali, religiose e della Presidente dell’Ass. Bnei Efraim-Amici di Israele Nazzarena Condemi, si è proceduto a scoprire la targa commemorativa e a piantare un ulivo dedicati a Giovanni Palatucci, mentre il violista Gianmarco Puglisi ha accompagnato l’evento con le sue musiche.

ALATUCCI

Polizia di Stato/D.Barbaro

Il KKL Italia Onlus insieme alla Polizia di Stato hanno ricordato il 9 febbraio 2021 il Questore di Fiume Giovanni Palatucci con una cerimonia commemorativa, presso l’omonima Scuola Primaria e dell’Infanzia di Roma. A rendere omaggio al valoroso Funzionario di Polizia, l’ex Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli, l’Ambasciatore di Israele in Italia S.E. Dror Eydar, la Sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, la Presidente dell’UCEI Noemi Di Segni, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Di Segni, il Presidente del KKL Italia Onlus Sergio Castelbolognesi e il responsabile della sicurezza della Comunità Ebraica di Roma Gianni Zarfati. Giovanni Palatucci rappresenta, senza dubbio, la faccia di un’Italia

GABRIEL CIOFFI

Polizia di Stato/D.Barbaro

durante l’Olocausto

di

La Presidente dell’UCEI Noemi Di Segni durante la piantumazione dell’ulivo insieme all’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli e al Presidente del KKL Sergio Castelbolognesi; ai piedi dell’ulivo la targa che recita: Polizia di Stato e KKL Italia Onlus ricordano con un ulivo di Gerusalemme Giovanni Palatucci, Questore Reggente di Fiume, Giusto fra le Nazioni. “Chi salva una vita salva il mondo intero”.

che non solo non ha voluto essere complice del regime ma si è opposta attivamente fino all’estremo sacrificio della vita. Palatucci, appena nominato Vice Commissario Aggiunto della Polizia di Stato, venne trasferito nel novembre del 1937, nella città di Fiume che in quel periodo era meta di migliaia di profughi in fuga dalle persecuzioni razziali. A quel punto comprese che non era più possibile attendere: la sua coscienza gli impose di agire. Prima come funzionario responsabile dell’Ufficio Stranieri e successivamente come Questore reggente di Fiume, Palatucci salvò innumerevoli vite impedendone l’arresto e la deportazione. Il 13 settembre 1944 gli agenti della Gestapo entrarono negli uffici della Questura di Fiume e lo arrestarono con l’accusa formale di cospirazione e di intelligence con il nemico. Fu deportato nel campo di concentramento di Dachau da dove non fece più ritorno. Morì il 10 febbraio del 1945, alla giovane età di 36 anni.

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Durante la cerimonia l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli, nel suo intervento, si è soffermato in particolar modo sul significato della parola “indifferenza”, sottolineando che È qualcosa che, a lungo andare, fa molto più male della stessa violenza, della stessa sopraffazione e allora oggi, con questa bellissima iniziativa, ricordiamo un grande italiano, un grande poliziotto, una persona che ha dato la vita per gli altri ma è anche un modo per ricordare a noi stessi che i nostri comportamenti non sono mai neutri e indifferenti ma possono fare la differenza nei confronti delle vite degli altri. La piantumazione dell’albero di ulivo, proveniente dalle colline di Gerusalemme e lo scoprimento della targa donati dal KKL Italia Onlus, hanno rappresentato due momenti emblematici e toccanti dell’evento. L’albero, monumento vivente, ricorda chi non c’è più ma è anche un inno alla vita: il modo migliore con il quale il KKL ha voluto ricordare Giovanni Palatucci.


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NNOVAZIONE E RICERCA,

HI-TECH E COVID-19 IN ISRAELE UGEI e KKL condividono molti valori cardine del mondo ebraico: dal sionismo all’aiuto per il prossimo, fino all’attenzione alle nuove generazioni e al futuro del Popolo ebraico. Allora perché non unire le forze e collaborare? Il capitale umano degli oltre 4000 giovani ebrei d’Italia può certamente rappresentare un beneficio e allo stesso tempo godere della solida organizzazione, lungimiranza e progettualità del KKL. Ed è su questa nota che, insieme al Direttore Generale del KKL Italia Onlus Navè Arieli, abbiamo intrapreso il primo passo verso una nuova stimolante collaborazione: l’incontro online Innovazione, HiTech e Covid-19 in Israele. Grazie

al prezioso intervento del Dott. Doron Markel, Direttore Scientifico del KKL-JNF, UGEI e KKL Italia hanno avuto l’opportunità di presentare le numerose aree di intervento della storica organizzazione israeliana. Dalle entusiasmanti scoperte alle prossime sfide da affrontare, dalle innovazioni agricole al vaccino per il Covid-19, è stato messo in mostra a 360° quel mondo che si cela dietro all’iconico bussolotto azzurro che vediamo ogni volta in Comunità. La prima questione che abbiamo deciso di affrontare è la tipica riduzione dell’enorme operato del KKL alla sola attività di piantagione di alberi. Pochi sanno che Israele è l’unico Stato al mon-

do in cui negli ultimi 30 anni il numero di alberi è aumentato, che il KKL è in prima linea presso il Migal Research Institute in Galilea per la creazione di un vaccino orale per il Covid-19 da spedire nei Paesi in via di sviluppo, o che si occupi di ottimizzare sapientemente le limitate risorse idriche dello Stato Ebraico. Ricerca, sviluppo e scienza sono una torcia nel buio, così il Dott. Markel ha spiegato la secolare vocazione di investire nell’innovazione e soprattutto nei giovani. È proprio dalle nuove generazioni che il Keren Kayemeth trae energia e dinamismo.

Seguendo il percorso intrapreso lo scorso gennaio, UGEI e KKL Italia hanno presentato Innovation and Research un secondo stimolante appuntamento con uno dei principali scienziati che collaborano con il KKL- JNF. Il tema dell’incontro questa volta è stata l’avanzatissima ricerca nel campo dell’Alzheimer portata avanti presso il Joseph Sagol Neuroscience Center del Sheba Medical Center di Tel Hashomer. A parlarne, in diretta da Tel Aviv, la direttrice Michal Beeri.

Secondo la dottoressa, considerata l’attuale assenza di una cura veramente efficace, la strategia migliore per combattere l’Alzheimer e tutte le malattie neurodegenerative è la prevenzione. Indagando i fattori di rischio e rilevando rapidamente i sintomi iniziali della malattia, sarà possibile contrastare o rallentare il declino neurologico dei pazienti. La serata è volta al termine con una breve considerazione sul famoso ospedale in cui queste ricerche hanno preso luogo: il Sheba Medical

Center di Tel HaShomer che, per il terzo anno consecutivo, è stato menzionato tra i top 10 istituti clinici al mondo. Secondo la dottoressa Beeri, il meritato riconoscimento riflette l’eterogeneità e la vivacità della società israeliana:lo spirito di intraprendenza e di scoperta, tipico della Start Up Nation, unito alla varietà di punti di vista e di background di tutti gli addetti ai lavori, crea un ambiente dinamico e industrioso capace di inoltrarsi verso mete inesplorate e obiettivi rivoluzionari.

di

DAVID FIORENTINI

IL CENTRO ALZHEIMER DEL SHEBA MEDICAL CENTER

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KARNENU OMNIBUS

a cura di

ALESSANDRA SABATELLO

IL VIAGGIO VIRTUALE IN ISRAELE

Per il secondo anno consecutivo il viaggio in Israele organizzato dal KKL è stato rimandato. Ne sentiamo tutti la mancanza e, più in generale, si sente la nostalgia della nostra amata Terra che la pandemia ha reso difficile da raggiungere. Per questo motivo, il 24 maggio il KKL ha organizzato un evento speciale per tutti i nostalgici: un CINEMA ONLINE per assistere in prima visione alla proiezione del film VIAGGIO

LE INIZIATIVE P UN ULIVO DI GERUSALEMME A VENARIA REALE

VIRTUALE IN ISRAELE. L’evento è stato un modo originale e alternativo per scoprire le bellezze d’Israele e i progetti del KKL comodamente da casa, in attesa di poter tornare di nuovo a viaggiare.

In occasione del Giorno della Memoria, la città di Venaria Reale ha ospitato una cerimonia dall’alto valore simbolico: un ulivo di Gerusalemme, donato dal KKL Italia

GIARDINO DELLA MEMORIA:

IL RICORDO DELLE VITTIME DEL SISMA D’ABRUZZO rio, il 6 aprile a Lucoli (AQ) si è svolta una toccante cerimonia.

Sono passati ormai dodici anni dal devastante terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 e, per onorare questo anniversa-

Gli spazi del Giardino della Memoria del Sisma sono stati pensati anche per ospitare momenti di riflessione collettiva e ricordare i sentimenti di dolore e angoscia causati dal terremoto. Questo memoriale è stato realizzato nel 2011, grazie agli sforzi di NoiXLucoli Onlus, del KKL Italia Onlus, del vivaista aquilano Enzo Sebastiani e dell’Abate Don Amedeo Passarello; al suo interno sono coltivati alberi da frutto in via d’estinzione e varietà a rischio di erosione genetica. Il Giardino della Memoria continuerà negli anni a ospitare manifestazioni e ad essere un simbolo di speranza della rinascita, anche dopo grandi tragedie come quella causata dal sisma.

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Il 15 di Shevat si celebra la ricorrenza ebraica che più di tutte rispecchia i valori del Keren Kayemeth LeIsrael: Tu Bishvat – Capodanno degli Alberi – una festività dedicata alla natura in tutti i suoi aspetti, che simboleggia il ringraziamento per la fecondità della terra. Anche quest’anno, nonostante le limitazioni, il KKL ha dato vita a una serie di iniziative per celebrare questa festa.


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E PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2021 è stato piantato nel cortile della Scuola Lessona ed è stata scoperta la targa commemorativa.

Subito dopo la piantumazione si è dato spazio agli interventi delle autorità civili e del Consigliere del KKL Roberto Lanza, che hanno proposto un momento di riflessione corale.

In un territorio così ricco di beni ambientali e culturali, la presenza dell’ulivo ha un significato preciso: permettere ogni giorno di ricordare le vittime della Shoah, gli orrori dello sterminio e sottolineare l’importanza della responsabilità individuale per impedire che si diffondano forme di razzismo e intolleranza.

PESCARA:NUOVE PROSPETTIVE SULL’ANTISEMITISMO

Il 27 gennaio la Memoria e la Shoah sono state al centro di una manifestazione ideata e promossa dal Comune di Pescara, dal titolo “Shoah – Il monito della storia e

i percorsi del dialogo”. Centinaia di studenti hanno seguito il convegno in diretta streaming e assistito agli interventi di ospiti qualificati, partecipando a una riflessione sul passato e sul futuro, condotta e moderata da Federico Gentilini. L’incontro ha permesso di tracciare linee guida originali e di affrontare la tematica dell’antisemitismo da prospettive diverse e insolite: è stato citato lo sport come bacino di storie guidate dai valori della fratellanza; ci si è soffermati sul fiorire delle amicizie ebraico-cristiane e sul loro ruolo nel superamento del rifiuto dell’altro. Grazie all’intervento del Vicepresidente del KKL di Milano, Donia Schaumann Ellis, c’è stata l’opportunità di riflettere sulla natura e sugli alberi, che nell’ebraismo rappresentano la continuità della vita e testimoniano una presa di coscienza del passato e della storia collettiva.

TU BISHVAT AL TEMPO DEL COVID UN SEDER ONLINE ATTRAVERSA L’ITALIA

Il 27 gennaio, la sera della vigilia di Tu Bishvat, in diretta streaming si è svolto il seder intercomunitario, organizzato assieme all’UCEI. Grazie alla conduzione di Rav Alberto Somekh con la morà Micol Nahon, la festa è stata onorata mangiando i frutti d’Israele apprendendone il loro significato simbolico. La diretta è andata in onda su Facebook ed è stata arricchita dall’intervento di Daniel Hayon, Vicepresidente del KKL Italia e dall’accompagnamento musicale di Maurizio Di Veroli.

UN ALBERO DI PERO A OPICINA

Nella mattinata del 31 gennaio, la Delegazione del KKL di Trieste e del Friuli Venezia Giulia ha organizzato, assieme alla Comunità Ebraica e al Gruppo Sionistico, una piccola celebrazione nella Colonia di Opicina per festeggiare Tu Bishvat. Nell’occasione è stato piantato un albero di pero e i presenti, tra cui molti giovani e bambini, hanno potuto ascoltare un’interessante lezione su Tu Bishvat e sugli alberi, tenuta da Rav Meloni.

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PICCOLI DONI DI QUA E DI LÀ!

Un cesto di frutta secca, piccolo omaggio per il seder di Tu Bishvat, è stato confezionato grazie all’aiuto dei volontari di tutta Italia e distribuito alle scuole (dall’asilo alle medie), ai gruppi giovanili di Roma, Firenze e Torino, agli anziani e ad alcuni donatori speciali. A Trieste, i bambini e i ragazzi delle scuole hanno ricevuto, invece, il nuovo kit per famiglie ideato dal KKL per decorare la tavola di Shabbat e sperimentare nuovi contenuti educativi.


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I L

P O P O L O

D E L

L I B R O

ENRICO YOSEPH FIORENTINO

AZZURRA POLLIONI

MIREILLE PAOLA PIAZZA

LUDOVICA NOA GAUDIANO DISEGNI

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BARUCH HADDAD SEFER BAR – BAT MITZVÀ

TORINO

TRIESTE

uMireille Paola Piazza è stata iscritta al Sefer Hayeled dai parenti e dagli amici.

uBaruch Haddad è stato iscritto

al Sefer Bar Mitzvà dagli amici. Parashat Vajakhel - Pekudè Sabato 29 Adar 5781 – 13 marzo 2021

ROMA

uLudovica Noa Gaudiano Disegni

è stata iscritta al Sefer Hayeled dai genitori e dai nonni Alessandra e Giulio.

SEFER HAYELED

ISRAELE

uEnrico Yoseph Fiorentino è stato iscritto al Sefer Hayeled dai nonni Lucio e Antonella. Milano, 12 Aprile 2021 – 30 Nissan 5781.

uNoa Di Nepi è stata iscritta al Sefer Hayeled.

Per festeggiare la sua nascita è stato piantato in suo onore un Giardino di 418 alberi da parenti e amici 5 Gennaio 2020 – 8 Tevet 5780.

MILANO

uAzzurra Pollioni è stata iscritta al Sefer Hayeled dai genitori Micol e Alessio, dai nonni Valeria e Moreno e dalla zia Anna.

KKL, etti del g o r p i e tener eri, Per sos tare alb e: per pian donazion a n u 860 e r per fa 0000 0122 1 6 0 6 9 0 9 8 U030 6 IBAN IT5

SEFER HAYELED

Da tutto il KKL Italia un grande Mazal Tov ai nostri cari colleghi: Valeria con suo marito Gabriele per la nascita del piccolo Enrico Yoseph Fiorentino

IL KKL FESTEGGIA I SUOI AMICI

29

Manuel Di Segni e Sarah Di Tivoli per il loro matrimonio


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I L

P O P O L O

Bosco

STUART R. KAPLAN

Giardino

JOE DANA

Giardino

STELLA HAYA DANA SALINAS Roma

D E G L I

A L B E R I

Boschetto

Boschetto

LEO VENEZIANI

MICKY SCIAMA

Giardino

Giardino

ROBERTO RAVENNA

A LDA S ACERDOTE C AMMEO

Giardino

Giardino

RENATA ROMANO CERNETTICH

OLGA MARINO

Giardino

ROSANNA REDIVO

Giardino

DOLCISSIMA FARAONI

interamente per il benessere dei propri cari, nel ricordo di quanto li abbia immensamente amati e di quanto immensamente lo hanno amato.

Un Boschetto di 500 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Leo Veneziani z.l., dalla moglie Ester, dai figli Alberto e Margherita, dal genero Dino, dalla nuora Stefania Miriam, dai nipoti, dai parenti e amici.

Milano

Un Bosco per Massimo Castelbolognesi z.l. a Tzorà.

Un Giardino di 100 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Costanza Della Seta z.l., deceduta il 12 marzo 2021, donato dalla famiglia.

Un Boschetto di 500 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Micky Sciama z.l. “Micky ha saputo costruire una famiglia con radici solide e forti, trasmettendo i suoi valori ai nuovi rami, alle nuove generazioni”. Viviane, Dalia, Stefania con Simone, Nathan e Noa.

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato a Yaad in memoria di Olga Marino z.l., donato dai nipoti.

Un Giardino di 100 alberi è stato piantato in memoria di Dolcissima Faraoni Tonetti z.l., con eterna gratitudine per il bene ricevuto dalla famiglia Faraoni e dalla città di Sutri tutta. Donato dalla famiglia Pavoncello.

Un Giardino è stato piantato a Baram in memoria di Renato Di Castro z.l., donato dalla famiglia. Un polmone verde di Eretz Israel in ricordo dell’uomo e del padre che è stato. In ossequio a una vita vissuta

Giardino

MAURICE COHEN

Un Giardino di 220 alberi è stato piantato in memoria di Maurice Cohen z.l. che con il suo sorriso ha sempre saputo trasmettere buon umore e positività a chiunque incontrasse. Donato da DentalPro.

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Giuseppina Costa z.l., offerto dal marito Franco Cingoli.

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Un Giardino è stato piantato a Baram in memoria di Clemy Cohen z.l. e Martin Olifson z.l. dai figli, dai nipoti e pronipoti.


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Giardino

GIUSEPPINA COSTA

Giardino

Giardino

RENATO DI CASTRO

MIRYAM DISEGNI

Giardino

CLEMY COHEN

E

MARTIN OLIFSON

Un Giardino di 132 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Cristiana Rinaldini Fargion z.l. e Leonardo Cosmai z.l., donato dal Coro Kol Hashomrim del quale hanno fatto parte con entusiasmo e passione. Un Giardino di 110 alberi è stato piantato a Baram in memoria del Dottor Tullio Joseph Voghera z.l., offerto dalla famiglia, dai parenti e dagli amici.

Giardino

GISELLA CANTORI MISAN

Un Giardino in memoria di Stella Haya Dana Salinas z.l.

Un Giardino di 200 alberi a Baram è stato donato dalle figlie Rossella e Lia e da tutti i nipoti in memoria della cara mamma e nonna Alda Sacerdote Cammeo z.l.

Giardino

TULLIO JOSEPH VOGHERA

Firenze

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Marcello Misul z.l. “Al nostro caro Marcello che amava passeggiare nel bosco con lo spirito avventuriero dell’eterno fanciullo”. Le famiglie Misul, Hary e Gualfetti.

Trieste

Giardino

VITTORIO MELONI

Un Bosco di 1000 alberi è stato piantato nella Foresta Nahal Hanun in memoria di Stuart R. Kaplan z.l., offerto dalla Modiano S.p.A.: Guido e Maria Teresa, Stefano e Maria Crechici.

Giardino

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato in memoria di Gisella Cantori Misan z.l., offerto dalle figlie, parenti e amici.

COSTANZA DELLA SETA

Un Giardino di 100 alberi è stato piantato in memoria di Vittorio ben Alexander Meloni z.l., offerto dagli amici della Comunità Ebraica di Trieste.

Alla nostra cara mamma Rosanna Redivo z.l. abbiamo dedicato un Giardino di 200 alberi insieme ad amici e parenti.

Giardino

VITTORIA MESCHOULAM

Un Giardino di 100 alberi è stato piantato in memoria di Fortunata (Renata) Romano Cernettich z.l., offerto dai familiari e amici.

Torino

Progetto B. I. Shapiro

EDUARDO PALOMO ESTRADA

Un Giardino di 247 alberi è stato piantato in memoria di Miryam Disegni z.l. Con affetto, le famiglie Disegni, Reichenbach e Nsongan.

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Joe Dana z.l., offerto dalla famiglia, dai parenti e dagli amici.

Un Giardino di 200 alberi è stato piantato a Baram in ricordo di Roberto Ravenna z.l., offerto dai fratelli Guido e Giuliana. Che il suo ricordo sia in benedizione.

Genova

Un Giardino di 100 alberi è stato piantato a Baram in memoria di Vittoria Meschoulam Bumaguin z.l., donato dai familiari.

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Una donazione è stata fatta per il progetto Beit Issie Shapiro, in memoria di Eduardo Palomo Estrada, dagli amici del libro “Segreti nel cuore” di Gabriella Meschoulam.


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I L

P O P O L O

D E G L I

A L B E R I

Rav Elia Richetti z.tz.l.

RICORDO DI UN MAESTRO-AMICO di RAV DAVID E. SCIUNNACH Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia

Sono trascorse ormai alcune settimane dalla morte di Rav Elia Richetti z.tz.l. che, oltre a essere un Maestro contemporaneo dell’ebraismo italiano, era anzitutto un carissimo amico. Più passa il tempo e più ci accorgiamo del grande vuoto che ha lasciato nel panorama ebraico italiano e, in particolare, milanese. Tutti noi conoscevamo Rav Elia per la sua schietta simpatia e per il suo apprezzare l’ironia benevola, sempre pronto com’era a offrire un sorriso, una parola di conforto, una battuta esilarante per chi era abbattuto, un abbraccio. Rav Elia era un uomo giocoso e gioioso, che amava ballare con la Torah e, specialmente, cantare. Della Hazanùt aveva fat-

to, nei decenni, la sua passione e la sua missione. Aveva raccolto, appuntato e registrato decine e decine di canti, melodie e usi liturgici delle molte Comunità italiane, da quelle ormai scomparse a quelle oggi in via di estinzione, fino a quelle maggiori e ancora dinamiche. Nelle settimane che sono passate dalla sua morte (a Pésah, festa che lui amava profondamente, dai canti alle ricette, dai midrashìm ai vari minhagghìm) fino alla vigilia di Shavù‘òth, come è tradizione, abbiamo letto i Pirqé Avòth. In vari insegnamenti, raccomandazioni e riflessioni dei Maestri, abbiamo ritrovato molte belle e importanti caratteristiche della vita, del carattere e della per-

Il KKL Italia Onlus partecipa sentitamente al lutto che ha colpito il Presidente nazionale Sergio Castelbolognesi per la scomparsa del caro fratello Massimo z.l.

IL KKL RICORDA I SUOI AMICI

Negli ultimi mesi purtroppo sono scomparsi alcuni grandi amici e desideriamo far sentire la nostra vicinanza alle famiglie: Rav Vittorio Della Rocca z.l., Rossana Piattelli Della Rocca z.l., Savino Isernia z.l., Fortuna Nahum z.l.

Che il loro ricordo sia di benedizione.

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sonalità del nostro Rav Elia, su cui magari non avevamo sinora posto sufficiente attenzione. Rav Elia era una persona buona e umile, che negli anni ha insegnato a centinaia di persone, ebree e non ebree, di generazioni e luoghi diversi, da Israele all’Italia. La sua profonda semplicità e il suo atteggiamento bonario hanno celato a molti quello che solo le persone a lui più vicine ben conoscevano, ossia il talmìd chachàm, lo studioso di Torah e Talmùd, che ogni giorno della sua vita, con costanza, dedicava la mattina presto, prima che il mondo si svegliasse, ore allo studio della Halakhah e della Ghemarah. Da cultore del canto, Rav Richetti amava la lingua ebraica - con i suoi accenti, i suoi suoni e la sua grammatica, che conosceva alla perfezione, con le sue eccezioni ed evoluzioni - e, al contempo, la lingua italiana, ricercando, quando poteva e vi era occasione, espressioni forbite e auliche. Il suo lungimirante, assiduo e appassionato lavoro di raccolta del patrimonio liturgico-musicale dell’ebraismo italiano (normativa inclusa) farà sì che il nome e l’opera di Rav Elia Richetti non vengano dimenticati. Gli ebrei italiani, anche per questo, ma certamente non solo, devono molto al grande Maestro che da poco ci ha lasciati e che - ne sono certo - ora sta cantando con le schiere celesti dinanzi al Trono della Gloria. Personalmente mi ritengo davvero fortunato ad aver avuto il privilegio di collaborare con lui e, ancor più, di imparare da lui nel corso degli ultimi venti anni. Queste poche righe vogliono essere tuttavia, in primo luogo, un congedo commosso da un carissimo, leale e indimenticabile amico, che per me è stato un prezioso punto di riferimento. Yehì zikhrò barùkh

Il KKL Italia Onlus partecipa sentitamente al dolore per la scomparsa di Rav Elia Richetti z.tz.l. che negli anni ha sempre dimostrato apprezzamento e partecipazione alle sue attività, condividendone gli obiettivi.

In Suo onore e memoria è stata aperta una sottoscrizione per donare degli alberi in Israele.


o d n o t o r i G

Copertine.qxt_layout 31/05/21 15:31 Pagina III

“Uei... mica ti ho chiesto io di venire al mondo! Sei tu che volevi un bambino, lo hai così tanto desiderato e D.o ti ha accontentata, adesso cosa vuoi da me?... mica ti devo ringraziare per questo, anzi, sei tu che devi ringraziare me che sono qui, io non ti devo niente, io non ho chiesto niente...”.

A dispetto del suo nome, Sholem è il più irrequieto dei suoi tre figli, oggi evidentemente è di malumore e la tempesta ormonale dell’adolescenza di certo non aiuta. Channa lo guarda un po’ tra il divertito e il preoccupato, in fondo agli occhioni scuri del figlio legge la rabbia per una impossibile ribellione, tornare indietro nella pancia, o prima ancora, non si può, tutto sommato quello che le sta dicendo è vero, nessuno ha mai chiesto di venire al mondo e visto che ogni essere umano ci finisce suo malgrado (Pirkè Avot, Massime dei Padri 4, 22), ogni figlio ha più il diritto di protestare che il dovere di essere grato.

Ferita nel suo intimo di madre, Channa abbozza un sorriso, “va beh, ma dal momento che ci sei, ti è mai mancato niente?”, Sholem storce il naso, mi avete voluto, mi avete messo al mondo, è naturale che dovete prendervi cura di me, è giusto che non mi facciate mancare niente, perchè mai dovrei ringraziare per qualcosa di dovuto? Dedicato a mia mamma Laura Zahava bat Mazal a’h, a mio padre Joseph ben Miriam z’l, a tutti i genitori del mondo, a tutti i figli che lo diventeranno e a tutti quelli che non lo sono diventati. Il loro testamento è per i figli di Israel, questo mese due persone hanno voluto farlo, grazie Donato e grazie Daniel, grazie forever da Israele a tutti quelli che l’hanno già fatto.

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Girogirotondo, casca il mondo, casca la terra, e tutti giù per terra, c’è sempre un bambino che finisce giù per terra e che si sbuccia il ginocchio, è quasi un inevitabile rito di iniziazione dell’infanzia, gli altri bambini si rialzano ridendo, avanti un altro giro, lui guarda atterrito il sangue che cola sulla gamba e i lacrimoni non si fanno attendere, sgorgano subito copiosi sulle guance mischiandosi con la candela che cola dal naso, si rialza piangendo ad alta voce, con lo sguardo triste cerca disperatamente chi lo può aiutare, qualcuno che possa dargli sollievo da tanta paura e dolore. Poco lontano c’è il papà che ha visto tutto e lo aspetta sorridente a braccia aperte, piano piccolo, non correre, che se no cadi ancora, dentro il sicuro e forte abbraccio del papà la bua o bibi passerà presto, anche l’infanzia passerà presto.

“E D.o creò l’essere umano a Sua immagine e somiglianza (Bereshit, Genesi 1, 27)”, la somiglianza è con i genitori (maschio e femmina, padre e madre lo creò), così come il Creatore non fa altro che dare a piene mani ai Suoi figli senza aspettarsi nulla in cambio, così fanno i genitori con i propri figli, come il Signore si occupa e si preoccupa incessantemente del benessere delle Sue creature, così fanno i genitori, come il Padreterno perdona qualunque malefatta dei figli e li accoglie sempre a braccia aperte (è il concetto ebraico della teshuvà, il ritorno), così i genitori, mentre l’amore per gli altri, per amici e parenti, tra moglie e marito e persino tra fratelli va coltivato perché mutevole e condizionato da tanti fattori, quello dei genitori verso i figli invece è assoluto, incondizionato, smisurato, soprannaturale, immutabile e impermeabile al tempo, proprio come quello dell’Eterno, la somiglianza è evidente, in questo Creatore e procreatori si somigliano proprio come due gocce d’acqua.

Anche l’adolescenza passerà presto, i genitori cominceranno a diventare quasi un impedimento, un freno per le ambizioni del figlio che un bel giorno spiccherà il volo scrollandosi di dosso tutto l’amore genitoriale e la sicurezza del nido per tentare di realizzare le sue aspirazioni incurante delle incertezze della vita, per i genitori non cambierà nulla, anzi, “figli piccoli, problemi piccoli”, girogirotondo casca il mondo, qualche volta succederà ancora di cadere, e le sbucciature saranno più in alto del ginocchio, qualche volta sarà la ferita del cuore a spingere fuori le lacrime, certo più composte, più silenziose, ma non per questo meno dolorose, e qualche volta ci si sorprenderà ancora a guardarsi intorno con gli occhi umidi e arrossati alla ricerca di qualcuno, che ti vuole bene per davvero, con cui condividere il proprio fardello.

Una cara amica del Keren Kayemeth, che ha fatto testamento a favore di Israele e che si riconoscerà subito in queste righe, una sera mi ha confidato “mia mamma è mancata tanto tempo fa... eppure quando mi sento un po’ giù, mi ritrovo ancora a pensare a lei e a chiederle di aiutarmi”... “e funziona?” le chiedo io...”si”, mi risponde, “succede lo stesso anche a me”, le confesso anch’io.... forse è questa l’unica vera forma di gratitudine verso i genitori, il riconoscimento che nessuno al mondo ci ha mai amati e protetti come loro, la consapevolezza che per i figli i genitori ci saranno sempre, ovunque, a qualunque età, per tutta la vita.

Maurizio Hazan

Lasciti KKL Gerusalemme Tel: 335276425 – 02418816 e-mail: kklmilano@kkl.it isemamil@gmail.com


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