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Arturo Gazzoni presidente per senso civico, come il nipote Giuseppe Quando esplode la Prima guerra mondiale, il Bologna è poco più che un club neonato. Il conflitto nel paralizza la crescita e la chiamata alle armi ne depaupera il patrimonio umano. Ci vuole qualcuno che gestisca il club, qualcuno che, anche nella povertà, lo mantenga in vita sperando in giorni migliori. Il signore disposto a occuparsi di quel Bologna stoppato sul nascere si chiama Arturo Gazzoni. A muoverlo è uno spiccato senso civico. Quasi ottant’anni più tardi sarà suo nipote Giuseppe Gazzoni a rilevare il Bologna dalle aule del tribunale fallimentare, dicendo che a spingerlo nella direzione del calcio era stato il suo senso civico. Una famiglia, un destino. Arturo Gazzoni seppe dare alla sua carica un significato sociale importante: i campionati si erano bruscamente fermati, ma lui organizzò parecchie amichevoli, compiendo anche notevoli sforzi organizzativi, per raccimolare il denaro che girerà nelle casse delle «Dame di carità», le signore che poi acquistavano viveri e abiti da spedire ai soldati che stavano al fronte. Ma Gazzoni non sarebbe diventato celebre come presidente del Bologna, ma nella sua veste di industriale. Il più rapido degli industriali nel precorrere i tempi. Gazzoni è quarantenne quando fonda l’azienda che porterà il suo nome per un secolo e che presto diventerà celebre lanciando prodotti come l’Idrolitina e la Pasticca del Re Sole. Da lui sono voluti i primi lanci pubblicitari che l’industria italiana ricordi. La reclame, si chiamava allora. E fu subito chiaro che sarebbe stata un formidabile veicolo di propaganda. I prodotti della Gazzoni, infatti, grazie alla pubblicità divennero in fretta famosi in tutta Italia, mentre gli altri marchi di casa, altrettanto prestigiosi, erano noti solo ai bolognesi. Il fatturato della Gazzoni si decuplicò in breve tempo e Arturo non ne ebbe più da dedicare al calcio. Arturo Gazzoni Bologna 1868 - 1951.

Enrico Masetti baffi all’umberto, arriva il primo trofeo Negri, Pavinato, Furlanis e compagnia bella. La filastrocca o lo scioglilingua che tutti i bolognesi, almeno una volta, hanno pronunciato, riguarda gli eroi immortali, quelli che nel 1964 vinsero all’Olimpico uno storico e, per ora, ultimo scudetto. Ma se al posto di Negri, Pavinato, Furlanis, Janich, Tumburus vi recitassimo Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Della Valle III, Schiavio, Perin e Muzzioli quale sarebbe la vostra risposta? Vi diamo un altro indizio: in panchina sedeva un certo Felsner. Sono gli undici, e l’allenatore ovviamente, che nel 1924/1925 vinsero il primo scudetto per il Bologna, a nemmeno 16 anni di distanza dalla fondazione del club. Il presidente di quella squadra fantastica — quantomeno Schiavio e Gianni sono restati nell’immaginario collettivo — era Enrico Masetti, che resterà per sempre nella storia con il numero uno del primo titolo conquistato in modo anche rocambolesco dai rossoblù. Masetti assume la carica nel 1923, risolvendo, di fatto, una crisi crisi che era sfociata nella nomi di Ruggero Murè quale commissario rossoblù. E’ un dirigente che crede nelle qualità di Felsner e dei suoi ragazzi. Lo stadio Littoriale è ancora di là da venire, ma è un Bologna che, gestito da Masetti, gioca, vince e dà spettacolo con un gruppo di uomini veri, decisi una volta di più a portare in alto i colori rossoblù di Bologna. Dopo la conquista dello scudetto, però, Masetti preferisce farsi da parte e lasciare il testimone a Paolo Graziani. Lui, Masetti, il suo lo aveva già fatto portando a casa uno scudetto. Mica un titolo qualunque: il primo trofeo di una storia che, proprio nel 2009, ha celebrato il suo primo centenario di vita.

Gianni Bonaveri lo scudetto al primo colpo Lega il suo nome al Bologna che sta per costruire, pezzo dopo pezzo, la sua incredibile leggenda. Lega il suo nome a un personaggio tifoso del Bologna e, in quegli anni, molto influente. Il tifoso in questione è Leandro Arpinati, molto vicino negli anni Venti a Mussolini, il personaggio del quale stiamo disquisendo, invece, è Gianni Bonaveri che del Bologna fu presidente. Nel 1928, in pieno regime fascista, all’ombra delle Due Torri viene fondata quella che viene ribattezzata «Bologna Sportiva». Si tratta di una grande polisportiva creata e diretta proprio dallo stesso Arpinati (l’uomo che aveva spinto per la costruzione del Littoriale, che poi sarebbe diventato Comunale e, ai giorni nostri, «Renato Dall’Ara») nell’ottica di una modernizzazione dello sport. Ci sono varie discipline, dal nuoto ai pesi, dalla ginnastica al rugby, dal pugilato alla scherma. Lo sport più popolare, però, resta il calcio: Paolo Graziani, all’epoca presidente del Bologna Fc, lascia l’incarico. Gli succede, appunto, Giovanni, detto Gianni, Bonaveri, che era già stato segretario di Arpinati, nonché funzionario delle Generali di Venezia. Le qualità manageriali dell’uomo sono indiscusse. C’è pure un pizzico di fortuna perché al primo anno da presidente Bonaveri conquista subito lo scudetto. Dopodiché organizza una tournée in Sud America, mentre contemporaneamente, per il ruolo di scout, alla ricerca di nuovi talenti, si affida alla collaborazione con Ivo Fiorentini. La parabola di Bonaveri, però, si chiude nella prima metà degli anni Trenta: tramontano le fortune di Arpinati, calano, di conseguenza, le preferenze per Bonaveri. Gianni lascia, gli succederà, fino all’anno di grazia 1964, il presidentissimo, Renato Dall’Ara. Gianni Bonaveri è scomparso il 25 gennaio 1984.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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