Page 83

Edoardo Reja con Marco De Marchi.

Edoardo Reja l’illusione di sette vittorie in fila Nel 1993/1994 non gli bastò un filotto di sette vittorie per trarre fuori dalle secche della serie C1 il Bologna di cui Giuseppe Gazzoni, in cordata con gli imprenditori delle cooperative rosse, era appena diventato proprietario. Edi Reja venne, tentò di salvare il salvabile, applicò la sua ruvida concretezza a un club che scoppiava di giocatori ma non di lucidità nelle scelte: ma fu sbattuto fuori ai playoff promozione dalla Spal e dovette interrompere anzitempo la sua avventura. I sette mesi del tecnico goriziano sulla panchina rossoblù non si possono etichettare, tuttavia, come un vero e proprio flop. Quel Bologna era uscito di fresco dal doppio trauma della retrocessione e del fallimento decretato dal tribunale, e la ricostruzione in estate era stata troppo frettolosa per poter risultare anche solida. Il primo a pagare fu Alberto Zaccheroni, il tecnico scelto dal direttore sportivo Eraldo Pecci. Al

subentrante Reja si chiedeva di dare un’identità a un gruppo che nelle prime dodici partite non aveva mai dimostrato di essere una squadra. Il debutto in trasferta con la Triestina fu un nuovo passo falso. Reja però riuscì a rianimare una truppa che in attacco viveva dei lampi di Cecconi e Negri, uomini d’area col fiuto del gol che supplivano a un deficit di gioco. Le sette vittorie di fila a cavallo tra dicembre e febbraio illusero tutti di poter agganciare la promozione diretta, ma purtroppo si rivelarono un fuoco fatuo. Il quarto posto finale valse solo l’accesso ai playoff, dove fu fatale il doppio scontro con la Spal: sconfitti al Dall’Ara per 2-0, ai rossoblù non bastò l’1-0 corsaro del Mazza. E dunque Bologna costretto a restare per un’altra stagione nell’inferno della C e inevitabile benservito a Reja.

Reja Edoardo tobre 1945. t o 0 1 Gorizia

Alberto Zaccheroni il primo tecnico di Gazzoni Da romagnolo verace, la verità sui suoi tormentati quattro mesi al Bologna Alberto Zaccheroni l’ha resa pubblica molti anni dopo, a bocce ferme, quando ormai poteva ragionare dall’alto di un’esperienza di tecnico corroborata dalla vittoria di uno scudetto alla guida del Milan: «Quella volta a Bologna non ci capii molto...». A sua discolpa va detto che capirci qualcosa, in quel contesto, sarebbe stato difficile per chiunque. Era l’estate del 1993 e il Bologna era appena risorto dalle ceneri del fallimento. Il neo presidente Giuseppe Gazzoni Frascara aveva incaricato Eraldo Pecci di fare la squadra. E «Piedone», costretto a mettere in pista un Bologna attrezzato a vincere il campionato di C1 in appena dieci giorni, aveva puntato subito sul conterraneo Zaccheroni. «Zac», che aveva fatto faville alla guida del Baracca Lugo e scintille alla corte di Zamparini al Venezia, si getta a capofitto nella nuova avventura. Per lui, romagnolo di Cesenatico, Bologna è il capoluogo, ma soprattutto l’approdo al calcio che conta. E’ anche la pressione enorme di una città che ha voglia (e bisogno) di vincere subito, per lasciare in fretta l’inferno della C1. Tanti giocatori non fanno però una squadra. Prova ne sono le quattro sconfitte esterne (con Pro Sesto, Alessandria, Como e Leffe: la fatal Leffe) che fanno traballare in fretta la panchina del tecnico. Non basta la verve del pimpante Campione (che un anno dopo perirà in un tragico incidente d’auto) a togliergli le castagne dal fuoco. Né incidono positivamente i continui rattoppi in corsa (non ultimo, il ritorno di Marco De Marchi) per rafforzare la squadra. L’1-1 al Dall’Ara col Fiorenzuola segna il suo fine corsa: in tutto, dodici partite. Zac troverà poi gloria all’Udinese e uno scudetto al Milan (1998/1999). Ma nel Bologna no, i tempi non erano ancora maturi.

Zaccheroni1953. Alberto prile orlì) 1 a F ( Meldola

83

100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you