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Luigi Maifredi tra serie A e champagne Venne e fu subito calcio-champagne: quasi inevitabile per uno che, prima di fare fortuna col calcio, si guadagnava da vivere facendo il rappresentante di spumante e cioccolato. Gigi Maifredi da Lograto per Bologna è stato un messia, quasi il profeta del nuovo verbo del pallone. Perché nella prima stagione con lui in panchina (1987-88) il Bologna giocò un calcio che a queste latitudini non si vedeva dai tempi dell’ultimo scudetto: anche se un conto è battere l’Inter nello spareggio dell’Olimpico e un altro vincere, seppur con squilli di tromba, un campionato di B. Era l’estate dell’87 quando Gino Corioni chiamò sulla panchina rossoblù l’allenatore che alla guida dell’Ospitaletto stava facendo sfracelli. A un ambiente che nicchiava di scetticismo Penna Bianca chiese solo di pazientare: «Prima di criticarmi, giudicatemi dai fatti». L’avventura fu trionfale e sancì la personale affermazione di un uomo che prendeva il calcio con allegria, trasformando la squadra in una compagnia di allegroni sempre pronti a burlare il prossimo. Unico dogma la zona pura, che in quegli stessi anni praticava anche un tale Arrigo Sacchi. Maifredi, dopo averlo riportato in A, salvò il Bologna per due stagioni prima di convolare a nozze con la Juve, dove però l’allegria al potere non pagò. Tornò ad allenare i rossoblù in B, stagione 1992-1993, ma si rivelò una minestra riscaldata: dopo dieci partite fu sollevato dall’incarico e iniziò un lungo pellegrinaggio costellato quasi solo di flop. La vivace intelligenza dell’uomo non ha mai smesso di sedurre. Ma quel Bologna «made in Ospitaletto» che aveva fatto innamorare di sé una città intera è rimasto un esemplare unico di estasi applicata al calcio.

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Rosario Biondo, ruvido ma onesto difensore di quel Bologna, non voleva vederlo nemmeno dipinto in cartolina. «Tu sei un selvaggio!», lo liquidava il Professore. A Egidio Notaristefano, rincalzo di centrocampo talentuoso ma fragile come uno Swarovski, andò addirittura peggio. Alla terza giornata, prima di un Sampdoria-Bologna finito infaustamente per i colori rossoblù, pretese di cacciarlo dallo spogliatoio adducendo motivi puramente scaramantici: «Ragazzo, tu mi porti iella». Questo era Franco Scoglio da Lipari. In arte: il Professore. Etichetta che gli derivava dalla laurea in pedagogia che aveva conseguito tra una panchina e l’altra dei dilettanti siciliani. Il presidente rossoblù Corioni aveva pensato a lui per sostituire Gigi Maifredi, che nell’estate del 1990 aveva salutato Bologna per coronare un sogno chiamato Juventus. Per sostituire un istrione, fu il ragionamento di Corioni, serve un vulcanico: possibilmente vincente. Chi più di Scoglio, che aveva appena riportato il Genoa in serie A, diventando l’idolo della metà rossoblù di Marassi. Ma l’esperimento non funzionò. Cinque sconfitte e una sola vittoria in sei partite bastarono a convincere Corioni che il calcio un po’ utopistico del Professore non avrebbe dato i frutti sperati. A ottobre sulla panchina rossoblù fu richiamato l’usato sicuro Gigi Radice, che però non migliorò il rendimento di una squadra che in estate era stata spolpata per far cassa. Il Professore, ferito nell’orgoglio, di Bologna e del Bologna avrebbe poi sempre parlato malvolentieri. È morto nel corso di una drammatica diretta televisiva, colpito da infarto, al culmine di una querelle col patron del Genoa Enrico Preziosi.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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