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Marocchi 5. Giancarlo na) 4 luglio 196 olog Imola (B gol. enze, 18 290 pres

Giancarlo Marocchi tre vite in rossoblù Sotto le Due Torri si può voler bene a un imolese che ha giocato per otto stagioni alla Juve? Sì, se l’imolese in questione ha poi regalato altre tre delle sue vite al Bologna. Le tre vite in rossoblù di Giancarlo Marocchi, per tutti Ciccio, non si potrebbero immaginare tra loro più diverse. C’è il Marocchi centrocampista effervescente che si affaccia in prima squadra nell’anno infausto della prima retrocessione in C1 (82-83) e che poi diventa un solido pilastro di quel Bologna razzolante soprattutto in B. Poi, dopo la parentesi (si fa per dire) bianconera, c’è il Marocchi figliol prodigo che torna da Torino solo apparentemente con la pancia satolla, perché in quattro stagioni, dal 1996 al 2000, accompagna per mano per le strade d’Italia e d’Europa l’ultimo Bologna vincente a grandi livelli della storia. Infine c’è il Marocchi dietro la scrivania, pure questo costellato da mille sfaccettature. Ciccio sedeva sulla panchina di Mazzone quando nel 2005 il Bologna affondò in B come il Titanic senza però sapere contro quale iceberg avesse cozzato. Poi ha fatto il capo degli osservatori in una fase in cui il club rossoblù mandava i propri talentscout in giro per l’Europa e il Sudamerica col portafoglio rigorosamente vuoto. Infine è planato sulla poltrona di responsabile tecnico del settore giovanile, che ha provato a riformare non con i soldi ma con le idee. Le idee, del resto, a Marocchi non sono mai mancate. E nemmeno il sale in zucca. Nato dirigente, lo definisce chi lo conosce bene. Perché del dirigente ha l’aplomb, il senso della misura, la diplomazia, l’affabilità. Perfino, quando serve, il pelo sullo stomaco. La Juve lo ha sottratto al Bologna probabilmente nei suoi anni agonisticamente migliori (peraltro in cambio di 6 miliardi di vecchie lire incassati senza colpo ferire da Corioni), ma in compenso glielo ha restituito nella forma di un leader saggio e maturo, che è stato un collante fondamentale della squadra che è stata prima di Ulivieri, poi di Mazzone e infine di Guidolin. Oggi Ciccio non rinnega la sua vita bianconera, che in bacheca gli ha portato uno scudetto, una Coppa dei Campioni, due Coppe Uefa, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. «A Torino sono stato bene», dice sottovoce per non urtare la suscettibilità dei bolognesi. Ma si direbbe che a Bologna stia pure meglio. Altrimenti non gli avrebbe dedicato tre vite.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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