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Gianluca Pagliuca lo stakanovista dei pali C’è una diapositiva, che non gli rende giustizia, ma da cui difficilmente riuscirà ad affrancarsi: l’aria del Dall’Ara appesantita dai lacrimogeni e lui che, piegato in due e appoggiato a uno dei pali della porta, piange come un bimbo. E non per l’effetto dei gas sparati dalle forze dell’ordine contro una curva rossoblù gonfia di rabbia, ma perché lo spareggio col Parma è appena finito e quel giorno il Bologna è retrocesso in B. Quel giorno è il 18 giugno 2005: quella che Pagliuca, sfilati i guantoni di portiere, etichetterà come «la delusione sportiva più grande della mia vita». Mica poco per uno che ha perso un Mondiale ai rigori (nel 1994 a Pasadena, contro il Brasile). Del resto Pagliuca bolognese lo è fin nel midollo. Fin da quando apre gli occhi alla maternità il 18 dicembre 1966, anticipando di poche ore (nello stesso reparto) un tale Alberto Tomba. Cresce con due amori, il ragazzo di Ceretolo: Bologna e Virtus. Calcio e canestri, con un’incursione nel mondo del lavoro, ramo petroli: benzinaio d’estate per arrotondare la paghetta. Ma Pagliuca cresce portiere. Quando nell’86 la Sampdoria lo chiede in prestito al Bologna per metterlo alla prova al torneo di Viareggio, Mantovani ha già pronto l’assegno che in estate girerà a Corioni: 300 milioni delle vecchie lire. Addio Bologna addio, comincia la vera gloria: la Samp di Vialli e Mancini che vince in Italia e in Europa, poi l’Inter di Ronaldo e di Gigi Simoni che schiuma rabbia contro la Juve per uno scudetto «scippato». In mezzo c’è la Nazionale: 39 presenze e 3 Mondiali. Basta e avanza per avvertire il bisogno di riannusare l’aria di casa: Ceretolo, gli amici di Casalecchio, la passione virtussina, la bella Aurora (che darà alla luce Mattia), ma soprattutto il Bologna. Il filo si riannoda nell’estate del ’99. E qui comincia la storia del Pagliuca stakanovista, attaccato a una maglia che in sette anni mollerà solo per due domeniche, per colpa di un ginocchio gonfio come un cocomero. Pagliuca scivola in B, ma non tradisce. Ha il solo torto di farsi tentare dalla Fiorentina: un’infatuazione che i dirigenti rossoblù impugnano come causa per non rinnovargli il contratto. Pagliuca ci rimase malissimo, ma poi ha ingoiato il rospo. Oggi che ha in tasca il patentino di allenatore continua a fare gli occhi dolci. «Io un giorno sulla panchina del Bologna? Magari...».

Pagliuca Gianluca icembre 1966. d 18 Bologna enze. s re p 250

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.