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Harald Nielsen il bomber venuto dal freddo . Haller lio 1939 ) 21 lug Helmut ia n a rm to. rg (Ge 1 scudet Augsbu , 48 gol, e z n e s 180 pre

Più passano gli anni e più Harald Nielsen torna volentieri a Bologna. Quando Dall’Ara, su segnalazione di Pilmark, lo prelevò dal Frederikshavn di Copenhagen, Harald era il tipico calciatore venuto dal freddo. Non gli interessavano tanto le logiche del gruppo, non dava peso alle battute che Haller snocciolava una dopo l’altra, per rimarcare le sue discutibili doti tecniche. «Sono qui per fare gol e cerco di farne più che posso il resto non mi interessa», ribatteva lui. Neppure le luci di Bologna, città a misura di nottambulo, per Nielsen rappresentavano un’attrazione. Se ne stava nella sua villetta sui colli di Bologna e scendeva per allenarsi o per giocare. La sua partenza con il Bologna non fu incoraggiante. I suoi tentativi di addomesticare il pallone erano spesso un passaggio sui piedi del difensore. A Bologna si ipotizzava che dopo il girone di andata Nielsen fosse rispedito al mittente. In realtà, aveva soltanto bisogno di allenamento e di calarsi bene nel nuovo contesto. Quando vi riuscì, Nielsen divenne un implacabile goleador, un centravanti da 82 reti in 158 partite, ovvero un tipetto che segnava più di un gol ogni due partite. Il suo soprannome era Dondolo. Nielsen non conosceva l’arte del dribbling, quindi sperimentò la sua di arti e per smarcarsi dai difensori perfezionò i movimenti del corpo in corsa. In quel modo sbilanciava gli avversari e soprattutto li distoglieva dal loro obiettivo principale che avrebbe dovuto essere il pallone. Nielsen a Bologna vinse per due volte la classifica dei marcatori e disputò la sua stagione migliore nel 1964, contribuendo in modo sostanziale alla conquista dello scudetto. Non immaginava, allora, che quella squadra sarebbe rimasta nel cuore dei bolognesi e nella storia del nostro calcio. Da quando lo ha capito, considera valido qualunque motivo per tornare a Bologna.

Helmut Haller il tedesco dai piedi sudamericani Helmut Haller, per i bolognesi il «tudasc» (il tedesco) è l’uomo in più, il giocatore che mancava per fare grandissimo un Bologna già bello e completo. Rifinitore, trequartista, il più classico dei numeri dieci. Un fuoriclasse, Haller: il Bologna prende tempo prima di sferrare l’assalto decisivo all’Augsburg, perché Bernardini ha già in testa la squadra che dovrà affrontare la stagione 1962-1963 e sa che trovare il posto a un giocatore con quelle caratteristiche comporterà profonde modifiche. Ne parla con Bulgarelli, per chiedergli di cambiare posizione. Giacomo era il signore e padrone dal centrocampo fino all’area di rigore avversaria, era lui il giocatore che andava a piazzarsi dove riteneva più opportuno. Se Bulgarelli non rinuncia ai privilegi di cui godono i numeri dieci, prendere Haller rischia di essere controproducente. Bulgarelli dice che arretrare di qualche metro per diventare regista puro gli sta bene, quindi il Bologna parte per la Germania.

Sborsa 40 milioni di lire all’Augsburg per acquistare il cartellino e offre a Helmut un ingaggio di 45 milioni a stagione. Affare fatto, il tedesco ci mette la firma. Sulla strada del ritorno a Bologna, Dall’Ara ha un incidente d’auto: il presidentissimo esce illeso e felice dalle lamiere, sventolando il contratto: «E’ salvo, è salvo», urla. Haller a Bologna sfodererà un campionario di giocate incantevoli. Con lui la squadra giocherà subito «come in Paradiso» e l’anno dopo vincerà lo scudetto. Haller giocherà nel Bologna dal 1962 fino al 1968, segnando 48 reti e facendone segnare molte anche a Nielsen, con il quale non andava d’accordo. Perché lui era un esteta del pallone e Harald un attaccante poco propenso allo spettacolo. Haller sarà poi ceduto alla Juventus per la modesta cifra di 300 milioni. Un affare per la Signora che con lui vinse altri due scudetti. Oggi Haller ha seri problemi di salute e Bologna fa ancora il tifo per lui.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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