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Marino Perani quello del dribbling facile A fine Anni Cinquanta, Dall’Ara e Bernardini iniziarono a gettare le basi dello scudetto che sarebbe arrivato nel giugno del 1964, cercando talenti poco noti o ingaggiando giovani di grandi potenzialità. Come Fogli. E Come Marino Perani che a 17 anni faceva già bella figura come ala destra del Palermo, che lo aveva scovato nel settore giovanile dell’Atalanta, da sempre molto prolifico. Marino era un talento naturale. Correva, dribblava e segnava. Sbagliava, però, i gol facili e, si diceva allora, che fosse colpa della pulizia del suo tiro. Non «sporcava» un tiro e per gli attaccanti, spesso, non è un pregio. La precisione dei tiratori è un vantaggio in più per i portieri. Perani, comunque, diventa un pilastro del Bologna. Giocherà 322 partite in rossoblù, segnando 65 gol e dando sempre il meglio di sè nelle partite in casa, quando il gioco del Bologna si esaltava facilmente. Marino Perani, allora, aveva un carattere chiuso e una precisa percezione della sua bravura e delle sue possibilità. Non si faceva comandare a bacchetta da nessuno, neppure da un tecnico come Bernardini o da un presidente come Dall’Ara. Voleva giocare titolare e voleva essere ben pagato. Il calcio era il suo pane e lo dimostrò a fine corsa, quando intraprese la carriera di allenatore. Prima il Bologna gli affidò le giovanili e in quelle Perani immise due talenti formadibili come Roberto Mancini e Marco Macina, poi la prima squadra, quando Pesaola (stagione 1978-1979) non si staccava dal fondo della classifica. Marino fece cilecca e Cervellati salvò la barca. Ma l’anno dopo il Bologna era di nuovo suo e lui mostrò grandi intuizioni schierando la difesa in linea e due centrali di difesa, ovvero anticipando i tempi di dieci anni. La stagione 1979-1980, però, si concluse con lo scandalo del calcioscommesse e Perani andò ad allenare l’Udinese. Poi, nel 1983, il Parma con cui tornò a braccetto del Bologna dalla serie C alla serie B.

9.

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Beppe Savoldi, Tommaso Fabbretti e Marino Perani.

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Il gol su punizione, è il 7 giugno 1964.

Romano Fogli un gol dal sapore Olimpico Romano Fogli ha 19 anni quando Dall’Ara lo vede giocare nel Torino. Una partita: abbastanza per indurre il presidente del Bologna ad acquistarlo. Ma la trattativa non è facile e i due club devono trovare un compromesso. Questo: Fogli rimane al Torino per un’altra stagione, prima di trasferirsi a Bologna. E Fogli quella stagione 1957-58 la giocherà da vero campione, sfoggiando già tutta la bravura che a Bologna avrebbe confermato. Fogli era un mediano e bisognava essere innamorati del bel calcio per scommettere su di lui che del suo ruolo era un interprete atipico, unico. Fisicamente non aveva nulla a che spartire con i mastini di centrocampo: lo chiamavano Romanino, per via di un fisico esile che si rivelò con il passare degli anni e delle battaglie in campo sempre più resistente anche ai colpi proibiti. Fogli aveva l’agilità delle mezze ali come Mazzola e la grinta necessaria per trasformarsi in buon interditore. Nel Bologna divenne presto l’alfiere di Bulgarelli. Ma di Giacomo non fu solo un portaborracce, non fu mai un gregario, ma sempre un protagonista. Fogli non giocava a fianco di Bulgarelli, ma qualche metro più indietro per proteggere la difesa a per impostare l’azione. E si esaltava quando c’era da duettare con attaccanti e mezze ali dai piedi buoni. Romano Figli vince la Mitropa, vince lo scudetto del 1964 segnando il primo dei due gol all’Olimpico contro l’Inter, dopo essere finito (con Pavinato Tumburus, Perani e Pascutti) nel tranello del «doping. Nel 1968, a trent’anni e dopo aver già corso tanto, se ne va al Milan dove diventa per Rivera indispensabile quanto lo era stato per Bulgarelli. Con i rossoneri vince scudetto, Coppa dei Campioni (protagonista di una serata indimenticabile a Manchester) e Coppa Intercontinentale. Poi diventa allenatore e finirà la sua carriera come vice di Trapattoni nella Fiorentina e in Nazionale.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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