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Angelo Schiavio il bomber più grande Molti tituli. Campione del mondo nel ’34, campione d’Italia per quattro volte (’25, ’29, ’36, ’37), bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam del ’28, vincitore di due Coppe Europa (’32 e ’34), capocannoniere (con 25 gol) nel ’31-32, Angelo Schiavio ha fatto la storia del Bologna. Poi, l’ha consegnata a Giacomo Bulgarelli. 348 presenze Anzlein, 392 Giacomino. Non sarebbe giusto stabilire un podio rossoblù. Una cosa è certa: Schiavio e Bulgarelli staccano il gruppo, sono il Bartali e il Coppi del Bologna. Schiavio, bolognese, è del 1905. Il suo esordio, Bologna 4 Juventus 1, è quello di un predestinato. E pensare che c’è chi detesta la tv e chi non si arrende alle tecnologie. Fossero esistite allora, quando il Bologna faceva tremare il mondo, adesso ci guarderemmo di che cosa era capace questo fenomeno del pallone, questo campione che, in quanto tale, ha indotto molti critici a classificarlo, senza riuscirci. Giocava da centravanti spalle alla porta, come avrebbero i suoi colleghi grandi e grossi negli Anni Novanta, stoppava il pallone con qualunque punto del piede, tallone compreso, segnava gol di potenza e sapeva accarezzare il pallone come un rifinitore di professione. Ma, leggendo chi ne ha cantato le gesta e raccontato i trionfi, si capisce che la sua eccezionalità era nell’uscire sempre vincente e stupefacente dalle situazioni più difficili. Ciò che per gli altri era una palla persa, per Schiavio diventava l’occasione di mostrarsi campione. In fondo, la differenza fra un attimo giocatore e un fuoriclasse è proprio questa: esaltarsi nella difficoltà, trasformare l’impossibile in normale. Questo faceva Angelo detto Angiolino. Era nato nel 1905 e a 18 anni, come succede ai grandissimi, era già in prima squadra e prestò imparò a conoscersi. Per esaltarsi, quindi, andava a complicarsi la vita, cercava le gambe degli avversari, cercava perennemente la sfida. Un tocco, una magia, una finta, l’azione una volta rallentata e la volta dopo improvvisamente accelerata: dai duelli Schiavio usciva sempre vincitore. Ma prendeva calcioni terribili e dovette smettere presto di giocare. Disse definitivamente basta il 17 ottobre del 1937. Come lui, più nessuno mai.

1990. Schiavio 5 - 17 settembre 0 9 Angelo 1 re 2 Coppe 15 ottob scudetti, 3 l, o Bologna g 1 enze, 24 orneo 348 pres rale, 1 T t n e C a p ro u dell’E di Parigi. osizione dell’Esp

In alto Angelo Schiavio, in basso Angelo Schiavio con Raffaele Sansone. Nella pagina precedente, da sinistra Schiavio e Fiorini.

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100 anni del Bologna calcio  

La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.

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