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GAY

'In tutto quindi Beppe lo conosco un cinque, sei anni. Vale a dire: da gay. Perciò non l'ho mai conosciuto altro che da gay. Ebbene, io e Sabrina diciamo sempre: bisogna vivere e lasciar vivere. E finché non abusano di mio figliolo di tre anni, per quanto mi riguarda possono anche andare a giro con il piegaciglia in tasca, tutti quei gay. E Beppe poi è anche un gay così simpatico, no? Molto cordiale e così via. Molto attento. Quindi nel corso degli anni Beppe è diventato più o meno un amico di casa, giusto? Un amico di casamolto stretto. Andavamo d'accordo molto bene, io e Beppe. Con Beppe non mi sono mai accorto di qualche secondo fine. Normale: abbiamo sempre chiacchierato in maniera molto gradevole. E non mi ha mai messo una mano addosso. Ma secondo me queste cose si devono poter fare, no? In realtà si dovrebbe poter fare qualunque cosa. Non è vero? Dovrebbe essere possibile parlare apertamente con uno gay, anche di sesso. Beppe capitava a praticamente tutti i compleanni. Era per me anche una specie di sperimento, sai, quando era presente della gente nuova. Quando poi capitava di parlare del Vietnam o degli ebrei o dei neri o di qualche altro argomento controverso, a volte lo menzionavo, sai? Allora la buttavo lì, d'improvviso, il fatto che Beppe fosse gay e cosa quindi ne pensavano? E spesso c'erano delle reazioni molto particolari. Beppe non mi ha mai dato l'impressione di esserci rimasto male o qualcosa del genere. Sarebbe stato anche assurdo, perché tutto deve essere possibile. C'era un sacco di gente che non lo capiva di me, che frequentavo uno gay, così senza secondo fine. Poi tieni anche presente che nei nostri giri non vengo esattamente considerato come un tipo effeminato. Non è vero? Lo sai anche tu come sono io: sono semplicemente un maschietto terribilmente virile e maledettamente poligamo. Ha ha. No? Una goduria! Ma poi certe persone non lo capivano, sai, non riuscivano a inquadrarmi, ci consideravano spaventosamente moderni e progressivi. Occorre precisare però che Beppe non ha per niente l'aspetto di uno gay. Quindi bisogna stare attenti, no? Perché per fare un


esempio – qualche mese fa Beppe è venuto a prendermi in ufficio, in macchina. Non ricordo di preciso, credo che la nostra fosse in garage per essere lubricata... sì. Vabbeh, quindi mi passa a prendere e si ferma semplicemente davanti alla porta, io monto e partiamo. Perché mica mi sento in imbarazzo, io, per il fatto che mi viene a prendere uno gay. Il giorno dopo l'ho semplicemente detto a un paio di ragazzi del mio reparto, se avevano visto chi era venuto a prenderi e se avessero mai pensato che quello lì fosse uno gay. Bisogna semplicemente poterne parlare in maniera aperta, di questo tipo di cose. Ovvio che diventa un po' un'altra cosa quando ti vedono salire in macchina con una checca tutta truccata e profumata. Si mettono a parlarne molto presto, di questo tipo di cose. Ebbene. Martedì scorso Beppe era di nuovo da noi e per puro caso Piero era venuto a trovarci mezz'ora prima. Per prendere un bicchierino insieme. Sai com'è fatto Piero. Un po' magrino, occhialini, quegli occhietti un po' molli, insomma: non esattamente un bel ragazzo. Quindi io penso: ora m'interessa saperlo. Quindi io semplicemente glielo chiedo, a bruciapelo, a Beppe, con chi di noi due preferirebbe andare a letto, avendo la scelta. Siamo entrambi etero fino al midolo, io e Piero, quindi ovviamente non ce ne sarà mai la possibilità, ma secondo me bisogna poterne parlare in maniera aperta, di questo tipo di cose e poi m'interessa anche, per farmi un'idea della mentalità dell'omofilo, capisci? Quindi lo chiedo a Beppe, con chi di noi due preferirebbe andare a letto, se fosse possibile. E allora successe una cosa strana, poiché mentre io e Sabrina siamo abituati a parlare di questo tipo di cose senza imbarazzo, Beppe invece inaspettatamente si chiuse. Che cazzo, cominciò persino ad arrossire! No, no, non voleva dare una risposta a questo. Io dico: Managgia Beppe, che cazzata è questa? Non è forse una domanda normalissima, lo sappiamo, no, che sei gay? Ma figurati, no, non voleva rispondere. Incredibilmente borghese. Ma dovevo proprio saperlo, quindi faccio: Beppe, non ha nessuna impotanza, visto che Né io née Piero ci pensano minimamente di andare a letto con te, siamo di buona salute e così via, ma no, figurati: non voleva dirlo. Ebbeh, dopo tante segate e un altro paio di bicchierini, allora era disposto a dirlo: con Piero.


Con Piero. Ma tu riesci a capirla, una cosa del genere? Cosa ci vedrà mai un ragazzo del genere, in Piero? No, sul serio: non voglio certo vantarmi, ma pensavo di essere sicuramente più atraente per un uomo di quanto non lo sia Piero. Sono anche un pochino più giovane, lo ammetto, ma tutto sommato certo sono assai più presentabile di quel Piero? Ma niente affatto – il signorino preferirebbe portare a letto Piero. Quindi io dico: cazzo Beppe, rispetto la tua scelta e ogni scelta è naturalmente personale, ma cos'è allora che manca in me, parliamone in maniera aperta per favore. Stavo proprio incazzandomi, lo capirai. Uno si sforza per capire un tipo così e poi lui con un solo commento scombussola tutto. Nella mia rabbia gli chiesi anche se allora aveva mai dato uno sguardo nel mio costume da bagno. No, non lo aveva, ma non c'entrava nulla. Era semplicemente che non gli facevo effetto, disse il signorino. Insomma, è diventata poi una vera scenetta. E ieri era il compleanno di Sabria e avevo invitato un po' di gente in più, proprio per avere un po' più di materiale di paragone per Beppe, capisci? Perché che ne so io poi, no? Forse quel Piero ha un qualcosa di cui vanno pazzi tutti i gay. Ma cosa succede? Beppe non si fa neanche vivo. Mente non ha saltato manco un solo compleanno da noi negli ultimi cinque anni. Allora, noi ci sforziamo a rendere questo clima il più aperto e libero possibile per questo tipo di gente, ma poi quando si arriva al dunque, sono proprio dei tipi terribilmente borghesi e pudorosi. No, Beppe mi ha proprio deluso. Dopo tutto quel che ho fatto per lui, per abbandonarmi in questo modo dopo cinque anni. Allora ti rendi conto che non ci si può proprio fidare, di quella gente. Lo dicevo giusto a Sabrina: ecco uno di quei tipici scherzi da checca.'

Gay  

Racconto dello scrittore olandese Kees van Kooten. Traduzione: Katja de Vries

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