Issuu on Google+

IL CRISTIANESIMO COME MOTORE DELLA MODERNITÀ - VOLUME NO. 3

Il Cristianesimo e la società civile Wilhelm Staudacher


2

Il Cristianesimo e la società civile Wilhelm Staudacher

Indice

Estratti dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica e dalla Lettera Enciclica di Benedetto XVI (compilati da Katharina Fuchs)

A. PREAMBOLO – IN DIFESA DI UNA SOCIETÀ CIVILE ATTIVA............................5


3

Estratti

dal

Compendio

della

Dottrina

Sociale

della

Chiesa

Cattolica, Capitoli 4 e 8: Il valore della società civile (417) “La comunità politica viene costituita per essere al servizio della società civile, dalla quale deriva. (…) L'impegno della Chiesa in favore del pluralismo sociale mira a conseguire una più adeguata realizzazione del bene comune e della stessa democrazia, secondo i principi della solidarietà, della sussidiarietà e della giustizia. La società civile è un insieme di relazioni e di risorse, culturali e associative, relativamente autonome dall'ambito sia politico sia economico.” L'applicazione del principio di sussidiarietà (419) “La comunità politica è tenuta a regolare i propri rapporti nei confronti della società civile secondo il principio di sussidiarietà: è essenziale che la crescita della vita democratica prenda avvio nel tessuto sociale. (…) La progressiva espansione delle iniziative sociali al di fuori della sfera statale crea nuovi spazi per la presenza attiva e per l'azione diretta dei cittadini, integrando le funzioni svolte dallo Stato.” (420) “Molte esperienze del volontariato costituiscono un ulteriore esempio di grande valore, che spinge a considerare la società civile come luogo ove è sempre possibile la ricomposizione di un'etica pubblica centrata sulla solidarietà, sulla collaborazione concreta, sul dialogo fraterno.” Origine e significato (185) “La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della dottrina sociale della Chiesa, presente fin dalla prima grande enciclica sociale. È impossibile promuovere la dignità della persona se non prendendosi cura della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale.” (186) “’Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che puó essere raggiunto e fatto nelle minori e inferiori comunità. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l'oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle’. In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (‘subsidium’) — quindi di sostegno, promozione, sviluppo — rispetto alle minori.” Indicazioni concrete (187) “Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità.” Significato e valore (189) “In tale prospettiva, diventa imprescindibile l'esigenza di favorire la partecipazione soprattutto dei più svantaggiati e l'alternanza dei dirigenti politici, al fine di evitare che si instaurino privilegi occulti.” Partecipazione e democrazia (191) Participazione “richiede un'opera informativa ed educativa. Meritano una attenta considerazione, in questo senso, tutti gli atteggiamenti che inducono il cittadino a forme


4 partecipative insufficienti o scorrette e alla diffusa disaffezione per tutto quanto concerne la sfera della vita sociale e politica: si pensi, ad esempio, ai tentativi dei cittadini di ‘contrattare’ le condizioni più vantaggiose per sé con le istituzioni, quasi che queste fossero al servizio dei bisogni egoistici, e alla prassi di limitarsi all'espressione della scelta elettorale, giungendo anche, in molti casi, ad astenersene.”

Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in veritate”, Capitolo 5: (57) “Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz'altro il principio di sussidiarietà, espressione dell'inalienabile libertà umana. (…) La sussidiarietà rispetta la dignità della persona, nella quale vede un soggetto sempre capace di dare qualcosa agli altri. Riconoscendo nella reciprocità l'intima costituzione dell'essere umano, la sussidiarietà è l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista.” (58) “Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell'assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno.” Sussidarietà e sviluppo (58) “Gli aiuti economici, per essere veramente tali, non devono perseguire secondi fini. Devono essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali. I programmi di aiuto devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi integrati e partecipati dal basso. Resta vero infatti che la maggior risorsa da valorizzare nei Paesi che necessitano di assistenza nello sviluppo è la risorsa umana: questa è l'autentico capitale da far crescere per assicurare ai Paesi più poveri un vero avvenire autonomo. Va anche ricordato che, in campo economico, il principale aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita economica internazionale.” (59) “La cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione economica; essa deve diventare una grande occasione di incontro culturale e umano. Se i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente sviluppati non tengono conto, come talvolta avviene, della propria ed altrui identità culturale fatta di valori umani, non possono instaurare alcun dialogo profondo con i cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si aprono indifferentemente e senza discernimento a ogni proposta culturale, non sono in condizione di assumersi la responsabilità del loro autentico sviluppo.” (67) “Lo sviluppo integrale dei popoli e la collaborazione internazionale esigono che venga istituito un grado superiore di ordinamento internazionale di tipo sussidiario per il governo della globalizzazione e che si dia finalmente attuazione ad un ordine sociale conforme all'ordine morale e a quel raccordo tra sfera morale e sociale, tra politica, sfera economica e civile che è già prospettato nello Statuto delle Nazioni Unite.”

I testi sono stati compilati da Katharina Fuchs


5

Il testo seguente è basato su un documento del curatorio della Fondazione Konrad Adenauer e del Dott. Wilhelm Staudacher Verso la società civile

A. Preambolo – In difesa di una società civile attiva La costruzione dello stato sociale dopo la Seconda guerra mondiale è stato un successo. È riuscita a mitigare, se non a eliminare lo stato di bisogno sociale, ha portato alla stabilità politica e sociale. Ma nel contempo ha anche sviluppato una dinamica propria che ne ha mutato il carattere. Questa tendenza non ha solo fatto crescere le pretese e le sfere

d’azione

dello

stato,

ma

contemporaneamente

ha

anche

fatto

salire

progressivamente il livello delle aspettative della cittadinanza. Oggi lo stato sociale tedesco si trova in una profonda crisi. Le reti della sicurezza sociale non sono più finanziabili; spesso offrono falsi incentivi e la loro amministrazione si è troppo burocratizzata. Su questo il consenso è generale. Tuttavia, non vi si scorge alcun rimedio possibile: i dibattiti sulla necessità delle riforme ormai sono diventati una routine stancante. Le proposte finora avanzate sono di respiro insufficiente. E ciò anche per il fatto che la ricerca di compromessi viene non di rado vanificata dai troppi discorsi: finché gli interlocutori della politica e della rappresentanza degli interessi organizzati sono in grado di mantenere le loro posizioni. Il pericolo che questa crisi – acuita dallo sviluppo economico attuale, di cui essa è in parte responsabile – porti a una destabilizzazione del nostro sistema liberale democratico non è da escludere senz’altro. Una discussione approfondita! Le democrazie dell’Europa occidentale hanno bisogno di un profondo riorientamento. Il modello statale e sociale capitalistico liberalistico non è adatto ad affrontare le sfide del futuro come non lo è la forma del governo accentrato e socialista. Abbiamo bisogno di un modello nuovo per la politica, che scopra le fondamenta occultate di un’idea dello stato nella quale siano centrali la libertà, l’autoresponsabilità e la sussidiarietà. Il progetto di questa idea dello stato e della società è fondato sull’immagine cristiana dell’uomo e sulla sussidiarietà. Ambedue pongono al centro la persona umana come origine, base e fine di tutta l’azione sociale. Un tale riorientamento non è solo compito di un partito, ma richiede la collaborazione di tutte le forze della società, dei datori di lavoro e dei prestatori d’opera, dei sindacati, delle chiese, delle scuole e della politica. Ma richiede soprattutto la collaborazione dei cittadini. Essi devono partecipare alla formazione della società in modo tale che sentano


6 la collettività come qualcosa che appartiene a loro. La responsabilità civica deve essere portata di nuovo in primo piano. Abbiamo bisogno di uno stato forte che adempia ai suoi compiti. Ma contemporaneamente lo stato non deve assumersi compiti che i cittadini e la società civile sono in grado di espletare meglio da soli. La società civile non è da intendersi solo come risposta a sviluppi sbagliati o come gestore della crisi attuale. Noi la intendiamo anche come un presupposto importante per poter reggere le sfide del presente e del futuro. Se il nostro Paese vuole affermarsi in un contesto di globalizzazione e nelle condizioni di una profonda trasformazione della vita lavorativa e del reddito nonché dell’andamento demografico, sarà inevitabile il passaggio dallo stato protettore alla società civile. La trasformazione e la riorganizzazione sarà possibile solo con i cittadini, e mai contro di loro. Essi devono ricuperare i loro diritti e doveri civili. Una definizione chiara della società civile! Perciò la società civile vuole: •

uno stato che assicuri la libertà in base al diritto, che concentri le proprie forze sui

suoi compiti originari e tradizionali: sulla legislazione, sulla garanzia della sicurezza interna ed esterna, sull’ordine pubblico e sui principi dello stato di diritto, sulla promozione e sulla predisposizione delle condizioni generali necessarie per l’economia, la scienza, la cultura, l’istruzione e altri interessi collettivi importanti. •

uno stato la cui finalità non sia solo una redistribuzione livellatrice, ma la giustizia

delle opportunità, cioè l’assistenza ai veri soggetti bisognosi e deboli. •

la libertà nella vita dei cittadini – al riparo dalle minacce della violenza da parte dello

stato e della società – che non accettino la libertà solo passivamente, ma la intendano anche come responsabilità di partecipare attivamente alla cosa pubblica e ai suoi sviluppi! Nell’organizzazione della sicurezza sociale e nella vita economica, a livello locale nel comune, ma anche nell’istruzione, in ambito culturale, nelle associazioni e nella rappresentanza

degli

interessi

organizzati,

il

cittadino

dovrebbe

assumersi

delle

responsabilità nel limite delle sue possibilità. •

un cittadino che sia in grado di far fronte a tali responsabilità purché sia liberato da

un eccesso di tributi e, grazie alla sua educazione e istruzione e al suo orientamento interiore, aperto all’impegno civile e all’assunzione di responsabilità.


7 •

una riforma del principio di sussidiarietà, per cui è necessario rafforzare le reti sociali

e le piccole unità locali stabili. Occorre l’impegno delle famiglie che dispongono dei presupposti materiali e ideali per assumersi delle responsabilità civili. Occorrono comuni forti che ridiventino organi attrattivi dell’autonomia amministrativa; comuni nei quali acquisti visibilità l’azione responsabile coronata da successo; comuni che dispongano delle condizioni generali necessarie a ciò e che non siano oberati da compiti dello stato centrale e delle entità substatali. L’organizzazione della trasformazione! La creazione di consapevolezza! E necessario un cambiamento della consapevolezza, che sia complessivo e di ampio respiro. E non solo nella cittadinanza, ma da parte degli attori della politica è necessaria anche l’autocritica. Lo stato deve essere efficiente nell’interesse dei suoi cittadini, il pubblico impiego deve essere conscio dei propri doveri e obbligato a servire il bene comune. Ma soprattutto è lo stato a dover assumersi la responsabilità nei confronti dei rischi che il singolo non è in grado di sostenere da solo. D’altra parte i partiti e i governi da essi sostenuti non devono fare promesse o nutrire illusioni, se non sono in grado di realizzarle. Soprattutto l’indebitamento che cresce in modo incontrollato, va a carico delle generazioni future ed è un atto di irresponsabilità nei loro confronti. Affinché cambi la consapevolezza dei cittadini, occorre tenere conto del fatto che per esperienza lo stato di sua sponte non restituisce mai una parte del proprio potere né una parte delle imposte e dei tributi già riscossi. Lo spazio della libertà deve essere conquistato da coloro che formano lo stato: i suoi cittadini. E questo spazio della libertà deve essere conquistato non solo nei confronti dello stato, ma anche dei gruppi di interesse potenti. Per quanto importante sia in uno stato liberale democratico un’adeguata rappresentanza degli interessi, le relative organizzazioni eccedono nelle loro facoltà quando soccombono alla tentazione di collocare i loro interessi di parte al di sopra dell’interesse generale, ponendo ostacoli quasi insuperabili al cambiamento. La conquista di spazi di libertà! L’attesa che un nuovo senso di responsabilità per il “bene comune“ si instauri in base alla comprensione e per mezzo di una “mano invisibile“, non coglie nel segno. Gli uomini si entusiasmeranno per la società civile soltanto quando ne riconosceranno il “valore aggiunto” e comprenderanno che così agiscono nel proprio interesse. Siccome ciò è irrealizzabile in assenza di condizioni generali adeguate, di incentivi efficaci e di


8 cambiamenti di atteggiamenti come effetto dell’istruzione e dell’educazione, la società civile non è solo un postulato, né un ideale astratto, ma soprattutto un concreto compito politico. La società civile è un programma politico. Un programma per il futuro del nostro Paese! Un programma per la libertà, che potrà realizzarsi solo se l’impegno civile diventa costante, se le responsabilità vengono conquistate e assunte a lungo termine, se la società civile si sviluppa in modo durevole e sostenibile.


9 B. La formazione della società civile come programma politico

1. Società civile e stato sociale Utilizzare la libertà – evitare l’egoismo! La società civile, che pone al centro l’immagine cristiana dell’uomo, intende l’uomo non solo come portatore di interessi individuali, ma lo prende sul serio come essere sociale e come tale lo promuove. Essa rappresenta un programma consapevolmente opposto alla frenesia della società edonistica priva di meta, che segue il motto: mi diverto, quindi sono. Essa si pone anche in contrasto con l’idea di società che fraintende come espressione di libertà l’individualizzazione di tutti i rapporti vitali, la casualità del motto “qualsiasi cosa va bene”. L’identificazione della libertà con l’egoismo disconosce il fatto che lo stato di diritto liberale vive di presupposti che esso stesso non è in grado di creare. Ciò significa proprio per le elite che servono da modello che il richiamo ai valori, alle virtù, ai doveri e alla lealtà non è affatto superfluo o limitativo della libertà, ma che è il presupposto necessario per una società civile attiva. In questo caso le virtù dell’autoresponsabilità e della solidarietà non sono in contrasto tra di loro. L’appello all’autoresponsabilità non deve essere frainteso come semplice individualismo né deve portare ad abbandonare i singoli a se stessi quando questi non riescono a cavarsela con l’impiego delle sole proprie forze. L’autoresponsabilità e la solidarietà si condizionano a vicenda. Anche quando le possibilità di organizzarsi la propria vita attraverso il lavoro e le decisioni prese in proprio sono distribuite in modo disuguale, occorre richiedere a tutti l’autoresponsabilità quale presupposto della solidarietà sociale. Il riordinamento dello stato sociale Siamo sostenitori di uno stato forte che sia in grado di svolgere le proprie funzioni nella sanità, nella previdenza sociale e nella politica del mercato del lavoro. Nessun soggetto debole deve essere trascurato. L’idea di un simile “stato sociale” in quanto apparato regolamentare al di sopra dei partiti e responsabile verso il “tutto” a compensazione degli interessi particolari, risale alle radici giudaico-cristiane. La nostra variante cristiano-democratica dello stato sociale basato sull’autoresponsabilità socialdemocratica

dello

e

sulla “stato

solidarietà assistenziale“

è

da

quale

distinguersi strumento

di

dalla una

variante previdenza

esistenziale complessiva. Laddove è stato introdotto, ad esempio nei paesi scandinavi, questo modello sociale è risultato essere un vicolo cieco.


10 L’abbassamento del carico fiscale e la riduzione della burocrazia I costi del settore sociale aumentano sempre più e insieme diventano sempre meno certi. Perciò è inevitabile che si tenda verso la riduzione delle funzioni sovradimensionate dello stato e un rapporto equilibrato tra azione statale e civica autoresponsabile. Un presupposto decisivo per la nascita di una società civile attiva è costituito dalla chiarezza della situazione finanziaria e delle competenze. Perciò occorre semplificare la normativa fiscale e tributaria esistente, ma anche ridurre decisamente la burocrazia, dando luogo a una nuova base di fiducia. In questo contesto è altresì necessario procedere a un abbassamento generalizzato e sensibile delle aliquote fiscali. Parallelamente lo stato deve farsi carico di assicurare una giustizia fiscale adeguata. Chi evade le imposte, commette un reato nei confronti della collettività, ponendosi al di fuori della società civile. Una chiara normativa finanziaria Il cittadino che intenda partecipare attivamente allo sviluppo della società civile, dovrà poter organizzare il proprio impegno finanziario in maniera più intensa di prima. Perciò egli deve disporre di una parte della sua forza economica per realizzare i fini sociali e personali che egli considera importanti. Soltanto su questa base sarà in grado di assumersi delle responsabilità. La società civile di domani dovrà poter contare, ad esempio, su una rete di fondazioni che renda possibile e attraente l’identificazione personale del cittadino con il proprio impegno per il bene comune. Settori quali l’istruzione, gli affari sociali, la vita culturale e religiosa in una società civile vitale, si basano sul sistema di incentivi della rete di fondazioni. Per questo occorre creare i presupporti necessari. L’idea centrale della società civile è che possano svilupparsi dei punti di forza perché questi hanno la responsabilità della tutela e della promozione dei soggetti deboli. Per questo è necessario avere una normativa finanziaria chiara e trasparente. Senza tale chiarezza non vi è responsabilità politica per l’uso delle risorse economiche. Dobbiamo abbandonare l’idea che lo stato è in grado di creare con i propri mezzi condizioni di vita quasi uguali dappertutto. Un tale livellamento delle differenze regionali e comunali porta solo alla fossilizzazione delle strutture e non a una maggiore flessibilità e mobilità.


11

2. Società civile ed economia Rafforzare gli imprenditori – promuovere l’impegno sociale! Se la società civile deve fornire il proprio contributo alla soluzione dei problemi del futuro, non è importante solo la trasformazione dello stato sociale, ma anche il ruolo delle imprese economiche. La società civile necessita di imprenditori che abbiano successo. Già questo è un agire sociale. Infatti, soltanto attraverso una creazione di valore sufficiente e competitiva l’economia è in grado di svolgere il proprio compito: quello di impiegare le persone per la produzione di beni e servizi necessari e desiderati e/o richiesti dalla società, soddisfacendo la relativa domanda e migliorando il benessere. Ciò può avvenire con diverse forme aziendali e giuridiche. Da un lato, soltanto le società di capitali quotate in borsa sono in grado di far partecipare i cittadini ai risultati di gestione in quanto società ad azionariato diffuso, disponendo del capitale richiesto per realizzare grandi progetti innovativi. Lo dimostra la storia dell’economia dagli inizi dell’industrializzazione del 19° secolo fino a oggi. Per il resto queste grandi imprese sono naturalmente anche importanti per un buono sviluppo delle piccole e medie imprese. Tuttavia, è anche importante impedire e/o correggere le esagerazioni di una mentalità miope impostata sullo shareholder value, attraverso misure idonee quali i meccanismi di controllo legali e la trasparenza delle imprese. La creazione delle condizioni generali! Dall’altro lato, gli imprenditori privati, che costituiscono e gestiscono con successo le imprese attraverso l’assunzione di rischi e responsabilità personali, formano l’humus di un’economia dinamica e strutturata dai ceti medi a lavoro autonomo. Per questo occorre creare condizioni generali idonee, in particolare per le società di persone. I falsi incentivi fiscali vanno eliminati, come pure l’eccesso di regolamenti e oneri. Inoltre, occorre esaminare anche l’ulteriore sviluppo dell’idea cooperativistica, che corrisponde assai bene agli ideali sociopolitici della società civile e al principio della responsabilità di cittadini “visibili”. Resta comunque fermo che l’ economia di mercato ha bisogno di una “alimentazione” continua attraverso la creazione di piccole nuove imprese“. Una cultura vitale di fondatori Per una cultura vitale di fondatori è irrinunciabile la presenza di un consenso sociale di fondo. Perciò nei piani didattici delle scuole e delle università e nella formazione professionale devono essere compresi anche gli obiettivi centrali della disponibilità all’impegno e alla responsabilità, la creatività e il rendimento. Le conoscenze relative ai nessi economici e alle condizioni di funzionamento dell’economia sociale di mercato


12 dovrebbero far parte fin da ora del patrimonio centrale della cultura generale ed essere insegnate già a scuola. Soltanto in questo modo può sorgere un clima generale a sostegno

della

promozione

della

costituzione

di

imprese

e

della

responsabilità

imprenditoriale. I fondatori di imprese private dovrebbero essere in grado di mettere piede non solo sui nuovi mercati ma anche su quelli già esistenti, senza esserne impediti dall’attività economica propria della mano pubblica, che è ancora troppo ampia. Questa rappresenta un intervento straordinariamente forte dello stato nella libertà economica e necessita, quindi, sempre di motivazioni particolarmente fondate. Spesso essa contraddice il principio dell’attività economica puramente sussidiaria dello stato: quando i privati sono in grado di produrre gli stessi risultati meglio o anche solo allo stesso livello, occorrerebbe offrire loro lo spazio necessario. Analoga è la situazione in molti ordinamenti comunali delle entità substatali. Di conseguenza, è proprio nell’ambito delle produzioni

infrastrutturali

comunali

che

occorre

richiedere

con

insistenza

una

privatizzazione sostanziale complessiva, che vada oltre la semplice privatizzazione formale della forma giuridica. Liberazione e deburocratizzazione I contributi delle imprese alla creazione di valore sociale ed economico comprendono, oltre alla produzione di beni e servizi, anche il pagamento di salari e contributi sociali, le imposte per il finanziamento dello stato, la partecipazione alla formazione professionale nonché, infine, gli utili distribuiti ai proprietari. Tuttavia, queste ed altre aspettative relative a una maggiore responsabilità civile dell’economia hanno un presupposto centrale: senza una massa dispositiva sufficiente, da utilizzarsi in base a una decisione libera in vista della realizzazione di obiettivi civili, l’appello per l’impegno è destinato a cadere nel vuoto. Corporate Citizenship Nella società civile gli imprenditori e le imprese svolgono un ruolo sociale decisivo, purché gli imprenditori nella loro attività economica sentano anche di essere membri responsabili della società. Nella discussione americana è stato introdotto il termine corporate citizenship. La partecipazione al finanziamento di compiti sociali attraverso elargizioni o sponsorizzazioni non rappresenta un’eccezione in questo contesto o un atto di grazia, ma una cosa ovvia. Essa deriva dal fatto di riconoscersi nel paese e nella società. L’economia già oggi sostiene e promuove la scienza e la cultura, le organizzazioni di interesse collettivo e lo sport. Lo fa sia materialmente sia attraverso iniziative personali, in particolare attraverso le attività onorifiche. Spesso, senza destare grande scalpore nel pubblico, in questo campo, da molto tempo, numerosi imprenditori e famiglie dei ceti


13 benestanti offrono attraverso fondazioni contributi preziosi al bene comune nel senso di un impegno civile attivo. Le fondazioni In questo caso naturalmente anche le fondazioni di imprenditori e di imprese svolgono un ruolo importante. In particolare esse si preoccupano di mantenere in essere la continuità della promozione delle finalità di progetti a lungo termine e ad elevata intensità di costo. Ne risulta, come effetto secondario non trascurabile, un miglioramento spesso duraturo dell’immagine delle imprese. La “good corporate citizenship“ può, quindi, assicurare – oltre all’assunzione auspicabile di responsabilità sociali – anche un’utilità per le imprese. Da quando la normativa della fiscalità delle fondazioni ha introdotto incentivi per la costituzione di fondazioni, occorrerebbe portare avanti energicamente un miglioramento, una

semplificazione

e

un’armonizzazione

decisivi

della

normativa

ancora

troppo

differenziata a livello regionale. Gli imprenditori dovrebbero impegnarsi, ma anche ricavarne qualcosa. “Fare del bene guadagnandoci“, questo potrebbero essere il loro motto. Nel caso ideale le imprese economiche diventeranno i sostenitori duraturi delle istituzioni culturali e sociali. Con l’idea del bilancio sociale già oggi si cerca di documentare questa nuova forma di imprenditoria.

3.Società civile e impegno per gli interessi organizzati e i partiti “Noi facciamo qualcosa!“ – creare isole di società civile! Esistono buone possibilità di affermare l’idea della “società civile“ non solo nell’economia, ma anche nella società. Infatti, la disponibilità all’impegno in Germania ancora non è particolarmente pronunciata. L’articolato associazionismo tedesco ne è la dimostrazione. Il numero delle associazioni attive a livello nazionale è stimato in oltre 5.000 unità; la loro articolazione a livello regionale ammonta a circa 15.000 unità. In totale nella Repubblica Federale vi dovrebbero essere circa 200.000 associazioni. In base ai calcoli effettuati, in tutto il Paese circa 12 milioni di persone ricoprono una carica onorifica, il che corrisponde a circa il 17 percento della popolazione totale. In media, all’impegno onorifico si dedicano 4½ ore settimanali. La massima partecipazione si segnala nelle fasce d’età dei 40-60 e 60-70 anni. Molto basso è invece l’impegno dei 12-20enni. Occorre far rilevare che in genere le persone che vivono in famiglia si impegnano maggiormente malgrado l’ulteriore impegno implicito nei doveri familiari. Oltre alle associazioni, si osserva un ampio e molteplice impegno nelle fondazioni, a favore di iniziative di autoaiuto e nelle cooperative. A livello di cariche onorifiche, le


14 associazioni, le iniziative e i progetti possono contribuire alla formazione del civismo democratico nell’azione interna. Per molte persone, concetti quali comunità, democrazia e stato acquistano un significato solo attraverso l’esperienza fatta in seno a tali gruppi. In questo senso si è parlato di scuola di democrazia (Adalbert Evers). L’impegno onorifico in politica Tuttavia, questo notevole potenziale non è ancora stato sfruttato nel senso della società civile. Se al suo interno l’impegno onorifico fosse il primo compito del cittadino, avremmo da tempo una società civile viva e ampia. Perciò ora si tratta di utilizzare in modo più deciso la disponibilità degli uomini a impegnarsi per il processo di formazione della volontà politica e i partiti politici. Nella società civile il cittadino si caratterizza per il fatto di impegnarsi proprio in ambiti che finora erano assegnati alla tutela dello stato. La società civile può avere successo solo se gli uomini sono educati e incoraggiati all’assunzione di responsabilità politiche e alla libertà di formazione. E questo non nel senso di una politicizzazione complessiva di tutta la cittadinanza, ma della riduzione delle riserve relative e della costruzione di fiducia in relazione all’azione e al pensiero politici. I partiti Ciò significa che anche i partiti devono cambiare. Infatti, nella realtà sociale vive solo il partito popolare che si preoccupa continuamente di disporre di un radicamento solido in tutti i gruppi sociali raggiungibili. Potrà avere maggioranze stabili soltanto il partito che si intende più fortemente che in passato come moderatore del processo di formazione della volontà politica e non come il suo autore esclusivo. Con il suo concetto di “partito dei cittadini” la CDU ha fatto un passo importante in questa direzione. La fiducia nell’azione politica come base della società civile attiva presuppone che i percorsi della formazione e della presa di decisioni politica siano chiari e trasparenti. Gli accordi, i cartelli politici e gli organi occulti sono in contrasto con l’idea della società civile. La rappresentanza di interessi organizzati è un elemento costitutivo della nostra idea di democrazia pluralistica. Perciò in linea di principio nulla dovrebbe cambiare in relazione alla collaborazione degli organi di rappresentanza degli interessi organizzati nel processo di formazione della volontà politica e di presa di decisioni. Tuttavia, dovrebbe svolgersi in modo responsabile, costruttivo e possibilmente trasparente. Essa deve conoscere i propri limiti e soprattutto abbandonare la semplice difesa delle posizioni consolidate. Il corporativismo non è un’espressione o una conseguenza della società civile, anzi ne restringe lo spazio di azione. Chi voglia ricondurre a una misura ragionevole l’esercizio del potere nella rappresentanza degli interessi, non dovrebbe nemmeno eludere la


15 domanda se queste organizzazioni nella loro composizione e nella loro azione politica intervengano effettivamente in favore dei cittadini che rappresentano. La ridefinizione dei curricoli ideali Uno sguardo alla realtà sociale, ai mezzi di comunicazione di massa, alla pubblicità e alla demoscopia rivela che l’uomo moderno ha un’immagine ambivalente di se stesso. Da un lato, si attribuisce un grande valore all’affermazione di progetti di vita individuali; dall’altro, gli opinionisti osservano proprio nelle giovani generazioni una tendenza crescente in favore del valore della responsabilità. A questo occorre agganciarsi non attraverso appelli dal dubbio effetto, ma piuttosto mediante l’affermazione sociale di un codice d’onore evidente della società civile. All’impegno civile occorre attribuire un valore diverso nella società. Nella gerarchia dei valori e delle virtù, l’impegno per la collettività deve occupare una delle prime posizioni. L’impegno civile nelle cariche onorifiche e nelle funzioni sociali e culturali volontaristiche deve diventare parte integrante di qualsiasi tipo di curriculum ideale. Ciò rappresenta una sfida per le agenzie di formazione dell’opinione pubblica. Dipende dagli insegnanti, professori, imprenditori, politici e giornalisti se l’immagine dell’uomo comprensiva dell’impegno civile diventa un ideale o meno. Oggi ironizziamo o ci esprimiamo con disprezzo sulla vecchia frase prussiana ”Dove ha servito?“ Tuttavia, in una forma depurata, la domanda circa l’impegno volontaristico potrebbe esprimere un “dovere“. Gli uomini hanno bisogno di abitudini anche per fare del bene. Più è normale collaborare volontariamente alla costruzione di una società civile e più facilmente questa crescerà. L’impegno civile deve diventare la norma proprio per quanto riguarda le biografie lavorative variegate e poco lineari del presente e del futuro. Altrettanto normale dovrebbe essere che il lavoratore occupato si prendesse un anno sabbatico da dedicare alla società civile senza per questo perdere la sua reputazione e, viceversa, che periodi di disoccupazione diventassero periodi sabbatici per l’esercizio dell’impegno civile.

4. Società civile e famiglia, educazione, istruzione scolastica La famiglia come cellula originaria della società civile – Ridefinire la scuola! La maturità, la capacità di giudizio, il senso di responsabilità e il civismo non nascono da soli. Piuttosto a questo riguardo il processo di istruzione ed educazione nella famiglia e in tutti gli istituti di istruzione svolge un ruolo quanto mai importante. Perciò la società civile può considerare se stessa come “società istruita“. Occorre considerare in modo adeguato tre forme di sapere: sapere produttivo, sapere culturale, sapere valoriale.


16 Per questo ha un’importanza centrale l’educazione nella casa dei genitori. La famiglia è il luogo in cui possono essere esperibili la sicurezza e la felicità. Essa è insieme il luogo dell’apprendimento sociale ed emotivo. Essa è il luogo in cui vengono trasmessi valori fondamentali e competenze personali e sociali irrinunciabili per la società civile. La promozione della famiglia Chi ritiene che la famiglia debba svolgere questo compito, deve riconoscersi in un’idea tradizionale della famiglia, con un padre, una madre e un figlio come nucleo sociale, ma anche nell’importanza del matrimonio e della responsabilità genitoriale. Ne consegue la necessità di promuovere la famiglia. E questo già per il fatto che una società civile priva di nuove leve non può sopravvivere. Al riguardo, è centrale la conciliabilità dell’attività lavorativa con l’assunzione della responsabilità genitoriale. Occorre reperire forme che consentano ai genitori di trovare un comune denominatore per la carriera professionale e la famiglia. Occorre anche chiedersi quali siano le misure fiscali necessarie per sostenere e liberare la famiglia. La scuola Oltre al sostegno alla famiglia, occorre attribuire contemporaneamente un valore nettamente superiore alla missione culturale e formativa della scuola. Le idee nuove e l’assunzione di responsabilità per l’istruzione da parte della cittadinanza sono necessarie già per il fatto che l’andamento demografico ha cambiato drammaticamente la struttura del

nostro

panorama

scolastico.

Le

conseguenze,

che

si

presentano

in

modo

diversamente grave a livello regionale, possono essere neutralizzate solo con questo ausilio. La costituzione tedesca ha stabilito una garanzia, rimarchevole a livello europeo, per le scuole private. Tuttavia, la realtà pedagogica è dominata dalla scuola pubblica che annovera circa il 95 percento rispetto alla totalità della popolazione scolastica, alla formazione del corpo docente, al personale amministrativo, alle autorizzazioni, alla vigilanza sulle scuole e all’esenzione dalle tasse scolastiche. Continua, quindi, a essere valida la frase contenuta nella legge prussiana del 1794, secondo cui la scuola è affare dello stato. Genitori, scolari e insegnanti Nella società civile la scuola è definita in linea di principio come compito di tutti coloro che vi sono direttamente interessati, cioè genitori, discenti e insegnanti. Occorre ridefinire il rapporto tra genitori, insegnanti e anche comuni in quanto sostengono gli oneri scolastici. Nel corso di questo sviluppo lo stato dovrà assicurare l’autonomia delle scuole in determinati ambiti essenziali. Occorrerà concedere le stesse condizioni materiali anche alle scuole private. Con l’introduzione di un bonus formativo sarà possibile


17 garantire che tutti gli scolari abbiano le stesse opportunità materiali di accesso a tutte le scuole. La scuola della società civile si forgia il proprio destino da sé anche in quanto sostenitrice autonoma delle risorse materiali e datrice di lavoro. In questo caso essa mobilita forze finora mai immaginate in termini di impegno volontaristico. Lo spettro relativo va dalla manutenzione degli edifici alla continuazione dello studio in base al concetto di apprendimento permanente fino alla custodia a tempo pieno e al miglioramento della formazione sportiva e artistico-musicale. Nella società civile la scuola è un luogo dal quale fuoriescono flussi positivi verso l’ambiente geografico e sociale. Nella società civile la scuola è sostenuta dalla rete umana di simpatie consolidate, valori comprovati, tradizioni vissute ed esperite collettivamente nel corso di più generazioni. Reti di collegiali, “corporate citizenship“, associazioni promotrici costituite da genitori e lo scaglionamento sociale delle tasse scolastiche possono sganciare progressivamente la scuola della società civile dalla dipendenza dallo stato. Il finanziamento della scuola Ciononostante lo stato ha il dovere di svolgere il proprio compito, definito dalla costituzione, di finanziare la scuola. Ma è diverso se lo stato si intende come garante della sussidiarietà e rete di sicurezza o come monopolista dell’educazione. Anche nella società civile lo stato valuta e stabilisce dei criteri di rendimento controllabili nonché le condizioni generali. Lo stato definisce i criteri che devono essere soddisfatti per il passaggio da un tipo di formazione a quello successivo, garantendo così la giustizia nel campo dell’istruzione (criteri centrali per esami e livelli di istruzione). La definizione del percorso verso queste stazioni è lasciata alla società civile e alle sue ricche possibilità di sviluppo. Non si tratta solo di avere strutture abbastanza autoresponsabili, ma anche di riformulare contenuti didattici e obiettivi pedagogici. In una società in cui la morale, l’orientamento e il senso della vita si formano in misura sempre decrescente attraverso istituzioni e ambienti, sorge una sfida per il singolo. Occorre perciò disporre di una filosofia dell’istruzione che non perda di vista l’importanza della personalità impermeabile (Roman Herzog) nel processo di profonda trasformazione. 5. La società civile nell’università, nell’arte e nella cultura Il potenziamento delle università nella società civile! Ciò che vale per le scuole di grado inferiore, deve diventare una massima anche per le università. Infatti, le nostre università di punta devono diventare ancora più efficienti


18 nello svolgimento delle proprie funzioni nella didattica, nella specializzazione e nella ricerca. Da loro dipendono il futuro e la competitività del nostro Paese. Infatti, la nostra ricchezza non è fatta di materie prime, ma di sapere, creatività e capacità di innovazione. Inoltre, le università costituiscono un fattore notevole di sviluppo delle localizzazioni regionali. La società civile anche in questo caso vive di responsabilità personale e del principio di sussidiarietà. internazionale,

Le il

università che

devono

presuppone

affermarsi

l’esistenza

di

nella una

concorrenza capacità

nazionale

d’azione

di

e

tipo

imprenditoriale. Ciò significa a sua volta che deve essere relegato nel passato l’inquadramento classico delle università statali su gran parte del territorio tedesco in quanto autorità ministeriali subordinate. Le nuove strutture universitarie Le università dovrebbero essere trasformate gradualmente in fondazioni o strutture assimilate in modo tale da diventare indipendenti dai cicli budgetari incalcolabili dei bilanci pubblici. Passi importanti in direzione dell’università “imprenditoriale” sono costituiti dal “bilancio globale a contenuto di valore”, uno statuto universitario sul modello societario direzione/vigilanza che comprende un consiglio universitario, l’autogestione basata sul controllo dei risultati nonché sui contributi formativi degli studenti. Per questi ultimi si intendono contributi individuali ai costi, destinati esclusivamente alla didattica e allo studio. Essi dovrebbero assicurare, in base al principio prestazione-controprestazione la portata e la qualità della rispettiva offerta didattica. Un sistema di concessione di credito socialmente compatibile, indipendente dal reddito dei genitori dovrà assicurare in futuro lo studio universitario in base alle esigenze individuali. Incarichi ai docenti finanziati da fondazioni dell’economia basata sull’impegno civile, associazioni promotrici e reti di collegiali potrebbero a poco a poco formare un’ampia base materiale per le università. Il riconoscimento e la promozione delle elite! Le università della società civile hanno il compito di riconoscere le elite intellettuali efficienti e di promuoverle in misura corrispondente al talento. Perciò è logico che le università abbiano il diritto e il dovere di andare alla ricerca non solo dei docenti ma anche degli studenti, in modo tale da creare una corrispondenza tra talento/inclinazione e offerta didattica. Le università devono prendere in mano da sole non solo gli affari accademici ma anche quelli economici, per svilupparsi in quanto istituzioni inserite nella società civile come comunità solidali di docenti, discenti e collegiali con un’identità inconfondibile. In ciò risiedono la qualità e il successo di tutte le istituzioni nella società civile.


19 Rendere normale l’organizzazione culturale autonoma! Non sono soltanto le scuole e le università a contribuire alla caratterizzazione delle qualificazioni chiave per la società civile, ma anche l’arte e la cultura. Queste sono fondative di senso, orientamento e autoconsapevolezza e costituiscono la quintessenza della manifestazione della vita umana. Esse sono della massima importanza per lo sviluppo delle forze creative degli uomini e, quindi, anche per la creatività di tutta la nostra società. Sono anche un misuratore della ricchezza spirituale della nostra collettività. Si tratta anche di utilizzare il potenziale sismografico dell’arte e della cultura ai fini della discussione sociopolitica. Siccome l’arte e la cultura per lo stato e la società sono forze stimolanti e riflessive irrinunciabili, è un importante compito comune della società civile e dello stato di conservare la singolare varietà e densità culturale della Germania. Ciò presuppone che siano valide le condizioni generali per l’arte e la cultura, ma anche che siano chiaramente definite e coperte le relative competenze a tutti i livelli. Perciò il governo centrale deve espletare in modo consequenziale i propri compiti culturali, per i quali ha la competenza. Questo vale, ad esempio, anche per la promozione della politica culturale estera. Nel contempo deve essere anche chiaro che ai comuni e alle regioni. in una democrazia sussidiaria, spetta la competenza principale della promozione culturale pubblica. La promozione della cultura Occorre garantire la sostanza fondamentale della cultura istituzionale come pure la promozione sussidiaria di singole iniziative e di singoli artisti. Le assicurazioni promotrici private, le iniziative artistiche, i mecenati e gli sponsor hanno inoltre bisogno di condizioni generali che assicurino il loro irrinunciabile impegno. Infatti, lo “stato culturale” riesce a soddisfare le proprie pretese solo con il contributo e lo stimolo di una società civile impegnata. La disputa tra stato centrale, regioni e comuni sulla “sovranità culturale” è insensata per il fatto che lo stato, che va incontro all’arte e alla cultura solo con un gesto autoritario, è certamente tutt’altro che uno stato culturale. Ciò che si è detto della scuola e dell’università, quindi, può valere anche per tutte le altre istituzioni culturali. Tutte possono essere gradualmente liberate dalle pastoie dello stato in base al principio dell’aiuto per l’autoaiuto. Di ciò si possono citare esempi storici impressionanti in Germania. Per la riuscita è essenziale che lo stato abbandoni l’idea dell’autorità culturale o formativa subordinata. L’autoorganizzazione della vita culturale deve diventare la regola. Per riuscirvi, essa deve disporre di condizioni generali adeguate. In primo luogo, in base al vincolo autoimposto dallo stato di contratti di sovvenzione a lungo termine. In secondo luogo, in base al


20 vincolo autoimposto delle organizzazioni sostenitrici civili di un impegno di durata altrettanto lunga. Per l’integrazione del finanziamento statale della cultura attraverso elargizioni da parte di organizzazioni dell’economia privata e di interesse collettivo, la normativa della fiscalità delle fondazioni offre già ottimi presupposti che occorrerà sfruttare in modo ancora più deciso.

6. La società civile locale/la società civile e il federalismo Il rafforzamento dei comuni! L’istruzione, l’educazione e l’autoresponsabilità culturale costituiscono un presupposto importante per una società civile attiva. Essa diventa concretamente esperibile e vivibile a livello locale. Perciò vogliamo creare spazi liberi per piccole unità e motivare gli uomini a preoccuparsi da soli per il futuro proprio e per quello comune e immediato nel loro ambiente. La società civile non reclama l’abbandono dello stato. Ma lo stato deve ripensare il proprio vero ruolo. È richiesta una rivitalizzazione del principio di sussidiarietà, per cui la massima non potrà più essere “prima lo stato e poi il cittadino”, ma “prima il cittadino e poi lo stato“. Deve terminare la sua pretesa ipertrofica e in realtà non riscattabile di essere produttore del bene comune. L’autoresponsabilità L’autoresponsabilità ragionevole inizia dai singoli individui ed è esercitata e riconoscibile nello spazio ristretto della famiglia e nella comunità locale; di ciò fanno parte non solo i nostri concittadini stranieri, ma anche l’incontro diretto con le culture straniere. Perciò una società civile attiva deve porre il principale accento sul proprio comune come unità di base dell’agire sociale in libertà. La discussione sulla società civile non sarebbe scoppiata in modo tanto veemente, se i nostri comuni funzionassero nella maniera in cui sono stati concepiti nella costituzione. Idealmente rappresentano il primo spazio in cui si incontrano i cittadini e il settore pubblico, in un contesto di autonomia amministrativa e attuativa. I comuni attualmente si sono estraniati dalla propria missione. Infatti, non è possibile risolvere i problemi sociali della nostra convivenza soltanto attraverso la vecchia politica distributiva e una grande burocrazia. La crisi dello stato protettore ha costretto i comuni a operare prevalentemente come officine di riparazione per le disfunzioni sociali. È un compito gravoso perché, anche per la politica legislativa del governo centrale, oggi sono finanziariamente dissanguati. Afflitti dal panico della non pagabilità delle prestazioni


21 obbligatorie per legge, i comuni stanno moltiplicando il clima nazionale di rassegnazione. Invece dovrebbero fungere da agenzie di incoraggiamento della società civile. La capacità di organizzazione La società civile ha bisogno di comuni forti che possiedano capacità organizzativa da utilizzarsi sul loro terreno originario: urbanistica, assetto territoriale, tutela dei monumenti, regolazione della circolazione, creazione di luoghi per la ricreazione e lo sport, orgogliosa competizione delle città intorno ai fari della cultura. Per questo sarà necessaria una riforma delle finanze comunali e un trasferimento dei doveri dello stato sociale in base al principio di colui che causa i problemi. I comuni forti avranno un grande interesse a spartire progressivamente i loro compiti con gli interlocutori civili. In questo caso la partecipazione civile può realizzarsi in modo innovativo, senza mettere in discussione la democrazia rappresentativa a livello di principi. Il federalismo come presupposto per uno stato forte Chi voglia rafforzare gli spazi regionali ristretti, i comuni, deve rafforzare anche il federalismo. È questo il principio politico con il quale è possibile conciliare la varietà e l’unità. Una struttura federale ben funzionante è anche il presupposto perché uno stato forte possa concentrarsi a vari livelli sulle sue funzioni centrali in modo efficiente e mirato. Perciò abbiamo bisogno di un riordinamento completo della distribuzione delle funzioni tra stato centrale, regioni e comuni. I compiti devono essere distribuiti in modo tale che possa svilupparsi una competizione delle idee e delle iniziative e che si possano realizzare le riforme necessarie in modo più spedito e convincente. Per il federalismo e la società civile attiva è ugualmente importante che i processi decisionali politici siano più trasparenti e che le responsabilità e i compiti politici nonché le competenze finanziarie ai vari livelli siano assegnati in modo più chiaro. Ciò non dovrà escludere la necessaria perequazione solidale tra i diversi gradi di efficienza. Dovrà trattarsi,

comunque,

di

un

processo

che

responsabilità e non voglia livellare ogni cosa.

non

indebolisca,

che

non

cancelli

le


22

L’Europa L’applicazione coerente del principio di sussidiarietà in uno stato federale che sia vicino ai cittadini, per noi rappresenta anche l’irrinunciabile strategia futura per la strutturazione dell’Europa unita. Il rafforzamento della società civile in un’Unione approfondita non è una “questione tedesca” e la trasposizione della sussidiarietà non deve più essere attuata solo dallo stato nazionale. È giusto ciò che disse Hermann Lübbe, e cioè che “un’Europa futura deve essere organizzata in modo altamente federale o non si compierà affatto.“ Perciò delle condizioni generali di una società civile attiva fa parte anche una politica dell’Europa che punti su comuni forti, evitando il centralismo, il burocratismo e l’accanimento normativo.

7. Conclusioni Appianare la strada verso la società civile! Chiunque voglia la società civile, dovrà aiutarla a montare in sella. Come la società borghese tradizionale alla fine del 19° secolo è stata promossa attraverso grandi programmi di codificazione giuridica – ad esempio, il codice civile – così la società civile del futuro necessita di un’assistenza legislativa. È necessario valutare le forme giuridiche attuali (ad esempio, le questioni inerenti alle assicurazioni e alla responsabilità, la normativa che disciplina le associazioni e le fondazioni, la normativa tributaria) per verificare se sia adatta alle forme di vita della società civile o se non sia, invece, un impedimento in questo senso. Sono anche necessari la fantasia e uno sguardo curioso da gettare oltre i confini nazionali, alla ricerca di modelli già funzionanti di società civile. Ad esempio, nei Paesi Bassi vige un sistema scolastico prevalentemente privato, ma caratterizzato da un sistema di valutazione rigoroso. Abbiamo bisogno di un complesso di forme giuridiche civili comprensibile a tutti e insieme di un processo funzionante di riconoscimenti e autorizzazioni per far venir voglia alle persone di avere il coraggio di passare dall’oggetto dello stato all’organizzatore autonomo. Coraggio e decisione Ma occorre soprattutto coraggio e risolutezza nel senso di una “responsabilità al cambiamento“. Sarebbe irresponsabile e immorale nei confronti delle generazioni future dire “continuate così!” in considerazione della desolante situazione di bilancio. La costruzione di una società civile forte deve, quindi, diventare il grande compito generazionale del 21° secolo.


23 E, infine, occorre anche essere fiduciosi. Sopra una porta della città di Brema si legge la scritta: “Gli stati, oltre a Dio, non hanno una protezione più sicura della virtù dei loro cittadini.” In passato non sono mancati gli esempi di tale virtù. Dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo ricostruito il nostro Paese rendendo possibile l’unità della Germania nella libertà. Il civismo non è una virtù perduta. È a questo che dobbiamo attaccarci. Per l’utilità nostra e per quella di coloro che verranno dopo di noi.


24 L’autore

Dr. Wilhelm Staudacher Wilhelm Staudacher è Direttore della Rappresentanza della Fondazione Konrad Adenauer a Roma. Dopo aver studiato Giurisprudenza presso l’Università di Würzburg, ha diretto dal 1973 al 1979 a Monaco di Baviera l’Istituto per la promozione degli studenti dotati della Fondazione Adenauer. In seguito fu Amministratore Delegato del gruppo di lavoro evangelico della CDU/CSU, Direttore dell’Ufficio politico principale della sede nazionale della CDU, e dal 1993 al 1994 Amministratore Delegato della CDU della Germania. Dal 1994 al 1999 fu Segretario di Stato alla Presidenza della Repubblica. A partire dal 1999 e fino all’ estate del 2008 Wilhelm Staudacher ha ricoperto il ruolo di Segretario Generale della Fondazione Konrad Adenauer.


Volume 3 - La società