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RACCONTI LA PRIMA PARTE DI BAGHERIA MORÌ ALL'IMPROVVISO Anno XI n. 81 Febbraio 2009

€ 1,50

NUOVO di Bagheria e dintorni

Politica Parla l'Onorevole Giammanco

Attualità A chi intitolare lo Stadio Comunale?

Attualità La nostra intervista a Tornatore su Baarìa

Bagheria in aumento l'uso di droga fra i giovani

Corso Umberto I° 100 tel.091905708 BAGHERIA


Mineo Gioielli Non sappiamo cosa ci riserva il Futuro... Ma sappiamo che vi ci porteremo con Eleganza!

VIA FLAVIO GIOIA, 3 BAGHERIA (PA) TEL. 091962313


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SOMMARIO

6-8 10 12 16 17 9 18 19 20 21 22 24 25 26

Secondo me di Michele Balistreri E' successo nei giorni scorsi... Di mafia si può anche ridere di Marina Mancini 100 anni fa nasceva il futurismo di Antonino Russo Giovanni Girgenti di Pino Speciale L'atelier di Arrigo Musti Le opere di Orobello a Palermo di Pippo Ferrante Contenitore Contenuto di Filli Cusenza Brevi cultura

In aumento l'uso di droghe fra i giovani Operazione antidroga a Bagheria Nostra intervista a padre Salvatore Lo Bue di Martino Grasso Il sabato andiamo a pregare di Ivan Barone

L'onorevole Gabriella Intervista a Gabriella Giammanco a otto mesi dall'elezione alla Camera dei Deputati di M.G.

A chi intitolare lo stadio comunale? Nelle ultime settimane è scoppiata la polemica a chi dedicare lo stadio di Giuseppe Martorana

"Baarìa pronto entro l'anno" Giuseppe Tornatore parla dell'ultimo film girato a Bagheria e in Tunisia di Antonella Folgheretti

Arte o Inciviltà? A Bagheria sono aumentate a dismisura le scritte sui muri di Paola D'Amico

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Libri di Marco Pomar Cinema di Marina Galioto Il racconto di Tonino Pintacuda Sarà restaurata la torre di Casteldaccia A Santa Flavia torna Lo Buglio Contivatore diretto 2.0 di Pippo Ferrante Intervallo L'Oroscopo

Società Editrice Associazione R. T. Ficarazzi Canale 8 - Ficarazzi (PA) Direttore Responsabile Michele Manna Responsabile di Redazione Martino Grasso Progetto Grafico, Copertina e Impaginazione Massimo Di Salvo Editorialista Antonino Russo Opinionista Michele Balistreri Redazione Martino Grasso, Margherita Di Fiore Testi di Ivan Barone, Filli Cusenza, Paola D'Amico, Massimo Di Salvo, Pippo Ferrante, Antonella Folgheretti, Marina Galioto, Martino Grasso, Marina Mancini, Giuseppe Martorana, Tonino Pintacuda, Marco Pomar, Antonino Russo, Pino Speciale, Paolo Zarcone. Fotografie Angelo Restivo, Giuseppe Fricano, Massimo Di Salvo Redazione e Uffici pubblicitari Via C. Monteverdi, 14 - 90011 Bagheria (PA) | 091934586 - 3391962274 martinogra@hotmail.com - info@massimodisalvo.com Stampa Creative Sicilia


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EDITORALE

Il 2009 di Bagheria l 2009 è l'undicesimo anno in cui l'Approfondimento entra nelle case dei bagheresi. 11 anni trascorsi fra soddisfazioni e difficoltà. Le soddisfazioni sono quelle di un giornale che ha spesso incontrato i favori del pubblico e le difficoltà sono invece legate ad una crisi economica che ha investito, ovviamente, anche il nostro settore. Ma partendo dalle difficoltà abbiamo deciso di puntare sul nostro prodotto, convinti come siamo, che l'informazione sia alla base di un popolo civile e democratico. Per questo motivo, il numero che avete in

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mano, è ricco di novità. Innanzitutto in relazione alla nuova veste grafica, grazie in primo luogo alla collaborazione, molto preziosa, del grafico Massimo Di Salvo, che ha studiato un nuovo "vestito" per il giornale. L’Approfondimento da ora in poi sarà completamente a colori e avrà un nuovo formato. E poi, l'aspetto più importante, il giornale cambia nei contenuti. Abbiamo deciso di allargare il gruppo di collaboratori che fin da questo numero è si è arricchito di molte nuove firme, tutte prestigiose, altre invece sono tornate. Tutto ciò al fine di offrire ai nostri lettori un

di Martino Grasso

prodotto più variegato possibile e soprattutto entrare e approfondire i fatti che Bagheria e i paesi limitrofi ci offrono ogni giorno. Un modo utile per metterci al servizio della collettività. La nostra speranza è che questo nuovo prodotto possa piacere e lo scopriremo presto, grazie al responso che i lettori, i nostri unici "padroni", ci daranno.

Quando le vacche sono magre

di Antonino Russo

Quando le vacche sono magre c’è meno carne per tutti. Certo quando uno è abituato ad avere tutto, le rinunce risultano dolorose, ma bisogna fare di necessità virtù. Da diverso tempo ormai la parola “risparmio” era sparito dal nostro vocabolario. Sarebbe ora di rimetterla al suo posto, almeno fino a quando le cose ritorneranno come prima. Io spero tanto che non tornino i tempi in cui quelli della mia generazione erano costretti a risvoltare i cappotti, ma evitare qualche spreco non dovrebbe comportare un sacrificio insopportabile. Adesso sarebbe fuori luogo fare qui un elenco di spese da evitare o limitare: ognuno di noi conosce bene quali sono le sue priorità e quali le spese che può evitare o rimandare a tempi migliori. Ci rendiamo conto che questo che stiamo facendo è un discorso antipatico. Sappiamo bene che invitando le persone a limitare le spese rischiamo di danneggiare alcuni negozianti: ed è per questo che non stiamo nominando alcun prodotto. Ma non essendo noi in grado di moltiplicare gli euro che abbiamo in tasca, una qualche regolata ce la dobbiamo dare. E’ ovvio che chi possiede qualche euro in più fa bene a spenderlo: è sempre moneta che circola, per dare una boccata d’ossigeno alla anemica economia. Non vogliamo, però, iniziare l’anno nuovo con una nota di pessimismo. Speriamo che arrivi da qualche latitudine una ventata nuova, capace di riequilibrare il nostro tenore di vita. Finché c’è vita c’è speranza!

Il taccuino di Bagheria* Dicembre 2008

Maschi

Femmine

Totale

Popolazione

27.129

28.694

55.823

Nati

32

50

82

Morti

31

22

53

*Dati forniti dall'Ufficio Statistiche del Comune di Bagheria


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PRIMOPIANO di Martino Grasso

In aumento l'uso di droghe fra i giovani A Bagheria sono numerosi i minorenni che ricorrono agli stupefacenti soprattutto durante i fine settimane

l punto di riferimento era via Mattarella. Una delle strade più frequentate era il centro nevralgico di spaccio e smercio di cocaina, hashish e marijuana. Difficile da credere, ma in base all’operazione effettuata dai carabinieri alla fine del mese di gennaio, i dubbi sono pochi. Sempre secondo il resoconto dei militari avevano creato una efficientissima catena di distribuzione al dettaglio, messa in piedi soprattutto nei fine settimana, attirando acquirenti di giovane età, molti dei quali minorenni. E proprio dallo strano flusso di ragazzi, notato dai militari, molti dei quali fermati, controllati e trovati in possesso di stupefacenti di vario tipo, sono nati i primi sospetti che hanno consentito di avviare una complessa indagine e risalire ai sei giovani finiti in manette nell’operazione denominata

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“risveglio”. L’operazione è durata sei mesi, coordinata dal sostituto procuratore Emilio Pisante della Procura della Repubblica di Palermo, che ha progressivamente stretto il cerchio intorno al gruppo di spacciatori. Per i carabinieri “a tenere le fila dello spaccio le sei persone che, attratte dal facile guadagno, avevano realizzato una piazza di spaccio nel centro abitato di Bagheria, posizionandosi nei pressi dei luoghi di maggiore richiamo e aggregazione per i giovani del luogo e del circondario che, soprattutto nei fine settimana, popolavano la centralissima via Mattarella, nota strada cittadina, caratterizzata dalla presenza di numerosi locali, tipo pub, gelateria, bar e pizzerie.” Per i carabinieri gli indagati, oltre ad aver realizzato un sistema di vedette per rendere

impermeabile l’attività di spaccio ai controlli di polizia, nel momento in cui percepivano una maggiore pressione da parte delle forze dell’ordine, abbandonavano gli angoli di strada per effettuare una sorta di consegna “porta a porta” degli stupefacenti, mediante l’utilizzo di scooter e moto che, sfruttando il traffico, sfuggivano alle pattuglie, sorta di pony express della droga. Per non insospettire gli spacciatori, i carabinieri, si sono vestiti da venditori ambulanti o da sportivi, in tenuta da jogging, intenti a correre, e così hanno frequentato la via Mattarella, dove, senza essere notati, hanno documentato l’attività di spaccio che si svolgeva tra i cittadini, intenti nelle loro attività quotidiane, trovando copertura nella confusione del traffico e del passeggio. In questo contesto cittadino, sempre secondo il racconto dei carabinieri, colpisce come gli spacciatori, agli angoli delle strade, si comportavano in maniera assolutamente naturale e serena, scambiandosi e, addirittura, consumando droga. L’operazione del 29 gennaio fa il paio con quella messa a segno a Casteldaccia qualche mese prima. Due operazioni che non possono non accendere un campanello d’allarme su Bagheria e le zone limitrofe sulla vita che conducono i giovani.

"Vanno aiutate le famiglie, ma il Comune da solo non ce la fa" Ha destato parecchio scalpore in città l’operazione che ha portato all’arresto di 6 giovani che spacciavano droga in una delle zone più frequentate di Bagheria, come la via Mattarella. A preoccupare è anche l’elevato numero, almeno 40, dei giovani minorenni individuati come assuntori di sostanze stupefacenti, fra cui cocaina, hashish e marijuana. E non può essere un’attenuante che l’uso della droga era “limitato” al fine settimana. Sull’operazione è intervenuta l’amministrazione comunale di Bagheria. “Da parte nostra -dice l’assessore alle politiche sociali del comune, Filippo Tripoli- at-

tenzioneremo il problema, convinti però che il comune da solo non può dare delle soluzioni. Credo che occorra una collaborazione fra comune, Asl, scuole e famiglie. Questa notizia desta moltissime preoccupazioni.” L’amministrazione ha pronto un progetto destinato alle famiglie. “Nei prossimi giorni -continua l’assessoreavvieremo un centro denominato “spazio famiglia” che prevede uno studio sui disagi all’interno dei nuclei familiari. Molte situazioni, infatti, scaturiscono da situazioni familiari difficili. Non va inoltre dimenticata la mancanza di lavoro, spesso alla base di drammi che sfociano con la dipendenza di droghe. Il co-

mune non può offrire lavoro. La crisi occupazionale ha raggiunto livelli drammatici. Credo che occorra la collaborazione fra tutti”.


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L’Italia è il terzo Paese europeo per consumo di cocaina E’ quanto emerge da uno studio pubblicato dalla Commissione europea. Per quanto riguarda invece il consumo di cannabis, l’Italia è in quarta posizione sui 27 paesi dell’Unione europea, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Francia. Per quanto riguarda il consumo di ecstasy, l’Italia è al terz’ultimo posto. Lo studio, si basa su persone di età compresa tra i 15 e i 34 anni, ed è stato pubblicato in occasione della presentazione del nuovo piano d’azione Ue per contrastare il consumo di stupefacenti nello spazio dei Ventisette. Il progetto, illustrato a Bruxelles dal commissario europeo per Giustizia, Libertà e Sicurezza Jacques Barrot, punta soprattutto a rafforzare la cooperazione tra Stati membri e

a ridurre offerta e domanda di stupefacenti. “In Europa si contano due milioni di persone con seri problemi di tossicodipendenza: è giunto il momento di sensibilizzare i gruppi vulnerabili, i giovani in particolare, sui rischi legati al consumo di droga” afferma Barrot. “Grazie all’alleanza europea contro la droga - prosegue il commissario - i cittadini europei saranno chiamati a svolgere un ruolo attivo, ad esempio informando e facendo conoscere le iniziative di successo finora realizzate”. Stando ai dati più recenti, il consumo di eroina, cannabis e droghe sintetiche si è stabilizzato o è diminuito mentre aumenta negli Stati membri il consumo di cocaina. Nell’Unione, si stima che il numero totale dei consumatori regolari o occasionali di droghe ammonti a 70 milioni per la cannabis, ad almeno 12 mi-

lioni per la cocaina, a 9,5 milioni per l’ecstasy e a 11 milioni per le anfetamine, mentre sono almeno mezzo milione coloro che ricevono ufficialmente un trattamento sostitutivo al consumo di droghe quali l’eroina. Nell’Ue si registrano circa 7.500 morti all’anno per overdose.

"I genitori devono parlare con i figli" Parla padre Salvatore Lo Bue direttore del centro di recupero "Casa dei giovani"

“La situazione che stiamo vivendo non è dettata da un’emergenza ma è costante. La droga fa parte della nostra esistenza e i genitori se ne rendono conto solo quando le forze dell’ordine riescono, per fortuna, a beccare gli spacciatori.” A parlare è Padre Salvatore Lo Bue, direttore, da oltre venti anni, del centro terapeutico della casa dei giovani. Il direttore della casa dei giovani commenta senza mezzi termini il fenomeno droga, soprattutto fra i minori, venuto fuori dall’operazione della fine di gennaio a Bagheria. “L’allarme scatta sempre quando le forze dell’ordine fanno un’operazione. Quando non avviene niente la gente si illude che tutto è tranquillo. Ma non è così. C’è una forte consumo di droghe, non solo a Bagheria. Le droghe leggere e la cocaina si stanno diffondendo in maniera preoccupante, non solo nelle fasce più basse. Dal punto di vista statistico abbiamo due estremi: uno riguar-

da i giovanissimi e l’altro persone oltre i 40 anni.” Cosa possono fare le famiglie? “Le famiglie non devono illudersi che i loro figli sono immuni alle droghe solo perché in famiglia non ci sono situazioni drammatiche. Il figlio o la figlia possono essere dei bravi ragazzi e contemporaneamente, nei momenti di difficoltà, possono cedere all’offerta che viene loro fatta, soprattutto in situazioni di vuoto e di noia. Queste situazioni non sono eccezionali.” Come un genitore può accorgersi che suo figlio fa uso di droghe? “I campanelli d’allarme sono difficili da individuare. Alcune droghe creano situazioni di apatia, disaffezione per le persone e l’impegno di studio e lavoro. Altre creano situazioni di iperattività. Nei momenti di astinenza possono apparire dei tic. La cosa principale da dire alle famiglie è che un genitore deve avere un dialogo con i figli. Il dialogo che non si cerca solo quando ci si preoccupa, ma tutti i giorni. Occorre avere uno scambio di idee e di opinioni sul mondo, la realtà e la politica. Non si deve dare ai ragazzi una vita preconfezionata. Non si deve pensare che tutto va bene se un genitore non fa mancare niente di materiale, come soldi, macchina etc. Questo non basta per

colmare le esigenze. Un ragazzo ha bisogno di affetto. Occorre dialogo e non silenzio. Il silenzio è sinonimo di palude. Ma la vita dei genitori deve essere ricca e piena di speranza, proiettata all’esterno.” Possiamo dire che non esiste differenza fra droghe leggere e pesanti? “Ormai questa affermazione non esiste più. Adesso si parla della quantità di principio attivo presente nella sostanza che determina la pericolosità della dipendenza. Non si deve criminalizzare l’uso sporadico dello spinello, così si evita che il soggetto possa sentirsi ai margini e autopercepirsi diverso o drogato. Le emozioni non possono essere supportate e create da uno stimolo fisico-chimico e non basta insegnarlo, bisogna dimostrarlo. E lo si fa con la vita. Dobbiamo riesaminare la nostra vita di adulti. Occorre un controllo maggiore su quello che fanno i giovani e riproporre valori che prima devono essere vissuti.” Padre Lo Bue infine ha annunciato di avere chiesto al comune un incontro tra assessorato servizi sociali, operatori del centro di accoglienza, forze dell’ordine, operatori del Sert per studiare attività di prevenzione capillare che vada in profondità.


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PRIMOPIANO

"Noi il sabato andiamo anche in Chiesa" I giovani della parrocchia San Pietro, dopo la cena in pizzeria con gli amici, passano un po' di tempo in Chiesa per rendere grazie a Dio

di Ivan Barone

a sempre il sabato sera è considerato il momento di riposo dopo una settimana lavorativa o scolastica, nonchè l'occasione per svagarsi e incontrare gli amici. Un momento che soprattutto i giovani ritengono di grande importanza. Ultimamente però il sabato sera ha perso il suo significato iniziale di momento di sano svago giovanile e ha cominciato a divenire sempre di più uno spazio di libertà per darsi al divertimento sfrenato e allo "sballo". Infatti il "programma-tipo" del sabato sera, all'insegna della trasgressione tra giovani, preve-

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de discoteca, alcool e, sempre più spesso, droghe (leggere o pesanti che siano) al solo scopo di "sballare" e andare fuori dalle regole senza motivo alcuno. Detto questo, sembrerebbe assurdo, in una città come Bagheria, proporre ai giovani uno spazio di preghiera proprio il sabato sera prima di tornare a casa dopo l'incontro con gli amici e la cena in pizzeria. Inoltre l'apertura della chiesa alle undici di sera era sembrata agli scettici uno spreco inutile di tempo e energie. Però l'iniziativa alla chiesa di S. Pietro è stata accolta e portata avanti, riscuotendo un buon successo, soprattutto tra i giovani che, a volte con i genitori, si sono ritrovati insieme a pregare nella cappella della chiesa per rendere grazie a Dio per la giornata trscorsa. L'esperienza inoltre è stata arricchita dall'uso di contenuti multimediali, inneggianti agli ideali propri dei giovani come l'amore, la pace e la giustizia. Il fatto che questo momento di preghiera, collocato proprio il sabato sera

alle undici, sia stato condiviso da famiglie al completo, dimostra che la famiglia è ancora al primo posto tra le priorità dei giovani, e quindi che noi ragazzi non abbiamo subordinato l'importanza del nucleo familiare allo svago di una sola serata. Inoltre si precisa che l'esperienza della preghiera al sabato sera non vuole essere alternativa ad altre esperienze, al contrario è stata pensata di proposito per chi, o concludendo la serata o volendola protrarre, riesca a conciliare il bisogno di svago con quello spirituale. Quindi la preghiera non toglie tempo ai normali bisogni dei giovani, ma li arricchisce, in maniera del tutto libera e spontanea, componendo il rapporto tra l'uomo cosciente dei propri bisogni e Dio che ascolta. Pertanto si spera che l'esperienza possa continuare e che, sempre mantenendo i suoi caratteri cristiani, possa portare sempre più giovani alla preghiera e alla ricerca interiore.

I TUOI SOGNI, LA NOSTRA TRASPARENZA.

CESSIONE QUINTO DELLO STIPENDIO E DELEGA DI PAGAMENTO

SUB AGENZIA DI BAGHERIA Responsabile di zona Massimo Tomaselli Sede: Via Cesareo, 32 - tel. e fax 091903158 BAGHERIA


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SECONDOME di Michele Balistreri

Fondi 2007/2013 Ultima chiamata per l'Amministrazione Comunale ritardi accumulati dall’amministrazione bagherese riguardo alla programmazione dei fondi 2007/2013 questa rubrica li ha evidenziati in tempi non sospetti a far data già dalla fine del 2006, quando cominciava a prendere corpo e sostanza le linee guida dei documenti di programmazione strategici. L’emblema della lentezza e della negligenza e della superficialità che ha contraddistinto l’atteggiamento dell’Esecutivo cittadino è costituito dall’iter d’elaborazione del Piano Strategico Territoriale. Anche se non nasce da un obbligo di legge, il piano strategico è lo strumento che è stato individuato a livello comunitario e nazionale (delibera CIPE n. 20/04) per definire strategie partecipate di sviluppo locale sostenibile dei territori, nella nuova fase di programmazione 2007-2013. La definizione di questo fondamentale documento di programmazione va inserito in un quadro di progressivo decentramento di funzioni alle regioni ed ai comuni, verso una prospettiva di sussidiarietà e compiuto federalismo. Le nuove strategie di sviluppo sostenibile dei territori, difatti, necessitano di partecipazione nelle scelte strategiche e di una visione condivisa dello sviluppo. Il piano strategico si concentra in particolare sugli interventi ritenuti strategici, come, per esempio: la condivisione e l’integrazione delle finalità dei progetti a vari livelli, il coordinamento fra le istituzioni interessate, non dimenticando la questione fondamentale del reperimento delle fonti di finanziamento. E’, in definitiva, il disegno politico dello sviluppo sostenibile di medio-lungo periodo coinvolgendo nel processo decisionale gli operatori privati e la società civile, tramite la promozione di reti d’alleanze e di cooperazione tra città e tra territori promuovendo la competitività e l’attrattività del territorio, valorizzandone le risorse e le opportunità. Compito peculiare è costruire reti di cooperazione. Il piano strategico, in definitiva, disegna il futuro del territorio mettendo in rete gli attori; nasce e si attua dal basso e non viene imposto. La sua funzione non si esaurisce con la predisposizione di un documento di piano, ma continua per tutto l’arco temporale di attuazione, attraverso il

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monitoraggio del percorso di attuazione E’ uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo della pianificazione territoriale questo significa, che il piano strategico non è un p.r.g., non impone vincoli, ma definisce la cornice strategica a cui dovranno rifarsi con coerenza gli indirizzi per i futuri piani urbanistici e per i piani di settore. Da questa sintesi si evince il ruolo fondamentale che riveste per una comunità l’adozione di tale strumento, la cui efficacia deriva dalla procedura d’esecuzione e di coinvolgimento, che non è un atto formale o un semplice adempimento tecnicoamministrativo, ma misura il reale grado di maturità di un territorio e dei suoi attori locali ed istituzionali nell’attuazione di una piena e reale condivisione e compartecipazione alla stesura. Per poter sfruttare pienamente le occasioni che i fondi strutturali concederanno al nostro territorio sarà fondamentale la dotazione di un valido Piano Strategico Territoriale. L’impressione che abbiamo maturato è che Bagheria abbia registrato colpevolmente dei ritardi e delle omissioni e riteniamo che la mancanza di risorse economiche a cui si fa risalire la mancata redazione ed adozione secondo i criteri sopra esposti, costituisca un alibi debole. Organismi e soggetti istituzionali dotati di sensibilità sulla materia, affidabilità ed autorevolezza, avrebbero supplito alla mancanza di fondi, convocando intorno ad un tavolo le migliori professionalità e ri-

sorse umane del territorio e su un strumento strategico per la crescita e lo sviluppo della comunità, ritengo, vi sarebbe stata un’adesione convinta e motivata. Vedremo come ci si adopererà per colmare i ritardi accumulati, nell’attesa che i complementi di programmazione che i collaboratori del Presidente della Regione Lombardo stanno definendo, rendano operativi gli strumenti già approvati dall’UE. Valuteremo l’indispensabile valore aggiunto che l’ingresso in giunta dell’UDC, produrrà sull’azione politica della Giunta, con l’auspicio che Bagheria non perda l’appuntamento con l’ultima chiamata del treno dello sviluppo. E se è vero ( citando Bartolo Di Salvo; consigliere Provinciale dell’UDC ) che il Sindaco, nello svolgimento delle sue funzioni deve interpretare le esigenze della propria cittadinanza, dando risposte alle esigenze di miglioramento della qualità della vita, garantendo indirizzi di sviluppo che privilegino il raggiungimento del bene comune, adoperandosi perché i bisognosi, gli ultimi possano nutrire una speranza di miglioramento, riteniamo, che, Sciortino, sui temi dello sviluppo, sia obbligato a svolgere un ruolo incisivo e determinante. Altrimenti in una realtà altamente depressa economicamente e socialmente come Bagheria, la politica rischia di rimanere sola testimonianza d’impotenza, senza interpretare le esigenze e le speranze di cambiamento e di progresso.


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L’INTERVISTA di Martino Grasso

L'Onorevole Gabriella, bagherese a Roma Intervista a Gabriella Giammanco, prima donna di Bagheria eletta al Parlamento Italiano lta, giovane, bella e… onorevole. Gabriella Giammanco, 30 anni, da otto mesi è il primo deputato nazionale donna della storia di Bagheria. Giornalista professionista, laureata in scienze politiche, si sta facendo strada nel difficile mondo della politica, da sempre caratterizzato dai maschi. Onorevole Giammanco, com’è il bilancio di questi primi 8 mesi di parlamentare? “E’ un bilancio positivo. Ho avuto belle soddisfazioni, riscontri da parte dei colleghi ma anche della gente che mi conosce e mi segue. Ricevo molte mail riguardo le iniziative che porto avanti.” Essere chiamata onorevole le fa piacere o la imbarazza? Né l’uno né l’altro. Preferisco essere chiamata Gabriella” Cosa ha fatto e cosa intende fare per Bagheria? “Vorrei si potesse realizzare un progetto culturale che ho presentato al ministro Bondi. Non ne voglio parlare per scaramanzia. Poi ho parlato con il sindaco Sciortino e stiamo lavorando per poter realizzare un canile municipale. Gli animali sono la mia passione e mi auguro che Bagheria possa avere un canile per ospitare tutti i cani randagi.” Come nasce la sua candidatura? “La candidatura di molti giovani, uomini e donne, provenienti non

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solo dal mondo della politica ma anche delle libere professioni, si inserisce in un programma di rinnovamento e svecchiamento del parlamento italiano. Quest’esigenza era sentita non solo dal Popolo della libertà ma anche dal partito democratico. La mia candidatura s’inserisce in questo contesto. Se i vertici del mio partito hanno deciso la mia candidatura è stato sicuramente perché è stata riposta in me grande fiducia, fiducia che non voglio disattendere lavorando seriamente”. Lei era al 15° posto nella lista, pensava che sarebbe stata eletta? “Mi piace stare con i piedi per terra, come mi ha insegnato mia madre. Non faccio quasi mai progetti a lungo termine, amo vivere alla giornata e ciò che di positivo mi dà la giornata che sto vivendo. Mi sono impegnata molto nella campagna elettorale per contribuire al successo del mio partito. E’ stata una bella avventura, anche se si fosse conclusa senza la mia elezione sarebbe stata comunque un’esperienza positiva. Ho vissuto intensamente quei momenti senza mai pensare al dopo”. Sarebbe stata eletta se la gente avesse dovuto esprimere una preferenza?

Gabriella Giammanco “Berlusconi è una persona splendida non soltanto come politico ma anche dal punto di vista umano”

“Sarebbe stato molto più complicato. Se avessi avuto un buono sponsor politico alle spalle, come succede nella maggior parte delle campagne elettorali, l’iter si sarebbe potuto semplificare. Sono consapevole di essere stata fortunata, il gioco delle coincidenze mi ha portato dove sono. Non ne ho fatto mai un mistero. Sono, comunque, soddisfatta delle scelte che ho fatto in passato perché hanno mi hanno spianato la strada e mi hanno portato a bei traguardi, ho sempre lavorato e studiato, ho fatto grandi sacrifici quando ho deciso di trasferirmi a Roma per fare la giornalista”. Si sente un politico per vocazione o per caso? “All’inizio sicuramente per caso, essendo una giornalista professionista. Il mio lavoro era un altro. Adesso, giorno dopo giorno, assaporo il gusto di ritrovarmi in questa esperienza. Amo quello che faccio e mi piace impegnarmi in ciò a cui credo. La politica deve migliorare la vita dei cittadini. Penso che questa sia una grande responsabilità ed è bello fare qualcosa di positivo per gli altri.”


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Che rapporto ha con Berlusconi? “Come tutti i deputati del Pdl ho un bellissimo rapporto. E’ una persona splendida non solo come politico ma anche dal punto di vista umano. Ha grandi valori e un gran cuore.” Nella prima seduta parlamentare lei è stata protagonista di uno scambio di “pizzini” con Berlusconi. Cosa si sente di aggiungere a quella storia? “Credo che sia una storia priva d’importanza. Se ne è parlato tanto ma troppo spesso si da attenzione a gossip inutili che non portano a niente.” Quando è a Roma cosa le manca di Bagheria? “Innanzitutto la mia famiglia. E poi il mare, i paesaggi stupendi di Bagheria che ha una posizione eccezionale e rara da trovare nel mondo. Mi mancano le mie amiche di infanzia. Ci sentiamo telefonicamente e quando ritorno ci incontriamo.” Quando viene a Bagheria cosa fa? "La prima cosa che faccio è tornare a casa per essere sicura che nulla è cambiato. Ritrovare il mio focolare domestico e da questo essere rassicurata. Mi sento fortunata perché i miei cari mi sono vicini.” Quando va in giro per Bagheria la gente cosa le dice? “La gente, apparentemente, è contenta. Mi fa gli auguri, si congratula… mi fa piacere” Nel suo futuro c’è il giornalismo o la politica? “Non mi pongo il problema. Se ci sarà la politica sarò contenta ma se tornerò a fare la giornalista lo sarò altrettanto. Vivo nel presente e cerco di fare del mio meglio come deputata”. Lei è risultata il deputato più presente in assoluto in Parlamento. “E’ una bella soddisfazione. Fa capire che sto andando nella direzione giusta.” Che proposte di legge ha presentato finora? “La prima è relativa alla graduale dismissione dell’utilizzo degli animali da parte dei circhi. Questa proposta ha avuto un’eco mediatica molto importante, ne hanno parlato i quotidiani e i principali tg nazionali, come il tg5 e il tg2. Ho ricevuto centinaia di mail e grandi riconoscimenti dalle associazioni a tutela degli animali, tra cui la LAV e l’ENPA. Un’altra proposta di legge prevede disposizioni tributarie a

“Sono una privilegiata, ringrazio Dio e me stessa perché ho sempre lavorato” favore dei coniugi a cui non è stata assegnata l’abitazione principale in caso di divorzio. La proposta prevede agevolazioni fiscali per acquistare o affittare una seconda casa, dato che i divorzi stanno creando nuove sacche di povertà. Questa proposta aiuta indirettamente anche i figli delle coppie che si separano, perché mira a far preservare ai genitori l’indipendenza necessaria a svolgere l’importante ruolo che rivestono. Solo in un ambiente sicuro e rasserenante come la propria casa è possibile vivere a pieno, con i figli, il ruolo del genitore. La terza proposta di legge riguarda l’introduzione dell’accusa di omicidio preterintenzionale per chi provoca la morte in incidenti stradali guidando in stato d’ebrezza o dopo aver assunto sostanze stupefacenti. La pena per chi provoca incidenti mortali, mettendosi alla guida in tali condizioni, deve essere maggiore rispetto a quella attuale, anche per dare una risposta alle famiglie delle vittime della strada che chiedono maggiore giustizia. Lei ha fatto parte del comitato dei nove, che in Commissione Cultura e poi in Aula, ha seguito l’iter legislativo della riforma della scuola. Un punto di forza della legge e un lato negativo? “Con questa riforma si va finalmente verso una razionalizzazione della spesa. Il sistema scolastico italiano è caratterizzato da molti sprechi e da una gestione troppo allegra del danaro pubblico. Stiamo attraversando un periodo di crisi economica globale e non possiamo più permetterci un sistema che funziona in questo modo. Con il maestro prevalente si preserverà la qualità dell’insegnamento, verranno valorizzate le risorse umane premiando gli insegnanti più meritevoli e si ridarà prestigio e dignità a questa nobile professione.

Non ci saranno licenziamenti e le classi con il tempo pieno aumenteranno. Tra i contro, purtroppo, l’attesa dei precari che attendono di essere assunti a tempo indeterminato. Si tratta, comunque, di una pausa temporanea, il ministero sta già valutando nuovi metodi di reclutamento. Recentemente è stata anche approvata la riforma dell’Università. Cosa ne pensa? “La riforma prevede nuovi fondi per la ricerca e per le borse di studio. In Aula ho presentato un ordine del giorno affinché il Governo s’impegni ad allargare, in modo significativo, le fasce di reddito che possono concorrere all’assegnazione delle borse di studio, in modo che un maggior numero di studenti possa usufruire di questo importante aiuto. L’ordine del giorno è stato accolto dall’esecutivo.” Quando non lavora cosa fa? “Spesso studio. Amo andare al cinema e all’opera. E quando posso mi concedo un viaggio alla scoperta di nuovi luoghi” Il libro preferito? “Vivere per raccontarla” di Gabriel Garcia Marquez.” Come si reputa come persona? "Sentimentale. Vivo i sentimenti belli o spiacevoli in maniera forte, intensa. Niente mi sfiora, tutto mi investe." Che musica ascolta? “Ho fatto danza classica per 15 anni. Amo la musica classica ma ascolto tutti i generi. Mi piace l’opera lirica, la mia preferita è la “Turandot” di Puccini.” L’onorevole Giammanco ha spazio per la vita privata? “Attualmente poco. Spero che in futuro, organizzandomi, potrò trovare il tempo anche per quella.”


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ATTUALITÀ di Giuseppe Martorana

Lo Stadio? Dedichiamolo agli sportivi del passato ull’infuocata polemica che riguarda l’intitolazione dello stadio al nostro concittadino Pasquale Alfano, credo che anch’io abbia il diritto-dovere di esprimere la mia opinione. Dico diritto-dovere perché, bene o male, per più di 25 anni mi sono interessato della nostra squadra di calcio, sia in prima persona, dal 1964 al 1968, in qualità di Commissario straordinario, sia come segretario della medesima squadra, dal 1969 al 1986. Senza contare che nel 1982 ho pubblicato il volume Storia del calcio bagherese dal 1919, anno di fondazione della prima squadra nella nostra città. Ho seguito la polemica e devo costatare che si sono dette cose sensate e non, sono stati espressi pareri favorevoli e non sulla persona di Pasquale Alfano; sono stati fatti numerosi e positivi interventi, il più delle volte, però, politicizzati. In questa vicenda solo qualcuno, inquadra sul serio il problema e afferma: “Sono convinto che sia giusto dare allo stadio il nome di uno sportivo, che abbia rappresentato la città di Bagheria per i suoi meriti sportivi, per le sue virtù di correttezza, lealtà sportiva, insomma che sia stato d’esempio per i giovani nella sua vita d’atleta”. Con Pasquale ci cono-

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scevamo sin dall’infanzia, ci davamo del tu anche perché quasi coetanei; quando fu nominato presidente della squadra, mi chiamò al telefono per affidarmi la carica di segretario. Certamente è stato sbagliato l’iter della pratica, sono convinto che i proponenti conoscessero le vicissitudini della famiglia Alfano, ma sono ancora più certo che non pensavano che quella richiesta dovesse essere accompagnata dal certificato antimafia. E qui vale la pena riferire un caso similare. Nei primi anni ’60, quando si doveva denominare la nuova scuola sorta nei rioni Mole e Lanza, fu costituito un gruppo di lavoro, presieduto da Castrense Civello, di cui facevo parte come rappresentante del Circolo di Cultura. Tra una rosa di nomi - Giovanni Girgenti, Gioacchino Guttuso Fasulo, l’educatore-sacerdote Francesco Castronovo - la maggioranza si era orientata verso quest’ultimo perché maestro e direttore didattico nella seconda metà dell’Ottocento. Ebbene, l’Amministrazione comunale, per accattivarsi la simpatia di Renato Guttuso, sacrificò il sacerdote

Castronovo e scelse il padre del grande artista bagherese, intestandogli quella scuola. Quel gruppo di lavoro, in ogni caso, aveva svolto un positivo lavoro preliminare. Anche nel caso in esame sarebbe stato opportuno nominare una commissione consultiva composta di sportivi, cittadini e politici della vecchia guardia, per cominciare a discuterne e fare i primi nomi. Tra l’altro, leggendo il mio libro, sarebbe stato possibile individuare i personaggi più idonei e con più titoli cui intestare lo stadio, stadio che ormai aspetta da cinquantasette anni per avere il nome di battesimo. Poiché questo nome gli si sarebbe dovuto attribuire a quella data, ritengo che allora ne avrebbero avuto diritto i cittadini bagheresi che elenco in ordine alfabetico: Girgenti Attilio; morto nel 1929; motivazione: giocando nel ruolo di portiere, fu colpito dal pallone in pieno petto, procurandogli gravi lesioni che determinarono la fine della sua giovane esistenza.


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E intanto la Società chiede che lo Stadio venga rimesso a posto La società sportiva del Bagheria, sulla vicenda, ha pubblicato un comunicato stampa con il quale ha chiesto che prima del nome, lo stadio necessita di una ristrutturazione globale. “Appare quantomeno grottesco che il Consiglio Comunale e l’Amministrazione di questa città abbia cura del nome da dare al comunale di Bagheria e faccia finta di non conoscere lo stato di degrado in cui lo stesso versa. I solerti consiglieri comunali, che all’unanimità hanno proposto all’Amministrazione la intitolazione dello stadio comunale, dimenticano costantemente di sollecitare la manutenzione dello stesso! Dimenticano di chiedere ragione del fatto

che, nonostante vi sia un progetto rivisto e approvato da tutti gli organi competenti e pronto per essere cantierato, l’amministrazione, che dispone dei fondi necessari già da molti anni, continua ad occuparsi di altro. Si occupa di altro, nonostante le promesse ed i buoni propositi che tutti gli anni, tutti i sindaci, i presidenti di consiglio e gli assessori al ramo espongono in occasione dell’avvio dei campionati calcistici disputati dall’A.S. Città di Bagheria. Il sindaco Sciortino, in particolare, ha più volte assunto precisi impegni mai seguiti da fatti apprezzabili. Nei fatti, invece, ed è sotto gli occhi di tutti, la tribuna è inagibile da molti anni, gli spoglia-

Gagliardo Giacomino (1910-1974); motivazione: per essere stato giocatore, allenatore, dirigente e factotum di tutta l’attività sportiva, per più di un ventennio (1930-1950). Mineo Giovanni; nato nel 1912, morto a 23 anni, l’8 febbraio 1935; motivazione: durante una gara del campionato di terza Divisione. Un avversario, da distanza ravvicinata, calciò violentemente la sfera sul suo corpo, colpendolo alla testa; morì poco tempo dopo tra atroci dolori. Negli anni ’60 si costituì un ritrovo sportivo e una squadra di calcio chiamata appunto “Giovanni Mineo” che partecipò ai campionati indetti dalla Lega Sicula (terza categoria già nel 1959-60).Peligra Pietro (1904 -1975); Motivazione: benemerito del calcio bagherese, sia come dirigente e commissario tecnico, sia come organizzatore, fino agli anni ’50. Tra l’altro convinse la famiglia Scaduto a cedere il terreno per la costruzione dello stadio. Restivo Franco (1911-1976); motivazione: in qualità di presidente della Regione Siciliana, fece ottenere il finanziamento per la costruzione dell’impianto sportivo bagherese. A questi nomi si potrebbe aggiungere quello della Contrada, dove è sorto lo stadio… e allora perché non chiamarlo Stadio Roccaforte, come i mass media qualche volta in passato lo hanno identificato? Il problema si risolverebbe nel modo più confacente al caso, evitando polemiche inutili e pretestuose. Del resto per un impianto sportivo da molti considerato fatiscente, si è già fuori tempo massimo per gratificarlo del nome di un defunto che forse si rivolterebbe nella tomba. Se poi si volesse intestare lo stadio a persone dell’ultimo cinquantennio, mi sembra

assolutamente fuori luogo che si facciano i nomi di personalità che non siano di Bagheria. Si tratta di un problema, se vogliamo considerarlo tale, di portata locale. Sono stati fatti i nomi di Beppe Montana, di Rosario Raciti, di Ninni Cassarà, tutte personalità di alto profilo che meritano ben altri altari, non quello di uno stadio che qualcuno vorrebbe addirittura smantellare per farvi un posteggio! Soprattutto non sono bagheresi. Si sono fatti anche i nomi di Vincenzo Buttitta, meglio conosciuto come “u Maiffitanu”, factotum della “Stella Rossa”, costituitasi nel 1959, di Sarino Greco (1929-1996), che si è dedicato anima e corpo nella preparazione dei giovani calciatori, senza mai chiedere o avere una lira di rimborso, e del giovane Del Castillo, morto per avere ricevuto una gomitata al collo mentre giocava; qualcuno ha fatto anche il nome di Carmelo Lo Jacono, deceduto nel 1980 all’interno dello stadio comunale, all’età di quattordici anni, quando si apprestava a tesserarsi per la Juve Bagheria… (maestromartorana@libero.it)

toi versano in situazioni imbarazzanti e sono soggetti ad allagamento tutte le volte che un acquazzone investe Bagheria e il terreno di gioco appare indegno delle ribalte sportive che, con fatica, la compagine calcistica locale va conquistando. Sarebbe il caso, quindi, che in questa città ci si occupasse più della sostanza e della tutela dei beni pubblici nell’interesse dei cittadini, piuttosto che affrontare questioni di facciata, di immagine o, peggio, provocare gravi danni appunto all’immagine di una città come Bagheria che ha bisogno di risorgere e di ritornare fiera delle proprie tante potenzialità.”

Sotto, Giovanni Mineo. In basso, a sinistra Attilio Girgenti; a destra Vincenzo Buttitta. Nella pagina accanto, esterno dello Stadio Comunale di Bagheria


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ATTUALITÀ Chiude l'associazione sulla storia di Bagheria a Villa Casaurro L'assessore Martorana: l'aiuteremo, non deve chiudere Ha deciso di chiudere entro la fine di febbraio la sede dell’associazione Bagnera ospitata all'interno di villa Casaurro. La decisione è scaturita dalla difficoltà economica ad andare avanti da parte del creatore, il fotografo Angelo Restivo. L’associazione, finora, ha avuto come unico sostenitore l’ingegnere Giuseppe Bagnera, nipote del matematico cui è dedicata. La struttura, nata 6 anni fa, ha raccolto 450 cartoline sulla storia di Bagheria, 2 mila volumi, oltre a numerosi materiali sulla storia di Bagheria come antichi attrezzi di lavoro. L’associazione ha anche messo a disposizione della troupe del film di Tornatore “Baarìa” parecchio materiale, utile per le scene.

“L’associazione -dice Restivo- sta vivendo difficoltà economiche tali da impedirne la prosecuzione”. Agli ultimi visitatori verrà donata la riproduzione di un´antica cartolina. Ma sulla vicenda si registra la posizione del comune che ha deciso di correre in aiuto dell'associazione. "Aiuteremo Restivo -dice l'assessore alla cultura Sergio Martorana- studieremo il modo ma tutta la giunta è d'accordo. Restivo ha raccolto in questi anni una serie di documenti straordinari utili per tutti".

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Bagheria, in aumento le donne La popolazione femminile bagherese è aumentata del 5,45% più degli uomini, rispetto allo scorso anno, in crescita anche la popolazione totale, passata dai 55.272 cittadini del 2006 ai 55.823 del 2008. Sono alcuni dei dati forniti dall’ufficio statistiche del comune che ha reso noti i dati dei movimenti della popolazione nel triennio 2006 - 2008. Dai grafici, si evince che la crescita della popolazione, in termini di residenti, è stata pressoché costante durante i mesi del 2008 ed ha fatto registrare a dicembre rispetto all'inizio di gennaio un aumento dello 0,43% con una presenza femminile in costante crescita. Per quanto riguarda le nascite si è registrata un’impennata durante il periodo natalizio quando si sono nati 82 bambini. A dicembre si è registrato il numero più alto rispetto ai decessi: 53 sono stati i bagheresi morti. Per quanto riguarda i nuclei familiari Bagheria sta raggiungendo quota 20 mila famiglie con un aumento pari al 1,44% rispetto allo scorso anno. E' decisamente in crescita la popolazione bagherese nel triennio 2006- 2008 con un aumento pari al + 1% mentre il dato delle famiglie residenti ha messo in risalto un + 2,87% del 2008 sul 2006. Per quanto riguarda le nascite dopo un momento di stati del 2006 e 2007 i sui dati si avvicinavano molto, si è passati al dato del 2008 che ha visto un incremento del + 9,92%. Minore l'entità dei decessi: il trend di mortalità ha fatto rilevare un + 3,20% del 2008 rispetto al 2006 pertanto il rapporto nati/morti a favore dei primi evidenzia nel triennio 2006/08 un + 28,72%. Secondo una stima dell’ufficio statistiche, per il prossimo triennio 2009/2011, in prossimità del censimento 2011, Bagheria supererà i 60.000 abitanti con circa 20.500 famiglie residenti.


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ATTUALITÀ

La maggioranza si ricompatta Il Sindaco incontra i partiti che lo sostengono dopo le richieste del gruppo misto Il sindaco Biagio Sciortino, nei giorni scorsi ,ha avviato una serie di consultazioni con i partiti che lo sostengono (Pd, Udc e liste civiche), dopo i malumori espressi dal gruppo misto, composto dai consiglieri comunali Angelo Bartolone, Nino Amato e Mimmo Di Stefano. “La verifica del percorso amministrativo a cui oggi perveniamo -sostiene il primo cittadinorafforza l'impostazione partecipata e democratica dello spirito di trasparenza e legalità del nostro progetto politico. Abbiamo ribadito la sfida di questo progetto di governo che alla luce del sole, con un'esperienza del tutto ambiziosa per una grande città, tiene dentro forze del centro-sinistra e quelle di un centro moderato.” Secondo Sciortino, da parte dei gruppi che lo sostengono c’è “unanime volontà di rafforzare i momenti strutturati di confronto e comunicazione tra la giunta ed i consiglieri nell'indirizzo costante del rispetto del pro-

gramma del sindaco. Dal confronto sereno e leale sono emerse, a distanza di pochi mesi, dall'avvio della nuovo esperienza amministrativa alcune necessità: un più ristretto ed efficace coordinamento di indirizzo politico, un miglior funzionamento della Giunta con una più precisa puntualizzazione delle competenze e una più ampia condivisione delle scelte ritenute strategiche per lo sviluppo della città”. Le forze politiche, le liste civiche ed il gruppo misto di concerto con il sindaco, hanno individuato alcuni temi su cui confrontarsi in futuro fra cui la nuova pianificazione urbanistica, la pianta organica dei lavoratori precari e part-time e la progettazione europea 2007-2013.

All'ITC VisualArt manifestazione artistico-cinematografica sulla pesca Martedì 24 Febbraio alle ore 09.30, presso l’Auditorium dell’ITC "Luigi Sturzo", in via San Ignazio di Loyola a Bagheria si svolgerà VISUALART, una manifestazione artistico-cinematografica durante la quale verranno proiettati: "Il principe azzurro", di Nico Bonomolo, adatto a spiegare, anche ai più piccoli, le principali caratteristiche del pesce azzurro, "La leggenda del pesce povero", ironico cortometraggio di Simone Catania che illustra i benefici del pesce azzurro, "Pesce povero": tesoro del Mediterraneo. Sarà presentato un video ipertestuale realizzato dalle classi V G - V I - V N dell’ITC "Luigi Sturzo". Alla manifestazione interverranno: L’onorevole Roberto Di Mauro, Assessore Regionale alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca della Regione Sicilia-

na; Maurizio Agnese, dirigente generale del Dipartimento Pesca dell'Assessorato Regionale alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca della Regione Siciliana; Salvatore Provenzani, Presidente della rete Bab el Gherib; Biagio Sciortino, Sindaco di Bagheria; Antonio Napoli, Sindaco di Santa Flavia, Salvatore Camilleri, presidente del consorzio Metropoli Est; Giuseppe Carruba, Direttore dell’U.O. di Oncologia Sperimentale presso il Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Maurizio Ascoli/ARNAS Civico di Palermo; Giuseppe Sanfilippo, Consorzio Siciliano Pesca soc. coop.; Carlo Barraco, Presidente della Lega Pesca Sicilia. Coordinerà Michele Balistreri, Presidente dell’Associazione “L’Altro Mare”.

Alessandra Iannì presidente delle Costruzioni Industriali Il consigliere comunale di Bagheria dell’Udc Alessandra Iannì, è stata nominata presidente della società Costruzioni industriali srl. La società partecipata dal comune di Palermo si occupa di lavori pubblici e di opere riguardanti la manutenzione di reti energetiche: illuminazione, gas metano etc... La Iannì, consulente aziendale, ha esperienza nel campo del diritto societario, tributario e contabile.


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C CINEMA

“Baarìa sarà pronto entro l'anno” Peppuccio Tornatore parla dei tempi di uscita dell’attesissimo film ambientato a Bagheria

di Antonella Folgheretti

’attesissimo film Baarìa, sarà nelle sale entro Natale. Parola di Peppuccio Tornatore. Il regista bagherese ha parlato dell’ultimo film nel corso del premio Chinnici, svoltosi a Misilmeri. “La gente associa il mestiere di regista alle mere riprese di un film, ma non è così. Ho iniziato il doppiaggio per Baarìa e poi è il turno della post-produzione. L’emozione che prevale in questo momento? Si sono

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concluse le prime due fasi, quella dell’ideazione e quella delle riprese, ma Baarìa è ancora un percorso aperto. E’ frutto di una storia che pensavo e maturavo da anni, e credevo, con molta autoipocrisia, di realizzare molto più in là. L’emozione che prevale - spiega - , quindi, in questo momento, è quella di un’attesa. Ma sono ancora dentro al film. Ha ancora bisogno della mia attenzione, come un bambino. E’ un’esperienza complessa, che non posso ancora dire conclusa, non ancora”. Rimane, per il pubblico, l’attesa di vedere l’ultima opera di Peppuccio Tornatore nelle sale cinematografiche. “Senz’altro prima di Natale, ma non saprei indicare con precisione quando sarà nelle sale”. “Baarìa”, che in lingua siciliana significa “Ba-

gheria”, nella trama dovrebbe raccontare una tranche di storia della sua città d’origine. Una storia che, è ovvio, ha tanto in comune con i paesi del circondario. “A Bagheria come a Misilmeri - conclude -, a Villabate come a Palermo, però, e lo sottolineano manifestazioni come questa, il clima pare cambiato. Per fortuna”. E sulla possibilità di realizzare un’altra opera cinematografica sulla Sicilia, Tornatore si mostra molto perplesso: “mai dire mai. Ma su 9 film, quattro hanno riguardato in qualche modo la nostra Isola. Se i progetti che sono nella mia mente la riguardano? Mi pare improbabile…”.

E a Misilmeri Tornatore ha vinto il premio Rocco Chinnici Il regista ha ricevuto la statuetta in argento, nel corso di una cerimonia svoltasi al cinema King dal sindaco di Misilmeri, Salvatore Badami. A fare gli onori di casa, per una manifestazione che celebra il ricordo del magistrato ideatore del pool antimafia, ucciso nel 1983, insieme alle autorità cittadine, il presidente della Fondazione Rocco Chinnici, il generale Antonino Rametta, Caterina Chinnici, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo e l’altro figlio di Rocco Chinnici, Giovanni, coordinatore del Comitato Studi della Fondazione dedicata al giudice trucidato

dalla mafia. Non hanno voluto mancare all’appuntamento il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, Giovanni Avanti, Presidente della Provincia di Palermo, Lillo Speziale, presidente della Commissione Regionale Antimafia, e numerose altre alte personalità appartenenti al mondo politico, giudiziario e delle forze dell’ordine. Uno dei punti nodali, l’intervento di Gregorio Napoli, critico cinematografico, su “Il linguaggio cinematografico veicolo di legalità”. Il momento più emozionante, però, è stato regalato all’affollata platea dalla proiezione del cortometraggio realizzato da una

giovane autrice palermitana, Marina Paterna, sulla vicenda del piccolo Giuseppe, figlio del pentito Santino Di Matteo, e per questo sciolto nell’acido dalla mafia. “Io vivo”, interpretato da Michele D’Amore e Rosario Palazzolo. A.F.


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ATTUALITÀ di Paola D'Amico

Scritte sui muri: Arte o Inciviltà? A Bagheria sono in continuo aumento rte o inciviltà? Il dilemma è arduo e in Italia da parecchio tempo le opinioni si scontrano in maniera piuttosto accesa. Parliamo dei graffiti o più semplicemente delle scritte sui muri. Sono fenomeni artistici oppure manifestazioni di maleducazione cronica? E' difficile giudicare e in ogni caso per farlo bisogna prima distinguere. Esistono infatti i cosiddetti writers (in inglese Quelli che scrivono) che si definiscono veri e propri artisti. Acchiappano spray colorati e se ne vanno in giro a dipingere i muri della propria città realizzando dei graffiti che (a dire il vero) sono difficilmente distinguibili da alcune opere d’ arte contemporanea esposte nei musei o nelle gallerie. E poi ci sono gli altri. Quelli ripudiati anche dai writers. Quelli a cui piace Vasco, o amano Francesco, quelli che Tizia è una ragazza di facili costumi e che L’Inter comanda il mondo, quelli che ingiuriano Fabio (uomo diviso tra mitologia e cronaca locale) per tutta Bagheria e territori limitrofi, scrivendolo sui muri. Insomma, noi bagheresi siamo chiamati fuori dal dilemma “artisti o teppisti?” poiché il fato crudele ci ha riservato solo quei personaggi che nessuno potrebbe mai definire dei maestri di pittura… I nostri “Michelangelo” infatti sono quelli che hanno lasciato il segno sui muri esterni dello stadio comunale, quelli che spruzzano scritte talvolta incomprensibili sui muri delle case, quelli che hanno imbrattato orrendamente i sedili del lungomare di Aspra poco dopo il suo rifacimento. Ci domandiamo che cosa

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possa passare per la testa di queste persone per spingerle in maniera irresistibile a scarabocchiare sui muri del paese il proprio nome, la propria fede calcistica, il proprio giudizio sulle caratteristiche anatomiche di alcune altre persone di cui diligentemente viene riportato il nome e il cognome… Per approfondire l’argomento abbiamo contattato una psicologa che con estremo candore ci ha confidato di non avere idea del motivo che possa spingere una persona a fare una cosa del genere. Questa sincera confessione ci fa pensare che forse la mente di chi si cimenta in queste attività di scrittura muraria risulta incomprensibile persino agli esperti della psiche. Allora abbiamo deciso di chiedere direttamente agli interessati, e abbiamo intervistato un ex-writer, (diciamo così) che chiameremo Kuja dal nomignolo che utilizzava per firmare le sue scritte. Kuja è un giovanotto di quindici anni che frequenta il Liceo Classico e ormai “di queste cose” non ne fa più. Andiamo subito al sodo e gli domandiamo: perché mai scrivere sui muri? “Molti miei compagni delle scuole medie lo facevano” risponde “si erano scelti una Taga (ciò che i writers originali chiamano Tag, cioè un nomignolo con cui firmare nda), poi si erano formate due bande: nel pomeriggio si andava in giro con lo spray nero a scrivere semplicemente la Taga della propria banda sui muri. Perché si faceva in realtà non lo so, posso dire solo che nel nostro caso era una specie di moda... lo facevano tutti e quindi per conformismo ci si adeguava, però non è andata avanti per molto tem-

po, presto ci si è stufati.” Certo che la parola banda di questi tempi in cui ci si confronta con la piaga delle baby gang e del bullismo fa un po’ paura e quindi chiediamo al nostro intervistato: che tipi sono questi che formavano la banda? “sono ragazzi normali, di famiglie normali” spiega Kuja “che non hanno niente a che vedere comunque con quelli di cui spesso racconta la cronaca.. ”. Dunque, continuiamo a chiedere, quale può essere l’esigenza che spinge un ragazzo a scrivere la propria firma o confessare il proprio amore su un muro? “Io non credo che si tratti di un’esigenza” spiega il nostro ragazzo “si fa e basta. Lo fanno in molti: anch’io avevo la mia Taga per il fatto che tutti i miei amici ce l’avevano. Però non sono mai andato oltre le scritte sui banchi, o nei bagni della scuola... quelle che insomma fanno proprio tutti! Il fatto è che mi vergognavo ad andare in giro con lo spray, perché avevo paura di essere visto da qualcuno dei miei: perciò non l’ ho mai fatto”. In definitiva pare proprio che all’uomo piaccia scrivere sui muri da tempo immemorabile: le pitture rupestri di Altamira (Spagna) o di Lescaux (Francia) in cui l’uomo del paleolitico ha disegnato alcune scene di caccia lo testimoniano. Anche nella Roma imperiale fecero la loro comparsa sui muri scritte che contestavano il potere politico o comunque approfittavano dello spazio pubblico (e dell’anonimato) per far sapere cose che non si potevano dire altrove. Forse anche le cose che si scrivono sui muri oggi tradiscono l’impossibilità di essere dette altrove: magari per timidezza (Alessia sei bona) oppure per paura di violenze fisiche da parte della tifoseria avversaria (grazie Liverpool!).


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RUBRICA

È successo nei giorni scorsi 15 dicembre Duro colpo a Cosa Nostra. Su disposizione della Procura di Palermo, vengono arrestati 89 presunti affiliati, nell’ambito dell’operazione Perseo. Fra loro ci sono anche 4 bagheresi, Pino Scaduto, Gino Mineo, Onofrio Prestigiacomo e Sergio Flamia. Secondo le intercettazioni, Scaduto era fra i promotori della restaurazione della “commissione provinciale” di Cosa Nostra. Avrebbe occupato una posizione di spicco, era infatti il mediatore per la rinascita della commissione provinciale. Era tornato in libertà il 5 maggio 2007. Secondo l’accusa avrebbe tessuto rapporti e contatti con i nuovi capi di Palermo e Provincia. 27 dicembre La chiesa bagherese dice no alla mafia e lo fa con un documento congiunto sottoscritto da tutti i parroci, sacerdoti e diaconi. La lettera è diffusa durante le feste natalizie e arriva all’indomani dell’operazione Perseo. “Interpretando, inoltre, i sentimenti delle nostre comunità ecclesiali e della stragrande maggioranza della popolazione, ci facciamo interpreti, dopo i recenti fatti di cronaca mafiosa, del disagio che penalizza l’intera Comunità civile e religiosa bagherese. Ci preoccupa il perdurare in mezzo a noi della presenza di elementi mafiosi; ci preoccupa, ancor più, l’atteggiamento di indifferenza, quasi di passiva rassegnazione, di silenzio; cosa che, se era, sarebbe un male maggiore.” 2 gennaio

pregio, erano stati donati dall' Università di Palermo cinque anni fa ed erano stati sistemati a Palazzo Cutò. Dopo però vennero spostati all'autoparco di Contrada Incorvino. Dopo qualche giorno dal furto, 3 carretti vengono ritrovati sul ciglio della strada che collega Bagheria con Bolognetta. 14 gennaio La pioggia continua provoca il crollo di una porzione del muro in via Sant’Ignazio di Lojola, nei pressi dell’istituto tecnico commerciale “Luigi Sturzo”. A provocare il crollo è uno smottamento del terreno che fa franare circa 100 metri di muro. Sul posto si apre una piccola voragine proprio a ridosso della strada che collega Bagheria con Santa Flavia. 16 gennaio Grave atto intimidatorio ai danni del comandante del Circomare di Porticello, il tenente di vascello Giovanni Leonardis. Ignoti danneggiano la sua automobile privata che si trova nei pressi della sede del Circomare, in via Alcide De Gasperi, a Porticello. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, viene presa a calci e pugni, con estrema violenza. 17 gennaio Colpo grosso ai danni della banca San Paolo di via Papa Giovanni XXIII. La rapina, frutta 50 mila euro in contanti. Molto ben studiato il colpo. Gli autori, infatti, agiscono il giorno prima, e segano le sbarre di ferro di una finestra dal retro dell’istituto bancario. Il giorno dopo penetra all’interno dell’istituto di credito e razzia il contenuto della cassaforte: 50 mila euro.

nuovo dirigente, sostituisce Egidio Di Giannantonio che è stato trasferito all’ufficio della Digos di Palermo. Salvemini, 46 anni, negli ultimi 6 anni ha lavorato presso la Digos di Palermo. Da 19 anni in polizia, ha anche prestato servizio a Perugina e a Genova. “Questa esperienza a Bagheria -dice- è una nuova scommessa su cui investire. Eredito un lavoro ottimo fatto dal mio predecessore." 22 gennaio

Il nuovo parco macchine della polizia Municipale viene presentato nel corso della festa di San Sebastiano, protettore dei vigili urbani. Sull’atrio di villa Aragaona Cutò si dispongono i mezzi: 9 Punto, 4 ciclomotori, 1 furgone, una panda civetta e un ciclomotore civetta. I mezzi sono acquistati con i proventi dello scorso anno dalle multe elevate. I mezzi svengono benedetti da padre Michele Stabile. 27 gennaio

19 gennaio

5 carretti siciliani vengono rubati dal deposito comunale di contrada "Incorvino". I ladri approfittando del ponte natalizio portano via i carretti che erano custoditi in attesa di una sistemazione più idonea sempre rinviata. I cinque carretti, anche se di non particolare

Si insedia il nuovo dirigente del commissariato di Polizia di Bagheria, Luca Salvemini (nella foto con l’ispettore Maria Russo). Il

Il console degli Stati Uniti d'America, Loretta Terry, accompagnata da Antonio Pandolfo, funzionario dell'ufficio pensioni del consolato generale americano di Napoli arriva a Bagheria per un incontro con i pensionati della Social Security Administration. La manifestazione ospitata dall'associazione "Bagheria nel Mondo", ha lo scopo di illustrare i diritti assicurativi per i lavoratori italo-americani.


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ATTUALITÀ

Di mafia si può anche ridere? Per Pino Caruso e Lino Buscemi, sì

di Marina Mancini

i può parlare di mafia ridendone? E la domanda cui ha tentato di rispondere Pino Caruso, noto attore siciliano, scrittore, umorista satirico e poeta e Lino Buscemi, avvocato, giornalista, esperto di Comunicazione e co-autore del volume "Mi sento tra l'anguria ed il martello" (Mondadori, 96) ospiti, al teatro Branciforti di Bagheria, dell’associazione antiracket e antiusura presieduta da Pippo Cipriani. A dare la battuta di inizio agli interventi dei due catalizzanti relatori Maurizio Padovano giovane scrittore bagherese che non ha dovuto faticare molto a invitare Caruso e Buscemi a raccontare aneddoti su come gli uomini di Cosa Nostra possano cadere facilmente nel ridicolo con alcuni strafalcioni ed involontarie battute. Eppure per chi si aspettava una serata tutta risate e gag è stato piacevolmente sorpreso da momenti di profonda analisi del fenomeno mafioso e della sua storia sino a giungere alle origini della mafia. “L’idea di organizzare l’incontro” - racconta Pippo Cipriani, presidente dell’associazione e da anni impegnato nella diffusione della cultu-

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ra della legalità- “è nata anche dalla volontà di smitizzare la figura dei boss” - ed il riferimento alla fiction “Il Capo dei capi” e alle polemiche che ne sono seguite era chiaro ed evidente. Una sorta di riflessione sulla vera consistenza di questi personaggi spesso mitizzati da una certa sottocultura mafiosa che rischia di avere influenza anche sulle giovani generazioni. Prova ne siano i gruppi di supporter nati sul più noto social network, Facebook, che inneggiano a Provenzano e Riina. Dunque non si è voluto mancare di rispetto alle tante vittime della mafia con “I boss: quelli che… le sparano grosse” l’incontro-dibattito cui hanno partecipato anche il sindaco di Bagheria, Biagio Sciortino ed il presidente del consorzio Metropoli Est, Salvatore Camilleri, che hanno plaudito all’iniziativa salutandola come un altro modo, magari anche più coinvolgente, per diffondere la cultura della legalità. Stracolma di pubblico la deliziosa bomboniera del teatro Branciforti, gestito dalle Officine Culturali Controscena. Tra gli aforismi cari a Pino Caruso ce n'è uno forse che può essere considerato la summa della serata: “Chi non sa ridere non è una persona seria” ed infatti sostiene l’umorista: <<dubitate dei paesi dove non ci sono attori comici e dove non si ride>>; il pensiero è volato ai paesi totalitaristi e privi di rispetto per i diritti umani. Ridere dei mafiosi significa dunque smitizzarli, ridurre il mito dell’invincibilità, riportarli ad

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una dimensione umana. Caruso scrive: “la mafia va attaccata anche sul piano del ridicolo, va smontata nella sua concezione del male e nella sua retorica dell'onore” . "La mafia ha radici storiche che risalgono anche al feudalesimo -riferisce Buscemi- e non è vero che non se ne parlasse. Per anni però se ne è negata persino l’esistenza, tanto che -racconta l’autore della raccolta di strafalcioni pronunciati da mafiosi- un capo mafia, prima di morire ordinò ai famigliari di scrivere sulla propria tomba: “Qui non giace don Totò”! Numerose infine le battute riprese dal volume scritto a due mani da Lino Buscemi e Antonio Di Stefano: “i capimafia si creano l'alito" o per evidenziare una certa tendenza ad auto-mortificarsi “io sono un quinto elementare; mitiche quelle del pentito Grancagnolo “Signor Giudice mi sento tra l’incudine ed il martello”, lo stesso che, interrogato qualche anno dopo, ha risposto: “Signor giudice nun parlu chiu perché a Palermo ci sono due cornuti che si stanno arricchendo con quello che dico”. e ancora dagli atti di un altro processo: “signor presidente che sia chiaro io ho sempre vissuto allo stato ebraico”. Tante battute raccontate per un solo fine produrre un sorriso che sia un’arma contro la mafia, un’arma che la smitizzi, ne evidenzi il ridicolo ed il patetico e che spinga il siciliano a dire: “noi non siamo così!”

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STORIA di Antonino Russo

Il Futurismo compie 100 Nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblicò, nel giornale “Le Figarò”, il manifesto del movimento l 20 febbraio 1909 sul giornale di Parigi “Le Figaro”, Filippo Tommaso Marinetti pubblicava il primo Manifesto del Futurismo. Era un manifesto battagliero che dichiarava guerra alla letteratura passatista, in nome di un rinnovamento letterario che voleva guardare al futuro e alle innovazioni tecnologiche che avanzavano lentamente, ma inesorabilmente. Nel Manifesto si diceva tra l’altro: “la letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi del sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale… Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della “Vittoria di Samotracia”.” Il Manifesto conteneva anche affermazioni deliranti (”Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie…”) le quali, alla fine, non vennero prese in considerazione dai futuristi e dallo stesso Marinetti: questi, infatti, il 18 marzo 1929 accettò la nomina di Accademia d’Italia. Eccessi verbali a parte, l’operazione dei futuristi lasciò un segno nella letteratura del novecento, anche se non tutta la produzione letteraria degli aderenti al movimento raggiunse livelli di eccellenza. Il Futurismo annoverò tra le sue fila due poeti bagheresi: Giacomo Giardina e Castrense Civello. Di quest’ultimo ricorre quest’anno il centenario della nascita. Di Giardina ci rimane il libro “Quand’ero pecoraio”, pubblicato da Valsecchi nel 1931, con prefazione di Marinetti; di Civello il libro “Aria Madre”, pubblicato nel 1941 delle Edizioni Futuriste di Poesia, anche questo con prefazione di Marinetti. Il libro di Civello nel 1938 aveva vinto il premio letterario Aeronatica Fiera di Padova. Sul Movimento Futurista in questi cento anni sono stati scritti centinaia di libri e migliaia di articoli e noi, quindi, non vogliamo ripetere

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cose già dette in altra sede. Qui ci limitiamo a segnalare alcune curiosità del tempo Futurista. Singolare ci sembra la firma che soleva apporre Francesco Cangiullo nelle dediche autografe sui suoi libri: si presentava con una enorme C sormontata dal Vesuvio. Originali appaiono i cuscini di Arnaldo Ginna e il movimento funebre futurista fatto costruire nella città di Weimer negli anni trenta. Curiosa la lettera futurista tipo Cangiullo, o la foto del rivoluzionario Marinetti in tenuta di Accademico di Italia. Curiosità a parte, vale la pena ripercorrere il cammino letterario e artistico del Movimento Futurista perché nei suoi trentasei anni di attività (essa s’interrompe con la morte di Marinetti avvenuta il 2 dicembre 1944) produce una imponente mole di libri, giornali e riviste e organizza un numero considerevole di spettacoli teatrali, mostre d’arte ed eventi culturali.

In alto, Filippo Tommaso Marinetti. Al centro, Civello e Carlo Puleo. In basso, Il poeta Giacomo Giardina in una sua ultima apparizione.


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CULTURA di Pino Speciale

Giovanni Girgenti Il bagherese che tradusse l'Eneide in siciliano ra i bagheresi del passato che meritano una citazione, c’è Giovanni Girgenti, un grande poeta, scrittore, commediografo. E’ nato a Bagheria il 1 gennaio 1897, era fratello del noto avvocato Oreste ed abitava in via Lo Re. Professore di Lettere nei licei di Palermo si è dedicato all’insegnamento trasmettendo ai suoi alunni l’amore per la letteratura e la poesia. Nella scuola maturò u germi della sua vocazione di letterato, scrittore, poeta e commediografo. La sua molteplice fecondità letteraria spazia dalla favola al romanzo alla commedia e rimangono esempio d’arte la traduzione in siciliano dell’Eneide di Virgilio (dal latino), della Divina Commedia di Dante (la prima famosa terzina: Di nostra vita e la mità di strata/ io mi trovavo d’intra ‘na terra scura,/ avennu già la dritta via sgarrata). Nelle traduzioni il Girgenti nulla ha tolto alla bellezza e freschezza degli originali perché ha creato, nel linguaggio siciliano, un’altra

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opera d’arte con uguali freschezza e bellezza. Per il teatro ha scritto dieci atti in italiano, nove volumi di collezioni teatrali in siciliano, ne ricordiamo alcuni: Mennulu amaru, Muscagghi, Li stramberie di Petru Fudduni, Vespri Siciliani, La campana di La Gancia (opera in tre atti per la celebrazione del 1860 che ha ricevuto il premio dell’Assemblea Siciliana). Fra i romanzi in italiano ricordiamo: Il bene che fa male, Il partito dei fessi, Bambole di carne. Ricordiamo infine: vocabolario Italiano-Siciliano, Strambotti sui proverbi (Premio De Gasperi), Criccu cruoccu e manicu ‘i ciascu, Peppi nappa addimina Venturi. Il valore delle sue opere ha conseguito lusinghieri riconoscimenti, ne citiamo alcuni: Premio san Remo del ’46, Premio Cattolica, Premio Versilia Viareggio e Premio il Grappolo d’oro. Ha ricevuto autorevoli consensi da Ada Negri, Nino Salvaneschi, Michele Saponaro, Bruno Cicognani, Guido Manascorda, Bona-

ventura Tecchi. Il riconoscimento di tanta produzione letteraria alla memoria di Giovanni Girgenti (morto nel novembre del ’79) la Regione Siciliana ha istituito un Premio Letterario Nazionale di poesia ed il comune di Bagheria gli ha intitolato la scuola elementare di via Grotte.

La Bagheria Scomparsa I leoni di Palazzo Aragon Aragona-Cutò Prima che Palazzo Aragona-Cutò recuperasse una parte del suo antico splendore, il piano nobile era abitato e il piano terra era occupato da alcune botteghe artigiane. Lo spesso piano terra, inoltre, per alcuni anni ha ospitato la scuola regionale d’Arte, all’epoca in cui v’insegnava scultura il maestro Giuseppe Pellitteri. A quel tempo sulla sommità dello scalone a tenaglia interno erano sistemati due leoni: chi dice in marmo, chi in gesso. Quando finalmente le autorità hanno deciso che era ora di mettere mano al restauro per il recupero del palazzo, i due leoni non c’erano più. In parecchi si sono meravigliati, considerando che non si trattava di opere d’arte, ma di modesti oggetti di artigianato. Con questo vogliamo dire che il palazzo Aragona-Cutò ha perso certo un elemento ornamentale, ma l’eleganza dello scalone a tenaglia opportunamente restaurato è rimasta intatta. Certo era un piccolo elemento in più. Semplice dettaglio: aggiungeva, però, un tocco caratteristico con quella presenza discreta che accoglieva i visitatori alla sommità delle due brevi rampe.


CULTURA

Nato l'Atelier di Arrigo Musti L'artista si sta facendo onore a Bagheria ma anche all'estero

ra gli artisti bagheresi che si stanno facendo conoscere anche all'estero, un ruolo di primo piano lo occupa Arrigo Musti. Musti può vantare la partecipazione come "top artist" con altri undici artisti, all'evento "The hague red cross summer exhibition" presso la Nut Huis dell'Aja in Olanda. La partecipazione all'evento ha consentito a Musti di farsi conoscere da mr. Serge Brammertz dell'Aja, procuratore presso il tribunale penale internazionale che ha acquistato due opere dell’arti-

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sta bagherese. Ma i successi internazionali di Musti non si sono fermati, visto che un noto quotidiano belga "De Standard” si è occupato di lui con un articolo. Lo scorso mese di ottobre, inoltre, presso la framers gallery di Londra sono state messe all'asta altre due sue opere della serie "oil and blood rain". Negli ultimi anni Arrigo Musti ha inanellato alcuni traguardi prestigiosi: alcune sue opere si trovano presso la sede dell'associazione cul-

turale "Baaria" a Chicago e al Consolato del Regno del Marocco. Ma lo sguardo di Musti non è solo rivolto all'estero visto che alla fine del mese di dicembre ha inaugurato un atelier a Bagheria, in via Mattarella, dove sono esposte alcune delle sue opere. Va anche ricordato che alcune opere di Musti faranno bella mostra della nuova esposizione del museo Guttuso di Bagheria a Villa Cattolica che sarà aperto al pubblico nei prossimi giorni.

Via E. Basile, 80 - di fronte Caserma dei Carabinieri - Bagheria (PA) tel. 091967253 | fax. 0918162561 cell. 3386093981 | ki120@kipoint.net Kipoint è la rete di negozi in franchising di Poste Italiane che opera come Centro Servizi per spedizioni nazionali ed internazionali, servizi di imballaggio, servizi di fotocopisteria ed invio fax, stampa digitale, mailing e direct mailing e come rivenditore a catalogo di prodotti di cancelleria, cartoleria


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CULTURA

Esposte a Palermo le opere d'esordio di Fabio Orobello Mostra d’esordio per Fabio Orobello, imprenditore per necessità e artista per vocazione. L’artista ha esposto le sue opere al Martin’s di Palermo il Ristolounge di via Calascibetta nei pressi di Piazza Borsa. Orobello è un imprenditore edile bagherese, sposato, padre di tre figli, che oggi si nutre di problemi professionali, di dubbi ed incertezze dei giovani figli e di passioni artistiche che hanno sempre accompagnato la sua giovane esistenza: la musica, la poesia e per ultimo la pittura. La pittura che è il suo momento di rifugio e oggi lo porta a fare un passo decisivo per la sua crescita: portare le sue opere al giudizio degli altri. Come lui dice “Spero che qualcuno guardando le mie tele possa percepire … meditare … sorridere”. “Il simbolo di ogni cosa” il titolo della mostra, che mette in esposizione solo grandi tele, fa percepire un continuo che resta, però, misterioso alla mente di chi legge. Ma rappresenta, invece la sua (dell’autore) essenza di pittura: “ho capito che tutto quello che nella vita di materiale esiste, è simbolo di cose che sono spirituali e più profonde”. Sei un imprenditore in un settore con grandi tradizioni locali, ma che oggi vive una forte crisi. Se la tua arte è un momento per “ral-

lentare” la velocità del quotidiano, un “intimo” momento di benessere, qual è la spinta che ti ha portato a rendere “pubblico” questo tuo momento “privato”? “La consapevolezza che nel silenzio, nella meditazione l’uomo si arricchisce, ha la percezione della realtà in delle forme inedite a cui si aggiungono, quindi, l’amore e l’altruismo verso la vita, verso gli uomini. La pittura è meditazione, espressa in una particolare forma, e spero che la visione delle mie tele porti a meditare; porti la gente a godere di un momento di benessere.” Il tuo mondo, la tua professione, il contatto continuo che hai con le persone, sono tutti elementi che si intravedono nelle tue tele: il mare, gli scorci di immaginifiche città, la gente … Ma la pittura, i colori, come trovano spazio nella tua vita sociale e professionale? “Sono fotografie di mondi che ho sempre frequentato, il mare (le immersioni) ed il trionfo dei colori, il teatro frequentato sin da piccolo insieme a mia madre, la musica mia grande passione, sono tutte cose che si riverberano nella mia professione, nelle abitazioni che ho costruito, specie quelle realizzate in questo periodo, dove ho cercato di riportare l’armonia di colori della natura, dei

materiali usati vecchi quanto l’uomo.” Nelle tue opere c’è molto di spirituale. Come un imprenditore, un padre di tre figli adolescenti, legato fortemente al quotidiano, al materiale, si avvicina ad un’arte che tu stesso definisci un “dono di Dio”? “Essere padre e lavoratore, con gli impegni che questo comporta, non significa che la spiritualità non sia in noi. Io credo e amo Dio. E poi se Dio è creatore, laddove l’uomo riesce a creare e fare è simile a Dio. Per questo dico che la poesia, la scrittura, la musica, la pittura sono doni di Dio". Pippo Ferrante


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CULTURA di Filli Cusenza

Contenitore Contenuto Piatti e contenitori in mostra ino al 2 marzo sarà possibile visitare presso gli spazi di Giorgio Panzeca in Corso Butera n.181 a Bagheria la mostra “Contenitore Contenuto”. Il piatto è stato nel tempo oltre che elemento atto a contenere i cibi, anche un oggetto decorativo e, come tutte le superfici che possono essere invase dal segno, il terreno di ricerca di numerosi artisti. Sono infiniti, di fatto, i decori che sono passati dagli stemmi araldici di famiglie e casati ad immagini sacre, ed ancora decori floreali e geometrici di ogni tipo. Dal latino Plattus e dal greco Platys, il soggetto è così accattivante da attrarre numerosi artisti e designer, che si sono voluti confrontare con il forte fascino di questa materia che ha delle caratteristiche molto particolari (Picasso, Mirò e molti altri). Si tratta di un supporto animato, che nasce dalla lavorazione di una materia che deriva dalla terra e che si modifica nei vari passaggi tra la realizzazione del biscotto alle varie cotture. Alcuni artisti preferiscono partire dalla materia prima per creare il supporto lavorando con varie tecniche, per stravolgerne la forma ed avere superfici che differiscono dal classico piatto tondo. Dopo la cottura, passano allo smalto, a volte unendo materiali di vario genere. Altri preferiscono solo dedicarsi alla decorazione, ciò che è certo è che lavorare su di una superficie rotonda necessita di un estro aggiunto. I Contenitori-Contenuti, che compongono questa mostra sono stati realizzati dall’artista tedesco Christoph Gerling che ha realizzato per l’occasione due piatti che trattano il tema del mare e dell’uomo, da Giusto Sucato che ha realizzato numerosi piatti con caratteristiche scritte arabe, indecifrabili. Vi sono inoltre i piatti di Nuccia Gandolfo, Naire Feo, Bartolo Conciauro, Mario Lo Coco, Umberto Benanti e Giovanna La Licata, giocano con la sperimentazione tra pigmenti e materiali, vetro, ferro, cocci in ceramica e altro, in un percorso alchemico ricco di emozioni personali. Valeria Troja lavora con le trasparenze utilizzando del PVC morbido per realizzare il supporto sul quale poi applica capelli cuciti con cotone bianco.

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Simona Cusenza artista di Fiber Art, ha realizzato dei piatti utilizzando la garza e il tessuto. Gli interessanti contenitori in mostra di Raffaele Piccoli sono invece realizzati in argilla refrattaria, secondo l’antica tecnica di origine giapponese detta Raku che, grazie ad un elaborato procedimento di ossidoriduzione, conferisce ad ogni oggetto, che viene cotto singolarmente, effetti cromatici che sono l’insieme di luci e crepe spettacolari e irripetibili. Maria Rita Orlando espone un piatto dal titolo “Tagli”, realizzato con polvere di tufo, pigmenti e tasselli di mosaico su terracotta. Mentre per il piatto “Oro” ha utilizzato il colore acrilico e foglia oro su terracotta.

Si chiama "un amore di stanzetta" il concorso indetto da Millenium e curato da Filli Cusenza. Il concorso è rivolto ai ragazzi affinché siano loro stessi a creare e progettare lo spazio idoneo dove vivere. Gli elaborati possono essere realizzati singolarmente o in gruppo. Possono essere realizzati con varie tecniche: dalla pittura al collage. Dovranno contenere sul retro il nome e il cognome dei bambini che lo realizzeranno. Fra tutti i disegni ne saranno scelti 5 e saranno premiati. Gli elaborati dovranno essere inoltrati entro il 28 febbraio presso la sede di Millenium, corso Butera, 181, Bagheria.


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INBREVE

Presentato "Le altre siciliane"

I racconti intimi di Leonardo Culotta

E’ un volume ricco di sentimenti ed emozioni personali il piccolo volume scritto da Leonardo Culotta dal titolo “Breve raccolta di dipinti e scritti vari”. Il volume nasce da un episodio triste: la morte della moglie Rosa. Le prime pagine, infatti, sono un atto d’amore, totale, verso la compagna scomparsa. Culotta parla al lettore dei suoi sentimenti senza retorica e senza piangersi addosso. Molto intensi i racconti “il pastore senza gregge”, “che il Signore ti aiuti…” e “lettera a mia moglie”. I suoi sono pensieri sinceri e sentiti verso la compagna, ma anche verso la vita e l’arte.

“L’uomo -scrive Culotta nella prefazionenon è un animale che lavora, mangia, dorme e si riproduce, è un essere superiore che avverte il bisogno di dover soddisfare anche delle esigenze non materiali, che interessano lo spirito. Si inventa così gli hobby, che lo distraggono dal lavoro quotidiano per proiettarlo nell’attività di pensiero. Io, per la mia indole schiva e riflessiva, nell’età giovanile mi sono orientato su due hobby che richiedono silenzio e solitudine: la lettura e la pittura”. La seconda parte del volume è dedicato alle esperienze maturate con l’università della terza età, di cui l’autore è componente. Leonardo Culotta parla delle escursioni fatte in cui la conoscenza per la storia della Sicilia si coniuga con la voglia di conoscere nuovi luoghi. Il volume raccoglie anche alcuni dipinti che lo stesso Culotta ha realizzato nel corso degli anni, dimostrando una buona tecnica e trasmettendo, anche attraverso i colori, sentimenti profondi.

Alla fine del mese di dicembre è stato presentato il libro di Giacomo Pilati "Le altre siciliane". L'evento è stato promosso dall'associazione "Iniziativa donna" che da anni è presente in città a sostegno di iniziative umanitarie, sociali e culturali. Presenti il sindaco di Bagheria Biagio Sciortino, il presidente del consiglio Daniele Vella, l'assessore alla cultura Sergio Martorana e il consulente per la legalità Pippo Cipriani. L'intervento critico di Maurizio Padovano ha introdotto i temi centrali dell'opera. Particolarmente apprezzati i contributi di Maria Civello sull'identità di genere, di Antonella Miloro Nasca sul rapporto donna e società. Toccante e coinvolgente, infine, la testimonianza di Giuseppina Alfano sulla sua esperienza di imprenditrice. Il terzetto ha rivelato carattere e impegno da "vere siciliane DOC". La voce, la sensibilità e la forza interpretativa di Rosa Maria Spena ha emozionato i presenti con la lettura di alcuni brani tratti dal libro. A conclusione lo scrittore Giacomo Pilati ha regalato al pubblico la visione di emozionanti immagini delle donne protagoniste delle storie raccolte in "Le altre siciliane".

Le involontarie battute nei laboratori raccolte in un libro “Domani porto l’urina solitaria” è uno straordinario libricino scritto da Gina D’Alba, sulla sua esperienza professionale in un laboratorio di analisi cliniche. Il volume alla sua seconda edizione, raccoglie con affetto, da parte dell’autrice, alcune battute inconsapevoli di chi, nel corso degli anni, si è rivolto alla professionista. Ne è venuta fuori una raccolta di frasi e racconti edificanti che pongono l’accento sulla cultura e la preparazione di molti nostri compaesani.

“Ho riportato le frasi più significative dei miei clienti -scrive Gina D’Alba- raggruppandole secondo le loro particolari esigenze e motivazioni, ricavandone una lezione di vita, senza fronzoli ed ipocrisie sociali, a memoria di quanto vivevo, tanto da che una mia cliente, dopo la cessazione della mia attività professionale, incontrandomi per la via mi sono sentita chiedere: “ancora ce l’ha la putìa del sangue?”. La saggezza di quella donna mi aveva rammentato che anch’io, senza volerlo o saperlo, avevo fatto la “bottegaia”, come tutti!”

Alcune frasi tratte dal libro - Dottoressa, mi deve fare un prelievo a domicilio, deve venire dove c'è una persiana verde a quattro mensili. - Devo fare accertamenti per il numero sanguigno. - Mi facissi la conta dei globuli gialli. - Vorrei fare l'esame dei popoli rossi. - Quante piastrelle mi ha trovato nel sangue? - Il zucchero prima non l'avevo, si vede che è risorto ora! Ho un remo che mi fa male. - Mi deve levare il sangue dalla vena perché dal dito sono energica (allergica). - Mi deve fare quattro esami, per vedere se c'è il polistirolo.


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LIBRI di Marco Pomar

Lo stato dell'unione di Tullio Avoledo Alberto Mendini è un pubblicitario di (in) successo. Un crack di qualche anno prima lo ha portato dalle stelle alle stalle. Per questo motivo non può rifiutare una ricchissima proposta di lavoro dell’Assessore regionale (di una regione del nord mai specificata) Enrica Martinelli, ovvero rilanciare una fantomatica identità celtica della regione in questione. Iniziano così le incredibili (ma non troppo!) vicende de Lo Stato dell’Unione, terzo romanzo di Tullio Avoledo (Sironi, pagg. 443), dopo i successi di pubblico e critica dei suoi primi romanzi.

Avoledo prende spunto dalle voglie secessioniste di alcune regioni del nord est, e ci porta dentro una storia avvincente quanto tremendamente attuale e angosciante, e, ci auguriamo, non profetica. Il romanzo è avvincente, divertente e sorprendente, fino all’evolversi giallo del finale, che ovviamente non anticipiamo. La prosa è lineare eppure non priva di continui spunti brillanti e metafore felici. Avoledo si conferma uno degli autori più bravi e fertili del nostro panorama letterario.

CINEMA di Marina Galioto

The Millionaire The Millionaire (titolo originale “Slumdog Millionaire”) è un gran bel film che colpisce al cuore, pluricandidato agli Oscar del 2009, fra cui come miglior film e miglior regia. Questa volta la regia del cinico Danny Boyle, smessi i panni da profeta dissacratore di sentimenti umani indossati in Trainspotting, scivola con superba eleganza verso le morbidezze di una storia un po’ - lasciatemi passare il termine - fiabescamente post-moderna. Sì, perché vincere venti milioni di rupie partecipando ad un quiz televisivo, per un ragazzo di quasi vent’anni che viene dalle baraccopoli di Bombay e che non ha nemmeno lo straccio di un diploma, o è un sogno o è quella botta di fortuna che succede chissà quante poche volte nella storia umana mondiale (ed è geniale la trovata che utilizza Boyle per “giustificare” allo spettatore l’immensa fortuna del giovane). Jamal non ha studiato, non è aiutato dal conduttore televisivo (che anzi risulta una macchietta di basso profilo, in cerca soltanto della sua visibilità e del suo record di ascolti), non conosce le risposte in anticipo e non ha la più pallida idea nemmeno lui di come faccia a rispondere correttamente: certo è che quando si “accende” la sua risposta definitiva, il colore è sempre quello giusto …

Il film prende le mosse dalla stanza di un commissariato di polizia. La storia del ragazzo “sprovveduto e fortunato” puzza, e capire da dove arriva tanta puzza è infatti l’intento dell’interrogatorio. In un delizioso contrappunto narrativo, la regia di Boyle sviscera alcuni momenti della vita di Jamal, tutti particolarmente intensi e significativi, anzi fondamentali proprio alla luce di quelle domande che appariranno, a distanza di tanti anni, sul monitor dello studio televisivo. Rapito quand’era piccolo da un novello Mangiafuoco che acceca i bambini costringendoli poi all’elemosina, sfuggito fortunosamente dal quel girone infernale di brutalità umana, tradito dall’amico e separato dal suo primo e unico amore Latika, il destino lo porterà sulla sedia di quel gioco TV, a riscattare la vita della donna che ama, e con lei anche tutto il sudiciume della sua vita. Miseria e speranze, lacrime e amicizia, disperazione e amore infinito; tante le stagioni della vita difficile di questo ragazzo che si susseguono raggiungendo uno straordinario equili-

brio “karmico”: dal passato piccole coincidenze, incontri fortuiti, inspiegabili fatalità che ritroveranno luogo e risposte molto tempo dopo, nel contrappasso silenzioso e vibrante di suspense che si spezzerà soltanto con le parole ciecamente coraggiose di Jamal per l’ultima risposta esatta. Un cenno particolare merita la colonna sonora di Allah Rakha Rahman. Il ritmo narrativo è perfettamente sostenuto dal ritmo musicale: note e immagini si fondono mirabilmente, cariche di pathos, e rendono alcune sequenze del film le più alte di tutta la cinematografia universale per capacità di resa di partecipazione emotiva.


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RACCONTI di Tonino Pintacuda

Bagheria morì all’improvviso (1A Parte) Pubblichiamo il racconto di un giovane e brillante scrittore bagherese agheria morì d’improvviso, una mattina d’inverno. Morì in silenzio, così come sempre aveva vissuto, stanca di essere nominata nei TG con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, vecchietti sullo sfondo a giocare a carte. Morì che tutti eravamo distratti, accecati da amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo. A poco servì l’università di Palermo in una delle ville seicentesche. Ancora meno quando si decise di dipingere il centro storico con murales dai colori belli e vivi. La città si spense a poco a poco, con la peste che covava aspettando i topi. Ci provarono quelli degli striscioni sgrammaticati ma niente, tutte le proposte si arenavano e scoppiavano al sole, implodevano. Si piegavano, girasoli al contrario: invece di seguire il moto della stella gialla, i bagheresi sempre più al fondo, nel buio dei fondaci coi sorci verdi che i nonni usavano per terrorizzare i nipoti. Davanti a un bar del corso, il garzone continuava a gettare manate di sale, a scacciare il lercio dai pavimenti lastricati di belle e inutili intenzioni. Non servivano i comizi e nemmeno andarsene era una soluzione. E così, anno dopo anno, la città sembrava sempre più il set di un film di zombi barcollanti. La fine mi sembrò più vicina quando andai in pensione. Per anni avevo provato a smuovere le coscienze. Cercavo di svegliare i più giovani dal torpore che s’era già portato via pure i miei figli. Tutti mi dicevano che ero pazzo, che lottavo contro mulini a vento. Che le parole erano più inutili dei legnetti del gelato, che almeno quelli servivano a togliere la merda dalle scarpe. Ma quei cervelli erano troppo giovani per avere già provato quell’impermeabilità alla speranza che ci accomuna tutti, quelle anime ancora non intossicate dal nostro disamore tetro e coriaceo. Almeno un manipolo dei miei studenti ce la farà, ne sono certo. Smuoverà questo sta-

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Foto: New Graphic

gno putrido prima dell’estrema unzione. Non ci credo che tutti questi discorsi non abbiano trovato manco un grammo di cuori giovani e teneri in una generazione. Io insegno da quando erano ancora permesse le scudisciate sui palmi. E la mafia può farmi uno shampoo allo scroto coi suoi silenzi e le sue mezze parole. O può pure cacciarsi una piantagione di zucchine per il culo. Che Binnu la bestia sanguinaria gestisca pure la caduta delle foglie d’autunno, che andava sino a Monreale solo per vedere correre i cavalli, tornandosene sotto il suo cielo trapunto di stelle a vivere dei nostri sogni e delle nostre speranze. Lo possiamo capire solo noi che cos’è la mafia, che Hollywood ne ha fatto un melodramma sul fatto che qui è una pagina d’opera per ogni questione. I picciriddi zitti e muti con le ossa rotte oppure fanno una reazione appena li tocchi che se la sognano pure tutti gli incornati per San Firmino. Quelli che non piangono, li tirano su con una logica elementare, dicendogli che la vita va fottuta prima che ti fotta. Che devono campare tutti, che, chi può, fa i soldi ma sino a un certo limite. Perché tutti devono mangiare. Qua mica che puoi decidere di pisciare controvento. Lo fanno solo loro, sulla tomba tua e dei tuoi ideali. Mi illudo di vedere segnali di fumo. Sono solo le emissioni di azoto che rilasciano le ossa macinate sbiancate al sole. Ogni mattina esco di casa presto, prima che la città organizzi la sua vita nell’intervallo tra due caffè. Esco e prendo una copia del giornale, me lo leggo prima di pranzo. Lo sconforto lo vedo uguale in tutto il mondo. Solo che qui lo sconforto è già rassegnazione, la rassegnazione è angoscia e l’angoscia è morte. *** Bagheria vista dall’alto non ha prospettiva. Ha perso la sua forma di chitarra che partiva dai Tre Portoni nobili e finiva nella Villa dei Mostri, sconciata dai piani regolatori che ap-


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provavano di notte. Chi cercava di limitare i danni spariva dentro le vasche d’acido. Nino Giuffrè la cantava campo di sterminio, lo lasciano parlare perché la mafia si sta di nuovo evolvendo. Ne ho conosciute due di metamorfosi. Mi rivedo piccolo, arrivo a malapena alla maniglia del portone di una villa di periferia. Sono con mia madre. Sul portone c’è un battente a forma di leone. Mi faceva una paura… E mia madre era andata lì, da don Santo. Mio padre era in Marina, veniva ogni sei mesi e ci aveva affidati al suo padrino di battesimo, uno di quei galantuomini all'antica. Vivevamo ancora nella casa del corso, quando i bagheresi si conoscevano tutti, capaci di ricostruire genealogie dei bevitori di caffè del bar Aurora. Come gli Ebrei. Se non l'ha scritta Mosè, la Bibbia di sicuro l'ha scritta un siciliano. Tutti quei Davide figlio di Giosafatte, figlio di Zebedeo Fanno ancora così le vecchie nonne, quando le nipoti si azzardano a presentarle il ragazzo. Loro si giurano amore eterno a colpi di sms ma non resistono alla prima cena in famiglia. Perché se non sei cresciuto qui, non lo capisci l'importanza che ha il tuo albero genealogico. Quanto è spiazzante la domanda: a chi appartieni? Pure io mi sono dovuto sorbire la trafila, mia suocera arrivò a parlarmi di antenati di cui mio nonno non sapeva i nomi. Le luccicarono gli occhi quando capì che anch'io ero bagherese da otto generazioni, il minimo, per essere uno di loro. Perché di bagheresi veri ne sono rimasti pochi. La borgata è diventata paese, il paese è diventato prima comune, poi città e nelle facce dei sessantamila abitanti è difficile ritrovare quei lineamenti e quella parlata che ci rendeva unici. Una nenia leggera, le vocali dilatate,

la u onnipresente e quel senso di superiorità nei confronti pure dei palermitani. D'altronde i bagheresi erano stati servitori dei signori del Barocco che si facevano la villa, la decoravano con follie di tufo e si facevano poi vedere in mutandoni. Quando hai visto il principe di Palagonia seminudo, magari col batacchio smosciato, non puoi non sentirti superiore. Ora Bagheria è un groviglio di promesse mancate, una matassa di strade che conducono in mezzo al nulla, coi tondini di ferro che arrugginiscono al sole. Vedi quei fossili di calcestruzzo e pensi che magari nei pilastri a cui t'appoggi c'è uno, cancellato dalla vita perché aveva sgarrato e non aveva voluto riparare. Torti e riparazioni e si va avanti. *** Il leone ruggì e venne Don Santo in persona, alto sino al cielo con il cappello in testa che si levò per salutare mia madre. C'era un prepotente che voleva per soverchieria bucarci il tetto e mettere la sua canna fumaria. Mia madre e mia nonna gli avevano chiesto gentilmente di evitare. Niente, quello ci bucò il tetto e quando pioveva la nonna doveva mettere un tegamino. Faceva un rumore infernale. Ti sentivi la testa picchiettare da quello stillicidio. Ci pensò Don Santo a raddrizzare il torto. Non so come, ma nemmeno due giorni dopo che eravamo andati a squietare il leone, la canna fumaria non c'era più e avevamo un nuovo tetto impeciato. *** Funzionava così. Tutti filavano dritto, nessuno s'ammazzava più per i confini nei campi. Tutti si salutavano, gli uomini a lavorare e le donne non avevano da temere per i loro figli

che si attardavano. Lo Stato assente era stato egregiamente rimpiazzato. Chi non s'adeguava semplicemente spariva. Poi arrivarono gli anni Ottanta e il sangue che macchiava i marciapiedi. E mia nonna faceva sempre la stessa cosa: chiudeva le persiane e alzava il volume della televisione. E se i miei figli non tornavano a casa prima di sera prendevano tante di quelle sculacciate da non potersi sedere per tre giorni. Ho visto gente decapitata prima di pranzo, assassini che si inginocchiavano sul sagrato della Madrice ad aspettare e poi un colpo solo. Dritto al petto. La gente non camminava più sino all'alba, le case ora venivano chiuse con grate alle finestre. Il primo marocchino per la prima volta a trent'anni, prima non venivano. E ora c'è un intero quartiere che pare un pugno di kasbe, durante i loro festeggiamenti ammazzano un vitello in mezzo alla strada e le grida della bestia le senti entrarti in testa. Non rimpiango i vecchi tempi. Non posso farlo dopo aver saputo quanto costava quella pace. Troppe ossa sbiancate. E la città vista in volo pare essersi contratta e poi esplosa, le betoniere hanno riversato calcestruzzo dove c'erano campi di limoni e gelsomini. Di notte le fondamenta e la mattina dopo c'erano già decine di carpentieri a tirar su pilastri. Due settimane per una palazzina. Ci donarono pure uno svincolo autostradale, le macchine che vengono da Palermo cozzano inevitabilmente con quelle che a Palermo vogliono andare. Code chilometriche, bestemmie che fanno impallidire e i vigili rifugiati al Comando tra macchine bruciate. Nessuno dice nulla, nessuno vede nulla. Tutti ciechi, sordi e pure muti. CONTINUA NEL PROSSIMO NUMERO


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CASTELDACCIA

Al via il recupero della Torre di Salaparuta Il comune ha avviato l'iter per i lavori. Finanziati dalla Regione un milione e mezzo di euro. La torre ospiterà gli uffici comunali asteldaccia. Il comune ha bandito i lavori per il recupero completo della costruzione che sorge nel centro del paese. La somma a base d’asta è di 1.598.915,25 euro che è stata predisposta dalla regione Siciliana. La ditta che si aggiudicherà l’appalto, avrà 15 mesi di tempo per consegnare l’opera. La struttura ospiterà la nuova sede del comune e segnerà un risparmio notevole per le casse comunali, visto che ogni anno il comune paga circa 100 mila euro per i locali tutt’ora in affitto. “Finalmente Casteldaccia -dichiara il sindaco Giovanni Di Giacinto- dopo tanti anni, potrà avere una casa comunale degna di questo

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nome. Il recupero completo della Torre è un passo fondamentale per la nostra collettività. Il restauro della torre prevede il recupero completo della struttura di 2.716 metri quadrati che negli ultimi 40 anni non è stata mai utilizzata. Attualmente la torre è inscatolata da una struttura in ferro perché negli scorsi anni le piogge intense sono penetrate all'interno compromettendone la stabilità. Il progetto è stato redatto dall’architetto Maria Denebo e dal geometra Salvatore Panno dell’ufficio tecnico comunale di Casteldaccia. La struttura si estende su 1350 metri quadrati su due elevazioni fuori terra. E’ compren-

sivo anche di un cortile-giardino (420 metri quadrati) in cui si trovano delle piante di avocado di rara bellezza ed altre essenze tipiche siciliane. La torre venne realizzata nel 1737, quando il Marchese Vincenzo Ignazio Abbate di Lungarini acquistò per "2400 onze" il territorio denominato "Castellazzo" che, successivamente, diventerà, con Regio Decreto del 1° Maggio 1854 firmato da Ferdinando II, comune autonomo. Il primo nucleo abitativo del paese si dispose attorno ai tre lati della Torre-Castello, dove furono costruite le prime modeste abitazioni contadine, alle quali fu dato il nome di "Casuzze".

Rubata la statua che raffigurava lo scultore Pietro Piraino in via la Malfa La statua, realizzata in bronzo da Antonina Pellitteri, era stata collocata l'1 maggio del 2006. Il busto si ergeva su un piedistallo di marmo. Il furto è avvenuto nei giorni scorsi. L’episodio è stato denunciato alla stazione dei carabinieri. Molto probabilmente gli autori avranno deciso di rubare la statua per rivenderne il bronzo con cui è stata realizzata. “Quanto accaduto è vergognoso -commenta senza mezzi termini il sindaco Giovanni Di Giacinto- non è possibile che accadono fatti del genere. La statua ricordava un concittadi-

no celebre, ed è stata realizzata dal comune per ricordarne la memoria. Ma siamo intenzionati a rifare la statua perché siamo testardi e cocciuti”. Deluso per quanto accaduto anche il professore Pietro Piraino, omonimo e nipote dello scultore. “Quando si arriva a rubare una statua per riciclare il bronzo -dice Piraino- si è davanti ad un fatto molto triste. Penso che siamo alla frutta. La statua era un omaggio ad un uomo cui il comune di Roma, con sindaco Walter Veltroni, aveva dedicato una piazza. Casteldaccia, nel 2006, aveva deciso di rendergli omaggio con questa statua. Spero che

si possa rifare e però realizzarla altrove, magari in un posto più sicuro”. Lo scultore Pietro Piraino, era nato a Casteldaccia nel 1878 e morto a Roma nel 1950, dove è stato sepolto nel Cimitero monumentale del Verano.


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SANTAFLAVIA

Santo Lo Buglio torna presidente del Consiglio anto Lo Buglio, torna a ricoprire la carica di presidente del consiglio comunale. E’ questo il risultato dell’annullamento della delibera del 1 dicembre da parte del consiglio comunale, in autotutela. Il nuovo provvedimento è stato votato dagli 8 consiglieri comunali in contrapposizione al sindaco Antonio Napoli, mentre i componenti che sostengono la giunta, al momento del voto, hanno abbandonato l’aula. L’1 dicembre scorso, il consiglio comunale aveva votato una mozione di sfiducia a Lo Buglio, nominando al suo posto Maria Lia Emmiti. All'inizio di gennaio il nuovo colpo di scena. Alla base della revoca della nuova delibera, ci sarebbero alcune “illegittimità nell’iter procedurale”. Santo Lo Buglio, dopo la mozione di sfiducia nei suoi confronti aveva deciso di rivolgersi al Tar, sostenendo che era illegale la mozione di sfiducia “costruttiva”, avvenuta nella seduta dell’1 dicembre dello scorso anno, in cui venne eletta Rosalia Maria Emmiti. “Il ricorso -ha commentato Lo Buglio- andrà avanti”. Lo Buglio è difeso dagli avvocati di Lo Buglio, Stefano Polizzotto e Irene di Matteo, che

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hanno anche chiesto un risarcimento di 50 mila euro per i danni, anche di immagine, che l’ex presidente avrebbe subito. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Antonio Napoli: “c’è chi continua a prendersi gioco delle istituzioni, si vuole creare solo confusione e delegittimare il consiglio comunale e la giunta. Ci chiediamo chi è di fatto il presidente del consiglio comunale di Santa Flavia”. Nella richiesta di revoca del provvedimento si sottolinea che è illegittimo “nella parte in cui lascia all’arbitrio della volontà politica dei consiglieri la possibilità di approvare una mozione di sfiducia “costruttiva”.

Nella foto Santo Lo Buglio ( a destra) accanto al sindaco di Santa Flavia Antonio Napoli

Nuovi servizi cimiteriali L’amministrazione comunale di Santa Flavia ha affidato alla ditta Infantino di Grotte la fornitura di speciali attrezzature cimiteriali per un importo complessivo di circa 15 mila euro. “Si tratta di attrezzature innovative -spiega l’Assessore ai lavori pubblici Giovanni Affatigato- non ancora in dotazione presso i comuni limitrofi, che consentiranno una rapida e appropriata sistemazione dei feretri ed altre operazioni necessarie alla corretta gestione e manutenzione degli spazi cimiteriali”.

La Regione manda un ispettore degli enti locali dopo l'esposto dei consiglieri di minoranza L’assessorato regionale agli enti locali invia un ispettore al comune, per verificare se le accuse mosse dai consiglieri comunali d’opposizione siano vere, in relazione ad alcune violazioni nell’attività del comune. Girolamo Di Gangi deve verificare se le accuse mosse dai consiglieri comunali della lista "L'alternativa per Casteldaccia" Lorenzo Canale, Carlo Oreto, Pietro Speciale, Domenico Nuccio e Michele Canale corrispondono al vero. £L’invio dell’ispettore da parte dell’assessorato è legittimo - ha detto il sindaco Giovanni Di Giacinto - siamo a completa disposizione dell’ispettore. Siamo sereni e non abbiamo nulla da temere perché non c’è nulla di cui temere. Vorrei però dire che la politica

non si fa con gli esposti ma con il dialogo. L’opposizione ha perso un’occasione per confrontarsi per il bene dei cittadini". Secondo i 5 consiglieri comunali dell’opposizione ci sarebbero "presunte gravi e reiterate violazione dei principi costituzionali attinenti la pubblica amministrazione nonché di leggi e norme statutarie e regolamentari riscontrate nell’attività della gestione della cosa pubblica". I consiglieri comunali hanno chiesto di "analizzare la correttezza dell’ intera gestione del bilancio comunale e soprattutto la gestione dell’ ufficio tributi". "Ringrazio l’assessorato diretto da Francesco Scoma - sottolinea Lorenzo Canale (nella foto) - che ha dimostrato di saper intervenire

con celerità nei problemi importanti degli enti locali. Adesso attendiamo risposte anche dalla Procura della Corte dei Conti, che verificherà se ci sono eventuali danni all’erario".


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RUBRICA

Coltivatore Diretto 2.0 Mi è sempre risuonata nella testa la frase che usava dire il mio professore di matematica alle scuole superiori: “a zappare devi andare!”. Non capivo in che modo l’atto di zappare fosse collegato con l’ignoranza, o con l’incapacità di studiare. Già ai tempi non ero d’accordo con il senso della metafora (forse neanche sapevo che cosa fosse una metafora), ma dopo, con il passare degli anni, lavorando, sudando, ho capito che il mio professore sbagliava proprio, perché, al contrario, tutto quello che ci circonda ed a cui teniamo, l’amicizia, l’amore, lo studio, il lavoro, la professione, le passioni, per essere mantenuti “vivi” devono essere “coltivari”. Da qui, il passaggio alla professione del Coltivatore Diretto è stato automatico ed in queste pagine non faremo altro che “coltivare” (metaforicamente parlando, adesso che capisco il significato) quello che oggi è un modo nuovo, innovativo, di vedere e di guardare le cose in questa che è definita la società postmoderna, cioè quella che segue la società moderna, che magari ancora non è passata da questi territori. Ovviamente il tutto visto con il mio occhio e la mia attività di consulente alle aziende. Cioè un Coltivatore

Diretto 2.0 Quindi iniziamo! “Sembra facile fare il caffè!”. E’ stata l’esclamazione di mio fratello al termine di un discorso in cui si parlava di Qualità e Professionalità. Credo che chiunque conosca il prodotto sia anche in grado di farsi una (buona) tazza di caffè. Anzi potete pure fare la prova: prendete un paio di persone dategli la stessa moka e la stessa caffettiera e gustate i rispettivi caffè; saranno tutti diversi, ad alcuni verrà meglio e ad altri no, anzi, pur con lo stesso procedimento e con la stessa materia prima, sarà colpa del caffé…(per qualcuno), oppure … sarà colpa della macchinetta (per latri). Quando qualcosa non riesce bene, le persone tendono a trovare una motivazione esterna per spiegare il parziale o totale insuccesso. Sicuramente è necessario un pò di autostima e la capacità di creare attorno a se una condizione positiva per poter crescere ed imparare cose e strumenti nuovi. La qualità è fondamentale ma necessita di professionalità. Wikipedia indica come professionista “colui che tale si dichiara e che riconoscibilmente esercita la propria attività”

di Pippo Ferrante

La linea di confine tra saper fare ed essere professionali è sottile, ma è molto importante comprendere il punto in cui ci si trova. Perché intesa nel senso della moka, la professionalità può essere “in ogni cosa” anche nel modo in cui si posteggia la macchina per andare a prendere il pollo arrosto. La possiamo notare in chi ci accoglie nel momento in cui entriamo in un negozio e nelle risposte alle inciviltà quotidiane … e gli esempi potrebbero continuare. Ecco un modo nuovo per vedere il quotidiano in tutte le sue forme: guardare con “professionalità” tutto quello che ci circonda ed iniziare a giudicare da consum-attori, protagonisti principali e partecipi di ogni cosa. Ora vi chiedo: quando una persona o un’azienda può definirsi professionale? Quando un’amministrazione pubblica, una commessa di un negozio, un medico, l’impiegato allo sportello, il cittadino, possono definirsi “professionali”? Le risposte, ovviamente, che non siano metafore, potete darle sul blog: coltivatorediretto.wordpress.com o per email a info@ferrante.fg.it Ne discuteremo insieme.

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La foto del mese

INTERVALLO

Lo sapevi che... - Lo Stato con la più alta percentuale di persone che vanno al lavoro a piedi è l'Alaska. - Le persone intelligenti hanno più zinco e rame nei capelli. - I genitori più giovani di tutti i tempi, età 8 e 9 anni, vissero in Cina nel 1910. - Il Papa più giovane di tutti i tempi aveva solo 11 anni. - Il primo libro scritto con la macchina da scrivere fu "Tom Sawyer". - 111.111.111 x 111.111.111 = 12.345.678.987.654.321 - Se una statua rappresenta una persona su un cavallo che ha entrambe le zampe anteriori sollevate, significa che la persona in questione è morta in guerra. Se il cavallo ha solo una zampa anteriore sollevata, la persona è morta a seguito di una ferita riportata in guerra. Se il cavallo ha tutte le quattro zampe a terra, la persona è morta per cause naturali. - E' impossibile starnutire con gli occhi aperti (... ci state provando?!)

Freddure - Perché uno che vive a Londra non può essere sepolta a Edimburgo? Perché è vivo!

"Valigie signore?" "No grazie, ne ho già abbastanza".

- Lo sai perché non bisogna essere superstiziosi? Porta male.

- Proprio oggi il libraio mi ha venduto "Il manuale del detective" dicendomi: "Leggete questo e metà del vostro lavoro sarà fatto". Io ne ho prese due copie quindi...

- Un tale sta risolvendo un cruciverba. La definizione dice "Sei nell'antica Roma". Lui ci pensa un po' e poi scrive "no". - Una signora è andata al cinema a vedere "Giovanna D'Arco" e dice ad una amica: "Ho pianto tanto, fino all'ultimo speravo che ce la facesse". - Conoscete quella dei tre paesanotti? Uno indicando un jet dice: "Quello fa almeno 400 all'ora" e un altro: "Schezi?!? Farà almeno 800 all'ora!" e il terzo: "Seee..sta a vedere che adesso vola!!!" - Il vero amore è come un fantasma: tutti ne parlano, ma nessuno l'ha mai visto. - Il facchino al viaggiatore carico di bagagli:

- Uno dice ad un amico "Sono un ottimista, credo di vivere nel migliore dei mondi possibili" "Anch'io credo di vivere nel migliore dei mondi possibili" risponde l'altro "E per questo sono pessimista". - Che fai, non mi rivolgi la parola? Allora lo faccio io "ALORAP". - Mi chiedo come mai tutti i grandi uomini avessero una memoria cosi' formidabile: sui loro monumenti c'è sempre scritto "alla memoria di questo... alla memoria di quello..." - In tempo di guerra le madri avevano poche speranze di diventare suocere perché i generi erano razionati.

- Salve, come disse il condannato a morte al comandante che gli aveva concesso la scelta delle armi. - Il telefono... è per te capo... se fosse stato per me avrebbero chiamato al melefono. - Adoro il lavoro: potrei passare ore ed ore ad osservare lavorare gli altri. - Quali sono gli animali più veloci? I pidocchi, perché sono sempre in testa. - La moglie di un direttore d'orchestra finito il concerto va dal marito e gli dice "vai ad aprire la porta:hanno suonato!" - Due alpinisti costeggiano un crepaccio. "L'anno scorso una guida è precipitata qui" dice uno. "Che tragedia" fa l'altro "Beh non esageriamo, era vecchia e mancano anche molte pagine".


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L'OROSCOPO Ariete Se siete pronti alle sorprese, questo è il momento buono per sfruttare tutte le conoscenze che avete e mettervi su piazza se siete single, mentre se siete in coppia, un pizzico di pepe alla relazione non potrebbe che fare del bene! Le relazioni pericolose, quelle che hanno salutato l'anno vecchio in bilico e che hanno resistito fino a questo momento, possono stare più tranquilli, poiché il periodo duro è stato affrontato dignitosamente e per questo mese non dovrebbero rischiare.

Toro Mese di transito quieto per tutte le relazioni di voi Taurini, in quanto il cielo non ha nulla da dirvi di particolare, se non che la passione forse non è più quella di un tempo per le coppie consolidate e per quelle appena formate non è quella che ci si aspetterebbe! Ma per un mese come questo non è che potete aspettarvi di più anzi, per voi che considerate la serenità come il raggiungimento di un traguardo importante, dovreste essere felici e godervi il momento che tanto avevate atteso.

Gemelli I single verranno avvantaggiati dalla favorevole posizione dei pianeti, in quanto ci saranno molte più opportunità per loro, per conoscere persone interessanti e, perché no, tra queste potrebbe anche esserci il vero amore. Non vi manca la razionalità e la lucidità per saper affrontare e valutare con cura tutte le situazioni che si verranno a creare con queste nuove persone, quindi non sarete colti da paranoie o paure inutili. Vivrete i vostri appuntamenti con molta tranquillità, senza aspettative e questo sicuramente agevolerà una conoscenza approfondita, senza condizionamenti, una vostra maggiore apertura a favore dell'altro!

Cancro Il mese non sarà proprio dei più elettrizzanti dal punto di vista sentimentale, in quanto vi sentirete un pochino spenti e finirete spesso con il considerare soltanto le vostre esigenze e le vostre sensazioni, mettendo in secondo piano la sensibilità altrui. Soprattutto se siete in coppia, questo sarà un errore che vi penalizzerà molto, perché l'altra parte avvertirà questa sorta di egoismo come una noncuranza da parte vostra nei loro confronti e il passo è breve verso le discussioni!

Leone I vostri rapporti sentimentali in questo mese vi saranno molto utili, soprattutto per superare i vostri problemi nel campo professionale. Vi potrebbero insomma distrarre in modo positivo. Il transito di Venere infatti, porterà delle buone novità fino alla stagione calda, per cui approfittatene e cercate di presenziare a quanti più eventi mondani possibili, gli incontri speciali sono dietro l'angolo!

Vergine Venere finalmente non sarà più in opposizione in questo mese, per cui sarà possibile una lenta ripresa, anche se i vostri problemi, soprattutto quelli di coppia, risalgono già all'anno scorso. Molte coppie da allora si saranno divise, mentre per quelle che hanno resistito si prospetta un nuovo periodo di tranquillità, in cui riscoprirsi e riscoprire il piacere di stare insieme!

Bilancia Venere non sarà certo vostra complice in questi primi mesi dell'anno, per cui dovrete rassegnarvi a farcela con le vostre forze! Sta a voi scegliere per l'ottimismo o il pessimismo. Se siete in coppia, ci potrebbero essere delle tensioni che non vi renderanno il recupero degli affetti molto facile, tuttavia avete Marte con voi, quindi potreste sfruttare le vostre abilità nella seduzione e ovviare alle discussioni più frivole con momenti di passione che non verranno mai disdegnate dal partner.

Scorpione Periodo ancora molto altalenante per l'amore, in quanto vi trovate ancora nel centro di un subbuglio sentimentale che riguarda più il vostro inconscio che il vostro cuore. Letteralmente, non sapete cosa volete, per cui sono gli altri a rimetterci! Se vi siete separati da poco, sicuramente non avete ancora superato questa specie di fallimento, per cui rifiutate anche solo il pensiero di poter conoscere qualcun altro. Insomma siete nel pieno di una fase di transizione, solo che sarà più lunga del previsto se non vi sforzerete almeno ad uscire dal guscio in cui vi siete rinchiusi!

Sagittario In questo Febbraio, dal punto di vista sentimentale, avrete il vostro bel da fare, poiché potreste essere combattuti tra più di una persona che ruberà la vostra attenzione! Sarà molto divertente per i single, anche se la coscienza avrà comunque dei rimorsi, mentre più complicato potrebbe essere per le coppie, che ovviamente avranno qualche problema in più a gestire una doppia vita!

Capricorno Il passato, il dolore e la delusione hanno molta presa su di voi, ed è per questo che se avete sofferto recentemente per amore, non sarà semplice mettere una pietra sopra a tutto ed andare avanti come se nulla fosse. Sicuramente sarete più timorosi in qualsiasi tipo di relazione che intraprenderete e questo potrebbe essere una nota negativa in questo Febbraio!

Acquario Uno dei mesi più positivi per voi dell'Acquario e che andrà vissuto in pieno, cogliendo ogni più piccola sfumatura e soprattutto da ricordare! Marte sarà un ottimo alleato per le coppie più resistenti e longeve, poiché riporterà all'interno del rapporto quel brio e quella passione che forse era stata un pochino messa alla prova dalle difficoltà che la vita comporta: figli, famiglia.

Pesci In amore la situazione durante questo periodo, dovrebbe essere piuttosto stabile, per cui non ci saranno grandi scossoni né per quello che riguarda le coppie, ne per quanto riguarda le persone sole, che continueranno a restare tali! In realtà dipende molto anche da voi, dalla vostra voglia di mettervi in gioco, dalla voglia di fare cambiamenti.


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