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F rancesco arillotta ~ Giovanni crupi

La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria

i PalaZZi STorici della ciTTÀ di reggio calabria Collana editoriale - volume

i

© Kaleidon di roberto arillotta casa editrice di cultura calabrese www.kaleidoneditrice.it

Progetto grafico e videoimpaginazione Kaleidon Fotografie antonio Sollazzo Coordinamento editoriale roberto arillotta Stampa Arti Grafiche Solimene In copertina: bozzetto del progetto originale del Palazzo (ing. Spinelli) Elaborazione grafica Monorchio comunicazione

Codice ISBN 978-88-88867-30-4 2011 A.D. TUTTi i diriTTi Sono riServaTi Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma o con alcun mezzo elettronico, meccanico o altro senza autorizzazione scritta dell’editore.

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Edizione Speciale in distribuzione gratuita realizzata per conto della Provincia di Reggio Calabria con il contributo della Fondazione BNC


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di Francesco Arillotta

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1816 la Provincia ‘Prima Calabria Ulteriore’

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T

utto comincia il 1° maggio 1816, quando viene emanata,

Era un’antichissima aspirazione di Reggio, essere a capo

per volere di Sua Maestà D(io) G(uardi) Ferdinando I di

della Provincia, fin da quando, nel 1594, aveva perduto questo

Borbone, la Legge n. 360, titolata ‘Legge riguardante la

ruolo, a seguito dell’incursione dei Turchi di Bassan Cicala,

circoscrizione amministrativa delle Provincie dei Reali Domini

che l’avevano data alle fiamme. I danni anche al patrimonio

di qua del Faro’, legge che entrava in vigore dal successivo 1°

archivistico dei vari uffici civili e giudiziari presenti in città,

gennaio 1817.

che quell’evento provocò, la paura dei magistrati napoletani

Con essa, si elevò a quindici il numero delle province che componevano la parte continentale del Regno delle Due Sicilie. Tra esse, fu prevista l’istituzione di una nuova entità territoriale: la provincia di ‘Prima Calabria Ulteriore’, con capitale Reggio. In buona sostanza, la Calabria veniva suddivisa non più in due Province: Calabria Citra e Calabria Ultra, come era dai tempi dei sovrani aragonesi, ma in tre, dividendo il territorio della Calabria Ultra in ‘Prima’ e ‘Seconda’ Calabria Ulteriore, fissando a Reggio il capoluogo dell’una, e spostando da Monteleone/Vibo Valentia a Catanzaro il capoluogo dell’altra.

il frontespizio del testo della legge n. 45 del 1° maggio 1816, istitutiva della Provincia di Calabria Ulteriore Prima, con capoluogo Reggio, pubblicata nella Collezione delle Leggi del Regno delle Due Sicilie

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


e spagnoli nel vedersi aggrediti fino in casa, le consistenti

titolo anche spendendo bei ducati (fino a 28 mila!), avanzate

somme offerte dalla municipalità catanzarese, fecero prendere

dai Sindaci di Reggio, non diedero risultato alcuno.

al Governo centrale la decisione di spostare la ‘Regia Audienza’

Dopo la parentesi repubblicano-francese, che aveva visto il

prima, per pochissimo tempo, a Seminara, e poi, definitiva-

Regno di Napoli guidato dai Napoleonidi Giuseppe Bonaparte

mente, a Catanzaro. Successive disponibilità di ricomprare il

e Gioacchino Murat, Ferdinando di Borbone, ritornato sul trono, aveva prestato orecchio attento ai suoi consiglieri più liberali, che sostenevano la necessità di affrontare anche il problema delle Province, molto spesso troppo vaste e poco controllabili. Da qui, la decisione di intervenire in materia; da qui, la divisione della provincia di Calabria Ultra e l’elevazione di Reggio a sede della nuova Intendenza. Sotto il profilo istituzionale, l’Ente Provincia era articolato in Distretti che, a loro volta, erano suddivisi in Circondari. I Circondari erano costituiti dai Comuni, che erano l’unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato, e ai quali facevano capo i Villaggi, centri rurali minori. I Comuni erano amministrati da un Decurionato. La Provincia di ‘Prima Calabria Ulteriore’, o ‘Calabria Ultra Prima’ come veniva più comunemente denominata, era Provincia di 3° categoria; aveva come confini settentrionali il fiume Assi,

l’area del Palazzo Plutino acquistato per la sede dell’Intendenza e del Consiglio, come si presentava alla data del 1816

F. ArillottA

1816 - la Provincia “Prima Calabria Ulteriore”

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verso lo Jonio, e il fiume Mesima, da Laureana verso il Tirreno;

Intendente, Sottintendente e Consiglieri d’Intendenza

aveva un’estensione di kmq. 3.924,29, e, al momento della sua

erano di nomina del re, che nominava anche il Presidente del

costituzione, contava 353.608 abitanti. Era, inoltre, divisa in

Consiglio Provinciale e di quelli Distrettuali, scegliendoli tra

ventotto Circondari o Mandamenti, e in centosei Comuni, con

proprietari abitanti nella Provincia o nel Distretto e ritenuti

due Sottoprefetture: Gerace, di 1a Categoria, e Palmi di 2a.

idonei su segnalazione dell’Intendente.

Il primo Intendente fu Nicola Santangelo, già Intendente di Basilicata, nominato con decreto del 19 ottobre, e che arrivò sulla riva dello Stretto lo stesso mese. Segretario generale: Giuseppe Maria Franco di Seminara.

Il re nominava i consiglieri provinciali e distrettuali su proposta dei Decurionati comunali. I Consigli provinciali e distrettuali venivano rinnovati per un quarto ogni anno.

Il decreto n. 360 confermava che a capo della Provincia

Solo Intendente e Sottintendente avevano diritto ad un

stava un Intendente, con Sottintendenti responsabili per le

trattamento economico; le altre cariche erano a titolo puramente

singole Sottintendenze.

onorifico.

Prevedeva, inoltre, la costituzione di due organi provinciali:

Non seguiremo le vicende delle modifiche strutturali

il Consiglio d’Intendenza, con competenze in materia di conten-

di questi organismi e delle loro relative competenze, molto

zioso amministrativo, composto, per Reggio, da tre membri e

mutevoli e legate anche all’avvicendamento dei regimi politici,

presieduto dall’Intendente, – il primo Consiglio d’Intendenza,

esulando la materia da questo lavoro. Daremo, eventualmente,

nel 1817, fu composto da Francesco Saverio Pugliese di Caridà,

di volta in volta, qualche indicazione, soprattutto per ricordare

Vincenzo Maria Tommasini e Domenico Sirti di Reggio – e

nomi ed eventi più strettamente legati alla storia reggina

il Consiglio Provinciale, composto, per Reggio, da quindici

dell’Ente Provincia.

membri ed un Presidente, che si riuniva una volta l’anno per

Ad esempio, nel 1908, alla vigilia del terremoto, il

dare indirizzi politico-amministrativi alla Deputazione Provin-

Consiglio Provinciale era costituito da quaranta consiglieri, e

ciale, organismo dello stesso Consiglio che la eleggeva, e che

la Deputazione Provinciale di nove, cioè il barone Pasquale

era composta di nove membri compreso un Presidente.

Reytani, Presidente, Pasquale Palermo Vicepresidente, il cav.

Vennero previsti, inoltre, i Consigli Distrettuali, composti,

Pedace, il cav. Spagnolo, il dottore Romeo, il dottore Ruso

per la provincia di Reggio, da dieci Consiglieri con un

(sic), l’avvocato Femia, il sig. Delle Scale e il barone Nesci

Presidente.

componenti.

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Reggio capoluogo di Provincia I Reggini accolsero ovviamente con grande gioia e soddisfazione la regia decisione. E subito stabilirono di innalzare al generoso sovrano una statua, in quella ‘Piazza Mercato’ che il piano regolatore dell’ingegnere militare Giovan Battista Mori aveva previsto, nel contesto della ristrutturazione della città dopo il terremoto del 5 febbraio 1783, proprio al centro dell’area urbana. E si decise che anche la piazza dovesse cambiare nome, diventando ‘Piazza dei Gigli’, mentre, in una frenetica ansia di mutamenti toponomastici, la strada principale, lo ‘stradone’, venne denominata ‘Corso Borbonio’ e la via che collegava l’antica Piazza del Duomo al mare, quella che si percorreva per entrare in città, sbarcando alla Pescheria, l’attuale via Plebiscito, si chiamò ‘Strada Reale’. Quanto alla statua, la municipalità si rivolse ad uno degli artisti più noti del regno, Angelo Solari, ‘scultore dei regi studi della Corte di Napoli’, con il quale il sindaco del tempo, Antonio Griso, stipulò, il 20 agosto 1819 (ironia delle date: quarantun’anni dopo, in quello stesso giorno, le schiere garibaldine saranno alle porte di Reggio!), un contratto per la realizzazione di una rappresentazione in marmo di Ferdinando I, ‘felicemente regnante’, con altezza di 8 palmi circa (mt. 2,10 circa) entro un anno e mesi tre; costo duc. 1300 di moneta

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1816 - la Provincia “Prima Calabria Ulteriore”

moneta aurea da 50 ducati e moneta d’argento da 120 grani coniate nel 1818, sotto il regno di Ferdinando I; vogliono essere un riferimento alla monetazione corrente quando fu conclusa la compravendita del Palazzo Plutino

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d’argento; pagamento in tre rate: una alla stipula del contratto, pari a ducati 400, l’altra a metà dell’opera e l’ultima a opera terminata. Nel contratto, Solari, in un impeto di entusiasmo, dichiara: ‘impegnerò tutto il mio debole ingegno, non risparmiando fatica, acciò l’opera venga a migliore perfezione che sarà possibile, sì per dar gloria al Sovrano ed ancora a chi ha dato sì lodevole incombenza’. Ma la statua la consegnò soltanto dieci anni dopo, nel maggio 1828! E arrivò a Reggio trasportata da Napoli con la ‘bombarda’ di padron Angelo Abate. Fu così che al centro della piazza – uno slargo piuttosto modesto, invero, tanto da meritarsi comunemente il nome riduttivo di ‘piazzetta’ –, si costruì un piedistallo rivestito di marmo, realizzato da Antonio Amato, ‘intraprenditore’ di Messina, con l’assistenza del capo mastro Giovanni Pangallo, di Reggio; era di tredici metri e mezzo di perimetro, aveva una gradinata a tre scalini. Su di esso venne posta la statua, che il 31 agosto

il territorio della Provincia della Calabria Ultra Prima come viene rappresentato nell’‘Atlante corografico storico e statistico del Regno delle Due Sicilie’ di Benedetto Marzollo, 1832

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


1908 il Padiglione-Baracca


e

ra un lunedì; e nella piena oscurità, con la gente in

strade e linea ferrata o non esistevano più o erano imprati-

massima parte immersa nel sonno, d’improvviso, si

cabili.

scatena una serie di fortissime scosse telluriche. Hanno

Il mondo intero, sconvolto, si mobilitò per dare ogni

un doppio movimento: il primo sussultorio, che dura venti

possibile forma di aiuto. In Italia, da ogni Regione si fece a

‘interminabili’ secondi, con intensità crescente e decrescente,

gara per arrivare sulla zona del disastro. I baraccamenti in cui

il secondo ondulatorio ‘atroce’, per ben altri quasi diciassette

alloggiare i superstiti dovettero essere installati fuori dell’antico

secondi! Viene toccato il 10° grado della Scala Mercalli. Reggio

nucleo urbano, ingombro di enormi cumuli di macerie che non

Calabria, buona parte della sua Provincia e la dirimpettaia

si sapeva dove scaricare.

Messina sono distrutte. Ai danni del sisma si aggiungono quelli cagionati dal mare: dopo il terremoto, le acque dello Stretto si ritirano, ma

Una proposta di spostare il centro urbano alcuni chilometri più a Nord fu – forse troppo precipitosamente, per l’ansia di rifarsi presto una casa – respinta.

poi onde gigantesche, alte quasi dieci metri, raggiungono il litorale con direzione NW – SE. Tornando indietro, la massa d’acqua risucchia tutto; molti saranno i malcapitati che furono trascinati al largo. Le scosse di assestamento si ripeteranno fino a metà dell’anno 1909. Nel Reggino, si conteranno 25 mila morti, di cui 15 mila nel solo capoluogo; il 90 % degli edifici distrutto o inagibile. Così può essere compendiata una delle più terribili catastrofi naturali accadute sul nostro pianeta nell’Età Contemporanea. La notizia di quanto accaduto arriverà a Roma solo nel tardo pomeriggio di quel terribile giorno, allorquando una nave della Marina Militare italiana, uscita dal porto di Messina, poté raggiungere il posto telegrafico di Nicotera e lanciare l’allarme. Solo allora, quindi, la macchina dei soccorsi poté mettersi in moto. Enormi le difficoltà da superare, perché

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Gli Uffici in baracca

dopo parecchie ore, per l’intervento dei Vigili del Fuoco, che li raggiunsero da una finestra. Da una relazione sui danni subiti, per conseguenza di quel

Com’è ben noto, alle ore 5:20’23” del 28 dicembre 1908,

terremoto, dagli edifici di proprietà della Provincia, si ricava che

un movimento sismico di eccezionale violenza distrusse, in

nel palazzo, al momento del sisma, c’erano gli uffici dell’Am-

trentasette secondi, le città di Reggio Calabria e Messina, con

ministrazione Provinciale, della Prefettura con l’alloggio del

molti centri vicini.

Prefetto, dell’Archivio di Stato e della Cattedra Ambulante di

Reggio rimase praticamente rasa al suolo.

Agricoltura, oltre a quei locali al pianterreno che, come detto

Il palazzo sede della Provincia, che, come abbiamo notato

a suo luogo, erano stati affittati alle Regie Poste.

nel capitolo precedente, era strutturalmente piuttosto precario, rovinò quasi per intero. Il prefetto Orso e la sua famiglia rimasero intrappolati nell’appartamento al piano superiore, per il crollo della scalea d’accesso. Vennero posti in salvo

il corso Garibaldi nei giorni successivi al sisma del 28 dicembre 1908: si notano le macerie del Palazzo, all’angolo fra il Corso e Via Prefettura, dove era l’alloggio del Prefetto l’area del Fondo Manti in una planimetria del 1883; qui l’Amministrazione Provinciale installò la baracca dei propri uffici, limitrofa al padiglione-baracca del Liceo ‘Campanella’ e a quello del Brefotrofio

F. arillotta

1908 - il Padiglione-Baracca

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1912 la Ricostruzione

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S

i prese, quindi, a costruire dentro il vecchio perimetro cittadino, più o meno opportunamente riadattato alle nuove esigenze di una Reggio fiduciosa nel proprio

futuro. Ricostruzione portata avanti piuttosto lentamente, anche per le varie vicissitudini nazionali ed internazionali che caratterizzarono gli anni della seconda decade del XX secolo. Comunque, pian piano, i Reggini potettero lasciare le migliaia di baracche che lo Stato e i Comitati di Soccorso avevano impiantato all’indomani del cataclisma. E la fiducia nel proprio futuro si espresse in maniera del tutto particolare. I progetti dei nuovi edifici avvertirono l’effetto del movimento artistico-urbanistico che si era manife-

stato in quegli anni: l’art nouveau. Uno stile fantasioso e ricco, ispirato dai famosi magazzini londinesi di Arthur Lasemby Liberty. Uno stile fresco e gioioso, lo stile Liberty che, adottato dai progettisti della Reggio post-terremoto, sia per le strutture pubbliche che per quelle private, diede forma a tanti palazzi di eccellente fattura, i quali, malgrado le numerose ‘aggressioni’, rendono, ancora oggi, veramente deliziosa la nostra Città. A cominciare da quello dell’Amministrazione Provinciale.

la copertina del dossier tecnico relativo al progetto del nuovo palazzo, con le firme degli ingegneri estensori Spinelli e Leale

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Il nuovo Palazzo della Provincia

Il Palazzo prefettizio, per volere del Governo, fu costruito ex novo dove oggi si trova, sul lato occidentale della piazza Vittorio Emanuele II; ma la Provincia mantenne il suo

Quando si cominciò a pensare alla ricostruzione della sede dell’Amministrazione Provinciale, si posero alcuni problemi.

programma edilizio, acquisendo egualmente tutto l’isolato. Fra i proprietari dei vecchi fabbricati che venivano espro-

Innanzi tutto, ci si ricordò che l’antico palazzo aveva

priati, risulta che solo Antonio Vilardi fece qualche resistenza,

dimostrato di essere assolutamente insufficiente ad accogliere

opponendosi davanti al magistrato; ma l’interesse pubblico pre-

tutte le strutture di competenza.

valse, e nel 1913 l’Amministrazione Provinciale prese possesso

Inoltre, il nuovo Piano Regolatore prevedeva una riduzione

anche dei ruderi degli altri fabbricati, insistenti su quel suolo.

dell’antica area sul lato ovest, con l’allargamento della stradina

A marzo 1910, il Consiglio Provinciale dà mandato al

una volta denominata ‘Vicolo Prefettura’, e l’ampliamento

Presidente, il barone Reytani, di assumere tutti i provvedi-

della Via Prefettura, che ne fronteggia il lato Sud, e che oggi

menti necessari alla predisposizione dei progetti del Palazzo

si denomina ‘via Pietro Foti’, a 14 metri.

e degli altri edifici di competenza provinciale, quali l’Orfano-

La Deputazione Provinciale decise, in forme ed in momenti

trofio, il Brefotrofio, le Caserme dei Reali Carabinieri.

che non possiamo precisare per incompletezza di documen-

Viene costituita una ‘Sezione Speciale dell’Ufficio Tecnico

tazione, di aggregare all’area del vecchio palazzo Plutino

per le Opere Dipendenti dal Terremoto, Sezione Edile’, e si

i fabbricati Calogero Gerolamo fu Leopoldo, Gulli e Vilardi

assumono come ‘ingegneri straordinari’ tre professionisti: il 14

Antonio, posti sul lato Nord ed Est dell’area stessa.

gennaio 1911 Vezio Gambelli, il 20 febbraio Rocco Leale, l’8

Si pensava, in altre parole, ad un più grande edificio,

agosto Gaetano Spinelli di Edoardo.

che occupasse tutta l’isola compresa fra la piazza Vittorio

– Su quest’ultimo c’è un piccolo giallo, perché i documenti

Emanuele II, il Corso Garibaldi, la Via Prefettura e la nuova

lo chiamano talvolta ‘Gaetano’ e tal altra ‘Salvatore’, ma, dalla

strada che sarebbe risultata dall’allargamento del vicolo. In

firma da lui apposta al progetto, possiamo concludere che il

esso sarebbero stati sistemati, più comodamente che in passato,

su nome effettivo era ‘Gaetano’ –.

non solo una grande sala del Consiglio Provinciale, numerose

L’ing. Leale, forse perchè il più anziano dei tre, è nominato

sale di rappresentanza e i relativi uffici, ma anche la Prefettura,

Capo Sezione. A questo punto, si può dare inizio alla proget-

con l’alloggio del Prefetto, e l’Archivio Provinciale.

tazione del nuovo palazzo.

Arillotta F.

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Nel progetto iniziale, l’ingresso principale del palazzo era articolato – così come si può notare dai disegni originali acclusi alla presente pubblicazione – con delle evidenti rampe di accesso, che avanzavano sulla Via San Francesco di Sales, tratto della Piazza Vittorio Emanuele II; una vera e propria ‘protuberanza’, non solo esteticamente discutibile, ma, soprattutto, che riduceva sensibilmente la carreggiata. Ciò suscitò molte perplessità e anche qualche protesta. Di cui si fecero interpreti i giornali dell’epoca. Si riconosceva che l’edificio era veramente artistico, paragonabile ‘ai migliori palazzi di Roma, Milano e Parigi’. Si constatava, con legittimo orgoglio, che la Piazza Vittorio Emanuele II era veramente ‘nobile’, circondata da tanti edifici pubblici importanti e decorosi: il Teatro, il ‘futuro’ – siamo nel 1919, e l’architetto Ernesto Basile non è ancora riuscito a metter mano al ‘suo’ palazzo – Municipio, la Prefettura, la Provincia, le Poste e Telegrafi. Si propone che ‘il quarto lato’, quello privato, che fronteggia il Corso Garibaldi, preveda dei portici. Tuttavia, l’ingombro del marciapiedi davanti al palazzo è evidente, quella ‘protuberanza’ stona. E in Consiglio Comunale, nel giugno di quell’anno, si accende il dibattito. I cronisti auspicano che Comune e Provincia si mettano d’accordo; il che non è facile, visto che il palazzo è ormai completato. Possiamo arguire che l’accordo ci fu, perchè l’accesso interessato fu modificato, per come dimostra la tavola qui accanto pubblicata e per come noi oggi lo vediamo.

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il monumento ai Caduti reggini della Prima Guerra Mondiale, opera di Francesco Jerace, innalzato nei giardinaggi del Lungomare per conto dell’Amministrazione Provinciale nel 1930

La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


I ritrovamenti archeologici Nel 1834, nel corso dei lavori per la costruzione della sede dell’Archivio Provinciale, di cui si è parlato avanti, si ebbero dei ritrovamenti archeologici di una certa importanza. È una notizia assolutamente inedita, di cui non v’è traccia in altre

pozzo

fonti, e che ricaviamo dalla consultazione dei documenti che trattano appunto dell’edificazione dell’Archivio. Come già ricordato, i lavori per il palazzo furono affidati tecnici dell’Amministrazione procedevano ad uno ‘scandaglio’, cioè a misurare il lavoro effettuato, come fatto propedeutico alla liquidazione delle competenze dell’impresa costruttrice. La rilevazione conteneva, ovviamente, tutti i particolari dei lavori, comprese le difficoltà eventualmente incontrate. Quale base per la costruzione dell’edificio erano previsti quattro

via S. Francesco di Sales

a cottimo. Questo sistema comportava che, a scadenze fisse, i

acquedotto

muro di chiesetta monete d’oro

muri con direzione nord-sud, paralleli al muro del preesistente edificio dell’Intendenza, ed altri due trasversali ai precedenti.

ipotesi di collocazione dei ritrovamenti archeologici avutisi nel 1886 e nel 1889, nel cortile del vecchio Palazzo intendentizio

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1912 - la Ricostruzione

via Terme

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fiori; molte monete bronzee, bizantine, consunte; muri in sassi

La presenza di are, cippi onorari, lapidi e colonne dimostra

e calce di età tardo-medievale; il frammento marmoreo della

la rilevanza urbanistica della zona, considerata dagli archeologi

base di un vaso. Ed infine, sparsi su tutta l’area: sette rocchi

– e crediamo non a torto – il cuore politico-amministrativo

di colonne granitiche o calcaree, due di colonnine marmoree,

della città romana, il suo forum.

nonché piccoli oggetti magnogreci, romani e bizantini. In una stratigrafia che impegna venti secoli della storia reggina!

– Va annotato che, nel caso gli scavi fossero stati portati a maggiore profondità, si sarebbero certamente incontrati anche gli strati dell’età magnogreca, come è avvenuto di recente,

il cippo con iscrizione dedicatoria al Correttore Zenodoro – la parte superstite della lapide scritta in lingua latina la lastra marmorea ornata di grande croce potenziata, attribuita ad età bizantina

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


in occasione dei sondaggi effettuati nell’area della contigua piazza Vittorio Emanuele II, tra il 2001 e il 2010 –. Dell’importanza attribuita a quei ritrovamenti abbiamo traccia nei documenti conservati nell’archivio dell’Amministrazione Provinciale. Il 4 ottobre 1913, con lettera del ‘Museo Civico Archeologico’, a firma del Direttore, prof. Nicola Putortì, arriva al Presidente Reytani la richiesta di consegna del materiale scoperto. E con delibera di Giunta del 6 ottobre 1913, n 79, si stabilisce che monete, colonne e capitelli rinvenuti si consegnino al Museo; con la riserva che, allorquando il nuovo palazzo sarà completato, colonne e capitelli verranno riportati in sede, per esser collocati nei due suoi cortili. Dalla stessa fonte archivistica rileviamo una coda a quella decisione di consegna. Il 28 giugno 1922, è il presidente Reytani a scrivere al Direttore del Museo Civico. Egli lamenta che l’ara e le colonne che erano state consegnate al Museo sono state lasciate, per tutto questo lasso di tempo, ‘incustodite e trascurate’, ‘sulla Via Marina’ e sono state danneggiate ‘dai monelli’. Egli comunica che intende riprendersele, per conservarle ‘nel peristilio del palazzo’. Intenzione che si dovette concretizzare, perché l’ara è quella della scalea, e le colonne dovrebbero essere quel pilastro binato collocato sul Lungomare, di cui si è fatto cenno.

F. arillotta

1912 - la Ricostruzione

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di Giovanni Crupi

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2001 il Recupero conservativo

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Considerazioni generali

Il recupero impone uno studio che, a monte dell’intervento, riesca a sviluppare due problematiche: la prima legata

l

alla natura del degrado e la seconda al livello raggiunto dallo a conservazione di un fabbricato, specie se di grande

stesso. Una volta espletata la fase analitica, s’interviene diret-

valore storico e artistico, è un problema complesso,

tamente sulle cause che hanno condotto al degrado. Degrado

che coinvolge una serie molto ampia di conoscenze

che non sempre è dovuto all’ambiente ma spesso, come nel

in discipline diverse. Le metodologie sono generalmente

nostro caso, ad interventi dell’uomo, che possono aver influito

concordate tra gli esperti scientifici, architetti, ingegneri e

in maniera negativa sulle condizioni di conservazione.

restauratori; ognuno, secondo la propria competenza, indica la possibilità del recupero nella specificità della situazione.

Tutto ciò comporta, da parte dell’operatore, un’indagine molto attenta e particolareggiata a monte dell’intervento.

immagine del Palazzo risalente agli anni ‘20

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Stato di fatto e degrado

Occupa un intero isolato di ml 51 per 44, affacciandosi su Piazza Vittorio Emanuele II, sul Corso Giuseppe Garibaldi, su via Pietro Foti e su via Nicola Miraglia.

1. Descrizione Degli esterni

Si eleva su due piani fuori terra, oltre un piano seminterrato corrispondente a circa metà dell’area edificata e prospi-

Il nuovo palazzo della Provincia, rappresenta, ancora oggi,

ciente prevalentemente la via Miraglia. La struttura portante

un valido esempio di architettura neoclassica e si propone tra

è in cemento armato e le tamponature e tramezzature sono

i più belli e prestigiosi della città.

indifferentemente realizzate in laterizi pieni od a quattro fori.

G. crupi

2001 - il Recupero conservativo

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La sua caratteristica architettonica è facile riscontrarla nella rigorosità delle sue leggi di simmetria rispetto all’asse che, parallelamente alla fascia costiera, divide l’intero fabbricato. La percezione di tale simmetria è maggiormente evidenziata: nel portico centrale d’invito, prospiciente la Piazza; nei quattro torrini emergenti sui quattro cantonali dello stesso corpo di fabbrica; nei due cortili interni; nell’ingresso posteriore su via Foti, sovrastato dalla grande volta che copre la sala del consiglio. I prospetti longitudinali prospicienti il corso Garibaldi e la via Miraglia, sono perfettamente specchiati tra loro, con la sola eccezione dello zoccolo di base, che in considerazione della differenza di quota tra il Corso e la via Miraglia, si presenta più alto su quest’ultima, incorniciando una sequenza di aperture (bocche di lupo) che servono il piano seminterrato. In ognuno dei suddetti prospetti, si legge: al piano terra, una sequenza di undici finestre architravate, intervallate da una disposizione regolare di bugnato; al primo piano, con gli stessi ritmi del piano sottostante, balconi sormontati da timpani ricurvi ed intervallati da lesene, fregi e decorazioni varie, che quasi sconfinano in un primordiale stile barocco con qualche elemento liberty. Questo originario ed armonico connubio di stili, forme e decori, è stato, in passato e fino all’inizio del recente intervento di recupero, notevolmente e dinamicamente compromesso dall’incuria e dalla scarsa sensibilità di chi, nel tempo,

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


ha consentito o contribuito all’attecchimento di un crescente fenomeno di degrado. Tale insensibilità e trascuratezza verso il “bene culturale” si è particolarmente concretizzata: nell’invasiva costruzione di superfetazioni nei due cortili; nella ridistribuzione caotica di alcuni locali siti al primo piano, che ha stravolto il percorso balaustrato che perimetrava l’affaccio sugli stessi cortili e sul vano scala centrale. Altri ingenti danni, indipendenti dalla vetustà del fabbricato, sono stati causati dal selvaggio attraversamento di impianti tecnologici e dall’irreversibile occultamento di decori originariamente presenti nei soffitti dei corridoi del piano nobile e dei torrini, con svariate mani di pitturazione di vario genere. Sono sfuggiti al degrado i soffitti delle tre sale di rappresentanza prospicienti la piazza.

G. crupi

2001 - il Recupero conservativo

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stesso modo, si evidenziano i due dipinti sulle pareti laterali e quelli, di minore dimensione ma eguale valore artistico, presenti sopra gli architravi delle porte. Due grandi specchiere incorniciate, con stucchi dipinti a foglia d’oro, completano la preziosità del luogo. Anche in quest’ambiente, purtroppo, l’operato dell’uomo ha lasciato il suo segno, con l’occultamento, con pavimentazione sintetica in moquette, dell’originario pavimento.

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Altri due ambienti di prestigio, ma certamente di tono minore rispetto ai precedenti, sono rappresentati dalla Sala Presidenziale e dalla Sala Giunta. In queste, si notano i controsoffitti rivestiti con cartapesta finemente dipinta e rigirata sulle pareti perimetrali a mò di cornicione, che, in armonia con gli arredi di legno intarsiato, conferiscono loro gran lustro e grande decoro. Il “fiore all’occhiello” del Palazzo è rappresentato dall’atrio d’ingresso e dalla scalinata d’onore “a tenaglia”. Qui, oltre a

G. crupi

2001 - il Recupero conservativo

marmi, stucchi, lesene e decori, opportunamente ed armonicamente distribuiti sulle pavimentazioni e sulle pareti, assumono particolare peculiarità ed importanza le balaustre marmoree di protezione lungo la scala, e la vetrata artistica al soffitto, di cui sopra. Altra nota di attenzione è giusto rivolgerla alla pavimentazione in mosaico esistente nei ballatoi che corrono lateralmente alla scalinata, ed ancora alle lampade in ghisa e ferro battuto che illuminano tutto l’ambiente atriale, prolungandosi

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Pianta Piano Terra


Pianta Piano Primo


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il Palazzo l’Esterno

117


il Palazzo l’Interno


La Scala d’Onore

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Il Salone di rappresentanza “Mons. Giovanni Ferro� pp. 158-159: Ignoto, Giovinezza, olio Ignoto, Amore, olio Francesco Galante, Fata Morgana, olio pp. 160-161: Ignoto, Reggio Calabria dal mare, prima del 1908, olio Ignoto, Scilla, olio

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La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria


Finito di stampare nel Marzo 2011 presso le Arti Grafiche Solimene srl per conto della casa editriceKaleidon di roberto arillotta

Kaleidon casa editrice di cultura calabrese via Locri 3 I-89128 Reggio Calabria tel/fax (+39) 0965 324 211 libro@kaleidoneditrice.it www.kaleidoneditrice.it

La Storia del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria  

primo volume della collana editoriale "I palazzi storici della città di Reggio Calabria"

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