Page 1

Supplemento del Notiziario Comunale di Pergine Valsugana

Settembre 2017 Numero 2

YOUTH TIME - Il periodico del #Kairos Giovani -

CURIOSANDO FRA LE PAGINE

Volontario a chi?. ................. …..…………....2 Un anno al #Kairos………………………........….2 Co– Housing: le novità dall’appartamento di Pergine Valsugana…………...…………..………...3 Broader youth exchange: oltre i confini……..4 K- POP: dall’Oriente con furore, la musica che piace ai giovani asiatici, e non solo…..…6

VOLONTARIO A CHI?

LA PAGINA DELL’ARTISTA…….....................8 Writers: vandali o artisti?............................9

A cura di Equipe educativa #Kairos Giovani Che cosa significa fare volontariato? Con che energie i giovani si affacciano a questo mondo? Quali sono le loro aspettative? All’interno del #Kairos Giovani, il Centro Aperto e Centro di Aggregazione Giovanile di Pergine Valsugana, il volontariato è un tema fondamentale. Qui, svolgono i propri progetti di Servizio Civile Provinciale, Nazionale ed Internazionale diversi giovani italiani e stranieri, fra queste mura ragazzi e ragazze trovano sostegno per candidarsi a loro volta a progetti di volontariato, e muovono i primi passi all’interno di eventi e manifestazioni come membri di uno staff che mette a disposizione gratuitamente il proprio tempo. In un momento storico in cui le possibilità per i giovani di sperimentarsi come cittadini attivi continuano a moltiplicarsi e declinarsi, anche le motivazioni di ragazze e ragazzi sono al centro di una grande rivoluzione. Per molti giovani, percorsi come il Servizio di Volontariato Europeo, il Servizio Civile Universale Provinciale e il Servizio Civile Nazionale, non sono più solo occasioni per sperimentare la cittadinanza attiva e sentirsi utili per la società, ma anche possibilità per fare esperienze in settori altrimenti di più difficile accesso, guadagnando anche qual-

Continua a pagina 2 _________________________________________________________________________ cosa.

IN

QUESTO NUMERO…

SOCIETÀ, MUSICA, POLITICA, ARTE, ATTUALITÀ, OPPORTUNITÀ, VOLONTARIATO, POESIA, TECNOLOGIA, INTERCULTURA, RECENSIONI, VIAGGI, RADIO, GRAFFITI,

PROGETTI.

C’è un tempo giusto per tutto, anche per imparare……………………………………………….10 E allora al buio si puo’… anche imparare….12 L’angolo della poesia ……………….…………...14 La mia Italia…………………………………...…….16 Sei domande sui migranti, e sei risposte….18 Vi racconto #KAIROS RADIO....................20 Graffiti: il colore contro gli stereotipi ………22 Arriva l’autunno al #kairos giovani............26 The Joy of music……………………….............27 Watch, listen, read: le recensioni…………...28 10 cose che… …………………………..………...30 La redazione…………………………….……..….31 Ottobre al #Kairos……………………….……...32


VOLONTARIO A CHI? (Continua dalla prima pagina) SVE, SCUP e SCN prevedono infatti una qualche forma di remunerazione e, nel caso dello SVE, anche la possibilità di vivere e lavorare all’estero. Tanti sono anche i giovani che si impegnano nella forma più pura di volontariato, ovvero quella che non pretende nulla in cambio, se non la soddisfazione di aver offerto il proprio contributo alla comunità. Dietro alle diverse sfaccettature del volontariato però si stanno delineando diverse motivazioni, alcune più nobili, legate ad una spinta etica, vocazionale, umanitaria, altre più legate alla voglia di trovare una soluzione professionale o professionalizzante. Se da un lato la speranza è sempre che queste due dimensioni possano fondersi, dall’altro non è raro vedere nel mondo del volontariato esempi di chi si avvicina a questo mondo con un approccio del “tutto dovuto” e del diritto prima del dovere. In questi casi, spiace vedere come il volontariato perda quella dimensione di luogo della realizzazione del dono di sé, che lo caratterizza. Certamente, il confronto con chi dell’impegno civile vuole solo i vantaggi rende ancora più lodevole lo sforzo di chi, senza nulla chiedere, si mette in gioco

per dare il proprio contributo alla società. Allora, mentre ogni giorno continuiamo la ricerca di senso dietro alla parola “Volontario”, un grazie va a chi in questo percorso si sta impegnando con le più nobili delle intenzioni, a cominciare dai ragazzi e dalle ragazze che scrivono questo giornale. Grazie dunque, ai giovani del #Kairos che si impegnano con passione nelle sue attività, dal giornale alla radio, dagli eventi ai laboratori, mettendo il proprio tempo a disposizione, per tutta la comunità. A chi ha venduto orchidee per i bambini di Unicef, e fatto “bombe seme” per le api affamate, a chi ha cucinato per le cene multietniche, a chi è stato presente per la festa dell’Euregio, a quella della Pace, al festival dell’ambiente, e in tutte le altre occasioni in cui da spettatori i giovani sono diventati protagonisti della loro città. Grazie ai ragazzi che dal #Kairos hanno iniziato il proprio percorso all’interno di progetti di Servizio Civile, muovendo i primi passi in questo mondo. Grazie infine, ai nostri nuovi volontari Giulio, Malte ed Ezequiel, che per un anno metteranno la loro vocazione a disposizione del #Kairos Giovani: anche grazie a tutti voi, il #Kairos è il posto fantastico che è.

Un anno al #Kairos Giulio Di Venosa, volontario SCUP al #Kairos Giovani , si presenta. Di Giulio Di Venosa Ciao a tutti, mi presento, mi chiamo Giulio Di Venosa, ho 20 anni e vengo da Mezzocorona. Sto partecipando al percorso di Servizio Civile Universale Provinciale (SCUP) al #Kairos Giovani. Sono uno strumentista da circa 13 anni, nei quali ho collezionato otto chitarre, sei bassi elettrici, un banjo, alcuni flauti e diversi altri strumenti. Ho suonato in vari gruppi come Mudita e i Maude, e ho registrato anche alcuni E.P. Dopo aver frequentato il liceo artistico e quello musicale, senza però portarne a termine i percorsi, ho iniziato la mia avventura nel mondo lavorativo, che mi ha portato al progetto che sto intraprendendo qui al #Kairos. Durante questo anno parteciperò a vari laboratori come quello di musica e quello di italiano per stranieri. Il mio progetto di servizio civile comprende tra le altre cose la partecipazione alle attività del Centro di Aggregazione, del Centro Aperto e dello sportello della gioventù “ti do un@ dritta.”

Giulio durante un concerto

2

Il progetto mi ha interessato da subito, poiché mi avrebbe dato molte delle competenze lavorative e di crescita personale che stavo cercando, come ad esempio la possibilità di “restituire” alla comunità quello che mi è stato dato e apprendere capacità nel campo dell’animazione, dell’educazione, e della comunicazione. Spero che il prossimo sarà un anno pieno di emozioni e divertimento! Vi aspetto per suonare insieme nella magnifica sala prove del #Kairos.


Tre dei Co-housers durante il Festival delle Resistenze a Trento

Co– Housing: le novità dall’appartamento di Pergine Valsugana Di Giuseppe Duca

Il progetto di Co-housing voluto dalla Provincia di Trento, per venire incontro a chi vuole rendersi autonomo, offre la possibilità a giovani tra i 18 e i 29 anni, di sostenere un percorso di crescita individuale e sociale che possa portare ad una autonomia economica e abitativa. Anche a Pergine alcuni ragazzi sono stati coinvolti in questa iniziativa che vede la co-partecipazione di ASIF Chimelli. I co-houser “perginesi” hanno fin qui trascorso sei mesi durante i quali hanno imparato a conoscersi e a vivere gli spazi comuni, anche attraverso la definizione di regole condivise. Nel periodo scolastico sono state svolte da parte dei coinquilini delle attività di volontariato rivolte alle scuole con l’accompagnamento dei bambini nella tratta casa-scuola, nonché alcune ore di supporto scolastico per ragazzi prevalentemente della scuola media. Il volontariato, parte integrante del progetto, è stato concordato con il tutor Tommaso Mosna tenendo conto anche degli impegni dei coinquilini, parte dei quali hanno un impiego che copre buona parte della giornata. Più o meno a cadenza mensile i partecipanti al progetto sono stati convocati per una riunione plenaria per condividere con tutti i ragazzi, non solo di Pergine Valsugana ma anche di Trento e Rovereto, obiettivi, difficoltà, progetti. Condividere un appartamento ha portato anche dei problemi pratici come la divisione delle spese. La decisione presa in comune è stata di gestire la questione in modo abbastanza libero, facendo in modo che ognuno contribuisca, ma senza regolamentare in maniera rigida o schematica. È stata avanzata l’idea anche di aderire a un gruppo di acquisto solidale. Il percorso verso l’indipendenza è fatto anche di piccole cose: fare le prime lavatrici e altri lavori domestici. Non per tutti i co-houser questa è la prima esperienza di vita autonoma, c’è chi in precedenza ha già vissuto da solo. La particolarità di questo progetto è però che la vita in autonomia viene messa in pratica attraverso la formazione di un gruppo col quale condividere il percorso. In questo modo sono emerse le diverse abitudini dei coinquilini, le caratteristiche che li contraddistinguono e i diversi tipi di potenzialità.

ANCH’IO VOGLIO DIVENTARE COHOUSER! DOVE TROVO LE INFORMAZIONI? Le informazioni sul progetto Co-housing, così come quelle sulla maggior parte dei progetti dedicati ai giovani in Provincia di Trento sono reperibili sul sito: www.politichegiovanil i.provincia.tn.it Specificamente per il progetto “Io cambio status” è attiva anche la pagina Facebook www.facebook.com/ IoCambioStatus/. Questa e molte altre possibilità per ragazzi e ragazze sono anche sul sito per le opportunità giovanili voluto dal Piano Giovani di Zona di Pergine e della Valle del Fersina : www.tidounadritta.eu

Dividere gli spazi comuni non è sempre rose e fiori, a volte ci si deve confrontare per una migliore convivenza, ma tutto sommato il gruppo ha raggiunto un certo affiatamento. Il quartiere ha reagito con sorpresa alla nuova presenza di questo gruppo di giovani: con alcune persone del vicinato abbiamo scambiato qualche parola. È stata presa collettivamente la decisione di cedere un pezzo di orto al vicino di casa, che ha la passione per il giardinaggio, il quale ha detto ricambierà portandoci qualche ortaggio. Il percorso verso l’indipendenza è a tappe, e finora non sono mancate le difficoltà: sicuramente aderire a questo progetto ha portato a una maggiore responsabilizzazione di ognuno di noi, che gradualmente da ragazzi ci stiamo trasformando in giovani donne e giovani uomini.

3


BROADER YOUTH EXCHANGE: OLTRE I CONFINI. Di Alfert Berisa

Cosa vuol dire…? YOUTH EXCHANGE: Sono scambi di gruppi di giovani che permettono a ragazzi provenienti da diversi Paesi di incontrarsi, vivere insieme e lavorare su progetti condivisi per brevi periodi. Si partecipa ad attività legate ad una precisa tematica (workshop, esercitazioni, discussioni, giochi di ruolo, attività all’aperto) e le esperienze di apprendimento sono riconosciute attraverso uno Youthpass. Gli YE hanno una durata compresa tra 5 e 21 giorni e sono aperti normalmente a persone di età compresa tra i 13 e i 30 anni. ERASMUS+: è il programma della Commissione Europea che promuove opportunità di mobilità internazionale e mira a migliorare le competenze dei giovani, delle organizzazioni e dei formatori. SVE: è un programma di volontariato internazionale finanziato dalla Commissione Europea che permette a tutti i giovani residenti in Europa di età compresa tra i 17 e i 30 anni, di svolgere un'esperienza di volontariato internazionale presso un'organizzazione o un ente pubblico. YOUTH LEADER: Il/la giovane che coordina il gruppo di connazionali o di partecipanti impegnati nello stesso progetto. Per essere un leader del gruppo in uno scambio giovanile, è necessario avere almeno 18 anni di età. ONG: è un'organizzazione senza fini di lucro, indipendente dagli Stati e dai Governi.

4

Tutti noi sappiamo che l’immigrazione è uno dei più grandi “problemi” di oggi, per questo l’associazione INCO di Trento e l’associazione INFOECK dell’Austria hanno organizzato uno YOUTH EXCHANGE di una settimana a Breitenbach (Austria), che ha avuto come tema principale l’immigrazione, all’interno del progetto BROADER, sostenuto dal programma Erasmus +. In questa settimana si sono riuniti ragazzi e ragazze di età diverse e provenienti da Argentina, Italia, Messico, Austria e Slovacchia, tra i quali i futuri partecipanti a progetti SVE in alcuni di questi Paesi. Una settimana ben organizzata e molto costruttiva, che vi racconterò in questo articolo. Lo Youth Exchange di Broader è iniziato il 17 luglio 2017: dopo una prima giornata di accoglienza dei giovani, il secondo giorno gli Youth Leader di ogni Paese hanno preparato la colazione per tutti i 26 partecipanti, con i quali poi si sono recati all’esterno dell’abitazione per organizzare i primi giochi di gruppo, preparati appositamente per far sì che tutti si conoscessero meglio. Dopo le attività mattutine e il pranzo preparato e gustato da tutto il gruppo, nel pomeriggio sono state organizzate delle nuove attività, volte sempre allo scambio e alla conoscenza reciproca. La serata si è conclusa con del tempo libero trascorso assieme giocando ed ascoltando musica. Il terzo giorno il team della Slovacchia ha preparato la colazione, prima della partenza del gruppo per Wörgl, per visitare la ONG Community, un’associazione che lavora con gli immigrati e che ha in gestione un centro giovani non molto grande e con un bar all’interno. Quest’associazione al momento lavora con circa 250 migranti, organizzando eventi nella città e nel centro giovani con gli stessi. Abbiamo scoperto anche che questa ONG si occupa dell’integrazione dei rifugiati, offrendo loro vitto, alloggio, pocket money e corsi di lingua gratuiti. Terminata la visita al centro il gruppo è stato invitato in un piccolo ristorante turco, per mangiare un pranzo tipico preparato dai proprietari stessi apposta per noi. Dopo un pomeriggio di tempo libero la serata è stata organizzata dal team italiano: una presentazione con musica, foto, video, giochi e tante sorprese dopo la quale il gruppo si è riunito nella sala cucina per preparare un tipico pasto italiano. A chi non era impegnato in cucina il gruppo di giovani italiani ha preparato anche un aperitivo con degli stuzzichini.

“Un giorno Martin Luther King disse: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.” Se ci impegniamo, siamo ancora in tempo.”


I giovani dello Youth Exchange di BROADER in Austria

Vuoi partire anche tu? Segui tutte le proposte di mobilità internazionale di InCO. L'Associazione InCo Il quarto giorno il team del Messico ha preparato la colazione, prima dell’incontro con un rifugiato Siriano che ha condiviso la propria storia: come è riuscito ad immigrare in Austria e perché ha dovuto lasciare il suo Paese. Dopo la testimonianza, ha preparato insieme ai ragazzi un buonissimo pranzo tipico Siriano. Terminato il pranzo il team dell’Argentina ha presentato il proprio Paese con video musicali, balli, tanto cibo e Mate.

Interculturalità & Comu-

Mentre il gruppo si faceva sempre più unito, il quinto giorno dopo una colazione italiana il gruppo è partito alla volta di Innsbruck, per visitare “Die Beckerei”, un ex panificio, ora gestito da un’organizzazione che propone diverse attività, come concerti, riunioni, cene e che accoglie volontari in Servizio di Volontariato Europeo. Questa struttura è molto grande e ben organizzata, con bar autogestito, una terrazza piena di fiori con una bellissima vista della città, sulla quale vengono organizzate cene all’aria aperta. In uno dei laboratori più interessanti un ragazzo di Die Beckerei ricicla delle vecchie valigie in legno, trasformandole in casse per la musica, che vengono vendute per finanziare la struttura.

pregiudizi, dove ogni

Ad Innsbruck i giovani partecipanti sono stati divisi in gruppi e mandati in città per svolgere delle attività prima del pranzo alla Beckerei. Tornato alla base il gruppo è stato intrattenuto dal team del Messico, che ha preparato una serata, piena di colori e sorprese.

getti all'estero.

nicazione, è un'associazione senza fini di lucro nata nel 2004 che crede in un mondo senza cultura viene valorizzata. Per raggiungere questi obiettivi InCo crea opportunità di scambio e apprendimento soprattutto per i giovani attraverso la promozione e l'organizzazione di pro-

www.incoweb.org

Il sesto giorno lo Youth Exchange è proseguito con l’incontro con i rappresentanti di INFOECK, che hanno chiuso i lavori ringraziando i partecipanti che hanno collaborato come un vero gruppo, vivendo le attività senza essere timidi. Dopo la merenda a base di strudel, i ragazzi del team Austriaco, dei rifugiati che attualmente vivono in Austria, hanno raccontato al resto del gruppo il loro viaggio e il motivo per cui sono dovuti fuggire: storie molto tristi che hanno cambiato il modo di pensare di molti e che hanno fatto unire ancora di più il gruppo. Questi scambi, in Italia e all’estero, sono esperienze che fanno scoprire un mondo diverso, culture nuove, persone che magari pur essendo diverse da noi hanno qualcosa in comune. Io ho portato a casa un concetto importante: basta discriminazione, questo mondo deve cambiare e per farlo servono persone mature, con una mentalità aperta a tutte le altre culture, e soprattutto servono tanta energia e tempo da dedicarci. Un giorno Martin Luther King disse: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.” Se ci impegniamo, siamo ancora in tempo.

5


K- POP: dall’Oriente con furore, la musica che piace ai giovani asiatici (e non solo). Emma Hu, 11 anni, Elisa Hu, 13 anni, Giulia JIN, 13 anni, e Jia Min Hu, 14 anni.

Altro che the Kolors, il Volo, Rovazzi, Fedez, Ariana Grande e Justin Bieber: la vera musica per la Generazione Z d’Oriente sono il K POP, il J POP e il C POP. Ma cosa sono questi generi musicali? Partiamo dal nome: K POP è l’abbreviazione che si riferisce al pop della Corea del Sud, il J POP è il pop giapponese mentre il C POP è il pop proveniente dalla Cina. Gli esponenti di questo genere sono prevalentemente boy e girl band formate da numerosi elementi, in genere più di quattro, che cantano nelle lingue originarie dei propri Paesi e di quelli vicini. Questi gruppi sono riconoscibili anche dal loro stile appariscente, con capelli colorati, acconciature particolari e vestiti originali. La musica fa impazzire le teenager non solo in Corea, Giappone, e Cina, ma anche nel resto del mondo, dove la loro fama si sta diffondendo dalle comunità cinesi ai giovanissimi di ogni nazionalità. Gli strumenti che caratterizzano questo genere non sono solo chitarre, basso e batteria, ma anche attrezzature musicali poco conosciute come: sequencer, turntable e campionatore.

“la loro fama si sta diffondendo dalle comunità cinesi ai giovanissimi di ogni nazionalità.”

Gli EXO, il gruppo più celebre nel panorama K-POP

6


LA CLASSIFICA DEL K-POP 1. BTS: Butterfly 2. BTS: Come back home Le BLACKPINK, sulla cresta dell’onda del pop orientale.

3. BLACKPINK: As If It's Your Last

I testi delle loro canzoni sono originali e parlano spesso d’amore, di successo, e dei sogni della generazione di cui fanno parte, che possono volare fuori dalla finestra e portare lontano. Grazie a queste caratteristiche e al loro stile sono famosissimi sui social: sui propri account le band del K POP vantano decine di milioni di fan, e su Instagram sono popolarissimi. I più celebri sono: EXO, una band di nove elementi, otto coreani ed un cinese, BTS, sette membri coreani, BIG BANG, cinque ragazzi ancora dalla Corea, GOT7, sette ragazzi da Hong Kong, Cina, Corea, Tailandia e perfino un americano.

4. BTS: Not today

Questo infatti è un fenomeno davvero multinazionale, così come il loro messaggio di non smettere di credere nell’amore, di lottare per i propri sogni, e di non cedere mai. Ci sono anche delle band femminili: BLACKPINK, una neozelandese, una thailandese, un’australiana e una coreana, TWICE nove ragazze, una di Taiwan e due giapponesi, un’americana e una thailandese oltre alle coreane, e GIRLS GENERATION. In effetti in questo genere musicale le differenze fra ragazzi e ragazze sono molto sottili: il loro stile è molto gender-fluid con alcuni elementi dark.

8. BTS: Save me

5. BTS: Spring day 6. RED VELVET: Red Flavor 7. EXO: Monster 9. BTS: I need U 10.GOY7: Just right

Il motivo per cui queste band piacciono così tanto è perché oltre alla loro bravura si distinguono anche per il proprio aspetto: molte delle loro fan sono quasi innamorate di questi personaggi, e le band hanno dei gruppi di appassionati chiamati Fandom. Quello del POP d’Oriente è un fenomeno che sta continuando a crescere ed è pronto a mettere in discussione i musicisti di tutto il mondo.

7


LA PAGINA DELL’ARTISTA

Europa multicolore, di “DEERR”. Foto di Andrea Spreafico

Un’Europa a colori, nella murata di 4 ragazzi. A Bolzano quattro writers hanno realizzato un’opera all’interno di un evento legale dedicato all’Europa e alle sue tradizioni. Nella visione dei quattro artisti l’Europa si è trasformata in un’esplosione di colori, quelli delle sue bandiere, delle sue tradizioni e delle diverse etnie che la compongono. Con quest’opera vogliono mandare un messaggio: abbattiamo i muri, quelli fra le nazioni, i confini e le etnie.

Volete ammirare dal vivo quest’opera? La trovate sul ponte di Corso Europa a Bolzano. 8


Chi è DEERR? Graffitaro atipico, allergico alle etichette, si definisce prima di tutto una persona con una passione particolare. Attivo principalmente nel Nord Italia, qualcuno dei suoi pezzi si può scorgere anche a Pergine e a Trento, in onore delle sue origini trentine. DEERR di fronte ad un suo “pezzo”.

Writers: vandali o artisti? Di DEERR

Il Witing è un movimento artistico, l’espressione letteraria e figurativa delle proprie sensazioni. E’ una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull'espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano. E’ un movimento che crea un mondo a sé, del quale fanno parte diverse sottoculture: la street art, i graffiti, lo stencil, il lettering, i puppets, old school, new school, tanto nella loro versione legale quanto in quella illegale. In realtà l’arte del graffito è fra le più antiche: i primi graffitari sono stati gli uomini delle caverne. Da allora questa forma d’espressione si è evoluta e diversificata, fino a prendere la forma che conosciamo al giorno d’oggi, più slegata dal significato del messaggio collettivo e più finalizzata alla fama personale. Se nella Brooklin degli anni ‘60 il writing aveva un significato profondo di riqualificazione e di abbellimento delle città, in risposta al degrado, con il passare degli anni, e il crescente numero di chi si cimentava con questa arte, i graffiti hanno visto cambiare il loro significato. E’ così che si è arrivati alla divisione fra “Old School” e “New School” e fra vandalo e artista, perché contrariamente a quanto si crede la cultura del writing è caratterizzata da regole non scritte che si tramandano di generazione in generazione. Ovviamente proprio nel passaggio avvengono gli scontri generazionali che portano a ciò che mina l’immagine di questo movimento: graffiti rovinati, firme storpiate, disegni stupidi e graffiti su muri di proprietà che si trasformano in vandalismo.

E’ attivo all’interno della Disorder Crew, DSR 128 un gruppo di artisti della bomboletta, attivo dal 2013 e composto da giovani. Lo stile del gruppo si arricchisce degli stili di ognuno e delle diverse nazionalità degli artisti. DEERR partecipa attivamente a tutti gli eventi legali di Graffiti in regione, e per sostenere la sua arte lavora sodo. DEERR dipinge anche su tela e su carta e porta i suoi pezzi anche nelle periferie e negli ambienti underground. Con #Kairos Giovani ha partecipato a diversi progetti di formazione all’arte dei graffiti ed ha portato a termine alcune opere di riqualificazione urbana a Pergine Valsugana.

Queste storpiature, assieme alla mancanza di informazione hanno portato spesso le istituzioni e l’opinione pubblica ad etichettare artista o vandali, in un “fare di tutta l’erba un fascio” che porta alla risposta negativa degli artisti stessi. Se esistesse un canale di comunicazione in grado di permettere fin da subito un contatto fra graffitari e istituzioni sarebbe più facile distinguere l’essenza del writer, dalla persona comune che prende in mano una bomboletta, evitando tanti di quei vandalismi che anche ai writers danno davvero fastidio: Non è la bomboletta che fa il writer!

9


C’È UN TEMPO GIUSTO PER TUTTO, ANCHE PER IMPARARE. Di Joy Ehikyoja La mente umana cresce con un tempismo molto simile a quello del resto del corpo: come crescono gambe e braccia cresce anche il cervello, che sviluppa ed espande i propri metodi di apprendimento e le forme pensiero. Per questo, fra i tempi di sviluppo del cervello e l’educazione c’è un legame molto stretto, spesso sottovalutato. Si sa, il cervello è alla base di tutte le funzioni del resto dell’organismo umano, determina le funzioni di tutto il corpo, i meccanismi cognitivi e psicologici. Durante la crescita il cervello si sviluppa ed espande le proprie connessioni neuronali, che permettono ai segnali elettrici di andare dal cervello al corpo e viceversa: dai collegamenti molto semplici dell’infanzia, diventa più efficiente giorno per giorno, migliorando la capacità di apprendimento dei bambini e dei giovani, per poi rallentare nell’età adulta. Per questo i bambini apprendono velocemente e simultaneamente una miriade di informazioni, lingue, concetti, con molta più facilità degli adulti.

“Fra i tempi di sviluppo del cervello e l’educazione c’è un legame molto stretto, spesso sottovalutato.”

In questo quadro il tempismo è quindi essenziale: assecondare con l’educazione le naturali fasi dello sviluppo dell’apprendimento aiuta a perseguire più facilmente risultati ed obbiettivi, e spesso la risposta positiva o negativa agli stimoli dell’apprendimento è data proprio da un cattivo tempismo. L’educazione, intesa come tutto ciò che è utile e necessario a formare un individuo per affrontare la vita, tenta di adeguarsi allo sviluppo cognitivo attraverso due metodi diversi: l’educazione formale, quella che avviene in scuole, istituti università ecc., e quella non formale che comprende tutte le attività utili alla crescita e coinvolge la famiglia, i centri giovanili, le associazioni sportive, i luoghi d’incontro e in generale tutto l’ambiente reale o virtuale che circonda un bambino o un ragazzo e che offre stimoli per apprendere. Per quanto sia presa spesso meno seriamente è l’educazione non formale ad influenzare maggiormente la crescita umana. Certamente non è semplice creare uno schema universale che leghi le tempistiche dello sviluppo umano e quelle dell’educazione: ogni persona è diversa, c’è chi impara prima e chi dopo, chi più velocemente e chi con più calma, chi per un periodo più lungo della vita, chi maggiormente negli anni della gioventù. (Segue a pagina 11)

10


UN PO’ DI BRAIN TRAINING!

SUDOKU: ogni riga, colonna e La capacità di apprendere è legata alle fasi della crescita: per questo i bambini apprendono più facilmente nuovi concetti.

casella deve contenere tutti i numeri dall’1 al 9 senza doppioni!

(segue da pagina 10) Ci sono coloro che imparano più facilmente attraverso lo studio e la lettura, mentre altri apprendono di più grazie all’arte, la manualità, la musica, la creatività, lo sport, il rapporto con gli altri e la vita vissuta. È possibile però creare delle macro-aree utili per coordinare lo sviluppo cerebrale e l’apprendimento: la mente umana lavora con delle tempistiche e queste sono legate alla struttura dell’educazione. L’attuale sistema educativo è infatti strutturato per svilupparsi di pari passo con la crescita, l’insieme di concetti e nozioni si evolve e diventa più avanzato e “difficile” man mano che le persone crescono e affrontano gradi diversi di istruzione. L’educazione non è solo la scuola, ma nel suo insieme è indispensabile: senza di essa per l’umanità sarebbe impossibile comunicare, evolvere, gestire i propri bisogni, e tutte le scoperte del passato sarebbero senza valore. Senza un’attenzione alle tempistiche di sviluppo cerebrale ed ai loro legami con l’istruzione, l’educazione sarebbe molto più difficile, per questo i due fattori sono interdipendenti. Come è importante offrire a un bambino la possibilità di apprendere al meglio durante l’infanzia con gli strumenti giusti anche crescendo è importante cercare di seguire il link fra educazione e crescita: è importante tenere in considerazione questo fattore anche quando si sceglie se proseguire i propri studi direttamente dopo le scuole superiori.

11


E ALLORA AL BUIO SI PUO’… ANCHE IMPARARE. Di Elisa Marcantoni Sappiamo che per molti una persona con una minorazione visiva, sia essa un cieco parziale o totale o ipovedente, è considerata come inadatto in questo “mondo normale e perfetto”. Ma perfetto per chi? Per me o per te che ci vediamo, sentiamo, parliamo, con il nostro organismo che funziona correttamente? Prenditi un attimo e rifletti. La mia normalità non è la tua né quella di qualsiasi altra persona! E allora? La risposta caro lettore, è semplicissima. Se la normalità è diversa per ognuno di noi dunque nessuno è perfetto e quindi siamo tutti inadatti proprio come lo sono le persone con minorazione visiva. La conclusione? Bisogna creare un mondo in cui ognuno si possa sentire perfetto a modo suo, con le sue capacità e possibilità. Questa è una libera interpretazione tratta dal discorso del relatore Mauro Marcantoni durante il suo intervento al Centro Giovani #Kairos.

“Quello che è rimasto nel cuore del discorso di Marcantoni è un messaggio importante: l’importante è come ti vedi, come vivi la tua vita, senza che altre persone possano influenzarla con pregiudizi e visioni distorte.”

L’evento intitolato “Al buio si può!” si è tenuto il 14 aprile 2017 al Centro Giovani #Kairos per sensibilizzare e presentare in maniera alternativa “tramite gli occhi di un cieco” il mondo dei non vedenti ai giovani. Può sembrare strano guardare attraverso gli occhi di un cieco, ma effettivamente anche i ciechi possiedono una specie di “campo visivo”. Per un cieco le mani e, quindi di conseguenza il tatto, giocano un ruolo fondamentale. È appunto tramite il tatto che queste persone riescono a capire dove sono posizionati oggetti, ostacoli, etc. Per strada ad esempio gli oggetti statici e fissi come muri e case sono la bussola di un cieco . Ecco a cosa serve il famoso bastone con cui si orientano alcune persone con minorazione visiva. Altri ruoli fondamentali sono svolti da udito e olfatto. Durante l’incontro Mauro Marcantoni ha detto “le mie mani, le mie orecchie e il mio naso divennero i miei occhi”. I sensi principali dunque con cui una persona con minorazione visiva crea il suo “campo visivo” sono l’udito e il tatto. Questo è stato uno degli argomenti più importanti trattati durante la serata. Ma chi è il relatore? Il relatore è Mauro Marcantoni un sociologo, molto apprezzato sia come giornalista sia come scrittore. Durante l’incontro al #Kairos il relatore ha parlato brevemente di sé e di come in principio abbia fatto fatica a rapportarsi a questo “nuovo strano mondo oscuro”, spaventoso. Per il primo periodo da cieco Marcantoni ha raccontato di come abbia fatto fatica, di come all’inizio fosse confuso, disorientato e di come si stesse abbandonando a sé stesso. (continua nella pagina a fianco)

12


I Libri

Uno scatto della platea e del relatore durante l’incontro con Mauro Marcantoni.

(segue da pagina 12) Parlando della propria esperienza l’ospite ha spiegato ai giovani di come qualsiasi limite, anche quelli da noi autoimposti, possa essere abbattuto, o almeno ridotto, usando coraggio e tanta forza di volontà. Chiaro che se il limite è la cecità, o una qualunque altra disabilità, non potrà mai scomparire, ma almeno potrà essere percepito come un limite minore e quindi permettere di vivere una vita in maniera felice e dignitosa. Quello che è rimasto nel cuore del discorso di Marcantoni è un messaggio importante: l’importante è come ti vedi, come vivi la tua vita, senza che altre persone possano influenzarla con pregiudizi e visioni distorte. Tu sei cieco e vuoi sciare? Sei un ragazzo che vuole studiare medicina anche se come superiori ha frequentato un istituto tecnico? Fallo! Se questo ti fa sentire vivo, felice e ti piace realizzalo, non farti condizionare e vivi la tua vita come vuoi. È meglio avere rimorsi e che rimpianti. Proseguendo, il relatore ha cercato di far riflettere i ragazzi sul fatto che il mondo della cecità è fatto di persone, cosa che molti tendono a scordare, dando maggior importanza alle attività che un cieco non riesce a fare invece di valorizzare le cose in cui riesce. L’ospite ha spiegato inoltre che per riuscire a vivere bisogna prima di tutto prendere atto dei limiti qualunque essi siano ed accettarne incertezza e rischi. “Bisogna mettersi alla prova e se fallisci bene, ti rialzerai e ci riproverai– ha concluso Marcantoni- chiedete aiuto se necessario.” Quello dell’aiuto è stato un altro importante tema su cui Marcantoni si è soffermato, spiegando che per lui è stato fondamentale l’aiuto di parenti e amici, ma che questo non deve essere eccessivo: una persona va aiutata se strettamente necessario, ma la maggior parte del tempo deve essere lasciata il più autonoma possibile, per sviluppare autostima. “Questo sarà come salire una montagna: all’inizio ti troverai davanti una ripida salita; in cima sarà abbastanza piana, ma una volta lì comincia la discesa” ha sottolineato l’ospite. Prima di dire di non riuscire a farcela, bisogna provare: se vediamo i nostri limiti come cose insormontabili non li supereremo mai.

L’approccio di Mauro Marcantoni si esprime anche nei libri scritti nel corso degli anni, uno su tutti “Anche i ciechi non sognano il buio” che narra la vita di 80 persone afflitte da cecità che sono riuscite a “realizzarsi”: c’è chi dipinge, c’è chi scia, chi addirittura è diventato pompiere. Sullo stesso tema l’autore ha pubblicato: “Vivere al buio. La cecità spiegata ai vedenti” e “Controluce”.

13


L’ANGOLO DELLA POESIA L’altalena Di Nez Ademi Ricordo che dondolava su un’altalena quella notte, il parco era vuoto e il vento carezzava dolcemente le foglie che imprigionavano le sue emozioni, il tutto con un che quasi egoistico. La luna era chiara e limpida, piena come il volto di una persona uscita in piedi da una guerra persa, guardandola noto qualcosa di famigliare, aveva riflesso nei suoi, gli stessi occhi della mia vita. Sentivo il suo battito anche se era molto lontana da me, aveva un sorriso che divorava tutta quella tristezza del quale era vestita. Era così bella che quasi avevo dimenticato, era così fuori luogo là, così fuori luogo da farmi sentire a casa mia.

I suoi occhi Di Nez Ademi L'aria veniva a mancare quando mi perdevo dentro l'iride dei suoi occhi, si trattava ogni volta di pochi secondi e ogni volta avrei voluto durassero un po' di più della volta precedente. Mi capitava poi a volte di non aver più niente da dirle e allora mi sbizzarrivo inventandomi qualsiasi cosa possibile e immaginabile per non distogliere il suo sguardo dal mio, a volte funzionava altre volte invece per quanto ci potessi provare era inutile. Si era abituata ad indossare una corazza fatta di paure e delusioni che neanche lei stessa riusciva a buttare giù, io invece ero completamente spoglio, completamente nudo dalla mia essenza eppure per lei continuamente vestito da qualche bugia. Delle volte quando la verità non ha un filo logico o un collegamento con quello che mostra la realtà si rischia di non capire la sincerità, altre volte invece per paura semplicemente non la si vuol capire. E per ogni volta che lei chiudeva gli occhi e distoglieva lo sguardo davanti all'amore che cullava due persone innamorate per non ricordare. Io invece me la vivevo richiamandola negli abbracci di due anime ben strette l'una con l'altra, nello schioccare di due labbra che tornavano solitarie dopo un viaggio insieme, e in quel quadro ormai vuoto che a ogni battito il mio cuore riempiva dipingendolo con dolci pennellate qua e là.

14

É sempre stata una corsa contro la sua convinzione e una passeggiata dentro la mia certezza, mi perdevo a volte non lo nego, ma poi aprivo gli occhi e non so come, ma in un modo o nell'altro mi ritrovavo sempre seduto e incantato di fronte a lei con tantissime cose da dirle ma pochissime parole per farlo. Sai, é difficile descriverti qualcosa che non vuoi ascoltare, ma lo è ancor di più tenere per me ciò che appartiene solo a te.


La Verità di Kathrine Estratto del romanzo “Rising Blood” Di Perla Rodighiero

La luna piena padroneggiava la volta notturna mentre tutt'intorno era calato il silenzio. Kathrine stava lì, appoggiata al tronco di un albero che si apprestava a far cadere le sue ultime foglie. L'incredulità di fronte agli avvenimenti di quella sera si leggeva ancora chiaramente sul suo volto. Chiuse gli occhi prendendo un profondo respiro: non poteva essere vero. Non poteva essere morto, non così, non a causa sua. Una lacrima, che lei si apprestò ad asciugare, rigò il suo pallido volto. Non avrebbe pianto, non lì e non di fronte a Flame che, nonostante le sue ore di vita fossero contate, portava ancora un sorriso vittorioso in faccia. Blake la raggiunse e la chiamò con la voce carica di insicurezza. Anche lui aveva il volto stanco, come tutti del resto, e una piccola ferita sanguinante si faceva spazio sulla sua fronte imperlata di sudore.

non è questo il punto. Se te ne ha mostrato solo una parte, è stato per proteggerti.>> Blake si torturava nervosamente il labbro inferiore con i denti mentre sul volto della ragazza si dipingevano smarrimento e confusione. Passarono alcuni secondi di totale silenzio, che agli occhi del ragazzo parevano un'eternità poi, finalmente Kathrine si decise a parlare. <<Proteggermi Blake? Da cosa avrebbe dovuto proteggermi?>> Il suo tono di voce era alto mentre la voce tremava a causa di quel pianto ancora trattenuto. Jenna si girò nella loro direzione fulminando il giovane lupo con lo sguardo, ma lui sembrò non darci troppo peso e mantenne lo sguardo fisso sulla ragazza. <<Dalla verità Kathrine, ..da te stessa e dalla verità.>>

<<Quella notte..>> esordì il ragazzo sempre più insicuro. <<Quella notte, Seth ti ha mostrato solo una piccola parte della storia>>. La ragazza corrugò la fronte, sorpresa ma allo stesso tempo turbata da quella affermazione. <<Perché? Credevo si fidasse di me>>. Il ragazzo si lasciò sfuggire un leggero sospiro prima di continuare <<A te avrebbe affidato i suoi più oscuri segreti. Ma

15


LA MIA ITALIA Di Anna Lena Bals

Anna Lena, una giovane ragazza tedesca, alla fine del proprio anno di volontariato al #Kairos Giovani, racconta la scelta di vivere un anno all'estero e la sua esperienza in Italia. Ciao a tutti, mi chiamo Anna Lena, ho 19 anni, sono tedesca e ho realizzato un percorso di Servizio Civile Internazionale presso il centro #Kairos Giovani di Pergine Valsugana. Perché il volontariato all'estero? Conclusa la scuola superiore non avevo le idee chiare circa quello che mi sarebbe piaciuto fare del mio futuro, ma sapevo che lo strumento del Servizio Civile Internazionale, così come lo SVE, offre la possibilità a ragazzi dai 18 ai 30 anni di vivere e lavorare all'estero in progetti di carattere sociale, ambientale o culturale ricevendo in cambio vitto, alloggio e un piccolo pocket money per le proprie spese quotidiane. La possibilità di conoscere una nuova cultura, di imparare una nuova lingua e di incontrare giovani provenienti da altri Paesi europei mi è sembrata un'ottima opportunità per arricchire il mio bagaglio di esperienze, anche in ambito sociale, e quindi la scelta di partire si è fatta strada da sola. Perché l'Italia? Ho scelto l'Italia soprattutto per imparare una lingua che mi piace tanto e perché credo sia un Paese molto interessante dal punto di vista storico e culturale. Dell'Italia mi piacciono anche la mentalità e la sua bellissima natura che già conoscevo con gli occhi della turista, ma che oggi sono felice di conoscere meglio grazie all'opportunità che ho avuto di viverla direttamente.

“L’opportunità di vivere e lavorare un anno all’estero è stata per me un’esperienza meravigliosa e bellissima durante la quale sono cresciuta molto come persona” Un paesaggio della Sicilia, terra rimasta nel cuore ad Anna Lena.

16


La top-10 di Anna Lena dei luoghi assolutamente da visitare in Italia 1.) Sicilia 2.) Firenze 3.) Roma 4.) Padova 5.) Siena 6.) Venezia 7.) Volterra Anna Lena con Martina Marzari, educatrice al #Kairos e sua Tutor operativa.

A cosa mi è servita questa esperienza? Sono contenta di aver trovato il coraggio per fare quest’anno all’estero; è stata una bellissima esperienza in cui ho imparato tante cose. Ho potuto approcciarmi ad un lavoro in ambito sociale lavorando con i bambini dell’asilo, con i ragazzi nel centro giovani e con gli anziani della casa di riposo. Ho imparato a lavorare in autonomia e in equipe, acquisendo nuove conoscenze e sviluppando nuove competenze.

8.) Verona 9.) Milano 10.) San Giminiano

Ho avuto la possibilità di condividere un appartamento con ragazzi di altri paesi e sperimentarmi in una vita autonoma lontano dalla famiglia. Ovviamente ho imparato una nuova lingua e sono migliorata sia in ambito lavorativo che nella gestione dei rapporti interpersonali: ho imparato ad entrare in relazione con le persone in una lingua che non è la mia e sono diventata più aperta e comprensiva nei confronti del prossimo, anche rispetto agli scambi internazionali ed interculturali. L’opportunità di vivere e lavorare un anno all’estero è stata per me un’esperienza meravigliosa e bellissima durante la quale sono cresciuta molto come persona. Sono contenta di aver avuto la fortuna di svolgere un lavoro vario e che mi piaceva e di aver incontrato persone carissime e preziose. Sono felice di aver fatto amicizia con persone provenienti da altre parti del mondo e di aver avuto la possibilità di viaggiare e vedere tanti luoghi di questo bellissimo Paese.

17


Sei domande sui migranti, e sei risposte. Di Shpresa Sulejmani

Una studentessa adolescente, cresciuta in Italia da una famiglia di origine albanese devota all’Islam risponde a sei domande che spesso nascondono dei pregiudizi verso i migranti. Siamo di fronte a un'invasione? Partiamo da alcuni dati. L’Unione Europea è costituita dal solo 7% di immigrati ovvero 35 milioni di persone. In Italia gli stranieri rappresentano l’11% della forza lavoro e pagano le tasse regolarmente. Il numero di immigrati rispetto alla popolazione varia notevolmente nei diversi Paesi. Il 10% in Spagna, il 9% in Germania, l’8% nel Regno Unito e in Italia, il 7% in Francia. È però interessante sapere che i Paesi più contrari all’ospitare migranti sono quelli in cui effettivamente ce ne sono di meno. La Croazia, la Slovacchia e l’Ungheria, ad esempio, ne hanno circa l’1%". Negli ultimi sei anni sono arrivati solo in Italia 625mila migranti, anche se la maggior parte di loro è ripartita verso altri Paesi Europei in cerca di fortuna. Quel poco lavoro che c’è, ce lo rubano loro? È giusto far presente che tipo di lavoro gli immigrati occupano: la maggior parte degli autoctoni si rifiutano di fare i lavori non qualificati, ovvero si parla di lavori pesanti, spesso manuali con remunerazioni modeste e contratti instabili. Si parla quindi dei servizi alla persona, nelle costruzioni e nell’agricoltura dove spesso gli stessi italiani fanno più fatica ad adattarsi. Più di un terzo dei lavoratori immigrati svolge infatti lavori considerati “pesanti”: 36% di stranieri contro il 9% di Italiani. La forza lavoro straniera contribuisce anche alle pensioni di 640mila cittadini. Su 16milioni di pensionati solo 100mila sono stranieri.

“La forza lavoro straniera contribuisce anche alle pensioni di 640mila cittadini, su 16milioni di pensionati solo 100mila sono stranieri.” 18


I terroristi islamici stanno sfruttando i flussi migratori per fare attentati e conquistare l’Europa? Bisogna fare la distinzione tra i flussi migratori e gli attacchi terroristici avvenuti in Europa. Il fatto che arrivino sempre più persone da Paesi a maggioranza islamica non ha un collegamento diretto con l’aumento degli attentati. Infatti non tutti gli immigrati in Europa sono di religione islamica: l’italia ad esempio accoglie molti cristiani, tra i quali oltre 2 milioni di ucraini, romeni, moldavi e altre nazionalità. Gli attentati avvenuti in Europa sono stati organizzati e condotti da persone nate e cresciute in Europa che si sono radicalizzate in seguito. Bisogna far presente anche che meno dell’1% delle vittime del terrorismo islamista sono Europee, mentre i paesi più colpiti sono l’Afghanistan (25%), l’Iraq (24%), la Nigeria (23%), la Siria (12%), il Niger (4%) e la Somalia (3%) dove la maggior parte degli abitanti sono di religione mussulmana, così come le vittime degli attentati. Diamo loro 35 euro al giorno per non fare niente? Al contrario del pensiero comune, i 35 euro al giorno, 45 per i minori, vengono erogati agli enti gestori dei centri e servono a coprire le spese di gestione e manutenzione, ma anche a pagare lo stipendio degli operatori che ci lavorano. Questo significa che i soldi non vengono dati in mano ai migranti, salvo poco più di 2 euro al giorno, tutto l’altro denaro serve per mantenere tutto il sistema dell’accoglienza. Nel 2016 il sostegno agli immigrati e l’emergenza profughi sono costati circa 3,3miliardi di euro, coperti anche dai fondi Europei. Comunque i rifugiati sono troppi, c’è abbastanza spazio in Europa? Dai dati che abbiamo, possiamo vedere come solo l’8,3% degli immigrati viene ospitata nei 28 paesi d’Europa, mentre un numero elevato di stranieri sono stati accolti solo negli ultimi tempi in terre che confinano con i paesi colpiti da guerre o carestie: Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni), il Libano (1,1 milioni) e la Giordania (664 mila)". Un altro fatto curioso che interessa l’Italia è la riduzione delle nascite che, nel prossimo decennio causerà una diminuzione della popolazione di 1.8milioni di persone. Saranno gli immigrati a compensare la riduzione della popolazione italiana in età lavorativa. Stando a questi risultati è chiaro che non bisogna dare retta a tutte le dicerie che si sono diffuse sugli immigrati, e soprattutto sarebbe giusto non giudicare con cattiveria chi è diverso da noi ma invece cercare di aiutare quando si può.

IO STO CON LA SPOSA: UNA STORIA D’AMICIZIA, DI CONFINI E D’AMORE Un docu– film da vedere per guardare in maniera diversa alle migrazioni. “Io sto con la sposa”, è la storia di tre registi visionari che si improvvisano trafficanti e organizzano un finto matrimonio con una sposa palestinese siriana per portare altri palestinesi siriani da Milano a Stoccolma, in barba alle leggi e ai controlli alle barriere di confine. Rischiano 15 anni di carcere e un mare di debiti .

19


VI RACCONTO #KAIROS RADIO Di Thomas Andreatti Non è un caso se innovazione fa rima con comunicazione e i giovani lo sanno bene: il modo di conoscere e farsi conoscere dal mondo sta cambiando e gli strumenti per raggiungere questo obbiettivo sono sempre più multimediali. In quest’ottica all’interno del progetto “Sportello ti do una dritta” del piano giovani di Zona di Pergine Valsugana e della Valle del Fersina è stato pensato un percorso per diffondere le opportunità per i giovani con strumenti capillari: social, web radio e giornalismo. Oltre a Youth Time, il periodico scritto da ragazze e ragazzi al Centro Giovani #Kairos che avete fra le mani, ha preso il volo anche la #Kairos Radio, web radio pensata per diffondere notizie e opportunità, in cui ancora una volta è la “generazione z” a raccontare se stessa. Il punto di vista di Thomas Andreatti, speaker e partecipante al progetto. A lungo ho pensato a come iniziare questo articolo, avevo tante idee in testa e non riuscivo a decidermi: come raccontare il percorso che ha portato alla creazione della #Kairos Radio in maniera tanto accattivante da trasmettere ciò che ha significato per me? Così, dopo tanto pensare, ho deciso di parlare dell’esperienza dal mio punto di vista, quello di un giovane coinvolto nel progetto. Verso la fine del mese di aprile 2017 ho letto sul sito “www.tidounadritta.eu” che al Centro Giovani #Kairos di Pergine era stata attivata la possibilità di partecipare ad un corso che permetteva di conoscere il mondo della radio, o meglio, della web radio. Questa possibilità mi ha subito incuriosito, e, spinto dalla voglia di mettermi in gioco e di conoscere una realtà che mi era sconosciuta, ho deciso di iscrivermi. E così via: ho scritto l’email, mi sono presentato, e martedì 2 maggio 2017 alle 17.30 ero pronto al primo incontro. Oltre a me c’erano altri ragazzi e ragazze, avevamo tutti età, esperienze, e vite diverse ma una cosa ci accomunava: avevamo tutti lo stesso sguardo che esprimeva un misto di curiosità, timore, ambizione, felicità.

20

Dove l’ascolto? KAIROS RADIO, dopo la diretta del 10 giugno 2017, ha prodotto la propria prima puntata, che potete trovare online, nella sezione dedicata, “Kairos Radio” sul nuovo sito del Centro Giovani #Kairos,

www.centrogiovanik airos.wordpress.com Ad ottobre sarà on air, in podcast, la seconda puntata!


#KAIROS RADIO: LO STAFF

Parte della redazione di #Kairos Radio all’opera con Giovanni Melchiori.

(Continua dalla pagina precedente) I formatori, direttamente dalla redazione di Sanbaradio Trento, Giovanni Melchiori e Francesca Re, ci hanno subito messo a nostro agio e per sei pomeriggi io e gli altri abbiamo conosciuto le varie sfaccettature del mondo della radio. Nelle varie tappe del percorso abbiamo fatto esercizi per curare la dizione italiana, imparando, ad esempio che non si dice mé (alla trentina) ma mè. Con i vari scioglilingua, alcuni quasi impossibili, abbiamo imparato ad allenare i muscoli facciali e a scandire bene ogni singola sillaba. Verso la fine del progetto ci hanno insegnato ad usare il programma “Audacity” che ci permette di registrare ed editare le nostre puntate radio. I giorni passavano e siamo arrivati all’ultimo incontro, l’ultima tappa del nostro progetto, che per noi della radio in realtà ha semplicemente segnato la fine della formazione e l’inizio del lavoro duro: abbiamo presentato e trasmesso in diretta l’evento finale del progetto NarrAttori al Centro Giovani #Kairos, curando regia, palinsesto ed intermezzi musicali. Siamo stati in diretta sulla pagina Facebook del Centro e su Sanbaradio Trento: un vero e proprio programma radiofonico. Durante questo corso non abbiamo imparato solo la teoria radiofonica ma abbiamo capito l’importanza del gruppo, abbiamo capito che ognuno è importante e che per poter creare un format degno di essere ascoltato deve esserci uno staff in grado di mettersi in gioco al 1000 per 1000, in grado di superare le difficoltà con un pizzico di creatività, e che anche se non tutti possono parlare al microfono anche chi sta dietro le quinte, la regia, può fare la differenza. Ora che dire, il futuro di #Kairos radio è tutto da scrivere: siamo una radio che si pone l’obbiettivo di parlare di temi vicini alla realtà giovanile, dedicando ogni puntata ad un argomento caro ai giovani, fra interviste ed approfondimenti, e un po' di bella musica. Quindi, STAY TUNED GUYS! Presto saremo online con la prossima puntata!

“Durante questo corso non abbiamo imparato solo la teoria radiofonica ma abbiamo capito l’importanza del gruppo: abbiamo capito che ognuno è importante “

La #Kairos Radio vive dell’impegno del proprio staff, che, diviso fra speaker e regia, si occupa di portare a termine scrittura e realizzazione delle puntate. Tutto il gruppo lavora assieme alla stesura del “Clock” di ogni puntata, il palinsesto con musica, intermezzi, testi, e relativi tempi. Per la realizzazione pratica i compiti sono divisi: Laura Beber, Thomas Andreatti e Valentino Zanetti sono le voci della #Kairos Radio, raccontano gli argomenti, presentano le canzoni e intervistano gli ospiti. Younes Jamhour si occupa della regia, della registrazione, dell’editing e della messa online del programma.

21


GRAFFITI: IL COLORE CONTRO GLI STEREOTIPI Di Laura Beber Laura SuperB2, da 22 anni nel mondo dei graffiti, educatrice e madre di una bambina che sogna di guidare gli aeroplani, ci racconta come ha iniziato questo suo percorso, i problemi che intralciano tutt’ora questa forma d’arte e le difficoltà che ha incontrato nel suo cammino, date soprattutto dal fatto che lei fosse una ragazza. Laura, cosa ti ha spinto ad iniziare a fare graffiti, ad entrare in questo mondo? Avevo 15 anni, penso che all’epoca mi abbiano salvato la vita. Vedere i pezzi degli altri che hanno dipinto prima di me nella mia città mi ha attirato molto. Io sono originaria di Venezia e poi mi sono trasferita a Mestre. Mi trovavo là quando ho cominciato a dipingere e c’era già una scena parecchio vivace. La mia adolescenza non è stata delle più semplici, per cui questo mondo è stato in grado di catalizzare quello che avevo bisogno di tirare fuori. Ora sono passati 22 anni e nel tempo mi è rimasta la passione di costruire e di disegnare lettere. Perché secondo te, dagli anni ’70, quando questo movimento ha avuto inizio, la gente continua a fare graffiti? C’è qualcosa di molto forte nel disegnare, colorare, dipingere, fare in grande il proprio nome. E risponde a un desiderio che hanno in tanti, che è quello di esistere in un mondo dove sempre di più si viene fagocitati dai numeri, da quello che gli altri credono che tu debba fare e quindi quasi si scompare in una moltitudine complessa di mondo. E questa cosa ovviamente attira molto i ragazzi che in adolescenza, più che mai, hanno bisogno di dire “io esisto”. Di solito infatti sono i ragazzi che vengono attirati dai graffiti, è difficile che gli adulti se ne interessino, tu cosa puoi dire al riguardo? C’è gente al mondo che ha l’età dei miei genitori e dipinge, ma finché l’opinione comune continua a rilegarlo come una forma d’arte giovanile e trasgressiva, i ragazzi e gli adolescenti, che hanno bisogno di uno sguardo adulto, continueranno a replicare esattamente ciò che gli adulti vogliono. La mia sfida è adesso di vedere se si riesce a proporre un corso per adulti, perché finché la gente non capisce cos’è, la gente continuerà a trovarlo orribile. Super B2 davanti ad un suo “pezzo”.

Adesso mi sembra che si stiano in parte rivalutando i graffiti e che si cerchi di usarli per abbellire i muri.

22

La mia esperienza di 22 anni è che molti paesi sono stati furbi e hanno iniziato a collaborare con chi disegna graffiti, invece che reprimerli; questo vuol dire muri molto belli, e collaborazione. Ci sono persone che sono diventate dei geni, artisti di fama internazionale. Io credo che in Trentino si possa fare di più. A Bolzano hanno trovato un modo per collaborare attivamente con il comune: ti danno una tessera, ti assegnano un posto e lo puoi dipingere. Obiettivamente il livello di Bolzano è di gran lunga avanti.


Anche qua a Pergine, vicino allo stadio del ghiaccio qualche anno fa un muro è stato allestito per disegnare graffiti. Sì, ci sono dei primi tentativi. Quella è stata però una festa che si è limitata lì, bisognerebbe invece avere degli spazi dove i ragazzi possono esercitarsi, fare esperienza e diventare bravi. E’ un gatto che si morde la coda: da una parte i ragazzi vogliono dipingere, se non hanno spazi lo fanno illegalmente, facendolo illegalmente hanno poco tempo, e bisogna giocare sul fattore velocità. Le persone però vedono una cosa senza sfondo, fatta velocemente, già difficile da capire, gli attribuiscono un’etichetta negativa e si risponde con la repressione. Repressione significa che non vengono dati muri legali ed è tutto un circolo. Siccome sono anni che vedo sempre la stessa cosa e la risposta repressiva non funziona, bisogna un po’ capire invece come poter fare. Questi ragazzi stanno dicendo qualcosa e fino a quando il messaggio non viene ascoltato, il messaggio continuerà ad essere dato. Questi ragazzi non smetteranno di dipingere e le nuove leve nei prossimi 10, 20, 30 anni non smetteranno, non è una cosa passeggera, esiste da più di 40 anni e ancora continua, quindi io non mi aspetterei che finisca. E’ un modo per esprimersi, detto questo si può diventare alleati di questo modo per esprimersi. E’ vero che la gente, vedendo i tuoi graffiti, si stupisce che li abbia fatti una ragazza? Adesso ho un’età in cui le cose sono un po’ cambiate, perché quello che ho patito in 20 anni di carriera si è un po’ affievolito, ora vengo riconosciuta nella mia storia da writer, però è stata molto dura per me. Una cosa che non comprendo visto che si tratta di una sorta di calligrafia e le ragazze sono sempre state molto brave a scrivere. Se il messaggio che si dà è che è una cosa destinata ai maschi, le ragazze si distanziano, e così di fatto succede. Oltre al fatto che da ragazzina, se non si hanno muri legali, una ragazza ha altre libertà rispetto ai maschi. Ciò mette in evidenzia il gap culturale che c’è tra uomini e donne, e per me è stato esattamente così. Io non avevo la libertà dei miei coetanei all’epoca, e già da questo ero un po’ svantaggiata. In più c’è il discorso che quando si creano dinamiche di branco, tu da ragazza non fai molto branco in mezzo ai ragazzi e di questo ne ho sofferto molto perché di fatto venivo esclusa moltissimo. Sei inoltre definita a seconda delle tue relazioni. Dopo 10, 15 anni che avevo lasciato un fidanzatino che avevo a 18/20 anni io ero ancora “l’ex di”. Io sono io, non sono l’ex di qualcuno, è inconcepibile una cosa del genere. Questo mondo è stato per me una caricatura di quello che è il gap di genere che c’è nella società; stesse cose ma esasperate. Un certo mondo maschile era disposto ad accettarti se tu stavi alle condizioni che loro decidevano per te. Veniva prima il tuo corpo, il tuo essere carina, il tuo essere disponibile. Oppure bisogna incarnare lo stereotipo: vai bene se tu dipingi come si aspettano che una ragazza dipinga. (continua nelle pagine seguenti)

Laura ha tenuto, come formatrice, un corso di writing per ragazzi al #Kairos lo scorso aprile e maggio. Se volete vedere dei suoi “pezzi”, potete visitare la sua pagina Facebook “super b2 graffiti”.

“Durante il Corso di Graffiti al #Kairos Giovani, mentre preparavo il materiale si avvicina un ragazzetto curioso di sapere chi fossi. Dopo aver scoperto che ero la formatrice, vedo il ragazzo che mi guarda perplesso: "ma non sembra una maestra di graffiti". "Ah no? E come dovrebbe essere una maestra di graffiti?" Senza neanche una pausa di un secondo il ragazzo risponde "beh, giovane!" E poco dopo aggiunge "e figa". Piena di somma soddisfazione per essermi presa della vecchia cessa nel giro di 5 secondi, ho deciso di celebrare l'accaduto con la vignetta della maestra di graffiti dei sogni di quel ragazzo! “

“sono anni che vedo sempre la stessa cosa e la risposta repressiva non funziona“ 23


GRAFFITI: IL COLORE CONTRO GLI STEREOTIPI Di Laura Beber (Continua dalle pagine precedenti) E come si aspettano che una ragazza dipinga? Tutto tondo, tutti i pezzi rosa, i pupazzetti, i cuoricini…lo stereotipo della girly. Io facevo wild style, che è uno stile anche un po’ aggressivo di lettere, molto colorato e d’impatto. Con una firma in cui non c’è davanti un “lady”, non c’è davanti un “pink”, non si capiva che io fossi una ragazza. E questa è stata la mia fortuna secondo me, perché i miei pezzi hanno cominciato a girare su riviste, hanno iniziato a pubblicarmi anche se io non mandavo le foto perché piaceva il mio stile e così ho avuto una bella parabola in crescita. Sono andata all’estero, sono finita su un giornale di graffiti, purtroppo femminili, e anche su questo avrei molto da ridire, però ho avuto la mia soddisfazione da un certo punto di vista. E’ stata molto molto dura, per un periodo lunghissimo sono stata da sola, sono stata presa a pesci in faccia, la gente mi derideva. Perché secondo te i graffiti vengono considerati più come una cosa “da maschi”? Questa è una cosa che ho sempre riproposto io come domanda. Spiegatemi se una forma artistica debba essere maschile e dove mai esce questa scemenza. Secondo me è molto italiana come cosa. Io vedo all’estero molte ragazze, tranquille, che non hanno il mio vissuto traumatico e paranoico, e che dipingono con i propri amici. Non vedo tutto questo gran sconvolgimento. Spesso comunque i genitori sono più attenti alle ragazze, al gruppo con il quale escono, all’orario in cui rientrano, quindi magari anche per questo non riescono molto ad entrare in questo mondo. Esatto. Si ha una fobia della sessualità delle proprie figlie, che io disapprovo come educatrice e come madre di una bambina. Per cui anche a frequentare un mondo che è abbastanza numericamente maschile si ha una gran paura. Bisogna che questo istinto di troppa protezione venga messo da parte, altrimenti gli schemi si continuano a ripetere. C’è bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di interrompere questi schemi, e io mi sono sentita debole a portare avanti quello che volevo fare. Poi c’è anche il fatto che i video musicali che i ragazzi vedono non aiutano. Molto maschili, il ruolo della donna è molto sottomesso, e tutto questo viene abbinato ad una cultura hip hop che originariamente NON era così! Perché gli uomini e le donne all’origine di tutto erano insieme. Insieme dipingevano, entrambi cantavano. Poi una cultura maschilista di sottofondo tende a portare avanti i maschi.

Uno degli ultimi pezzi di Super B2.

24


Questo porta a rinforzare la visione della donna come ragazza immagine. Esatto. Della serie: “Che cosa cavolo ci fai a sporcarti di colore?” Infatti da me o si aspettavano che avessi i capelli blu, quindi lo stereotipo della cattiva ragazza, oppure la madonnina, sempre questi estremi. Io invece non sono né l’uno né l’altra, ho una personalità che vuole esprimersi al di là di queste categorie e su questo ci ho fatto anche il mio attivismo sociale al di là dei graffiti. Qualunque ragazza può fare qualsiasi cosa. Mia figlia vuole fare la pilota di aeroplani, e io mi guardo dallo scoraggiarla. Ma quando gioca con gli aereoplanini la reazione di tutti è “Che bello vuoi fare l’Hostess?” e lei “Io in realtà li voglio guidare gli aeroplani”. Questo già rende l’idea.

Super B2 davanti ad un suo “pezzo”.

E secondo te all’estero è diverso? E’ un po’ meglio, sì. C’è comunque una mentalità occidentale che è prevalentemente maschilista, però io quando vado a dipingere all’estero non vedo tutto questo sconvolgimento. Ci sono ragazze normalissime che dipingono tranquillamente, con stili veramente belli, non tutto rosa e “cicciottoso”, che va bene, però non è che uno deve farlo rosa perché è femmina…può. Io credo che bisogna aprire le possibilità dell’essere piuttosto che indirizzare verso una cosa o verso il suo contrario. Non va bene questo gioco di estremi. Va aperta la possibilità di espressione, che non è mai o tutto bianco o tutto nero. Io non riuscivo a riconoscermi né in una cosa né nell’altra, io ero io, con i miei pezzi, con il mio modo di disegnare, ragazza o meno. Non volevo scimmiottare né una cosa né l’altra, ma tirare fuori le mie lettere, le mie cose. Questo secondo me è la femminilità come la mascolinità. E’ essere se stessi, a prescindere da essere maschi o femmine. Io sono convinta che avere il corpo di donna può influire su alcune cose, ma questa influenza non è necessariamente lo stereotipo che il mondo mi addossa. Non punto a disegnare come una femmina, perché se no si alimenta lo stereotipo, se poi esce qualcosa di femminile, ben venga, ma non con l’ossessione di dover adempiere ad uno stereotipo. Secondo te all’estero cosa c’è di diverso? Credo siano meno ossessionati dal cosa debba fare un maschio e dal cosa debba fare una femmina. Hanno superato certe cose e sono un po’ meno ossessionati dal fatto che tu devi essere un bel culo e basta. Per cui all’estero guardavano i miei pezzi, i miei graffiti. “Mi piace come dipingi”, “Non mi piace come dipingi”, facile. Invece qua è “Mi piace il tuo culo”, “Non mi piace il tuo culo”. Il pezzo se è bello viene dopo. Adesso è un po’ diverso, con l’età che ho non me lo guardano più il culo, e di questo sono felice, finalmente qualcuno vede i miei pezzi. Non è che è brutto essere apprezzati fisicamente, non ci si può però limitare a questo. E non mi piace essere una donna oggetto; voglio la mia intelligenza, voglio le mie imperfezioni anche, voglio il mio modo di esprimermi nel mondo, quella è la mia persona, non l’involucro e basta.

Al #Kairos Giovani potete trovare anche un “muro autogestito” per i graffiti dove esprimere legalmente questa forma d’arte! 25


ARRIVA L’AUTUNNO AL #KAIROS GIOVANI A cura di equipe #Kairos Giovani L’autunno è arrivato, ma il #Kairos Giovani non va certo in letargo. Da ottobre infatti riprenderanno a pieno ritmo tutti gli appuntamenti settimanali del #Kairos, e tutti i venerdì ed i sabati saranno caratterizzati da eventi ed attività davvero per tutti i gusti. Come ogni anno i volontari internazionali metteranno a disposizione le proprie capacità con laboratori linguistici per imparare divertendosi: tedesco e spagnolo si alterneranno all’inglese e all’italiano per stranieri. Poi, ci sarà spazio per studiare, sia nelle sale studio del #Kairos Giovani con wi-fi libero, aperte mattina, pomeriggio e il venerdì sera, sia con i gruppi per i compiti a casa. Nella sala musica del #Kairos e nella sua rinnovata sala multimediale avranno invece luogo gli inediti laboratori musicali: LA LA LAB, percorso di avvicinamento al basso, alla tastiera e alla chitarra, e STRING ‘N SING, dedicato a chi ha la vocazione del cantautore con chitarra al collo. Per gli appassionati del lavoro a maglia torna l’appuntamento del lunedì con il Knit Cafè, mentre per chi al gioco non vuole rinunciare in contemporanea sarà attivo lo “special ping pong” del #Kairos. Gli sport da tavolino saranno protagonisti anche del primo venerdì sera di ottobre con i tornei di biliardino e ping pong. Gli appuntamenti serali continueranno con “Chi ha ucciso John Coffey”, serata dedicata ad un gioco di ruolo per riflettere sul tema della pena di morte, l’aperitivo per celebrare le opere su tavola (da skate) prodotte nel corso del progetto PGZ Tipography on board, e la “game night” fra scacchi e giochi da tavola. I sabati invece saranno dedicati al laboratorio di riuso di vecchi pallets “Ri-orto” per creare in primavera un orto urbano, all’evento in collaborazione con AMNU “Differenziamoci” per finire con l’appuntamento con l’intaglio di zucche, “Zucche da paura” il 28 ottobre. Il programma per l’autunno continuerà con attività rodate e proposte inedite, basate su aree di interesse che sono al centro della vita dei giovani e non solo: conoscenza delle lingue straniere, affinamento delle competenze digitali, cittadinanza attiva, volontariato, percorsi di autonomia personale e lavorativa, consapevolezza ed espressione culturale, educazione allo sport e agli stili di vita sani, capacità artistiche e manuali, sviluppo di comunità ed animazione territoriale. Proseguirà anche il percorso dedicato alle grandi tematiche del nostro tempo, pace, democrazia, memoria, impegno civico, lotta alla mafia e alle disuguaglianze, tutela dell’ambiente, per citarne alcune, affrontato attraverso momenti di riflessione, aperitivi e merende a tema e momenti ludici e multimediali. E per non perdere nemmeno una news sul mondo #Kairos adesso ci sono ancora più possibilità: il nuovo sito del Centro Giovani #Kairos: www.centrogiovanikairos.wordpress.com, la pagina Facebook Centro Giovani Kairos e la neonata pagina Instagram, Kairosgiovani. Pronti dunque per un autunno tutto da vivere?

26


THE JOY OF MUSIC Di Joy Ehikyoja Musica is said to be a melodica sound produced or put together by some instruments capable of producing sounds with rythms and meaning in collaboration with human voices. Music I say, is life music is a source on its own, and can be translated or interpreted differently by different people. There are different kinds of music few of which are pop music, party jam and musical, but the main difference in my opinion is between good music and bad music. Sounds have specific classification and groupings depending on their melody, pattern and mode of creation. Majority of people say “music is music” but no! Music isn't just music, music has classifications and groupings such as hip hop,Trap music, classic music, R&B, Rap, Regae, Blues, Rock, Jazz and so. The most important part of music still, is understanding the message and interpreting it the best way it suites you. Most people like to listen to different kind of music depending on their mood and how they feel, your mood determines what kind of music you want to listen to, at that particular time. Sometimes I personally get the urge to change my playlists, often based on my mood, and that leaves me at a huge pace because right now I have about 5-6 different playlist on my phone, so I just choose which too listen to, depending on my mood. Another good thing about music is that It can elevate you both it positively or negatively, depending on the kind of music you listen to, so my advice is listen to good music always. As I am a singer and a song writer, I can describe my personal idea of the difference between good music and bad music: good music has good sound and meaningful message while bad music sometimes has good sound, but no meaningful message, and most times both sound and message aren't meaningful. To be sure and to have an idea on what good music sound like I am going too give a list of artist I think have been able to produce good music, but take note: everyone has different opinions on music so don't stress it! Beyonce, Alicia keys, Britney spears, Michael Jackson, Justin Bieber, Whitney Houston, Kendrick Lamar, Chris Brown, Jessie J, Bruno Mars Honestly I can't remember all of their names, but there are lots of artists out there with good and meaningful music. Usually I say sport is life, but I can also tell you that Good music is life. See you in the next episode of YOUTH TIME, until then, come and have fun with all of us at Kairos next October!

Perché quest’articolo è in inglese? Fra le pagine di youth times troverete alcuni articoli in inglese, perché non tutti gli autori sono Italiani. Joy, ad esempio ha 19 anni e viene dalla Nigeria, canta, balla, e scrive canzoni e racconti.

27


WATCH, LISTEN, READ: LA PAGINA DELLE RECENSIONI A cura di: Alfert Berisa, Redazione YOUTH TIME

FASCISTI SU MARTE

Una favola tra Hollywood

Film commedia di fine

e Broadway che racconta

“A mali estremi, estrema

anni novanta diretto dai

le trepidazioni di un

destra”. Nato come uno

fratelli Coen. Presenta

attore hollywoodiano

sketch nel 2003, Fascisti

una stratificazione inte-

alle prese con

su Marte è divenuto un

ressante sia in termini di

l’adattamento teatrale

lungometraggio che

contenuti che di temi

del famoso libro “Di cosa

riflette in satira sul fasci-

affrontati.

parliamo quando parlia-

smo.

Da vedere per: perché permette di cogliere una

mo d’amore” di Raymon Carver.

Da vedere per: è sospeso fra il genere comico,

sfumatura e un dettaglio

Da vedere per: Perché

satirico e di fantascienza,

nuovo ad ogni stagione

“Una cosa è una cosa e

e rende consapevoli con

della vita in cui lo si

non quello che si dice di

ironia.

riguarda.

quella cosa”

“Guarda Breaking Bad,

HOUSE OD CARDS

prima volta negli Stati

non te ne pentirai!”

Uniti, la serie è tratta

“Breaking Bad è fantasti-

la serie di punta di Ne-

dall’omonimo film del

co!” Chi non ha mai sen-

tflix. E’ un piacere guar-

1996 scritto e diretto dai

tito una di queste frasi?

darlo puntata dopo pun-

fratelli Coen. La serie

La domanda che molti si

tata, mentre tra sotterfu-

resta fedele alla traccia

pongono è come possa

gi, omicidi e trame politi-

cinematografica e viene

intrigare cosi la storia di

che, il protagonista si

concepita come una

un uomo che, scopren-

guadagna e si conquista

serie tv antologica.

dosi malato di cancro,

ciò che ha sempre desi-

inizia a produrre

derato: il suo posto alla

metanfetamina.

Casa Bianca.

ai protagonisti delle

Da vedere per: riflettere

Da vedere per: scoprire il

serie.

sulle conseguenze di una

lato oscuro della politica.

Da vedere per: imparare a non affezionarsi troppo

singola scelta.

28

Da ormai quattro anni è

SERIE TV

BREAKING BAD

SERIE TV

Mandata in onda per la

SERIE TV

FARGO

FILM

BIRDMAN

FILM

FILM

IL GRANDE LEBOWSKY


WATCH, LISTEN, READ: LA PAGINA DELLE RECENSIONI A cura di: Redazione YOUTH TIME

MOMO Una panoramica sul ruo-

Un fantasy fiabesco e un

lo di aggregazione degli

È giunta l’ora di farla

romanzo di formazione,

anfiteatri: le prime pagi-

finita con la favola mille-

al tempo stesso incanta-

ne fanno pensare alle

naria secondo cui felicità,

to, fantastico e romanti-

persone conosciute sul

beatitudine e serenità

co. Si tratta di uno di

web, gli anfiteatri sono i

sono mete desiderabili

quei libri che possono

loro blog, che li attirano

della vita. Watzlawick

essere considerati meta-

non solo per la capacità

costruisce qui uno spec-

romanzi, ovvero “libri

di scrivere ma per la pas-

chio ironico della realtà.

che parlano di libri”.

sione e l’amore rivolto

Da leggere per : non

Da leggere per: volare

privarsi del piacere di

sulle ali della fantasia e

interpretare il messag-

su quelle di Falcorn.

alle parole e al loro significato. Da leggere per:

gio: come rendersi

sperimentare un nuovo

felicemente infelici?

genere

Yiruma : River flows in you

13 voices è il sesto album

River flows in you (Un

Sempiternal è il quarto

in studio del gruppo ca-

fiume scorre in te) è una

album in studio del grup-

nadese Sum 41, pubbli-

composizione per piano-

po britannico Bring Me

cato il 7 ottobre 2016

forte solista composta

The Horizon, pubblicato

dalla Hopeless Records.

dal pianista e composito-

il 1° aprile 2013. È il pri-

Lo stile inconfondibile

re sudcoreano Yiruma.

mo album realizzato sen-

del gruppo, quello fatto

Sono presenti molti

za il chitarrista Jona

di un sound punk-rock,

elementi riconducibili

Weinhofene e rispetto ai

dilaga, ma tracce più

alle sonorità Pop e New

precedenti lavori della

melodiche, come “There

Age. Pur basandosi su

band sono maggiori le

will be blood” o “The fall

pochi accordi è un album

influenze e gli elementi

and the rise”, permetto-

molto espressivo. Yiruma

elettronici. E’ stato eletto

no all’ascoltatore di

lo definisce il miglior

da Kerrang come il mi-

spezzare il flusso energi-

pezzo dalla sua nascita.

glior album rock del

co che lo travolge.

2013.

29

MUSICA

Sum 41: 13 voices

MUSICA

MUSICA

Bring Me The Horizon: Sempiternal

LIBRO

LA STORIA INFINITA

LIBRO

LIBRO

ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI


10 COSE CHE...

LA

CLASSIFICA DI YOUTH TIME A cura di: Redazione YOUTH TIME

10 CITTA’ DA VEDERE PRIMA DEI 30 ANNI Secondo Armando Tasin

1. Lisbona (Portogallo) 2. Praga (Repubblica Ceca) 3. Roma (Italia) 4. Firenze (Italia) 5. Amsterdam (Olanda) 6. Varanasi (India) 7. Siviglia (Spagna)

10 MUSEI DA VISITARE PRIMA DEI 30 ANNI Secondo Armando Tasin

8. Luxor (Egitto) 9. Berlino (Germania) 10. Cartagena (Colombia)

1. Rijiksmuseum, Amsterdam 2. Galleria degli Uffizi, Firenze 3. Museo Egizio, Torino 4. Museo nazionale del cinema, Torino 5. Galleria dell’Accademia, Venezia 6. Museo del Louvre, Parigi 7. Tate Modern, Londra 8. Museo Ebraico, Berlino 9. Madame Tussauds, Londra 10. Mart, Rovereto, Trento

30


DIREZIONE E REVISIONE

LA REDAZIONE:

Direzione, organizzazione e promozione a cura

Liviana Concin, 28 anni

di: Equipe #Kairos Giovani e Sportello “Ti do

Alfert Berisa, 20 anni

una Dritta”

Giulio Di Venosa, 20 anni

Revisione: Vanna Conci, Sportello “Ti do Una

Joy Ehikioya, 19 anni

Dritta”

Elisa Marcantoni, 22 anni Shpresa Sulejmani, 18 anni Thomas Andreatti, 21 anni

CONTATTI YOUTH TIMES kairosgiovani@gmail.com

Anna Lena Bals, 19 anni Laura Beber, 20 anni

www.centrogiovanikairos.wordpress.com

HANNO COLLABORATO

Facebook/CentroGiovaniKairos

Yassin Ettala, 20 anni

Instagram: @kairosgiovani

Giuseppe Duca, 27 anni

tel: 320 4638306

Andrea Ferrante, 22 anni Nez Ademi, 20 anni Perla Rodighiero, 19 anni Emma Hu, 11 anni Elisa Hu, 13 anni Giulia JIN, 13 anni Jia Min Hu, 14 anni Armando Tasin, 19 anni

INIZIATIVA REALIZZATA NELL’AMBITO DEL PIANO GIOVANI DI ZONA DI PERGINE VALSUGANA E DELLA VALLE DEL FERSINA ALL’INTERNO DEL PROGETTO “SPORTELLO DELLA GIOVENTU’ TI DO UNA DRITTA”


Youth Time NR2  
Youth Time NR2  

Il secondo numero del periodico scritto da e per i giovani al centro Giovani #Kairos di Pergine Valsugana!

Advertisement