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Il settimanale di informazione della Chiesa di Ischia www.chiesaischia.it

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SEGUIAMO FRANCESCO

Corruzione e politica Messa del Papa con alcuni parlamentari

L’editoriale del Direttore Lorenzo Russo

LE TRE PAROLE MAGICHE La famiglia è il nucleo centrale della nostra società. In famiglia si imparano le prime regole per un neonato, e in famiglia ci deve essere innanzitutto il primo vero dialogo. Un detto dice: “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Cerchiamo di vedere il lato positivo di questo proverbio: la famiglia è il fulcro dove si devono risolvere le questioni, piccole o grandi, che riguardano i componenti. Si discute, si trova la soluzione, si agisce insieme. Quando manca il dialogo in famiglia, tutto crolla. Se ci si nasconde dietro ad incertezze, dubbi, problemi, c’è qualcosa che non va. “L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale” ha affermato il Papa nell’udienza generale di mercoledì scorso. Anche Francesco riconosce che “nel matrimonio ci sono tante difficoltà: il lavoro, i soldi che non bastano, i bambini che hanno problemi. E tante volte marito e moglie sono un po' nervosi e litigano. Sempre si litiga nel matrimonio - ha poi aggiunto sorridendo - alcune volte volano anche i piatti”. Il Papa però ci rassicura: questa è la condizione umana. “Ma il segreto - ha proseguito papa Bergoglio - è che l'amore è più forte del momento in cui si litiga. Consiglio di non finire la giornata senza fare la pace. E non è necessario chiamare le Nazioni Unite ma è sufficiente una piccolo gesto, una carezza”. Papa Francesco ha poi ricordato quelle che più volte ha definito "le tre parole magiche" per un matrimonio di amore. "Le parole che aiutano la vita matrimoniale sono: permesso, grazie e scusa. Con queste, - ha concluso - il matrimonio andrà avanti". Ho avvertito un legame con le tre parole che ci lasciò Giovanni Paolo II quando venne ad Ischia nel 2002. Ascolta, accogli, ama. Ascoltare vuol dire entrare in silenzio nell’altro (permesso), per farsi dono. Accogliere, vuol dire ricevere e ringraziare (grazie) per ciò che ci viene dato. Amare, vuol dire essere umili e saper quindi chiedere scusa. Il segreto della famiglia è racchiuso in queste parole.

kaire@chiesaischia.it

ATTUALITA’

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Bollette luce e gas e strisce blu: ecco cosa cambia

ALLARME IMPOSTE

La nuova Tasi tassa l’abitazione ma non tiene conto del numero dei figli

Kaire ANNO 1 | NUMERO 14

DON EMILIO SALUTA I SUOI FEDELI DI CAMPAGNANO € 1,00

5 aprile 2014

IL NUOVO PARROCO DI SAN CIRO RACCOGLIE UN’EREDITÀ IMMENSA LASCIATA DA DON LUIGI LEGALITA’

SOCIETA’

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Ideologia del gender: una legge per tutelare le famiglie

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Nasce ad Ischia l’osservatorio sulla legalità

GIUSTIZIA E LAVORO

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Stop alle dimissioni in bianco. Molti casi riscontrati sull’isola

TELEVISIONE

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La Corale Polifonica Buon Pastore di G.Manfra a TV2000


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5 aprile 2014 www.chiesaischia.it

IN PRIMO PIANO

IL NUOVO PASTORE DELLA PARROCCHIA DI SAN CIRO MARTIRE NEL DECANATO DI ISCHIA

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DON EMILIO BASILE

| a cura di Lorenzo Russo

artedì 2 aprile il Vescovo Pietro lo ha nominato parroco della parrocchia di San Ciro e amministratore protempore della parrocchia di San Domenico in SS. Annunziata a Campagnano. 70 anni fra qualche mese, ma con una forza interna che sprigiona il suo immenso amore a Dio. Don Emilio, una bella notizia? Come vede il suo futuro? Il 6 settembre compio 70 anni. Cominciare un nuovo cammino con una comunità parrocchiale a quest’età, umanamente è un passo lungo. Forse è il passo più lungo della mia gamba. Capisco però che questo è il mio lato umano. Ma visto che la nomina arriva dal Vescovo, mi fa stare davvero sereno, perché mi sento nelle mani di Dio. Come si trova qui ad Ischia? Sono venuto qui sull’isola per stare un po’ più tranquillo dal caos di una grande città come Napoli. Dopo aver perso mia madre nel 2009, ero rimasto solo a Napoli. Avendo invece qui ad Ischia una sorella, ho cercato di avvicinarmi a lei, alla mia famiglia, e così ho chiesto a Padre Filippo Strofaldi di poter far parte della vostra bellissima diocesi. Per me fare il prete è uguale se lo faccio a Napoli o a Ischia o da qualche altra parte. Con gli ischitani mi sono sempre trovato bene, fin dall’inizio quando cioè andavo a dire messa a Santa Restituta a Lacco Ameno, e quando abitavo da Don Orione a Casamicciola. Ricordo ancora quando ero sacerdote a Napoli, e conobbi una famiglia di Forio che dovette trasferirsi in città per motivi di lavoro. I figli sono cresciuti in parrocchia da me. Poi me li sono ritrovati a scuola come alunni (ero insegnante di religione), e ora me li ritrovo come paesani. Stupendo. Di Ischia mi piace tutto. Ogni angolo. Ogni scorcio. Ogni tanto mi piacerebbe prendere una sedia sdraio e sedermi ad ammirare, respirare, assaporare. Anche posti più “sgarrupati” per me parlano. Ad esempio, la strada di Campagnano ‘mbrecciata, è stupenda. Un po’ faticosa per me, soprattutto in salita, ma mi piace… La parrocchia di San Ciro è una bella realtà, viva,

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forte, che ha perso un pastore amato da tutti, il caro don Luigi Trofa. Ho sempre avuto vari contatti con don Luigi. Da cappellano dell’ospedale Rizzoli, spesso don Luigi veniva con le suore a far visita agli ammalati e ci incontravamo. Tornando indietro negli anni, io venivo con mia madre in villeggiatura ad Ischia ma nel 2003 decidemmo di andare vicino Avellino e manco a farla apposta trovai le stesse suore che ora stanno a San Ciro. Nel 2004 scrissi al vescovo Strofaldi dicendogli che non volevo fare il turista ad Ischia, quando venivo in villeggiatura. Così, nel mio periodo di riposo, lui mi mandò per un mese a Piedimonte dov’era morto da poco don Vincenzo Iacono. Ricordo che fummo ospitati in quella parrocchia (mia madre ed io) in un modo così amorevole ed affettuoso. Mi commossi perché avvertì l’amore di una famiglia parrocchiale che forse in quel periodo mi mancava. E don Luigi Trofa in quel mese veniva a trovarvi svariate volte. Gli sono sempre stato grato per la sua presenza accanto a me. Ritornai a Napoli pieno d’amore. Nel 2009 poi morì mia mamma e così decisi di trasferirmi ad Ischia. Padre Filippo mi nominò così parroco di Campagnano. Mi sentivo però vecchio (per l’età) e invece sono ringiovanito. E ora, a san Ciro, ringiovanisco ancora di più. Ricordo un ultima occasione con Don Luigi Trofa, nel suo 50esimo di sacerdozio, nella piazzetta di San Ciro davanti la chiesa, quando gli dissi che anch’io ero di Panza (don Luigi era panzese doc), perché per nove mesi ho vissuto nella “panza” di mia madre…don Luigi scoppio dalle risate, ma tanto tanto… Cosa vuol dire ai fedeli di Campagnano? A qualcuno è rimasta la bocca amara che lei va via… Guarda, te lo dico col cuore in mano. Potrebbe farmi piacere che qualcuno è rimasto male per il mio spostamento a san Ciro. Ma questa è solo vanità umana.

Vorrebbe forse dire che qualcosa ho seminato a Campagnano. Ma mi dispiace e non poco per i malumori di qualche fedele nei confronti delle scelte del vescovo. Però l’ho già detto in parrocchia a Campagnano: non si fa così. Le proteste e le contestazione contro la Chiesa non devono esistere. Mai. Era già successo in passato quando ho lasciato don Orione a Casamicciola, e poi quando ho lasciato Lacco Ameno. Ma qui non si tratta di scegliere le persone, ma DIO. E chi nomina e sceglie i parroci è il vescovo e non i fedeli. Punto. Ognuno ha un ruolo. E la chiesa, anche se è comunione e comunità, è pur sempre ministeriale. E il ministero è del Vescovo che è il nostro Apostolo. Io mi sento molto sereno perché in grazia di Dio. Don Emilio, dia un messaggio ai fedeli di san Ciro Voglio solo chiedere a tutti di essere molto pazienti con me. Io non ho un carattere forte, ma voglio bene a tutti e sono pronto a donare tutto me stesso, anima e corpo per chiunque. Chiedo solo rispetto nelle decisioni del vescovo e della Chiesa. Sono pronto a seguire la volontà di Dio anche a San Ciro. Abbiate pazienza…vi voglio bene.

foto G.G. Lubrano

IL VESCOVO INCONTRA I FEDELI DELLA PARROCCHIA DI CAMPAGNANO

| a cura della Redazione

iovedì 3 aprile il vescovo ha voluto incontrare i fedeli di Campagnano che avevano chiesto udienza riguardo la nuova nomina di don Emilio Basile. Erano presenti quasi sessanta persone, tra cui giovani, anziani, coppie e bambini. E' stato un incontro in cui il vescovo ha risposto ad una serie di domande specifiche poste dai fedeli e dal dialogo è emerso il lato positivo di una realtà parrocchiale legata al suo parroco. “Campagnano è una bellissima realtà – ha affermato il vescovo – nessuno più di me può capirvi in questo momento perché anch’io ho vissuto la stessa situazione di don Emilio quando ho dovuto lasciare Vitulazio. Voglio molto bene alla vostra comunità e penso che da qui possano venire fuori tante cose belle." In tanti hanno ricordato il forte legame che don Emilio, in pochi mesi, è riuscito ad instaurare con le famiglie del luogo, realtà molto diverse tra loro, ognuna con punti di forza e di debolezza che il buon don Emilio era riuscito ad individuare e a compensare. "Ma in questo momento c’è bisogno di don Emilio altrove - ha sottolineato Lagnese - capisco che questo distacco possa causare dolore, ma non vi nego che ho chiesto a Dio cosa fosse meglio per Campagnano e per San Ciro. Don Emilio è il parroco di San Ciro, ma rimane, ad oggi, responsabile anche davanti allo Stato

della parrocchia di San Domenico della SS. Annunziata, per un po' di tempo farà ancora il vostro amministratore parrocchiale, insieme a me, coaudivato da don Stanislao." I fedeli hanno evidenziato al vescovo come in passato, dalla arrocchia di Campagnano si siano avvicendati vari sacerdoti, tra cui alcuni di altissimo livello morale e spirituale. E' ancora vivo nella memoria dei fedeli più anziani il ricordo che la Chiesa di Campagnano ha "generato" i fratelli D'Arco di cui Agostino, nel 1 aprile del 1951, fu creato Vescovo di Castellamare di Stabia lasciando la comunità locale.

Analogamente il 1 aprile 2014, esattamente dopo 63 anni, don Emilio parte per la parrocchia di San Ciro. I presenti raccontano che, dopo la breve parentesi dei Don Agostino Iovene, hanno "subito" oltre 35 anni della mancanza di un sacerdote che abbia saputo tenere viva la comunità parrocchiale. A queste parole Pietro Lagnese ha affermato che terrà nella giusta considerazione che "Campagnano non è un territorio di serie B e voi me lo state dimostrando perché vi sta a cuore la parrocchia e questa è la cosa più bella che si possa avere in una realtà diocesana".

IL SANTO DELLA SETTIMANA

11 aprile - Santo Stanislao, vescovo di Cracovia e martire

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| a cura di Francesco Schiano per l’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali

acque a Szczepanowski, Polonia, nel 1030. Dopo i primi studi, egli fu inviato a completarli dapprima a Gniezno, celebre università della Polonia, poi a Parigi. Quando ritornò in patria e divenne, per la morte dei genitori, possessore di una considerevole fortuna, Stanislao poté disporre dei beni in favore dei poveri e servire Dio con maggiore libertà. Il vescovo di Cracovia, Lamberto Zurla, lo ordinò sacerdote e lo fece canonico della cattedrale. Dopo la morte di Lamberto, tutti, ad una voce, elessero Stanislao suo successore. Egli, che si riteneva indegno e incapace di tanto ufficio, rifiutò energicamente. Dovette tuttavia piegarsi all'ordine formale di Alessandro II e lasciarsi consacrare vescovo nel 1072. La Polonia in quel tempo era governata da Bo-

leslao II l'Ardito. Costui nella vita privata non rifuggiva dalle orge, e in quella pubblica dalla tirannia. Stanislao decise di scomunicarlo e gli interdisse l’ingresso in chiesa. Ma Boleslao II pieno di furore, un giorno raggiunse Stanislao mentre celebrava messa e con la spada gli assestò un fendente sulla testa con inaudita violenza. Era l'11 aprile del 1079. Due anni più tardi il corpo di Stanislao fu trasportato a Cracovia e seppellito prima in mezzo alla chiesa della fortezza e poi nella cattedrale (1088). S. Stanislao di Cracovia fu canonizzato da Innocenze IV nel 1253.


3 Kaire STAZIONE QUARESIMALE DECANATO DI FORIO 5 aprile2014 kaire@chiesaischia.it

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LA VOCE DI PIETRO

| a cura di Francesco Schiano per l’ufficio Comunicazioni sociali el pomeriggio di sabato 29 marzo il Vescovo esperienza di Cristo, Luce del Pietro ha celebrato la stazione quaresimale Mondo. Domenica scorsa il tema nel Decanato di Forio. Giunto al Santuario era quello dell’acqua, oggi quello del Soccorso è stato accolto dal decano don Cristian della luce, domenica prossima Solmonese, dai sacerdoti del decanato, dai diaconi, dal quello della vita: sono tre temi popolo di Dio, per recarsi in processione penitenziale che troveranno poi la loro colloverso la Basilica di San Vito e celebrare l’Eucarestia. cazione nella grande Veglia Pa“Viviamo anche nel decanato di Forio questo mo- squale: l’incontro col Cristo mento così bello – ha affermato il vescovo - che è morto e risorto ci rigenera a vita quello della stazione quaresimale, abbiamo camminato nuova, fa di noi delle creature come chiesa pellegrinante e ora siamo giunti a Casa, nuove che grazie al Signore Gesù la Casa del Signore per celebrare la Divina Eucarestia. possono incominciare a vedere. Il La liturgia di questa IV Domenica di Quaresima ci cieco fa questa esperienza di torpresenta la bellissima pagina del Vangelo di Giovanni nare a vedere, ed è triste notare in cui ci è raccontato di questo incontro con un cieco, come nessuno gioisca di questo che è tale sin dalla nascita e che Gesù guarisce con del miracolo, nessuno riconosca il fango, quasi a dire che Gesù è venuto a “rifare dono fatto a quest’uomo: tutti l’uomo”: in qualche modo questo gesto di impastare sono preoccupati per quello che la terra con la saliva e farne fango sta a ricordare la questo miracolo significa ma nesprima creazione che Dio aveva realizzato e che Gesù suno si rallegra con quest’uomo. C’è una cecità che viene a rinnovare, a restaurare. E da questo incontro tante volte ci impedisce di guardare all’altro, di andare con il cieco che rappresenta tutti noi viene fuori una verso l’altro e di riconoscere il nostro fratello come luce: questo uomo che prima non vedeva ora inizia a dono di Dio. Siamo chiamati anche noi a fare questa vedere e questa capacità di vedere lo porterà a ricono- esperienza, per questo anche noi vogliamo guardare a scere in Gesù il Figlio di Dio. La Chiesa attraverso Gesù per fare anche noi quell’atto di fede che abbiamo questa Parola che ci viene donata in queste domeniche colto nel cuore del cieco alla fine del Vangelo, che si vuole condurci alla Pasqua per farci vivere in maniera prostra ai suoi piedi e lo riconosce come Messia e Sisincera e completa la Veglia Pasquale in cui noi faremo gnore, e a partire da questo atto di fede cambia tutta

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la sua vita. Chiediamo di saper vedere in Lui quell’Amore che ci ama non per quello che facciamo, non per quello che sappiamo, non per i meriti che abbiamo acquisito, per le referenze che possiamo vantare ma perché siamo figli suoi, figli amatissimi, e a partire da questa visione di Dio possiamo riconoscerci come poveri e peccatori che sbagliano 100 volte al giorno ma che si rialzano e sono sempre pronti a ricominciare, proprio perché amati da Lui”! Foto di Roberto Pulicati

MESSA IN CATTEDRALE

| a cura di Francesco Schiano per l’ufficio Comunicazioni sociali

omenica 30 marzo il Vescovo Pietro ha celebrato la S.Messa in Cattedrale nella liturgia della IV Domenica di Quaresima. “Abbiamo visto innanzitutto carissimi che oggi c’è un colore che domina la celebrazione – ha spiegato Mons. Pietro nell’omelia - che non è il classico viola quaresimale ma il rosaceo, perché oggi celebriamo la domenica “laetare”, la domenica della gioia. Rallegrati ci dice la liturgia! Rallegrati perché sta venendo Pasqua, perché il Signore vuole portarti alla luce, vuole farti risorgere, vuole farti uscire dalle tenebre della morte! E allora anche con i suoi segni la liturgia vuole annunciarci tutto questo e lo fa anche attraverso le letture che sono state proclamate e che sono come sempre bellissime. In particolare abbiamo ascoltato nel Vangelo di questo incontro tra Gesù e un cieco, cieco dalla nascita, un cieco che Gesù vede: “Gesù passando vide un cieco dalla nascita…”, dunque qui non è il discepolo che va verso il Maestro, non è il cieco che grida, che si fa notare, ma è Gesù che lo vede ed è proprio quello sguardo di Gesù che lo conduce alla salvezza. Gesù lo vede e lo ama, ed entra nella sua condizione di cieco a differenza di tutti gli altri che nei confronti di quest’uomo mostrano giudizio e indifferenza, e anche i suoi stessi genitori per paura assumono quasi nei suoi confronti un atteggiamento di distanza da lui; Gesù vede invece il

cieco e ne ha compassione. I discepoli guardando questo Siamo noi questo cieco che Gesù vuole risanare e guarire cieco e si mettono a dissertare, a fare discussioni teologiche, per farci vedere 3 cose: che Dio è Papà tuo e non sai quanto ragionamenti: “Signore come mai è nato cieco? Perché ti vuole bene!, che tu senza di Lui sei incapace di fare il bene hanno peccato i suoi genitori o perché ha peccato lui?”: è e tu hai bisogno di Lui, e che gli altri sono per te un dono lo sguardo di chi guarda dall’alto in basso, di chi guarda ma non un problema o un ostacolo, ma un regalo che Dio ti non si cura dell’altro, di chi guarda ma giudica, di chi guarda fa”! e pensa già di sapere tutto, di chi guarda e pensa di avere la luce per capire, per esprimere un giuAGENDA DEL VESCOVO dizio. “Né lui ha peccato né i suoi genitori”, che bella questa risposta di Gesù, che in qualche dal 7 al 13 aprile 2014 modo insinua già questa idea di cecità in loro: Sabato 1 Marzo Mercoledì 9 aprile: 9.00 - 13.00 Udienze - Curia ve“chi è cieco lui o voi, che pensate che Dio sia Ore 18,30: Parrocchia Addolorata scovile uno che castighi, che credete che quell’uomo alla Pigna – Napoli: S. Messa Giovedì 10 aprile: sia nato così per una punizione di Dio?” Domenica 6 aprile: 11.00 - Precetto Pasquale impiegati Ritiro delle religiose dell'EAV BUS Quante volte anche noi siamo in questa cecità, 10:00 Messa in Cattedrale 19.00 - IV Comunità del Cammino e pensiamo anche noi che Dio sia uno che giu- 20:00 Ingresso nella parrocchia di Neo Catecumenale di Ischia Ponte dichi, che castighi, che si vendichi, che si leghi San Ciro del nuovo parroco Don Venerdì 11 aprile: al dito le cose, e poi prima o poi te la farà pa- Emilio Basile con Ss. Messa 20.30 - Cattedrale - Preghiera Giovane gare! Siamo onesti, un po’ questa immagine ci Lunedi 7 aprile: Sabato 12 aprile: - 13.00 Udienze appartiene, ma Gesù vuole liberarci da queste 10.00 19.00 - III Comunità del Cammino 9.00 - 12.00 Udienze squame che impediscono di vederci, vuole do- Neo Catecumenale di S. Ciro Domenica 13 aprile: narci il “collirio dello spirito” nei nostri occhi Martedì 8 aprile: 10.00 - Santa Messa in Cattedrale perché noi possiamo ricominciare a vedere in 10.00 - 13.00 Collegio dei consultori - Episcopio una maniera nuova.


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SEGUIAMO FRANCESCO

l dialogo tra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini è stato il tema dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto questa la settimana scorsa nella Basilica di San Pietro, dove ha celebrato la Santa Messa per un gruppo di oltre 500 Parlamentari italiani, accompagnati dal Vescovo Lorenzo Leuzzi, Rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio. Papa Francesco si è soffermato sulla storia dell’infedeltà del popolo di Dio, di una generazione che non ha ascoltato il Signore ma ha giustificato i suoi peccati. “E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti - ha proseguito il Pontefice - È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: ‘È meglio che un uomo muoia per il popolo”. “Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: ‘Dovete fare questo, questo, questo…’. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: ‘Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!’. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. (...) Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, ‘sepolcri imbiancati’. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio”. “In questa strada della Quaresima - ha ribadito Papa Francesco - ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il

La Parola e il servizio

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CON NUDA FORZA | a cura di Marco Tarquinio Direttore Avvenire

on sapr ei dire quanti tra di loro portino in tasca (o nella borsa) il Vangelo. In passato, da cronista parlamentare, ne ho conosciuti diversi. E sono certo che ce ne sono anche oggi tra le centinaia di deputati, senatori e membri del governo della Repubblica che si sono riuniti la settimana scorsa per partecipare alla santa Messa feriale mattutina (ore 7) che, per una volta, Papa Francesco ha celebrato in San Pietro e non nella cappella di Santa Marta. Non riesco, però, a immaginare quanti di loro abbiano l’abitudine di leggere proprio ogni giorno un passo del Vangelo e di misurarsi con esso, anzi di lasciarsi misurare da esso (ricordate il consiglio-benedizione che, alla sua maniera, il vescovo di Roma ha dato «alla città e al mondo» durante la recente visita alla parrocchia di Guidonia?). Tuttavia so che chiunque frequenta con fiducia o semplice curiosità (potremmo anche dire “sete”) la Parola di Dio sperimenta che quel “dialogo” – accettato proprio con la semplicità raccomandata a tutti da Francesco – è capace in modo persino imprevedibile, ma sempre fecondo e a volte davvero provvidenziale, di toccare, confortare e scomodare la nostra vita, di accendere una luce sulle opere e sui giorni. Penso anche, e non credo di essere il solo, che questo è accaduto di nuovo, a San Pietro, al cospetto di persone importanti per il servizio che sono chiamate a svolgere a favore di tutti. E ho la sensazione che, almeno in parte, queste stesse persone – che siamo soliti

5 aprile 2014 www.chiesaischia.it

definire “i politici” – siano state sorprese dalla nuda forza del richiamo di verità risuonato nella Parola e nelle parole di Papa Francesco. Richiamo al «lamento di Dio» e alle «giustificazioni degli uomini» per gli allontanamenti dal vero bene e dal proprio popolo, per le chiusure, gli errori, le ipocrisie, i vuoti doveri e le corruzioni che troppo spesso macchiano le vicende umane e l’esercizio del potere da parte di una «classe dirigente». La traccia che il 27 marzo 2014 le letture del giorno (Libro di Geremia 7, 23-28, Vangelo di Luca 11,14-23) hanno proposto alla riflessione del Papa, al cammino di uomini e donne “importanti” accorsi a San Pietro e all’ascolto di tutti i cattolici e di ogni persona di buona volontà è stata, insomma, misteriosamente e ruvidamente attuale. Una traccia profonda, in questo duro tempo di multiformi crisi e di vasta ingiustizia, come scavata da ciò che tanta della nostra gente (e non solo essa) dolorosamente vive e come segnata dalle angustie e dalle urgenze di bene che i nostri politici di coscienza provano (e non solo loro dovrebbero provare). Non per la prima volta possiamo renderci conto che voltare le spalle a Dio (e, persino, puntare a occuparne il posto), consegnarsi alla «corruzione» (che è generata – in qualsiasi sfera: politica, economica, militare, scientifica – da un potere senza amore e senza morale e da un «dovere» senza luce e imposto sempre ad altri) è voltare le spalle all’umanità, al popolo che tutti noi siamo. È moltiplicare la sofferenza, la povertà, l’umiliazione dei piccoli, dei deboli, dei senza voce. Le Scritture e il Papa, durante questa messa, hanno ricordato ai nostri politici (e non solo a loro) che questa china non è inevitabile e che per risalire bisogna saper guardare in alto e avere a cuore chi sta in basso.

E’ TANTO DIFFICILE

CHE UN CORROTTO RIESCA A TORNARE INDIETRO

pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi ‘dottori del dovere’, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere”.

PREPARAZIONE ALLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II

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omenica 27 aprile, Roma piazza San Pietro. Fra le iniziative proposte dal Vaticano, una piattaforma digitale con l’obiettivo di offrire ai pellegrini e ai fedeli la possibilità di accedere alle notizie, alle informazioni utili riguardanti le celebrazioni e alle riflessioni spirituali relative alla vita e all’insegnamento dei due Papi. Il sito ufficiale www.2papisanti.org è un portale che offre informazioni e area per ufficio stampa, contatti corredati da video ed immagini, insieme a documenti biografici e spirituali che permettono di conoscere il percorso di santità di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II. Sarà fruibile in cinque lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e polacco. L’applicazione intitolata “Santo Subito”, scaricabile gratuitamente sia nel formato Android che nel formato IOS, che fa riferimento alla fama di santità che circondò già in vita, sia Giovanni

XXIII che Giovanni Paolo II, consentirà di avere informazioni logistiche, di accedere alle principali notizie sulla Canonizzazione e di scaricare il materiale previsto per i diversi eventi liturgici. I link di riferimento dei Social Media già esistenti sono: www.facebook.com/PapaGiovanniPaoloII twitter.com/santowojtyla www.youtube.com/user/adminkarol www.karol-wojtyla.org L’iniziativa “Rome connecting to the world”, un gemellaggio tra i fedeli ospitati a Roma e i giovani romani, permetterà di far conoscere e visitare i luoghi più significativi di Roma legati alla storia dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, fornendo informazioni sulla pagina Facebook.

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE APRILE 2014

Città del Vaticano. Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di aprile affidate dal Papa all'apostolato della preghiera: Generale: "Perché i governanti promuovano la tutela del creato e l'equa distribuzione dei beni e delle risorse naturali". Missionaria: "Perché il Signore Risorto colmi di speranza il cuore di quanti sono provati dal dolore e dalla malattia".


5 aprile 2014 kaire@chiesaischia.it

ATTUALITA’ |

BUONE NOTIZIE

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SORDA DALLA NASCITA LE REGALANO L'UDITO

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a commosso l’intera Gran Bretagna il momento in cui Joanne Milne di Gateshead, una signora di quarant’anni sorda dalla nascita, è riuscita a sentire per la prima volta grazie all’intervento di un team di specialisti dell’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham. E il video ripreso con un cellulare, in cui si vede Joanne travolta dall’emozione nel momento in cui si rende conto di sentire per la prima volta, ha già fatto il giro del mondo spargendo un messaggio di speranza. «Lunedì, martedì, mercoledì….», sono state le prime parole che ha udito Joanne. «Sì, sento», ha detto all’infermiera che le recitava piano i giorni della settimana, prima di scoppiare in lacrime. Affetta dalla sindrome di Usher, la donna si è sottoposta il mese scorso a un’opera-

zione molto delicata durante la quale le è stato installato un ‘impianto “cocleare”, un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda. «Sì, sento benissimo – ha continuato la donna –. Il suono è molto alto, quasi assordante». Ma l’infermiera l’ha subito rassicurata dicendo che ci vorrà un po’ prima che il cervello si abitui al suono: poi sentirà, finalmente, come tutti gli altri. «È tutto così incredibile, è l’emozione più travolgente della mia vita» ha confidato all’infermiera che porgendole le mani ha cercato di confortarla: «Piangi, è assolutamente normale. Questo giorno ha cambiato la tua vita»

Autorità per l'energia

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LUCE E GAS, BOLLETTE PIÙ LEGGERE PER LE FAMIGLIE

on è un pesce d’aprile. Dal primo aprile sono scattato le nuove tariffe di luce e gas che prevedono flessioni rispettivamente dell’1,1% e del 3,8%, per un risparmio totale di 52 euro a famiglia (6 per l’elettricità e 42 per il gas) su base annua. Lo ha deciso l’Autorità per l’energia e il gas. La riduzione della bolletta, per quanto riguarda l’elettricità, è legata alla forte discesa dei prezzi del gas utilizzato nella produzione termoelettrica dopo la riforma del 2012: alla diminuzione ha infatti contribuito sostanzialmente il calo

del 2,8% dei costi di acquisto dell’energia elettrica all’ingrosso (la cosiddetta componente materia prima), in parte attenuato dalla necessità di incrementare le componenti per la commercializzazione (+0,2%) e per i meccanismi di riequilibrio dei costi di perequazione, ovvero i conguagli per i servizi di rete (+1%). Nel dettaglio, da aprile, il

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prezzo di riferimento dell’energia elettrica sarà di 18,975 centesimi di euro per kilowattora,

in riduzione di 0,214 centesimi di euro, tasse incluse, rispetto al

trimestre precedente. Per quanto riguarda il metano, prosegue la flessione, che ha portato un risparmio sulla bolletta a un totale di circa 140 euro negli ultimi 12 mesi. Un risultato particolarmente significativo, reso possibile dalla riforma del gas approvata nel 2012 dall’Autorità. La diminuzione della spesa per il gas da aprile è frutto del forte

c a l o (-5,4%) dei prezzi della materia prima, solo in parte controbilanciato dall’incremento dell’1,6% della cosiddetta ‘assicurazione’ per la stabilità dei prezzi (la componente CPR), introdotta dall’Autorità per incentivare la rinegoziazione dei contratti a lungo termine e per ridurre la volatilità delle bollette a fronte di rischi tipici dei mercati spot come le variazioni di prezzo o di volume. Da aprile, il prezzo di riferimento del gas sarà 83,01 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse.

SANZIONI SULLE STRISCE BLU “LA COMPETENZA È DEI COMUNI” Marcia indietro del ministro Lupi sulla

vicenda delle multe per sosta oltre

il termine per il

quale si è pagato: «Ma serve un

apposito atto

deliberativo»

a multa per chi parcheggia nelle zone a strisce blu oltre il tempo per il quale si è pagato può essere fatta, ma solo se i comuni hanno adottato una «specifica previsione». È questo l’esito dell’incontro della settimana scorsa al Viminale con i ministri dell’Interno e delle Infrastrutture, Angelino Alfano e Maurizio Lupi, ed il sindaco di Torino, Piero Fassino, quale presidente dell’Anci. Fassino e Lupi sono arrivati all’incontro dopo aver ribadito in giornata le proprie posizioni in vista dell’incontro; per il sindaco, l’incontro sarebbe dovuto servire a cercare «un punto di sintesi», e quindi «mi auguro che Lupi non venga lì solo per ripetere una cosa che non è concretamente gestibile». Per il ministro, posto che «il principio generale è che i cittadini rispettano le leggi e anche gli amministratori devono farlo e non possono interpretarle», il punto fermo è che «le multe non possono essere usate come tassazione indiretta sulla pelle dei cittadini». Il chiarimento auspicato da entrambi è arrivato in serata, nella forma di una nota del ministero dei trasporti, in cui si precisa che «per le zone a strisce blu, laddove la sosta si protragga oltre il temine per il quale si è pagato, la sanzione pecuniaria potrà essere irrogata solo in presenza di specifica previsione del Comune». Questo perché «si è convenuto che la regolamentazione della sosta è competenza dei Comuni che ne definiscono le modalità con proprio atto deliberativo».

Nell’incontro è stato affrontato anche il tema «dei dissuasori di velocità - comunemente definiti autovelobox», precisando che «appare evidente che possano essere installati e operativi soltanto dissuasori dotati di effettivi dispositivi di controllo».


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SOCIETA’

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I COMUNI SONO STRABICI NON VEDONO I BAMBINI

IL FORUM FAMIGLIE ALZA LA VOCE

È

| a cura di Francesco Belletti presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari

appena finita la Conferenza sull’infanzia di rebbe molto più appropriato, perché a parità di reddito Bari, e forse qualche buone idea da lì verrà, un figlio in più “fa la differenza”. per politiche a misura di bambino. Però le Un po’ come la giunta Pizzarotti, a Parma, che ha notizie concrete sull’attenzione reale ai nostri figli, si emesso due tipi di bandi, in vista di maggio 2014: uno, trovano in altre pagine dei giornali. Ad esempio, sulla per i progetti a favore della famiglia, senza finanziadifferenza tra Imu e Tasi. Infatti l’Imu, anche grazie a mento comunale, l’altro, con finanziamenti comunali pressanti richieste del Forum dell ass. familiari, aveva (fino al 100% se sotto i mille euro), per i progetti di costruito un meccanismo di custodia delle famiglie promozione dell’ideologia del gender. A conferma che anche per gli ammicon figli, concedendo nistratori di Parma la sulle case di proprietà Clamorosa la vicenda della Tasi, famiglia riconosciuta una detrazione fissa di la nuova imposta che tassa l’abitadalla Costituzione 200 euro, più una ulteriore detrazione di 50 zione di residenza e non tiene conto non è considerata meritevole di sosteeuro per ogni figlio del numero dei figli. I sindaci e i gno, perché tanto il (fino all’ottavo). Quindi, avevamo Consigli comunali che hanno scelto il suo mestiere lo fa comunque, e ci si può detto, “finalmente una solo criterio del reddito, devono rimevivere di rendita, tassa che riconosce i diare a quella che appare una vera insulla famiglia, che incarichi familiari”, nonostante le rilevanti giustizia sociale, nel momento in cui fatti viene osannata, in termini spesso reobiezioni sull’idea di la povertà tocca sempre più le famiglie torici ed enfatici, tassare la casa di resicome il “grande amdenza come se fosse e i piccoli in particolare mortizzatore soun bene di lusso. Poi ciale”. Espressione l’Imu è stata cancelche denuncia, invece, lata, e reintrodotta il fallimento del nostro welfare. I Comuni italiani nella forma della Tasi, nuova imposta comunale. Purtroppo sulla Tasi sta succedendo quello che hanno di fronte alla Tasi una grande occasione avevamo previsto. Nel passaggio dall’Imu alla Tasi il per dimostrare se l’equità familiare sta a cuore agli amgoverno non ha fissato un obbligo di destinazione per ministratori locali. Dispiace che la giunta Pisapia, a Miil pagamento delle aliquote maggiorate sulla seconda casa, e così ogni Comune fa come vuole. Sia decidendo la soglia dell’aliquota, sia, soprattutto, scegliendo se dedicare questa cifra a detrazioni per le famiglie con carichi familiari, oppure se concedere le detrazioni solo a partire dal reddito. Il Comune di Milano ha scelto la seconda ipotesi: si basa solo sul reddito, senza tenere conto del numero di figli. Eppure proprio alla Conferenza sull’infanzia di Bari un intero gruppo di lavoro è stato dedicato al tema della povertà dei bambini; la percentuale di minori sotto la soglia di povertà è infatti tra le più alte d’Europa, e in alcune aree del Paese avere il terzo figlio significa per una famiglia su due cadere sotto la soglia di povertà. Inoltre pare che non si adotti nemmeno l’Isee, strumento che tenta di dare equità familiare, ma si richiede il reddito individuale, che peraltro è notoriamente a rischio di evasione/elusione. Stiamo poi parlando di seconde case, e quindi adottare politiche fondate solo sul reddito sembra un po’ contraddittorio, avendo a che fare con famiglie che un po’ di risparmio e di patrimonio sono riuscite ad accumularlo: adottare i carichi familiari come criterio di equità sa-

lano, non consideri i carichi familiari un valore di solidarietà, e resti abbarbicata a un vecchio criterio monetario di ricchezza/povertà, su uno dei pochi strumenti di fiscalità locale su cui si può esercitare autonomia. Dispiace che la giunta Pizzarotti, a Parma, dopo aver cancellato il Quoziente Parma, abbia aumentato le rette per i servizi alla prima infanzia. Francamente appare davvero obsoleta e “antica” l’idea che la lotta alla povertà sia individualistica e riguardi solo il reddito: la dimensione familiare della povertà è ampiamente documentata nella letteratura, così come l’importanza delle relazioni familiari come risorsa di resistenza alla povertà (di resilienza, si diceva a Bari). È tempo di riscoprire una concreta alleanza tra politiche familiari e politiche di equità, anziché contrapporle ideologicamente. Perché siamo convinti, come scrivevamo nel 2006, che “i Comuni sono in prima linea”, nella lotta contro la povertà delle famiglie. Però devono vederle, le famiglie, come una insostituibile risorsa per la società. E come il primo e irrinunciabile strumento di protezione dei diritti dell’infanzia. E allora ogni amministratore comunale troverà al proprio fianco le nostre associazioni familiari, per costruire comunità locali “family friendly”, capaci di essere – proprio perché “ a misura di famiglia” – anche “a misura di bambino”. C’è tempo per ripensarci: noi siamo pronti al confronto.


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VI G I L ARE S U I FI G LI I L G EN DER È L A NU OVA D ITTATU R A

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| a cura di Lucia Bellaspiga

ra i genitori sconcertati dalle linee guida dell’Unar (i tre ormai famigerati volumi dedicati alle scuole elementari, medie e superiori, poi ritirati dal web) e dall’ideologia del gender imposta come indottrinamento fin dalla tenera età, c’è Stefano Zecchi, ordinario di Filosofia alla Statale di Milano e scrittore, ma anche padre di un bimbo di 10 anni. Fiabe gay alle materne, problemini di aritmetica con personaggi omosessuali alle elementari, narrativa e film transgender alle superiori, la parole padre e madre cancellate dai moduli... Come si arriva a questo? A chi giova? Ci sono due livelli di ragionamento. Il primo è culturale filosofico, il secondo più pedagogico. Oggi in politica c’è una forte difficoltà a dare un senso culturale alle proprie differenziazioni, così il laicismo ha trasportato il suo armamentario ideologico nel tema dell’abolizione dei generi. Dire che i generi non sono più maschio e femmina ma addirittura 56 tipi diversi diventa la battaglia per un’identità politica. Così la politica diventa biologismo, selezione della specie, darwinismo deteriore. E sul piano pedagogico? La scuola è particolarmente nel mirino di queste folli ideologie. È giusto che l’educazione comprenda anche l’omosessualità e soprattutto il rispetto delle differenze, ma senza portare il tema sotto le bandiere mistificatorie che vedo oggi. Una cosa è il dato biologico, altro è la sovrastruttura culturale: un giorno arriveremo a difendere il pedofilo, in fondo è un uomo che persegue una sua preferenza sessuale, e addirittura l’incesto...

La libertà di educazione per i propri figli è un principio costituzionale. Eppure oggi è minato da una “educazione di Stato” che gli ideologi del gender vorrebbero imporre. È chiaro che più si sa e meglio è, è persino banale dirlo, ma chi deve sapere? I docenti. Devono essere formati bene per prevenire ogni forma di bullismo, che crea vere tragedie personali, e fare mediazione tra le sensibilità della classe. Ma lasciate in pace i bambini: su di loro si sta esercitando un’ideologia violenta che non dovrebbe nemmeno lambirli. D’altra parte è tipico dei regimi, che come prima cosa si appropriano delle scuole: questo sta diventando un regime e infatti tutti hanno paura di reagire, anche solo dire che il padre è un uomo e la madre una donna è diventato un atto di “coraggio”. Siamo al grottesco. Eppure alcune scuole si adeguano subito: via le fiabe perché il principe ama la principessa, via anche la festa del papà (chissà perché della mamma no)... È il frutto di una demolizione della figura del padre che arriva da lontano, dagli anni ’70, quando si è cominciato a distruggere la famiglia dal “capo”. Sfasciata la famiglia è chiaro che dopo puoi sfasciare anche i due diversi ruoli di padre e madre, e che oggi sia a pezzi lo dice la facilità con cui si sciolgono i matrimoni: quando si accetta una visione così “allegra” di famiglia, aperta, senza legami, tutto diventa possibile. Annientare la madre è più difficile perché è la figura biologica, anche se affitti un utero è ancora femminile, finché almeno la tecnologia non riuscirà in cose mo-

struose, e allora saremo di nuovo al nazismo. Ma io non credo si arriverà a tanto. Lei è ottimista? La storia insegna che nei regimi si cade senza avvedersene. Ormai la nostra società ha consolidato un forte individualismo, la teoria del gender non diventerà un fenomeno di massa, lascerà il tempo che trova: io non sono terrorizzato, sono disgustato, che è diverso. Tuttavia bisogna avere delle attenzioni, attrezzarsi perché i nostri figli possano crescere in una dimensione – religiosa o laica che sia – di libertà. Mia madre era maestra e per una vita ha insegnato nella scuola statale, io ho studiato e insegnato sempre nello Stato, lo stesso fa mia moglie... ma mio figlio studia in una scuola paritaria: lì ho la garanzia che cresca libero dall’arroganza degli “inappuntabili moralmente”. Lo ripeto, non voglio crociate, dobbiamo creare argini di confronto pacifico e informare i docenti, ma non fare violenza sui piccoli. Chi ha autorità morale – oltre alla Chiesa anche la politica – si faccia sentire, la buona sinistra parli, dica la sua, ne abbiamo bisogno.».

GENDER, UNA LEGGE PER TUTELARE LE FAMIGLIE

| a cura di Angelo Picariello

La sempre più discussa diffusione nelle scuole degli opuscoli anti-omofobia commissionati dall’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali), già realizzata in più di un istituto, diventa sempre più un caso politico. I deputati del Ncd Eugenia Roccella e Alessandro Pagano hanno presentato una proposta di legge, che reca la firma di ben 50 deputati, per dire «no all’esproprio educativo dei genitori». Una mobilitazione estesa, che va da Fratelli d’Italia a Scelta civica, passando per Forza Italia, Lega e Popolari per l’Italia, oltre al Ncd, il partito di Pagano e Roccella, che hanno presentato l’iniziativa nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio. «Abbiamo chiesto al governo – spiega Pagano – quale sia il ruolo e la competenza di questo organismo, l’Unar, che in modo fazioso, senza essere autorizzato né dal Ministero dell’Istruzione, né da quello delle Politiche sociali, è entrato nelle scuole, anche primarie. Promuovendo la cosiddetta “ideologia del gender” con progetti educativi extracurricolari e piani formativi realizzati ad hoc, senza alcun coinvolgimento o assenso dei genitori che, secondo Costituzione, sono titolari della piena responsabilità educativa dei figli». Il tentativo denunciato è una vera e pro-

alcuna discriminazione». Il disegno di legge vuole mettere riparo agli «errori commessi dal governo Monti e dal ministro Fornero – conclude Roccella –. Siamo ancora fiduciosi che questo governo, vorrà porvi rimedio, anche con provvedimenti concreti a carico dei responsabili dell’Unar». pria «rivoluzione antropologica» introdotta con la scusa della condivisibile lotta alle discriminazioni. «Discriminazioni, sia chiaro – spiega Roccella –, cui ci opponiamo anche noi, ma qui l’operazione è diversa, vogliono rieducare i nostri giovani, come scritto chiaramente in uno dei libretti Unar, per “instillare” nei nostri ragazzi l’idea che non esistono maschio e femmina, madre e padre. La nostra proposta di legge intende riaffermare il diritto fondamentale della scelta educativa dei genitori, affermato anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Convenzione Onu dei diritti del fanciullo». Per evitare nuovi colpi di mano «è previsto che per la realizzazione di tutte le attività integrative rivolte agli alunni di ogni ordine e grado, che riguardino di-

rettamente o indirettamente i temi legati alla relazione, all’educazione all’affettività e alla sessualità, e in generale i temi eticamente sensibili, vengano informati i genitori, che devono dare il proprio consenso in forma scritta. Inoltre, la scuola dovrà provvedere ad attività sostitutive per coloro che scelgono di non avvalersi delle attività extracurriculari, senza dar luogo ad

IL CASO

I TRE OPUSCOLI PRO GENDER

Si intitolano “educare alla diversità a scuola” e sono stati pensati per le elementari, le medie e le superiori. Si tratta dei tre libretti realizzati dall’Istituto Beck su incarico dell’Unar (ufficio nazionale anti discriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio), che li avrebbe voluti diffondere in tutte le classi d’Italia. Soltanto la ferma opposizione delle associazioni familiari (e non della Chiesa) lo ha impedito. I contenuti infatti si fondano sull’ideologia del gender che, per esempio, descrive la famiglia composta da un uomo, una donna e i loro figli, come uno “stereotipo da pubblicità”.


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TERRITORIO

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UNA PROPOSTA IN ATTESA DEI GRANDI DEPURATORI PER L’ISOLA

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MUDS: un sistema che può essere installato a basso costo, in tempi brevi, rispettando l’ambiente

’isola d’Ischia che durante la stagione estiva conta da sola la presenza di oltre mezzo milione di persone, attualmente non è dotata di alcun sistema di depurazione e la realizzazione di una prima struttura (nel solo Comune di Ischia per la costa a nord dell’Isola) è prevista non in tempi brevi. Una primissima, tempestiva ed efficace risposta per eliminare gli effetti negativi di questa gravissima situazione ambientale incidente su tutta l’economia isolana è individuabile nel sistema MUDS (Marine Underwater Depuration Sistem). Esso è stato messo a punto dal prof. Cattaneo Vietti dell’Università di Genova ed attuato ormai da un decennio da vari Comuni costieri italiani in particolare della Liguria e, sulla costiera amalfitana, dal Comune di Atrani con eccellenti risultati che hanno portato ad un abbattimento pressoché totale dei batteri immessi in mare con le condotte comunali, nonché un aumento qualitativo e quantitativo delle specie ittiche presenti. Non è poi alternativo alla realizzazione di un normale depuratore, ma va efficacemente ad integrarsi con esso. Il MUDS prevede che gli scarichi locali, oggi consistenti in semplici condotte sottomarine a dispersione lunghe anche centinaia di metri (sei nell’isola d’Ischia ed una a Procida), ridotte drasticamente nella loro lunghezza, vengano integrati con tale sistema di depurazione naturale che prevede, al termine della condotta in immersione, anche a breve distanza dalla costa anche poche decine di metri, una struttura di semplice realizzazione con tempistica di installazione estremamente ridotta, valutabile in pochi mesi e di costo notevolmente contenuto. Tali sistemi, opportunamente dimensionati possono fornire una depurazione della sostanza organica e

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#ILOVEISCHIA

Tiriamo le somme

l 27 e 28 marzo Federalberghi dell’Isola d’Ischia ha lanciato la prima edizione di #Iloveischia, un progetto, o meglio, una scuola di turismo legata al linguaggio digitale. E’ stata una riflessione su quello che è possibile attendersi dal Governo del Turismo del territorio e dai portatori d’interessi collettivi allo sviluppo della Destinazione Ischia. Di questa scuola di turismo, la cosa più bella è stata quella di aver visto un gruppo, un insieme di persone legate dal semplice

della componente batterica superiore al 90% (come certificato da studi dell’Università di Genova). La rapida colonizzazione delle barriere filtranti da parte di batteri, protozoi ed altri organismi marini filtratori, produce un sistema depurante adattato all’ambiente marino senza alcun consumo energetico, di risposta flessibile e di efficacissimo funzionamento. Inoltre il funzionamento della struttura necessita di

una manutenzione elementare annuale o biennale. La tempistica di installazione del sistema è estremamente ridotta, valutabile in pochi mesi, e tale da permettere di avere rapidamente in campo strutture efficaci. Le valutazioni dei costi sin qui effettuate permettono di quantificare gli stessi a livelli decisamente bassi, attestabili, compresa progettazione ed oneri procedurali in soli €. 60.000 / 90.000 per impianto finito. Come risulta da uno studio dell’università di Genova, la presenza del MUDS ha anche l’importante conseguenza di determinare a vantaggio della pesca costiera, con la sua costante attività, l’aggregazione di molte specie ittiche con indubbio ulteriore vantaggio per tale importante comparto economico. La realizzazione dei MUDS è stata già presentata in passato alle Amministrazioni facenti parte del Consorzio di gestione dell’Area Marina Regno di Nettuno ed è stata accolta con particolare favore da tutte le Amministrazioni cui però non hanno dato alcun seguito.

motivo di capire come sponsorizzare (soprattutto online) la nostra isola, e fare sistema. Non c’è mai stato un leader, un capo, un responsabile. Ma sono stati tutti insieme i costruttori del progetto. E non tutti sono albergatori. Uniti si vince. L’unione fa la forza. Tirando le somme, su 200 prenotati per partecipare alla full immersione dei due giorni, c’è sempre stata una media di presenze intorno a 185 teste. Cosa da non sottovalutare, anzi, questo vuol dire che il livello dei contenuti è stato molto alto e interessante. Ma quali sono adesso i progetti nel futuro per gli organizzatori dell’evento? In realtà, come qualcuno ci spiega, non si possono prospettare degli obiettivi, per-

ché, visto che si parla di marketing territoriale online, il mondo del web che cambia vertiginosamente, non permette di ipotizzare delle prospettive. La cosa importante è saper “comunicare bene Ischia”, le bellezze, la cultura, il patrimonio. Ma forse la cosa ancora più preziosa ce lo ha scritto la giornalista Simona Bellocci che ha partecipato attivamente alla scuola e che dobbiamo far nostra. Dobbiamo far sapere a tutti che amiamo Ischia, che ne siamo immensamente innamorati. Che è la perla più preziosa che abbiamo. E dobbiamo saperla valorizzare. Dobbiamo curarla, potenziarla, viverla nel migliore modo possibile. Questo è per noi #ILOVEISCHIA.


AD ISCHIA L ’ OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’ 5 aprile 2014 kaire@chiesaischia.it

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| a cura di Giuseppe Galano l 29 marzo al Polifunzionale di Ischia è stato inaugurato l’Osservatorio sulla Legalità, alla presenza di autorità della società civile, docenti universitari, studenti delle scuole medie e superiori, uomini di legge, rappresentanti delle forze di polizia, politici. Moderati dal giornalista Sandro Ruotolo, ci sono stati interventi del Sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, Luca Palamara, magistrato della Procura di Roma e già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Alfonso Furgiuele, Professore ordinario di Diritto e procedura penale all’Università degli studi di Napoli Federico II, Giovanni Conzo Cesare Sirignano e Catello Maresca, Sostituti Procuratori della DDA di Napoli, Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Gennaro Tortora, avvocato. L’osservatorio sarà costituito da organi che si pongono come unica finalità quella di fornire un contributo nella diffusione della cultura della legalità. Per Ischia le peculiarità dell’Osservatorio saranno gli illeciti di natura edilizia oppure, soprattutto durante la stagione estiva, la problematica dello spaccio delle sostanze stupefacenti e tante altre ancora. Particolare rilievo sarà dato alla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione e sarà favorito il dialogo con le Istituzioni per promuovere una cultura della Legalità e della Cittadinanza Attiva. Inoltre vi sarà una forte promozione della cultura del rispetto dell’ambiente e del territorio. Il giornalista Sandro Ruotolo ha dato inizio ai lavori introducendo il concetto di legalità, affermando che “legalità è vivere, legalità è stare con gli altri. Ogni Stato è dotato di regole, l’importante è rispettarle per vivere meglio”. Il Sindaco Giosi Ferrandino, dopo i saluti di rito, ha sottolineato l’importanza dell’istituzione dell’Osservatorio della Legalità sul territorio di Ischia auspicando che presto possa essere di attrazione non solo per gli altri comuni dell’Isola d’Ischia ma anche per la Regione Campania. “Come Pubblica Amministrazione contiamo molto sull’Osservatorio della Legalità affinché possa essere uno strumento che renda efficace e trasparente gli atti della Pubblica Amministrazione anche mediante la realizzazione di protocolli che consentano ai cittadini di conoscere concretamente l’azione amministrativa”. “La nostra isola – continua il sindaco - è stata per anni un punto di riferimento per le associazioni criminali che hanno investito sul nostro territorio i proventi illeciti delle loro attività e meta preferita per le vacanze estive di elementi di spicco della criminalità organizzata”. Egli auspica che l’Osservatorio possa essere uno strumento importante per contrastare questi fenomeni.

LEGALITA’

Luca Palamara, Magistrato della Procura di Roma, parla di abusivismo edilizio. “Per edificare un’abitazione non in modo abusivo bisogna chiedere il permesso al Comune ed aspettare che vi siano tutti i rilievi e gli ok delle istituzioni e non corrompere il politico ed il funzionario di turno per accelerare le pratiche ed ottenere i permessi illegali”. Il Sostituto Procuratore della DDA di Napoli Giovanni Conzo si sofferma sul rapporto tra politica ed organizzazioni criminali, sottolineando come la criminalità abbia la necessità di avere rapporti con la politica. “Il malavitoso determina il voto in cambio di favori. I clan vincono gare d’appalto truccate inserendo ditte a loro riconducibili per la gestione di ogni tipo di servizio”. Il Magistrato parla poi della Legge sul voto di scambio, in discussione alla Camera dei Deputati da oltre un anno ed invita tutti a riflettere sul perché risulta essere così complicato approvarla. “Il candidato politico fa un patto elettorale con il malavitoso, il voto in cambio di appalti per i lavori pubblici. Da questo sistema il cittadino ha solo ed esclusivamente danni e soltanto se fosse approvata la legge sul voto di scambio si potrebbe sconfiggere il rapporto tra mafie e politica, togliendo il pane alle organizzazioni criminali”. Al collega Conzo fa eco il pm Cesare Sirignano: “Spesso si crede che la criminalità organizzata produce lavoro e benessere e favorisce lo sviluppo. La camorra non porta ricchezza ma arreca solo danni alla collettività”. Il Magistrato, in prima linea nella lotta al clan dei Casalesi, spiega come le infiltrazioni camorristiche hanno profondamente inquinato il settore agricolo nella Regione Campania impoverendo tutti gli agricoltori. Egli parla di un aspetto peculiare che caratterizza questo periodo di grave crisi economica, come le banche siano chiuse per le imprese oneste che stanno vivendo un periodo difficile ed allo stesso tempo sempre aperte alla malavita che ricicla il denaro sporco. Per Sirignano lo Stato è colpevole di non essere stato capace di contrastare e sanzionare i reati. Franco Roberti, ritorna per la terza volta sull’isola d’Ischia, questa volta in veste di Procuratore Nazionale Antimafia e sottolinea che è fondamentale parlare ai giovani di giustizia, legalità e fiducia nelle

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Istituzioni. Egli afferma che non è possibile chiedere ai cittadini di essere eroi e riferisce con tono molto amaro che la lotta alla criminalità organizzata non è stata mai una priorità dell’azione di nessun Governo fino ad oggi. Plauso del Procuratore va agli Europarlamentari che si sono mostrati molto più sensibili alla tematica a tal punto che l’Unione Europea considera la malavita un grave reato contro l’economia legale perché avvelena il mercato ed allontana investitori di capitali puliti dal nostro paese. Numerosi studenti hanno potuto interagire con gli intervenuti rivolgendo una serie di domande in particolare a Roberti; alcune erano molto polemiche al punto tale da evidenziare un grande stato di disagio in cui si trovano le nuove generazioni che purtroppo credono poco nello Stato, definito marcio, inerme e corrotto. Allo stesso tempo hanno elogiato l’azione di forze dell’ordine e magistrati, definiti dai più come il vero Stato. A conclusione dei lavori l’intervento di Catello Maresca Sostituto Procuratore della DDA di Napoli e cittadino onorario del comune di Ischia. ”Mi sento fiero di essere ischitano e di faccio i complimenti alla platea.” Il suo plauso va soprattutto a quei ragazzi che sono intervenuti al dibattito: “I ragazzi che hanno parlato oggi mi hanno dimostrato quanto le nuove generazioni siano attente a certe tematiche, propongo che gli studenti che hanno sollevato temi come la corruzione diventino componenti dell’Osservatorio nato oggi nella commissione sulle devianze criminali giovanili”. Nel pomeriggio la giornata della legalità si è conclusa con la partita di calcio allo stadio Vincenzo Rispoli tra la Nazionale Magistrati, guidata dal Dottor Maresca ed una rappresentativa isolana, in un evento dal titolo “Un calcio all’illegalità”


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GIUSTIZIA

STOP ALLE DIMISSIONI IN BIANCO: UNA LEGGE CHE TUTELA MOLTI LAVORATORI ISCHITANI

asta dimissioni in bianco. L’Aula della Camera ha approvato la proposta di legge che pone fine alla pratica sulla base della quale al lavoratore, e più spesso alla donna lavoratrice, si chiede di firmare una lettera di dimissioni al momento dell’assunzione. Una lettera che può essere successivamente utilizzata dal datore di lavoro: il più delle volte in caso di gravidanza, ma anche per una malattia prolungata o per la partecipazione ad uno sciopero. Il testo, approvato a Montecitorio con 300 sì, 101 no e 21 astenuti, passa ora al Senato. Tuttavia il consenso a quella che Pd e Sel salutano come una norma di civiltà non è stato unanime: mentre la Lega si è astenuta, Ncd, M5S e SC hanno votato contro. Le dimissioni in bianco sono una forma di ricatto che va fermata. Troppo spesso alle lavoratrici e ai lavoratori viene chiesto di firmare, al momento dell’assunzione, anche una lettera con le proprie dimissioni. Senza questa legge, il datore di lavoro avrebbe un’arma da poter usare a sua discrezione, senza alcuna tutela per i dipendenti. Circa due milioni di lavoratori subiscono questa pratica: sono in gran parte le donne, e coloro che appartengono alle fasce sociali più svantaggiate, a trovarsi in questa posizione di debolezza nei confronti del datore di lavoro. La legge approvata alla Camera impone che le dimissioni vengano obbligatoriamente presentate su dei moduli prestampati con: un codice alfanumerico pro-

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gressivo di identificazione; la data di emissione; spazi predefiniti da compilare a cura del firmatario, destinati all’identificazione della lavoratrice o del lavoratore, del datore di lavoro, della tipologia di contratto, della data della sua stipulazione e di ogni altro elemento utile. I moduli avranno validità tassativa di quindici giorni dalla data di emissione e saranno disponibili presso tutti gli Uffici del Lavoro, nei Centri per l’Impiego, presso i patronati e sui siti web del Ministero. Anche le imprese potranno, con le stesse modalità, usufruirne gratuitamente. La nuova legge fornisce uno strumento di tutela con caratteristiche chiare, accessibili e di facile utilizzo. Ha l’obiettivo di: eliminare questo odioso ricatto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori; non appesantire di carico burocratico le imprese che agiscono in maniera onesta; colpire chi si comporta scorrettamente. Entusiasti Pd e Sel, che hanno applau-

dito dopo il voto finale. “Si tratta di una norma di civiltà a tutela del lavoro e dei lavoratori, a prescindere dal loro sesso”, ha detto la deputata Pd Chiara Gribaudo mentre Marina Nicchi di Sel ha rilevato che la legge “risolve non solo un problema culturale ma anche di diritti e doveri”. Anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha espresso soddisfazione, ponendo l’accento sulla tutela dei diritti delle donne lavoratrici: “E’ stata dimostrata attenzione alla condizione delle lavoratrici e, al di là di alcune specifiche questioni sulle quali le forze politiche si sono divise, si è discusso di come porre fine ad una pesantissima violazione dei diritti delle donne. E’ una questione di civiltà”. Contro il testo si sono espressi Ncd e M5S, attaccati da Renata Polverini di Fi, che ha contestato a quei partiti “una contrarietà a una norma che abbiamo contribuito a migliorare”. “E’ solo campagna elettorale”, tuona la Cinque Stelle Gessica Rostellato, mentre Sergio Pizzolante di Ncd osserva: “E’ un provvedimento figlio di una cultura formalistica che, legiferando sulle patologie, indebolisce e debilita il nostro tessuto imprenditoriale con norme, vincoli, procedure burocratiche. Fa impressione come Forza Italia, tra la Cgil e le imprese, scelga la Cgil”. Ma critica è anche Scelta Civica, con Irene Tinagli: “Si colpiscono in cento per educarne uno, facendo danni a imprenditori che mai si avvarrebbero di questo escamotage”, sostiene.

LA FORZA DELLE DONNE

Sfregiata con acido: condanna a 20 anni per l'ex

UNA PENA COSÌ ALTA

PER UN CONDANNATO

PER STALKING NON ERA MAI STATA DATA IN ITALIA.

UN PASSO AVANTI PER INCORAGGIARE

TUTTE LE DONNE CHE SUBISCONO

AGGRESSIONI MA

STANNO IN SILENZIO

PER PAURA

ent’anni a Luca Varani condannato per stalking, 14 ai due albanesi che avrebbero eseguito l’incarico di sfregiare l’ex fidanzata. Questa la sentenza del giudice di Pesaro con rito abbreviato per l’aggressione con acido contro Lucia Annibali. L’avvocatessa trentasettenne urbinate, rimasta orribilmente sfregiata, è diventata un simbolo della violenza sulle donne. L’agguato fu commissionato il 16 aprile di un anno fa dal suo ex fidanzato Luca Varani, avvocato pesarese di 36 anni. Francesco Coli, avvocato della donna sfregiata ha commentato: “E’ stata data una pena mai vista nel nostro sistema. Comunque andremo ad Ancona e poi a Roma. Gli avvocati della difesa devono vergognarsi”. La difesa di Varani, infatti, ha subito annunciato ricorso in appello. Un applauso delle persone presenti in aula giudiziaria di Pesaro ha accolto la sentenza comunicata ai giornalisti dal procuratore capo Manfredi Palumbo. Ad attendere l’Annibali fuori dall’aula le donne dell’Udi (Unione donne italiane) di Pesaro-Urbino che hanno seguito passo passo tutta la vicenda. Nella conferenza stampa organizzata subito dopo la sentenza Lucia Annibali ha dichiarato, a viso alto, di non provare rancore: «Penso alla mia vita, si può tornare alla vita anche se non si è perfetti», ha detto dopo aver commentato che

«non si sarebbe dovuti arrivare a tanto» (riferendosi al suo volto ormai sfregiato per una malvagia ripicca). «In questi mesi difficili ho lottato per non farmi travolgere da un dolore immenso. Non voglio portare rancore, anche se nulla potrà ripagarmi. Adesso voglio ricostruire al meglio il mio viso e godermi un po’ di serenità. Dentro di me - ha aggiunto - non ho coltivato la rabbia. L’ustione mi ha insegnato ad essere ottimista. L’importante è che io viva bene la mia nuova esistenza». Giorgio Napolitano ha consegnato lo scorso 8 marzo l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a Lucia Annibali per “il coraggio, la determinazione, la dignità con cui ha reagito alle gravi conseguenze fisiche dell’ignobile aggressione subita”.


5 aprile 2014 kaire@chiesaischia.it

TELEVISIONE

IN DIRETTA SU TV2000, LA TV DEI VESCOVI ITALIANI

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CORALE….IN ONDA !!! L | a cura di Angela Trani

a nostra esperienza televisiva inizia quando la Corale Polifonica Buon Pastore, capitanata dal Maestro Gianfranco Manfra, prende il traghetto in una splendida giornata di sole….dopo una nottata burrascosa!!! L’emozione di partecipare al programma “ La Canzone di noi”, in onda su TV2000, si legge nei nostri occhi e così sulle note della canzone “Nu juorno buono” di Rocco Hunt riusciamo a trovare la giusta carica durante il viaggio in bus, mentre si pensa alla parola chiave, al segreto del coro, ai bigliettini da scrivere sulle nostre emozioni in corale, all’avvenimento che più ci ha colpito negli anni e con noi il nostro regalo: una cesta di limoni con rucolino e limoncello. Verso le 15.00 circa arriviamo agli studi televisivi in via Aurelia 796 in Roma, dove

ad accoglierci un gruppo di giovani professionisti, tra cui il nostro compaesano Lorenzo, direttore di Kaire, ci ha messo subito a nostro agio, così la tensione è diminuita e dopo un cambio abito, trucco e parrucco, siamo entrati nello studio 1 della tv della conferenza episcopale italiana. Mezz’ora di prove tec-

dio con un sorriso stampato sul viso durato tutta la sera. La Corale dopo quest’esperienza ha sicuramente acquistato più sicurezza nell’affrontare situazioni nuove e ha rafforzato i rapporti tra i coristi per poter sempre crescere insieme.

niche, l’incoraggiamento dei presentatori nel dirci di mettercela tutta perché le selezioni per il talent show del venerdì sera “La canzone di noi – La gara” sono ancora aperte e dopo il 3,2,1….la trasmissione ha inizio. Tra le interviste al maestro e ad alcuni componenti del coro, canti, risate, la simpatia dei presentatori, i trenta minuti di trasmissione sono volati e dopo aver tirato un sospiro di sollievo perché era andato tutto bene, siamo usciti dallo stu-

“TV2000, PIU’ DI QUELLO CHE VEDI”

TV2000 è una tv che ha uno sguardo diverso sulla realtà e utilizza in modo originale la ricchezza del linguaggio televisivo. Una tv che fa informazione senza temere di essere fuori dal coro, che non si accontenta delle solite notizie e delle interpretazioni di comodo. Una tv che sa raccontare i grandi eventi ecclesiali, ma anche la vita quotidiana delle comunità locali, delle parrocchie, dei missionari. Una tv che offre ogni giorno la celebrazione dell’Eucaristia e la recita del Rosario. Un tv con l’anima. Tv2000 è visibile sul digitale terrestre canale 28, sul satellite al canale 140 SKY, sulla piattaforma satellitare TvSat al canale 18 e in streaming su www.tv2000.it


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Kaire

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N

MIO

SAN

| ECCLESIA

aturalmente mi riferisco al San Vincenzo della Parrocchia di Serrara dove sono stato Parroco dal 1964 al 1967; San Vincenzo è anche detto “l’Angelo dell’Apocalisse”, è predicatore del giudizio di Dio, il cui motto era “Timete Deum et date illi honorem quia venit hora judicii eius”. La vita di San Vincenzo a Serrara la conoscono bene, non per niente i migliori serraresi del passato, preti o laici, si vantavano di portarne il nome. San Vincenzo Ferrer nacque a Valenza (Spagna) nel 1350, morì a Vannes nella Bretagna il 5 Aprile 1419 dove è sepolto, qui fu beatificato nel 1455, e qui fu dichiarato Santo nel 1458. Il periodo in cui San Vincenzo svolse la sua attività apostolica fu il periodo forse più difficile e confuso della Storia della Chiesa. Ci fu prima la “cattività avignonese” (1308 – 1377), quando la sede del papato di Roma fu spostata ad Avignone in Francia. Ma dal 1378 al 1417 ci fu un periodo ancora più buio: “lo scisma di occidente”, quando la Chiesa fu divisa tra Papa e anti – Papa in lotta tra loro. Questo stato di cose cominciò quando, eletto finalmente il Papa legittimo Urbano VI con sede papale a Roma, nel 1378 un gruppo di cardinali francesi riunitisi a Fondi, elessero il primo anti-Papa nella persona di Roberto di Ginevra che prese il nome di Clemente VII. Come si comportò San Vincenzo in questo frangente storico? Dovendo pure schierarsi, in un primo tempo il Santo appoggiò la parte avignonese. Ma lui era un uomo di Dio e sapeva che Gesù Cristo ci ha detto: “quelli che crederanno in me siano una cosa sola” e perciò si adoperò in tutti i modi per far ristabilire

VINCENZO

l’unità della Chiesa, esortando Benedetto XIII a fare tutto il possibile per far riunire il papato. E finalmente, due anni prima di morire, ebbe il piacere di veder ricomposta l’unità della Chiesa nel Concilio di Costanza (1417). Ciò portò la Chiesa ad avere un unico Papa nella persona di Martino V. Come conclusione vorrei mettere in luce un aspetto della personalità di San Vincenzo che io non conoscevo affatto e che forse pochi serraresi conoscono e cioè il rapporto che egli ebbe con i Santi del suo tempo. Perché i Santi sono come i funghi: accanto ad uno ce ne sono tanti altri; l’ho constatato lavorando per la Causa del Morgera, che fu in rapporto con Caterina Volpicelli, Bartolo Longo, Nicola Contieri ecc. Ebbene, a parte il fatto che San Vincenzo incoraggiò la nascente vocazione francescana di S.Bernardino da Siena, egli predicando in Piemonte incontrò la Beata Margherita di Savoia (1382 -1464), e la orientò, dopo il matrimonio, ad una vita più decisamente evangelica e a costituire ad Alba (Cuneo) un gruppo di nobildonne piemontesi, con la spiritualità del 3° ordine di San Domenico. Quando poi predicò nel Monferrato fu vicino alla grande riformatrice dell’Ordine di S.Chiara: S.Nicoletta di Corby (1381 – 1447), che, autorizzata

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dalla bolla di Benedetto XIII, fondò tanti monasteri di stretta osservanza francescana, che anche attualmente sono sparsi in tutto il mondo. O grande Santo dei miracoli, ricordaci che Dio è Amore e proprio per questo sarà anche giudice della nostra Vita! Amen don Vincenzo Avallone

FONTI FRANCESCANE

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ORDINE SACRO: DONO D’AMORE A DIO

| a cura dell’Ordine Francescano Secolare di Forio

ell’omelia del 23 marzo scorso, Papa Francesco ci ha parlato di un altro Sacramento che corrisponde ad una specifica vocazione. Cioè l’Ordine sacro. E’ una chiamata che viene direttamente dal Signore che sceglie i suoi prediletti per portare avanti il suo disegno d’amore. Per San Francesco il sacerdote è colui che rende presente il corpo e il sangue di Cristo e lo distribuisce ai fedeli: “ Poi il Signore mi dette e mi dà tanta fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a causa del loro ordine, che se mi dovessero perseguitare voglio ricorrere ad essi. E se avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie dove abitano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori, e non voglio in loro considerare il peccato, poiché in essi io vedo il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché dell’ Altissimo Figlio di Dio nient’altro io vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e sangue Suo che essi consacrano ed essi soli amministrano agli altri”. ( Test: 112 – 113 ). S. Francesco insegnò ai frati “ad onorare con particolare venerazione i sacerdoti“ ( Leg. m. 4,3 : 1069 ), riconoscendoli come loro superiori: “Riteniamo tutti i sacerdoti… per padroni in tutte quelle cose che riguardano la salvezza dell’anima e che non deviano dalla nostra religione, e rispettiamo l’ordine sacro, l’ufficio e il ministero nel Signore“. ( 1 Cel. 62:432 ). S. Francesco diceva spesso: “Se mi capitasse di incontrare un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi infatti: Oh! Aspetta, San Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano.” ( Cel. 201:790 ).

Al ministero eucaristico si associa il ministero della parola di Dio come motivo di riverire i sacerdoti. “Ricordiamoci bene tutti che nessuno può essere salvo se non per il sangue del Signore nostro Gesù Cristo e per il ministero della parola di Dio, che i sacerdoti proclamano ed amministrano ed essi soli debbono amministrare, non altri.” Altro motivo di riverenza verso i sacerdoti è il sacramento della penitenza: “ I frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro peccati ai sacerdoti… sicuri che da qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la penitenza e l’assoluzione, saranno senza dubbio assolti dai peccati.” Infine S. Francesco esorta i sacerdoti stessi a vivere degnamente della loro altissima dignità, al centro della quale rimane sempre il santissimo corpo e sangue eucaristico del Signore. Parlando della Santa Messa, il Serafico Padre esalta la grandezza del sacerdozio con le esigenze di perfezione che comporta ( L Cap 15-37 : 218-221 ). Scrive a tutti i Custodi: “ Vi prego… perché supplichiate umilmente i sacerdoti perché venerino sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo… San Francesco esaltò tanto il sacerdozio, ritenendosi indegno di esservi promosso. E’ forse più efficace di ogni esortazione alla stima del sacerdozio questa silenziosa esortazione. Con cui : “ l’umile Francesco, per conservare profonda umiltà e confondere la

futura ambizione, non volle essere promosso al sacerdozio ma rimase diacono.” ( Ub : 2059 ). Tutti quanti noi, come S. Francesco, dobbiamo avere un grande rispetto ed una grande stima per tutti i sacerdoti. Essi ci accompagnano per tutta la vita, dalla nascita fino alla nostra morte. Sono i nostri compagni di strada. Sempre pronti a darci una mano, a consolarci ed aiutarci quando attraversiamo momenti di dolore, a consigliarci quando siamo nel dubbio ed a correggerci quando imbocchiamo una brutta strada. Sono sempre pronti a tenderci una mano ed a spronarci ad essere sempre migliori. Grazie , Signore, per averci dato come compagni di vita questi tuoi figli prediletti.


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PASTORALE VOCAZIONALE

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QUARESIMA: È TEMPO DI AMARE!

a cura di don Beato Scotti responsabile | centro diocesano vocazioni (CDV)

a quaresima è quel momento dell’anno liturgico in cui il cristiano è chiamato attraverso un cammino di penitenza e conversione a vivere con pienezza il mistero della morte e risurrezione di Cristo. È il tempo in cui ogni battezzato è chiamato, quindi, a crescere nella fede, in una sempre maggiore adesione a Cristo. È il tempo in cui veniamo chiamati a vivere, con maggiore partecipazione e testimonianza, l’ascolto della Parola. Ma è soprattutto il tempo in cui il cristiano è chiamato all’esercizio della carità che consiste nel fare nostro lo stile di Cristo che “da ricco che era si è fatto povero per noi, affinché diventassimo ricchi della sua povertà”. Come afferma Papa Francesco (è il nostro vescovo Pietro a ricordarcelo nella sua lettera pastorale Con gioia ritorniamo a casa!): “a imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare concretamente le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico, a operare concretamente per alleviarle”. E ancora: “Egli ci chama ad andare e andare ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete invitatele a nozze”. Ed è proprio in quest’ottica che è stata concepita la Via Crucis organizzata dall’equipe di pastorale giovanile e vocazionale nella quale particolarmente incisiva e significativa è la testimonianza relativa alla sesta stazione dove è Madre Teresa ad essere presentata come la Veronica dei nostri giorni. Riportiamo il testo integrale della meditazione figlia di un lavoro di gruppo di catechisti impegnati in ambito vocazionale nella par-

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rocchia di S Maria di Monte Vergine in Forio. “Sulla strada che conduce al Golgota  si  confondono il sangue, il sudore, la polvere sul volto di Cristo. La Veronica si ferma a dare un po’ di sollievo a quell’ uomo sofferente. Tutte le volte che ci prendiamo cura di quanti sono sfigurati dalla sofferenza, noi li aiutiamo a recuperare la loro dignità di uomini e di creature di Dio, che sono bellezza e luce, unicità e irripetibilità, il vero volto di Cristo. La Veronica ti ha cercato, Signore, in mezzo alla folla: ti ha cercato e ti ha trovato... In mezzo alla

folla... E’ lì che è cominciato il viaggio della  ‘chiamata nella chiamata’ di Madre Teresa, la sua missione di amore e testimonianza dell’ amore di Cristo. Con grandi difficoltà e tanta preghiera riuscì a fondare in India case per lebbrosi, scuole, ricoveri per ragazzi... Dei reietti ella ha conosciuto il volto e ne ha saputo cogliere aneliti e fremiti. Per decenni ha ‘raccattato’  dai marciapiedi chi

aspettava esangue, febbricitante, sfinito, la morte. Per decenni ha posato la mano su fronti piagate, guance scavate, corpi oscenamente ulcerati. “Nei quartieri poveri- diceva- noi siamo la luce della bontà di Dio. Ai bambini, ai poveri, a tutti coloro che sono abbandonati, date sempre un sorriso gioioso. Date loro non solo le vostre cure, ma soprattutto il vostro cuore.” Mons. Angelo Comastri, che conosceva bene Madre Teresa, racconta che quando era ancora parroco a Porto Santo Stefano, la madre lo andò a trovare e dalla folla -che lei, schiva, cercava di evitare- “improvvisamente si staccò, dirigendosi verso un certo punto. Che cosa aveva visto? Aveva visto gli ammalati e il suo cuore aveva preso le ali e il suo volto era diventato raggiante! Aveva visto!... lì dove gli altri avrebbero solo, distrattamente, posato  lo sguardo!” Come la Veronica, madre Teresa è scesa tra l’indifferenza dei più  ed è andata a  incontrare Cristo sulla via del Calvario, ha teso la mano per asciugare la sofferenza di chi non ha mani, né forza, né possibilità di farlo, donna o uomo, bianco o nero, giovane o vecchio, cristiano o non cristiano... Lo ha fatto così.. .con  amore... per amore... per diventare AMORE Con  il volto  di Gesù, impresso nel cuore impariamo a riconoscere la preziosità di ogni vita umana: non possiamo rimanere indifferenti al destino degli altri, meno che mai a quello di coloro che sono considerati ultimi. Indossiamo perciò il nostro grembiule e mettiamoci al servizio dei bisognosi, senza pregiudizi o preconcetti, ma con la stessa dedizione  e ge-

nerosità di chi, cercando Cristo come la Veronica, come madre Teresa..., sa che lo potrà incontrare solo nel volto dei fratelli più bisognosi”. Chi contempla in maniera profonda il Popolo di Dio scopre nella Chiesa un fascino particolare che risiede proprio nel suo compito fondamentale, insegnare a tutti, soprattutto ai giovani, ad uscire dalle periferie esistenziali, qualsiasi esse siano e ad aprirsi agli altri ponendosi sempre in atteggiamento di accoglienza riconoscendo nell’altro un dono di Dio nel quale risplende il volto di Cristo pellegrino in mezzo a noi. Attraverso la Chiesa Dio ci chiama ancora, e sempre dona di comprendere che è veramente bello rispondere mettendo in gioco l’intera nostra vita per essere costruttori di una dimensione controcorrente all’ideologia mondana del benessere esclusivamente egoistico, del consumismo sfrenato e dell’ indifferenza dilagante ai problemi di chi è intorno a noi, controcorrente all’ideologia del potere e del piacere. Tale dimensione è l’Amore, quello vero, totale, gratuito, quello che solo vale la pena di vivere. Quello che Cristo ha portato sulla terra e che ha dato come unico comandamento ai suoi discepoli.

P RO C ES S O CANONI C O MON S . TO P PI

VESCOVO DI POMPEI DAL 1990 AL 2001

a Chiesa di Dio che è in Pompei gioisce perché il 2 aprile ha preso il via con l’insediamento del Tribunale canonico e la celebrazione dei vespri, la causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio monsignor Francesco Saverio Toppi. L’Arcivescovo di Pompei, Mons. Tommaso Caputo, dopo aver preso atto della richiesta di Padre Carlo Calloni, OFM CAP., Postulatore Generale della Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Toppi, ha consultato i Vescovi della Campania e ha svolto le dovute ed opportune indagini. Avendo, poi, richiesto ed ottenuto il necessario “nulla osta” dalla Congregazione per le Cause dei Santi, convinto dei solidi fondamenti della Causa e consapevole che non esistono ostacoli perentori contro di essa, ne ha decretato l’introduzione, ordinando l’apertura del processo sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio e nominando i membri del Tribunale che dovrà istruire il processo canonico. Nato a Brusciano (NA), il 26 giugno 1925, Francesco Saverio Toppi fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1948. Si diplomò alla Scuola Vaticana in biblioteconomia, nel 1949, e in archivistica, nel 1950. Nel 1951 si laureò in Storia Ecclesiastica alla Pontificia Università Gregoriana. Superiore provinciale dei cappuccini di Napoli, dal 1959 al 1968, e di quelli di Palermo, dal 1971 al 1976, si recò più volte in America Latina e in Africa. Fu nominato Delegato Pontificio del Santuario di Pompei e Arcivescovo Prelato da Papa Giovanni Paolo II, il 13 ottobre 1990. Il 7 dicembre 1990 fu ordinato vescovo nel Santuario di Pompei, iniziando così il suo servizio pastorale nella cittadina mariana, durato fino al 7 aprile 2001. Dopo

alcuni anni trascorsi a Pompei come Vescovo Emerito, si trasferì nel convento dei frati Cappuccini di Nola, dove si è spento il 2 aprile 2007. Disponibile alla volontà di Dio e fiducioso nell’intervento della Divina Provvidenza, Mons. Toppi offrì, in vita, una chiara testimonianza di fede, di speranza e di carità, tanto che la sua fama di santità è aumentata di giorno in giorno.


GRIDÒ A GRAN VOCE: “LAZZARO, VIENI FUORI!”

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| ARTE E LITURGIA

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IL MORTO USCÌ, CON I PIEDI E LE MANI AVVOLTI IN BENDE, E IL VOLTO COPERTO DA UN SUDARIO. GESÙ DISSE LORO: “SCIOGLIETELO E LASCIATELO ANDARE” (GV 11, 43-44) || a cura di Ernesta Mazzella

on l’episodio di Lazzaro chiudiamo la trilogia che ci ha accompagnato nel percorso quaresimale dell’anno A. Una trilogia, come abbiamo visto, composta dagli episodi della Samaritana, del Cieco nato, della risurrezione di Lazzaro. Attraverso questi tre grandi affreschi Evangelici, il tempo forte della quaresima ci porta a conoscere Gesù come via, verità e vita. Alla Samaritana, Cristo si rivela come via: né su questo monte né in Gerusalemme si adora Dio, ma lo si adora in spirito e verità, cioè attraverso la via del Figlio. La verità del Figlio si conosce nella vicenda del cieco nato, di colui cioè che impossibilitato sin dalla nascita a vedere viene illuminato dalla Presenza del Cristo. Ed ecco che prima di imboccare la stretta via della passione che porterà Cristo alla morte, Giovanni offre la testimonianza sicura che il Figlio è anche vita. La signoria sulla morte che Cristo manifesta con la risurrezione di Lazzaro è la prova, pur fragile e imperfetta, della signoria che manifesterà con la sua risurrezione. Imperfetta perché Lazzaro, redivivo, morirà di nuovo, mentre Cristo risorto, non muore più. Bruno Bellotti rappresenta i personaggi illuminati da una grande luce data dall’intero fondo dorato del dipinto. La prima a notarsi, proprio come nel Vangelo di Giovanni, è Marta. Marta porta nel nome l’indole del suo temperamento deciso e capace. Il suo nome, infatti, significa: la Signora, colei che coordina la casa e viene dipinta dal Vangelo e dal Bellotti con le medesime caratteristiche psicologiche. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Nel suo dialogo col Signore viene a delinearsi il percorso delle certezze di fede di Marta. Prima ella sa che se Cristo fosse stato presente il fra-

tello non sarebbe morto, dunque esprime la sua fede nella grandezza dell’uomo Gesù. Totalmente illuminata dalla forte luce ella tiene le mani levate tra lo stupore e la gioia di vedere il fratello risuscitato, in qualche modo, ella ripete lo stesso gesto del Maestro nel lato opposto del dipinto. Il Vangelo di Giovanni continua ponendo in scena Maria. Questa sorella “rimasta in casa” viene chiamata da Marta “di nascosto”. Già con queste annotazioni s’individua il carattere più schivo di Maria, il cui nome tra i probabili significati include quello di Amata da Dio. “Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni»”. Il passo evangelico è reso dall’artista attraverso l’immagine femminile ritratta a destra che si copre quasi il volto con il velo per non sentire il “cattivo odore” del morto. Tutta la scena della resurrezione di Lazzaro, il Bellotti la esprime bene. Cristo è il vero punto focale della scena sebbene la sua posizione sia spostata rispetto al centro della tela. Le braccia alzate nella luce esprime l’energia che sprigiona da

lui. È; proprio dalle braccia che pare uscire tutta la forza del quadro e diffondersi all’intorno. Il braccio del Signore è forse raccorciato? Chiedeva provocatoriamente il Signore nel libro dei Numeri (Nm 11,23). No! Ecco qui la potenza del braccio divino rivelare la sua vittoria sul male e sulla morte (Lazzaro). Lazzaro esce avvolto nelle bende, il volto cadaverico, è proprio quello di un uomo morto da quattro giorni. La sua posizione non è quella di un cadavere che improvvisamente si rianima, ma un uomo richiamato in vita dalla forza misteriosa del Signore Gesù. Le braccia aperte di Cristo e il volto di Lazzaro sono poste dall’artista sul medesimo asse. Il volto di Cristo e la postura del suo corpo esprimono la certezza della vittoria. A Marta Cristo ha rivelato poc’anzi: «Io sono la risurrezione e la vita». Io sono l’impronunciabile nome di Dio rivelato qui ad un’altra donna. Sette capitoli prima, infatti, era accaduto già, infatti, con la Samaritana. Bruno Bellotti Risurrezione di Lazzaro Chiesa parrocchiale Gesù Buon Pastore Ischia Foto di Andrea Di Massa

Meditazioni

SOFFRIRE E OFFRIRSI CON GESU' E MARIA

| a cura di Antonio Magaldi Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo

Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella Sua gloria?” ( Lc 24,25-26), Così il viandante misterioso spiega ai discepoli di Emmaus il valore e il significato di ciò che era successo. Il grande scandalo che aveva distrutto le speranze dei seguaci, veniva sciolto con una lettura coraggiosa delle profezie, con un’adesione piena al disegno di Dio. Sempre, noi uomini ci scandalizziamo di fronte alla sofferenza propria e dei nostri simili e, nel nostro turbamento, cerchiamo qualche risposta, in mancanza del quale, spesso ne rendiamo colpevole Dio. Dice il Curato d’Ars giustamente : “Lo Spirito Santo è luce e forza. Egli ci fa discernere il vero dal falso e il bene dal male. ...Quelli che si lasciano condurre dallo Spirito Santo provano ogni maniera di contento dentro di loro, mentre i cattivi cristiani si rotolano tra le spine e i sassi”. Con la Grazia, ciò che conta nella sofferenza é caricarla d’Amore, trasfigurarla in Amore; farne un’offerta Purissima d’Amore a Dio, con Gesù e Maria. Bisogna che, soprattutto nella sofferenza sap-

piamo amare. Amare vuol dire immedesimarsi con Gesù, in Gesù. Fare con Gesù, una sola offerta al Padre per mezzo di Maria e con Maria, far piovere una pioggia di salvezza, un vento di Pentecoste che apre le coscienze e le incendia. Non serve lamentarsi, prendersela con chi fosse causa di amarezza o di rifiuto o di schiacciamento. Bisogna offrire tutto, anche le persone che ci annientano, anche il nostro pianto, tutto, proprio tutto. A che serve prendersela con questa o quell’altra persona A che serve irritarsi, sbollire d’ira, inveire, maledire, imprecare, buttarsi nell’avvilimento o nel voler scomparire? O reagire scatenando violenza? C’è solo da: offrire noi stessi con tutti i problemi al Padre celeste, insieme a Gesù e Maria, nella Potenza dello Spirito Santo, e fare il tutto in riparazione dei nostri peccati e dei peccati del mondo, anche a vantaggio di tutti quelli che ci fanno soffrire. La carità vince tutto: dà gloria a Dio, sconfigge il male, ripara il peccato, l’odio, la malvagità, la violenza stessa. Quando giunge la sofferenza, deve sempre trovarci pronti all’abbandono in Dio Padre e sentire dentro di noi lo stesso Cuore di Cristo,

la cui agonia è stata un’offerta di amore per tutti i peccatori. Per c i a scuno di n o i Gesù ha sofferto p e r amore. Bisogna offrirsi, restando nella pace, non bisogna fare propaganda della propria pena, ma tenersela per sé, impreziosendola di più nel silenzio, nel nascondimento nell’intimità con Gesù Eucaristia. Papa Francesco dice: “Chi sta sotto la croce con Maria, impara ad amare come Gesù”.


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VIA CRUCIS A ZARO - FORIO APPUNTAMENTI E SPORT

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omenica 13 aprile alle 20.30 presso il parcheggio del Ristorante “Da Nicola” nella baia di San Francesco di Paola si terrà la quinta edizione della rappresentazione pasquale organizzata dall’Associazione “Gaudium et Spes” e patrocinata dal Comune di Forio dal titolo “Sacra Rappresentazione della Passione e Morte di Gesù tra le rocce di Zaro”. Nella suggestiva cornice delle rocce di Zaro verranno ricostruiti i luoghi principali della città di Gerusalemme in cui si svolsero i momenti della passione di Cristo. Il coinvolgimento alla Sacra Rappresentazione sarà favorito, nell’animo di quanti vi assisteranno, da un clima di profonda preghiera, rendendo possibile la partecipazione in prima persona alla Passione e Morte di Gesù.

CSI Campionato Provinciale 2013/2014 Girone Isolano 11° giornata TABELLINO GROUPAMA-MATER ECCLESIAE BIANCA MATER ECCLESIAE BIANCA: Di Iorio S., Picardi, Di Iorio A. 1, Messina 1, Mattera 1, Buono M, Di Iorio J., Arcamone 3. All. Mattera F. GROUPAMA: Buono N., Granito 1, Onorato 3, Di Iorio A. 2, Madonna. All. Vanacore Partita dai ritmi scoppiettanti con la Mater Ecclesiae che si porta subito avanti con un gran gol di Arcamone S. che da posizione angolatissima toglie le ragnatele dal sette. Pareggio immediato del Groupama con Onorato che concretizza al meglio una punizione dal limite. “Ecclesiastici” che nel primo quarto d’ora giocano un buon calcio e trovano altre due reti prima con Mattera E. e poi ancora con Arcamone S. Nel secondo il Groupama alza il baricentro e mette in seria difficoltà la squadra mariana. Prima Granito G. accorcia, poi ci pensa Onorato che manda avanti il Groupama, che addirittura, complice un vistoso sbandamento della Mater Ecclesiae Bianca, si porta sul triplo vantaggio grazie ad una doppietta dello scatenato Di Iorio A. Ma l’orgoglio e la determinazione dei fiaianesi sconvolge i piani del Groupama che negli ultimi minuti subisce una clamorosa rimonta ad opera di Messina, Di Iorio A. e ancora di Arcamone S., migliore dei suoi.

FUTSAL ISCHIA S.ANTUONO-MATER ECCLESIAE FUTSAL ISCHIA S.ANTUONO: Barbieri G., Lamonaca 1, Pugliese D., Barbieri C. 1, Castaldo, Napoleone, Mazzella, Sasso M., Gentile, Di Iorio G. All. Agnese MATER ECCLESIAE: Mazzella P., D’Andrea, Schiano, Buono F. 1, Barano 1, Patalano 1, Mazzella G. 1, Marena. All. Buono V. L’incontro nei primi dieci minuti offre pochi spunti e molto tatticismo. Ma il Mater Ecclesiae alza i ritmi e accelera, portandosi in vantaggio con Patalano L. Fiaianesi che trovano anche il raddoppio dopo una bellissima azione corale che vede Buono F. appoggiare in rete a porta vuota. Gli sforzi ischitani vengono premiati nei minuti finali della prima frazione con Barbieri C. che supera il portiere con una bellissima conclusione. Mater Ecclesiae che prima dello scadere del tempo ritrova il doppio vantaggio con Barano E. che colloca in rete il 3 a 1. Nella ripresa il Mater Ecclesiae abbassa i ritmi e la F.Ischia S. Antuono alza decisamente il baricentro con una rete che

arriva negli ultimi minuti di gioco con Lamonaca. Ischitani che nei minuti di recupero si gettano in avanti alla ricerca del pareggio, ma offrono il fianco al Mater Ecclesiae che in ripartenza sigla il gol del definitivo quattro a due con Mazzella G.

FIAIANO-EPOMEO C5 FIAIANO: Cuomo V., Cuomo A., Di Iorio 1, Cenatiempo, Vitale 1, Lauro G. 2. All.Buono F. EPOMEO C5: Di Meglio, Mattera 1, Iacono M., Scotti L., Scotti A., Iacono S., D’Abundo D. All. Finzi G. La gara racconta di un Fiaiano che parte subito forte e mette alle corde l’Epomeo C5 trovando in pochi minuti il doppio vantaggio con Lauro G., bravissimo a infilare il portiere fontanese con due staffilate da fuori area. Epomeo C5 che abbozza una risposta ma le conclusioni vengono tutte neutralizzate da un ottimo Cuomo V. che nel corso della serata sarà vero protagonista. Primo tempo che si conclude sul 2 a 0. Il secondo tempo cambia faccia alla partita; Epomeo fa la partita e Fiaiano che si difende a limite della propria aria di rigore e sfrutta gli spazi lasciati dall’Epomeo C5. Proprio in contropiede Di Iorio G. realizza il terzo gol fiaianese dopo una bella verticalizzazione di Cenatiempo C. Epomeo C5 che tenta il tutto per tutto e con Mattera M. riesce a ridurre le distanze. Il pressing fontanese diventa asfissiante e i tiri in porta sono numerosissimi ma il portiere fiaianese sembra insuperabile riuscendo a parare due tiri liberi e un rigore. Epomeo C5 che cala alla distanza e concede addirittura il poker al Fiaiano con Vitale.


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