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Il settimanale di informazione della Chiesa di Ischia www.chiesaischia.it

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IN PRIMO PIANO Il dramma dell'aborto

L’editoriale del Direttore

Lorenzo Russo

IL FUTURO DELL’ITALIA In questi giorni si celebra la 36° giornata per la vita: “generare futuro”. Un’occasione per ricordare quanto sia bello fare figli, nonostante la crisi. Ma è anche l’occasione per non abbassare la guardia sulla più grande causa di morte nell’Ue (lo leggerete nelle pagine interne). Non è l’Aids e nemmeno gli incidenti stradali. Stiamo parlando di aborto. Un omicidio spesso silenzioso, ma che deve scuotere le nostre coscienze. Ormai è diventato un lusso, fare figli. Si pensa alla carriera professionale, alla casa, all’auto, ma il pensiero di realizzare una famiglia si allontana. Troppi costi. Troppe responsabilità. Troppi problemi che bloccano i progetti del mio “IO”, del MIO futuro, della MIA vita. La colpa non è solo nostra. I governi che si sono succeduti non hanno avuto la forza di imporre leggi che tutelino una fiscalità più attenta alle famiglie, che invoglino nel fare figli. La coperta è sempre corta. E a rimanere al freddo sono sempre le famiglie, soprattutto quelle più numerose, che denunciano una situazione di abbandono. La conferma arriva dagli indici di povertà che schizzano in alto man mano che aumenta il numero dei componenti il nucleo familiare. Non esistono norme e regolamenti in grado di valutare seriamente il peso reale di un figlio. Nell’ultima indagine di Federconsumatori, il costo complessivo di un figlio fino a 18 anni di età, per una famiglia con reddito annuale di 22 mila euro, è pari a 113 mila 700 euro. C’è bisogno di un inversione di tendenza, di più attenzione soprattutto alle donne, alle mamme. In Austria, Germania, Regno Unito e in altri Paesi esistono già contributi consistenti. “Una donna lavoratrice e madre – osserva Carlo Dionedi (osservatorio Ass.naz.famiglie numerose) – ha fatto sacrifici superiori a qualunque altra donna lavoratrice, ma non madre. Di più: ha donato al Paese il futuro. Per questo riteniamo che sia importante e doveroso riconoscere tre anni di contributi figurativi ai fini pensionistici per ogni figlio messo al mondo”. Una proposta fra le tante da far discutere. Ma che sa di futuro per il Belpaese.

kaire@chiesaischia.it

SEGUIAMO FRANCESCO

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Nuovi spazi per le donne nella società

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VITA CONSACRATA La storia di Suor Teresa di Ischia

Kaire

ANNO 1 | NUMERO 5

Il numero 6 lo troverai a partire da Sabato 8 Febbraio 2014 presso la tua parrocchia

€ 1,00 1 febbraio 2014

L'aborto è il più grande distruttore della pace e priva il Belpaese dell'apporto prezioso di tanti uomini e donne a cui è stato impedito di esistere

GENERARE

FUTURO 6

ENTI LOCALI

Una proposta contro l'azzardo da Roma

SOCIETÀ

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GIORNATA PER LA VITA

Minori senza controllo da- Dove sono finiti 300mila vanti a pc e tv bambini?

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PRODOTTI LOCALI

L'angolo del contadino: l'ulivo


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Kaire

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1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

IN PRIMO PIANO

I L DR AMM A DE LL ’ AB O RTO

I

n circa 17 anni di ministero sacerdotale ho avuto occasione, durante confessioni e colloqui, di accogliere e ascoltare tante donne-madri che hanno voluto affidare al mio cuore di prete il dramma dell’esperienza abortiva. Non avrei mai pensato di entrare in questo campo della sofferenza, del tabù della morte, della bara toccata quotidianamente, di una bara che non si vede ma che è dentro alle persone coinvolte in uno o più aborti volontari. E gli strumenti per lenire questa sofferenza mi arrivano certamente dalle scienze psicologiche, dagli studi fatti. Però se da un lato c’è la scienza, dall’altro lato la speranza da dare a queste persone mi arriva da un orizzonte più “alto”. Difficilmente di fronte ad un bimbo abortito le persone coinvolte sentono che questo bimbo non fosse niente, è andato in niente, nel nulla, è sparito e quindi inevitabilmente pensano che sia da qualche parte, forse nel “Cielo”. Ma continuare a dare speranza, ascolto uno lo fa se si sente ascoltato, se ha in chi riporre una speranza altra e quando si tratta di avere a che fare con la morte questo ascolto e questa speranza è Gesù. L’aborto non è solo un intervento chirurgico o chimico: è la separazione delle nostre sfere fisiche, psichiche, spirituali. È una ferita profonda del non amare e non sentirsi amati e quando questo “verme” intacca profondamente le relazioni intrapsichiche e verso l’esterno continua a produrre divisioni, separazioni, malessere sia nella vita personale che nella vita di relazioni come un vortice che trascina verso la morte, la distruzione, il senso di colpa, l’inquietudine. Quel bimbo abortito se non riconosciuto come volto umano del concepito, continua ad essere un bambino fantasma, un malessere che si riflette nella vita di tutti i giorni. Tante sono le storie che mi sono rimaste profon-

damente nell’animo, anche se tutti i “casi” sono particolari, singolari poiché sono tutte persone che a vario modo soffrono per questo. Quando qualcuno mi regala la sua storia per essere aiutato diventa per me un compagno di viaggio di questa umanità sofferente. Posso, in tutta umiltà dire che ricordo tutti i nomi, i visi e le storie delle persone che ho incontrato in questo viaggio. Quasi tutte  erano così lontane dal pensare che una cosa legale come l’aborto potesse avere effetti tanto devastanti nel vissuto di una donna che ci hanno messo anni a capire che l’origine del loro male oscuro era proprio lì, in quel “grumo di cellule”, che per alcuni mesi le erano cresciute in grembo e che ad un certo punto, senza avere piena coscienza di quanto si accingevano a fare, hanno acconsentito a far strappare. Ma perché le cose potessero andare a posto c’è bisogno di un lungo lavoro. Non per dimenticare e liberarsi di ingiustificati sensi di colpa. Ma per ammettere la gravità del gesto commesso, elaborarlo e rendersi conto che ad essere sbagliati non erano loro, ma la scelta fatta. Una scelta avventata per impedire la quale praticamente nessuno interviene, strutture pubbliche comprese, e che se informate, emotivamente non così sotto pressione, sostenute psicologicamente, indirizzate a strutture di supporto, se avessero saputo che il bambino si poteva lasciare … se, se, se, “non avrei probabilmente fatto”, mi dicono. Tempi brevi e anche una innegabile superficialità da parte di diversi “operatori” incontrati nel cammino, le hanno portate così dritte a quella che considerano “l’azione più grave che potessi fare nella mia vita”. Per alcune delle mie compagne di viaggio è ancora

oggi doloroso ricordare il Calvario di cui loro sono state le artefici, ma accettano di raccontare per infrangere  l’assurdo silenzio che circonda il dolore delle donne che hanno effettuato un’interruzione volontaria di gravidanza e che la solitudine rende ancora più profondo.  Non si può mascherare la realtà dell’aborto sostenendo che un bimbo nel grembo di una donna non è nessuno e che quindi si può liberamente buttare. Una mamma sa d’istinto che non è così, e non c’è ideologia che possa nascondere questa verità che emerge dal profondo dell’anima, come un fiume in piena, al di là della propria formazione e del proprio orizzonte di fede. Per concludere vorrei dare un messaggio di speranza e di aiuto nei confronti di chi, in questo momento, ha intenzione di affrontare l’interruzione di gravidanza. Se si vive una gravidanza non attesa o indesiderata non si è soli. Dappertutto ci sono persone, realtà che possono aiutare concretamente, a seconda della situazione che si vive, nell’accompagnare questa mamma, questo bimbo, questa famiglia. Certo magari, come in molte cose della vita, non sarà tutto facile , sarà sicuramente meno difficile. Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono l’animo può superare molte sofferenze. E se questo comporta la gioia di vedere un bimbo tra le braccia di una mamma, una gioia per questa famiglia è un seme di speranza per il nostro futuro. don Carlo Candido

IL SANTO DELLA SETTIMANA

| a cura di Francesco Schiano

3 Febbraio - San Biagio, Vescovo e Martire

P

oco si conosce della vita di San Biagio, Santo veneratissimo dalle nostre parti e in tutta Italia. Notizie biografiche sul Santo si possono riscontrare nell’agiografia di Camillo Tutini, che raccolse numerose testimonianze tramandate oralmente. Si sa che fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino (Occidente) e Licino (Oriente). Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di rinnegare la propria fede in Cristo. Si tratta di un Santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda

quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. A quell'atto risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate e la sua invocazione particolare contro i mali della gola. Inoltre San Biagio fa parte dei quattordici cosiddetti santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari. Venerato in moltissime città e località italiane, delle quali, di molte, è anche il santo patrono, viene festeggiato il 3 febbraio in quasi tutta la penisola italica.

Via delle Terme 76/R - 80077 Ischia Codice fiscale e P.Iva: 04243591213 Rea 680555 - Reg.Pref. nr.11219 del 05/03/2003 Albo Nazionale Società Cooperative Il settimanale di informa- Nr.A715936 del 24/03/05 zione della Chiesa di Ischia Sezione Cooperative a Mutualità Prevalente Categoria Cooperative Sociali Tel. 0813334228 Fax 081981342 Proprietario ed editore COOP. SOCIALE KAIROS info@kairosonline.it pec: posta.kairos@pec.it ONLUS Registrazione al Tribunale richiesta

Kaire

Redazione: Via delle Terme 76/R - 80077 Ischia kaire@chiesaischia.it | @chiesaischia facebook.com/chiesaischia Direttore Ufficio Diocesano di Ischia @lagnesepietro Tipografia: Centro Offset Meridionale per le Comunicazioni Sociali: srl Via Nuova Poggioreale nr.7 - 80100 Don Carlo Candido Napoli (Na) direttoreucs@chiesaischia.it Direttore responsabile: Dott. Lorenzo Russo direttorekaire@chiesaischia.it @russolorenzo

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1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

LA VOCE DI PIETRO

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Kaire

A TE CHE IMPORTA? TU SEGUIMI!

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Preghiera giovani in Cattedrale con il nostro vescovo Pietro | a cura di Francesco Schiano

“Ischia! E’ qui che il Signore mi ha voluto, e Lui ci chiama a fidarci del Suo Amore non guardando a noi stessi, ma guardando a Lui che si fida di noi”. Su questa Parola tratta dal Vangelo di Giovanni si è innestata la riflessione e la preghiera del nostro Vescovo Pietro con i giovani della Diocesi di Ischia che hanno accolto il suo invito, venerdì 24 gennaio, a partecipare alla “Preghiera giovani”, un appuntamento mensile che sta diventando un importante momento di gioia, di riflessione e di incontro con il Signore per i ragazzi e i giovani delle nostre Comunità Parrocchiali che una volta al mese sono chiamati a lasciare il “cenacolo” dei loro incontri parrocchiali per ritrovarsi insieme con il nostro Vescovo. Dopo l’invocazione iniziale allo Spirito Santo perché fosse Lui l’artefice di questo incontro, la preghiera è entrata nel vivo con la lettura del brano di Giovanni in cui Pietro riceve dal Signore l’invito a seguirlo dopo la sua resurrezione dai morti. Pietro si volta e vede arrivare dietro di lui, Giovanni, il discepolo più giovane, “quello che Gesù amava”, e domanda al Signore quale sarebbe stata la sua sorte futura; la risposta di Gesù è

foto Andrea di Massa chiara e non lascia spazio a dubbi e tentennamenti: “Se voglio che egli rimanga finchè io venga, a te che importa? Tu seguimi!”. L’adesione a Gesù, il seguirLo, lo stare con Lui non si basa su quello che fanno o faranno gli altri, non prevede accordi sottoscritti in partenza, ma chiede radicalità e Amore grande per gettarsi talvolta in un vuoto che sembra far paura ma che è invece ricolmo della Sua presenza. Come ogni mese poi il nostro Vescovo ha unito alla Parola del Vangelo una canzone di un autore contemporaneo: questo mese è stata la volta di Renato Zero, con la canzone: “Il maestro”, che si è resa quanto mai significativa e legata al tema del rapporto discepolo - maestro e della sequela a cui Gesù ci chiama. Con queste parole il Vescovo ci ha guidato nella riflessione: “Non ti insegnerò quello che già sai….”: spesso anche quando entriamo in Chiesa siamo con un piede dentro e uno fuori, con il corpo dentro e con la testa altrove, come se Gesù non stesse parlando con noi, invece Lui vuole dire una parola proprio a noi, a Te, alla tua vita, servendosi del tuo Vescovo, del tuo Parroco o dell’animatore del tuo gruppo, ma è sempre Lui che parla e ci chiama come ha chiamato Pietro quella sera sul Lago di Tiberiade. Il Vangelo stasera ci parla proprio di un incontro tra Gesù e alcuni dei suoi apostoli ma in modo particolare ci parla di un incontro a quattr’occhi, cuore a cuore, con Pietro, un

incontro in cui gli chiede nuovamente di amarlo più di ogni cosa dopo il triplice tradimento prima della morte in Croce; ma le parole hanno e una consapevolezza anche se noi ormai le abbiamo svuotate di senso, e dopo quelle parole di Pietro Gesù gli rivolge ancora una volta il suo invito: Seguimi! Seguimi! Renato Zero nella canzone dice: “è il momento tuo, lanciati così!”, perché in fondo seguire Gesù è una pazzia, e Lui ci mette nel cuore la voglia di seguirlo, sempre, nonostante tutto! E proprio perché è un lanciarsi nel vuoto tante volte ci fa paura rispondere Sì alla chiamata del Signore ma Lui non ci lascia soli, non ci abbandona, ci resta vicino sempre. Signore che cosa sarà di lui? Signore dove sarò? Come farò? In questa domanda di Pietro a Gesù ci sono tutte le nostre domande, tutti i nostri perché; noi vorremmo che tutto ci fosse chiaro, che tutto ci venisse spiegato dall’inizio ma Gesù non ama fare così, Gesù ci chiama a seguirlo e a fidarci di Lui come fece con Abramo al quale chiese di lasciare la propria terra, in età avanzata e senza alcuna sicurezza. “Adesso o mai” dice la canzone di Renato Zero,

adesso tu puoi dirgli No o fidarti di Lui, senza rimandare, perché questo Maestro è esigente e chiede il tuo assenso, ora, ora o mai più. Ma come proprio io che tante volte ho sbagliato, tradito? Dillo a qualcun altro Signore! Lui invece punta su di noi, su di te, sa che puoi farcela nonostante tutto. Anche io conoscevo Ischia solo in cartolina, quando mi è stato chiesto di essere Vescovo qui avrei potuto dire: ma c’è il mare di mezzo, non ci sarebbe un altro posticino? No, Ischia! E’ qui che il Signore mi ha voluto, e Lui ci chiama a fidarci del Suo Amore non guardando a noi stessi, perché se guardiamo a noi stessi non andremo mai da nessuna parte ma guardando a Lui che si fida di noi. Punta in alto, credi a me, credi che non ti lascerò da solo, che non ti abbandonerò, a volte sembra che se ne sia andato ma sta sempre là si fa sentire ma con discrezione perché tu sempre lo possa cercare e invocare. Tu sei frutto di una “pazzia” di Dio il quale si fida di te, nonostante tutto, nonostante Lui ti conosca molto meglio di te stesso…Lui ti conosce e si fida ancora di te”. Un incontro da cui uscire rafforzati nella fede e nella

Segui il vescovo Lagnese su Twitter

La pagina ufficiale: @LagnesePietro Ogni giorno un suo commento sul Vangelo per farti compagnia durante i tuoi impegni

certezza di un Amore grande che ci chiama e ci accompagna nel cammino di ogni giorno! Il prossimo appuntamento dei giovani con il nostro Vescovo Pietro è per il prossimo 21 febbraio sempre alle 20.30 nella Chiesa Cattedrale di Ischia.

AGENDA DEL VESCOVO dal 2 febbraio al 7 febbraio 2014 Domenica 2 Febbraio 18ª Giornata della Vita Consacrata e 36ª Giornata per la Vita. Ore 10,00: Cattedrale-Santa Messa con le religiose della diocesi. Lunedì 3 Febbraio Pompei: Conferenza Episcopale Campana Martedì 4 Febbraio Ore 09,30: Ritiro del Clero Ore 18,00: Incontro con l’Ordine Francescano Secolare Mercoledì 5 Febbraio Ore 09,00 - 12,00: Udienze Giovedì 6 Febbraio Ore 09,30: Incontro del Clero Venerdì 7 Febbraio Ore 09,00 - 12,00: Udienze Ore 16,00: Incontro con l’Ufficio dei Beni Culturali della diocesi. Ore 18,30: Incontro con l’Associazione Maestri Cattolici Italiani Sabato 7 Febbraio Ore 09,00 - 12,00: Udienze


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Kaire

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1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

L’udienza generale

Il Papa: «usura disumana per le famiglie» Alcune migliaia di persone erano presenti mercoledì scorso in Piazza San Pietro nonostante la giornata molto fredda. Un bel pappagallo verde per qualche secondo è stato ospite, tra le braccia del Papa, sulla jeep scoperta che lo conduceva sul sagrato di San Pietro. Il volatile è stato consegnato a papa Francesco dai rappresentanti dello Spettacolo Viaggiante di Bregantino. Il Papa ha dedicato la sua terza catechesi al Sacramento della Confermazione o Cresima. Questo Sacramento - ha detto - va inteso "in continuità con il Battesimo" al quale è legato "In modo inseparabile. Questi due Sacramenti, insieme con l’Eucaristia - ha proseguito - formano un unico evento salvifico — l’“iniziazione cristiana” —, nel quale veniamo inseriti in Gesù Cristo morto e risorto e diventiamo nuove creature e membra della Chiesa. Ecco perché in origine questi tre Sacramenti si celebravano in un unico momento, al termine del cammino catecumenale,

che era normalmente nella Veglia Pasquale". Il Pontefice poi, salutando le migliaia di persone presenti, ha affrontato anche temi di attualità come il lavoro e l'usura. "Quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, no, quello non è cristiano, non è umano" ha detto salutando le Fondazioni associate alla Consulta nazionale antiusura, con l'arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci". Subito prima, salutando "le famiglie degli operai della Shellbox di Castelfiorentino" con il cardinale Giuseppe Betori, papa Francesco ha auspicato "che si faccia ogni sforzo possibile da parte delle competenti istanze - ha detto - perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale di tutti".

Il Papa: nuovi spazi per le donne

giunto il Papa - non possono far dimenticare il ruolo insostituibile della donna nella famiglia". Le "doti di delicatezza, peculiare sensibilità e tenerezza, di cui è ricco l'animo femminile", ha aggiunto il Papa, rappresentano "non solo una genuina forza per la vita delle famiglie, per l'irradiazione di un clima di serenità e di armonia, ma una realtà senza la quale la vocazione umana sarebbe irrealizzabile. Se nel mondo del lavoro e nella sfera

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La presenza della donna nell'ambito domestico si rivela quanto mai necessaria, dunque, per la trasmissione alle generazioni future di solidi principi morali e per la stessa trasmissione della fede". Lo ha detto papa Francesco ricevendo la settimana scorsa in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, le partecipanti al 29° Congresso nazionale promosso dal C.I.F. (Centro Italiano Femminile) sul tema: 'Cif: quel passo in più rigenerare la vita, coltivare la speranza'. "Questi nuovi spazi e responsabilità che si sono aperti, e che auspico vivamente possano ulteriormente espandersi alla presenza e all'attività delle donne, tanto nell'ambito ecclesiale quanto in quello civile e delle professioni - ha ag-

pubblica - ha sottolineato il Papa - è importante l'apporto più incisivo del genio femminile, tale apporto rimane imprescindibile nell'ambito della famiglia, che per noi cristiani non è semplicemente un luogo privato, ma quella 'Chiesa domestica', la cui salute e prosperità è condizione per la salute e prosperità della Chiesa e della società stessa".

Internet dono di Dio Andare incontro agli altri, farsi prossimo, su tutte le strade del mondo. Anche su quelle digitali. È un'esortazione a farsi "buon samaritano", anche attraverso i media sociali, il Messaggio di papa Francesco per la 48a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (1° giugno) reso noto qualche giorno fa, in occasione della memoria di san Francesco di Sales. Il tema: «Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro». «La cultura dell'incontro scrive papa Francesco - richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet - sottolinea il Pontefice - può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è cosa buona, è un dono di Dio». Se da un lato il nostro mondo si sta facendo sempre più "piccolo" e "connesso" - «e la globalizzazione ci fa interdipendenti» - dall'altro corriamo il rischio di isolarci da chi ci sta più vicino, chiudendoci «in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. Come allora - si domanda il Papa - la comunicazione può essere a servizio di un'autentica cultura dell'incontro?. Come si manifesta la “prossimità” nell'uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali?. Trovo una risposta - prosegue il Pontefice - nella parabola del buon samaritano, che è anche una pa-

rabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo». La vita dell'umanità, sempre ferita e bisognosa di tenerezza, di amare e di essere amata, passa anche per le strade digitali. «La rete digitale - insiste il Papa - può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone». In questo senso, «il coinvolgimento personale è la radice stessa dell'affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali». Come agire, dunque, da buoni

di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri "attraverso la disponibilità - e qui cita Benedetto XVI - a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi"». Questa sfida, osserva papa Francesco, «richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale». E necessita «energie fresche e un'immaginazione nuova». L'obiettivo è farsi prossimo e, come il buon samaritano, curare le ferite. «La nostra comunicazione indica il Papa - sia olio profumato per il dolore e vino

comunicatori ispirati al Vangelo? «La testimonianza cristiana - chiarisce il Papa - non si fa con un bombardamento

buono per l'allegria». «Non abbiate timore - esorta - di farvi cittadini dell'ambiente digitale».

Papa Francesco sta lavorando all’Enciclica sull'ecologia

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apa Francesco ha iniziato a lavorare al progetto di un documento dedicato ai temi dell'ecologia. Lo ha confermato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana e direttore della Radio Vaticana, a proposito di quanto affermato dal presidente francese Hollande dopo l'incontro con il Papa la settimana scorsa. «La prospettiva - ha detto Lombardi - è quella di un'enciclica. Ma attualmente si tratta di un progetto a uno stadio ancora iniziale, cosicchè è prematuro fare previsioni sui tempi di una possibile pubblicazione. In ogni caso è impor-

tante osservare che Papa Francesco intende mettere in particolare rilievo la tematica della ecologia dell'uomo». Nicolas Hulot, membro della delegazione francese in visita in Vaticano e inviato speciale di Hollande per la protezione del pianeta, ha approfittato dell'occasione per ricordare l'importanza dell'impegno del Papa per questa causa, in vista della Conferenza internazionale sul clima, in programma a Parigi l'anno prossimo.


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

VITA CONSACRATA |

E’ BELLO…

Kaire

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In occasione della 18° giornata della vita consacrata del 2 febbraio, vi proponiamo la testimonianza di Suor Teresa del Giglio della Sma. Trinità Figlia della Chiesa “Mi sono Impegnata pienamente con il Signore per proclamare a tutti che Dio esiste ed è Amore”

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apa Francesco, in un’udienza di maggio, rivolgendosi alle religiose le esortava: “Siate gioiose, perché è bello seguire Gesù, è bello diventare icona vivente della Madonna e della nostra Santa Madre Chiesa….” Che forte questa espressione! Più consueto e abituale è il parallelismo tra le consacrate e la Consacrata per eccellenza che è Maria, donna dell’ascolto e della fede. Non ricordo invece di aver sentito mai il riferimento alla Chiesa. Il Santo Padre invita le religiose ad essere icona vivente della Madre Chiesa! La Chiesa è la Madre

che ci accoglie, ci educa, ci permette l’incontro con Dio, e per mezzo della quale siamo inseriti in una famiglia, scopriamo e riceviamo l’amore di Dio. Ma che cos’è la Vita Consacrata? Se non vivere in pienezza il Sacramento del Battesimo? Esso ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del popolo di Dio, un Popolo pellegrinante nella storia che vive il “già e non ancora”. Mi ritrovo in questo percorso e ripenso la mia giovinezza. Sono Suor Teresa Baldino, della Parrocchia di S. Maria di Porto Salvo. Ad Ischia, dove ero membro di Azione Cattolica, l’aspetto Ecclesiale, Eucaristico e missionario dell’Associazione mi affascinava… , il Signore però ci chiede di cercare non solo la gioia, ma la gioia piena! Quando conobbi le Figlie della Chiesa con lo specifico Carisma, di conoscere, amare e testimoniare la Chiesa, farla conoscere e farla amare, pregare, lavorare e soffrire per essa

a imitazione di Gesù, che “amò la Chiesa e per essa sacrificò se stesso”, ha avuto in me il sopravvento. Non potevo immaginare un ideale più alto e più bello: l’amore all’Eucaristia manifestato anche attraverso l’Adorazione Eucaristica continua, l’amore alla Chiesa con le diverse forme di apostolato e l’amore alla Liturgia. Ho sempre sentito la mia chiamata come un invito ad essere fermento che opera dal di dentro per dare vitalità alla gente che ha fame e sete di Amore. Mi sono Impegnata pienamente con il Signore per proclamare a tutti con la stessa ansia della Fondatrice Madre Maria Oliva Bonaldo, che Dio esiste ed è Amore. Un altro sogno che risiedeva infondo al mio cuore era: andare nelle lontane missioni. E il Signore da Sposo, un giorno esaudì le mie aspettative inviandomi in Argentina, tra i miei connazionali (molti infatti erano Italiani) e tra gli immigrati del Sud America, (di Na-

zioni limitrofe all’Argentina), là iniziammo un amplio campo di evangelizzazione e di carità. La gioia, lo stupore, l’amore che ho sperimentato è grande! Non si può raccontare con parole, bisogna viverlo per comprenderlo. Da qui il mio invito ad aprirsi al Signore che chiama, anche verso i più lontani. Incontrai per la prima volta la Fondatrice del mio Istituto: Madre Maria Oliva Bonaldo del Corpo Mistico il giorno del mio ingresso nella Congregazione, fu Lei che mi accolse a Roma nella Casa Generalizia e per me fu un incontro indimenticabile. Lei stessa teneva

gli incontri di formazione e nella vita quotidiana ci ha sempre accompagnate, si preoccupava di tutte e ciascuna in particolare con amore di Madre. E’ stata una mistica contemplativa nella vita quotidiana concreta, il suo motto era: “Dal Corpo Eucaristico al Corpo Mistico”. Lo scorso dicembre papa Francesco ne ha approvato le virtù eroiche ed è stata dichiarata Venerabile, speriamo di vederla presto agli onori degli altari, per questo vi invito caldamente ad implorare la sua intercessione. (foto di Andrea Di Massa)

La Presentazione di Gesù al Tempio Commento del Vangelo di domenica 2 febbraio “I miei occhi hanno visto la tua salvezza | a cura di Ernesta Mazzella

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ua Ecc.za Mons. Pietro Lagnese afferma: “L’isola di Ischia è davvero bella! Non solo per i suoi particolari tesori naturali, ma anche per un discreto patrimonio artistico … a tanti è poco noto”. Nell’Isola difatti vi sono vari artisti che hanno rappresentato questo tema, tra i più illustri si ricorda l’isclano Di Spigna e il Galante. Il pittore abruzzese Severino Galante nel 1789 dipinge la tela della Presentazione di Gesù al Tempio. L’opera costituisce insieme ad altre sette un ricco programma iconografico che mira ad illustrare gli Episodi della vita di Maria e di due Santi: Giuseppe e Vito. Queste opere sono esposte lungo le pareti dell’oratorio dell’Assunta. L’Oratorio ha origini antiche, come afferma il Di Lustro, i primi documenti risalgono alla seconda metà del XVI secolo, in seguito restaurato e decorato interamente nel corso del secolo XVIII. Esso sorge nel centro storico del comune di Forio; attiguo alla Basilica

Pontificia di Santa Maria di Loreto. L’artista concentra l’intera scena del dipinto sulla figura centrale di Maria, del Bambino e Simeone. Maria ha posto già Gesù Bambino all'anziano Simeone vestito con abiti sacerdotali. In basso a sinistra è rappresentata di profilo una donna, la quale tiene tra le mani due colombe, probabilmente è la profetessa Anna. Alle spalle di Maria vi è Giuseppe ha le mani giunte e prega, guarda verso Gesù e Simeone in atto di adorazione. Dietro all’anziano Simeone quasi nascosto vi è un personaggio che guarda verso l’esterno del quadro, quasi come volesse richiamare l’attenzione dello spettatore sulla scena. Il pittore fissa l'attimo in cui Simeone contempla con lo sguardo il Bambino Gesù. L’amorevole sguardo che intercorre tra i due è il fulcro reale della scena, eppure gli altri non ne sono esclusi, anzi le figure disposte in semicerchio concorrono a far gravi-

tare la scena attorno a quello sguardo. I personaggi sono illuminati da una luce calda, dorata che investe la Madonna, il Bimbo e l’anziano Simeone. È una luce che tutto pervade e che, avvolgendo dolcemente i corpi, li stacca dal fondo scuro evidenziando così la bellezza delle loro forme.

Didascalia opera: Severino Galante, Presentazione di Gesù al Tempio, 1789, Oratorio dell’Assunta, Forio.

| a cura di P .Pierluigi Mirra passionista a Liturgia della festa sono, vivono e operano nella della Presentazione al Chiesa per il bene delle anime. Tempio di Gesù, preL’altro tema è quello della vale per il suo forte signifiluce, messo in risalto anche cato, non legato soltanto ad dal simbolismo della benediun episodio della Vangelo zione dei ceri (La Candelora). dell’Infanzia di Gesù, ma si ri- Il Profeta Isaia(9,1), guarvela come un mistero che dando nel futuro, aveva coinvolge Gesù e Maria, e con detto:” Il popolo che cammiloro la Famiglia di Nazareth. nava nelle tenebre ha visto Due sono i temi che domiuna grande luce; su coloro che nano questa Liturgia : quello abitavano nelle tenebre, una dell’offerta e quello della luce. luce rifulse”. E, nella pienezza L’offerta per il riscatto del Fi- dei tempi, quella luce si è acglio, per Giuseppe e Maria è cesa, ha illuminato le tenebre. l’offerta dei poveri, due semQuesta luce è Gesù di Nazaplici tortore offerte per il sareth. Ed è la luce che, nella crificio. Essi appartengono Presentazione del Bambino al alla categoria di quelli che Tempio, arriva anche agli nulla posseggono umanaocchi stanchi del vecchio Simente, anche se posseggono meone e al cuore della vedova un “grande tesoro” che non Anna, E’ Simeone che prenha misura per essere valutato. dendo tra le braccia quel BamE’ l’offerta del poco e del bino, sente la sua vita più tutto, della vita, della propria leggera, si sente salvato da storia nel tempo, vista in proquel Piccolo, che definisce: iezione eterna. Alla luce di ciò, ”luce per illuminare le genti e oggi ,”Giornata della Vita gloria del popolo di Israele”. Consacrata”, i religiosi e le re- Cristo è la luce che illumina il ligiose rinnovano la loro obla- cammino delle genti, dirada il zione. Essi rimettono ancora freddo del cuore dell’uomo e con freschezza ed entusiasmo mostra all’umanità il volto nelle mani di Dio quel che umano di Dio.

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ECONOMIA E ENTI LOCALI

1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

L’azzardo non e’ un gioco

BATTAGLIA CONTRO LE SALE SLOT A ROMA Una proposta esportabile sulla nostra isola | a cura della Redazione

Si fissano incentivi e sgravi fiscali per chi rinuncia a una macchina nel suo locale. E ci sarà un gruppo di vigili 'ad hoc' per contrastare il grave fenomeno della ludopatia

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ncentivi per chi rinuncia a una slot machine presente nel suo locale, attraverso sgravi fiscali. Un gruppo di vigili 'ad hoc' per il controllo del fenomeno. Ed interventi di dissuasione e contrasto da parte del Campidoglio anche contro i locali non autorizzati. Il tutto per contrastare il grave fenomeno della ludopatia. Questo il contenuto della proposta di delibera sulla regolamentazione delle slot machine che la commissione Commercio di Roma Capitale ha approvato qualche giorno fa. La proposta è a firma Dario Nanni (Pd). Il tema più scottante, quello delle

distanze minime tra un locale dotato di slot machine e asili nido, scuole, parchi o ospedali, i cosiddetti luoghi sensibili, non è stato ancora inserito nel testo perché contemporaneamente c’è la discussione a livello parlamentare finalizzata a rispristinare i limiti precedentemente aboliti dal decreto Balduzzi. Ma il testo comunale cerca di aggirare il problema in un altro modo: "Garantire - spiega il presidente della commissione, Orlando Corsetti - una

serie di incentivi, già previsti dalla normativa regionale dell'agosto 2013, a quegli esercenti che decidessero spontaneamente di rinunciare alle slot presenti nel loro locale. La delibera, poi, guarda a tutto il mondo dei locali non autorizzati e contiene la proposta di

costituzione di un gruppo della polizia municipale dedicato alla verifica di questa attività". "Sono molto soddisfatto perché da anni mi batto affinché il Comune di Roma si doti di una regolamentazione - dice Nanni - non è possibile il silenzio e l'assenza di regole su una materia così delicata. Ora si volta pagina a Roma. Ma sollecitiamo anche il Parlamento e il Governo ad adottare una nuova normativa nazionale".

Un partenariato pubblico-privato per l’innovazione: il ruolo degli enti locali | a cura di Carmela Dontino

L IMU, accordo con i comuni: subito 500 milioni

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rovato l'accordo tra Governo e Comuni per la mancanza di risorse derivanti dal passaggio da Imu a Tasi: nel corso di un incontro al Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze) è stato riconosciuto un ammanco di 700 milioni nelle casse dei sindaci, di cui 500 sono già stati identificati. Si tratta della cifra stanziata nella legge di stabilità per le detrazioni. Nei prossimi giorni Governo e Anci si attiveranno per ricercare i 200 milioni mancanti previsti dall'accordo sottoscritto al ministero dell'Economia. Per quanto riguarda il capitolo detrazioni - ha spiegato il presidente dell'Anci Piero Fassino al termine dell'incontro al Mef - queste verranno completamente erogate dall'aumento delle detrazioni della Tasi, che potranno crescere sula prima e seconda casa dello 0,8 per mille. Relativamente alla copertura dei 200 milioni mancanti sul totale dei settecento, Fassino si è detto "fiducioso nel fatto che il mini-

stero dell'Economia e il governo sapranno identificare, a breve, le risorse necessarie". Per quanto concerne invece i piccoli Comuni, quelli cioè con meno di 5.000 abitanti, l'incontro ha messo in moto un iter normativo che dovrebbe portare all'azzeramento del patto di stabil i t à . "L'Associazione nazionale dei Com u n i porta a casa un risultato utile – continua Fassino che è stato frutto di un confronto serrato durato alcune settimane. Siamo soddisfatti per il lavoro fatto anche perché nell'insieme come Anci portiamo a casa buoni risultati per quanto riguarda il patto di stabilità dei piccoli Comuni e, decisamente non secondario, l'impegno del governo di non

fissare nell'ambito della legge di stabilità tagli lineari ai Comuni per tutto il 2014. Tutto ciò - ha osservato il leader dei sindaci ha migliorato i rapporti tra Stato e Comuni anche nell'ottica del superamento del Senato, che dovrà in futuro operare con rappresentanti

delle autonomie, e la revisione del Titolo V che, mettendo mano alle Province e facendo nascere le Città metropolitane, rilancia nel nostro Paese in termini concreti il tema del federalismo".

a Commissione Europea nel Libro verde relativo ai partenariati pubblico-privati e al diritto comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni, li definisce come “forme di cooperazione” tra le autorità pubbliche e il mondo delle imprese, alle quali viene affidato il finanziamento, la costruzione, il rinnovamento, la gestione o la manutenzione di una infrastruttura, la fornitura di un” servizio”. Il Libro verde definisce due principali forme di cooperazione, basate sul “fare insieme" di soggetti pubblici e privati, quelle fondate sul contratto e quelle di tipo “istituzionalizzato” che sta a significare una collaborazione tra il settore pubblico e il settore privato attraverso una società appositamente costituita. Nel primo caso i modelli contrattuali sono l’appalto (non considerato, forma di PPP dall’attuale normativa italiana) e la concessione. Sia per l’appalto, che per la concessione si fa riferimento ad un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto con un privato, avente per oggetto l’esecuzione di lavori, la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi dietro corrispettivo di un prezzo. Nell’appalto, le prestazioni vengono fornite solo all’amministrazione, la quale è tenuta a corrispondere un prezzo all’operatore economico quale corrispettivo dell’at-

tività svolta. Nel secondo caso, viene costituita una “società mista” con una propria personalità giuridica e un capitale misto, composto da fondi pubblici e privati, al fine di assicurare la fornitura di un opera o di un servizio a favore della collettività. Le forme di partenariato pubblico-privato si sono intensificate in questo momento caratterizzato da forte crisi finanziaria delle Amministrazioni pubbliche, le quali sono costrette a ricorrere ai capitali privati attraverso un processo di selezione delle imprese private basato sulle capacità tecniche, professionali e finanziarie. In considerazione di ciò, il 15 gennaio 2014 il Parlamento europeo in seduta plenaria ha adottato tre nuove direttive sugli appalti pubblici e servizi in sostituzione delle precedenti. I nuovi criteri di affidamento degli appalti non si baseranno più sul principio della “offerta economicamente più vantaggiosa” (prezzo più basso) nella concessione di appalti, ma porranno maggiore attenzione sulla qualità dei prodotti/servizi, valorizzando gli aspetti innovativi e di impatto socio-ambientale.


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

MINORI E TV |

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Elisa Manna: «Così a rischio il futuro di tutti»

Da un’indagine realizzata dal Censis sul consumo dei media da parte degli adolescenti emergono dati preoccupanti. I figli hanno libero accesso ai media, con pochi controlli | a cura si Alessia Guerrieri

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e va dei cittadini di domani. Ecco perché un tema tanto importante merita una legge quadro che dia strumenti più incisivi. Elisa Manna, curatore per il Censis del Libro Bianco non ha alcun dubbio: davanti a genitori che sembrano controllori ossessivi, ma che in realtà vivono un senso di impotenza sui messaggi che arrivano dai media, si cominci dal fare una legge. Qual è il dato più evidente della vostra ricerca? Una contraddizione di fondo. I genitori hanno interiorizzato l’idea che debbano controllare quello che i ragazzi fanno, e dicono di farlo, ma in realtà emerge che i figli hanno libero

accesso ai diversi media, che il parental control viene usato da una percentuale che oscilla dal 9 al 20, con i maschi che vengono lasciati liberi di vedere qualunque cosa. Quali sono i rischi? Sicuramente la visione di contenuti violenti. La violenza sui media può non solo favorire atteggiamenti aggressivi nell’immediato, ma indurre una concezione violenta della vita, incidere sulle gerarchie di valori e sul modo di interagire con gli altri. Altro rischio è la pornografia violenta, che ha delle conseguenze molto pesanti sul rapporto da adulto del consumatore nei confronti della partner. L’ag gressività, inoltre, può produrre diversi effetti: un

processo di vittimizzazione, cioè la tendenza ad avere paura di tutto. Ancora più inquietante l’effetto spettatore, cioè un atteg giamento di desensibilizzazione, il diventare di ghiaccio a forza di assistere ad azioni violente. Quale risultato l’ha colpita di più? Il silenzio assordante dei media sulla disabilità. Se ne parla pochissimo, qualche volta emerge qualche caso problematico, ma non c’è assolutamente attenzione al vissuto della persona diversamente abile, che può avere una vita piena. In genere viene strumentalizzata dai media o su internet vediamo contenuti offensivi nei loro confronti.

E quali sono le conseguenze? Sui minori questo silenzio ha un effetto enor me, perché i ragazzi si convincono che l’esistenza è fatta di giovinezza, felicità e bellezza e quindi hanno una rimozione per tutto quello che è il mondo dei problemi, delle difficoltà che però fanno parte della vita. Questo da adulti incide parecchio, perché non si saranno maturate le esperienze e le capacità per fronteggiare una situazione di sofferenza, che prima o poi capita a tutti. Come invertire la rotta? Credo che il tema meriti una legge quadro in cui si riprendano le fila del discorso, dalla commissione cinema, al

comitato Media e minori che ha bisogno di strumento più forte tra le mani, al Cnu e all’Agcom. La complessità del tema e la sua centralità per lo sviluppo delle nuove generazioni, infatti, non riguarda solo le famiglie, comunque perno fondamentale, ma tutta la democrazia. I ragazzi saranno i cittadini di domani e se avranno la testa farcita di sciocchezze saranno apatici, insensibili, incapaci di partecipare alla vita politica.

Il rapporto

Le proposte

Minori senza controllo davanti alla TV

Cambiare subito le regole

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l 40 per cento degli adolescenti italiani ha un televisore per uso personale e la metà guarda i programmi senza il filtro e il controllo dei genitori, più preoccupati per quello che accade su Internet che in tv. Ma anche qui il controllo appare carente e spopolano i giochi online, in particolare il poker: il 40 per cento dei ragazzi intervistati dice, infatti, di aver amici che ci giocano. Sono questi alcuni dei principali dati che emergono da un’indagine realizzata dal Censis sul consumo dei media da parte degli adolescenti, contenuta nel Libro bianco media e minori, presentato la settimana scorsa dall’Agcom. L’indagine, realizzata su un campione di adolescenti di 14-17 anni, sottolinea che la metà degli intervistati non guarda la tv in compagnia di un adulto. Nel caso dei 14enni, in particolare, emerge che il 60 per cento fruisce del mezzo televisivo in compagnia di un genitore ma un significativo 31,8 per cento la guarda da solo con fratelli più piccoli. I genitori sembrano, infatti, più preoccupati dell’uso del pc da parte dei loro figli: il 50 per cento delle ragazze avverte questo controllo mentre il mezzo viene considerato meno pericoloso per i maschi. Mentre solo il 9 per cento dei maschi e il 20 per cento delle femmine avverte un controllo sulle abitudini di consumo televisivo. E solo l’11 per cento dei genitori dei ragazzi intervistati utilizza il parental control. Il lavoro del Censis fotografa anche l’atteggiamento ambivalente di

molti giovani italiani, che se da un lato vogliono fruire liberamente dei media che hanno a disposizione, dall’altro chiedono sempre più di essere tutelati, soprattutto per non incappare in rete in qualche trappola o comportamento illegale. A preoccupare i ragazzi, per quanto riguarda la rete è la possibilità di violazione della privacy (29, 6 per cento), l’incontro con utenti pericolosi e malintenzionati (soprattutto le donne) e la diffusione di informazioni false. Il 23 per cento degli adolescenti intervistati è poi preoccupato di sviluppare un comportamento di dipendenza relativo all’ecommerce e al poker online, mentre quasi il 21 per cento ha paura di restare invischiato in attività illegali. L’84,3 per cento dei maschi intervistati e l’87 per cento delle ragazze chiedono a gran voce maggiori controlli sui contenuti audiovisivi per evitare che diventino rischiosi per i minori. Per quanto riguarda, invece, la fiducia in Internet i ragazzi si dimostrano abbastanza smaliziati, il 66,1 per cento ritiene i siti sicuri solo in parte. In tv gli adolescenti prediligono i film (48 per cento) e lo sport (43,9 per cento). Bocciati invece i reality e i talent show che solo il 10 per cento dei ragazzi include tra i programmi preferiti. Il 50 per cento degli adolescenti ritiene, poi, insopportabile la volgarità in tv, seguita dalla superficialità (28,3 per cento) e dall’eccessiva violenza(26,6 per cento).

Sbagliato puntare il dito solo sulle famiglie Qualcosa va cambiato nelle regole su media e minori. La normativa italiana in materia non è tra le peggiori d’Europa ma va aggiornata. “Innanzitutto va superata la semplice azione sanzionatoria” afferma il neo presidente del comitato Media e minori, Maurizio Mensi, annunciando che da febbraio si rimetterà mano al codice Tv e minori del 1997 per adeguarlo alla novità di internet. “Vanno anche coinvolti i ragazzi – aggiunge - perché siano i protagonisti dei messaggi. Le nuove regole dovranno essere adeguate ai tempi che cambiano”. Il Consiglio nazionale degli utenti invece chiede di “revisionare il sistema della fascia protetta”, perché sono cambiati gli stili di vita dei ragazzi. “Se è da un lato la famiglia resta il migliore educatore

afferma la Presidente Angela Nava Mambretti – non si può scaricare solo su di lei e sulla scuola tutto l’onere di affrontare la questione”. Il garante per l’infanzia Vincenzo Spadafora, invece sottolinea le responsabilità degli adulti. “Chiediamoci che esempio gli abbiamo dato”. La famiglia dovrà tornare ad essere agenzia di socializzazione. Per questo “stiamo pensando a corsi di formazione all’uso dei media per tutta la famiglia” conclude Caterina Cittadino, capodipartimento Politiche per la famiglia della presidenza del Consiglio.

Collaboriamo insieme Per inviare al nostro settimanale articoli o lettere (soltanto per quelle di cui si richiede la pubblicazione) si dovrà utilizzare esclusivamente l’indirizzo di posta kaire@chiesaischia.it Non sarà preso in considerazione il materiale cartaceo. I file dovranno essere inviati in formato .doc e lo spazio a disposizione non dovrà superare le 3500 battute spazi inclusi. La redazione si riserva la facoltà di pubblicare o meno le vostre note e/o,

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eventualmente, di pubblicarne solo degli estratti. Le fotografie (citare la fonte) in alta risoluzione dovranno pervenire sempre allegate via mail.


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1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

ECUMENISMO

TANTI… UN SOL CORPO La veglia ecumenica isolana ha riunito la chiesa cristiana

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acendo riferimento alle tante divisioni che minano l’unica Chiesa di Cristo, papa Francesco, durante la preghiera dei vespri in occasione della Conversione di S. Paolo, ha richiamato il fatto “che tale divisione non solo si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (Unitatis redintegratio 1). Come tradurre allora questa Parola nella nostra chiesa locale? Quale il nostro piccolo tassello al grande mosaico dell’unità? La commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo della Diocesi si è più volte incontrata in questi giorni con gli amici di altre tradizioni cristiane che abitano sulla nostra isola, per riflettere su questo tema e comprendere i passi che ciascuno di noi, nel proprio quotidiano, può compiere. Di fronte ai tanti immigrati dell’Est europeo, ci siamo resi conto che è giunto il momento di cominciare ad aprirci e conoscere da vicino il mondo dell’Ortodossia, l’altro grande polmone della Chiesa (cfr. Decreto Orientalium Eccelsiarum). Per la prima volta il prete che segue la comunità russoortodossa di Napoli, p. Igor Vyzhanov, invitato ad Ischia, ha partecipato alla preghiera ecumenica del 21 gennaio u.s. nella chiesa di S. Antonio da Padova in Casamicciola, insieme al pastore della chiesa evangelico-luterana Holger Milkau e alla pastora dell’Esercito della sal-

vezza, Maria Catalonotto, insieme al vescovo di Ischia, mons. Pietro Lagnese. Tanti gli ostacoli: il timore iniziale di non riuscire a comprendersi fra i vari pastori, la scelta della data infrasettimanale, le condizioni meteo-marine. In-

cattolici che, nonostante le difficoltà iniziali, è riuscito a fare famiglia. “Dopo giornate di lavoro intenso - ci racconta Pina - il ritrovarci la sera per le prove, con una semplice cioccolata calda preparata dalle signore o una fetta di panettone,

vece, con un atteggiamento di profonda condivisione e di autentico ascolto, si sono sciolti tutti quelli che sembravano essere dei nodi. Con gioia i vari ministri presenti alla preghiera hanno offerto un “dono”: gli ortodossi hanno donato un’icona rappresentante il velo della Veronica, gli evangelico-luterani il nuovo innario, con il vescovo Pietro Lagnese abbiamo pensato di donare l’esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium. Le riflessioni dei vari pastori sono state un “invito” a non dividerci, a cercare strade nuove perché abbiamo bisogno gli uni degli altri. Come ci ricordava il vescovo Pietro, “per fare comunione, che è un’esperienza contagiosa, bisogna avere l’umiltà di voler incontrare il prossimo”. Un grande contributo l’ha dato il coro, formato da persone di diversi movimenti e cammini

ci ha permesso di conoscerci meglio e fare famiglia.” Tanti ci hanno confidato di aver sentito una nuova responsabilità: far sì che Cristo non sia diviso nel posto dove abita, nel luogo di lavoro, senza per questo nascondere le differenze e le difficoltà che ci sono. Le offerte raccolte sono state devolute per il centro di prima accoglienza “Giovanni Paolo II” della comunità Nuovi Orizzonti a Forio. Segno di un luogo che si fa carico degli ‘ultimi’, anche la somma ci è sembrata un segno della Provvidenza di Dio: ben 460 euro! Raccogliendo l’invito dei franco-canadesi, a tutti è stato consegnato un piccolo laccetto da legare al polso con su scritto “Don de Dieu dono di Dio”: l’altro, chiunque sia, di qualsiasi fede, è un dono

di Dio. E camminare insieme è già fare unità, come ci ha ricordato il papa. La commissione ecumenica diocesana LA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI S. ANTONIO DA PADOVA CI RACCONTA L’ESPERIENZA VISSUTA Quando abbiamo saputo che quest’anno la Celebrazione si sarebbe svolta nella nostra parrocchia, non ne eravamo proprio entusiasti, stanchi già per il quotidiano che ognuno vive, dovevamo impegnarci anche per un qualcosa di straordinario. Ma appena detto il nostro “sì”, c’è stata una gara d’amore nel fare quanto ci veniva chiesto: l’accoglienza, leggere una preghiera, cantare o preparare un momento di agape fraterno dopo la celebrazione. Da subito ci siamo detti che tutto doveva esser fatto in modo speciale, nessuno doveva sentirsi un ospite ma tutti appartenenti ad un’unica grande famiglia! La preparazione del buffet ci ha aiutato molto in questo fare famiglia. Quando il vescovo Pietro ci ha chiesto se usavamo di solito terminare la Celebrazione con un’agape fraterna, abbiamo subito risposto di no: erano già tante le cose da fare e poi eravamo in pochi. Ma par-

lando con il nostro parroco don Gaetano, insieme, abbiamo deciso che potevamo farcela: richiedeva sì un impegno maggiore, ma poteva essere l’occasione per coinvolgere altri in un qualcosa di grande e bello. Abbiamo affidato ad alcune mamme i vari aspetti, dalla pulizia e allestimento della sala, alla preparazione del buffet, ma tanti poi, contagiati dal loro entusiasmo, hanno voluto contribuire in vario modo. Il risultato finale è stato vedere

la sala trasformata, colorata ed accogliente, ma soprattutto i tanti papà, all’inizio restii a collaborare, che facevano a gara nel servire i nostri amici! Ecco alcune impressioni della celebrazione: “All’inizio non è stato facile metterci insieme per il coro, provenienti da movimenti o cammini diversi, avevamo ognuno il proprio stile, abbiamo innanzitutto dovuto fare ecumenismo tra di noi… alla fine penso che ci siamo riusciti, lo dimostrava la gioia dello stare.” “Quest’anno la veglia ecumenica è stata molto partecipata. Soprattutto mi è sembrato che il prete russo ortodosso Igor abbia dato il ‘là’ alla spontaneità, tanto che il pastore luterano ha messo da parte la predica che aveva scritto e si è lasciato guidare anche lui dal cuore.” “Vi ringrazio, ancora, per l’opportunità di aver condiviso un momento di comunione spirituale con tutti voi. Ringrazio per la generosa ospitalità. Ho apprezzato tutto il lavoro e posso immaginare la stanchezza, ma si vedeva anche la gioia nel fare qualcosa per il nostro Signore, il quale non mancherà di benedirvi. Mi scuso se qualcosa non è stato espresso chiaramente, ma l’emozione ha fatto la sua

parte. Sono più portata a fare cose pratiche, per cui parlare in pubblico è sempre qualcosa un pò difficile per me, ma lo faccio per il Signore, è Lui che mi ha dato questa chiamata e so che la sua potenza si dimostra perfetta nella mia debolezza, Lui è importante, è Lui il Grande.” (Maria Catalanotto, capitano dell’Esercito della Salvezza) (foto Michele Magnanimo)


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

DALLE PARROCCHIE |

Parrocchia Maria Ss.Madre Della Chiesa - Fiaiano

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Amore umano: educarsi ad amare La comunità di Fiaiano ha approfondito il tema dell’amore a due | a cura di Roberta Trani Il mondo della letteratura, dell’arte e della musica hanno sempre avuto come tema prediletto l’amore in tutte le sue forme: per la patria, per la natura, per i bisognosi, per la persona amata ecc. Ma qual è l’amore più nobile? Quando amiamo davvero? I giovani e le famiglie della parrocchia di Fiaiano hanno approfondito il tema dell’educazione all’amore, in cui si è cercato di rispondere proprio a questi interrogativi, con l’aiuto di due coniugi esperti: il dottor Bruno Brunetti e la dottoressa Anna Minichino, fondatori dell’associazione “Famiglie Informa” di Salerno. I giovani hanno preso visione di un video riguardante il tema dell’affettività che poi hanno approfondito attraverso un vivo dibattito. E’ emerso che l’amore vero è il frutto di quell’atto della libertà con cui una persona sceglie il bene dell’altro, desidera che migliori e, per ottenere ciò, si mette a servizio di esso. Tale donazione sarà però reale solo nella mi-

sura in cui ogni persona abbia attuato la capacità di possedersi. Ed è proprio questo che ha colpito maggiormente i giovani, sapere cioè che prima di amare esclusivamente qualcuno, è necessario conoscere e sviluppare a fondo se stessi nelle cinque dimensioni della persona: fisica, sociale, emozionale, razionale e trascendente. I giovani hanno apprezzato anche la spontaneità e la semplicità con cui si è affrontato il tema della purezza, che molte volte per pudore non si menziona, e che si siano dati dei consigli pratici su come vivere questa realtà. Fondamentale per lo sviluppo completo della persona umana è il contesto familiare in cui essa si sviluppa. I relatori hanno incontrato anche i genitori dei ragazzi della nostra comunità, affrontando tematiche sulla famiglia e sull’educazione dei figli. Le mamme si sono mostrate particolarmente coinvolte ed interessate, vivendo questo momento come un’opportunità di arricchimento e di con-

fronto. Entusiaste nel riscoprire la bellezza di essere genitori, hanno apprezzato la diversità dei propri figli e colto consigli utili e pratici per contribuire alla loro armoniosa crescita. Ecco alcune impressioni dei giovani e delle mamme: IRENE: mi è piaciuto prima di tutto con quanta semplicità e spontaneità si è affrontato questo tema della purezza che molte volte per pudore non si menziona. Invece è stato bello poterlo approfondire, capire che si tratta di una scelta personale che coinvolge la persona e poi la coppia. Ed è stato bello ascoltare i consigli dei relatori. MATILDE: è stato un incontro molto interessante e coinvolgente perché veniva tutto esposto in maniera semplice e in modo concreto. TERESA: quello che a me colpiva del tema trattato è stato soprattutto quando si è parlato delle cinque dimensioni che fanno parte della nostra persona. Non avevo mai riflettuto su questo aspetto, ho capito

adesso che se non si sviluppano in modo armonioso tutte e cinque le dimensioni non posso mai pensare di vivere un rapporto esclusivo con una persona. Devo imparare prima a conoscere chi sono, a saper prima amare gli altri per poi amare in modo esclusivo una persona. GIULIA: penso che sia stato un incontro bellissimo a partire dalla complicità tra i due relatori. Mi è piaciuto il modo in cui ci hanno esposto l’argomento. Si partiva dal singolo e dal conoscere a fondo se stessi in tutti gli aspetti per arrivare poi a come vivere un rapporto a due. Mi ha fatto riflettere su moltissime cose che prima davo per scontate! BENEDETTA: mi è piaciuta molto la riflessione sulla dimensione personale e di come sia importante avere consapevolezza di sé stessi prima di poter amare l’altro, che significa poi volere il bene dell’altro. Un altro aspetto importante è quello dell’auto controllo che si può applicare più in generale a

tutta la sfera delle pulsioni, in modo da essere liberi e non schiavi dei propri istinti. LUCIA (mamma): è stato un momento di grande arricchimento e di scambio reciproco sia per noi che per i relatori. Fare un percorso insieme a chi ha più esperienza aiuta molto. Ho riscoperto la bellezza della famiglia. NUNZIA (mamma): ho capito quanto sia bella ed arricchente la diversità di ogni mio figlio. Ho tratto molto vantaggio da tutto ciò che mi è stato spiegato e dalle risposte agli interventi delle altre mamme presenti all’ incontro. Come famiglia i relatori sono proprio belli.

L’unità dei cristiani nell’attualità di San Francesco | a cura dell’ Ordine Francescano Secolare di Forio

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ell’udienza generale del 22 gennaio scorso, Papa Francesco esorta tutti i cristiani a non essere di scandalo per le varie divisioni che, a distanza di duemila anni, si creano o si sono fossilizzate tra le varie comunità appartenenti alla Chiesa di Cristo. Invita tutti a sforzarsi per l’unità attraverso l’ascolto della stessa Parola, la preghiera comunitaria, il Battesimo e la Croce che sono elementi centrali del discepolato cristiano. Nella Vita Seconda di Tommaso da Celano vediamo come Gesù invita il giovane Francesco a riparare la sua casa che è in rovina, che non è altro la Chiesa acquistata da Cristo col proprio sangue e le anime dei battezzati sempre più lontani dal cuore di Dio: “Un giorno passò davanti alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre è così profondamente commosso, all’improv-

viso l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. «Francesco và, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina ». Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole.” (FF593) Francesco è rimasto fedele a questo invito, ardendo d’amore per la salvezza delle anime, che non sono altro le pietre spirituali della Chiesa e provava amore profondo per essa in quanto Madre, portando unità e pace dov’era divisione, fervore dov’era tiepidezza, verità dov’era eresia. Niente faceva senza il consenso delle autorità ecclesiali, sottomettendosi ai suoi superiori e spesso anche ai suoi stessi frati con santa ubbidienza per amore della Chiesa di Cristo. Infatti nella Leggenda dei tre compagni si racconta di quando Francesco andò da Papa Innocenzo III con undici compagni per informarlo dei suoi progetti di vita e ottenere conferma della regola da lui composta. Dopo un primo colloquio con lui, il santo ritornò dal Papa per la risposta: “Il Papa, aveva avuto una

strana visione. Gli era parso che la basilica in San Giovanni in Laterano minacciava di rovinare; ma un religioso, piccolo e di aspetto meschino, la sorreggeva puntellandola con le proprie spalle. Attonito e spaventato, il Papa si svegliò e, da uomo riflessivo e perspicace, si concentrò per scoprire il significato di un tale sogno. Concluse tra sé: « In verità è questo l’uomo religioso e santo per mezzo del quale la Chiesa di Dio sarà rialzata e sostenuta». Egli abbracciò il Santo e approvò la sua Regola.” (FF 1460) San Francesco ancora oggi come allora riesce a far udire la sua voce, oggi parla per bocca di Papa Francesco che ha scelto il suo nome per portare avanti questo programma di restaurazione e di unione all’interno della Chiesa ancora sofferente per le tante lacerazioni delle Sue membra. Tutti siamo chiamati a riparare la casa di Dio, a portare un pic-

colo contributo per alleviare le sofferenze del Signore, bisogna ascoltare la voce del Crocifisso che parla ad ogni anima che è desiderosa di incontrarlo e di amarlo, allontanare ogni rumore o suono che non sia la sua voce. affresco di Giotto presso la basilica superiore di Assisi San Francesco e Papa Innocenzio III


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1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

GIORNATA PER LA VITA

Messaggio del consiglio episcopale permanente per la 36° giornata nazionale per la vita

2 febbraio 2014

GENERARE FU T URO

I figli sono la pupilla dei nostri occhi… Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?”. Così Papa Francesco all’apertura della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù ha illuminato ed esortato tutti alla custodia della vita, ricordando che generare ha in sé il germe del futuro. Il figlio si protende verso il domani fin dal grembo materno, accompagnato dalla scelta provvida e consapevole di un

uomo e di una donna che si fanno collaboratori del Creatore. La nascita spalanca l’orizzonte verso passi ulteriori che disegneranno il suo futuro, quello dei suoi genitori e della società che lo circonda, nella quale egli è chiamato ad offrire un contributo originale. Questo percorso mette in evidenza “il nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa si innesta nell’atto generativo e nell’esperienza dell’essere figli”, nella consapevolezza che “il bam-

bino impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti”. Ogni figlio è volto del “Signore amante della vita” (Sap 11,26), dono per la famiglia e per la società. Generare la vita è generare il futuro anche e soprattutto oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte e i loro progetti. La testimonianza di giovani sposi e i dati che emergono da inchieste recenti indicano ancora un grande desiderio di

generare, che resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita. Favorire questa aspirazione (valutata nella percentuale di 2,2 figli per donna sull’attuale 1,3 di tasso di natalità) porterebbe a invertire la tendenza negativa della natalità, e soprattutto ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale oltre che segno fecondo dell’amore sponsale.

Servire la vita

L’affido familiare | a cura dei coniugi Margherita e Antonio Napoleone

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’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare e per la Vita ha aperto, da diversi anni, uno sportello per gli affidi ed ha organizzato, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Ferraro Onlus di Maddaloni (CE), percorsi formativi e di supporto per le famiglie interessate all’affido familiare. Ma che cos’è l’affido familiare? Per noi cristiani è un grande atto di amore verso un bambino e la sua famiglia che si trova in temporanea difficoltà. Giuridicamente, l’affido familiare è un atto di aiuto e sostegno rivolto ad un minore, regolamentato dalla legge n. 184/83 – intitolata “Diritto del minore ad una famiglia” - e dalla legge integrativa n. 149/01. L’affido si realizza quando la famiglia di origine non è in grado, temporaneamente, di garantire al bambino l’educazione e le necessità materiali ed affettive idonee per il suo corretto sviluppo. Grazie all’affido il minore può trascorrere un breve periodo della sua vita presso un’altra famiglia, dove potrà essere accudito e vivere serenamente. Dunque, l’affido è un intervento “a termine”: la sua durata massima è di due anni. Alla fine del periodo stabilito, il bambino ritornerà nella sua famiglia di origine, con la quale, durante l’affido, avrà intanto continuato a mantenere i legami. L’affido può essere consensuale, se i genitori danno il loro assenso, oppure giudiziale quando, in mancanza di consenso dei genitori, esso è decretato dal Tribunale dei Minori. L’affido può essere residenziale (se il minore va a vivere presso la famiglia affidataria), diurno (se limitato a poche ore durante la giornata, oppure al fine setti-

mana), estivo (se il minore trascorre il periodo di vacanza con la famiglia affidataria); può essere familiare (se il minore viene affidato a suoi parenti), oppure extra familiare. Molto raramente può essere sine die, a tempo indeterminato. I protagonisti dell’affido sono tanti. Oltre al minore, alla sua famiglia ed alla famiglia affidataria, vi sono altri soggetti coinvolti: dai servizi sociali locali, che dispongono l’affido, al giudice tutelare o al Tribunale dei Minori, che rendono esecutivo l’affido con apposito decreto. Questo decreto - oltre ad indicare le motivazioni dell’affido e la sua durata, a regolare i rapporti tra minore, genitori e famiglia affidataria, a definire le modalità di

esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario – individua anche i servizi sociali responsabili del programma di assistenza e monitoraggio dell’affidamento. Come vedete, l’affido coinvolge una intera rete, che si prende cura del minore e della sua famiglia in difficoltà, per la quale si studia e si mette in pratica un progetto di aiuto e tutela complessiva; e così, mentre il bambino va a stare per un po’ in una famiglia acco-

gliente, i genitori, o più spesso l’unico genitore rimasto, la mamma, viene seguita dai servizi sociali e dalla “Fondazione Ferraro” (che gestisce i servizi di affido familiare in diversi comuni ed ambiti territoriali della Campania) e viene aiutata, sotto ogni profilo, a riunire nuovamente la famiglia. Anche le coppie impegnate nello sportello diocesano per gli affidi sostengono ed accompagnano, nelle esperienze di affido, quelle famiglie che aprono le porte di casa e, soprattutto, i loro cuori ad una famiglia in difficoltà. Non sempre, però, si trovano famiglie disposte ad accogliere i bambini, che allora vengono collocati in istituti, in case-famiglia: tutti noi siamo consapevoli che queste strutture, pur se efficienti, non possono dare al bambino quello stesso amore che riceverebbe invece in una vera famiglia, pur se diversa da quella di origine. Moltiplichiamo, allora, le esperienze di affido, di accoglienza, di amore al fratello! Chi vuole, può contattare le famiglie dello Sportello per l’affido ai seguenti numeri: Rosa e Gino Lombardi (CasamicciolaLacco): 081.98.10.29 – 335.66.34.991 Lina ed Antonio Cutaneo (Ischia): 081.98.39.29 – 393.236.91.96 Angela e Vincenzo Caruso (Forio): 081.90.95.19 Margherita e Antonio Napoleone (BaranoSerrara Fontana): 081906082 – 3283637213 – 3200368465

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na coppia, lui asmatico lei tubercolotica, hanno avuto 4 figli: il primo cieco, il secondo sordo, il terzo nato morto e il quarto ha ereditato la malattia del padre. La donna è nuovo incinta. Consiglieresti l’aborto? Un bianco stupra una ragazzina nera di 13 anni che resta incinta. Se tu fossi il padre consiglieresti l’aborto? Una signorina rimane incinta. Ha già altri figli, il marito è in guerra e lei, ammalata, non ha molto da vivere. Le consiglieresti l’aborto? Una coppia estremamente povera ha avuto 14 figli. Vivono nella fame. Incoraggeresti la donna ad abortire il suo 15° rampollo? Una ragazza di poco più di 15 anni resta incinta. Non è sposata e il padre non è il promesso sposo. Le diresti che è meglio abortire? Allora, se rispondi sì, avresti impedito che venisse al mondo: nel 1° caso Ludwing van Beethoven, uno dei maggiori geni musicali del mondo; nel 2° caso Ethel Waters, una delle più famose cantanti nere di blues; nel 3° caso avresti ucciso papa Woityla e ciò non ha bisogno di commenti; nel 4° caso John Wesley, il fondatore dei metodisti, uno dei più grandi predicatori del Settecento; nel 5° caso avresti impedito che venisse al mondo Gesù Cristo! Non so se mi spiego.


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

GIORNATA PER LA VITA |

Statistica ironico-scientifica…

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“CHI L’HA VISTI?” Anche ad Ischia c’è il “fast track dei ginecologi compiacenti | a cura dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare

La domanda sorge spontanea: dove sono finiti in Italia 300.000 bambini?

I

l 13 settembre scorso il Ministero della Salute ha divulgato le statistiche sull’aborto in Italia. Quello che ha attirato l’attenzione nei titoli delle maggiori testate giornalistiche è la prosecuzione del calo degli aborti anche nel 2012 e l’elevato numero di ginecologi obiettori di coscienza. Vediamo il primo aspetto, il calo degli aborti. Secondo quanto dichiarato da uno degli esperti del settore dell’Istituto Superiore di Sanità, l’organo che elabora i dati per il rapporto del Ministro, «La 194 è stato il più grande successo italiano di Sanità pubblica». Che 5.435.678 aborti legali dal 1978 a tutto il 2012 siano un successo è da guinness dei primati dell’ottimismo, sostenuto dalla diminuzione degli aborti sia legali che clandestini. Ma visto che il caso italiano, quanto a diminuzione di aborti, è atipico, è giusto chiedersi: se la riduzione degli aborti volontari è reale e non apparente, come si è realizzata? Seguendo gli esperti, il gran merito si dovrebbe “ai metodi per la procreazione consapevole”, con i quali immagino si debbano intendere i contraccettivi. Parafrasando il beato Newman, brindiamo ai modelli matematici, ma prima che ad essi brindiamo al pallottoliere. Tra nati vivi (534.186) aborti volontari (105.968) e aborti spontanei (80.000 circa), nel nostro paese si sono registrate circa 720.000 gravidanze nelle 13.580.000 donne in età fertile. In Francia, dove le donne in età fertile sono appena l’8% in più, nel 2011 ci sono state 1.150.000 gravidanze (1.045.846 fra nascite e aborti volontari a cui sommare un prudenziale 10% di aborti spontanei), il 60% in più rispetto all’Italia; il tasso di gravidanze nel Regno Unito è sovrapponibile alla Francia. Dove sono finiti 315.000 concepiti che mancano ai conteggi in Italia? Non dovremo

mica andare a “Chi l’ha visto?”. Una differenza di tali proporzioni rispetto a Francia e Gran Bretagna si può spiegare in soli 4 modi: a) le coppie italiane soffrono di sterilità ad un livello enormemente più elevato rispetto alle coppie d’oltralpe e di tutta l’Europa. b) Il maschio italiano, tramontati i furori degli antenati, ha attaccato al chiodo i panni dell’amatore e conduce un’esistenza nella pace dei sensi. c) Le coppie italiane dispongono di metodi contraccettivi di efficienza strabiliante. d) Ci sono tantissimi aborti clandestini. Riguardo al primo punto non vi è alcuna pubblicazione scientifica che indichi nell’Italia un focolaio epidemico di infertilità (Mascarenhas, et al. Plos Medicine, 2012). Circa l’attività amatoria italiana, le rilevazioni sociologiche effettuate inducono alla tranquillità: il maschio italico sembrerebbe ancora sulla breccia e capace di battere la concorrenza (Barbagli, Dalla Zuanna, Garelli, Il Mulino, 2010; Durex Global Sex Survey, 2007/8). Circa la contraccezione, tutte le rilevazioni indicano l’Italia ai livelli più bassi d’Europa (GfK Eurisko 2009, Cibula 2008, Johnson 2013) e le confezioni di pillole del giorno dopo utilizzate in Italia sono un terzo rispetto alla Francia. Peraltro nel periodo 2007-2011 i dati Osmed mostrano che in Italia il consumo di pillole contraccettive è calato del 4,4%, ma gli aborti legali sono diminuiti nello stesso arco di tempo del 12,1%. La riduzione del 17% del tasso di abortività legale negli ultimi 10 anni non può quindi dipendere da un inesistente incremento dell’utilizzo di contraccettivi. O si postula quindi che gli italiani compiano manovre di disimpegno amoroso con un’abilità ed un sincronismo da primato olimpionico, o non rimane che la quarta ipotesi, quella di tanti, tanti, tantissimi aborti clandestini eseguiti con grande perizia tecnica, tanto da non indurre alcun allarme in termini di complicanze emorragiche, o settiche. All’inizio degli anni ’80 l’impiego di 3 diversi modelli matematici fornì la cifra di 100.000 aborti clandestini che, sommata agli aborti legali, portava il numero di aborti alla cifra complessiva di 350.000, la stessa individuata da uno dei modelli prima della legge 194. Ora, i

modelli matematici sono una bella cosa, ma si dovrebbe aggiungere che poiché si basano su una serie di assunti aleatori e discrezionali, non dovrebbero essere presi come verità rivelate da Thot, la divinità egizia della matematica. In una pubblicazione del 1976 sulla rivista “Genus”, il professor Figà Talamanca applicò 9 modelli matematici diversi per stimare il numero di aborti nel nostro paese, ne risultarono valori compresi tra 220.000 e 3.640.000. Nello stesso anno il professor Bernardo Colombo su “Medicina & Persona” forniva una cifra compresa tra 100.000 e 200.000. Si sa, per qualcuno i modelli matematici sono come i prigionieri di guerra, sotto tortura ti dicono ciò che vuoi. Secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità la conferma che gli aborti clandestini sono diminuiti proviene anche dalla diminuzione dell’abortività ripetuta. Secondo, infatti, un altro modello matematico elaborato dagli stessi autori se il rischio di gravidanze indesiderate si fosse mantenuto costante, l’abortività ripetuta sarebbe dovuta essere il doppio di quella rilevata. Tanto entusiasmo forse meriterebbe una certa cautela. Quello che i medici rilevano è infatti il numero di aborti riferiti dalla donna che si appresta ad abortire. Basta leggere la revisione su “Studies in Family Planning di Clémentine Rossier”, ricercatrice dell’Istituto Nazionale Demografico francese (INED), per sapere che tale rilevazione porta a sottostimare gli aborti; con tale metodica sono stati infatti riportati solo il 35-59% degli aborti negli Stati Uniti, il 5060% in Francia ed il 31% in Svizzera. Le donne tendono a nascondere gli aborti passati ed è possibile che negli anni l’utenza femminile dell’aborto si sia progressivamente stratificata in quelle che si rivolgono al circuito pubblico è quelle che preferiscono il “fast track” del ginecologo compiacente. Un fenomeno in grande au-

mento sulla nostra isola per tante nostre “ragazzine” e donne: spesso aiutate da ginecologi, “obiettori di coscienza” (?!??), preferiscono la strada migliore e più “sicura” nelle cliniche dell’hinterland napoletano. Ma sembra che anche sulla nostra isolaverde, alcuni “medici” siano ben attrezzati per le “interruzioni di gravidanza”: questo è il termine elegante per sostituire la parola infanticidio. Ovviamente non nella struttura ospedaliera, perché in pubblico siamo tutti obiettori di coscienza. Ma in privato tutto è possibile. La coscienza è come un abito: si può sempre cambiare. La stima di 15.000 aborti clandestini fornita dagli esperti al parlamento non è stata più aggiornata dal 2005. Non so quali siano le motivazioni reali dei numeri incontrovertibili sulla “diminuzione” degli aborti (sia legali che clandestini) in Italia, ma sarebbe bello che gli esperti che fanno surf da un modello matematico all’altro, quando magnificano la legge 194 per le proprietà taumaturgiche di ridurre gli aborti, dessero una spiegazione convincente che andasse oltre un semplicistico “post hoc, ergo propter hoc” (dopo di questo, quindi a causa di questo). Ad ora, in tutte le pubblicazioni, in tutte le relazioni, in tutte le interviste, purtroppo, non ce ne è traccia.

Alziamo la voce Aborto: l’olocausto silenzioso dei non nati La strage degli innocenti: tanti fiocchi neri fuori le nostre cliniche e case “L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo” (Madre Teresa di Calcutta). E’ paradossale ma l’aborto è la prima causa di morte nei Paesi dell’UE. Uno, ogni cinque concepiti, viene abortito.

Il 27 gennaio: «Giornata della memoria». Le massime autorità dello Stato e i mezzi di informazione hanno ricordato le sofferenze dei lager nazisti e la distruzione del popolo ebraico. È giusto non dimenticare. Non per rendere eterni il dolore ed il rancore, ma perché non si ripetano più tragedie simili.

Il 2 febbraio: Giornata per la vita. È lecito accostare le due date? È opportuno paragonare l’aborto di massa, culturalmente accettato e gestito nella forma di un servizio sociale, alla Shoah? Crescerà il rispetto per la vita se, così come mostriamo le immagini di cadaveri accatastati nei lager, per contrastare l’aborto mostre-

remo le fotografie di feti frantumati e sanguinanti? E allora come respingere l’idea di un nuovo permanente «olocausto», nel quale il nascituro è qualificato «grumo di cellule» o anche «vita soltanto potenziale». Di fronte alla Shoah un solo sentimento è possibile: l’orrore. Di fronte all’aborto

compare forte anche la compassione. Il giudizio resta severo perché non si può lenire il dolore con la menzogna, dicendo che il bambino non c’è, ma vorremmo tanto aiutare la madre a restare madre, non condannarla.


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Kaire

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1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

LA STORIA SIAMO NOI

Concilio Vaticano II: la Lumen Gentium | a cura del Prof. Domenico Mennella

suo fondatore, Cristo, di cui porta l’impronta, e pertanto si proietta verso la piena realizzazione del suo Regno, attraversando la storia ed incarnandosi in essa ad imitazione del suo stesso Capo, vero Dio e vero uomo. Ma poiché è composta da uomini, risente dei limiti che caratterizzano le creature, nelle quali l’immagine e la somiglianza con il Creatore devono fare i conti con il costante, pervicace logorio prodotto dall’impatto con l’atmosfera terrestre. Dunque la “luce delle genti” di cui parla la Costituzione conciliare non è tanto la Chiesa, quanto Cristo stesso. Compito della Chiesa è diffondere questa luce, riflettendola sul mondo ma anche confrontandosi con la storia, con la gente, con il tempo presente. Ecco perché, prima che la Chiesa scenda in campo a portare il suo messaggio, essa deve “leggere se stessa”, farsi una radiografia spirituale, conoscere a fondo la propria struttura, le prop r i e caratteristiche, i propri limiti. La “ L u m e n Gentium” pertanto è un po’ la carta d’identità della Chiesa. “Le presenti condizioni del mondo” – recita l’inizio della Costituzione dogmaLumen Gentium tica – rendono più lata storica. E il 21 novembre urgente questo dovere della dello stesso anno veniva pub- Chiesa, affinché tutti gli uoblicata la Costituzione dogma- mini, oggi più strettamente tica “Lumen Gentium”, che congiunti da vari vincoli sociali, reca un semplicissimo sottoti- tecnici e culturali, possano conseguire la tolo, “Sulla Chiesa”. Soffermia- anche moci un po’ sulle parole di piena unità in Cristo”. Papa Montini, che possono Vediamo in sintesi come si gettare luce sul significato e sul articola il documento. valore di quella Costituzione, 1) Presa di coscienza della perché a mio modesto avviso la Chiesa come mistero, in cui si riflessione del Pontefice rap- realizzano il disegno salvifico presenta la chiave di lettura di universale del Padre, la misuna situazione apparentemente sione del Figlio, l’azione dello contraddittoria che spesso im- Spirito Santo e santificatore; pedisce un corretto confronto 2) Fotografia della Chiesa attra credenti e non credenti. La traverso le immagini simboliChiesa dunque è “mistero”, che che la raffigurano: l’ovile di cioè, nell’accezione profonda e Cristo, il podere di Dio, la casa originaria del termine, “sacra- di Dio, la sua famiglia, il suo mento”, in quanto nasce da tempio, e infine la sposa di Criun’azione sacra compiuta dal sto, secondo la similitudine

La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio… Deriva da questa illuminata ed operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed amò, come sua sposa santa ed immacolata e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta… E deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cioè di difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di sé ci lasciò, denuncia e rigetta.” Sono espressioni tratte dalla lettera enciclica “Ecclesiam Suam” di Paolo VI, documento che porta la data del 6 agosto 1964: siamo dunque nel corso del Concilio Ecumenico Vaticano II, il cui itinerario stiamo cercando, senza eccessive pretese, di ricostruire in questa carrel-

ispirata da San Paolo nella lettera agli Efesini; 3) Identificazione della Chiesa nel corpo mistico il cui Capo è Cristo stesso e le cui membra sono deputate – come il corpo umano – a varie funzioni, tutte però concorrenti all’unità; 4) Idea della Chiesa pellegrina sulla terra che, in attesa del trionfo del regno, è chiamata a portare avanti la missione del Capo, che vuole salvi tutti gli uomini; 5) Riepilogo della storia della salvezza, che parte dalla scelta del popolo ebraico per riprendere il suo cammino identificandosi nei cristiani, popolo di Dio e nuovo Israele, redento dal sangue di Cristo, nella consapevolezza che il regno di Dio abbraccia e chiama a sé tutti gli uomini, nessuno escluso, ed esige un dialogo costante e generoso che rafforzi questa fratellanza universale; 6) Costituzione gerarchica della Chiesa, con particolare riferimento all’episcopato, derivante per linea diretta dal collegio degli Apostoli, in comunione con il vicario di Cristo in terra, il Sommo Pontefice, e quindi ai sacerdoti e ai diaconi; 7) Funzione e missione dei fedeli laici; 8) Universale vocazione alla santità della Chiesa e multiforme esercizio di questa santità, perseguibile da tutti e da

ciascuno in funzione della propria vocazione; 9) Identikit dei religiosi, immagine, esempio ed anticipazione

del modello perfetto al quale la Chiesa è chiamata a conformarsi; 10) Indole escatologica della Chiesa peregrinante e sua unione con la Chiesa celeste: la comunione dei santi; 11) La beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Su questo punto ci riserviamo di ritornare in un prossimo articolo, consi-

derata l’importanza dell’argomento e la risonanza che ebbe all’epoca. Si è detto che la “Lumen Gentium” è una Costituzione dogmatica, per cui già all’epoca non mancarono serie perplessità in merito alla “qualificazione teologica” del contenuto del documento. Il 16 novembre 1964 si rese pertanto necessaria una precisazione, che tra l’altro recitava: “Tenuto conto dell’uso conciliare e del fine pastorale del presente Concilio, questo definisce come obbliganti per tutta la Chiesa i soli punti concernenti la fede e i costumi, che esso stesso abbia apertamente dichiarato come tali.” Semplificando al massimo i termini della questione, si potrebbe dire che l’aspetto dottrinale e quello pastorale del magistero della Chiesa trovano il punto di unione non in una filosofia o in una serie di dogmi, ma in una Persona, che è Cristo stesso. In altre parole, il cristianesimo non è tanto una religione, quanto un avvenimento, una buona notizia: Cristo nato, morto e risorto per la nostra salvezza. La pastorale non fa altro che diffondere questa Verità e fornire – alla luce di essa - una chiave di lettura per le nostre vicende umane e una strategia operativa atta a muoversi e ad agire nel complicato dedalo della vita di tutti i giorni e nel cuore stesso di ciascuna persona.


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

ISOLAVERDE

LA RIVOLUZIONE VERDE NELLE MENSE SCOLASTICHE

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GREEN A T I V DI STILE

| a cura di Lorenzo Russo

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inalmente si incomincia a dire addio alla plastica nelle mense scolastiche italiane. Una notizia di rilievo che arriva da varie città del Belpaese che hanno deciso di cambiare registro in tema di ristorazione, puntando su nuovi materiali più ecologici per i servizi di refezione. In realtà questa piccola e silenziosa “rivoluzione verde” si è già sviluppata in alcune città che han fatto da apripista, come Roma, Bologna e Firenze, dove nelle mense, i piatti di plastica monouso sono ormai aboliti in favore di stoviglie lavabili e riutilizzabili in ceramica o policarbonato. Nella Capitale già dal 2007 sono stati introdotti nelle mense piatti di ceramica, posate in acciaio e bicchieri di vetro, oltre alle stoviglie compostabili destinate alle scuole

dove non è possibile effettuare il lavaggio. Anche nella città di Torino va estendendosi il progetto, dove in particolare l’amministrazione comunale si sta impegnando a ridurre in modo sensibile l’impatto ambientale di un servizio mensa che garantisce 50 mila pasti giornalieri fra asili nido, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, e che ad oggi comporta ancora l’utilizzo di 65 mila piatti di plastica al giorno. Un numero decisamente importante ma che verrà completamente azzerato dal prossimo dicembre, quando sotto la Mole si passerà alle stoviglie pluriuso in tutte le scuole. In Sicilia è stato presentato in Regione un disegno di legge che mette al bando piatti posate e bicchieri non

biodegradabili nelle mense pubbliche. Una scelta decisamente positiva per l’ambiente, visto che, a livello nazionale, vengono serviti 2 milioni di pasti al giorno e si consumano annualmente quasi 115 mila tonnellate di stoviglie di plastica. “Anche così facciamo educazione ambientale - commenta l’assessore alla scuola e all’istruzione del comune di Napoli, Annamaria Palmieri - coinvolgendo i bambini e le loro famiglie in una gestione ecosostenibile del servizio mensa. Parliamo di 44 mila pasti ed 88 mila piatti al giorno, di cui un 50 per cento sono biodegradabili e l’altro 50 riutilizzabili. Chiediamo ai bambini di riportarli a casa e di lavarli, e questo oltre ad aiutare l’ambiente rafforza anche i nostri programmi educativi”.

Campionato Provinciale 2013/2014 Girone Isolano MATER ECCLESIAE FIAIANO Nel primo incontro di giornata, il Mater Ecclesiae ha la meglio sui compaesani del Fiaiano per 5 a 1! In realtà, il risultato va anche stretto alla “truppa” di Mister Buono viste le molteplici e clamorose occasioni sprecate sotto porta. Incontro subito in discesa per il Mater E. che si porta sul doppio vantaggio dopo appena 9 minuti, amministra con assoluta autorevolezza e divora palle-gol. Nel finale di primo tempo il Fiaiano accorcia con un tiro da fuori. Nel secondo tempo, Il Mater riprende in mano le redine del gioco e chiude il match con quattro lunghezze di vantaggio. GIOCO, PARTITA, INCONTRO! Mater Ecclesiae: Capuano I. – Schiano A. – Mazzella G. – D’Andrea V. – Buono F. – Di Paola L. – Patalano L. – Marena - G. - Barano E. Allenatore: Buono V. Reti: Patalano L. ( 1pt 2’) Buono F. ( 1pt 6’) Barano E. ( 2pt 5’ – 25’) Buono F. ( 2pt 16’) Ammoniti: 0 Fiaiano: Cuomo V. – Cuomo A. – Balestrieri G. – Cenatiempo C. – Lauro G. – Vitale C. – Vuoso M. – Napolano Ciro Allenatore Cenatiempo C. Reti: Vitale C. ( 2pt 14’) Ammoniti: Vincenzo Cuomo

MATER ECCLESIAE BIANCO FUTSAL ISCHIA S.ANTUONO Il Mater Ecclesiae Bianco non riesce a ripetere la bella prestazione della prima giornata di campionato e cede sotto i colpi del Futsal Ischia S. Antuono! Primo tempo molto equilibrato, entrambe le squadre giocano a viso aperto e si intravedono belle giocate e buon

senso tattico. Ripresa che invece si rivela molto più dura per il Mater Ecclesiae Bianco che, complice un vistoso calo fisico e una “smoderata” ricerca eccessiva del gol, offrono il fianco agli ischitani che vanno a nozze negli spazi e... ringraziano!!! Mater Ecclesiae Bianca: Di Meglio A. – Di Iorio S. – Buono M. – Arcamone S. – Buono R. – Casciello R. – Di Iorio A. – Mattera E. – Messina G. – Allenatore: Mattera F. Reti : Messina G. ( 1pt 9’ ) Buono R. ( 1pt 15’ ) Messina G. ( 2pt 1’ – 14’ ) Buono R. ( 2pt 16’ ) Ammoniti: 0 Futsal Ischia S. Antuono: Cuomo G. – La Monaca A. – Pugliese D. – Ungaro G. – Mazzella G. – Perozo A. – Mazzella M. – Curci C. Allenatore: Agnese T. Reti: Lamonaca A. ( 1pt 6’ – 11’ – 21’) Ungaro G. ( 1pt 10’) Mazzella G. ( 1pt 24’) Perozo A. ( 2pt 6’ – 25’) Cuomo G. ( 22’ – 24’ )

Ammoniti: 0

Buono N. – Buono A. – Allenatore : Vanacore V. Reti: Madonna N. ( 1pt 4’) Granito. G. ( 2pt 18’) Ammoniti: 0

Campionato Provinciale 2013/2014 Girone Isolano CATEGORIA “Open” Risultati Gare 2° Giornata Andata N° Gara

EPOMEO CALCIO A 5 GROUPAMA L’Epomeo Calcio a 5 ha vita facile contro la squadra del Groupama in formazione rimaneggiata. Primo tempo a favore dell’Epomeo anche se il Groupama ha avuto diverse occasioni gol passando anche in vantaggio. Nella ripresa la storia non cambia L’Epomeo controlla la gara. Epomeo Calcio a 5: Di Meglio M. – Mattera M. – Iacono S. – D’Abundo D. – Scotti A. – Scotti L. – Iacono F. – D’Ambra F. – Allenatore: Finzi G. Reti: Scotti L. ( 1pt 9’ ) Scotti A. ( 1pt 11’) Mattera( 1pt 13’) D’ambra G. ( 1pt 22’) D’ambra G. ( 2pt 10’ - 13’) Ammoniti: 0 Groupama: Granito G. – Buono A. – Di Iorio A. –

Squadra B

Ris.

Cas4

MaterEcclesiae

Fiaiano

5-1

Cas5

MaterEcclesiaeBianca

Squadra A

FutsalIschiaS.Antuono

5-9

Cas6

EpomeoCalcioa5

Groupama

6-2

CLASSIFICA TECNICA Società

Gare Giocate

Gare Vinte

Gare Perse

Gare Nulle

Goal Fatti

6

2

2

0

0

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5

Groupama

3

2

1

1

0

8

11

Futsal Ischia S. Antuono

3

2

1

1

0

11

10

Fiaiano

0

2

0

2

0

4

10

Mater Ecclesiae Bianca

0

2

0

2

0

10

15

Punti

Mater Ecclesiae

6

Epomeo Calcio a 5

2

2

0

0

10

Goal Subiti

3


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Kaire

| PRODOTTI LOCALI

1 febbraio 2014 www.chiesaischia.it

L’angolo del contadino

Q

ualche settimana fa ho letto su “Avvenire” la recensione di un libro dal titolo: Le piante nella Bibbia (pag.206, Gangemi Editore), che mi ha fatto venire la tentazione di scrivere qualcosa sulle piante di Ischia. Sull’argomento il canonico Don Ciccio Iovene ha scritto un prezioso libretto dal titolo: Flora e fauna di Ischia. Comincerei dalla pianta dell’ulivo, per continuare poi con la vite, il fico, e perché no, con le cipolle d’Egitto. L’ulivo è una pianta regina nella Bibbia; si possono citare infiniti passi relativi a questa pianta. A me basta citare L’ Orto degli Ulivi in cui Gesù volle vivere la penultima tappa della sua esistenza terrena

(Cfr. Mt. 26,30). Aggiungo che la liturgia cristiana usa l’olio che si ricava dalla pianta d’ulivo in ben quattro sacramenti: il Battesimo, la Cresima, l’Ordine sacro e l’Unzione dei malati. Venendo quindi allo scopo di questo mio intervento circa la pianta d’ulivo sull’isola d’Ischia direi quanto segue: è una pianta che trova il suo meraviglioso habitat nella nostra terra, come del resto nel sud Italia e in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo; purtroppo però, l’ulivo di Ischia è una pianta “cenerentola”, anche se in quest’ultimo periodo ho notato alcune piante d’ulivo potate a regola d’ arte, cioè secondo il detto “Pot’m pover ca t facc ricco”. Quanto poi al frutto dei nostri olivi, l’olio, ho saputo che oggi sull’isola ci sono alcuni piccoli frantoi a uso familiare, mentre fino a qualche anno fa qualche isolano caricava il suo furgone e portava le olive sue e dei suoi

amici nei frantoi di Sorrento: i sorrentini infatti sono stati sempre maestri in materia: tanto che in passato era proverbiale per noi ischitani dire “L’ uoglio e Surrient”. A proposito di frantoi vorrei far ricordare a quelli che hanno qualche anno come me, che a Forio durante l’ultima guerra funzionava un unico grande frantoio, quello “e’ Muscardino” (Car-

le portava da Muscardino per ricavarne qualche litro d’olio, che oltretutto le mamme usavano come purgante per noi figli. La conclusione? Non facciamo piangere il telefono, cioè mettiamo al primo posto i rapporti umani! Ma non facciamo piangere anche la pianta dell’ulivo che è anche una delle piante più care alla Bibbia e alla nostra isola. Zappiamo intorno, come sta scritto nel Vangelo; potiamola a regola d’arte; e raccogliamone il prezioso frutto. Ce lo comanda, ripeto, la Bibbia e, perché no, ce lo comandano quel miscuglio di oli cosiddetti di ulivo, che compriamo nelle nostre botteghe. don Vincenzo Avallone

neade, chi era costui? ma i foriani lo sanno) e ogni contadino panzese e foriano raccoglieva fra l’erba quelle poche ulive secche - solo osso e niente polpa – e

Quel che passa il convento... Torta all’arancia

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’arancio, è un albero da frutto che appartiene al genere Citrus (famiglia Rutaceae) e il suo frutto è chiamato arancia. Può essere alto fino a 10 metri ed è caratterizzato da foglie allungate e piuttosto corpose e da splendidi fiori bianchi. I suoi germogli sono sempre verdi e i suoi frutti sono costituiti da bacche piuttosto grandi, chiamate anche esperidi. Per trovare l’origine del nome bisogna risalire alla mitologia greca in cui si parla appunto dell’arancio e si narra di come questi alberi crescessero nel giardino delle Esperidi, tre bellissime fanciulle, figlie di Atlante e della Notte. L’origine dell’albero si fa risalire alla Cina e al Giappone, ma è anche molto facile trovarlo in Spagna, Grecia e Italia, dove è

INGREDIENTI PER 4 PERSONE Per la pasta frolla: 200 g di farina, 125 g di burro, 75 g di zucchero, 2 tuorli.

stato importato prima dagli arabi ed in seguito dai mercanti genovesi. Si ritiene che sia stato diffuso in Italia nel XIV sec, in particolare in Sicilia, dove da allora gli aranceti rappresentano il caratteristico paesaggio delle campagne e dove se ne coltivano molte varietà. ARANCE Il termine “agrumi” con il quale si classificano le arance, si riferisce al suo gusto acidulo o agre, ciò che vale anche per i  limoni, i pompelmi, le  clementine e il cedro. Sono il frutto che caratterizza l’inverno: infatti la sua maturazione avviene dal mese di novembre fino alla primavera e si possono raccogliere addirittura fino a giugno – luglio.  Ci sono diverse varietà: nei mercati infatti, generalmente le arance cosiddette “da tavola” vengono separate da quelle che si acquistano unicamente per la spremitura. Ma anche la buccia di questo agrume viene sfruttata: da essa infatti si ricava un olio essenziale e spesso viene trattata per realizzare “canditi”, ottimi per la preparazione di alcuni caratteristici dolci. Sul mercato

Per il ripieno: 3 arance (scorza e succo),  5 uova sbattute,  150 di zucchero, 150 ml di panna pastorizzata, la scorza di un limone non trattato e un cucchiaio di succo anche la denominazione “Arancia rossa di Sicilia” che indica principalmente la varietà di arance a polpa rossa (moro, tarocco e sanguinello) che rispettano quanto previsto nel relativo disciplinare “Arancia rossa di Sicilia IGP” (Indicazione Geografica Protetta). In realtà l’arancia a polpa rossa si coltiva anche in altre regioni, soprattutto in Calabria, dove la produzione supera di 1,7 volte quella della Sicilia. PROPRIETA’. Le arance rappresentano una importante fonte di vitamine: soprattutto la C e la A, ma anche una larga parte di quelle del gruppo B, e per il fabbisogno giornaliero di vitamina C, basta consumare 2 o 3 arance al giorno. La vitamina C è importante innanzitutto perché contribuisce a rafforzare il sistema immunitario e aiuta quindi a prevenire raffreddori e malattie da raffreddamento. Possono inoltre favorire il rafforzamento delle ossa e dei denti, ma anche delle cartilagini, tendini e legamenti.

PREPARAZIONE Mettete in una ciotola (anche in un robot) tutti gli ingredienti della frolla ad esclusione della farina; Lavorate finché l’impasto risulti omogeneo; Aggiungete la farina setacciata e mescolate fino ad ottenere un composto liscio; Coprite con la pellicola e fate riposare in frigorifero per 1 ora; Una volta che la pasta si è ben freddata e solidificata, riprendetela dal frigorifero e stendetela, quindi foderate con questa uno stampo; Infornate la base a 190°C per circa 20 minuti, ponendo un peso o un foglio di carta forno con dei fagioli sopra per evitare che la pasta si gonfi in cottura; Per la farcia, sbattete tutti gli ingredienti ottenendo un composto omogeneo; Versatelo sulla base precotta ed infornate nuovamente per 30-35 minuti (finché la crema si è risolidificata); Togliete dal forno e lasciate raffreddare completamente prima di servire. 


1 febbraio 2014 kaire@chiesaischia.it

TEMPO LIBERO

Preti da fiction il bene vince la ragione

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Kaire 15

Tenacemente donne

| a cura di Mirella Poggialini – Avvenire

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erché Don Matteo, che su Raiuno riappare dal 2000 con successo incrollabile, mantenuto anche in questa nona edizione, riesce ad attrarre e a convincere, con un consenso trasversale che rivela quanto desiderio di serenità ci sia nello spettatore medio? Perché la sua figura – che si apparenta ai canoni della fiction tv, in cui i personaggi dominanti in senso positivo sono medici, investigatori e religiosi – ha in sé un messaggio in cui si riconoscono i fondamenti del bene. E se non sempre i media, variamente impostati, hanno per la figura del prete l’opportuna considerazione, per circostanze amare testimoniate dalla cronaca, in televisione il prete desta sempre attenzione: sia

sorridente, del suo collega inglese, Padre Brown, prete cattolico in ambito protestante nato dalla fantasia di Chesterton e più volte portato sullo schermo. Ne abbiamo visto recentemente un esempio nella serie inglese proposta da DivaUniversal Sky, in cui Padre Brown, molto britannico, non assomiglia affatto al suo predecessore italiano Renato Rascel, che nel 1970 portò in tv il personaggio con un pubblico contato in venti milioni di presenze. Razionalità e ironia, fede ferma e capacità di comprensione: la figura del prete diventa una sorta di modello rassicurante, che di fronte alle manifestazioni del male oppone la capacità di consolare e guidare. Dalla cronaca

Il che contrasta, va detto, con certe produzioni, magari anche ben realizzate sul piano tecnico, in cui la figura del prete, secondo una voga di trasgressione assai pericolosa, si unisce a fenomeni cosiddetti paranormali e ne diventa interprete e diffusore. La seconda serie de ‘Il tredicesimo apostolo’ andata in onda lunedì sera, è esempio davvero esecrabile di quanto certe fantasie possano esser pesantemente insultanti e fuorvianti. La figura del prete dotato di “arcani poteri”, che agisce nell’ambito di una misteriosa “Congregazione” di sacerdoti e cardinali dedita all’occultismo, è resa con sufficiente efficacia, tale da turbare, per gli effetti speciali di cui la

quando è nell’esercizio della sua funzione di guida e soccorso, sia quando si prodiga in investigazioni che nell’ambito della parrocchia rivelano la presenza del male e i suoi effetti. Don Matteo interviene quando la cosiddetta cronaca nera fa crollare la serenità del luogo: e si misura con i fatti in razionale lucidità e pacata fermezza, indirizzando la sua indagine alla difesa del bene e degli innocenti. Più comunicativo, il prete

nera alla fiction, dai telefilm alle presenze attive – come non citare la costante presenza de Le frontiere dello spirito nelle domeniche mattina di Canale 5, iniziato nel 1984 da don Claudio Sorgi e continuato dal 1988 dal cardinal Gianfranco Ravasi – il prete rappresenta, nelle sue varie possibilità di intervento, l’attenzione alla vita spirituale, unita alla presenza di per sé simbolica della sua attività pratica.

storia è costellata, chi è fragile e in crisi. Il povero don Gabriel, non fa un buon servizio al suo personaggio, che Claudio Gioè interpreta con evidente disagio: e non lo fa neppure a chi sia facile preda, per debolezza o dolore, di suggestioni crudeli. Un recente e amaro fatto di cronaca, di cui la tv si è fatta interprete, dimostra quanto sia facile che la disperazione conduca a impossibili speranze.

www.ilfiltro.it sicurezza dei bambini su internet

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romosso dalla ELIS, sigla che sta per “Educazione, Lavoro, Istruzione e Sport “, il sito www.ilfiltro.it intende aiutare gli educatori, e in particolare i genitori, ad accompagnare i ragazzi nel confronto con le opportunità ma anche le insidie di internet. La frase simbolo proposta è: “L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata. Anche Internet”. L’attenzione posta a questa problematica da

parte di ELIS sottolinea l’importanza che la Rete assume riguardo alla formazione dei ragazzi. Chi si occupa di formazione ed educazione, non può non preoccuparsi delle problematiche legate all’uso della Rete. I contenuti del sito www.ilfiltro.it sono ricchi e di varia natura: notizie, domande/risposte su temi e problemi concreti, indicazioni sui servizi di “pa-

Mamme e donne, avanti con questa testimonianza!”. Basterebbero queste poche parole, pronunciate da papa Francesco durante l’Udienza generale del 3 aprile scorso a dare il senso del libro “Tenacemente donne”, delle giornaliste vaticaniste Alessandra Buzzetti (Tg5) e Cristiana Caricato (TV2000), con prefazione di Maria Voce, e postfazione del cardinale Georges Marie Martin Cottier. Le testimonianze raccolte nel libro sono una sorta di risposta a quell’incitamento così accorato, più volte ripreso dallo stesso pontefice. Tenacemente donne racconta la vicenda di donne coraggiose che, sul palcoscenico del mondo o dietro le quinte, testimoniano la bellezza generatrice della fede. Ogni storia racconta quel genio, quella santità nascosta, visibile solo a Dio, quell’inventiva profetica, quell’amore senza ritorno, tutto femminile, capace di far fiorire anche gli angoli più bui e deserti del mondo. Donne attive tra le macerie del mondo, in mezzo a profughi, malati di AIDS, lebbrosi, emarginati, pronte ad accogliere sofferenze, arginare devastazioni e inventare cure; donne sul palcoscenico del mondo, capaci di mettere la propria professionalità e notorietà a servizio del bene, della fede, della cultura, dell’educazione; donne dietro

le quinte del mondo - suore, mamme, spose, vedove - che nel nascondimento sanno far fiorire la speranza in ogni situazione, anche la più drammatica. Storie, che ci portano nei diversi angoli del nostro Paese e del mondo. Come la storia di Cristina che, operaia con 3 figli e un marito senza lavoro, manda avanti la famiglia con 800 euro al mese, cercando sempre di condividere il poco che ha, a Nazreen, 56 anni, pakistana, suora delle Sisters of Loretto, che si batte per il rispetto dei diritti primari delle donne; da Nancy, analista finanziaria alla Walt Disney, un matrimonio fallito alle spalle, convertitasi al cattolicesimo e fondatrice di una casa per giovani veterani devastati dalla guerra, a Marcella, piemontese, consacrata dell’associazione Giovanni XXIII, mamma single a cui è stato concesso nel 1988 di adottare Federica, una giovane con gravissimi handicap. Tante storie, diverse tra loro, ma tutte fortemente rappresentative del genio, della forza, della viva spiritualità femminile.

IN EDICOLA Il settimanale KAIRE lo potrete acquistare nelle parrocchie isolane e anche presso le seguenti Edicole: ISCHIA - Piazza degli Eroi - Portosalvo (presso la biglietteria aliscafi) - "Da Odilia - Edicolè" a San Michele

rental control”, documenti di approfondimento, consigli su come regolarsi praticamente da parte dei genitori, compreso un interessante “manuale di sopravvivenza per famiglie in rete”. Lungi dall’alimentare illusioni rispetto alla difficoltà del compito che attende genitori ed educatori, i promotori del sito evidenziano opportunamente nella home

CASAMICCIOLA - Piazza Bagni - Piazza Marina. FORIO - Porto (Di fronte Bar La Lucciola) - Via Matteo Verde (zona mercato) - Monterone

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page: “Non basta un filtro per garantire sicurezza: è indispensabile il rapporto costante genitori-figli con un dialogo aperto sulle opportunità positive della rete. Bisogna insegnare a produrre qualcosa di positivo, facendo leva sugli hobby e sulle passioni personali, anche come antidoto alla frequentazione di siti pericolosi”. (U.N.C.S. CEI)



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